Oggetto del Consiglio n. 7 del 9 gennaio 1975 - Verbale

OGGETTO N. 7/75 - DESIGNAZIONE DI QUATTRO CONSIGLIERI REGIONALI PER LA NOMINA A MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE DI COORDINAMENTO DELL'ATTIVITÀ DEGLI ENTI MUTUALISTICI CON LA PROGRAMMAZIONE REGIONALE E CON L'ATTIVITÀ DEGLI ENTI OSPEDALIERI (ART. 20 DEL D.L. 8 LUGLIO 1974, N. 264 CONVERTITO NELLA LEGGE 17 AGOSTO 1974, N. 386).

(testo della proposta dell'atto mancante)

Andrione (U.V.) - Nel guazzabuglio creato dalla riforma sanitaria vi era in particolare la previsione dell'articolo 20 della legge n. 386 che prevede la formazione di un Comitato i cui compiti sono quelli di assicurare il passaggio delle funzioni degli Enti mutualistici al nuovo Servizio regionale, di formulare proposte e, infine, di essere obbligatoriamente sentito su tutto quanto è proposto in Consiglio regionale per il miglioramento di servizi ospedalieri e sanitari.

Su questo punto vi sono state, anche nelle altre Regioni, delle interpretazioni divergenti della legge poiché l'articolo 20 parla di "Regione": vi sono state Regioni che hanno interpretato la parola "Regione" come obbligo del Consiglio regionale di fare una legge e ve ne sono state altre, quali la Puglia e l'Umbria, che hanno interpretato nel senso dell'emanazione di un decreto del Presidente della Giunta con cui viene nominato questo Comitato.

Poiché il Gruppo Comunista, più diligente degli altri Gruppi, aveva depositato il 16 dicembre del 1974 una proposta di legge con la quale indicava chiaramente qual era la sua interpretazione dell'articolo 20, e poiché invece per le note ragioni di urgenza la Giunta riteneva e personalmente ritenevo fosse opportuno procedere con il metodo del decreto lasciando impregiudicata la questione di come verrà risolto il problema in seguito, avevo chiesto al Partito Comunista di accettare che venisse emanato questo decreto. Il Partito Comunista, che aveva numerosi dubbi in materia e che riteneva più fondata la sua interpretazione, mi ha però autorizzato a interpellare le Organizzazioni Sindacali per vedere se attraverso diversi contatti si sarebbe potuto ottenere un accordo. Io ho avuto questi contatti, l'accordo è stato ottenuto e il progetto che presento adesso al Consiglio prevedrebbe la formazione del Comitato secondo questi schemi: quattro rappresentanti della Regione così suddivisi: l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale che, per obbligo, presiede il Comitato; un rappresentante dell'Ufficio di Programmazione; due Consiglieri regionali scelti con voto limitato, cioè ogni Consigliere ha un voto e vota per una sola persona; quattro rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori dipendenti; tre rappresentanti degli Enti mutualistici, uno per ogni categoria, cioè un rappresentante dei lavoratori dell'industria, uno del pubblico impiego e uno dei lavoratori autonomi; tre rappresentanti delle Comunità Montane, da scegliere in questo modo: un rappresentante per le Comunità 1, 2 e 3; un rappresentante per le Comunità 4 e 5; un rappresentante per le Comunità 6 e 7; infine un rappresentante dell'Ente Ospedaliero per assicurare i necessari collegamenti, per un totale di 15 persone.

Abbiamo ritenuto indispensabile tenere questo Comitato con un numero ristretto di persone e non fare come ha fatto la Regione Piemonte, che ha nominato un Comitato di 60 persone in cui evidentemente le possibilità di funzionalità sono estremamente limitate. In questa occasione è mio dovere ringraziare per la loro collaborazione sia i Sindacati, sia i rappresentanti degli Enti mutualistici. Io avrei finito, e se i Consiglieri hanno altre proposte da fare potremo vedere insieme se vi devono essere delle modificazioni. È inteso che, secondo la proposta della Giunta, questo Comitato avrà la durata di un anno; nel lasso di questo tempo, si potranno decidere i differenti problemi giuridici legati alla nomina di questo Comitato e quindi il Consiglio prenderà le sue decisioni in merito normalizzando l'intera materia.

Monami (P.C.I.) - Signor Presidente e Signori Consiglieri, noi pensiamo che questo modo di procedere e di amministrare la Regione sia quanto meno non consono a quell'esigenza che ogni tanto tutti noi diciamo: cambiare modo di amministrare, cambiare il modo di rendere partecipe il Consiglio, di modificare sostanzialmente le cose da come si era abituati a fare così, un pochettino in famiglia.

Noi abbiamo interpretato l'articolo 20 non esattamente come dice il Presidente della Giunta, in quanto l'articolo 20, parlando di Regioni, mette in dubbio quale debba essere lo strumento da usare: se decreto, se deliberazione o se legge. Noi intendiamo come Regione il Consiglio regionale, ecco qual è la sostanziale differenza, quindi lo strumento che si vuole usare deve essere la legge o la deliberazione consiliare da sottoporsi al Consiglio e non un decreto del Presidente della Giunta che, anche se le consultazioni ci sono state, al limite avrebbe potuto permettere al Presidente della Giunta di nominare uomini e componenti di questo Comitato di sua scelta dando al Comitato quei compiti che noi pensiamo debbano essere discussi in aula. Capisco anche i motivi che hanno spinto il Presidente della Giunta a ricorrere al decreto - me ne aveva parlato in quanto presentatori, noi Comunisti, dell'unica proposta di legge che era riferita al Comitato di Coordinamento - "per abbreviare i tempi", dice il Presidente della Giunta, ma per abbreviare i tempi so anche che, in tal senso, dai Sindacati è stato consigliato di usare un altro strumento - quello che noi ritenevamo più legittimo oltre il decreto - e cioè quello della deliberazione consiliare, sulla quale avremmo potuto tutti esprimere il nostro parere di immediata esecutività; pertanto questa deliberazione avrebbe potuto essere assunta oggi, in questo momento in cui siamo chiamati a nominare due Consiglieri. Con la deliberazione consiliare avrebbero dovuto indicarsi i compiti del Comitato e la sua formazione e da domani il Presidente della Giunta era in grado di scrivere a tutti gli organi che debbono delegare i rappresentanti in questo Comitato di Coordinamento. Questo era semmai, oltre alla legge, il mezzo più veloce per giungere alla conclusione dell'accordo, non certamente con il decreto che noi riteniamo comunque - sia esso fatto ad Aosta o a Roma - essere un atto amministrativo, antidemocratico che non tiene conto e non rispetta la volontà del Consiglio. Avremmo dovuto, secondo il Gruppo Comunista, procedere in questo senso per quanto riguarda la composizione e la durata del Comitato di Coordinamento che ci viene proposto attraverso il decreto del Presidente della Giunta. Questo decreto ora si deve fare, visto che adesso non si può fare altro per procedere urgentemente e visto che si è voluta scartare l'ipotesi della deliberazione consiliare che, ripeto, avrebbe potuto essere presa in considerazione oggi. Noi, però, Gruppo Comunista, diciamo che tale decreto dovrebbe rimanere in vigore fino a quando la legge da noi proposta, se approvata dal Consiglio regionale, entrerà in vigore, dopodiché il Comitato nominato con decreto del Presidente della Giunta decadrà e dovrà essere emanato un nuovo decreto con le condizioni di nomina previste dalla legge. Questo per quanto riguarda la durata.

Per quanto riguarda la composizione, Signori Consiglieri e Signor Presidente della Giunta, mi pare che anche qui siamo ben lontani da quella che è stata da molti sempre rivendicata come una maggiore partecipazione popolare alla vita amministrativa della Regione, quando vediamo che le Comunità Montane sono ridotte ad essere rappresentate da tre soli rappresentanti. È vero, mi si dirà che un rappresentante è per le Comunità Montane dell'Alta Valle, un rappresentante è per le Comunità Montane della Media Valle, un rappresentante è per le Comunità Montane della Bassa Valle.

Occorre stabilire dei criteri di nomina per evitare criteri discrezionali nei quali si può agire intervenendo e coartando talune volte la volontà di queste Comunità Montane che, riunite, non possono esprimere unanimemente un loro delegato e allora, gioco forza, sono costrette a nominare, si voglia o no, quello che l'Esecutivo può consigliare. Soprattutto riteniamo sia profondamente antidemocratico che non tutte le Comunità Montane siano rappresentate, cosa prevista dalla nostra proposta di legge, la quale dice che tutte le Comunità Montane devono essere rappresentate proprio per quei motivi di partecipazione e di democrazia che noi, qui, tante volte abbiamo invocato.

Un altro punto per quanto riguarda la composizione: si parla di quattro rappresentanti della Regione, di cui uno è obbligatoriamente l'Assessore; il secondo è un rappresentante dell'Ufficio di Programmazione e pertanto rimangono ai Consiglieri due soli rappresentanti che si scelgono con libera scelta del Consiglio regionale. Io sono d'accordo sulla presenza del membro dell'Ufficio di Programmazione che è previsto anche nella nostra proposta di legge, però riteniamo che i Consiglieri rappresentati in quest'organo devono essere più di due, uno della maggioranza e uno della minoranza, devono almeno essere cinque, ivi compreso l'Assessore che presiederà il Comitato; riteniamo che il Comitato debba essere distribuito con quel criterio che normalmente è sempre stato preso come metro valido per una giusta rappresentanza consiliare in organismi di questo tipo e debba prevedere la presenza di cinque Consiglieri regionali, di cui tre della maggioranza e due della minoranza. D'altra parte, mi sia consentito, l'Esecutivo non può non tenere conto di due grosse forze che si collocano oggi all'opposizione e in minoranza, né si può, con il giudizio così semplice di dire uno per la maggioranza e uno per la minoranza, accontentare queste forze di minoranza che debbono necessariamente, non dico obbligatoriamente, ma obbligatoriamente da un punto di vista morale e politico essere presenti in un Comitato che ha notevoli compiti e notevoli responsabilità, soprattutto in questo periodo di attesa dell'applicazione della riforma sanitaria che, credetelo colleghi Consiglieri, non sarà una cosa semplice, così come intanto non sono semplici le leggi che andremo a discutere oggi o domani, non lo so quando, così come non è semplice il discorso da farsi con tutte le Mutue, con tutte le implicazioni politiche che una riforma sanitaria seria deve comportare.

Ecco le motivazioni per cui vi è la necessità di una maggiore presenza in questo Comitato dei Consiglieri e noi proponiamo siano portati a cinque: tre della maggioranza, ivi compreso l'Assessore che lo presiede, e due della minoranza. Questo non pregiudica tutta la battaglia che noi faremo per l'accettazione della nostra proposta di legge che prevede proprio la nomina di questo Comitato in base all'articolo 20 della legge n. 386.

Chanu (D.P.) - Io, a nome del Gruppo, condivido e faccio proprie le osservazioni del Consigliere Monami, sia in punto generale sia nell'esame della composizione e dei termini di durata di questo Comitato. In punto generale non ho altro che da sottoscrivere parola per parola quanto ha detto il Consigliere Monami, ricordandomi soltanto - e il tempo trascorso non è molto - la serie di rilievi e di critiche che proveniva alla passata Giunta, alla passata maggioranza, allorquando i Consiglieri in allora di opposizione ritenevano che da parte dell'Esecutivo si fossero assunte deliberazioni le quali avrebbero potuto trovare collocazione e discussione in sede di Assemblea legislativa.

Ora, non solo ci troviamo di fronte ad una delibera di Giunta, ci troviamo di fronte a quel classico atto unilaterale e amministrativo che è il decreto presidenziale, che ha le sue ragioni di urgenza. Ritengo che l'urgenza poteva essere effettivamente anche data con una declaratoria di immediata esecutività alla legge oggi in discussione e quindi non vediamo valida la giustificazione del decreto, decreto che, per quello che poi riguarda la composizione delle rappresentanze delle forze politiche, non è certo stato assunto dal Presidente della Giunta previo concerto o accordo a livello politico con i Gruppi consiliari. Il Presidente della Giunta ha avuto - l'abbiamo saputo oggi - qualche entretien con il presentatore del disegno di legge, ha sentito i Sindacati, però ha deciso sul punto della rappresentatività e della presenza delle forze politiche in modo che, per conto nostro, appare squisitamente unilaterale, e quindi questa decisione è stata assunta, a nostro avviso, in arbitrio. Come primo punto, quindi, ripeto la critica a questo sistema, a questo metodo in cui la giustificazione formale dell'urgenza è, a mio avviso, più speciosa che reale; e poi la critica - e qui condivido i rilievi del Consigliere Monami - sulle modalità dell'opposizione.

Ora, per quello che riguarda le rappresentanze sindacali, c'è stato un accordo a livello sindacale: sta bene. Per quello che riguarda le rappresentanze degli Enti mutualistici - a parte che si sentono già voci di Enti mutualistici che criticano questo sistema di scelta -, sono comunque fatti che riguardavano personalmente il Presidente della Giunta. Per quello che riguarda però l'aver voluto così strangolare, a mio avviso, la rappresentatività di un organo consultivo - che non è poi un organo esecutivo - quale il Comitato che si deve nominare, sul punto delle Comunità Montane effettivamente non vedo quale stravolgimento dal punto di vista della funzionalità del Comitato avrebbe potuto portare l'inserimento di un rappresentante per ognuna delle sette Comunità Montane nell'ambito del Comitato.

A maggior ragione la questione investe la rappresentatività delle forze politiche. Per quello che riguarda i componenti dell'Amministrazione regionale è comodo: uno della maggioranza, uno della minoranza e uno è dovuto: l'Assessore alla Sanità; uno, tra l'altro, non è un politico ma è un tecnico ed è il rappresentante dell'Ufficio della Programmazione. È evidente che come minoranza ci riteniamo scarsamente rappresentati. Le ragioni del Consigliere Monami sono perfettamente valide e riteniamo, quindi, di avere diritto di pretendere che la minoranza sia adeguatamente rappresentata, così come ci rendiamo conto che questo dovrà portare, di conseguenza, ad un incremento del numero dei Consiglieri di maggioranza per il rispetto di quel dosaggio maggioranza-minoranza che è regola fondamentale della vita democratica.

Naturalmente qui non possiamo dire no al decreto, perché oggi è portato in discussione - è un atto che semmai potrà essere impugnato per via amministrativa - ed è un atto che rientra nelle competenze funzionali del Presidente della Giunta, il quale ha voluto scegliere questa strada che politicamente noi critichiamo. Giuridicamente è la strada che ha scelto. È naturale però che, se intende avere collaborazione da parte della minoranza, dovrebbe tenere in debito conto - dato che il decreto non risulta essere stato emesso - le osservazioni fatte dalla minoranza, le quali praticamente coincidono, quindi: dare una maggior rappresentatività alle Comunità Montane e dare una maggior rappresentatività ai membri del Consiglio regionale, in modo da garantire quel corretto gioco maggioranza-minoranza anche in seno a questo particolare organo.

Naturalmente quello che ho detto inizialmente non può conciliarsi con la proposta del Presidente della Giunta, o meglio con il suo annuncio: che questo Comitato nominato iussu principis avrà la durata di un anno. La proposta di legge presentata e che andrà in discussione ci vede in larga parte concordi, ci vede soprattutto concordi per il modo di presentazione e di risoluzione in sede di politica dei problemi segnalati. Noi riteniamo che questa proposta di legge debba avere il suo corso e che tale proposta - quando verrà eventualmente approvata con quella che sarà la risultanza della discussione consiliare - dovrà tener conto della limitazione temporale di questo Comitato, perché il Comitato nominato per decreto, di autorità, ovviamente non avrebbe più ragion d'essere una volta che il provvedimento legislativo - che stabilisce non solo dosaggi e posti, ma soprattutto funzioni - è stato discusso ed approvato dal Consiglio regionale e quindi messo in esecuzione dagli organi esecutivi.

Bordon (D.C.) - Desideravo solo puntualizzare che bisogna avere una certa coerenza quando ci si siede in un Consiglio regionale; non si può cambiare mentalità a seconda che si sia in maggioranza o che se si sia in minoranza, perché questa non è cosa seria.

Condivido quello che ha detto il Consigliere Monami, perché riteniamo che se c'è la possibilità di una maggiore rappresentanza, specialmente consiliare, noi la chiediamo e l'auspichiamo. Oggi si predica molto bene da certi banchi, ma quando per esempio si è trattato di istituire il Consiglio di Amministrazione dell'Ospedale, noi, che allora eravamo anche una forza - e non mi rivolgo al Partito Comunista che forse acconsentiva, sia chiaro, perché noi abbiamo sempre il sistema di dire le cose chiare, quanto piuttosto ai Democratici Popolari - noi, che rappresentavamo 14.000 voti ed eravamo minoranza, non abbiamo avuto alcuna rappresentanza nel Consiglio di Amministrazione dell'Ospedale; anche noi ritenevamo di avere diritto di aver una rappresentanza. Sono quindi veramente lieto che qualcheduno cambi mentalità oggi, mentre noi invece non la cambiamo. Noi riteniamo giusto che le minoranze siano tutte rappresentate perché c'è gloria e posto per tutti, specialmente in certi incarichi dove ci sono tante difficoltà.

Se è possibile, non entrerei nella discussione del decreto, della deliberazione consiliare che condivido come impostazione, ma io non dimentico neanche in quale situazione si trovi ad agire questa Giunta che è arrivata ieri e che si trova ingolfata in un sacco di problemi, uno più difficile dell'altro. Se il Presidente della Giunta ha ritenuto la necessità di questo decreto per maggiore urgenza ben venga, ma è logico che chiederemo anche noi eventuali deliberazioni consiliari che consentiranno di dibattere maggiormente il problema che abbiamo sempre sostenuto, quando eravamo in minoranza, in quest'aula, perché che era la sede adatta e giusta per discuterli. Preghiamo quindi il Presidente della Giunta di voler rispondere ampiamente - e risponderà certamente - a queste osservazioni.

Noi siamo veramente contenti che oggi si dica quanto sostenevamo allora: nelle rappresentanze le minoranze ci devono essere. Ricorderei anche, se necessario, altre Assemblee in cui la Democrazia Cristiana con i suoi sette Consiglieri - sei o sette, non ha importanza, perché non è questo il discorso - e coi suoi 14.000 voti era esclusa; ecco, noi vi diciamo che allora questa era una cosa ingiusta, così come lo dovrebbe essere oggi. Chiedo scusa di questo mio intervento perché certamente la Giunta non aveva bisogno della mia difesa, ma è bene puntualizzarlo, poiché qui dentro qualche volta si vuol far passare che si ha la memoria corta, ma guardate che la memoria l'abbiamo corta quando ci conviene per non fare dei pettegolezzi.

Andrione (U.V.) - Io non intendo fare alcuna polemica. Vorrei dire che il problema si è posto come un problema di equilibrio, perché da parte dei Sindacati si è temuto di essere soffocati in un Comitato in cui la loro rappresentanza numerica finiva per essere esigua, per cui ci sono stati una serie di dosaggi abbastanza difficili. Mi sembra però che la rappresentanza consiliare debba essere aumentata, sia per le ragioni esposte dall'Avvocato Chanu che per quelle del Consigliere Monami. Ci sono ragionamenti contingenti legati ad una particolare situazione del Consiglio: non sarebbe giusto - e su questo concordiamo - mortificare una delle grandi forze dell'opposizione. È pertanto mio dovere spiegare ai Sindacati questa situazione e ritengo giusto di portare a cinque membri la rappresentanza del Consiglio regionale, come proposto dal Consigliere Monami e come accettato dai Consiglieri Chanu e Bordon.

Quanto ho detto sui problemi dell'equilibrio spiega il perché le Comunità Montane siano rappresentate in questa maniera esigua; d'altra parte io non vorrei aprire qui il grandissimo problema delle Comunità Montane e ripetere quanto abbiamo detto sul loro numero quando eravamo seduti sui banchi consiliari. Gli stessi Sindacati che si sono battuti perché questa rappresentanza esistesse hanno richiesto che fosse contenuta in certi limiti.

Accetto anche la proposta fatta dal Consigliere Monami, e cioè che il Comitato duri in carica fino a diversa determinazione del Consiglio regionale: non fissiamo il tempo. Se fosse possibile, però, chiederei al Gruppo Comunista di accettare che la discussione della loro proposta di legge su questa materia venisse rinviata al Consiglio che si terrà alla fine di gennaio, dato che la composizione di questo Comitato deve tenere conto di ragioni di funzionalità e tutti noi politici ci dovremo incontrare e confrontare le nostre opinioni anche con i Sindacati e con altre forze. Ciò permetterà di audire tutte le altre forze e rappresentanze permettendo loro di esprimersi, quindi di avere un quadro completo della situazione. Forse voi, all'interno del vostro Partito, avete già delle opinioni in materia, ma noi, presi così in questo turbine, siamo leggermente in ritardo; vi preghiamo pertanto di poterla discutere da qui a una ventina di giorni.

Monami (P.C.I.) - Non certamente per riempire il tempo, ma mi pare che una risposta sia doverosa perché questo è nostro costume. Intanto diciamo subito che va bene, abbiamo capito le ragioni di urgenza del decreto e quindi vada così, come abbiamo anche capito il problema dei difficili equilibri, problema che è sempre presente anche tra noi. Pur condividendo sovente le impostazioni che i Sindacati danno ai loro problemi, ciò nondimeno, noi, politicamente, abbiamo sicuramente non sempre parti collimanti con essi e quindi qui conduciamo una battaglia politica che ha i suoi significati e i suoi contenuti che ci permettiamo di discutere.

Per quanto riguarda la discussione della nostra proposta di legge relativa al Comitato, la mia risposta per il momento è questa: andremo a discutere ai punti 14, 15 e 16 dell'ordine del giorno i tre disegni di legge presentati dalla Giunta regionale, al cui dibattito penso si abbineranno le proposte di legge di uguale natura presentate da altri Gruppi, e comunque si esclude la discussione della proposta di legge sul Comitato in quanto è l'unica presentata da noi. Mi riserverò di dare una risposta durante la discussione delle altre leggi, perché in proposito debbo necessariamente consultare il Gruppo consiliare.

Andrione (U.V.) - Chiedo - penso con l'accordo di tutti - che formalmente venga variato il punto all'ordine del giorno aggiuntivo, per cui si parlerà di designazione con voto limitato di quattro Consiglieri regionali e non di due. Per voto limitato si intende che ogni Consigliere ha diritto a votare per una sola persona; i quattro Consiglieri che avranno riportato un maggior numero di voti saranno inseriti in quel famoso decreto con cui avverrà la nomina del Comitato previsto dall'articolo 20.

Dolchi (P.C.I.) - ... no, perché il decreto nazionale prevede la presidenza all'Assessore.

Ci sono altri che chiedono la parola su questo argomento? Possiamo passare alla votazione, che avviene per schede segrete e appello nominale. Ogni Consigliere ha a sua disposizione un voto, deve scrivere un solo nominativo; saranno considerate nulle le schede che prevedono più di un nominativo e saranno proclamati eletti i quattro Consiglieri - insisto Consiglieri, perché si tratta di nominativi di Consiglieri - che avranno riportato il maggior numero di voti. Non è quindi necessaria la maggioranza, è necessario avere almeno un certo numero di voti, che in genere è più di tre; mi sembra, per analogia, che possiamo anche questa volta porre il limite minimo di tre voti. Ogni Consigliere ha quindi a disposizione un voto e sono considerati eletti i quattro Consiglieri che riportano il maggior numero di voti, purché superiori a tre. Un ultimo chiarimento: in caso di parità di voti viene eletto il Consigliere avente maggiore età. Allora ricordo ancora: ogni Consigliere ha a disposizione un nominativo, sono eletti i quattro Consiglieri che riportano il maggior numero di voti e, a parità di voti, viene eletto il Consigliere più anziano. Consiglieri scrutatori: Maquignaz, Chabod e Crétier.

VOTAZIONE A SCRUTINIO SEGRETO

Esito della votazione:

Presenti e votanti: 34

Schede valide: 34

Scheda bianca: 1

Hanno riportato voti:

- Jorrioz Giorgio: 11

- Benzo Carlo: 8

- Mappelli Angelo: 7

- Siggia Giovanna: 7

Proclamo pertanto designati da parte del Consiglio regionale i Consiglieri: Jorrioz, Benzo, Mappelli e Siggia.

Il Consiglio prende atto.