Oggetto del Consiglio n. 3440 del 28 gennaio 1988 - Resoconto
OGGETTO N. 3440/VIII - REIEZIONE DELLA PROPOSTA DI LEGGE CONCERNENTE "NORME URGENTI SULLA CACCIA".
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Sandri per illustrare la legge, ne ha facoltà.
SANDRI - (N.S.): Siamo al secondo capitolo nella discussione sull'ambiente. Questa legge,"Norme urgenti sulla caccia", è una legge che già avevo illustrato in Commissione e poi in Consiglio e che è stata rinviata ad oggi pur essendo stata presentata il 17 agosto. Sono sempre in attesa, come tanti altri in questo Consiglio, della legge sulla caccia, però anche in questo settore l'esecutivo è latitante e noi siamo ovviamente convinti che, di qua alla scadenza della legislatura, sulla caccia non avremo nessuna proposta normativa da parte della Giunta regionale.
Questo atteggiamento è particolarmente grave perchè è una abdicazione da parte dell'Amministrazione regionale, quindi è un altro esempio di non capacità di governo, di non volontà di governare da parte di questa Giunta nel settore della caccia, che si protrae ormai da molti anni. È una delle norme dello Statuto, una delle tante, non applicate da questa maggioranza cosiddetta autonomista.
Vorrei citare a questo proposito il primo articolo della legge regionale del 1973, n. 28, recante "Provvedimenti per la protezione della selvaggina e per l'esercizio della caccia", la quale demandava ad altra legge la disciplina in materia di caccia. È una delle cose più penose dal punto di vista normativo, associato a questa latitanza della Giunta.
Ma perchè la Giunta regionale è latitante in materia di caccia? Penso che andando a vedere la normativa attuale si capisce facilmente il problema, perchè l'Assessore, cui competono per legge le funzioni amministrative, ha demandato l'indirizzo politico in materia di caccia ai cacciatori; il Comitato caccia della Valle d'Aosta è l'unico comitato in tutta Italia che non è diretto dall'Assessore all'Agricoltura, Foreste e Tutela Ambiente Naturale, ma dal Presidente dei cacciatori. Questa abdicazione è tanto più grave quanto più è comprensibile l'incentivo che ha a procrastinare l'adozione di un progetto di legge come quello presentato dalla Giunta regionale con il n. 343, che giace nel cassetto sbagliato.
Vorrei fare presente ai Consiglieri cosa ha significato in questi anni aver messo sempre, in qualità di Presidente del Comitato caccia, un cacciatore, cioè uno dei rappresentanti di questa categoria; mi riferisco ad un testo "Fauna e caccia in Valle d'Aosta", edito da Musumeci, in cui la prefazione è stata fatta dal signor Carlo Trossello, Presidente del Comitato caccia per parecchi anni, quindi una persona scelta da questa Amministrazione e confermata sempre dalla stessa Giunta, a capo del Comitato caccia.
Questo signore, facendo la presentazione del libro, diceva: "Molti vecchi cacciatori riconosceranno fra le pagine di questo libro figure realmente esistite, aneddoti forse personalmente vissuti, ma ci auguriamo (e questo è l'intento fondamentale dell'autore) che soprattutto i lettori più giovani sappiano, e possano, capire lo spirito con cui l'opera è stata esposta, sappiano far tesoro dell'unico lavoro del genere mai pubblicato in Valle d'Aosta, possano intendere il piacere con cui l'autore ha voluto comunicare i suoi ricordi di oltre 50 anni di appassionato cacciatore".
Questo libro è stato suggerito ai giovani dal Presidente del Comitato caccia per più di 15 anni, proprio per lo spirito ed il piacere con cui l'autore parlava della caccia.
Se mi consentite vorrei leggere come ha visto l'autore la caccia al tasso, un animale per fortuna ancora abbastanza diffuso in Valle d'Aosta.
"Quando si tratta di tane in cui non può in alcun modo introdursi il cacciatore" - scrive l'autore del libro - "questi, chiuso saldamente l'accesso o gli accessi alla tana stessa e ammesso beninteso che la natura del terreno lo permetta, dovrà praticare, lavorando di piccone o di badile o con qualche altro mezzo di fortuna, un'apertura perpendicolare al punto in cui si presume si trovi l'animale, punto che egli avrà potuto, ponendo l'orecchio aderente al suolo, individuare in precedenza dalla provenienza del furioso abbaiare del cane durante la cruenta lotta con il tasso. Allorché apparirà allo scoperto una parte del corpo dell'animale, gli darà il colpo di grazia con una schioppettata, oppure, se ne sarà in possesso, gli conficcherà in corpo, mettendo in atto un sistema alquanto barbaro, una specie di grossissimo cavatappi, che, avvitato nel corpo del selvatico, gli permetterà di estrarre adagio adagio e con ogni precauzione la sua preda. Essendo poi, comunque, dopo questo trattamento il tasso resistentissimo alla morte, dovrà finirlo definitivamente a randellate sulla testa, specie sul muso".
Continua l'autore: "Come si vede la caccia a questo mammifero è tutt'altro che semplice e generalmente non viene esercitata da uno solo, ma da almeno due cacciatori. Ignoro se attualmente si caccia ancora in Valle d'Aosta il tasso in tempo di notte e in piena campagna adoperando il tridente, con l'aiuto di grossi cani e del vecchio fanale ad occhio di bue".
Tralascio di leggere come si fa la caccia al tasso con il tridente, ma ovviamente da parte dell'ex Presidente del comitato caccia questo è qualcosa di educativo verso le giovani generazioni....
Noi abbiamo consegnato a questa gente la gestione della caccia per 40 anni della nostra autonomia. Questo Assessore, come quelli precedenti, ha rinunciato a svolgere le sue attività: e dov'è l'autonomia di cui si vanta il movimento dell'Union Valdôtaine e gli altri movimenti soi-disant régionalistes?
Credo che questa autonomia, quanto meno nel settore della caccia, sia finita ben lontana dalla realtà, e la dimostrazione è la legge che i rappresentanti della SVP - che all'autonomia ci tengono in maniera più seria - hanno approvato nel 1986 al Suedtirolerlandtag. In tale legge, che prevede norme per la protezione della selvaggina e per l'esercizio della caccia, è chiaramente detto: "La Giunta provinciale nomina per la durata di cinque anni il comitato caccia composto da: 1) l'Assessore competente in materia in qualità di Presidente". Il politico deve prendersi le responsabilità di politico, non delegare, non essere ostaggio dei cacciatori come è l'attuale Assessore. E di qua è ovviamente la proposta di legge.
Avrei voluto modificare la legge sulla caccia, cioè dare delle norme, perchè ci sono delle cose veramente incredibili nell'attuale normativa. Leggendo questo libro interessante, che è la griglia di analisi del disegno di legge 343, ci si accorge come dal punto di vista amministrativo l'attuale gestione della caccia sta veramente molto sul filo del rasoio; i soldi che vengono ritirati per le concessioni sono dei soldi di competenza regionale, perchè quello faunistico è un patrimonio indisponibile, per cui i soldi sono obbligatoriamente un'entrata del bilancio regionale, mentre nel bilancio regionale non li abbiamo mai visti entrare, perchè vengono delegati anche questi al Comitato caccia.
Vediamo che tutte le normative che vengono date dall'Assessore in base alle sue capacità amministrative sono chiaramente influenzate dai cacciatori. Lo abbiamo dimostrato ieri: sono state date 58 autorizzazioni di caccia alla volpe in poco più di due mesi per il divertimento dei cacciatori e non per una esigenza di tipo faunistico.
(Proteste dai banchi della maggioranza)
Credo che affrontare il tema della caccia tutti insieme sia però un fatto difficile, come dimostra la cagnara che viene dai banchi della maggioranza.
Questa proposta di legge vuole essere un tentativo di identificare un problema che è quello della composizione del Comitato caccia e di risolverlo, cercando una quadra tra il cosiddetto partito dei cacciatori e il cosiddetto partito della selvaggina, perchè così credo possano essere identificati coloro che come il sottoscritto credono che la caccia in Valle d'Aosta possa essere esercitata, ma che si debba fare un periodo di riflessione di almeno cinque anni per capire in che modo e in che termini.
Nella composizione del Comitato caccia, così come l'ho presentato in questa proposta di legge, mi sono permesso di non inserire l'Assessore visto che quest'ultimo aveva deciso di demandare questo potere a qualcuno che desse un suo stile personale alla cosa; ho invece inserito, con le qualità di Presidente, il funzionario addetto al problema, cioè l'Ispettore dirigente del Servizio Tutela dell'Ambiente Naturale e delle Foreste, o altro funzionario tecnico da lui delegato.
Per quanto riguarda gli altri componenti, ho semplicemente preso la proposta di legge della Giunta regionale e l'ho trasferita "tout court" a livello di composizione; questo perchè nella proposta di legge della Giunta regionale la composizione non era così male, nel senso che cercava di dare uno spazio ai cacciatori, agli agricoltori, ai naturalisti, agli ecologisti. Questo è stato un tentativo corretto di risolvere il problema, però bisogna realizzarlo, e questo è uno strumento sicuramente efficace.
Sempre ripartendo dal discorso del Sudtirolo, voglio far presente che la composizione del comitato caccia di quella regione è interessante, in quanto c'è una giusta proporzione fra queste varie forze, al di là dei rappresentanti dell'Ispettorato dell'Agricoltura, delle Foreste, del Caccia e Pesca e dell'Assessore. In questo Comitato ci sono: quattro cacciatori, due agricoltori, un riservista, due ambientalisti e due esperti, per cui i cacciatori sono cinque, gli ambientalisti sono quattro, quindi in minoranza, e farebbero l'ago della bilancia gli agricoltori. Credo che una proposta di questo genere possa essere tranquillamente la base della discussione nella nostra Regione.
Non c'è molto altro da dire se non che questa normativa, a furia di lasciarla nel cassetto, sta diventando anche buffa dal punto di vista lessicale, perchè nella normativa attualmente presente vi sono riferimenti ovviamente agli uffici e alle funzioni di qualche anno fa. In questi anni c'è stata la riforma sanitaria, per cui, per esempio, l'organizzazione dei servizi veterinari nella nostra Regione ha avuto una determinata evoluzione; esiste una grande differenza dal punto di vista del peso e della importanza nella organizzazione della tutela dell'ambiente del corpo forestale che non è rappresentato nel Comitato caccia, perchè ben lontano stiano i carabinieri dai ladri e i ladri in questo sono famosi nello stare alla larga; non esistono ovviamente più associazioni del tipo ENPA o Pro Natura, o meglio l'ENPA esiste ancora, mentre la Pro Natura manca come organizzazione locale, ma esiste una "Valle d'Aosta Ambiente", che è una associazione molto più vasta ed importante dal punto di vista della concretezza della rappresentatività a livello locale.
Per questo credo che questa legge possa essere presa in considerazione; il fatto che non lo sia stata da parte della Giunta è solo la testimonianza di quanto questa Giunta regionale sia incapace di governare, e di come in questo caso ceda al ricatto dei cacciatori, forse perchè hanno i fucili dalla parte del grilletto.
PRESIDENTE: È aperta la discussione generale. Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout, ne ha facoltà.
COUT - (P.C.I.): Non voglio certamente sollevare della polemica, come mi sembra abbia voluto fare il Consigliere Sandri nei confronti del mondo venatorio; ci sarebbero anche degli elementi per rispondere a tono, ma, come dicevo, assolutamente mi rifiuto di fare questo. Voglio solo fare una osservazione che viene anche abbastanza comoda: sembra a questo punto che tutti quanti gli ambientalisti o tutti quanti noi possiamo diventare vegetariani, nel senso che tutti quanti possiamo rifiutare di mangiare qualche bella fettina, qualche bella bistecca o qualche bella coscia di pollo. Mi chiedo a questo punto se gli animali fatti vivere tutta una vita, invece che in libertà, fra quattro mura o in ambienti angusti, non sono forse trattati peggio degli animali in libertà che vivono ancora adesso come negli anni scorsi, andando incontro a quelle che sono le leggi di selezione naturale cui tutti siamo stati abituati sinora. E anche l'attività della caccia, se non fosse per altri aspetti molto più deteriori per l'ambiente e la fauna stessa, potrebbe benissimo convivere come sempre è convissuta fino a questo momento. Mi chiedo come molte volte possa dirsi amico degli animali chi vorrebbe veder vivere gli animali a proprio uso e consumo, ad esempio nelle città, chiusi negli appartamenti, oppure al guinzaglio. Mi chiedo se amici degli animali possano essere considerate queste persone, oppure quelli che fino a prova contraria non fanno che tramandare, fin quando sarà possibile per via degli ambienti più o meno compromessi, un'attività che è sempre stata accettata e che non ha mai stupito nessuno.
Questo per dire che ci sono nell'intervento del Consigliere Sandri delle imprecisioni: lui dice che è giusto che l'Assessore si faccia carico del problema, anzi sia presente nella gestione della caccia, ma con questo non si deve dire che la composizione del comitato istituito dalla citata legge del Trentino dia ragione, per ciò che riguarda una certa perequazione fra numero di cacciatori e numero di ambientalisti, alla tesi del Consigliere Sandri. Nel Trentino l'Assessore assume direttamente la gestione della caccia, gestione che avviene nè più nè meno con una composizione che rispecchia quella attuale che abbiamo in Valle d'Aosta; anzi è ancora diversa e privilegia forse i cacciatori, anche rispetto alla proposta di legge su cui abbiamo discusso fino a questo momento. Fra l'altro il Consigliere Sandri non dice nemmeno che la legge del Trentino darebbe torto ai ricorsi che i protezionisti hanno fatto in Valle d'Aosta, perchè prevede che si possa cacciare la marmotta, e mi sembra anche lo stambecco; prevede addirittura l'apertura della caccia al 10 di settembre, quando in Valle d'Aosta i protezionisti hanno fatto ricorso per l'anticipazione di una settimana, quando si sapeva che l'anticipazione di una settimana voleva dire in Valle d'Aosta chiudere anche 39 giorni prima rispetto alle altre Regioni d'Italia.
Questa legge che citavo adesso dà anche ragione alla Valle d'Aosta per una proposta che viene fatta nella legge e che dovrà essere la prima cosa ad essere accettata: la selvaggina dovrà essere considerata un bene indisponibile in gestione alla Regione. Questa disposizione è stata accettata dal Coordinamento per quanto riguarda la Regione Trentino e speriamo che sia accettata anche per noi. Finalmente in quel momento potremo decidere in Valle d'Aosta di poter gestire l'attività della caccia come ci conviene, nel senso che fino al momento attuale, a nostro parere, la caccia in Valle d'Aosta, come nel Trentino, rispetto ad altre Regioni d'Italia è stata gestita abbastanza bene; dobbiamo continuare a gestirla in modo corretto, con alcune scelte che in questo momento sono opportune.
Mi scandalizzo invece quando si vuole mettere la Regione Valle d'Aosta sullo stesso piano di altre Regioni molto più compromesse, chiedendo che venga aperta la caccia una settimana dopo in modo da non permettere la caccia alla marmotta, perchè così si fa secondo la legge-quadro. Questo secondo me è sbagliato; per esempio, si decide che non si deve più cacciare la marmotta: cosa facciamo in questo modo? Marmotte in Valle d'Aosta ce ne sono così tante che nel breve periodo in cui è stata aperta la caccia in Valle d'Aosta due anni fa, perchè è stata chiusa molto prima, si sono cacciate più marmotte di ogni altro tipo di selvaggina. Questo significa che in Valle d'Aosta marmotte ce ne sono, vuol dire che se noi non permettiamo di cacciare più la marmotta in Valle d'Aosta spostiamo l'attività venatoria sull'altra selvaggina che è meno numerosa ancora; al limite, se è vero che in valle d'Aosta ci sono molte marmotte, è compromettente chiudere questa caccia.
Non vogliamo sollevare delle polemiche e pensiamo che di queste cose è necessario discutere, però non in modo separato, andando a modificare con la proposta del Consigliere Sandri la composizione del Comitato, ma piuttosto discutendo di chi deve essere la gestione della caccia in Valle d'Aosta, assieme ad una legge che dia degli indirizzi precisi su tutta l'attività e poi demandi la gestione ad un comitato che abbia una composizione equa. Bisognerà discutere anche di livelli di programmazione e di gestione pratica dell'attività della caccia, rapportandola ad una legge più generale.
È tenendo conto di queste considerazioni che come Gruppo preferiamo che questa discussione avvenga nelle Commissioni; auspichiamo anche noi che della legge generale sulla caccia si faccia una discussione approfondita e si voti la legge prima delle prossime elezioni regionali, proprio per non correre il pericolo che questa vada spostata ancora di alcuni anni.
Nella votazione di questo disegno di legge ci asterremo per le ragioni che dicevo adesso, proprio per non fare una discussione affrettata, ma per permettere alle Commissioni di approfondire la materia. Mi sembra che molte volte il Consigliere Sandri dia una grossa importanza alla materia, e poi cerchi invece di strumentalizzare la cosa cercando di evitare una discussione in Commissione e cercando di fare passare un progetto di legge che per alcuni aspetti è molto strumentale; questo non lo accettiamo.
TAMONE - (U.V.) (Fuori microfono): Come si fa presto a seppellire una famiglia ...
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Prima di proclamare il De Profundis della Sinistra si aspetti un attimo!
TAMONE - (U.V.) (Fuori microfono): ... siccome il Consigliere Torrione stamattina ha fatto il contrario ....
TORRIONE - (P.S.I.): I due argomenti hanno valenze diverse e credo che, se sul problema della caccia lasciassimo liberi tutti i Consiglieri di votare secondo coscienza, il discorso sarebbe diverso, tanto per essere chiari.
Ogni tanto ci sono delle prese di posizione perchè si parla di caccia; per evitare queste prese di posizione l'Assessore ha preso il disegno di legge sulla caccia e l'ha infossato nel suo ben noto cassetto!
Sarebbe opportuno, al di là delle strumentalizzazioni, riportare il discorso su quello che è l'argomento della legge; qui non si tratta di dire: caccia sì, caccia no, perchè sarebbe troppo comodo da una parte e dall'altra. Il discorso sulla caccia, fino dove è arrivato in Commissione, ha consentito un confronto molto approfondito con le associazioni dei cacciatori, senza che si manifestassero peraltro delle contrapposizioni frontali con chi è contro la caccia. In effetti sia da una parte che dall'altra si è affrontato l'argomento con molto buon senso e senza esasperazione, senza prese di posizione preconcette.
Questo disegno di legge ha il pregio di mettere il dito su una piaga dell'attuale legislazione sulla caccia, non di quella futura o futuribile che non arriverà mai, perchè è difficile regolamentare il problema della caccia. I cacciatori si scandalizzano ogni tanto quando il Consigliere Sandri prende delle posizioni che possono anche essere un po' più dure di certe altre, però ricordiamoci che la legge sulla caccia presentata dall'Assessore non l'hanno affondata gli ambientalisti, ma l'hanno affondata i cacciatori. L'Assessore era partito con i distretti, ma li ha dovuti mettere nel cassetto; poi ha portato avanti una impostazione tutta sua e sappiamo benissimo che ai cacciatori valdostani l'attuale legge sulla caccia sta bene e noi ne prendiamo atto; la legge sull'ambiente stava bene ad una forza politica della maggioranza ma non stava bene ad un'altra forza politica, sempre della maggioranza, e così è finita anch'essa nel cassetto.
Per quanto riguarda il discorso di rivedere la composizione del Comitato - adesso sulla proposta Sandri si potrà discutere se è bene che ci sia l'Assessore o il dirigente, è un discorso di tipo politico questo - nella stessa proposta che aveva presentato l'Assessore era inserita una variazione dei componenti del comitato caccia. Era un dato di fatto sul quale neanche l'Assessore metteva in dubbio che ci potesse essere una modifica, e questo credo che fosse un atto dovuto, perchè sia i cacciatori sia gli ambientalisti avevano riconosciuto che la presenza massiccia esclusivamente di cacciatori nel comitato era una cosa insostenibile.
Il merito della proposta Sandri è quello, in attesa della modifica della legge, di mettere il Comitato... so che il Consigliere Tamone sta dicendo che del Gruppo socialista sono rimasto solo io...
TAMONE - (U.V.) (Fuori microfono): No, no...
TORRIONE - (P.S.I.): .... se questo discorso della caccia fosse stato fatto in maniera seria e non strumentale da tutte le parti, vorrei vedere quanti rimarrebbero in aula dell'Union Valdôtaine e quanti della D.C. ....
TAMONE - (U.V.) (Fuori microfono): Tutti.
TORRIONE - (P.S.I.): .... dell'Union sì, della D.C. no.
TAMONE - (U.V.) (Fuori microfono): Anche tutta la D.C..
TORRIONE - (P.S.I.): Il Consigliere Tamone garantisce anche per la D.C.; prendiamo atto.
Devo dire che voterò personalmente a favore di questa legge perchè mi sembra che sia un voto di sollecitazione a definire un problema che è quello della caccia, che esiste. Sul discorso della composizione del comitato ci potevano essere delle varianti introdotte dall'Assessore, quindi a titolo di sollecitazione voterò questo provvedimento di legge.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Brevemente. Devo riconoscere la mia ignoranza perchè non so se l'Union Valdôtaine è un movimento conservatore, però l'Assessore è un conservatore senz'altro, e lo pregherei di ospitarmi nei suoi uffici per farmi visitare i suoi cassetti che hanno una importanza enorme.
Parlavamo prima del provvedimento sull'ambiente; il provvedimento sulla caccia è sempre chiuso nel cassetto, altri provvedimenti saranno chiusi nel cassetto. Questo cassetto diventerà un archivio storico, per cui chiedo all'Assessore di permettermi di visitarlo: sarebbe in fondo un'apertura alle forze di minoranza la visita a questo cassetto ....
(Ilarità nell'assemblea)
Per tornare al provvedimento presentato dal Consigliere Sandri, ritengo che sia un inizio utile, perchè tenta di rivedere la composizione del Comitato caccia, che oggi mi sembra sia rappresentato per la maggioranza da cacciatori. Questo è anche un provvedimento che non dovrebbe trovare ostacoli da parte delle forze di maggioranza; può essere un avvio concreto a quella che dovrà essere la legge sulla caccia.
Se questo vuole essere ancora un voto negativo da parte dell'esecutivo, dobbiamo ripetere (e non ci stancheremo di farlo) che il ruolo del Consigliere regionale viene mortificato da un atteggiamento non certo esaltante di questa maggioranza.
Non sono a favore o contro la caccia, quando ci sarà presentato il provvedimento il mio partito assumerà una posizione favorevole o contraria, però su questo provvedimento esprimo il mio voto favorevole; quindi voterò accettando anche le modifiche che l'Assessore vorrà portare a questo provvedimento di legge.
PRESIDENTE: È chiusa la discussione generale. Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale Perrin, ne ha facoltà.
PERRIN - (U.V.): Pour affirmer, ainsi que nous l'avions déjà fait dans le passé, quand M. Sandri avait déjà illustré une fois à peu près entièrement ce projet de loi, que nous voterons contre ce projet même, puisque nous sommes contraires à arriver à une modification de la loi par petits morceaux.
Ceci aussi pour éviter une rupture sur les deux fronts que une modification, telle que celle qui est présentée, pourrait apporter aux pourparlers pour arriver à définir une fois pour toutes le problème de la chasse en Vallée d'Aoste.
Je veux démentir, M. Sandri, qu'il y ait une adresse politique et qu'il y ait une responsabilité politique de la part du Gouvernement et de la part de l'Assessorat sur le problème de la chasse. En effet s'il est vrai que la loi régionale sur la chasse a nommé un représentant de l'Assesseur en tant que Président du comité de la chasse, il est aussi vrai que ce représentant, justement en tant que représentant de l'Assessorat, est celui qui maintient les rapports et qui porte à l'intérieur du comité de la chasse les adresses politiques du Gouvernement régional et de l'Assessorat. Adresses politiques qui ont donné leurs effets en Vallée d'Aoste, parce que je crois que sur ce problème il faudrait discuter avec sérénité et avec bon sens. Il faudrait faire des comparaisons entre ce qui se passe en Vallée d'Aoste et ce qui se passe ailleurs. Si le problème de la chasse existe dans les termes où souvent il est porté à l'attention du gros public, c'est parce que dans trop de Régions italiennes il y a une mauvaise gestion de la chasse, ce qui, je peux affirmer tout en n'étant pas chasseur, n'existe pas en Vallée d'Aoste.
Si cela s'est avéré, c'est parce qu'il y a eu conscience de la part de ceux qui exercent la chasse d'un côté et des responsables administratifs de l'autre, pour arriver à une gestion de la chasse qui, en sauvegardant celui qui est l'intérêt des chasseurs, a sauvegardé la présence du gibier en Vallée d'Aoste. Ce rapport entre Assessorat et comité de la chasse porte chaque année à une confrontation, par exemple pour déterminer celui qui est l'acte fondamental pour la chasse en Vallée d'Aoste, c'est-à-dire la rédaction du calendrier de chasse, qui établit les espèces à chasser, qui établit certaines règles, qui fixe des normes qui ont produit leurs effets en ces 40 ans d'autonomie.
Il suffit de voir certaines choses: nous avons le calendrier le plus bref de toute l'Italie, c'est le calendrier qui fait terminer la chasse s'il y a la neige, alors il y a la fermeture anticipée; c'est le calendrier qui a fixé l'abattage de certaines espèces d'animaux d'après des recensements où d'après des études scientifiques conduites en collaboration entre Assessorat et comité de la chasse par M. Bocca, étude qui vient d'être publiée.
C'est la Région qui a le rapport chasseurs-territoire le plus élevé, puisqu'en Vallée d'Aoste il y a 1 chasseur chaque 124 hectares, contre un rapport extrêmement plus bas dans d'autres Régions.
C'est la Région qui a protégé environ 30% de son territoire à travers le parc, à travers les oasis de protection. C'est la Région qui, sur les 60 espèces dont il est autorisé la chasse par la loi de l'état, n'en chasse qu'environ la moitié.
Je crois que cette attention au point de vue de la responsabilité politique de l'Administration régionale a quand même donné de bons fruits.
Il faut évidemment essayer d'aller de l'avant encore, parce qu'il n'y a pas de limites à l'amélioration. Le projet de loi que nous avions proposé va dans ce sens; c'est une loi qui est encore à la discussion et qui attend maintenant une ultérieure confrontation avec les chasseurs d'un côté et les associations naturalistes de l'autre. Je dis pour terminer que pour ne pas gâter ces bons rapports qui se sont instaurés et qui porteront à améliorer encore la chasse en Vallée d'Aoste, nous votons contre ce projet.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.
SANDRI - (N.S.): Sarò molto breve perchè mi sembra di aver centrato l'obiettivo nella presentazione di questo disegno di legge e cioè di far capire che in questo Consiglio bisogna cominciare a discutere non su caccia sì - caccia no, ma sui problemi legati alla caccia. Mi dispiace che questo discorso non sia stato capito dal Consigliere Cout, che è rimasto all'antichità del problema, ed in parte anche dall'Assessore Perrin che ripropone la questione della caccia che viene così ben condotta in Valle d'Aosta.
Gli vorrei solo rispondere, senza entrare in polemica, con quanto pubblicato dal suo stesso Assessorato sull'età dei camosci abbattuti durante la stagione venatoria (il camoscio è l'animale fra i più cacciati in Valle): la percentuale degli animali con più di quattro anni è scesa dall'80% al 50% in cinque anni, mentre quella da 0 a 3 anni è aumentata dal 20 al 50%. Ciò significa che oggi si fa una caccia al camoscio da 0 a 3 anni, cioè soprattutto di quelli da 1 a 2 anni, e questo non è sicuramente un modo di gestire correttamente la caccia.
Credo che l'Assessore abbia già avuto modo di rendersi conto di errori nella gestione della caccia sul problema della marmotta e non voglio continuare su questo. Voglio riprendere invece più diffusamente l'intervento del Consigliere Torrione, perchè mi pare abbia centrato proprio questo obiettivo, e cioè che la caccia oggi deve essere affrontata nei suoi nodi, cercando di scioglierli, cercando di capire che questa proposta di legge era un tentativo di mediazione su posizioni che sono chiaramente molto distanti per fede, ma che sul terreno pratico del confronto razionale possono e devono trovare una soluzione di mediazione. Che il problema del Comitato caccia esista perchè esiste la maggioranza dei cacciatori, questo lo dicono tutti, lo dice anche l'Assessore nella sua proposta, ma se non si adotta questo metodo di risolvere un problema uno alla volta, la legge sulla caccia non la farete mai e sarete ostaggio dei cacciatori.
Ringrazio i Consiglieri Torrione e Baldassarre per aver captato questo problema e vorrei concludere chiedendo a tutti, al di là di questa votazione, di meditare sul modo di giungere ad una regolamentazione della caccia, quindi ad una applicazione dello statuto; il modo che avete praticato fino ad oggi è a mio parere privo di possibilità di riuscita.
PRESIDENTE: Si passa all'esame dell'articolato. Do lettura dell'art. 1:
ART. 1
1. L'art. 3 della legge regionale 23 maggio 1973 n. 28 è sostituito con il seguente articolo:
"I componenti del Comitato regionale per la Caccia, che ha sede nel capoluogo della Regione, sono:
a) l'Ispettore dirigente del Servizio Tutela dell'Ambiente Naturale e delle Foreste, od altro funzionario tecnico da lui delegato, con funzioni di Presidente;
b) il Dirigente dei Servizi Agrari ed Affari Generali od altro funzionario da lui delegato;
c) un funzionario dell'Ufficio regionale per il Turismo e un suo sostituto nominati dall'Assessore competente;
d) il responsabile del servizio veterinario dell'U.S.L. o altro veterinario dipendente da lui delegato;
e) due rappresentanti degli agricoltori, designati dalle associazioni locali degli agricoltori;
f) due esperti naturalisti o in zoologia o in biologia, designati dal Consiglio regionale, su proposta dell'Assessore regionale all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale;
g) tre rappresentanti dei cacciatori, designati dalle Associazioni locali dei cacciatori;
h) tre rappresentanti delle Associazioni naturalistiche o protezionistiche, designati dalle Associazioni locali naturalistiche e protezionistiche;
i) un rappresentante del Corpo forestale regionale e un suo sostituto, designati dall'Assemblea del personale forestale.
2. I rappresentanti di cui alla lettera e) e alla lettera h) non possono essere titolari di licenza di caccia".
PRESIDENTE: Pongo in votazione l'articolo 1 testè letto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 27
Votanti: 21
Favorevoli: 4
Contrari: 17
Astenuti: 6 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet e Tonino)
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: La legge si intende respinta non avendo il Consiglio approvato l'articolo 1. Do lettura dei restanti articoli:
ART. 2
1. L'art. 6 della legge regionale 23 maggio 1973, n. 28 è così modificato:
- il primo comma è sostituito con il seguente:
"Ai membri del Comitato di cui alle lettere e, f, g e h dell'articolo 3 è concesso, per ciascuna riunione, un gettone di presenza, stabilito per decreto dall'Assessore regionale all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale. Ai membri esperti sono rimborsate dall'Amministrazione regionale le spese sostenute per l'espletamento della carica".
- il secondo comma è abrogato.
ART. 3
1. La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del terzo comma dell'articolo 31 dello Statuto Speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.
IL CONSIGLIO prende atto.
