Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3394 del 13 gennaio 1988 - Resoconto

OGGETTO N. 3394/VIII - INIZIO DIBATTITO SUL DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE: "INTERVENTI FINANZIARI PER L'INSEDIAMENTO DI ATTIVITÀ INDUSTRIALE NEL COMUNE DI GRESSAN PER PRODOTTI LATTIERO-CASEARI.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale Perrin, ne ha facoltà.

PERRIN (U.V.) Sur ce projet de loi je n'ai pas grand-chose à ajouter par rapport à ce que j'ai dit il y a 15 jours. Le projet de loi avait été illustré dans son ensemble à ce moment-là, ainsi que l'ébauche de convention qui devra suivre à cette loi même, au moment où elle sera approuvée.

Il y a eu entre-temps une réunion de a première et troisième Commission, pendant laquelle ont été écoutés aussi les producteurs, qui ont manifesté leurs perplexités surtout à l'égard de la préoccupation que les producteurs mêmes ont sur le futur de leur activité.

Les producteurs, qui confèrent maintenant le lait à a centrale laitière, craignent en effet qu'ils ne pourront plus conférer le lait dans la future société, et puis ont crainte à l'égard de ce qui sera le futur prix du lait.

Avec le Président de la Centrale Laitière, nous avons réuni hier tous les producteurs de la Centrale même; il faut bien dire que sur 96 agriculteurs qui maintenant confèrent à la Centrale Laitière, il y avait une bonne présence puisque 65 agriculteurs étaient présents, donc les 2/3 du total.

Nous avons longuement discuté, nous avons regardé celles qui sont leurs perplexités, et il faut dire qu'après une longue analyse de la loi et du projet de convention avec les partenaires pour la création de cette nouvelle société, ainsi que des lois italiennes en matière de fixation du prix du lait, leurs perplexités sont tombées. En effet travers la convention nous avons a possibilité d'assurer aux producteurs que le prix du lait continuera à évoluer en Vallée d'Aoste ainsi qu'il a fait jusqu'à maintenant.

La convention en effet prévoit que le prix du lait soit fixé à travers une Commission paritaire dans laquelle Région et producteurs ont une ample majorité et donc pourront déterminer le prix du lait même.

Non seulement, mais il a été convenu entre les producteurs et le soussigné qu'au cours de la semaine prochaine l'on se rencontrera pour perfectionner cette convention dans le cas où il y ait la possibilité de le faire.

La majorité est donc de l'avis d'aller de l'avant et de proposer au Conseil a votation de ce projet de loi.

Pour ce qui est du contenu, les Conseillers le connaissent désormais à perfection, puisqu'il y a eu l'occasion de se rencontrer quatre fois en Commission et la loi a déjà été illustrée à ce Conseil, donc ce n'est pas le cas de poursuivre dans l'illustration.

Je dois cependant présenter des amendements aux articles 3-4-5, c'est-à dire toute la partie financière pare que le projet de loi qui est parvenu au Conseil est celui qui avait été présenté en 1987, avec un financement qui était pris sur le budget 1987; il y a donc maintenant la présentation des trois articles sur le bilan 1988 en se reportant au bilan de cette année même.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parare il Consigliere Millet, ne ha facoltà.

MILLET (P.C.I.) - Vorrei iniziare questo intervento dicendo alcune cose circa il modo in cui si intendono e si accettano certe proposte.

Il nostro Gruppo aveva chiesto di rinviare questo provvedimento in Commissione in modo che la Commissione stessa potesse sentire tutti coloro che erano interessati alla gestione di questa società. Questo non è stato fatto; la III^ Commissione non è stata messa in condizione, intanto, di sapere formalmente chi aveva chiesto di poter partecipare come privato alla gestione societaria della centrale, quindi praticamente non sappiamo quali sono le richieste formali e da chi provenivano. Pertanto la Commissione non ha assolto il compito per il quale noi avevamo richiesto il rinvio del progetto di legge.

La riunione della Commissione non è avvenuta invano, perché è stata sentita una rappresentanza dei conferitori, i quali si sono dichiarati disponibili a sottoscrivere, e qui devo segnalare un fatto strano: in Commissione queste persone dicono una cosa, quando sono davanti all'Assessore ne dicono un'altra. Come Gruppo di opposizione ci sentiamo rammaricati perché non sappiamo che poteri ha l'Assessore di far dire (o non dire) certe cose. Avevamo suggerito all'Assessore di prendere l'impegno formale di dirci quanti erano i conferitori disponibili a sottoscrivere azioni di questa nuova società. A questo proposito vorrei aprire una parentesi.

L'Assessore non può dire che la Regione è disposta se i conferitori sono pronti a prendere il 51% di una società con 3 miliardi di capitale, perché questo è un po' prendere in giro la gente: come si fa a pretendere che in Valle d'Aosta ci siano 100 persone, soprattutto nel settore agricolo, che siano in grado di investire 15 milioni a testa? Si assume da parte della Regione questa posizione per far loro dire di no. Invece riteniamo che sarebbe opportuno, ed in questo senso presentiamo degli emendamenti, far fare un passo alla volta basandosi su quello che questi rappresentanti hanno detto in Commissione.

Non ero presente quando queste persone hanno parlato con l'Assessore, posso solo ascoltare le sue parole, però devo dire che l'Assessore a livello personale mi ha un po' deluso perché si dicono delle cose che non risultano vere e anche certi atteggiamenti non riesco a capirli. Ho sempre avuto stima, e continuo ad averne, dell'Assessore Perrin, però su alcuni aspetti il suo comportamento non quadra molto. Forse subisce delle pressioni, non so di che tipo, perché non riusciamo a capire come mai alcuni che hanno richiesto di partecipare non sono stati sentiti; caso strano non si sentono quelli che nel settore hanno gestito e gestiscono, preferendo perdere tempo con dei finanziari perché in realtà con questa proposta diamo in mano la società a dei finanziari. È una società per azioni: al momento in cui i loro soldi non renderanno più, costoro se ne usciranno ed abbiamo molti esempi di questo tipo. Se è questa la nuova strategia della Giunta regionale, ne prendiamo atto, ma la Valle d'Aosta è piena di esempi di questi imprenditori esterni che vengono in Valle d'Aosta, investono dei loro soldi e quando va bene ci perdono qualche penna, ma molte volte, se da una parte ne perdono, ne hanno già riguadagnate da un'altra parte.

Siamo al punto della volta scorsa, per quanto ci riguarda, perché non siamo stati messi in condizione di sapere formalmente quali sono i privati che hanno chiesto di poter partecipare alla gestione, quali sono state le loro proposte, e poi non siamo stati messi in condizione di sentirli e di informarci direttamente. Abbiamo l'impressione che non si abbia voglia di sentire questa gente, perché se dei privati sono disponibili a partecipare in minoranza, questo sarebbe un fatto di non poco conto. Fra le varie cose dette da quei conferitori che erano presenti in Commissione, ne è stata detta una molto chiara che non ritengo di poco conto, e cioè si sono dichiarati disposti a sottoscrivere un 19% del capitale della società, a condizione che il loro 19% insieme al capitale messo dalla Regione o dal Comune di Aosta rappresenti il 51%. Perché non accettiamo questa proposta e invece preferiamo avere un finanziere al 51%?

Come Gruppo non abbiamo fatto una indagine su questa persona, c'è il Consigliere Sandri che ha dei dati in merito, però sono dati preocoupanti che mi fanno capire perché non si vuole sentire altro. Si è già fatto un accordo, e questo è molto grave, si è già stabilito tutto e sono convinto che questi soldi che ci sono qui, salvo quelli del capitale sociale, andranno già a certe ditte, magari collegate attraverso la persona, perché si è già stabilito tutto.

Proponiamo due emendamenti che possono essere accettati entrambi o uno solo dei due; certamente il primo è più pregnante, e riguarda l'articolo 1, al quale chiediamo di togliere il limite del 49%. Questo può permettere di continuare la discussione in Commissione. Abbiamo votato sul metano un ordine del giorno che si potrebbe riproporre: ebbene votiamo questa legge in cui si lascia aperta una possibilità, poi andiamo in Commissione, parliamo ancora con i conferitori della Centrale del Latte per conoscere la loro disponibilità.

Con l'altro emendamento che proponiamo, diciamo che la maggioranza azionaria deve essere formata dal capitale pubblico e da privati, già operanti in questo settore in Valle d'Aosta.

Comunque in questa legge, a parte la questione finanziaria, si poteva benissimo evitare il primo articolo, perché la Regione fa già parte di una S.p.A. al 99% con il Comune di Aosta; che vieta alla Regione di andare a modificare quello statuto senza bisogno di fare una altra legge?

Poi c'è a questione del Comune di Aosta, il quale ha l'1%, però ha due membri del Consiglio di Amministrazione, e non a caso sono stati eletti, avendo una funzione sociale per il ruolo che aveva la centrale di garantire un prodotto di qualità ad un prezzo equo. Fare una società con questi criteri vuol dire chiudere una Centrale del Latte che veniva gestita con questo spirito, aprire un'altra attività economia con tutti i rischi che ci sono. Non siamo d'accordo su questa cosa, ma al di là del fatto che si poteva continuare con questa società, vendendo delle quote ed assicurando così una continuità dei dipendenti, senza provocare quel travaglio di licenziarsi e di essere assunti, vogliamo insistere sul fatto che, se oggi si vuole approvare un disegno di legge, lo si faccia in modo che sia aperto alle varie soluzioni, a meno che non ci siano dietro delle scelte già definite.

Non capiamo perché non ci si vuole confrontare con operatori che già operano, o al limite con operatori fuori Valle che sono disponibili ad essere in minoranza, e forse è questo che dà fastidio rispetto ad un accordo.

Il Comune di Aosta ha approvato ieri un ordine del giorno molto blando, però il significato è che lo si è tagliato fuori perché per i 37 mila abitanti che rappresenta forse conta poco; anche il Comune di Aosta doveva avere un ruolo.

Chiediamo che se si vuole approvare oggi il disegno di legge, si accetti almeno il primo emendamento, in modo da poter continuare la discussione in Commissione. Se invece non si vuole accettare l'emendamento, da parte nostra ci sarà un giudizio negativo: si continuano a dire delle cose, però se ne fanno delle altre. Ci stupisce il comportamento che assume l'Union Valdôtaine, di fronte a questa disponibilità dei conferitori; non capiamo perché, invece di stimolarli a diventare imprenditori, si faccia cadere questa disponibilità.

Riteniamo che seguendo questa strada si vada incontro ad un fallimento, l'ho già detto la volta scorsa e lo voglio ripetere in sintesi. Di fatto con questa operazione si chiude la Centrale di Aosta con lo spirito con cui era nata, si apre una attività prettamente commerciale con una convenzione in cui non è scritto che c'è l'obbligo di acquistare il latte dalla Valle d'Aosta; forse questo avviene per il latte fresco però le quantità in questo caso sono miserine, e bisognerà vedere le quote di mercato che riuscirà a mantenere. A quanto ci risulta la Centrale del latte sta perdendo quote di mercato anche in questa direzione.

Il rischio è che lentamente ci sia uno spostamento del latte degli attuali conferitori verso i caseifici, ma allora si dica apertamente che si vuole far portare questo latte ai caseifici per fare la Fontina. Apro una parentesi: sarebbe bene che l'Assessore si accertasse della qualità della Fontina ed anche qui ci eravamo ripromessi di fare una riunione di Commissione, perché la marchiatura non è sufficiente ad assicurare la qualità. Addirittura qualcuno mi diceva che fuori Valle vogliono la Fontina non marchiata perché quella marchiata ha un gusto che non piace.

Quindi chiudiamo una centrale con una sua funzione. Il deficit della Centrale del Latte, lo abbiamo detto, è un problema di prezzi, è un problema di gestione, e voglio ribadire che un aspetto negativo fra le altre cose è quello di aver voluto rifilare alla Centrale del Latte degli ex dipendenti dell'Agraria; quindi ci sono delle scelte politiche. Però nel settore agricolo non diciamo mai che la Regione attraverso la legge 30 dà dei soldi ai caseifici; quando paga il 60% delle spese generali, la Regione chiaramente interviene e se andiamo a vedere cosa vuol dire questo in termini di soldi, andiamo a scoprire che la questione della Centrale del Latte è un deficit, ma non poi così fuori dalla realtà valdostana.

Andiamo ad aprire una nuova attività economica, in cui di fatto il grosso del latte sarà acquistato fuori Valle, dove conviene di più, sarà lavorato per ottenere dei prodotti quali il latte a lunga conservazione, lo yogurt, per i quali c'è una grossa concorrenza. Se non ci si basa su strutture commerciali già esistenti, il porsi il problema di una struttura commerciale ex novo mi pare una idea fuori dal mondo. Si parla di venti dipendenti nel settore commerciale, quindi si capisce che si ha idea di andare a costruire una nuova rete di distribuzione. A me pare che si cerchi soltanto una giustificazione per dire che questa nuova attività avrà più dipendenti dell'attuale. Ritengo che questa operazione si limiterà a riassorbire i dipendenti della Centrale del Latte, perché sappiamo bene che creare una rete di commercializzazione con dei rappresentanti costa, ci vogliono anni, ci vuole un prodotto di alta qualità, e non ritengo che potremo fare dei prodotti con latte proveniente dal Veneto, dal Piemonte, dalla Francia che possano battere i concorrenti come la Parmalat e altre aziende che usano lo stesso tipo di latte. Forse potremmo batterli se avessimo latte ottenuto con foraggio della Valle d'Aosta.

Quindi a me pare una operazione industriale, e anche qui si inverte un processo, quello di far costruire lo stabilimento alla società attraverso un mutuo. Ricordo che a Champdepraz era successo che la Regione aveva dato un mutuo ad una ditta che alla fine era fallita e la Regione aveva dovuto riacquistare questo capannone, quindi non credo che sia neppure questa la soluzione ottimale, comunque è una inversione di tendenza. D'altra parte questo privato è titolare anche di società edili, e dal momento che avrà il 51% mi si venga a dire tutto quello che si vuole, ma alla fine sarà lui che comanderà e che deciderà nella S.p.A., e non saremo noi Regione Valle d'Aosta a modificare queste cose.

Proponiamo questi due emendamenti e speriamo che l'Assessore accetti almeno il primo; il nostro voto sarà condizionato dall'accoglimento di questi emendamenti.

PRESIDENTE: Il Consigliere Sandri ha chiesto che i lavori del Consiglio proseguano in seduta segreta, in quanto dovrebbe fare delle valutazioni su alcune persone, pertanto la seduta prosegue in seduta segreta.

Si dà atto che, su richiesta del Consigliere Sandri, la discussione prosegue in seduta segreta, dalle ore 12,34 alle ore 12,47.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.) - Fatte le precisazioni e informato il Consiglio di alcune notizie che potevano essere utili per il proseguimento della discussione, volevo fare alcune osservazioni di tipo politico su questa legge.

Partirei dal fatto economico, che è quello più sottolineato dalla reazione quando si dice che in pratica questa nuova soluzione dovrebbe essere quella definitiva per un annoso problema. Le cause principali di questo annoso problema sono sostanzialmente di tipo economico, tant'è vero che vengono evidenziati quelli di che sono secondo l'attuale Assessorato all'Agricoltura e Foreste i temi ed i problemi di gestione economica che porterebbero a queste difficoltà e quindi alla necessità di ripianare costantemente dei bilanci in perdita e a gravare sul bilancio regionale.

Volevo anzitutto farmi questa domanda e farla a tutti voi: in quanti anni di deficit, della Centrale del Latte, riusciremo a far fuori i soldi che vengano stanziati per questa società?

Sono stanziati 1 miliardo 470 milioni per a società, per la sottoscrizione del capitale azionario, e 10 miliardi per la costituzione del fondo di dotazione. Facendo la somma, si ottengono 11,5 miliardi, e considerando che il deficit di questo anno è stato di 300 milioni, ci vogliono 33-34 anni di gestione della Centrale del Latte come quella attuale per riuscire a sborsare gli stessi soldi che sborsiamo con questa legge.

Credo che il calcolo economico così come fatto dalla Giunta regionale sia un calcolo sbagliato; lo è ancor di più perché, se questi soldi spesi in più di quelli che abitualmente si spendono per la Centrale del Latte, andassero ai produttori, cioè alla struttura economica che viene servita dalla Centrale del Latte, avremmo almeno la soddisfazione di dire che comunque questi soldi arrivano ai produttori. Invece scopo principale di questa legge è di fare una Centrale del Latte così grossa, così ampia dal punto di vista produttivo, così snaturata rispetto alla realtà locale, per cui gran parte del latte verrà importato dall'estero, dal canavese, da altre zone d'Italia, ma non viene nemmeno garantito un eventuale aumento di capacità produttive dei produttori della nostra Regione.

Questo a me sembra un fatto negativo perché tutti i produttori, per stessa ammissione dell'Assessore all'Agricoltura in Commissione, stanno migliorando le loro capacità produttive. Se è anche vero che oggi il numero dei produttori è in lieve diminuzione, quindi forse c'è un certo compenso fra la diminuzione del numero e l'aumento della produttività, è anche vero che noi possiamo pensare che questo numero si stabilisca e che la produttività e quindi la produzione totale della Valle vada ad aumentare. E questo surplus di produzione dove andrà a finire? Non solo, ma si perde quello che è un certo effetto di incentivo: come possiamo incentivare a migliorare la produttività dei nostri allevatori, quando gli togliamo l'incentivo del prezzo, della consegna del latte alla Centrale? Di fatto viene fermato il quantitativo come è oggi.

Penso che questi due fatti dal punto di vista economico siano di per sè gravi, ma ancora più grave a mio parere è l'osservazione che è già stata fatta in parte dal Partito comunista e che mi sembra altrettanto importante, tanto da doverla sottolineare. Esiste un piano di rilancio di questa Centrale, e se c'è forse un errore da parte di qualcuno in questo senso frangente, è stato da parte dell'Amministrazione regionale che non ha più creduto psicologicamente e politicamente alla riuscita della Centrale del Latte. Pensate che il piano di rilancio prevedeva la produzione di yogurt e nessuno ci viene a dare delle cifre su come sarebbero i bilanci della Centrale del Latte di Aosta così come è oggi, quando fosse avviata la produzione di yogurt, che ha un tasso di redditività estremamente più ampio di quello del latte, così come viene trattato abitualmente.

Non sappiamo, e nessuno ci ha detto, che risultati poteva dare la Centrale del Latte così come è oggi e così come era stata vista nel suo potenziamento. Nessuno ci ha detto per esempio come la Centrale del latte poteva distinguersi dal punto di vista qualificativo: abbiamo adesso grandi cifre di prodotto con cui si inonderà l'Italia con il marchio della Valle d'Aosta, prodotti occasionalmente qua con latte di fuori, ma nessuno ci dice che immagine vogliamo difendere dal punto di vista qualitativo.

Nella discussione in Commissione è venuto fuori un elemento interessante che voglio riproporre al Consiglio: il latte, il cosiddetto latte intero, quello delle scatole con l'etichetta rossa, in effetti è l'unico ad essere a prezzo controllato ed è quello che pone più problemi dal punto di vista gestionale. Sarebbe possibile per qualificare qualitativamente l'immagine della Centrale del Latte della Valle d'Aosta porre in vendita del latte con una percentuale di grasso superiore a quella prevista dalla normativa per il latte intero, un latte con cui la gente possa farsi in casa i prodotti freschi, quindi un latte praticamente intero nel senso vero della parola? È possibile continuare con quelle produzioni che anche se dal punto di vista economico non sono molto redditizie, anzi hanno dato certi margini di perdita, però qualificano l'immagine della nostra centrale, e che hanno riscosso nelle estati precedenti un largo consenso da parte dei turisti nelle varie stazioni climatiche della Valle d'Aosta? Cosa sarebbe in pratica la Centrale del Latte se la Regione si fosse impegnata e si impegnasse correttamente?

Penso che anche in termini economici si raggiungerebbe un pareggio che è l'obiettivo di una sana azienda pubblica; non c'è bisogno di guadagnare per avere i dati positivi dal punto di vista del ruolo sociale di questa azienda.

A questi lati negativi se ne aggiungono altri due che intendono richiamare e che mi consentono di dire che questo progetto ha qualcosa che non funziona. Il primo elemento è il problema dell'appalto per la costruzione: non si dice nel progetto di legge ma è stato illustrato in Commissione da parte dell'Assessore che la costruzione dello stabilimento sarà fatta dalla nuova società di gestione della nuova Società per azioni, di cui sono futuri azionisti per il 51% la GENIFIN di Milano e il sig. Polchi. Per la prima volta da molto tempo, questo appalto non viene gestito dalla Regione, lo stabilimento non è di proprietà regionale, ma viene demandata alla società la costruzione. Essendo il sig. Polchi proprietario anche di una società immobiliare, oltre che di una società di arredamento navale ereditata dal padre, come l'Amministrazione regionale si può garantire che questo appalto sia condotto secondo la propria tradizione? Da notizie che sono state riportate anche in un comunicato stampa del nostro Gruppo consiliare, risulta che ci sono delle cause aperte in tribunale da parte di questo imprenditore proprio su problemi di carattere edilizio; penso che su questo problema ci sarebbe e si è ancora in tempo per cambiare decisione e per fare, come nel caso della COINCA e di molte alte imprese, una gestione da parte della Regione della costruzione di questo stabilimento.

Tutti questi elementi mi indicano che ci deve essere qualche motivo di fondo importante, perché questa Giunta rinunci in maniera incomprensibile al suo ruolo di propugnatore dell'autonomia. Come tutti sappiamo l'autonomia è basata anche e soprattutto sulla autonomia finanziaria, sulla capacità che ha la Regione autonoma della Valle d'Aosta di costruire con le proprie mani la propria indipendenza. Cedere a ditte esterne alla Valle d'Aosta questa azienda non ha nessun senso; non ha nemmeno senso dal punto di vista strettamente imprenditoriale, perché sappiamo che alcune ditte valdostane hanno fatto domanda per poter partecipare a questa impresa, ma non sono state nemmeno prese in considerazione. Sappiamo anche che obiettivo della nostra Regione è quello di sviluppare l'imprenditoria locale, e molti della maggioranza si lamentano in questo Consiglio che purtroppo certe volte non si possono risolvere i problemi perché mancano gli imprenditori. Quanto si sta facendo non è il modo di risolvere questo problema ed essendoci stata una disponibilità da parte di alcuni imprenditori, doveva essere coltivata questa disponibilità, soprattutto perché si potevano costruire delle forme intermedie di società sfruttando quella che c'è attualmente, facendo entrare i privati nella gestione della Centrale del Latte attuale, in modo che potessero anche farsi le ossa e contribuire alla evoluzione dell'attuale Centrale del Latte.

La stessa cosa vale per l'atteggiamento verso i produttori; si fa sempre il discorso in agricoltura che spesso il prodotto come viene venduto è talmente scarso dal punto di vista economico come valore aggiunto che molto è il guadagno per chi lo distribuisce piuttosto che per chi lo produce: questo non è il modo di dare ai produttori la possibilità di distribuire il proprio prodotto e di poter guadagnare anche sulla distribuzione del proprio prodotto. I produttori dovevano e devono essere messi nella capacità non solo di poter partecipare alla società per azioni, ma di poter gestire dal punto di vista della maggioranza questa società.

Se quindi, una maggioranza che si dice autonomista, rinuncia a questa voglia di costruzione dell'autonomia, rinuncia ad affrontare in termini economici corretti questo tipo di problema, credo che si debba pensare che questa proposta di legge sia stata fatta con superficialità e con disattenzione. Mi dispiace che questa disattenzione sia ancora mantenuta malgrado le diffuse e precise osservazioni che sono state fatte dalla minoranza. Credo comunque al di là di tutte le osservazioni che sono state fatte, che a prima cosa che debba garantire un corretto funzionamento dell'Amministrazione regionale e un corretto orientamento politico, sia che, a partire da questo testo, si debba arrivare ad un concorso di ditte disponibili a fare questo passo. Deve essere ricercata una forma di appalto, di contributi differenti, perché così come è stata impostata, è una manovra per raggiungere un determinato obiettivo che non va certo nella direzione di difendere gli interessi della Regione valle d'Aosta.

Richiedo all'Assessore all'Agricoltura la sua disponibilità a portare modificazioni al testo, comunque ad impegnarsi in Consiglio perché la scelta della ditta, o delle ditte, per la gestione del 51% sia comunque fatta ala luce del sole, con termini chiari e precisi. Sempre che, come sarebbe molto meglio, non ritenga opportuno di soprassedere a questa proposta di legge e di ritornare a pensare ad una maggioranza pubblica di questa società, come richiesto anche dal Partito comunista, sul quale emendamento concordo perfettamente.

Si dà atto che alle ore 12,50 assume la Presidenza il Presidente DOLCHI.

PRESIDENTE: I lavori sono sospesi, riprendono alle ore 16,00.

La seduta è tolta.

la seduta termina alle ore 13,40.