Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3349 del 22 dicembre 1987 - Resoconto

OGGETTO N. 3349/VIII - DICHIARAZIONI ALLA STAMPA DEL DIRETTORE DELLA SOCIETÀ VAL VENY. (Interrogazione).

PRESIDENTE: Do lettura dell'interrogazione presentata dal Consigliere Lilliana Breuvé:

INTERROGAZIONE

APPRESO dalla pagina regionale del quoti diano "LA STAMPA" del 24 novembre 1987 che il Sig. Edgardo ARBOLETTI, direttore della Società Val Veny, in una intervista sulla Coppa del Mondo di sci, ha dichiarato: "che la Società è stata costretta a seguire una linea dura per non creare precedenti";

CONSIDERATO che l'Amministrazione regionale è azionista al 33% della Società Funivie Val Veny;

INTERROGA

l'Assessore competente affinchè chiarisca il significato della frase in questione.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali Lanièce, ne ha facoltà.

LANIECE (D.C.): Il Consigliere Breuvé interroga per sapere il significato di quella frase detta dal Direttore della Val Veny, signor Arboletti.

Il Direttore in questione, interpellato dal sottoscritto, ha affermato di non aver rilasciato alcune dichiarazione, anzi, alla giornalista che lo voleva intervistare ha detto di non voler rilasciare alcuna intervista ufficiale. Ha aggiunto che a suo parere si tratta di un'interpretazione della giornalista, che, in seguito alla denuncia fatta dalla Val Veny, gli avrebbe attribuito la volontà di voler tenere una linea dura.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Segretario Lilliana Breuvé, ne ha facoltà.

LILLIANA BREUVÈ (P.S.I.): Mi fa molto piacere che questo signore non abbia detto questa frase, anche perchè ritengo che sia una persona molto corretta.

Sottolineo invece la scorrettezza della giornalista, perchè questa è una dichiarazione importante per la divisione di una società, tipo la Val Veny con i proprietari terrieri, a causa di questa grossa contestazione, tant'è vero che questa non è una piccola fase di tutta questa storia, a tal punto che abbiamo scomodato un giudice, i dirigenti del la Val Veny, la Giunta regionale e non abbiamo scomodato la gente di Courmayeur, che non è andata a vedere questa coppa, perchè "ne ha piene le scatole" di questi soprusi e di queste storie. Infatti, ne "La Stampa" del 24 novembre si parla, nell'articolo a cui la frase incresciosa si riferisce, degli altri proprietari terrieri e si dice: "... sembrano cauti nell'esprimere giudizi sulla vicenda. Alcuni di loro che possiedono bar e ristoranti sulle piste si trincerano dietro il silenzio dichiarando di non volersi compromettere". Non vogliono compromettersi di cosa? Di essere proprietari terrieri, mi chiedo io? Quindi sono atteggiamenti abbastanza delicati.

Nel notiziario ANSA l'Avv. Quagliolo ha dichiarato che la società è disponibile ad indennizzare i danni arrecati ai terreni, ma che è comunque necessario che la Regione al più presto legiferi per regolamentare i passaggi sulle proprietà private degli impianti di risalita della pista di sci. È per questo che ho presentato quest'interrogazione, perchè esigo da questa Giunta che prenda un'iniziativa di questo genere, per evitare che tutti i momenti nascano delle storie tipo questa. Lo avevo già detto nel luglio di quest'anno, quando avevo chiesto all'Assessore alle Foreste cosa ci facevano quegli alberi sulla pista: non ho avuto risposta. Pensavo che fosse una cosa di trascurabile valore: ebbene, alla Coppa del Mondo abbiamo visto il valore che ha.

Su "La Stampa" del 27.11.87 c'è di nuovo un articolo della sig.ra Mosca dove si legge: "Alla base della vicenda la presenza di 50 abeti piantati la scorsa primavera sul terreno della località Chécrouit, dove è previsto l'arrivo della gara della Coppa del Mondo, e il perdurare di difficili rapporti fra la società che gestisce gli impianti di risalita e alcuni proprietari di aree incluse nel comprensorio sciistico dello Chécrouit. L'ordinanza che dovrà riconoscere o meno il diritto possessorio della società Val Veny sui terreni dello Chécrouit è importante, non soltanto ai fini del mondiale di sci, ma perchè rappresenterà un punto di partenza per la futura regolamentazione dei rapporti fra i proprietari dei terreni di alta quota sfruttati per lo sci da discesa e società degli impianti e del loro uso".

Dall'incontro, comunque, è emersa una novità: l'annunciata disponibilità della Val Veny a riconoscere a (....) il diritto di risarcimento, che, come ha detto l'avv. Quagliolo, dovrà essere quantificato, ma potrà tener conto anche degli anni passati in cui i proprietari non hanno ricevuto dalla Val Veny nessun indennizzo relativo all'uso del suo terreno da parte della società.

"Non contestiamo il diritto dei proprietari di far valere le loro ragioni - ha detto ancora Quagliolo - per questo è un bene che la vicenda degli abeti abbia posto il problema, e riteniamo che i rapporti fra le società che gestiscono gli impianti di risalita e i proprietari dei terreni inclusi nei comprensori sciistici siano regolati da una legge che compete soltanto alla Regione". Quindi, di nuovo, la responsabilità viene a questa Giunta, che non ha pensato di fare prima una cosa di questo genere.

Leggiamo su "La Stampa" del 28: "Sconfitti 50 abeti"; finalmente, su "La Stampa" del 29, come ho già detto prima: "A Courmayeur ecco la Coppa del Mondo che ha deluso".

Vediamo di evitare queste storie che si prolungano da tempo ponendo una norma legislativa e cercando di chiarire le posizioni degli uni e degli altri.