Oggetto del Consiglio n. 3291 del 26 novembre 1987 - Resoconto
OGGETTO N. 3291/VIII - INIZIATIVE PER FAVORIRE L'OCCUPAZIONE FEMMINILE. (Reiezione di mozione)
PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dal Consigliere Sandri:
MOZIONE
VISTA l'indagine conoscitiva sul problema del lavoro femminile in Valle d'Aosta, e analizzati i risultati che indicano:
- la presenza di oltre 3.000 donne in cerca di occupazione e di altre 3.500 disponibili al lavoro se esistessero servizi necessari a sollevarle dagli impegni di assistenza ai figli o agli anziani, per un totale di oltre 6.500 disoccupate;
-quasi 1.000 di queste donne cercano lavoro da oltre tre anni;
- la presenza di quasi 2.000 donne con età di oltre 35 anni, con grado di istruzione limitato o inferiore all'obbligo e con figli piccoli, desiderose di un lavoro ma le cui possibilità sono giudicate pressoché nulle;
- un livello di istruzione in crescita rispetto alle generazioni precedenti ma ancora basso: il 64% ha al massimo completato la scuola dell'obbligo mentre il 25% hanno solo la licenza elementare, accompagnato però da un'ampia disponibilità all'aggiornamento professionale;
- che le attese principali riguardo ai servizi sono legate agli asili nido, alle scuole materne, alla refezione scolastica ed all'assistenza degli anziani;
- che le attese principali, riguardo al lavoro riguardano, oltre l'indipendenza economica, la soddisfazione personale e che si indica il lavoro dipendente a tempo parziale come la migliore soluzione;
il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
IMPEGNA
la Giunta regionale:
1) a voler applicare concretamente in tutti i contratti di lavoro ed in particolare in quello dei dipendenti regionali ed in quello dei dipendenti dell'Unità Sanitaria Locale il lavoro a part-time a tempo definito per il personale femminile;
2) a predisporre un programma straordinario di attuazione di servizi essenziali come gli asili nido e le scuole materne, in tutte le realtà ove oggi siano carenti;
3) a favorire, anche attraverso incentivi economici, l'aggiornamento professionale della popolazione femminile indirizzato al recupero della scuola dell'obbligo e all'acquisizione di competenze professionali nei settori dell'assistenza socio-sanitaria, del turismo dei servizi alle imprese e al commercio, della tutela dell'ambiente.
PRESIDENTE: Ha chiesto di illustrare la mozione il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.
SANDRI - (N.S.): La Consulta regionale femminile ha predisposto un'indagine conoscitiva sul problema del lavoro femminile in Valle d'Aosta, affidandone l'incarico alla società ABACUS - Ricerche di mercato e sondaggi di opinione, con sede a Milano.
Questa indagine è stata presentata in una riunione pubblica, che aveva un difetto di fondo abbastanza grave, e chiedo in preliminare un interessamento della Presidenza del Consiglio per verificare se la Consulta femminile si è comportata correttamente in questo frangente.
In particolare, la Consulta femminile è un organo del Consiglio regionale e mi ha stupito che abbia presentato questa ricerca di mercato al pubblico, invitando solo dei rappresentanti della Giunta regionale, senza portarla a conoscenza innanzitutto del Consiglio regionale, organo di cui fa parte.
Entrando nel merito di questa ricerca, la cui validità non saprei valutare, in quanto appare ponderosa dal punto di vista della carta - i dati di metodologia non sono da me analizzabili, quindi mi astengo da questo punto di vista -, presenta alcuni risultati che appaiono in contraddizione con i dati che abitualmente si conoscono dell'occupazione in Valle d'Aosta. In particolare, da questa indagine verrebbe fuori che ben 6500 donne in Valle d'Aosta sarebbero disponibili a lavorare, di cui 3000 sarebbero in cerca di occupazione. Questo è un dato profondamente diverso dai dati che ci vengono forniti dal collocamento.
Questo è l'elemento determinante, però esistono una serie di altre indicazioni che mi appaiono invece più interessanti e che più si accordano con i dati che conosciamo, in particolare i disagi provocati dalle donne che lavorano per la mancanza di una adattabilità degli orari di lavoro alle esigenze dell'essere donna, quindi di avere una famiglia e dei figli a cui accudire.
Tali indicazioni riguardano in particolare l'occupazione a tempo parziale, tema che non voglio qui riprendere, visto che c'è già stata una discussione lo scorso Consiglio, il problema del tempo definito, per quanto riguarda il personale che ha diritto a questo tipo di rapporto di lavoro, ma soprattutto una adattabilità dal punto di vista generale a intervenire a favore delle donne con orari sufficientemente flessibili.
Da questo punto di vista vorrei citare la Regione Emilia, in cui l'orario di lavoro per il personale dipendente ad esempio delle USL è arrivato in alcune situazioni ad avere le due ore di flessibilità di orario, cioè l'entrata è ammessa dalle ore 8 alle ore 10 del mattino, l'uscita dalle ore 15 alle ore 17 del pomeriggio, in orario continuato. Questa è una testimonianza di come le esigenze del personale vengono recepite. Per quello che si sa non hanno avuto alcuna ripercussione sull'efficienza del servizio, anzi, in linea di massima, un personale che possa fare un orario favorevole alle proprie esigenze in generale rende di più che un personale che abbia dei problemi dal punto di vista dell'orario.
Si richiede un impegno da parte della Giunta regionale di favorire, per quanto possibile, il personale femminile, ma, soprattutto, di poter mettere in pratica il lavoro "part-time" e il tempo definito per il personale femminile che abbia diritto, a livello di USL, a questo particolare tipo di contratto.
Il secondo problema sottolineato dalla ricerca della ABACUS, ma che a mio parere merita una attenzione particolare del Consiglio regionale, riguarda gli asili nido e le scuole materne. Queste ultime sono abbastanza diffuse sul territorio regionale, però in alcune realtà esistono solo scuole materne private, che pure hanno avuto la convenzione, e manca la struttura pubblica, mentre in altre sono proprio carenti le scuole materne come numero di sezioni, come è già successo, per esempio, nel Comune di Courmayeur.
Più importante però, perchè il fenomeno è ancora a livelli decisamente insufficienti rispetto alla domanda, è il problema degli asili nido. Esistono comuni grossi, come ad esempio quello di Saint-Christophe, in cui manca assolutamente questa struttura. L'asilo nido è stato definito un servizio indispensabile dalle donne intervistate da questa società di indagine di mercato, ma lo è anche nel giudizio politico che ognuno di noi credo si sia potuto fare. Penso che un programma straordinario di aiuto ai comuni a progettare e realizzare degli asili-nido sia un fatto importante, in quanto attualmente c'è scarsa iniziativa in questo settore.
Non posso non sottolineare qui che si ha ogni tanto l'impressione che qualche amministratore comunale si sia arroccato su posizioni non più attuali, per cui dice (con un ragionamento maschilista, che può non piacere a tutti): "Avete fatto i figli, ve li potete tenere". In linea con questo ragionamento, si dovrebbero allora abolire le scuole materne, le scuole elementari, ecc., perché lo Stato non dovrebbe interessarsi di fatti personali concernenti l'individuo. Credo, invece, che l'educazione dei bambini e l'accesso al lavoro per le donne siano un fatto di estrema importanza sociale.
L'ultimo argomento significativo di questa ricerca della ABACUS che merita una attenzione particolare da parte della Giunta regionale affronta il cosiddetto "zoccolo duro" della disoccupazione. È stato evidenziato da questa relazione che esistono un migliaio di donne, di età superiore ai 34 anni, che cercano lavoro da oltre tre anni e che hanno dei grossi impedimenti familiari, nel senso che hanno famiglie con uno o più figli ed inoltre una scarsa professionalità. Potrebbe essere un atteggiamento significativo per una amministrazione quello di prevedere, anche attraverso degli incentivi economici, un aggiornamento professionale specifico per la popolazione femminile, in due direzioni: il recupero dell'obbligo scolastico, da una parte, perchè una grossa percentuale di queste donne non ha la licenza di terza media; fornire delle competenze professionali, dall'altra, soprattutto nel campo dell'assistenza socio-sanitaria. In questo settore c'è già un discreto sforzo da parte dell'Amministrazione regionale, però mi pare di rilevare, dai dati della ABACUS, che l'intervento dovrebbe, per portare a dei risultati concreti, avere una importanza ed una dimensione maggiori di quelle attuali.
Pertanto, ho presentato una mozione per avere su questi temi un impegno da parte della Giunta regionale.
Si dà atto che dalle ore 13,02 assume la Presidenza il vicepresidente DOLCHI.
PRESIDENTE: È aperta la discussione generale. Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout, ne ha facoltà.
COUT - (P.C.I.): Siamo d'accordo con lo spirito di questa mozione, anche se siamo dell'idea che gli interventi individuati dal Consigliere Sandri non saranno sufficienti a risolvere il problema.
Già in altre occasioni abbiamo parlato dei problemi dell'inserimento della donna nel lavoro e dei servizi sociali che permettano questo inserimento; riteniamo che sia necessario un intervento deciso della Giunta e del Consiglio, come è emerso dagli ultimi dibattiti sul tema.
È importante altresì la legge del 14.5.85, n. 132, che cerca di dare esecuzione alla convenzione, per eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, che era stata adottata a New York già nel 1979. Questa legge di ratifica della convenzione indica, a tutti coloro che devono stendere delle leggi, di tenere presente questo problema e di cercare di inserire in tutti i modi possibili maggiori possibilità per le donne di arrivare ad una effettiva uguaglianza nei diritti, che hanno, non solo nei confronti dell'altro sesso, ma nel rispetto della dignità umana.
Siamo convinti che tutte queste cose ostacolano quella che è una reale partecipazione della donna e lo sviluppo di quella che deve essere la società civile; pensiamo che, così come deve avvenire in ogni altro luogo, tanto più deve avvenire in una Vale d'Aosta, regione autonoma, che per molti aspetti ha possibilità primaria di legiferare.
Siamo convinti che, oltre a votare quest'oggi la mozione, sia necessario tenere conto in ogni settore, in ogni momento in cui noi legiferiamo, di queste nuove necessità che ha la donna di inserirsi maggiormente nel mondo del lavoro e di questa sua ricerca di un rapporto diverso con il lavoro e con la società, che non è una richiesta strumentale, ma è una esigenza reale anche di sviluppo di una sua personalità.
Con questo spirito votiamo la mozione, dicendo che oltre a questi interventi sarà necessario tenere in considerazione questo spirito in tutti gli aspetti delle varie leggi che andremo ad affrontare e negli atti della Giunta.
PRESIDENTE: È chiusa la discussione generale. Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Voyat, ne ha facoltà.
VOYAT - (U.V.): Senza addentrarmi nelle cifre di questo studio e per venire a parlare di quante persone vorrebbero lavorare ma non possono, in quanto c'è una mancanza di strutture di asili nido o scuole materne, dirò che è solo da un anno a questa parte che ci sono richieste da parte di comuni per la costruzione di asili nido, tant'è vero che in passato non c'erano richieste e c'erano invece fondi disponibili e che un asilo nido costruito a Verrès ha cambiato di destinazione in quanto non è mai decollato.
Per venire alla situazione attuale, è in previsione la costruzione di una asilo nido che dovrebbe comprendere i Comuni di Pollein, Charvensod, Gressan, Jovençan e Sarre, uno tra i distretti socio-sanitari nn. 2 e 3, un microasilo per Donnaz, ed è in corso di valutazione una richiesta del Comune di Valtournenche. C'è un programma per la costruzione di nuovi asili nido in Valle d'Aosta.
Per quanto riguarda le scuole materne, non ci risulta che ce ne sia mancanza in Valle, in quanto tutte le richieste sembra vengano esaudite.
C'è una rete di assistenza domiciliare per gli anziani che potrebbe alleviare in futuro le incombenze di chi, avendo parenti anziani, non potesse lavorare.
Partirà a dicembre un corso di formazione per 25 assistenti educatori e l'anno prossimo un corso per assistenti domiciliari.
Andando ad analizzare lo studio fatto da ABACUS, quelle 2000 persone che hanno più di 35 anni non avrebbero la possibilità di trovare un posto di lavoro in un ente pubblico, né all'USL, in quanto, per legge, gli enti pubblici possono assumere personale in età dai 18 ai 35 anni. Dobbiamo poi considerare che una parte di queste persone attualmente disoccupate, non avendo il titolo di studio di terza media, non potrebbero accedere a questi posti di lavoro, in quanto il DPR 761 prevede chiaramente che il titolo di studio minimo sia quello di istruzione secondaria di 1° grado.
Quanto al lavoro "part-time", questo è previsto anche dal nuovo contratto del pubblico impiego; era però già previsto negli enti locali e all'USL nel 1973. Questo istituto non è mai stato applicato, né è mai stato richiesto dalla forze sindacali, perchè il decreto prevede che "per rapporto a metà tempo la parte pubblica si impegna ad attivare con la massima urgenza le iniziative necessarie per regolare con apposita legge gli aspetti previdenziali e di quiescenza dell'istituto di cui trattasi, nonché del rapporto a tempo parziale degli ex medici condotti". Non avendo questa legge, non è mai stato possibile applicare il lavoro "part-time" all'interno dell'USL.
Bisogna anche considerare che neppure con il tempo parziale potremmo sperare di risolvere il problema, soprattutto se sono veri i dati forniti dall'ABACUS, perchè le assunzioni a tempo parziale non possono essere superiori al 5% dei complessivi posti di organico ad orario pieno, per ciascuna posizione funzionale e con esclusione dei dirigenti e dipendenti con funzione di coordinamento e responsabilità operative o comunque appartenenti a profili professionali per cui è richiesto un diploma di laurea.
Non possono poi essere inclusi, sempre in questo computo dei posti da assegnare a metà tempo, le posizioni funzionali per le quali l'orario di servizio si articola in turni che coprono e 24 ore.
Pur essendo coscienti che la istituzione del "part-time" verrebbe incontro ad una gran parte di coloro che chiedono posti di lavoro, e noi lo abbiamo già istituito per l'assistenza domiciliare agli anziani e nelle microcomunità, siamo costretti a dire che, purtroppo, attualmente, non è possibile applicarlo all'interno dell'USL. Pertanto, quanto chiesto dalla mozione al punto 1) non è possibile, fintanto che non ci sarà questa legge di applicazione.
Per quanto riguarda il tempo definito, bisogna vedere in quali posti potrebbe essere applicato; al momento non mi risulta che sia possibile farlo all'USL.
Per il punto 2), non ritengo sia il caso di prevedere dei piani straordinari, in quanto abbiamo un piano di intervento da fare in questi anni su richiesta dei Comuni; quindi sono tre asili nido più uno, per i quali si sta facendo la valutazione socio-economica della zona per vedere se c'è necessità.
Per quanto mi riguarda, la mozione non può essere votata.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Cout, ne ha facoltà.
COUT - (P.C.I.): Intervengo perchè l'Assessore Voyat ha dato una interpretazione di un problema che non è quella che risulta a me.
L'Assessore alla Sanità - che dovrebbe seguire il problema degli asili nido - dice che nella zona di Verrés non c'è bisogno di un asilo nido: questo lo contesto. Nel Comune di Verrès era stata costruita una bellissima sede di un asilo nido alcuni anni fa, che doveva servire per tutta la zona, ed il Comune aveva già pensato a come attivare il servizio, a come dotarlo di un servizio di trasporti che permettesse a tutte le famiglie della zona di mandarvi i loro bambini; se poi l'Amministrazione è cambiata ed ha creduto di lasciare "decantare" il problema e di non attivare il servizio, la responsabilità va ricercata, ma non si può dire con questo che non serve un servizio di asilo nido nella zona di Verrès.
Un servizio di asilo nido serve in tutte le zone della Valle, tanto più può servire a Verrès se insieme all'asilo nido si affronta il problema della disoccupazione femminile.
Questa considerazione della non necessità di un asilo nido nella zona di Verrès dell'Assessore Voyat la contesto, non ci credo minimamente, anzi asserisco il contrario.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.
SANDRI - (N.S.): Questo secondo intervento è per chiarire all'Assessore il problema del tempo definito.
Per quanto riguarda il personale laureato, dovrebbe esserci la possibilità, come previsto per il personale medico, del tempo definito; il problema è che per molte situazioni sono stati indetti dall'USL dei concorsi in cui era previsto il rapporto a tempo piano. Allora l'esempio che facevo era se, nel caso i vincitori fossero delle donne con particolari esigenze dal punto di vista familiare, era possibile intervenire con il passaggio dal tempo pieno al tempo definito, con un discorso che coprisse sia personale laureato che non.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Sempre sulla soluzione che questa Giunta dà sistematicamente a tutti i problemi: i problemi non esistono; tutto è stato risolto; se non lo è ancora, verrà risolto quanto prima.
Due anni e mezzo fa stavamo discutendo la legge sugli asili nido e ricordo che ad una richiesta di com'era la situazione ad Aosta l'Assessore aveva detto: "Il problema non esiste, ci sono già due asili, fra poco apriranno il terzo".
Il terzo asilo nido si chiama asilo Berra. Un signore, che per disgrazia aveva perso il figlio in condizioni drammatiche, ha regalato alcuni anni fa al Comune di Aosta una struttura per farci una scuola materna, in cui poi si è deciso di fare un asilo nido. Sono passati due anni da quando, secondo l'Assessore, il problema era risolto: non mi risulta che quell'asilo nido sia stato ancora messo a posto. Mi risulta, invece, che ci sono elenchi di decine di persone che non sono state accolte nelle graduatorie lo scorso anno e che quest'anno i servizi sociali del Comune di Aosta hanno atteso per proclamare il bando di apertura, perchè non sapevano dove mettere le domande che sarebbero pervenute.
Se questo significa che invece il problema degli asili nido esiste, perchè c'è intenzione di fare, ma non si fa, allora è uno strano modo di vedere i problemi.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Voyat, ne ha facoltà.
VOYAT - (U.V.): Vorrei solo dire al Consigliere Mafrica che qui siamo in Consiglio regionale e non in Consiglio comunale, tant'è vero che da due anni ci sono i finanziamenti per l'asilo Berra di Aosta; se poi il Comune non fa l'asilo nido, la colpa non è mia.
Per quanto dice il Consigliere Cout, senza voler conoscere meglio di lui la situazione, dico solo che è stato costruito un asilo nido, che poi ha cambiato destinazione. Il perchè lo vada a chiedere a Verrès. A mio avviso, il Comune ha cambiato destinazione perchè riteneva che non ce ne fosse più necessità.
PRESIDENTE: Pongo in votazione la mozione in oggetto:
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 25;
Votanti: 8;
Favorevoli: 8;
Astenuti: 17 (Bondaz, Borbey, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Marcoz, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tamone e Voyat)
Il Consiglio non approva
