Oggetto del Consiglio n. 3240 del 25 novembre 1987 - Resoconto
OGGETTO N. 3240/VIII - SERVIZIO DI TELESOCCORSO - TELECONTROLLO NELL'ASSISTENZA ALLE PERSONE SOLE, E IN PARTICOLARE AGLI INABILI ED ANZIANI. (Interpellanza)
PRESIDENTE: Do lettura del testo dell'interpellanza presentata dal Consigliere Sandri:
INTERPELLANZA
Valutati positivamente i risultati dell'esperienza di telesoccorso-telecontrollo nell'assistenza alle persone sole ed in particolare agli inabili e agli anziani, con oltre 3.000 persone collegate, 2.850 allarmi verificatisi nei due anni e mezzo di attività, di cui il 37% relativi ad urgenze mediche, il 15% relativi ad urgenze sociali e il 48% relativi ad urgenze "psicologiche" e nove telefonate al mese per utente al centro operativo su problemi non urgenti;
Sottolineato che la tranquillità offerta all'anziano da questo servizio ha un estremo valore morale e notevoli e benefici effetti nel ridurre il ricorso a più costose strutture pubbliche come ospedali e centri protetti. Ad esempio nel periodo di attività del telesoccorso solo il 2% tra gli utenti del servizio ha ritenuto opportuno passare dall'assistenza domiciliare a quella istituzionale;
Ricordato che in Valle d'Aosta il 13,3% della popolazione all'1.1.1985 aveva più di 65 anni pari a oltre 15.000 persone, che tale numero tende ad aumentare e che i costi (500.000.000 circa di lire per 1.000 utenti) appaiono contenuti rispetto ai vantaggi offerti dal servizio;
INTERPELLA
l'Assessore regionale alla Sanità ed Assistenza Sociale per conoscere i suoi intendimenti sul problema dell'assistenza alle persone sole, anziane o con problemi di autosufficienza.
PRESIDENTE: Ha chiesto di illustrare l'interpellanza il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.
SANDRI - (N.S.): Questa iniziativa rientra in una attenzione che il Gruppo di Nuova Sinistra sta portando al fenomeno dell'isolamento e delle difficoltà sociali delle persone inabili o anziane. Uno dei primi punti su cui ci siamo ritrovati a dover fare i conti è proprio questo problema dell'isolamento fisico che comporta, da parte dell'anziano, una sensazione di insicurezza continua. Questo vuol dire che la persona anziana, che per varie motivazioni si ritrovi sola in casa per una parte della giornata o per tutto il giorno, frequentemente elabora una sensazione di abbandono che lo porta ad avere da una parte delle ripercussioni psicologiche, talvolta anche fisiche o psicosomatiche, dall'altra a ricorrere alle istituzioni per avere un conforto e una sicurezza che sente mancare. Di qui la spiegazione di molti ricoveri in strutture ospedaliere, di molti interventi dell'assistenza domiciliare, di molte richieste di appoggio su strutture protette.
Negli ultimi anni, in Europa, ma anche in Italia e in particolare, a livello regionale, da parte della Regione Veneto - ma esistono anche iniziative nelle Regioni Lombardia ed Emilia - è stato fatto un esperimento di telesoccorso, cioè di dotare tutte le persone sole di un dispositivo che, se messo in funzione con la pressione del dito, lancia un allarme attraverso le linee telefoniche ad una centrale che consente, in base ad una procedura ormai ampiamente attestata e ben funzionante, di fare una serie di interventi. Questa struttura ritelefona entro quaranta secondi: se l'anziano risponde, comunica la natura dell'emergenza, se invece non risponde, segue una seconda chiamata e interviene subito la protezione civile per cui c'è l'intervento di polizia, carabinieri e l'interessamento dei vicini di casa o di altre persone che, in una scheda individuale di questa persona, sono segnalate per poter intervenire.
In Veneto è stato fatto un esperimento, durato più di tre anni, con oltre tremila persone collegate, in cui si è visto che la metà degli interventi richiesti erano ampiamente dimostrati, non da una esigenza psicologica di sentirsi qualcuno vicino, ma da interventi medici, dall'infarto a traumi, o per urgenze di tipo sociale, mentre il 48% erano interventi di tipo psicologico, altrettanto importanti.
Questa esperienza ci è parsa particolarmente valida perchè consente di far identificare da queste persone nel centro di emergenza una struttura di riferimento non soltanto per l'occasione particolarmente grave, ma anche per un colloquio, per una chiarificazione, per la comunicazione di problemi. In effetti, è estremamente positivo il fatto che parecchie di queste persone telefonano al centro anche solo per avere delle informazioni, un supporto, un apporto psicologico; si è registrato un numero di nove telefonate al mese, cioè ogni utente telefona mediamente un paio di volte la settimana per sentirsi meno solo, per sentirsi meno abbandonato e quindi per avere quella sicurezza di vivere protetto dalla società.
Questa iniziativa è parsa estremamente importante, sia dal punto di vista dell'emergenza, sia da quello di dare una sicurezza psicologica, e i dati positivi sono stati avvalorati anche dalla diminuzione drammatica della ospedalizzazione, del numero di affidamenti in centri protetti e anche dei costi dell'assistenza domiciliare.
Considerando che gli ultra-sessantacinquenni in Valle d'Aosta sono circa il 13,3% della popolazione, e di questi probabilmente un otto-dieci per cento avrebbe bisogno di questo supporto, si potrebbe fare la stima fra i 500 milioni, forse qualcosa di più, per avere un centro con questo tipo di utenza, quindi un costo assolutamente non eccessivo.
Per queste motivazioni, e soprattutto per la sensazione di sicurezza e di protezione data da questo meccanismo, abbiamo interpellato l'Assessore per conoscere al riguardo i suoi intendimenti.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Voyat, ne ha facoltà.
VOYAT - (U.V.): Comunico al Consiglio che è pronto ed è già in distribuzione uno studio fatto al mese di giugno sull'assistenza alle persone sole ed anziane in Valle d'Aosta.
Questo studio presenta il tipo di assistenza che è prestata Comune per Comune, valuta anche la necessità delle istituzioni di assistenza da fare nei diversi Comuni o nei diversi distretti, e parla anche di quelle che possono essere le proposte per il futuro.
Il problema del telesoccorso è sempre stato seguito dal nostro Assessorato, che prima seguiva degli esperimenti che erano fatti da Comuni della Lombardia, che poi sono stati abbandonati, e in particolar modo ora seguiamo anche noi l'esperimento che è stato fatto nel Veneto, che ha istituito questo servizio per tremila persone su ottocentomila ultra-sessantenni. È uno studio che dovrà essere trasmesso anche alle altre Regioni, per vedere la possibilità di applicazione.
Quindi, non è che diciamo no a questo tipo di intervento; abbiamo seguito già altri studi che poi sono stati abbandonati, seguiamo con particolare interesse questo che sta andando avanti e sta dando dei buoni risultati, tenendo presente la complessità di applicare in Valle d'Aosta questo sistema.
Avevamo seguito degli esperimenti a livello di Comune, così come ne avevamo seguiti anche altri a livello di USL, e gli unici che avevano dato un minimo di risultato erano quelli a livello comunale.
Se dovessimo instaurare questo sistema, dovremmo fare in Valle d'Aosta circa 35 centri di ascolto 24 ore su 24, mettendo in moto un sistema che parte dal medico di famiglia per arrivare ai servizi di trasporto, ad un servizio di volontariato, di vicinato, così come per tutti i servizi di assistenza.
Non siamo ancora pronti ad instaurare un servizio di questo genere, ma abbiamo già creato in alcuni Comuni, in cui c'era un numero rilevante di persone sole che abitavano in frazioni isolate, dei centri in cui si raccolgono nel periodo invernale queste persone per essere seguiti in questa stagione.
Comunque, non appena avremo studi validi e indicazioni su come attuare un servizio di quel genere, sarà premura di questa Giunta di poterne adottare uno.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.
SANDRI - (N.S.): Nessuno mette in dubbio la difficoltà che comporta un servizio di questo genere, un servizio che però, per la nostra Regione, considerando la dispersione territoriale dei centri abitati, il che significa in molti Comuni avere anche 4-5-6 centri abitati - ha fatto notizia anche a livello nazionale il Comune di Saint-Rhémy-Bosses, in cui nel vecchio e storico capoluogo è rimasto un solo abitante - diventa un elemento prioritario di assistenza sociale, oltre che sanitaria. E che questo progetto sia valido, lo testimonia il fatto che la Regione Veneto ha deciso di passare oltre la fase sperimentale e di arrivare all'ampliamento graduale su tutto il territorio regionale di questo tipo di intervento.
Quindi il giudizio che la Regione Veneto ha già dato su questa sperimentazione è stato ampiamente positivo; mi consenta l'Assessore di dirgli che forse le informazioni che gli sono state date non sono perfettamente valide perchè, per una popolazione come quella della Valle d'Aosta, i centri ipotizzabili sono forse nell'ordine di 4-5, ma sicuramente ci si potrebbe organizzare in maniera anche più ristretta con la tecnologia che esiste attualmente, purchè esista una stretta collaborazione con i Comuni.
Faccio una proposta: abbiamo approvato una legge sulle Comunità Montane; credo che forse il livello di Comunità Montana, ad eccezione probabilmente del Comune di Aosta, sia un livello interessante cui delegare questo tipo di servizio e delegare questo tipo di competenze. Mi sembra che l'importanza di questa cosa sia stata ripresa bene dall'Assessore quando ha esemplificato che, in alcuni casi particolarmente importanti, già oggi si deve fare uno spostamento di queste persone, quindi si devono sottrarre al loro ambiente familiare e portarle in centri in cui sia più facile fornire un servizio di protezione sociale.
Quello che vogliamo è che questi fatti non debbano più succedere; quello di poter vivere nel proprio paese natale, anche se la storia lo ha spopolato è un diritto di tutti e particolarmente sentito in questa Regione. Questo fenomeno non è imputabile a nessuno, meno che mai a coloro che ancora difendono la propria casa.
