Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 3163 del 22 ottobre 1987 - Resoconto

OGGETTO N. 3163/VIII - DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE: "NORME PER IL RECUPERO DEI MATERIALI INERTI NATURALI AI FINI DELLE OPERE PUBBLICHE E PER IL RIASSETTO DELLE ESCAVAZIONI ABBANDONATE". (Rinvio).

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore ai Lavori Pubblici Fosson, ne ha facoltà.

FOSSON (D.C.) - Il disegno di legge che stiamo per discutere nasce da una esigenza molto sentita da tutti i Consiglieri regionali, ed è quella di dare ordine e disciplina ad una materia complessa come quella della escavazione per materiali inerti fuori alveo. Per quello che riguarderà l'escavazione di materiale inerte in alveo, si procederà con una normativa separata, che fra l'altro è già in questo momento allo studio.

I presupposti da cui parte questa normativa sono quelli di verificare a necessità di inerti per opere pubbliche, che sono quelle che occupano e utilizzano la maggior parte di inerti che vengono scavati con una verifica biennale, e di individuare tutte le cave che al momento sono in atto, verificare se queste cave siano potenzialmente ampliabili, e verificare le modalità, individuare in senso molto più lato tutti i possibili giacimenti presenti nella Regione Valle d'Aosta, ed ancora quello del recupero delle cave abbandonate.

È una normativa generale, come ho già avuto modo di dire in Commissione e come gli esperti, dei quali la Giunta si è avvalsa, hanno confermato, che stabilisce dei principi, alla quale farà seguito un piano cave ed una disciplina autorizzativa.

Per quello che riguarda il piano cave, è già stato dato incarico ad un gruppo di professionisti per la redazione. Essi stanno valutando le cave in atto nella Regione Valle d'Aosta e stanno predisponendo una carta geografica di quelle che sono le potenzialità della Valle d'Aosta. Contemporaneamente al piano cave, verrà predisposta una disciplina autorizzativa, nella quale verranno disciplinate con precisione tutte le norme per la presentazione dei progetti di escavazione, che potranno essere redatti solo in zone che il piano cave individua di potenziale utilizzabilità; tale disciplina elencherà tutte le norme per procedere alle escavazioni, indicherà le norme per il recupero delle cave dopo che queste siano state utilizzate, stabilendo anche delle fideiussioni da prestare da parte dell'imprenditore e del cavatore nel caso che non procedesse al recupero della cava che ha utilizzato.

Gli articoli sono estremamente sintetici, la legge è scritta con linguaggio tecnico, però i concetti ai quali vuole rispondere sono questi che ho elencato, e cioè individuare le cave in atto con la loro potenziale ampliabilità e individuare tutti i giacimenti. Il piano delle cave terrà conto, ed è scritto nella legge, delle indicazioni dei Comuni, dei servizi idrogeologici e forestali dell'Amministrazione regionale e delle valutazioni della Sovrintendenza ai Beni Culturali. Non è pensabile, come mi pare sia scritto in un comunicato a firma di Nuova Sinistra, che la Regione intenda fare questo piano cave soltanto in funzione dei cavatori e senza tener conto di altre esigenze. Questo è detto chiaramente nella legge.

Ed ancora, nel redigere il piano cave l'Assessorato ai Lavori Pubblici ha chiesto la collaborazione dei privati che normalmente operano nel campo, per individuare le cave, ma la segnalazione di una potenziale cava non vuol dire necessariamente il suo inserimento nel piano stesso.

La Giunta regionale approverà il piano delle cave e lo proporrà al Consiglio per la sua ratifica. Questo penso possa garantire il fatto che il piano cave sia redatto in modo da tener conto di tutte le esigenze e del massimo equilibrio possibile.

Questi sono i concetti generali che sono stati espressi; voglio ancora sottolineare l'importanza che avrà questa legge per fare in modo di superare l'attuale normativa esistente che permette a chi vuole aprire una cava, di farne segnalazione soltanto al Corpo delle Miniere e di farne segnalazione entro otto giorni al Comune in cui la si intende aprire. Questo ha comportato notevoli difficoltà ed anche delle deturpazioni al paesaggio che tutti possiamo constatare, quindi questo tipo di disciplina, il successivo piano cave e la successiva disciplina autorizzativa permetteranno di ovviare a questi inconvenienti.

Lo scopo ultimo di questa legge è quello, da una parte, di non penalizzare, ma di permettere di agire correttamente a coloro che operano nel campo dell'estrazione degli inerti, dall'altra di contemperare le loro esigenze con quelle della collettività, e cioè la salvaguardia del paesaggio e dell'ambiente. Quindi non è una legge che vuol premiare una parte piuttosto che l'altra, il nostro concetto è che viviamo in un ambiente che dobbiamo utilizzare nelle dovute maniere, ma non è certo nostra intenzione di limitarsi a guardare senza operare. Occorre nel nostro ambiente operare e vivere, ma con il giusto equilibrio; lo scopo di fondo che la Giunta si prefigge è questo.

Si dà atto che dalle ore 12,10 riassume la Presidenza il Presidente BONDAZ.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Sandri, ne ha facoltà.

SANDRI (N.S.) - Volevo chiedere se era possibile il rinvio di questo progetto di legge presentato dalla Giunta regionale perchè malgrado ci siano stati degli incontri con gli esperti della regione, sono notevolmente peggiorati alcuni problemi legati alla stesura soprattutto del primo articolo, che necessiterebbe di emendamenti di tipo migliorativo, come mi sembra che anche il gruppo comunista abbia intenzione di presentare. Cercherò di spiegare il concetto perchè non vorrei che l'Assessore pensasse che, dal momento che i Verdi ce l'hanno con le cave, non si voglia fare nulla. Concordiamo perfettamente con l'Assessore e con la Giunta sul fatto che il piano delle cave è un problema di una estrema urgenza; ancora gli ultimi episodi di raccolta di firme su queste cave lo hanno dimostrato.

Ora che il piano cave sia un fatto urgente non deve comportare che si vada contro alcune norme fondamentali del diritto costituzionale. In particolare il problema è sorto da questo: la relazione stessa, e gli esperti lo hanno anche affermato in Commissione, si rifà sostanzialmente alla normativa vigente, che è quella del Regio Decreto del 29.7.1927, n. 1443, pubblicata sulla Gazzetta 1728 del 23.8 dello stesso anno, il quale fondamentalmente fa questa suddivisione: le miniere sono di interesse pubblico, e per miniere si intendono quei giacimenti dove si fa a ricerca e la coltivazione dei minerali metalliferi, arsenico, zolfo, grafite, ecc.. Le cave sono invece sottoposte al diritto fondiario, e per cave si intendono quei luoghi in cui si fa la coltivazione di materiali per costruzioni edilizie, stradali, idrauliche non compresi nella prima categoria. Allora qual è il problema grosso? Con il capovolgimento fatto dall'art. 1 di identificare come precipuo di interesse pubblico l'utilizzo di questi materiali, si cambia radicalmente questo Regio Decreto - e qui vorrei vedere se sta in piedi dal punto di vista della procedura nel senso che esiste una scala dei valori fra le varie leggi -; inoltre si pone un vincolo molto grosso su queste zone, perchè la dichiarazione di pubblico interesse sulle zone sottoposte a cava, o che possono essere sottoposte a cava, interessano fortemente i piani urbanistici.

Questo fatto forse è ancora più comprensibile là dove si evidenzia che questo interesse pubblico viene anche posto sulle opere e gli impianti fissi a servizio della coltivazione, anche se in contrasto con i piani urbanistici. È evidente che nessun Comune vuole sul suo terreno una cava, però occorre prima fare il piano delle cave, verificare tutti i vincoli, e poi in un secondo tempo individuare queste aree. Ma non è possibile "d'emblée" scrivere una legge per cui queste aree diventano di pubblico interesse, perchè se c'è una cava a 300 mt da casa mia il cavatore deve andare su con una strada, e se questa strada passa sul mio terreno che può essere edificabile anche con un alto indice, quindi ha un grosso valore, il cavatore può passare sopra la mia proprietà e espropriarmi il terreno per pubblico interesse. È questo il problema grosso che nasce con la stesura di questa legge.

Questo è l'elemento fondamentale per cui secondo me la legge deve essere rivista in Commissione, anche in tempi molto stretti.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore ai Lavori Pubblici Fosson, ne ha facoltà.

FOSSON (D.C.) - Con il Consigliere Sandri ci sono già stati incontri in Commissione e molti dei suoi dubbi parevano fugati. Non voglio rientrare nel merito altrimenti riapriremo la discussione in questa sede. Ad esempio, la sua affermazione del fatto che le cave sono distinte dalle miniere nel RD del '27, è confutata da pareri del Consiglio di Stato e da altri autorevoli pareri di cui posso fornirgli copia.

Ad ogni modo a me pare che su un tema del genere, che è estremamente importante per tutti, sia sbagliato andare al braccio di ferro e allo scontro fronte contro fronte. Ritengo che da parte nostra ci debba essere disponibilità, così come c'è stata ieri quando ad una precisa richiesta del Consigliere Baldassarre che parlava "per bocca" del Consigliere Sandri, abbiamo accettato di rinviare ad oggi questa discussione, mentre all'ordine del giorno cadeva ieri.

Possiamo tornare in Commissione, dirimere tutti questi temi che abbiamo ancora da discutere, però torniamo al prossimo Consiglio regionale e in quella sede daremo già per svolte tutte le discussioni e voteremo. Se ci saranno degli emendamenti che la maggioranza non avrà accettato, verranno messi in votazione e per questi deciderà il Consiglio.

PRESIDENTE: L'Assessore ha acconsentito a rinviare la legge al prossimo Consiglio regionale.