Oggetto del Consiglio n. 271 del 14 novembre 1974 - Resoconto
OGGETTO N. 271/74 - Ordine del giorno per un impegno unitario per lo sviluppo dell'autonomia e per la crescita antifascista e democratica del paese.
Dolchi (Presidente) - Colleghi Consiglieri, in data 14 ... non c'è la data, è stato presentato un ordine del giorno sottoscritto da tutti i Capigruppo, che sono presenti in quest'aula; l'ordine del giorno è stato trasmesso in allegato con la convocazione, se non c'è nessuno che ne chiede esplicitamente la lettura, io lo darei per letto, lo diamo per letto, e quindi apriamo il dibattito su tale ordine del giorno.
Chi chiede la parola? La parola a Consigliere Chincheré.
Chincheré (PCI) - Credo necessario premettere che questo intervento non vuole essere la presentazione dell'ordine del giorno sul quale è chiamato ad esprimersi oggi il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, ma vuole più semplicemente essere una proposta per un rinnovato impegno antifascista, tra e forze politiche che si richiamano alla Costituzione; proposta più che mai attuale se abbiamo presenti i termini esatti e circostanziati di come oggi sia in atto nel nostro Paese, e la Valle d'Aosta non fa eccezione, una strategia della tensione tesa a scardinare le istituzioni democratiche che stanno alla base del tipo di democrazia che liberamente e a prezzo di grandi sacrifici il popolo italiano ha ottenuto. Una strategia della tensione che non è nata a caso, ma si sviluppa secondo piani e tempi ben stabiliti, volendo essere una risposta articolata contro ogni potenziamento della democrazia, contro l'avanzata unitaria della classe operaia e delle masse popolari e di tutto ciò che è progresso sociale e civile, rispetto delle minoranze politiche, etniche e religiose, contro una società rispettosa della pluralità delle idee e del loro libero manifestarsi, il neo-fascismo italiano e internazionale hanno giocato e giocano un ruolo primario in questa strategia, e trovano nel MIS, destra nazionale, coperture, avalli e gravi complicità.
Va comunque sottolineato che i fascisti sono solo la massa d'urto di quelle forze conservatrici e reazionarie che siedono in ben individuati circolari finanziari e politici che, sorti ad ogni volontà di progresso sognano di ricacciare indietro quelle conquiste che sono espressione di una volontà di partecipazione attiva allo sviluppo economico, politico e culturale e che sono costati anni di sacrifici e di dure lotte.
A questa folle e antistorica avventura segnata da gravi episodi di intolleranza, di teppismo politico e criminale, di sanguinosissime stragi freddamente preparate, volute e messe in atto da Piazza Fontana a San Benedetto Val di Sambro, i lavoratori italiani hanno reagito con composta fermezza senza cadere nel panico e nella provocazione, dimostrando quella maturità democratica che ha radici assai profonde e che vanno ricercate nel modo come in Italia si è riusciti a combattere contro il fascismo con un impegno che ha visto unite le componenti più importanti della politica, della cultura, della storia del nostro Paese.
Il popolo valdostano che si riconosce nel valore dell'anti-fascismo e dell'autonomia non è stato di meno e numeroso ha partecipato a tutte quelle manifestazioni antifasciste, dimostrando attivamente che anche qui in Valle d'Aosta non c'è posto per i mestatori, per chi sogna ritorni all'indietro; è allora necessario che il Consiglio regionale dia, senza tentennamenti, ma con impegno riaffermato, un contributo alla crescita antifascista della società valdostana, contrapponendo alla strategia della tensione una permanente offensiva democratica che, al centro, abbia un coerente programma di trasformazione della struttura economica, sociale e civile, in grado di superare le profonde ingiustizie e gli squilibri esistenti, riaffermando la capacità dello stato democratico a soddisfare le esigenze di progresso e di partecipazione delle grandi masse dei lavoratori e dei cittadini, provando conforto in ciò nell'affermazione che se l'antifascismo non è una formula di Governo, è sicuramente obbligo costituzionale, interesse politico, dovere morale di ciascuno e di tutti; ma non possiamo, come regione, limitarci a fare ciò che è di nostra stretta competenza, è possibile e soprattutto necessario fare di più, stanno infatti venendo alla luce, grazie alla dura e severa battaglia condotta dalle forze democratiche che vogliono sapere la verità fino in fondo, gravissime responsabilità di alcuni settori dei pubblici poteri come le forze armate che non hanno svolto i loro compiti a difesa della legalità repubblicana, ma anzi sono implicati anche gravemente nelle trame nere e si pone quindi anche per noi, da una parte l'obbligo morale della denuncia e dall'altra la capacità di fare proposte operativa al fine di garantire la piena democratizzazione nello spirito e nella lettera del dettato costituzionale dei cosiddetti corpi separati dello Stato, e in modo particolare delle Forze armate.
Siamo consapevoli che la stragrande maggioranza degli appartenenti alle Forze armate sono fedeli alla Repubblica, ma ogni ipoteca di destra, ogni complice di piani eversivi deve essere scoperto, colpito, proprio per lo stesso prestigio delle Forze armate, al servizio del Paese che, come recita testualmente l'ordine del giorno, restano una istituzione fondamentale della Repubblica, cui è assegnato il compito della tutela della pace e dell'indipendenza nazionale, compito questo inscindibile nello spirito della Costituzione, dalla leale difesa delle conquise civili e democratiche del Paese; da un legame stretto con i cittadini che si oppongono ad ogni pericolo che minacci le libertà conquistate con la lotta di Liberazione.
Si pone cioè per le Forze armate un triplice problema, di azione e di rinnovamento democratico, di educazione civica verso i giovani chiamati alle armi, di scelta oculata dei quadri che in certi casi hanno raggiunto per complicità politiche gli altri gradi delle gerarchie militari, pur essendo legati ai centri del vecchio e del nuovo fascismo, è necessario, in ultima analisi, dare interpretazione corretta al quarto comma dell'art. 52 della legge fondamentale dello Stato, cioè la Costituzione che vuole l'ordinamento delle Forze armate, informato allo spirito democratico della Repubblica, l'interpretazione che per essere autentica può essere delegata all'avvocatura dello Stato o a chi per essa, ma deve essere frutto dello sforzo di elaborazione e di impegno operante delle forze politiche antifasciste e deve individuare nelle assemblee elettive gli strumenti principali per la costruzione del nuovo rapporto fra le Forze armate e società civile.
Da questo impegno, da questa offensiva democratica e antifascista che deve essere operante e permanente, troverà nuova linfa e ancora maggior ragione di essere l'idea regionalista già tanto insidiata dall'incapienza dei governi centrali, idea che non può essere confusa con l'esercito di piccoli poteri locali, come esercizio del comando, ma come modo autentico di governare nel rispetto e per la soluzione delle esigenze dei lavoratori e di tutta la collettività.
Dolchi (Presidente) - Altri che chiedono la parola? Nessuno chiede la parola.
La parola al Vice Presidente Chanu.
Chanu (DP) - Brevemente al solo scopo di esprimere quello che i DP intendono condividere a pieno, nell'argomentazione portata e sviluppata esaurientemente nell'ordine del giorno proposto.
Si tratta di una situazione grave e delicata, tanto più grave e tanto più delicata, in quanto l'opinione pubblica viene messa al corrente dei pericoli a cui è andata incontro la navicella delle libertà democratiche in questi anni, delle ... in cui ha rischiato di franare irrimediabilmente, dopo anni, dal momento in cui queste situazioni di pericolo si erano realizzate ed avevano creato quei presupposti che, se portati a termine, evidentemente avrebbero significato l'addio a quel patrimonio che è stato conquistato con tanto sacrificio e con tanto sangue e che l'Italia merita e che tutti noi dobbiamo difendere.
E questo sotto la speciosa apparenza di una tutela obbiettivamente legalitaria di istituzioni o di ordine, che invece, nel suo obiettivo finale non poteva che trasfondersi in un intento eversivo di scardinare la base, questo patrimonio di libertà democratiche, questo patrimonio di autonomie, questo patrimonio di democrazia, che fa parte della nostra Costituzione, e soprattutto fa parte del nostro io di cittadini e di democratici.
Credo quindi che di fronte alle situazioni che stanno venendo gradatamente alla luce e che ci hanno messo in evidenza l'esistenza di iniziative, l'esistenza di tentativi, organizzati ad alto livello che hanno investito settori della vita pubblica, in cui evidentemente non si può non fare affidamento, se si vuole continuare sulla strada della libertà della democrazia, credo che, proprio per questo il nostro impegno debba essere oggi qui rinnovato con la massima energia e l'impegno significa, a mio avviso, soprattutto, richiesta ferma a noi stessi e a chi ci governa di fare quanto è possibile per togliere alla base quelle situazioni di squilibrio esistenti nel Paese, che sono poi in definitiva le determinanti di questi tentativi eversivi, le cui conseguenze, molte volte vanno anche al di là dello stesso, della stessa più o meno buona fede di questi tentativi eversivi e, quando a monte del tentativo eversivo e del tentativo golpista c'è l'attentato, c'è il sangue, ci sono le bombe, evidentemente non si può non guardare con la massima preoccupazione, non si può non chiedere, con la massima energia, ai nostri organi dello Stato, un fermo intervento, anche un intervento con il bisturi del chirurgo, per togliere quelle appendici così pericolose che possono effettivamente portare, non solo a una situazione di ulteriore inquinamento, ma a una situazione irreversibile di anti-democrazia, della quale saremo poi tutti a subirne le conseguenze.
Dolchi (Presidente) - La parola al Consigliere Andrione.
Andrione (UV) - La democrazia si difende e si rafforza togliendo spazio a ogni manovra di tipo dittatoriale, anche e soprattutto, in questo momento, con un'amministrazione imparziale onesta ed efficace.
È per questo che noi sottolineiamo il nostro impegno, così come hanno fatto prima di noi i comunisti e i democratici popolari, dicendo che per combattere certi aspetti deteriori e degradanti della vita politica italiana in questo momento, il nostro primo dovere è quello di amministrare bene la Regione Autonoma Valle d'Aosta.
Bordon (DC) - Io non mi dilungherò perché se volessimo poi fare delle chiacchiere troppo lunghe, questo argomento si presta, mi sembra che per il solo fatto che abbiamo firmato questo ordine del giorno, noi siamo consenzienti, e quindi è inutile ricamarci su, ci è stato detto tutto molto bene prima, da parte mia, mi sembra soltanto anche logico puntualizzare due cose, che questa famigerata democrazia è però una cosa santa, perché ci permette di colpire anche coloro che sono al massimo della gerarchia e di poterli imputare, incarcerare e mettere al loro posto quando se lo meritano, cosa che forse non avremmo più la possibilità di fare il giorno in cui non ci sia più questa democrazia.
Noi siamo molto tranquilli, collaboriamo con il massimo impegno per tutto questo e poi abbiamo una grande fiducia, abbiamo ancora fiducia nella Magistratura, Magistratura che non può andare solo in un senso, va in tutti i sensi e che pertanto colpirà chi è colpevole, come noi ci auguriamo.
Dolchi (Presidente) - Altri che chiedono la parola. La parola al Consigliere Pedrini.
Pedrini (PLI) - Brevissimo, mi pare che non ci sia altro da aggiungere a quello che ha detto il liberale Bordon, cioè, scusi, effettivamente non è un lapsus, ma ha detto delle cose che io approvo incondizionatamente quindi, non ho altro da aggiungere.
Viglino (RV) - Sono una delle firmatarie di questo ordine del giorno, e evidentemente non posso che essere un po' amareggiata nel vedere come ci siamo trovati dopo 30 anni dalla Liberazione.
Ero molto giovane allora, e ricordo che con i miei amici pensavamo di aver risolto tutti i problemi e di aver potuto mettere le basi per creare uno Stato degno di questo nome.
Purtroppo, tante volte, i sogni della gioventù rimangono soltanto dei sogni ma, anche se questo è rimasto un sogno e ho dovuto constatare quante volte la democrazia si è ridotta a semplice demagogia, io continuo e voglio continuare a sognare un domani migliore per tutti, ed è evidente che quanto ha detto il Consigliere Andrione a quel proposito, è la base perché domani sia migliore di oggi.
In un paese dove l'Amministrazione è onesta, dove il denaro pubblico viene speso per i fini della popolazione; dove la questione sociale viene affrontata coraggiosamente e bene, in un Paese di questo genere non si dovrebbero avere delle reazioni quali noi assistiamo adesso, anzi, non si hanno di queste reazioni. Le reazioni della popolazione sono logiche perché ormai, lo dobbiamo confessare, lo dobbiamo riconoscere, c'è troppa corruzione in giro e bisogna cercare di risalire la china dove noi abbiamo visto il nostro Paese precipitare. Noi pensavamo naturalmente alla Valle d'Aosta e sarebbe ora che la Valle d'Aosta desse l'esempio di un'amministrazione nuova, soltanto rivolta al bene della popolazione stessa, solo così noi saremo degni di portare avanti un discorso democratico e antifascista.
Jorrioz (PSDI) - A questo ordine del giorno, sia come rappresentante di partito, sia come un resistente della Valle d'Aosta, ho dato la mia adesione, ampia, sincera.
Non vorrei aggiungere tante parole alle parole già dette, che da anni noi continuiamo a vedere sui giornali, nelle amministrazioni. Nelle varie riunioni si sente parlare solo di democrazia, si parla sempre di democrazia e ci accorgiamo che, dopo trent'anni, con tante parole non abbiamo risolto i problemi nostri, né valdostani, né italiani. Ritengo che, più che parlare, dobbiamo agire, giorno per giorno ognuno di noi deve fare una battaglia democratica nell'ambito del suo operato, in qualunque settore egli possa operare. Meno parole e più fatti.
Dolchi (Presidente) - La parola all'Assessore Milanesio.
Milanesio (PSI) - L'ordine del giorno che vede la firma di quasi tutti i Capigruppo, anzi di tutti i Capigruppo dei partiti presenti questa mattina nel Consiglio regionale, è, direi, nel contempo, molto significativo ma può anche essere visto sotto un altro profilo, molto ritualistico.
Io credo che la democrazia e la libertà vadano difese giorno per giorno, contro i pericoli vecchi e nuovi che possono insidiarla. Noi diamo a questo pericolo il nome generico di fascismo e quindi parliamo di antifascismo.
Forse il fascismo è una forma di estrinsecazione politica di mali vecchi che, male si adattano oggi alla nostra realtà, forse è una parola superata, forse è una parola che si colloca storicamente in un certo ambito però, per brevità, tutti assieme l'abbiamo accettata e l'accettiamo e individuiamo in questa forma di aberrazione politica il nemico principale da combattere, però oggi dobbiamo stare attenti contro delle forme nuove in cui questo fenomeno può manifestarsi.
Non sono certo certi squallidi personaggi di un passato che, secondo me, è definitivamente cancellato in quelle forme e con quei riti ma, sono personaggi nuovi che si annidano in certi potentati economici, anche in certi partiti pseudo-democratici, in certe formazioni che vorrebbero restaurare uno Stato forte, come se la Repubblica nata dalla Resistenza non avesse in sé la forza per emendarsi dei difetti e dei vizi che oggi l'affliggono.
Io credo che si dovrebbe avere il coraggio di parlare più chiaro anche per quanto si riferisce alle Forze armate.
Non ho mai sentito dei panegirici come in occasione di questo 4 novembre.
Tutti i partiti, anche quelli della sinistra, hanno voluto, compreso il mio partito, riconoscere alle Forze armate un ruolo insostituibile nella difesa della Patria e della libertà, un ruolo di indubbia incostituzionalità.
Io credo che dovremmo parlare un po' più chiaro, ritengo che all'interno delle nostre Forze armate ci sia una grossa parte che potrebbe benissimo sedere in questo momento sul banco degli imputati insieme al Generale Miceli, una grandissima parte, bisogna avere il coraggio di dirlo, perché altrimenti così faremmo della retorica, che ricorda in qualche modo quel tentativo, mi dispiace di doverlo definire maldestro, del compagno Allende nel Cile, quando, ad un certo punto, ha pensato di poter catturare le Forze armate ad un discorso democratico e popolare, inserendolo in un Governo. A me pare che certe sviolinature che ultimamente sono state fatte nei confronti delle Forze armate, abbiano lo stesso significato, bisogna parlare molto più chiaro. Ritengo che il nostro esercito, i nostri Generali e i nostri Colonnelli siano divisi in due nette e contrapposte tendenze; quelli che credono alla Costituzione democratica, quelli che non ci credono molto e quelli che ci credono molto poco.
Quindi, spero, mi auguro e ci auguriamo che questo tentativo di chiarimento che è in atto nel Paese da parte della Magistratura, da parte delle forze democratiche, circa le responsabilità e i ruoli che certi settori dello Stato e delle Forze armate potevano giocare in un tentativo golpista, vengano chiariti fino in fondo senza reticenze e senza riserve, perché sono settori ancora molto oscuri, dove si annidano complicità e desideri di potere e di Stato forte, Stato dell'ordine, che certamente non si attagliano ad una democrazia consapevole e in evoluzione quale è la nostra.
Ciò detto, non posso che concordare con tutti coloro che hanno invocato una amministrazione corretta, più limpida, più vicina alle esigenze dei cittadini.
Evidentemente, il potere, nella misura i cui è vicino ai cittadini, rappresenta l'esigenza dei cittadini, è un potere democratico, è un potere che è controllato da vicino, può essere oggetto di alternanze politiche, nei governi regionali, provinciali, nazionali, nella misura in cui esiste l'alternativa, esiste anche la democrazia.
Forse è una delle ragioni per cui in Italia, a livello nazionale, la democrazia subisce dei duri contraccolpi e delle insidie, direi abbastanza subdole, e perché in realtà non c'è stata l'alternativa di potere in questi ultimi 25-30 anni.
Forse, se la nostra democrazia saprà trovare la possibilità di una alternativa politica di governo, anche radicale, forse questa democrazia sarà più sostanziale e sarà meno formale.
Ecco, credo che la lezione della Resistenza, dell'antifascismo, anche i giovani finalmente l'abbiano imparata.
Però, occorre vigilare continuamente contro i nuovi pericoli che possono insidiarla, perché l'autoritarismo, chiamiamolo brevemente, il fascismo, si può manifestare in forme nuove, in forme diverse e certamente diverse da quelle con cui si è manifestato in passato.
Quindi, l'invito che noi socialisti, nel votare questo ordine del giorno, rivolgiamo a tutte le forze democratiche che sono state e sono oggi ancora antifasciste, è quello di vigilare su tutte le forme di autoritarismo e di negazione della democrazia sostanziale, perché è attraverso queste procedure che si può instaurare uno Stato forte, che si può instaurare uno Stato dove il controllo democratico non agisce più, uno Stato dove vi è larga possibilità di discrezione al potere esecutivo, ad uno Stato che può fare benissimo un golpe in bianco, successivamente, senza nessun trauma costituzionale perché è possibilissimo farlo nella misura in cui esiste una maggioranza parlamentare che vuole forgiare la Costituzione nelle sue, diciamo così, dichiarazioni, che possono essere anche stravolte senza necessariamente emendarla, quello che si richiede, a mio avviso, è anche una alleanza sempre più vasta e più larga delle forze popolari, delle forze democratiche, questo è il modo migliore per rispondere a qualunque tentativo di eversione, sia essa fascista, sia essa genericamente autoritaria.
Manganoni (PCI) - Io non voglio ripetere quanto ha detto Chincheré e gli altri miei colleghi. Non voglio nemmeno accennare alla Resistenza di cui ho fatto parte e ai nostri ideali, purtroppo frustrati, ma è mio intendimento sottolineare uno dei tanti aspetti di questo divagare delle trame nere; particolarmente delle responsabilità.
Ha accennato, mi pare Chincheré, sulle responsabilità gravissime delle forze della destra economica, ecc.; ma si è forse omesso di accennare alle responsabilità dei Governi che si sono susseguiti dalla Liberazione ad oggi.
Nei gangli vitali dell'alta burocrazia si annidano degli elementi, non tutti, per fortuna, alcuni, che si avvalgono dei poteri a loro conferiti per tramare, per organizzare, per proteggere il movimento eversivo fascista. Ora, io mi domando, questi alti burocrati, ecc., chi li ha nominati? Chi li ha messi a quel posto di comando? I vari Governi, i vari Ministri e, rimanendo nell'ambito delle Forze armate, chi ha messo i vari Generali, i vari Ammiragli, i vari Di Lorenzo, i vari Miceli a questi altissimi posti di comando, a questi altissimi posti di responsabilità? Dove oggi si dimostra, si dimostra, naturalmente, una piccola parte delle loro responsabilità. Ebbene, se io non vado errato, sono i vari Ministri della Difesa che si sono susseguiti al Governo; quei Ministri che a scadenze fisse elargiscono dei magnifici discorsi antifascisti, no, belle parole e questo mi fa pensare a quanto si diceva in tempo di guerra dei nostri vicini, dei nostri amici svizzeri.
Si diceva che nel periodo dell'ultima guerra le industrie svizzere lavorassero tutta la settimana per i tedeschi e alla domenica i cittadini svizzeri si riunissero nelle chiese e pregassero per la vittoria degli Alleati. Questo mi fa pensare ai bei discorsi antifascisti di quei Ministri, fatti a scadenze fisse. Ora, questi Signori Ministri hanno le loro responsabilità perché sono loro che hanno messo questi fascisti a questi posti di comando.
Ed io penso che sarebbe necessario chiamarli a rispondere di queste loro azioni di fronte al Parlamento e di fronte al popolo italiano.
Dolchi (Presidente) - Non c'è più nessuno iscritto a parlare, possiamo mettere ai voti l'ordine del giorno presentato da tutti i Capigruppo che sono oggi presenti qui, in quest'aula.
Nessuno più chiede la parola, metto in votazione per alzata di mano l'ordine del giorno.
Chi è d'accordo è pregato di alzare la mano. Grazie.
Chi non è d'accordo? Chi si astiene?
Il Consiglio approva all'unanimità con 33 voti favorevoli su 33 Consiglieri presenti e votanti.
Punto 4 all'ordine del giorno.
