Trascrizione informale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 118 del 15 maggio 1974 - Resoconto

OGGETTO N. 118/74 - Adeguamento del prezzo del latte al produttore e piano per il risanamento del settore agricolo in Valle d'Aosta. (Approvazione di Mozione)

Dolchi (Presidente) - L'ordine del giorno reca ora la discussione della mozione concernente: "Adeguamento del prezzo del latte al produttore e piano per il risanamento del settore agricolo in Valle d'Aosta".

Do la parola al Consigliere Maria Ida Viglino per l'illustrazione della medesima.

Viglino (RV) - Non dirò certamente niente di nuovo dicendo che il problema dell'agricoltura si fa ogni giorno più tragico.

Io non so se la Giunta ritiene di aver affrontato in modo globale la questione dell'agricoltura in Valle d'Aosta con la legge del 7 marzo 1973, comunque a questo proposito vorrei fare alcune considerazioni.

Prima di tutto io so che c'è ancora un gran numero di agricoltori che non hanno ancora ricevuto i sussidi che sono contemplati in quella legge, per ritardo, d'accordo, degli Uffici, però il fatto è ugualmente abbastanza grave, perché siamo in fase di netta svalutazione della lira.

A questo proposito io condivido il parere dell'Associazione Allevatori Valdostani; questa Associazione il 7 marzo 1974 ha inviato una lettera sull'argomento all'Assessore all'agricoltura e foreste, e per conoscenza al Presidente della Giunta regionale, chiedendo tra l'altro di elevare la cifra di 30.000 per ogni capo adulto mantenuto nell'azienda per un periodo non inferiore ai sette mesi all'anno, a 50.000 con un massimo di 1.500.000 per ogni azienda.

Inoltre di elevare a 9.000 il contributo per ogni capo adulto monticato con un massimo di 1.000.000 di lire per ogni alpeggio la quota che prima era stabilità in 5.000.

Io non credo che questa legge possa risolvere ogni problema inerente all'agricoltura perché la questione è certamente molto più complessa.

D'altra parte ho anche dei forti dubbi sull'aiuto che questa legge può portare al piccolo agricoltore, cioè a quello che avrebbe bisogno di essere aiutato di più, cioè colui che ha due-tre, al massimo quattro capi di bestiame nella sua stalla e che quindi prende un importo appena sufficiente per comprare ad esempio quattro quintali di mangimi. Ricordiamoci che in questo momento i prezzi dei mangimi e del concime sono quasi raddoppiati.

È per questo che ho chiesto in questa mia mozione alla Giunta, in generale, e all'Assessore all'agricoltura e foreste, in particolare, di sottoporre a breve scadenza al Consiglio un piano adatto a risanare il settore agricolo della nostra Valle, perché io penso che c'è anche una questione morale che troppo spesso è dimenticata a favore delle questioni strettamente materiali.

Io ritengo che per anni e anni il lavoro del contadino è stato quasi disprezzato; noi dobbiamo pensare che il suo lavoro è alla base di qualunque altra manifestazione della creatura umana, infatti noi siamo delle macchine che hanno bisogno di un certo carburante per funzionare con il quale anche chi fa dei magnifici discorsi deve fare i conti.

Io penso che soltanto quando noi avremo rivalutato moralmente quanto è indispensabile il lavoro dell'agricoltura, quando avremo insegnato a rispettare questo lavoro, quando l'avremo valorizzato e posto al punto giusto nella scala dei valori umani, noi allora avremo fatto qualche cosa di utile e di necessario al progredire della condizione dei nostri agricoltori.

Quindi io chiederei alla Giunta di tenere conto e di esaminare anche questo aspetto del problema.

Naturalmente noi possiamo venire incontro all'agricoltura attraverso gli interventi che sono stati già approvati dal Consiglio, ma senza dimenticare la parte che ho chiamato morale e che, secondo il mio punto di vista, è assolutamente indispensabile se vogliamo domani avere ancora delle persone che saranno fiere di lavorare la terra che hanno ereditato dai loro padri.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.

Bordon (DC) - La Signorina Viglino, presentatrice con altri di questa mozione, non poteva che illustrare bene la mozione stessa, devo dire anche che essa è stata presentata al momento opportuno, cioè quando, e il Consiglio ne è informato, i problemi dell'agricoltura si vanno ancora aggravando.

Io mi ricordo quando molte volte, in Consiglio e in altri luoghi, discutevamo di questi problemi ed eravamo presi in giro da parte di coloro che seguivano determinate impostazioni alla "Mansholt" i quali ci dicevano apertamente che noi eravamo dei teorici, eravamo degli illusi, in quanto se un settore dell'economia come quello dell'agricoltura doveva essere ridotto, non se ne poteva fare a meno.

Noi ci siamo ribellati a queste impostazioni di economia-agricola per le quali si dovevano abbattere le bovine, si dovevano abbandonare determinati pascoli che non rendevano ecc.

Pertanto oggi noi dobbiamo dare atto che vi è una diversa sensibilità per questi problemi; finalmente si è capito l'importanza del turismo, (anzi noi riteniamo che sia una delle componenti principali accanto all'agricoltura e all'artigianato della nostra economia), ma si è anche capito finalmente che in Valle d'Aosta l'industria ha la sua importanza però senza agricoltura non avremmo quella grossa risorsa, che non sempre riusciamo a valorizzare, che è il turismo.

Quando i paesi sono abbandonati, quando vengono lasciati come lo sono adesso in decadimento, anche il turismo ne risente.

In un volume che mi è stato dato (si tratta del volume di Sylvain Lucat Secrétaire de la Vallée d'Aoste), del 1900, pubblicato, se non sbaglio, a Ivrea alla Tipografia Garda dove ci sono gli elenchi dei comuni e dove si legge che Fontainemore aveva, pensate, 1600 abitanti, Perloz aveva 1400-1500 abitanti, Pont-Saint-Martin ne aveva 1100. Questo volume avremmo dovuto mostrare a chi sottovalutava il problema dell'agricoltura.

Visto che voi sottoponete problemi che voi già conoscete, ma che io desidero restino a verbale e abbiano il dovuto rilievo in un momento in cui la situazione richiede una nuova revisione del problema agricolo in Valle d'Aosta, Signori non ci siamo ancora, e questo non perché non si sia fatto o non si sia voluto fare, ma proprio perché si tratta di un problema in continuo divenire, pertanto la proposta di compiere un nuovo studio del piano agricolo in Valle, che certamente l'Assessore al turismo con la Giunta, con il Consiglio regionale, porterà avanti con la Commissione all'agricoltura, dovrà attuarsi il più rapidamente possibile data l'urgenza del problema.

Senza addentrarmi nei particolari penso sia bene ricordare alcune carenze che si verificano. Ieri c'è stata una riunione, che per noi ha un'importanza enorme perché finalmente i contadini, gli agricoltori, i coltivatori diretti della Valle d'Aosta hanno capito che se non si uniscono seguendo certe direttive che vengono da altri sindacati non combineranno niente.

Si sono riunite varie associazioni, che pur non essendo separate camminavano ognuna per la sua strada ed esaminavano i problemi settorialmente. Dopo questo primo incontro continueranno a collaborare affinché i problemi vengano affrontati unitariamente e portati avanti con la massima forza.

Saremmo ben contenti di poter collaborare con le varie associazioni (Consorzio Produttori Fontina, Cooperative Produttori Latte e Fontina, Consorzio Produttori Latte di Aosta, Associazione Agricoltori, Associazione Allevatori Valdostani, Unione Regionale Agricoltori) per concordare con loro gli interventi nell'agricoltura.

Ieri hanno stilato questo documento in appoggio alla sua mozione, Signorina Viglino; sono stati esaminati molti problemi, ma non si poteva di punto in bianco presentarli all'Assessore, anche perché sicuramente Egli, io penso, ne è informato.

Uno dei tanti problemi riguarda la Cooperativa Produttori Fontina e il Consorzio Produttori Fontina. La Cooperativa continua a gravare sulla Regione, per esempio per i fidi arriviamo a un 12-14%; la Cooperativa ha necessità di liquidi: non può coprire le spese con le entrate provenienti dalla fideiussione della Regione, la C.P.F. non è in grado di proseguire la propria attività.

Noi in questo momento ci troviamo in particolare disagio perché tutti i problemi inerenti i prezzi dei formaggi sono bloccati e allora siamo arrivati all'assurdo di vedere il CIPE che ci fissa dei prezzi per la Fontina, mentre la Fontina è un formaggio speciale difeso da un marchio, noi abbiamo avuto, nel settore dei formaggi, determinate esenzioni; ecco, noi dovremo esaminare questo problema e dovremo farlo presente in campo nazionale con tutte le nostre forze.

Se si pensa alla difficoltà della vita in un alpeggio, alla difficoltà di trovare personale per la lavorazione dei prodotti agricoli, si comprende perché oggi tanti giovani disertino la campagna e preferiscano, ad esempio, l'attività del "croupier" a Saint-Vincent.

Indubbiamente il problema è difficile, chiederemo i necessari colloqui con il Presidente, con la Giunta, per esaminare queste difficoltà enormi che voi già conoscete e per studiare le eventuali soluzioni.

Stamattina si era accennato al latte, la signorina Viglino ha letto una lettera, in data 7 marzo, inviata dall'Associazione Allevatori Bestiame, nella quale giustamente si chiede che dalle 30.000 si passi alle 50.000, come ha detto lei; questa non è che una delle richieste che al momento opportuno verranno portate qui. È giusto ad esempio che il fieno locale, che viene comperato in Valle abbia un contributo e nello stesso momento dovremo esaminare la situazione del piano carne: in esso vi sono delle provvidenze che non riguardano il bestiame di razza valdostana perché sembra che essa sia da latte e non da carne, invece è razza anche da carne, infatti vengono comperati da noi dei tori che sono portati in altre regioni d'Italia per la macellazione.

Continuando nell'illustrazione dei problemi, ritorno su una questione già affrontata questa mattina da altri colleghi, e precisamente sul problema del latte. Ai contadini non sono sufficienti le 150 lire al litro che vengono loro retribuite perché i costi di produzione del latte sono saliti alle stelle. Tutti i prodotti hanno raddoppiato il prezzo alcuni l'hanno triplicato; per questo ci sarà la richiesta di aumentare il prezzo del latte a 180 lire al litro.

Per concludere, noi siamo favorevolissimi a questa mozione; pertanto come primo intervento prego l'Assessore all'agricoltura di voler riunire al più presto questa Commissione; lo avviso che nello spazio di non molti giorni, 10 o 15, queste associazioni presenteranno le loro richieste, esse saranno quanto mai serie; a queste mozioni la Regione dovrà rispondere con altrettanta serietà, compiendo magari dei sacrifici, altrimenti la sua mancanza di iniziative in questo settore andrà a suo svantaggio in breve tempo.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Manganoni. Ne ha facoltà.

Manganoni (PCI) - Ho avuto occasione di affermare altre volte in Consiglio che se la situazione zootecnica in campo nazionale è disastrosa, non è certamente rosea in Valle d'Aosta, dove l'agricoltura è basata quasi esclusivamente sull'allevamento del bestiame.

Dobbiamo dare atto che i provvedimenti dell'Amministrazione regionale, nel campo dell'agricoltura in Valle hanno avuto la funzione di agire da freno; se non ci fossero stati, l'agricoltura oggi si troverebbe in una situazione peggiore di quella presente nel resto d'Italia, forse anche peggio perché qui è una zona montana.

Non va dimenticato però che il valore della produzione agricola, zootecnica e forestale per ettaro di superficie produttiva in Valle d'Aosta è la più bassa d'Italia, infatti, mentre per la Valle d'Aosta il reddito per ettaro di superficie produttiva è di 51.000 lire nella Campania è di 1.900.000; in Emilia è di 700.000, vi faccio grazia delle altre regioni, ho rilevato i dati dalle statistiche ISTAT del 1971. Quindi, teniamo presente questo.

Se consideriamo che gli allevatori in pianura vendono i loro prodotti in perdita, immaginiamoci la situazione degli allevatori in montagna, ove i costi di produzione sono di almeno 1/3 superiori a quelli della pianura.

Queste non sono delle mie scoperte, ma il giudizio di tutti quelli che conoscono la Valle e il lavoro della terra; in Valle d'Aosta, come d'altronde è già stato riconosciuto in questo Consiglio, si parla, nella bozza del piano urbanistico della Valle d'Aosta, del lavoratore della terra che non deve considerarsi dal punto di vista del tornaconto economico, ma deve concepire se stesso come giardiniere della montagna, la cui opera è indispensabile al mantenimento dell'equilibrio idro-geologico, alla tutela dell'ambiente di cui, oggi, tutti parlano.

Non so se avete seguito sui giornali il convegno dell'environnement che è avvenuto a Torino in questi giorni, sulla tutela dell'ambiente, della natura: grandi affermazioni, ma passiamo dalle affermazioni ai fatti: dobbiamo impedire la distruzione della montagna e le disastrose conseguenze causate dal nuovo modello di sviluppo di questa società basata quasi esclusivamente sull'attività industriale e turistica a scapito dell'agricoltura. Crollano le case dei villaggi di montagna abbandonati e la stessa sorte subiscono i mayens; non pochi alpeggi, risulta dai dati che ho avuto dall'Assessorato, circa 1/3, è già abbandonato o verrà presto abbandonato.

Questo è un processo di disgregazione che avanza con una celerità paurosa.

Non proseguo su queste considerazioni generali che tutti sono capaci a fare, voglio invece prospettare delle soluzioni, che a mio parere sono due: un piano in prospettiva, cioè per tempi lunghi e uno per obiettivi immediati.

Prospettiva per il futuro: ristrutturazione della nostra agricoltura; dobbiamo adeguarci ai tempi, non siamo più nel 1800 o nel 1920, siamo nel 1974, quindi: stalle moderne, stalle sociali, caseifici, forme di associazionismo; però un caseificio od una stalla sociale non sono funzionanti in un anno o sei mesi, ci vogliono anni, bisogna costruire il consorzio, fare i progetti, ci vuole il finanziamento dell'Amministrazione, l'appalto, la costruzione. Anche se saranno necessari degli anni bisognerà attuare queste cose, perché l'agricoltura non si risolve solo con i sussidi, ma anche ristrutturando l'organizzazione.

Dobbiamo far funzionare l'agraria regionale; essa doveva costituire, almeno nei fini della sua creazione, un aiuto per l'agricoltura, perché avrebbe dovuto fornire ai nostri agricoltori, mangimi, concimi, macchinari, attrezzi, a dei prezzi ragionevoli, purtroppo non può funzionare, non per cattiva volontà, ma perché i magazzini sono tutti occupati e non c'è spazio per mettere il materiale.

Questo è quanto io prevedo per un piano a tempi lunghi, però ci sono anche degli obiettivi immediati, perché se noi aspettiamo di ristrutturare quando avremo tutto ristrutturato, il bestiame non ci sarà più, la terra sarà stata abbandonata e quando un contadino abbandona la terra e sceglie un'altra attività, non torna più sui suoi passi; cosa d'altronde comprensibile se si pensa che in fabbrica o altrove non lavora 10-15 ore al giorno per 365 giorni, ma ha ferie, settimana di sette ore, mutua ecc.

Dobbiamo provvedere e subito. In che modo?

Leggendo i giornali, seguo quanto si va facendo in campo nazionale, il piano carne, la cui attuazione è però demandata alle regioni, allora, io direi di vedere cosa fanno le altre regioni, come le altre regioni si servono delle nostre leggi, ad esempio quella varata alcuni fa, la legge 32, quella del contributo al bestiame, che è stata elogiata dai giornali italiani di tutte le tendenze, nonché da quelli esteri, anche se in loco è stata criticata da qualcuno.

Non vi affliggo con la citazione di troppi giornali, mi riferirò solo a due di essi, e recentissimi, dell'8 maggio, 15 giorni fa, Forlì pianura dell'Emilia Romagna, fondo per la zootecnia, leggo alcuni passaggi: "Gli Enti locali della provincia di Forlì, unitamente alle Comunità montane, alla Camera di Commercio e all'Associazione allevatori, hanno costituito un fondo, per una serie di interventi a favore dell'allevamento bovino e ovino, nell'ambito provinciale. Le erogazioni di premi di 30.000 in pianura e di 40.000 in collina di montagna, per ogni manza che produrrà un vitello, entro i dodici mesi, contributo di 140.000 per ettaro" osservate bene, "ad integrazione del contributo Feoga che è già di 75.000" lo scrive il giornale, "per il completamento e la migliore utilizzazione dei prati-pascolo, inseriti nella zona zootecnica".

Vengono cioè a prendere circa 50.000 lire per ettaro, ciò che farebbe 500 lire ogni ara.

Quindi in pianura a Forlì, nella fertilissima pianura della Romagna danno 400 lire per ogni ara di prato e noi ne diamo 300 in montagna.

Sempre a Forlì, il fondo propone un intervento di emergenza integrativo, osservate, e non sostitutivo di altri analoghi interventi regionali.

Vi leggo dei dati riguardanti il Piemonte, regione a noi più vicina, sempre il giornale dell'8 maggio dice: "sono previsti contributi sulle spese per la monticazione del bestiame, fino alla misura massima di lire 20.000 per capo" noi ne diamo 5.000, in Piemonte 20.000 e difatti qui dice "24 miliardi per le stalle piemontesi", sempre nel Piemonte "per le vitelle da rimonta i premi sono previsti nella misura di 70.000 per capo di qualsiasi razza" in montagna ed in collina.

A questo proposito dico che sarebbe assurdo che in Valle d'Aosta si sostituisca l'attuale razza con quella da carne (infatti ogni anno gli allevatori valdostani mandano al macello 10.000 capi).

Questo è quanto stanno facendo nelle altre regioni.

Per quanto ci riguarda è necessario in questi provvedimenti rivedere il prezzo del latte, cosa che è già stata fatta; il prezzo è stato portato a 150 lire per la centrale del latte: questa iniziativa della Giunta è senz'altro lodevole, salvo l'inconveniente segnalato da Monami, cioè che ad Aosta il latte costa 200 lire e in Valle 210, 220, 240 secondo le distanze, in accordo con la solita politica per cui ci sono dei cittadini di categoria A (quelli di Aosta) e cittadini di categoria B (quelli della periferia).

Io mi chiedo come mai il pane, la birra, il vino o lo zucchero si pagano dovunque, più o meno, allo stesso prezzo, certe volte i prezzi sono inferiori in periferia, mentre il latte costa meno in città che non fuori.

In secondo luogo voglio attirare l'attenzione del Consiglio sui beneficiari delle 150 lire al litro. In Valle d'Aosta si producono circa 39 milioni di litri di latte (i dati sono stati forniti dall'Assessorato dell'agricoltura), arrotondiamo a 40 milioni; la Centrale del Latte ne assorbe circa 4 milioni, cioè un decimo, allora 1/10 degli agricoltori della Valle d'Aosta beneficeranno delle 150 lire, gli altri 9/10 no, perché? Prima di tutto perché il prezzo della Fontina è fissato dal Cipe, quindi non si può aumentare, quelli che oggi producono la Fontina non hanno una lira di vantaggio perché il prezzo è fissato; secondariamente le zone che conferiscono il prodotto alla Centrale sono quelle dei dintorni di Aosta, cioè le zone meno povere; altre valli dove l'agricoltura è molto meno redditizia come in bassa valle a Perloz, Fontainemore, Lillianes, dove tagliano ancora l'erba con la "fauceille" che noi usavamo 50 anni fa, queste valli, dicevo, non conferendo con la Centrale non hanno alcun vantaggio, mentre sono anche le più disagiate.

Io penso che le richieste avanzate da queste associazioni sono opportune: era tempo che le associazioni degli agricoltori seguendo l'esempio dei sindacati, si unissero, hanno capito che solo l'unione dà la forza per difendersi.

Gli agricoltori sono sempre stati ignorati non solo in Valle o in Italia, ma dappertutto, io mi chiedo perché gli allevatori non solo della Regione, ma di tutta Italia non sono stati solidali con quelli che tempo fa hanno dovuto muoversi e bloccare i colli e non hanno portato duecento manzi, non dico mucche poiché esisterebbe il problema di doverle mungere, al traforo del Monte Bianco per bloccarlo solo per alcune ore, con i Consiglieri regionali e i sindaci in testa, mi riferisco soprattutto a quelli che hanno coscienza dei problemi agricoli; io penso che questa dimostrazione riuscirebbe a smuovere qualcosa, comunque è una proposta, nel caso fosse accettata io sarei in testa come penso farebbero altri Consiglieri regionali.

Dicevo che queste richieste degli agricoltori sono inferiori a quanto è già stato realizzato a Forlì e in Piemonte, i dati sono a disposizione di chi vuole consultarli; io parlo a nome mio, io non chiedo che la Giunta e l'Assessore all'agricoltura dicano subito: facciamo come in Piemonte, mi rendo conto delle difficoltà, bisogna reperire i fondi, bisogna prendere delle decisioni.

Quando mi si dice che il Mec non lo permette, io rispondo che se lo fanno in Piemonte, se lo fanno in Emilia e Romagna, ed il Mec riguarda anche queste regioni, possiamo farlo anche noi.

Nel felicitarmi per questa iniziativa unitaria, io sono del parere che le richieste degli agricoltori debbano essere accolte, ma ripeto non pretendo che la Giunta lo faccia subito; la questione dovrà passare in Commissione, bisognerà esaminare, bisogna reperire i fondi, programmare gli interventi per evitare la facile demagogia di chi chiede che questo si applichi subito.

Invito quindi il Consiglio a riflettere sulla necessità di impostare una politica di deciso dirottamento degli investimenti pubblici verso l'agricoltura, ma lo dobbiamo fare presto, prima che sia troppo tardi.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto di parlare il Consigliere Caveri. Prima di dargli la parola, vorrei esprimere, penso di esprimere il sentimento di tutto il Consiglio, il nostro cordiale compiacimento nel rivedere oggi fra noi, in Consiglio, il Consigliere Caveri, che per motivi di salute è stato assente per alcune sedute.

La parola al Consigliere Caveri.

Caveri (UV) - Ringrazio anzitutto il Presidente Dolchi.

Il mio intervento sarà brevissimo. Condivido molte delle cose che sono state dette dagli oratori che mi hanno preceduto, ma ho sentito parlare delle aziende agrarie di due o tre capi di bestiame; io penso che bisogna avere il coraggio di affermare che le aziende agrarie di due o tre capi di bestiame, sono condannate a scomparire per una fatale legge economica, irreversibile, e i sussidi in questa direzione sono destinati ad essere vani.

Abbiamo appreso con compiacimento che si sono istituite stalle sociali, noi pensiamo che queste iniziative, insieme ad altre forme associazionistiche, siano quelle forme di iniziativa dell'Amministrazione regionale che possano incidere con una certa efficacia.

Ho detto che purtroppo le aziende agrarie di due o tre capi di bestiame sono destinate a scomparire, ho detto purtroppo poiché questo fenomeno è destinato ad agire in modo negativo su quei valori linguistici ed etnici per i quali si è sempre battuta l'Union Valdôtaine.

Il fenomeno d'altronde esiste, innegabile, e quindi deprecarlo è inutile, bisogna evitare le declamazioni retoriche che possono fare piacere e possono essere simpatiche per chi le ascolta, ma che non servono a niente, quello che conta è proporre delle misure concrete e precise.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Chabod. Ne ha facoltà.

Chabod (DC) - Anch'io non sarò lungo: volevo chiedere all'Assessore all'agricoltura se si possono sveltire un po' tutte le pratiche che sono in ritardo, i contadini tutti i giorni si lamentano, non ricevono niente, non sanno niente e penso che se andiamo avanti di questo passo quelli delle ultime lettere dell'alfabeto dovranno aspettare un anno per ricevere i soldi.

Molte cose giuste sono state dette dal Consigliere Manganoni, come le ha dette Bordon, la Signorina Viglino, penso che la questione dei tempi lunghi sia un danno per l'agricoltura valdostana, perché, più noi aspettiamo, più perdiamo i nostri agricoltori che, una volta abbandonata la terra non vi ritornano più.

Volevo fare un rimprovero al Consigliere Manganoni. Noi non possiamo fare in Valle d'Aosta due tre quattro cinque politiche, ne dobbiamo fare una e seria, cioè se andiamo avanti con l'industrializzazione della regione, non dobbiamo poi pentirci per aver sottratto manodopera all'agricoltura, cosa inevitabile se si instaurano nuove industrie. Un'altra cosa volevo dire sulla questione del latte cui ha accennato Manganoni: quattro milioni alla Centrale del Latte, quaranta milioni di latte prodotti in tutta la regione. Io chiederei un prezzo politico per chi non è convenzionato con la Centrale, poiché non è giusto che quelli che vi portano il latte abbiano 150 lire mentre gli altri devono arrangiarsi come possono, ma non arrivano mai alle 150 lire.

Chiederei il prezzo politico, arrivare a dare a tutti la cifra di 150 lire, almeno per adesso, poi si vedrà.

Non mi dilungo oltre dato che ne parleremo in Commissione e poi riporteremo tutto il problema in Consiglio regionale.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.

Fosson (UV) - Sarò breve su questo argomento poiché penso che avremo occasione di parlarne in Commissione.

Chi mi ha preceduto ha già detto molte cose e io vorrei solo sottolineare un aspetto che è stato fatto presente dalla Signorina Viglino, che ha firmato la mozione insieme a noi.

Si tratta della rivalutazione morale del contadino. Noi potremmo intervenire con degli aiuti puramente economici senza tener conto d'altro, ma io penso che ciò non è sufficiente. A mio avviso se non si crea anche un fattore psicologico e morale, tutti gli sforzi sono destinati a fallire; non mi dilungo poiché credo che ciò che ho detto sia condiviso da tutti coloro che hanno dovuto occuparsi dell'agricoltura in passato. Pensiamo all'importantissima questione della casa.

È stato detto che molti dei nostri villaggi sono in condizioni pietose e che quindi bisogna dare tutte le facilitazioni indispensabili per permettere una vita più civile a chi vive in campagna; importante è anche poter avere una maggiore cooperazione da parte degli interessati, su questo punto credo che tutti coloro che si sono succeduti all'Assessorato dell'agricoltura hanno fatto tutti gli sforzi, ma molte volte essi non hanno avuto un esito positivo, perché? Proprio perché manca quella spinta morale, manca quel fattore psicologico che è invece fondamentale per poter realizzare qualche cosa; ma oltre a questo c'è anche la necessità di una maggiore istruzione professionale nel campo dell'agricoltura.

Sono stati fatti in passato tutti gli sforzi possibili per creare una scuola d'agricoltura, per indirizzare molti giovani verso questo tipo di attività, ma anche qui abbiamo assistito allo stesso fenomeno: per mancanza di quel fattore psicologico molti giovani che hanno frequentato con profitto la scuola d'agricoltura, a un certo momento, hanno trovato più conveniente cambiare mestiere e andare nell'industria o altrove.

Un'altra osservazione che vorrei fare, brevissimamente, riguarda la zootecnia.

Noi conosciamo benissimo qual è la situazione dei nostri alpeggi, dobbiamo avere il coraggio, come l'ha detto l'amico Caveri, di dire che certi alpeggi disagiati che non hanno la possibilità di essere ben utilizzati, dovranno essere abbandonati. Noi dobbiamo utilizzare diversamente questo patrimonio costituito dagli alpeggi disagiati, i quali se non potranno essere monticati con bestiame da latte, dovranno esserlo con bestiame da allevamento, bestiame bovino da latte giovane e anche, eventualmente con bestiame per la produzione di carne; in certi alpeggi bisognerà ritornare ad un'altra produzione di carne che non è da sottovalutare: quella delle pecore.

Non penso assolutamente di scoprire la polvere da sparo dicendo queste cose in Consiglio regionale, ma spesso non sono tenute nella giusta considerazione; si viene derisi se si propone a qualcuno di mettere dei greggi di pecore e questo perché non si è mai fatto un conto economico di quello che potrebbero rendere, tutto ciò deriva dal fatto che siamo orientati verso il bestiame da latte.

Io non voglio prolungare in questo momento la discussione su questi argomenti, dato che abbiamo già chiesto nella mozione un impegno della Giunta e all'Assessore all'agricoltura di sottoporre a breve scadenza al Consiglio un piano adatto a risanare il settore agricolo. Mi rendo conto che risanare il settore agricolo è molto facile da mettere sulla carta, ma molto difficile da realizzare, quindi non ci illudiamo di poter avere dall'Assessore prima e dal Consiglio poi, un piano perfetto, però qualcosa bisogna fare.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Jorrioz. Ne ha facoltà.

Jorrioz (PSDI) - Io penso che non ci sia più gran che da aggiungere a quanto hanno detto i Consiglieri che mi hanno preceduto, però ritengo che un problema da prendere in esame nel settore dell'agricoltura sia proprio quello della carne da macello.

Il Consigliere Manganoni ha parlato di circa 10.000 capi di bestiame che vengono abbattuti annualmente.

Questo bestiame viene in genere portato altrove e pagato a bassissimo prezzo, di conseguenza sarebbe opportuno che accanto a tutte le latterie turnarie, ecc. latterie per la valorizzazione della produzione del latte, ci fosse anche un'organizzazione fatta dagli agricoltori e gestita dagli agricoltori per vendere direttamente la loro carne, potremmo così avere in Valle d'Aosta la carne ad un prezzo molto più basso a vantaggio sia degli agricoltori che dei consumatori.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola l'Assessore Lustrissy. Ne ha facoltà.

Lustrissy (DP) - È un po' difficile trattare in breve tempo tutti i problemi sollevati dalla mozione che riguardano l'agricoltura della Valle d'Aosta e la situazione generale dell'agricoltura nel nostro paese.

Innanzitutto devo premettere una cosa e l'ho notata con rammarico; molti Consiglieri hanno parlato di situazioni particolari quasi che l'Amministrazione della Valle d'Aosta finora non fosse esistita, o si partisse dall'anno 0 nel settore dell'agricoltura.

Noi crediamo di dover sottolineare ancora una volta quale sia stata l'intensa attività dell'Amministrazione regionale a favore della nostra agricoltura, attività che si è concretizzata ancora in questi ultimi anni in alcune leggi quadro che sono proprio le leggi definite già in altra sede, come leggi fondamentali per l'attività agricola in Valle d'Aosta; e voglio ancora ricordare brevemente che le leggi approvate riguardano in definitiva una proposta globale di ristrutturazione dell'attività agricola nella nostra regione.

Se noi esaminiamo la legge sulla cooperazione vediamo che essa prevede la cooperazione a tutti i livelli, compresa l'attività di commercializzazione, della produzione zootecnica, casearia, ortofrutticola; possiamo quindi già riaffermare che una volontà precisa di ristrutturazione dell'attività agricola nella nostra regione è già stata manifestata da questo Consiglio regionale in occasione dell'approvazione di certe leggi e certe disposizioni.

Se pensiamo alla legge sull'assistenza tecnica, che ben presto entrerà in funzione, avendo già reclutato una parte dei tecnici previsti dalla legge, all'indennità integrazione reddito agli agricoltori, ai fondi di rotazione, disponiamo già di un complesso di leggi che tendono alla ristrutturazione organica e completa di tutta l'attività agricola.

Molti hanno fatto riferimento a delle situazioni europee, teniamo conto che nel settore dell'agricoltura esistono delle direttive precise in campo europeo, esistono delle direttive nazionali, ed è appunto nel contesto di tutto questo quadro generale che l'Amministrazione regionale avvalendosi delle sue competenze, sta cercando di finalizzare i suoi interventi ad un discorso nuovo sull'agricoltura.

Se si prende visione della legge sulla zootecnia, approvata di recente dal Parlamento, chiamata anche legge d'urto per l'anno 1974, e che ha validità solo per tale anno, e un altro disegno di legge che è un po' più confuso del primo, ma che perlomeno demanda alle regioni non l'attuazione delle direttive nazionali, ma la predisposizione, i programmi organici d'intervento nel settore della zootecnia, se noi leggiamo tali provvedimenti di legge, dicevo, vediamo che essi contengono nella sostanza tutti i provvedimenti che l'Amministrazione regionale ha approvato in questi ultimi anni.

Da una parte si stabilisce un indennizzo agli agricoltori per l'allevamento, dall'altra si stabilisce un certo tipo di intervento-credito volto sia alla ristrutturazione delle aziende e ai miglioramenti fondiari, sia alla ristrutturazione dell'esercizio e alla conduzione delle aziende. Tali leggi sono già operanti nella nostra Amministrazione regionale, corrispondono alla legge sulla cooperazione, a quella sull'indennità per il verde rurale, alla legge sui fondi di rotazione e che prevede appunto interventi diretti nel settore dei miglioramenti fondiari e nei settori diciamo, dei prestiti di esercizio; perciò la legislazione nazionale che è sopravvenuta in questi ultimi mesi non ha detto niente di nuovo nei confronti dei problemi dell'agricoltura.

Finalmente anche l'agricoltura italiana ha a disposizione una serie di strumenti per poter meglio riorganizzarsi. Teniamo però presente che questi provvedimenti di legge contrastano in modo palese con la potestà legislativa delle singole regioni e soprattutto della Valle d'Aosta, in quanto, i Consiglieri ben lo sanno, l'art. 2 del nostro Statuto prevede competenza esclusiva nel settore agricolo e in quello della zootecnia. Accanto a questo problema generale ve n'è un altro: questi provvedimenti proposti dal Parlamento nazionale sono il più grosso "bluff" della storia nei confronti dell'agricoltura, in quanto gli stanziamenti previsti dalle leggi sono di 45 miliardi, mentre per pagare tutti quegli indennizzi previsti dalla legge sarebbe necessario un intervento di oltre 300 miliardi.

Mi sapete dire come sarà possibile realizzare in modo corretto un intervento che si propone di fare un discorso di ristrutturazione e di interventi immediati a favore della zootecnia, quando non si stanziano i fondi necessari per poter mettere le regioni nelle condizioni di dare attuazione a queste leggi.

Caro Borbey, quando l'Amministrazione regionale ha deciso di intervenire, l'ha fatto a ragion veduta, stanziando i fondi necessari: quando abbiamo previsto l'indennità per il verde rurale, abbiamo stabilito non solo i 500 milioni, ma anche l'integrazione in bilancio per poter far fronte, una volta avuta la situazione generale, alle domande che dovevano essere liquidate. A proposito del verde rurale vorrei ancora dire questo: molti si lamentano oggi della lentezza nella liquidazione delle indennità, ma molti si dimenticano che c'è stata tutta una campagna elettorale che invitava la gente a non presentare le domande per percepire l'indennità del verde rurale; questo purtroppo ha fatto sì che molti agricoltori hanno presentato le domande in ritardo, in fretta e incomplete. Tutte le domande in regola e presentate nei tempi dovuti sono state liquidate da Allein a Villeneuve, rimangono in sospeso quelle incomplete e quelle che ancora devono essere verificate coi disposti della legge per certe prescrizioni, vedi risanamento del bestiame, produzioni tipiche, produzioni pregiate, viticoltura.

Si è voluto dire o dimostrare che l'Amministrazione regionale non si è mai interessata al problema dell'agricoltura, così è nata la discussione, ma molti Consiglieri sono alla prima legislatura, forse non erano al corrente dei provvedimenti approvati nel corso della legislatura precedente; noi affermiamo che con i provvedimenti approvati, abbiamo posto le premesse per un discorso generale di riorganizzazione degli interventi dell'Amministrazione regionale nel settore dell'agricoltura.

Considerato il contesto nel quale ci muoviamo, si deve tenere conto e delle direttive comunitarie perché sono svincolanti e delle direttive nazionali le quali alle volte assumono arbitrariamente delle competenze che sono invece esclusivamente regionali; dicevo che considerato il contesto nel quale ci muoviamo, si creano, soprattutto nel settore degli interventi, diverse situazioni difficili.

Tutte quelle proposte, qui citate, di interventi delle regioni a favore dell'indennità dei capi di bestiame allevati, sono proposte. Non c'è nessuna di queste proposte di intervento delle regioni a favore dell'indennità dei capi di bestiame che sia stata ratificata da un organo di controllo; al momento esse non tengono conto delle direttive europee che sono di per sé vincolanti, e della situazione nuova creata dal piano nazionale per la zootecnia che ha definito di avocare allo Stato, almeno per l'anno 1974, l'esclusiva competenza di intervento nel settore zootecnico.

Oggi abbiamo degli strumenti che sono essenziali per la riorganizzazione della nostra agricoltura, allora secondo noi il discorso dovrebbe essere diretto alla revisione degli interventi operanti, voluti dall'Amministrazione regionale negli anni passati, in modo che siano finalizzati meglio al discorso generale di ristrutturazione che ci proponiamo di fare. Per testimoniare ancora una volta in modo concreto la competenza esclusiva dell'Amministrazione regionale nei confronti dei problemi della zootecnia, così come è sancito dallo Statuto, l'Assessorato dell'agricoltura ha presentato alla Giunta un disegno di legge che riguarda l'utilizzazione dei 400 milioni stanziati in bilancio per i primi interventi immediati finalizzati all'aumento della produzione di carne. Il disegno di legge, che è attualmente all'esame della Giunta regionale, sarà demandato quanto prima alle Commissioni. Tenendo anche conto del problema del prezzo del latte, il quale è stato ormai aumentato dal 1° maggio su deliberazione del Comitato regionale prezzi dietro richiesta della Giunta regionale, ebbene tenendo conto anche di questa situazione, io mi permetterei di presentare a nome della Giunta alcune proposte, degli emendamenti sostitutivi, anche a completamento della mozione presentata dai Consiglieri Viglino, Andrione e Fosson. Siamo di fronte a una proposta che mira all'aumento del prezzo del latte e chiede le norme dell'attuazione del piano De Marzi, vedi leggi piano carne o legge per la zootecnia, dall'altra parte sentiamo l'esigenza di fare il punto fermo nei confronti di tutti i provvedimenti regionali di intervento a favore dell'agricoltura approvati sino a questo momento, in modo da arrivare a breve scadenza ad una legge quadro riorganizzativa di tutti gli interventi regionali finalizzati al discorso che tutti i Consiglieri, grosso modo, hanno voluto centrare. Teniamo anche conto che in questa situazione dovranno anche essere consultate tutte le organizzazioni che rappresentano il mondo agricolo; cioè tutto questo discorso di rinnovamento deve passare attraverso una collaborazione effettiva tra l'Amministrazione regionale e coloro che esercitano l'attività agricola.

Non voglio scendere in altri dettagli per non prolungare questa discussione, ma dirò semplicemente che le direttive del mercato comune entrano in attuazione dal primo gennaio 1975, fissano un indennizzo per l'allevamento bovino grosso, 30.000 al capo per bovino da carne, prevedendo la riduzione del 50% per le bovine destinate a latte; però questo non corrisponde a certe proposte che sono state fatte e dalle regioni e dalle province in questi ultimi mesi, le quali intendono regolamentare per conto loro la questione dell'indennità agli allevamenti.

Oltre a questo c'è una precisazione che è vincolata nei confronti dei contributi e delle indennità, cioè l'agricoltore all'atto del percepimento dell'indennità si deve impegnare con dichiarazione scritta che continuerà l'attività per 15 anni, pena il risarcimento dell'indennità percepita fino a quella data.

Se ci sono delle proposte, devono essere vagliate attentamente perché queste rimangono a tale livello: non c'è nessuna proposta che oggi sia approvata da qualche regione italiana o provincia, nessuna ha depassato in qualche modo le direttive della Comunità europea, perché bene o male viviamo in un contesto europeo ove vigono certe leggi e certe direttive alle quali tutti quanti sono vincolati nell'osservarle.

Pertanto, proporrei di sottoporre al Consiglio regionale questo emendamento migliorativo o sostitutivo o chiarificatore della mozione presentata da parte dei Consiglieri.

"Il Consiglio regionale preso atto dell'avvenuto adeguamento del prezzo del latte - perché questo è chiesto nella mozione che la Giunta si impegni a favorire l'adeguamento del prezzo del latte - 1° - 2° della presentazione, comunicato ufficialmente oggi al Consiglio, alla Giunta regionale della legge relativa al programma di intervento nel settore della zootecnia, delibera di impegnare la Giunta a sottoporre o a studiare e proporre al Consiglio il coordinamento delle leggi esistenti per gli interventi nel settore agricolo, nel contesto di un ordinato sviluppo dell'economia regionale".

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.

Fosson (UV) - Non abbiamo nessuna difficoltà a prendere atto dell'aumento del prezzo del latte tanto più che noi nella delibera lo abbiamo giudicato come provvedimento temporaneo di emergenza.

Non condividerei invece le altre proposte e credo nemmeno gli altri firmatari della mozione: noi non vogliamo proporre qualcosa di preciso, lasciamo alla Giunta ampia libertà di decidere quello che deve fare perché altrimenti noi dovremmo scendere in molti particolari.

I molti Consiglieri che si sono espressi oggi hanno detto diverse cose, ma non è possibile tradurle direttamente in un piano o metterle nella mozione.

Ho detto prima che la questione non è facile e credo che qualunque dei Consiglieri esaminando a fondo il problema si convincerebbe che qualsiasi piano si debba fare per la questione agricola non è semplice da realizzarsi, impegniamo quindi la Giunta e l'Assessorato a fare uno studio e sottoporlo al Consiglio.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.

Bordon (DC) - Ho detto prima che non volevo fare della polemica e cercherò di non farne assolutamente.

Io non discuto la mozione che viene presentata, mi sembra che vada bene così, d'altronde non è mia e quindi non ho da discutere, io voglio solo tranquillizzare Lustrissy di una cosa, egli ha fatto una lunga esposizione sulle leggi in campo nazionale ed europeo che ci legano le mani. Per le sagge parole dette da Fosson or ora non voglio entrare nei particolari: la prima battaglia dei nostri agricoltori attraverso le loro associazioni riguarda questo: cominciamo a veder migliorare e risolvere i problemi regionali, quelli che dipendono da noi, per esempio quello che voi chiamate l'adeguamento del prezzo del latte, quasi che siano sufficienti le 150 lire. Non sono sufficienti, ve lo diranno e ve lo dimostreranno, come vi chiederanno di elevare la cifra da 30.000, come ha detto la Signorina Viglino, a lire 50.000 per le bovine, elevare le mucche monticate da lire 5.000 fino a lire 9.000. con un milione per alpeggio.

Si dirà che le mucche che vengono accoppate per la brucellosi, 200.000, non sono sufficienti, che il posto della visita e dell'abbattimento del bestiame qui in Aosta non va bene. Io vorrei solo questo: che i problemi regionali siano esaminati al più presto rimandando il resto a dopo.

Se per esempio dobbiamo andare in lotta con delle leggi in campo europeo e nazionale, ne discuteremo in un secondo momento, ma ora occupiamoci dei problemi locali, anche nei particolari più piccoli.

Ripeto ciò che ho detto stamattina: riunire al più presto la Commissione agricoltura e per quanto riguarda il piano cerchiamo di non sprecare dei mesi per farne uno troppo generale perché altrimenti avremo un bel dire ai nostri agricoltori: sta lì tranquillo che studiamo il piano quadro e poi faremo la legge quadro; allora sì che verranno le 200 manze al Traforo del Monte Bianco.

Noi non chiediamo niente al di fuori delle soluzioni dei problemi regionali, questo è ciò che io volevo precisare.

Queste associazioni sono diventate un gruppo per poter facilitare i contatti, sono disposte a lavorare su obiettivi concreti. Ad esempio l'agraria regionale: ho accennato brevemente a quelli che sono i contributi necessari per facilitare un maggior consumo di determinati concimi, ecc., è un aiuto che dobbiamo dare, allora non facciamocelo forzare, veniamo loro incontro.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola l'Assessore Lustrissy. Ne ha facoltà.

Lustrissy (DP) - Io vorrei che la mozione finisse così in accordo con la richiesta rinnovata dal Consigliere Fosson, di tener conto di certe cose senza scendere nelle specificazioni: proporrei di modificare la parte dispositiva, a parte le premesse sul preso atto, di impegnare la Giunta a proporre al Consiglio un piano idoneo a risanare il settore agricolo della nostra Valle, nel contesto di un ordinato sviluppo di un'economia regionale.

Mi pare che sia una proposta che possa essere accolta.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.

Fosson (UV) - Sì in linea di massima, mi sembra, ma bisognerebbe disporre della dizione esatta per poter valutare meglio.

Dolchi (Presidente) - Mi sembra che da parte della Giunta ci sia l'intenzione di realizzare un testo concordato sul dispositivo e quindi forse sarebbe opportuno che ci si vedesse con i proponenti per avere uno scambio di idee sul dispositivo.

Vi sono altri che chiedono la parola?

O consideriamo chiusa la discussione e ci orientiamo esclusivamente a prendere in esame il dispositivo da mettere ai voti come conclusione.

Ha chiesto la parola il Consigliere Manganoni. Ne ha facoltà.

Manganoni (PCI) - Io sono del parere che vada trovato un accordo, se non sospendiamo va bene, se è necessario sospendere, sospendiamo, purché si concordi sulla mozione e questa venga approvata all'unanimità.

Dagli interventi mi sembra che sia la Giunta sia i Consiglieri siano d'accordo. È solo una questione di forma, pertanto troviamo una mozione unitaria e poi votiamo.

Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Borbey. Ne ha facoltà.

Borbey (DC) - Io penso che la forma del dispositivo conti ben poco, è la volontà politica, la volontà della Giunta che conta.

Sebbene di minoranza, noi adesso, quasi sotto le elezioni regionali, riconosciamo che grazie alla Giunta, all'Assessore all'agricoltura e foreste, al Presidente, si è fatta una battaglia verso il Mec visto che, come ha detto giustamente l'Assessore Lustrissy, viviamo in un contesto europeo e quindi dobbiamo seguire determinate leggi.

Questa Giunta è riuscita a stanziare 1 miliardo e 300 milioni per l'agricoltura, in un momento in cui esiste una notevole difficoltà per il settore agricolo.

Io ritengo che ciò è dovuto alla volontà della Giunta e quindi che senz'altro ora, insieme, si possa trovare una volontà comune per risolvere questo grave problema che sta a cuore a tutti noi.

Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 20,21 alle ore 20,27.

Dolchi (Presidente) - Altri interventi?

Visto che nessuno chiede la parola prego il Consigliere Fosson di leggere il testo della mozione, concordato fra i proponenti e la Giunta.

Fosson (UV) - "Il Consiglio regionale, considerata la grave situazione dell'agricoltura, considerato il rilevante aumento del prezzo dei mangimi e dei concimi chimici, premessa l'importanza fondamentale dell'agricoltura in numerosi problemi di natura idro-geologica, paesaggistica, ecologica e sociale, considerate le legittime richieste dei nostri agricoltori, preso atto della recente revisione del prezzo del latte, DELIBERA di impegnare la Giunta a proporre al Consiglio un piano idoneo a risanare il settore agricolo della nostra Valle, nel contesto di un ordinato sviluppo dell'economia regionale".

Dolchi (Presidente) - C'è qualcuno che chiede la parola?

Se non c'è nessuno io metterei ai voti la mozione emendata, concordata, il cui testo è frutto dell'accordo fra i proponenti e la Giunta.

Invito il Consiglio a procedere, per alzata di mano, alla votazione.

Proclamo il risultato della votazione:

presenti: 27

votanti: 27

maggioranza: 14

voti favorevoli: 27

Il Consiglio approva all'unanimità.

Il Consiglio come è già stato reso noto sarà convocato per i giorni 30 e, se necessario, 31 maggio.

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La seduta è tolta alle ore 20,29.