Oggetto del Consiglio n. 111 del 15 maggio 1974 - Resoconto
OGGETTO N. 111/74 - Studio per un nuovo ordinamento degli uffici, dei servizi e del personale regionale: incarico ad istituto specializzato.
Dolchi (Presidente) - L'ordine del giorno reca ora la discussione sull'oggetto concernente lo studio per un nuovo ordinamento degli uffici, dei servizi e del personale regionale: incarico ad istituto specializzato.
Concedo la parola al Presidente della Giunta per l'illustrazione introduttiva.
Dujany (DP) - L'ordinamento degli uffici e dei servizi del personale della Regione si compone oggi di almeno una cinquantina di leggi e regolamenti.
Le norme che sono state approvate fin dal 1956 hanno subito una serie di rimaneggiamenti, di aggiornamenti, di modifiche, di strutturazioni.
Il risultato è che ne è nata una serie di strumenti i cui congegni sono diventati così complicati che possono solo più essere oggetto di interpretazione da parte di pochissimi specialisti e non sono uno strumento leggibile e comprensibile a tutti.
Infine fin dal 1956 si è assistito ad un approfondimento degli studi dell'organizzazione aziendale in genere, sia a livello privato, sia a livello di enti pubblici.
È inevitabile che tali carenze, delle quali ne ho rilevate solo alcune per brevità, si ripercuotono gravemente sul funzionamento e sul rendimento di tutto l'apparato, di tutta l'organizzazione dell'amministrazione regionale.
Mossa quindi da queste preoccupazioni, la Giunta regionale ha preso contatti con l'Istituto della Scienza dell'Amministrazione Pubblica, I.S.A.P., di Milano per esaminare la possibilità di uno studio globale di riorganizzazione degli uffici della Regione, del suo personale e dei suoi servizi in genere.
La scelta è caduta sull'I.S.A.P. che è un istituto fondato dal Comune e dalla Provincia di Milano, il quale nel corso di diversi anni ha acquisito una specifica esperienza nello studio e nella soluzione di problemi organizzativi della Pubblica Amministrazione.
Il progetto di lavoro che ha presentato questo gruppo e che la Giunta ha già cominciato ad approfondire insieme con i responsabili dell'I.S.A.P. presenta alcune caratteristiche che mi paiono abbastanza interessanti. Innanzitutto si tratta di un piano di lavoro con un taglio preminentemente operativo e concreto, che avrebbe lo scopo di:
- stendere una relazione analitica sullo stato organizzativo dei servizi regionali;
- redigere un progetto legge-relazione più articolato sull'ordinamento degli uffici;
- redigere un progetto legge-relazione più articolato sull'ordinamento del personale;
- redigere un progetto di sistema informativo regionale.
Il costo del lavoro è di circa 41.000.000 e si sviluppa nell'arco di 12 mesi con la previsione di mettere a disposizione dell'Amministrazione gli atti conoscitivi e le proposte operative per stadi di avanzamento già a partire dal 4° o 5° mese di lavoro.
Quindi il progetto prevede anche un largo e sistematico coinvolgimento di tutte le componenti della Regione: Consiglio regionale, Commissioni consiliari, Giunta regionale, funzionari direttivi e Gruppi consiliari.
Tale coinvolgimento dovrebbe realizzarsi essenzialmente attraverso contatti personali per la presenza presso la Regione di esperti dell'I.S.A.P., infatti sono state previste 171 giornate nell'arco di 12 mesi, e attraverso una programmata e sistematica organizzazione di incontri con organi politici, burocratici e sindacali.
Da una parte questo studio tende a garantire un risultato globale ed operativo salvando però la possibilità di utilizzare i risultati per fasi, senza attenderne il completamento.
La prima fase, ho detto, di carattere ricognitivo, la seconda è una fase di proposta di legge sull'ordinamento degli uffici e di ordinamento del personale.
Nella convenzione abbiamo previsto la possibilità di interrompere i rapporti con questo Istituto dopo il primo periodo di lavoro puramente analitico, in modo che la Regione possa rendersi conto se questo Istituto risponda alle sue esigenze o meno. E dall'altra parte avevamo chiesto all'Istituto che il progetto di ristrutturazione venga messo a punto ad Aosta e non nella sede dell'Istituto stesso, con una precisa conoscenza quindi della realtà locale ed una concreta possibilità di intervento e di partecipazione degli organi politici e sindacali e dell'Amministrazione regionale.
L'impegno finanziario che la Regione assume fa riferimento a prestazioni analiticamente definite dall'Amministrazione nella qualità e nei modi previsti dall'apposita convenzione.
La convenzione prevedere pure precise garanzie per la Regione in ordine al rispetto dei temi e in relazione alle modalità di realizzazione del lavoro.
A queste informazioni sulle caratteristiche essenziali dell'incarico che la Giunta intende affidare in tempi particolarmente brevi si può solo aggiungere che l'impegno assunto dall'I.S.A.P. a presentare due progetti di legge, un'analisi organizzativa dettagliata della situazione di fatto e un piano della fattibilità della meccanizzazione delle procedure di lavoro e della costituzione della banca dei dati, dà la certezza di avere dalla consulenza dei dati concreti e che possono essere immediatamente utilizzabili.
Perché proponiamo questo tipo di iniziativa?
Fin dal 1956 il problema del personale è stato oggetto di particolari preoccupazioni da parte di ogni Giunta, da parte del Consiglio e da parte di varie Commissioni. Questo problema è stato affrontato con metodi e con iniziative diverse, attraverso iniziative di Commissioni tecniche regionali in accordo, in collaborazione, con la Giunta o attraverso Commissioni consiliari integrate da rappresentanti sindacali e portate avanti da tecnici della Regione.
Mi pare che i risultati non siano stati positivi; difatti all'inizio ho detto che oggi ci troviamo con una congerie di regolamenti, di disposizioni che si sono aggiunte e sovrapposte le une alle altre e che tendevano non a vedere il problema nella sua globalità, attraverso una analisi generale, ma attraverso solo una acquisizione di una serie di esigenze più individualistiche che non generali o di gruppi che sollecitavano determinate forze sindacali o politiche che in assenza di una visione globale e di una conoscenza sufficiente di dati e della organizzazione tecnica in questo settore, avevano emesso una serie di provvedimenti che oggi costituiscono una congerie abbastanza confusa.
Riteniamo che con questo metodo i politici possano veramente fare le scelte politiche e i tecnici, attraverso una preparazione migliore, possano fornire ai politici quei dati che sono necessari perché questi possano fare le opportune scelte anche in questo grosso settore dell'organizzazione del personale che non può più essere portato avanti con un sistema pragmatista e con un metodo direi da buon "pater familiae" e dal momento in cui l'amministrazione regionale è venuta ad acquisire delle proporzioni di gran lunga diverse con delle funzioni e compiti sempre più esigenti rispetto agli anni della sua costituzione 1948-1958.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà
Andrione (UV) - L'abbiamo detto diverse volte: la situazione del personale regionale non è soddisfacente; anzi, in questi ultimi anni, in particolare a partire dal 1966, si è enormemente aggravata fino ad assumere gli aspetti caotici che le sono propri in questo momento. Di conseguenza, come linea di principio, siamo favorevoli a quelle iniziative che consistono nell'affrontare questo problema e di cercare di risolverlo; non condividiamo completamente il metodo che è stato prescelto per numerose ragioni che cercherò di illustrare.
Innanzitutto ancora una volta è stato escluso il Consiglio, non si è discusso precedentemente, non si sono confrontate le varie posizioni in materia di personale regionale. È una proposta che nasce dalla Giunta, della Presidenza della Giunta, senza che sia stato possibile fare un dibattito su quelli che erano i nostri obiettivi in materia e di conseguenza senza che il Consiglio abbia potuto dire quale era l'indirizzo da seguire.
Noi crediamo, anche se è vero, che l'attuale legislazione del personale è frutto di successivi provvedimenti e che di conseguenza è di difficile interpretazione e applicazione; noi non crediamo che il difetto fondamentale sia in questa legge, ma piuttosto sia nel modo erroneo con cui la legge esistente è stata interpretata e il più sovente direi violata (non vorrei riprendere la polemica sull'articolo 195 del Regolamento organico e su una mozione votata all'unanimità da questo Consiglio se non vado errato alla fine del 1970 o ai primi mesi del '71).
Un fatto è certo: l'attuale regolamento organico non ha trovato da parte della Giunta la minima obiettiva applicazione e si è andati avanti alla giornata provocando in questa maniera la maggior parte di quegli inconvenienti che oggi si lamentano.
Il sistema di procedere attraverso uno studio teorico fatto da un istituto estraneo alla Regione presenta il rischio di dotare la Regione di idee teoriche che si sono sviluppate soprattutto nel campo delle imprese private dove, mancando il concetto di impiegato di ruolo, è molto facile proporre cambiamenti e proporre sistemazioni nuove.
Tale metodo rischia di essere sì fonte di idee per l'Amministrazione regionale, sì indicazione di certe strade che potrebbero essere scelte, ma al tempo stesso indicazione di idee, di strade che in realtà, nella posizione giuridica in cui si trovano la maggioranza degli impiegati regionali in questo momento, ci mettono, come Consiglio, nella quasi impossibilità di procedere lungo quelle linee se non con delle storture tali da poi falsare completamente quella che era l'opinione di questi teorici della sistemazione del personale.
Si tratta di quella operazione chiamata "management" che tende a individuare il metodo attraverso il quale si può ottenere, nella organizzazione di una determinata impresa, il massimo profitto e la massima efficacia.
Ripetendo quanto dicevo non molto tempo fa, la burocrazia regionale esiste invece per garantire certi servizi alla collettività, non vi è cioè la molla del profitto; l'unica molla deve essere il fine che si pone la Regione. Di conseguenza l'organizzazione deve essere studiata in funzione della politica che si vuole svolgere. È per questo che, per esempio nel progetto di convenzione, a nostro avviso si insiste troppo su quella che è l'analisi del lavoro.
Sappiamo cosa vuol dire l'analisi del lavoro e siamo convinti che, applicato alla Regione, un metodo di questo genere non porterà certamente alla creazione di quegli organismi burocratici di cui invece abbiamo bisogno.
Abbiamo bisogno di uffici che elaborino delle idee, che propongano ed elaborino delle leggi naturalmente in collaborazione con il Consiglio regionale.
Questo sistema rischia di dotarci di una nuova legge e visto che la legge esistente è stata così poco applicata, rischia di lasciarci ancora una volta come dei merli, scusatemi l'espressione, dotati di strumenti che poi, per ragioni politiche, per ragioni amministrative presenti in questo Consiglio e in Giunta, non possono essere sfruttate.
Fino a quando la Giunta sarà organizzata in compartimenti stagni, fino a quando mancherà completamente un minimo di collegialità, come si fa a fare un discorso di personale regionale quando ogni Assessore in realtà domina il proprio Assessorato e lo gestisce come un feudo privato?
Come si fa a fare un discorso globale di finalità quando da tanti anni parliamo di programmazione e non abbiamo definito neanche gli obiettivi principali che vogliamo raggiungere? Come si fa a sapere che tipo di personale vogliamo avere quando si continua ad assumere in funzione delle opinioni politiche che esprimono quelli che vengono assunti dalla Regione?
Questo studio teorico rischia di diventare un paravento, un sistema che attraverso tempi che per ragioni tecniche sono necessariamente lunghi sospende la questione del personale, la congela allo stato attuale per un lungo periodo di anni, probabilmente incancrenendo le attuali strutture.
Di conseguenza noi chiediamo in primo luogo che in ogni cosa sia innanzitutto il Consiglio regionale ad interessarsi del personale e che vengano definite prioritariamente le finalità politiche generali che ci proponiamo, altrimenti questo studio rischia di essere completamente inutile.
Mi riservo di prendere la parola in seguito sulla convenzione.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.
Monami (PCI) - Siamo decisamente d'accordo per questo provvedimento per alcune ragioni di ordine generale e alcune di ordine particolare.
Ritengo che già da troppo tempo il problema del personale sia congelato di sé stesso, collega Andrione, non lo si congela con un provvedimento di questo tipo.
Sono anni che attorno al problema del personale si lavora inutilmente con Commissioni consiliari, non perché le Commissioni consiliari siano sempre incapaci di dare soluzioni a determinati problemi, ma perché non vi è la volontà politica di risolvere certi problemi.
L'esperienza però ci ha illustrato, nel passato, come la non possibilità di lavorare serenamente, di astrarsi dalla realtà che talvolta coinvolge personalmente alcuni impiegati o alcune ristrette cerchie di categorie, sottopone alle pressioni più strane tutti gli amministratori che finiscono per non inquadrare mai il problema del personale nei suoi giusti termini e rischiamo di farlo diventare una piccola arena di competizione per conquistarsi l'un l'altro la maggior fetta di simpatie.
Diciamocelo con molta franchezza: questa è una cosa che le pubbliche amministrazioni si tramandano nel tempo e da ciò deriva una certa limitata volontà politica di risolvere i problemi e anche una certa incapacità che è la conseguenza della sensibilità a queste pressioni.
Noi riteniamo che un istituto tipo quello che ci è stato proposto, che non dovrebbe, proprio per la sua denominazione "Istituto della Scienza dell'Amministrazione Pubblica", aver preso come modello lo studio delle società private che si pongono come obiettivo finale il massimo profitto, dovrebbe avere, e, per le informazioni che abbiamo assunto, ritengo abbia, esperienza in campo amministrativo, e dovrebbe essere capace quindi di dare soluzioni al problema del personale così come sono state date presso altre amministrazioni, tenendo conto di quelle esigenze di cui parlava il collega Andrione.
L'obiettivo che noi dobbiamo porci è quello di razionalizzare per quanto possibile il lavoro. Di qui nasce l'esigenza di una analisi del lavoro, che non è una analisi dei tempi di lavoro, che ci metterebbe in concorrenza con la FIAT, con l'Olivetti e con la stessa Cogne.
Riteniamo inoltre, proprio per scongiurare quel pericolo al quale il Consigliere Andrione ancora una volta accennava, di compartimenti stagni degli Assessorati, che l'unico modo per vincere le varie resistenze sia di affidare lo studio a gente che non sia sensibile, non solo alle pressioni del personale, ma neppure a quelle degli Assessori.
È chiaro che a conclusione di tutto questo potremmo avere, dobbiamo dircelo con estrema franchezza, una legge o più leggi che rimangono nel cassetto se la volontà politica del Consiglio regionale non è quella di applicarle per la validità che questi provvedimenti rappresentano.
Altre volte la stessa opposizione ci ha intrattenuto sul tema della burocrazia regionale, le stesse forme di minoranza hanno molte volte sollecitato queste soluzioni che da anni tardano a venire e non verranno mai per quelle ragioni che ci siamo detti o che comunque tutti pensiamo.
Secondo me proprio per togliere ogni ombra di dubbio su quale sarà il metodo che utilizzeremo per la sistemazione del personale, quali saranno i criteri che ci guideranno per dare una stabilità, per dare una definizione all'assetto giuridico ed organizzativo del personale, ai numeri, al ruolo del personale, alle quantità, alle qualità a cui deve rispondere, a tutte le esigenze che la burocrazia regionale deve far fronte, penso che questa sia la migliore delle vie se ancora non vogliamo trastullarci in un inutile lavorio interno di Consiglio che ci impedisce di vedere con serenità, senza particolari preconcetti, quali sono le esigenze del personale.
Per queste ragioni noi siamo completamente d'accordo con questo provvedimento, siamo d'accordo anche con la bozza di convenzione che si andrà a stipulare, la raccomandazione che facciamo, e anche cui possiamo fare delle raccomandazioni, è in primo luogo di sollecitare questo Istituto ad abbreviare per quanto possibile i tempi di studio perché dall'Amministrazione regionale sia data immediatamente la possibilità di trasformare in realtà ciò che può essere ancora nostro desiderio, e, in secondo luogo di vedere se, nel tempo previsto e stabilito di circa un anno, non sia già possibile, nelle varie tranches di tempo previste da questo Istituto per completare gli studi, già di volta in volta intervenire concretamente per applicare parziali studi che dovrebbero poi avere collegamenti con gli studi successivi.
Con queste raccomandazioni noi siamo favorevoli al provvedimento.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.
Fosson (UV) - Io non vorrei ripetere quello che ha detto il Consigliere Andrione e che condivido pienamente.
Vorrei fare solo alcune aggiunte per chiarire qualche cosa di una esperienza passata, non nel cenno dell'Amministrazione regionale, ma in un altro campo e questo lo faccio non per dire che sono contrario a questo provvedimento, ma perché il Consiglio non si illuda che affidato questo studio e ricevuto le relazioni, le analisi e la proposta di legge, possa poi a occhi chiusi mettere in pratica quello che gli verrà suggerito.
L'esperienza passata, forse c'è anche qualche altro Consigliere che la ricorda, si riferisce proprio a uno studio fatto molto tempo fa per sovvertire completamente l'organico della "Cogne".
La Società Cogne aveva creduto bene dare l'incarico a due società (la Lorga se ben ricordo) per fare una analisi come questa su quello che era il lavoro, gli stampati, l'organizzazione ecc.
Questo istituto aveva fatto uno studio accurato, aveva percepito diversi milioni, aveva fatto cambiare una gran parte degli stampati perché aveva impostato la contabilità in modo diverso, ecc.
Questa società aveva fatto diverse proposte relativamente al personale e alla fine il risultato di tutto questo movimento è stato che dopo diversi mesi di applicazione tutti gli stampati nuovi sono andati a finire al macero perché si è ripreso ad applicare la vecchia contabilità in quanto il nuovo sistema non si addiceva a quelle che erano le necessità della Cogne, e così anche la questione dell'organico è andata a carte quarantotto.
Se sarà dipeso dalla volontà di alcuni dirigenti, io non lo so, e non è il caso nostro di entrare in una analisi del genere; è solo per dire che bisogna essere molto prudenti.
Io condivido l'opinione di coloro che sostengono che la situazione del personale in questo momento è grave, l'abbiamo detto più volte in quest'aula; tutto quello che è stato detto dal Consigliere Andrione su questo punto mi trova consenziente.
Vogliamo fare uno studio in questo senso?
Potrà servire anche a noi, io non mi rifiuto; dico però che il Consiglio deve essere interessato di questo fatto fin dall'inizio, non approvare a scatola chiusa.
Bisogna vedere prima di tutto, e questo è il punto che è stato toccato dal Consigliere Andrione, quale obiettivo vogliamo ottenere se vogliamo che questi studi possano essere messi in pratica.
C'è una prima constatazione che noi dobbiamo fare: il personale che lavora nell'Amministrazione regionale è quasi inamovibile. Ma un'altra questione fondamentale è alla radice di tutto: la politicizzazione della burocrazia.
Se facciamo una analisi, e qui non voglio dire da una parte o dall'altra, di come sono avvenute e di come avvengono certe assunzioni vediamo che ci sono questioni di partito e questo noi lo abbiamo denunciato più volte.
Ora se l'obiettivo non è quello di tener fuori dai criteri di assunzione l'appartenenza ad un certo partito e non guardiamo invece alle capacità personali, potremo fare gli studi più perfetti ma non raggiungeremo nessun risultato.
Per ritornare al provvedimento che ci viene sottoposto, siccome c'è una progressione di tempi, io dico che si potrebbe cominciare a vedere la parte analitica; mi sembra che nei primi cinque mesi si preveda l'analisi qualitativa, l'analisi quantitativa, l'analisi soggettiva, la correlazione e una sintesi. Io penso che, al momento in cui questo lavoro sia svolto, il Consiglio potrebbe esaminarlo e potrebbe eventualmente vedere si è il caso di andare avanti o se è il caso di fermarsi.
In questo senso qualche cosa bisogna fare perché questa parte di studio un domani se non altro resterà sempre come base e potrà permettere al Consiglio di vedere con precisione le cose da farsi.
Sulla questione dell'istituto che è stato scelto io non mi permetto di fare delle obiezioni perché non lo conosco. D'altra parte so, da quanto ho appreso, che è agli inizi e probabilmente noi faremo da cavia.
Io vorrei fare una richiesta precisa al Presidente della Giunta per sapere se questo istituto ha già provveduto in materia in qualche occasione e che affidamento possa dare, non per le persone che ci fanno parte, ma come istituto in sé.
Se questa è la sua prima esperienza dovremmo ulteriormente convincerci della necessità di seguire passo passo sin dalle prime fasi il lavoro.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere M. Ida Viglino. Ne ha facoltà.
Viglino (RV) - Sarò molto breve perché non intendo ripetere quanto è già stato detto dai Consiglieri Andrione e Fosson, ma a proposito del fatto che il Consiglio è un po' lasciato da parte io citerò soltanto una questione che potrà sembrare di dettaglio, cioè che riguarda il punto "D" a pag. 3 della convenzione, che dovrebbe essere stipulata.
Questo punto "D" recita: "Durante tutta la durata dello studio (12 mesi) agli esperti del centro operativo ISTAT saranno affiancati a pieno tempo due dipendenti regionali prescelti dalla Presidente della Giunta regionale".
Ora forse sarebbe più conveniente che questi nominativi fossero sottoposti all'approvazione del Consiglio.
Questo darebbe anche alle persone prescelte un maggior peso.
So che è una questione di dettaglio, ma qualche volta anche le questioni di dettaglio hanno la loro importanza, soprattutto quando si è visto in che modo molte assunzioni sono state fatte (e su questo argomento ho già detto il mio pensiero in diverse occasioni).
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Jorrioz. Ne ha facoltà.
Jorrioz (PSDI) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, la situazione del personale, la grave situazione del personale dell'Amministrazione regionale è a tutti nota.
È senz'altro interessante questa proposta per rivedere questo stato di cose.
Io non vorrei ripetere quello che hanno già detto altri Consiglieri Fosson, per chiedere se effettivamente questo istituto ha già fatto degli studi per altre Amministrazioni e in tal caso che fossero messe a disposizione per avere un quadro di quanto è già stato fatto in modo che tutti i Consiglieri abbiano già un'idea di come lavora l'istituto e quali risultati, quali conclusioni noi potremmo trarne in questo periodo di tempo. Grazie.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.
Bordon (DC) - È già stato sviscerato un po' tutto dai Consiglieri che mi hanno preceduto; la loro capacità, la loro conoscenza li ha messi in condizione di dire quasi tutto quello che si poteva dire e quindi io non dirò niente di nuovo.
Voglio però puntualizzare anche il nostro punto di vista perché la posizione della D.C. in questo momento è particolarmente facile.
Perché?
Perché le criticità più accanite quasi quasi vengono fatte dai membri della maggioranza.
Altri della minoranza, sanno fare le critiche meglio di quello che possiamo fare noi, e quindi noi viviamo di rendita.
Faccio notare che se certe critiche fossero fatte dal Consigliere Bordon, guai! Bordon è un timido, ha paura della vostra reazione, quindi non le sa dire.
Se per esempio io avessi detto che qui le assunzioni si fanno politicamente e non seguendo una linea amministrativa avrei suscitato delle reazioni. Invece voi, Signori della Giunta, vi siete sentiti le critiche senza reagire.
Quindi io non cambierò questa atmosfera mi permetto soltanto di richiamare la vostra attenzione su due o tre cose.
Innanzitutto vi dirò che non ho nessunissima fiducia in questa soluzione.
Con questo non vi dico che mi astengo o che voto contro, perché in un modo o nell'altro mi darei la zappa sui piedi: se mi astenessi mi direste che faccio la parte di Ponzio Pilato che se ne lava le mani, che collabora; se votassi contro mi direste che faccio la parte di Ponzio Pilato che se ne lava le mani, che non collabora; se votassi contro mi direste che tolgo la possibilità di avere uno studio e di trovare una soluzione.
Eppure io non ho nessuna fiducia in questo metodo, caro Presidente Dujany, e forse non ne hai neanche tu.
Perché non ne ho?
Perché ho paura che andiamo a finire di nuovo nelle mani dei teorici.
Noi, come Regione, abbiamo dato determinati studi a certe società, e non le voglio nominare, che erano molto preparate, società che erano nate per questo e continuavano a svolgere questa attività; io vi chiedo onestamente a cosa sono serviti questi studi. Proprio a niente.
Dove abbiamo potuto applicarli? Noi li abbiamo letti, forse abbiamo sfruttato una minima parte, ma un indirizzo nuovo non c'è stato, bisogna riconoscerlo.
Io parto sempre in buona fede con la convinzione che se queste società si assumono tale incarico è perché hanno una certa preparazione per svolgerlo. È per questo che, se i miei amici sono dello stesso parere, non voto contro, Ma io mi domando: noi ci troviamo in una situazione particolarmente diversa dalle altre, tanto per cominciare dobbiamo studiare il problema di un'amministrazione regionale che è legata a una popolazione di 105-110 mila abitanti; chi è abituato a studiare assetti che riguardano amministrazioni regionali o comunali in funzione di milioni di abitanti ha già una mentalità diversa. Poi, se mi consentite, vorrei ancora dirvi che questi sono problemi che dovrebbero essere dibattuti qui. Ha detto bene l'amico Andrione quando afferma che la prima cosa che il Consiglio dovrà fare è controllare cosa farà questa gente. Verranno mandati degli ottimi funzionari preparatissimi, che dovranno prendere contatto con i nostri, vedere i nostri uffici, esaminare quali sono i problemi inerenti al nostro piccolo.
Io vi dico quindi: guardate, provate, fate quello che volete, ma non vorrei essere un cattivo profeta, ci troveremo qui fra un anno o non so quando avremo questo studio, ce lo leggeremo, ci guarderemo in faccia e diremo è inapplicabile.
Forse sono un po' pessimista e vorrei essere fuori strada, ma a me sembra, ed è stato detto qui anche prima, che sono problemi che dovrebbero essere studiati qui da noi.
Non dovremmo lasciarci prendere sempre la mano perché a un certo punto ci troviamo di fronte a delle richieste, fatte per esempio da altri Comuni, che naturalmente provocano un continuo mutamento: inizia la Regione a volere 10, poi arriva il Comune di Aosta che vuole 15, e noi glielo diamo poiché non si può fare politicamente a meno di accontentare tali richieste. Poi arrivano altri Comuni ed è una continua ascesa, una corsa al miglioramento, e noi, Signori amministratori, per un fatto politico non abbiamo la forza di dire di no, perché oggi Bordon, domani Monami, Dujany o un altro, noi tutti siamo portati a chieder queste cose anche quando in coscienza forse vorremmo dire che non è giusto che si faccia questo.
Quindi noi avremo anche, allora, uno studio più o meno adatto, perché ritengo che nessuno meglio di noi, con i nostri funzionari e i nostri collaboratori, che possono darci tutti i lumi necessari, può portare avanti questa soluzione, ma quello che manca è stato detto bene prima da Andrione: arrivati a un certo momento ci troviamo di fronte a una situazione che diventa essenzialmente politica e l'amministrazione non si fa più.
Quindi il piano che ci darà questa gente sarà un piano amministrativo, noi lo dovremo applicare.
Signori, anche se sarà fatto bene, noi, allora, non avremo la forza di applicarlo perché la politica ci farà dire ancora una volta no a certi problemi.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Vorrei riprendere il dialogo tenendo conto di quanto è stato detto dal Consigliere Monami.
A noi sembra questo a proposito di volontà politica: purtroppo ieri non c'era, oggi perlomeno dovrebbe esserci.
Parlando del problema del personale ci sembra che già oggi, senza attendere, siano possibili numerose iniziative che riporterebbero un minimo di ordine in questa materia. Non solo non siamo qui per difendere posizioni di parte, ma siamo sempre stati coloro che hanno detto che fino a quando la legge era fatta in quella maniera, bisognava dare le note di qualifica e che era uno scandalo che queste note di qualifica fossero sempre allineate sull'ottimo perché in questa maniera non si gestisce il personale.
Ci preoccupa l'affermazione del Consigliere Monami secondo la quale potremmo trovarci di fronte ad uno studio ben fatto che viene messo nel cassetto.
Noi diciamo il contrario che fin da questo momento dobbiamo incominciare a prendere iniziative concrete per garantirci un servizio efficiente del personale, della burocrazia regionale.
Il pericolo che è nascosto dietro a questi studi estremamente tecnici, che quindi si pongono ad un livello astratto e non tengono conto di quella realtà umana che è fondamentale in materia di personale, perché neanche in 16 anni si può conoscere a fondo la realtà di questo palazzo e degli altri funzionari regionali, è quello di prestarsi alla tentazione di sfuggire al problema attraverso l'organizzazione o di consulenze esterne o di uffici gabinetto e cioè di mantenere da un alto un costosissimo strumento come la burocrazia e dall'altro di rendere l'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta in una condizione socio-economica-culturale totalmente differente, di tipo americano. Ora noi non siamo in questa situazione, viviamo in un contesto sociale e giuridico in cui i diritti e le funzioni del pubblico impiego sono rigidissime e stabilite in maniera precisa, nello stesso tempo viviamo sotto la pressione di un sindacalismo che sta andando al di là di quelli che sono i suoi compiti e che sta invadendo quella che dovrebbe essere la nostra sfera, allora riprendiamo almeno quello che ci spetta e non facciamo delle deleghe puramente di studio.
Noi ripetiamo qui l'errore che abbiamo fatto, e non cito nessuno, con la programmazione: quello di credere che le soluzioni vengono fuori dal cappello del prestigiatore per miracolo senza che ci sia l'impegno e la volontà da parte nostra di affrontare il problema. È per questo che lo studio che viene comandato all'ISAP, e vorrei dire che, forse, unico in questo Consiglio, ho partecipato a un seminario dell'ISAP: evidentemente da un seminario non si può dare un giudizio su un istituto di questo genere, però sono tipi di analisi che, ripeto, possono benissimo servire industrie private, ma che non toccano quello che secondo noi è il nocciolo della questione del personale regionale e che, non voglio ripetere quanto ho detto un'altra volta, si accentra nella collaborazione con gli organi politici e quindi soprattutto nel concetto di dirigenza.
Noi dobbiamo creare una burocrazia regionale che sia una garanzia, che sia effettivamente al servizio della Regione. Soltanto in questa maniera possiamo rispondere a certi gravissimi problemi che la piccolezza della Valle d'Aosta e il suo limitato numero di abitanti porterà sempre, quali che siano le soluzioni teoriche sul tappeto, di fronte alla classe politica. Se noi continuiamo con il sistema di confondere politica e amministrazione, amicizia e politica, finalmente, quali che siano le premesse teoriche, ci troveremo con una burocrazia regionale incapace e legata semplicemente per interesse, ad una parte e quindi senza quelle possibilità di garanzia di continuità e di iniziativa che devono invece assolutamente essere presenti anche a quel livello. Di conseguenza visto che in pratica ci troviamo di fronte ad una iniziativa che potremmo, se vogliamo, sfruttare, la nostra proposta è quella di discutere passo passo, mantenere sempre una forte presenza del Consiglio in materia e soprattutto riprendere il problema del personale ogni volta che sarà necessario a livello consiliare e non continuare a prendere decisioni particolari che nel loro contesto possono essere valide, ma che in realtà aumentano soltanto il disordine nel quale viviamo.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Parisi. Ne ha facoltà.
Parisi (MSI-DN) - Signor Presidente, Signori Consiglieri, chiedo scusa se intervengo in questo delicato problema, ho una concezione tutta particolare nel vedere le cose e può darsi che non siano confacenti con quelle degli altri colleghi.
Che sia necessario ristrutturare tutti i servizi della Regione è cosa risaputa ormai da tutti; ma quel che a me, Signor Presidente, appare strano, e le chiedo scusa, è che per ristrutturare un servizio del genere si debba ricorrere a società fuori della Valle d'Aosta, ad esperti che speriamo lo siano, quando invece, a partire dai due Presidente di questa Giunta, con i colleghi qualificati, il Consiglio è in grado di ristrutturare tutto quello che deve essere ristrutturato, se si ha voglia.
Facciamo un momento un passo indietro: dando questi incarichi, e chiedo scusa sempre, abbiamo dato l'incarico di studiare la legge 865 al Prof. Predieri. Vi chiedo scusa, ma per me le cose stanno come stanno e le debbo dire e vorrei chieder quali particolari studi sono stati portati dal Prof. Predieri. Abbiamo speso non so cosa però le risultanze sono quelle. Ora io non voglio tediarvi inutilmente, ma voglio richiamare la vostra attenzione perché prima di affidare un delicato compito ad estranei dell'Ufficio regionale del sistema regionale valdostano, ci si pensi un po' con adeguatezza.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Mappelli. Ne ha facoltà.
Mappelli (DC) - Noi non possiamo che essere pienamente d'accordo con l'amico Andrione quando chiede di dover seguire passo passo questo incarico, anche perché dopo i frutti datici sia prima dalla Soris che poi dagli altri istituti che non nomino, abbiamo tutti i diritti di preoccuparci di vedere, di seguire quali possono essere le valide indicazioni anche su questo problema.
Dolchi (Presidente) - Colleghi Consiglieri non c'è più nessuno iscritto a parlare, possiamo avviarci alla conclusione della discussione di questo oggetto, non c'è più nessuno che prende la parola? Allora per le conclusioni della discussione generale, la parola al Presidente della Giunta.
Dujany (DP) - Concludo rispondendo ai vari interventi. Che tipo di istituto è? È un istituto che abbiamo cercato di individuare in relazione a contatti avuti in anni precedenti che riteniamo validi. Tutto è da provare e da verificare. Ha lavorato ultimamente per la Lombardia, per l'Emilia, per l'Alto Adige, per le Marche, o al livello comunale o al livello regionale o quello provinciale: quindi ritengo che sia un istituto che possa dare quel minimo di garanzia che può dare un'istituzione di questo genere.
Mi pare comunque che il problema di fondo sia quello affrontato da alcuni Consiglieri: non delegare e non illuderci che questi studi a livello tecnico risolvano i nostri problemi, risolvano il problema della riorganizzazione del personale e del funzionamento della Regione. Questi naturalmente sono degli ausili, degli strumenti che hanno in mano alcune tecniche che noi vogliamo dare all'organizzazione del nostro personale e della nostra Amministrazione regionale.
Quindi mi pare di accogliere, e mi pare di averlo già detto in sede di relazione, le osservazioni fatte da parecchi secondo le quali tutto questo problema dovrà essere risolto con il Consiglio nella sua globalità, perché è chiaro che se il problema del personale non lo gestiamo in pieno, questo problema ricadrà sulla testa di tutti noi, oggi e fra 5 anni e fra 10 e fra 15 anni e sarà un problema che non riusciremo a guidare qualunque siano le persone sedute a questo tavolo.
Non credo che questa ricerca di soluzione al problema abbia dei risultati immediati: i risultati sono in prospettiva, se ci saranno, Certo che se non c'è una volontà politica di affrontare questi problemi che sono problemi politici, questi saranno dei soldi buttati via che non raggiungeranno bene lo scopo come diceva bene Fosson, questo studio rischia di essere buttato in un cassetto come è successo alla Cogne ed è successo in parecchi altri posti.
Allora direi per riassumere, ritengo che non ci sia possibilità di trovare soluzioni idonee ai problemi del personale, se questo problema non viene risolto con il Consiglio regionale, la Giunta regionale e le organizzazioni sindacali in rapporto naturalmente alle proprie responsabilità e ai propri compiti, utilizzando quello che gli organi tecnici sono in condizione di darci. Direi che entro due mesi, non entro cinque, entro due o tre al massimo, sarà opportuno nominare una Commissione consiliare ad hoc che possa servire da organo di collegamento fra questo ufficio studi, la Giunta e il Consiglio regionale per rispondere ad alcuni interrogativi di carattere politico che rappresentano delle scelte che dobbiamo fare noi come Consiglio o che dovremo fare noi come Giunta, a seconda delle competenze e dell'importanza, e saranno delle scelte non facili a cui dovremo rispondere per vedere che tipo di amministrazione regionale vogliamo costruire, che tipo di organizzazione vogliamo darci anche in relazione al decentramento comunale, ai problemi delle comunità montane, ai compiti che vogliamo continuare a mantenere nell'ambito del palazzo regionale o che vogliamo assumere e dei compiti e delle funzioni che vogliamo decentrare ad altri organi periferici. Quindi mi pare che il problema sia estremamente vasto e complesso, io ringrazio i Consiglieri dei loro interventi e mi auguro che questa richiesta del Consiglio di partecipazione sia veramente tale, perché senza questo non si può portare avanti la gestione del personale, soprattutto uno studio di riorganizzazione degli uffici e dei servizi del personale.
Qualcuno ha lamentato una eccessiva politicizzazione della burocrazia: è vero. Stiamo cercando, nei limiti del possibile e delle debolezze di ogni giorno, di svincolarci da questa politicizzazione che non rende niente sul piano elettorale, che rischia di essere pregiudizievole al buon funzionamento dell'Amministrazione regionale. Vorrei affermare che, a questo proposito, la Giunta ha dichiarato pubblicamente al Segretario Generale che la gestione del personale è un problema del Segretario Generale e che la Giunta nel caso che il Segretario avesse proposto provvedimenti a carico di alcune persone non avrebbe sposato nessuna appartenenza a partiti o a movimenti politici nel caso che il Segretario ritenesse che questo fosse incorso in errori. Purtroppo il problema è molto più grave. tutta la struttura non sta più in piedi, non si sa più chi comanda, chi coordina. Non sai dove trovare un responsabile, non sai dove andarlo a cercare, salvo poi forse trovarlo nell'ultima ruota, un povero diavolo che ha fatto quello che altri avrebbero dovuto fare. Quindi mi pare che è estremamente necessario porre mano a questo problema. I tempi previsti, di un anno, sono lunghi; se avessimo la possibilità di abbreviarli sarebbe meglio, però l'esperto a cui avevamo chiesto di stringere i tempi ci ha detto: per noi, per quanto ci riguarda sul piano tecnico, siamo disponibili ad accelerare il più possibile, però siamo abituati a lavorare con gli enti pubblici, dove dobbiamo aspettare risposte e scelte politiche in tempi molto più lunghi di quanto non prevediamo di mettere in conto. Prevediamo naturalmente di avere una disponibilità più larga, ma non crediamo, mi dicevano in Giunta, che questo sia attribuibile alla nostra organizzazione: sappiamo che i tempi di risposta dei politici e delle organizzazioni sindacali sono sempre più lunghi di quanto lo siano i tempi tecnici.
Quindi con questi propositi e la proposta di riportare il problema in Consiglio regionale, al massimo entro tre mesi, per la nomina di una apposita commissione e per l'informazione sul risultato dei primi elementi di indagine che saranno affidati a questo gruppo, io penso di poter chiedere al Consiglio collaborazione e anche approvazione di questa iniziativa su cui si può avere tutti i dubbi, che però rappresenta un nuovo tentativo per cercare una soluzione che riteniamo valida, in collaborazione però con gli organi politici della Regione.
Dolchi (Presidente) - Per la dichiarazione di voto la parola al Consigliere Andrione.
Andrione (UV) - Signor Presidente vorrei parlare per una mozione d'ordine: se fosse possibile, per l'approvazione della Convenzione, di leggere l'articolo 1, di dare il tempo, come si fa per le delibere di urgenza, di riesaminare se per caso si volessero proporre alcuni emendamenti alla Convenzione stessa. E, se mi permettete una battuta, di qui a tre mesi saremo in piene ferie sacrae suntae e di conseguenza la nostra proposta di riprendere il dibattito dopo quella che è la prima fascia e cioè, penso, prima di settembre, era soltanto una proposta di buon senso.
Dolchi (Presidente) - Diamo una lettura degli articoli. Volevo precisare, prima di dare lettura, che il dispositivo n. 2 della proposta di deliberazione, cioè la proposta di deliberazione al n. 2, si propone una correzione che è puramente formale, ma è chiarificatrice in quanto il regolamento di competenza già attribuisce al Presidente della Giunta il compito di sottoscrivere convenzioni e atti votati dal Consiglio e dalla Giunta. Quindi il comma 2 del dispositivo si proporrebbe nella seguente stesura "di approvare in via di massima la predetta unita bozza di convenzione il cui testo definitivo sarà approvato dalla Giunta" cioè le eventuali modifiche di carattere puramente... senza parlare dell'autorizzazione al Presidente della Giunta di sottoscrivere in quanto è già stabilito dall'articolo 11 del regolamento delle competenze "di approvare, in via di massima, la predetta unita bozza di convenzione il cui testo definitivo sarà approvato dalla Giunta e deliberato dalla stessa".
Diamo quindi la possibilità al Consiglio di prendere la parola sui vari articoli.
Leggiamo solo l'articolo.
Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Sull'articolo 1, è una questione puramente formale lo capisco benissimo, mi sembra strano lo studio darà come prodotto una relazione, e va molto bene, poi si dice due volte un progetto di legge. Ora a me sembra che quello che questo ufficio fa è una proposta, non è un progetto di legge, in quanto il termine progetto di legge è riservato alle iniziative legislative o dei Consiglieri o della Giunta regionale. Io metterei qualche cosa che suonasse come la "bozza di un disegno di legge" in quanto, evidentemente, il progetto di legge sarà poi presentato ufficialmente dalla Giunta.
Dolchi (Presidente) - Sembra che sia nello spirito della convenzione, se il Presidente è d'accordo. Allora punto B e punto C una bozza di disegno di legge C.
Ci sono altri che chiedono la parola sull'articolo 1?
Passiamo all'articolo 2, ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Per quanto riguarda il punto A, si dice "coinvolgeranno quanto più possibile le strutture politiche e burocratiche" e via dicendo... "anche attraverso riunioni da programmarsi secondo le indicazioni della Presidenza della Giunta regionale, riunioni alle quali saranno dedicate due intere giornate per ciascuno dei dodici mesi del programma".
Qui noi chiederemmo di avere maggiori informazioni su come saranno organizzate queste riunioni e su come verranno designati coloro che rappresenteranno le strutture politiche, in quanto, per esempio, ci sembra utile che tutto il lavoro venisse particolarmente seguito da qualcuno e non che alla riunione A partecipi non so il Consigliere Blanc, alla B partecipi Andrione, alla C Caveri e alla D Fosson. Per quanto riguarda il punto D, e riprendendo quanto è già stato detto dalla signorina Viglino, se è possibile si dice: "durante tutta la durata dello studio ecc. saranno affiancati a pieno tempo due dipendenti regionali prescelti dalla Presidenza della Giunta regionale". Noi chiederemmo che fossero prescelti se possibile dal Consiglio regionale dando a ogni Consigliere regionale un voto, in modo che il Consiglio abbia la possibilità di esprimersi e perché ci sembra che se questo studio deve coinvolgere il Consiglio sia bene che lui si esprima anche indicando in questa maniera chi del personale deve essere chiamato a questo lavoro.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta Dujany. Ne ha facoltà.
Dujany (DP) - Non sappiamo ancora esattamente quali potranno essere le due persone più idonee a fare questo tipo di lavoro, ma certamente preoccupazione della Giunta sarà di trovare, nell'ambito della Regione, uno o due persone che abbiano interesse a questo problema, soprattutto per poter avere in seguito delle persone preparate a gestire quello che verrà costruito, perché finito l'anno di lavoro dovremo avere pure localmente delle persone preparate per poter gestire il personale.
Io vi pregherei Signori Consiglieri, se avete dei nominativi da suggerire li terremo presenti.
Io vi dico che francamente in questo momento non saprei chi scegliere, mi sono guardato intorno parecchie volte e non ho ancora saputo individuare persone valide per fare questo lavoro, anche in seguito, e che possono anche avere un interesse a questo lavoro. La gestione del personale, voi sapete, non è una cosa facile soprattutto in un'amministrazione pubblica qual è la nostra e non credo che sia un lavoro che dia molte soddisfazioni, rendiamocene conto.
Quindi io direi, per quanto riguarda questa parte, se il Consiglio permette, prescelti non dalla Presidenza, bensì dalla Giunta e se ci sono delle osservazioni e delle proposte concrete su persone che ritenete idonee, io le accoglierò volentieri.
Secondo problema: quali saranno le modalità del rapporto fra Commissione, Giunta e Consiglio? Ritengo che debba esservi un contatto, con una periodicità che non so ancora definire esattamente in questo momento, che però risponda alle necessità dei tempi di lavoro. Grosso modo da quanto ci è stato illustrato si dovrebbe procedere in questo modo: iniziata la prima fase di indagine si presenteranno una serie di interrogativi che saranno posti da questi specialisti e che dovranno trovare soluzione solo in sede politica. La soluzione in sede politica, la risposta, da chi dovrà essere data? Dal Consiglio, tramite la Commissione consiliare, o dalla Giunta, a seconda, naturalmente, del tipo di scelta che si dovrà fare. Ecco credo che il meccanismo dovrebbe essere di questo tipo e per garantire un collegamento continuo e nessun vuoto da parte dei politici, nonché sovrapposizioni politiche in campo tecnico che non sarebbero nemmeno opportune.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Mi scusi Presidente della Giunta, non ho capito bene la spiegazione a proposito del punto A. Mi sembra che lei abbia fatto allusione ad una Commissione consiliare. Tale Commissione come verrà nominata? A me basta questo. Sarà nominata da lei direttamente e ci sarà una specie di chiamata diretta dei Consiglieri o ci mettiamo d'accordo fra le quinte per designare i partecipanti o ancora vi sarà una votazione formale del Consiglio? Mi sembra che le tre possibilità siano queste.
In secondo luogo proprio in materia di volontà politica di gestione del personale, per quanto riguarda il punto D, mi sembra che chi verrà prescelto, e a nostro avviso dovrebbe essere scelto dal Consiglio, non sarà il solito impiegato regionale che dice con ottimo accento: "io non voglio grane e di conseguenza voi a me questo lavoro non lo fate fare" perché allora praticamente dimostriamo in partenza di essere i soliti "calabraghe", scusatemi l'espressione, di quelli che vanno alla ricerca con il lumicino di colui che finalmente accetta.
Noi qui dobbiamo fare una scelta che è una scelta ponderata in base alle capacità già espresse da certi individui e li comandiamo a questo lavoro che è un lavoro funzionale dell'Amministrazione regionale.
Dolchi (Presidente) - Va bene, possiamo procedere.
Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta Dujany. Ne ha facoltà.
Dujany (DP) - Mi pare però che qui ripetiamo sempre le stesse cose, ho già detto all'inizio, poco fa, che ci dovrà essere un collegamento fra la Commissione consiliare, la Giunta e questo organismo. Entro tre mesi, sarà cura della Giunta di ritornare in Consiglio con una prima parte di lavoro di indagine chiedendo al Consiglio la nomina delle commissioni consiliari.
Mi pare che fosse già stato detto, forse eri assente...
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Chincheré. Ne ha facoltà.
Chincheré (PCI) - Lettura degli articoli.
Articolo 3
Articolo 4
Articolo 5
Articolo 6
Articolo 7
Articolo 8
Articolo 9
Articolo 10
Articolo 11
Dolchi (Presidente) - Allora ritorniamo alla fase prevotazione, c'è qualcuno che chiede la parola per dichiarazione di voto?
Ha chiesto la parola il Consigliere Andrione. Ne ha facoltà.
Andrione (UV) - Noi diremo di sì a questa proposta anche se molte delle riserve che abbiamo fatto ci lasciano non soltanto formalmente, ma sostanzialmente perplessi e vedremo di seguire questo lavoro attraverso quegli organismi di collegamento che sono stati preannunciati, di seguirlo a fondo e di proporre, nella misura in cui saremo capaci, quelle soluzioni a nostro avviso politiche che sono le più urgenti e le più importanti.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Chanu. Ne ha facoltà.
Chanu (DP) - Dichiarazione di voto per i Democratici Popolari: dopo le precisazioni del Presidente della Giunta nell'ultimo intervento, che ritengo improntate ad estrema correttezza nei confronti del Consiglio e delle sue prerogative e ad estremo realismo nei confronti della complessità e della difficoltà del problema, credo che se riserve ci sono, ci sono state, potranno ancora esserci, queste riserve investano essenzialmente la delicatezza e la difficoltà del problema e delle sue soluzioni più che la volontà della Giunta di risolverlo e la correttezza nel modo di risolvere il problema stesso nei rapporti con il Consiglio per cui dichiaro voto favorevole alla proposta.
Dolchi (Presidente) - Ha chiesto la parola il Consigliere Bordon. Ne ha facoltà.
Bordon (DC) - Noi non siamo per niente convinti della bontà di questo provvedimento. Ho spiegato il perché: sappiamo che è una cosa che non andrà a buon fine; questo per me vuol dire rimandare il problema di un anno, procrastinarlo, avere qualcosa da poter dire quando verranno scelte delle richieste: state tranquilli, stiamo studiando.
Quindi noi sappiamo già cosa accadrà; per esempio penso che adesso per un anno, nessuno avrà niente da dire perché avremo sempre la scusa buona di dire: "stai bravo perché stiamo studiando, non muoverti".
Noi ci auguriamo invece che fra un anno si possa tornare qui dentro e dire: "vedete, eravate uomini di poca fiducia e invece abbiamo ottenuto buon risultato"; noi ci auguriamo solo questo".
Chiedo scusa Presidente, non è una dichiarazione, ma nella lettera D, quando abbiamo parlato di tutti gli specialisti che vengono, è una rinuncia tremenda in fondo, ma noi ricorriamo a questa società perché non abbiamo nessuno specialista sul posto che ci possa dare dei consigli. Siamo proprio malridotti.
Noi diciamo quindi che non abbiamo nessuna fiducia in questo provvedimento; ci auguriamo però che le nostre perplessità abbiano a cadere e saremo i primi a combatterle dando il nostro aiuto a far sì che la cosa vada avanti bene, perché effettivamente è un problema gravissimo ed è stato illustrato molto bene dal Presidente quando dice che non se ne capisce più niente.
Dolchi (Presidente) - Va bene, allora mettiamo in votazione.
Ha chiesto la parola il Consigliere Monami. Ne ha facoltà.
Monami (PCI) - Semplicemente perché riteniamo di non essere degli onniscienti e per le ragioni che abbiamo detto in sede di discussione generale siamo favorevoli a questo provvedimento. Crediamo nell'aiuto che ci può giungere da persone specializzate nel settore e comunque riteniamo che una cosa seria la si affronti alla radice. Fra un anno vedremo in che direzione muoverci. Per questi motivi siamo favorevoli al provvedimento.
Dolchi (Presidente) - Prima di mettere ai voti il provvedimento, vi ricordo allora con le variazioni proposte e accolte e all'art. 1 e all'art. 2 della bozza di convenzione e con sostituzione del comma 2 (secondo) del dispositivo che vi ho lette prima.
Poiché non ci sono altre osservazioni, metto in votazione, per alzata di mano, per l'approvazione delle proposte della Giunta.
Proclamo il risultato della votazione:
presenti: 30
votanti: 30
maggioranza: 16
favorevoli: 30
Il Consiglio approva all'unanimità.
Sono assenti da questa votazione Maquignaz, Caveri, Albaney, Manganone e Bondaz.
La seduta è tolta, il Consiglio sarà convocato oggi alle ore 16.
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La seduta è tolta alle ore 13,00.
