Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 865 del 25 ottobre 1984 - Resoconto

OGGETTO N. 865/VIII - PROMOZIONE DI UN REFERENDUM POPOLARE PER CONOSCERE L'OPINIONE DEL POPOLO VALDOSTANO SULLA PROPRIA NAZIONALITA'. (Reiezione di mozione).

PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dal Consigliere Aloisi, allegata al punto 48 dell'ordine del giorno dell'adunanza:

MOZIONE

VISTE le seguenti dichiarazioni rilasciate a quotidiani nazionali dal Consigliere Leonardo Tamone e dall'Assessore all'Agricoltura, Foreste ed Ambiente Naturale Joseph César Perrin:

L. TAMONE: "Non mi considero italiano sono valdostano";

J.C. PERRIN: "Noi non siamo italiani siamo valdostani";

RITENUTO che con tali dichiarazioni venga violato l'art. 23 dello Statuto speciale;

E CHE si crei nell'opinione pubblica valdostana un clima di continua lesione dell'integrità dello Stato italiano;

IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA DELIBERA

di dare mandato alla Giunta regionale affinché sia promosso un referendum popolare in tutti i 74 Comuni della Valle d'Aosta per sapere quanti sono gli abitanti che condividono le gravissime affermazioni dei vari Perrin, Tamone, Bétemps, ecc. ...;

di poter utilizzare per la ricerca referendaria la componente burocratica regionale con riferimento al Servizio di statistica, com'è accaduto nella Regione Trentino-Alto Adige;

di dare mandato alla Giunta regionale di reperire i fondi necessari, inserendoli sui capitoli di spesa relativi alle ricerche statistiche debitamente rifinanziate.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Colleghi Consiglieri, io ho presentato questa mozione per dare la possibilità, in questo Consiglio, ad ogni forza politica di esprimersi sull'argomento della nazionalità, che è stato dibattuto ieri esclusivamente tra l'interpellante e il Presidente della Giunta e quindi non ha dato la possibilità alle varie forze politiche di dare un proprio giudizio e di esprimere il proprio parere.

Approfitto inoltre di questa occasione per biasimare un certo atteggiamento da parte degli organi di informazione, e mi riferisco soprattutto alla RAI Radiotelevisione Italiana, specialmente al TG 3, che non si è neanche degnato di citare un argomento così importante come la discussione in questa aula su questo gravissimo problema; anche gli organi di stampa hanno quasi volutamente ignorato questo argomento, il che dà la dimostrazione che le critiche che sono state fatte, nei confronti di certi organi di informazione, sono veritiere, perché ritengo che l'opinione pubblica, su un argomento così importante, debba essere informata, debba sapere di che cosa si discute, debba sapere qual è l'opinione espressa dalle varie forze politiche di livello nazionale e di livello locale.

Entrando nel merito di questa mozione, vorrei innanzitutto dire che ritengo che ci sia un po' di confusione sul concetto di autonomia. Vi sono, purtroppo, dei piccoli personaggi, dei miseri protagonisti che sono pronti a sventolare in modo subdolo ed incosciente la bandiera della sommossa antitaliana e antistatale; sono pronti all'istigazione intellettuale e ad una forma di separatismo esasperato: non sono paroloni grossi, questa è la pura e semplice verità. Alcuni di questi personaggi, per cercare di dare una giustificazione a queste forme embrionali di separatismo, parlano di nazione, di nazionalità e di federalismo dei popoli.

Vorrei accennare brevemente al significato di nazione, che deve intender si come comunità di individui tra di loro legati dall'identità di razza, lingua, religione, storia e tradizione. Il concetto di nazione si differenzia nettamente da quello di popolo, in quanto i diversi individui costituenti il popolo sono presi in considerazione solo in quanto appaiono collegati da alcuni specifici vincoli giuridici. Nel diritto internazionale moderno non ha più seguito la tesi, sostenuta nella seconda metà del secolo scorso, che i veri soggetti dell'ordinamento internazionale fossero le nazioni e non gli stati.

A questo punto mi chiedo come può qualche personaggio politico sostenere il concetto di nazione per quanto riguarda la Valle d'Aosta. Mi deve spiegare che tipo di razza c'è nella popolazione valdostana, se è una razza negra, gialla, bianca, verde. A me risulta che il popolo valdostano non si differenzia dal popolo piemontese, ligure e viceversa. Qualcuno mi deve spiegare qual è la differenza di carattere religioso che c'è in Valle d'Aosta. Mi risulta che in Valle d'Aosta c'è una popolazione di religione cattolica, come lo è la popolazione piemontese e come lo è la popolazione calabrese.

Mi domando come l'Assessore Perrin e il Consigliere Tamone possano sostenere che, in fondo, loro non sono italiani ma valdostani, per poi aggiungere che gli italiani non esistono perché al loro posto vi sono i veneti, i calabresi, i sardi, gli abruzzesi.... Essi però dimenticano volutamente e troppo ingenuamente la storia del nostro Risorgimento, una storia che è costata sacrifici e sangue al popolo italiano e anche al popolo valdostano.

Inoltre penso che la perfetta compatibilità tra autonomia locale e stato nazionale non può assolutamente essere messa in discussione, perché isolamento e secessioni sono passi indietro nella storia, non un fatto di progresso. Il regionalismo e l'autonomia, per il Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale, non sono mai stati un lasciapassare verso forme o sistemi più o meno intelligenti di separatismo. Come ho già illustrato ieri, nella mia interpellanza, nessuno vuole mettere in discussione il decentramento politico e amministrativo, nessuno vuole metter in discussione l'applicazione dell'autonomia: una cosa è chiedere l'applicazione dello Statuto, un'altra è dichiarare di non essere italiano.

Vorrei brevemente e a grandi linee ricordare, la vera storia della nostra Regione a coloro che, probabilmente, non la conoscono. La Valle d'Aosta era abitata in età remota da popolazioni di stirpe ligure.

(.....INTERRUZIONE.....)

Nel sesto secolo avanti Cristo fu conquistata dalla tribù gallica dei Salassi; nel secondo secolo iniziò penetrazione romana che ebbe il suo epilogo con la fondazione di Augusta Pretoria da parte del Console romano Terenzio Varrone. Da allora, per un lui go periodo, la Valle d'Aosta fu legata ad avvenimenti d'oltralpe. Dopo l'unità d'Italia la Valle d'Aosta fu ridotta a semplice pro vinci a e venne aggregata al Piemonte nel 1860 infine, nel dopoguerra, fu sancita la nascita della Regione Autonoma Valle d'Aosta.

Da ciò possiamo dedurre, anche se qualcuno non è d'accordo, che dal punto di vista storico non si può sostenere che la Valle d'Aosta sia una entità a sé stante e che quindi vi siano motivazioni storiche per sostenere il concetto di nazione: è assurdo ed è ridicolo, per le motivazioni che ho detto prima. Sovente lo Stato italiano è accusato di voler opprimere le autonomie, di essere uno stato accentratore, di voler distruggere il concetto di pluralismo e di democrazia. Sono accuse sovente avanzate dai partiti regionalisti e persino da un partito nazionale, qual è il Partito Comunista Italiano. Voi ricordate benissimo, durante la composizione della Giunta regionale sarda, le accuse che sono state mosse dal Partito Comunista nei confronti del Governo statale: "accentratore, oppressore delle democrazie".

Io vorrei soltanto farvi ricordare due aspetti: il primo riguarda la penisola d'Istria. Non so se vi ricordate, se avete studiato la storia, ma la penisola d'Istria era terra italiana ed è tutt'ora abitata da una popolazione di lingua esclusivamente italiana. A Trieste c'è una piccola minoranza di slavi, e il nostro Stato che cosa ha fatto? Ha garantito la particolarità etnica, attraverso il pluralismo linguistico, a questa piccola minoranza etnica, mentre gli altri Stati che si definiscono socialisti e democratici opprimono la popolazione italiana della penisola d'Istria. In quest'ultima non è ammesso parlare italiano, non si studia l'italiano nelle scuole, i nomi, italianissimi, sono scritti in lingua slovena.

Queste sono motivazioni che vanno analizzate e confrontate: abbiamo un Governo che anziché tutelare gli italiani si preoccupa di tutelare troppo le piccole minoranze etniche nel nostro Stato, questa è la realtà. Nella Regione di cui fa parte Bolzano il cittadino italiano è diventato minoranza, non può accedere al lavoro a causa del bilinguismo e quindi gli viene impedito di lavorare, di studiare, persino di fidanzarsi, tutto a causa di questa discriminazione: siamo arrivati a questo punto.

Nei confronti del nostro Governo io lancio l'accusa di essersi "calato le braghe", scusate questo termine un pò volgare ma è la realtà, in quanto ha concesso troppo a certe autonomie che hanno portato all'esasperazione fino a giungere, pian piano, ad alzare il vessillo del separatismo. L'ho detto ieri e lo ripeto oggi, non ci interessa questo per la Regione Autonoma della Valle d'Aosta, perché sono convinto che il popolo valdostano al 90% si ritiene italiano: coloro che portano avanti questi vessilli sono solo piccole minoranze e piccoli personaggi, non so poi con quali motivazioni, ma certamente non è il popolo valdostano.

Mi auguro che di fronte a questa situazione si smetta di continuare a fare delle dichiarazioni vergognose, antitaliane e antistatali. Mi auguro che alcuni dei rappresentanti dell'Union Valdôtaine prendano coscienza e dichiarino, senza frasi sibilline, ma in modo limpido ed esplicito, che la Valle d'Aosta è parte integrante di una nazione che si chiama Italia e non affermino, come scaltramente e abilmente ha fatto ieri il nostro Presidente della Giunta, e su questo aspetto io chiedo alle forze politiche nazionali, in particolare alla Democrazia Cristiana, di dare un proprio giudizio, quando ha detto: "Prendo atto che la Valle d'Aosta fa parte del territorio italiano".

Secondo il mio punto di vista questa è una dichiarazione gravissima, il Presidente della Giunta è anche il Prefetto della Valle d'Aosta, è anche il rappresentante del Governo in Valle d'Aosta. Chiedo alle altre forze politiche di esprimersi, di dare un giudizio politico su queste dichiarazioni. Dal dibattito in quest'aula fra tutte le forze politiche mi auguro che emerga una certezza matematica, e cioè che il popolo valdostano è sì valdostano ma è anche, e soprattutto, italiano. Grazie.

Si dà atto che dalle ore 11.23 assume la Presidenza il Vice Presidente DE GRANDIS.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Vorrei partire dalla critica, che condivido pienamente, fatta dal Consigliere Aloisi nei riguardi della sede RAI di Aosta. Non voglio essere noioso, ma ripeto ancora una volta che l'incapacità giornalistica di riferire all'opinione pubblica è un problema di vitale importanza. Ieri sera abbiamo assistito allo show dei simboli, dalla Democrazia Cristiana con le sue organizzazioni di sezioni e con il Segretario regionale Chiattone che aveva chiesto il permesso di andare in bagno per qualche secondo e quindi ha abbandonato la seduta in quel momento, a qualche esponente dell'Union Valdôtaine, dedicandogli, cronometro alla mano, due minuti e venti secondi, per un incontro avuto a Milano e del quale non sono riuscito a capire la validità.

La RAI ha invece ignorato questo problema importante, non ha voluto dedicargli neanche un secondo, mentre è un problema che riguarda tutti i cittadini della Regione; forse le interpellanze erano state fatte da esponenti di due partiti dello Stato italiano non graditi alla sede RAI di Aosta. Noi porteremo avanti questa lotta per un chiarimento e non ci fermeremo facilmente se non quando non sarà chiarito l'atteggiamento che continua ad assumere il Direttore della rete e alcuni giornalisti della sede RAI di Aosta.

Veniamo all'argomento della mozione. Sulla relazione storica fatta dal Consigliere Aloisi, gliene do atto perché non sapevo che c'era stata un'occupazione romana...

( .... Ilarità del Consiglio.....)

debbo dire al Consigliere Aloisi che in questa occasione ha dimostrato una certa preparazione storica. Sul problema sollevato dalla mozione, devo dire che le affermazioni che ieri ha fatto il Presidente della Giunta, e delle quali prendo atto, e cioè che attualmente la Regione Valle d'Aosta è in Italia, veramente mi stupiscono. A noi sin dall'asilo infantile alla prima o seconda elementare insegnavano che l'Italia è una penisola con le Regioni, tra cui la Regione Valle d'Aosta. Fino ad ieri eravamo convinti che non bisognasse prenderne atto, in relazione alla situazione storica, che la Valle d'Aosta appartenesse all'Italia. Invece il Presidente, beato lui, finalmente oggi prende atto che la Valle d'Aosta fa parte dell'Italia.

Io ora mi chiedo: se adesso improvvisamente si scopre che l'Italia non esiste, allora fino a questo momento noi siamo stati amministrati, e lo siamo tuttora, da non italiani: siamo stati vittime e prigionieri delle Giunte che si sono susseguite, siamo stati amministrati da personaggi che non sono italiani? Questo è un problema preoccupante, perché solo ieri ci siamo accorti di essere stati amministrati da non italiani.

Ora io mi chiedo come possono un Presidente della Giunta e un Assessore in carica fare certe affermazioni al solo scopo, probabilmente, di scatenare quel senso di separatismo che, a modo loro, si potrebbe diffondere tra quelli che fino ieri erano convinti di essere italiani e quelli che, finalmente usciti allo scoperto, dicono di non essere italiani! Un altro problema che non sono riuscito a capire dalle affermazioni del Presidente della Giunta è il concetto di nazionalità. Non ho mai saputo che la Valle d'Aosta fosse una nazione! Il Presidente della Giunta, ripeto quello che ha detto il Consigliere Aloisi, è anche Prefetto della Repubblica italiana! Questo concetto di nazionalità che egli ha tentato di esprimere è un concetto astratto. Qui si deve dire che cosa si intende per nazionalità, spiegando agli elettori se si ritiene che la Valle d'Aosta sia una nazione, e quindi come tale non è concepibile che si possa inserire in un'altra nazione quale l'Italia, oppure si dica apertamente che la Valle d'Aosta ha bisogno di più autonomia, che ha bisogno di più potere, anche se per amministrarlo male come è stato fatto in ques'ultimo periodo. Solo così si può chiarire benissimo questo concetto di nazionalità.

Anche le affermazioni del Presidente della Giunta, quando parla dell'Europa unita ed esprime questi suoi concetti sulla nazionalità, a me sembrano un modo di partire con il piede sbagliato verso l'unificazione europea. Se il buon giorno si vede dal mattino, io sono convinto che siamo ancora nel buio più profondo.

Si dà atto che alle ore 11.38 riassume la Presidenza il Presidente BONDAZ.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Maquignaz; ne ha facoltà.

MAQUIGNAZ (A.D.P.): Ci troviamo oggi a dibattere sul concetto di nazionalità che, come tutti sanno, ha già fatto scorrere, nel passato, fiumi di inchiostro e di parole, provocando altrettanti disastri perché certi popoli volevano salvaguardare la propria nazionalità, mentre altri popoli volevano sopraffare l'altrui nazionalità. Questo problema ha creato un sacco di danni: non possiamo dimenticare, in questa discussione, le ultime degenerazioni del nazionalismo, il fascismo ed il nazismo. Queste cose non vanno dimenticate, non perché abbiamo spirito di vendetta ma perché su certi fatti noi crediamo che sia bene avere una memoria da elefanti per evitare che debbano ripetersi. A questo proposito bisogna dire che il fascismo creò alla cultura valdostana un danno che è incalcolabile.

A parte queste considerazioni, il concetto di nazionalità è un concetto equivoco sul quale si potrebbero imbastire lunghe e saccenti disquisizioni filologiche. Per evitare confusioni e fraintendimenti, io credo che sia opportuno, quando uno parla in questa sede, dire cosa intende per nazione e per nazionalità, dando una definizione filologica alle parole nazione e nazionalità. Io cercherò di farlo riferendomi al vocabolario italiano ed alla concezione culturale di Sergio Salvi che ha scritto parecchi libri su questo problema. Il vocabolario italiano dice testualmente che la nazione è un insieme di genti legate da comunanza di tradizioni storiche, lingua, costumi ed aventi coscienza di tali comuni vincoli. Sergio Salvi amplia questa concezione a tal punto da considerare, sul piano culturale, l'Italia come Stato unitario, aggiungendo però che, nell'ambito dello Stato Italiano, abbiamo diverse nazionalità tra cui i Sardi, i Friulani, i Valdostani e via dicendo. Si tratta di una interpretazione culturale estensiva del concetto di nazionalità, e credo che sia per questo motivo e per questa concezione che Tamone e Perrin dicono: "Noi siamo valdostani e non italiani".

In questo senso io mi sento di condividere la loro tesi, trattandosi di una concezione culturale. Se seguiamo, invece, la concezione più restrittiva, che è quella della cultura dominante, allora possiamo dire che esiste lo Stato italiano, nell'ambito del quale abbiamo delle etnie diverse: si tratta dalla concezione che sosteneva Scrufari su La Région, ieri o l'altro ieri. Nella sostanza sono due concezioni culturali che interpretano lo stesso fenomeno.

Al di là del fatto di essere valdostano o italiano, io credo che questo sia un falso problema, nel senso che potrebbe diventare un problema serio se portasse a delle conseguenze concrete, per esempio a contestare l'appartenenza della Valle d'Aosta allo Stato italiano: è questo che il Consigliere Aloisi vuole sentire da noi.

Io credo che, su questo problema, la tesi del Presidente della Giunta sia la più giusta: nel 1861, con l'annessione della Savoia alla Francia, ci siamo trovati a far parte dello Stato italiano, di questo ne prendiamo atto. Se le vicende storiche fossero andate diversamente, forse ci saremmo trovati a far parte dello Stato francese, o della Svizzera; può darsi che, da questo punto di vista, siamo stati un pò fortunati, perché nell'ambito dello Stato italiano abbiamo avuto una certa autonomia, mentre se ci fossimo trovati nello Stato francese, che è centralizzatore, non avremmo avuto neanche quel poco di autonomia che abbiamo adesso.

Secondo noi il problema non è questo, ma consiste nel verificare qual è la concezione che noi abbiamo dell'autonomia. Noi ribadiamo la concezione del nostro movimento, che è federalistica e che si contrappone a quella che porta avanti il Consigliere Aloisi, che è statalista e nazionalista. Noi siamo per la valorizzazione dell'autonomia nell'ambito di uno Stato organizzato su basi federali. Questo vale sia per l'Italia, sia per l'Europa. Potremmo ancora aggiungere che noi, ritornando alla formazione del regno d'Italia, avremmo preferito che in quel periodo fossero prevalse le tesi di Cattaneo, che voleva sì uno Stato unitario, ma realizzato su basi federali: noi simpatizziamo per quella tesi. Questo non significa contestare l'appartenenza della Valle d'Aosta allo Stato italiano: significa invece sostenere una concezione culturale dello Stato profondamente diversa. Noi sosteniamo lo Stato federalista, siamo per uno Stato di questo tipo e, soprattutto, siamo anche per un'Europa federalista nell'ambito della quale i popoli e le piccole comunità, come la nostra, possano esprimersi per dare il loro apporto alla costruzione di un'Europa unita.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA (P.C.I.): Per il nostro gruppo è psicologicamente difficile intervenire in un dibattito di questo tipo, in quanto abbiamo la netta sensazione di prestarci a polemiche artificiose ed inventate, ad esibizionismi verbali di alcuni Consiglieri che pensano di aver trovato un giusto cavallo di battaglia su problemi che, invece, meriterebbero, a nostro giudizio, tutto un altro atteggiamento. Noi crediamo che si tratti di puro strumentalismo e precisiamo che, visto che il nostro gruppo è presente in Consiglio ed è tenuto a dire la sua opinione, non cadremo nella trappola di fomentare divisioni e di prestarci al gioco di chi le cerca.

Riteniamo che anche le polemiche recenti sulla Sardegna siano state, in sostanza, inventate dai partiti che si trovavano a perdere il potere in quella Regione e che abbiano avuto il fine di andare a verificare se il Partito Sardo d'azione era indipendentista o separatista, ma semplicemente lo scopo di difendere il potere del pentapartito in quella Regione e, siccome questa formula non è riuscita a perpetuarsi, ci sono state queste polemiche da parte di De Mita, di Spadolini ed altri.

Noi qui non abbiamo Spadolini e De Mita, ma abbiamo altri Consiglieri che cercano di cavalcare questo cavallo di battaglia. Noi diciamo che non ci prestiamo in nessun modo a questo discorso; riteniamo che ogni tentativo di divisione della popolazione valdostana sia da combattere; riteniamo che cercare di omologare il popolo valdostano in una entità quale quella definita dal Consigliere Aloisi come "italianissima", sia una forzatura che non risponda ai sentimenti della popolazione e che non rispetti le tradizioni, la storia, la cultura della popolazione valdostana. Riteniamo, altresì, che sarebbe un'altra forzatura quella di contrapporre questa specificità, che esiste, alle caratteristiche delle popolazioni confinanti, oppure di contrapporre, all'interno della popolazione valdostana, quelli che sono nati in Valle d'Aosta o che da generazioni vivono in questa Regione con i gruppi di emigrati riteniamo di dover combattere ogni forzatura.

Noi siamo per una cultura della convivenza in cui ogni gruppo etnico oppure ogni gruppo sociale che si senta appartenente ad una determinata etnia abbia l'opportunità di collegarsi e di comunicare con tutti gli altri. Questa è la nostra impostazione, dal punto di vista dell'amministrazione; riteniamo inoltre che l'autonomia sia il principio su cui debba fondarsi lo Stato, cioè l'organizzazione politica in cui si trovano a convivere i diversi gruppi etnici che formano la popolazione italiana. Noi siamo per l'autonomia, purché essa sia una cosa reale, dal punto di vista politico ed economico. Ci sembra che si possa lavorare in questa direzione senza andare a ricercare contrapposizioni tra i sentimenti di chi si sente o meno italiano.

Pensiamo che il Consiglio regionale e le forze politiche della Regione Valle d'Aosta abbiano problemi più seri di cui occuparsi: il problema dei disoccupati, dell'agricoltura, del turismo e delle condizioni sociali degli anziani. Su queste cose, noi riteniamo che si dovrebbe discutere e lavorare in Consiglio regionale, lasciando cadere le polemiche inventate, ad arte, da chi, forse, non ha altri argomenti per attirare l'attenzione e poi si lamenta, magari, di non essere stato ascoltato dagli organi d'informazione.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.): Vorrei far precedere queste brevi considerazioni, che credo vadano fatte con un tono estremamente pacato e riflessivo, senza farsi prendere da inutili sentimentalismi, con uno stato d'animo che è tipico del Partito a cui appartengo, un partito che non si è mai chiuso in un gretto nazionalismo e che ha proiettato la sua attività, anche se con una connotazione di tipo marxista e quindi di classe, in un internazionalismo che vede nella fraternità dei popoli, indipendentemente da connotazioni di religione, di censo e di classe, un elemento di pace universale. Voglio dire questo perché potrebbe essere facilmente frainteso in seguito, quando farò alcune considerazioni.

Senza voler offendere nessuno e senza volere avere la pretesa di avere la verità in tasca, io sostengo che, tutto sommato, sia da una parte che dall'altra questa è una battaglia di netta retroguardia. Suscitare fantasmi del passato, in maniera artificiosa, con motivazioni di tipo diverso sta a mio avviso a significare che quest'Europa diventa sempre più un'entità lontana e perduta nelle nebbie delle fantasie di coloro che ci credono, piuttosto che radicata nella volontà di coloro che la vogliono costruire. Bisogna prendere atto di un paio di cose per sfrondare il campo da un equivoco: il discorso sulla nazionalità, in Valle d'Aosta, assume rilevanze di tipo diverso perché diverse sono state le proiezioni di carattere storico che ci hanno toccato. Una Regione di frontiera ha già di per sé una sua connotazione mista, è un qualcosa di diverso, proprio perché è collocata al carrefour di diverse nazionalità e quindi subisce, per un fatto naturale e direi fisico, influenze di tipo diverso. E' in questo senso che dobbiamo collocare il nostro "stare" in Valle d'Aosta, non per creare una contrapposizione nei confronti dello svizzero o del francese, ma perché indubbiamente una regione di frontiera ha delle caratteristiche diverse rispetto ad una regione che di frontiera non è, essere valdostani significa avere tutta una storia valdostana influenzata da questo dato di fatto. Direi che la sua peculiarità deriva proprio da questa particolarità fisica che è anche di tipo culturale. Ecco che

allora, come dicevo nell'affrontare questo argomento, la situazione valdostana e la sua nazionalità assumono connotazioni di tipo diverso e rilevanze di tipo diverso, perché aggregazioni a stati confinanti o disaggregazioni hanno pesato sulle nostre spalle e, a volte, hanno lacerato un tessuto, come diceva prima giustamente il Consigliere Maquignaz, in un senso e a volte in un altro. Cito un episodio del 1945, quando certe reazioni ad un nazionalismo sciocco ed insensato che aveva provocato dei danni notevoli alla cultura ed al modo di essere della valdostanità, hanno portato a fare un discorso di distacco della Valle d'Aosta dall'Italia e di rifiuto dell'appartenenza ad una collettività più grande e quindi ad una nazionalità, se vogliamo dare a questo termine un significato un pochino antistorico, visto con l'ottica del 1984.

Dobbiamo allora riportarci nel giusto alveo di una discussione pacata, che veda la Valle d'Aosta non più ancorata a sciocchi particolarismi in un senso e nell'altro. Dico questo perché il vessillo della nazionalità, se viene agitato ed esasperato in un certo modo, porta ad alcune conseguenze che sono l'esasperazione di certi stati d'animo, che hanno poi delle forme addirittura aberranti, quando questo elemento diventa dominante e quindi assume l'aspetto di una cultura dominante. Le nefaste conseguenze subite in questo ultimo cinquantennio dall'Europa sono dovute proprio all'esasperazione di un certo tipo di nazionalismo. Se riportiamo invece il concetto di nazionalità, anche prendendo spunto da quanto diceva prima il Consigliere Magnignaz, ad una adesione di tipo culturale, ecco che allora il discorso diventa molto più facile e meno difficile da interpretare. In questa connotazione della nazionalità, se ad essa diamo un significato più generale e non la vediamo legata solo ad un fattore, ma come la sommatoria di fattori di tipo diverso, possiamo dire che la nazionalità comprende la lingua, la razza, la religione, la cultura e il modo di essere e di vivere di una collettività. Quindi la nazionalità non è un concetto, a mio avviso, che va interpretato in maniera statica, ma va interpretato in termini estremamente dinamici e quindi si stempera delle sue asprezze per assumere toni di adesione progressiva a determinati evoluzioni e stati della società. Si potrebbe qui scomodare Alberoni o qualche altro sociologo, ma non è assolutamente il caso di farlo.

In questa adesione ad un modo di essere e di vivere sta l'interpretazione che noi diamo del concetto di nazionalità. Si stempera così il discorso del: "non sono valdostano, sono italiano", " sono italiano, non sono valdostano". Dico questo, e sarà bene che qui ne approfittiamo e mi scuso con il Presidente se tedierò ancora l'assemblea con due considerazioni, perché da un concetto di nazionalità astratta passiamo ad un concetto di popolo, ed è qualcosa di diverso, trattandosi del riconoscimento di una nazionalità di una determinata popolazione stanziata su un territorio sul quale esercita una sovranità o una potestà di imperio, come dicono i giuristi nella definizione classica dello Stato. Bisogna però vedere cosa c'è dietro questa nazionalità emergente, perché se c'è il discorso della potestà di imperio e il discorso della sovranità, allora è chiaro che la nazionalità sconfina poi nel nazionalismo, diventando qualcosa di sostanzialmente diverso. Dico questo perché credo nella Costituzione repubblicana del nostro Paese e non mi vergogno di dire, come ho già fatto altre volte in quest'aula, che la mia nazionalità è italiana; però la mia cultura e il mio modo di pensare mi portano ad una adesione, direi, diversa, che non ho mai rinnegato, così come non l'ha mai fatto la mia famiglia, che è data dalla mia appartenenza ad una nazionalità più minuta, che è quella valdostana.

E' un problema più filologico che non un problema sul quale basare una discussione di questo tipo, soprattutto se lo poniamo nei termini di una Valle d'Aosta come entità geografica di frontiera e se lo proiettiamo nel futuro di un'Europa che dovrebbe essere l'Europa dei popoli. E' chiaro che questo discorso serve ogni tanto, sia da una parte che dall'altra, a suscitare i fantasmi del passato e anche a tamponare situazioni di crisi in Valle d'Aosta. Ogni tanto in Valle d'Aosta si riagita il fantasma del nazionalismo valdostano o del nazionalismo italiano, a seconda dei momenti storici. Chi ha presente la nostra storia, dall'autonomia in poi, si trova sovente di fronte a questi elementi con punte più o meno aspre, a seconda delle tensioni che si vivono in quel momento: ricordo il periodo 1965/66, per non andare più in là negli anni, in cui questo discorso è stato fatto in maniera sostanzialmente diversa. Però è un dato di fatto che dobbiamo assumere come elemento di valutazione perché, probabilmente, in questo momento, per una serie di fattori, la società valdostana subisce una nuova crisi e quando si è in crisi, ogni tanto, si tira fuori dal cassetto qualche anticaglia perché non si ha il coraggio e la forza di affrontare i problemi del momento attuale. Io ripeto che non è un discorso che riteniamo debba essere rispolverato, con tutto il rispetto per le idee del Consigliere Aloisi e di coloro che probabilmente avranno qualcosa da dire, o hanno già detto la loro su questo argomento.

Però vorrei chiarire, nel concludere questo mio discorso, che tutto lo Stato italiano è permeato di regionalismo: qualcuno ha parlato di Cattaneo, e la cosa avrà fatto piacere al collega De Grandis, dicendo che l'Italia in Europa è lo Stato che, probabilmente, ha caratterizzato il suo modo di essere con il più accentuato possibile rispetto delle autonomie locali. Il Consigliere Maquignaz ha detto bene che se fossimo stati, per una disgrazia storica o per una catastrofe storica, annessi alla Francia, probabilmente non saremmo neanche qui a parlare e a discutere di questo argomento, perché un prefetto corso avrebbe impedito a noi qualsiasi discussione, e questo con tutto il rispetto che ho per la nazione francese in altri campi. Però, sotto questo aspetto, un nazionalismo esasperato ha sempre caratterizzato la storia della Francia, per cui bene ha detto il Consigliere Maquignaz che siamo stati fortunati, da questo punto di vista.

Ora io mi chiedo: anziché porre il problema in termini così semplicistici, anziché ripescare un pò di anticaglie del passato, perché non ci chiediamo veramente come noi Valdostani ci siamo posti nei confronti dello strumento che è lo Statuto speciale? Guardiamo noi stessi, perché l'autodeterminazione la si ricava anche attraverso quello che siamo capaci o non siamo capaci di fare, e cerchiamo di usare questo strumento, che è un contenitore vuoto in certi casi, per incidere e cambiare la realtà valdostana. Forse lo Statuto valdostano ci poneva proprio di fronte a questa realtà che noi non siamo stati capaci di sfruttare appieno: obiettivamente, collocati in questo ambito, ecco che il regionalismo e la valdostanità assumono il valore di un impegno per tradurre in pratica ciò che ognuno di noi sente dentro il cuore. Lo strumento c'è, lo abbiamo detto stamattina, forse va corretto, forse va anche ampliato nelle sue competenze, però va soprattutto attuato da una classe dirigente illuminata che per non nascondere se stessa non deve tirare fuori i fantasmi di un nazionalismo che riteniamo ormai definitivamente tramontato.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

RICCARAND (N.S.): Sui concetti di nazionalità, di etnia, di Stato e di autonomia si sono fatti e si faranno centinaia e migliaia di convegni: ci sono degli istituti universitari che sono sorti apposta per affrontare questa tematica. E' un argomento di cui si può discutere per anni interi e con le sfaccettature più diverse.

Io credo che il Consiglio regionale, se vuole occuparsi seriamente di questa questione e non fare della semplice accademia o dell'inutile verbalismo, dovrebbe occuparsi della questione quando essa è legata a degli atti amministrativi ben precisi, a delle scelte ben concrete che vanno fatte. Ad esempio, come ho sempre detto in questo Consiglio e come continuo a pensarlo, ritengo che una discussione di questo tipo, cioè sui rapporti fra Regione autonoma Valle d'Aosta e Stato italiano, in tutti i loro aspetti, andrebbe fatta rispetto al discorso dell'ordinamento finanziario della Valle d'Aosta e al riparto fiscale che, secondo me, pone e mette in ballo tutti questi problemi, legandoli però ad una scelta ben concreta; invece, quando si affrontano questi problemi, si guarda solo l'aspetto materiale o l'interesse più immediato e si accantona tutta una serie di bei discorsi non solo sull'autonomia, che in questo caso viene evidentemente accentuato, ma anche sul federalismo o sul rapporto con altre entità.

Nel caso specifico, tuttavia, io vedo che la discussione è legata ad una mozione in cui si propone: "Di dare mandato alla Giunta regionale affinché sia promosso un referendum popolare in tutti i 74 Comuni della Valle d'Aosta per sapere quanti sono gli abitanti che condividono le gravissime affermazioni dei vari Tamone, Perrin e Bétemps". A me pare inconcepibile che si possa proporre un referendum sulle opinioni delle persone; questo è già un primo dato di fatto che non riesco assolutamente a capire; in secondo luogo, non capisco per quale motivo si dovrebbe fare un referendum sulle idee di Perrin, di Tamone e di Bétemps, i quali hanno le loro idee, che saranno buone o cattive, ma che possono tenersi, in quanto mi sembra una cosa assolutamente assurda sottoporle a referendum.

Io non ho niente altro da aggiungere: ritengo che questa discussione, proprio perché finalizzata ad un atto amministrativo che è inconcludente, se non fosse soltanto provocatorio, non abbia nessun motivo di esistere, per cui dichiaro che voterò contro la mozione.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola l'Assessore Agricoltura e Foreste Perrin; ne ha facoltà.

PERRIN (U.V.): Lorsque, il y a quelques temps, j'ai fait des affirmations à l'égard de ma nationalité, affirmations que je répète, que je réitère puisque j'y crois et puisque elles font partie intégrante de moi-même, je ne croyais pas devenir ou être pris pour un "condottiere" de je ne sais pas de quelle ligue anti-italienne ni de quelle ligue séparatiste. Je les ai faites et je suis prêt à les refaire car elles représentent moi-même et ma philosophie et aussi car je suis conscient qu'il faudrait faire une nette distinction entre ce qui est citoyenneté et ce qui est nationalité. Je crois que c'est sur ces deux concepts que je dois baser mes affirmations. En effet, la citoyenneté confère des droits politiques à un individu bien déterminé, dans un moment déterminé, alors que la nationalité est bien différente, la nationalité est un fait personnel et durable, qui est dû à d'autres raisons.

Or, je ne nie pas que, en ce moment, je suis citoyen italien et en tant que citoyen italien, j'essaie, bien ou mal, de suivre les règles fixées par l'Etat Italien. Mais on ne peut pas, à travers ma citoyenneté actuelle, m'obliger à avoir une nationalité différente de celle que ma culture m'impose. En ce moment, je prends acte, comme le Président de la Junte, que je suis citoyen italien, mais j'aurai pu être citoyen de n'importe quel état de ce monde. Car, la citoyenneté ne dépend pas d'un fait de traditions ou de culture, mais soit d'un incident historique, soit d'un choix personnel; d'un incident historique car, si l'histoire (et à propos d'histoire nous, y reviendrons) avait fait que la Vallée d'Aoste ne fasse pas partie de l'Etat Italien, je ne serais pas citoyen Italien. La même chose est valable pour Monsieur Aloisi et pour tout le monde, parce que si, par exemple, par les croisades ou l'action de la République de Gênes ou de Venise, les arabes n'avaient pas été chassés, probablement, notre cher ami Baldassarre serait de citoyenneté arabe, pour un fait historique, pour un incident historique. Si Monsieur Baldassarre, en ce moment, voulait choisir de devenir le citoyen d'un émirat quelconque, et si cet émirat lui octroyait la citoyenneté, il perdrait la citoyenneté italienne et deviendrait citoyen de cet émirat, pour un désir personnel. Au contraire, je crois qu' il ne perdrait pas sa nationalité, car sa nationalité lui vient d'une culture, apprise sur le territoire, par l'histoire, les traditions et c'est donc sa façon de vivre qui lui donne sa nationalité.

Il en est de même pour la Valleé d'Aoste, qui a eu une histoire tout à fait particulière, une culture tout à fait particulière, qui a sa civilisation ce qui fait que ses ressortissants ont une nationalité différente de celle qui ont actuellement d'autres peuples appartenant à l'Etat Italien.

Je ne veux pas, comme quelqu'un a fait, recourir à l'histoire, au "risorgimento", car l'histoire, il faudrait la connaître à fond, et le "risorgimento" il faudrait aussi l'interpréter. Alors, lorsque on vient de dire: "Vous êtes italiens parce que il y avait les Ligures", il faudrait se demander qui étaient les Ligures: les Ligures étaient simplement un peuple qui habitait une petite partie du Piémont, la Vallée d'Aoste et l'autre versant des Alpes, ce qui est aujourd'hui une frontière, innaturelle pour nous, mais une frontière d'Etat. Alors, on ne peut pas démontrer, par la présence des Ligures, une "presunta italianità" du peuple Valdôtain, si on ne veut pas forcer l'histoire.

Pour être historien, il faut suivre une certaine méthodologie: on pourra demander à l'Assesseur à l'Instruction Publique d'organiser des cours, avec les archives historiques, pour que quelqu'un apprenne un peu de méthodologie. En outre, je veux ajouter que en Vallée d'Aoste il y a eu une évolution; personne nie qu'en Vallée d'Aoste il y a eu des apports successifs de différents peuples, provenant du nord, et cet amalgame de peuples a créé un peuple Valdôtain qui, pendant mille ans, a évolué, s'est transformé, a eu son originalité, sa civilisation et c'est le peuple Valdôtain, qui, en outre, n'a rien de différent des peuples qui habitent sur les trois versants des Alpes. Le Mont Blanc a été un moyen de concentration autour duquel pivotait une même culture, une même civilisation.

C'est pour cela que je n'accepte pas l'affirmation de Monsieur Torrione sur la région de frontière: si maintenant nous sommes une région de frontière, c'est parce que on a crée des frontières, car avant il n'y avait aucune frontière avec le Valais, le canton de Vaud, la Savoie ou la Haute Savoie.

C'était une seule nation, qui avait la même culture, qui a eu la même histoire, pendant des siècles et des siècles. Maintenant, nous sommes devenus une Région de frontière car on a créé des frontières qui se sont établies à la crête des Alpes ou le long des fleuves, comme si les Alpes ou les fleuves pouvaient séparer alors que, jadis, il ont toujours uni.

Quant au "Risorgimento", il faudrait peut-être faire une petite interprétation. S'il est vrai que le "Risorgimento" a crée l'Etat italien, l'unité Italienne, il n'a pas toujours été la volonté de la masse, mais seulement la volonté de certains. Il a été la volonté des Savoie qui avaient, évidemment, leurs raisons économiques, de prestige, pour avoir un Etat agrandi et pour arriver à l'unité italienne. Il a été la volonté des capitalistes qui appuyaient ce désir politique des Savoie, des gros entrepreneurs qui ont soutenu l'entreprise des Savoie et de certains intellectuels, mais le peuple n'était pas d'accord, ou presque pas. Donc, ne nous référons pas toujours à l'histoire que l'école nous enseigne d'une certaine façon, mais qui aurait besoin, très souvent, d'être interprétée.

Surtout, je crois que nous ne devons pas accepter le fait qu'on confonde Nation et Etat, qui sont deux choses différentes. L'Etat italien est composé de plusieurs Nations, de plusieurs nationalités, de plusieurs peuples et cela est indéniable du point de vue culturel, historique, de la tradition. Mais surtout, il ne faut pas confondre nation et race. Nous, de l'Union Valdôtaine, nous avons abandonné depuis longtemps la notion de race, car nous savons à quelle aberration cette motion a porté, très récemment, à travers le nazisme et le fascisme. En effet, nous nous sommes préoccupés de certaines terminologies que reviennent à la mode. L'"Italianissimo" répété à chaque reprise nous fait trop penser à quelqu'un qui, d'un certain balcon de Piazza Venezia, à chaque phrase, avançait ce mot "Italianissimo" et nous ne voudrions pas revenir à cette époque.

Quant aux "piccoli personaggi" qui fomenteraient la lutte politique en Vallée d'Aoste, je ne sais pas si Monsieur Aloisi veut se référer à la taille, car, s'il se réfère à la taille, il n'y a pas une grande différence. Si par contre il se réfère à quelque chose d'autre je crois qu'il devrait avoir, au moins, le respect des idées des autres, comme moi je l'ai des vôtres, Monsieur Aloisi. Vous devez respecter et reconnaître que l'histoire, la tradition, la culture ont fait quelque chose de différent, sur les différents territoires de l'Europe et donc de l'Italie et de l'actuel Etat italien, et je ne vois pas pourquoi il faudrait avoir peur de cela. Ce ne sont pas des fantômes, la volonté nationalitaire de ces différents peuples, fantômes qui, entre autres, naissent lorsque nous sommes aiguillonnés, non par notre volonté, mais par la volonté des autres; car, justement, l'a déjà dit Monsieur Mafrica, tout le problème du nationalisme n'a pas été soulevé par les Valdôtains, ni par les Sardes, ni par d'autres, mais par ce qui se passait en Sardaigne, en intervenant de façon brutale dans la composition d'un gouvernement régional.

Or je crois qu'il n'y a rien de pire que vouloir imposer à une Région une volonté qui vient du centre, sans respecter les différences qu'il y a dans ces régions. Alors moi, je dis qu'il ne faut pas avoir peur de ces phantômes, au contraire, souhaitons qu'ils ressurgissent, pour maintenir sa nationalité à travers sa culture, ou vice versa, car c'est là la vraie richesse.

L'Italie sera d'autant plus riche s'elle saura sauvegarder les différentes cultures qui existent en Italie, sur le plan culturel et linguistique: si, immédiatement après la première guerre mondiale l'Etat italien avait utilisé la richesse linguistique du Sud Tyrol, il aurait pu avoir un avantage, de la même façon si, ou bien de détruire la langue française en Valleé d'Aoste, il avait aidé à la conserver: car il aurait pu, au moins avoir, que sais-je, les professeurs d'allemand et de français pour tout l'Etat, donc des gens qui, vivant dans une zone ayant une culture et une langue différentes, auraient apporté cet avantage.

Donc j'espère que, non seulement on n'essaie pas de détruire les différentes nationalités, mais qu'un état intelligent essaie et contribue à les sauvegarder, car ces nationalités font la richesse de l'Etat même. Nous, nous voulons aller bien au--delà, car non seulement nous voulons sauvegarder notre nationalité, mais nous voulons contribuer à une Europe différente; nous n'avons rien contre l'unité italienne, pourvu que cette unité ne soit pas centralisatrice, ne soit pas oppressive, mais que ce soit une adhésion volontaire, de chaque peuple, à cette collectivité plus grande, comme il faut qu'il y ait une adhésion volontaire de chaque collectivité plus grande à l'Europe de demain. Nous avons quelques doutes que cela puisse se faire à travers les états et nous sommes convaincus que ce sera beaucoup plus facile avec un type d'Etat différent: avec un type d'Etat fédéral, pour composer une Europe fédérale. Mais, pour obtenir tout cela, je crois que Monsieur Aloisi ne devrait pas trop se scandaliser si un Valdotain dit, tout simplement, d'être valdôtain ou savoyard.

Si dà atto che alle ore 12.15 assume la Presidenza il Vice Presidente DOLCHI.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Vice Presidente De Grandis; ne ha facoltà.

DE GRANDIS (P.R.I.): Io credo che si debba innanzitutto sgombrare il campo da un fatto: la mozione presentata dal Consigliere Aloisi e la sua illustrazione, nonché quella di sostegno del Consigliere Baldassarre, sono chiaramente un atto provocatorio. Si vuole costringere i cittadini della Valle d'Aosta a dichiarare, perché è questo, sotto sotto, l'intento di quella improponibile proposta di referendum, se sono italiani o no. E' così strumentale questo fatto che io mi opporrò non solo a questa mozione ma anche a qualunque tentativo successivo dovesse andare in questa direzione, anche perché non vorrei essere personalmente costretto al suicidio. Io ho un padre veneziano, una madre friulana, una sorella abruzzese e io sono nato nelle Marche. Se mi si pone una domanda di questo genere cosa rispondo, Consigliere Aloisi: minestrone? Perché questa è la mia situazione.

Ora, mentre io comprendo il significato di chi dichiara di essere valdostano, non vedo in ciò una automatica dichiarazione di antitalianità, ma vedo piuttosto un desiderio di riaffermare la propria storia, la propria cultura, la propria identità. Questo mi sembra non solo legittimo, ma ciascuno ha il dovere di riferirsi a quella che i tedeschi chiamano "Faterland" ossia al paese dei padri. Guai se non sapessimo riconoscere, valorizzare, apprezzare e difendere le nostre radici! Quello che invece può essere preoccupante è se da certe affermazioni, che nascono dallo studio storico, filosofico e filologico, si vogliono fare discendere conseguenze politiche che certamente non mi troverebbero d'accordo.

Con questo voglio dire che io sono federalista, convinto sostenitore di Cattaneo, ma anche contestualmente di Mazzini, con tutto ciò di contraddittorio che questo può comportare. E' questa una contraddizione che il mio partito non ha risolto neanche oggi, perché è difficile da risolvere: ancora oggi noi non sappiamo se all'epoca avesse più ragione Mazzini o Cattaneo.

La realtà di oggi ci porta a fare alcune affermazioni e alcune scelte: noi non diamo al federalismo un'interpretazione riduttiva, come talvolta si fa cercando di dare fiato, attraverso di esso, ad un esasperato localismo che sarebbe antistorico, oltretutto, e che non avrebbe un significato, anzi diventerebbe una battaglia di retroguardia. Noi siamo federalisti convinti in funzione europea, nella piena convinzione che solo attraverso un federalismo europeo si possano superare e risolvere alcune difficoltà organizzative che oggi noi possiamo avere all'interno dello Stato italiano.

D'altra parte io credo che nell'affermazione, anche orgogliosa, che qualcuno fa di essere valdostano, ci sia anche il risentimento verso gli inadempimenti dello Stato italiano, e noi sappiamo quanti sono e li riconosciamo, e ci sia anche insito il desiderio di vedere una gestione politica a livello centrale che sia più soddisfacente e che meglio risponda alle esigenze di tutti noi.

Federalismo, oltretutto, è certamente un ampliamento della libertà, una migliore organizzazione dei popoli che vi aderiscono un abbattimento di quelle frontiere fittizie, di carattere politico, che si sono create nei secoli attraverso la storia ed è quindi l'esatto contrario della creazione di nuove frontiere. Sarebbe curioso vedere se, nel nostro ambito, i Walzer volessero separarsi dai valdostani dicendo di non essere valdostani ma Walzer: non lo hanno mai detto e non lo diranno, perché li ritengo gente troppo seria, che sa benissimo di appartenere alla Valle d'Aosta e che non ha nessuna intenzione di rinnegare questa appartenenza pur nella salvaguardia delle loro peculiarità culturali e linguistiche.

Io credo che la speculazione sul significato di certi termini come nazionalismo, nazione e popolo, debba essere lasciata in altra sede, essendo nostro compito dibattere e discutere le questioni concrete sul piano politico, senza lasciarci mai travolgere dalle provocazioni che tendono a creare barriere che in Valle d'Aosta non esistono e che, mi auguro, non esisteranno mai, soprattutto quelle che travagliano altre minoranze anche nell'ambito dello Stato italiano e che sarebbero negative nelle loro conseguenze. Io voglio ancora ricordare che se noi, come Repubblicani, siamo così convinti che l'obiettivo primario a cui dobbiamo tendere è quello dell'Europa, è perché solo in questa dimensione possiamo ritrovare la capacità politica, economica e culturale, per risolvere una serie di problemi comuni agli europei. La mia aspirazione è quella di poter dire, prima di chiudere gli occhi: "Sono europeo".

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Ricco; ne ha facoltà.

RICCO (D.C.): Non mi imbarcherò anch'io nella disquisizione del concetto di nazionalità, ampiamente illustrato dal collega Maquignaz che ha citato fonti autorevoli, e dai colleghi Torrione e De Grandis. Noi non concordiamo sul deliberato della mozione in discussione e in quanto riteniamo improponibile un referendum per stabilire se la Valle d'Aosta è italiana o meno: la domanda, espressa in modo indiretto, è erronea in quanto la Valle d'Aosta è italiana.

La mozione, a nostro giudizio, tende ad esacerbare gli animi e potrebbe provocare gravissimi danni, sia economici che morali, alla nostra Valle. Per quanto riguarda le affermazioni di alcuni membri dell'Union Valdôtaine, presenti in questo Consiglio, accettiamo le delucidazioni forniteci ieri dal Presidente Rollandin, quando afferma che essere valdostani non vuole dire

essere contro qualcuno, quindi non contro la nostra italianità, ma vuole dire essere per qualcuno quindi, specificatamente, per il federalismo europeo e per un ideale più grande di amicizia tra i popoli. Prendo atto, anch'io, che il collega Perrin ha affermato di non voler assurgere a condottiero del separatismo o di qualche altra lega.

Abbiamo da risolvere il problema della nostra sopravvivenza economica e morale, non possiamo perderci in un referendum in quanto i confini dell'Italia sono sacri ed inviolabili. Non c'è bisogno di aggiungere che il nostro partito, la Democrazia Cristiana, è il partito delle autonomie locali: bisogna vigilare affinché eventuali tentazioni accentratrici siano per sempre sconfitte e messe a tacere.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Tamone; ne ha facoltà.

TAMONE (U.V.): Je n'ai rien à ajouter, mais, vu que personnellement j'ai été mis en cause, je dois me confesser, avant tout. Je n'avais jamais lu cet article, avec l'interview que m'avait faite Monsieur Gian Luigi Da Rold, sur le "Corriere della Sera", je le confesse sincèrement. Et maintenant, je vois que Monsieur Da Rold a été d'une honnêteté intellectuelle énorme. Alors, à ce point là, vu que j'ai été accusé, dans ce Conseil, de certaines choses, je veux lire les deux passages fondamentaux de cette interview, afin que ceux qui, jusqu'à maintenant, m'ont entendu dire: "non mi considero italiano, sono valdostano" puissent avoir une idée un peu plus ample de ce que Monsieur Da Rold qui ce jour là était à table, où, en train de manger, nous avions parlé pendant deux heures trente, a écrit sur mes déclarations. Car, il ne s'est pas arrêté au titre, moi aussi j'avais lu le titre, mais pas l'article. Maintenant, je le lis pour la première fois, et je vous remercie, Monsieur Baldassarre, de me l'avoir procuré et je vais lire, en citant précisément ce que Monsieur Da Rold a écrit: "La domanda sulla nazionalità non lo imbarazza e la risposta arriva secca e senza metafore". Non mi considero italiano Leonardo Tamone, 44 anni, Consigliere della Regione Autonoma della Valle d'Aosta, Vice Presidente dell'Union Valdôtaine aggiunge: "sono valdostano", poi sorride. Aggiunge ancora: "non penso che per questo verrò incriminato, sono rispettoso della legge italiana ma non posso dimenticare me stesso e i miei ideali".

Qu'est-ce que vous voulez? Je le demande sincèrement, à Monsieur Aloisi et à Monsieur Baldassarre. Que voulez-vous que l'on dise, que l'on fasse? Car, il est difficile de le comprendre.

Vraiment, en moi, ils commencent de nouveau à surgir des fantômes d'une période très proche, sans me référer à l'histoire, parce que votre mémoire historique me semble un peu courte.

Un autre passage de l'article de Monsieur Da Rold explique justement ce que j'ai dit: "Siamo stati i primi, spiega Tamone, negli anni '70 avevamo già posto il problema della nazionalità valdostana, da quel momento abbiamo approfondito le nostre tesi, abbiamo guardato con simpatia ad altre realtà che sorgevano in diverse zone, abbiamo guardato, e guardiamo, con grande speranza all'Europa, noi vogliamo diventare una Regione dell'Europa Federale".

Je ne sais pas si cela contient quelque chose qui ne peut pas être dit, qui ne peut pas être pensé, quelque chose de honteux: je ne comprends pas. En ce qui concerne les Conseillers Baldassarre et Aloisi je crois qu'ils devriont vraiment laisser tomber les spéculations quand elles n'ont aucun sens. Je comprends que vous n'ayez rien à dire, je le sais: du point de vue politique, administratif, vous n'avez aucun argument, je le comprends, j'en suis sûr. Mais, il y a des documents qui ont dit ces choses, bien avant que Monsieur Perrin, Monsieur Bétemps et moi-même et d'autres les aient dites. Vous les lisez sur des journaux parus au niveau de l'Etat Italien, je comprends que Monsieur Baldassarre ait été un peu scandalisé par le fait qu'au Québec on ait parlé de ma modeste personne. Que veux-tu? C'est la vie! Mais, le statut de l'Union Valdôtaine, qui est public, contient des affirmations que je dois vous lire, car vous connaissez très peu la réalité valdôtaine. Le Peuple Valdôtain, notre journal hebdomadaire qui sort toutes les semaines en 8000 copies, a imprimé en première page les deux premiers articles du Statut de l'Union. Si vous vouliez faire de la polémique, vous pouviez vous attachez là, car l'Union Valdôtaine que fait-elle? Elle "se rattache aux principes du fédéralisme intégral, a comme finalité d'assurer l'épanouissement du caractère ethnique et linguistique du peuple Valdótain... "(Art. 1). Art. 2: "l'Union Valdôtaine", (attention, Monsieur Aloisi, ici nous sommes vraiment dangereux)" s'engage à réaliser la souveraineté politique du Val d'Aoste, par les voies démocratiques afin de seconder l'aspiration du peuple à l'autogouvernement, dans le cadre d'une Europe unie des peuples". C'est pour cela que je travaille, tous les jours, toutes les heures, toutes les minutes de ma vie. Si tu as été scandalisé, tu t'es trompé, je voudrais encore une minute pour vous lire quelque chose qui concerne la nation. Moi aussi j'ai consulté les dictionnaires, les encyclopédies, et je vais relire des concepts qui ont déjà été lus par Monsieur Maquignaz. "Nazione", c'est une citation de la grande encyclopédie De Agostini: "Insieme di persone che hanno origine, lingua e storia comuni e che sono coscienti di tale comunanza". Selon la Grande Encyclopédie Larousse la "nation" c'est: "ensemble des êtres humains, vivant dans un même territoire et ayant une communauté d'origine, d'histoire, de moeurs et souvent de langues". Je veux également lire une citation de Rostand qui me semble très belle, qui résume vraiment l'idée de nation, même si elle est contenue en deux lignes (les grandes citations sont toujours très courtes): "Une agrégation d'hommes, saine d'esprit et chaude de coeur, créait une confiance morale qui s'appelle une nation". Nous, là, nous nous reconnaissons vraiment. En plus, et c'est la dernière citation, tout ce que je viens de lire a été reconnu par l'Italie. Car, dans le "decreto legislativo luogotenenziale del 7 settembre 1945, n. 545" on affirme, ton Italie a affirmé: "la Valle d'Aosta, in considerazione delle sue condizioni geografiche economiche e linguistiche del tutto particolari, è costituita in circoscrizione autonoma con capoluogo in Aosta". L'Italie a dit cela et je crois que tous devront respecter l'Italie, en nous respectant comme là on nous a respectés. Evidemment, ensuite l'évolution des choses, nous a portés à un Statut différent, et malheureusement, dans notre Statut d'autonomie cette affirmation n'a plus été reprise et, de cela, nous ne pouvons qu'être mécontents.

Alors, je m'arrêterai là, je crois n'avoir rien dit d'exceptionnel, mais seulement et simplement ce que je sens et ce que je suis tous les jours. Pourtant, je veux conclure en lisant une citation, j'espère que Monsieur Aloisi se conduira en homme et ne prendra pas ce que je vais lui dire comme une attaque personnelle. Mais je veux simplement dire une chose concernant son parti, et je veux le dire ici, dans cette salle, publiquement: mes idéaux, les idéaux et les idéologies de l'Union Valdôtaine ne pourront jamais se rapprocher de ceux du Mouvement Social Italien qui est l'héritier, de pleins droits et en ligne droite, du parti fasciste italien.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Colleghi Consiglieri, non c'è niente di peggio di un finto sordo che non vuole sentire. Ho ascoltato attentamente gli interventi dei rappresentanti delle varie forze politiche: il Consigliere Maquignaz ha detto ciò che io precedentemente avevo detto sul discorso della nazionalità. Avevo illustrato ampiamente il significato di nazione, avevo detto che hanno la stessa nazionalità coloro che hanno lo stesso linguaggio, la stessa storia e la stessa religione. I concetti che avete detto voi li avevo detti io precedentemente.

Il Consigliere Mafrica, quando si rivolge ad una forza politica quale il Movimento Sociale Italiano, è soltanto, ed esclusivamente, capace di dire: "è una strumentalizzazione". Mi fa piacere che lo dica Mafrica: anche due Consigli fa, quando c'erano in aula dei lavoratori della MONTEFIBRE e io mi ero permesso di intervenire chiedendo un'inversione dell'ordine del giorno per discutere un loro problema, è saltato su dalla poltrona dicendo di non voler accettare la strumentalizzazione del missino, perché ci sono loro, i comunisti, a tutelare ed a difendere i diritti dei lavoratori. Io ho avuto il piacere, quella sera stessa, di ricevere tre telefonate da parte di quei lavoratori che erano qui in tribuna, che si sono complimentati e mi hanno ringraziato perché perlomeno mi ero interessato del loro problema, cosa che i compagni comunisti non avevano fatto. Mi fa piacere che il Consigliere Mafrica si permetta di dire che è una strumentalizzazione, se questa è strumentalizzazione noi continuiamo così. Però il Consigliere Mafrica, non può permettersi di entrare nel merito di questi problemi dal momento che rappresenta un Partito che opprime qualsiasi libertà e che, ideologicamente, è vicino a delle nazioni, ne faccio i nomi, come quella polacca e quella sovietica, dove sono oppresse tutte le libertà, dove esiste la vergogna del muro di Berlino che impedisce a delle persone che fanno parte della stessa famiglia di unirsi o di incontrarsi! E poi avete il coraggio di venire a parlare di libertà o di strumentalizzazione da parte del Movimento Sociale? Questo da parte vostra non lo accetto. Ditelo pure che è una strumentalizzazione, per me, detto da voi, è un vanto. Quello che mi interessa è l'opinione della gente. Non vado oltre, è già più che sufficiente.

L'Assessore Perrin ha parlato di nazionalità e ha detto belle cose, però non ha chiarito il problema di fondo, che non ho sollevato io, ma è stato sollevato da più parti in Italia. Il Presidente della Sicilia evoca il fantasma del separatismo, non me lo sono inventato io, non sono io che ho voluto strumentalizzare questo problema. "Autonomisti, separatisti, che cosa vogliono?" Sono titoli di organi d'informazione di carattere nazionale. In Sardegna, dalla delusione nasce il separatismo: è un argomento della massima serietà, non è un argomento che ha sollevato il sottoscritto in quest'aula.

Io ho preso atto di determinate dichiarazioni fatte da esponenti di questo Consiglio, ed ho voluto, provocatoriamente, lo ammetto, innescare il problema per discuterlo in aula. Qualcuno si è scandalizzato perché ho proposto il referendum: io vi tolgo subito dall'impiccio, ritiro la mozione perché non ho alcuna intenzione di fare il referendum. Questa era un'occasione per poter dibattere questi problemi in aula. Siccome c'era stata un'interpellanza in merito a quell'argomento, che non si sarebbe potuto discutere come una mozione, ho presentato pertanto una mozione in questi termini per permettere a tutti voi di intervenire e di discutere di questi argomenti.

Il risultato l'ho ottenuto e sono soddisfatto perché abbiamo sentito cosa ne pensate. Ho sentito tante fesserie, qui dentro, dette da esponenti politici: io non voglio strumentalizzare niente, prendo atto di una realtà che è amara, colleghi Consiglieri. Andate in Trentino- Alto Adige, a Bolzano, e vi renderete conto della situazione in cui vivono gli italiani, vi renderete conto in che realtà il cittadino italiano vive. Io già ieri, nelle premesse, avevo detto che la realtà valdostana non è a quel livello, ma è diversa. Avevo detto che qui viviamo in una situazione diversa da altre regioni autonomistiche ma, onde evitare che anche qui si arrivi a quell'esasperazione, ho voluto intavolare questo dibattito, per sentirmi dire che cosa ne pensano i nostri partiti autonomistici. Con tutta sincerità, non mi hanno chiarito le idee perché hanno detto tutto e niente. Quando un Presidente della Giunta dice: "prendo atto che la Valle d'Aosta fa parte del territorio italiano", che cosa dice dal momento che egli è anche prefetto della Valle d'Aosta. I Partiti nazionali qui presenti non hanno il coraggio di parlare, e di tirare fuori queste cose, di chiedere chiarezza: è un vergogna per quelle forze di rappresentanza nazionale che non hanno il coraggio di avere un confronto.

(.....INTERRUZIONE.....)

No, caro Consigliere Beneforti, non è questione di farsi furbi. Dietro le quinte voi siete i primi a dire che è una vergogna che il Presidente della Giunta abbia detto: "prendo atto...". Noi non lo accettiamo ma voi delle Democrazia Cristiana, state zitti.

Questo discorso era provocatorio, lo ammetto, voleva mettere in risalto quelle che sono le varie contraddizioni all'interno del Consiglio. Io prendo atto che da questo dibattito è scaturita una sola realtà e cioè che le mie osservazioni non sono strumentali. Non avete chiarito niente e poi con l'ultima frase detta dal Consigliere Tamone che cosa ci ha voluto dimostrare? Che tu non sei italiano, l'hai detto un momento fa: questo dà adito alle accuse che io ho portato in quest'aula e che non sono state chiarite. Con questo concludo e ritiro la mozione.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA (P.C.I.): Ai sensi dell'art. 110 del Regolamento, chiedo al Consiglio di opporsi al ritiro della mozione perché, secondo il nostro gruppo, questa mozione merita di essere respinta nel modo più chiaro. L'art. 110 dice: "le mozioni non possono essere ritirate se 10 o più Consiglieri vi si oppongono".

Io credo che le ultime cose dette dal Consigliere del Movimento Sociale meritino una risposta in quest'aula perché ricorre il quarantesimo anniversario dell'inizio della Resistenza e sono tante le famiglie valdostane che in questi giorni ricordano i loro cari trucidati dai fascisti, da quel regime che per fortuna è stato spazzato via e non tornerà più in questo paese. Il Partito Comunista Italiano, a cui sono sempre più lieto di appartenere, farà sbarramento contro ogni tentativo anche subdolo, come quello di questa mozione che chiedo al Consiglio di respingere, di strumentalizzare le vicende politiche.

Si dà atto che alle ore 12.50 riassume la presidenza il Presidente BONDAZ.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Baldassarre; ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Penso che si possa intervenire ancora, anche se il Consigliere Aloisi ha ritirato la mozione, per fare alcune precisazioni doverose, anche perché c'è stata una richiesta da parte del Consigliere Mafrica....

PRESIDENTE: Consigliere Baldassarre, la mozione è stata ritirata. Ora c'è una proposta del Capo gruppo del Partito Comunista: pertanto, prima di poter dare la parola per la prosecuzione del dibattito devo sapere, ai sensi dell'art. 110 del nostro Regolamento, se più di dieci Consiglieri sono favorevoli a che la mozione venga messa ai voti. Prima di darle la parola devo mettere in votazione questa richiesta.

BALDASSARRE (P.S.D.I): Signor Presidente, mi deve dire quale articolo del Regolamento prevede che, dopo che ha preso la parola il Consigliere proponente della mozione, gli altri non ne abbiano più diritto di parlare, se hanno preso la parola in precedenza. L'art. 110 del Regolamento ha un altro significato....

PRESIDENTE: Se il Consigliere proponente ritira la mozione, la si dà per ritirata. Per evitare questo, il gruppo comunista ha fatto richiesta di metterla comunque ai voti. Ai sensi dell'art. 110 del Regolamento io devo sapere se ci sono 10 o più Consiglieri che sono favorevoli a mettere ancora in votazione questa mozione. In caso favorevole, il dibattito potrà proseguire ed io le darò di nuovo la parola.

Ha chiesto la parola il Consigliere Aloisi per fatto personale; ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Io volevo chiarire, una volta per tutte, visto che già altre volte l'avevo chiarito, ma qualcuno qui ha la memoria molto corta e quindi non se lo ricorda, che il sottoscritto rappresenta in questa sede il Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale, lo ripeterò fino alla nausea, perché chi è sordo e non vuole sentire non capirà mai. L'M.S.I. è un partito che fa parte della Costituzione, è rappresentato nel Parlamento nazionale e nel Parlamento europeo, e pertanto non è la ricostituzione del partito fascista. E' falso!

Noi stiamo lottando per una Repubblica Presidenziale di alternativa. Non siamo la prosecuzione del Partito nazionale fascista. Il Consigliere Mafrica se lo metta in testa una volta per tutte perché a me queste accuse non devono essere fatte e si ricordi bene che noi abbiamo il diritto, come qualsiasi altra forza politica, di parlare e di esprimere in questo contesto democratico quello che pensiamo. Se questa è una democrazia, vanno rispettate tutte le forze politiche, senza discriminazioni.

Adesso si parla delle stragi fasciste ed invece uscirà fuori che di fasci sta non c'era niente in quelle stragi, sarà la storia a portare giustizia. Cerchiamo di mettere le cose in chiaro. Io sottoscritto, Domenico Aloisi, rappresento il Movimento Sociale Italiano, punto e basta. Se c'è qualche fascista qui dentro è qualcun'altro che si è camuffato in altri partiti che si definiscono democratici e non certamente il sottoscritto. Chiaro?

PRESIDENTE: Ai sensi dell'art. 110 del Regolamento, io metto in votazione l'opposizione al ritiro della mozione presentata dal Consigliere Aloisi, così come richiesto dal Gruppo Comunista. Se più di dieci Consiglieri si oppongono a questo ritiro, successivamente si passerà alla dichiarazione di voto. Chi si oppone al ritiro della mozione presentata dal Consigliere Aloisi?

Constatato che i gruppi del P.C.I., di Nuova Sinistra, del P.R.I., dell'U.V., della D.C. e dagli A.D.P., per un totale superiore a 10 Consiglieri, si sono opposti al ritiro della mozione invito il Consiglio a procedere nel dibattito e do la parola al Consigliere Baldassarre per dichiarazione di voto.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): La mia astensione sulla proposta del Partito Comunista Italiano, ai sensi dell'art. 110 del Regolamento, ha una motivazione ben precisa. Innanzitutto non penso che un militante del Partito Socialista Democratico Italiano possa essere difensore di un esponente del Movimento Sociale Italiano, anche perché non credo che l'esponente del Movimento Sociale Italiano abbia bisogno di un difensore. Non posso però accettare l'atteggiamento assunto dal Consigliere Mafrica per conto del Partito Comunista Italiano che è riuscito a trasformare questo dibattito sulla nazionalità e su certe affermazioni, non solo del Consigliere Tamone ma anche su certe prese d'atto fatte ieri dal Presidente della Giunta, in uno scontro frontale tra il Movimento Sociale Italiano ed il Partito Comunista.

Caro compagno Mafrica, questo fa solo il gioco dell'Union Valdôtaine; io capisco la vostra lunga attesa davanti alla porta dell'Union Valdôtaine, ma esiste anche una correttezza politica che bisognerebbe rispettare. Noi ieri abbiamo assistito a delle prese d'atto del Presidente che credevo avesse il buon senso di rispondere ad una richiesta, che secondo il mio modesto parere era di contraddizione, ma probabilmente il Presidente si ritiene al di sopra di tutti e non ritiene di dare spiegazioni ad un Consigliere regionale; lo farà, magari, con gli organi di stampa che gli sono più vicini.

Mi dispiace per il Consigliere Repubblicano De Grandis, il quale, poco fa, ha parlato di provocazione: consigliere De Grandis, lei si deve mettere d'accordo con il suo segretario di partito Spadolini, che ha affermato il contrario di quello che lei ha affermato poco fa in quest'aula. Noi qui parliamo dal concetto di nazionalità: è venuto fuori che il Presidente della Giunta ha dichiarato, ieri, un concetto astratto di nazionalità. Allora è valido quello che ho detto poco fa e cioè che noi "italiani" siamo governati da amministratori di nazionalità valdostana, me ne sono accorto appena adesso.

Onestamente non riesco a capire la provocazione che c'è in una mozione di questo genere, oltre tutto non ho detto che avrei votato la mozione, non ne ho parlato minimamente

(.....INTERRUZIONE.....)

Signor Presidente lei sorride, è un uomo felice, bisogna però vedere chi riderà per ultimo, spero di essere io.

Certe affermazioni fatte dal Consigliere repubblicano mi hanno mortificato. Debbo ringraziare anche l'Assessore all'Agricoltura perché mi ha fatto ricordare che ho corso un rischio gravissimo per quanto riguarda la mia cittadinanza, gliene debbo dare atto, mi dispiace che l'Assessore è stato un uomo sfortunato, perché è diventato cittadino della Repubblica Italiana; assessore, non è colpa mia, anch'io ho corso un rischio di questo tipo.

Esprimo ancora una volta il mio giudizio negativo sulla fuga che il Partito Comunista, volutamente, in questo dibattito, ha voluto creare, non volendo affrontare il tema principale, che era il concetto di nazionalità, affermando che era una strumentalizzazione.

C'erano state delle dichiarazione provocatorie e un partito che si ritiene nazionale, doveva pur fare una difesa d'ufficio ma il Partito Comunista non vuole scontentare l'Union Valdôtaine: noi prendiamo atto di questo nuovo atteggiamento e ne vedremo gli sviluppi.

Io ho detto che mi asterrò, come mi asterrò nella successiva votazione della mozione.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Torrione; ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.): L'atteggiamento che noi abbiamo tenuto sulla richiesta del Partito Comunista è conseguente a quanto avevamo esposto prima in aula. E' bastato toccare alcuni temi perché le contrapposizioni, su quegli stessi temi, emergessero in maniera clamorosa.

Mi consentirà l'Assessore Perrin, quando i fantasmi riemergono diventa difficile governare la situazione. Noi abbiamo cercato di collocarci in una posizione di estraneità intorno ad un discorso che non ci interessa sul piano prettamente politico. Non abbiamo mai condotto delle battaglie all'insegna del nazionalismo esasperato e non abbiamo mai voluto considerare questo un elemento per cui valesse la spesa di contrapporre gruppi di una stessa collettività. Abbiamo, con una certa preoccupazione, visto germogliare alcune considerazioni che credevamo sepolte, per tutto un discorso che riguarda l'Europa e che in questa stessa aula ci è calato addosso questa mattina, con alcune evidenti contraddizioni, abbiamo esposto chiaramente il nostro modo di pensare e vedere le cose, abbiamo ritenuto valido definire nel modo più libero il concetto di nazionalità, abbiamo sempre considerato la libertà un patrimonio di cui l'individuo non può fare a meno, a scapito della sua stessa vita, e quindi proprio per questo discorso sulla libertà e sull'espressione dell'individuo, noi consideriamo legittimo il fatto che un Consigliere ritiri in quest'aula la sua mozione. Guai se instaurassimo un discorso di questo tipo che diventa anche pericoloso.

I precedenti potranno in seguito essere invocati e se, in questo caso, siamo senz'altro allineati al Partito Comunista, in altre occasioni questo precedente potrà poi essere usato a favore di una tesi contro un determinato individuo o contro una determinata parte politica. Noi su queste non siamo d'accordo, perché siamo rispettosi della volontà e delle idee altrui.

Non iniziamo un discorso sul fascismo e sul comunismo perché altrimenti i massimi sistemi rischiano di deviare ulteriormente questa discussione che era invece incanalata su contrapposizioni che io ritengo superate, ma che hanno uno scopo ben preciso.

Il discorso che noi facciamo è invece quello dell'autogaranzia del singolo Consigliere. Ci sembra pericoloso, e lo facciamo presente alle altre forze politiche, instaurare il precedente che permette al Consiglio di prevaricare la volontà dell'individuo, anche perché, l'autonomia è un concetto che si espande dal piccolo al grande.

Nonostante tutte le considerazioni, che io non condivido, fatte dal collega Aloisi, credo di averlo detto chiaramente nel mio precedente intervento, non credo che questo consesso possa prevaricare con un voto la sua libertà di discutere o ritirare questa mozione: le conseguenze di questo atto potranno essere gravi.

PRESIDENTE: Faccio presente al Consigliere Torrione che il Consiglio ha agito sulla base di un Regolamento che autonomamente si è dato.

TORRIONE (P.S.I.) (fuori microfono): I regolamenti possiamo darceli e non darceli, ma è pericoloso appellarsi troppo a questi ultimi senza tenere conto della coscienza degli individui.

PRESIDENTE: Questo è un altro discorso, ma il Consiglio ha operato nella piena legittimità.

Ha chiesto la parola per dichiarazione di voto il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA (P.C.I.): La tesi che l'iniziativa fosse strumentale è, a nostro giudizio, confermata dal fatto che il presentatore, dopo aver presentato la mozione e dopo aver fatto discutere due ore, ha proposto di ritirare la stessa.

Io credo che la decisione del Consiglio, che si è avvalso di un articolo del Regolamento, di opporsi al ritiro della mozione sia perfettamente lecita e che non prevarichi la volontà di nessuno. La mozione, dopo che è stata discussa in questo Consiglio è diventata argomento di discussione di tutto il Consiglio, se il Regolamento prevede che il Consiglio possa esprimere con un voto la sua opinione su di un argomento, non credo che si vada contro la libertà di nessuno.

Una seconda osservazione: abbiamo ritenuto di dover richiedere questa votazione perché proprio quanto proposto dal deliberato, vale a dire il censimento etnico ha provocato in altre Regioni delle situazioni che noi riteniamo non si debbano ripetere in Valle d'Aosta. Riteniamo che il Consiglio regionale debba dire di no a questa forma di catalogazione dei cittadini che è stata usata altrove, e quindi il voto che oggi questo Consiglio darà sulla mozione ha un significato politico che a nostro giudizio è importante: noi voteremo contro.

Le questioni che riguardano l'autonomia, il concetto di nazione, di popolo e di Stato italiano, le abbiamo discusse tante volte. Abbiamo ricordato le nostre posizioni il 26 febbraio di ogni anno, con apposito convegno, per cui non sto qui a ripetermi. Il discorso verteva sul come rispondere all'iniziativa politica che vuole portare alla divisione artificiosa della popolazione, e sul come rispondere alla proposta di uno strumento come il censimento etnico che altrove ha provocato soltanto dei guai. Noi siamo contro la divisione del popolo valdostano, siamo contro l'uso di questo strumento pericoloso.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola per dichiarazione di voto il Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Io prendo atto delle dichiarazioni provocatorie del Partito Comunista, che prevarica la volontà dell'individuo, come giustamente ha fatto notare il Consigliere Torrione, ed è un atteggiamento non dico fascista, perché vorrebbe dire deformare i termini, ma che dimostra di opprimere la libertà dell'individuo.

Ne prendo atto, se posso ritiro la mia richiesta e quindi presento la mozione perché non ho paura di affrontare il giudizio, anche se sono da solo, non ho nessun problema. L'ho detto precedentemente, questa mozione era un'occasione, un motivo per dibattere il problema, non per arrivare al referendum. Pertanto formalizzo la richiesta che si vada alla votazione della mozione.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta Rollandin; ne ha facoltà.

ROLLANDIN (U.V.): Compte tenu du fait que Monsieur Aloisi avait déclaré clairement que tout l'ensemble du discours était provocatoire, il me paraissait assez correct, et j'étais parfaitement d'accord, que le Conseil, à la fin de cette discussion, puisse s'exprimer avec une votation: ce n'est absolument pas contre la liberté de n'importe qui. On a porté une proposition, je ne vois pas pourquoi, à la fin, les Conseillers, qui ont discuté pendant deux heures, ne doivent pas avoir la possibilité de s'exprimer. Ce n'est absolument pas une provocation envers le Conseiller Aloisi ou une prévarication de ses droits: il a présenté une proposition, je pense qu'il est assez normal que, à la fin, on vote, surtout car tout le monde a discuté la proposition et je crois dans des termes les plus correctes possible pour la grande partie, disant des choses que la plupart peut être connaissait déjà. On a fait un peu d'histoire, chacun a dit des choses, que, pour la plupart, on avait déjà entendues ces derniers temps, quelqu'un a exagéré dans certaines directions. En ce qui nous concerne, nous votons contre cette proposition et le vote contraire, ceux qui m'ont précédé l'ont déjà dit clairement, n'est pas parce que nous avons peur de savoir quelle est l'idée des Valdôtains, de ceux qui vivent en Vallée d'Aoste, sur un problème comme la question de l'appartenance ou non à l'Italie c'est plutôt pour une question de respect vis-à-vis des idées des Valdôtains et, surtout, pour éviter d'avoir des batailles inutiles.

A ce propos, je partage largement ce que quelqu'un a dit, c'est-à-dire que, sur les problèmes importants, malheureusement, même ici, à l'intérieur du Conseil, on ne discute pas. Hier, le projet de loi pour arriver à 150 millions pour les artisans est passé sans que personne n'ait eu la possibilité, comme a dit Monsieur Mafrica, de dire l'importance de ce fait, qui est une proposition qui a des reflets énormes vis-à-vis du domaine du travail: personne n'a dit rien, tout le monde est d'accord! On parle sur ce problème qui n'a aucun reflet directe, il serait beaucoup plus important faire un débat sur le Statut, faisons un débat sur le Statut. Depuis toujours, on a dit cela, tandis qu'il est absolument inutile de chercher la provocation pour donner l'idée d'avoir quelque chose à dire, sur une idée de la nation, de l'Etat, c'est mieux qu'on se réfère au vocabulaire, mais c'est une question inutile, dépassée: ou bien on se réfère a une condition réelle et alors c'est le cas de travailler, de voir les problèmes que le fait de vivre en Vallée d'Aoste d'appliquer le Statut comporte. Nous sommes de cet avis, que les vraies batailles sont les batailles pour faire respecter les droits du Statut que les valdôtains ont octroyé à l'Etat Italien et que, avec droit, veulent améliorer, pour tous les articles et non seulement pour quelques uns des articles du Statut. On est d'accord de faire le plus tôt possible un effort commun pour avoir un débat avec l'Etat italien, pour reconnaître les droits des valdôtains.

PRESIDENTE: Se nessuno chiede la parola metto in approvazione la mozione presentata dal Consigliere Aloisi.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 28

Votanti: 24

Favorevoli: 1

Contrari: 23

Astenuti: 4 (Baldassarre, Breuvé, Pascale e Torrione)

Il Consiglio non approva.