Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 275 del 4 gennaio 1984 - Resoconto

OGGETTO N. 275/VIII - DIMISSIONI DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA E DELLA GIUNTA. PRESA D'ATTO.

PRESIDENTE: Con lettera, datata 19.12.1983, pervenuta a questa Presidenza il 22.12.1983, il Consigliere Mario Andrione ha presentato le proprie dimissioni dalla carica di Presidente della Giunta. Ne do lettura:

Monsieur le Président,

ayant su de bonne source que bien qu'injustement je suis soupçonné d'être un malhonnête, ne voulant pas que ces soupçons puissent de quelque façon que ce soit nuire au bon fonctionnement de l'Administration, étant sûr de mon innocence et convaincu que le temps ne manquera pas de la prouver, me réservant enfin le droit de me défendre contre celle qui semble être une manœuvre qui, par delà ma personne, veut toucher la Junte Régionale et toute la Vallée d'Aoste, je présente ma démission de la charge de Président de la Junte.

Veuillez agréer, Monsieur le Président, mes salutations les meilleures.'

Comunico al Consiglio, a cui è già pervenuta in copia la lettera di dimissioni del Presidente della Giunta regionale Andrione, che ieri sera alle ore 19 sono altresì pervenute le dimissioni formali dei componenti la Giunta regionale.

Do lettura di una lettera per tutte:

"Il Sottoscritto Borbey Giuseppe, Assessore al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali, avendo avuto formale comunicazione delle dimissioni dalla carica del Presidente della Giunta regionale, presentate dall'Avv. Mario Andrione e considerato che la propria nomina da parte del Consiglio regionale in data 21 luglio '83 è avvenuta su proposta del predetto Presidente, rimetto nelle mani del Presidente del Consiglio regionale il proprio mandato essendo nell'impossibilità di dare attuazione all'art. 9, 4° comma, del Regolamento interno del Consiglio medesimo. Il sottoscritto si impegna all'espletamento delle questioni di ordine amministrativo, attinenti all'Assessorato al Turismo, Urbanistica e Beni Culturali sino alla nomina del nuovo Assessore".'

Le lettere sono praticamente identiche, salvo la lettera pervenuta dall'Assessore Rollandin il quale in aggiunta prevede a quanto ho detto prima, "nonché a quelle derivanti dalla delega in data 7.12.1983 conferitegli in applicazione dell'art. 4, lett. n), della legge regionale 7.12.1979, n. 66" per la quale il Presidente Andrione delegava l'Assessore Rollandin alle funzioni di Assessore delegato.

La parola al Consigliere Riccarand; ne ha facoltà.

RICCARAND - (N.S.): Così, cari amici dell'Union Valdôtaine, cari colleghi della maggioranza, il vostro gran capo ha veleggiato. Nella sua ultima apparizione consiliare aveva detto che nessuno sarebbe riuscito a smuoverlo dal suo posto di Presidente; ma anche questa volta, tanto per cambiare, è stato clamorosamente smentito dai fatti. Negli ultimi tempi, del resto, bastava che Andrione dicesse qualcosa in questo Consiglio che, automaticamente, si sapeva che sarebbe accaduto esattamente il contrario. Andrione aveva gridato 20 giorni fa in quest'aula che non avrebbe veleggiato ed invece è partito così a gonfie vele che neppure l'Interpol, che, pure deve essere dotata di potenti mezzi, non è ancora riuscita a raggiungerlo.

Nuova Sinistra ha sempre dato, e non da qualche settimana da quando è scoppiato lo scandalo del Casinò, o da qualche mese, ma sin dal 1978, sin da quando è entrata in questo Consiglio, un giudizio estremamente negativo su Mario Andrione, quale Presidente della Giunta regionale. Ne avevamo chiesto le dimissioni dalla Giunta e dal Consiglio fin dalla fine del 1978, fin dai tempi cioè dei processi di Bologna per i fondi neri del Casinò, per i 13 milioni che Andrione aveva ottenuto sotto banco dalla SITAV.

Oggi pensiamo che sia un bene per la Valle d'Aosta che queste dimissioni finalmente arrivino in porto, anche se ci arrivano nel peggiore dei modi e cioè non per una scelta politica del partito a cui Andrione apparteneva, l'Union Valdôtaine, o per una scelta politica della maggioranza di questo Consiglio, ma per una scelta obbligata imposta dal mandato di cattura spiccato dalla magistratura.

In questi mesi, il Consiglio regionale della Valle d'Aosta ha perso numerose occasioni per svolgere un proprio ruolo autonomo. L'ultima occasione persa è stata proprio quella del 16 dicembre, quando per l'ennesima volta è stata respinta dalla maggioranza di questo Consiglio la richiesta, che aveva delle motivazioni profonde e reali, delle dimissioni di Mario Andrione da Presidente della Giunta.

Questa posizione della maggioranza del Consiglio ha fatto sì che, per la prima volta nella storia della Regione Autonoma Valle d'Aosta, venisse spiccato un mandato di cattura contro il Capo del Governo regionale e per una imputazione, non certamente edificante, come quella dell'associazione a delinquere.

I 9 anni della Giunta Andrione si chiudono con un fallimento drammatico sul terreno socio-economico e sul terreno morale. In 9 anni si possono fare grandi cose, si possono realizzare grandi opere, si può lasciare un segno profondo e duraturo della propria attività. Ebbene, i 9 anni della Giunta Andrione dovranno essere letti sugli incartamenti dei tribunali, sugli atti processuali e sulle sentenze. Nove anni che lasciano terribili e rovinosi segni; sul terreno socio-economico saranno ricordati come gli anni della terziarizzazione selvaggia e indiscriminata della Valle d'Aosta, con parallelo smantellamento dell'assetto industriale.

Sul terreno morale, saranno ricordati come gli anni in cui i poteri occulti e malavitosi sono entrati massicciamente nel palazzo regionale e si sono accomodati sulle poltrone della Giunta. Mario Andrione, Sergio Ramera, Bruno Milanesio, Eraldo Manganone, sono i nomi emblematici di questi nostri 9 anni di storia, sono 4 persone che hanno rappresentato molta parte della politica regionale di questi 9 anni, sono 4 persone da mettere insieme, l'una accanto all'altra, in una ideale foto di gruppo che ben riassume quelli che sono stati i 10 anni appena trascorsi; 4 persone che sono riuscite a fare un pieno di imputazioni tali da consentire alla Valle d'Aosta di conseguire, anche in questo campo, un primato non certamente invidiabile.

Si è cominciato con la corruzione semplice, quella aggravata, per poi passare agli interessi privati in atti d'ufficio, al peculato, al falso in atto pubblico fino ad arrivare all'associazione a delinquere di stampo mafioso. Il tutto accompagnato e infiorettato da una repentina scoperta, da parte di qualche Assessore dell'Union Valdôtaine, del grande valore ideale della massoneria, soprattutto di quella in odore di P2.

Ho notato che c'è ancora, all'interno di questo Consiglio, e fuori, nella società valdostana, una tendenza a minimizzare quanto è emerso finora dall'inchiesta sulla Casa da Gioco di Saint-Vincent. Molti pensano che Andrione sia scivolato su una buccia di banana, che egli abbia commesso soltanto qualche errore di superficialità, "qualcosa gli sarà sfuggito, ma l'uomo è pulito" ha scritto recentemente sull'ultimo numero del "Peuple" una persona autorevole, quale la Signora Viglino.

Il fatto è che ad Andrione sono sfuggite delle cose talmente grosse che, o un medico accerterà che era diventato completamente cieco, oppure lo si dovrà considerare complice e parte attiva di oscure ed illecite manovre. E parlando di oscure ed illecite manovre non mi riferisco evidentemente alla questione degli irregolari prelievi sugli introiti del Casinò a favore dei controllori regionali o di alcuni dipendenti SITAV; questa è una questione che ha una sua importanza ma che costituisce un aspetto molto marginale in tutta la vicenda del Casinò.

La questione vera, ben più grave e ben più complessa è un'altra; l'ipotesi che fanno i Magistrati, almeno a quanto è dato di capire, stando ad Aosta e seguendo da Aosta lo svolgimento dell'inchiesta, l'ipotesi che i "signori" del Casinò (uso questa espressione perché è difficile individuarli in termini più precisi in questo momento) si appropriassero, ogni giorno, di cospicue somme non dichiarate da nessuna parte, (più di 100 milioni al giorno, tanto per dare un ordine di grandezza) una truffa che durava da tempo e che si era intensificata e consolidata in questi ultimi anni e che metteva nelle mani dei "signori" del Casinò enormi somme di denaro, miliardi ogni mese, miliardi che poi dovevano essere dispersi e investiti in una miriade di società per azioni, di società a responsabilità limitata, di finanziarie operanti nei settori più disparati della società valdostana e fuori dalla Valle d'Aosta, dalle costruzioni, ai trasporti, all'industria, all'attività turistica. Sarebbe troppo lungo e complicato soffermarsi in questo momento sull'intrigo delle società che stanno dietro al Casinò e, del resto, questo è un problema su cui la Commissione di indagine dovrà lavorare e che spero cominci ad occuparsene al più presto.

Io voglio solo dare tre esempi per chiarire il ragionamento che sto facendo, tre esempi che riguardano Chamonal, Giovannini e Masi.

Franco Chamonal, oltre ad essere amministratore delegato della SITAV e, padrone o, comunque controllore effettivo della GECA e della GAMES, società di cui si è già parlato e di cui si sanno già alcune cose, oltre che essere socio di maggioranza della "Residence", una società che ha per oggetto la partecipazione ad attività turistiche, commerciali e finanziarie e che è collegata alla SISAT di Saronno, la quale, a sua volta, come si sa, aveva e forse ha ancora il 30% della SAISET.

Paolo Giovannini, oltre ad essere Direttore Generale del Casinò e socio con Chamonal della Residence, era ed è ancora amministratore unico della ZETA, società per azioni, avente anche essa per oggetto, la partecipazione ad attività turistiche, commerciali e finanziarie. Un particolare curioso e rivelatore è che, sia la PANAM che la ZETA hanno sede ad Aosta, a 100 m. da questo palazzo, in via Festaz 79, presso lo studio dei commercialisti Laurencet, Parini e Celesia e che i soci che hanno versato le centinaia di milioni del capitale sociale risultano essere, guarda caso, i dipendenti di tale studio.

Bruno Masi, dal canto suo, oltre ad avere rastrellato con una società fasulla per la nettezza urbana, la VALSA, di cui si è già parlato, il 21% delle azioni SITAV, era anche amministratore di una società di iniziativa mobiliare ed immobiliare con sede a Torino, società che a sua volta, aveva il 30% di un'altra S.p.A. operante nel settore industriale, con uno stabilimento nella Bassa Valle d'Aosta, società quest'ultima con lo stabilimento in Valle d'Aosta che aveva avuto nel 1983 cospicui finanziamenti agevolati dalla FINAOSTA nella gestione ordinaria.

Si tratta soltanto di tre esempi, ma il discorso potrebbe proseguire a lungo e mettere in luce tutta una serie di stupefacenti connessioni su cui oggi, per fortuna, stanno lavorando i Magistrati. Quello che è certo è che tenendo le tasche ben bene aperte a Saint-Vincent i "signori" del Casinò avevano messo le mani su mezza Valle d'Aosta e l'avevano allungate anche fuori dalla Valle, nelle zone di Torino e di Milano e dietro ai "signori" del Casinò, ai loro affari ed ai commercialisti compiacenti che davano loro una mano, ecco apparire la mafia, quella più tradizionale: "marsigliesi di cosa nostra", ma anche un'altra mafia, forse ancora più pericolosa perché più misteriosa, la mafia che opera attraverso le finanziarie ed i sistemi bancari. Possibile, io mi chiedo, che questo vortice di affari, che questo immane ruotare di società fosse sfuggito al Presidente Andrione e all'intera Giunta regionale? Possibile che i valenti commercialisti di cui il Presidente e la Giunta regionale si sono costantemente avvalsi in questi anni e che sono stati inseriti dalla Giunta in vari consigli di amministrazione, non abbiano mai capito, intuito, colto nulla di tutto quello che stava succedendo? Oppure avevano capito benissimo e ci sguazzavano dentro? Ci sguazzavano dentro loro, ci sguazzava dentro il Sig. Mario Andrione, ci sguazzava dentro altri della Giunta regionale.

Il lavoro che stanno facendo i magistrati, a quanto è dato di capire, è enorme ed estremamente complesso; l'impero del Prof. Masi e dei suoi soci era stato costruito con sapienza e godeva di prestigiosi aiuti ed altolocate protezioni.

C'è solo da augurarsi, per il bene di noi tutti e dell'intera Valle d'Aosta che i Magistrati riescano ad andare fino in fondo e recidano quell'enorme centro di potere occulto che si era esteso sulla Valle d'Aosta. A quel punto si potrà forse rileggere e riscrivere la storia politica ed economica degli ultimi 10 anni in Valle d'Aosta e spiegarsi il perché di improvvise fortune, il perché dell'irresistibile ascesa di alcuni "Baroni" del calcestruzzo e di alcuni "Principi" dell'immobiliare.

In questa azione di chiarificazione e di risanamento, il Consiglio regionale avrebbe potuto e ancora potrebbe svolgere un ruolo da protagonista, un ruolo importante. Questo però non è avvenuto finora per le scelte fatte dalla maggioranza in questo Consiglio, scelte colpevoli a mio avviso, irresponsabili. Il Consiglio regionale può riprendere un ruolo da protagonista soltanto se riesce finalmente a darsi un esecutivo che sia esente da ogni ombra di dubbio, un esecutivo che rappresenti un netto cambiamento di strada rispetto all'orientamento seguito fino ad ora. Non è assolutamente credibile una Giunta composta al 100% dalle stesse persone che, con il Presidente Andrione sono corresponsabili della situazione che si è fin qui determinata.

Nuova Sinistra ha fatto una proposta che non ci pare certamente estremista, ma realistica e praticabile, una proposta che va bene al di là del discorso degli schieramenti. Come condizione minima, noi chiediamo perché si possa cambiare pagina, che nella nuova Giunta non ci sia alcuna delle persone che hanno ricoperto la carica di Assessore in Giunte presiedute da Mario Andrione, dal dicembre del '74 al giugno 1983. Questa ci pare la condizione minima per poter dire si è fatta una Giunta nuova, che è possibile in Valle d'Aosta cambiare strada, è possibile cambiare orientamento. Se non c'è questo ricambio, non ci sono neppure le condizioni minime per impostare l'attività amministrativa in modo nuovo. Come si può pensare, faccio un esempio, che sia l'Assessore Borbey ad aprire la guerra contro la SITAV e la SAISET ed impostare su basi nuove i rapporti fra Regione Valle d'Aosta e Casinò? Come si può essere sicuri, già in questo momento che qualche esponente della Giunta non abbia già in tasca una comunicazione giudiziaria? Gli interrogativi potrebbero proseguire uno dopo l'altro.

Sono queste le cose che Nuova Sinistra doveva dire in questo Consiglio; ci sono molti aspetti estremamente preoccupanti in questa vicenda che io porterò nella Commissione di indagine la quale vaglierà fino in fondo.

Credo però che oggi noi ci assumiamo una grossa responsabilità come Consiglio regionale perché dobbiamo decidere se continuare un'azione di copertura e di omertà rispetto a quello che è sempre successo in questi ultimi anni, oppure se cambiare decisamente strada.

Sarà la scelta che farà fra pochi momenti questo Consiglio, per dirci in quale direzione vogliamo muoverci.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Le dimissioni della Giunta regionale vengono a soli 5 mesi dalla formazione della Giunta stessa, e vengono dopo un vero e proprio terremoto che sta sconquassando la nostra Regione e che, probabilmente, non è ancora concluso. Nel giro di meno di due mesi, in tre date che credo tutti ricorderanno, il 10 novembre, il 7 dicembre, il 20 dicembre, sono avvenuti fatti di tale gravità che in altri momenti, su ciascuno di questi, si sarebbe discusso per mesi. Sono stati arrestati i vertici della Casa da Gioco di Saint-Vincent, è stato arrestato il Presidente del principale strumento finanziario della Regione, la FINAOSTA, sono stati arrestati tutti i controllori della Casa da Gioco, è ricercato il Presidente della Giunta regionale, l'uomo più influente, il leader carismatico del movimento di maggioranza relativa; si sono scoperte infiltrazioni mafiose, si ipotizzano furti attraverso intrecci complessi da parte delle società che gestiscono la Casa da Gioco, si è accertato che i controlli regionali sulla Casa da Gioco non funzionavano, ben due membri della passata Giunta Andrione ed un Assessore comunale facenti parte della maggioranza o sono arrestati, o sono ricercati.

In questa situazione la maggioranza tranquillamente ci viene a dire "riconfermiamo la stessa Giunta di prima, gli stessi uomini, con gli stessi incarichi, sostituiamo perché è necessario il Presidente". Questo è il primo punto che io intendo sottoporre all'attenzione del Consiglio. Si può far finta che non sia successo nulla?

In realtà questa linea disastrosa da parte della maggioranza è ormai diventata un'abitudine. Riprendo rapidamente alcuni fatti: il 27 ottobre, prima ancora che si parlasse di Casinò, avevamo chiesto in questo Consiglio, che si procedesse alla revoca del Presidente della finanziaria Sergio Ramera, perché allora aveva ricevuto un mandato di comparizione da parte della Magistratura aostana.

La maggioranza, in quell'occasione, non diede risposta e non prese neppure in considerazione questa nostra benevola e previdente richiesta.

Il 10 novembre Sergio Ramera, l'uomo più importante della Democrazia Cristiana valdostana (la D.C., contrariamente all'Union Valdôtaine, ha cercato di fare passare sotto silenzio questo aspetto) è stato arrestato.

Il 7 novembre, prima ancora che iniziassero i blitz, si discusse in questo Consiglio, in seguito ad una intervista del Ministro Scalfaro sull'Espresso.

Il nostro Gruppo aveva proposto una Commissione di indagine. Quella mozione è stata respinta con argomentazioni arroganti dicendo che, se volevamo potevano andare al Casinò a vedere. Ci sembra che la Magistratura stia lavorando da mesi e che non fosse sufficiente soltanto andare a vedere.

Il 16 novembre la Giunta regionale dichiara l'estraneità dei controllori regionali alle vicende che nel frattempo si erano scoperte con il primo blitz.

Il 24 novembre il nostro Gruppo chiede le dimissioni del Commissario presso la Casa da Gioco.

Il 7 dicembre vengono arrestati Manganone e tutti i controllori, e immediatamente, la Giunta regionale che aveva affermato l'estraneità, si costituisce parte civile e abbandona i controllori.

Il 16 dicembre, dal punto di vista politico, abbiamo chiesto le dimissioni del Presidente della Giunta, lo abbiamo invitato a dimettersi. Anche in questo caso non sono state prese in considerazione queste richieste. Io voglio osservare che l'arresto del Presidente della Giunta in carica è un atto che colpisce non solo lui e la Giunta ma colpisce molto più duramente l'immagine della stessa Regione Valle d'Aosta.

Il 20 dicembre il Presidente della Giunta riceve un mandato di cattura e ingloriosamente, a nostro giudizio, si rende latitante.

Noi oggi ribadiamo che non può essere riproposta la Giunta che c'era finora. Perché si fa questo? Si aspettano forse nuovi sviluppi? Io chiedo agli Assessori dimissionari e che, tra poco, secondo le proposte della maggioranza dovrebbero essere rieletti: qualcuno di voi ha forse ricevuto un mandato di comparizione dei 14 che sarebbero stati emessi dalla Magistratura di Torino in relazione a quella indagine sugli appalti che avevano fatto in periodi non sospetti già nel marzo dello scorso anno? Vogliamo veramente sottoporre all'opinione pubblica valdostana, con la scelta che si fa oggi, a nuovi colpi di scena?

Ho ricordato brevemente queste vicende perché voglio farci sopra delle riflessioni politiche; noi, come Gruppo, non abbiamo capacità profetiche, le richieste che abbiamo fatto e che poi sono state confermate dai fatti derivano da una semplice analisi politica.

Abbiamo denunciato da tempo una serie di errori, di leggerezze, di soprusi, abbiamo denunciato metodi di governo sbagliati che vanno assolutamente corretti, abbiamo individuato delle responsabilità politiche e su questo noi chiediamo all'intero Consiglio di riflettere.

Noi diciamo che oggi dobbiamo riflettere perché, non solo è da sostituire un Presidente che ha avuto una disavventura giudiziaria, ma perché c'è da riflettere sul fallimento di un disegno politico. E' fallito quel disegno politico che aveva portato nel 1974 alla formazione di una maggioranza imperniata sull'asse tra l'Union Valdôtaine e la D.C.. Non si vuole ancora prendere atto di questo fatto.

Quel disegno politico è fallito perché è mancata, in quella alleanza, una chiarezza di obiettivi politici, è mancato un disegno di sviluppo della società valdostana? Mi soffermerò su alcuni fatti: non c'è stata, innanzitutto, alcuna volontà di avviare una politica industriale. Io voglio attirare l'attenzione del Consiglio anche su questo punto. Da una parte si è teorizzata l'impossibilità di intervenire verso la grande industria, dicendo che si trattava di centri di decisioni esterne alla Valle trovandoci così, disarmati di fronte alla chiusura della MONTEFIBRE, al grave ridimensionamento dell'ILSSA VIOLA, ai pericoli molto gravi per la stessa nazionale COGNE. Si sono poi fatti ponti d'oro a piccoli imprenditori senza mai volere dotarci di strumenti di controllo.

Più volte abbiamo proposto in questo Consiglio che si facesse un centro di assistenza alla piccola e media industria, che si studiassero le possibilità di mercato, le capacità imprenditoriali degli imprenditori che si offrivano; la Giunta regionale ha regolarmente disatteso a queste richieste, addirittura le ha rifiutate. Tralasciando le storie più vecchie, come il fallimento dell'IMVA (ricordo che l'amministratore delegato dell'IMVA, dopo avere fatto chiudere quell'azienda è diventato l'amministratore delegato della SAISET, Società che gestisce i giochi americani; magari ora si potrebbe prendere l'imprenditore dell'ALLUVER e farlo amministratore delegato della SITAV) si sono affidate risorse regionali ingenti senza alcun controllo da parte di nessuno.

Oltre all' IMVA, alla Pollein Confezioni, all'INTEVA, alla FORTUNA WEST, alla SIV, all'ALLUVER ci sono altre piccole industrie, quelle che avrebbero dovuto rappresentare il futuro dell'industria valdostana, che traballano. La COROS, come dicono oggi i giornali, ha difficoltà, la MAXEL viene tenuta in piedi solo grazie ai miliardi che annualmente la Regione le trasferisce attraverso finanziamenti continui.

C'è il fallimento di una politica industriale, quindi una grave crisi occupazionale che richiede una svolta decisa nel modo di governare la Regione.

Come secondo elemento voglio sottolineare che si è rifiutata, in questi 9 anni, ogni politica di programmazione. Quando il nostro Gruppo insisteva sul metodo programmatorio presentando delle richieste, è stato addirittura irriso. Oggi si vedono i risultati di un modo di governare affidato alla quotidianità, ad un tran tran che segue le richieste dei singoli, dei gruppi, invece di pensare al futuro.

C'è stata in questi anni, non la volontà di prevedere il futuro, ma la ricerca di quei consensi facili, clientelari; non c'è stata la difesa di interessi collettivi, di interessi di prospettiva, c'è stata la difesa di interessi di parte, delle forze politiche, degli Assessori regionali. Questa è la seconda responsabilità che noi pensiamo si debba far ricadere sulla Giunta ed il secondo punto su cui riflettere.

Terzo elemento: si è teorizzato che il Casinò non potesse essere messo sotto controllo. In numerose occasioni durante questi anni, il Gruppo comunista e Nuova Sinistra hanno riproposto che si addivenisse al controllo delle mance. Invece, si è addirittura teorizzato che senza quelle mance, la Casa da Gioco non potesse più funzionare. Noi non ci preoccupavamo tanto del fenomeno evasione fiscale da parte dei croupiers, ai quali probabilmente, interesserebbe di più avere una busta paga completa anche ai fini della liquidazione e del pensionamento, quanto di quel 50% delle mance che dovrebbero ammontare, oggi, a circa 5 miliardi all'anno e che andavano alla società che gestiva la Casa da Gioco.

Che cosa ne faceva la Casa da Gioco di quei soldi, di questi fondi neri?

Noi avevamo chiesto di intervenire e invece per tutta una serie di fatti che si sono ritenuti inevitabili, si è detto che non poteva esserci un Casinò se non c'erano i prestasoldi, se non c'erano le mance, se non si tolleravano fenomeni circostanti alla Casa da Gioco.

Oggi ci troviamo di fronte ad un patatrac per cui l'immagine ed il prestigio della Valle d'Aosta sono diventati quelli dati dai mezzi di informazione in relazione a queste vicende, una tradizione di correttezza amministrativa è stata messa pesantemente in forse (provate ad uscire fuori Valle e a chiedere quale sia oggi l'immagine della Valle d'Aosta!). Tutto questo porta delle responsabilità e richiede soprattutto un cambiamento.

Un altro elemento ancora che forse è quello più importante dal punto di vista amministrativo è che si è governato con faciloneria, con superficialità e con leggerezza, le critiche dell'opposizione si sono sempre considerate come se fossero un gioco delle parti, "quelli sono all'opposizione per questo devono criticare", non si sono prese in considerazione neppure quando erano puntuali e precise. Voglio ricordare, a questo proposito, alcune vicende: per esempio abbiamo fatto delle osservazioni che non sono state tenute in considerazione sul modo con cui si facevano le convenzioni con l'Istituto Radiologico valdostano, anche se in quel caso, almeno alcune ammissioni di errore ci sono state da parte dell'Assessore competente; si è proceduto alla concessione di licenze, di nullaosta ai supermercati in spregio delle norme; per esempio, è stato il coordinamento a bocciare la concessione del nullaosta magazzini GATTI dopo un nostro esposto. Siamo andati a concedere una fideiussione di 10 miliardi alla società che gestisce l'autoporto, pur sapendo che avrebbero potuti essere usati per operazioni in collegamento con società che già avevano avuto disavventure giudiziarie (es: BAXT). Per un certo periodo si è tenuta ferma quella fideiussione, poi, quando l'attenzione è caduta, la Giunta regionale l'ha mandata avanti.

Io credo che se noi andassimo ad indagare su quelle cose, probabilmente qualcosa da scoprire ci sarebbe anche in quella realtà.

Non si è tenuto conto in alcun modo - l'Assessore Borbey ha respinto ogni critica - di quanto è stato detto per ciò che riguarda gli appalti regionali. Mi sembra invece che oggi possiamo dire che non si trattava di una ricerca scandalistica e preelettorale: siamo lontani dalle elezioni e stanno indagando altri.

Noi diciamo che, molto probabilmente, molti errori sono stati commessi proprio per questo metodo che era invalso di ritenere tutto ciò che il Consiglio regionale ratificava fosse di per sé giusto e legittimo. Invece le cose non stanno così, quindi bisogna cambiare.

Noi diciamo che è fallita una esperienza di governo, è fallita un'operazione politica, è caduta una maggioranza e ancora non se ne vuole prendere atto.

Noi abbiamo proposto una soluzione: abbiamo detto che, secondo noi, oggi sarebbe necessaria un'alleanza di prospettiva tra i movimenti regionalisti, autonomisti e le forze di sinistra; abbiamo distinto in tutto questo periodo, non abbiamo confuso gli uomini con i movimenti, abbiamo tenuto conto che gli uomini passano ed i movimenti restano.

Ci sembra che nelle forze di sinistra, nei movimenti regionali ci siano le energie, le forze e le affinità di programma necessarie per dare una svolta a questa Regione. Se ancora una volta invece, si vorrà continuare con la vecchia strada, se si riterrà che una alleanza con la D.C. o con il P.C.I. siano equivalenti, tanto trattasi di due partiti nazionali, probabilmente le disavventure della nostra Regione, non saranno finite.

Noi vogliamo solo ricordare che le alleanze con il nostro partito si fanno sui programmi e sugli obiettivi politici comuni, sulla difesa dell'autonomia, sullo sviluppo dell'occupazione, sulla salvaguardia del territorio, sulla qualità dei servizi. Vogliamo ricordarvi, non abbiamo alcuna fretta di salire su quei banchi e non facciamo nessuna richiesta di parte, che facciamo una richiesta politica nell'interesse della popolazione valdostana.

Vogliamo ricordarvi che la gestione dell'amministrazione pubblica con il partito comunista presuppone controlli reciproci. Forse questo è un altro degli elementi che bisogna ricordare. All'interno della Giunta il lavoro collegiale non c'è stato, come non c'è stato il controllo dell'operato di un Assessore da parte degli altri.

Vogliamo ricordarvi ancora un aspetto: noi non vogliamo demonizzare nessuno, probabilmente la democrazia cristiana, giustamente, potrà dire che ha avuto dei personaggi che hanno commesso degli errori, delle pecore nere, come direbbe Fosson, e che il partito non può essere accusato degli errori degli altri, però voglio dirvi, che conta anche la selezione che ogni organismo politico è in grado di fare dei suoi dirigenti e dei suoi rappresentanti e io credo che nella Democrazia Cristiana, che certamente non è fatta da soli disonesti, il meccanismo di selezione degli uomini che arrivano a dirigere il partito e a rappresentarlo nelle assemblee elettive, sia differente da quello di altri partiti. Non sono meccanismi di decisione collettiva, ma meccanismi in cui contano le tessere, e i consensi personali. Credo che si debba riflettere anche su questo.

Ogni partito è libero di scegliere i suoi canali di selezione, però è anche responsabile quando le scelte che fa non sono corrette. Ci sono dei problemi importanti da risolvere. Il primo è di carattere generale, in quanto è stato colpito il prestigio della Valle d'Aosta. Si tratta, e non sarà facile farlo, di ridare alla nostra Regione, all'esterno e all'interno, un segno di cambiamento, un segno che si vuole cambiare strada per non ripetere errori del passato.

In secondo luogo c'è una gravissima crisi economica che richiede impegno e soluzioni nuove per l'industria, per l'agricoltura, per l'intero terziario.

In terzo luogo siamo in un periodo in cui è necessario un confronto decisivo con il governo per questioni determinanti, per il futuro finanziario della Regione e per la soluzione di alcuni problemi. E' in ballo la questione del riparto, la questione dei generi contingentati, si tratta di ottenere i finanziamenti per il collegamento stradale fra Aosta e Courmayeur: tutti questi problemi di confronto con il governo richiedono un governo regionale autorevole.

Inoltre abbiamo un bilancio regionale che, alla fine di quest'anno, per il 1984, probabilmente si assesterà sui 600 miliardi. La Giunta regionale in questi anni ha anche dimostrato di non essere in grado di impegnare le somme a sua disposizione. Nell'82 ci sono stati 55 miliardi a consuntivo di avanzo di amministrazione; nell'83 quando faremo il consuntivo, probabilmente vedremo che i miliardi non impegnati saranno un centinaio. Occorre quindi utilizzare anche queste risorse e prendere, nei confronti della macchina regionale, tutte le iniziative necessarie per adeguarla a questi compiti più importanti che ha oggi la Regione.

Infine, e non è da poco in questo momento, c'è da affrontare la questione della Casa da Gioco. Si tratta di arrivare - se si vuole mantenere aperto questo tipo di struttura che garantisce importanti livelli di occupazione - ad una gestione diversa, trasparente, rigorosa. Non credo che si possa pensare di continuare ancora con le società che l'hanno gestita fino ad oggi, nel modo che abbiamo visto. Credo che si debbano rivedere anche i meccanismi di controllo sulla Casa da Gioco.

Per tutti questi motivi che ho detto, per affrontare la crisi economica, per gestire in modo diverso il bilancio regionale, per affrontare il confronto con il governo, sarebbero necessarie decisioni di rilievo e innovative, sarebbe necessaria una alleanza - questa la nostra proposta - che prenda atto del fallimento della precedente e che sia impostata invece su metodi di governo differenti, su programmi precisi in grado di difendere gli interessi della popolazione valdostana.

Si ritiene prematura tale soluzione? Si ritiene che non si possa passare dall'oggi al domani, ad un mutamento di alleanze, anche se i fatti dovrebbero dimostrare che è necessario? Si vuole ricercare una soluzione transitoria? Siamo disponibili a discutere anche di soluzioni transitorie, però non possiamo accettare la transitorietà nel senso che per 6 mesi vengano confermati gli stessi uomini e quindi gli stessi metodi di governo che hanno portato la Regione Valle d'Aosta in questa situazione.

Noi riteniamo, visto che le dimissioni sono state consegnate al Presidente del Consiglio solo ieri, che sia necessario un rinvio perché si discuta seriamente di questi problemi.

Noi crediamo che tra le forze politiche, che hanno la responsabilità di tirar fuori la Valle d'Aosta da questa situazione, il confronto debba essere più serio e più approfondito.

Pertanto, proponiamo che si accettino le dimissioni della Giunta ma che non si proceda alla elezione del nuovo Presidente, che ci sia il tempo per un ripensamento, per giungere ad una Giunta che dia comunque il segno che qui si vuole imparare la drammatica lezione dei fatti.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Torrione; ne ha facoltà.

TORRIONE - (P.S.I.): Signor Presidente, colleghi Consiglieri; c'era una volta una Regione felice, meravigliosamente incastonata fra le più alte vette d'Europa e abitata da un piccolo popolo di montanari, fiero, onesto, estremamente rigoroso. Questo può essere l'inizio di una favola che noi potremmo raccontare ai nostri nipotini, perché di quell'antica fierezza, di quell'antica moralità è rimasto ben poco.

E' rimasta una immagine deteriorata della nostra Regione che si presenta all'esterno, avendo come elemento di individuazione un Casinò che io definisco ancor di più mostro dai mille tentacoli che rischia ancora una volta di soffocare questa nostra autonomia in maniera irreparabile. Questo nostro regime di autogoverno rischia, anch'esso di venire annientato da una overdose di mandati di cattura.

Ebbene, di fronte alla eccezionalità di questa situazione, in quest'aula, non si vuole assolutamente voltare pagina.

Le dirò, signor Presidente, che ero anche incerto se prendere la parola o meno perché da un po' di sedute in qua ripetiamo stancamente le stesse cose e troviamo, dall'altra parte, gente che non vuole assolutamente sentire.

Il collega Mafrica ha citato la seduta del 7 novembre, quando si discusse in quest'aula la nomina di una Commissione di inchiesta sul Casinò. Io ricordo il senso di fastidio che mi sentii addosso perché avevo parlato di una immagine deleteria della Valle d'Aosta che era comparsa sulle prime pagine dei giornali e che il Ministro Scalfaro aveva sintetizzato nella ormai famosa intervista. Ricordo che dissi (mi sono riletto lo stenoscritto) che, obiettivamente, la Valle d'Aosta non si meritava quello che gli stavamo offrendo e perciò i rimedi dovevano essere tempestivi. Con una faciloneria più unica che rara mi si disse che non era successo assolutamente niente, che il Ministro Scalfaro era un uomo rigoroso che tendeva a demonizzare il gioco d'azzardo e che se volevamo andare a controllare il Casinò, quello che poi hanno controllato un battaglione della Guardia di Finanza, potevamo farlo noi presentando il tesserino di Consigliere.

Questo stato d'animo domina ancora oggi questa assemblea dopo tutto quanto è successo. Non voglio ripetere la cronistoria precisa e puntuale dei vari blitz: il primo che ha decapitato i vertici della Casa da Gioco con una accusa infamante di mafia; quello che ha visto i controllori regionali arrestati e il terzo che, addirittura, ha visto coinvolto il Presidente della Giunta regionale.

Dico ciò perché ritengo di non avere mai fatto, a nome del Partito Socialista, in quest'aula, delle requisitorie nei confronti di nessuno. Abbiamo sempre detto, e lo vogliamo ribadire, che una cosa sono i fatti giudiziari, una cosa sono i fatti politici, anche se questi, ormai, paurosamente si intersecano, visto che hanno colpito il massimo vertice dell'Amministrazione regionale.

C'è nella nostra comunità un senso di sgomento e di paura anche e noi ci ritroviamo qui ad assistere ad uno spettacolo che di novità non ha più nulla.

Fra pochi istanti la vecchia Giunta siederà nuovamente sui banchi di questo consesso, avremo forse un Presidente provvisorio che, provvisoriamente reggerà anche l'Assessorato dell'Agricoltura e Foreste, e tutto procederà come prima. Qui rischiamo veramente che, anziché amministrarci e autogovernarci, ci facciamo amministrare da un altro potere dello Stato che è la Magistratura; ma purtroppo il discorso politico sembra non penetrare in quest'aula.

Ebbene, questa sottovalutazione costante della drammaticità di questi avvenimenti, che ormai ci pesano addosso come una cappa di piombo, sta a dimostrare che, in nome di una alleanza politica che credo non abbia più senso, si vuole andare avanti senza considerare invece che, a situazioni eccezionali, erano indispensabili situazioni politiche eccezionali.

E veniamo ad una proposta politica, precisa, puntuale che noi del Partito Socialista abbiamo fatto: abbiamo proposto un governo di unità regionale che comprendesse tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio, al fine di consentire alla nostra Regione di superare il guado di questa situazione, al fine di consentire ad ogni forza politica di potere riflettere lungamente su se stessa e sul ruolo da giocare in questo consesso e nei confronti del popolo valdostano, al fine di evitare scelte traumatizzanti da parte anche del movimento di maggioranza relativa.

Obiettivamente, non abbiamo chiesto di far parte di questo governo in virtù del fatto che siamo socialisti - e su questo argomento poi ritornerò - ma perché ritenevamo che su quelle sedie della Giunta regionale dovessero sedere tutti i rappresentanti dell'arco costituzionale, anche perché ognuno avrebbe potuto portare il proprio contributo per fare uscire la nostra Regione da questo tunnel in cui è precipitata.

Noi riteniamo legittima la posizione del Partito Comunista, che ha un'ottica tutta sua e che ha proposto di sostituirsi ad un'altra forza di maggioranza. La giudichiamo legittima anche perché ognuno, in quest'aula, crede di potere offrire una parte di sé stesso per governare questa nostra Regione.

Noi ritenevamo che non si dovesse arrivare a questo, ritenevamo invece che la situazione richiedesse un coinvolgimento generale delle forze presenti in Consiglio.

Questa Giunta di emergenza, di unità regionale doveva ovviamente avere il carattere della provvisorietà, però aveva un significato politico sostanzialmente diverso, dava non solo l'impressione, ma la certezza, alla gente valdostana che si voleva veramente voltare pagina rispetto al passato, che si volevano affrontare con un diverso slancio, con diverso entusiasmo alcuni problemi che ormai giacciono insoluti sul tappeto da anni, si voleva soprattutto evitare che il deteriorarsi progressivo del nostro regime di autogoverno desse una prova di sé che la storia e la tradizione della nostra gente non merita.

A questa nostra proposta politica non si è data neanche una risposta, si è ritenuto di scegliere la strada più facile, quella cioè di riproporre la fotocopia della vecchia Giunta. Obiettivamente, di fronte a questa leggerezza e a questa superficialità, noi non possiamo che esprimere il nostro profondo dissenso.

Qualcuno ci dirà che ha un carattere di novità il fatto che fra 6 mesi la Giunta si dimetterà; ma mi chiedo, in 6 mesi questa Giunta nuova-vecchia che cosa potrà fare? Mi si risponderà: affrontare due o tre problemi. Sappiamo già quale è l'impostazione delle forze di maggioranza. Poi vedremo.

Io credo che rispetto alla eccezionalità, questa Giunta non può assolutamente avere né il prestigio, né la certezza di sé stessa per dire una parola nuova e per affrontare con una diversa impostazione, i problemi che, drammaticamente, ci pesano sulle spalle. Noi condividiamo in effetti quanto ha detto Mafrica: indipendentemente dai fatti giudiziari che hanno sconvolto anche l'assetto politico, la formula che regge la Regione è assolutamente inadeguata e lo abbiamo toccato con mano questa mattina, nel corso di quella drammatica assemblea con i dipendenti dell'ALLUVER, dove veramente abbiamo toccato il fondo. Ricordo che una volta, appena entrato in questo Consiglio, rimasi un po' meravigliato dell'affermazione del Presidente della Giunta regionale che, riferendosi ad una delle tante industrie decotte della Bassa Valle disse: "Veramente non sappiamo nemmeno più chi sono i proprietari". Stamattina in assemblea abbiamo sentito un balletto di proprietari dell'ALLUVER, che "Guinzio e Rossi" è diventata un'altra società fino a quando ha assunto la denominazione attuale.

La Valle d'Aosta è diventata la terra promessa dell'imprenditorialità avventuriera e fallimentare, perché qualsiasi imprenditore poco avveduto che opera nel resto del Paese, arriva in Valle e trova aperte le porte dell'Amministrazione regionale, trova finanziamenti adeguati per stare qui un paio di anni a lucrare sulla nostra disponibilità finanziaria, per promettere cose che non si verificheranno mai e poi prendere la valigia e andarsene. Questa è una vera e propria opera di colonizzazione della Valle d'Aosta fatta alla faccia dei valdostani.

E' su queste cose che dobbiamo riflettere, perché ai 90 lavoratori della ALLUVER, non possiamo più raccontare delle "chucche" (scusi l'espressione, signor Presidente) da qui in avanti: evitiamo il fallimento, evitiamo questo e quell'altro ..... questo Consiglio è diventato itinerante, perché si sposta dalla COGNE all'ILSSA-VIOLA adesso all'ALLUVER (fortunatamente in questa sede) e ripetiamo meccanicamente le stesse cose.

E' mancato un disegno politico che dicesse quale dovesse essere, in Valle d'Aosta, l'assetto dal punto di vista industriale, è mancato un disegno politico complessivo, visto che Riccarand ha citato una terziarizzazione selvaggia, che dicesse in quale direzione dovesse svilupparsi la nostra Regione. Sono domande che ci poniamo ancora perché il governo regionale non ha dato delle risposte, se non una bozza di programma che ci è stata presentata l'ultima volta e sulla quale, obiettivamente, al di là di alcune petizioni di principio, dobbiamo ancora vedere quale sia il risultato concreto della Giunta.

Io mi meraviglio che, di fronte a tutto quello che sta succedendo in Valle d'Aosta, si sia scelta una soluzione di assoluta provvisorietà. Mi stupisce non cambiare niente, ma come socialisti una domanda politica ce la poniamo perché con alcune forze dell'attuale maggioranza consiliare collaboriamo anche in altri enti pubblici, come il Comune di Aosta, colpito anch'esso, per altri versi, da un discorso che ha visto coinvolto (ve lo dico con profondo rammarico e gli auguro che le sue disavventure giudiziarie finiscano presto) l'amico Ferina.

Ebbene, se carattere di provvisorietà si deve dare all'ente Regione, noi diciamo che carattere di provvisorietà si può dare benissimo anche all'ente comunale, e fra 6 mesi discuteremo sull'assetto politico futuro.

Se lasciamo un Assessorato importante come quello dell'Agricoltura in mano al Presidente della Giunta regionale perché si vuole dare un carattere di provvisorietà, ebbene lasciamo al Sindaco di Aosta, Edoardo Bich, un Assessorato altrettanto importante quale quello dell'Urbanistica. Dopo di che, scioriniamo sul tavolo delle trattative le nostre richieste, le confrontiamo con quelle degli altri e ridiscutiamo l'assetto politico della Valle d'Aosta. Così la provvisorietà avrà un senso più definito; non sarà un escamotage, ma sarà un dato di fatto politico a cui tutti noi potremo fare riferimento.

Anche perché noi siamo stanchi, e lo diciamo, come socialisti, di alcune voci imbecilli e stupide che circolano in certi ambienti, - lo vogliamo dire in questa sede così non ci sono possibilità di equivoci - che attribuiscono al PSI, questo sciagurato partito, causa di tutti i mali della Valle d'Aosta, anche il blitz che è successo in questi giorni.

Io non so se dirigenti responsabili di forze politiche possono accreditare voci tanto sciocche e tanto stupide, ma visto che questo succede, noi abbiamo sempre detto che non abbiamo responsabilità in quello che è successo, anche perché abbiamo ben chiare quelle che sono le suddivisioni dei poteri, e se qualcuno avesse qualche dubbio in proposito, possiamo anche ribadirgli che i giudici che stanno conducendo l'indagine sulla Valle d'Aosta sono gli stessi che a Torino hanno scalzato il potere corrotto del PSI a livello comunale. Quindi, sotto questo aspetto, facciamo chiarezza una volta per tutte perché noi su questo terreno non ci stiamo.

Noi vogliamo essere giudicati, lo abbiamo detto nella prima seduta, per quello che siamo, per quello che siamo capaci di fare o di non fare.

Non siamo più disposti ad accettare dei giudizi superficiali sul nostro conto, perché se di giudizi dobbiamo parlare, anche noi allora potremmo fare qualche requisitoria, cosa che non abbiamo mai fatto, tanto meno in questa aula. Ci sia dato atto di questo. Diciamo queste cose perché almeno la provvisorietà abbia la caratteristica della chiarezza.

Dopo di che proponiamo un'altra cosa: noi siamo disponibili ad accettare la proposta di rinvio fatta dal Capogruppo del PCI, per vedere se sia possibile conferire alla Giunta un assetto di tipo diverso. Ma siamo già certi che la forza dei numeri - quei 18 numeri per cui l'ex Presidente Andrione, rivolgendosi proprio a me, disse che non veleggiava essendo la forza dei numeri dalla sua parte - dirà di no al rinvio.

Allora noi innestiamo un'altra proposta di tipo un po' diverso e sulla quale chiediamo che il futuro Presidente designato e le forze di maggioranza ci diano una risposta. Il rinvio, qualcuno potrebbe obiettare, crea un vuoto di potere mentre la Valle d'Aosta ha bisogno comunque di un governo.

Noi diciamo che siamo anche disponibili ad un mandato esplorativo del Presidente della Giunta regionale, siamo anche disponibili a votarlo a condizione che il Presidente della Giunta prenda un minimo di tempo che possiamo concretizzare in 6-7 giorni, per riflettere, faccia una valutazione delle varie forze politiche, consulti chi deve consultare, si presenti in quest'aula e ci dica "no, noi scegliamo ugualmente la vecchia maggioranza".

Però riteniamo doveroso, anche per la stima personale che io ho già esplicitato in quest'aula nei confronti del Presidente designato dall'Union Valdôtaine, che questo atto si compia per dimostrare che la fretta non è cattiva consigliera e che un ulteriore momento di riflessione può, obiettivamente, portare all'identica soluzione. Sono stato facile profeta, perché nella precedente seduta avevo detto che la Giunta si poteva dimettere e poi poteva rieleggersi così come era; e infatti, nonostante quello che è successo, si elegge la stessa Giunta; il Presidente potrebbe anche venirci a dire: "la nostra valutazione è di questo tipo per cui riteniamo che, obiettivamente, la soluzione più funzionale per la Valle d'Aosta sia il riproporre, sic et simpliciter, la vecchia maggioranza".

Noi diciamo questo perché prendiamo atto dell'unica novità, in fondo, che ci è stata espressa e che è quella della provvisorietà, che noi colleghiamo ed ampliamo con un significato molto più generale coinvolgendo altri enti. Diciamo anche che questa Giunta non può assumere l'atteggiamento di aspettare sempre qualcosa.

Ho visto con piacere che l'Assessore Faval ha proposto una "pièce" molto significativa del teatro francese "En attendant Godot "; tutta la trama della "pièce" si basa sul fatto che questo Godot non arriva mai. Ora io non so che cosa aspetti questa nuova maggioranza che si sta per costituire, se aspetti o non aspetti. Godot.

Noi diciamo che avremmo preferito soluzioni diverse; che non attribuiamo a questa Giunta neanche la capacità politica di risolvere solo due o tre problemi, perché finora ha dato una immagine di sé estremamente scadente.

Se si vuole eleggere la nuova Giunta, il nostro voto sarà contrario.

Però, nel chiudere questo intervento, ribadiamo la nostra proposta, e cioè che siamo anche pronti a votare il Presidente della Giunta qualora ci rispondesse che per 10 giorni, per 3 giorni, per 2 giorni sarebbe disponibile a consultare le forze politiche regionali, per poi riconvocare il Consiglio e quindi darci la risposta definitiva.

Potrebbe essere un segnale di tipo diverso, rispetto ad una Valle d'Aosta che si attende qualcosa, per continuare a sperare e a vivere in tranquillità. Potrebbe essere un segnale che consente un minimo di tranquillità in più alla nostra gente; potrebbe essere un segnale che dà al nuovo Presidente il carisma per proseguire poi in una attività amministrativa che si presenta, visti i problemi che già sono sul tappeto, lunga e difficile.

Ed è con questo auspicio che noi ribadiamo il nostro convincimento che un segnale all'esterno va pur mandato.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Aloisi; ne ha facoltà.

ALOISI - (M.S.I.): Colleghi Consiglieri, ci troviamo qui riuniti oggi per ridiscutere il problema del Casinò di Saint Vincent, un problema drammatico che è la conseguenza, dolorosa naturalmente per la popolazione della Valle d'Aosta, di questo scandalo regionale.

Ebbene, io non ero presente allora, ma vorrei ricordarvi che già nel '77 si era riproposto questo tipo di scandalo. Sembra che ad ogni legislatura si riproponga il problema del Casinò di Saint-Vincent. Nel '77, per ricordare a coloro che, probabilmente, dimenticano facilmente, erano stati accusati e coinvolti nello scandalo esponenti di molti partiti politici, quasi tutti quelli presenti in questo Consiglio. C'era Balestri del PSI, c'erano Germano, Manganoni e Casetta del PCI, c'erano Caveri e Andrione dell'Union Valdôtaine, eco.

Di fronte a questi fatti mi è parsa strana la richiesta del Partito Comunista che si proponeva di entrare in una maggioranza comprensiva dei partiti di sinistra e dei partiti regionalisti. E' legittimo che il Partito Comunista avanzi queste proposte dal punto di vista politico, ma è legittimo, dal punto di vista morale, fare queste proposte oggi, nel momento in cui certe forze politiche sono accusate di essere invischiate in questi scandali quando allora, anche loro, o per lo meno alcuni dei loro esponenti, erano coinvolti essi stessi in questi scandali?

Dal punto di vista morale, allora, gli unici autorizzati a poter sedere su quegli scranni sarebbero il Consigliere Aloisi del Movimento Sociale Italiano, il Consigliere Riccarand di Nuova Sinistra e probabilmente il Consigliere del Partito Repubblicano.

E' questa la moralità che vogliamo portare avanti? Ed è a causa di tutto questo che la Valle d'Aosta è ora duramente colpita ed umiliata da questi

fenomeni degenerativi, per cui oggi necessita una nuova maggioranza composta naturalmente da personaggi nuovi, da personaggi diversi, da personaggi che non siano invischiati con il passato.

E' per noi incomprensibile la scelta di sostituire alla Giunta dimissionaria la medesima Giunta con gli stessi uomini sistemati ai medesimi posti. La nostra Regione ha bisogno di ritrovare serenità, ha bisogno di riconquistare stima e fiducia, è necessario ridare ai cittadini valdostani il segno di un cambiamento radicale e voltare pagina una volta per tutte.

Colleghi Consiglieri, ci attende un lavoro enorme, la disoccupazione incalza, la crisi industriale, la mancanza di alloggi, sono tutti problemi drammatici che si stanno accavallando.

Soltanto una nuova maggioranza, comprensiva di tutte le forze politiche presenti in questo Consiglio, sarà in grado di chiamare a raccolta tutte le sane energie presenti in tutti i partiti politici e nell'intera società valdostana. Solo questa nuova eventuale maggioranza potrebbe ridare fiducia alla nostra popolazione, sconcertata da questi gravi avvenimenti.

Oggi ci sono le condizioni per cambiare; ritengo che non sia possibile affrontare l'emergenza con quelle stesse forze politiche, con quegli stessi uomini che hanno sempre rifiutato qualsiasi operazione di controllo e di pulizia morale. Ripropongo la costituzione di una nuova maggioranza rappresentativa di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale.

Il Movimento Sociale Italiano, comunque vadano le cose, è disposto ad assumersi le proprie responsabilità per ridare garanzia, sicurezza e tranquillità alla nostra Regione. Se invece, come sembra, si vuole ripercorrere la vecchia strada, noi continueremo per la nostra strada, portando avanti la nostra battaglia che è una battaglia di alternativa e di opposizione.

PRESIDENTE: Signori Consiglieri, non c'è più nessuno iscritto a prendere la parola, per cui metto in votazione la presa d'atto delle dimissioni del Presidente della Giunta e dei componenti la Giunta:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti, votanti e favorevoli: 33

Il Consiglio approva all'unanimità