Oggetto del Consiglio n. 264 del 19 dicembre 1983 - Resoconto
OGGETTO N. 264/VIII - PROSECUZIONE E CHIUSURA DELLA DISCUSSIONE GENERALE SUI DISEGNI DI LEGGE N. 30 E N. 31 CONCERNENTI IL BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE.
PRESIDENTE: Se il Consiglio è d'accordo, vorrei riunire immediatamente, su richiesta del Presidente della Giunta, la Conferenza dei Capigruppo per delle comunicazioni che devono essere fatte.
Si dà atto che i lavori sono sospesi dalle ore 16,06 alle ore 16,53.
PRESIDENTE: La seduta riprende. Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Volevamo esplicitare la nostra posizione sul bilancio, posizione che fra l'altro avevamo già illustrato nel corso della precedente riunione del Consiglio, quando ci siamo occupati della Casa da Gioco di Saint-Vincent.
Sono note le posizioni del P.S.I. per quanto attiene al problema delle dimissioni della Giunta. La seduta di venerdì si è conclusa con un voto che ha riconfermato la fiducia alla Giunta e non stiamo a ripetere tutte le argomentazioni che abbiamo addotto per significare le nostre perplessità sul fatto che il Governo regionale ha tenuto un atteggiamento di un certo tipo su questa vicenda. Non vogliamo d'altronde esasperare polemiche che sarebbero inutili: riteniamo che il Consiglio debba ugualmente procedere i suoi lavori. La maggioranza ha dato, a mio avviso, scarsi segni di sensibilità anche nei confronti del problema delle opposizioni, noi per protesta contro tutto questo tipo di atteggiamento rimarremo in Consiglio regionale ma non parteciperemo assolutamente alla discussione sul Bilancio. Rimarremo in pratica rigorosamente silenziosi, una specie di "black-out" che vuol essere un ulteriore elemento di meditazione per la Giunta.
E' chiaro che non ci proponiamo con questo di ritardare i lavori del Consiglio, anzi sappiamo benissimo che questo atteggiamento può facilitarne la speditezza, anche perché in quest'aula sulla verbosità del sottoscritto e di altri Consiglieri del P.S.I. si è già particolarmente commentato.
Noi, tra un atteggiamento di ostruzionismo, una specie di "filibustering" (atteggiamento caro al sistema parlamentare inglese) e quello di assistere semplicemente a questo atto importante che è il bilancio, abbiamo scelto quest'ultima strada.
E' chiaro che il problema politico ed il problema del Casinò aleggiano su questo Consiglio, ed è proprio per evitare esasperazioni polemiche, anche in sede di discussione del bilancio, che noi adottiamo la tattica del silenzio.
Approfitto per dire, poiché ho partecipato ad una riunione di Capigruppo in cui ho visto il Presidente della Giunta in cattive condizioni di salute, che auguro al Presidente, come amico e come uomo, un sollecito ristabilimento delle sue condizioni e che domani possa essere qui con noi.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Come avevo annunciato nell'ultimo Consiglio, anche noi socialdemocratici avevamo chiesto delle risposte precise a questa maggioranza. Queste risposte non sono arrivate riteniamo non valida questa Giunta e non vogliamo legittimarla con il nostro intervento sul bilancio, quindi anche noi socialdemocratici terremo un silenzio laico: questa è una forma di protesta che attuiamo in questo momento.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Pedrini, ne ha facoltà.
PEDRINI - (P.L.I.): Ognuno vede le cose sotto la propria prospettiva e sotto il proprio angolo di visuale; io non ritengo di poter stare in silenzio, perché quando si tratta di approvare un bilancio o si partecipa oppure, secondo me, il fatto di non intervenire è, sotto un certo profilo, anche l'avallare con la propria presenza i lavori del Consiglio ed in modo particolare del bilancio.
Pertanto io, a nome del P.L.I. e mio personale, dichiaro - ed ho già fatto avere la dichiarazione al nostro caposervizio della Presidenza - che non parteciperò ai lavori del bilancio, ma sono a disposizione mercoledì mattina, se i lavori finiscono domani sera, alle ore 9,30 per continuare i lavori del Consiglio, che a quanto pare termineranno con il bilancio stesso, ed anche questo non lo trovo logico.
Si dà atto che dalle ore 17,20 alle ore 18 presiede il Vice-Presidente Giulio Dolchi.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Maquignaz, ne ha facoltà.
MAQUIGNAZ - (Féd. DP-UVP): Il mio intervento sul bilancio del 1983 riguarderà soprattutto gli argomenti che interessano la mia Commissione ed in particolare i settori economici di cui noi sovente discutiamo, per stabilire un ruolo di questi settori nell'economia valdostana.
Però prima di passare a questa relazione, intendo fare alcune considerazioni di carattere generale sul problema che riguarda il riparto fiscale e relative recenti vicende, e sul problema del metanodotto.
La prospettata riduzione del riparto fiscale da 9 a 7 decimi pone ancora una volta, in modo drammatico, il problema dei rapporti fra la nostra Regione e lo Stato; pone ancora una volta il problema dei rapporti fra le forze politiche presenti in questo Consiglio regionale e le forze politiche presenti in Parlamento. Ed è molto triste constatare che è proprio un governo presieduto da un Presidente socialista ad adottare un provvedimento che limita l'autonomia finanziaria ed economica della Valle d'Aosta.
Questi fatti stupiscono ancora di più se si pensa che in Francia il Presidente socialista Mitterand, dopo aver abolito la figura dei prefetti nei départements, sta faticosamente iniziando un processo di valorizzazione delle autonomie locali. Evidentemente di fronte a questi avvenimenti il nostro disagio è grande, ma credo che questo disagio tocchi soprattutto i socialisti valdostani, nonostante l'abilità oratoria del Consigliere Torrione, il quale cerca sempre di salvare - come si suol dire - la capra ed i cavoli; certamente noi non possiamo uccidere la capra, però sia ben chiaro fin da adesso che faremo di tutto per impedire alla capra di mangiare i cavoli.
Nel suo commento alla dichiarazione di Chivasso, della quale celebriamo proprio in questi giorni il 40° anniversario, Emile Chanoux scriveva: "Non vi è vera libertà o autonomia politica o morale senza libertà o autonomia economica". Ritengo che la faccenda dei 7/10, prima che una richiesta rivoltaci di fare economia in questi tempi di magra, nel modo con il quale è stata impostata dal Governo centrale significhi prima di tutto un attentato alla nostra autonomia finanziaria, che può essere ricondotto al solito mercato, sia esso delle vacche o dei proventi, che il fisco rastrella in Valle d'Aosta. Credo che questa sia una cosa non dignitosa né per la Regione Valle d'Aosta, né per lo Stato.
Nella questione dei 7/10 l'azione dei nostri parlamentari, On. Dujany e Sen. Fosson soprattutto, perché il terreno della lotta era a Palazzo Madama, sia stata ineccepibile e degna della nostra riconoscenza.
L'affermazione che i nostri due rappresentanti a Roma erano pronti a passare all'opposizione se non veniva resa giustizia, credo che sia stata tempestiva ed opportuna, è un argomento che dobbiamo riconsiderare e rimeditare in questi giorni. D'altra parte credo che due voti in più o in meno non possano certo tenere in piedi o far cadere un Governo sulle rive del Tevere; è bene che a Roma sappiano che i valdostani non sono disponibili a farsi prendere in giro.
Nella vicenda dei 7/10, si è constatato che i parlamentari del P.C.I. sono stati i primi ed i più efficaci difensori dei nostri diritti accanto al Sen. Fosson ed all'On. Dujany. Credo che dobbiamo dare atto pubblicamente in questo Consiglio che il P.C.I. ed i comunisti valdostani hanno fatto una battaglia tesa a tutelare e difendere l'autonomia finanziaria della nostra Regione. E' in questo modo che ci si deve comportare quando la posta in palio è grossa e credo che queste cose debbano essere dette, al di sopra degli opposti schieramenti.
Se i senatori comunisti sono intervenuti a dare una valida mano alla Valle d'Aosta per garantire l'autonomia finanziaria minacciata, altrettanto vorremmo poter dire - vedo che il Consigliere Fosson mi guarda - degli amici democristiani: in particolar modo i democristiani dovrebbero essere un po' più tempisti nell'esercitare pressioni sui loro rappresentanti in Parlamento, non pressioni nei confronti di questo o quel potente, magari manovrando nell'oscurità dei corridoi, ma cercando di impegnare tutto il partito in un'azione ufficiale tesa a difendere l'autonomia finanziaria della nostra Regione.
Le forze autonomiste, insieme agli Onorevoli Dujany e Fosson, hanno una posizione chiara e sono unite nel difendere, senza mezze misure, l'autonomia finanziaria della Regione. Mi auguro che i partiti nazionali, in sede parlamentare, sapranno tutelare e difendere i nostri diritti. Il momento è grave e le forze autonomiste dovranno tener conto del comportamento dei singoli partiti nazionali sulla vicenda del riparto. Evidentemente ho detto queste cose senza spirito di polemica nè verso i democristiani, né verso il Partito Socialista, però penso che sulla vicenda del riparto fiscale ogni forza politica debba assumersi le proprie responsabilità. Nei momenti difficili bisogna dire le cose come stanno, bisogna badare ai fatti.
C'è, oltre al volerci decurtare le entrate del riparto fiscale faticosamente strappato, un altro modo per portare pregiudizio alla nostra autonomia finanziaria; e si situa non nella sezione delle entrate, ma in quella delle uscite, anche se la cosa può sembrare paradossale: mi riferisco agli ingenti capitali regionali che vengono assorbiti dalle industrie in crisi.
Già in molti settori la Regione deve intervenire per supplire a note carenze del potere centrale, tanto che una parte consistente delle disponibilità finanziarie del nostro bilancio preventivo si riducono a vere partite di giro - vedi il caso della finanza locale o l'ingente onere rappresentato dalla scuola, che le altre Regioni d'Italia non hanno. Nel caso dell'industria poi si arriva addirittura al grottesco, come per esempio nella vicenda dell'ILSSA-Viola. Andando al di là delle sue competenze la Regione si dissangua per dare agli Orlando la possibilità di andare avanti, si dichiara pronta a gettare miliardi in quello che sembra un pozzo senza fondo, onde permettere che venga realizzata la cosiddetta colata continua.
Succede invece che a Roma gli Orlando ricevono 13 miliardi per smantellare gli impianti e gettare sul lastrico centinaia di dipendenti. Forse è una questione di mancanza di coordinamento fra quanto si decide ad Aosta ed a Roma.
Troppe volte dobbiamo purtroppo reprimere la nostra rabbia impotente, perché non abbiamo nessun potere decisionale su certi provvedimenti che vengono presi sulla pelle di chi lavora in Valle d'Aosta - vedi la chiusura della Montedison di Châtillon, i tagli occupazionali alla Cogne ed il caso dell'ILSSA-Viola che prima ho citato, dove Aosta dà per tenere in piedi l'azienda mentre invece Roma fa di tutto per farla chiudere.
Circa i rischi di scoordinazione nel settore industriale, vorrei soffermarmi in particolare sul metanodotto. I tempi dell'intervento pubblico, come sappiamo, sono lunghi per le solite inevitabili complicazioni burocratiche, ma possiamo essere sicuri - è una domanda che mi pongo - che quando sarà finalmente realizzato, il metanodotto potrà essere utile, facendo ridurre i costi energetici e risollevare le sorti delle nostre industrie?
Mentre non abbiamo ancora approvato il bilancio preventivo che prevede per il metanodotto lo stanziamento di ben 12,3 miliardi per il solo 1984, e 21,8 miliardi nel triennio, l'Assessore Pollicini ci ha fatto sapere che gli Orlando hanno l'intenzione, non troppo nascosta, di chiudere totalmente l'ILSSA-Viola; come poi possiamo essere garantiti che quando il metanodotto sarà giunto sino ad Aosta la Cogne ne avrà ancora bisogno?
E' infatti solo di pochissimi giorni fa la notizia riportata dai giornali che nuovi tagli nel settore siderurgico saranno chiesti dopo quelli già previsti.
Mi pongo inoltre questa domanda: se buona parte del gas del metanodotto non viene assorbita dalle industrie, quanto graveranno i suoi costi sull'utenza privata? Anche per il gas che ogni famiglia dovrà consumare credo che dovremmo essere già in grado adesso di fare i conti.
Ho sentito dire che si farà un'apposita convenzione con l'Italgas: ma l'Italgas gestirà in proprio il servizio, oppure verrà creata una Valdostana Gas a carico della Regione?
E quanto verrà a costare il gas al privato cittadino? Non sarà poi per mantenere un prezzo politico del gas, che una parte dei costi saranno accollati come al solito dalla Regione?
Circa il metanodotto, se mi permettete, vorrei fare ancora un'altra considerazione. Non pretendo che il metanodotto arrivi fino alle valli laterali e credo che questa pretesa nessuno la possa avanzare; noto però che una eventuale fornitura di combustibile a prezzo modico verrebbe a gratificare ancora una volta i Comuni urbanizzati del fondo Valle. Tutto ciò in questo momento assume per i montanari un certo sapore di beffa, se si tiene conto che la spesa delle famiglie per il riscaldamento aumenta quanto più si sale di quota. In questo senso, quindi, fin d'ora voglio chiedere che si faccia in modo che l'olio combustibile richiesto al Governo centrale per il regime dei beni contingentati venga distribuito anche tenendo conto delle fasce altimetriche. Questa è una proposta sulla quale ritornerò e che spero vorrà essere discussa.
Ultimo accenno alla questione industriale: il fatto della Dolciaria di Arnad, dove i lavoratori dovevano essere pagati addirittura con denaro sporco di un sequestro, pone ancora una volta e drammaticamente il problema nei rapporti fra la Regione ed i piccoli imprenditori. Troppo spesso abbiamo come interlocutori persone non preparate, che vengono non per offrire occupazione sviluppo economico, ma per fare i loro affari più o meno puliti e per pompare denaro pubblico.
E' vero, la situazione di crisi dell'economia è generale, in Valle d'Aosta come in tutta Italia, però non basta dire che se va male a noi anche da altre parti le industrie vanno male: questo certo non risolve i problemi di chi ha perso e sta per perdere il proprio posto di lavoro, certamente non risolve il problema occupazionale dei giovani. Dobbiamo quindi accantonare il fatalismo ed adoperarci tutti, al di sopra ed al di là degli opposti schieramenti, per trovare delle soluzioni valide.
Avevo detto che, come Presidente della Commissione Sviluppo Economico, mi sarei interessato soprattutto di quei settori che normalmente discutiamo in Commissione, quindi vorrei fare anche un accenno all'Artigianato. Crediamo che l'Artigianato possa intervenire a dare alla nostra gente gli sbocchi economici che stentiamo a trovare nel settore industriale. L'impresa artigiana opera per definizione in una dimensione che ha all'incirca le dimensioni di un ambito familiare e, alla stessa stregua del bilancio di una famiglia, l'impresa artigiana può dare quelle garanzie di oculatezza, di prudenza ed anche di intraprendenza. Questo settore non può certo aspirare a dare inizio a grandi rivoluzioni economiche, ma è l'esercito delle formiche. Tante piccole aziende sono in grado di attutire meglio di un'unica grande industria gli scossoni delle crisi economiche. Gli investimenti nel settore artigianale sono una garanzia per un lento ma sicuro sviluppo economico della Comunità valdostana.
Sono personalmente convinto che accanto all'artigianato tipico, che è importante anche per l'immagine turistica della nostra Regione, debbano essere incoraggiate anche tutte le altre attività artigiane; forse non siamo abbastanza sensibili alle proposte concrete che ci vengono dai nostri artigiani e faccio un esempio, quello della ex-Fera di Saint-Vincent.
Ormai questa fabbrica ha strutture da museo, destinate a crollare se aspettiamo ancora ad intervenire. Un gruppo di artigiani aveva chiesto tempo fa di poter installare i propri laboratori nei capannoni dell'ex-Fera. Questa proposta non è stata considerata, da allora non se n'è più parlato ed i locali della azienda sono sempre più abbandonati al degrado.
In campo artigiano mi sembra opportuno sottolineare che accanto all'intervento finanziario della Regione per garantire i fidi, il massimo sforzo debba essere fatto per la formazione professionale. La padronanza del mestiere è il primo requisito perché l'artigiano possa operare con efficacia.
E veniamo brevemente anche all'agricoltura. Forse in questo momento di emergenza nel settore industriale, tendiamo un po' tutti a dimenticare l'agricoltura, che è l'attività che ha dato da vivere per tanti secoli alla popolazione valdostana. Essere agricoltori o legati alla terra è ancora oggi, a mio avviso, il modo migliore di essere valdostani perché in altri campi si dimentica oltre ai valori del territorio, il meglio del bagaglio culturale che abbiamo ereditato dai nostri antenati. I nostri agricoltori, si sa, vivono lontano da Aosta, conoscono poco i minestroni politici e non sempre la loro voce viene ascoltata perché giunge purtroppo attutita. C'è poi anche una questione di fierezza, di dignità: la rassegnazione faceva parte del modo di vivere dei nostri vecchi e purtroppo continua ancora oggi.
Nell'ultima seduta del Consiglio regionale vi è stata una piccola discussione a proposito degli interventi nel settore agricolo. Sono stati criticati i cosiddetti sussidi a pioggia e ricordo che il Consigliere De Grandis ricordava che l'intervento finanziario della Regione in caso di calamità naturali non è un diritto acquisito, ma un atto di solidarietà della Comunità. Si è parlato di prati abbandonati con l'erba non più falciata, cose che ci fanno stringere il cuore, non vorrei certo oggi provocare la mozione degli affetti né fare uno sfogo retorico, però voglio far notare che mi è sembrato che in questo Consiglio su questi argomenti vi siano due anime o forse meglio due tendenze: la prima di quelli che sono maggiormente legati e preoccupati alla salvaguardia del posto di lavoro nell'industria, del problema della crisi degli alloggi, e l'altro invece di chi ancora ha almeno un piede nella campagna e radici nel territorio. Con questo non voglio fare polemiche: è normale che ogni persona veda di più i problemi che sono tipici dell'ambiente che lo circonda. E' normale che ad esempio i Consiglieri della periferia vedono un po' più quei problemi e quelli di Aosta vedono un po' più i problemi che interessano la città di Aosta.
Per continuare, i valdostani l'agricoltura ce l'hanno ancora nel sangue; questi valdostani non vogliono abbandonare la terra, e noi dobbiamo far si quindi che possano trarre dall'attività agricola i mezzi per poter vivere dignitosamente, con pari diritti di chi opera in altri settori.
Non mi soffermerò sull'annoso problema del risanamento del bestiame, nel quale dobbiamo continuare ad operare con concretezza ed efficacia, pronti ad accogliere le giuste istanze degli allevatori. Vorrei invece in materia di agricoltura ricordare la necessità di programmare gli interventi.
E' ormai diventato un luogo comune affermare che è l'ora di smetterla con l'assistenzialismo e che occorre avviare le riforme; poi però regolarmente si fa poco o niente per realizzare un'inversione di tendenza. Il metodo dei contributi, a volte clientelari, è senz'altro il più comodo, il più redditizio a breve scadenza, soprattutto per l'amministratore che li distribuisce; è però vero che l'agricoltura non si potrà mai risollevare se non si procede a delle riforme di fondo. Questo va detto chiaramente, anche se non possiamo dimenticare che molte volte, come ha fatto notare credo anche l'amico Lanièce, i nostri contadini più disagiati e più anziani hanno bisogno delle centomila lire di contributo.
Nella nostra antica civiltà agro-pastorale si lavorava la terra per trarne i mezzi di sussistenza; oggi se vogliamo risollevare le sorti dell'agricoltura dobbiamo dare a chi sceglie ancora questo lavoro la possibilità di organizzare diversamente l'azienda. L'agricoltore oggi, per sopravvivere, deve diventare imprenditore e allora è necessario introdurre riforme di fondo, mettere in atto grandi mezzi per rivoluzionare le culture, introducendone magari di nuove e più redditizie. Occorre credo infine incrementare il bagaglio tecnico professionale dei giovani, cercare gli strumenti per operare una riforma fondiaria di fatto e dare impulso alla cooperazione che può far ridurre i costi.
Credo infine, prima di passare al turismo, che l'agricoltura debba veramente essere considerata perché tutti sappiamo che questo settore ha una grossa influenza sul turismo e sull'ecologia; credo che in questo Consiglio si debba parlare anche di ecologia, perchè troppe volte abbiamo sottovalutato il rapporto fra l'uomo e l'ambiente. Dobbiamo considerarlo non certo per fare piacere al Consigliere Torrione, che se non altro ha avuto il merito di attirare la nostra attenzione su questo problema, ma perché il rapporto fra l'uomo e l'ambiente è importante per una convivenza umana che sia degna di essere vissuta.
Per venire al Turismo, sembrava che questo fosse in grado di dare ai valdostani i mezzi per poter continuare a vivere in montagna, i mezzi cioè che l'agricoltura di sussistenza non era più in grado di dare. Ora però anche in questo settore avvertiamo i primi sintomi di crisi, perché i cittadini, anche se amanti della montagna, dello sci e della natura, quando i soldi scarseggiano cominciano a fare economia sulle vacanze. Anche nel settore del turismo sono stati commessi credo troppi errori.
E' innegabile il ruolo di volano nelle stazioni maggiori come Courmayeur o Cervinia, che fanno da grosso richiamo: troppe volte però ci siamo lasciati sfuggire il controllo della situazione.
L'esempio recentissimo del Casinò di Saint-Vincent non è che l'ultimo episodio in ordine di data ed il più clamoroso, ma forse non il più grave, se confrontato a tanti cedimenti quotidiani.
Credo che c'è ancora un mezzo per incrementare lo sviluppo turistico della nostra Regione, dando soddisfacimento, ad esempio, alle richieste di turismo sociale e familiare. Accanto ai centri maggiori dobbiamo dare sviluppo alle località minori, con il recupero dei vecchi villaggi abbandonati. E' questo un campo nel quale tutto è ancora da fare, non parlo come case singole ma come assieme degli agglomerati. Ricorderò le potenzialità turistiche della parte alta dei Comuni di Verrayes, Cham-bave, Saint-Denis. Ho fatto solo alcuni esempi che sono a me più vicini, ma credo che questo discorso valga per tutte le valli laterali.
Oggi si parla molto di agriturismo, anche se questo, secondo gli ultimi pareri degli esperti, non sarebbe poi quella panacea tanto decantata. Nel settore dell'agriturismo vale molto l'iniziativa privata, anzi è quasi tutto direi, ma è indispensabile pure l'azione di guida, di indirizzo e di consiglio della Regione. Anche in questo caso, oltre ai soldi, serve la competenza, la professionalità e sta a noi dare questi strumenti agli operatori agrituristici.
Recentemente abbiamo approvato una legge sull'agriturismo in Consiglio regionale; purtroppo non ha funzionato molto bene e sarà quindi opportuno rivedere e rimeditare questo discorso, per dare agli operatori agrituristici degli strumenti concreti per poter operare.
In materia di istruzione professionale nel settore turistico ritengo di dover raccomandare alla Giunta che venga affrontata con decisione la questione della Scuola alberghiera. So che la Giunta sta esaminando la possibilità, anzi credo abbia già deciso di creare una struttura alberghiera nella zona di Châtillon e mi auguro veramente che questo discorso venga portato avanti il più presto possibile, perché il problema della Scuola alberghiera sta investendo veramente tutta la Valle d'Aosta e bisogna risolverlo in fretta per poter qualificare il personale.
Ancora una considerazione sul turismo, considerazione che era molto cara all'Assessore Pollicini quando era Assessore al Turismo: il maggior problema per gli operatori turistici delle zone di montagna, cioè dell'intera Valle d'Aosta, è costituito dagli alti costi dovuti alle stagioni troppo corte. Già ora senza la doppia stagione estiva ed invernale è impossibile sopravvivere per la maggior parte degli esercizi alberghieri e le altre attività commerciali che sono legate al turismo. Sono perfettamente consapevole dell'importanza delle manifestazioni effettuate in Italia e all'estero, anche in paesi molto lontani come il Giappone ad esempio, mi pare però che il nocciolo della questione, se non si vuole riempire le nostre stazioni quando sono già colme, per Natale e Ferragosto come capita adesso, consiste nel cercare di prolungare evidentemente le stagioni turistiche. In Valle d'Aosta accanto alle bellezze naturali e i domaines skiables abbiamo tanti altri richiami del turismo itinerante: i castelli, i monumenti, l'archeologia, i tesori artistici. Credo che assieme a programmi sapienti e prestigiosi, i Beni Culturali possano attirare molti visitatori.
In questo settore permettetemi di spezzare infine una lancia in favore del Museo, problema che ormai si trascina da un terzo di secolo; chiedo pertanto agli Assessori competenti quando sarà finalmente portato a termine il Museo Archeologico nella cosiddetta Caserma Challant, quando verrà tirato fuori dai magazzini regionali ed esposto al pubblico il patrimonio di oggetti di interesse etnografico, quando verrà finalmente realizzato il Museo dell'artigianato tipico.
Il mio intervento è stato fino a qui soprattutto tecnico; nel momento di affrontare, praticamente ad inizio di legislatura, l'atto più importante per l'annata amministrativa che abbiamo di fronte, costituito dal bilancio di previsione, dovrei parlare della questione del Casinò di Saint-Vincent. Non lo faccio perché sono già stato troppo lungo e perché ho già avuto modo di dichiarare pubblicamente in questa sede quale era il mio pensiero a tale riguardo. Ora la Commissione che abbiamo nominato sta esaminando tutta la complessa ed imbrogliata materia dei rapporti fra Regione e le società che gestiscono la Casa da Gioco.
Senza voler anticipare dei giudizi, che fra l'altro competono in larga parte non più alla sede politica ma a quella giudiziaria, vorrei che questa triste vicenda servisse almeno di insegnamento a tutti noi che siamo stati scelti ad amministrare e ci servisse soprattutto a fare una considerazione, che è questa: non è sufficiente il perseguimento dell'autonomia politica ed economica della nostra Regione se nel contempo il potere regionale non riesce ad esercitare un effettivo controllo sui centri di potere che operano in Valle, ma che hanno le loro radici fuori dalla Valle d'Aosta.
Se noi non riusciamo a controllare questi centri di potere non potremo mai parlare di autonomia politica culturale ed economica, ma per esercitare un effettivo controllo su questi centri di potere che provengono da fuori Valle e che considerano la nostra Regione come una terra di conquista e che fanno il loro interesse, senza tener conto del patrimonio culturale e storico della nostra Comunità, è necessario costituire - e su questo argomento mi riservo di intervenire in un altro Consiglio - un'alleanza - o meglio se mi consentite l'espressione - un blocco storico fra quelle forze politiche, sociali ed umane che vogliono veramente una Valle d'Aosta che sia libera, autonoma e protagonista del proprio destino.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Altri gruppi hanno scelto il metodo rispettabile del silenzio-dissenso, noi invece intendiamo partecipare alla discussione di questo bilancio perché le critiche che faremo non serviranno certo a legittimare la Giunta, ma ne dimostreranno ancora una volta i gravi limiti, la totale inadeguatezza e le pesanti responsabilità.
Abbiamo portato la nostra battaglia fino in fondo contro la Giunta e contro il suo Presidente sull'"affaire Casino", questo "affaire" ha dimostrato come per responsabilità politiche l'autonomia valdostana abbia in questo periodo toccato il punto più basso. La Giunta comunque non si è dimessa, le forze che la sostengono le hanno riconfermato la fiducia: finché la Giunta c'è per noi il discorso ed i conti sono da fare. Quindi noi non tacciamo perché chi tace lascia fare agli altri; invece per quanto possibile cercheremo di portare il nostro contributo per impedire che si facciano altri errori.
Per dare un giudizio sul bilancio, dopo le critiche che comunque ha già fatto il Consigliere Maquignaz, che pure fa parte della maggioranza, si può cominciare col fare un'osservazione generale. Questo è un bilancio di ordinaria amministrazione di un periodo che invece non è di ordinaria amministrazione. Siamo in un periodo di gravissima crisi dell'industria, dell'economia valdostana, mentre le voci del bilancio perseguono strade già percorse - ed in modo inefficace - da anni. Ci sono le fabbriche che chiudono, l'ILSSA-Viola è stata dimezzata, alla Cogne si rischiano 1250 nuovi altri posti di lavoro e alla fine di questo mese pagheranno solo la metà degli stipendi, i giovani sono senza lavoro, la gente che ha bisogno di case, di servizi sociali ha difficoltà a vedere soddisfatte le sue richieste, ed invece ci si ripresenta con un bilancio che è praticamente la fotocopia di quello dell'anno passato.
Non c'è nessun indirizzo nuovo nei settori dell'Agricoltura, che pure ha perso in questo ultimo decennio un terzo dei suoi addetti, come risulta dai dati provvisori dell'ultimo censimento dell'agricoltura secondo cui gli addetti sarebbero scesi a 4000 dai 6000 del precedente censimento. Non c'è nessun indirizzo nuovo per l'artigianato, per il commercio, per il turismo che presentano i problemi ben noti; non ci sono assolutamente proposte per ciò che riguarda l'industria. E non si venga a dire che le proposte per l'industria consisterebbero nel fatto di finanziare il metanodotto o di acquistare le centrali Cravetto! Bisogna qui constatare come al signor Orlando e a quelli che recentemente sono entrati con lui nella proprietà di questa azienda, non sembra interessare molto il fatto di avere tra un anno questa energia disponibile a costi più bassi. Per errori politici che sono stati commessi da questo Consiglio, soprattutto da questa Giunta, si è intervenuti sull'ILSSA-Viola quando ormai era troppo tardi.
Non riteniamo che si sia affrontata con la dovuta energia la vicenda della Cogne, e per quello che riguarda le altre piccole industrie valdostane, dalla Coros all'Alluver alla Maxel alla Rossignol, bisogna dire chiaro che se non ci fossero le trasfusioni continue di capitale regionale, queste aziende forse non sarebbero più aperte.
Per quello che riguarda poi gli interessi concreti della popolazione, basta osservare che alle centinaia di domande presentate da cittadini che intendevano usufruire del mutuo per la casa, non si è ancora risposto; le domande sono state presentate entro giugno, siamo già alla fine dell'anno, ci è stato detto una volta che forse il mutuo sarà ottenuto nel luglio dell'anno prossimo. Non ci sembra questa una Amministrazione capace di rispondere ad esigenze concrete dei cittadini.
Vanno a residuo, e lo si può vedere da questo bilancio, somme importanti per quel che riguarda i consultori e gli asili nido; perfino per quello che riguarda la cultura valdostana c'è da osservare come in questo bilancio, per esempio, vengano ridotte le spese per le biblioteche periferiche, che avevano rappresentato un centro di aggregazione culturale per persone che erano impossibilitate a partecipare alle poche iniziative che peraltro ci sono nella città: i fondi a disposizione nell'84 rispetto all'83 sono diminuiti da 628 a 550 milioni.
Si riducono i fondi perfino per l'Archivio Storico regionale - e questa sembra una cosa impossibile - la perla della ricerca sul particolarismo valdostano vede diminuiti i suoi fondi da 30 milioni (che non sono poi tanti) a 20. Non riesco assolutamente a capire che senso abbiano queste scelte, se vengono ritenuti tagli delle spese correnti anche questi.
L'Assessore alle Finanze ci ha illustrato il bilancio qualche giorno fa, ponendo in evidenza soprattutto tre indirizzi: il primo che corrisponde al fatto di avere calcolato le entrate della Regione a 9/10, rifiutando le iniziative del Governo per ridurre la quota regionale a 7/10; il secondo sarebbe il contenimento delle spese correnti; il terzo, un rilancio degli investimenti regionali. Questi grosso modo sono anche i temi che ripercorrono la relazione al bilancio.
Sul riparto: l'Assessore Martin nella sua illustrazione, contrariamente al suo collega di movimento Consigliere Maquignaz, è sembrato quasi dire che fosse merito esclusivo dei due parlamentari valdostani l'ottenimento dello stralcio dell'art. 14 della legge finanziaria, con cui si tentava di inserire in una legge dello Stato che aveva altre ragioni il taglio alle finanze regionali.
Credo che questa valutazione sia oltre che ingiusta anche sotto tono, poiché non tiene conto effettivamente di quale sia il livello dello scontro. Ormai non è la prima volta (penso che siamo già alla quarta), che il Governo tenta di tagliare il riparto fiscale della Valle d'Aosta. Questo dimostra anzitutto un carattere di fondo antiautonomista di questa coalizione di Governo: è una coalizione che è sostenuta da due parlamentari autonomisti, eppure nonostante le affermazioni fatte dal Presidente del Consiglio ai parlamentari valdostani al momento della fiducia, trascorsa qualche settimana subito partono attacchi di questo tipo alla nostra autonomia. Fanno parte di questo Governo - e questo lo dico alle forze autonomiste - due forze come la D.C. e il P.R.I. che fanno anche parte della maggioranza regionale: mi chiedo se da questo punto di vista, da quello strettamente politico della coerenza fra i comportamenti in Regione ed i comportamenti in Parlamento e nel Governo, le forze della maggioranza vedano tutto chiaro o non abbiano dei problemi.
Il secondo elemento da sottolineare è che quello che sembra essere uno dei punti di sostegno che ha portato all'alleanza tra la D.C. e l'Union Valdôtaine si è dimostrato non valido: si è detto più di una volta che avere in Valle una maggioranza omogenea a quella centrale avrebbe favorito i rapporti fra il potere regionale ed il Governo. Credo che in realtà non ci sia in questo momento alcun rapporto corretto fra il potere regionale ed il Governo, se è vero che non appena si è vinta la battaglia dello stralcio dell'art. 14 della legge finanziaria il Ministro Goria ha riproposto nuovamente con il D.L. n. 195 un articolo unico che ritorna alla carica per tagliare i 2/10.
Può darsi che la D.C. ed il P.R.I. (anche Visentini è uno dei firmatari del D.L.) valdostani votino un o.d.g. di protesta contro il Governo; evidentemente sono problemi loro quelli della coerenza fra quanto dicono qui e quello che fanno i loro esponenti più autorevoli a Roma; io credo però che il fatto di andare all'interno di maggioranze omogenee a chiedere dei favori sia meno efficace, nei confronti del Governo, di una presa di posizione chiara che potrebbe esserci fra un potere regionale in Valle d'Aosta che non abbia nessuna difficoltà a confrontarsi anche in modo fermo, non avendo intrecci o legami fra maggioranze. Può essere una valutazione errata, ma noi crediamo che se il Governo regionale della Valle d'Aosta, se la maggioranza si opponesse a questi tagli con la fermezza e la coerenza necessaria, probabilmente, invece di ripetersi continuamente, sarebbero bloccati una volta per tutte.
Comunque la considerazione di fondo sul riparto credo debba essere questa: siccome ogni due tre mesi il Governo torna alla carica, come è successo per la scala mobile per la quale continuamente si diceva: "bisogna toccare la scala mobile, che è la causa di tutti i mali dell'economia italiana": tanto che alla fine è stata toccata, lo stesso potrebbe avvenire per il riparto regionale. Dopo un primo, un secondo, un terzo, un quarto tentativo, se non si trova una soluzione definitiva è possibile che anche alcune "penne" di questo riparto debbano essere perdute. E questo pone dei problemi seri nel momento in cui si discute il bilancio regionale, pone dei problemi seri sulla capacità del Consiglio regionale di difendere i suoi diritti statutari, pone dei problemi seri nei rapporti fra Regione e Governo, pone anche dei problemi di prospettiva sulle risorse regionali.
Noi l'abbiamo sempre fatto, penso che possa essere buon testimone il Sen. Fosson che è qui presente, i Gruppi parlamentari comunisti in tutte le diverse occasioni sono stati disponibili a difendere i diritti statutari e quelli che sono i diritti di autonomia finanziaria della Regione, e saremo ancora disponibili, anche se abbiamo l'amarezza di essere coinvolti in una battaglia di principio che per noi è importante mentre per altri questa battaglia non è di principio, è una battaglia di opportunità, di mantenimento di posizioni di potere.
Rimane poi il disagio che essendoci questo nostro concorso nella difesa dell'autonomia finanziaria della Regione, c'è il dispiacere di vedere come queste risorse non siano utilizzate al meglio, ma vengano invece disperse in modi che non condividiamo.
Per quello che riguarda il riparto fiscale, quindi, credo che l'Assessore e la Giunta dovrebbero precisare meglio il senso politico delle posizioni che si prendono in questo confronto con il Governo.
Devo dire che, secondo me, non c'è neanche per il secondo elemento portato in discussione dall'Assessore Martin un riscontro reale, non c'è, in realtà, alcun contenimento delle spese correnti a favore delle spese di investimento, perché il bilancio è stato predisposto probabilmente nel mese di settembre ed il confronto che c'è nella relazione è fatto fra le previsioni assestate del 1983 e quelle del 1984.
In realtà quelle cifre del 1983 prese per il confronto, da cui risulta poi che le spese correnti sarebbero diminuite, non sono ancora quelle reali e definitive, ma sono molto diverse. Per il confronto per il 1983, si è assunto il dato globale di una possibilità di spesa per la Regione di 462 miliardi; il confronto si è fatto con un bilancio 1983 che aveva previsioni assestate su 462 miliardi.
In realtà, al 6 dicembre 1983, le disponibilità della Regione non erano di 462 miliardi bensì di 576, quindi ci sono oltre 110 miliardi di differenza.
Se si prende il pre-consuntivo al6 dicembre, si vede che le spese correnti non corrispondono a quelle voci con cui si è fatto il confronto per dire che diminuiranno nel 1984, ma sono state integrate successivamente da provvedimenti di legge, e avverrà la stessa cosa per quelle cifre del 1984 che oggi si presentano nel bilancio in modo più contenuto, ma che sono chiaramente insufficienti a garantire il normale funzionamento degli uffici e della struttura regionale.
Se si va a vedere il consuntivo al 6 dicembre, si può constatare che mentre le spese correnti non hanno praticamente residui, cioè sono già state integrate e poi praticamente si è già speso tutto, gli investimenti hanno masse residuali enormi, cioè sono proprio gli investimenti quelli che hanno i più alti residui passivi; per esempio ci sono 8 miliardi e 600 milioni per opere stradali, 16 miliardi per le strutture ospedaliere ecc..
Questo mi sembra che sia anche logico e giustificato; ovviamente gli investimenti richiedono più tempo, si pagano le opere con stati di avanzamento, mentre le spese per il personale corrono subito; però non si può in questo caso legittimare un bilancio dicendo che si sono contenute le spese correnti, quando si è assunto un riferimento molto più basso e non corrispondente alla realtà e quando per gli investimenti i processi sono invece molto più lunghi.
Non voglio questa volta, contrariamente a quanto ho fatto in altre occasioni, soffermarmi in modo particolare sulle cifre, perché da quello che ho detto, semplicemente dall'osservazione che qui c'è scritto che nel 1983 la previsione era 462 miliardi, mentre in realtà era di 576 al 6 dicembre ed oggi probabilmente sarà di 590 - perché l'ultima variazione di bilancio mi pare non fosse ancora stata conteggiata - non ha senso stare a discutere 100 milioni più o meno quando qui la discordanza fra quello che discutiamo oggi e quello che poi avviene e che si verifica nel consuntivo è dell'ordine di centinaia di miliardi.
Voglio solo prendere due cifre su cui appuntare l'attenzione: la prima è quella dell'avanzo di amministrazione. Si prevede che l'avanzo di amministrazione per il 1983, da riportare quindi nel bilancio 1984, sarà di 45 miliardi. La seconda cifra che voglio discutere è la richiesta di un mutuo di 35 miliardi per coprire le spese.
Devo dire che per gli elementi che ho a mia disposizione, l'avanzo di amministrazione del 1983, una volta che si andrà a vedere il consuntivo, non sarà di soli 45 miliardi, ma sarà sicuramente molto superiore e probabilmente vicino o superiore ai 100 miliardi, e cerco di dimostrare questo tipo di previsione.
Al 6 dicembre di quest'anno le entrate erano di 576 miliardi, quindi 25 giorni prima della chiusura dell'esercizio erano stati emessi mandati per 319 miliardi, erano stati impegnati altri fondi per 100 miliardi, erano stati prenotati 6 miliardi per opere che si intendono fare e per cui ancora non c'è il provvedimento. Quindi su 576 miliardi le spese fatte, impegnate o prenotate sono di 425 miliardi, c'è una differenza di 150 miliardi tra la possibilità di spesa e quella che è praticamente già stata decisa o che si pensa di fare.
Se si fa una media mensile di spesa e la si aumenta, e si pensa in sostanza che in questi 25 giorni la Giunta possa impegnare altri 50 miliardi, c'è comunque un avanzo di competenza nel 1983 di un centinaio di miliardi. Ora rispetto alla previsione di 45, questo significa che ci troveremo l'anno prossimo un nuovo avanzo di amministrazione da iscrivere in questo bilancio il quale renderà non necessario ricorrere al mutuo.
Se l'avanzo effettivo di amministrazione del 1983 sarà di un centinaio di miliardi e qui ne abbiamo utilizzati solo 45, saranno a disposizione altri 50 miliardi, per cui non sarà necessario stipulare il mutuo.
Non sarà necessario stipulare il mutuo perché c'è anche un altro grosso - non la chiamo falsificazione - trucco contabile, che è quello relativo alle riserve.
L'Assessore Martin è riuscito ad iscrivere in 4 capitoli ben 19 miliardi di riserve: 6 miliardi per le spese obbligatorie, 6 per le spese impreviste e 7 per i residui per Enti. Ora, 19 miliardi di riserve quando nel consuntivo del 1982 per le spese obbligatorie invece di 1,5 miliardi che c'erano allora, si sono utilizzati 513 milioni, per le spese impreviste si sono utilizzati 77 milioni rispetto ai 2,5 miliardi previsti nel 1982, per i residui per Enti su 3 miliardi se ne sono utilizzati solo 1.189 milioni.
Quindi scrivere nel bilancio 19 miliardi di riserve quando tutte queste spese nel 1982 non hanno toccato i 2 miliardi, significa avere una massa disponibile che anche essa contribuirà a non fare contrarre il mutuo e permetterà poi di fare tutte le variazioni del caso. Questo per dire che due dei presupposti principali del bilancio, oltre agli indirizzi politici, cioè l'avanzo di amministrazione e la contrazione di mutui, sono molto discutibili e tolgono, dal punto di vista puramente finanziario, una gran parte di veridicità a questo documento.
Ma non è questo il problema principale, che è invece, a mio giudizio, un altro, e cioè è un problema politico che riguarda la crescente dimensione dell'avanzo di competenza. Ogni anno noi abbiamo delle somme che potremmo spendere e che non riusciamo nemmeno ad impegnare: si tratta dell'avanzo di competenza e la differenza fra le somme disponibili per la spesa e quello che la Giunta regionale riesce a impegnare.
Ho fatto con l'ausilio di dati che gentilmente il Ragioniere Capo mi ha fornito, una osservazione su questi fatti: nel 1973 su 54 miliardi disponibili, ci sono stati 9 miliardi di avanzo di competenza (somme non impegnate); nel 1974, 8 miliardi su 58; nel 1975, 2 miliardi su 66; nel 1976, 3 miliardi di avanzo di competenza su 96; nel 1975 e nel 1976 la percentuale di avanzo di competenza rispetto alle somme disponibili era del 3%. Nel 1977 cominciano i guai: abbiamo 9 miliardi di avanzo di competenza su 111 disponibili, l'8%; nel 1978, 12 miliardi su 132, il 9%; nel 1979, 23 miliardi di somme non impegnate su 187, e siamo al 12%; nel 1980 sono 28 miliardi di avanzo di competenza su 218, e siamo al 13%; nel 1981, 41 miliardi non impegnati, assolutamente neanche pensati come utilizzazione su 246; siamo al 17%; nel. 1982, 70 miliardi non impegnati su 450, siamo al 16%.
Quanti saranno nel 1983? Sicuramente per gli elementi che ho detto prima, saranno oltre o vicini i 100 miliardi: questo è il problema politico fondamentale su cui richiamo l'attenzione della Giunta e dei Consiglieri.
E' un problema che pur mascherato in qualche modo c'è nella relazione, dove si dice: "Le procedure fissate in molte leggi di spesa sono assolutamente da rivedere". Certo è una questione di procedure, ci sono delle procedure molto lunghe e complesse che impediscono il pagamento o anche l'utilizzazione da parte dei cittadini, questo è un elemento.
Si dice: vanno riviste le tecniche e le logiche di appalto di lavori in esecuzione diretta. Le tecniche e le logiche: mi spiace che oggi non sia presente il Consigliere Riccarand perché magari su questo potrebbe dire qualcosa, comunque si fanno delle osservazioni anche sugli appalti in economia diretta. Si dice sempre nella relazione: "sono da riprogettare gli interventi concessi tramite gli Istituti bancari, contributi in conto interessi", c'è l'avvertenza che qualcosa nel meccanismo non funziona.
Devo però dire che, a mio giudizio, il problema non è solo di tecnica amministrativa, ma è un problema politico: è il problema principale che questo Consiglio deve affrontare. Non è possibile continuare, avendo a disposizione 570 miliardi, ad impegnarne solo 450. Questo spreca delle risorse, delle possibilità di intervento in momenti di crisi che probabilmente producono delle mancate azioni di cui gli effetti si continuano a vedere.
Le ragioni di questo a mio giudizio stanno innanzitutto nella mancanza di un progetto politico generale da parte dell'esecutivo. Si è discusso molto, programmazione sì, programmazione no, si sono anche discussi dei documenti programmatici, però per quello che riusciamo a vedere manca un progetto complessivo che segni delle indicazioni precise per l'azione dell'esecutivo. In questo senso penso che una delle difficoltà sia anche quella della chiusura dell'esecutivo e della maggioranza rispetto ad altre realtà. In questa Regione, mentre le fabbriche chiudono, mentre l'agricoltura continua a decadere, mentre il turismo non è più così saldo come potrebbe essere, ci si rifiuta di prendere conoscenza di quello che fanno in altre realtà regionali, per vedere come altrove vengono affrontati questi problemi.
Questo è un problema politico che pongo perché mi sembra importante per questo Consiglio regionale.
Il secondo elemento di carattere politico generale è che nella logica della Giunta c'è più l'interesse a non perdere consensi con le proprie iniziative, ad acquistarne di nuovi, piuttosto che la volontà di andare fino in fondo per risolvere un determinato problema. Le innovazioni in agricoltura, per esempio, sono da anni suggerite da più parti, ma ancora non si è trovato - può darsi che lo faccia il Presidente della Giunta Rollandin - l'Assessore che abbia anche il coraggio politico di prendere una serie di misure, di revisione delle leggi, di accorpamento, di cambiamento degli indirizzi che poi producano degli effetti positivi.
Questa attenzione costante al singolo consenso probabilmente è produttiva dal punto di vista dei voti, ma diventa poi un problema rispetto alla capacità di amministrazione reale da parte dell'esecutivo regionale.
C'è poi anche questo altro elemento: manca una capacità di utilizzare bene la struttura burocratica della Regione; se ci sono dei settori, degli organismi che non funzionano, occorrerebbe ripensarli, prendere delle iniziative. Invece qui non si utilizzano appieno le capacità dei funzionari che pure ci sono, si continua sempre con la politica del giorno per giorno e non si riesce a far lavorare questa struttura regionale con una produttività superiore a quella consolidata. Credo che si possa pensare a qualche intervento anche in questo campo, che ci siano qui delle persone che possano dare un contributo per risolvere questi problemi.
Un ultimo elemento è quello del prestigio politico dell'esecutivo nei confronti delle realtà esterne. Abbiamo visto prima che c'è scritto nella relazione che le banche per esempio riescono a rallentare di molto i mutui per la casa. La Regione ha una disponibilità economica di 576 miliardi nel 1983, di 600 probabilmente nel 1984 e fa circolare una massa enorme di denaro. Possibile che l'esecutivo non riesca, nelle trattative con le banche, essendo uno dei fornitori di masse monetarie più grandi della Valle d'Aosta, ad imporre determinate condizioni, a concordare con le banche stesse l'utilizzazione di questi fondi per sveltire le procedure?
Sono una serie di problemi che noi poniamo e che ci dicono che questo bilancio non può ricevere il nostro voto. Continueremo con la discussione del bilancio la nostra battaglia contro la Giunta, voteremo contro il bilancio perché riteniamo che la Giunta regionale con questo bilancio non abbia detto nulla di nuovo, crediamo che per essere all'altezza di questa situazione straordinaria occorrerebbe cambiare indirizzi, avere dei programmi, avere delle forze che si impegnino fino in fondo non per interessi di parte, ma per quello collettivo. Non crediamo che questa Giunta regionale, anche dopo la cattiva prova di sè che ha dato sulla questione del Casinò, abbia queste volontà e queste caratteristiche. Quindi la nostra critica al bilancio è anche e soprattutto una critica all'esecutivo regionale e alle ragioni politiche che tale esecutivo sostengono.
Si dà atto che dalle ore 18 presiede il Presidente Giovanni Bondaz.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.
DE GRANDIS - (P.R.I.): E' proprio vero che non si finisce mai di imparare e non si finisce mai di sorprendersi. Quella che una volta veniva definita con una certa ironia la maggioranza silenziosa, oggi sembra che parli più dell'opposizione: è diventata silenziosa l'opposizione e meno male che è intervenuto il Consigliere Mafrica a salvare la situazione.
Ci sono due cose, che vorrei premettere alla questione del bilancio, che non ho ben capito: una è un'osservazione che mi ha rivolto il Consigliere Mafrica sull'atteggiamento del P.R.I., che sarebbe poco coerente in Valle d'Aosta rispetto a Roma. Ma io vorrei osservare che noi repubblicani non abbiamo la norma di essere obbedienti al centro: con il centro abbiamo un rapporto dialettico, a volte anche piuttosto duro, e certamente non sempre il centro può recepire quelle che sono le richieste che vengono dalla periferia, non solo per opinioni diverse ma soprattutto perché ci sono situazioni diverse. Ad Aosta abbiamo ovviamente in primo piano gli interessi della nostra Regione ed in secondo piano gli interessi generali italiani, mentre a Roma pongono in primo piano gli interessi di carattere nazionale rispetto a quelli di carattere regionale.
D'altra parte mi sembra che l'affermazione del Consigliere Mafrica sia anche in contrasto con quella che è l'evoluzione del suo partito; non mi sembra che l'On. Cossutta sia stato espulso dal partito perché non condivide le posizioni del segretario Berlinguer; mi sembra che il rapporto dialettico sussista, che in questo non ci sia nessuna incoerenza, ma ci sia invece una pratica attuazione di quello che è il metodo democratico del libero confronto delle idee, anche nell'interno dello stesso partito che è governato da idee comuni di carattere generale.
L'altra osservazione che mi è stata rivolta è quella del Consigliere Maquignaz, che ha ricordato che in questo Consiglio ho affermato che gli interventi a favore di coloro che subiscono danni da calamità naturali non è il soddisfacimento di un diritto, ma un atto di solidarietà che la collettività compie nei confronti di chi è colpito da queste calamità. E non l'ho capito perché non so se un uomo di legge come è il Consigliere Maquignaz intenda applicare il principio della colpa previsto dalla "lex aquilia" al Padreeterno; questo mi sembra abbastanza difficile da comprendere, tuttavia su questi argomenti avremo modo di ritornare in altra occasione.
Un'altra sorpresa - e questa volta piacevole - è stato scoprire da parte mia che l'Assessore alle Finanze si è calato con molta convinzione nel suo ruolo, almeno mi sembra di avere interpretato così il significato della sua puntigliosa ed ampia relazione, alla quale ha fatto da premessa una panoramica su quella che è la situazione economica ed occupazionale del mondo occidentale. Quindi sul piano delle intenzioni mi sembra che si possa dire che la volontà dell'Assessore è fuori discussione.
Ma sul piano della realizzazione, o dell'applicazione di questa volontà dimostrata attraverso la relazione e attuata nel bilancio, probabilmente occorre chiarire le idee. Innanzitutto dobbiamo chiederci se esisteva la possibilità concreta, sia sotto l'aspetto politico che sotto quello temporale, di realizzare una rivoluzione dei metodi gestionali: probabilmente questo stravolgimento non era possibile in così breve tempo. Però dalla relazione risulta che l'Assessore ha individuato correttamente alcune cause di disattuazione e di ingovernabilità della spesa. Ha parlato infatti dell'aumento dei residui passivi, ha fatto un riferimento alle troppe, confuse e contraddittorie leggi regionali di spesa, ha fatto un accenno alle lunghe procedure per la concessione e l'erogazione dei mutui.
A questo punto direi che la diagnosi è valida, si tratta di vedere se la terapia attuata è altrettanto valida. Credo che vi sono alcuni motivi per ritenere che il bilancio di previsione del 1984 non è ancora sufficientemente significativo, sia sul piano politico-programmatico che sul piano finanziario e contabile.
Il primo motivo consiste nella prevedibile disattuazione delle disposizioni contenute nel bilancio, cioè si tratta di valutare se vi sarà effettivamente la capacità di attuare quanto nel bilancio è stato previsto.
Sfogliando le pagine del bilancio e della stessa legge finanziaria, si rileva la mancata attuazione delle indicazioni fornite nei precedenti bilanci, e la persistenza dei motivi di disattuazione delle previsioni di spesa. Un indicatore, credo quello più importante di questa situazione, ossia della disattuazione e della ingovernabilità della spesa, è l'ammontare elevato dei residui passivi, a cui correttamente faceva cenno anche il Consigliere Mafrica, ed anche nelle consistenti economie di spesa realizzate negli anni precedenti e reiscritte nell'attuale bilancio. A mio avviso, occorre allora uno sforzo per ridurre le probabilità che le autorizzazioni annuali di bilancio non siano di fatto realizzabili, o che la struttura dell'Amministrazione ne impedisca la realizzazione.
E qui vorrei richiamare l'attenzione dell'Assessore sugli articoli 17 e 55 della L.R. 7 dicembre 1979, n. 68, che reca norme sulla contabilità regionale. Recita testualmente l'ultimo comma dell'art. 17: "Le leggi che prevedono opere ed interventi la cui esecuzione si protragga per più esercizi finanziari, possono autorizzare la stipulazione di contratti o comunque l'assunzione di obbligazioni da parte della Regione nei limiti dell'intera somma in essi indicata, fermo restando che formano impegni sugli stanziamenti di ciascun bilancio ai sensi del successivo art. 55 soltanto le somme corrispondenti alle obbligazioni che vengono a scadere nel corso del relativo esercizio finanziario".
L'art. 55 recita: "Gli impegni di spesa sono assunti nei limiti dei singoli stanziamenti di competenza del bilancio per l'esercizio in corso con deliberazione del Consiglio o della Giunta regionale, salvo quanto disposto nei successivi commi del presente articolo secondo la rispettiva competenza. Formano impegno sugli stanziamenti del bilancio per l'esercizio finanziario le somme dovute dalla Regione in base alla legge a contratto o altro titolo, a creditori determinati o determinabili, sempre che la relativa obbligazione venga a scadenza entro il termine dell'esercizio medesimo. Nel caso di obbligazioni a carattere pluriennale, assunte in base ad una specifica autorizzazione legislativa ovvero assunte per le spese correnti, quando ciò sia indispensabile per assicurare la continuità dei servizi a norma del precedente art. 15, formano impegno sugli stanziamenti degli esercizi le sole quote che vengono a scadere nel corso dell'esercizio medesimo".
Ebbene, questo vuole dire che con la legge di contabilità regionale si sono forniti ai responsabili della spesa gli strumenti tecnico-giuridici allo scopo di avvicinare il più possibile il momento dello stanziamento al momento della realizzazione della spesa. Questo è estremamente importante e fondamentale, quindi la corretta utilizzazione della legge di contabilità regionale e di quella finanziaria consente di realizzare nuovi rapporti tra leggi di spesa e bilancio annuale, e tra programma economico e bilancio pluriennale, e soprattutto consente di arrivare ad un nuovo concetto di impegno.
Questi strumenti - bilancio annuale e pluriennale, la legge finanziaria che l'accompagna e la legge di contabilità regionale - sono entrati nella nostra realtà amministrativa, perché di fatto abbiamo attuato un metodo di fare il bilancio annuale e pluriennale accompagnandolo con la legge finanziaria, un metodo nuovo rispetto agli anni scorsi (parlo di cinque anni fa). Però questi strumenti sono sì entrati nella nostra Amministrazione, ma sono entrati a livello formale. Adesso occorre lo sforzo per farli entrare anche a livello sostanziale e gestionale. Mi pare che qui sia il punto fondamentale per ottenere l'efficacia del bilancio, per ottenere il contenimento in limiti endemici e non epidemici come gli attuali, dei residui passivi.
La legge finanziaria, che è uno di questi strumenti importanti, per il 1984 si limita a recare stanziamenti per lo stesso anno 1984 e quello che è più grave è che questo avviene soprattutto in settori quali ad esempio la difesa del suolo, in cui per le ingenti somme destinate sarebbe quantomai necessaria una previsione di spesa almeno a medio termine, perché non è ipotizzabile che quegli stanziamenti possano essere impegnati e spesi soprattutto nell'arco di un solo anno. Questa mi sembra una delle strade maestre per contenere la formazione dei residui passivi e delle stesse economie di spesa.
L'altra strada è quella che più volte è tornata in discussione in questo Consiglio e riguarda il sistema degli appalti, attuato in particolare dall'Assessorato ai Lavori Pubblici. E' evidente che un'opera pubblica che l'impresa non può realizzare nell'arco di un solo anno, ma nel giro di due o tre o quattro anni, non può far sì che lo stanziamento avvenga totalmente nell'anno in cui si dà inizio all'opera, da una parte, quindi stanziamento negli anni successivi con una corretta previsione di quelli che saranno gli stati di avanzamento, dall'altra parte la richiesta all'impresa di concorrere all'appalto e di presentare il famoso piano di sviluppo dei lavori. Questo consentirebbe anche di fare una maggiore attenzione sui progetti, di avere una migliore verifica del comportamento dell'impresa, e di evitare almeno in larga misura il ricorso alle perizie suppletive.
Credo che sia anche il caso di ricordare che la mancanza di previsioni pluriennali favorisce la discontinuità dell'agire pubblico, proprio perché non essendo vincolato a nessun progetto pluriennale l'agire pubblico rischia di diventare scoordinato, e c'è anche l'altro rischio, che il Consiglio si trovi in difficoltà nell'esercitare la sua funzione fondamentale di controllo sull'operato dell'esecutivo.
Ma quello che è ancora più importante, perlomeno dal punto di vista strettamente economico, è che questo sistema impedisce di conoscere con sufficiente anticipo, sia agli operatori privati che agli enti pubblici che dalla finanza regionale si alimentano quelle che sono le direttrici dell'Ente Regione. Siccome gli investimenti che fa la Regione sono per la Valle d'Aosta estremamente importanti ed hanno una grossa influenza su quella che è l'imprenditoria locale, sia privata che pubblica degli enti locali, evidentemente il conoscere in anticipo o tempestivamente quali sono queste direttrici, consente agli altri operatori, sia privati che pubblici, di assumere tutta una serie di decisioni coerenti a quelle che sono le scelte di fondo e gli investimenti della Regione.
Un altro motivo di incertezza, e qui tocco forse un argomento delicato ma spero di non essere frainteso, è costituito dalle previsioni di contributi ai Comuni, previsioni che non sono state fatte in bilancio, ma rimandate ai fondi inglobali in attesa della approvazione di una legge ad hoc. Se questo comportamento può sotto certi aspetti ritenersi giustificato in relazione però alle spese di investimento, per quanto riguarda invece le spese correnti si determina un fatto anomalo abbastanza grave: la spesa di gestione è qualcosa di ricorrente e di obbligatorio e se i Comuni non sanno per tempo se e in quale misura le loro spese correnti verranno coperte dal finanziamento regionale, come possono fare i loro bilanci in maniera corretta?
Tornando ai contributi per le spese di investimento, si può notare che il 50% degli stanziamenti finora effettuati in base alla legge 10 del 1982 non risultano pagati. Questo campanello di allarme non è stato secondo me sufficientemente sentito, perché nei fondi globali si propone di destinare per le spese di opere pubbliche comunali ben 25 miliardi ed altri 25 miliardi per contributi ai Comuni per la realizzazione di opere igienico-sanitarie, oltre a tutta una serie di stanziamenti minori che trovano spazio nel bilancio.
Allora io dico che dall'esame del settore finanza locale emergono chiaramente una serie di disfunzioni nei rapporti finanziari fra Regione ed Enti locali; tuttavia questo non viene esaminato nella relazione, né il motivo di tali anomalie viene in qualche modo evidenziato e di conseguenza non vengono nemmeno proposti interventi capaci di superare queste difficoltà.
Un'altra domanda che mi pongo è questa: a fronte di un cospicuo avanzo di amministrazione e di fronte al rischio della riduzione del riparto fiscale dai 9 ai 7/10 (e purtroppo questo sembra un rischio diventato di nuovo estremamente attuale), non sarebbe stato più corretto contrarre le spese piuttosto che prevedere il ricorso ad un mutuo di 35 miliardi?
In sintesi, cosa ho voluto dire con queste mie osservazioni al bilancio? Ho voluto dire che abbiamo introdotto sul piano formale gli strumenti tecnico-giuridici idonei per avvicinare il momento dello stanziamento a quello della realizzazione della spesa, ossia i nuovi bilanci annuale e pluriennale e la legge finanziaria; adesso occorre che questi strumenti diventino operanti sul piano sostanziale e su quello gestionale. In ultima analisi occorre definire un nuovo concetto di stanziamento con le ipotesi e nello spirito degli articoli 17 e 55 della legge 68/79 di contabilità regionale, perché attraverso la definizione di questo concetto, a mio avviso, si può trovare la forza per voltare pagina, per riuscire a dare al bilancio regionale quella efficacia che è nelle intenzioni dell'Assessore Martin e che noi ci auguriamo raggiunga quanto prima.
Sono lieto di poter rivolgere anche un ringraziamento all'Assessore Martin, perché nella sua relazione ha richiamato una mozione da me presentata ed approvata dall'intero Consiglio, che riguardava la revisione delle leggi di spesa. E' anche questo un passo obbligato attraverso il quale occorre passare, se vogliamo fare dell'Amministrazione regionale, sotto l'aspetto economico e finanziario, uno strumento capace di incidere veramente nella realtà economica della nostra Regione e se vogliamo utilizzare nel modo migliore e più adeguato quelle risorse non indifferenti che abbiamo a disposizione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Ricco, ne ha facoltà.
RICCO - (D.C.): Spero di essere breve, anche perché dopo l'ampia e completa relazione dell'Assessore Martin, che si è calato veramente nella sua qualifica di Assessore, dopo aver fatto cenno anche alla situazione nazionale ed internazionale, non c'è molto da dire, almeno come maggioranza.
Come tutti sanno, il bilancio di previsione è il documento politico-contabile che traccia la via, sceglie la strada amministrativa della Regione per l'anno cui si riferisce. Logicamente ogni bilancio di previsione è soggetto ad eventuali modifiche in base a fatti che si possono verificare nell'anno cui si riferisce. Come sempre, è logico, l'opposizione cerca di fare critiche a questo documento presentando le entrate come non completamente previste, le spese come non tutte pertinenti, l'avanzo di amministrazione presunto non perfettamente determinato.
Di contro la maggioranza cerca di bilanciare queste critiche, specificando che il preventivo è diverso dal consuntivo e quindi i dati non possono essere costi certi. Nessuno è frate indovino.
Certamente sulle somme esposte in questo bilancio 1984, parte Entrata, pendono diversi interrogativi: primo, la riduzione da 9 a 7/10 delle entrate del riparto fiscale; secondo, la possibile, direi quasi certa, riduzione dei proventi del Casinò a seguito dei fatti noti di cui abbiamo discusso, stiamo discutendo e discuteremo; terzo, l'eventuale riduzione dell'entrata erariale relativa all'IVA all'importazione, che è la massima entrata di riparto, a seguito della prossima apertura di altri trafori.
Come già ho detto in altre occasioni, occorre seguire la vita di questo complesso autoporto ed è opportuno esaminare la possibilità di un minimo intervento regionale in questo campo, dove gli interessi finanziari sono quasi preminenti su tutti gli altri, per cui non possiamo estraniarci lasciando tutto in mano alla pur valente capacità di alcuni operatori economici.
A completare questo discorso non possiamo dimenticare l'estrema importanza dell'Autostrada Aosta-Courmayeur, che ancora non è iniziata.
Ritornando alla tanto temuta riduzione dei 2/10 del riparto fiscale, proposta con disegno di legge dal Governo centrale, per rispondere al Consigliere Maquignaz, il nostro Gruppo ha già dimostrato negli ultimi tempi di schierarsi a difesa dell'autonomia regionale e principalmente di quella finanziaria. Continueremo a difenderla in Valle ed anche altrove.
Nella malaugurata ipotesi che dovessimo soccombere, sono dell'avviso, come detto altre volte, di chiedere la modifica del sistema di riscossione delle entrate erariali che attualmente, come sapete, vengono versate allo Stato, mentre è necessario che le imposte e tasse riscosse vadano versate presso la Tesoreria regionale, così come avviene in Sicilia. Per esempio, vorrei pregare caldamente l'Assessore Martin di riprendere in mano il problema, già in parte affrontato dal suo predecessore, del potenziamento dei servizi del suo Assessorato, allo scopo di poter definire in modo adeguato quanto previsto dall'art. 6 della legge di riparto fiscale. A mio avviso si tratta di oltre una decina di miliardi per anno che ancora non sono stati attribuiti e quindi non sono entrati nelle casse regionali.
Il Ministero del Tesoro, come tutti sanno, ha ottemperato al saldo di quanto dovuto per il 1981 e così ha anche definito il 1982 ed anche per il 1983 ha mantenuto i suoi impegni. Come vedete si è trattato di un breve periodo di assestamento ed il problema della riscossione del versamento da parte dello Stato alla Regione è entrato nella normalità, quindi in futuro non avremo molto da scialare sui residui attivi di pertinenza erariale perché la festa è finita.
Il Consigliere Mafrica ha fatto una brillante esposizione di critiche, molte delle quali ben architettate, e qualcuna si potrà verificare nel senso da lui prospettato, vedi per esempio la scarsa mia convinzione che saremo costretti a contrarre un mutuo.
Come dicevo prima, stiamo discutendo di previsioni e quindi di probabilità, non di certezze; non stiamo discutendo di consuntivo e quindi di fatti contabili avvenuti, dai quali non si potrà derogare.
Chiudo il mio breve intervento e mi riservo anche una replica a seguito di interventi dell'opposizione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Perrin, ne ha facoltà.
PERRIN - (U.V.): Déjà l'Assesseur aux Finances, en illustrant le budget pour l'année 1984, avait posé l'accent sur la menace qui pèse nouvellement sur la Vallée d'Aoste de voir retrancher 2/10 de la quote-part de la répartition financière entre la Région et l'Etat.
D'autres Conseillers ont également mis l'accent sur ce retranchement et je crois qu'il soit bien, avant de terminer la discussion générale, y revenir un instant.
Le Conseiller Maquignaz a rappelé les mots d'Emile Chanoux, qu'il n'y a pas d'autonomie politique sans autonomie financière; j'ajouterai qu'il n'y a pas cette autonomie, soit politique, soit financière, s'il n'y a pas la sûreté des entrées financières de l'Administration régionale. Sûreté qu'on a eu après un très long processus - si l'on pense que nous aurions dû obtenir cette sûreté au moins à partir de 1948 - seulement en 1981 à travers la loi de l'Etat du 26 novembre 1981, n. 690, qui avait défini le rapport financier entre l'Etat et l'Administration régionale, en octroyant à la Vallée d'Aoste les 9/10 d'à peu près tous les impôts perçus dans notre Région ou produits en notre Région.
Nous savons également qu'au mois de septembre, lorsque le Gouvernement a présenté la loi financière pour l'année 1984, à travers l'article 14 de cette même loi, l'Etat avait essayé de retrancher 2/10 en descendant de 9/10 actuels à 7/10, ce qui aurait signifié en ce moment une perte pour la Vallée d'Aoste d'environ 70 milliards annuels.
Face à cette menace, il faut dire que la position des forces politiques valdôtaines avait été à peu près unanime, à l'exception de celle de Nuova Sinistra, qui est d'ailleurs toujours la même depuis plusieurs années, et celle du Parti Socialiste Italien, qui à mon avis essayait de défendre certaines affirmations faites par le Sous secrétaire Amato quelques jours auparavant.
Grâce à cette position quasiment unanime et à l'activité du Sénateur Fosson à Rome et l'appui des forces politiques italiennes à Rome même, la menace a été détournée momentanément. J'ai dit positions presque unanimes aussi à Rome, parce qu'il faut également souligner qu'à l'intérieur de certains partis il y a eu une contradiction: à l'intérieur du Parti Socialiste, par exemple, les positions étaient divergentes puisque d'un côté on convenait sur la nécessité et la volonté de ne pas enlever ces 2/10, tandis que le Sous secrétaire Amato continuait - et cela est démontré par les procès-verbaux de la première Commission - sur le chemin qu'il avait pris lors de sa venue à Aoste.
La position des différentes forces et l'activité du Sén. Fosson avait porté au "stralcio" de l'art. 14.
Je me souviens que le Sénateur nous disait à ce moment-là, il ne faut pas être trop pessimistes, et en effet son demi-optimisme s'était démontré véritier, parce qu'il est vrai, on avait à ce moment-là évité le retranchement, mais justement à travers cette procédure de "stralcio" on savait également qu'une loi ad hoc présentée et ce qui est arrivé mardi dernier, si je ne me trompe pas, à travers une loi (un article unique) qui représente entièrement l'ancien article 14 de la loi financière de l'Etat, ce qui est d'autant plus grave parce que - comme déjà dans l'art. 14 - il n'y a pas des limitations, de dates, tandis que la loi financière sert pour l'année 1984. Avec la présentation de cette loi, si cette tentative du Gouvernement réussissait, notre budget serait retranché des 2/10 non seulement pour l'année 1984, mais à l'infini.
Or, je crois que cette représentation de l'art. 14 démontre une nouvelle manifestation de volonté anti-autonomiste du Gouvernement, volonté anti-autonomiste qui s'était manifestée lors de la présentation de la loi financière et qui revient en ce moment, dans un moment, entre autre, extrêmement difficile: nous avons vu les efforts que l'Assessorat aux Finances a fait pour limiter les dépenses courantes et pour augmenter les dépenses d'investissement, pour faire face aux difficultés que nous rencontrons toujours plus dans toute l'économie valdôtaine, mais surtout dans le secteur industriel.
Si cette menace devait aller de l'avant, évidemment nous risquerions de ne pas pouvoir faire ces investissements désirés en ce moment de grande difficulté.
Mais je crois que, plus que mettre l'accent sur cet aspect économique, nous devrions mettre l'accent sur un aspect de principe; en effet nous croyons que la présentation telle qu'elle a été faite de ce projet de loi, constitue une double violation du Statut de la Vallée d'Aoste, une violation à l'art. 44 puisque au Conseil des Ministres, chaque fois que l'on discute d'un projet de loi concernant la Vallée d'Aoste, 3e alinéa de l'art. 44, on devrait voir la présence du Président du Gouvernement régional, ce qui n'a pas été; violation aussi à l'art. 50, puisque une modification de la répartition financière entre l'Etat et la Région doit être faite en accord avec la Région Vallée d'Aoste.
Donc, c'est sur cette position de principe que je voudrais mettre l'accent et pour laquelle je voudrais faire un appel à toutes les forces politiques présentes en ce Conseil, même et surtout je dirais à ces forces qui, lorsque nous avions présenté cet ordre du jour contre l'art. 14 de la loi financière, avaient voté contre ou s'étaient abstenues.
Je crois que n'importe quelle force valdôtaine doit sauvegarder les principes, doit veiller à la sauvegarde et à l'observation du Statut. Donc, défense de celles qui sont les prérogatives de la Vallée d'Aoste, même si justement, comme disait le Conseiller De Grandis, on doit se mettre dans un rapport dialectique avec le centre et donc je demanderais à ces forces qui s'étaient abstenues ou qui avaient voté contre, cette fois de réfléchir et de donner un coup de main à la Vallée d'Aoste, de veiller à la sauvegarde de sa spécialité.
Pour ce qui nous concerne, si je ne me trompe pas M. Mafrica a fait allusion sur la contradiction qu'il y aurait dans l'Union Valdôtaine, qui est en majorité en Vallée d'Aoste, avec des forces qui au Gouvernement italien essayent de porter de l'avant des attaques à notre autonomie financière, donc à l'autonomie tout court.
Je pense qu'il n'y a pas de contradiction, mais évidemment nous l'avons déclaré en tant que mouvement, si ces attaques devaient aboutir dans le sens désiré par le Gouvernement italien, certainement nous devrions, en ce qui concerne Rome, revoir notre position, puisque nous faisons une nette distinction entre la politique que l'Union Valdôtaine conduit dans l'Etat et la politique que l'Union Valdôtaine conduit en Vallée d'Aoste, comme nous ferions des distinctions si nous étions présents par exemple, au Parlement européen, ce qu'on pourrait souhaiter pour le futur.
Je demande au Président du Conseil de vouloir bien inscrire et mettre ensuite en votation cet ordre du jour que je vais vous lire:
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
riunito in data 16 dicembre 1983
VISTO che il Governo centrale ha presentato un disegno di legge tendente a ridurre di due decimi il gettito delle imposte erariali attribuite dal Parlamento italiano con legge 26.11.1981, n. 690, alla Regione Valle d'Aosta in applicazione della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4;
CONSTATATO come tale atto rappresenti una grave violazione degli artt. 44 e 50 dello Statuto Speciale della Valle d'Aosta, legge costituzionale della Repubblica Italiana;
CONSTATATO altresì che tale iniziativa governativa pone in evidenza la volontà, già manifestata nella predisposizione della legge finanziaria dello Stato, di limitare ingiustamente l'autonomia finanziaria della Regione e di comprimere quindi la sua specialità;
RIBADITO che la minacciata decurtazione del bilancio regionale di un quarto delle entrate derivanti dal riparto fiscale impedirà di fare tutti quegli investimenti necessari per fronteggiare la grave crisi industriale ed occupazionale della Valle d'Aosta, aggravatasi ulteriormente in questi ultimi tempi, causando così pesanti riflessi su tutta l'economia valdostana;
EVIDENZIATO nuovamente che con il ritorno a soli 7/10 del riparto fiscale la popolazione valdostana verrebbe penalizzata due volte dovendo subire sia le misure restrittive che gravano su tutte le altre Regioni sia una netta perdita nel proprio bilancio regionale;
CONDANNA
il Governo centrale che con tale richiesta ha commesso un grave errore politico perché menomando l'autonomia finanziaria della Valle d'Aosta, pone limiti e vincoli al processo di crescita globale dell'autonomia valdostana;
RESPINGE
fermamente il tentativo e la volontà di attentare alla specificità della Valle d'Aosta sancita dalla Costituente per le ragioni etniche, culturali, linguistiche e storiche che caratterizzano il nostro popolo;
CHIEDE
al Governo italiano di ritirare tale ingiusto provvedimento e al Parlamento della Repubblica di respingerlo;
SOLLECITA
i Parlamentari valdostani ad assumere nei confronti del Governo e del Parlamento tutte le iniziative necessarie per salvaguardare i diritti del popolo valdostano sanciti dalla Costituzione.
C'est donc l'ordre du jour que nous avions déjà voté à large majorité dans ce Conseil, ordre du jour qui est en ce moment présenté par les forces de la majorité, mais je fais un appel à toutes les forces politiques présentes en ce Conseil, puisque cet ordre du jour puisse être voté à l'unanimité.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Berti, ne ha facoltà.
BERTI - (Art. e Comm. vald.): Da sei anni esamino questo, chiamiamolo bilancio, questo documento che la Giunta prepara e che rende come motivo di confronto e di verifica fra l'opposizione e le forze di maggioranza.
Come ho detto, in sei anni non ho visto dei mutamenti sostanziali, dei cambiamenti, ma solo delle copie ripetute di anno in anno, ovviamente con degli aumenti di cifre-, tanto per tenersi aggiornati con quella che è la svalutazione, soprattutto sulle spese correnti, che incidono per circa i 3/4 sui 550 miliardi (cifra che è stata confezionata tenendo presenti i 9/10), seppur abbiamo - e mi auguro il contrario - delle grosse perplessità sul fatto che vengano poi effettivamente erogati dal Governo nazionale.
Fatte queste considerazioni, aggiungerei anche che all'inizio della legislatura, su quel documento programmatico presentato dalle forze di maggioranza, si apriva uno spiraglio di novità dell'andamento politico attuato in questi ultimi anni, perché in quel documento si rispecchiavano delle idee e delle volontà politiche tese a migliorare, dal punto di vista economico e sociale, la nostra Regione.
Da quel poco tempo che ho avuto per poter leggere e verificare questo documento, vengono a mancare questi presupposti. Non so se la Giunta è stanca per le ultime disavventure della questione Casinò (vedo anche l'assemblea molto stanca); alcune forze di opposizione si atteggiano quasi a sostenere la maggioranza, altre della maggioranza si contraddicono su questo importante documento e quindi mi trovo un po' sprovveduto per esaminarlo e darne un giudizio politico.
Innanzitutto, dopo gli allori su cui si è ricostituita dopo le elezioni, mi pare di dover dare un giudizio negativo a questa Giunta perché si è addormentata; troppi ritardi, troppe lungaggini nell'applicazione di quelli che erano gli intenti e tutte le promesse accampate nel periodo pre-elettorale.
Vorrei fare quattro punti: in agricoltura chiaramente c'è stata una devastazione con interventi a pioggia con cinquantamila leggi e leggine, è chiaro che di anno in anno si è ripetuto il rifinanziamento senza tenere presente quel radicale cambiamento che l'agricoltura impone con tutte le sue leggi e con tutti gli interventi di adeguamento della CEE, eccetto quelle alluvioni in prossimità delle elezioni che si sono avute puntualmente anche quest'anno: montagne che si muovevano, colline che smottavano (questo l'abbiamo saputo solo dalle ratifiche delle deliberazioni di Giunta). Io non sapevo nemmeno che in primavera in Valle d'Aosta fossero successe alluvioni di una portata di centinaia di milioni, pertanto non ho votato quelle ratifiche perché mi è stato detto che non ero informato sulla situazione alluvionale della Valle: e va bene, questa è una cosa che ho scoperto in quel momento!
Nell'artigianato, c'erano varie promesse di intervento, di qualificazione, di avviamento al lavoro, l'apprendistato ai giovani, finora non attuate: d'accordo che dobbiamo dare un po' di tempo all'Assessore Pollicini che è nuovo in questo campo; però lo ritenevo un po' più spigliato e un po' più celere nell'applicare e nel volere fare qualcosa. Nonostante abbiamo votato una legge di rifinanziamento su quella che è la legge dei mutui, perché la Giunta di questi problemi di carattere economico che sono importantissimi - e loro non sono ancora convinti dell'incidenza che hanno sul settore operativo e sul settore artigianale, che è tutto l'apparato produttivo e più sano della nostra Regione - si è dimenticata, e coloro che venivano a fare le richieste sono stati spediti agli istituti di credito: che se la vedano con le banche, le quali a suo dire, avevano dei grossi finanziamenti. E questo è come lavarsi le mani.
Prima avevamo l'Assessore che prometteva e poi si rendeva latitante, adesso l'Assessore è presente però si è occupato solamente dell'industria, con la conseguente perdita di posti, ovviamente, nonostante il suo grande impegno per questo settore che ha privilegiato trascurando l'artigianato, il commercio e tutte le varie attività collaterali. Tutti i giorni leggiamo sul giornale che perdiamo posti di lavoro, tagli di qua e tagli di là: non so allora quanto la sua azione sia stata valida, lasciando da parte nel contempo quei settori che nel documento programmatico, e soprattutto dopo quello che ha detto il Presidente della Giunta all'inizio di questa legislatura, presentavano problemi da non sottovalutare, da tenere nella dovuta considerazione. Se togliamo la parentesi di quella leggina che, dopo essere stata più volte rinviata dal Consiglio per mancanza dell'Assessore competente, è stata per fortuna dal Presidente della Giunta e l'Assessore alle Finanze portata in Consiglio e votata, non si è fatto niente ed abbiamo perso sei mesi.
La qualificazione professionale: siamo arrivati al punto di farla decollare ed anche il Consigliere De Grandis ne era a conoscenza, ma non se n'è più parlato, è rimasta una lettera morta nel cassetto.
Gli interventi programmati nel momento in cui c'era carenza di gasolio ecc., al fine di incentivare coloro che producevano energia alternativa: da tre anni la legge è ferma, non si sa più niente.
Bisogna anche una volta l'anno fare un confronto con la Giunta dal punto di vista politico: cosa fa, se non interventi settoriali e naturalmente tendenti al mantenimento del potere? Di veramente utile per la nostra collettività, a mio parere, è stato fatto pochissimo.
Penso nella mia posizione di fare non un'opposizione ferrea, ma un'opposizione critica nei confronti della Giunta, per incentivarla e spingerla, ed accelerare e diminuire tutta questa burocrazia che sembra regnare già in campo nazionale. Nella nostra piccola Regione queste cose si dovrebbero sveltire, accorciare i tempi e applicarle, in una maniera più consona.
I fondi per la casa sono due anni che si rifinanziano; mi risulta che giacciono 400 o più domande, sono ancora ferme le convenzioni con le banche, la trasmissione degli atti a coloro che hanno fatto una richiesta di mutuo agevolato per dare una garanzia di acquisto di un immobile non è ancora pervenuta, quindi non sappiamo come vada a finire il problema casa.
La variante 10 al piano regolatore: si rimanda la palla dal Comune alla Regione, si scaricano le varie responsabilità, ma ancora la variante 10 non è applicabile.
Questi sono dei grossi problemi che incidono negativamente nella nostra collettività, perché i finanziamenti statali che aspettano di essere attuati rimangono a Roma, vengono rinviati per mancanza di una applicazione.
Fatte queste brevi considerazioni, di carattere generale, mi riserverò di dare il voto negativo o positivo a seconda delle risposte che riceverò durante la lettura dell'articolato dai vari Assessori competenti e soprattutto dal Presidente della Giunta, che mi auguro si riprenda e che domani possa essere con noi per dare delle chiarificazioni.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Millet, ne ha facoltà.
MILLET - (P.C.I.): Vorrei solo soffermarmi su un aspetto del bilancio, cioè quello dello sviluppo economico, anche se è difficile qui in Consiglio porre alcune questioni in quanto in Commissione praticamente non c'è stata nessuna discussione con gli Assessori; evidentemente era un giorno particolare, però discutere un problema così importante senza una breve discussione preliminare in Commissione può portare a porre in Consiglio tutta una serie di questioni che potevano essere già risolte.
Leggendo queste cifre, diventa difficile capire quali sono i collegamenti con quel programma che la maggioranza ha portato, su cui noi abbiamo dato un giudizio positivo come metodo in quanto era la prima volta che in Consiglio si discuteva di un programma dove noi abbiamo fatto le nostre osservazioni, ma diventa appunto difficile vedere in questo bilancio quali sono i fatti nuovi, le direttive con cui questa maggioranza vuole risolvere alcuni problemi. E se noi questo lo verifichiamo partendo da questo settore, cioè lo sviluppo economico, che dovrebbe essere un po' il cuore dell'attività della Regione, quello che dovrebbe produrre ricchezza, vediamo che su questo bilancio le critiche fatte dal Consigliere Mafrica si accentuano.
Alcuni dati: il consuntivo del 1982 dice che il 25% delle spese sono state impiegate per lo sviluppo economico; nelle previsioni assestate del 1983 il 24%; nelle previsioni del 1984 il 19,9%, cioè un 4% in meno su questo. Se poi andiamo a vedere le previsioni assestate del 1983 nel mese di dicembre, addirittura si ha il 31% che sono state spese o impegnate in questo settore. Quindi vuol dire che in questo bilancio c'è una grossa differenza (non è quello che diceva il Consigliere Ricco, che non si può essere maghi): mi pare che le differenze siano abbastanza sostanziose.
Cosa vuol dire? Vuol dire che oggi si sottraggono delle scelte dai 20 ai 50 miliardi: oggi scegliere dove si vogliono indirizzare questi 20 o 50 miliardi è una cosa importante, non di poco conto, e questa è una decisione voluta, cioè non si vuole oggi intervenire in un settore al quale, a detta dell'Assessore dell'Industria con articoli sulla stampa e da alcuni altri dati, si dovrebbe dedicare maggiore attenzione. Abbiamo un'industria dove si perde dal 1981 a fine 1984 il 40%, l'agricoltura che perde 1/3 nei dieci anni dal 1971 al 1981; il commercio evidentemente è legato con la situazione economica della Regione che anche lì ha delle grosse difficoltà, il turismo anch'esso è in difficoltà.
Quindi ci doveva essere, soprattutto in questo primo bilancio, l'inizio di una legislatura con cinque anni in avanti. Potrei capire questo atteggiamento se fosse un bilancio di fine legislatura! Da questi dati si vede la non scelta di questo bilancio. Questo vuol dire che si vuole continuare con quella politica e un Assessore ha interrotto un Consigliere dicendo: ma noi non vogliamo fare come fanno a Napoli! Di spendere molto meno di quello che abbiamo. Va bene, ma a Napoli ci sono delle responsabilità non solo degli ultimi otto anni, ma di quelli passati. Noi diciamo che non bisogna spendere di più di quello che si ha, ma spendiamo almeno quello che abbiamo, perché quando si passa da una previsione del 1983 assestata a 436 da 576 miliardi, 140 miliardi è una certa somma, quindi non è che si possa dire che non si è voluto spendere o abbiamo voluto tenere una riserva per far fronte a delle situazioni gravi.
Diventa pertanto difficile capire qual'è la linea politica, perché in Consiglio, tutti si lamentano per l'agricoltura, ma anche per questo settore passiamo praticamente, dalle previsioni assestate del 1983 a quelle del 1984, dal 7,8% su questo bilancio al 5%; c'è quindi un quarto in meno che viene stanziato; se poi andiamo sempre su quel dato del dicembre 1983 assestato, qui si era speso o impegnato il 10% del bilancio, il che vuol dire che si prevede di spendere la metà.
Questa non è una politica di previsione, ma solo di rincorrere i problemi. Di fronte a questa politica noi sottolineiamo la non scelta che si vuol fare su questo bilancio.
Hanno ragione coloro che hanno scelto la politica di tacere per dissentire, anche se noi non abbiamo accettato quella politica; anzi, vogliamo dire per dissentire da questa non volontà di scelta di questa maggioranza regionale, che di fatto nasconde possibili entrate per poi, giorno per giorno, poter contentare certe realtà che vengono portate avanti.
Per questo mi riservo di intervenire settore per settore, ed inviterei gli Assessori, all'inizio di ogni loro settore di competenza, di relazionare globalmente sullo stesso, perché anche nel mio intervento si sente questa mancanza, soprattutto essendo io Consigliere nuovo, che non ha alle spalle esperienza di discussione sui vari argomenti.
Concludendo, per fare chiarezza proprio sul documento più importante, che dovrebbe stare a cuore non solo alla maggioranza, ma all'intero Consiglio, soprattutto in un momento di crisi, prego i singoli Assessori di voler illustrare le scelte fondamentali previste nel bilancio di previsione 1984, il perché di queste differenze rispetto agli anni passati, in modo da poter portare anche un contributo non solo alla discussione del bilancio, ma anche per i prossimi mesi.
PRESIDENTE: Signori Consiglieri, non c'è più nessuno iscritto a parlare per la discussione generale sul bilancio. La Conferenza dei Capigruppo sarebbe di converso convocata, per cui chiudo la discussione generale.
Faremo ora la riunione dei Capigruppo e domani mattina l'Assessore farà la sua replica, dopodiché si continuerà nella discussione del bilancio, articolo per articolo.
La seduta è sospesa per permettere ai Capigruppo di riunirsi.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 19,02 fino alle ore 20,09.
