Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 263 del 16 dicembre 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 263/VIII - DISCUSSIONE GENERALE SUI DISEGNI DI LEGGE N. 30 E N. 31 CONCERNENTI IL BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE AUTONOMA DELLA VALLE D'AOSTA.

PRESIDENTE: La parola all'Assessore alle Finanze Martin, ne ha facoltà.

Si dà atto che alle ore 18,31 assume la Presidenza il Vice-Presidente De Grandis, fino alle ore 19,22.

MARTIN - (Féd. DP-UVP): La notizia appresa l'altro ieri, ossia la presentazione al Senato della Repubblica da parte del Governo di un provvedimento legislativo che riproduce integralmente l'art. 14 della legge finanziaria attualmente in discussione alla Camera dei Deputati e tendente a ridurre da 9/10 a 7/10 il riparto fiscale tra Stato e Regione, potrebbe stravolgere completamente la discussione sul Bilancio di previsione per il 1984. Dico "potrebbe" perché da parte nostra non vi è alcuna intenzione di accettare un simile provvedimento e, pertanto, presentiamo il Bilancio di Previsione in conformità con la legge 690, ossia con i 9/10 del riparto fiscale.

Rimane inteso che, per quanto ci riguarda, anche la presentazione di un apposito provvedimento tendente a modificare i rapporti finanziari tra Stato e Regione, dovrà tenere conto dei disposti degli artt. 44 e 50 dello Statuto, ossia essere in accordo con la Giunta regionale, la qual cosa non è avvenuta.

A tal proposito, la maggioranza ha già predisposto un apposito Ordine del giorno che verrà presentato al Consiglio, per protestare contro il metodo adottato dal Governo che, oltre ad essere lesivo dei diritti della Valle d'Aosta, sanciti dallo Statuto valdostano, penalizza ulteriormente, sotto l'aspetto economico, la nostra Regione.

Mon rapport sur le Budget '84 ne tient donc pas compte de cette dernière mesure, tout comme le premier texte du Budget ne faisait aucun cas à la réduction prévue à l'époque par la loi des Finances. Ceci dit, je passerai sans tarder au rapport de présentation du Budget.

La présentation du Budget au Conseil Régional est, sans doute, pour la Région, le moment le plus significatif de son activité administrative et, pour la majorité qui le propose, l'acte politique le plus important contenant le "schéma" directeur que le Gouvernement s'est imposé.

C'était notre intention - et je m'en étais porté garant à ma qualité d'Assesseur aux Finances - de réussir à présenter au Conseil Régional le Budget '84 avant le mois de décembre, car nous ne voulions pas commencer la nouvelle année avec un Budget provisoire.

Au contraire, nous souhaitions pouvoir disposer, dès le mois de janvier, d'un instrument comptable définitif afin de pouvoir travailler tout de suite, vu le moment difficile que, inévitablement, nous devrons affronter. Cela a été possible malgré des difficultés évidentes - je pense - au rodage des Assesseurs (le mien notamment) dans les Assessorats qui nous ont été confiés après les éléctions du mois de juin, cela était possible surtout grâce à l'excellent travail du personnel de l'Assessorat aux Finances et grâce aussi à la fermeté politique avec laquelle la majorité et le Gouvernement régional ont affronté le problème de la réduction de la répartition fiscale de 2/10.

Le Budget, comme je l'ai déjà dit, a été élaboré dès le début en conformité avec la loi 690, c'est-à-dire sur la base de 9/10, car la Junte n'a jamais pensé, ne serait-ce que un instant, devoir renoncer à ce que le Parlement avait entraîné par la loi 690. La Junte n'a jamais voulu croire que une disposition non constitutionnelle, comme celle de l'article 14 de la loi des Finances présentée par le Gouvernement de Rome, pourrait être accueillie par le Parlement italien. Evidemment, une grande partie du mérite revient à nos deux Parlementaires qui on su, une fois de plus, représenter dignement et avec vigueur la voix de la Vallée d'Aoste. Ils ont su communiquer aux autres Parlementaires le sentiment d'injustice de la proposition gouvernementale qui foulait aux pieds des plus élémentaires normes constitutionnelles de notre Statut et obtenir ainsi l'appui politique indispensable pour faire désister le Gouvernement.

Nous sommes persuadés qu'ils sauront reprendre avec la même efficacité une action analogue pour s'opposer à cette nouvelle mesure du Gouvernement.

La Vallée d'Aoste n'est pas privilégiée par rapport aux autres Régions. Elle donne sa contribution, elle-aussi, au moment délicat que l'Italie connaît à l'heure actuelle; elle perçoit le tour de vis autant que les autres et n'échappe pas aux mesures envisagées par le Gouvernement central pour réduire le déficit public et le ramener sous le plafond de 100.000 milliards. Les coups de ciseau aux collectivités locales, aux prestations familiales, aux pensions de retraite, à la Santé, l'augmentation des retenues sur les intérêts bancaires seront appliqués dans notre Région comme ailleurs.

Au-delà de ces sacrifices, la Vallée d'Aoste sera frappée comme les autres Régions par des mesures qui, sans intéresser directement les citoyens, les atteindront indirectement, puisqu'il s'agit d'une manque de recettes auxquelles la Région devra répondre par une réduction de certains services aux citoyens valdôtains. Ces restrictions comportent pour notre Région un moins-value de rentrées d'environs 17 milliards et elles concernent en particulier le secteur de la Santé, où à travers le système du plafond du Fond Sanitaire National fixé à 34.100 milliards, la Vallée d'Aoste sera privée de 5 milliards et le secteur de l'Agriculture, pour certaines lois, qui ne seront pas refinancées, aura 8 milliards en moins.

La Valle d'Aosta non è quindi sfuggita alla scure del Governo di Roma, una scure che non contestiamo in linea di principio, in quanto nei momenti di bisogno tutti, e quindi anche noi, siamo tenuti a collaborare; una linea che contestiamo però nel metodo, perché non rappresenta nulla di nuovo rispetto a precedenti provvedimenti di natura fiscale.

Bisognerebbe forse analizzare meglio certi fenomeni che continuano a ripetersi e che favoriscono sempre più l'indebitamento pubblico anziché intraprendere solamente un'unica via, ossia quella di colpire coloro che già pagano.

Non è un caso che in Italia, negli ultimi 10 anni, il gettito delle imposte dirette sia aumentato del 1400%. Infatti, dei 4.395 miliardi incassati dallo Stato nel 1973, si è giunti ai 65.152 del 1982. In questo periodo il gettito delle imposte dirette è passato dal 32% al 57% del totale delle entrate tributarie dello Stato, e dal 6 al 14% del prodotto interno lordo.

I risultati, per le Casse dello Stato, sono quindi stati brillanti e soddisfacenti, ma le cifre nascondono realtà diverse.

L'IRPEF, il principale tributo diretta, ha raggiunto livelli record. Nel 1982, con 38.351 miliardi, ha coperto quasi il 59% del gettito di tutte le imposte dirette. E troppi redditi ancora sfuggono alla tassazione. Basti pensare che quasi il 72% dell'IRPEF totale proviene dai lavoratori dipendenti, i quali contribuiscono, per quasi un quarto, di tutte le entrate tributarie dello Stato.

Quella di continuare a colpire chi già fa il proprio dovere è quindi certamente una via facile da seguire, che produce risultati certi, ma che non qualifica chi l'adotta.

Ritornando alla nostra realtà, direi che sarebbe stato ingiusto un taglio al riparto fiscale, in quanto in contrasto con l'art. 50 del nostro Statuto Speciale, e perché sull'atto finanziario doppiamente punitivo per la Valle d'Aosta che, a mio avviso, non si pone certamente tra le Regioni più povere, ma nemmeno, come qualcuno vorrebbe far credere, come la Regione più ricca. Evidentemente le statistiche sono molto importanti, anche in questa materia vanno interpretate e, se interpretate correttamente, dimostrano dei limiti loro propri che vanno tenuti in considerazione e fanno sì che la tendenza possa essere ritenuta valida, mentre non può essere ritenuto valido il numero in assoluto.

Questo per dire che la nostra Regione ritengo possa essere sicuramente compresa tra quelle che godono una salute economica globale migliore, ma non certo che sia al primo posto e possa considerarsi privilegiata rispetto alle altre.

La nostra Regione risente di una recessione che non è soltanto italiana e europea, ma mondiale. Evidentemente esistono condizioni diverse dai cosiddetti Paesi ricchi ed i Paesi poveri dell'Africa e dell'America Latina nel quale si è ancora aggravata la situazione debitoria nei confronti di Banche ed Istituzioni finanziarie operanti sul mercato mondiale dei capitali. Sono aumentate le richieste di moratoria, di riscadenzamento del debito estero che ha ormai raggiunto i 100 miliardi di dollari, nel caso del Brasile, e gli 80 miliardi di dollari nel caso del Messico, e non sembra che la situazione tenda a migliorare.

Tutti sono in attesa di un rilancio dell'economia statunitense e di quella Occidentale in particolare. Secondo le previsioni più autorevoli, il prodotto interno lordo statunitense dovrebbe raggiungere, a fine anno, un incremento oscillante tra il 3 e il 4% rispetto al risultato del 1982. Una crescita analoga dovrebbe verificarsi in Giappone con il 3,5% ed in Canada con il 3%, mentre la ripresa è tale da manifestarsi nell'Europa occidentale nel complesso attestata sullo 0,6% nei primi mesi del 1983.

Un indicatore molto significativo di questa ripresa in atto negli Stati Uniti è costituito dall'incremento della produzione di acciaio. Infatti, mentre nei primi 7 mesi del 1983, la produzione mondiale di acciaio è in calo del 7%, sullo stesso periodo del 1982, negli Stati Uniti la differenza negativa è solamente del 2,7%, mentre nella CEE è del 12,2% con il primato negativo dell'Italia.

Mentre stenta, quindi, ad avviarsi questo processo globale di risanamento, soltanto la lotta all'inflazione pare dare esito soddisfacente, ma a prezzo di un notevole aumento della disoccupazione che già nel 1985 potrebbe, secondo fonti autorevoli, arrivare a 20 milioni di unità nell'area della CEE.

Per quanto riguarda l'Italia, il consuntivo dei primi 9 mesi dell' 83 è alquanto deludente. Si riscontra infatti una forte caduta della produzione industriale, da -3,5 a - 4% rispetto allo stesso periodo del 1982, ed una contrazione del prodotto interno lordo superiore all'1%, mentre il tasso di disoccupazione tende ad avvicinarsi al 12% della popolazione attiva.

Tra l'altro, l'Italia detiene il poco invidiabile primato della più alta incidenza giovanile, con il 47% circa sul totale dei disoccupati, con un indice particolarmente elevato nelle grandi aree urbane del Mezzogiorno. Si teme che, a fine anno, i posti di lavoro perduti all'industria arrivino a 230240.000 rispetto ai 180.000 del 1982. Con il mese di settembre è, infatti, iniziata quella che si potrebbe definire la "stagione dei tagli" che riguarda non meno di 120.000 dipendenti, sia delle grandi imprese pubbliche, sia di numerose imprese private.

Inoltre, in base alle stime di "Rassegna Sindacale", si prevede per il 1983 un ricorso alla Cassa Integrazione per 750 milioni di ore, contro i 620 milioni circa del 1982. I comparti più colpiti sarebbero quello automobilistico, con oltre 20.000 addetti, la siderurgia con 15.000, la chimica con 10.000 circa, l'elettronica civile, il tessile, l'abbigliamento, più altri 15.000 posti in esubero nella gomma, nell'alluminio e nelle fibre, ecc..

La situazione di crisi registratasi nella siderurgia e nella cantieristica ha avviato un Piano di ridimensionamento (sulla cui validità abbiamo avuto modo di porre le nostre riserve in altre occasioni) che implica la chiusura di alcuni impianti e la ristrutturazione di altri.

In primo piano, accanto ai problemi posti dalla precaria situazione industriale, si collocano anche quelli connessi con l'espansione del disavanzo pubblico, un disavanzo la cui incidenza sull'inflazione genera pareri discordanti. Da un lato vi è chi sostiene, sulla base dell'esempio statunitense, che una spesa statale di ampie e crescenti dimensioni può benissimo convivere con un tasso di inflazione del 2-3%; altri invece ritengono che quando l'ammontare degli interessi supera un certo limite, esso contribuisca ad alimentare l'inflazione insieme alla pressione che la domanda pubblica esercita sul costo di determinati beni e servizi.

Rimane il fatto che l'inflazione appare come uno dei mali peggiori dell'economia contemporanea, contro la quale urge trovare dei rimedi.

Anche la nostra Regione, purtroppo, soffre di questi mali; anche in Valle d'Aosta diminuisce il potere d'acquisto dei salari; la disoccupazione ed il ricorso alla Cassa Integrazione aumentano in maniera vertiginosa; le donne stentano a trovare lavoro; per i giovani aumentano le difficoltà di ottenere il primo impiego.

Ecco, quindi, crescere il ruolo politico della Regione, il cui atteggiamento deve avere due componenti. Una prima componente di indirizzo verso uno sviluppo sicuro, al riparo da crisi improvvise, uno sviluppo che si estenda su campi diversi e che possa, quindi, comprendere categorie diverse, tenendo conto del territorio sul quale si agisce e favorendo l'integrazione di varie attività che possono essere l'una di complemento all'altra.

Una seconda componente di vigilanza sull'attività è effettuata in modo da sviluppare sempre più le attività più redditizie e dissuadere al tempo stesso facili entusiasmi da parte di coloro che ritengono la Valle d'Aosta una terra di conquista.

Certamente errori sono stati fatti in passato, forse ci saranno ancora. Sarebbe ridicolo non riconoscerlo, ma sarebbe altrettanto ridicolo non riconoscere le effettive difficoltà a cui, non solo la Giunta, non solo la maggioranza, ma l'intero Consiglio si è trovato di fronte in questi anni. E non è giusto continuare a fare della demagogia, anziché affrontare la gente con argomenti seri, anche se impopolari.

E' partendo da questa analisi e rifacendosi al programma di Legislatura presentato dal Presidente della Giunta, che la Giunta stessa ha predisposto il Bilancio di Previsione per il 1984. Un Bilancio che ha una precisa filosofia, ossia quella di inseguire una politica di espansione, unica via, a nostro avviso, per combattere efficacemente la recessione in atto, per recuperare i posti di lavoro perduti, per dare una speranza ai giovani, per assicurare loro una occupazione stabile nella propria Regione.

Per raggiungere questi obiettivi fondamentali, per destinare, qui di, al capitolo degli investimenti le maggiori risorse possibili, era necessario ricavare il maggior profitto dalle entrate derivanti dal riparto fiscale e contrarre, nello stesso tempo, le spese correnti.

La prima azione, ossia quella riguardante la possibilità di aumentare le entrate del riparto fiscale, mettendo evidentemente in atto tutti gli strumenti consentitici dalla legge 690, non risulta ancora in Bilancio in quanto, per il momento, non si è in grado di conoscere con esattezza se gli studi intrapresi, specie nel settore doganale, potranno portare effettivamente benefici e soprattutto non si conosce ancora quantitativamente l'eventuale beneficio economico.

La seconda azione è stata invece intrapresa, tant'è che le spese correnti comprensive delle spese per il personale, per le quali si sono registrati aumenti di circa il 18%, sono diminuite del 2%.

E' un bilancio che pareggia sulla cifra di 547 miliardi e 737 milioni, suddiviso, per quanto riguarda la parte ENTRATE nel modo seguente:

Avanzo di amministrazione 45.000.000.000

Entrate derivanti da tributi propri e quote di tributi erariali 373.005.000.000

Assegnazioni dello Stato 75.595.000.000

Rendite patrimoniali 6.687.000.000

Alienazione di beni patrimoniali 42.000.000

Contabilità speciali 12.408.000.000

Mutui e prestiti 35.000.000.000

Passiamo ora ad analizzare singolarmente ogni voce.

L'avanzo di amministrazione. A prima vista questa voce, senza un particolare approfondimento, potrebbe indurre in inganno chiunque, facendo trarre conclusioni azzardate e non rispondenti del tutto alla verità. Questo avanzo di amministrazione presunto potrebbe infatti far supporre che la Regione disponga di risorse superiori alle proprie necessità. In realtà non è così.

Come tutti i Consiglieri converranno, nel 1982 si verificarono condizioni di difficoltà nella trasmissione da parte dello Stato di quote di riparto dovute alla Regione per effetto della legge 690. Nel mese di agosto dello scorso anno furono addirittura bloccati i pagamenti alle imprese per mancanza di liquidità, in conseguenza del mancato trasferimento di quote di riparto fiscale. Per superare queste difficoltà si fece ricorso ad anticipazioni di cassa, nei limiti del consentito, ed infine, verso la fine dell'anno 1982, il Consiglio approvò, con la Legge Regionale n. 74 del novembre 1982, un provvedimento che autorizzava anticipazioni straordinarie di cassa fino ad un limite massimo di 120 miliardi.

In effetti, le anticipazioni di Cassa raggiunsero la punta massima di 45 miliardi e nel corso del 1983, fortunatamente, i rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione sono migliorati e durante l'anno sono state versate le ultime quote di arretrati del 1981 e 1982, oltre ad un gettito abbastanza regolare riguardante il 1983. Le quote accertate per gli anni '81 e '82, versate nel corso dell'83, ammontano a 210 miliardi, mentre a tutt'oggi, per quanto concerne il 1983, sono stati versati 231 miliardi. Il versamento complessivo è stato dunque di 441 miliardi e, se teniamo conto che, per alcuni mesi, il Governo regionale non ha potuto legiferare a causa delle elezioni regionali, si capisce come questo avanzo di amministrazione presunto sia da considerarsi come un fatto eccezionale e comunque sia del tutto necessario per affrontare gli investimenti previsti in Bilancio.

Le entrate derivanti da tributi propri e quote di tributi erariali. Le voci principali che interessano queste Entrate sono quelle relative alla tassa di concessione della Casa da gioco di Saint-Vincent e quella relativa alla ripartizione finanziaria tra lo Stato e la Regione in applicazione della legge sul riparto fiscale.

Per quanto riguarda la Casa da gioco l'introito è stato stimato in 43 miliardi, a fronte di una entrata presunta finale, per il 1983, di circa 42 miliardi. Evidentemente questa entrata presunta del 1983 non teneva conto dei recenti fatti verificatisi, i quali hanno fatto registrare anche minori introiti.

I proventi del riparto fiscale sono invece stati stimati in 327 miliardi contro i 310 del Bilancio precedente, con una differenza percentuale positiva del 5,46%.

Questo modesto incremento percentuale, che non raggiunge nemmeno il tasso di inflazione programmato si spiega con il fatto che nel Bilancio di previsione per il 1983 erano stati inseriti gli arretrati del riparto fiscale del 1981 che lo Stato non aveva ancora provveduto a versare alla Regione.

Un confronto più omogeneo lo si ottiene non tenendo conto di questa voce ed in tal caso i proventi del riparto fiscale previsti per l"84 risultano aumentati del 22% rispetto a quelli previsti per il 1983.

Tra le voci più consistenti, che concorrono a formare l'intero riparto fiscale (sia l'IRPEF, Imposta di Registro, Imposta di fabbricazione sulla Birra, i Proventi del Monopolio, ecc.), quella riguardante l'IVA risulta prudenzialmente più contenuta rispetto alle altre, pur essendo comunque aumentata rispetto all " 83 del 17,58%, in quanto non si ritiene che vi possa essere un continuo aumento del traffico doganale, considerata anche l'apertura di nuovi trafori. Si ritiene anzi necessario intervenire con opportune iniziative - e la Giunta lo sta facendo - per mantenere il traffico doganale attuale.

Le entrate derivanti dalle assegnazioni dello Stato. Come ho già ricordato precedentemente, il mancato rifinanziamento di alcune leggi di settore, riguardante soprattutto l'Agricoltura, è la causa principale della diminuzione di 17 miliardi di entrate iscritte in questo titolo. Percentualmente la diminuzione è del 18,38% rispetto alle previsioni accertate dell'anno precedente.

Altre variazioni negative riguardano la mancata iscrizione dei fondi per l'edilizia sovvenzionata (£ 1.586.000.000), in quanto gli stessi vengono trasferiti direttamente agli Istituti Autonomi per le Case Popolari con accredito su una apposita contabilità speciale, istituito presso le sezioni di Tesoreria provinciale dello Stato; la riduzione dello stanziamento per le Comunità montane (£ 1.032.000.000) in quanto nelle previsioni per l'anno era compresa anche una quota di competenza dell'anno precedente riscossa dopo il 31/12/82; infine, la mancata iscrizione dell'assegnazione per la formazione professionale, data l'impossibilità di quantificarla, non essendo ancora stati approvati i relativi progetti.

Le entrate derivanti da rendite patrimoniali. Tali entrate sono costituite principalmente da canoni di locazione di terreni e fabbricati (320 milioni) dal provento della gestione della Funivia Buisson-Chamois (160 milioni), dai dividendi sulle Azioni di Società per la quota di partecipazione regionale (150 milioni), dal provento delle concessioni e sub-concessioni di acque pubbliche (2 miliardi e 840 milioni), dal provento dei 9/10 dei canoni statali per le concessioni di acque pubbliche a scopo idroelettrico di cui all'art. 12 dello Statuto Speciale (1 miliardo e 840 milioni) ed infine dagli interessi su giacenze di cassa (stimati in 500 milioni).

Esse registrano un aumento del 12,18% rispetto alle previsioni accertate del Bilancio precedente, dovute principalmente ad una previsione più favorevole degli interessi maturati sulle giacenze di cassa della Regione.

Le entrate derivanti da alienazione di beni patrimoniali. Le previsioni di entrate di tale titolo, anche se percentualmente fanno registrare un aumento dell'82%, non rappresentano variazioni significative dato il loro esiguo ammontare.

Le contabilità speciali. Tale settore raggruppa i fondi che, per la loro stessa natura, costituiscono partite di giro e quelli che la Regione gestisce per conto di terzi e, come tali, non influiscono sul complesso delle entrate e delle spese iscritte a Bilancio.

Appare quindi chiaro che l'ammontare delle previsioni sia di entrate che di spesa devono obbligatoriamente compensarsi tra loro.

Analogo comportamento si verifica, peraltro, anche in sede di rendiconto generale con riferimento agli accertamenti.

Infine, proprio per il contenuto essenzialmente tecnico di tali poste del Bilancio, è consentito apportare variazioni alle stesse con semplice provvedimento amministrativo, ai sensi dell'art. 42 della legge regionale di contabilità.

Le entrate da mutui. Per finanziare il programma di investimenti predisposti dalla Giunta inteso a rilanciare l'economia regionale, le entrate derivanti dai 9/10 del riparto fiscale, sommate a quelle previste dall'avanzo di amministrazione, non si sono dimostrate sufficienti, per cui si è dovuto ricorrere alla contrazione di mutui passivi per un ammontare di 35 miliardi. Tale cifra è la risultante di una manovra di contenimento della spesa corrente senza la quale il ricorso al credito sarebbe stato certamente molto più elevato.

Se la parte "ENTRATE" rappresenta un settore importante del Bilancio, non meno rilevante è il settore delle "SPESE".

L'acquisizione delle risorse, infatti, deriva in parte da una volontà superiore a quella dell'Ente regionale e questo, evidentemente, rappresenta un limite per l'Amministrazione pubblica.

La determinazione delle spese impegna invece in modo più diretto e autonomo, pur nei limiti delle competenze statutarie, il pubblico amministratore. Ed è sulla base delle scelte che vengono operate in questo settore che si delinea l'azione politica di una Giunta regionale; una azione che nel nostro caso deve comunque tenere conto delle spese obbligatorie a cui l'Ente Regione è chiamato a far fronte.

Per le sole spese di funzionamento la Regione spenderà 97 miliardi e 500 milioni, pari al 21,43% delle entrate effettive, suddivise nel modo seguente:

per il funzionamento degli organi istituzionali (ossia della Giunta, del. Consiglio regionale) £ 2.401.000.000

per le competenze al personale regionale £ 27.500.000.000

per il funzionamento degli uffici regionali £ 7.123.000.000

per il personale docente e non docente, (quindi il personale delle scuole) £ 52.222.000.000

per il funzionamento delle scuole £ 2.500.000.000 ca.

per il corpo forestale (stipendi agli appartenenti al corpo forestale) £ 3.810.000.000

per il funzionamento del corpo stesso £ 290.000.000

per la Funivia Buisson-Chamois (stipendi) £ 394.000.000

per il funzionamento della Funivia £ 70.000.000

per la viabilità (ossia competenze ai cantonieri) £ 952.000.000

per la formazione professionale £ 287.000.000 (stipendi) £ 50.000.000 (funzionamento)

per il Fondo Sanitario regionale £ 57.720.000.000

per mutui già contratti e da contrarre per le fideiussioni erogate e per i fondi di riserva £ 36.341.000.000

La Spesa obbligatoria raggiunge, quindi, £ 191.645.000.000 pari al 42,08% delle entrate effettive.

Nonostante quest'onere non indifferente, le spese correnti, stimate in £ 230.170.000.000, rappresentano il 44,94% delle Entrate complessive al netto delle contabilità speciali.

Rispetto al Bilancio precedente si nota una diminuzione di circa il 2% delle spese correnti a vantaggio delle spese di investimento.

E qui si nota la prima azione politica di rilievo, ossia quella di contrarre le spese correnti a favore delle spese di investimento.

Il dato di per sé non molto elevato assumerà, però, un valore considerevole se si tiene conto dei costi elevati che ha raggiunto la macchina burocratica e che non riteniamo di potere contrarre oltre al limite di quest'anno. Si tratterà invece di rendere più efficace, più produttiva questa macchina, onde migliorare il servizio e l'immagine dell'Ente pubblico.

Bisogna anche considerare che la nostra Regione sostiene spese che altrove sono a carico dello Stato - le scuole, la forestale, i cantonieri -, che ammontano a circa 60 miliardi e che inoltre si rende necessario l'intervento regionale in settori di competenza statale; eppure la Regione si vede costretta ad intervenire in maniera massiccia per evitare situazioni precarie e per stimolare lo Stato stesso ad assicurare la sua presenza.

Nel settore della Finanza locale sono previste complessivamente £ 47.181.000.000 tra i Comuni e le Comunità Montane. L'intervento più importante è riservato ai Comuni, con il previsto rifinanziamento delle leggi n. 10 e n. 11 del. 1982. Per il prossimo anno vengono assicurati ai Comuni 32 miliardi, di cui 7 per le spese di gestione dei servizi di loro competenza e 25 per le spese di investimento nel settore delle Opere Pubbliche.

Per quanto riguarda la viabilità, è previsto un intervento di 40 miliardi per il collegamento Aosta-Courmayeur, che si sommano ai 20 miliardi deliberati poco tempo fa dal Consiglio regionale. E' un intervento, questo, che la popolazione dell'Alta Valle attende con ansia e che si spera di portare a compimento al più presto, convincendo lo Stato a fare la sua parte, trattandosi di un tratto di viabilità internazionale non ancora collegato adeguatamente alla rete autostradale italiana e alla rete autostradale francese che sta per raggiungere il Tunnel del Monte Bianco.

Interventi sono pure previsti nel settore dell'Edilizia ed in quello del Risanamento Igienico degli Abitati.

Per quanto riguarda il settore edilizio, dopo l'acquisizione del Quartiere Cogne per un importo di £ 18.500.000.000 altri provvedimenti sono in fase di studio per favorire maggiormente il recupero dei vecchi fabbricati, dei centri storici e per agevolare la costruzione o l'acquisto della prima casa.

Per il risanamento igienico degli abitati, dove sono previsti 20 miliardi, si intende iniziare l'attuazione del Piano presentato in Consiglio regionale nel febbraio del 1983, nel quale era prevista una spesa globale di 38 miliardi.

Numerosi altri interventi sono evidentemente previsti in tutti gli altri settori dell'Amministrazione regionale. Mi limiterò a ricordare i più importanti.

I Lavori Pubblici. Questo settore è sempre stato uno dei più importanti della nostra Regione, perché ogni attività, tanto produttiva quanto sociale, necessità per il proprio svolgimento di adeguate strutture pubbliche (strade, fognature, acquedotti, illuminazione pubblica, opere idrauliche). L'azione prevista nel Bilancio è pertanto di continuare a dotare e a potenziare il territorio di idonee infrastrutture pubbliche? Sono previsti 15 miliardi per la costruzione e la sistemazione di strade di interesse regionale, interventi anti-valanghe per un importo di £ 5.800.000.000, interventi di regimazione idraulica sui corsi d'acqua principali, per un importo di £ 6.500.000.000, sistemazione e costruzione di edifici pubblici per £ 2.000.000.000, costruzione di acquedotti e fognature per £ 2.200.000.000.

Agricoltura e Foreste. Non è evidentemente necessario che io ricordi l'importanza dell'Agricoltura nella nostra Regione. Numerosi dibattiti svolti in quest'Aula e altrove hanno evidenziato il ruolo economico e sociale dell'agricoltura valdostana, nonché la sua importanza nella conservazione del suolo e dell'ambiente. Mai come oggi, infatti, in presenza di una profonda crisi industriale, ci si è resi conto della importanza economica dell'agricoltura come strumento di occupazione primaria o di integrazione salariale, senza dimenticare che, comunque, essa rimane l'attività nella quale sono impegnati la maggior parte dei valdostani e che solamente l'espletamento di questa loro attività permette di contrastare l'esodo della popolazione di montagna, specie da quelle località non ancora raggiunte da forme organizzate di turismo.

Ne va dimenticato il ruolo insostituibile svolto dalla agricoltura valdostana nella conservazione del suolo e dell'ambiente, a tutto vantaggio del settore turistico, così importante per la nostra Regione.

Sono, comunque, molte le difficoltà che si incontrano nella riqualificazione della nostra agricoltura, così come è stato evidenziato dal Presidente della Giunta nella presentazione delle linee programmatiche di Governo. E' naturale, quindi l'interesse della Giunta regionale in questo settore, che vede impegnati 4 miliardi, nel settore della forestazione, per il personale e gli interventi intesi alla conservazione e l'incremento del patrimonio boschivo, 6 miliardi per le opere di sistemazione idraulico-forestale e per la difesa da valanghe, 1 miliardo e mezzo per lo sviluppo della viabilità rurale, 1 miliardo e 800 milioni per la costruzione e la sistemazione di fabbricati rurali, 4 miliardi e mezzo per le opere di irrigazione, 2 miliardi per interventi nel settore di utilizzazione e valorizzazione di terreni collinari e montani, 1 miliardo e 400 milioni per la valorizzazione e l'incremento di prodotti tipici, 2 miliardi e 900 milioni per interventi nel settore della zootecnia, 5 miliardi e 300 milioni per impianti ed attrezzature da destinare a finalità economiche e produttive a favore delle Cooperative agricole di proprietà.

L'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti. Il 1983 è stato certamente un anno travagliato per l'industria valdostana e purtroppo il 1984 non si annuncia migliore.

Più volte ci siamo occupati, in questo Consiglio regionale, dei problemi della nostra Regione ed ultimamente il Consiglio si è addirittura riunito in seduta straordinaria all'interno della Cogne e dell'ILSSA-Viola, per manifestare alle maestranze delle due Aziende, colpite da pesanti provvedimenti di riduzione di personale, il proprio impegno di fare tutto il possibile in difesa dell'occupazione.

La situazione è certamente difficile. Alla chiusura dell'Inteva, della Fortuna West, della Montefibre, si sono aggiunte le riduzioni della Cogne e dell'ILSSA-Viola.

Nel 1983 si è assistito ad un massiccio ricorso alla Cassa Integrazione, e se sommiamo ai posti di lavoro già persi le previste riduzioni della Cogne e dei Cassa Integrati a zero ore, raggiungiamo l'impressionante cifra del 37% in meno dei posti di lavoro, di cui il 34% nel solo settore siderurgico.

Evidentemente non potevamo pensare di essere immuni dalla crisi industriale generale, ma non dobbiamo nemmeno rinunciare (senza tuttavia sostituirsi agli altri Enti che hanno obblighi precisi cui far fronte) a svolgere il nostro ruolo di presenza costante ed in sintonia con i rappresentanti delle forze sociali, in modo da offrire un fronte compatto nei confronti della crisi in atto.

In questo settore, perché consapevoli della gravità della situazione, anche per mancanza di un interlocutore serio, vale a dire lo Stato, si è profuso uno sforzo notevole, con la consapevolezza che l'occupazione industriale non può assolutamente scendere sotto l'attuale livello.

Alla ricerca di una imprenditorialità seria, che garantisse l'installazione di attività redditizie, si sono aggiunti, da parte della Regione, interventi economici che favoriscono il mantenimento delle attività industriali presenti, oltre che incentivare l'insediamento di nuove attività economiche. Ricorderò la costruzione del Metanodotto, per il quale è prevista, nell'84, una spesa di £ 12.300.000.000, l'acquisizione delle centrali di Cravetto, per una spesa di £ 10.000.000.000, l'acquisizione di aree e stabilimenti industriali per un importo di £ 8.600.000.000, senza dimenticare poi l'apporto della FINAOSTA che, a tutt'oggi, ha deliberato interventi in gestione speciale per £ 24.300.000.000 ed in gestione ordinaria per £ 9.780.000.000.

Interventi sono pure previsti nel settore dell'Artigianato, un settore importante nell'economia della nostra Regione a cui spesso non attribuiamo il giusto valore. L'artigianato è, viceversa, un settore in espansione, che si integra molto bene con altre attività, come ad esempio il turismo. Un settore che nei momenti di stagnazione non provoca le apprensioni tipiche dell'industria e che pertanto merita considerazione da parte dell'Ente regionale.

In questo settore, due sono gli interventi interessanti, previsti in Bilancio: il rifinanziamento dei Fondi di rotazione per un importo di 5 miliardi, e l'erogazione di contributi per l'incremento ed il miglioramento delle imprese artigiane per 1 miliardo di lire.

Nel settore del commercio sono previsti pure Fondi di rotazione per un importo di £ 3.500.000.000.

Nel settore dei trasporti è prevista la realizzazione della Funivia Cogne Acque fredde, un intervento da 6 miliardi previsto nell'arco di 3 anni.

Turismo, Urbanistica e Beni Culturali. Il turismo è ormai diventato una delle attività economiche più importanti, potendo, la nostra Valle, disporre di uno scenario naturale assolutamente eccezionale. E' però indispensabile guidare il suo continuo e progressivo sviluppo per evitare il sorgere di nuovi poli turistici sproporzionati alle realtà ambientali e per promuovere, viceversa, il sorgere di infrastrutture e servizi in quelle aree a vocazione turistica che siano commisurate alle risorse umane e naturali locali.

Condizione essenziale, in questa ottica, appare la necessità di ridurre il fenomeno delle seconde residenze, incentivando nel contempo il recupero, ai fini ricettivi, del patrimonio edilizio esistente, nonché la riqualificazione della ricettività alberghiera.

Necessaria appare altresì la realizzazione di infrastrutture complementari al turismo e l'adeguamento tecnologico degli impianti funiviari.

In questo contesto, il Bilancio prevede un intervento di 4 miliardi e 100 milioni per il potenziamento di attrezzature turistico-sportive; 7 miliardi per Fondi di rotazione per gli alberghi; 6 miliardi e 500 milioni per il recupero dei villaggi rurali; 4 miliardi per le azioni promozionali turistiche; 500 milioni per le manifestazioni culturali e di interesse turistico; 500 milioni per sottoscrizione di titoli azionari di funivie e seggiovie locali. E poiché disponiamo di un patrimonio archeologico e di Beni Culturali non indifferente, che contribuisce ad accrescere il turismo valdostano, ma che per la sua stessa natura necessita di continue ricerche, restauri e manutenzioni, sono stati previsti circa 5 miliardi in questo settore.

Sanità e Assistenza Sociale. Io penso che la civiltà di un popolo non si misuri solamente dai chilometri di Autostrada di cui dispone, dal numero di fabbriche in funzione a tecnologia sviluppata, ma anche dall'assistenza sanitaria fornita, dai servizi sociali di cui questo popolo dispone, da come affronta l'emarginazione degli strati più deboli della società moderna, ossia da come tratta gli anziani, gli handicappati, i tossicodipendenti.

E' un settore, quindi, che ci permette di tastare il polso alla nostra comunità e che ci aiuta a capire il grado di civiltà raggiunto.

E' un settore nel quale, da anni, la Giunta, investe per creare strutture valide, che permettano alle nostre categorie più deboli di trovare pace, conforto e assistenza.

Detto che il settore sanitario si troverà in difficoltà ancora maggiori di quelle registrate quest'anno per la mancanza di circa 5 miliardi di provenienza del fondo sanitario nazionale e per i ritardi, soprattutto, con cui questi trasferimenti vengono fatti, e detto che il nuovo ospedale di Beau-regard è prossimo all'apertura, rimane da elencare brevemente gli interventi che vanno nella direzione a cui accennavo precedentemente.

Per la realizzazione di presidi socio-assistenziali distrettuali £ 1.000.000000

Per la realizzazione di centri diurni polivalenti £ 1.800.000.000

Per la costruzione e ristrutturazione di presidi assistenziali socio-assistenziali £5.300.000.000

Contributi per il funzionamento dei consultori familiari £1.300.000.000

Per l'assistenza agli invalidi civili, ai mutilati, ai ciechi, ai sordomuti, ai minori bisognosi, per l'inserimento lavorativo nella vita sociale dei portatori di handicap £ 5.000.000.000 (ca.)

Per la gestione dell'Eremo di S. Romolo in Comune di Sanremo £ 600.000.000 ca.)

Per la bonifica del bestiame £ 6.500.000.000

Pubblica Istruzione. Lo sforzo compiuto in questo settore riguarda il completamento di edifici scolastici in diverse località della Regione per un importo di £ 9.600.000.000.

Altri interventi riguardano il funzionamento dell'Istituto Musicale regionale, per un importo di £ 520.000.000; l'assegnazione gratuita dei libri di testo per £ 700.000.000; il funzionamento delle biblioteche, compresi i contributi agli Enti Locali per tale iniziativa, per un importo di £ 550.000.000; interventi per manifestazioni ed iniziative culturali, scientifiche, comprese quelle destinate alle Istituzioni scolastiche, per un importo di £ 520.000.000; ed infine gli interventi a favore degli Enti e delle Istituzioni culturali per lo svolgimento delle proprie attività per un importo di £ 455.000.000.

Per quanto riguarda infine la formazione professionale, sono previsti interventi per £ 6.291.000.000.

Il totale degli interventi elencati, oltre a molti altri di minore entità, ma non certamente di minore importanza, fa sì che le spese di investimento raggiungano la somma di £ 282.047.000.000, ossia il 55,06% delle somme disponibili ed il 2% in più rispetto al Bilancio precedente.

Riteniamo, in tal modo, di dare una risposta concreta al difficile momento che stiamo attraversando, gettando al tempo stesso le basi per non trovarci impreparati al momento in cui si verificasse un accenno di ripresa economica.

Questi sono gli aspetti positivi che noi intravediamo in questo Bilancio, un Bilancio che però deve essere ulteriormente perfezionato in taluni suoi aspetti, adottando opportuni provvedimenti, alcuni dei quali tra l'altro già suggeriti in quest'aula, in occasione di precedenti dibattiti.

E' necessario, in effetti, riqualificare la spesa per due motivi fondamentali:

per contenere la spesa corrente, che altrimenti raggiungerebbe limiti non sopportabili a danno degli investimenti. E tale contenimento non si può ottenere soltanto con manovre restrittive adottate in fase di predisposizione del Bilancio, ma soprattutto recuperando ed utilizzando somme autorizzate con specifici provvedimenti legislativi e non utilizzate o solo parzialmente utilizzate, in quanto destinate ad interventi non prioritari;

per contenere la massa residuale passiva che tende ad aumentare anno dopo anno.

Per quanto riguarda il primo punto, condivido l'impostazione che a tale problema aveva già dato nel 1981 il Consigliere De Grandis, quando aveva presentato in questo Consiglio una mozione che impegnava la Giunta ad istituire una apposita Commissione con il compito di predisporre una serie di relazioni tecniche contenenti proposte di revisione a quelle leggi non funzionali o ormai superate.

Per quanto riguarda il mio Assessorato, il lavoro preliminare consistente nella raccolta e nella suddivisione per Assessorati di tutte le leggi finanziarie, è già stato eseguito e trasmesso agli altri Assessorati. Evidentemente, il 1983, coincidendo con il rinnovo del Consiglio regionale, in un primo tempo, e con il necessario assestamento dei componenti della Giunta, in un secondo momento, non è stato molto utilizzato per questo tipo di lavoro. Credo, però, che l'argomento vada ripreso, tenendo conto del programma di Governo presentato dal Presidente della Giunta che, a mio avviso, può tranquillamente definirsi un Piano regionale di Sviluppo per gli anni '83-'88.

In merito alla previsione dei residui, vi è da notare che quelli attivi ammontano a £ 206.000.000.000, vale a dire al 37,67% rispetto alle previsioni di competenze, con un miglioramento del 13,25% rispetto all'anno precedente.

I residui passivi ammontano invece a 209 miliardi, ossia al 38,22% rispetto alle previsioni di competenza, con un peggioramento, rispetto all" 83, del 32,50%.

Alcune considerazioni, evidentemente, si pongono.

Per quanto riguarda i residui attivi, l'introito degli arretrati del 1981 e del 1982 per il riparto fiscale, è la causa principale del loro miglioramento. Inoltre risulta riscosso, nei corso del 1983, 1 miliardo e 900 milioni sul mutuo contratto per i lavori di ampliamento e ristrutturazione dell'ospedale regionale di Aosta. Per cui, non essendo previsti ulteriori accertamenti relativi ai mutui passivi, la massa residuale attiva si riduce a 470 milioni, contro i 2.390.000.000 dell'anno precedente.

Per quanto si riferisce ai residui passivi, il versamento degli arretrati del riparto e la concomitanza del rinnovo del Consiglio regionale - per cui per alcuni mesi non si è speso con la solita regolarità, mentre il primo provvedimento di variazione al Bilancio sarà approvato solo per fine anno per cui risulterà, sia pure per pochi mesi, un carico rilevante di residui derivanti appunto da tale legge, ebbene, questi sono due fattori che ritengo determinanti dell'aumento dei residui passivi. Tuttavia, come dicevo poc'anzi, oltre a questi fattori, ve ne sono altri endemici che determinano l'andamento negativo dei residui passivi.

I principali penso possono essere le procedure fissate da molte leggi di spesa, che sono da rivedere, per permettere una liquidazione più celere. Vanno pure riviste le tecniche e le logiche di appalto dei lavori in esecuzione diretta, con particolare riferimento ai tempi di esecuzione delle opere stesse e alle somme da impegnare in relazione alle capacità di intervento dell'Impresa. Sono da riprogettare, infine, gli interventi concessi tramite gli Istituti Bancari per evitare quei tempi lunghissimi tra l'accoglimento della domanda e l'emissione dei mutui.

Si nota pure un aumento dei residui passivi nella finanza locale, in quanto numerosi Comuni, pur avendo totalmente impegnato le somme messe a loro disposizione dalla legge n. 10 del 1982, non hanno ancora potuto completamente prelevarle per ritardi negli appalti o per mancanza di collaudi finali delle opere costruite.

Era prevedibile, in fase di avvio di questa legge, che i Comuni si trovassero di fronte a difficoltà contingenti, come la mancanza delle progettazioni o la carenza delle strutture tecniche. E' una fase che certamente verrà superata, terminato il necessario rodaggio dell'organizzazione comunale in ordine alla legge medesima.

Ciò che stupisce è che però Comuni tipo Aosta, che dispongono di strutture tecniche certamente più complete di quelle esistenti nei piccoli Comuni, siano tra coloro che hanno più denaro immobilizzato in Regione. Il Comune di Aosta, infatti, non avendo ritirato una parte della somma relativa al 1982, vale a dire circa 1 miliardo e mezzo, non ha ritirato l'ultima quota che è ancora interamente in Regione ed è di 2 miliardi e mezzo circa.

Sono fattori, questi, che andranno attentamente vagliati dalla Giunta regionale e da quella Commissione tecnica che era stata richiesta dal Consigliere De Grandis - come ho già detto - mediante una apposita mozione votata alla unanimità dal Consiglio regionale.

Avec ce dernier point, je pense avoir analysé dans les détails le Budget 1984.

Avant de conclure, permettez que je m'attarde sur le Budget pluriannuel 1984-1986.

L'article 5 de la loi régional n° 68 de 1979 établit que le Budget pluriannuel représente le cadre des ressources que la Région prévoit d'acquérir et d'employer dans une période moyenne, sur la base de la législation nationale et régionale d'une part, et des nouveaux programmes d'intervention de l'autre.

C'est également l'évaluation de la couverture financière des nouvelles dépenses et des plus-values fixées par des lois régionales et ordonnancées dans l'exercice à venir.

Aussi bien, le Budget pluriannuel proposé présente-t-il pour chaque programme deux indications quantitatives, l'une relative au montant des ressources à destiner au programme et dans ce sens fixée à l'avance, l'autre contenant le montant des nouvelles ressources que l'on prévoit d'attribuer au programme au cours de trois années. Les recettes ont été estimées en appliquant aux prévisions de 1984 des pourcentages d'accroissement non supérieurs aux taux d'inflation. Pour 1985, l'ensemble des ressources accuse une décroissance de 9,10%, par rapport à 1984, due essentiellement à la non-assignation de l'excédent d'administration et des recettes provenant du recours au crédit.

Enfin, pour l'année 1986, le total des ressources enregistre une augmentation de 6,83% par rapport à l'année précédente.

C'est avec ces derniers éléments que je conclus et je soumets à votre attention la prévision des recettes et des dépenses pour 1984.

Je suis naturellement à votre disposition pour répondre à toutes les questions que vous voudrez bien me poser.

PRESIDENTE: Signori Consiglieri, se il Consiglio è d'accordo, sospenderei la seduta rinviandola a lunedì alle ore 16. Vi ricordo che al mattino alle ore 9,30 ci sarà la celebrazione del 40° anniversario dell'incontro di Chivasso. Il Consiglio è sospeso

La seduta termina alle ore 19,24.