Oggetto del Consiglio n. 260 del 16 dicembre 1983 - Resoconto
OGGETTO N. 260/VIII - PROBLEMI CONCERNENTI LA GESTIONE DELLA CASA DA GIOCO DI SAINT-VINCENT. REIEZIONE DI ORDINE DEL GIORNO DI INVITO ALLA GIUNTA A RASSEGNARE LE DIMISSIONI.
PRESIDENTE: Si prosegue la discussione generale sull'Ordine del giorno. Ha la parola il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà. Poiché Aloisi non interviene parlerà allora il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Signor Presidente, le faccio notare che prima di me è iscritto a parlare il Consigliere Beneforti.
PRESIDENTE: Il Consigliere Beneforti ha rinunciato e quindi le do la parola, Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Signor Presidente, credevo che il Consigliere Beneforti prendesse la parola e devo invece constatare con rammarico che ha rinunciato. Dico con rammarico perché può sembrare strano, ma è pur sempre una constatazione che al di là dell'esposizione che il Presidente della Giunta ci ha fatto nel corso, peraltro, di una seduta segreta, la maggioranza è stata rigorosamente silenziosa. Devo dire che, in questo periodo, il silenzio mi pare sia un po' una costante di comportamento da parte della maggioranza, una maggioranza che dà comunque l'impressione di non voler ascoltare, o almeno non vedere, non sentire e parlare purtroppo solo a porte chiuse.
Obiettivamente devo dire che l'imbarazzo è notevole, anche perché ormai credo che sull'"Affaire Casino" sia stato detto tutto quanto era possibile dire, con una minuzia ed una puntigliosità di particolari da far sì che - io me l'auguro - il pubblico peraltro abbastanza numeroso in queste tornate del Consiglio, si sia potuto fare una idea specifica e precisa di quanto è avvenuto in Valle d'Aosta da ormai un mese, toccando da vicino l'Amministrazione regionale ed il Casinò.
Stare quindi a recitare ancora fatti ed episodi, stare a ripuntualizzare ancora elementi di dettaglio per far emergere ulteriori contraddizioni, ritengo sia ormai tempo sprecato. Ribadiamo ancora una volta che il problema è, a nostro avviso, essenzialmente politico perché credo che da parte delle minoranze si sia fatto un notevole sforzo per inchiodare la maggioranza alle sue precise e specifiche responsabilità.
Lo dico con profondo rammarico, ma ho constatato, per l'ennesima volta, un elemento di chiusura. L'altro giorno, dall'intervento dell'Assessore Rollandin, mi era parso di cogliere (si vede però che la mia sensibilità ha sbagliato) una inversione di tendenza, una maggiore duttilità, una certa apertura nei confronti di quelle che erano le istanze delle minoranze. Il fatto che invece questa mattina non sia successo nulla e che la maggioranza abbia nuovamente fatto quadrato sta a significare che si vuol proseguire su questa strada facendo finta di non accorgersi di quello che, con sempre maggior slancio, la collettività valdostana chiede; è bene dircelo francamente: c'è una esigenza di chiarezza assoluta, la gente è incerta e questo sentimento è ancor più vivo e più presente nell'opinione pubblica. Nonostante tutto, ancora una volta, con un atteggiamento che io ritengo contro-producente per il prestigio dell'autonomia valdostana e del nostro sistema di autogoverno, qui si cerca di nascondere la testa sotto la sabbia come fa lo struzzo!
Dico queste cose perché, a mio avviso, sarebbe invece, opportuno esaminare un po' quello che è il comportamento delle forze politiche che compongono questa maggioranza. Di fronte alle precise contestazioni che sono venute dai banchi dell'opposizione si è infatti risposto in maniera estremamente evasiva; le forze politiche hanno preferito la strada del silenzio (strada che non è sicuramente la mia, visto che anche poco fa in Commissione con il Consigliere Tamone ho avuto un vivace scambio di opinioni). Posso anche capire che sia fastidioso prendere la parola due, tre volte, ma è altrettanto indisponente il non trovare mai dall'altra parte un minimo di rispondenza: questo è il discorso di fondo!
Se la Giunta, questa mattina, avesse per lo meno manifestato le stesse intenzioni che l'Assessore Rollandin aveva prospettato l'altro giorno, a quel punto potevamo pensare che un piccolo passo avanti fosse stato fatto, e invece niente, si è proceduto alla seduta segreta e l'opinione pubblica - questo va detto è ancora più sconcertata perché crede che in questa seduta segreta siano venute a galla chissà quali malefatte! Abbiamo assistito ad una seduta segreta - me lo consenta, Signor Presidente- nella quale, al di là di due o tre citazioni personali (riferite tra l'altro a personaggi che - come ha detto anche lei - erano già deceduti), grosse novità non ve ne sono state; comunque non ne possiamo parlare, dobbiamo stare zitti, mentre penso che tutto sommato quanto appreso stamattina in seduta segreta avremmo anche potuto dirlo di fronte alla stampa e di fronte al pubblico.
Niente è mutato, sostanzialmente, per cui il giudizio diventa inevitabilmente ancora più pesante e, chiaramente, si tratta di un giudizio di carattere politico. L'abbiamo detto e lo ribadiamo in quest'Aula: la vicenda giudiziaria è una cosa, le considerazioni di carattere politico un'altra. Proprio in virtù di ciò chiediamo a questa Giunta un tipo di comportamento diverso, chiediamo questo, se possibile perché attraverso un diverso comportamento si possa configurare anche, una diversa soluzione di questa brutta vicenda del Casinò.
Dobbiamo dirci che, al di là delle prime considerazioni fatte dal Capogruppo della "Union Valdôtaine", Ugo Voyat, sull'episodio del blitz, grosse voci in proposito da parte della "Union" non ne abbiamo più sentite. Questo ci stupisce perché in un "Affaire" che, tutto sommato, ha degli aspetti indubbiamente negativi, su argomenti che per qualche verso toccavano l'onorabilità delle persone, toccavano questioni "di soldi" (e in questo caso riguardano il Casinò dove i soldi circolano a fiumi), dobbiamo dire che l'atteggiamento passato della "Union Valdôtaine" era stato sempre estremamente rigoroso anche perché, giustamente, dal loro punto di vista, gli Unionisti dicevano che l'atteggiamento permissivo dei Partiti-Stati Nazionali nei confronti del cosiddetto "Affaire" non erano un bagaglio di proprietà della "Union Valdôtaine". Una cosa era il discorso della correttezza morale, ben altre erano le considerazioni di carattere politico!
Ora, io credo che in quest'Aula questo rigore ci sia stato, mentre è venuto meno, in questo momento, da parte della "Union Valdôtaine", la quale si sta dimostrando più accondiscendente nei confronti di un "Affaire" che va visto nelle sue sfumature e sul quale bisogna fare piena chiarezza.
Ricordo come, negli anni trascorsi, quando considerazioni di carattere morale erano state fatte nei confronti di altre forze politiche (e faccio qui un discorso molto generale per non fare riferimenti che potrebbero riguardare la mia parte politica), il "J'accuse" era diventato un imperativo morale e noi abbiamo quindi dovuto superare alcune contraddizioni della vita politica valdostana accollandoci responsabilità che non sempre erano nostre.
Con questo noi intendiamo invitare la "Union Valdôtaine" a tornare quella che diceva di essere un paio d'anni fa, la invitiamo ad esaminare la situazione attuale con gli occhi con cui l'avrebbero guardata l'Avvocato Severino, anche perché - e lo voglio qui ricordare - le parole dure nei confronti di questa vicenda non le abbiamo certamente pronunciate noi, ma il Presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, l'Avv. Bondaz, che ha espresso giudizi pesantissimi al riguardo. In quelle poche lapidarie parole era condensato, credo, tutto il disagio morale della collettività valdostana di fronte a questa vicenda, a questa situazione che qualcuno ha fin troppo giustamente: definito drammatica.
Ho, quindi, la vaga impressione, Signor Presidente della Giunta, che al di là di considerazioni di ordine generale e di principio ci siano anche, all'interno della maggioranza, alcuni tatticismi che condizionano il fatto che le responsabilità di questa vicenda vengano condensate esclusivamente su una persona. Lo ripeto e lo dico a voce alta: le responsabilità - se responsabilità di ordine politico ci sono - vanno equamente ripartite tra la Giunta e la maggioranza che la sostiene; non ho mai personalizzato il discorso, non intendo farlo in questa sede. E mi sembra che i sottili "distinguo" che si fanno (anche con un balletto non sempre corretto) all'interno della maggioranza, non siano un atto degno di chi vuole governare con estremo rigore questa nostra Regione. Le responsabilità sono collegiali. Mi dispiace citare qui l'amico Lanivi ma ancora oggi, sul giornale, ha affermato che la maggioranza era forte, compatta, il che sta a significare che su questo argomento le differenziazioni fra le varie forze politiche testimoniano la volontà di rimanere pervicacemente aggrappati a considerazioni di potere e non a considerazioni di altro tipo che stanno invece pesando ed avvelenando il clima della nostra Regione.
Non mi meraviglia affatto che i Democratici Popolari e la "Union Valdôtaine" e i Progressisti dicano quello che stanno dicendo, cioè di far quadrato. Non vorrei che le cose andassero come per la famosa epopea del West e che tutto finisse in maniera miseranda come accadde per la vicenda del Generale Caster, dico solo che gli stessi democratici popolari per bocca del loro più prestigioso esponente, il Presidente del Movimento, hanno puntato spesso il dito sulla questione morale, su questo discorso di distinguere nettamente ed evitare connessioni o interconnessioni in "affaires" che possono per certi versi toccare l'onorabilità delle persone. Cosa più che giusta, per carità, ma allora bisogna essere coerenti e conseguenti ad ogni livello.
Certamente ho apprezzato le grida di dolore del Consigliere Maquignaz, ma rimane una voce costantemente calmante nel deserto; obiettivamente, ogni volta ci richiama alle nostre responsabilità ma poi il passo successivo che dovrebbe fare sembra troppo difficile. Continueremo, comunque, ad ascoltarlo con piacere perché questa mi sembra la impostazione giusta, quale elemento di sollecitazione delle nostre coscienze di cittadini.
Rivolgendomi al Presidente della Giunta (il quale, credo risponderà alle nostre considerazioni) quasi a titolo personale, proprio in nome della lunga amicizia che mi lega a lui fin dai tempi in cui, sui banchi di scuola, abbiamo condiviso le gioie e i dolori di quei giorni, ebbene, dirò che sarebbe a questo punto opportuno che lui, in qualità di appartenente a quel movimento che ha fatto del rigore la sua bandiera, dai banchi di quest'Aula, tranquillizzasse la gente valdostana e, in quei termini espliciti che a volte usa, ci desse delle risposte esaurienti su ciò che è a sua conoscenza e che può essere svelato in quest'Aula.
Pesano accuse pesanti nei confronti dei dirigenti della Casa da gioco. Diversi Consiglieri, ed anche noi, ci siamo chiesti stamattina quale fosse l'intreccio societario che sta ad annodare tutto in un intrigo addirittura infernale; ogni tanto si scopre una società nuova. Non dirò più la frase: "Che cosa c'è dietro l'angolo" perché avrei l'impressione che risuccedesse quanto accaduto l'altra volta, però è necessario conoscere come stanno le cose. Egli deve chiarire all'opinione pubblica (e qui torniamo anche ad un argomento che ci pesa addosso per i risvolti personali ed umani) come mai un intero corpo di controllori ha potuto commettere un reato così grave da essere totalmente incarcerato? Io credo che, se questo è potuto avvenire, in questo meccanismo dei controlli sia saltato qualcosa, all'insaputa dell'Amministrazione regionale. Ma allora il Presidente ci deve dare un suo primo giudizio su quali sono gli eventuali meccanismi che hanno consentito la deviazione di questo corpo trasformandolo in un corpo "separato" dalla Regione, visto che ha potuto commettere quello che ha commesso.
Io ritengo che se la Giunta rimane al suo posto, ebbene, ha il dovere di rispondere a queste domande, ha il dovere di fare chiarezza e di legittimare, nel contempo, la sua presenza al Governo della Regione, con atti responsabili.
Noi chiediamo le dimissioni perché non crediamo più che questa Giunta, per quanto è successo, per le responsabilità che non ha saputo assumersi, sia più legittimata a governare la Regione.
Il Consigliere liberale Pedrini, questa mattina, ha fatto delle "avances", ha già ipotizzato soluzioni di carattere politico che, mentre appariva
no molto più sfumate nel discorso del collega Mafrica, erano invece molto più esplicite nel suo discorso. Noi invece non facciamo nessuna "avance", perché prendiamo atto che questa Giunta è "solidamente" al suo posto; ha la tranquillità di stare al suo posto e questa tranquillità ha il dovere di trasmetterla al Consiglio e alla comunità. Se questi presupposti si verificheranno, allora anche noi prenderemo atto che questa Giunta è ancora abilitata a governare; se questo non accadrà, ebbene, noi continueremo a dire che è una grave iattura per la Valle d'Aosta che questa Giunta si assuma ancora la responsabilità di governarla. Perché qui - e già vi accennai nel primo intervento in cui si parlò del Casinò -, qui non è solo in gioco una Giunta o l'altra, un modo di governare o l'altro, qui è in gioco il destino della nostra autonomia e di una immagine dunque che la Valle d'Aosta aveva sempre saputo fornire di sé all'esterno: una immagine, tutto sommato, di correttezza, di linearità, tipica tra l'altro di alcune Regioni alpine, tipica anche di una mentalità che ha saputo presiedere agli atti di Governo della nostra Regione nel passato.
Il discorso di Mafrica, questa mattina, riferito ad una petizione fatta dal Consiglio degli Ordini dei Giornalisti di sospendere il "Premio Giornalistico Saint-Vincent" può anche essere considerato un elemento secondario, dipende dall'ottica con cui lo si giudica. A questo atto può non essere dato alcun senso, oppure può nascondere la legittima preoccupazione che a Saint-Vincent non si possano tenere manifestazioni di ordine culturale, perché l'intreccio mafioso è superiore a quello previsto. Di fronte a questi fatti è dunque la Valle d'Aosta che è in gioco non tanto il discorso di tenere o non tenere in piedi un Governo.
E' per questo che, siccome finora il silenzio è stata l'unica arma vincente di questa Giunta, io mi auguro invece che ora, di fronte ad alcune nostre precise richieste, ci vengano date opportune ed esaurienti risposte. La legittimità di questa Giunta sta in quello e negli atti che è ancora capace di fare. Se ciò succederà ne prenderemo atto e con estrema coerenza diremo che il nostro atteggiamento poteva anche essere stato politicamente sbagliato; lo diremo apertamente in quest'Aula. Se però questa Giunta manifesterà incongruenza, incertezza, lascerà perplessa l'opinione pubblica valdostana perché le risposte saranno evasive, allora continueremo a dire che non è più legittimata a governare la nostra Valle.
Se questo avverrà - lo anticipo così non ci saranno più dubbi sul fatto che noi, o parliamo poco o parliamo troppo! - se la Giunta non sarà convincente, se non si diranno cose che incideranno profondamente sulla realtà della nostra Regione, e che potranno ridare serenità alla nostra gente, ebbene, noi non discuteremo il Bilancio di questa Regione. Staremo rigorosamente zitti d'ora in avanti, perché il silenzio sarà l'unica arma di protesta (non disturberò più, così, la sensibilità del mio amico Tamone). Il Bilancio potrà essere votato o non votato; vedremo a quel momento se è un atto che la Giunta non è più abilitata, dal punto di vista politico, a proporre al Consiglio. Grazie.
PRESIDENTE: Chiede di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): Signor Presidente, non voglio certamente fare un secondo intervento avendone già fatto uno questa mattina, desideravo solo fare alcune puntualizzazioni su questo Ordine del giorno sottoscritto da tutti i Consiglieri di opposizione. La firma posta sull'ordine del giorno di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta e dell'intera Giunta non vuole essere certamente un avallo al Partito Comunista, visto le "avances" fatte questa mattina nei confronti di una eventuale sostituzione a dirigere questa Giunta, perché certamente non siamo noi coloro che sono disposti ad accettare il Partito Comunista in maggioranza in questa Giunta, ma volevo specificare piuttosto quale era il significato di questa firma. Abbiamo firmato soltanto perché riteniamo corretto, dal punto di vista morale, che il Presidente della Giunta e la Giunta diano le dimissioni per fare chiarezza, non certamente per avallare altre maggioranze ed in modo particolare maggioranze con il Partito Comunista.
Non mi hanno fatto piacere neanche le "avances" fatte stamattina da rappresentanti anche di altri Partiti perché, come Partito di opposizione, ho l'impressione di aver visto una situazione abbastanza anomala e scorretta; sembrava di vedere dei falchi che hanno intenzione di buttarsi a capofitto su un cadavere che ancora non esiste.
Penso, dunque, che la prima cosa da fare, come Partiti di opposizione, sia quella di chiedere che venga fatta chiarezza in tutto questo affare, ma non fare "avances" e cercare di sostituirsi alla guida e alla dirigenza di questa Giunta.
Proprio per questo motivo volevo ricordare quale era la nostra posizione come Movimento Sociale Italiano, ossia di opposizione. Noi non vogliamo certamente andare a sederci su quei banchi, cosa che non abbiamo mai chiesto, proprio perché crediamo di essere un Partito di opposizione e di alternativa. Nel momento in cui dovessimo andare a sederci su quei banchi toglieremmo tutti dall'impaccio proprio perché lì ci andremmo da soli, perché certamente porteremmo avanti un certo tipo di Repubblica presidenziale. La posizione del Movimento Sociale Italiano, in quest'Aula, è pertanto quella di alternativa costruttiva, ma non certamente quella di chi cerca di accattivarsi le simpatie per sostituirsi ad alcune maggioranze.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Neanche io vorrei fare un secondo intervento ma solo puntualizzare brevemente alcune situazioni emerse dal dibattito di stamattina e di oggi.
Primo punto. Non siamo d'accordo sulla chiusura del Casinò. I motivi li avevo già detti nell'altra seduta.
Oltre a quelli relativi all'occupazione vi sono quelli che riguardano l'indotto. Mi sono informato, alla direzione del mio Partito, perché erano arrivate delle voci allarmanti che parlavano di una chiusura del Casinò, ma ho avuto assicurazione dalla Direzione del mio Partito che il Casinò sarebbe rimasto aperto.
Per quanto riguarda la decadenza della convenzione con la società SITAV ed altre società, riteniamo che dal punto di vista giuridico esistano i punti ed i momenti per questa decadenza; siamo favorevoli, quindi, alla decadenza e non siamo favorevoli ad una gestione pubblica in quanto, come Socialdemocratici, per la nostra ideologia, l'iniziativa privata è importante. Da questo lato, quindi, siamo favorevoli ad una gestione privata.
Per la nomina del Commissario e dei due Vice-Commissari, mi auguro che il nome del Commissario esca dai giochi politici, anche perché bisogna dare credibilità alla popolazione.
Secondo le risposte che darà questa Giunta, il nostro atteggiamento sul Bilancio sarà quello di un assoluto silenzio. Solo nel caso in cui ci saranno risposte positive alle diverse domande di stamattina, il nostro atteggiamento cambierà.
PRESIDENTE: Vorrei sapere se non vi sono più interventi nella discussione generale relativamente all'"Affaire Casino".
Chiede di parlare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.
LANIVI - (Féd. DP-UVP): Non si tratta di rompere il ghiaccio, ma credo che sia stata una doverosa posizione della maggioranza quella di ascoltare (e di dare la possibilità al pubblico di fare altrettanto, pubblico che, più numeroso del solito, segue i lavori di questo Consiglio) le posizioni e l'arco complessivo delle argomentazioni della opposizione. Ciò mi pare non solo giusto, ma corretto; fa parte del gioco democratico nel quale crediamo, come crediamo, a differenza di quanto possano pensare alcuni Consiglieri, che da parte della maggioranza ci sia un grande rispetto per la posizione delle opposizioni, anche se queste, esercitando giustamente il ruolo che loro compete - ossia di stimolo, di controllo e di critica -, possano dire cose non gradite alla maggioranza. E' qui che risiede uno dei fondamenti della vita democratica: quello della maggioranza di agire, operare, governare, e quello dell'opposizione di stimolare, controllare, criticare.
Parleremo poi delle dimissioni.
Ebbene, il succo politico complessivo delle posizioni emerse dall'opposizione sono di questo tipo.
Primo punto. Le posizioni dell'opposizione sono molto diversificate. L'unico punto in comune che hanno tali forze è quello di richiedere le dimissioni del Presidente che, comunque, Presidente o Giunta, o solo Presidente, significano dimissioni del Governo regionale. A parte questo minimo comune denominatore assistiamo a una molteplice serie di atteggiamenti che giustificano l'esistenza di questa maggioranza.
La posizione di Aloisi. Aloisi credo voglia le dimissioni di questa Giunta, ma nel suo intervento vi sono, anche se detti in maniera molto garbata, alcuni elementi che non ci fanno trovare d'accordo. Il fatto di affermare che la nostra Repubblica è, in questo momento, interessata da una serie di scandali ha, come sottofondo, una critica all'intero sistema e una critica posta sotto questa luce non la possiamo accettare. E' possibile che in epoche storiche del nostro Paese ci siano stati dei periodi senza scandali, ma solo perché il regime di quel momento particolare impediva che certe cose venissero alla luce e fossero dibattute, cosa che invece è consentita e permessa soprattutto nei regimi democratici. Quindi se è vero che il nostro Paese in questo momento deve affrontare vicende molto tristi, dobbiamo anche ribadire la nostra fiducia nel regime democratico; anche se questo porta spesso a ripensamenti, ad autocritiche, ha pur sempre in sé uno sforzo per migliorarsi ed é pur sempre un sistema democratico quello che, secondo noi, meglio garantisce la crescita di un Paese, qualunque esso sia.
Vi è poi la critica del Partito Comunista. Devo dare atto a questo Partito di avere fatto una proposta, tra le più complete; infatti c'era una proposta relativa ad una futura ipotesi di assetto politico-regionale, ma c'erano anche proposte concrete circa la vicenda del Casinò. Devo, però, far rilevare due cose al Partito Comunista. Se da un lato il loro Partito è così attento a richiedere autocritiche da parte delle forze che costituiscono attualmente la maggioranza, dall'altro ha evitato nella maniera più clamorosa di fare una qualsiasi autocritica sul ruolo del proprio Partito, in un passato da cui ha citato alcuni avvenimenti dimenticandone però altri. Questo si traduce in pratica nella volontà, da parte appunto del Partito Comunista, di non affrontare responsabilità che anche in passato ha spesso evitato di fronteggiare.
Quindi, se è vero che le forze politiche nel loro complesso devono compiere un'autocritica (ed è un invito che accogliamo, almeno per quanto riguarda il nostro movimento), è altrettanto vero che chi rivolge l'invito deve per primo dare il buon esempio. A questo proposito voglio assolutamente evitare ogni polemica, ma devo però dire che, nella situazione politica della Valle d'Aosta e in particolare sulle vicende della sinistra in Valle d'Aosta, il Partito Comunista ha svolto un ruolo che definirei anche determinante e se oggi vi possono essere dei limiti a questa posizione credo che anche il Partito Comunista debba fare una sua onesta autocritica. Rispetto a questa posizione credo che la proposta del Partito Comunista sia semplice - lo possiamo anche dire pubblicamente - ed è di questo tipo. "Si dimetta la Giunta e al posto della Democrazia Cristiana c'è il Partito Comunista". Questo è il succo della questione! La mia non vuole essere ironia; è una proposta politica che ha un suo valore e che il Partito Comunista ritiene opportuno porre oggi.
A questo proposito bisogna essere molto chiari. Il Consigliere Torrione ha ironizzato sul fatto che io dicessi ieri che questa maggioranza è solida. La mia dichiarazione discendeva da queste considerazioni. Questa maggioranza rispetta il dato elettorale del giugno 1983. Queste forze politiche hanno ritrovato delle motivazioni che hanno consentito la formazione di questa maggioranza e le elezioni di questa Giunta. In questa situazione politica e storica della nostra Regione non esistono, in questo momento, possibilità di alternative, è l'elemento stabilizzante della vita politica valdostana rispetto alle quali forze politiche l'opposizione, giustamente, svolge il suo ruolo. Ma come l'opposizione svolge il suo ruolo di autocritica, è altrettanto vero che a questa maggioranza, a queste forze politiche, spetta il compito di garantire il governo politico e amministrativo e morale della Regione. Possiamo poi anche accettare inviti da parte di tutti, ma quando guardiamo gli inviti al moralismo sappiamo anche distinguere le forze politiche e gli uomini che ce li rivolgono.
Quindi, il discorso e certe proposte che nascondono, dietro grandi perorazioni moralistiche, la straziante nostalgia di ritornare sui banchi della Giunta, riducono il valore delle critiche stesse perché, o si prosegue in maniera corretta in un discorso apprezzabile di opposizione, un discorso che se trova riscontro nell'elettorato trova automaticamente riscontro in quest'Aula e in modificazioni di Governo, oppure il giochino di abbagliare il pubblico (più o meno informato sulla situazione) facendogli intravedere chissà quali misteri per raggiungere poi semplicemente il fine di arrivare su quei posti oggi tanto condannati, ebbene, questa è una posizione che riduce obiettivamente le motivazioni stesse dell'opposizione, morali, politiche e amministrative che siano. Quindi, è vero che spetta a noi il compito di rendere conto dell'operato dell'Amministrazione e della conduzione politica, ma è altrettanto vero che perdono valore tutte quelle critiche che, in definitiva, nascondono semplicemente un discorso di sostituzione di forze politiche della maggioranza.
E' compito della maggioranza, in questo momento, chiarire le posizioni nel senso di assumere delle precise responsabilità in quanto maggioranze e non di confondere le idee o fingere di modificare le cose semplicemente rivedendo i posti nella Giunta regionale.
Questo mi pare un elemento di chiarezza che certamente non si raggiunge facendo delle finte dimissioni per rieleggere poi la stessa Giunta e magari lo stesso Presidente, sostituendo solo qualche persona!
Ma il. Partito Comunista, oltre a fare una proposta politica, ne ha fatte alcune di tipo operativo che riguardano la sostanza del tema. Contrariamente a quanti sostengono che questa maggioranza si è chiusa a riccio o ha eretto un muro, è proprio su queste proposte che intendiamo misurarci, cioè proprio sui temi concreti. Questo è il nostro terreno, vogliamo che il confronto avvenga qui. La proposta che l'Assessore Rollandin l'altro giorno ha fatto in quest'Aula non si poteva certamente dire di chiusura a riccio; e neppure c'è stato alcun atteggiamento aprioristico di non considerazione dell'opposizione. La controproposta della maggioranza è stata ai limiti della sua responsabilità, accettando di rinviare i temi di maggior significato politico alla giornata di oggi e di affrontare quei modesti temi che pure hanno una loro rilevanza nello svolgersi dei lavori dell'Amministrazione. La maggioranza presente in questo Consiglio ha mantenuto fede all'impegno rinviando le interpellanze (per mancanza di interpellanti, questo è vero!), i punti politicamente significativi e tutte le mozioni iscritte in quest'Ordine del giorno. Era, quindi, una controproposta ragionevole e di questa se ne è fatta una questione di principio.
Per continuare nel panorama delle indicazioni venuteci dall'opposizione, mi pare che la novità politica emersa oggi e che fu preannunciata nell'altro Consiglio, è la decisione del Partito Socialista di esercitare una funzione di opposizione rigida. Mi pare un dato positivo, non tanto perché il Partito Socialista si allontani od altro, ma perché è un ulteriore elemento di chiarificazione. Il Partito Socialista assume una posizione di alternativa a questa maggioranza, si colloca giustamente all'opposizione (forse togliendo anche quei sospetti di navigare in una terra ambigua o terra di nessuno), e non disponibile ad essere forza di riserva o subalterna alla Giunta e forza non fidata dell'opposizione.
Il Partito Socialista è forza di opposizione e ciò rappresenta un elemento di chiarezza. Se questa discussione non fosse servita che a questo sarebbe già un dato positivo in sé. La definizione dei confini politici della maggioranza viene così ancora meglio precisata.
Vi è poi la posizione di Riccarand, posizione che ha - tutto il Consiglio l'ha riconosciuto - una sua coerenza, un suo punto di partenza ed un suo punto d'arrivo in tutti gli argomenti che abbiamo affrontato. Il punto fermo del Consigliere Riccarand è soprattutto quello delle dimissioni del Presidente della Giunta; quindi il ricambio politico di questa maggioranza e la sua rottura. Il secondo punto riguarda la chiusura del Casinò e mi pare che anche l'intervento di questa mattina concludesse in quella direzione.
Volendo fare una battuta, un vescovo della nostra Regione, parlando del Casinò, diceva: "La mucca è sporca, ma il latte è buono". Il Consigliere, da parte sua, in relazione ad una simile battuta mi sembra che dica: "Uccidiamo allora la mucca". Sull'argomento mi pare che ruotino posizioni diversificate all'interno anche di questo Consiglio. La nostra è quella di: "Non uccidere la mucca, ma se possibile risanarla". (Questo sarà un compito in più per l'Assessore all'Agricoltura!). Per "risanarla" intendiamo che risponda agli interessi regionali. Una posizione molto radicale, quella del Consigliere Riccarand, che ha una sua coerenza sulla quale non abbiamo nulla da eccepire, ma una posizione che, tengo a sottolineare, è diversa da quelle delle altre forze dell'opposizione; mi pare che, da parte sua, non vi siano mire o tentazioni di mescolarsi a mediazioni perché la sua posizione è per principio di tipo radicale.
Come possiamo dire al riguardo? Dire forse che questa Giunta e questa maggioranza è perfetta? No. Dire che tutto il nostro passato è perfetto? No. Dire che in futuro la nostra sarà una azione perfetta? No. E' una Giunta, una maggioranza che intende operare sapendo a priori che le azioni non saranno certo perfette; saranno quelle azioni che, pensate dalla maggioranza e confrontate con l'opposizione, cercheranno al meglio di aderire alle esigenze e ai problemi di questa Regione.
La seconda domanda che poniamo è la seguente: "Questo episodio ci lascia indifferenti?" No. Indubbiamente la vicenda del Casinò ha posto in luce delle carenze politiche, burocratiche, di conduzione generale che impongono e al Governo e alla maggioranza di meditare a fondo sulla lezione sottopostaci e di studiare al meglio le proposte per il futuro.
Questo è l'impegno che abbiamo assunto e di fronte all'attività della Magistratura (rispetto alla quale non possiamo e non vogliamo anticipare giudizi, forzare mani o acquistare acquiescenze, come qualcuno qui ha cercato di fare mettendo in piedi delle tessere o cercando di collegare delle tessere per anticipare giudizi che ancora non sono stati dati), rispettosi dell'autonomia e della libertà della Magistratura, noi vogliamo condurre avanti la nostra responsabilità che è di tipo politico. Di fronte all'invito del Presidente della Giunta di andare in fondo, ebbene; noi non abbiamo niente da nascondere e che dunque la giustizia faccia il suo regolare corso è un nostro punto fermo. Ma una momentanea utilizzazione di questi fatti semplicemente per compiere una azione politica, ebbene, questo è qualcosa di molto pericoloso, a nostro avviso.
Sui fatti del Casinò mi preme poi sottolineare un'altra piccola cosa. Quasi tutti gli interventi di questa mattina hanno utilizzato lo scenario del Casinò per muovere le loro argomentazioni politiche. Anche questo è un fatto riduttivo. Il confronto politico non può non avere, come scenario, l'intero e complessivo quadro della realtà regionale; non possiamo ritagliare scelte politiche ampliando, esaltando - anche se il momento lo consente - la situazione del Casinò. E' un dato importante, ma dobbiamo tenere conto di una altra situazione e cioè che questa minuscola comunità (e quando dico "piccola" non lo dico in senso riduttivo, ma perché la piccola dimensione ha ripercussioni in tanti ambiti come, ad esempio, sul reperimento di energie sul territorio in grado di gestire vicende che assumono dimensioni sempre più ampie) ha dovuto gestire la profonda trasformazione di una realtà rurale che è diventata prima industriale, poi post-industriale. Queste possono sembrare affermazioni teoriche, ma vogliono dire anche modificazione di interessi e di collegamenti. Rispetto a questa situazione modificata, la Regione deve assumere non una posizione difensiva, nel senso di allontanare o cancellare i pericoli, bensì deve evidenziare una volontà politica per gestire queste nuove situazioni. Questo è il vero problema, politicamente complesso, della situazione.
Quindi, per concludere, dirò che la posizione mia e del Gruppo a cui appartengo è di respingere la richiesta delle opposizioni delle dimissioni della
Giunta e del suo Presidente. Tali dimissioni possono solo rappresentare una finzione, o una soluzione fittizia, non realistica, rispetto ai problemi che abbiamo di fronte. Manteniamo, quindi, la nostra fiducia e la nostra solidarietà politica a questa maggioranza e alla Giunta che la esprime.
Questo non vuole assolutamente dire chiusura nei confronti delle opposizioni, ma significa accettare, anche per il futuro, un confronto più corretto con tali forze; questo vuol dire anzi apertura nei loro confronti, come del resto è già stato detto in quest'Aula.
PRESIDENTE: Chiede la parola il Consigliere Aloisi, per fatto personale; ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): Vorrei riferirmi all'intervento del Consigliere Lanivi, il quale ha parlato del Movimento Sociale Italiano come di un Partito che non attua il metodo democratico; desidero chiarire questo aspetto perché lo ritengo molto importante sotto tutti i punti di vista.
Innanzi tutto intendiamoci su cosa vuol dire "democrazia". "Democrazia" vuol dire rispettare la volontà del popolo. Ebbene, il Movimento Sociale Italiano (probabilmente non siete abituati a conoscerci e quindi vi invito a farlo meglio) è un Partito che da 10 anni porta avanti il discorso della Repubblica Presidenziale; che vuole dire l'elezione diretta del Capo dello Stato da parte del popolo; è una democrazia diretta, a differenza dell'attuale - che è indiretta - in cui noi eleggiamo i deputati e i senatori i quali, a loro volta, eleggono il Capo dello Stato. Noi siamo portatori, quindi, di un principio ancora più democratico di quello che anima l'attuale democrazia. Ci tengo a dirlo per inciso, perché probabilmente non avete le idee chiare su cosa sia la politica del Movimento Sociale Italiano, che finora è stata portata avanti in modo strumentale, ricollegando questo Partito al passato periodo fascista; l'unico legame che potrebbe esserci tra noi e l'ex Partito Fascista o l'ex regime Fascista - chiamatelo come vi pare - è che noi non rinneghiamo il nostro passato storico di Italiani: sfido chiunque di voi a rinnegare il passato del proprio padre o del proprio nonno. Il periodo Fascista fa parte della storia d'Italia e, come tale, deve essere visto esclusivamente dal punto di vista storico. Rifiuto, dunque, qualsiasi intenzione di catalogare questo Movimento, che è democratico, se non più democratico degli altri, e di ricollegarlo solo col passato storico, un passato che interessa tutto il popolo italiano e non solo il Movimento Sociale Italiano.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Pascale, ne ha facoltà.
PASCALE - (P.S.I.): Volevo fare solo alcune brevissime osservazioni dopo la lunga esposizione del Consigliere Lanivi che, a quanto pare, negli ultimi tempi si è assunto l'onere di fare il difensore d'ufficio di questa maggioranza. Tanto per cominciare dovremmo chiederci se c'è una logica nel fatto che il difensore d'ufficio sia proprio il Consigliere Lanivi, del Movimento dei Democratici Popolari. Lanivi ha fatto un discorso ineccepibile, che ha una sua logica però, per la dialettica che ha posto nel suo intervento, sembra che abbia detto delle cose straordinarie. E' chiaro che l'opposizione, mentre fa la sua critica a una maggioranza ed a una Giunta, cerca anche di arrivare ad una nuova maggioranza perché evidentemente, se questa Giunta andasse bene non ci sarebbe motivo di fare opposizione.
Direi che questo ragionamento dialettico si può anche rovesciare. E' vero che la maggioranza difende le sue posizioni perché, evidentemente, difende posizioni di potere e forse con questo si spiega anche perché il difensore d'ufficio lo faccia il Consigliere Lanivi il quale deve difendere una doppia posizione di potere all'interno di questa Giunta, posizione che non corrisponde - mi dispiace rilevarlo - a quel dato elettorale da lui citato.
La seconda osservazione riguarda il fatto che il Partito Socialista è all'opposizione non da oggi, ma dal 21 luglio; allora e ora abbiamo ribadito che si trattava di una opposizione costruttiva, non fatta con petizioni di principio alle quali forse erano abituate le forze politiche della maggioranza o forse i Democratici Popolari. Ci fa piacere che il Consigliere Lanivi se ne sia accorto oggi, non c'era bisogno
dell'intervento che abbiamo fatto oggi o nella precedente seduta per far sapere a tutti che siamo un Partito di opposizione, in questo momento.
La terza osservazione è che, al di là di ogni dialettica, sugli interrogativi delle minoranze circa l'"Affaire Casino", anche il Consigliere Lanivi non ha dissipato i dubbi che noi e che forse la popolazione valdostana ha su questo punto. Mi sembra di aver capito che per il Consigliere Lanivi, su questa vicenda, di nuovo ci sia solo il fatto che oggi è caduta la neve, ma noi ci auguriamo che non sia poi necessario il transito con le catene!
PRESIDENTE: Chiede la parola il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.
LANIVI - (Féd. DP-WP): Solo per una puntualizzazione. Ho visto che il Consigliere Pascale ha ritenuto polemiche le mie dichiarazioni, mentre queste intendevano solo registrare una situazione emersa nelle forze di opposizione. Quanto detto sul Partito Socialista o sulla modificazione di atteggiamento di questo non era altro che la registrazione di una recente (perché risale non più dell'altro ieri) dichiarazione del Consigliere Torrione il quale ha detto: "Da questo momento cambia la posizione del Partito Socialista, nel senso che passa ad una maggiore durezza". Questo è, a mio avviso, un dato chiaro che registro e non commento.
Sul discorso delle percentuali di potere, mi pare che il Consigliere Pascale dimentichi un piccolo fatto. Credo che sappia che il Presidente del Consiglio Nazionale, in questo momento, è Craxi e non è certamente in virtù di una maggioranza relativa che ha nel Paese.
Terzo punto da puntualizzare: circa il transito con catene, mi pare che il Partito Socialista possa andare molto meglio di noi, anche come esperienza passata!
PRESIDENTE: Chiede la parola il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Volevo precisare un aspetto che il Consigliere Lanivi non mi pare abbia centrato nel suo intervento e che invece ci sembra rilevante anche per quanto attiene la posizione del Partito Socialista sull'"Affaire Casino". Lanivi ha giustamente affermato come le posizioni delle opposizioni fossero diversificate. E' del tutto giusto che sia così! Qui si scopre l'acqua calda e l'ombrello - mi si consenta - Lapalisse diceva cose analoghe! Come fa, il Consigliere Lanivi a confondere l'opposizione di Riccarand con quella di Aloisi? 0 quella del P.C.I. con quella di Baldassarre, del P.S.D.I. o viceversa? E' chiaro che ognuno rappresenta qui una realtà politica diversa e, nella logica dell'opposizione, vi si colloca con le proprie impostazioni, col proprio bagaglio culturale. E' bene che sia così, guai se ci fosse un blocco unico, perché allora sarebbe molto più facile agire per la maggioranza!
Qualcosa sull'argomento la diremo poi anche in altra sede, perché certi guasti si sono poi prodotti anche quando i Democratici Popolari erano all'opposizione. Questo sarà un dato su cui riflettere, poiché è vero che se il transito è con catene, noi possiamo mettere a disposizione anche un certo tipo di esperienza, ma la discesa è pericolosa e c'è la caduta dei ...Masi a cui bisogna fare attenzione!
Per quanto riguarda l' Affaire Casino" noi siamo venuti in quest'Aula e abbiamo detto: "Chiediamo una Commissione di Inchiesta perché vogliamo chiarire la faccenda". Non abbiamo chiesto le dimissioni della Giunta anche perché ritenevamo che, in quel frangente, tale richiesta sarebbe stata pericolosa in quanto avrebbe creato un vuoto di potere, vuoto che poteva determinare delle conseguenze negative per la nostra Regione. Correttamente, quindi, abbiamo detto di non volere né le dimissioni del Presidente Andrione, né quelle del Commissario.
La vicenda giudiziaria è in corso ed ha toccato i vertici della Casa da gioco; pertanto, quando avremo elementi di maggiore valutazione, saremo qui a chiedere ulteriori passi di ordine politico. Abbiamo agito così perché non volevamo e non vogliamo confondere la politica con il discorso dell'Autorità giudiziaria (mentre qui dentro alcune forze politiche hanno il malvezzo di giudicare anche i comportamenti politici in virtù di vicende giudiziarie!). Queste cose le dobbiamo dire perché in passato si è spesso speculato su questi fatti in modo tale che la vita politica ha subìto una degenerazione.
Ho già detto in quest'Aula, e lo ripeto, che non è nostra intenzione fare discorsi a carattere personale, non abbiamo mai detto che il comportamento di Tizio, di Caio e di Sempronio erano criticabili; abbiamo solo cercato di dare un giudizio squisitamente e prettamente politico e credo che questo almeno ci vada riconosciuto.
Per ultima cosa chiedo scusa se a volte il mio modo di essere e di fare mi porta ad andare al di là delle mie reali intenzioni, ma obiettivamente bisogna riconoscere che, prescindendo da qualsiasi analisi puntuale, specifica e precisa da parte del Consigliere Lanivi, le risposte non sono pervenute e siccome io credo che in questo momento la gente valdostana abbia soprattutto bisogno di risposte, è necessario, se questa Giunta intende legittimare ancora la sua presenza su quei banchi, che queste risposte alfine giungano per eliminare sospetti, dubbi e incertezze, che altrimenti rischiano davvero di inquinare la vita politica di questa Regione. Non è più in gioco solo la credibilità di ogni singola forza in questo consesso, ma è in gioco il prestigio del nostro sistema di autogoverno perché noi, se siamo diversi dagli altri, questa nostra diversità la dobbiamo manifestare.
E' sotto questo aspetto che il confronto penso debba essere serrato. Se noi mettiamo da parte un certo tipo di polemica e ragionamento su questi dati concreti, credo che la vicenda del Casinò possa essere inquadrata sotto un'altra prospettiva, quella prospettiva che abbiamo cercato di dare nel discutere di questa vicenda che ormai pesa sulle spalle della collettività come un fardello che non può più sopportare. Grazie.
PRESIDENTE: Chiede di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Credo che il tentativo del Consigliere Lanivi di buttarla in politica forse sia parzialmente riuscito, non credo però che sia un segno di sensibilità alla situazione drammatica e ai problemi gravi che dobbiamo affrontare il rimbeccarsi con le solite cose che ci ripetiamo di consueto in questo Consiglio. Ogni forza ha comunque il diritto di replicare, per cui credo che sull'unico intervento che c'è stato da parte della maggioranza finora si debbano fare delle valutazioni.
Devo dire che l'intervento del Consigliere Lanivi mi è sembrato veleggiare proprio nell'empireo per non vedere le cose brutte che ci sono in questo mondo, in questa valle, in questi giorni. C'è stato uno schematismo e si è fatto un discorso sui rapporti tra maggioranza e minoranza; Lanivi si è stupito che le forze di minoranza avessero posizioni differenti - cosa che invece credo sia del tutto ovvia, come già qualcuno ha sottolineato -. Noi teniamo all'originalità delle nostre posizioni, non vogliamo confonderci con nessun ed è chiaro che il fatto di trovarsi in minoranza non fa nascere un disegno alternativo. Il disegno alternativo deve essere un progetto, può riguardare forze che sono in minoranza e forze che sono in maggioranza, non può nascere da un trovarsi casualmente in una certa collocazione. D'altronde, neanche i Democratici Popolari sono passati dall'opposizione a questa Giunta con un disegno alternativo costruito con le forze che erano all'opposizione, perché se no sarebbero ancora all'opposizione; hanno fatto le loro scelte e sono entrati in questa maggioranza di cui adesso sono diventati i difensori più abili.
Io credo che, comunque, almeno una cosa meriti la nostra considerazione. La nostra proposta politica è semplice e chiara. Crediamo che per il futuro di questa Valle sia necessario un rapporto tra le forze di Sinistra e i Movimenti regionali. Non c'è nessun ammiccamento a nessuno. Crediamo che questo sia necessario perché crediamo che non sia la stessa cosa, per concezione del mondo, per concezione dei rapporti con le forze politiche, per visione della soluzione ai singoli problemi, avere una maggioranza con la Democrazia Cristiana o il Partito Comunista. Ci sembra banale la rappresentazione secondo cui, se va via l'uno ed entra l'altro è la stessa cosa. Noi crediamo che, con la nostra presenza, nella maggioranza cambierebbero determinate visioni dello sviluppo di questa Regione, cambierebbero determinati metodi di governo. Anche nel nostro intervento di stamattina non ci siamo limitati a fare critiche generiche, abbiamo avanzato delle proposte. Siamo una forza che avanza delle proposte costruttive quanto tutti gli altri, una forza che fa rientrare queste proposte in un disegno politico più generale senza guardare solamente all'oggi. Nostalgie di poltrone non ne abbiamo, anche perché sono 17 anni che siamo all'opposizione e possiamo rimanerci per altri 17, l'accusa non ci preoccupa! Ci preoccupa invece il fatto che questo Consiglio regionale con 26 funzionari arrestati, con arrestati 2 ex Amministratori di questa Giunta, con arrestati o ricercati i principali dirigenti della Casa da gioco, ritenga che tutto possa finire in una schermaglia consueta tra le forze politiche! A noi sembra che invece si debba esaminare la situazione con molta attenzione e non si possa fare finta di niente; noi possiamo, magari, con i nostri linguaggi cifrati all'interno di questa Aula, scambiarci dei segnali o fare delle considerazioni di tattica politica, ma ci sono altri che nel frattempo si stanno muovendo e stanno di fatto governando la Regione al posto nostro, perché la Regione Valle d'Aosta non è stata in grado di esercitare quel compito di controllo che doveva esercitare su una attività economica importante come il Casinò e su fatti di riciclaggio, di infiltrazioni mafiose e di reati di varia natura.
Questi sono i problemi che dobbiamo affrontare e abbiamo fatto la nostra proposta perché riteniamo che si potrebbero risolvere meglio determinate questioni. Siamo disposti a discutere ancora di cose concrete, per il resto non abbiamo altre osservazioni da fare se non quella di dire alle forze della maggioranza: "Fate pure tutte le considerazioni che ritenete, ma non pensate di cavarvela con la diplomazia!" C'è l'opinione pubblica valdostana che ci guarda - e non soltanto quella - e quindi, o riusciamo a dimostrare di avere il senso della gravità della situazione, di saper trovare gli strumenti adeguati, oppure credo che il giudizio sarà pesante per ognuno, secondo le proprie responsabilità.
PRESIDENTE: Se non c'è più nessuno iscritto a parlare nella discussione generale, prima di chiuderla darei la parola al Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE - (U.V.): E' indispensabile ritornare all'argomento e per ritornarvi occorre sgombrare il campo da considerazioni a latere che sono state riprese quasi testualmente da discussioni precedenti e che non hanno in questa sede alcuna rilevanza.
In primis, è stato adombrato con toni degni di Edgar Wallace o di qualche romanzo giallo, il mistero delle società, quasi che in Italia oggi non fosse possibile costituire delle società e che queste siano fatte da Masi, Chamonal e Giovannini non cambia il fenomeno perché non è inquisibile il costituire una società, non costituisce reato e non per questo oggi qualcuno è inquisito. Se un qualunque finanziere desse la scalata ad un'altra società bisognerebbe che questo Consiglio regionale formulasse un Ordine del giorno perché persone che si chiamano Agnelli, Pirelli, Falk, ecc. fossero immediatamente carcerate. Pregherei, dunque, il Consiglio regionale di attenersi per lo meno a quelle che sono le regole vigenti nel Codice Civile Italiano.
E' lecito acquistare azioni, è lecito nel libro Soci scrivere le parole le quali affermano che Mario Andrione è socio di questa società. Questo non costituisce reato.
Il secondo punto, sollevato evidentemente sempre per creare scalpore e suscitare illazioni e dubbi di vario tipo, è quello relativo alle opere che sono state fatte in questi ultimi tempi su proprietà regionali, opere che - caso strano - si è omesso di ricordare non essere state ancora pagate. Un particolare, questo, che ci pare invece di primaria importanza sotto tutti i profili, siano essi amministrativi o penali. Capita sovente, sia che si tratti del Nicaragua o degli affitti che devono o non devono essere pagati, di trovarsi in conflitto con la Commissione di Coordinamento perché testardamente affermiamo - e continueremo a sostenerlo - che certe questioni sono di nostra competenza (recentemente, per esempio, abbiamo vinto una causa al TAR e ne abbiamo invece persa un'altra). Sono questioni amministrative, che non fanno parte del Diritto Penale di cui invece parliamo per obbligo qui stasera.
Noi - e qui parlo a nome della maggioranza e forse non solo di questa - ci siamo posti come obiettivo quello di avere una Casa da gioco completa, attrezzata, con un Centro Congressi creato tre anni fa a latere per le questioni culturali, una Casa da gioco che rispondesse quindi a criteri di modernità. Non ci siamo proposti di mantenere una situazione più o meno asfittica dove soltanto i signori con la camicia di batista e il farfallino potessero giocare.
Si è poi parlato - e se ne parlerà ancora e ci saranno probabilmente anche altre imputazioni - delle mance ed abbiamo sostenuto che era un fatto positivo che ci fossero dei giochi americani perché teoricamente infatti questi eliminano alla radice il male così sovente lamentato.
Ma era soprattutto indispensabile che la Regione Valle d'Aosta scegliesse la propria strada. Prima strada: dire che il Casinò è un caso, una escrescenza, una vergogna, un qualcosa che esiste ma sul quale stiamo zitti e che cerchiamo lentamente di soffocare. E in questo caso, quindi, ricicliamo in tempi futuri i dipendenti. Seconda strada: dire che il Casinò è una cosa legittima, normale, deve esistere e essere promossa ed ampliata a cura dell'Ente Regione.
Noi abbiamo scelto questa seconda strada. Può anche non piacere, ma fino a quando non c'è una legge fatta da chi di dovere e con le competenze necessarie che proibisce i Casinò in Italia, i cittadini italiani sono liberi di entrare nel Casinò e di giocare. E se qualcuno dice il contrario vorrà poi spiegarmi quale è il concetto di democrazia che difende.
Il signor Mario Andrione ha tutta una serie di responsabilità, è vero, ma sono responsabilità che io rivendico e che sono mie, mie in quanto capo di un Esecutivo e che saranno decise dal Consiglio regionale indipendentemente da come verrà risolto il conflitto. Se qualcuno crede che fare il Presidente della Giunta voglia dire, prima di agire, chiedere il permesso al Consigliere
Aloisi o al Consigliere Riccarand, ebbene ha sbagliato. E se ha dei dubbi in proposito, pregherei comunque di leggere gli ultimi due discorsi parlamentari di Cavour (che non è uno di quelli che io porto nel cuore) per sapere che chi ha certe responsabilità deve prendersele e noi non ci rifiutiamo di assumercele fino in fondo.
Sono, dunque, stati fatti dei generosi sforzi, delle mescolanze per confondere Diritto Amministrativo, competenze di Giunta, magari eccessi di potere che possiamo benissimo commettere, e Diritto Penale, facendo sempre intravedere dietro la possibilità, se non per alcuni la certezza, che ci siano dei disonesti, che ci siano dei ladri.
Ebbene, questo tipo di tentativo è come un boomerang per chi lo fa; non è infatti ammissibile concepire una società dove ci sia soltanto il sospetto e dove l'unica regola sia il pensare che coloro che sono intorno a noi sono dei ladri. Se questo è il tipo di società che si propone, ebbene, noi ci rifiutiamo anche di parlare.
E' stata citata questa mattina una lettera anonima. Mi sia intanto permesso dire (è una mia convinzione personale) che chi scrive lettere anonime è un verme e anche se poi piagnucola sul posto di lavoro e cose simili, non mi commuove! Lettera anonima che inviata a certe forze politiche, era inviata anche al Pretore di Aosta, il quale, per definizione e per conoscenza comune di tutti i Consiglieri, non può essere considerato un difensore del Casinò di Saint-Vincent. Ebbene, da quella lettera non si è riusciti a risalire alla verità, o per lo meno a quella che oggi è la sostanza dei mandati di cattura che hanno colpito i controllori regionali, perché la verità è venuta fuori quando il vertice dell'organizzazione ha dato la chiave per capire come si svolgevano certe cose. Quando di un indovinello si conosce la soluzione, allora la domanda iniziale risulta stupida, ovvia, non ha più senso, la capiscono tutti (è come quando si risolve un rebus), ma se la soluzione non si sa in anticipo, allora non tutti sono capaci di sciogliere il nodo e di capire! Oggi, per esempio, si parla di trasferte, trasferte che vengono pagate dalla Regione e che non vengono effettuate. Se domani venisse alla luce che 20-30-100 trasferte (che lungo l'anno costano centinaia di milioni) non sono state effettivamente compiute, i delinquenti sarebbero forse Rollandin, Chabod, Borbey, Pollicini? E quando io, per esempio, pongo la mia firma per le ore straordinarie compiute, devo forse stare lì presente in ogni momento per verificare che tali ore straordinarie vengano effettivamente eseguite? Se così fosse vivremmo in una società di controllori! Se il Presidente della Giunta dovesse presiedere a ogni trasferta, a ogni ora straordinaria, a ogni ora dei controllori, ebbene, quello non sarebbe più il Presidente della Giunta, ma lo Spirito Santo!
Oltre a queste questioni, dobbiamo dire per l'ennesima volta che le allusioni, le insinuazioni ecc. non possono essere conosciute dall'Ente Pubblico, da chi lo presiede, se non attraverso l'organo che di quell'Ente istituzionalmente rappresenta il controllo. Mi sia lecito un esempio pur senza fare nomi. Quando un Ingegnere capo della Regione ha avuto un processo nessuno ha mai immaginato neanche lontanamente di chiedere le dimissioni dell'Assessore che era a capo in quel momento, perché la responsabilità penale è personale e non è estensibile.
Ho poi apprezzato l'intervento di Aloisi per la parte che riguarda la questione della parte civile. Come ho detto questa mattina tra gli inquisiti attuali ci sono dei miei amici, ai quali mantengo pienamente la mia amicizia. Ma lì non si tratta più di una questione di scelta possibile, non si tratta più né di Mario Andrione, né del Sig. X adesso inquisito, si tratta di un dovere della Regione, si tratta di un obbligo per chi amministra la Regione di vedere che cosa è successo. Visti i fatti, esaminate le cose che sono a nostra conoscenza, siamo certi che sarà possibile determinare le responsabilità e sarà possibile, - compito della Magistratura ma compito anche nostro -, apportare magari dei chiarimenti che potranno limitare di molto la responsabilità di qualcuno. Noi, pertanto, non abbandoniamo nessuno. Ma, detto questo, non potevamo agire differentemente.
Per quanto riguarda i rimedi alla situazione verificatasi, si tratta di trovare urgenti rimedi e rimedi tali da poter riportare un minimo di serenità. Il processo farà il suo corso, sarà un processo lungo, gli inquisiti sono molti, ma è necessario cercare di spezzare al più presto questa ridda di voci, di allusioni, di affermazioni campate in aria che stanno avvelenando il clima della Valle d'Aosta.
Qui mi rifaccio allora in gran parte al pacato intervento che questa mattina ha fatto il Consigliere Pascale. Non si tratta qui - poiché vi è stata una truffa organizzata e lungamente perpetrata - di demonizzare il Casinò, si tratta di studiare insieme (e su questo siamo largamente disponibili ad accogliere ogni consiglio) come cautelare la Regione nei confronti della Casa da gioco. Innanzi tutto ci vorrà una risposta immediata, nuovi Commissari, se necessario nuovi controllori, e cose di questo genere. Dovrà poi esserci una azione chiarificatrice circa le responsabilità delle società gestrici del Casinò, il che non vuole ancora dire che queste società dovranno essere totalmente responsabili perché potrebbero dimostrare di essere responsabili soltanto attraverso l'azione dei loro amministratori delegati.
Una scelta, la nostra, che resta prevalentemente privata, ma con un indirizzo, ne discuteremo più a fondo in Commissione, dove vi sia anche una presenza regionale, dell'Ente pubblico. I giochi delle successioni sono tali per cui i pacchetti azionari non sono controllabili al di là dei 20 anni. Quel famoso art. 1 che il citato Avv. Caveri aveva voluto nel Regolamento, dice: "Qualsiasi spostamento di pacchetti azionari dovrà essere comunicato", alla morte del Conte Cotta era nullo, perché il pacchetto azionario passava agli eredi, che lo volesse o no la Regione, a meno di non intentare causa per il fatto che la morte aveva fatto sì che ci fossero degli aventi causa a un pacchetto azionario esistente. Se invece - e lo dico semplicemente come proposta per future discussioni del Consiglio regionale - ci fosse un nucleo minoritario dell'Ente Regione, permetterebbe di conoscere dall'interno le vicende societarie; non sto a ripetere quello che ho detto al Punto 1 sulla liceità di dare la scalata alle Società per Azioni.
Ed infine passerò all'ultimo argomento che è diventato un po' il "leitmotiv" degli ultimi Consigli regionali. Il vivace desiderio manifestato dalle opposizioni, anche se differenziato (come spiegato da Lanivi con parole molto più belle di quelle che potrei pronunciare io) di vedermi "veleggiare". Io non "veleggio" chiedo scusa, non per cattiveria, non per arroganza, non per altri motivi, ma per il fatto che, rappresentando un numero di Consiglieri sufficiente per costituire una maggioranza, per fare un'altra maggioranza occorre che il numero fatidico in questo Consiglio sia 18, dopodiché "EXIT", ma non prima.
Vorrei ora soltanto ritornare un attimo indietro e dire la mia tristezza per aver sentito pronunciare sovente, in questa vicenda, la parola "Morale", quasi che ci fosse una responsabilità riflessa e che se poniamo il caso un Sindaco appartenente alla "Union Valdôtaine" viene incarcerato, vi è una responsabilità morale degli aderenti alla "Union Valdôtaine". Signori, questa è pura follia! La nostra morale è quella di cercare di fare il nostro lavoro, di non fare né i poliziotti, né la Guardia di Finanza, né i Magistrati e di cercare di fare le scelte che riteniamo opportune a maggioranza per l'Amministrazione della Valle d'Aosta.
PRESIDENTE: Prima di dare la parola per le dichiarazioni di voto, mi corre l'obbligo di dire qualcosa sull'Ordine del giorno che è stato presentato questa mattina da 13 Consiglieri regionali. La maggioranza si è dichiarata disposta a passare alla votazione di questo Ordine malgrado che, a termine di Regolamento, sia inaccettabile.
Do la parola, per dichiarazione di voto, al Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Dalle parole del Presidente della Giunta il nostro Gruppo non ha colto nessun accenno autocritico che pure secondo noi doveva esserci. Il nostro Gruppo ha rilevato una persistente sottovalutazione della gravità della situazione e dei riflessi che questa ha nell'opinione pubblica valdostana, per cui noi riteniamo di dover insistere con la richiesta delle dimissioni del Presidente e della Giunta.
Il Presidente ha svolto delle argomentazioni che, per molti versi, possono anche essere condivise, che però non arrivano a quella che noi riteniamo la radice dell'attuale situazione. Dice, per esempio, il Presidente: "Il Presidente della Giunta, in qualità di Capo dell'Esecutivo, ha il dovere di fare delle scelte". Noi riteniamo che queste scelte debbano essere fatte prima dal Consiglio regionale. Riteniamo che il Capo dell'Esecutivo, per esempio, per quanto riguarda le opere, una volta autorizzato dal Consiglio regionale per i finanziamenti, per i progetti e questioni del genere, abbia il dovere di portare avanti il tutto, ma non riteniamo che tocchi al Presidente scavalcare il Consiglio regionale e a volte la stessa Giunta.
Dice il Presidente che nessuna opera è stata pagata, ma si tratta di un puro caso perché una delibera del Consiglio regionale, che tra l'altro conteneva una quota per un'opera che già era stata liquidata alla SITAV in altra forma, è stata respinta dal Coordinamento. E' vero che a questo momento queste opere non sono state pagate, ma non dipende da una scelta della Giunta regionale.
Ha detto ancora il Presidente della Giunta che è quasi morboso l'interesse per gli intrecci societari. Non è che i Consiglieri di minoranza si siano trasformati in Poirot o in qualche altro investigatore per divertimento. Questi intrecci societari dimostrano che le due società che dovevano essere distinte in realtà sono confusamente unite e perciò non è possibile quel discorso che si era fatto di percentuali differenti perché in pratica ci si trova, nei fatti, di fronte ad una unica società.
Ancora una osservazione che credo sia quella fondamentale. Siamo d'accordo sul fatto che la responsabilità penale sia del singolo, ovviamente non può che essere così; siamo anche d'accordo che non può essere il Presidente della Giunta a controllare nei particolari l'andamento di tutta la macchina regionale e di tutte le attività della Regione, però è responsabilità politica del Presidente della Giunta scegliere gli uomini da collocare nelle posizioni da cui il controllo deve essere eseguito, per impedire che si verifichino fatti quali quelli che si sono verificati.
Per questi motivi, perché questo controllo non c'è stato, perché questa capacità politica di vedere come andavano le cose non c'è stata, noi ribadiamo la nostra sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta e della Giunta regionale.
PRESIDENTE: Chiede la parola il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Mi consenta, Signor Presidente, di riprendere una sua espressione colorita. Ha detto: "Io non veleggio, non per cattiveria e non per arroganza", noi prendiamo atto di questo suo stato d'animo e le auguriamo una lunga navigazione dal suo punto di vista in un mare meno tempestoso di quello di quest'ultimo mese.
Il Presidente ha anche detto che perché debba prendere la strada dell'EXIT è necessario che ci siano 18 Consiglieri, I numeri gli danno ragione, noi non contestiamo assolutamente uno dei principi fondamentali della democrazia. Alle maggioranze spetta di governare.
Noi abbiamo preso atto anche con soddisfazione di alcune frasi che lei ha pronunciato in quest'Aula, quando ha detto: "Noi non ci rifiutiamo assolutamente di prendere le nostre responsabilità"; questo è un atto che noi riconosciamo e che quindi sta a dimostrare che la Giunta, il suo Capo, si assume ogni responsabilità. Responsabilità, ovviamente di ordine politico, perché per la centesima volta desidero sottolineare che noi non intendiamo assolutamente confondere vicende giudiziarie con vicende di ordine politico.
Quindi, se per un certo verso noi riteniamo che l'assunzione delle responsabilità abbia nel contempo fatto sì che si rimettesse nei giusti termini una problematica che rischiava di prendere strade diverse, è altrettanto vero che non crediamo che sia sufficiente questo per eliminare quello che lei, Signor Presidente, ha chiamato un clima di sospetto, tutto questo discorso che pesa sulle nostre teste. Lei era assente nella precedente Giunta, ma noi avevamo motivato la nostra richiesta di dimissioni della Giunta da un punto di vista politico, come un atto non di ammissione di proprie responsabilità, ma come un atto che servisse a fare chiarezza, a ripartire da zero.
Al di là del discorso dei 18 Consiglieri necessari per fare un'altra maggioranza, credo che, per la collettività, si trattasse piuttosto di responsabilità obiettive per cui noi, per fare in modo che questo discorso passasse in maniera diversa, senza ammorbare ulteriormente il clima della nostra Valle, ritenevamo che la Giunta dovesse, di fronte a questo "Affaire" (indubbiamente sfuggito un tantino di mano all'Esecutivo regionale) rimettere il proprio mandato.
Noi riteniamo quindi giusta la nostra idea, non facciamo ulteriori polemiche, prendiamo atto di questa volontà della Giunta e delle forze che la sostengono di fare quadrato in questo momento; è una valutazione di ordine politico, non la condividiamo, la rispettiamo, ci auguriamo che la Giunta che rimarrà sicuramente in carica metta in atto tutta quella serie di meccanismi a cui ha fatto cenno il Presidente della Giunta. Io sono convinto, anche per quella modesta esperienza amministrativa che mi sono fatto, che il Presidente della Giunta non possa assolutamente né controllare i cartellini, né controllare le trasferte (responsabilità che non attribuiamo a lui), noi diciamo però al Presidente della Giunta che è necessario che si rimettano in atto tutti quei meccanismi per cui, non il Presidente della Giunta, ma una forma di autocontrollo, faccia sì che l'Ente Regione sia garantito sotto ogni aspetto. Questo è il discorso che facciamo e che crediamo di poter ribadire in questo momento senza essere sospettati di fare delle critiche preconcette, perché il discorso di questi meccanismi che erano saltati l'abbiamo fatto all'inizio di questa vicenda.
Dal nostro punto di vista riteniamo che le condizioni politiche siano ancora tali da richiedere le dimissioni della Giunta; ci auguriamo comunque che questa vicenda di oggi sia servita, per qualche verso, a far sì che ci sia la possibilità per questi dipendenti regionali di dimostrare la loro estraneità ai fatti perché non possiamo non riconoscere che esiste nei loro confronti, e soprattutto nei confronti di alcuni di loro, un vero e proprio dramma personale ed umano che sarebbe ignobile che questo Consiglio non prendesse in debita considerazione. E' chiaro che ciò non li esime da loro eventuali responsabilità, ma non esime neanche noi dall'esprimere, come uomini, la nostra solidarietà a coloro che sono stati colpiti da questa vicenda di carattere giudiziario.
E' tutto. Voteremo, quindi, a favore dell'Ordine del giorno che abbiamo sottoscritto augurandoci, visto che amiamo la nostra Regione, che il mare su cui "veleggerà" la barca della Giunta sia un mare non più devastato da ulteriori tempeste. Grazie.
PRESIDENTE: Chiede la parola il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND - (N.S.): Io non sono stato a lungo in questo Consiglio regionale però di giochi di prestigio da parte del Presidente della Giunta ne ho visti fare tanti e quello che stupisce è che questi giochi di prestigio, che queste parole confuse che usa spesso il Presidente riescono, tutto sommato, ad incantare ancora 18 Consiglieri regionali!
Questa mattina, sia da parte mia che da altri Consiglieri nei loro interventi, credo che non si siano dette soltanto delle parole, ma si siano indicati fatti estremamente precisi, fatti che nella loro evoluzione hanno smentito categoricamente tutto quello che la Giunta regionale e il suo Presidente sono andati dicendo in questi ultimi anni sul Casinò di Saint-Vincent. In particolare ci siamo soffermati su tre episodi estremamente chiari che riguardano le società di gestione, i lavori di ampliamento del Casinò, il mancato
funzionamento del controllo regionale. Per il Presidente e per la Giunta tutto va bene, non esiste nessuna responsabilità, dunque si tratta evidentemente, a nostro avviso, di un atteggiamento di paura e di un atteggiamento irresponsabile.
Era compito di un Consigliere di minoranza, delle forze di minoranza in genere, denunciare con forza questa situazione, indicare la necessità di un cambiamento radicale di strada; credo che da parte nostra non fosse possibile fare di più e che il nostro compito 1 abbiamo svolto fino in fondo. Sta adesso al Consiglio, nella sua sovranità, di esprimersi; sta a ogni Consigliere di questo consesso assumersi le proprie responsabilità.
La prossima volta in cui ci troveremo a discutere su queste questioni, se la proposta di dimissioni sarà stata respinta, oggi, è chiaro che la responsabilità non dovrà più essere attribuita soltanto al Presidente della Giunta in primo luogo e alla Giunta regionale in secondo luogo, ma a tutti coloro che avranno permesso a questo Presidente, a questa Giunta, di rimanere in piedi.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Io ribadisco la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta e della Giunta, quindi voterò l'Ordine del giorno e formalizzo la richiesta del voto segreto.
PRESIDENTE: Il voto segreto non è possibile, a meno che non ci siano 5 Consiglieri che aderiscano alla proposta del Consigliere Baldassarre. Qualcuno chiede la parola? Consigliere Aloisi, prego, ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): Devo dare atto al Presidente della Giunta di avere fatto un intervento corretto e incisivo, ma con tutto ciò non è riuscito a modificare in me l'intendimento che avevo manifestato già questa mattina, cioè quello di richiedere le dimissioni.
Questa convinzione è rimasta tale proprio per la motivazione della responsabilità politica e morale della Giunta, responsabilità che rimane comunque perché anche se dei subalterni commettono dei reati, la responsabilità se non altro morale ricade sempre su coloro che governano.
Rimango pertanto ancorato alla mia tesi iniziale.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis, ne ha facoltà.
DE GRANDIS - (P.R.I.): Io ho seguito molto attentamente tutto il dibattito che si è svolto nella mattinata e nel pomeriggio e devo rilevare che dall'opposizione sono state rivolte molte critiche all'operato del Presidente della Giunta e della Giunta stessa. Parte di queste critiche sono certamente il legittimo esercizio del dovere di controllo che il Consiglio regionale deve esercitare sull'operato dell'Esecutivo. E' proprio questo il motivo che mi ha fatto essere molto attento a quanto veniva detto. La mia attenzione è stata sollecitata anche dal fatto che l'argomento che abbiamo discusso oggi e che stiamo discutendo è un argomento di particolare gravità, è un argomento che turba le coscienze non solo di noi Consiglieri regionali, ma di tutto il popolo valdostano.
Quello che mi ha invece ulteriormente amareggiato è stato ascoltare alcune considerazioni che, a mio avviso, non avevano molti riferimenti con i fatti in discussione e che cercavano di inserire motivi di discredito in un momento in cui le Istituzioni hanno bisogno di essere sostenute.
Qualcuno ha parlato della Repubblica Italiana come della "Repubblica degli Scandali"; per conto mio questa Repubblica è nata per volontà di un popolo che ha lottato duramente per metterla in piedi, ma mi ha fatto piacere sentire che il modello che si proponeva di Repubblica Presidenziale non era il modello della Repubblica Sociale Italiana. Tuttavia si tratta di argomentazioni che hanno un aspetto fuorviante dal quale dovremmo tutti guardarci; così come dovremmo stare molto attenti, in una situazione come questa, dal lasciar, si travolgere o influenzare dai sentimenti. Una cosa è la solidarietà umana nei confronti di chi ha sbagliato, altra cosa è il dovere preciso del pubblico Amministratore di difendere gli interessi della collettività. Purtroppo mai la ragione di Stato è andata d'accordo con i sentimenti! Ma di queste cose bisogna farsene ragione, bisogna assumersene anche le responsabilità per gravose e difficili che esse siano. Credo che nell'animo di nessuno ci sia la volontà di proteggere un impiegato infedele, di offrirgli la solidarietà umana sì, ma di proteggerlo no: questo significherebbe rendersi anche complice.
Ma agli amici dell'opposizione io vorrei anche ricordare una cosa. I loro interventi hanno lasciato quasi intendere che la maggioranza decide a colpi di numeri, non ascolta le critiche, le osservazioni che le vengono dall'opposizione e quindi, con estrema superficialità, fa i conti: la matematica le dà ragione e chi s'è visto s'è visto. Le cose non stanno in questi termini perché in questo brutto periodo che stiamo attraversando la maggioranza si è incontrata reiteratamente, ha avuto lunghe riunioni. Credetemi pure che nell'interno della maggioranza c'è stato un rapporto dialettico notevole, altamente responsabile e preoccupato di fronte agli avvenimenti e a quanto potrebbe ancora avvenire. Ognuno di noi, purtroppo, non sa indovinare il futuro e quindi non sappiamo se altre sorprese dovranno ancora colpire questa nostra Regione.
Vorrei fosse anche ben chiaro che se la maggioranza ha deciso di confermare la sua fiducia alla Giunta non l'ha fatto a cuor leggero, ma l'ha fatto dopo aver profondamente discusso in un dibattito meditato e anche sofferto, perché da parte dei Consiglieri regionali della maggioranza, ancora oggi esistono profonde preoccupazioni per quanto è accaduto e per quanto potrebbe ancora accadere; questo è forse il nodo della questione. E' a questo punto che il travaglio nostro è stato particolare, perché eravamo di fronte ad un dilemma difficile: togliersi ogni responsabilità andandosene, o affrontare una difficile navigazione attraverso una tempesta che nessuno si aspettava, che nessuno si è mai augurato e che non si augura neanche ai peggiori nemici.
Qualcuno ha ricordato proprio qui, mi pare il Consigliere Torrione, che i vuoti di potere sono estremamente pericolosi ed era quel timore che non aveva fatto loro chiedere le dimissioni in occasioni precedenti. Ebbene, questo vuoto ha spaventato ancora oggi e ci spaventa tuttora. Sono convinto che più di un Assessore si sarebbe volentieri liberato dalla poltrona così scomoda in questo momento, ma invece è stato pregato di rimanere al suo posto, perché il posto di responsabilità può essere piacevole, può dare soddisfazioni, può essere gratificante, ma comporta anche degli oneri che quando si presentano anche in modo così grave e drammatico come l'attuale, devono essere responsabilmente affrontati anche se possono condurre a situazioni di ancora maggiore difficoltà. Ed è in questo che sta la responsabilità.
Io non ho voluto intervenire nella discussione generale non perché appartengo alla maggioranza del silenzio, come qualcuno vuole far credere, alla maggioranza "silenziosa" - come si dice con un termine alquanto dispregiativo - ma perché ritengo che, in situazioni così difficili, sia opportuno sapersi limitare anche nelle parole, limitarle all'essenziale. Questo è fondamentale per non ingenerare confusione da parte di chi ci ascolta, per non sconcertare la popolazione valdostana. Bisogna avere anche il coraggio di sapersi autocensurare e autolimitare nelle proprie manifestazioni. La dichiarazione di voto non potevo certamente non farla, perché è giusto che chi ha voluto onorarmi della sua fiducia votandomi sapesse per quale motivo io non voterò l'Ordine del giorno della opposizione che chiede le dimissioni del Presidente della Giunta e della Giunta regionale.
PRESIDENTE: Chiede di parlare il Consigliere Perrin, ne ha facoltà.
PERRIN - (U.V.): La "Union Valdôtaine" évidemment ne se cache pas que l'affaire de la Maison de Jeu de Saint-Vincent a mis en évidence une situation difficile, une situation grave et dangereuse en Vallée d'Aoste. Mais ce qui est encore plus grave c'est qu'elle a démontré qu'à l'intérieur de la société valdôtaine il y a eu une modification de caractère. C'est à cela, à mon avis, et à l'avis de notre Mouvement, que nous devons être extrêmement attentifs.
Je crois que nous avons entendu ces derniers temps, parler de "delitti di tipo mafioso", "peculato aggravato", "associazione a delinquere". Eh bien, cela ne faisait pas partie du bagage culturel et de la civilisation du peuple valdôtain, un peuple qui a ses vertus et ses défauts, mais qui n'avait pas ce type particulier de défauts et risque maintenant de les acquérir.
Il faut donc bien réfléchir sur les raisons qui sont en train de nous mener à ce changement. Je ne crois pas que cela vienne de l'intérieur du peuple valdôtain. C'est certainement quelque chose qui nous arrive de l'extérieur et cela est d'autant plus grave. Nous devons évidemment en arracher les racines lorsque nous sommes encore à temps; nous pouvons le faire et c'est la volonté de la "Union Valdôtaine" de le faire.
A l'égard du Casino, notre position a toujours été extrêmement claire, c'est quelque chose que nous avons été obligés d'accepter pour des raisons historiques. Notre Mouvement, en interprétant la volonté du peuple valdôtain, demandait dans le passé d'avoir des ressources financières suffisantes et il le demandait à travers, par exemple, la constitution d'un domaine régional qui devait comprendre le sous-sol, les eaux et, certainement si en '45, aussi la Constituante, avait concédé ce domaine et donc cette possibilité financière à la Vallée d'Aoste, nous n'aurions pas eu besoin de créer chez nous le Casino qui, évidemment peut être quelque chose qui, n'étant pas dans le caractère du peuple, peut entraîner des difficultés et mener vers le mal. Mais c'est une réalité que nous devons maintenant accepter; c'est une réalité que nous ne pouvons pas éliminer puisque cela évidemment mettrait en danger maintenant l'économie valdôtaine. Nous devons veiller afin que ce que nous avons et sur lequel nous avons pu mettre
le doigt, soit arraché à la racine.
Je crois qu'à l'égard du Casino la position de la majorité dans le passé a été claire. Lorsque la majorité a voté des conventions elle était convaincue de bien agir. S'il y a eu des fautes, elles ne sont pas dues à la volonté de cette majorité et donc il n'y a pas de responsabilité politique ni de la majorité, ni du Gouvernement régional, ni du Président du Gouvernement régional. Pour le moment, évidemment, le Gouvernement régional a déjà pris des initiatives, afin de stopper ce qui se passe, et nous sommes prêts, dans le futur, à prendre toutes les mesures nécessaires avec l'appui et avec la contribution de la minorité, de l'opposition, si elle voudra bien nous donner des conseils pour éviter toutes ces difficultés.
En '74, l"'Union Valdôtaine" a été appelée à gouverner la Vallée d'Aoste avec la contribution et la volonté d'autres forces politiques; nous n'avons pas pris, nous ne nous sommes pas chargés de cette tâche parce que nous avions soif de pouvoir, mais uniquement parce que nous croyons que notre présence pouvait servir le peuple valdôtain. Nous nous sommes mis, nous, au service de ce peuple pour essayer de donner notre contribution et nous voulons continuer à la donner. Voilà pourquoi l'"Union Valdôtaine" n'accepte pas de démissionner à travers les démissions du Président et de la Junte. Voilà pourquoi elle continue à appuyer cette majorité.
On a dit qu'il est nécessaire de faire clarté; c'est vrai, c'est notre volonté, nous y réussirons avec nos forces, ainsi que l'a dit le Président, en prenant nos responsabilités. Nous ne voulons pas que les autres fassent clarté à notre place, c'est notre devoir et nous le ferons. L "'Union Valdôtaine" qui est sortie renforcée des éléctions politiques a eu de longs pour-parlers avec les forces politiques, a formé une majorité nette, claire, sans compromis. Sur cette majorité, avec des jeux de force, le Gouvernement régional a construit un programme et c'est sur ce programme que nous travaillons. Quand il n'y aura plus de confiance sur ce programme dans son ensemble, l"'Union Valdôtaine" acceptera les démissions, parce que là il y aura une volonté politique, mais jusqu'à ce que les forces de la majorité croirons dans ce programme, nous continuerons à être à notre place, à assurer l'administration au service du peuple valdôtain.
C'est pour ces raisons que nous repoussons l'Ordre du Jour des démissions du Président et du Gouvernement régional.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.
BENEFORTI - (D.C.): Sempre per dichiarazione di voto; colleghi, per prima cosa permettetemi di respingere le accuse del Consigliere Mafrica all'accordo D.C.-Union Valdôtaine, accuse che riteniamo del tutto strumentali. Già nell'intervento che facemmo in un precedente Consiglio regionale - mi pare il 24 novembre - rispondemmo sufficientemente a questa accusa che continuamente viene rinnovata in questa sede. Non crediamo che l'alleanza Union-D.C. abbia portato alla degenerazione in Valle d'Aosta e tanto meno nella collettività valdostana dal momento che soltanto 5-6 mesi fa, guarda caso, a queste due forze, la comunità valdostana che qui si invoca ogni momento ha dato 16 seggi, gli stessi che aveva, ed ha aumentato anche in voti. Considero la comunità valdostana abbastanza intelligente da saper giudicare ed eventualmente anche condannare, se necessario.
Sempre a Mafrica, il quale ha parlato sul problema delle opere, sugli assetti societari e sui rapporti tra la Regione, la SITAV e la SAISET, devo dire che il suo non è altro che un parere del tutto personale. C'è infatti una Commissione che sta ancora svolgendo una indagine in tale direzione e quando questa avrà terminato i suoi lavori, certamente porterà le sue conclusioni in questo Consiglio dove saranno discusse. Non è né giusto né corretto, a nostro avviso, che un Commissario della Commissione si arroghi il diritto di portare in Consiglio delle conclusioni personali.
Si è parlato di far chiarezza sui fatti che hanno colpito ultimamente la Valle d'Aosta: nessuno - credo - si sia mai tirato indietro; non abbiamo da coprire nessuno (l'abbiamo dimostrato), né interessi particolari da difendere, ma non si può accettare che per fare chiarezza si debba dimettere il Presidente e la Giunta regionale. Che significato ha se non quello di tentare di sostituire qualche forza politica che fa parte di questa maggioranza, dal momento che sia noi, sia la Magistratura, avevamo deciso di costituire la Commissione di Indagine allo scopo di fare chiarezza? Questo è dunque il. modo di fare chiarezza, e solo al termine dell'operato della Magistratura e del lavoro della Commissione potremo prendere le dovute decisioni in merito. Fino ad allora, seppure amareggiati per i fatti che sono avvenuti, non possiamo e non ci sentiamo di criminalizzare nessuno e tanto meno andare alla ricerca di capri espiatori.
Respingiamo, pertanto, la richiesta di dimissioni del Presidente della Giunta e dell'intera Giunta regionale per il motivo già detto di non creare vuoti di potere, ma anche perché, fino a prova contraria, credendo alle affermazioni sia del Presidente, sia degli Assessori, ed essendo convinti che non siano coinvolti nella vicenda di Saint-Vincent, noi riconfermiamo la nostra fiducia nei loro riguardi. Voteremo quindi contro l'Ordine del giorno proposto.
PRESIDENTE: Chiede di parlare il Consigliere Pedrini, ne ha facoltà.
PEDRINI - (P.L.I.): Signor Presidente, due parole soltanto in quanto penso di aver già abbondantemente illustrato il punto di vista del mio Partito e mio personale su questa faccenda: noi manteniamo fede alla firma posta sulla richiesta di dimissioni, sia pure avendo chiarito bene la diversità di impostazione che di fatto esiste.
PRESIDENTE: Chiede di parlare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.
LANIVI - (Féd. DP-UVP): In pratica il mio intervento di prima era anche una dichiarazione di voto, quindi riassumo la posizione del Gruppo della Fédération Democratici Popolari-Union Valdôtaine Progressiste nel modo seguente: non voteremo l'Ordine del giorno presentato dalle forze d'opposizione perché non riteniamo che le dimissioni della Giunta e del suo Presidente, in questo momento, vadano in un senso positivo rispetto alla vicenda Casinò. Riconfermiamo la nostra fiducia all'attuale quadro politico regionale. Riteniamo che siano state poste le basi per una azione che tenda a fare luce sulla grave e confusa situazione attuale, e tenda altresì ad attuare quei provvedimenti capaci di riportare nei limiti della normalità la Vicenda del Casinò.
PRESIDENTE: Se nessuno chiede di parlare, pongo in votazione l'Ordine del. giorno presentato stamani che recita testualmente:
ORDINE DEL GIORNO
ESAMINATA la situazione verificatasi presso la Casa da gioco di Saint-Vincent;
CONSTATATO che gli elementi sottoposti all'esame del Consiglio da parte del Presidente della Giunta non hanno modificato il quadro delle responsabilità morali, politiche e gestionali del Presidente dell'intera Giunta regionale;
IL CONSIGLIO REGIONALE
INVITA
il Presidente della Giunta regionale a rassegnare le proprie dimissioni;
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 34
Votanti: 34
Favorevoli: 13
Contrari: 21
Il Consiglio non approva
