Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 259 del 16 dicembre 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 259/VIII - PROBLEMI CONCERNENTI LA GESTIONE DELLA CASA DA GIOCO DI SAINT-VINCENT. APPROVAZIONE DI ORDINE DEL GIORNO.

PRESIDENTE: La parola al Presidente della Giunta Andrione, ne ha facoltà.

ANDRIONE - (U.V.): Dovendo fare al Consiglio regionale una relazione su fatti che riguardano in parte segreti istruttori in istruttorie attualmente incorso, e in parte anche l'onorabilità di persone, alcune delle quali anche defunte, chiedo che alla trattazione del presente oggetto si proceda in seduta segreta, la quale potrà durare circa mezz'ora dopo di ché i Consiglieri, una volta informati, potranno prendere la parola alla presenza del pubblico, facendo naturalmente attenzione a non dire le cose che non devono essere svelate pubblicamente

PRESIDENTE: A seguito della richiesta del Presidente Andrione di procedere in seduta segreta, prego il pubblico di voler sgombrare l'Aula e le tribune.

Si dà atto che la seduta pubblica viene sospesa dalle ore 9,36 alle ore 11,11 per procedere alla seduta segreta.

Nel corso del dibattito svoltosi in seduta segreta è presentato, da parte dei Consiglieri Mafrica, Dolchi, Millet, Pascale, Cout, Aloisi, Torrione, Baldassarre, Riccarand, Pedrini, Breuvé e Tonino, un ordine del giorno

IL CONSIGLIO

ad unanimità di voti favorevoli (presenti e votanti: trentaquattro);

APPROVA

il sottoriportato

ORDINE DEL GIORNO

SENTITE le dichiarazioni del Presidente della Giunta nel corso della seduta segreta del 16.12.1983

RITENENDO che tali dichiarazioni possono riguardare reati avvenuti nella gestione della Casa da Gioco di Saint-Vincent il Consiglio regionale

IMPEGNA

il Presidente della Giunta a riferire immediatamente all'autorità giudiziaria tutte le notizie a sua conoscenza e le argomentazioni formulate nel corso della seduta segreta, sollevando così i Consiglieri dall'obbligo di riferire alla Magistratura in modo approssimativo e forse inesatto quanto esposto dal Presidente della Giunta.

La seduta pubblica riprende alle ore 11,12 e riassume la Presidenza il Presidente Giovanni Bondaz.

PRESIDENTE: Al termine della seduta segreta riprendiamo ora i lavori in seduta pubblica sulla questione "affaire Casino". Chiede di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.

BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Signor Presidente, Signori Consiglieri, visto il. clima che stiamo attraversando, preferisco leggere il mio brevissimo intervento. Ancora una volta siamo qui a parlare del Casinò di Saint-Vincent, che ha rivelato in modo assai chiaro quante crepe esistono tra i Partiti che hanno sottoscritto il patto di potere del 21 luglio 1983. Tutto è cominciato con l'ormai famosa intervista al Ministro degli Interni, On. Scalfaro, riguardante le presunte attività illecite della Casa da Gioco. Chi vi parla, unitamente ad altri Consiglieri regionali, giustamente preoccupato di tutelare il buon nome della Regione, si è fatto premura di chiedere, attraverso gli strumenti consentiti dal vigente Regolamento per il funzionamento del Consiglio regionale, informazioni al Presidente della Giunta regionale che, con estrema superficialità, affermò, in data 7 novembre - ossia pochi giorni prima del celeberrimo blitz posto in essere dalla Guardia di Finanza su disposizione della Magistratura - che tutto era a posto nella Casa da Gioco.

Sollecitata poi da una mozione del mio Partito e da altri Partiti di minoranza a procedere alla costituzione di una Commissione con il compito di compiere una indagine conoscitiva sulla gestione della Casa da Gioco, questa Giunta assunse un atteggiamento di netta chiusura, quasi fosse un sacrilegio mettere il naso nella gestione della Casa da Gioco. I fatti successivi hanno clamorosamente smentito l'atteggiamento superficiale di questa maggioranza che sorregge l'Esecutivo e che in quella occasione si accodò supinamente ai voleri del Presidente. Dopo questa incredibile affermazione, specialmente se letta oggi, a qualche settimana dalle note vicende giudiziarie che hanno portato alla decapitazione del vertice della SITAV e della struttura regionale, incaricata di fare i controlli sui giochi, la maggioranza e la Giunta regionale, nella seduta del 24 novembre, convocata sempre su richiesta di tutti i gruppi di opposizione, accoglieva quella legittima e doverosa richiesta, respinta invece 17 giorni prima, di dare vita ad una Commissione d'indagine sull'intera attività della Casa da Gioco e sulla gestione della medesima. La Giunta regionale e la maggioranza hanno - e ciò è molto grave - sentito il dovere morale di tutelare i legittimi interessi della Regione soltanto a seguito dell'intervento dell'Autorità Giudiziaria.

Colleghi Consiglieri, vi domando quale giudizio si può dare su una Giunta regionale che ha dimostrato tanta superficialità in questa vicenda, un giudizio che per noi Socialdemocratici è senz'altro negativo!

Se nell'animo del Presidente della Giunta e degli Assessori vi fosse il minimo senso di rispetto per le Istituzioni e la Democrazia, le quali non escono certo rafforzate dagli episodi verificatisi presso la Casa da gioco di Saint-Vincent, la sola cosa da fare sarebbe quella di rassegnare le dimissioni immediatamente, si vede però che il mastice che lega queste forze è resistente a tal punto che non so cosa ci voglia per staccarle!

Altrettanto grave considero l'affermazione di un Consigliere dell'"Union Valdôtaine" il quale ha detto che nulla era successo. Sono affermazioni gravi, che indicano una volontà di arroccarsi con arroganza; non sono certo un segno di buona volontà e di rapporto democratico tra forze politiche.

Ribadisco, dunque, il nostro giudizio negativo sulla base del quale chiediamo le dimissioni del Presidente della Giunta e della Giunta stessa.

PRESIDENTE: Chiede la parola il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA - (P.C.I.): Signor Presidente, Signori Consiglieri, è nei momenti difficili che viene messa alla prova la capacità di una classe politica. Questo è uno di quei momenti. Il Presidente del Consiglio, qualche giorno fa, affermava che siamo in uno dei momenti più delicati della storia valdostana; noi pensiamo sia addirittura il più brutto nella storia valdostana dell'ultimo dopoguerra. Su di noi converge l'attenzione dei nostri concittadini e dell'intero Paese, come abbiamo potuto verificare attraverso i numerosi organi di stampa. Devo dire che finora l'immagine che abbiamo saputo dare non è delle più edificanti, se è vero che, per esempio, i giornalisti lombardi hanno chiesto alla Regione di non assegnare, per quest'anno i "Premi Saint-Vincent" per il Giornalismo.

Dobbiamo perciò dimostrare di essere all'altezza della situazione sia per capacità di analisi, sia per capacità di prendere delle decisioni. Si tratta di capire, innanzi tutto, quali motivi ci hanno portato a questa situazione; si tratta poi di prendere decisioni che diano il segno di una svolta, che aprano una nuova pagina nella storia della Regione.

Noi facciamo innanzi tutto una analisi politica, faremo poi delle richieste che riguardano l'Esecutivo ed infine scenderemo più nel dettaglio per la questione della Casa da gioco.

Noi pensiamo che la situazione attuale sia il risultato di una scelta che il Movimento dell'"Union Valdôtaine" ha fatto nel 1954. Allora fu abbattuta una Giunta progressista, sostenuta dall'esterno del nostro Partito, che aveva manifestato una volontà di rinnovamento e allora l'"Union Valdôtaine", per motivi interni, per motivi di concorrenza col Movimento dei Democratici Popolari, scelse di allearsi con la Democrazia Cristiana.

Sono cambiati i Partiti che hanno fatto parte dell'Esecutivo in questi anni; l'asse, i due Partiti che sono rimasti sempre uniti sono stati l'"Union Valdôtaine" e la Democrazia Cristiana. Pensiamo che sia stato un asse ed una alleanza che ha prodotto guasti profondi nella nostra Regione, guasti di cui ora emergono segni evidenti, ma che probabilmente non sono comparsi per intero.

Si dice, a volte, che il Palazzo regionale non è stato toccato, che è restato fuori dalla vicenda, mentre sono altri gli ambienti colpiti (per esempio quello dei dirigenti della Casa da gioco, quello dei controllori, ecc.). Ciò è falso. Due ex Assessori regionali democristiani che sono stati per anni in Giunte presiedute dall'Avv. Andrione sono ora agli arresti. E' un dato di fatto che non può essere nascosto. Questi due uomini politici sono stati arrestati mentre avevano funzioni politiche loro trasferite da questo Esecutivo regionale, incarichi importanti e delicati come quello di Presidente della FINAOSTA o di Commissario alla Casa da gioco.

Perché questa alleanza tra l'"Union Valdôtaine" e la Democrazia Cristiana ha prodotto tali guasti? Secondo noi, fin dai primi passi, si è trattato di una alleanza di potere che non aveva alla base un progetto di sviluppo per la società valdostana; sono mancati, a nostro avviso, obiettivi comuni. Da una parte la Democrazia Cristiana ha assecondato le rivendicazioni autonomistiche dell'"Union Valdôtaine" in modo contraddittorio e subalterno; dall'altra l'"Union Valdôtaine" ha ceduto alla logica di potere e ai metodi della Democrazia Cristiana decisamente deleteri.

La Democrazia Cristiana, in più occasioni, ha sconfessato le posizioni del Governo nazionale di cui faceva parte. A questo proposito citerò solo alcuni esempi. Quando, per esempio, il Ministro Marcora pretendeva di spostare le paline del Parco la Democrazia Cristiana allora sconfessò il proprio Ministro. Per quanto concerne poi la questione del riparto vediamo che, in più occasioni, la Democrazia Cristiana valdostana non ha voluto tenere conto delle posizioni assunte, per esempio, dal Ministro del Tesoro Goria per ciò che riguarda la questione Stato-Riparto fiscale della Valle d'Aosta. Ed ancora, per quanto riguarda la questione dei missili - per noi particolarmente significativa - sulla quale, anche recentemente, la Democrazia Cristiana ha preso posizioni diverse da quelle assunte dal Governo di cui fa parte.

Quale è invece la posizione dell'"Union Valdôtaine" in questa alleanza? Vediamo, ad esempio, che per ben 5 anni, mentre era Assessore all'Industria un esponente democristiano, l'"Union Valdôtaine" abbia tollerato l'assenza di una qualsiasi politica industriale. Essa ha tollerato una gestione disinvolta degli appalti (ci risulta che gli appalti regionali siano attualmente sotto l'occhio della Magistratura e pensiamo che quelle denunce fatte dal nostro Partito nel mese di marzo non fossero così infondate, così scandalistiche come sostenevano allora esponenti della Democrazia Cristiana).

L'"Union Valdôtaine" ha tollerato una costante lottizzazione di tutti gli incarichi (ad esempio, la FINAOSTA viene affidata ad un esponente politico mentre adesso si è ricaduti su un tecnico; la carica di Commissario al Casinò viene affidata ad un esponente politico e probabilmente adesso bisognerà scegliere un tecnico). Cosa è dunque mancato, in fin dei conti? E' mancato soprattutto il controllo politico reciproco tra le diverse forze perché - come scrive anche, in un documento, dell'"Union Valdôtaine" - la Giunta non ha agito in modo collegiale e ciascun Assessore ha coltivato il proprio settore senza mai renderne conto complessivamente alla Giunta nel suo insieme. Gli errori di un Assessore non sono stati così corretti dall'intervento di un altro o del Presidente della Giunta. Tutti questi errori - sommandosi - hanno creato l'attuale situazione.

L'"Union Valdôtaine", evidentemente, doveva aver avuto qualche presentimento se, al momento del rinnovo degli incarichi, ha proposto quel meccanismo che però non cambiava la sostanza della rotazione degli Assessorati.

Oggi, si raccolgono i frutti amari di 9 anni di una alleanza priva di finalità politiche generali chiare, ma dettata soltanto da interessi di Movimento.

Siamo dell'avviso che sia necessaria una maggioranza politica diversa perché si possa agire in altro modo. Una alleanza tra i Movimenti regionali e le forze di sinistra può essere fondata su dei programmi precisi, può anteporre gli interessi della collettività valdostana a quelli strettamente personali (anche se solo da un punto di vista elettorale) dei suoi esponenti. Una alleanza di questo tipo può selezionare i suoi quadri in base alle competenze e capacità, invece che sulla conta delle tessere; una alleanza di questo genere potrebbe, sul terreno autonomistico, avere tutta la necessaria credibilità, avere una coerenza tra quello che si dice di fare ad Aosta e quello che si dice di fare a Roma.

Il Segretario della Democrazia Cristiana, per sventare questa ipotesi, afferma che se nell'ambito di questa alleanza si trovassero insieme l'"Union Valdôtaine" e il Partito Comunista, quel Movimento si spaccherebbe e perderebbe dei voti. Noi vogliamo comunque dire all'"Union Valdôtaine" che forse sarebbe il caso di verificare quel dogma piuttosto che vedersi trascinata in una situazione come quella attuale, senza possibili alternative. E' un notevole esponente democristiano che ha formulato la teoria dei due forni, per cui se un Partito ha un solo fornaio, ovviamente, le sue capacità diminuiscono e i problemi si risolvono con maggiore difficoltà.

Dal punto di vista politico, quindi, riteniamo che le responsabilità di questa situazione dipendano in gran parte da questa alleanza.

Ma, a dire la verità, queste argomentazioni non hanno lo scopo di "ammiccare" a nessuno! Sono argomentazioni politiche di carattere generale. Non cederemo di un millimetro rispetto alla necessità di andare fino in fondo, di fare chiarezza sulla questione "Casino". Riserveremo giudizi molto aspri su esponenti dell'"Union Valdôtaine", vogliamo però distinguere tra il Movimento che resta e i suoi esponenti che passano; vogliamo distinguere tra il momento contingente e quella che sarà la storia della Valle d'Aosta nei prossimi anni.

Molto chiaramente noi qui oggi chiediamo le dimissioni del Presidente Andrione e della sua Giunta. Riteniamo che l'alleanza fra la Democrazia Cristiana e l'Union" realizzata e portata avanti in questi anni, in condizioni particolari come quelle prima citate, abbia condotto il Presidente della Giunta a commettere una serie di errori e di leggerezze di cui oggi è necessario chiedergli conto.

Innanzi tutto pensiamo che sia da sottolineare l'arroganza del Presidente della Giunta. In questi anni, egli è stato forse abituato a vedersi dare ragione da troppe parti e da troppi uomini; è stato poco paziente nell'ascoltare ciò che a volte il Consiglio voleva dirgli, soprattutto se venivano delle critiche da parte dell'opposizione; si è sempre sentito sicuro di poter intuire da pochi elementi la verità delle situazioni; il Presidente della Giunta ha così finito per sentirsi l'unico arbitro della situazione politica valdostana e il depositario dell'intero potere regionale.

Siccome stiamo parlando del Casinò, desidero fare alcuni esempi documentati che si riferiscono appunto a questa questione.

Trattandosi di una esposizione precisa e lunga, vi chiedo quindi di avere pazienza.

Innanzi tutto vediamo come il Presidente della Giunta ha affrontato la questione delle opere.

Voi sapete che la convenzione del 1980 era stata con la SITAV modificata, nel senso che questa si impegnava a costruire le opere e la Regione doveva poi pagare complessivamente 6 miliardi e 500 milioni di Lire. Dice la Convenzione: "Qualora il costo complessivo delle opere risultasse inferiore al 5%, il corrispettivo verrà diminuito dell'eventuale eccedenza, mentre resterà invariato qualora il costo superasse l'importo sopra previsto. Quindi, la convenzione affermava in modo chiaro che se le opere fossero costate più dei suddetti 6 miliardi e mezzo, la Regione non avrebbe dovuto pagare altro. D'altronde questa circostanza è stata chiarita dalla Commissione di Coordinamento e dallo stesso Presidente della Giunta.

La Commissione di Coordinamento, subito dopo l'approvazione di questo contratto del 1980, aveva chiesto alla Giunta se era ammissibile che ci fosse un unico prezzo globale complessivo e finale. Il Presidente della Giunta, nel 1980, rispondeva: "Il prezzo globale finale non assoggettato a clausole di revisione è pienamente legittimo, essendo l'obbligatorietà della revisione prezzi prevista per gli appalti di opere pubbliche, mentre nel caso di specie si tratta di un rapporto di concessione tra la Regione e la SITAV la quale, come concessionaria non di sole opere, provvede alle costruzioni che vengono acquisite dalla Regione per il corrispettivo globale di 6 miliardi e 500 milioni di Lire. Il prezzo computato in base ad elementi oggettivi di valutazione scarica sull'esecutore gli eventuali rischi di eccedenze di costi oltre quanto concordato".

C'è, però, una delibera della Giunta regionale del dicembre 1982, la n. 7016. In questa delibera vengono autorizzati 1 miliardo e 900 milioni di lavori complementari. Si tratta di 9 lavori complementari rispetto a quelli previsti. Scrive il Presidente della Giunta che si tratta di opere urgenti da realizzare comunque e, tra queste opere, è incluso anche - voglio qui sottolinearlo - un piazzale da costruirsi in adiacenza al Torrente Zerbion.

La Commissione di Coordinamento, che si ricordava della risposta del Presidente della Giunta nel 1980, il 25 gennaio 1983 gli risponde per iscritto nei seguenti termini: "Il maggior onere di 1 miliardo e 900 milioni, di cui alla deliberazione in esame, comporta una deroga alla clausola prevista dalla Convenzione circa l'eventuale maggior costo delle opere per il quale è escluso il concorso della Regione.", cioè decide di annullare la deliberazione della Giunta regionale.

Immediatamente dopo, la settimana successiva, c'è una nuova delibera della Giunta regionale - la n. 7397 -. La Giunta regionale, tenendo forse in qualche modo conto delle osservazioni della Commissione di Coordinamento dice: "Accertato che in corso d'opera si sono evidenziate necessità di lavori extra capitolato, per cui la somma da riconoscere alla SITAV dovrà essere modificata con opportuna integrazione alla convenzione citata".

Con questa delibera, quindi, si ristanziano i suddetti 1900 milioni dicendo, però, nella premessa della delibera, che il tutto dovrà essere messo a posto da una modifica della convenzione.

La Commissione di Coordinamento riannulla anche questa seconda delibera. Dice, infatti, che con questa deliberasi ripropone il finanziamento delle opere sopramenzionate che hanno formato oggetto di annullamento. Ritiene, pertanto, l'atto deliberativo soprarichiamato illegittimo "per violazione di legge e per eccesso di potere".

E', dunque, questo il secondo tentativo della Giunta di far approvare le opere.

C'è poi un terzo tentativo da parte della Giunta regionale. Siamo arrivati al marzo dell'83, delibera n. 1561. La Giunta regionale questa volta stanzia 2 miliardi e 900 milioni (IVA esclusa) per 11 lavori (i lavori erano 9 nella prima deliberazione e sono diventati 11); tra questi la copertura del piazzale sul torrente Zerbion.

La Commissione di Coordinamento richiama nuovamente le proprie precedenti posizioni e chiede chiarimenti. Questa delibera fortunatamente non è mai stata approvata perché adesso i lavori erano diventati addirittura 11 mentre la delibera non ancora approvata dal Consiglio regionale, ovvero quella iscritta all'oggetto 22 di questo Consiglio, prevede 10 opere e i costi sono minori al netto dell'IVA.

Cosa è, infatti, successo? E' accaduto che, nel frattempo, già nel dicembre dell'anno passato, prima che il Consiglio regionale approvasse gli 11 lavori, uno di questi (ossia quello relativo alla copertura del torrente Zerbion) era stato pagato dall'Amministrazione regionale in base alla legge che concede anche ai privati un contributo quando operino delle sistemazioni idrauliche.

Questa delibera non è stata l'ultima.

Per ben tre volte, quindi, la Commissione di Coordinamento non aveva approvato la questione delle opere; nell'ottobre di quest'anno c'è una nuova delibera proposta dalla Giunta, oltre a queste opere che - compreso l'IVA e tutto il resto - assommano, nell'ultima delibera a 3 miliardi e 800 milioni, la Giunta regionale approva nuove opere presso la Casa da gioco per trasformare la Sala delle Feste in "Sala Gold River". Anche in questo caso la Commissione di Coordinamento non approva e voglio solo rilevare qui l'insistenza con la quale la Giunta regionale, contraddicendosi rispetto alle sue primitive posizioni, continua a tornare alla carica. Chiediamocene il perché. In realtà, queste opere sono già state tutte realizzate e autorizzate personalmente dal Presidente della Giunta. Le 10 opere di cui parlavo prima sono state autorizzate il 28 aprile 1982 da una lettera del Presidente della Giunta con cui si comunica che la Giunta regionale ha dato l'assenso ai lavori principali.

La trasformazione del Salone delle Feste è stata autorizzata già nel maggio del 1983 dal Presidente della Giunta dicendo che l'assenso all'iniziativa si ha dopo una deliberazione della Giunta regionale.

Per la verità non esiste, per quello che riguarda questa lettera del Presidente della Giunta, nessuna delibera preventiva della Giunta regionale. Queste lettere sono state inviate dal Presidente della Giunta dopo delle prese d'atto della Giunta regionale, prese d'atto che poi dicevano cose differenti da quelle che il Presidente scriveva alla SITAV. Il Presidente scriveva, infatti: "La Giunta regionale mi ha autorizzato a darvi l'assenso ad andare avanti con i lavori". In realtà, per esempio per quello che riguarda la trasformazione del Salone delle Feste, con questa presa d'atto che non ha nessun valore giuridico, e che sarebbe quindi ora di non fare più, la Giunta aveva preso nota di quanto riferito dal Presidente autorizzando la SITAV a predisporre uno studio per le finalità sopra espresse. Con la presa d'atto la Giunta aveva autorizzato solamente uno studio. Il Presidente della Giunta, una settimana dopo (ed è per questo che sottolineamo le sue responsabilità personali) diceva: "La Giunta ha espresso il proprio assenso all'iniziativa, con l'unica riserva del costo dei lavori".

Riteniamo che già soltanto da questa vicenda sia emerso come il Presidente della Giunta sia andato non solo al di là dei poteri del Consiglio, ma addirittura anche al di là di quelle che potevano essere le discussioni all'interno della Giunta. Il Presidente ha interpretato a modo suo la convenzione. Una volta ha detto che i 6 miliardi e mezzo erano tutto quanto la Regione doveva; in seguito ha sostenuto invece che, essendo queste opere di proprietà regionale, i lavori complementari potevano essere considerati lavori straordinari e quindi a carico del proprietario: ha autorizzato i lavori senza sottoporli all'esame del Consiglio; ha portato per numerose volte in Consiglio, a fatti avvenuti, le sanatorie che la Commissione di Coordinamento non ha mai approvato.

Come potete dunque verificare si tratta di un comportamento molto strano, il comportamento, cioè, di una persona che si è trovata a dare autorizzazioni che non poteva dare e che adesso non sa come uscirne.

Ma non solo questa vicenda sta a dimostrare la responsabilità personale del Presidente della Giunta; vi è ancora un altro fatto relativo alla SAISET.

I Consiglieri si ricorderanno che nella primavera di quest'anno c'è stata una Mozione di Consiglieri democratici popolari e di altri gruppi della maggioranza che chiedevano una nuova discussione sulla convenzione con la SAISET. La Giunta regionale era stata impegnata a proporre delle modifiche alla Convenzione. Ad un certo momento ecco una lettera del Presidente della Giunta alle Commissioni Affari Generali e Sviluppo Economico, che scarica su di esse il compito di preparare la proposta di revisione della Convenzione con la SAISET. Le Commissioni, visto il poco tempo che mancava alle elezioni, convocano la SITAV, dalla SAISET ottengono una proroga di un anno della data di scadenza e presentano al Presidente della Giunta una modifica al contratto. Il Presidente della Giunta, assumendosene la responsabilità, decide di non fare approvare dal Consiglio questa modifica al contratto e scrive una sua lettera personale che, secondo lui, era perfettamente legale. Amministrativisti autorevoli da noi consultati dicono che, senza l'atto del Consiglio, la modifica della Convenzione SAISET non c'è stata e la proroga non è di fatto avvenuta.

Porto questo come esempio di un comportamento che diventa personale, ma non è questa l'unica questione relativa alla SAISET che intendiamo qui sollevare.

Più volte si è discusso, in questo Consiglio, sulla triste vicenda del "Punto e Banco", per cui la Giunta prelevava da quel gioco una quota forfettaria che sembra (come potrà poi essere dimostrato in seguito) essere irrisoria rispetto al guadagno della SAISET. Ebbene, nell'approvare il contratto tra Regione e SAISET, la Commissione di Coordinamento aveva fatto obbligo alla Giunta regionale e al Presidente della Giunta (il quale però non ne ha tenuto affatto conto) che per quanto concerneva il "Punto e Banco" si procedesse ad una esplicita integrazione nella Convenzione stessa, cioè che non si potesse decidere con semplici delibere, lettere o prese d'atto della Giunta (tra l'altro credo che non siano neanche mai esistite), ma che occorresse un atto del Consiglio.

Mi dispiace di avervi annoiato con questa cronistoria, ma ho voluto richiamare questi elementi per dimostrare come effettivamente il Presidente della Giunta non solo si sia ritenuto in diritto di scavalcare tranquillamente il Consiglio, ma anche la stessa Giunta regionale e le stesse osservazioni della Commissione di Coordinamento. E di questo noi oggi gli chiediamo conto.

Oltre a questi elementi noi riteniamo che sia venuta anche meno, proprio per le citate particolari condizioni, la capacità di analisi e di direzione politica da parte dell'Esecutivo regionale: in questi anni hanno predominato, infatti, la presunzione, la faciloneria, la discrezionalità nell'interpretare le norme; c'è addirittura stato un senso di fastidio per ciò che diceva il Consiglio (al di là di ogni giustificazione penso si possa citare come esempio di ciò l'assenza del Presidente della Giunta, due giorni orsono, quando tutte le altre riunioni avrebbero dovuto essere rinviate in presenza di questo tipo di discussione); tutto questo ha portato il Presidente della Giunta e la Giunta regionale a non avere più la capacità di capire e di controllare cosa avveniva effettivamente in una serie di ambienti importanti della nostra Regione.

Riprendo anche qui una serie di fatti a sostegno di ciò che secondo noi è un dato di fatto.

Si inizia l'indagine sull'ex Assessore Ramera, allora Presidente della FINAOSTA. Il Gruppo Comunista, in modo molto pacato, durante la discussione della legge che attribuiva alla FINAOSTA la somma di 15 miliardi, e visto che la Magistratura di Aosta stava indagando sul Presidente, chiede che la Giunta regionale prenda in considerazione l'ipotesi di dimissioni del suo Presidente. Di questa nostra proposta non si è fatto alcun cenno, né si è data una risposta. Questo era stato detto il 7 novembre; il 10 novembre, purtroppo, si è avuto il blitz nel quale si è giunti all'arresto dell'ex Assessore Ramera.

Il 7 novembre, una mozione proposta dal nostro Gruppo e sostenuta anche da interpellanze di altre parti politiche, chiedeva - viste le affermazioni di Scalfaro - che si procedesse ad una indagine conoscitiva. Il Presidente della Giunta - lo ricordo perfettamente - rispose con estrema sicumera che non occorreva nessuna Commissione e che se i Consiglieri volevano verificare potevano farlo loro direttamente. Al che io chiedo cosa avesse verificato lui, come Presidente della Giunta e con tutti gli strumenti di cui poteva disporre in quei 9 anni trascorsi. Mi risponde che non c'è proprio nulla su cui indagare perché tutto era a posto e che semmai era Campione a non essere in regola. Siamo dunque di fronte ad una estrema insensibilità di fronte alle questioni politiche importanti che hanno aspetto anche di concezione morale della vita politica.

Ebbene, il 24 novembre l'atteggiamento del Presidente della Giunta continua a persistere. Noi chiediamo che il Commissario regionale presso la Casa da gioco, Manganone, venga sollevato dal suo incarico, sostenendo che non aveva controllato in profondità se già si era avuto quel primo intervento della Guardia di Finanza. La Giunta regionale, la maggioranza, respingono questa nostra richiesta e nel frattempo emettono un comunicato in cui affermano la completa estraneità dei controlli regionali a tutti i fatti criminosi che fossero avvenuti all'interno della Casa da gioco.

Ebbene, il 7 dicembre, assistiamo all'arresto del Commissario, dei due Vice-Commissari e dell'intero corpo dei controllori regionali. Questa dei controlli è decisamente la vicenda più grave. Se fino a questo momento qualcuno poteva sostenere - in modo forse molto artefatto - che i Valdostani non erano responsabili di quanto accadeva e che ogni cosa veniva dall'esterno, ebbene, con la vicenda dei controllori, sia la Regione, sia il personale politico di questa ci cadono dentro fino al collo dal punto di vista di una responsabilità politica di fronte a quanto avveniva nella Casa da gioco.

Quella dei controlli regionali è stata la più clamorosa sconfessione dell'operato intero della Giunta regionale e del suo Presidente, rispetto a questo settore di attività regionale.

Ci sembra forse troppo comodo, oggi, tentare, come ha fatto il Presidente della Giunta, di scaricare ogni responsabilità sui controllori, affermando che la Giunta e la sua persona sono al di sopra e al di fuori di ogni sospetto in quanto nulla sapevano. Noi, a questo, non crediamo assolutamente. C'è una dichiarazione di Carlo Ferina, Vice-Commissario alla Casa da gioco, fatta nel momento del suo arresto, in cui dice che si tratta di una vecchia storia ed aggiunge: "Per il servizio di controllo sugli introiti ai tavoli si prendeva una certa somma allo "Chemin de Fer" secondo quanto stabilito da una delibera regionale. Da quando sono al Casinò, e cioè dal 1974, si è sempre fatto così. Era una consuetudine convalidata da un accordo con la Regione, per questo ero tranquillo". Nella dichiarazione di Ferina si valuta, quindi, chiaramente come qualcuno della Giunta regionale fosse al corrente dei fatti e quindi manca l'avvertenza di avere commesso reati particolarmente gravi quali quelli di cui sono accusati i controllori, reati che, se fossero dimostrati, comporterebbero pene e sanzioni molto pesanti.

Ebbene, noi crediamo che anche nel campo della Casa da gioco, il Presidente della Giunta abbia responsabilità personali; come è avvenuto in altri settori(l'Industria, il Metanodotto, ecc.), anche nel settore della Casa da gioco i rapporti tra il Commissario regionale e la Regione non avvenivano (almeno da quanto ci risulta) attraverso l'Assessore al Turismo, bensì avvenivano periodicamente con il Presidente della Giunta regionale. Noi ci chiediamo se in questi tre anni, da quando è stato nominato Commissario Manganone, il Commissario abbia mai fatto cenno a tutti questi fatti che riguardano la Casa da gioco; ci chiediamo se dai rapporti che sono stati fatti in questi anni dai controllori non sia mai emerso nulla che potesse insospettire il Presidente della Giunta!

Al di là di quello che il Presidente della Giunta può sostenere - e comprendiamo che avendo deciso di scaricare brutalmente i controllori non possa sostenere altro -, noi crediamo che la sua responsabilità politica e morale sia palese all'intera opinione pubblica valdostana e perciò chiediamo le sue dimissioni; riteniamo queste indispensabili non perché ci siano dei motivi personali contro di lui da parte nostra, ma perché crediamo che a questo punto debba esserci un segno autocritico e una presa di coscienza nei confronti della popolazione.

Se questa Giunta continuerà a rimanere al suo posto come se nulla fosse successo, quando ci sono 25 famiglie di funzionari regionali in ansia, quando ci sono 26 addetti al controllo arrestati, ebbene, noi pensiamo che la gente non capirebbe più nulla. Può darsi che il Presidente Andrione rimanga e persista nel suo atteggiamento, e che la Giunta non si dimetta; tengo a precisare che in questo caso essi non farebbero un dispetto a noi, ma è certo che il loro atteggiamento risulterebbe sempre più incomprensibile probabilmente all'interno delle stesse forze che costituiscono la maggioranza, e senz'altro all'interno della popolazione valdostana.

Se invece ci sarà, da parte della Giunta, un segno di responsabilità, un atto autocritico qualunque, allora si potrebbe sperare di aprire una nuova fase, una fase di maggior rigore nei controlli, una fase di maggiore attenzione alle procedure (tutte cose che in questi anni non si sono verificate). Si potrebbe così arrivare ad una azione più incisiva, tanto necessaria in un momento di crisi come quello attuale.

Veniamo adesso alla terza parte del nostro discorso, quello che riguarda in particolare la Casa da gioco, e qui facciamo una serie di proposte.

Per uscire dall'attuale situazione, visto che i controlli regionali sono stati spazzati via, e visto che non si può più continuare con un funzionario che svolga le funzioni di Commissario pro tempore, noi chiediamo che si nomini una terna di Commissari. Possono anche essere un Commissario e due Vice-Commissari, purché si arrivi a discutere sulla cosa. Quello che chiediamo è che queste nomine avvengano al di fuori delle lottizzazioni politiche, delle lottizzazioni di parte, che siano fondate sulla scelta di persone capaci, che diano tutte le garanzie dal punto di vista delle competenze e dell'onestà professionale, altrimenti il rischio è che effettivamente questa Casa da gioco cessi di funzionare.

Chiediamo, inoltre, che il Commissario non si limiti più a riferire soltanto al Presidente della Giunta o agli Assessori, ma che si studi una forma perché il Commissario e i controlli siano anche in rapporto con il Consiglio regionale.

Una seconda proposta è quella di avviare le procedure per la decadenza delle convenzioni con la SITAV e con la SAISET. Alla SAISET era stata concessa la possibilità di gestire i giochi americani perché si diceva allora che con due società ci sarebbe stata una concorrenza, sarebbe stato possibile, per il futuro, ottenere condizioni migliori in caso di rescissione della convenzione con la SITAV. In realtà risulta che le due società non erano affatto separate, anzi, tra di loro appaiono intrecci sempre più evidenti. Non si sa ancora chi stia dietro all'Avv. Angeloni di Roma e alla Commercialista Germano di Roma, che risultano essere azionisti della SAISET. Ci chiediamo, però, se la Giunta regionale ha potuto, con tutta tranquillità affidare la gestione dei giochi americani a questa società se ancora adesso ignora chi sta dietro a queste due figure che ovviamente - essendo un avvocato e una commercialista - rappresentano qualcun'altro, a meno ché non si voglia affermare che sono questi veramente gli azionisti della SAISET.

Si è parlato, su alcuni giornali (noi non abbiamo ancora avuto modo di verificarlo), dell'esistenza di una società denominata "CHAMAG", che potrebbe corrispondere ai nomi di Chamonal, Masi e Giovannini. Ci chiediamo se effettivamente sono questi gli azionisti occulti della SAISET. Non si sa ancora nulla, ma cercheremo di sapere qualcosa della SISAT di Saronno che opera anch'essa all'interno di queste situazioni. C'è da rilevare come da Saronno provenga anche l'Amministratore Unico, Vegezzi, della SAISET.

Se ancora molte cose sono da chiarire, alcune sono però ormai accertate. Chamonal, Amministratore delegato della SITAV, quindi della società che è la prima concessionaria, è collegato a Società che invece operano all'interno della SAISET.

Ad esempio, l'AGECA, quella che provvedeva alla gestione della Cassa dei gettoni, ha per azionisti la sorella e il cognato di Chamonal, il quale è Amministratore della società principale.

La GAMES S.p.A. di Torino ha per fondatrice la Sig.ra Mirella Broglio di Verrès, che risulterebbe essere moglie di un cugino primo di Chamonal. Comunque, anche se la parentela non fosse dimostrata (ma almeno a noi risulta esserlo), tra le attività della GAMES c'è l'acquisto del 66% del capitale di condomini costruiti da Chamonal.

Qualcuno afferma ancora oggi che tutto può continuare come se nulla fosse accaduto, tuttavia noi riteniamo, alla luce delle notizie date dal Presidente nella seduta segreta - e che preghiamo di riferire alla Magistratura - che le convenzioni con la SITAV e con la SAISET debbano essere rescisse. La questione potrà essere studiata dai legali. Il nostro parere è che si debba arrivare ad una gestione pubblica; la gestione pubblica, e non la gestione diretta, può avvenire attraverso una società interamente pubblica, o prevalentemente pubblica, o parzialmente pubblica, però noi crediamo che si debba comunque cambiare strada per quanto concerne la conduzione della Casa da gioco. Per lo meno a Venezia, con la gestione pubblica, si è in condizioni molto migliori di quanto non lo siamo qui in Valle d'Aosta: non vi risultano, per esempio, infiltrazioni mafiose e anche la questione delle mance è lì perfettamente chiara.

Anche se non si arrivasse alla rescissione delle convenzioni - cosa che noi invece chiediamo - noi riteniamo comunque che si debbano portare avanti alcuni fatti nel più breve tempo possibile.

Innanzitutto il fatto dell'aggiornamento delle quote della SAISET e la legalizzazione, nella convenzione, della situazione del "Punto e Banco".

Si tratta poi di risolvere finalmente la questione delle mance. Su questo problema - lo ripeto - d'accordo con la Confederazione dei Sindacati Valdostani, ci sembra sia emersa la necessità politica e morale che la Regione non sia più in alcun modo tollerante verso possibili evasioni fiscali e verso fondi neri. Crediamo che questo punto debba essere assolutamente chiaro per tutti. La teoria della produttività a tutti i costi della Casa da gioco ha prodotto notevoli guasti; si tratta ora di valutare se sia più necessario che la Casa da gioco produca entrate per la Regione a tutti i costi, creando magari drammi e problemi quali quelli che stiamo oggi discutendo, o se invece la trasparenza e il controllo non possano garantire una gestione forse meno produttiva, che abbia un utile minore, ma inattaccabile da qualsiasi lato. La questione delle mance è, comunque, la seconda questione che va in tutti i modi chiarita.

La terza questione è quella delle assunzioni. Riteniamo che le selezioni non debbano più essere fatte da Commissioni in cui hanno parere determinante le società di gestione; queste società hanno la possibilità, per ovvi motivi, di favorire lottizzazioni, di favorire assunzioni clientelari. Pensiamo invece che i corsi di formazione preventivi e le selezioni debbano essere seguiti interamente dalla Regione. (A Venezia, per esempio, per questi concorsi, una prima volta ci si è rivolti a dei professori universitari esterni alla città stessa, e una seconda volta - per fare i concorsi dei croupiers - ci si è rivolti all'Aeronautica Militare, dato che alcuni tests di abilità potevano essere simili). Ci sembra pertanto questa la strada da intraprendere per quanto attiene alle assunzioni.

Quarto elemento: la questione dei presta-soldi. Qualcuno ha sostenuto per anni che i presta-soldi erano un male necessario. Per quello che si è potuto verificare in questi giorni, un funzionario temporaneo ha comunque provato - e sembra che ci sia riuscito, pur trattandosi di una situazione particolare e quindi la cosa possa essere stata più facile - a cacciare i presta-soldi dall'interno della Casa da gioco. Crediamo che questa sia una faccenda che possa essere chiarita e definita con le società una volta per tutte.

Una delle ultime questioni riguarda il controllo dell'Ufficio Fidi. Il Commissario regionale Manganone, in una sua relazione, che ha forse messo in evidenza più le sue caratteristiche di persona vanesia che non la sua competenza nel risolvere tale problema, affermava che le questioni degli assegni riguardavano soltanto la società SITAV. Pensiamo invece che il controllo della Regione sugli assegni cambiati sia determinante in quanto esistono situazioni strane che possono nascondere illeciti gravi, intrighi di tipo mafioso ecc.

Mi limito a citare un esempio. Nell'81 il Casinò di Venezia ha cambiato assegni per 34 miliardi di lire e ne ha incassati 37, cioè di più dell'importo degli assegni cambiati; nell'82 ha cambiato 33 miliardi di lire e ha avuto un introito di 36 miliardi.

Il Casinò di Saint-Vincent, nell'81, ha invece cambiato assegni per 89 miliardi, ma ne ha incassati solo 40 e nell'82 ha cambiato assegni per 117 miliardi incassandone 44.

A questo punto ci chiediamo dove siano finite le somme cambiate che non sono finite sui tavoli da gioco. Una spiegazione potrebbe essere che al Casinò di Saint-Vincent tutti vincono mentre a quello di Venezia tutti perdono, oppure che sono state cambiate delle somme che non tornano nelle percentuali di calcolo. Torno, quindi, a ribadire che il controllo dell'Ufficio Fidi, da parte della Regione, è un'altra questione che deve essere affrontata.

Altri due fatti (possono essere considerati minori, ma hanno invece una loro rilevanza) sono i seguenti. Per prima cosa riteniamo che debbano essere separate le attività culturali della Regione, dalle attività promozionali della Casa da gioco. Non pensiamo si possa continuare a confondere la cultura con il gioco d'azzardo; sarebbe più opportuno separare le due attività anche se poi possono avvenire negli stessi luoghi.

Come seconda cosa, riteniamo anche opportuno - e questa è l'ultima proposta che faccio - che il personale ispettivo venga fatto ruotare, che non si tratti, cioè, di personale che svolga questa attività a tempo indeterminato per tutta la sua esistenza, fino alla pensione, ma che sia invece un personale che periodicamente, per esempio ogni 5 anni, venga sostituito.

Sono, queste, delle proposte precise. Abbiamo fatto una analisi politica generale, una richiesta precisa rispetto alle responsabilità della Giunta e del suo Presidente, delle proposte articolate per quello che riguarda la Casa da gioco.

Concludendo, rinnoviamo l'invito al Presidente della Giunta e alla Giunta, a voler dare alla popolazione valdostana - e non al Partito Comunista, che ormai da numerosi anni è all'opposizione e può continuare a rimanerci - un segno di autocritica, di cambiamento, di presa di coscienza.

Se si vuole dare questo segno sarà possibile ancora riacquistare prestigio come classe politica, se si continuerà a fare credere che nulla è avvenuto, ebbene, probabilmente saranno altri a sciogliere i nodi politici che in questa occasione si sono presentati e non credo che, in questo caso, sarà un grande successo per nessuna forza politica. Il "Vaso di Pandora" ormai si è aperto e fin quando tutti i mali in esso contenuti non saranno usciti, la situazione continuerà ad essere in movimento.

PRESIDENTE: Chiede la parola il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

ALOISI - (M.S.I.): Signor Presidente, colleghi Consiglieri, stiamo vivendo una situazione che definirei drammatica, e a livello regionale per gli scandali che si stanno succedendo, e soprattutto a livello nazionale. Viviamo in una vera e propria "Repubblica degli scandali". Non c'è Regione, nella nostra Italia, che non sia coinvolta in scandali di vario genere, scandali che coinvolgono tutti: democristiani, socialisti, comunisti e le altre forze politiche rappresentate; sono coinvolti, in prima persona, i maggiori esponenti di questa Repubblica. Abbiamo assistito nei giorni scorsi, all'arresto del Generale Santovito, dei Generali della Guardia di Finanza, abbiamo saputo di Ministri implicati in fatti scandalistici. E' dunque - come ripeto - la "Repubblica degli Scandali" quella in cui viviamo!

La nostra Regione non esce da questa realtà. Anche qui stanno accadendo cose veramente drammatiche. Non farò una elencazione di dati - come colui che mi ha preceduto - perché rischieremmo di diventare noiosi, ma farò una analisi prettamente politica.

Ciò che mi ha reso perplesso è stata soprattutto la posizione della Giunta regionale che ha voluto costituirsi parte civile nei confronti dei Commissari e dei responsabili regionali all'interno del Casinò.

Io mi chiedo, in coscienza, - e invito il Presidente della Giunta e i colleghi Consiglieri a fare altrettanto - se sia giusto e corretto abbandonare queste persone ad un destino nel quale, forse volontariamente, ma forse anche involontariamente, sono state coinvolte.

Mi domando se la Giunta o il Presidente erano o non erano a conoscenza di quanto avveniva all'interno del Casinò.

Dal punto di vista morale mi chiedo se sia possibile accettare un simile discorso: "No, hanno sbagliato, hanno rubato, paghino dunque loro, noi ci costituiamo parte civile." Dal punto di vista morale io, questo discorso, non posso accettarlo. Se sono coinvolti quei personaggi, quei rappresentanti della Regione all'interno del Casinò, ritengo senz'altro siano coinvolti anche i rappresentanti di questa Giunta, coloro che dovevano per lo meno essere a conoscenza di quella che era la situazione del Casinò di Saint-Vincent. Non è concepibile sostenere che laggiù si dividevano 600.000 Lire a testa (quindi una cifra già prestabilita), senza avere per lo meno messo a conoscenza della situazione i maggiori responsabili regionali!

Non possiamo non guardare in faccia la realtà; ci sono dei giovani che hanno lavorato per pochissimo tempo, solo pochi mesi, all'interno del Casinò, i quali si sono visti arrestare come delinquenti, come assassini, mentre in questa nostra Repubblica vediamo che i veri assassini, quelli che ammazzano, vengono messi in libertà.

Di fronte a questa realtà ci domandiamo, allora, se è possibile abbandonare al loro destino questi giovani di cui sebbene abbiano commesso un reato, si può almeno dire che questo è stato commesso per un insieme di fattori. Se il reato c'è stato è perché c'è stata una compiacenza o per lo meno una conoscenza da parte dei maggiori responsabili. Io non posso a livello di appartenente a questo consesso e come rappresentante del Movimento Sociale Italiano, accettare la tesi di scaricare questi personaggi dicendo solamente: "Noi non sapevamo niente, quelli rubavano." E' un discorso inaccettabile. Siamo convinti che ognuno debba assumersi le proprie responsabilità, soprattutto morali. Bisogna dire con chiarezza che ruberie e ammanchi ci sono stati, ma è stata la conseguenza di una situazione protrattasi dal '48 in poi. Non voglio dire che la Giunta fosse responsabile di questo fatto in prima persona; può darsi che essa abbia dovuto ereditare questa situazione, ma chiedo che moralmente la Giunta ora si pronunci e dica: "Sì, lo sapevamo e non possiamo, dunque, scaricare tutto su questi controllori e questi responsabili regionali."

Mi fermo a questo punto perché ritengo questo aspetto di primaria importanza e dichiaro di non condividere assolutamente l'azione compiuta dall'Esecutivo presentandosi come parte lesa e costituendosi parte civile nei confronti di queste persone. Ci vuole il coraggio morale di dire tutta la verità, di dire ciò di cui sono a conoscenza o per lo meno ciò di cui erano a conoscenza.

Rimango, pertanto, fermo sulla mia tesi, sostenuta anche da tutte le forze di opposizione, di chiedere le dimissioni del Presidente della Giunta e dell'intera Giunta al fine di fare chiarezza; la popolazione valdostana aspetta da noi Amministratori della Regione un chiarimento e specialmente un atto di onestà morale.

Con questo, concludo.

PRESIDENTE: Chiede di parlare il Consigliere Pascale, ne ha facoltà.

PASCALE - (P.S.I.): Io non rifarò la storia dell'"Affaire Casino" perché già è stata fatta e ripetuta anche questa mattina in modo abbastanza minuzioso dal Consigliere Mafrica. Vorrei solo ribadire alcuni punti e riaffermare nuove posizioni del nostro Partito alla luce di una situazione indubbiamente cambiata e peggiorata.

Credo che ciascuno di noi, forse, ha avuto modo di conoscere qualcuno di quei controllori implicati e può, quindi, aver vissuto - sia pure indirettamente - il dramma dei loro familiari ed il loro. Penso che le emozioni e le preoccupazioni siano legittime e doverose, ma non per questo dobbiamo lasciarci trasportare assumendo provvedimenti di cui forse un domani potremmo pentirci.

Mi riferisco ad alcune delle proposte avanzate in questi ultimi giorni e in parte ripetute anche nel corso di questo dibattito.

Innanzitutto la proposta di chiudere il Casinò. E' una proposta che, fino a poco tempo fa, avanzava soltanto il Movimento di Nuova Sinistra, ma già nell'ultimo Consiglio abbiamo sentito altri Consiglieri che evidenziavano come, in fondo, la quantificazione monetaria del Casinò era modesta (soltanto il 10% delle entrate); questo è già il sintomo pericoloso di una mentalità che forse sta cambiando nei confronti del Casinò. Forse, se andiamo a vedere questo atteggiamento ci accorgiamo che comincia ad essere condiviso anche da molti strati della popolazione. "Se il Casinò genera tanta corruzione, tanti pericoli" - si comincia a dire in giro - "allora è meglio chiuderlo". Ed è questo - mi pare - un ragionamento troppo semplicistico. Se si dovessero far cessare tutte le attività dove può esserci corruzione, probabilmente dovremmo ritornare all'Età della Pietra. Dovunque circola il "Dio Denaro", infatti, può esserci corruzione, ma non è detto che ci sia sempre; fortunatamente sono solo casi isolati.

E' così anche per il gioco d'azzardo che di per sé, a nostro avviso, non è immorale né genera immoralità: dipende dall'uso che se ne fa.

Naturalmente questa è una nostra opinione e in questo siamo forse avvantaggiati dalla nostra cultura laica. Sarà più difficile per chi ha una cultura cattolica o dogmatica pensarla come noi.

Al di là di queste questioni di principio, è tuttavia preoccupante questa mentalità che sta cambiando, soprattutto per i risvolti che potrebbe avere, all'interno della nostra economia, la chiusura del Casinò. Non mi riferisco soltanto alle 700-800-1000 persone che vi lavorano, ma anche a tutto l'indotto. Da più di 30 anni, infatti, nel bene come nel male, l'immagine della Valle d'Aosta è stata anche legata in parte all'immagine del Casinò. Inviterei, quindi, i colleghi a non scavalcare questo discorso perché potrebbe poi rivelarsi molto pericoloso.

E' stata avanzata anche la proposta di una gestione pubblica della Casa da gioco. In via di principio, non siamo affatto contrari ad esaminare tale eventualità; abbiamo comunque delle perplessità perché se è vero che finora il Casinò di Venezia ha dato ottimi risultati, è anche vero che la gestione pubblica di San Remo è stata del tutto disastrosa. Tuttavia, per tagliare la testa al toro, ciò che a nostro avviso rende tale proposta improponibile è il constatare che se non siamo stati capaci, in questo momento, di garantire, come Amministrazione Pubblica, un controllo sulla gestione privata, saremmo poco o addirittura affatto credibili se volessimo poi gestirla direttamente.

C'è poi un'altra proposta qui ribadita, ovvero quella di provvedere immediatamente a far decadere le convenzioni con la SITAV e con la SAISET. Pensiamo che questo aspetto vada approfondito, giuridicamente, alla luce di quelle che possono anche essere le responsabilità dei dirigenti della SAISET, di quelle che dovessero poi rivelarsi nel corso di questa Inchiesta Giudiziaria. Anche qui, però, invitiamo a procedere con molta cautela perché, se non si hanno soluzioni alternative, fare decadere oggi la Convenzione con la SITAV, in mancanza di uno strumento di controllo pubblico efficiente, penso che questo potrebbe innescare dei meccanismi tali da portare alla chiusura stessa del Casinò. (E così ritorneremmo alla prima ipotesi).

Riteniamo che la cosa ottimale sarebbe una gestione privata con un controllo pubblico rigoroso e quindi, alla luce degli ultimi avvenimenti, vanno indubbiamente rivisti i meccanismi stessi del controllo e la regolamentazione giuridica ed economica delle persone addette al controllo.

Crediamo, quindi, necessario provvedere all'immediata nomina di un Commissario e di due o più Vice-Commissari non tanto sulla base di una competenza specifica, perché questo porterebbe forse ad effettuare una scelta nell'ambiente - cosa d'altronde poco felice in questo momento -, bensì sulla base di garanzie soprattutto di ordine morale, una scelta che, in un certo senso, costituisca anche la riappropriazione in senso istituzionale, da parte della Regione di questo controllo.

Pensiamo, inoltre, che il corpo dei controllori vada adeguato alle reali esigenze del Casinò perché abbiamo notato che negli ultimi due-tre anni esso è aumentato solo di 4 unità (da 19 a 23), mentre la gestione della Casa da gioco con le nuove attività della SAISET aveva portato quasi al raddoppio dei croupiers o comunque degli addetti alla Casa da gioco. Anche da un confronto con gli altri Casinò, mi pare che a Campione ci fossero 50 controllori e dunque, anche per quanto riguarda il numero, è necessario che sia tale da dare garanzie di efficienza.

E veniamo adesso all'aspetto politico. Nell'ultimo Consiglio regionale, di fronte ad una richiesta di dimissioni della Giunta, noi avevamo manifestato le nostre perplessità e ci eravamo astenuti.

In quel momento ritenevamo, infatti, che non si potessero configurare delle gravi responsabilità di questa Giunta regionale; al massimo, a mio avviso, si poteva configurare questa mancanza, cioè una mancata vigilanza sull'assetto societario della società. Se ben ricordate, infatti, negli ultimi due anni c'erano state modificazioni strutturali all'interno di queste società - cosa di cui avevano parlato anche i giornali - era stato una specie di scontro di potere tra vecchi e nuovi dirigenti che aveva portato, da un lato, alle dimissioni del Prof. Masi, e, dall'altro, alla ribalta i nuovi biscazzieri, coloro che - per usare un termine alla moda - definirei "biscazzieri rampanti", venuti dal di fuori.

Noi, e credo tutti quanti, si pensò che ci fosse soltanto uno scontro di potere tra dirigenti, ma forse si trattava di qualcosa di più, forse era uno scontro tra due filosofie sulla gestione del gioco, forse era quel qualcosa che poi ha innescato meccanismi tali da portare alle successive indagini giudiziarie. Ecco, su questo sarebbe stata opportuna una vigilanza, un accertamento da parte della Giunta regionale, perché chiaro che in questo caso non ci troviamo di fronte ad una qualsiasi attività per la quale basta accertare la solidità finanziaria, ma in questo caso l'aspetto morale dell'interlocutore privato ha una sua preminenza e va seguito anche nelle sue modificazioni.

Dicevo che nell'ultimo Consiglio regionale noi avevamo assunto questa posizione politica. Riteniamo che oggi la situazione sia cambiata. Pensiamo che l'arresto dei 25 dipendenti regionali e del Commissario regionale che è stato eletto dal Consiglio, ma su indicazione della Giunta regionale, quindi di fiducia della stessa, non possa limitarsi alle persone che sono state implicate, ma investa direttamente l'Ente Regione, come Istituzione e come Governo.

Noi ci auguriamo che queste persone arrestate riescano a dimostrare la loro innocenza. Nell'ipotesi più ottimistica e benevola ci auguriamo che, quantomeno, se hanno commesso un reato lo abbiano fatto in buona fede e cioè ritenendo di dover legittimamente, in base a precedenti delibere, avere quella indennità extra. Ci riesce, tuttavia, molto difficile credere che a nessuno di questi dipendenti regionali sia mai venuto il dubbio che il meccanismo della riscossione potesse non essere legale e che quindi non abbia rivolto questi dubbi al Commissario che, a sua volta, non abbia chiesto dei lumi all'Esecutivo regionale.

Prendiamo atto delle dichiarazioni della Giunta, che mai nessuno ha autorizzato una cosa del genere, che comunque nessuno ne era a conoscenza. Non sta a noi accertare se ciò è vero o no. Se anche lo fosse, riteniamo però che l'Amministrazione regionale non possa uscire indenne da questa vicenda, quasi che il corpo dei controllori fosse un corpo estraneo all'Amministrazione regionale. Cioè noi riteniamo che, al di sopra del controllo tecnico contabile dei controllori, al di sopra del controllo del Commissario, c'era e c'è istituzionalmente un dovere di vigilanza da parte dell'Esecutivo regionale. Se questa vigilanza non c'è stata, o è stata talmente carente da non accorgersi di nulla di ciò che stava avvenendo all'interno della Casa da gioco, se questo non comporta delle responsabilità di carattere penale, comporta necessariamente delle responsabilità di carattere morale, gestionale e politico.

E' per questo motivo che noi riteniamo oggi un atto opportuno, doveroso e corretto nei confronti non solo del Consiglio, ma di tutta la popolazione valdostana, che questa Giunta dia le proprie dimissioni. Questo per ridare credibilità anzitutto alle Istituzioni regionali.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND - (N.S.): Questa mattina, il Consiglio si attendeva una esposizione ampia, da parte del Presidente della Giunta, su tutta la vicenda del Casinò; al contrario, nella seduta segreta, il Presidente della Giunta ci ha parlato di un'unica cosa, importante, ma certamente molto parziale rispetto all'intera vicenda: la questione, cioè, dei fuori-busta dei controllori, su cui ha cercato di declinare ogni responsabilità personale e della Giunta. Su tutto il resto - ed è molto - silenzio totale.

Crediamo che la vicenda del Casinò metta a nudo il fallimento politico e forse anche morale della maggioranza che da anni controlla questo Consiglio regionale - e uso il termine "controlla" questo Consiglio regionale a ragion veduta -, mette a nudo l'incapacità dell'Esecutivo regionale, mette a nudo l'irresponsabilità - per non dire peggio - del Presidente della Giunta che purtroppo la Valle d'Aosta ha oramai da 9 anni!

Non voglio fare retorica, ma piuttosto attenermi ai fatti e questi fatti nascono dal confronto tra quello che la Giunta ha detto sul Casinò e quelli che sono stati gli avvenimenti successivi. I fatti smentiscono clamorosamente tutto ciò che la Giunta regionale, attraverso i suoi diversi esponenti, ha fatto e sostenuto sul Casinò di Saint-Vincent, negli ultimi 5 anni.

Questa maggioranza e questa Giunta hanno sostenuto che era positivo introdurre i giochi americani ed introdurre a Saint-Vincent una nuova società per spezzare il monopolio della SITAV; ora, tutta questa operazione si rivela un clamoroso errore, "condito" con gravi illeciti e con fenomeni criminosi.

Questa Giunta ha sempre garantito, anche recentemente, sulla rigorosità ed efficienza dei controlli regionali; ora veniamo a conoscenza di gravi ed antiche irregolarità.

Questa Giunta e questa maggioranza non hanno perso occasione, nel corso di questi ultimi anni, per elogiare l'efficienza, la professionalità della SITAV, la rapidità nell'esecuzione dei lavori di ampliamento del Casinò; ora constatiamo che le ripetute modifiche alla convenzione del febbraio del 1978 sono andate sempre e sfacciatamente a favorire la SITAV, la società di gestione del Casinò di Saint-Vincent.

Vorrei partire dal capitolo delle Società di gestione del Casinò. Quando, il 29 giugno dell'81, si discusse in questo Consiglio dell'introduzione dei giochi americani e dell'introduzione della SITAV, si dissero parole molto chiare. Leggo, ad esempio, quello che disse l'Assessore Pollicini.

"E' un fatto positivo che vi siano due società invece che una sola perché, innanzi tutto, questa (e si riferisce alla SAISET) è una società nuova, una società di capitale proveniente - da quanto siamo riusciti ad appurare - dalla zona di Milano. Diciamo pure che c'è un fatto positivo, cioè che il Collegio dei Sindaci di questa società è di professionisti locali valdostani; mi pare che questo sia già di per sé un fatto importante perché ci consentirà, per lo meno attraverso questa gente che vive ed opera qui, una migliore trasparenza dei conti e dell'amministrazione di questa nuova società".

L'Assessore Ramera, sempre in quella occasione, disse queste testuali parole: "La presenza di due società, come previsto da questa nuova convenzione, mi dà maggiore tranquillità, mentre una società come l'attuale (si riferisce alla SITAV) mi dà molto da pensare, forse, per questo improvviso mutamento nei vertici e dà da pensare, forse, allo stesso personale. Sarà più comodo avere un partner presente".

Queste, dunque, le parole degli Assessori e della Giunta.

Oggi noi sappiamo che attorno al Casinò e alla gestione del gioco d'azzardo ruotano non due società (SITAV e SAISET), ma almeno una decina. C'è però una bella differenza rispetto a quello che ci avevano detto: è il fatto che sono diverse le società ma i personaggi - almeno quelli conosciuti che compaiono - sono sempre gli stessi e cioè Bruno Masi, Franco Chamonal e Paolo Giovannini.

A questo proposito, alcune cose le ha già dette il Consigliere Mafrica, altre cercherò di aggiungerle io.

La SAISET denuncia, nel suo Bilancio per il 1982, un utile di solo 68 milioni; i maggiori costi sostenuti dalla società, accanto a quelli del personale, sono però rappresentati da generiche "spese per prestazione di servizi" e "gestione cassa", spese che ammontano a 586 milioni. Ebbene, questi 586 milioni sono andati a due società che risultano controllate da Chamonal e Giovannini; l'AGECA (di cui si è già parlato e di cui ormai sappiamo alcune cose) e la GAMES. L'AGECA è una società fondata il 15 luglio 1982 e che ha come soci la sorella e il cognato di Chamonal, con sede a Saint-Vincent, allo stesso indirizzo in cui risiede la SAISET; la GAMES, è una società creata a Torino, con dei prestanome di Verrés, Challand e Aosta che opera attraverso un'altra società, la RESIDENCE ANNY, società controllata da Franco Chamonal e Paolo Giovannini. Ma allora, se dietro alla SAISET e la SITAV ci sono le stesse persone, siano esse conosciute, come nel caso di Masi, Chamonal e Giovannini, o sconosciute, a che cosa serviva la sceneggiata della seconda società se non a confondere le acque e a spuntare delle condizioni di ancora più smaccato favore nei rapporti tra chi gestiva la Casa da gioco e la Regione?

Per far digerire al Consiglio regionale la quota privilegiata per la SAISET, furono spese, allora, molte parole. Si disse che tutto era provvisorio. E anche qui desidero leggere alcune parole, perché le parole devono pesare e devono restare.

L'allora Consigliere Faval, attuale Assessore, disse esplicitamente: "Da qui ad un anno (si parla di anno solare dall'inizio dell'attività), il Consiglio regionale potrà rivedere le percentuali e quanto riguarda la parte importante di questa convenzione".

E sempre l'Assessore Pollicini disse: "Dopo un anno, come è previsto dalla convenzione, faremo il punto di tutti i problemi dei quali oggi non siamo in grado di dare né certezze, né chiarimenti". Questo fu detto il 29 giugno dell'81, ora siamo alla fine dell'83 e la revisione non solo non è stata fatta, ma è oltretutto diventata molto difficoltosa anche perché la convenzione tra Regione e SAISET e SITAV è stata congegnata in modo tale che oggi la SAISET (lo dice apertamente) ritiene di non dover assolutamente modificare la quota spettante del 38%. L'unica quota che la SAISET accetta di mettere in discussione - e ci sono le lettere ufficiali - è quella di ripartizione tra SITAV e Regione. La realtà è che il testo della convenzione è stato concepito in modo tale che quel 38% non può essere toccato. A che servirebbe, dunque, questa convenzione? L'unica cosa che può essere rivista - lo ripeto - è il rapporto tra Regione e SITAV che riguarda solo una parte della quota. Anche su questa seconda parte le cose che diceva prima il Consigliere Mafrica gettano un'ombra di dubbio estremamente pericolosa; questa parte di quota che poteva essere rivista entro il giugno dell'" 83 non è stata toccata e vediamo che l'unico atto in nostro possesso che ha determinato una proroga, è una lettera del Presidente della Giunta. Ma chiaramente, una semplice lettera non può modificare un contratto approvato da un Consiglio regionale e sottoscritto dai due contraenti e dunque, anche in questo caso, la Regione si è messa nella condizione più debole, nella condizione di chi deve subire, non so se per incompetenza o se volutamente.

La Magistratura - si dice - ha incarcerato gli amministratori della SITAV, però la società, in quanto tale, è pulita; gli azionisti non sono stati toccati e magari i dirigenti, quelli che avevano l'incarico di amministrare, sono stati coinvolti. Anche questo non è vero! Mi stupisce, quindi, che la Giunta regionale e il suo Presidente, non conoscano o facciano finta di non sapere che il Prof. Bruno Masi, attraverso un'altra società creata appositamente nel 1981, è riuscito ad acquistare un pacchetto consistente della SITAV. Non ci troviamo, pertanto, di fronte ad un Amministratore o Amministratore delegato di un certo tipo, e di fronte ad un Azionista di un certo tipo. No. No, perché c'è stata una scalata di queste stesse persone al pacchetto azionario della SITAV; questa è la realtà che abbiamo di fronte!

Per concludere questa parte riguardante le società, un accenno va fatto alla FINAOSTA. Si è saputo che la Guardia di Finanza, nei giorni del blitz a Saint-Vincent, si è soffermata parecchio sulla documentazione della FINAOSTA. E certo dubbi che qualcuno avesse intenzione di usare la FINAOSTA come strumento di un disegno criminoso non mancano. Ci sono elementi per avere forti dubbi in questo senso; ne citerò solamente due che derivano da delle semplici constatazioni: primo, il ruolo e la figura dell'ex Presidente della FINAOSTA, Sergio Ramera, persona che è oggi accusata di associazione a delinquere di stampo mafioso; secondo, il modo e il periodo in cui venne decisa la creazione di questa Finanziaria. La FINAOSTA sorse un po' all'improvviso, come un fungo in gran parte inatteso, con un Presidente - Ramera - designato fin dall'inizio e nacque nei primi mesi del 1982. Nacque, cioè, guarda caso, proprio nel periodo in cui si stavano introducendo a Saint-Vincent i giochi americani e in un periodo in cui erano intensissime - e lo verificheremo nella Commissione d'Indagine - le trasformazioni di tutte quelle società che ruotano attorno al Casinò e che nel corso del 1982 operano più volte un aumento consistente del loro capitale sociale.

Accanto a questi elementi, ve ne sono altri che fornirò alla Commissione d'Indagine, nel momento in cui affronteremo questo problema delle società.

Un'ultima osservazione su questo capitolo, che mostra quanto sia pericoloso l'intreccio di potere che si è creato intorno alle società che ruotano attorno al Casinò di Saint-Vincent, vorrei farla rispetto a cose già conosciute, ma che si tende a dimenticare e su cui né la Giunta, né il suo Presidente, ci dicono niente.

Non dimentichiamoci che nel corso dell'ultimo anno abbiamo avuto un omicidio e un tentato omicidio che si sospetta fortemente siano maturati intorno alle questioni relative alla "Vicenda Casinò". C'è l'attentato al Pretore Selis, che oggi acquista dei significati molto precisi e, del resto, le interviste da lui rilasciate ai giornali dicono molte cose. Il Pretore si è occupato a lungo del Casinò di Saint-Vincent per vari aspetti connessi alla sua attività ed evidentemente era andato a cercare in tutto questo giro di società. Qui deve aver colto un nesso che ha creato il panico nelle persone che avevano molte cose da difendere. Per questo ha avuto luogo l'attentato teso a liquidare il Pretore di Aosta.

C'è poi l'attentato mortale che ha tolto di mezzo il Procuratore capo di Torino, Bruno Caccia, il quale aveva ordinato alla Guardia di Finanza la prima perquisizione al Casinò di Saint-Vincent nel maggio di quest'anno. Bruno Caccia fu infatti ucciso il 26 giugno 1983, il giorno delle elezioni, di modo che la cosa passasse sotto un relativo silenzio.

Per quanto riguarda il capitolo "controlli regionali sul Casinò", credo che molte cose siano state dette, ma forse si può ancora aggiungere qualcosa.

Prendiamo, ad esempio, la questione del "fuori-busta"; se si tratta di Lire 600.000 oppure di una cifra più alta, la Magistratura ce lo dirà, ma questa questione è grave non tanto per il danno economico che la Regione può aver subìto, bensì perché creava di fatto una storia di complicità tra controllori e controllati, facendo così saltare ogni forma di controllo seria.

Riteniamo che la Giunta regionale sia fino in fondo responsabile di questa situazione e che non sia oggi in grado di affermare: "Noi non sapevamo e non immaginavamo nulla!". Voi dovevate sapere, avete voluto sapere e poi avete finto di non essere al corrente di nulla.

Il Regolamento sui servizi di controllo al Casinò prevede una sorveglianza su tutti gli aspetti del funzionamento della Casa da gioco e non soltanto una sorveglianza sui tavoli. Come è dunque possibile che si siano verificati fatti come quelli descritti oggi dai giornali confortati, tra l'altro, da numerose testimonianze? Per citare alcuni di questi fatti leggo, ad esempio, degli articoli di "Stampa Sera" i quali descrivono come l'Ufficio Fidi del Casinò di Saint-Vincent fosse di fatto controllato da un presta-soldi, da un cambista, da...omissis.... Leggo testualmente: "Gisella Nardi non viene estromessa dal Casinò grazie alla sua vecchia amicizia con Cotta neanche quando l'Ufficio Fidi del Casinò viene gestito direttamente da...omissis...che rifornisce i giocatori prelevando direttamente le fiches dalle mani della Signora Datteri, impiegata di questo ufficio".

C'è poi, fra i tanti, un articolo dell'"Europeo", che ci parla della presenza a Saint-Vincent di Jean Dominique Fratoni, una persona ricercata da un mandato di cattura internazionale; gli stessi controllori sapevano che questa persona veniva regolarmente a Saint-Vincent a giocare, e scrivevano anche il suo nome su dei bigliettini, eppure - lo ripeto - si tratta di una persona su cui pende un mandato di cattura internazionale. Come sono stati possibili questi fenomeni se non perché ogni forma di controllo, serio o fittizio, era saltato?

Sul capitolo dei lavori di ampliamento del Casinò, delle convenzioni fra Regione e SITAV, il Consigliere Mafrica ha già detto molte cose e anche molto opportunamente. Vorrei, però, aggiungere che l'ampliamento del Casinò è sempre stato descritto come una operazione estremamente vantaggiosa per la Regione. I fatti dimostrano una realtà diversa, sia se guardiamo la vicenda dei lavori di ampliamento in sé, sia se la guardiamo nell'ambito dei rapporti tra Regione e Casinò. A nostro avviso, se la convenzione del febbraio 1978 era pessima (e non mi soffermerò qui a spiegarne i motivi perché sarebbe troppo lungo), le modifiche che ripetutamente in seguito sono state introdotte a questa convenzione hanno notevolmente peggiorato la situazione. Con il contratto aggiuntivo del 1979, le percentuali sugli introiti sono state ritoccate a favore della SITAV; si è prolungata di quasi 12 anni (mentre qualsiasi concessione difficilmente supera i 9); sempre con il contratto aggiuntivo del '79 si ridussero a metri quadrati 14.400 di terreno quelli che la SITAV doveva cedere alla Regione e che erano stati stabiliti invece in metri quadrati 24.500 nel contratto del '78. Proprio quella cessione di terreni da parte della SITAV alla Regione venne contrabbandata come une delle grandi conquiste della convenzione del '78. In realtà non se ne fece niente perché questi metri quadrati che la SITAV doveva cedere furono dimezzati nel '79 e scomparvero del tutto nell'80. Infatti, con le modifiche del luglio 1980, si rinuncia anche ai suddetti 14.400 metri quadrati, si affidano tutti i lavori di ampliamento del Casinò direttamente alla SITAV e la Regione, come già detto dal Consigliere Mafrica precedentemente, si impegna a dare un contributo alla società, a lavori ultimati, di 6 miliardi e 500 milioni di Lire e non una Lira in più (come viene detto in modo esplicito nella convenzione). Si fa presente che se i lavori si fossero dimostrati più costosi, la Regione non li avrebbe pagati.

E' ormai noto come la Giunta regionale stia insistendo da un anno per dare alla SITAV altri 3 miliardi per lavori che non erano stati previsti, e non autorizzati né da parte del Consiglio regionale, né dalla Giunta, ma esclusivamente da lettere del Presidente della Giunta (che ovviamente non hanno nessun valore giuridico).

Queste deliberazioni che più volte la Giunta ha cercato di far passare in Consiglio (due deliberazioni di Giunta, una terza deliberazione di Giunta ratificata dal Consiglio) sono sempre state respinte - come ho già detto - dalla Commissione di Coordinamento, respinte con la motivazione di "eccesso di potere". Questo è un dato molto grave, eppure, ancora recentemente, nei giorni precedenti al blitz, in Consiglio ci siamo ritrovati queste deliberazioni da votare.

Il fallimento di questa Giunta sulla "Vicenda Casinò" è, secondo noi, indicativo di qualcosa di più generale, di una incapacità del Governo che si estende a tutti i livelli. L'irregolarità e la superficialità sono state adottate dal Presidente Andrione come criteri fondamentali di ogni atto amministrativo. Se vogliamo uscire da questa brutta situazione, cosa che risulterà certamente dura e difficile per le enormi resistenze che vi saranno, bisognerà cambiare metodo radicalmente. Purtroppo la sensazione è che questa maggioranza non voglia sentire ragioni, che non sappia operare scelte se non dopo l'intervento della Magistratura, che non sappia, quindi, svolgere quelli che sono i compiti di Governo.

Quanti segnali chiari sono giunti nel corso di questi anni e mai nessuno è stato colto? Questa è, dunque, una grave responsabilità politica.

Voglio qui citare nuovamente - perché è un fatto veramente allarmante - la famosa lettera anonima del Controllore regionale o del presunto tale che nel gennaio del 1983 informò il Gruppo consiliare di Nuova Sinistra del Partito Comunista e il Pretore su una serie di gravi irregolarità che si stavano compiendo al Casinò e in particolare sul meccanismo dei controlli. Una questione che venne portata in questo Consiglio e su cui il Presidente della Giunta diede tutte le garanzie e le assicurazioni che invece tutto funzionava nel migliore dei modi. Tutto quanto scritto in quella lettera constatiamo oggi che era vero, non solo, ma le cose erano ancora peggiori. La lettera si chiudeva con le seguenti parole: "Questa grave situazione dovrebbe essere denunciata dal Commissario regionale mio superiore, il quale non è per nulla preoccupato, mentre lo sono i miei colleghi e gli impiegati di gioco. Infatti, la nostra unica preoccupazione è la tutela del posto di lavoro. Non vogliamo che in futuro ci vengano addebitate responsabilità o complicità che non abbiamo e non intendiamo assumerci. Noi affermiamo che gli autori di tali concessioni, la Giunta, sono degli incompetenti oppure dei disonesti".

Credo sia questo il punto, il dilemma che si pone non soltanto una singola persona, ma l'intera popolazione della Valle d'Aosta. Ci si chiede se nel Consiglio regionale, se nella Giunta regionale della Valle d'Aosta ci siano persone le quali sono incompetenti, che non hanno saputo vedere, o persone invece disoneste! Credo che già solo il fatto che sia questo l'interrogativo che circola spieghi perché siano indispensabili le dimissioni, perché sia necessario cambiare radicalmente strada, come non sia sostenibile in modo serio una simile situazione.

Quindi, a nome della Nuova Sinistra, anche io rinnovo la richiesta delle dimissioni della Giunta e del Presidente di questa e leggo l'ordine del giorno sottoscritto da tutti i Consiglieri di minoranza di questo Consiglio.

ORDINE DEL GIORNO

ESAMINATA la situazione verificatasi presso la Casa da gioco di Saint-Vinvent,

CONSTATATO che gli elementi sottoposti all'esame del Consiglio da parte del Presidente della Giunta non hanno modificato il quadro delle responsabilità morali, politiche e gestionali del Presidente dell'intera Giunta regionale

IL CONSIGLIO REGIONALE

INVITA

il Presidente e la Giunta regionale a rassegnare le proprie dimissioni.

PRESIDENTE: Chiede la parola il Consigliere Pedrini, ne ha facoltà.

PEDRINI - (P.L.I.): Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione quanto è stato detto in quest'Aula 48 ore fa, ossia mercoledì mattina. Intendo precisare che allora ho dovuto, con estrema tristezza, abbandonare l'Aula essenzialmente per una questione di principio. Era stato, infatti, stabilito che il primo punto all'ordine del giorno di questo Consiglio regionale fosse quello relativo al Casinò. La comprensibile assenza del Presidente della Giunta - e nella seduta segreta mi pare che qualcosa sia venuto fuori - mi ha ancora più convinto di aver agito bene, uscendo, perché non ritenevo allora, né ritengo ora che vi fosse qualsivoglia argomento all'ordine del giorno di tale importanza da richiedere di essere discusso prima di quello relativo al Casinò.

Tengo qui a sottolineare l'insensibilità e la tracotanza della maggioranza che, con la scusa di varare qualche Borsa di studio (argomento, questo, che poteva benissimo essere votato lunedì mattina senza nessuna conseguenza e cosa che ha richiesto, tra l'altro, pochissimi minuti), ha poi invece dovuto fermarsi e non passare ad altri argomenti che coinvolgevano le minoranze perché la strada scelta non era tra le migliori come un suo rappresentante (di questo dobbiamo dare atto con tutta l'ironia possibile) ha esplicitamente ammesso. Come sempre, voi della maggioranza, avete voluto fare per alzata di mano e, come Liberale, sono qua a dire che la maggioranza ha sempre ragione per sé, ma non certo per me che faccio parte della minoranza. E' venuto il momento di dire le cose fino in fondo ed io sono qui a disposizione; ognuno ha una propria coscienza e agirà secondo questa. La maggioranza ha dunque fatto benissimo a comportarsi così, la maggioranza può assumere il comportamento che vuole, ma da qui ad affermare cose non vere, trovo che ci sia una bella differenza!

Una volta precisato i motivi che mi hanno indotto ad abbandonare l'Aula mercoledì scorso, ci tengo anche a spiegare su quali basi ho anch'io chiesto le dimissioni della Giunta regionale, basi diverse da quelle degli altri Partiti di minoranza. Desidero impostare un distinguo su quella che è la mia opinione su questo Ordine del giorno in cui si chiedono le dimissioni del Presidente della Giunta perché, come giustamente ha detto il Prof. Mafrica, si tratta di un fatto politico.

Il Capogruppo del Partito Comunista ha svolto una brillante relazione di cui gli do atto, anche per l'impegno con cui questo lavoro è stato fatto. Debbo dire che, in linea di massima, concordo con lui: sono documenti inoppugnabili di cui dobbiamo prendere atto. Ma, ad un certo momento, non siamo più d'accordo quando si passa da una analisi dell'uscita della Sinistra da questo Consiglio, all'aggancio della "Union Valdôtaine" alla Democrazia Cristiana e agli altri Partiti, all'offerta, a parte dell'"Union Valdôtaine", della disponibilità delle Sinistre. A questo proposito dobbiamo chiarire la nostra posizione e fare anche una proposta politica molto seria che, l'allora Presidente in pectore del Consiglio regionale, dopo le ultime elezioni regionali non aveva voluto prendere in considerazione, tenendo fermo il fatto però che nei discorsi fatti fra Commissione Liberale e Commissione dell'"Union Valdôtaine", le cose si erano svolte amichevolmente e sotto un'altra impostazione. Almeno così mi è stato riferito, così c'era a verbale nella sede del mio Partito. Abbiamo preso atto di quanto è successo, di chi è entrato in maggioranza e allora, giunti a questo punto, così come il Partito Comunista fa le sue "avances", io mi sento in dovere di fare le "avances" all'"Union Valdôtaine" (che comprende i due movimenti dell'Union Progressiste e dei DP), dicendo che in maggioranza possono sedere benissimo, dopo le dimissioni (e spiegherò quali dimissioni io intenda) di un pentapartito in cui il PSI, il PSDI e il PLI possono entrare nella maggioranza con tutti i titoli e le garanzie per poter meglio seguire, in questo periodo travagliato, la questione non solo del Casinò, ma anche quella di questo Palazzo regionale su cui ho presentato una mozione e dove penso che qualcuno debba avere le mani che tremano. E' da troppo tempo che anche in questa sede ognuno fa quello che vuole; finii il mio intervento la volta scorsa dicendo: "Oggi affrontiamo i casini del Casinò - o del Casino -, io desidero affrontare (la mia mozione l'ho presentata e si discuterà) il casino di questo Palazzo!"

Direi che le due cose sono connesse perché dove c'è una mancanza di organizzazione, di direttive, di serietà, che per fortuna toccano una branca minima di quelli che sono i dipendenti regionali, perché qualche furbetto, qualche sciacallo c'è sempre, il quale appena io avevo finito di parlare era già andato in un ufficio di questa Regione a dire: "Pedrini ha detto che voi non lavorate mai, che siete tutti dei delinquenti, che fregate i cittadini valdostani...", quando io avevo invece fatto anche in quel momento una distinzione ben netta tra una parte minima - fortunatamente - che sfrutta questa Regione e questo Palazzo e gli altri che invece devono lavorare anche per chi non lavora!

Anche a questo proposito devo fare una piccola citazione ai signori della stampa i quali, presi probabilmente da aulici pensieri, hanno completamente tralasciato di citare questa mozione non certo meno importante di quella di Saint-Vincent, a parte gli arresti ed il resto; anche qui abbiamo avuto il blitz, anche qui abbiamo avuto la Finanza, anche qui abbiamo delle cose che non funzionano, anche qui ho visto delle mozioni presentate da altri Partiti su fatti che indirettamente toccano gli Uffici regionali. Questo sottacere un fatto così rilevante, una richiesta così importante, era forse fatto anche qua "pour cause".

Risposto così al fatto politico del Partito Comunista, data anche l'ora tarda, non voglio trattenervi oltre e ripetere cose già dette da altri e sulle quali in gran parte concordo.

Desidererei soltanto parlare di un altro fatto che ci riguarda tutti da vicino. Il Consigliere regionale del Partito Socialista Pascale si è trovato un attimo - e questo mi fa enormemente piacere - in area liberale (dovrei anzi quasi mandargli la tessera ad honorem!) quando ha parlato delle Case da gioco di Venezia e di Sanremo. Egli ha tratto delle conclusioni che sono la realtà dei fatti. Nella mia infinita ignoranza politica e nella mia giovinezza di allora e di oggi, io ho sempre auspicato un connubio (e dico "connubio" nel senso dei maligni) fra PSI e PLI in quanto uno tirava troppo a sinistra e l'altro forse troppo sul centro-destra e insieme, come è accaduto in Belgio, hanno trovato veramente la via della resurrezione del Belgio! Ad ogni modo, quando ha parlato delle Case da gioco di Venezia e di Sanremo, egli ha detto chiaramente come la gestione di Venezia, attualmente valida, gestita dalla Municipalità, non abbia invece trovato riscontro in quella di Sanremo dove proprio il Governo, la cittadinanza, gli stessi membri della comunità, del Municipio di Sanremo, dopo l'esperienza fatta della Cosa pubblica nelle Case da gioco, hanno deciso di ridare ai privati la gestione della Casa. Naturalmente - e mi pare che oggi siamo qua proprio per affermare ciò - deve esserci un controllo sotto tutti i profili, non soltanto così tanto per fare, ma già si era ripetuto che avremmo dovuto allargare la prossima volta al rinnovo a 5-6-7-10 e quante società si voleva la possibilità di concorrere e avremmo scelto quelli che ci avrebbero dato più garanzie di linearità, di onestà, di chiarezza, di tranquillità monetaria.

E allora devo finire anche io auspicando la non chiusura del Casinò. Questa mattina, quando il Presidente ci ha detto di una aggiunta all'Ordine del giorno, io mi sono preoccupato e ho detto immediatamente che questo nuovo argomento all'Ordine del giorno doveva essere varato nella giornata, in quanto non si deve dare né alla Magistratura, né alla popolazione tutta l'esatta sensazione che noi facciamo qui quello che vogliamo, e corriamo invece secondo le direttive di legge; per cui io dissentivo poc'anzi quando si voleva rinviare a domani o ad altra data la riunione della Commissione degli Affari Generali, e la riunione di Affari generali più integrata dai Capigruppo. La lettera che ho ricevuto parla di una sola. Mi auguro che poi, nell'Aula pre-consiliare si riesca a chiarire anche questo punto.

Dobbiamo dare la possibilità, comunque sia, all'attuale Governo regionale, di fare in modo che - come diceva Pascale - a nessuno venga in mente di dire: "Chiudiamo la Casa da gioco". Su questo abbiamo detto di essere contrari, e contrari non solo per i 1000 dipendenti, ma per tutta la Valle d'Aosta e in modo particolare per Saint-Vincent, Châtillon e tutto il circondario che ruota su questo.

Le nostre industrie vanno a rotoli; come ebbi a dire già 15 anni fa in quest'Aula, abbiamo buttato miliardi per delle aziende che, una volta presi i soldi dalla Regione, sei mesi dopo sono fallite; abbiamo commesso degli errori enormi nell'impostazione industriale spero soltanto che non si continui su questa strada, spero che questo brutto episodio ci possa insegnare qualcosa per il futuro.

Concludo dicendo che le mie non sono frasi preparate, io non ho fogli scritti, vado a braccio, come sono abituato e dico quello che penso e che sento! In questo momento così grave, avendo io firmato questo foglio che invita la Giunta regionale ed il suo Presidente a rassegnare le dimissioni, voglio chiarire ancora una volta come queste dimissioni le chieda perché sono del parere che la Giunta debba, ad un dato momento, controllarsi, parlarsi, riunirsi e chiacchierare. Ritengo che, dopo un esame concreto, onesto e solo teso a salvaguardare gli interessi della Valle d'Aosta, si debba decidere il da farsi. Già mercoledì scorso (e l'Assessore Rollandin lo può confermare) dissi che per me, una volta fatto questo esame di coscienza, la stessa identica Giunta avrebbe potuto ripresentarsi. Se questi uomini che sono ora sul banco del Governo ritengono di ripresentarsi allo stesso posto, almeno per quanto mi riguarda e per quanto concerne il mio Partito, pensiamo che lo facciano perché in coscienza si ritengono adatti e validi per tale compito. A noi basta questo, perché ciò sarebbe di una chiarezza e di una onestà politica di cui dovremmo dare atto anche a coloro che politicamente ci sono avversari.

Confortato dal mio Partito ho, dunque, chiarito bene quale è il nostro pensiero e quali sono i motivi che ci spingono nel chiedere le dimissioni. Penso soltanto che dovremmo veramente, in questo momento, così difficile, trovare il modo di mettere in pratica una frase che tutti dicono ma che nessuno pensa realmente: "Dobbiamo trovare quella unità di intenti per arrivare a superare le difficoltà del momento". E' una frase che desidero si sappia che io ed il mio Partito diciamo, ma che siamo anche pronti ad attuare!

PRESIDENTE: Consiglieri, per la conduzione dei lavori dovrei sapere quanti sono ancora i Consiglieri che intendono prendere la parola in sede di discussione generale. Dunque mi si dice il Consigliere Torrione, Aloisi, Beneforti.

Sospendiamo allora la seduta che sarà ripresa alle ore 16.

La seduta termina alle ore 13 e minuti 4