Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 229 del 29 novembre 1983 - Resoconto

OGGETTO N. 229/VIII - DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE: "CONCESSIONE AL COMUNE DI AOSTA DI UN CONTRIBUTO PER L'ACQUISIZIONE DEL QUARTIERE CASE COGNE DI AOSTA".

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.

ANDRIONE (U.V.): In una recente riunione del Consiglio erano state chieste informazioni circa il Quartiere Case Cogne ed il suo acquisto.

Sono stati dati anche alcuni parametri circa le stime fatte dalla Regione e della Nuova Sias. Raggiunto l'accordo sulla cifra di 18.500 milioni, nei tempi tecnici necessari è stato approntato un Disegno di legge con una urgenza che, per il caso specifico, è stata accertata anche da molte parti della minoranza, per l'acquisto del suddetto complesso per concentrare su questa parte della città di Aosta la possibilità di dare una casa a tutti i cittadini.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Noi socialdemocratici siamo favorevoli a questo provvedimento però vorrei fare alcune domande al Presidente della Giunta, precisamente tre:

Siccome il provvedimento è stato presentato con la massima urgenza (in Commissione non avevamo neppure il testo) vorrei sapere se esiste una bozza di convenzione tra la Regione e la Nuova Sias.

L'intero quartiere verrà trasferito al Comune di Aosta?

Si sta esaminando con quali fonti economiche potrà venire la ristrutturazione del quartiere?

Pongo queste domande per certe esigenze.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND (N.S.): Credo che nonostante l'ora tarda questo provvedimento meriti qualche parola in più di quelle affrettate e sbrigative usate dal Presidente della Giunta.

La superficialità e l'approssimazione con cui è stato redatto ed approvato dalla Giunta questo Disegno di legge erano già emerse dalla riunione della Commissione Affari Generali, che ha dovuto presentare all'unanimità delle proposte di emendamento agli artt. 2 e 3, cioè gli unici articoli di merito che costituiscono il Disegno di legge.

Questa superficialità è stata determinata dal ritardo con cui la Giunta si è mossa rispetto a questo problema ed alla conseguente fretta determinata da motivi contingenti, cioè necessità di concludere la trattativa con la COGNE entro la fine dell'anno, necessità di impegnare delle somme a disposizione, pressioni da parte di cooperative, ecc.

Ma dietro questa fretta, in realtà, c'è un vuoto pauroso di analisi del problema abitativo nella città di Aosta. Ci troviamo così nella situazione paradossale che una questione come l'acquisto e la ristrutturazione del quartiere Case Cogne, di cui si parla, si fa e si disfa da almeno 5 anni, giunge alla discussione del Consiglio regionale nel peggiore dei modi.

Invece di partire da una relazione con una analisi della situazione abitativa di Aosta, analisi che collochi poi l'intervento nel quartiere al punto giusto, noi abbiamo una mini relazione record di ben 11 righe, che nulla dice in merito al provvedimento legislativo limitandosi a riassumere i due articoli (2 e 3).

Invece di avere un articolato che definisca con chiarezza quali sono gli immobili e le case oggetto dell'acquisto, le modalità dell'acquisto, gli orientamenti a cui il Comune di Aosta dovrà attenersi, abbiamo tre articoli pasticciati, confusi e imprecisi che la Commissione, in qualche modo, ha cercato di raddrizzare e di mettere su gambe meno traballanti.

Nel Consiglio Comunale di Aosta c'è un Consigliere, che credo tutti conoscano, Roberto De Vecchi, il quale, ogni volta che si parla di urbanistica, cita sempre quello che, secondo lui, è il principale esempio di intervento urbanistico nella città di Aosta e cioè la realizzazione del Municipio di Aosta, intervento urbanistico che permise di trovare una connessione tra il gruppo di case raccolto intorno al campanile di S. Orso e il gruppo di case raccolto intorno al campanile della cattedrale.

Effettivamente si trattò di un intervento urbanistico di una notevole importanza sia dal punto di vista urbanistico che culturale.

Ebbene, io credo che oggi, mettendo mano ad un intervento di questa portata del quartiere Cogne, non facciamo certo una operazione di minore importanza. Se poi pensiamo che tale intervento dovrebbe essere, secondo la variante 10 del piano regolatore di Aosta, connesso al vecchio centro storico della città, attraverso una utilizzazione dell'area della caserma Testafuochi, ci rendiamo conto perfettamente dell'importanza di tale operazione e della consapevolezza con cui dovremmo affrontarla.

Penso sia inutile osservare che questa consapevolezza è completamente assente nel Disegno di legge n. 32; non solo non è presente nella Giunta che ha presentato questo provvedimento, ma non è presente neppure in questo Consiglio regionale, visto che ha accettato la discussione in questi termini di un finanziamento di così grande portata rispetto alla storia di tutta la città capoluogo della nostra Regione.

Credo che non sia oculato spendere 23 miliardi per l'acquisto del quartiere, per poi consegnarlo nelle mani del Comune di Aosta, senza averne la minima idea o la minima volontà politica per orientare (non dico determinare, ma orientare) i successivi interventi edilizi.

Voglio essere ancora più esplicito: la sensazione di Nuova Sinistra è che si arrivi all'acquisto del quartiere Cogne più come scelta in negativo che come scelta in positivo, cioè più come la ricerca di un estremo rimedio di fronte alla incapacità di intervento dell'Ente publico che per una scelta chiara e politica della casa, più per spinte settoriali che sono legittime ma settoriali (le spinte ad esempio di chi si è costituito in cooperativa e aspetta di avere l'area su cui potere edificare) che in base ad una idea chiara di come affrontare il problema casa ad Aosta.

In sostanza mi pare di potere dire che ci sono cospicui fondi dello Stato che arrivano in Valle d'Aosta in base alla legge 457, alla legge 25 e in base ad altre norme dello Stato; si tratta di parecchi miliardi che arrivano ogni anno, i quali permettono sia la costruzione di nuove abitazioni che il recupero di vecchi edifici, ma questo recupero non lo si riesce a fare per incapacità, per mancanza di programmazione, per assenza di volontà politica perchè è un recupero difficile che va studiato.

Siamo ormai alla fine del 1983 e stiamo andando verso il 4° biennio del piano decennale per la casa della legge 457; sono già stati finanziati i primi tre bienni e in tutti questi anni non abbiamo avuto un solo recupero nella città di Aosta, non è stato realizzato un solo intervento di recupero, pur essendo previsto dalla legge 457 che una percentuale minima del finanziamento debba essere destinata a questo scopo.

Tutti gli interventi, e si tratta di diversi miliardi per centinaia di abitazioni, hanno riguardato nuove costruzioni.

Ci sono i soldi, ma non essendoci le capacità di intervenire per il recupero, si sceglie la strada della costruzione nuova.

A questo punto però, da alcuni anni e in maniera sempre più drammatica, si è presentato il problema delle aree; ci sono i soldi, ci sono le cooperative, ci sono i finanziamenti dello Stato, ma non si sa dove costruire. Ci sono rimasti pochi appezzamenti, che bisogna acquisire attraverso procedure di esproprio, operazioni anche dolorose, contro le quali ci sono proteste e ricorsi da parte dei proprietari, i quali rallentano la procedura, per cui il Comune di Aosta sa benissimo che ci sono molti interventi che non vanno avanti. L'ultimo esempio è quello di via Mont Voison che non stà andando avanti perchè ci sono degli ostacoli che non riusciamo a superare.

E' a questo punto allora che salta fuori il quartiere Cogne. Di fronte all'esistenza di finanziamenti e alla difficoltà di reperire aree, la Regione ha pensato all'acquisto di una grande area di proprietà semipubblica, nella quale collocare tutti gli interventi che possono essere finanziati con i fondi della 457 e con qualsiasi altro finanziamento statale, edilizia agevolata, edilizia sovvenzionata, edilizia convenzionata.

Mi pare che questo sia il ragionamento che stà alla base di un certo modo di comportarsi, molto approssimativo, e in un certo modo alla base della filosofia che ispira questo Disegno di legge.

Ebbene se questa è l'impostazione che il Disegno di legge fa intravedere, noi siamo decisamente contrari. Pensiamo sia un errore clamoroso, cha magari fa comodo alle forze politiche organizzate, ai partiti in quanto tali perchè ad m ano dalle elezioni comunali in Aosta si scatenerà una ridda di promesse su costruzioni, cooperative, riscatti, ecc., però noi ci ritroveremo alla fine di questa operazione con alcune migliaia di alloggi nuovi costruiti, con un centro storico che sarà stato svuotato ancora di più dai suoi abitanti e con il problema delle case in affitto irrisolto.

Questa è una previsione che non è difficile fare in base ad una serie di considerazioni. Noi siamo sempre stati favorevoli all'acquisto da parte della Regione dell'intero quartiere Cogne, e lo siamo anche adesso, però a tre precise condizioni:

1° - che il quartiere rimanga rigorosamente di proprietà pubblica e che non sia avviato alcun processo di privatizzazione;

2° - che il numero dei nuovi abitanti da insidiare nel quartiere sia superiore di poche centinaia all'attuale, tenendo si al di sotto dei 3.000 abitanti complessivi (oggi è al di sotto dei 2.000); 3° - che l'intervento nel quartiere Cogne sia contemporaneo a quello del centro storico altrimenti si accentuerebbe il fenomeno, già avanzato, dello svuotamento dello stesso, con una destinazione esclusivamente a terziario, con uno squilibrio urbanistico gravissimo per la città stessa.

Queste posizioni derivavano e derivano da una analisi ben precisa e anzitutto dalla constatazione che oggi ad Aosta non è affatto necessario costruire centinaia e centinaia di nuovi alloggi.

Abbiamo i dati del censimento 1981, i quali hanno messo in luce che su una popolazione residente nella città di Aosta pari a 37.672 abitanti, ci sono 54.338 stanze, di cui 1.170 non occupate, quindi due stanze per ogni abitante residente nella città.

Ci sono 14.180 nuclei familiari e 14.946 abitazioni, quindi più di una abitazione per nucleo, pur essendo i nuclei molto divisi e spezzettati. Di queste 14.946 abitazioni 1.535 risultano non occupate. E' proprio a questo punto che si determina il problema case, il bisogno di case e una domanda irrisolta.

Ma la domanda non riguarda il patrimonio edilizio in quanto tale, perchè questo è più che sufficiente rispetto alle necessità della città di Aosta, ma è l'utilizzazione dello stesso che è distorta, per cui è inutile pensare che costruendo più case si risolva il problema. Non si tratta di aumentare il patrimonio esistente, bensì di usare diversamente ciò che esiste.

Gli intoppi sono rappresentati esclusivamente da due fenomeni, il primo dei quali è l'esistenza di un patrimonio abitativo inutilizzabile perchè degradata. Infatti ci sono centinaia di alloggi nel centro storico e in parte nel quartiere Cogne che non sono utilizzabili o lo sono solo parzialmente, perchè vecchi e da rimodernare. Il secondo intoppo è rappresentato dalla scomparsa delle abitazioni in affitto, cioè dal blocco degli affitti dovuto a cause molto profonde che non ripeterò ora. E' su questi due fenomeni che bisogna intervenire.

Da questa analisi del problema abitativo di Aosta deriva una linea di intervento che, per riassumere, si basa su tre elementi fondamentali:

1° - Priorità del recupero rispetto alla costruzione del nuovo.

2° - Priorità dell'edilizia sovvenzionata rispetto ad altre forme di intervento.

3° - Necessità di aumentare il patrimonio abitativo pubblico da offrire in affitto perchè solo in questo modo si sbloccherà la situazione attuale. Questa linea di intervento ben precisa è notevolmente diversa dall'altra linea che noi consideriamo di comodo, elettoralistica e dai risultati estremamente deleteri.

Per intenderci, questa seconda linea si basa su queste tre regole:

1° - Costruzione di nuove case.

2° - Edilizia prevalentemente agevolata, cioè cooperative, o convenzionata (imprese, ecc.).

3° - Riscatto degli alloggi di proprietà pubblica, quindi privatizzazione di questi alloggi di proprietà pubblica.

Queste due linee sono antagonistiche, non si possono portare avanti contemporaneamente, si tratta di fare una scelta, scelta che la Regione deve fare al momento di intervenire in modo così massiccio nel quartiere Cogne e a cui, facendo una operazione urbanistica di questa portata, non può sottrarsi.

Secondo noi la scelta da fare è una sola e su questa abbiamo scritto diverse cose e abbiamo fatto dei pubblici dibattiti ai quali hanno partecipato anche persone esperte in materia, dall'Assessore all'Urbanistica del Comune di Torino, al Prof. Indovina dell'Università di Venezia.

Da una analisi corretta crediamo ci sia solo una scelta da fare. Quello che mi sorprende è che le stesse cose da me dette ora, sono già state dette dalla Giunta in una deliberazione di non molti mesi fa; se leggiamo quello che c'è scritto nella deliberazione di Giunta n. 3823 del 10 giugno 1983, riguardante le osservazioni al piano regolatore di Aosta, alla variante 10 ci sono scritte esattamente le stesse cose che noi abbiamo sempre sostenuto.

Leggo a pag. 10 e 11:

"L'analisi fin qui sommariamente esposta, porta a concludere che se inadeguatezza esiste nel settore abitativo, essa è verosimilmente marginale ed è causata principalmente dall'inceppamento del mercato degli affitti e in misura minore dall'insufficienza edilizia residenziale, come dimostra l'ampio parco alloggi inutilizzato nelle aree di recente edificazione.

Il problema può essere avviato a soluzione agendo contemporaneamente in due direzioni:

l° - recupero del centro storico delle abitazioni non occupate perchè inagibili;

2° - intervento diretto dell'Ente pubblico sul mercato degli affitti".

Dopo aver detto come bisogna attuare il recupero del centro storico, si dice:

"L'intervento diretto dell'Ente pubblico nel mercato degli affitti è ottenibile soltanto attraverso l'utilizzazione di alloggi di proprietà pubblica e presuppone:

un ampliamento del parco alloggi mediante, da un lato l'esclusione per il futuro della possibilità di riscatto da parte dei privati di alloggi di proprietà pubblica, dall'altro l'acquisto ed il recupero dell'intero quartiere Cogne attualmente di proprietà della Nuova Sias.

Quest'ultima operazione viene resa agevole dalla presenza di un solo proprietario, dall'originale destinazione residenziale del quartiere, dalla esistenza delle opere di urbanizzazione".

Poi osserva: "E' indispensabile il rigido mantenimento della proprietà pubblica degli alloggi ed una loro efficiente e sistematica manutenzione da parte di una apposita struttura pubblica; i maggiori costi di manutenzione saranno ampiamente compensati dalla possibilità, per L'Ente pubblico, di agire più incisivamente sul mercato degli affitti."

Questo era quanto aveva affermato il CRPT che è stato ripreso dalla deliberazione della Giunta regionale di giugno, cui mi riferivo.

E' una posizione sulla quale io sono perfettamente d'accordo perchè sono le cose che abbiamo sempre sostenuto e ci piacerebbe che la Giunta continuasse su questa linea. Però queste sacrosante e corrette considerazioni non emergono assolutamente da questo Disegno di legge, nel quale anzi ci sono delle normative che lasciano lo spazio aperto ad una utilizzazione del quartiere completamente diversa da quella indicata in delibera di Giunta relativa alla variante 10.

Ripeto che sono stupefatto dal modo con cui questo Disegno di legge viene presentato alla discussione del Consiglio regionale, con la procedura di urgenza e senza un minimo di documentazione, senza che il Consiglio abbia mai esaminato lo studio di fattibilità redatto dallo studio di Bologna "OIKOS".

Sono stupefatto della faciloneria con cui si affronta questo problema di estrema importanza, che permetterebbe di fare un grosso passo in avanti nella soluzione dei problemi abitativi di Aosta, ma che, se affrontato in modo sbagliato rischia di creare delle grosse tensioni, di diventare ingovernabile e di non risolvere alcun problema.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.): Potrà stupirvi se io sosterrò argomentazioni che sono, per qualche verso, diametralmente opposte a quelle del mio collega Riccarand. Obiettivamente, se posso fare una critica alla Giunta di avere usato una eccessiva fretta, a questo punto, è diventata un elemento di garanzia per il Comune di Aosta per potere esaminare il problema nella sua più completa autonomia.

Io non credo assolutamente - lo dico perchè quando ero dall'altra parte ero uno strenuo difensore dell'autonomia dei Comuni - che il Consiglio regionale debba essere investito di una problematica di tipo strettamente e rigorosamente comunale.

Se la grossa battaglia impostata negli anni '79 e '80 dal Comune di Aosta per arrivare all'acquisizione del quartiere era il punto di partenza di una operazione urbanistica che, indubbiamente, ha dei lati difficili, come ha prospettato anche il collega Riccarand, ma una volta divenuto il quartiere di proprietà pubblica e trasferito alla competenza comunale, ebbene io dico che di questo problema se ne deve occupare il Comune sul cui territorio avviene l'operazione.

Guai a noi se condizionassimo un intervento di questo tipo al fatto che vogliamo un certo numero di alloggi piuttosto che un altro, o un certo tipo di edilizia piuttosto che un'altra!

Questi sono problemi che riguardano l'autonomia totale del Comune di Aosta, il quale, con molto buon senso e grazie agli strumenti urbanistici di cui dispone, potrà risolvere una problematica di questa ampiezza.

Ho detto questo perchè, obiettivamente, mi sembra che condensare in pochi articoli una operazione che, in questo caso, non è di carattere urbanistico ma finanziario, sia un dato di fatto estremamente positivo, anche perchè poi potremmo discutere su alcune scelte fatte dal Comune, in quanto credo il provvedimento di adozione di approvazione della "variante 10" sia di competenza della Giunta. Potremmo sollevare questo problema e dare la risposta definitiva non appena il Comune di Aosta, fra una decina di giorni, avrà rinviato le osservazioni fatte dalla Giunta in sede di approvazione della "variante 10". Dico questo perchè la problematica che ci sottoponiamo è tipicamente e squisitamente comunale. Il voler condizionare le vicende urbanistiche del quartiere vuol dire surrogare quelle che sono delle potestà rigorosamente comunali. Ha ragione Riccarand quando dice che il fatto che si intervenga così massicciamente in una zona come quella del quartiere Cogne presuppone, da parte del Comune, alcuni accorgimenti indispensabili e idee altrettanto chiare sulla destinazione definitiva del centro storico, perchè proprio su questo si era discusso al momento in cui è venuto emergendo questo problema. Questa fu la domanda iniziale che si pose il Comune perchè sapevamo a priori che, intervenendo nel quartiere Cogne, il centro storico si sarebbe svuotato. Infatti il Comune, secondo una operazione che non rispecchia certamente la soluzione prospettata dall'Istituto OIKOS (ristrutturazione del quartiere) prevedeva un trasferimento di circa 4.000-5.000 abitanti, cosa che avrebbe fatto cambiare completamente il volto di Aosta. L'operazione di ricucitura fatta successivamente dal Comune passando da una operazione di demolizione e ricostruzione ad una operazione di ristrutturazione del quartiere, ha fatto si che il numero degli abitanti insediabili sia notevolmente diminuito, presupponendo un equilibrio più consono alle esigenze di una città che deve crescere senza essere completamente e urbanisticamente stravolta.

E' vero che intervenendo nel quartiere Cogne, bisogna fare attenzione a non spostare il baricentro della città verso ovest, ipotesi questa fatta dal piano regolatore della città di Aosta nel 1974 in cui si prevedevano dei poli di riequilibrio, uno dei quali era proprio quello compreso fra la zona della caserma Testafuochi e il cosiddetto quartiere Cogne.

La costruzione del municipio ha costituito senz'altro la saldatura tra la "Ville" e il "Borgo", per cui stà all'abilità del Comune di Aosta l'evitare una spaccatura tra il centro storico ed il quartiere Cogne ristrutturato, attuando quegli strumenti di carattere urbanistico che consentano al quartiere di essere maggiormente integrato nel tessuto urbanistico della città più di quanto non lo sia attualmente.

Io credo che un dato di fatto incontestabile sia rappresentato dall'estrema povertà di aree di cui dispone la città di Aosta.

Attualmente, per fare un piano di zona, bisogna veramente inventarci un'area o una localizzazione, con tutti gli inconvenienti cui accennava prima il Consigliere Riccarand.

L'ultimo intervento fatto in questo senso dal Comune di Aosta ha indubbiamente trovato un riscontro sfavorevole, con tutte le conseguenze burocratiche che ciò comporta e con il rischio successivo di perdere quegli interventi a carattere finanziario previsti dalla legge 457 e da altre simili.

Tutto sommato, stando a questo Disegno di legge, credo che l'atteggiamento assunto dalla Giunta regionale sia un atteggiamento giusto, che non entra nel merito delle competenze altrui e dà finalmente la possibilità di sbloccare una porzione notevole della nostra città, acquisendola alla pubblica proprietà.

Toccherà all'abilità illuminata degli amministratori della città di Aosta evitare tutti gli inconvenienti cui ha fatto cenno il Consigliere Riccarand.

Non credo potremmo dare un voto condizionato in questa sede perchè, a mio avviso, questo rappresenterebbe una diminuzione notevole dell'autonomia comunale, nei confronti della quale noi tutti, spesso , a parole siamo favorevoli, salvo poi, quando ci accingiamo ad approvare dei provvedimenti rispettosi di questa autonomia, capovolgere le impostazioni. Per questo noi diamo il nostro parere favorevole al Disegno di legge, con alcune precisazioni che ci sembra opportuno fare. Vorrei sapere dal Presidente della Giunta che cosa intende dire con: "Il contributo di cui al presente comma potrà, eventualmente essere erogato direttamente alla società proprietaria al momento della stipulazione dell'atto di compravendita".

Cioè si prefigura già una società di intervento fra Comune e Regione?

Si dà atto che alle ore 19,14 assume la Presidenza il Presidente De Grandis.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.

BENEFORTI (D.C.): Solo per dire alcune cose ed in particolare per illustrare gli emendamenti che propone la Commissione Affari Generali al Consiglio.

La Commissione, all'unanimità, propone che all'art. 2, dove si parla di interventi di edilizia residenziale, venga aggiunto anche "pubblica , sia sovvenzionata che agevolata" perchè riteniamo che si debba tenere conto di tutte le possibilità di costruzione offerte dal piano decennale della legge 865 (cooperative, privati, ecc.).

Il secondo emendamento riguarda l'art. 3. Pur restando fermo che l'art. 6 della legge regionale n. 102 viene abrogato - perchè i tre miliardi previsti vengono riportati nella nuova legge - noi vorremmo che rimanesse il comma che dice: "Il finanziamento di cui all'art. 1 è subordinato all'approvazione, da parte del Comune, di un programma generale di intervento che ne quantifichi il costo globale, che definisca la quota dei volumi a destinazione abitativa e che rechi indicazioni circa il tipo di intervento e le relative modalità di attuazione, con particolare riferimento ai tempi ed alla sistemazione abitativa provvisoria e definitiva degli attuali abitanti", per inserirlo nell'art. 3.

La Commissione ritiene inoltre, pur tenendo conto che se ne debba occupare il Comune, quindi senza volere ledere l'autorità di nessuno, che la Regione debba seguire la verifica di tutti gli adempimenti previsti da questa legge. I sette Consiglieri regionali della Commissione propongono pertanto questo ordine del giorno:

Il Consiglio Regionale

dopo aver ampiamente dibattuto il Disegno di legge n. 32, concernente la concessione al Comune di Aosta di un contributo per l'acquisizione del quartiere Case Cogne di Aosta;

considerato il rilevante intervento finanziario della Regione e la complessità degli adempienti conseguenti all'applicazione del Disegno di legge in esame;

rilevata l'opportunità per la Regione di seguire da vicino l'applicazione della presente legge:

DELIBERA

di costituire un gruppo di lavoro composto di rappresentanti del Consiglio Regionale del Comune di Aosta e di esperti cui affidare la verifica degli adempimenti conseguenti all'applicazione del Disegno di legge concernente la concessione al Comune di Aosta di un contributo per l'acquisizione del quartiere Case Cogne di Aosta.

Come Commissione riteniamo che, in considerazione della cifra erogata oggi dalla Regione (oltre i 18 miliardi), questa debba verificare l'attuazione di quanto previsto in questa legge.

PRESIDENTE: Prego il Consigliere Beneforti di far pervenire l'ordine del giorno alla Presidenza per la distribuzione ai Consiglieri.

La parola al Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

TONINO (P.C.I.): Vorrei richiamare l'attenzione su alcuni punti, il primo dei quali riguarda l'importanza che noi diamo a questo provvedimento.

Spesso abbiamo sollecitato una acquisizione pubblica del quartiere e a suo tempo facemmo la prima proposta di legge per spendere i primi 3 miliardi, per cui salutiamo favorevolmente questo provvedimento. Ritengo opportuno spendere qualche parola circa il ruolo della Regione in tutta questa vicenda.

Noi siamo dell'avviso che il Comune di Aosta, come tutti i Comuni, abbia la competenza e l'autonomia di decidere scelte urbanistiche del proprio territorio. Alla Regione, in questo caso, come in altri casi spetta una funzione di indirizzo, una funzione di raccordo tra le scelte che noi faremo come Regione Valle d'Aosta, nel campo dei finanziamenti per l'edilizia residenziale pubblica, e le conseguenti scelte e strumenti che il Comune di Aosta deve disporre. Pertanto, dal nostro punto di vista, se ci devono essere dei gruppi di lavoro, questi sono rigorosamente intesi come momenti di collaborazione con il Comune di Aosta, per un problema che ha una rilevanza anche di carattere regionale.

Rispetto all'opportunità di un massiccio intervento sul quartiere Cogne, ripetiamo quello che abbiamo detto altre volte: la nostra convinzione è che dobbiamo privilegiare oggi, dappertutto, il recupero del patrimonio edilizio esistente rispetto alla costruzione del nuovo. L'intervento di risanamento del quartiere Cogne è un intervento di recupero del patrimonio edilizio esistente che ha bisogno di una necessaria gradualità di interventi, per evitare il rischio di uno squilibrato spostamento di abitanti e di risorse in quella direzione rispetto ad altre.

Le obiezioni sollevate dal Consigliere Riccarand sono fondate perchè, effettivamente, c'è il rischio di concentrare tutta l'attenzione sul quartiere Cogne tralasciando il centro storico, il quale sarebbe soggetto ad ulteriori processi di terziarizzazione.

Questo è un pericolo che dobbiamo cercare di sventare, sia attraverso una volontà del Comune di Aosta (solo lui la può manifestare), sia attraverso dei finanziamenti (compito nostro) mirati nel settore dell'edilizia residenziale pubblica, che non si rivolgano solo al nuovo o alle cooperative da fare all'interno del quartiere Cogne, ma anche finalizzati al recupero del patrimonio edilizio esistente nei centri storici della Regione.

Se seguiamo questo tipo di impostazione, alcuni rischi potranno essere eliminati.

Rispetto ai problemi aperti credo valga la pena di sottolinearne alcuni concernenti la nostra impostazione: prima ho parlato di programmi graduali di risanamento, perchè è impensabile in un quartiere ancora così densamente popolato fare dei programmi che stravolgano il tessuto abitativo esistente. Quindi c'è la necessità di un largo coinvolgimento degli abitanti, c'è la necessità di organizzare gli stessi inquilini affinchè riescano ad avere i fondi e gli strumenti per risanare gli alloggi in cui abitano, c'è la necessità di risolvere il problema del cosiddetto sottoutilizzo di quel patrimonio (aspetto da affrontare con la necessaria gradualità) eliminando il quale è sicuramente possibile insediare nuovi interventi di cooperative all'interno di quel quartiere, ma soprattutto una quota importante di edilizia residenziale pubblica che, a mio avviso, dovrebbe interessare per lo meno la metà di quel patrimonio, in modo da essere riservata alle categorie sociali più deboli.

Da questa brevissima elencazione risulta evidente che i problemi dell'intervento si collegano strettamente con i problemi della gestione attuale, problema questo sul quale non si è dibattuto in questo Consiglio.

Rispetto al Disegno di legge oggi all'esame siamo d'accordo sugli emendamenti concernenti l'art. 2, citare cioè anche l'edilizia sovvenzionata e soprattutto l'edilizia convenzionata, ai sensi dell'articolo 35 della legge 865.

Dico questo con particolare soddisfazione perchè, quando discutemmo in questo Consiglio della legge 102 dell'81, un emendamento da noi presentato in tal senso fu bocciato dalla maggioranza; finalmente oggi viene introdotto questo principio dell'applicazione dell'articolo 35.

Sono contrario invece per la parte che riguarda l'allargamento del convenzionamento, ai sensi dell'articolo 78 della legge n. 10 (Legge Bucalossi), perchè si fa riferimento ad una convenzione che non esiste in Valle d'Aosta.

Questa legge parla di una bozza - schema di convenzione che doveva essere approvata dal Consiglio regionale (non è mai stato fatto) per la quale, in assenza della Regione, poteva esserci il potere sostitutivo del Comune; ma poichè il Comune di Aosta non lo ha fatto, ci dobbiamo esprimere su una forma di convenzionamento della quale non conosciamo i contenuti.

E' mia opinione che quella parte dell'art. 2 possa essere eliminata, purchè esista la volontà di fare all'interno di quel quartiere solo interventi di edilizia agevolata, convenzionata e sovvenzionata.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Lanivi, ne ha facoltà.

LANIVI ( Féd. DP - WP): per esprimere il totale consenso a questa operazione, che è molto più importante della schematica relazione che accompagna la legge stessa.

Anche noi potremmo lamentare che un problema così importante per il futuro della città di Aosta sia stato ridotto a quello che è oggi il provvedimento, cioè un decreto legge prevalentemente di tipo finanziario piuttosto che di prospettiva. Ho la fortuna di abitare da 23 anni in quel quartiere e posso dire che fra i fatti positivi, a beneficio del futuro assetto della città, c'è da sottolineare l'acquisizione da parte del potere pubblico di questo quartiere, eliminando così un pericolo costantemente presente per gli abitanti, cioè lo sfratto (vedi le recentissime lettere di sfratto). Quindi al di là dei timori o dei fantasmi, vi è questo dato positivo da mettere in rilievo.

Per il resto, sarà compito dell'amministrazione comunale far si che questa operazione, così positiva per la città, dia nel futuro i risultati sperati. I fatti concreti fondamentalmente sono due: la tranquillità per gli abitanti di un quartiere "così densamente popolato" come dice il Consigliere Tonino (ma non è vero), e l'importanza dell'operazione per tutta la città di Aosta.

Più che gli aspetti teorici o le ideologie, contano i fatti.

Sono anch'io d'accordo che il quartiere non vada distrutto (come era stato follemente ipotizzato) ma che vada ristrutturato, mantenendo le caratteristiche avute fino ad ora, intervenendo con una politica molto attenta alle esigenze degli attuali abitanti. Togliamoci dalla testa schemi ideologici, perchè qui non ci stanno bene.

Uno dei lati negativi sottolineati oggi è la estrema povertà di aree edificabili, la quale è frutto di una impostazione teorica e politica errata: il consumo del territorio, con basse altezze di fabbricati ha portato all'esaurimento della superficie utilizzabile della nostra città.

Prima di terminare volevo dire ancora due parole circa l'autonomia del Comune di Aosta nei rapporti con la Regione.

Non si tratta di ribadire, in virtù di una maggiore forza finanziaria della Regione, una specie di potere, di pressione sul Comune; si tratta di creare un clima di collaborazione affinchè si giunga al migliore e al più soddisfacente dei risultati.

E' chiaro che questo intervento deve essere strettamente legato ad una politica di recupero e, al riguardo, anche se le scarne relazioni di accompagnamento alle leggi non lo dicono, non possiamo: accusare la Regione di insensibilità a questo discorso.

Voglio ribadire che uno dei punti programmatici e qualificanti di questa maggioranza è stato proprio quello non solo di continuare, ma di rendere più consistente e più dilatato l'intervento in questo settore. Visto in quest'ottica, quindi, al di là della magrezza delle relazioni, il fatto concreto oggi è indubbiamente positivo.

L'impegno che la maggioranza e la Giunta si assumono per il futuro è di assicurare a questa operazione un seguito soddisfacente, in accordo con l'amministrazione comunale di Aosta, la quale ha messo a punto una strategia che dovrà essere ancora approfondita ma che, secondo me, marcia su binari giusti.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Volevo dire solo due parole per quanto riguarda questo Disegno di legge visto che quando ero in Consiglio comunale abbiamo speso fiumi di parole sul problema del quartiere Cogne e in modo particolare sul progetto OIKOS.

Devo dare atto alla Giunta che finalmente questo Disegno di legge viene presentato in Consiglio, per cui, da questo momento inizierà la vera ristrutturazione di questo quartiere.

Finalmente sembra che questo Disegno di legge vada avanti e che qualcosa si muova, per cui siamo tutti contenti e soddisfatti.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA (P.C.I.): Devo fare alcune osservazioni sull'art. 5, nel quale si dice che la spesa è di 23 miliardi. Secondo me questo calcolo è incomprensibile perchè o si dice che la spesa è costituita dai 3 miliardi stanziati nell'82, più i 3 miliardi stanziati nell'83 e dai 12 miliardi e mezzo che otteniamo oggi col mutuo, per cui arriviamo a 18 miliardi e mezzo, oppure non si contano i 12 miliardi e mezzo che prendiamo in prestito oggi e si contano quei 5 miliardi più le rate che servono per rimborsare quel prestito. Nella somma non si può mettere insieme l'importo che si presta oggi con le rate che si restituiranno domani.

Pertanto chiedo che all'articolo 5 si tolga la valutazione di 23 miliardi perchè si finanziano solo 18 miliardi e mezzo.

Inoltre si prevede la modalità di pagamento delle rate per il futuro, per cui io propongo che alla terza riga 1° comma dell'art. 5 si cancellino le parole: "valutato in lire 23.124.000.000 e che il punto n. 4 sia sostituito, come se fosse un nuovo comma, con le seguenti parole: "il rimborso del o dei mutui di cui all'articolo 4 avverrà a decorrere dal 1984, attraverso quote annue di lire 4.644.000.000 finanziate".

Qui non si fa cenno all'IVA per cui il Disegno di legge, per come è stilato, temo possa presentare qualche difficoltà per l'approvazione.

Credo che con questi emendamenti diventerebbe tutto più chiaro.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND (N.S.): Al contrario di altri Consiglieri, non sono affatto soddisfatto del modo con cui arriviamo a discutere questo Disegno di legge, perchè è certamente positivo che il Consiglio regionale approvi una legge con la quale, di fatto, si acquista direttamente, o dando un contributo al Comune di Aosta, quasi tutto il quartiere Cogne, però è anche vero che è soltanto il primo e più semplice atto che possa essere fatto, in quanto si tratta solo di prendere dei soldi che sono a disposizione, o di fare un mutuo se non ci sono, e acquistare il quartiere.

Questa era la cosa più semplice da fare.

Quello che io non vedo nel Disegno di legge o nel dibattito fatto in Commissione, o nelle presentazioni fatte qui dalla Giunta regionale, è la linea di intervento che si intende seguire e gli obbiettivi che si vogliono raggiungere con questa operazione.

Certamente noi siamo d'accordo sullo acquisto e lo abbiamo sempre auspicato, però ci preoccupa che questo acquisto non sia sorretto da una impostazione di intervento urbanistico soddisfacente. Io non credo affatto, come ha detto il Consigliere Lanivi, che gli abitanti del quartiere possano ora stare tranquilli. Se vi abitassi io, non lo sarei affatto, visti i precedenti tipi di intervento fatti dal Comune.

Oggi non si sa come intenda intervenire, perchè esiste una vicenda molto lunga e non ancora giunta alle conclusioni.

Inoltre vorrei fare delle osservazioni rispetto a quello che ha detto il Consigliere Torrione. Il Comune ha una sua autonomia e va rispettata, per un intervento di queste dimensioni la Regione ha un compito di coordinamento e di orientamento al quale non si può rinunciare, anche se volesse.

E' impensabile che la Regione acquisti un quartiere per darlo al Comune di Aosta affinchè ne faccia quello che vuole.

La Regione ha dei compiti di indirizzo istituzionali e non a caso la "variante 10" viene esaminata dalla Giunta, la quale, infine, deciderà se approvarla o no. E' assurdo che la Regione dica determinate cose sul quartiere Cogne, all'interno della "variante 10", e poi non le affermi più quando si tratta di intervenire in concreto sul quartiere Cogne.

In secondo luogo il suddetto intervento sarà effettuato, oltre che con i soldi dello Stato, anche con un grosso intervento della Regione, quindi trattandosi di soldi della collettività è giusto che l'intervento fatto abbia una rilevanza per la collettività e quindi un controllo regionale.

In terzo luogo è importante seguire l'iter di questo Disegno di legge, passo dopo passo, a causa delle grosse difficoltà per il Comune di Aosta ad intervenire nel quartiere. Se questo Comune avesse già individuata una strategia chiara, se avesse dimostrato attraverso scelte rispondenti alle necessità della popolazione di sapere molto bene ciò che vuole, tutto andrebbe per il suo verso, ma purtroppo sappiamo che non è così e, se andassimo a rileggere la cronistoria dei progetti fatti in questi ultimi 4-5 anni per il quartiere Cogne, vedremmo delle cose paurose. Siamo partiti nel 1980 con il progetto delle 6-7 torri, con il quale si prevedeva di insediare 5 mila abitanti e di radere al suolo tutto quello che esisteva, progetto questo che oggi tutti definisco no assurdo, ma che allora venne votato dal Consiglio regionale e, per fortuna, respinto dalla Commissione regionale di controllo.

Dopo di che abbiamo avuto il progetto della C. Rovesciati, il quale ha lasciato quella piramide costruita a 5 metri dalle case Stura, monumento questo che rimarrà lì chissà per quanti anni.

Questa è la realtà che abbiamo di fronte. Soltanto attraverso un grosso ripensamento è stato affidato questo incarico allo studio OIKOS, il quale non ha fatto un progetto ma uno studio di fattibilità a grandi linee, con ipotesi. Fra l'altro prevede due diverse ipotesi di insediamento che, secondo noi, sono troppo elevate: la prima prevede di aumentare di 1294 gli attuali abitanti fino a 3.580, e la seconda prevede di arrivare fino a 3.732 abitanti.

Questo però è solo uno studio, sul quale poi sarà fatta la progettazione vera e propria. Ci rendiamo conto che questo è ancora un terreno su cui dovranno prendere delle decisioni estremamente importanti.

Condivo la proposta di creare un gruppo di lavoro che coordini i due interventi, l'azione del Comune e della Regione.

Siccome ho presentato in Commissione un emendamento, chiedo al Presidente De Grandis se lo devo presentare di nuovo: riguarda l'eliminazione del riferimento agli articoli 7 e 8 della legge 10, perchè si tratta di un riferimento estremamente pericoloso in quanto potrebbe aprire di fatto la strada ad interventi di imprese, le quali poi potrebbero cedere gli alloggi, costruiti in base a questo convenzionamento, a privati.

PRESIDENTE: Chiusa la discussione generale, cedo la parola al Presidente della Giunta; ne ha facoltà.

ANDRIONE (U.V.): Come è già stato detto, innanzitutto questo è un intervento di carattere finanziario e quindi non sarebbe possibile in una legge, prevedere tutto l'iter che il quartiere Cogne costerà alle varie amministrazioni. Poichè la legislazione italiana in materia di Comuni è estremamente pericolosa, la legge prevede che la Regione possa pagare direttamente la Nuova Sias; se noi versassimo i contributi al Comune e questi rimanessero bloccati, sarebbe impossibile poi versare il tutto alla Nuova Sias. Di conseguenza, qualora si rendesse necessario, ci riserviamo di fare il passaggio direttamente. Non solo, ma agendo differentemente, cioè comprando la Regione e poi trasferendo al Comune - cosa che, sotto molti profili, sarebbe auspicabile - dovremmo pagare due volte certi tipi di imposte, cosa che complicherebbe ogni questione.

Pertanto la nostra proposta è quella di acquistare, se necessario col mutuo, in blocco, pagando una volta sola tutte le tasse, trasferire al Comune di Aosta la proprietà il quale, a sua volta, man mano che si recupera il quartiere, trasferirà le parti recuperate agli IACP.

Di tutte le cose dette, una mi pare sia condivisa da tutto il Consiglio, e cioè che questo quartiere debba rimanere di indirizzo pubblico. Questo può essere fatto (chiedo di cambiare le parole, ma non la sostanza), ma non si può dire che il finanziamento di cui all'articolo 1 vi è subordinato, altrimenti la Regione non può pagare. Qualora pagasse e il programma in questione, per qualsiasi motivo, venisse modificato, bisognerebbe chiedere alla Nuova Sias la restituzione. Per cui, senza cambiare la sostanza proporrei di dire che:

il comune i Aosta dovrà, in sede di approvazione di apposita variante al piano regolatore generale del Comune stesso, presentare, insieme alle parole, un programma generale di intervento che quantifichi quanto afferma, perchè certe cose si possono fare solo attraverso una variante al piano regolatore.

Per quanto riguarda il procedimento dell'acquisto, noi compriamo quello che storicamente si chiama "quartiere Cogne", quindi tutto tranne le palazzine ed il Palazzo Assistenziale.

Anche se la questione è di una portata che supera largamente la competenza del Comune di Aosta, la proprietà viene trasferita a detto Comune, il quale è tenuto ad operare il recupero attraverso un piano regolatore specifico, con la creazione di una serie di polmoni per il recupero lento. A questo punto interviene l'altra questione dei finanziamenti che potranno essere statali, regionali e, speriamo, comunali.

Concordo su certe critiche riguardo ad interventi privati, perchè sia chiaro che il quartiere rimane assolutamente di proprietà pubblica. Questo è il motivo per cui vogliamo che il quartiere, attraverso il Comune di Aosta, arrivi all'Istituto Autonomo case popolari, unico Ente, a nostro avviso, destinato, per strutture e per legge, a gestire questo tipo di abitazioni.

Soltanto dei graduali (insisto su questa parola) spostamenti e attraverso dei piani, i quali saranno modificabili a seconda delle esigenze della popolazione, sarà possibile affrontare in maniera concreta il problema del centro storico.

Questa è un'occasione unica perchè c'è un solo proprietario; il centro storico, per chi conosce Aosta, è quasi irrecuperabile a causa della parcellizza zinne della proprietà; per esempio, l'intervento alle Porte Pretoriane è costato alla Regione un lavoro assolutamente sproporzionato rispetto ai risultati ottenuti.

Di conseguenza oggi il Consiglio approva il trasferimento dalla Nuova Sias SpA, la quale comunque è una società privata, ad un Ente pubblico, attraverso un finanziamento specifico, di una proprietà costituita da immobili abitativi, i quali vengono messi in testa, per una questione di legge, immediatamente al Comune di Aosta il quale, dopo averne discusso fino alla nausea, avendo idea di recuperarli, dovrà presentare un piano specifico, che sarà oggetto di esame da parte della Giunta regionale.

Non abbiamo niente in contrario alla creazione di un gruppo di lavoro coordinatore, ma dal punto di vista formale il piano specifico dovrà essere formato attraverso un piano regolatore il quale, dopo avere subito l'esame del CRPT, verrà attuato dalla Giunta regionale.

Dopo di che, lentamente, potremo procedere.

PRESIDENTE: Passiamo alla discussione dell'ordine del giorno presentato dalla Commissione Affari Generali. La parola al Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.

BENEFORTI (D.C.): Volevo chiarire che quando si dice: "delibera di costituire un gruppo di lavoro" si delibera di dare mandato al Presidente del Consiglio di promuovere le iniziative atte alla costituzione di questo gruppo di lavoro, in quanto qualcuno lo deve fare.

PRESIDENTE: Consigliere Beneforti, sarebbe opportuno precisare il numero dei componenti la Commissione. Un numero ristretto sarebbe l'ideale, ma occorre precisarlo, come ad esempio i rappresentanti del Comune e gli esperti che dovranno appoggiare questa Commissione.

La parola al Consigliere Torrione, ne ha facoltà.

TORRIONE (P.S.I.): Noi non voteremo questo ordine del giorno perchè è contraddittorio rispetto; a quello che ha detto il Presidente della Giunta. In effetti il Comune di Aosta deve adottare uno strumento urbanistico se vuole intervenire nel quartiere Cogne. Sarà una variante al piano, sarà un adeguamento agli indirizzi OIKOS, ..... ecc. ma questo è un atto che deve fare il Comune.

Il Consigliere Riccarand prima ha detto che la Regione ha la possibilità di indirizzare e programmare, ma non in questo caso, perchè i limiti di intervento della Regione sono quelli in sede di approvazione di uno strumento urbanistico che il Comune di Aosta si dà.

Cosa dobbiamo fare in questo caso? Abbiamo sempre la mania del paternalismo; dobbiamo essere coerenti e conseguenti, per cui dobbiamo pensare che il Comune di Aosta agisca in perfetta buona fede, dandosi tutti gli strumenti urbanistici necessari.

Evitiamo di fare delle Commissioni che abbiano un significato paternalistico, in parole povere "stai attento!".

Prima abbiamo votato un intervento a favore delle Comunità Montane, per cui anche in quel caso dovremmo operare un controllo perchè i soldi si trasferiscono dalla Regione alle Comunità Montane!

Il ragionamento è lo stesso; mi pare che il Presidente della Giunta abbia dato una impostazione estremamente corretta al problema. Se vogliamo fare i supercontrollori, siamo perfettamente d'accordo, ma noi non voteremo questo ordine del giorno.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA (P.C.I.): Noi crediamo che ]'autonomia del Comune debba essere salvaguardata; infatti la legge lo prevede e anche l'emendamento proposto dal Presidente della Giunta lo sostiene.

Il senso che noi davamo a questo gruppo di lavoro era di raccordo, non di controllo, tra la discussione che avviene a livello comunale e gli interventi: ci deve essere un continuo collegamento con la Regione.

Se la cosa dovesse essere intesa come una tutela rispetto al Comune di Aosta, non siamo d'accordo; se invece, si tratta di un accordo per impedire che ci siano delle continue diversificate iniziative tra i due Enti, allora il Gruppo potrebbe servire. In questo caso potrebbe essere formato da tre rappresentanti del Consiglio regionale, da tre rappresentanti del Comune e da tre esperti.

PRESIDENTE: ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Concordo con la presa di posizione del Consigliere Torrione, perchè bisogna rispettare l'autonomia del Comune, per cui,, nel momento in cui il Consiglio regionale delibera di stanziare questo finanziamento, spetta al Comune valutare e analizzare i progetti, specialmente il progetto OIKOS, che mi pare sia stato votato all'unanimità. Quindi spetta all'autonomia del Comune di Aosta il compito di definire la questione.

PRESIDENTE: Metto in votazione l'ordine del giorno con il deliberato così modificato:

Il Presidente del Consiglio è incaricato di nominare un gruppo di lavoro composto da tre Consiglieri regionali, di cui uno della minoranza del Comune di Aosta e di tre esperti a cui affidare la verifica degli adempimenti conseguenti all'applicazione del Disegno di legge concernente la concessione al Comune di Aosta di un contributo per l'acquisizione del quartiere Case Cogne di Aosta':

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.

MAFRICA (P.C.I.): Siccome siamo molto sensibili al tema dell'autonomia dei Comuni e abbiamo l'impressione che alcune forze presenti in Consiglio non vogliano capire o non abbiano capito il senso dell'ordine del giorno, propongo che la costituzione di questo gruppo di lavoro ritorni nuovamente in discussione alla Conferenza dei Capigruppo, perchè se si vuol far credere che chi vota l'ordine del giorno è contrario all'autonomia dei Comuni, noi non ci stiamo.

Propongo quindi che quest'ordine del giorno venga ripresentato alla Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE: Per evitare confusioni la Presidenza potrebbe suggerire di sospendere la seduta per concordare l'ordine del giorno, oppure chiedere se i proponenti intendono ritirarlo, nel qual caso possiamo prevedere di presentare una mozione per il prossimo Consiglio, in materia tale da trovare una formulazione più soddisfacente per tutti.

La parola al Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.

BENEFORTI (D.C.): Io non accetto questa posizione, perchè questo discorso è già stato fatto in Commissione. Poichè questo ordine del giorno lo abbiamo presentato tutti e sette all'unanimità, chiedo che venga votato.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.

BALDASSARRE (P.S.D.I.): Considerato che avevo presentato l'ordine del giorno e visto l'andamento della discussione, propongo di ritirarlo.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta, ne ha facoltà.

ANDRIONE (U.V.): Mi sembra che Beneforti abbia chiesto la parola per specificare alcune cose. Dato che l'ordine del giorno presenta delle lacune, chiedere che torni all'esame della Conferenza dei Capigruppo non è poi la fine del mondo!

Così facendo sarà meglio precisata la loro volontà e l'ordine del giorno sarà ripresentato nella prossima adunanza consiliare.

PRESIDENTE: Allora siamo tutti d'accordo a ritirare l'ordine del giorno e a rimandarlo alla Conferenza dei Capigruppo, affinchè sia esaminato e sia trovata una formulazione più esatta, affinchè non si creino malintesi circa l'autonomia del Comune.

Passiamo all'esame dell'articolato del disegno di legge in esame. Do lettura dell'art. 1:

ART. 1

La Giunta regionale è autorizzata a concedere un contributo in conto capitale di lire 18.500 milioni per l'acquisizione, da parte del Comune di Aosta degli immobili denominati "Quartiere Case Cogne" di Aosta.

Il contributo di cui al presente comma potrà, eventualmente, essere erogato direttamente alla Società proprietaria al momento della stipulazione dell'atto di compravendita.

PRESIDENTE: Metto in approvazione l'art. 1 teste letto.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 32

Votanti 32

Astenuti 1 (Riccarand)

Favorevoli 31

Il Consiglio approva

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 2.:

ART. 2

La concessione del contributo è subordinata all'assunzione, da parte del Comune di Aosta, dell'impegno di destinare gli immobili acquistati alla realizzazione di interventi di edilizia residenziale agevolata-convenzionata ai sensi dell'art. 35 della legge 22 ottobre 1971, n. 965, e convenzionata ai sensi degli artt. 7 e 8 della legge 28 gennaio 1977, n. 10.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND (N.S.): Riguardo a questo articolo bisogna togliere i riferimenti agli artt. 7 e 8 della legge n. 10 del 1977, perchè mantenendoli si corre il rischio che vengano fatti quegli interventi che il Presidente della Giunta paventava; infatti detti articoli riguardano dei convenzionamenti con le imprese, senza limiti di reddito, a cui possono accedere anche persone che hanno altre proprietà di case all'interno della città, col risultato che non sarebbe più edilizia economica popolare e si aprirebbe la strada ad altri tipi di intervento.

Tutto questo potrebbe essere pericoloso per le finalità che la Giunta si propone di raggiungere.

PRESIDENTE: All'art. 2 c'è l'emendamento presentato dal Consigliere Riccarand di cui do lettura:

dopo "n. 865" sopprimere le seguenti parole: "e convenzionata ai sensi degli art. 7 e 8 della legge 28 gennaio 1977, n. 10"

Lo pongo in votazione.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 32

Votanti 32

Favorevoli 10

Contrari 22

Il Consiglio non approva

PRESIDENTE: All'art. 2 c'è l'emendamento presentato dalla Commissione:

dopo le parole "Edilizia residenziale" sono aggiunte le seguenti parole: "pubblica, sia sovvenzionata che"

Lo pongo in votazione.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti, votanti e favorevoli: 32

Il Consiglio approva all'unanimità

PRESIDENTE: Pongo in votazione l'art. 2 nel testo così emendate:

ART. 2

La concessione del contributo è subordinata all'assunzione, da parte del Comune di Aosta, dell'impegno di destinare gli immobili acquistati alla realizzazione di interventi di edilizia residenziale pubblica sia sovvenzionata che agevolata-convenzionata ai sensi dell'art. 7 e 8 della legge 28 gennaio 1977, n. 10.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 32

Votanti 31

Favorevoli 31

Astenuti 1 (Riccarand)

Il Consiglio approva

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 3:

ART. 3

L'articolo 6 della legge regionale 30.12.1982 è abrogato.

PRESIDENTE: Per l'art. 3 c'è un emendamento sostitutivo proposto dalla Commissione Affari Generali, del quale do lettura:

"Il finanziamento di cui all'art. 1 è subordinato all'approvazione, da parte del Comune, di un programma generale di intervento che ne quantifichi il costo globale, che definisca la quota di volumi a destinazione abitativa e che rechi indicazioni circa il tipo di intervento e le relative modalità di attuazione, con particolare riferimento ai tempi ed alla sistemazione abitativa provvisoria e definitiva degli attuali abitanti.

L'art. 6 della legge regionale 30 dicembre 1982, n. 102, è abrogato."

L'emendamento è stato modificato come da proposta del Presidente della Giunta per cui la prima e la seconda riga, fino alle parole "Comune di" sono soppresse e sostituite dalle parole:

"IL Comune di Aosta dovrà, in sede di approvazione di apposita variante al piano regolatore generale del Comune stesso, presentare un programma generale di intervento che ne quantifichi costo globale, che definisca la quota di volumi a destinazione abitativa e rechi indicazioni circa il tipo di intervento e le relative modalità di attuazione, con particolare riferimento ai tempi, alla sistemazione abitativa provvisoria e definitiva degli attuali abitanti".

Ha chiesto di parlare il Consigliere Tonino, ne ha facoltà.

TONINO (P.C.I.): Il riferimento in sede di approvazione della variante mi lascia un poco perplesso, perchè va bene che il Comune di Aosta debba presentare un programma, però può intervenire nei quartieri con i piani di recupero della 457 e con i piani di zona senza variante.

PRESIDENTE: Pongo in votazione l'emendamento proposto dalla Commissione Affari Generali.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti, votanti e favorevoli: 32

Il Consiglio approva all'unanimità

PRESIDENTE: Pongo in votazione l'art. 3 nel testo così emendato:

ART. 3

Il Comune di Aosta dovrà, in sede di approvazione di apposita variante al piano regolatore generale del Comune stesso, presentare un programma generale di intervento che ne quantifichi il costo globale, che definisca la quota di volumi a destinazione abitativa e che rechi indicazioni circa il tipo di intervento e le relative modalità di attuazione, con particolare riferimento ai tempi ed alla sistemazione abitativa provvisoria e definitiva degli attuali abitanti.

L'art. 6 della legge regionale 30 dicembre 1982, n. 102, è abrogato.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti, votanti e favorevoli: 32

Il Consiglio approva all'unanimità

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 4:

ART. 4

A parziale copertura dell'onere di cui all'art. 1 è autorizzata la contrazione con uno o più istituti di credito di uno o più mutui quindicennali al tasso del 19,50% per un importo complessivo di Lire 12.500 milioni.

PRESIDENTE: Metto in approvazione l'art. 4 testè letto.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 32

Votanti 31

Favorevoli 31

Astenuti 1 ( Riccarand)

Il Consiglio approva

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 5:

ART. 5

La copertura dell'onere derivante alla Regione per l'applicazione della presente legge, valutato in Lire 23.144 milioni, è assicurata:

quanto a Lire 3.000 milioni mediante utilizzo dell'autorizzazione di spesa recata dalla legge regionale 30. dicembre 1982, n. 102;

quanto a lire 3.000 milioni mediante riduzione di pari importo del fondo globale per il finanziamento di spese per ulteriori programmi di sviluppo - spese di investimento (allegato

n. 8 - Interventi di carattere generale - al Bilancio di previsione del corrente esercizio;

quanto a Lire 12.500 milioni mediante ricorso al credito secondo quanto stabilito dal precedente articolo 4;

quanto a lire 4.644 milioni annue a decorrere dal 1984:

per gli anni 1984 e 1985 per Lire 6.000 milioni mediante utilizzo delle risorse disponibili iscritte al programma 2.1.1. Finanza Locale e per Lire 3.288 milioni mediante utilizzo delle risorse disponibili iscritte al programma 2.2.4.05 Strutture Scolastiche del bilancio pluriennale 1983/1985 destinate per pari importo alla copertura di tale intervento.

La spesa di cui al precedente comma graverà:

quanto a Lire 18.500 milioni, di cui Lire 3.000 milioni in conto residui e Lire 15.500 milioni in conto competenza, sul capitolo 22762 del Bilancio di previsione per l'esercizio 1983.

quanto a Lire 2.330 milioni sul capitolo 50650 del Bilancio di previsione per l'anno 1984 e sui capitoli dei futuri bilanci;

quanto a Lire 2.314 milioni sul capitolo 50700 del Bilancio di previsione per l'anno 1984 e sui corrispondenti capitoli dei futuri bilanci.

PRESIDENTE: All'art. 5 c'è l'emendamento presentato dal Consigliere Mafrica:

alla terza riga del primo comma vengono cancellate le parole "valutato il Lire 23.144 milioni" e all'inizio del punto 4 le parole "Quanto a lire 4.644 milioni annue a decorrere dal 1984" vengono sostituite con le parole: "Il rimborso del o dei mutui di cui all'art. 4 avverrà a decorrere dal 1984 attraverso quote annue di Lire 4.644 milioni finanziate ...."

Lo pongo in votazione.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 32

Votanti 32

Favorevoli 11

Astenuti 21 (Aloisi, Andrione, Beneforti, Bondaz, Borbey, Chabod, De Grandis, Faval, Fosson, Lanièce, Lanivi, Maquignaz, Marcoz, Martin, Perrin, Pollicini, Rolando, Rollandin, Stevénin, Tamone, Voyat)

Il Consiglio non approva

PRESIDENTE: Pongo in votazione l'art. 5.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 32

Votanti 25

Favorevoli 25

Astenuti 7 (Bajocco, Cout, Dolchi, Mafrica, Millet, Riccarand, Tonino)

Il Consiglio approva

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 6:

ART. 6

Al Bilancio di previsione per l'esercizio 1983 sono apportate le seguenti variazioni:

PARTE ENTRATA

Variazione in aumento

Cap. 1150 "Contrazione di mutui per spese di investimento

L.R. £ 12.500. 000. 000

PARTE SPESA

Variazione in diminuzione

Cap. 50150 "Fondo globale per il finanziamento di spese per ulteriori programmi di sviluppo (spese di investimento)"

£ 3.000.000.000

Variazione in aumento

Cap. 22762 "Contributi per l'acquisizione ed il recupero urbanistico ed edilizio del quartiere Cogne in Comune di Aosta L.R. 30 dicembre 1982, n. 102

L.R. £15.500.000.000

PRESIDENTE: Pongo in votazione l'art. 6 testè letto.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 32

Votanti 31

Astenuti 1 (Riccarand)

Favorevoli 31

Il Consiglio approva

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 7:

ART. 7

La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del terzo comma dell'arti colo 31 dello Statuto Speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Autonoma Valle d'Aosta.

PRESIDENTE: Pongo in votazione l'art. 7 testè letto.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 32

Votanti 31

Maggioranza 18

Favorevoli 31

Astenuti 1 ( Riccarand)

Il Consiglio approva

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.

RICCARAND (N.S.): Per dichiarazione di voto. Credo che la stessa discussione, così impacciata e aggrovigliata di questo Disegno di legge, indichi bene quale sia l'approssimazione e la confusione con cui siamo giunti alla presentazione dello stesso.

Condividiamo alcune affermazioni del Presidente della Giunta, però non crediamo che il Disegno di legge, così com'è formulato, garantisca effettivamente il mantenimento pubblico del quartiere e allontani i pericoli di privatizzazione.

Pertanto io ribadisco il mio giudizio favorevole all'acquisizione pubblica del quartiere, ma critico il Disegno di legge perchè pasticciato e confuso anche nella sua parte finanziaria e per le perplessità sull'impostazione generale con cui la Giunta pare voler affrontare questo problema.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.

ALOISI (M.S.I.): Io sono favorevole, ma desidero far notare al Consiglio l'atteggiamento ambiguo tenuto dal Partito Comunista, il quale prima sottoscrive un ordine del giorno e poi fa retromarcia.

Ha ragione il Consigliere Beneforti quando recrimina su questo modo di comportarsi.

PRESIDENTE: Se non ci sono altri interventi, pongo in votazione il Disegno di legge n. 32 nel suo complesso.

VOTAZIONE SEGRETA

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti 32

Votanti 31

Astenuti 1 (Riccarand)

Favorevoli 29

Contrari 2

Il Consiglio approva

Si dà atto che alle ore 20,18 riassume la Presidenza il Presidente Bondaz.