Oggetto del Consiglio n. 72 del 6 ottobre 1983 - Resoconto
OGGETTO N. 72/VIII - DIBATTITO SULLE COMUNICAZIONI CONCERNENTI: "RIFERIMENTI POLITICI E LINEE PROGRAMMATICHE DEL GOVERNO REGIONALE PER LA LEGISLATURA 1983/ 1988.- (Reiezione di ordini del giorno).
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): La discussione sul programma è un evento che per il Consiglio regionale della Valle d'Aosta ha un po' il carattere dell'eccezionalità.
Nella passata legislatura infatti, in numerose occasioni, come minoranza avevamo richiesto alla maggioranza, alla Giunta di presentare il proprio programma.
C'è da osservare che è per lo meno stupefacente presentare come qualcosa di eccezionale, quella che, in realtà, dovrebbe essere una normale prassi per tutte le Giunte. In tutta Italia, quando una Giunta all'inizio della legislatura si presenta al voto della propria Assemblea, presenta un programma. Nella nostra Regione, assume invece carattere di eccezionalità perchè in precedenza non si era operato in questo modo.
C'è subito da dire, come giudizio complessivo sul documento, che esso ha un carattere generale: per molti versi contiene cose interessanti, ma è particolarmente estraneo all'operato concreto della Giunta regionale, e quindi, molta della sua credibilità viene messa in discussione dal comportamento della Giunta.
Innanzitutto, passando comunque alla analisi di questo documento che ci è stato presentato, dobbiamo dire che non concordiamo con l'analisi politica. Nella premessa politica del documento si afferma, in sostanza, che l'elettorato avrebbe confermato in qualche modo la precedente maggioranza e avrebbe espresso opinioni contrarie a cambiamenti, a ribaltamenti nella vita politica valdostana.
Noi crediamo che le elezioni abbiano dato una misura della forza, del consenso dei diversi partiti. Questo senza dubbio! Ci sono dei partiti che hanno confermato la propria forza, dei partiti che l'hanno diminuita; complessivamente non sono venute dall'elettorato, a nostro giudizio, indicazioni che confermassero questa particolare maggioranza, a parte il fatto che essa non rispecchia la maggioranza uscente, in quanto, ad esempio, il partito socialista non ne fa più parte.
Ovviamente, i rapporti fra le forze politiche, le intese che si sono riuscite a fare nel periodo precedente alla formazione della Giunta, hanno portato a questa maggioranza, però non le riconosciamo un carattere particolare, nè di necessità, nè di rispondenza alla volontà dell'elettorato.
Secondo noi avrebbe dovuto essere formata una maggioranza differente per l'interesse della popolazione valdostana; ovviamente, i rapporti tra le forze politiche non lo hanno consentito.
Riguardo gli obiettivi generali crediamo che siano accettabili da parte di tutte le forze presenti nel Consiglio regionale della Valle d'Aosta.
Si parla di valorizzare l'autonomia, la specificità e l'identità della realtà valdostana, si para di dare una concreta risposta ai bisogni di sviluppo della popolazione valdostana: su questo credo non si possa che concordare. Seguono, nel programma, altre valutazioni, in linea di massima anche accettabili pur nella loro generalità su temi come la pace, il rapporto tra i diversi popoli del mondo, la necessità di costruire un'Europa dei popoli. Anche queste indicazioni credo non sollevino particolari obiezioni.
Ci sono ancora altre indicazioni che coincidono, in parte, con richieste che vengono da parte nostra: per esempio si assume come metodo la programmazione, si fa riferimento ad un piano triennale. Questo è il primo punto che toglie credibilità al programma stesso perchè già nella presentazione di questo documento, il Presidente della Giunta ha fatto intendere che, almeno lui, alla programmazione non ci crede. D'altra parte, le prove date in tutti questi anni dalla Giunta hanno dimostrato che questo termine è addirittura visto con fastidio dall'esecutivo regionale.
Nel documento si afferma che la Giunta deve lavorare con metodo collegiale e questo concetto è ripreso anche dal documento che era stato proposto in precedenza dall'Union Valdôtaine, da tutte le forze politiche.
In questo particolare punto c'è un riconoscimento di una mancanza attuale di lavoro collegiale della Giunta che è verificabile in tutti i Consigli. Come proponimento si va bene, ma anche sulla realizzabilità di questo punto abbiamo delle perplessità.
Si parla anche di uno sviluppo di autonomie locali: si dice che la Regione non deve essere il momento di accentramento egemonico ed esclusivo del potere. Come affermazione di principio credo possa essere sottoscritta, non vediamo però nei fatti concreti, da parte della Giunta, la volontà di realizzare questa maggiore autonomia, questo decentramento dei poteri.
Si fanno anche delle proposte di un determinato rapporto con lo Stato, di miglioramento dei rapporti, di una soluzione di problemi aperti, come quello ad esempio, del "Mauriziano" o la legge elettorale, o l'annosa questione del Parco, o la necessità di un intervento dello Stato per risolvere i problemi della grande industria. Anche su questi punti noi concordiamo, abbiamo delle perplessità sul modo con cui sono mantenuti i rapporti tra esecutivo regionale e Governo e Parlamento.
E' invece molto generica (ed è la cosa che ci preoccupa di più), l'analisi economica della situazione regionale. Si fa ricorso, per individuare le situazioni, ad aggettivi che non danno indi-azioni molto precise: si hanno delle aspirazioni più che dare delle indicazioni.
Quando, ad esempio, si dice che è necessario l'uso ottimale delle risorse regionali con l'aggettivo "ottimale" si esprime un desiderio e non si danno delle misure più precise; quando si dice ne bisogna ricercare soluzioni nuove per la realtà valdostana, non si esce al generico; quando si dice che è necessaria la compresenza dei settori economici principali, senza stabilire, e neanche in larga massima, delle percentuali, si fa nuovamente un'affermazione generica. Quando si dice che la cooperazione è importante si afferma una cosa ovvia.
Questa analisi economica, contenuta nel documento, ha quindi una caratteristica di genericità che la fanno buona per tutte le salse, non criticabile in sè, ma non precisa nelle indicazioni da dare. Vi sono anche delle indicazioni concrete, non è che manchino. Su molte di queste noi concordiamo.
Per esempio si afferma che si vuole arrivare alla soluzione del problema del quartiere Cogne; si dice che si vuole costruire il metanodotto, anche se la formulazione lascia dei dubbi perchè si afferma la costruzione del metanodotto in riferimento alla necessità della siderurgia valdostana. Non è ben chiaro se non ci sia un elemento di dubbio.
Si parla di recupero del patrimonio edilizio: come intento ci sembra positivo. Si parla di riduzione delle seconde residenze: anche questo crediamo sia un obiettivo valido. Si parla di necessità di modifiche nel sistema dei trasporti ferroviari: si fa cenno, per esempio, al collegamento fra Aosta e Martigny, ma qui, anche lo stesso Presidente della Giunta, quando presentava il documento, ci ha raccontato un gustoso aneddoto sul suo incontro casuale con il Presidente della Confederazione Elvetica che non sarebbe disponibile a questi collegamenti, fatto che toglie a questo particolare punto ogni rilevanza programmatica.
Si parla di un centro di servizi alle piccole imprese, e sempre il Presidente della Giunta, nella sua presentazione, ha affermato che non deve fare ricerche di mercato. Siccome, a nostro giudizio, un centro di servizi dovrebbe avere principalmente anche questa funzione, rimane un po' oscura la natura dei compiti di questo centro per le piccole e medie imprese.
C'è ancora da osservare che, mentre per alcuni temi, il documento è sufficientemente preciso (quartiere Cogne e metanodotto) manca nel documento una individuazione certa di quale sia la volontà della maggioranza su quelli che erano stati, nella passata legislatura, i problemi che più avevano creato delle divergenze di opinione all'interno della maggioranza e nel Consiglio.
Per esempio, per le Comunità Montane si fa riferimento, genericamente, alla revisione della legge. Sul termine di "revisione" si concorda tutti, salvo poi vedere in che senso va questa revisione. Quando si parla della autostrada possibile tra Aosta e il Traforo del Monte Bianco, si usa ancora il termine "collegamento viario". Per esempio, se "collegamento viario" vuol dire camionabile saremo d'accordo anche noi. Il termine ha ancora questo carattere di genericità.
Per quanto riguarda l'istruzione professionale si parla di una ristrutturazione dell.'I.P.R. e si è lasciata nel sottofondo la questione dei "Lycées Techniques" che nel precedente Consiglio aveva sollevato dei problemi.
Quello che comunque, al di là di queste osservazioni, non ci convince è il distacco fra questo documento e il concreto operare della Giunta. Questo documento, come ho cercato di illustrare, per il suo carattere generale e per il fatto di contenere delle annotazioni generiche, cose che anche il nostro partito ha, da anni, messo nei suoi programmi, potrebbe anche ricevere un giudizio positivo da parte nostra.
Quello che non ci convince è il di stacco fra l'affermazione di questo documento e il concreto operare della Giunta. Nel passato ed oggi, dopo che il documento è stato presentato, riprendendo l'indicazione della programmazione, vorremmo sapere dalla maggioranza. se veramente si vuole cambiare strada per ciò che riguarda tale programmazione. Negli anni passati essa è stata una struttura morta per la Regione Valle d'Aosta: gli uffici che, teoricamente, dovevano produrre qualcosa, non sono stati messi in condizione di lavorare; il Comitato tecnico è "rimasto senza componenti per lunghi periodi. Si vuole realmente cambiare strada e prendere quella della programmazione?
Il tema della partecipazione: noi crediamo che la partecipazione, la corresponsabilizzazione degli enti locali, dei sindacati, delle forze sociali sia un fatto estremamente qualificante per una Amministrazione. Non ci sembra però che la Giunta stia seguendo questa strada. Il punto decisivo di conflitto fra le affermazioni ed il comportamento della Giunta è quello relativo alla grande industria. Nel documento si dice che occorre premere sul Governo perchè questi faccia tutto quanto deve per mantenere il ruolo della grande industria, rinnovata in Valle d'Aosta ma il Presidente della Giunta nella sua illustrazione, la volta scorsa, ha dato per scontata (posso riferire male, ma i termini press'a poco sono questi) la morte della grande industria perchè incompatibile con la realtà valdostana. Ora, affermare o avere in testa che la grande industria è incompatibile con la realtà valdostana significa non volere, nei atti, fare alcun passo reale e concreto in difesa della grande industria valdostana dell'Ilssa Viola, della Nuova Sias, come non è stato fatto per la Montefibre.
Il Presidente della Giunta, incorrendo forse in un lapsus involontario, ha presentato come un obiettivo, quello che nel documento è presentato come un problema: nel documento si parla del problema del ridimensionamento della grande industria in Valle d'Aosta: ebbene il residente della Giunta la volta scorsa, ha detto che era un obiettivo. Può essere un lapsus: a volte i lapsus rivela il reale pensiero. D'altra parte, il comportamento concreto di ieri, non i mesi fa, del Presidente della Giunta dimostra che i problemi della grande industria non incontrano la sua sensibilità nè quella dell'esecutivo.
Ieri c'è stata una manifestazione di lavoratori della Cogne, il Presidente della Giunta, attraverso il suo Capo di Gabinetto, ha fatto trovare i plotoni i carabinieri davanti all'ingresso creando una situazione di tensione che è stata del tutto superflua ed inutile. Noi crediamo che, se ai lavoratori fosse stato consentito di entrare con tranquillità (poichè i lavoratori valdostani non hanno mai dato prova di irresponsabilità) nel palazzo regionale, di incontrarsi con il Consiglio regionale, probabilmente si sarebbero evitate delle tensioni inutili e si sarebbe evitato alle forze di polizia di dovere svolgere un compito ingrato e ai lavoratori stessi di trovarsi in una situazione difficile.
In tutta la giornata - probabilmente il Presidente potrà dire che ha incontrato a sufficienza i lavoratori - mentre esponenti, anche delle forze di maggioranza, hanno partecipato a questa assemblea improvvisata, non abbiamo avuto il piacere di vedere presente il Presidente della Giunta.
Noi crediamo che questo sia un segno di mancanza di una volontà reale di affrontare i problemi della grande industria che sono per noi decisivi per il futuro della Valle d'Aosta.
D'altra parte si è teorizzato più volte, con particolare foga, che la Giunta regionale non intende sostenere iniziative a carattere assistenziale nei confronti dell'industria. Il Presidente della Giunta ha detto con energia "non pagheremo". C'è da dire che non sappiamo questo "non pagheremo" a quale tipo di industria si riferisca. Per l'Ilssa Viola, quando c'era stata la richiesta dei 6 miliardi, in realtà, il prestito è stato concesso senza condizionarlo ad alcun fattore come la presentazione di un piano o impegni per l'occupazione. Se si va a vedere che cosa sta decidendo concretamente la Giunta in questi giorni, si rileva che si sta facendo nei confronti di alcune piccole industrie valdostane dell'assistenzialismo puro, si stanno bruciando risorse regionali senza sapere che cosa si otterrà. La delibera n. 5743 relativa alla Maxell dà incarico alla Finaosta di rinnovare la partecipazione azionaria della Regione in quella società. Questo caso è particolarmente significativo perchè la Maxell aveva avuto delle perdite in quanto era andata male la produzione di un certo anno. L'anno scorso, per non farla troppo lunga, senza ricordare poi gli interventi precedenti, la Maxell ha visto l'ingresso della Regione con un miliardo e mezzo di denaro liquido nel proprio capitale sociale. Si diceva che, essendoci stata una perdita di 800 milioni, questo miliardo e mezzo, messo come partecipazione azionaria della Regione, avrebbe consentito di riportare le cose ad un buon livello. La Regione è anche intervenuta con un altro miliardo di sottoscrizioni obbligazionarie.
Il risultato è stato che, dopo questo ingresso del capitale regionale, le perdite sono state invece di 800 milioni di 2 miliardi e 144 milioni. Il capitale sociale è stato abbassato di una parte equivalente, sono stati così bruciati il 35% di questi 2 miliardi e 144 milioni, di cui 705 milioni dati dalla Regione.
La Regione oggi ha deliberato di intervenire nuovamente nella ricostituzione del capitale sociale e nella delibera stessa dice che quella della Maxell è una crisi profonda. E, secondo la Giunta, non si sta facendo dell'assistenzialismo?
Altra delibera, altra situazione analoga: quella dell'Alluver. Per l'Alluver, non ricordando tutti i soldi spesi in precedenza per l'acquisto dello stabilimento, non ricordando i soldi dati a fondo perduto, i prestiti fatti con il fondo di rotazione - siamo ad oltre 2 miliardi e mezzo di investimenti - l'anno scorso la Regione ha deliberato una partecipazione nel capitale sociale di 350 milioni, ha concesso un mutuo di 500 milioni attraverso la Finaosta e un mutuo ancora di 900 milioni, sempre augurandosi la ripresa di quell'azienda che aveva difficoltà di mercato. Anche l'Alluver ha fatto registrare una perdita di 730 milioni, la partecipazione azionaria della Regione ha visto bruciare altri 255 milioni che, insieme ai 705 della Maxell, portano quasi ad un miliardo le somme invano impiegate nella partecipazione azionaria e la Giunta delibera una nuova partecipazione per 315 milioni!
Da ultimo, la Rossignol si era impegnata, al momento del suo insediamento, di assumere 60-70 unità entro l'83. Siamo nel 1983 e gli addetti sono 20. Sono stati spesi 3 miliardi e mezzo per costruire lo stabilimento, e nell'ultimo Consiglio abbiamo deliberato 60 milioni per sistemare l'accesso all'azienda. Ebbene, per avere 4. possibili nuovi addetti in un'azienda che doveva assumerne 60-70 e ne ha 20, noi sottoscriviamo nuovamente un prestito di 350 milioni.
Questo discorso, che ho voluto fare un pochino nei dettagli, è per dire che la linea della Giunta regionale nei confronti della grande industria è del più completo disinteresse; di fatto, nei confronti delle piccole imprese non rispetta neppure quanto affermato nel documento: "non vogliamo fare dell'assistenzialismo".
Ci sembra invece che ci sia semplicemente la volontà di intervenire in piccole industrie, che in qualche modo possono essere sotto il controllo regionale, e si è disposti a spendere qualunque somma, mentre non si vuole affrontare il problema più complesso di grandi industrie che hanno i centri decisionali fuori della Valle d'Aosta per cui è più difficile far sentire il peso della Regione.
Noi quindi crediamo a questa impostazione contenuta nel documento; ci sembra che fra il documento che è stato pregevolmente redatto dalle persone che lo hanno stilato e il comportamento concreto della Giunta, non ci sia una grande rispondenza.
Siccome dobbiamo fare discussioni sul comportamento concreto della Giunta, non sui documenti che possiamo leggere con piacere, ma che cambiano molto, esprimiamo un giudizio complessivo sul programma di azione della Giunta regionale. Diciamo che questo documento avrebbe potuto rappresentare una base di discussione anche per una maggioranza con il nostro partito, che però il comportamento concreto della Giunta ci dimostra che qui non si vuole cambiare sistema, si continua a disperdere denaro della Regione senza ottenere alcun risultato su quello che è il problema fondamentale oggi, cioè il problema della disoccupazione. Su questo noi non siamo d'accordo e faremo la nostra parte per modificare, per quanto ci è possibile, il comportamento dell'esecutivo.
RESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Riccarand, ne ha facoltà.
RICCARAND - (N.S.): Vorrei anzitutto esprimere, a titolo personale e a nome di Nuova Sinistra, un apprezzamento rivolto alle forze della maggioranza per il fatto che finalmente sia stato presentato dal Consiglio regionale un documento programmatico, ordinato, leggibile e dotato di una sua logica, frutto di una elaborazione affidata, non, come troppo spesso avviene, ad alcuni funzionari, ma ad un confronto fra le forze della maggioranza, o almeno fra alcune delle forze della maggioranza, visto che il documento è essenzialmente una somma di quello che era il programma elettorale della Federazione Democratici Popolari, Union Valdôtaine Progressiste e dei 39 punti presentati dall'Union Valdôtaine dopo le elezioni, al momento in cui si sono svolte le trattative per la formazione della Giunta. Un documento che è ancora più apprezzabile se si pensa al silenzio programmatico di questa stessa, maggioranza nei 5 anni appena trascorsi e se lo si paragona alle sconclusionate affermazioni fatte il 21 luglio dal Presidente della Giunta subito dopo la sua nomina.
Credo che tutto il Consiglio regionale possa oggi dare atto che è stato fatto uno sforzo per indicare alcune linee di intervento, per evitare il solito pressappochismo, per offrire qualche spunto di riferimento comune all'azione troppo spesso personalistica e frutto di compartimenti stagni dei singoli Assessori.
Detto questo, riconosciuta l'esistenza da una parte della maggioranza, una volta tanto, di un po' di buona volontà, bisogna però anche dire che questo documento, che poi è un atto dovuto al Consiglio regionale della Valle d'Aosta e alla comunità valdostana, arriva anzitutto in ritardo perchè, come ovunque avviene, avrebbe dovuto essere presentato nel momento in cui si vota la composizione della nuova Giunta.
Questo però è il minimo. Direi che è un documento dotato anche di scarsa originalità e, soprattutto, credo sia un documento che non possa pretendere un voto di sufficienza da parte del Consiglio regionale.
Il documento infatti prefigura soltanto una modesta e confusa azione amministrativa, un'azione che è drammaticamente al di sotto di quelli che sono i problemi della società valdostana, problemi che sono poi collegati alla crisi nazionale ed internazionale del tradizionale modello di sviluppo e dall'emergere di nuove condizioni di vita caratterizzate da ancora più profonde disuguaglianze e da ancor più tremendi pericoli di distruzione.
Nella premessa del documento, a pagina IV, c'è un titolo che farebbe pensare ad un'analisi delle caratteristiche dell'attuale fase di sviluppo. Il titolo infatti è: "Le caratteristiche dell'attuale fase dello sviluppo e i criteri di riferimento dell'attività regionale". Sotto il titolo però non c'è quasi nulla, ci sono solo affermazioni confuse e c'è un insistito invito a non chiudersi nei confronti del nuovo e ad abbandonare vecchi schemi ideologici. Che cosa sia questo nuovo non è detto.
Certamente non c'è, e non emerge dal documento, la consapevolezza che la Valle d'Aosta è inserita in quel 6% della popolazione mondiale che consuma i 2/3 delle risorse del pianeta ed è quindi, oggettivamente, anche se non se ne ha la coscienza, complice dello sfruttamento dei Paesi del cosiddetto terzo mondo, nonchè neppure la consapevolezza che la vita della popolazione valdostana, così come di tutti i popoli, è messa in serio pericolo della corsa agli armamenti, che ha posto sulla testa di ogni abitante della terra 3000 chili di tritolo, e neppure, infine, la consapevolezza che all'interno stesso della nostra Valle, della nostra comunità, si sono determinate delle scandalose disuguaglianze economiche e sociali. Per fare alcuni esempi basta fare un confronto fra gli stipendi dei croupiers del Casinò e le paghe degli operai dell'Ilssa Viola o degli operai delle aziende tessili. Oppure, basti pensare alla esistenza in Valle d'Aosta di 80 mila abitazioni per 43 mila nuclei familiari, quindi due abitazioni, due case per ogni famiglia e contemporaneamente il dramma di chi non riesce a trovare un alloggio da affittare e quando lo trova deve pagarlo 1/3 o più del proprio stipendio.
Non è neppure chiaro, poi, che cosa significhi parlare di abbandono di vecchi schemi ideologici, visto che tutta la premessa e l'intera prima parte del documento, sono impregnati di una concezione ideologica ben precisa: quella del primato del particolarismo valdostano e della "petite Patrie", valori a cui tutto deve essere subordinato.
Si tratta di una concezione che, ovviamente, ha la sua dignità, ma che è comunque una ideologia ben definita che ha le sue radici culturali nel pensiero ottocentesco e quelle economiche ugualmente in una società contadina ormai scomparsa. L'assenza di una adeguata analisi delle caratteristiche, delle distorsioni e della crisi del modello di sviluppo in cui la Valle d'Aosta è inserita e la mancanza di indicazioni rispetto alle prevedibili evoluzioni dell'attuale crisi, impedisce di delineare una precisa azione di Governo, di distinguere chiaramente fra ruolo dello Stato e ruolo della Regione Autonoma, i collocare in un quadro chiaro ed uniforme i punti elencati nella parte C del documento, cioè in quello che dovrebbe essere il documento programmatico e di governo vero e proprio.
In sintesi, riassumendo questo giudizio sulla premessa politica, si potrebbe dire che il documento è espressione di una volontà politica che mira dei piccoli aggiustamenti, ma che non si pone certo il problema nè di determinare, nè di governare le profonde trasformazioni economiche, sociali e cultuali che pur sono in atto anche in Val d'Aosta.
Macroscopia è, ad esempio, la carenza di analisi sui problemi dell'economia, del lavoro e dell'occupazione e l'assenza totale di proposte concrete in tale direzione. Del resto, questo grave limite di impostazione del documento è coerente con i limiti che caratterizzano l'alleanza delle forze politiche che dirigono la nostra Regione, che compongono la Giunta.
E' difficile pretendere da una maggioranza, con una presenza così determinante, così pesante della Democrazia Cristiana, una vera politica di trasformazione e di governo, una politica cioè in grado di individuare i principali problemi economici e sociali, di impugnarli, come un tempo dicevano i Democratici Popolari, e di risolverli. La Democrazia Cristiana è, per sua natura e per sua storia, il partito della meditazione, il partito della conservazione e non certo quello della trasformazione. Volendo entrare un po' più nel dettaglio dei singoli punti, devo dire che in molti casi non si può che essere d'accordo col documento. Vi sono belle affermazioni sulla giustizia, sulla volontà di pace, sulla difesa dell'ambiente, contro l'emarginazione sociale, ecc., affermazioni che tutti possiamo sottoscrivere, ma che in base al documento non si capisce bene in che modo avranno una traduzione reale e concreta.
Vi sono poi molte affermazioni generiche, sospese nel vuoto: tanto per fare alcuni esempi, si parla di una soluzione del problema del Parco Nazionale Gran Paradiso "dans le respect des droits établis par le Statut spécial de la Vallée d'Aoste", il che non vuole dire assolutamente niente, o meglio significa ancora una volta eludere completamente il problema visto che, in base allo Statuto, la Regione non ha competenza sui parchi nazionali. Se poi, per ipotesi, questa competenza ci fosse, dico per ipotesi, non si dice assolutamente nulla in quale direzione si vuole usare.
Un altro esempio: si sostiene la necessità di rifare la legge regionale delle comunità montane, ma anche qui non si avanza, non dico un disegno legislativo, ma la minima proposta, per cui l'attuale situazione, che è di confusione, di tensione, di sottovalutazione di questo strumento, si trascinerà ancora per chissà quanto tempo.
Si afferma poi l'impegno nella lotta contro la fame nel mondo, ma non si dice come e non si dice neppure qual è la quantità di risorse che la Regione è disposta a destinare a tale scopo. Qui bisogna fare attenzione perchè un conto è parlare di lotta contro la fame nel mondo, un conto è fare l'elemosina. Si tratta di due cose ben diverse e che dipendono dalla quantità e dagli strumenti che si usano.
Si parla della ricerca di pace, ma non c'è neppure un accenno a quello che è il problema più delicato, più scottante, più drammatico di questo momento che è quello degli euromissili, dell'installazione dei "Cruise" e dei "Pershing".
Fra l'altro ci sono all'ordine del giorno del Consiglio regionale due mozioni che sono già state rinviate l'altra volta e che speriamo vengano discusse per evitare che il Consiglio si debba occupare della questione dopo che i "Cruise" sono già stati installati a Comiso.
Vi sono poi altre affermazioni che sembrano più precise, ma che risultano fortemente contraddittorie. Due soli esempi a questo proposito: si ribadisce che l'Amministrazione regionale intende adottare la programmazione come metodo di governo, ma poi si afferma, come ha fatto il Presidente della Giunta in Consiglio e come emerge, in parte, un pochino più attutito dal documento, che l'attuale legge regionale del maggio '78 sulla programmazione è annullata e bisognerà farne una nuova.. Può anche darsi, però bisognerebbe, almeno contemporaneamente, dire perchè l'attuale legge regionale non va bene, che cosa bisogna modificare e in quale senso, altrimenti la conseguenza è che ci si basa sulla programmazione, ma non si ha alcun strumento e si annullano quelli che si avevano per fare programmazione.
Per quanto concerne la viabilità ed i trasporti, si comprende in un lunghissimo elenco, dall'autostrada Aosta-Courmayeur ad una grande espansione e modernizzazione della rete ferroviaria con il raddoppio della Chivasso-Aosta, prolungamento della ferrovia da Pré-Saint-Didier a Courmayeur, tunnel ferroviario fra Aosta e Martigny.
E' evidente che in tempi relativamente brevi, cioè in 5 e anche 10 anni se vogliamo, non si può fare tutto questo e probabilmente non è neppure necessario fare tutte queste cose, per cui bisogna fare delle scelte. Nel documento queste scelte non vengono fatte, però noi sappiamo, lo sa il Consiglio, lo sa la Comunità Valdostana, che alcuni orientamenti in questo senso sono già emersi e sono già definiti.
C'è una scelta, che è sbagliata a nostro avviso, e che è stata fatta e viene ribadita anche se in modo non chiaro nel documento, ed è quella dell'autostrada Aosta-tunnel del Monte Bianco, scelta che era stata giustificata, a suo tempo, con il continuo aumento del passaggio di mezzi sotto il tunnel del Monte Bianco e con tutto quello che ciò comportava per l'Alta Valle d'Aosta. Questa argomentazione, che era la principale dei sostenitori delle autostrade, è caduta perchè la tendenza non è stata all'aumento, ma alla diminuzione di tali passaggi; eppure non c'è stata una revisione, una riflessione su tale tipo di scelta e si vuole continuare in questa direzione, ma non si capisce per quali motivazioni questa scelta vuole essere ribadita. Non si capisce perchè è stato approvato un progetto di massima, se perchè ci sono alcune grandi imprese che hanno tutto l'interesse al fatto che questa autostrada venga costruita, oppure perché si vuole che vi siano tanti più TIR che passino attraverso a Valle d'Aosta per poterli sdoganare a Pollein e potere incassare i /10 o i 7/10 dell'I.V.A. di importazione.
Un'altra scelta che occorre fare rispetto ai trasporti, ma di cui non c'è alcuna indicazione nel documento, è quella tra incentivare ulteriormente la motorizzazione privata oppure elaborare un piano di trasporti pubblici, efficiente e a basse tariffe. Evidentemente, anche questo è un argomento molto legato ad un disegno di legge one discuteremo successivamente: aumentare la dotazione dei buoni di benzina in esenzione fiscale.
Incentivare a motorizzazione privata significa fare un tipo di scelta che è antagonistico rispetto allo sviluppo in una efficiente rete pubblica dei trasporti ed è forse per questo che nel documento il discorso del piano dei trasporti pubblici viene messo in fondo, in modo molto timido, quasi sommersamene, con una formulazione che ascia ben poche speranze sull'attuazione di questo discorso che sarebbe molto importane: un servizio pubblico, ramificato, efficiente in Valle d'Aosta che potrebbe essere addirittura gratuito, oppure se non si vuole gratuito, a tariffe molto basse per i valdostani. Basterebbe usare i fondi statali che ci sono e una parte dell'esenzione sulla benzina e si avrebbe un sistema di trasporti pubblici estremamente efficiente e a bassissimi costi.
Vi sono infine ed inevitabilmente non è un rimprovero per chi ha steso lo documento, (perchè non può che essere così) molte mancanze. Non le voglio elencare tutte, ma ci sono però alcune omissioni che vanno rilevate. Si tratta di alcune proposte che già erano emerse nel dibattito politico e che non si ritrovano nel documento. Per esempio, non c'è alcuna proposta di riorganizzazione dell'Assessorato all'Industria e Commercio per dotare la Regione degli strumenti di conoscenza e di ricerca necessari per una efficace politica industriale. Non c'è nessuna proposta per una revisione del ruolo della FINAOSTA, la Finanziaria regionale, in modo da trasformarla da ente tendenzialmente assistenziale in un motore di sviluppo, in una sorta di centro imprenditoriale, come chiedono anche - l'ho visto in un loro documento - i sindacati.
Sorprendente poi, e credo molto grave, è il silenzio sulla politica delle entrate. Adesso la questione è diventata di stretta attualità e ne abbiamo parlato ieri pomeriggio, però in tutto questo documento elaborato dalla maggioranza regionale, in cui si parla anche di verifica elettorale, di modifica dello Statuto ecc. non si parla di politica delle entrate, perchè evidentemente, la situazione era ed in parte è ancora tale che la Regione può starsene tranquillamente ad aspettare questi famosi 7-8-9-10 decimi che arrivano.
Non esiste alcun cenno sulla politica delle entrate, eppure questo è il problema che sta travagliando lo Stato italiano, che è al centro di tutta l'elaborazione della legge finanziaria, che sta determinando una manovra economica complessa e su cui noi abbiamo dato un giudizio negativo. Ma è possibile che la Regione Valle d'Aosta per cui, evidentemente, le entrate sono così importanti., non abbia niente da dire sulle entrate regionali? Anche qui ci sono alcune proposte che già erano emerse in passato e ancora sono emerse ieri, durante il dibattito, rispetto alla politica delle entrate che dovrebbero trovare la loro collocazione all'interno del documento.
Mi riferisco al discorso di inserire nello Statuto speciale la quota di tributi reali che spetta alla Valle d'Aosta, al discorso di fare in modo che la quota che spetta alla Valle d'Aosta venga riscossa direttamente in loco (e non vada a Roma per poi tornare indietro), al discorso incominciato già da tempo e cioè usare gli strumenti fiscali che lo Statuto speciale dà alla Regione Valle d'Aosta, di controllo sull'evasione fiscale e di imposizione, ad esempio sui grandi patrimoni.
Possiamo aggiungere un altro discorso che è emerso ieri di un controllo delle imposte che dovrebbero spettare alla Valle d'Aosta e che vengono pagate fuori dalla nostra Regione. Tutto questo discorso sulla politica delle entrate è completamente assente nel documento.
Rispetto a questo discorso si può anche rilevare, come dato di dettaglio, ma significativo, il velo pietoso che in tutto il documento è steso sul Casinò di Saint-Vincent. Anche questa è una cosa di cui non si parla, non si deve parlare. E' una cosa secondaria? Non credo che lo sia. Allora se ne parli, si dica cosa se ne pensa, si dica quali sono le prospettive, cosa si vuole fare. E' inutile, credo, nascondere questo problema scabroso e imbarazzante sotto il silenzio.
In conclusione, si tratta di un documento i cui limiti sono notevoli e che è insufficiente, a nostro avviso, a costituire una solida base di Governo.
Nuova Sinistra ribadisce però che un passo avanti è stato fatto e fa una proposta per andare oltre questa dichiarazione di intenti e giungere a dei progetti operativi. La proposta che formulo anche con l'ordine del giorno è di chiedere alla Giunta di individuare, all'interno di tutti i numerosi impegni contenuti nel documento, alcune priorità e di lavorare su questi punti prioritari presentando al Consiglio regionale, contemporaneamente al bilancio di previsione per il 1984 e al bilancio pluriennale 1984/86, quattro progetti operativi sul lavoro, sulla casa, sull'energia e sull'ambiente.
Il testo dell'ordine del giorno è il seguente:
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
ESAMINATO il documento "Riferimenti politici e linee programmatiche del Governo regionale per la legislatura 1983/ 1988";
RILEVATO che tale documento elenca numerose proposte, talvolta positive, ma anche eccessivamente generiche;
CONSIDERATO che, almeno su alcuni grossi temi economici e sociali, è necessario un rapido passaggio dalle enunciazioni di principio a concreti progetti operatori;
IMPEGNA
la Giunta regionale, a presentare al Consiglio, contemporaneamente al Bilancio di previsione per il 1984 ed al Bilancio pluriennale 1984/1988, i seguenti quattro progetti di intervento, con una indicazione dei tempi, degli strumenti e delle risorse per la loro attuazione:
1) Progetto ambiente.
2) Progetto lavoro;
3) Progetto casa;
4) Progetto energia;
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Aloisi, ne ha facoltà.
ALOISI - (M.S.I.): Le indicazioni politiche e programmatiche alle quali dovrà riferirsi l'attività dell'Amministrazione regionale della Valle d'Aosta per il prossimo quinquennio, è stata attentamente analizzata dal Movimento Sociale italiano e a prima vista da l'impressione di essere una bella e semplice elencazione di intenti, almeno fino a quando alle parole non seguiranno fatti concreti.
Il programma di questa legislatura è un bellissimo libro dei sogni, dove naturalmente non si è dimenticato nulla, senza peraltro esprimere in proposte reali e concrete il modo e l'attuazione di questo programma.
Quale credibilità infatti è possibile concedere, ricordando che le promesse di oggi vengono rilasciate dalle stesse forze politiche, dagli stessi personaggi che già nella precedente legislatura avevano garantito nei programmi di allora un governo efficiente e coordinato? Un Governo che, per lo meno, avrebbe tentato di risolvere i gravi e drammatici problemi regionali; ed invece a situazione disastrosa in cui ci troviamo è sotto gli occhi di tutti?
Non voglio assolutamente con ciò addossare all'esecutivo della precedente legislatura e tanto meno all'esecutivo di questa legislatura le intere responsabilità di tutti i mali della nostra Regione: colpe e responsabilità maggiori sono altrove, ben individuabili in una classe dirigente e governativa incapace, incompetente che, anzichè premiare la capacità e la professionalità, crea clientelismo, favoritismi, sperperi e a farne le spese, che siano democristiani o socialisti a governarci, è sempre la povera gente. Quale credito dunque si vuole ottenere con questo documento?
Vi sono alcuni punti sui quali ci siamo soffermati e sui quali intendiamo dire qualcosa per una precisazione e per una conseguente constatazione. Al punto d) a pag. 4 si. legge: "Nei prossimi anni la crescita della Valle d'Aosta potrà essere garantita solo dal prevalere di una generale volontà di assumere responsabilità. Punterà quindi, con coerenza, l'attività futura dell'Amministrazione regionale affinchè vengano offerte alle nuove generazioni possibilità concrete di realizzare le loro speranze, garantire alle categorie più deboli il miglioramento della loro condizione di vita".
Quali speranze, Signor Presidente, si danno ai giovani nel suo programma quinquennale? Quella forse di dover continuare a studiare per lunghi anni rimanendo in un'orbita di parcheggio, per poi raggiungere l'obiettivo di una disoccupazione cronica? I giovani sono in attesa di un posto di lavoro, gli sfrattati di una casa, i cassaintegrati della sicurezza del ritorno al lavoro e i pensionati e le donne..... Nel documento programmatico, Signor Presidente, non vengono date risposte precise, non basta scrivere che verranno offerte possibilità, bisogna dire in che modo e, soprattutto poi, alle parole, debbono seguire i fatti.
Sul bilinguismo ci sarebbero molte cose da dire, una cosa però mi preme porre all'attenzione della Giunta e del Consiglio e cioè che non si deve nel modo più assoluto usare il bilinguismo e, in modo particolare la lingua francese, ad uso discriminatorio e a discapito della professionalità. La Valle d'Aosta è parte integrante di una nazione che si chiama Italia. D'accordo quindi sul bilinguismo a livello culturale, ma ciò non deve assolutamente diventare un'arma di discriminazione sociale.
Dove nel programma si accenna alla partecipazione, in forma concreta, alla lotta contro la fame nel mondo, consiglierei di fare i conti prima con le necessità regionali e lasciare affrontare allo Stato e alle organizzazioni internazionali questo argomento che esula senza dubbio dalle competenze dell'Amministrazione regionale.
La modifica della legge elettorale è una pretesa ridicola e pretestuosa e non tiene in nessun conto il fatto che sussisterebbe incompatibilità costituzionali.
Quando si parla di arrestare il fenomeno speculativo delle residenze secondarie, io correggerei il verbo "arrestare" con "regolamentare" la costruzione delle seconde case, perchè esse, a mio avviso, fanno parte integrante di uno sviluppo turistico regionale.
Il miglioramento della rete viaria, lo snellimento del traffico, la direttrice principale e sulle diramazioni laterali, la realizzazione della linea ferroviaria Aosta-Martigny, il prosieguo dell'autostrada fino a Courmayeur, l'ultimazione del tronco autostradale Aosta-Gran San Bernardo fanno parte di un programma, Signor Presidente, molto ambizioso.
Il giudizio di merito sulla proposta politica del documento programmatico che noi diamo è di attesa, anche se l'esposizione del documento è carente dal punto di vista tecnico, si limita a riferimenti di livelli ottimali, di reali prospettive, dimostrando così l'incapacità di arrivare a soluzioni specifiche sui singoli problemi: incapacità tecnica, scarsa professionalità e faciloneria, mancanza di soluzioni opportune e concrete caratterizzano questo programma.
Ci riserviamo comunque di ravvedere questo nostro giudizio di attesa qualora, alle parole, seguissero fatti concreti.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Torrione, ne ha facoltà.
TORRIONE - (P.S.I.): Il Consiglio mi consentirà, soprattutto il Presidente della Giunta, di iniziare questo intervento, che sarà brevissimo, in contraddizione con un certo mio stile, con una notazione di carattere personale che riguarda il Presidente della Giunta ed il programma.
Mi è sembrato, per conoscenza personale (in quanto abbiamo trascorso alcuni anni della nostra giovinezza insieme) che lo stile del Presidente sia estremamente stringato e conciso. Ho notato un certo suo imbarazzo nella lettura di questo programma, che contrasta con questa sua capacità di sintesi, mentre il documento è di 24 pagine. Non mi è parso che il Presidente, nel leggerlo, fosse eccessivamente convinto, tanto che alcune affermazioni contenute nel programma sono state, dallo stesso Presidente, smentite all'atto della lettura. Dico questo perchè anch'io, con una mia esperienza di carattere politico, a volte, mi sono trovato in una situazione analoga.
Questo programma mi ricorda alcune vecchie coalizioni di centro-sinistra, in cui si tentava di introdurre, all'interno del programma, tutto quanto era lo scibile umano e si davano delle indicazioni generiche che non potevano essere, a mio avviso, controbattute da nessuno, e nello stesso tempo, se queste affermazioni, queste petizioni di principio, avessero poi dovuto corrispondere ad una effettiva attività di governo, ebbene ci sarebbero voluti 50 anni per realizzarle.
Devo riconoscere che in questo programma (non scenderò nel dettaglio) sono fatte anche, con un linguaggio estremamente piacevole, preciso, accattivante, alcune affermazioni - mi si consenta di dirlo - scontate e lapalissiane. Ho l'impressione che nella redazione di questo programma sia stata fatta della dietrologia, che si sia guardato in avanti, nel senso che, nel suo stile, mi ricorda alcuni volumi o anche quelle programmazioni regionali destinate a rimanere dei dotti studi e, a volte, delle utopiche fantasie.
E' chiaro che in questo programma si sente e si avverte un'opera di mediazione fra gli indirizzi delle diverse forze politiche; però mi sono fatto una domanda (spero che poi mi si dia una risposta): al di là di questa opera di mediazione questo programma investe, effettivamente, la globalità dei problemi valdostani, senza poi darne delle soluzioni concrete nella maggior parte dei casi. Se però tutto questo resta ancora da fare, riallacciandomi ad un discorso che facevamo ieri su un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che è quello del concetto di autonomia, noi dovremmo allora fare anche una riflessione non su questa Giunta e sul suo operato, ma su quello che hanno rappresentato per la Valle d'Aosta 35 anni e più di esperienza di autogoverno. Credo infatti che, rileggendo questo programma, risulti che forse, in certi settori, se si fosse arrivati prima, non ci sarebbe stato bisogno di includerli in quelle che saranno le future azioni del governo regionale.
C'è una analisi di carattere politico sulle elezioni. Per carità, è fatta "ad usum delfini", nel senso che prende atto di una situazione che non è quella che l'elettorato ha poi fatto emergere con il suo incontestabile voto. Si è detto di assegnare un posto di grande rilievo politico ai movimenti di ispirazione regionalista e autonomista; noi non abbiamo mai negato la validità dei movimenti regionalisti, però a questo proposito, non tutti i movimenti regionalisti sono usciti esaltati dall'ultima competizione elettorale; sono forze, dobbiamo avere il coraggio di dirlo, che hanno subito una flessione e un calo. Questo per onestà di proposizione e di constatazione.
Si è detto che era una cosa che sapevamo già, che ci aveva anticipato il Presidente nel suo discorso all'atto dell'insediamento e cioè che questa è una maggioranza più ristretta perchè, in effetti, è una maggioranza che ripete, per qualche verso, la precedente coalizione, ma che non ha tenuto conto di alcuni elementi emersi dal corpo elettorale e ha preferito essere più chiusa in sè stessa, che non aprirsi ad altre forze. E' un diritto, per carità, che abbiamo già respinto in altre occasioni e che, con estrema pacatezza, respingiamo anche oggi. Noi riteniamo che una maggioranza si giudica dalla sua azione concreta, non dalle possibilità di mediazione che può avere all'atto del suo insediamento, per cui il Partito Socialista svolge il suo ruolo di opposizione, lo vuole svolgere con estrema correttezza e nello stesso tempo con estremo rigore.
Torniamo ad alcune affermazioni. Il programma: a noi sembra che da questo programma non emerga, se non al di là di alcune aspetti, il ruolo che la Regione vuole recitare, in termini concreti, in Valle d'Aosta, nei rapporti con lo Stato, nei rapporti con gli enti minori.
Abbiamo preso atto con soddisfazione di una inversione di tendenza contenuta nello stesso programma lo diciamo con estrema chiarezza ed onestà - di una disponibilità diversa dell'Ente Regione, almeno a parole, nei confronti delle realtà minori (Comuni e Comunità Montane). Vorrei che poi a questo facessero seguito atti concreti perchè io ritengo che l'autonomia non la si difenda solo in termini contestativi nei confronti dello Stato, ma in termini concreti nei confronti di realtà minori che meritano di essere esaltate proprio dall'azione autonoma dell'ente regionale.
C'è un aspetto che mi ha stupito non sia stato trattato in questo programma ed è un aspetto che riguarda tutti noi, nel senso che questo regime di autogoverno deve pur penetrare, per qualche verso, nelle giovani generazioni, sennò rischia, a mio avviso, di rimanere (ho apprezzato quanto è stato scritto sui giovani) un elemento estraneo a quella che dovrebbe essere la gioventù e un patrimonio della gioventù valdostana, e cioè la scuola.
Avremmo preferito una rimeditazione sul suolo della scuola, ma non tanto per quelle che sono le sue espressioni tipicamente scolastiche, ma sul ruolo che la scuola deve giocare in un contesto che è sostanzialmente diverso dal resto del Paese. Questa scuola resta estremamente asettica rispetto ai problemi della Valle d'Aosta e io credo invece che, attraverso la scuola si può e si deve potenziare il regime di autogoverno valdostano, facendo maturare nei giovani una vera e profonda coscienza autonomistica.
Mi sono sembrate fantasie, Signor Presidente, alcune affermazioni che credo siano state messe lì senza una convinzione profonda: ripeto, quella fantasia della ferrovia Aosta-Martigny - non voglio scendere nel dettaglio - obiettivamente era un fatto che gia il Comune di Aosta aveva scartato nei piani regolatori di 10-15 anni fa, per cui rimasticarla in un programma di governo regionale mi sembra profondamente inutile. Dico anche che, tutto sommato, sull'aspetto turistico, altre petizioni di principio come quella dell'Olimpiade, lasciando da parte invece problemi più concreti, saranno oggetto di una nostra precisa presa di posizione nel momento in cui si dovrà discutere dei singoli problemi.
Ci sono delle cose pregevoli nel programma, tutte condite, però, da un pizzico di utopia in più. Noi amiamo la fantasia, abbiamo detto, per questo non esprimiamo un giudizio negativo del programma nel suo insieme, perchè sarebbe impossibile esprimerlo, però aspettiamo la Giunta all'appuntamento con i fatti e in questo caso il nostro atteggiamento sarà sostanzialmente diverso.
Se infatti all'atto del suo insediamento questa Giunta ha ritenuto, sconvolgendo una prassi che era ormai consolidata, di sottoporre al Consiglio alcune linee di tendenza, ebbene noi diciamo che queste linee, prese nella loro generalità, ci possono anche stare bene però, siccome molte sono delle pure e semplici enunciazioni senza elementi di soluzione concreta, noi su questi elementi di soluzione concreta giudicheremo l'operato del governo regionale.
Non abbiamo altro da dire, augurando che su alcuni elementi, che rappresentano aspetti innovativi rispetto a vecchie prese di posizione di forze politiche - alludo ad un problema che mi sta particolarmente a cuore, cioè quello dei servizi sociali (perchè credo che un settore di così vitale importanza incida direttamente sulla qualità della vita della Valle d'Aosta) - su argomenti di tale portata e di tale significato alle parole seguano veramente i fatti. Grazie.
Si dà atto che alle ore 10.48 assume la Presidenza il Presidente Bondaz.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Il Governo regionale finalmente ha sottoposto, dopo una sollecitazione da parte delle forze di minoranza, le linee programmatiche per il quinquennio 1983/1988. I punti indicati nel programma sono troppo generici e non indicano soluzioni concrete.
Una certa impressione ha destato l'affermazione del Presidente Andrione all'ultimo Consiglio, sul futuro delle grandi industrie in Valle d'Aosta. A noi è sembrato che il Presidente, in quella occasione, decretasse la fine di queste industrie. Sappiamo tutti che negli ultimi due anni la Valle d'Aosta ha perso circa 2000 posti di lavoro che, aggiunti al taglio di circa 1200 posti della Nuova Sias previsti dal piano Prodi, rende la situazione grave. Per questo bisogna respingere questo piano dell'IRI.
So, tutti lo sappiamo e ne conveniamo, che bisogna abbandonare la strada dell'assistenzialismo a tutti i costi, però è necessario trovare fonti alternative onde evitare una massa enorme di disoccupati. Ecco perchè, e lo abbiamo scritto nel programma elettorale, bisogna occupare nei prossimi 5 anni tutte le risorse per la conservazione e l'innalzamento del livello occupazionale.
Un problema che la maggioranza non sembra evidenziare è quello dell'edilizia. In questo settore è necessario rivedere i piani regolatori nei Comuni ad elevata esigenza abitativa per cui è necessario destinare parte delle aree, attualmente vincolate a servizi diversi e non di primaria importanza, all'edilizia residenziale per rilanciare (punto molto importante) quella privata con opportune agevolazioni creditizie.
In questa enunciazione di programma manca addirittura una proposta in un settore che noi riteniamo di vitale importanza: quello del commercio, il quale occupa in Valle d'Aosta circa 10 mila addetti, con circa 2800 imprese. Non si capisce perchè si continua a dire di no alla Camera di Commercio, considerato anche che lo Statuto della Valle d'Aosta prevede espressamente la ricostruzione della Camera di Commercio, anche perchè noi riteniamo che l'Assessorato competente non è in grado di seguire questo settore.
Potrei continuare indicando alcuni punti programmatici che noi non condividiamo, però era mio intendimento fare un intervento brevissimo.
Ripeto, per concludere, che il programma è un programma generico; man mano che i problemi verranno sottoposti li valuteremo, ma in questo momento esprimiamo un giudizio abbastanza critico.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Lanivi; ne ha facoltà.
LANIVI - (Féd. D.P.-U.V.P.): Credo che sia riscontrabile, da parte delle forze di opposizione, una certa difficoltà ad affrontare nel suo complesso il documento che a maggioranza ha presentato all'attenzione di questo Consiglio.
Queste difficoltà che voglio sottolineare, non vogliono essere una critica superficiale alle affermazioni fatte, quanto, a mio parere, vanno assunte e considerate come difficoltà generali maggiori nell'affrontare problemi attuali dello sviluppo che hanno connotati così larghi e si presentano con tanti dati di incertezza da richiedere il massimo senso di responsabilità di tutte le forze politiche.
Al di là di una più o meno accentuata consapevolezza vi è, e viene avvertito non solo in questo Consiglio regionale, e non solo dalla nostra popolazione e non solo dall'Italia, ma dall'intera Europa, il grande processo di ristrutturazione, di modificazione ampia e profonda che sta ponendo all'insieme delle economie dei paesi occidentali problemi di vastissima portata.
Gli interrogativi che ci poniamo oggi e gli sforzi di ricerca che dobbiamo sostenere si iscrivono nel fondamentale problema della pace intesa come equilibrio, di una convivenza mondiale più vicina alle aspirazioni dell'uomo e oggi dobbiamo dire, non solo aspirazione, ma condizione per a sopravvivenza stessa dell'uomo.
Queste premesse, che appaiono essere molto teoriche, sono invece alla radice delle considerazioni che abbiamo voluto tenere presenti nello svolgimento di questo programma.
Da una parte, la considerazione di questi grandi fenomeni, dall'altra la volontà di assumere in questo quadro le nostre responsabilità misurate sui dati concreti della nostra realtà.
Queste mi pare siano le chiavi di lettura di questo documento.
Ecco perchè fin dall'inizio del documento stesso mi pare che sia stata affermata, ed è l'impressione della logica centrale del documento, l'individuazione di due termini di riferimento che si chiamano responsabilità da una parte, qualità dall'altra.
Il problema fondamentale che ci dobbiamo porre oggi all'attenzione è di questo tipo: come può, quali obiettivi deve darsi, quale metodo di lavoro deve seguire una realtà di modeste dimensioni come a nostra, con caratteristiche come le nostre, in un momento di grande trasformazione e con incerte prospettive come l'attuale, per garantire alla nostra gente un futuro - questo lo voglio sottolineare - rispettoso delle sue caratteristiche fondamentali?
Il documento cerca di dare una risposta a questa domanda fondamentale, ma come lo risolve? Lo risolve seguendo questi due termini, queste due indicazioni che ho detto: responsabilità e qualità.
Sul primo termine, cioè responsabilità, abbiamo individuato la proposta per affrontare i problemi con lo Stato. Abbiamo detto che abbiamo voluto superare una posizione di esclusiva e limitata rivendicazione; non vogliamo essere chi vuole a tutti i costi di più. Abbiamo detto vogliamo vedere rispettati i diritti e le condizioni per le quali e con le quali l'Amministrazione regionale, la popolazione della Valle d'Aosta, possono diventare responsabili del loro futuro. E' quindi una posizione onesta e responsabile nel senso che, anche politicamente, è qualificata.
Si presuppone non più il rafforzamento di strutture verticalizzate, di accentramento e di potere; si annota che lo sviluppo attuale, la rivoluzione (l'ho detto ieri) dell'informatica e delle nuove innovazioni tecnologiche comportano per il loro sviluppo, una rivalutazione, un rafforzamento di dimensioni minori. Il dato dell'autonomia regionale, al di là degli aspetti critici di questa rivoluzione o dei problemi che essa comporta, pone come dato obiettivamente positivo per la Valle d'Aosta la rivalorizzazione di dimensioni che non siano quelle nazionali.
E' in questa richiesta di avere le possibilità di essere responsabili e di partecipare quindi, per la nostra quota di responsabilità, al disegno più grande di risanamento dell'economia e non solo dell'economia dello sviluppo del Paese, che vogliamo collocare la richiesta di certezza dell'autonomia della nostra Regione.
Abbiamo voluto essere molto concreti e molto realisti. Cosa vuol dire questo? Abbiamo voluto tenere conto delle obiettive condizioni della nostra Regione. Sarebbe stato anche possibile fare un discorso sul piano teorico, apparente, di livello superiore, però ci siamo anche assunti la responsabilità di presentare e di dare delle indicazioni credibili e raggiungibili, tenuto conto delle nostre condizioni, delle nostre capacità, delle risorse che abbiamo nella nostra Regione. Prospettare quadri eccessivamente slegati da ciò che possiamo fare (quando dico "da ciò che possiamo fare" non mi riferisco alle capacità del Consiglio, mi riferisco alle capacità complessive della Regione) e quando presentiamo progetti o obiettivi che sappiamo a priori essere incompatibili con le attuali nostre possibilità e capacità, significa creare obiettivamente delle condizioni di frustrazione per l'intera nostra Regione.
Certo, se politica dei piccoli passi significa consentire un graduale sviluppo, non solo delle nostre condizioni economiche, ma anche delle nostre capacità umane di gestire lo sviluppo, allora la politica dei piccoli passi non è, secondo noi, un'accusa, è tenere conto delle reali condizioni nelle quali ci dobbiamo muovere.
Il discorso della responsabilità, quindi, è un discorso che va generalizzato e che dovrebbe anche essere il dato di fondo di una riqualificazione della vita politica regionale. L'Amministrazione regionale deve definire il suo ruolo, ha detto qualcuno: ebbene, abbiamo indicato il suo modo di essere superando (questo è il vecchio) la visione di una Amministrazione che si organizzi per essere il tutto in Valle d'Aosta. L'invito, che va rivolto anche alle forze dell'opposizione, è allora quello di evitare la netta contraddizione: da una parte di richiedere partecipazione di una comunità più aperta, una comunità più creativa con anche maggiore fantasia, dall'altra parte richiedere che-ogni e qualsiasi problema sia risolto dall'Amministrazione regionale nel senso dell'aumento della sua burocratizzazione, dell'aumento del suo intervento in ogni settore della vita della nostra comunità.
Sono due tendenze contraddittorie tra cui bisogna scegliere. Il documento presenta un modo di essere dell'Amministrazione regionale, un momento centrale, importante, ma non il solo momento importante della vita politica regionale.
L'Amministrazione guarda a comunità in modo positivo, ritiene che vi siano energie, momenti organizzativi, anche capacità imprenditoriali che contribuiscono alla crescita complessiva della Regione, che queste energie vadano aiutate nel loro sviluppo e nella loro crescita e rispetto alle quali la Regione non si può porre in termini alternativi, cioè di essere un organismo più grande tendente al soffocamento di questo insieme di energie che, nel complesso, invece, vanno sostenute.
Territorio, energie umane, sviluppo economico, formazione professionale sono i punti di riferimento del programma che la maggioranza ha presentato.
Territorio: la difesa del territorio, o meglio, a considerazione del territorio. Il problema del territorio diventa, ed è stato sottolineato nel documento, non solo un fatto secondario, ma una scelta primaria perchè l'uso corretto del territorio è anche la condizione per garantire lo sviluppo della nostra Regione.
Va da sè che la considerazione sulla grande industria, su cui poi vorrei soffermarmi, va misurata non solo con la compatibilità, con le energie umane che abbiamo a disposizione, ma anche con i vincoli che il territorio stesso ci pone.
Sarebbe oggi non solo contraddittorio, ma superato, pensare che inserimenti di grandi dimensioni industriali siano possibili nella nostra Regione. Oggi il problema della grande industria si pone come momento di sostegno ad attività presenti al cui centro dirigente chiediamo di assumersi, loro, la responsabilità. La linea dello sviluppo attuale e non solo nel nostro Paese, porta ad un ridimensionamento e ha un diverso ruolo della grande industria. Questo è un dato assodato, è un problema di cui dobbiamo tenere conto, un problema che non possiamo superare con delle liturgie superate, è un problema soprattutto che non possiamo pensare di superare illudendo i lavoratori. Il problema è occupazione, il problema è di trovare posti di lavoro validi, misurati sulle nuove capacità umane che abbiamo nella nostra Regione, il problema è di consentire una occupazione economicamente sana e valida a tutti: non è quindi cercare a tutti i costi di difendere posizioni che ci troveranno perdenti. Là si deve esplicare la nostra fantasia: nella ricerca di nuovi posti e più qualificati posti di lavoro. In questo modo rispondiamo ai problemi e alle esigenze della nuova generazione. Nel fare battaglie o nell'illudere rieditando vecchie forme di lotta, in momenti di sviluppo profondamente diversi dagli attuali, si corre il rischio di creare delle enormi illusioni, delle difficili condizioni sociali che non questa maggioranza pagherà, ma pagherà l'istituzione stessa regionale, in termini di credibilità. Che cosa vuol dire questo? Non vuol dire certamente, abbandonare la Cogne e l'Ilssa Viola. Come nel passato, la volontà politica dell'Amministrazione regionale sarà fermamente solidale con il mondo del lavoro, procederà ed esplicherà ogni sforzo per la difesa di queste aziende che devono essere ristrutturate, riqualificate, ma non essere serbatoi o aree su cui un potere politico lontano può giocare in modo ricattatorio nei confronti del potere regionale. Faremo ogni sforzo, e questo è contenuto nel programma; anche se non si sono scritte troppe parole, le indicazioni contenute in esso sono talmente ferme e precise da non consentire nessuna forma di speculazione e faremo di tutto, anche se questo non dipende solo da noi, ma da poteri esterni che hanno agito in assoluto distacco con il potere regionale. C'è stata, in questi oltre 30 anni di vita autonomistica, dopo la 2° guerra mondiale, una costante richiesta da parte della Regione ovvero quella di venire a conoscenza delle intenzioni, delle volontà politiche dei programmi delle grandi aziende operanti nella nostra Regione. Ne abbiamo viste combinare di tutte: non è la Regione latitante su questo argomento, ma sono certi poteri che hanno perversamente utilizzato, queste aziende.
In questo momento la Regione ha dichiarato la sua disponibilità a continuare ogni sforzo e a sperimentare tutte le strade che possano garantire non una sopravvivenza, ma una esistenza valida di queste aziende della nostra Regione. Come però ho detto, il problema della grande industria si iscrive nel problema più generale dell'occupazione e il programma contiene linee e indicazioni per un assetto anche occupazionale della nostra Regione. L'indicazione di fornire servizi alla piccola e media azienda va in questo senso e la piccola industria, le forme artigianali rispondono alle capacità imprenditoriali della nostra Regione.
In questo momento, questa grande dimensione, anche se spezzettata, anche se diffusa, ha problemi di rafforzamento che ogni singola azienda, essendo piccola, non può avere. La preoccupazione della Regione sarà quella di individuare strumenti in grado di rendere più consistente questa grossa dimensione occupazionale, non solo ma di prospettare degli sviluppi nei futuro.
Per sottolineare ancora di più questo argomento e per allontanare ogni sospetto che l'Amministrazione regionale si porrà in termini di indifferenza rispetto alla esigenze non solo della nostra economia, ma in modo particolare dell'industria, voglio dire che la Regione si fa carico di una scelta (e mi spiace sia stato poco sottolineato dalle forze di opposizione) che è quella della formazione professionale.
Apparentemente un dato a latere o lontano dal problema economico, a qualificazione del personale è un problema fondamentale da risolvere senza il quale ogni progetto di riconversione o di miglioramento all'interno del settore economico, risulta un discorso veramente teorico. Il programma segnala con grande importanza il problema della formazione professionale. Su questo aspetto, credo che il documento affronti l'argomento in maniera sufficientemente chiara e fornisca anche delle indicazioni che meritano una qualche considerazione.
Il problema della formazione professionale è visto non come dato aggiuntivo, ma è visto come condizione concreta, reale senza a quale non possiamo pensare ad un miglioramento complessivo della nostra Regione. Miglioramento complessivo che vuol dire miglioramento della capacità di produzione della stessa Amministrazione regionale, miglioramento dell'insieme dell'economia della nostra Regione.
Discorso della programmazione: oggi anche questo tema, problema o considerazione che ho più volte fatto in questo Consiglio, si presenta in modo molto diverso di come era stato presentato ed elaborato anni fa. Occorre un ripensamento sul problema della programmazione, non per operare uno scarto, ma per approfondirlo e renderlo incisivo. Ricordo - è stata una mia lunga esperienza in questo campo e soprattutto alcuni anni dopo il varo della politica di centro-sinistra - il discorso della programmazione era un discorso fondamentalmente di razionalizzazione.
Il punto di riferimento era uno sviluppo che non conosceva fine; l'idea limitata era di un organismo di enti pubblici che, in qualche maniera avrebbero potuto e dovuto garantire e assorbire l'insieme delle capacità del Paese, indirizzarle in modo ordinato e continuo. Sono stati costruiti, in quell'epoca, i libri dei sogni. Tutti i problemi, tutte le difficoltà avrebbero dovuto trovare soluzione sotto la regia di un ente pubblico, capace di affrontare tutto, di sussidiare tutti, di surrogare ogni potere.
La verità storica ha poi dimostrato che il grande protagonista, il grande operatore, al termine di certe esperienze ha solo dilatato la sua dimensione burocratica, non è stata capace di incidere là dove doveva incidere, soprattutto non ha operato la prima riforma che doveva essere operata, cioè la riforma stessa dell'ente pubblico, dell'organizzazione pubblica. Si è maturato così un fortissimo distacco tra una vecchia organizzazione pubblica che pretendeva di essere moderna e non ne era capace. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Oggi che cosa vuol dire programmazione? In un momento di grande trasformazione? Oggi vuol dire l'individuazione di alcune linee generali di tendenza e su queste linee l'Amministrazione regionale deve ritagliare il suo spazio di responsabilità, il suo spazio di intervento, ma nella considerazione che questo organismo non deve supplire, non deve coprire l'insieme della comunità, in questo caso regionale o delle comunità nazionali. E' in questo senso che l'articolazione dello Stato italiano su base regionale è una richiesta che deve essere sostenuta e che prende maggiore validità.
Sul tema della programmazione quello che voglio sottolineare è quindi questo: la legge che stabiliva gli organi e le procedure della programmazione va adattata alla nuova situazione, ai nuovi compiti che ci aspettano. E' uno degli impegni che la Regione si assume. Per quanto riguarda la predisposizione dei piani triennali, si intende agire con i piani a scorrimento, cioè con previsioni triennali verificate di anno in anno e riattualizzate.
Su altre considerazioni invece l'opposizione è scesa in annotazioni più particolari, per quanto riguarda il discorso dell'edilizia, volevo ricordare al Consigliere Baldassarre che oggi vi è una scelta, sottolineata più volte in questo documento, sul problema dell'edilizia che interessa, sotto l'aspetto economico, per l'imprenditorialità e per le capacità costruttive che noi abbiamo nella nostra Regione. Mi pare che la linea scelta dal documento e che è coerente all'altra affermazione e cioè quella di arrestare lo sviluppo delle abitazioni secondarie, è nel recupero del vecchio patrimonio edilizio che costituisce una delle scelte prioritarie contenute in questo documento. C'è anche inserito tra quegli atti progettuali di interesse prioritario laddove si parla di patrimonio edilizio esistente. Che cosa vuol dire questo? La Regione intende valorizzare il recupero del patrimonio edilizio esistente per arrivare ad un risparmio di uso del territorio, cioè per evitare sprechi del territorio che consideriamo ricchezza fondamentale della nostra Regione e, nello stesso tempo, per evitare che vi sia un aumento di abitazioni di cui la popolazione residente non può beneficiare perchè abitati solo saltuariamente nel corso dell'anno. Il recupero quindi dell'edilizia esistente, la sua rivalorizzazione rappresenta una scelta fondamentale della proposta programmatica della maggioranza. Il discorso del commercio va inserito nel discorso complessivo di valorizzazione della piccola imprenditorialità locale, cioè quella piccola dimensione che costituisce il tessuto economico più vasto che abbiamo nella nostra Regione e rispetto al quale, l'Amministrazione regionale intende operare fornendo servizi che la irrobustiscano. Siamo convinti, e perfettamente coscienti, che questa piccola dimensione rappresenta il punto di riferimento più forte per garantire lo sviluppo futuro nella nostra Regione e non in termini esclusivi. L'altro dato di riferimento del programma è il discorso della compresenza dei settori economici, un equilibrio dove trova un suo logico inserimento la valorizzazione della piccola imprenditorialità locale e senza la quale lo sviluppo economico regionale avrebbe durissimi colpi.
Procedo in modo disordinato su alcuni altri argomenti.
Il Consigliere Aloisi ha sfoderato il problema del francese.
E' un problema solo apparentemente delicato: in verità è un argomento forte e possiamo tranquillamente considerarlo anche all'interno del discorso occupazionale. Non dobbiamo mai dimenticare, al di là degli aspetti culturali, al di là del punto di forza che la lingua francese rappresenta per la nostra Regione, come una delle giustificazioni stesse della nostra autonomia, che il francese è una grande difesa per l'occupazione locale. Non dobbiamo mai dimenticare ( e per chi vuol fare faccia pure qualche viaggio anche in altre Regioni) quali problemi si pongono oggi, in altre Regioni, per il loro equilibrio occupazionale, a fronte di forti fenomeni migratori all'interno del Paese. Il francese è un'arma, uno strumento difensivo dell'occupazione regionale e anche difensivo dei nostri giovani. Non dimentichiamolo mai. E' vero che dobbiamo procedere per la massima qualificazione, in termini di capacità professionale, dei nostri giovani. E' altrettanto vero però che dobbiamo creare delle condizioni di difesa e di valorizzazione di queste capacità affinchè possano crescere. Il francese ha una sua grande utilità in questo campo. Non dobbiamo presentarlo come arma discriminatoria, come pericolo incombente, dobbiamo presentarlo come ricchezza fondamentale anche dei problemi occupazionali e soprattutto dei nostri giovani.
Vorrei concludere riprendendo uno stimolo, molto interessante, che il Consigliere Riccarand ha fatto nel suo intervento iniziale. Mi pare che una delle considerazioni sia quella credo, se non altro, che vi sia stato un giudizio positivo sul fatto che la maggioranza ha espresso i suoi intendimenti. Su questo vorrei fare alcune considerazioni. Se vi è stato un passo avanti, questo è costituito dal fatto che è stata scritta una volontà (non con ciò che le Giunte, in passato, non abbiano avuto volontà, questo dobbiamo dirlo molto concretamente e molto obiettivamente) poiché è una caratteristica generale non solo delle forze politiche della Valle d'Aosta, ma del modo di esprimersi della Valle stessa: è più capace di operare che di parlare. In altre Regioni, anche poverette (dico poverette per le loro condizioni, non in termini dispregiativi) sono stati presentati da anni documenti e schemi di programmazione meravigliosi. Se poi si va in queste Regioni e si misura nella realtà che cosa è successo, cosa sta avvenendo, si scoprono delle situazioni terribili.
Non è quindi positivo il fatto che oggi si presenti un documento che dà delle indicazioni della volontà di azione dell'Amministrazione regionale non vuol dire che da oggi si segna una data particolare, una specie di prima e dopo Cristo, no. Se oggi può essere stato fatto un passo avanti, è semplicemente perchè sono state scritte in un certo modo e in un certo ordine delle cose che pure erano nelle intenzioni delle forze politiche, anche di quelle degli anni passati e non solo dell'ultimo quinquennio. Ho partecipato molte volte ai congressi a cui ha partecipato la Regione, come rappresentante di tutte le nostre forze politiche e ho visto che se c'era un difetto comune a tutti era quello di essere incapaci molte volte di parlare in modo fascinoso, suggestivo, ma di essere e di vedere su ogni affermazione il lato concreto, la possibilità operativa. Credo che questo sia, tra le altre cose, una delle caratteristiche, uno dei valori di cui non dobbiamo dimenticare la portata.
Riprendendo il discorso di prima, pareva, secondo l'appunto del Consigliere Riccarand, di non vedere forse il punto di riferimento preciso che ha il documento. Tutta a logica del documento si svolge attenta ai problemi della Regione e con l'obiettivo fondamentale di risolverli tenendo fortemente conto delle caratteristiche culturali, sociali ed economiche della nostra Regione.
L'ipotesi centrale è il cosiddetto "sviluppo autocentrato", che non vuol dire autarchia, ma vuol dire utilizzare al meglio le risorse naturali e umane che abbiamo a disposizione. Voglio allora dire al Consigliere Riccarand: questo modo di procedere è una forma obiettiva e concreta di solidarietà per il miglioramento complessivo, non solo del nostro paese, ma anche per evitare quei fenomeni di sfruttamento del Terzo Mondo.
Come possiamo evitare la tendenza che i Paesi più poveri siano sempre più sfruttati? La via di uscita è che i Paesi industriali occidentali usino in maniera più corretta le loro risorse, impieghino fino in fondo non solo le loro risorse naturali, ma le loro capacità umane senza pensare che il loro sviluppo debba essere sopportato dallo sfruttamento di altri. Tale discorso risponde a questa logica. Anche se non vi sono pagine teoriche per descrivere questa situazione, possiamo benissimo dire che lo sforzo che è all'interno di questo documento, che è quello di recuperare energie per utilizzare al meglio le capacità umane e le risorse naturali della nostra Regione, è anche una risposta molto più concreta di enunciazione di principio o di affermazioni che molte volte finiscono all'interno di questa aula.
L'atteggiamento dell'opposizione è, mi pare, una sorta di attesa, più che una critica serrata al documento. Credo che l'opposizione abbia detto sostanzialmente questo: il documento, pur non perfetto, contiene però degli spunti, degli stimoli attorno ai quali lavorare.
Mi sembra che l'atteggiamento dell'opposizione sia di sfida nei confronti della maggioranza e della Giunta e cioè: sarete capaci di fare ciò che avete scritto?
A questa domanda abbiamo però risposto, fin dalle prime pagine, che questo documento è una sfida, non è una posizione e la maggioranza non si pone in condizione di condanna assoluta dell'opposizione ma essa esprime, questa volta per iscritto, la sua volontà. In questo modo assume una sua responsabilità, misura anche le sue capacità rispetto a queste cose, fornisce all'opposizione degli strumenti per un confronto che ha già rivelato un suo dato positivo per un miglioramento qualitativo del nostro dibattito.
Alla base di questo documento c'è infatti la volontà di un rafforzamento dell'istituzione regionale, della Regione, perchè questo è un nostro compito e quindi questo documento, anche se non perfetto, - lo voglio sottolineare - ha al suo centro, questo obiettivo.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Beneforti, ne ha facoltà.
BENEFORTI - (D.C.): Da tempo si sentiva l'esigenza di un piano di sviluppo nella nostra Regione. Infatti anche il sottoscritto si è soffermato molto spesso nell'attività che svolgeva precedentemente a quella attuale.
Perciò, finalmente possiamo dire di essere giunti alla realizzazione di questo piano di sviluppo. La Democrazia Cristiana lo sosterrà fino in fondo, non tanto perchè contiene... INTERRUZIONE
Torrione, tu hai fatto 20 anni di vita amministrativa, io ho fatto il povero sindacalista, quindi non sono raffinato come te..... E' chiaro che il tuo intervento non mi ha affatto soddisfatto, perchè da un socialista mi aspettavo qualcosa di diverso.
Dicevo che la Democrazia Cristiana sosterrà queste linee di sviluppo del programma che la Giunta intende dare. Non solo perchè contiene le indicazioni (in parte, non dico totalmente) del proprio programma, ma perchè ritiene che solo con un piano programmatico si può prevedere un armonico sviluppo in tutti i settori dell'occupazione regionale nonchè dell'economia e si realizza un sicuro punto di riferimento per l'attività degli enti locali, delle forze sociali, con particolare riferimento alle organizzazioni sindacali, che sono le più interessate ai problemi occupazionali.
Tutto ciò permette di uscire dalla politica assistenziale del giorno per giorno, di elevare anche il livello del confronto politico (e quindi eliminare l'improvvisazione) di difendere e realizzare, nel concreto, l'autonomia della nostra Regione.
Tali linee, nella loro premessa, dopo avere richiamato il significato politico dell'accordo raggiunto fra le forze di maggioranza, affrontano il senso delle richieste che vengono rivolte al governo centrale e l'importanza che rivestono i presupposti etnici, linguistici e culturali della collettività valdostana.
In particolare, si rivendicano dal governo centrale tutte quelle competenze amministrative che sono previste dallo Statuto speciale della Valle d'Aosta e la modificazione della legge elettorale per le elezioni europee, per consentire anche alla Valle d'Aosta di essere rappresentata a tale livello; a estensione della potestà legislativa in materia di ordinamento comunale, di conoscerne l'entità della presenza del capitale pubblico in Valle d'Aosta, perchè ogni nostra linea di sviluppo, ogni piano che potremmo studiare non può prescindere dal conoscere quale è il peso del capitale pubblico, quindi delle aziende di Stato in Valle d'Aosta.
Ci deve essere un discorso chiaro, su questo aspetto, con il governo centrale: perchè non possiamo certamente pensare di essere in condizioni, oggi, di sostituire tutti i posti di lavoro che venissero a mancare per disinteresse da parte del governo stesso, un ruolo della Regione che le permetta di assumersi le responsabilità, di gestire il proprio avvenire e di impedire soprattutto che le decisioni vengano prese dal centro sulla testa della collettività valdostana. Questo per esempio è successo sul riparto fiscale di cui abbiamo discusso ieri mattina: ovvero la decisione presa, ad un determinato livello, senza nemmeno permettere alla Regione valdostana di confrontarsi su un argomento sul quale era stato raggiunto un accordo fra le parti e che notoriamente andava a ledere anche l'economia della nostra Regione.
In merito alla riorganizzazione dell'Amministrazione regionale e alla valorizzazione e responsabilizzazione degli enti locali, si prevede la realizzazione dell'autonomia finanziaria da parte dei Comuni ed il potenziamento dei servizi urbanistici e legali a favore degli stessi, nonchè la revisione della legge relativa alle Comunità Montane.
Tutti abbiamo sempre parlato di decentramento e dobbiamo cercare di realizzarlo, ma dobbiamo mettere certamente i Comuni e le Comunità Montane nelle condizioni di potersi gestire.
Inoltre, per quanto riguarda i metodi di lavoro dell'Amministrazione regionale (cui anche Mafrica si riferiva) si intende adottare a programmazione come metodo di governo: ciò comporta la realizzazione, come spiegava anche Lanivi, di un piano triennale di previsione degli interventi e dei relativi impegni finanziari. Un lavoro collegiale da farsi certamente da parte della Giunta che oggi, forse, non lo fa, ma che deve avvenire se vogliamo realizzare alcune linee di sviluppo, come è necessaria e si prevede la valorizzazione dei quadri regionali intermedi e dei dirigenti responsabilizzandoli anche nelle loro scelte. La dirigenza che abbiamo deve essere di qualità, ma deve essere anche valorizzata.
Si deve provvedere alla creazione di un ufficio legislativo qualificato, alla qualificazione del personale e ad una maggiore razionalizzazione dello stesso.
Naturalmente, al piano di sviluppo non può non essere collegata anche la formazione professionale: questo non solo per fare fronte alla crisi che oggi attraversiamo, ma anche per un discorso sul tipo di occupazione che intendiamo dare nel settore industria, che vogliamo dare nel settore dell'agricoltura, che vogliamo dare nel settore del turismo o nel settore dei servizi. E' chiaro che dobbiamo preparare i nostri giovani a potere acquisire determinati posti di lavoro.
La formazione professionale non ha senso se non è collegata a delle linee precise di sviluppo: se non stabiliamo che cosa vogliamo fare nel settore dell'industria, dell'artigianato, del turismo o dell'agricoltura non possiamo portare avanti un discorso di formazione professionale, perchè andremmo a creare nuove specializzazioni, magari altrettanti disoccupati, che resteranno disoccupati come avviene oggi per tanti ragionieri o geometri che abbiamo sulla piazza. E' chiaro che anche questo è necessario organizzarlo mediante un Centro di orientamento professionale, e nello stesso tempo, con la sua creazione è necessario coinvolgere le categorie che sono interessate a questa formazione professionale.
Naturalmente si intendono prendere certe iniziative di sviluppo anche nell'agricoltura. Pur con la crisi che sta attraversando la nostra agricoltura, è chiaro che rimane sempre un settore che può partecipare all'economia valdostana e al reddito dei valdostani. Non possiamo fare a meno della nostra agricoltura, ma dobbiamo cercare di potenziarla così come si dice nelle indicazioni previste dal piano, ma soprattutto ritengo, tramite la revisione delle leggi che oggi assistono l'agricoltura e, in modo particolare, una verifica che le leggi siano applicate con lo spirito con cui vengono fatte.
Nel settore dell'industria e dell'artigianato, che rimane uno dei cardini principali dell'occupazione e dell'economia regionale, si chiede di conoscere, come ho detto in precedenza, quale è la presenza del capitale pubblico in Valle d'Aosta, di sapere che cosa si intende fare ala Cogne, alla Sadea, all'Enel, alla Sip, ecc., in tutti i settori dove il capitale pubblico è impegnato. Anche per questi settori, nelle linee di sviluppo che abbiamo proposto, sono previsti interventi che ci possono portare al superamento della crisi attuale e a garantire determinati posti di lavoro ai giovani e alle donne in modo particolare. Io ritengo che notevole importanza rivesta anche la Commissione che è prevista e della quale devono fare parte tutte le forze sociali interessate; questo però non deve essere il momento per soprassedere, dicendo che, visto che c'è tanta difficoltà in giro ad affrontare problemi dell'industria o dell'artigianato, si fa questa Commissione in quanto le Commissioni affossano tutti i problemi.
Se vogliamo uscire dalla crisi, ci deve essere l'apporto di tutti e dobbiamo trovare i modi e gli strumenti affinchè tutti possano portare il loro contributo per affrontare in una certa maniera i problemi che oggi ci stanno di fronte.
In modo particolare per il settore industria è necessario esaminare il discorso di un Centro che dovrebbe avere anche compiti di osservatorio sulla situazione generale.
Questo Centro dovrebbe seguire la situazione che abbiamo attualmente e le possibilità di occupazione che esistono nelle attuali aziende private; elaborare piani, ricerche e programmi sull'attività produttiva che potrebbe essere insediata nella Regione: indicare e incentivare quelle attività produttive i cui prodotti trovano collocazione sul mercato e che garantiscono i livelli occupazionali, prevedere determinati interventi sostitutivi in caso di crisi delle aziende, stimolare soprattutto l'imprenditorialità, a cooperazione, l'autogestione, le attività collaterali alle produzioni esistenti.
Non basta dire: "costituiamo il Centro", ma dobbiamo dare contenuti a questo Centro. Questi possono essere alcuni ma ce ne sono altri che dobbiamo vedere, discutere. Bisogna confrontarsi: che le organizzazioni sindacali propongano il loro documento. Credo infatti che le indicazioni date su questi argomenti debbano essere valutate, valorizzate e tenute nella massima considerazione perchè sono di una certa rilevanza.
Oltre agli interventi del settore industria, dell'artigianato, dell'agricoltura, si prevede anche un discorso nuovo nel settore terziario e in modo particolare nel settore del turismo, il quale riveste per noi una particolare importanza agli effetti dell'occupazione e dell'economia regionale.
Per quanto riguarda questo settore, come si dice anche nel documento, si tratta di andare a potenziare i punti turistici già esistenti e cercare di valorizzare le zone che non hanno ancora raggiunto un certo sviluppo turistico e che possono essere sviluppate. In sostanza, si deve organizzare nel turismo uno sviluppo più armonico di quello che c'è stato fino ad oggi e cercare di portare investimenti nel settore turismo in modo tale da dare uno sviluppo alle comunità e, allo stesso tempo, anche all'occupazione nelle varie zone.
Soprattutto, l'ho sempre detto e lo ripeto, si tratta di usufruire dei capitali esterni nella misura in cui la Valle d'Aosta ne ha bisogno, e non nella misura in cui altri lo decidono per noi (come è successo per molte località turistiche della nostra Regione). Dobbiamo fare in modo di utilizzare i capitali esterni, che talvolta si rendono necessari, con un controllo della Regione affinchè non avvenga quello che, in molte occasioni è avvenuto fino ad oggi!
Allo sviluppo che devono avere i maggiori settori che compongono l'economia regionale, si unisce e si deve unire una politica della casa tramite la ristrutturazione del quartiere Cogne, il recupero del centro storico nel capoluogo o negli altri centri più significativi della Valle d'Aosta. Oggi quello della casa è un problema serio a causa degli sfratti, a causa delle persone che cercano abitazioni e che non trovano, a causa dei costi degli affitti che hanno raggiunto dei livelli non indifferenti nella nostra Regione. Per tutti questi motivi dobbiamo affrontare questo problema, come dobbiamo affrontare quello dell'edilizia in genere. Con la ristrutturazione dei centri storici e il varo di una politica abitativa, si ridà vigore anche all'industria edilizia e all'occupazione nel settore.
Questo discorso deve essere accompagnato anche da una politica energetica, certamente diversa da quella che è stata condotta finora nella nostra Regione. Soprattutto deve essere studiata una politica del credito, che sia selettiva e finalizzata per evitare situazioni cui siamo andati incontro fino ad oggi.
E' vero, e qualcuno lo ha detto, che il piano, o queste linee di sviluppo, sono ampi, investono quasi tutti i settori, ma dobbiamo riconoscere che i problemi riportati in queste linee sono i problemi che tutti hanno discusso e che abbiamo letto in molti programmi presentati in occasione delle ultime elezioni regionali.
Quindi, questo piano può apparire il libro dei sogni; ma certamente vi sono problemi che devono essere affrontati e io ritengo che solo affrontandoli possiamo dare alla Valle d'Aosta uno sviluppo diverso. Come Democrazia Cristiana non siamo (almeno in Valle d'Aosta) un partito della mediazione, siamo un partito che vuole affrontare e risolvere i problemi e su queste linee porteremo avanti la battaglia che riterremo necessaria.
Si dà atto che alle ore 11.43 assume la Presidenza il Vice Presidente De Grandis e alle ore 11.53 nuovamente il Presidente Bondaz.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): Chiedo scusa al Presidente del Consiglio e ai Consiglieri perchè nel mio breve intervento mi sono dimenticato, forse nella fretta di sedermi, di presentare un ordine del giorno che leggo ora.
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
ESAMINATO il programma del Governo regionale per il quinquennio 1983/1988;
RILEVAT0 che il documento non elenca alcuna proposta nel settore del commercio che in Valle d'Aosta occupa circa dieci mila addetti;
IMPEGNA
la Giunta regionale a presentare al Consiglio una proposta per la ricostituzione della Camera di Commercio o in subordine la costituzione nell'ambito dell'Assessorato di un Comitato tecnico che segua i problema della categoria.
PRESIDENTE: Voglio informare il Consiglio che, da prese di contatto con la società Ilssa Viola per l'incontro che era stato stabilito con il Consiglio di fabbrica, questa non ha dato a sua disponibilità per l'accesso ai locali dell'azienda.
La Presidenza del Consiglio prenderà contatto con il Consiglio di fabbrica per trovare una soluzione alternativa, in modo da arrivare ad un incontro così come era stato concordato.
La parola al Consigliere Millet, ne ha facoltà.
MILLET - (P.C.I.): Vorrei illustrare un ordine del giorno che è legato ad uno dei punti del programma e alla situazione attuale della Cogne. Ne do lettura.
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA
PREOCCUPATO per le reiterate e confuse notizie finora avute in merito al futuro dello stabilimento industriale Nuova Sias di Aosta (le proposte di Romano Prodi, Presidente dell'IRI, annunciano un taglio di 25.000 posti di lavoro nell'industria siderurgica pubblica, di cui 4.500 per l'intera Nuova Sias);
NEL SOTTOLINEARE l'estrema gravità degli orientamenti relativi allo stabilimento di Aosta (in cui sarebbero cancellati 1.248 posti di lavoro sui 3.850 attualmente restanti dopo la continua emorragia dovuta alla mancata sostituzione dei pensionati e dimissionari);
CONSTATATO come i ritardi nei finanziamenti da parte dello Stato abbiano creato gravi difficoltà nel processo di rinnovamento tecnologico e pesanti oneri finanziari nel conto economico dell'azienda;
NEL SOTTOLINEARE il ruolo che lo stabilimento di Aosta ha avuto e può continuare ad occupare nel settore degli acciai speciali, a condizione che siano completati gli investimenti già avviati e che siano convenientemente definiti i settori di produzione delle diverse aziende siderurgiche italiane, le ristrutturazioni necessarie ed i conseguenti finanziamenti;
DISAPPROVA gli attuali orientamenti del gruppo dirigente dell'IRI, della Finsider e della Nuova Sias tendenti di fatto ad un grave ridimensionamento dello stabilimento di Aosta;
SOLLECITA i Parlamentari valdostani ad assumere nei confronti del Governo e del Parlamento tutte le iniziative necessarie per salvaguardare l'occupazione nel settore siderurgico valdostano;
INVITA
i Ministri delle Partecipazioni Statali e dell'Industria a presentare al più presto al dibattito con le Organizzazioni Sindacali e con gli Enti Locali interessati un piano complessivo di ristrutturazione e sviluppo della siderurgia pubblica e privata:
e la Giunta regionale:
1) ad esercitare compiti di collegamento e di stimolo verso il Governo (in stretto rapporto con il Consiglio regionale e con le Organizzazioni Sindacali regionali) al fine di difendere il ruolo produttivo e i livelli occupazionali presso la Nuova Sias di Aosta;
2) a predisporre idonee proposte nel campo del risparmio energetico che possano favorire il contenimento dei costi di produzione della principale industria valdostana.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Perrin, ne ha facoltà.
PERRIN - (U.V.): Très brièvement, parce que je n'ai aucune intention de refaire une analyse du document que chacun de nous connaît parfaitement, pour l'avoir entendu dans la dernière séance du Conseil et pour l'avoir longuement médité. Je voudrais simplement affirmer qu'avec toute probabilité les critiques au programme présenté par le gouvernement qui sont venues de l'opposition régional dérivent d'une difficulté d'interprétation de la clé de lecture de ce qui a été à la base de la rédaction de ce document. Clé de lecture, qui, je crois, peut se diviser en trois points: d'un côté, la volonté et la capacité autogestionnaire de la Vallée d'Aoste, d'un autre côté, la prise de conscience des responsabilités de chaque collectivité et enfin une équation culture/économie.
Nous vivons en effet, en ce moment, une époque où chaque collectivité essaie de prendre en charge de plus sa capacité d'agir, essaie de s'autogérer au mieux. C'est ce que la Vallée d'Aoste veut et peut faire. Voilà pourquoi, dans-ce programme il y a des indications, minimales certes, qui concernent les possibilités d'autogestion de notre Région à travers les requêtes avancées au gouvernement italien. Il y a d'ailleurs la volonté, exprimée dans le document, de responsabiliser les différents organes de mouvement à travers une restructuration, si nous voulons, de l'administration régionale, à travers la possibilité donnée aux collectivités locales (communes, associations différentes) d'assumer leurs responsabilités, tout en leur donnant aussi la possibilité d'agir.
Il y a ensuite tout le problème du développement économique de notre Région. La clé de lecture du document ne peut être que la culture valdôtaine, la civilisation valdôtaine. En effet, très souvent les désastres, qui ont été commis avant 1945 et en ces années de soi-disant parfois, autonomie de la Vallée d'Aoste, ont été dus à un manque de liaison entre la culture valdôtaine et ce qu'on voulait réaliser.
Dans le document, il y a une étude des réfences qui constituent le particulier de notre peuple et c'est de ces références qu'évidemment toute action doit être faite: en politique culturelle, dans la défense du territoire, dans la prise de conscience du fait d'être quelque chose de différent (je ne dis pas de mieux, mais de différent), à travers l'école, par exemple, et le développement de l'économie valdôtaine.
Cette politique culturelle doit être poussée afin qu'on puisse éliminer les aspects négatifs qui se sont produits dans le passé, aspects négatifs dus, en grande partie, à des facteurs extérieurs (une forte immigration, le non pouvoir d'agir dans certains secteurs), à une imitation ou parfois une imposition de modèles qui venaient de l'extérieur, qui ne tenaient pas compte de la réalité valdôtaine; ce qui a porté à un affaiblissement de notre identité ethnique et culturelle.
Et donc cette politique doit maintenant essayer de renverser la situation en renforçant notre identité, en faisant reprendre conscience de notre particularisme.
Ceci se fera surtout à travers l'école. Quelqu'un a reproché qu'il manquait dans ce document quelque chose à l'égard de l'école. Je ne crois pas qu'on puisse affirmer cela. Il y a, avant la volonté de continuer l'action qui a été faite jusqu'à maintenant pour l'application du Statut, l_______________________________________________________________________________________________________________________________a volonté d'arriver à une "valdôtainisation" de l'école et à faire de façon que l'école puisse reformer des Valdôtains. Le fait de demander, par exemple, de préconiser qu'il y ait la possibilité d'ouvrir des chaires de civilisation valdôtaine va justement dans ce sens.
Ce qui a manqué, malheureusement, trop souvent dans l'école c'est une liaison, dans le programme, avec la réalité valdôtaine, de façon que les jeunes formés ou déformés par l'école ne connaissent même pas leur réalité. Et donc la volonté d'arriver à ceci est extrêmement louable.
Pour ce qui concerne l'économie, soit en agriculture, à travers l'introduction de nouvelles cultures, à travers une révision de la politique du passé, soit dans la valorisation de l'artisanat, soit dans une prise gestionnaire du tourisme, il y a eu cette volonté de lier développement économique avec la culture valdôtaine.
Je crois qu'en synthèse, ce que ce document a voulu faire, c'est de donner une réponse aux besoins des Valdôtains, aux besoins anciens et nouveaux des Valdôtains. Mais c'est une réponse qui ne vise pas à la qualité, mais à la quantité. Et je crois que c'est là l'essentiel du document: améliorer la qualité de la vie des Valdôtains. Si le gouvernement régional saura répondre à cette profonde exigence valdôtaine, et je dirais même universelle, je crois que le gouvernement régional aura fait la meilleure des politiques qu'on puisse faire de nos jours.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Berti, ne ha facoltà.
BERTI - (Art. e Comm. Vald.): Questa legislatura intende muoversi, contrariamente alla precedente, su un documento con delle linee programmatiche. Bisogna dare atto che è un documento che, sostanzialmente, raccoglie ed abbraccia tutte le varie branche produttive ed occupazionali della nostra Regione.
Ci sarebbero alcune contro deduzioni da proporre, però sappiamo che è una linea politica, programmatica che, via via, andrà più o meno sostenuta o corretta o modificata a seconda dell'andamento perchè, ovviamente, come ogni azienda, anche l'azienda Regione Valle d'Aosta, per potere spendere deve poter avere anche determinati introiti. Purtroppo in questi giorni abbiamo avuto già una prima parte di decurtazione e quindi non sappiamo ancora esattamente come, per l'immediato futuro, intenda muoversi con le disponibilità e le risorse finanziarie che giacciono nelle nostre casse.
Il problema più grave è quello occupazionale dell'industria siderurgica e la conseguente crisi che attanaglia la nostra Regione, colpendo soprattutto le famiglie dei lavoratori che si trovano con il posto di lavoro in pericolo. Dice bene il Presidente della Giunta nella presentazione di questo documento, che non intende più incentivare questo tipo di industria (se ricordo bene ha detto "morte a quella industria assistenziale" anche io sono di questo parere) che viene nella nostra Regione, soltanto per pochi mesi, nemmeno per pochi anni, per prendere, con pretesti più o meno fortuiti, dei soldi, garantendo e poi non mantenendo posti occupazionali.
Noi dobbiamo cercare un'alternativa a queste industrie e mi fa piacere che in questo documento ci siano più volte dei riferimenti alla piccola e media industria, all'artigianato, al commercio ed al settore terziario. Questo non può che soddisfare le esigenze di quelle piccole imprese che, come sappiamo, gravitano attorno alla grossa industria e fanno da supporto. Anche loro, in questo momento, risentono di questa recessione, di questa disfunzione occupazionale riguardante soprattutto il settore siderurgico, che abbiamo nella nostra Regione.
Il neo Assessore, instauratosi nell'Assessorato Industria, Commercio e Artigianato da poco tempo, non ha forse ancora potuto muoversi, ma mi pare che in due mesi non abbia preso quelle iniziative atte ed idonee e che, in riferimento a questo programma, erano già state contenute e quindi erano già state concordate.
Mi riferisco soprattutto al settore artigianato, che è il supporto ed è l'alternativa per il nostro futuro e quindi se noi vogliamo attenuare quella disoccupazione che si verificherà sia per quest'anno che per il prossimo, dobbiamo incentivare il settore della piccola e media impresa e quindi il settore artigianale. Incentivarlo in che maniera? Non certo nella maniera in cui ha risposto poco tempo fa l'Assessore all'Industria, dicendo "le ditte artigiane si rivolgano alla banca"..... Questa è una contrapposizione, un controsenso che non rispecchia per niente le linee programmatiche di questo documento. Io mi auguro che si trovi un accordo e la mia posizione in questo Consiglio sarà critica e anche costruttiva nel dare questo indirizzo per l'incentivazione delle piccole imprese. La piccola impresa ha bisogno di sostegno, non di assistenza, perchè deve avere delle finalità, sia occupazionali che produttive; quindi come dice anche il documento, necessita delle risorse sia umane che territoriali della nostra Regione. Bisogna perciò cercare di raggruppare e di coordinare, attraverso vari uffici e attraverso le formazioni professionali e qualificazioni professionali, non soltanto l'attività del piccolo imprenditore, ma la formazione dei giovani per introdurli in quei determinati settori del mondo del lavoro. I quadri dirigenziali, i quadri del pubblico impiego e quelli della pubblica amministrazione devono essere soprattutto messi in una condizione tale da potere programmare, dirigere e fare delle previsioni e indirizzarsi con tali obiettivi e con tali finalità.
Mi pare che sia giunto anche il momento di staccarsi da quello che era stato il passato (soprattutto nella passata legislatura) bisogna indirizzare i giovani nel campo del lavoro perché ormai fare dei corsi professionali e di qualificazione per ragionieri, geometri e quei vari settori dei cosiddetti "colletti bianchi" è inutile, il collocamento è già zeppo e i ragazzi sono tutti alla ricerca di posti di lavoro nella pubblica amministrazione perché evidentemente fanno poco e niente e questo crea più disfunzione che funzionalità.
L'alternativa è quella di coordinare dei corsi di qualificazione per i giovani e per i meno giovani, per portarli nel mondo della qualificazione e per dare loro un mestiere. Ne avevamo parlato un anno fa attraverso i fondi che venivano assegnati dalla CEE e dopo un anno sono già soddisfatto che se ne parli in questo documento programmatico.
Però bisogna dare attuazione alle cose più urgenti e impellenti che, secondo me, sono queste. Questo perchè, sfruttando tali risorse finanziarie - non solo della nostra Regione e dello Stato, andiamo ad attingere anche a fondi CEE - abbiamo più disponibilità economica per potere operare in quella direzione.
Bisogna individuare i settori all'avanguardia per il futuro ed avere quindi della gente preparata a fare un determinato lavoro, anzichè dare qualifiche per un lavoro che non possa essere assorbito dal mercato o che non abbia un futuro.
Nell'alternativa all'industria in crisi, non dobbiamo sottovalutare il settore edilizio che, a mio avviso, è il settore portante della piccola economia della nostra Regione.
Qui bisogna fare un piccolo appunto alla Giunta: per mancanza di personale negli uffici urbanistici, per l'eccessiva burocratizzazione che appesantisce gli strumenti urbanistici dei Comuni e, soprattutto nel Comune di Aosta, a causa del ritardo nell'approvazione della "variante 10" al Piano Regolatore, l'edilizia, dove si potrebbe ricavare delle forti unità produttive di lavoro, è ferma e quindi bisognerà snellire il tutto. Attorno al settore edilizio gravita il 70-80% del personale delle ditte artigiane, e noi ci dimentichiamo sempre della piccola azienda. In Valle d'Aosta operano 3500 aziendine con una media di 5-6 addetti, per cui abbiamo un totale di 8000-10000 unità produttive. Il settore siderurgico, dove ci sono 5000-6000 unità impiegate ci sta creando grossi problemi, però non dimentichiamo che altre unità produttive, con un numero più elevato di addetti, non hanno dato finora alla Regione alcun contraccolpo finanziario paragonabile a quello dell'industria, la quale ci decurta parte dei fondi del bilancio. E' su questi presupposti che io insisto e sui quali continuerò a battermi per creare l'alternativa di incentivare i settori artigianali e della piccola e media industria, quei settori verso i quali, pare, per bocca dell'Assessore, egli non sia molto orientato.
Io mi auguro che su questo programma si possa continuare. Certamente è un programma di non facile attuazione: io abbraccerei subito un programma quinquennale di questa forza, però ho dei dubbi che si possa realizzare. Come diceva Lanivi, sarà più che altro una sfida, ma la sfida credo sia già perdente in partenza perchè non credo che esistano le possibilità economiche e la volontà di poterla attuare, così come è stata programmata. Io mi auguro di sbagliare.
La mia sarà una posizione costruttiva, volta all'impegno su queste linee che ritengo le più idonee per la promozione e l'incentivazione dei settori che potranno assorbire quella parte di occupazione che adesso sembra essere traballante.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Voyat, ne ha facoltà.
VOYAT - (U.V.): J'interviens pour la déclaration de vote de la part de forces de la majorité sur les ordres du jour qui nous ont été présentés ce matin par toutes les forces de l'opposition.
Je commencerai par l'ordre du jour qui nous a été présenté par M. Riccarand en lui disant que sur le programme, à la dernière page, la majorité a déjà prévu certains points de priorité. Alors c'est sur ces points que la majorité va s'engager le plus tôt possible à présenter des plans.
Deuxièmement, sur l'ordre du jour qui a été présenté par le social-démocrate Baldassarre, nous disons que les compétences qui ailleurs sont, disons, des Chambres de Commerce, ici en Vallée d'Aoste sont du ressort de l'Assessorat Industrie et Commerce. Il est dans l'intention évidemment de la majorité de renforcer cet Assessorat pour qu'il puisse mieux faire en tout cas ses travaux; mais pas encore, pour le moment, de constituer une Chambre de Commerce.
Sur l'ordre du jour présenté par le Parti Communiste, j'avais déjà déclaré hier que la majorité n'acceptait pas de discuter cet ordre du jour avant la discussion de la motion que le Parti Communiste a présentée sur la "Nuova Sias" et qui est inscrite au point 46 de l'ordre du jour. Alors, nous demandons au Parti Communiste de retirer, pour le moment, l'ordre du jour qu'il a présenté car, sans doute, nous sommes disponibles à le discuter avant la fin du Conseil, avec la motion qui a été présentée et, comme je disais, inscrite au n° 46 de l'ordre du jour.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Abbiamo presentato l'ordine del giorno perchè riteniamo che la mozione, trovandosi in coda all'ordine del giorno, probabilmente non verrà discussa, in quanto nel pomeriggio ci sono ancora argomenti di un certo rilievo. Noi riteniamo che si debba votare l'ordine del giorno e ci impegnamo a ritirare, in questo caso, a mozione. L'ordine del giorno approvato dal Consiglio può dare una risposta ad una situazione drammatica presente in questi giorni presso la Nuova Sias, senza esaurire il dibattito, che riprenderemo all'interno dell'azienda il 17 di questo mese.
L'ordine del giorno, secondo noi, dovrebbe manifestare la volontà politica del Consiglio e se le forze politiche presenti sono disposte ad approvare l'ordine del giorno, ritireremo la mozione.
Noi chiediamo comunque che sia messo in votazione.
PRESIDENTE: La parola al Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE - (U.V.): Di due cose una: o noi votiamo contro oppure alle 15.30 si riuniscono i Capigruppo e concordano un ordine del giorno. Dopodichè, alle ore 16.00, se si raggiunge un accordo, possiamo votare l'ordine del giorno. Non si presenta un ordine del giorno di questo genere quando c'è già una mozione sull'argomento, perchè allora, per motivi procedurali, votiamo contro, senza entrare nel merito e senza prendere a parola sull'ordine del giorno.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Noi non siamo abituati a votare niente a scatola chiusa e quindi non pretendiamo che gli altri votino senza avere la possibilità di confrontarsi. Siamo quindi disponibili ad incontrarci alle ore 15.30 con i Capigruppo per vedere se sia possibile arrivare ad un ordine del giorno unitario.
PRESIDENTE: La parola al Presidente della Giunta, ne ha facoltà.
ANDRIONE - (U.V.): Due brevissime considerazioni a conclusione del dibattito.
E' stato troppo rimproverato a queste linee programmatiche di essere, al tempo stesso, generiche, lacunose e utopistiche. Noi riteniamo che una parte di queste critiche siano giuste e che possono essere fatte a qualsiasi tipo di documento programmatico perchè, evidentemente; è impossibile non elencare una serie di problemi, ed è stata giusta l'allusione fatta ai ponderosi volumi di diverse programmazioni, perchè è anche difficile inventare qualche cosa di assolutamente nuovo rispetto a quelli che sono i problemi della Valle d'Aosta.
A noi è sembrato importante pubblicare un documento di questo genere perchè almeno due fattori fondamentali, sono cambiati. Uno è stato spiegato molto bene da Lanivi. La programmazione ritorna ad essere a quello che era il suo significato originario e che, detto in breve, vuol dire utilizzare al meglio le risorse esistenti. Utilizzarle, tenendo conto di quelle che sono le capacità della Regione. Il secondo punto fondamentale è che è mutato il ruolo della Regione rispetto ai primi tentativi di programmazione fatti dalla. SORIS e cioè che, mentre allora, la Regione era uno degli enti e forse non il più importante, con gli anni è venuta ad assumere una posizione di centralità tale per cui si vorrebbe fare carico alla Regione di tutto quanto avviene in Valle d'Aosta e si vorrebbe addossare al Consiglio regionale e all'esecutivo qualsiasi tipo di problema.
Nel documento che abbiamo presentato e che, evidentemente, è il frutto di un accordo fra le forze di maggioranza (e non un documento personale di uno o degli altri membri del Consiglio) abbiamo voluto indicare una serie di obiettivi che costituiscono altresì una serie di limiti: limiti di natura territoriale, gia largamente spiegati, limiti di popolazione, limiti di competenza legislativa.
Giustamente è stato notato che dobbiamo ancora ampliare questo programma inserendo altre possibilità della Regione (che esistono e che devono essere sottolineate) di essere più autonoma. Limiti, infine, legati al fatto che molte decisioni e alcune di straordinaria importanza, vengono prese completamente al di fuori della Valle d'Aosta.
Di conseguenza abbiamo voluto precisare che noi assumiamo le nostre responsabilità e su queste responsabilità (che sono state rese pubbliche e che possono essere conosciute da chiunque) ci impegnano, evidentemente tenendo presente che la realtà è quella che è.
Ripeto ancora una volta che i nostri programmi sono flessibili e cercheranno di aderire il più possibile a quella che è l'evoluzione della società nella quale viviamo, e di dare una risposta al presente.
Qualcuno ha ricordato che nell'ultima pagina del nostro programma, abbiamo dato delle priorità specifiche e che noi intendiamo impegnarci su queste. Intendiamo tornare in Consiglio da qui a poco, con dei piani specifici - non con dei piani che vogliano risolvere il problema, ma dei piani concreti. C'è un altro esempio di una ratifica di delibera di Giunta che poi discuteremo, evidentemente se questo progetto passa il fio, si farà un certo tipo di discorso, se non passa, la Regione dovrà finanziarselo in parte da sola e di conseguenza ci metterà molto più tempo per realizzare quello che dovrebbe essere realizzato in maniera differente. Questa è a nostra responsabilità, speriamo che il tipo di dibattito politico, il tipo di scontro che ci sarà in questo Consiglio sia per lo meno altrettanto responsabile.
PRESIDENTE: Se non ci sono ulteriori interventi, metto in votazione l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Riccarand e l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Baldassarre.
Votazione per l'ordine del giorno del Consigliere Riccarand.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 30
Votanti: 12
Astenuti: 18 (Andrione, Beneforti, Berti, Bondaz, Borbey, De Grandis, Faval, Lanièce, Lanivi, Martin, Maquignaz, Perrin, Pollicini, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin e Voyat)
Favorevoli: 12
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: Metto in votazione l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Baldassarre.
La parola al Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): L'ordine del giorno pone un problema effettivo.
Noi siamo convinti che la Regione, pur avendo giustamente dei poteri in materia di Camera di Commercio, non svolta fino in fondo i suoi compiti. Quindi questo problema esiste, crediamo che l'Assessorato o qualche altro strumento regionale dovrebbero affrontarlo.
Ci asteniamo però, sull'ordine del giorno perchè ci sembra troppo secca a proposta di tornare indietro senza avere le idee chiare, se tornare a ricostituire la Camera di Commercio senza prima avere tentato, almeno come Regione, di utilizzare i poteri che si hanno.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Baldassarre, ne ha facoltà.
BALDASSARRE - (P.S.D.I.): E' solo una semplice curiosità: vorrei sapere, personalmente, dall'Assessore competente il suo pensiero su questo problema della Camera di Commercio oppure del Comitato Tecnico. Vorrei che mi rispondesse brevemente.
PRESIDENTE: La parola al Consigliere Berti, ne ha facoltà.
BERTI - (Art. e Comm. vald.): Non è che la parola "Camera di Commercio" comporti una modifica sostanziale; più che altro può essere una modifica psicologica alla scritta; però quello che va potenziato è la funzione in sè che deve essere ristrutturata, modificata, messa in condizioni di servire agli utenti che poi ci sia la scritta "Camera di Commercio" o "Ufficio X" è la stessa cosa, però bisogna farlo. Nell'Assessorato all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti ci sono uffici di 12-13 metri quadrati con 3 impiegati (mi riferisco all'ufficio contributi delle piccole aziende): mi domando che tipo di lavoro possono svolgere 3 persone in 1213 metri quadrati! Non so che sacrifici e miracoli devono fare anche i dipendenti!
Quindi nell'ambito della ristrutturazione bisogna tenere presente tutte le competenze che confluiscono in questo Assessorato: se non si vuole fare una ristrutturazione globale, che ci sia almeno la possibilità di avere dei locali idonei alle mansioni attualmente svolte!
PRESIDENTE: La parola all'Assessore Pollicini, ne ha facoltà.
POLLICINI - (Féd. D.P.-U.V.P.): Per dire soltanto che il problema posto dal Consigliere Baldassarre è un falso problema: non è un problema di Camera di Commercio sì o Camera di Commercio no, è di esercitare le funzioni che, in questo caso, sono state assegnate alla Regione in maniera corretta. Questo è ciò che noi cercheremo di fare.
PRESIDENTE: Pongo in votazione l'ordine del giorno presentato dal Consigliere Baldassarre.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 31
Votanti: 5
Astenuti: 26 (Andrione, Bajocco, Beneforti, Berti, Bondaz, Borbey, Chabod, Cout, De Grandis, Dolchi, Faval, Lanièce, Lanivi, Mafrica, Maquignaz, Martin, Millet, Perrin, Pollicini, Riccarand, Ricco, Rolando, Rollandin, Stévenin, Tonino e Voyat)
Favorevoli: 5
Il Consiglio non approva
PRESIDENTE: In chiusura di riunione, in quanto intendo sospendere la seduta e riprendere alle ore 16.00 ricordo ai Capigruppo di incontrarsi alle ore 15.30 per concordare l'ordine del giorno sui problemi della siderurgia.
Il Consiglio è sospeso e riprenderà alle ore 16.00.
La seduta termina alle ore 12.34.
