Oggetto del Consiglio n. 424 del 22 marzo 1989 - Resoconto
OGGETTO N. 424/IX - IMPEGNO PER L'APERTURA IN VALLE D'AOSTA DI UN CENTRO DI CREAZIONE DI IMPRESA. (Reiezione di mozione).
PRESIDENTE:Do lettura del testo della mozione presentata dai Consiglieri Mafrica, Chenuil, Dolchi, Tonino e Bajocco:
MOZIONE
RILEVATO che in numerose regioni sono sorti centri di creazione di impresa, denominati B.I.C. (Business Innovation Center), riconosciuti e finanziati dalla CEE, finalizzati a garantire una ampia gamma di servizi ed a seguire la nascita e lo sviluppo di piccole e medie imprese, anche ad elevata tecnologia;
COSTATATO che tali strutture, promosse dalle regioni, coinvolgono associazioni industriali ed artigiane, banche, centrali cooperative, società di job creation pubbliche e private, tra le quali spicca per capacità di iniziativa la SPI, Finanziaria dell'IRI per la promozione e lo sviluppo di imprenditorialità;
RICORDATO che nel Protocollo d'Intesa siglato tra Regione ed IRI figura l'impegno comune a "contribuire alla creazione di nuove attività che, nella prospettiva della moderazione e della crescita corretta dell'economia valdostana, abbiano effetto attrattivo sugli operatori esterni alla regione ed effetto diffusivo all'interno dell'economia locale";
il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
IMPEGNA
la Giunta regionale a:
1) avviare gli opportuni contatti con le associazioni imprenditoriali locali e l'IRI per la creazione dell'area dell'ex-Ilssa Viola di Pont-Saint-Martin, di un Business Innovation Center;
2) riferire al Consiglio regionale entro tre mesi.
PRESIDENTE:Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):Questo argomento è all'ordine del giorno nella nostra Regione da un po' di tempo, non si è però giunti ancora ad una decisione; altrove invece delle iniziative sono già state prese e centri di creazione di imprese che, per imitazione degli analoghi centri inglesi vengono chiamati B.I.C. (Business Innovation Center), sono già sorti in Friuli-Venezia Giulia a Trieste, a Genova, a Napoli, a Pistoia, in Sardegna.
Questi centri ottengono finanziamenti da parte della CEE, che sono specifici e a cui noi rinunciamo fin quando non introduciamo una struttura analoga, ed hanno già dato risultati concreti dal punto di vista della sollecitazione alla nascita di nuove imprese.
In questi centri si ricerca la collaborazione della SPI, la finanziaria dell'IRI, che è interessata alla promozione e allo sviluppo della imprenditorialità.
Cooperano in questi centri di norma delle banche, degli enti locali (Regioni, Province e Comuni) e centrali cooperative; la struttura cerca un'area, attrezza questa area in modo che ci siano dei servizi comuni per ciò che riguarda la parte fiscale, di ricerca, e per un certo tempo imprenditori interessati a creare nuove imprese espongono i loro programmi al centro, vengono favoriti anche nella fase iniziale dell'avvio della impresa. Alla fine, su un certo numero di persone che intervengono con delle proposte, alcune riescono a decollare.
Credo che, per dare un esempio concreto, convenga leggere, perché è breve, quanto è stato fatto a Trieste. Dice Gildo Campesato, su "L'Unità" del 28.2.89:
"Trieste. L'idea era nata qualche anno fa negli Stati Uniti, ma la sua applicazione in grande stile si è avuta in Inghilterra al tempo della ristrutturazione siderurgica. Interi capannoni industriali, rimasti svuotati dalla crisi dell'acciaio, vennero adattati ad accogliere nuove iniziative imprenditoriali di minori dimensioni, e adesso i B.I.C. (Business Innovation Center) sbarcano anche in Italia ad opera della SPI, la finanziaria dell'IRI, per lo sviluppo e la promozione di imprenditorialità.
Il primo centro è stato inaugurato ieri a Trieste, sulle spoglie di quella che era stata una fabbrica tessile della SNIA; 4,5 miliardi di investimenti per bonificare gli impianti e renderli adatti ad accogliere 35 nuove iniziative imprenditoriali, che daranno lavoro a circa 370 persone. Sembra quasi un miracolo in una zona come quella triestina, dove da un bel numero di anni si parla di attività produttive soltanto per segnalarne la chiusura. Ma a sentire l'Amministratore delegato del B.I.C., Francesco Zacchigna, il nostro è un paese che pullula di idee e di voglia di fare, anche dove meno te lo aspetti
"Prima di scegliere chi aiutare, abbiamo dovuto vagliare ben 400 proposte" spiega soddisfatto.
Ma che cos'è un B.I.C.? Vale la pena di spiegarlo un attimo, visto che per il nostro paese si tratta di una novità quasi assoluta. L'idea di base è questa: in giro c'è molta gente, tecnici, ricercatori, quadri di impresa, studenti appena laureati, operai specializzati, cooperative di giovani, che in testa hanno buone idee ma non esperienza né supporti tecnici necessari da trasformare le intuizioni in affari. "I B.I.C. pensano proprio a questo - dice l'Amministratore delegato della SPI, Romualdo Volpi - siamo una specie di incubatrice di imprenditorialità".
In effetti il B.I.C. è innanzitutto un edificio in cui il futuro imprenditore trova locali adatti per iniziare la sua attività: stanzoni fra i 40 e 250 mq., telefoni, linee per i computers, mense e servizi in comune, insomma tutto per iniziare a lavorare. Il risparmio su queste spese fisse, senza capannoni da costruire, è evidente.
Ma la spinta viene anche concedendo finanziamenti ad un tasso agevolato, attualmente attorno al 12,5%, ma soprattutto senza chiedere garanzie reali, come invece fanno le banche. Quindi il terzo sostegno, la consulenza su tutte quelle formalità fiscali, burocratiche, organizzative, che spesso determinano la fine ingloriosa di molte iniziative, pur ottime sulla carta.
Insomma, il B.I.C. è una specie di mamma che allatta e svezza i giovani imprenditori; dopo di che, quando l'iniziativa è in grado di reggersi sulle proprie gambe, l'attività verrà spostata in altre strutture e il posto al B.I.C verrà preso da un'altra attività produttiva.
Assistenzialismo? Niente affatto sbotta l'Amministratore delegato della SPI - alla fine i nostri conti devono essere almeno in pareggio.
Per il momento l'esperienza triestina dice che ad approfittarne sono soprattutto ricercatori di case farmaceutiche, professori universitari che tentano la strada della imprenditoria, ingegneri che escono da grandi gruppi come la LY e che continuano a tenere contatti con la casa madre, tecnici di laboratori elettronici. E non mancano le sorprese, come due studenti universitari non ancora laureati in ingegneria elettronica, che stanno mettendo a punto dispositivi elettronici per le piccole imprese, addirittura in collaborazione con un grande gruppo americano.
Quello di Trieste è il primo esperimento del genere in Italia, ma altri ne seguiranno ben presto a Genova e a Napoli, uno addirittura in Iugoslavia, a Capodistria. Ma i B.I.C., che al sud si chiameranno C.I.S.I., non sono l'unico ambito di intervento della SPI, che si appresta a celebrare il quarto anno di vita. Dal giugno 1985, data della sua effettiva operatività, sono state deliberate un centinaio di iniziative di sostegno alla industrializzazione, che hanno creato circa 2200 posti di lavoro, dando vita a quella che il Vicepresidente dell'IRI chiama una nuova formula dell'IRI, fatta non di intervento diretto, ma di servizi alle imprese".
Il senso della nostra mozione è quello di invitare la Giunta regionale a prendere una iniziativa in questa direzione. Abbiamo già in passato discusso, ricordo un convegno a Saint-Vincent di alcuni anni fa, ed è sempre stato sottolineato questo aspetto della carenza della imprenditorialità nella nostra Regione. Si dice che qualcosa abbiamo già fatto, che abbiamo la Finaosta e l'Agenzia del lavoro. Voglio qui sottolineare la differenza che esiste fra la struttura proposta e le altre due prima nominate. L'agenzia del lavoro ha il compito di provvedere alla microccupazione, cioè di trovare in nicchie particolari delle occasioni di lavoro per persone disoccupate o espulse dalla produzione. La Finaosta ha almeno fino ad oggi esercitato la funzione di intervenire per la erogazione del credito, con alcuni limiti che sono quelli propri delle banche, tant'è vero che molte delle discussioni che hanno gli imprenditori con la Finaosta sono relative al problema delle garanzie. Nella Finaosta mancano fino ad oggi esperienze dirette e capacità quali quelle che può avere la SPI, cioè che può avere un gruppo specializzato nella promozione di impresa, mancano tecnici che lavorano sempre e soprattutto in questa direzione. Quindi una nuova struttura, con questi compiti definiti, a nostro giudizio avrebbe uno spazio logico nella nostra Regione, potrebbe con investimenti minimi da parte della Regione stessa poter utilizzare finanziamenti della CEE e rendere un servizio a tutti quei gruppi, quelle società, quelle imprese, quelle persone, che vogliono cominciare a intraprendere una iniziativa produttiva e sono oggi distolti da tutte le difficoltà che ci sono rispetto alla ricerca del mercato, rispetto alla possibilità di ottenere finanziamenti, rispetto alla necessità di fare scelte opportune.
Il senso della mozione è quello di prendere decisamente la strada che, in Regioni autonome prima di tutto, in centri dove c'è stata una forte caduta industriale, è stata seguita di assumere queste iniziative con risultati positivi .
PRESIDENTE:E' aperta la discussione generale. Ha chiesto di parlare l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Lanivi, ne ha facoltà.
LANIVI (ADP):Cercherò di essere molto breve e di fare al cune considerazioni sulla mozione.
Del discorso del B.I.C. ne avevamo parlato in uno dei tanti incontri che abbiamo avuto in sede dell'IRI; si tratta di una idea positiva nel senso che fa appello a delle energie, quindi alla utilizzazione di energie che si possono sviluppare, e al successo nel campo imprenditoriale.
L'idea in sé è tutt'altro che sbagliata e potrà produrre effetti positivi.
Noi comunque non voteremo questa mozione; ciò non significa non considerare il contenuto positivo che nella mozione stessa ci viene indicato, ma riteniamo non positivo riprendere "sic et simpliciter" un tipo di esperienza che, così come è combinata, in Valle d'Aosta può avere scarse possibilità di sviluppo, tenuto conto non solo della nostra realtà ma anche di strumenti che abbiamo o che possiamo mettere in moto.
Volevo segnalare, fra parentesi, che nel programma di formazione che questo Consiglio ha approvato, vi è un aspetto molto interessante che andremo a presentare fra poco e che è la formazione di agenti di sviluppo, perché tutta l'iniziativa del B.I.C. - coloro che sono andati a Trieste hanno potuto notarlo - si fonda sulle capacità di pochissime persone in grado di gestire tutta l'organizzazione.
Il secondo punto riguarda il discorso dell'Agenzia del lavoro, non per allontanare il problema, ma per tener conto delle funzioni che vogliamo attribuire alla nostra agenzia del lavoro, che ha delle caratteristiche diverse da tutte quelle che sono state istituite nelle altre Regioni d'Italia. Fra i compiti dell'Agenzia del lavoro è citato "iniziative di job creation", cioè adottare quelle iniziative che possano creare condizioni di sviluppo di lavoro e di imprenditorialità. Teniamo anche conto che la Regione Valle d'Aosta, con l'approvazione della legge sulla Agenzia del lavoro, ha potuto concentrare in un organismo le attività, è vero, a sostegno delle fasce deboli, e questo è stato il tipo di attività che ha caratterizzato l'esperienza fino ad oggi condotta da ciò che abbiamo chiamato Agenzia del lavoro, ma non da ciò che andrà in funzione dal primo settembre.
Per quanto riguarda la formazione, la ricerca, le consulenze, i servizi e lo sviluppo dell'autoimpiego e delle capacità imprenditoriali, oltre che della transizione scuola-lavoro, nell'Agenzia del lavoro si è individuato un riferimento importante per gestire questi problemi. per cui l'astensione su questa mozione per noi vuol dire semplicemente non accogliere la trasposizione meccanica di uno strumento che, nel suo centro, ha un'idea che bisogna valutare con attenzione. Mi sono letto la documentazione, e mi sono ripromesso di andare a visitare l'esperienza di Trieste. Dobbiamo far sì che un'idea che ha più di un dato positivo e che è giusto che trovi come referente principale l'Agenzia del lavoro possa essere interpretata rispetto alle esigenze della Valle d'Aosta.
Mi riferisco ad alcune iniziative che l'Agenzia del lavoro ha gestito e che possono collegarsi in parte a quanto, senza metterci la sigla, svolge questo centro: l'attività svolta per la costituzione di una cooperativa gestita da donne, rispetto alle quali è stata fatta una attività formativa rivolta alla gestione della impresa. E' stata portata avanti con lo scopo di far formare una cooperativa composta in gran parte da donne provenienti dal settore critico dell'ex-Besso.
Queste sono le motivazioni del nostro atteggiamento rispetto a questa proposta, ma vorrei terminare facendo un'ultima considerazione circa la carenza di imprenditorialità in Valle d'Aosta. E' il caso di smontare un po' questa frase fatta: dire che i valdostani non sono capaci di imprenditorialità, è dire una cosa relativamente giusta. Vi è stata la difficoltà di passare da una forma tradizionale di imprenditorialità ridotta alla forma familiare e legata alla cultura rurale, ad una nuova forma di imprenditorialità; però possiamo dire che, recentemente, basterebbe vedere i dati Istat sulla mortalità e natalità della imprenditoria piccola locale, per dire che non è vero che esiste una non-propensione o una assoluta incapacità della Valle d'Aosta di esprimersi in termini imprenditoriali. Anzi, su questo punto, alcune forme imprenditoriali sono da citare ad esempio. Quello che c'è ed è giusto cogliere nella idea del B.I.C. è di creare le condizioni perché si esprimano al meglio le potenzialità imprenditoriali nella nostra regione, però questo può avere successo tenendo conto delle condizioni sociali. economiche. culturali della nostra regione.
Teniamo presente, quando si citano i dati e i numeri, anche le aree e i bacini demografici di riferimento, dire che sono stati creati 100 posti di lavoro a Napoli in una realtà di 2 milioni di abitanti, significa per noi avere avuto uno stragrande successo con l'Agenzia del lavoro, che nel suo piccolo ha creato molti più numeri di piccole imprese artigiane o cooperative.
Mi pare che la considerazione centrale è questa: si tratta di un'idea da prendere in considerazione, per vederne l'applicazione in Valle d'Aosta, tenendo conto della nostra realtà. Questo è il significato della nostra astensione.
Volevo che questa parte la svolgesse il Presidente perché si tratta di un riconoscimento che ci è stato dato e che ci può aprire degli spiragli interessanti a livello europeo: cioè il riconoscimento di una porzione del territorio regionale come area di crisi industriale, derivante dalla cessazione di attività siderurgica o simile, riconoscimento che ci è venuto dalla autorità europea e che ci consente di entrare in un programma generale che l'autorità europea ha predisposto, rispetto al quale la Regione è impegnata a presentare in tempi rapidi dei progetti. Quindi possono derivare non dico benefici solo finanziari, ma anche un aggancio con la realtà europea, che è quella che ci interessa. D'altra parte, da parte dell'IRI abbiamo avuto assicurazione che la SPI è a nostra disposizione, qualora ritenessimo di contattarla per verificare le condizioni di fattibilità di iniziative del genere in Valle.
PRESIDENTE:Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA (PCI):La risposta dell'Assessore mi pare un po' incerta: è chiaro che è più facile discutere del buco dell'ozono che non del B.I.C., questo mi sembra logico. La proposta nostra non era quella di ricopiare tale e quale il B.I.C. di Trieste o di Genova, ma era quella di trarre ispirazione da questo strumento. E' uno strumento che mette assieme capitali, possibilità di credito, capacità formative e servizi. Noi su tutto abbiamo fatto qualcosa, non voglio dire che siamo a zero, però uno strumento di questo tipo, magari configurato in modo opportuno, potrebbe essere utile nella realtà valdostana.
Mi pare che la Giunta tenda ad attribuire all'Agenzia del lavoro queste funzioni. L'Agenzia del lavoro ha tantissimi compiti e sta facendo cose egregie, non credo che possa , anche per la parte crediti e servizi localizzati, assumere quelle funzioni che invece altrove svolgono i B.I.C..
Abbiamo fatto una proposta costruttiva che approfondiremo, perché mette al centro problemi del lavoro, della formazione della imprenditorialità. Noi vi abbiamo dato un suggerimento, non ci offendiamo se non lo cogliete, lo approfondiremo noi stessi e cercheremo di farlo diventare più concreto e più diffuso nella opinione pubblica e poi torneremo a ridiscuterne.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 28
Votanti: 6
Favorevoli: 6
Astenuti: 22 (Agnesod, Andrione, Beneforti, Faval, Fosson, Gremmo, Lanièce, Lanivi, Louvin, Marcoz, Martin, Mostacchi, Pascale, Perrin, Rollandin, Rusci, Stevenin, Trione, Vallet, Vesan, Viérin e Voyat)
Il Consiglio non approva.
