Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 502 del 11 giugno 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 502/XVII - P.L. n. 10: "Modificazioni alla legge regionale 2 febbraio 2022, n. 1 (Istituzione dell'Osservatorio regionale permanente sulla legalità e sulla criminalità organizzata e di tipo mafioso. Modificazioni alla legge regionale 29 marzo 2010, n. 11 (Politiche e iniziative regionali per la promozione della legalità e della sicurezza))".

Aggravi (Président) - Point n° 15.02 à l'ordre du jour. Pour l'illustration du rapport, la parole à la collègue Petey.

Petey (UV) - La legge regionale 2 febbraio 2022 n. 1 ha istituito presso il Consiglio regionale l'Osservatorio regionale permanente sulla legalità e sulla criminalità organizzata e di tipo mafioso quale strumento di promozione della conoscenza e del monitoraggio dei fenomeni di infiltrazione criminale, nonché di diffusione della cultura della legalità mediante la raccolta e l'analisi di dati e informazioni non soggetti a vincoli di riservatezza o segretezza.

Le relazioni sull'attività svolta nel biennio più recente attestano un progressivo consolidamento delle iniziative di sensibilizzazione, formazione e coinvolgimento della comunità, con particolare attenzione ai percorsi educativi rivolti ai giovani e alla cittadinanza, alla prevenzione amministrativa e alla legalità quale fattore organizzativo e di qualità dell'azione pubblica, nonché alla lettura dei fenomeni criminali in chiave non emergenziale, come il rischio di infiltrazione, condizionamento e distorsione economica e sociale. In tale quadro l'esperienza applicativa maturata evidenzia l'opportunità di un aggiornamento normativo orientato a tre obiettivi principali: rafforzare la rappresentatività e la rete territoriale dell'Osservatorio, chiarire e rendere più operative le sue funzioni, anche in coerenza con lo schema tipo definito in sede di Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome e rendere più efficace il supporto tecnico, scientifico e metodologico alle attività dell'Osservatorio, in relazione a esigenze concrete, progetti e programmazione annuale.

La proposta conferma la natura dell'Osservatorio quale organismo di analisi, studio e promozione della cultura della legalità, privo di funzioni ispettive o di controllo, orientato a fornire elementi conoscitivi utili alle Istituzioni regionali e alla comunità valdostana.

L'esame svolto in sede di I Commissione consiliare ha consentito di affinare ulteriormente il testo anche mediante l'approvazione di emendamenti volti a rendere più equilibrata e funzionale la composizione dell'Osservatorio.

La Commissione ha espresso, nella seduta del 4 giugno scorso, parere positivo a maggioranza sul testo risultante dall'esame referente. In particolare, gli emendamenti approvati dalla I Commissione intervengono sulla composizione dell'Osservatorio sotto tre profili:

- in primo luogo viene prevista la possibilità che il Vicepresidente del Consiglio regionale possa essere sostituito da un Consigliere regionale da lui delegato, mantenendo fermo il criterio dell'equilibrio istituzionale tra maggioranza e minoranza rispetto alla carica di Presidente del Consiglio regionale. Tale previsione consente una maggiore flessibilità organizzativa senza indebolire il principio di rappresentanza equilibrata alla base della composizione dell'organo;

- in secondo luogo viene ampliato il riferimento alle associazioni della società civile chiamate a designare i propri rappresentanti, includendo anche le associazioni ambientaliste accanto a quelle antimafia, antiusura, antiracket e dei consumatori. La modifica risponde all'esigenza di valorizzare una lettura più ampia e attuale dei fenomeni di illegalità che possono riguardare anche ambiti connessi alla tutela del territorio, all'ambiente, all'economia illegale e alle cosiddette "ecomafie". L'inserimento favorisce inoltre una rappresentanza più coordinata e unitaria del mondo associativo all'interno dell'Osservatorio;

- in terzo luogo viene introdotto un criterio di sorteggio per l'individuazione dei componenti nei casi in cui le designazioni ammissibili risultino superiori ai posti disponibili.

Tale previsione, alla luce dell'esperienza applicativa maturata, consente di disciplinare in modo trasparente e imparziale l'eventuale eccedenza di designazioni, evitando valutazioni discrezionali e rafforzando la neutralità della procedura di composizione dell'Osservatorio.

La proposta di legge nel suo complesso conferma quindi l'esigenza di consolidare l'Osservatorio come sede stabile di analisi, confronto e promozione della cultura della legalità, rafforzandone al tempo stesso la rappresentatività, il raccordo istituzionale e la capacità operativa. L'obiettivo è superare una funzione meramente descrittiva per sviluppare una capacità più strutturata di produrre analisi, sostenere la programmazione, diffondere buone pratiche e contribuire alla crescita di comportamenti amministrativi e civici coerenti con i principi di legalità, trasparenza e responsabilità pubblica. In questa prospettiva la proposta valorizza il raccordo dell'Osservatorio con la Commissione consiliare competente, con i tavoli e gli organismi pubblici di coordinamento in materia di legalità e con la Commissione parlamentare antimafia, mantenendo una chiara distinzione tra funzioni di indirizzo, supporto, analisi e coordinamento istituzionale.

La presente proposta di legge si compone di 8 articoli.

L'articolo n. 1 interviene sulla composizione dell'Osservatorio, in particolare, oltre a confermare la presenza dei componenti già previsti dalla legge regionale n. 1/2022, introduce la partecipazione degli Assessori competenti in materia di istruzione e di politiche sociali o loro delegati. Tale scelta risponde all'esigenza di presidiare in modo più organico due dimensioni decisive della prevenzione: da un lato, la formazione e l'educazione alla legalità quale leva culturale e civica; dall'altro, l'attenzione ai contesti di fragilità sociale che possono costituire terreno di esposizione a fenomeni di illegalità, condizionamento e devianza. L'integrazione proposta non è finalizzata a comprimere la componente civica dell'Osservatorio, il cui ruolo resta essenziale nella lettura dei fenomeni e nella costruzione di una cultura condivisa della legalità. Al contrario essa mira a rafforzare il raccordo tra le diverse politiche pubbliche già attive sul territorio, favorendo una lettura più coordinata dei fattori che possono concorrere all'insorgere di condotte illecite o criminose e, al tempo stesso, rendendo più efficaci le attività di prevenzione, formazione e sensibilizzazione già promosse dalle Istituzioni e dalle realtà operanti nell'ambito delle politiche per la legalità. Il medesimo articolo, come modificato in sede di esame referente, prevede che il Vicepresidente del Consiglio possa essere sostituito da un Consigliere regionale da lui delegato, individuato in modo da garantire l'equilibrio tra maggioranza e minoranza in riferimento alla carica di Presidente del Consiglio regionale. Inoltre viene estesa la partecipazione del mondo associativo alle associazioni ambientaliste e viene disciplinata mediante sorteggio l'ipotesi in cui le designazioni ammissibili siano superiori ai posti disponibili.

L'articolo n. 2 sostituisce l'articolo 3 della legge regionale n. 1/2022 razionalizzando le funzioni dell'Osservatorio e rendendole maggiormente coerenti con lo schema tipo adottato dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome. Tra le principali innovazioni si segnalano l'esplicito richiamo ai fenomeni del lavoro irregolare, della corruzione, dell'usura, dell'estorsione e del riciclaggio, la promozione di seminari tematici e iniziative di sensibilizzazioni e buone pratiche amministrative, l'introduzione di una funzione specifica per iniziative rivolte a studenti e docenti, anche mediante bandi per borse di studio o premi coerenti con le finalità della legge. La nuova formulazione prevede inoltre l'adozione di un programma annuale dei lavori e delle iniziative da attuare nell'anno successivo con la relativa previsione di spesa da trasmettere all'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. L'introduzione del programma annuale dei lavori consente inoltre di rafforzare il coordinamento tra l'attività dell'Osservatorio e gli strumenti di programmazione del Consiglio regionale, assicurando una più efficace pianificazione delle iniziative e delle relative risorse. Viene altresì precisato che l'Osservatorio svolge le proprie funzioni in collaborazione con la Commissione consiliare competente, con i tavoli e gli organismi istituzionali di confronto e coordinamento tra le Amministrazioni pubbliche in materia di legalità e in raccordo con la Commissione parlamentare antimafia.

L'articolo n. 3 sostituisce l'articolo n. 4 della legge regionale n. 1/2022 prevedendo che l'Osservatorio sia costituito con deliberazione del Consiglio regionale e rinnovato all'inizio di ogni legislatura. Tale previsione rende l'Osservatorio stabilmente coerente con il ciclo istituzionale e consente di assicurare continuità e chiarezza nella sua composizione.

Gli articoli n. 4 e n. 5 intervengono sull'assetto del supporto alle attività dell'Osservatorio, superando la previsione del Comitato tecnico quale organo stabile di affiancamento. Tale scelta muove dall'esperienza applicativa maturata in questi anni. Il modello originario, pur fondato sul contributo di professionalità qualificate e di realtà associative, certamente meritevoli e competenti, non ha sempre consentito di distinguere con piena chiarezza fra le funzioni proprie dell'Osservatorio, il ruolo delle strutture del Consiglio regionale e le attività di supporto esterno. In particolare, l'esperienza ha evidenziato come il Comitato tecnico sia stato prevalentemente valorizzato nell'organizzazione di momenti formativi, iniziative pubbliche e occasioni di dibattito, più che nell'esercizio strutturato delle funzioni di analisi, studio, monitoraggio e proposta originariamente previste dalla legge. La proposta intende quindi ricondurre il supporto all'Osservatorio a una logica più funzionale e coerente con la programmazione annuale, valorizzando anzitutto il ruolo delle strutture del Consiglio regionale. L'obiettivo è evitare che un organo esterno finisca nei fatti per sostituirsi alle strutture consiliari impedendone o limitandone la crescita interna in termini di competenza, esperienza e capacità di supporto tecnico-amministrativo. Al contrario la riforma mira a favorire un progressivo rafforzamento delle professionalità interne affinché il Consiglio regionale possa disporre stabilmente di una capacità più solida di accompagnamento, istruttoria e supporto all'attività dell'Osservatorio stesso. In questa prospettiva l'articolo 4 introduce la possibilità di conferire incarichi di consulenza specialistica o di stipulare contratti di appalto di servizi nel rispetto della disciplina regionale e nazionale vigenti in materia di incarichi esterni e contratti pubblici, nonché dei principi di trasparenza, pubblicità, imparzialità e contenimento della spesa pubblica. Tali strumenti non configurano un supporto permanente e sostitutivo delle strutture consiliari, ma consentono di attivare, quando necessario, competenze mirate in relazione a specifiche esigenze di studio, analisi, monitoraggio, valutazione, raccolta e elaborazione di dati, predisposizione di rapporti e relazioni, nonché assistenza nella definizione di proposte operative e di indirizzo. Resta naturalmente ferma la possibilità di collaborare con le realtà associative, istituzionali, universitarie, di ricerca operanti nel settore della legalità, della prevenzione della criminalità, dell'analisi dei fenomeni mafiosi e della criminalità organizzata. Tali collaborazioni potranno essere valorizzate in particolare per l'organizzazione di momenti di approfondimento, formazione, sensibilizzazione e confronto pubblico, senza tuttavia confondere tale apporto con la presenza di un organo tecnico stabile o con funzioni di controllo sull'Osservatorio. Va infatti chiarito che il Comitato tecnico non può essere inteso come una sorta di organo di vigilanza o controllo dell'Osservatorio, funzione che sarebbe estranea alla natura e alle finalità dell'organismo istituito dalla legge regionale 1/2022. L'Osservatorio resta una sede di analisi, raccordo istituzionale, promozione della cultura della legalità e supporto alle politiche regionali di prevenzione nel rispetto delle competenze proprie del Consiglio regionale e degli altri soggetti istituzionali coinvolti. La scelta di un modello fondato sull'attivazione mirata di competenze specialistiche risponde pertanto a esigenze di maggiore efficacia, flessibilità e responsabilizzazione organizzativa. Essa consente di definire incarichi con obiettivi circoscritti e risultati attesi, rafforza la tracciabilità e il controllo della spesa, evita automatismi e garantisce proporzionalità tra bisogni, attività e risorse. Il supporto tecnico viene così ricondotto a una logica pienamente funzionale alla programmazione annuale dell'Osservatorio e al tempo stesso coerente con l'obiettivo di rafforzare le capacità interne del Consiglio regionale.

L'articolo n. 6 introduce la facoltà di promuovere la sottoscrizione di protocolli d'intesa con l'Università della Valle d'Aosta, altre Università, enti di ricerca e soggetti istituzionali operanti nel medesimo settore anche per le attivazioni di tirocini curriculari. Tale previsione è coerente con l'esigenza di consolidare competenze, collaborazione scientifica e attività formative, valorizzando il rapporto tra Istituzioni, ricerca e mondo universitario.

L'articolo n. 7 reca disposizioni transitorie prevedendo il rinnovo dell'Osservatorio entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge e l'adeguamento del regolamento interno entro 30 giorni dall'insediamento, unitamente agli adempimenti relativi alla programmazione annuale.

L'articolo n. 8 contiene la disposizione finanziaria prevedendo un onere complessivo valutato in annui euro 30 mila…

Presidente - Colleghi…

Petey (UV) - …a decorrere dall'anno 2026. Tale quantificazione è coerente con l'impianto già previsto dalla normativa vigente ed è adeguata a sostenere iniziative formative divulgative, supporti specialistici mirati, attività di analisi e ricerca, produzione di materiali e strumenti di comunicazione istituzionale, nonché eventuali progetti di sensibilizzazione rivolti alle scuole, agli amministratori locali e alla cittadinanza.

In conclusione la proposta di legge interviene per consolidare l'Osservatorio come strumento stabile di supporto al sistema regionale di prevenzione e promozione della legalità, rafforzandone rappresentatività, programmazione, trasparenza nella composizione e capacità operativa. L'obiettivo è dotare il Consiglio regionale e il sistema istituzionale valdostano di uno strumento più efficace, maggiormente integrato con la rete territoriale e più capace di contribuire, nel rispetto delle competenze e delle prerogative istituzionali, alla diffusione di una cultura della legalità fondata sulla responsabilità, sulla trasparenza amministrativa e sulla qualità dell'azione pubblica. In questa prospettiva la riforma intende favorire una migliore conoscenza dei fenomeni, sostenere le attività di prevenzione e promozione della legalità e contribuire alla crescita di comportamenti amministrativi e civici coerenti con i principi che fondano il buon governo della comunità valdostana.

Presidente - D'accordo con il relatore di minoranza sospenderei e poi riprendiamo con la presentazione della relazione di minoranza. Il Consiglio è sospeso. Diamoci massimo 20 minuti.

La seduta è sospesa dalle ore 19:24 alle ore 20:00.

Aggravi (Presidente) - Colleghi, possiamo riprendere. La parola al relatore di minoranza, Centoz.

Centoz (PD-FP) - Illustro la relazione di minoranza sulla proposta di legge n. 10, che modifica la legge regionale n. 1/2022 istitutiva dell'Osservatorio regionale permanente sulla legalità e sulla criminalità organizzata.

Questa proposta di legge modifica tre elementi strutturali della legge del 2022: sopprime il Comitato tecnico permanente, aggiunge due Assessori regionali con diritto di voto all'interno dell'Osservatorio e abroga la garanzia esplicita di indipendenza dei componenti tecnici. Esaminerò ciascuno di questi elementi e presenterò l'alternativa che era disponibile e che la maggioranza ha scelto di non percorrere.

La relazione illustrativa della proposta di legge individua nella necessità di superare una logica prevalentemente descrittiva la ragione principale della riforma e su questa premessa fonda la scelta di sopprimere il Comitato tecnico permanente. Si tratta di una premessa che non trova riscontro nella documentazione prodotta dall'Osservatorio stesso, la stessa documentazione che la relazione illustrativa richiama a sostegno della propria tesi. Cosa documentano le tre relazioni annuali? Nel primo anno di attività, con il supporto diretto del Comitato tecnico, l'Osservatorio ha realizzato un ciclo sistematico di sette seminari formativi rivolti ad amministratori e dipendenti degli Enti locali: lotta al riciclaggio, contrasto alle mafie, gestione del rischio di corruzione, utilizzo delle red flags per l'identificazione delle infiltrazioni criminali, gestione del ciclo degli appalti, fenomeno dell'usura… Nel biennio successivo quel lavoro si è tradotto in prodotti concreti di analisi e indirizzo.

La relazione 2024-2025 incorpora la relazione finale del Comitato tecnico sul monitoraggio della presenza mafiosa in Valle d'Aosta: un documento che include l'inquadramento storico della presenza 'ndranghetista sul territorio, l'analisi di 370 pagine di motivazione della Corte di appello di Torino relative al processo Geenna, gli esiti degli incontri con il Questore, la DIA, la Procura e le linee guida operative per i Comuni in materia di prevenzione e contrasto alla corruzione. L'Osservatorio ha inoltre realizzato due edizioni del progetto "Giovani ambasciatori della legalità". Non si tratta di attività prevalentemente descrittiva, si tratta di analisi che ha prodotto strumenti di supporto operativo direttamente utilizzabili dagli Enti locali del territorio regionale.

Nel corso dell'istruttoria non è stato indicato un singolo atto, una singola decisione, una singola lacuna concreta che dimostri il malfunzionamento del modello vigente.

Il dottor Forleo, esprimendo la posizione unanime del Comitato tecnico uscente, ha confermato questo punto con precisione: la qualità del lavoro prodotto dipendeva dalla continuità del gruppo, non dalla qualità individuale dei singoli esperti. Ogni incarico esterno riparte da zero, non dispone della memoria delle audizioni precedenti, non ha la conoscenza accumulata sul territorio, non beneficia del rapporto fiduciario costruito negli anni con le Forze dell'ordine e la Magistratura. Riformare uno strumento funzionante sulla base di una premessa empiricamente non fondata non è un aggiornamento normativo, è una scelta politica che il Consiglio è chiamato a riconoscere come tale.

L'articolo 5 della legge 1/2022 istituisce il Comitato tecnico con una formulazione che ha un peso preciso: i tre componenti devono essere esperti nel settore del contrasto al crimine organizzato e che assicurino indipendenza di giudizio e di azione rispetto alla Pubblica Amministrazione e alle organizzazioni politiche, sindacali e di categoria. Questa disposizione garantisce due cose distinte e non intercambiabili: la competenza specializzata e l'indipendenza strutturale. Non è sufficiente che i componenti siano esperti, devono essere esperti terzi. La PDL sopprime entrambe le garanzie in un unico intervento. In sostituzione la proposta introduce la possibilità, non l'obbligo, di conferire incarichi di consulenza specialistica, il verbo è "possono". Nessuna disposizione obbliga l'Osservatorio ad avvalersi del supporto tecnico. Nessuna disposizione stabilisce requisiti di indipendenza per il soggetto incaricato. Nessuna disposizione garantisce continuità tra un incarico e il successivo.

Le garanzie introdotte riguardano le procedure di affidamento, è la differenza tra garanzie su come viene assegnato un incarico e garanzie su chi riceve l'incarico, non è la stessa cosa e presentarle come equivalenti è fuorviante. Si può affidare un incarico con la massima trasparenza procedurale a un soggetto che non risponde ad alcun requisito di terzietà rispetto alla Pubblica Amministrazione. La legge vigente escludeva questa possibilità. La PDL la reintroduce senza che la relazione illustrativa lo nomini.

Vi è poi un'ulteriore soppressione che la relazione illustrativa non menziona: la PDL abroga il comma 4 dell'articolo 6 che consentiva alle Commissioni consiliari di consultare direttamente il Comitato tecnico sulle sue attività; era un raccordo istituzionale che permetteva al Consiglio, e quindi non solo all'Ufficio di Presidenza, di accedere direttamente alla competenza tecnica dell'Osservatorio. Con la sua abrogazione l'unico canale istituzionale di accesso al supporto tecnico diventa l'Ufficio di Presidenza. Il Consiglio perde un accesso diretto che la legge del 2022 gli aveva garantito. Il panorama nazionale va nella direzione opposta. La Regione Lombardia ha istituito un Comitato tecnico scientifico di sette esperti con mandato triennale rinnovabile, nominati con procedura trasparente e a titolo gratuito. Il Veneto mantiene cinque esperti indipendenti per l'intera legislatura, con rendicontazione annuale discussa in Commissione consiliare. Nessuna di queste Regioni ha scelto il modello delle consulenze episodiche per il proprio presidio tecnico sulla legalità.

La PDL aggiunge all'Osservatorio l'Assessore competente in materia di istruzione e l'Assessore competente in materia di politiche sociali con diritto di voto. Il Governo regionale è già presente nell'Osservatorio con piena dignità istituzionale attraverso il Presidente della Regione. La motivazione dichiarata è il coordinamento delle politiche pubbliche, è una motivazione comprensibile sul piano amministrativo, non è sufficiente a giustificare lo strumento scelto. Nel corso dell'istruttoria in Commissione è stato esplicitamente chiesto se la presenza degli Assessori, in qualità di uditori, senza quindi diritto di voto, non fosse sufficiente a garantire il raccordo invocato. La risposta ha confermato che l'obiettivo dichiarato sarebbe stato raggiungibile anche in quella forma, senza modificare l'equilibrio compositivo dell'Osservatorio. Per comprendere perché la presenza con diritto di voto crea un conflitto strutturale, è necessario leggere le funzioni che la legge attribuisce all'Osservatorio, tra queste: formula osservazioni e pareri su proposte di leggi e atti amministrativi regionali; definisce annualmente le linee prioritarie delle politiche regionali in materia di legalità e sicurezza; promuove e monitora l'adozione di buone pratiche amministrative da parte degli enti pubblici. L'Assessore competente in materia di istruzione è l'autore delle politiche educative regionali, l'Assessore competente in materia di politiche sociali è l'autore delle politiche sociali regionali. Entrambi sarebbero componenti, con diritto di voto, di un organismo che esprime pareri sugli atti dei loro stessi Assessorati. Non si tratta di mettere in discussione le intenzioni e le qualità personali dei titolari degli Assessorati, si tratta di una conseguenza logica del ruolo, un Assessore regionale in carica non può, per definizione strutturale, esprimere indipendenza di giudizio rispetto alle politiche di cui egli è responsabile. Un osservatore sulla criminalità organizzata e sulla legalità ha senso soltanto se può essere riconosciuto come terzo rispetto a ciò che valuta non solo nella sostanza, ma anche nella percezione degli Enti locali, delle Forze dell'ordine, della Magistratura e delle Associazioni con cui deve collaborare. La credibilità istituzionale si costruisce nel tempo e si perde con un voto.

Il relatore di minoranza non si limita a registrare le criticità del testo in esame, l'istruttoria ha consentito di identificare con precisione la sola criticità concretamente fondata della legge vigente: il riferimento nominale all'Associazione Avviso pubblico inserito nel testo normativo. Su questo punto si concorda, il problema esiste ed è reale, la soluzione però era chirurgica: sostituire quel riferimento con la procedura di selezione pubblica, modificando due commi dell'articolo 5, non sopprimendo l'intero organo. Questa soluzione avrebbe preservato la stabilità del supporto tecnico, mantenuto la garanzia di indipendenza dei componenti, conservato il raccordo diretto tra le Commissioni consiliari e il Comitato tecnico e risolto il problema di trasparenza attraverso una procedura pubblica e verificabile. La proposta è stata avanzata formalmente tramite gli emendamenti dei colleghi di AVS e poi respinta.

Il Consiglio è chiamato anche a valutare una lacuna che questa PDL non colma. Il rapporto Ecomafia 2025 documenta per il 2024 in Valle d'Aosta 193 reati ambientali accertati, con un incremento del 164% rispetto all'anno precedente, 177 persone denunciate. Un incremento di tali proporzioni in un territorio la cui economia è fondata in misura significativa sulle risorse naturali, dal turismo alpino alla produzione idroelettrica, dall'edilizia montana alla gestione del patrimonio forestale, non è un dato di sfondo, è un segnale che richiede attenzione istituzionale strutturata. Le infiltrazioni 'ndranghetiste documentate nel processo Geenna riguardavano anche il settore delle costruzioni e degli appalti, ambiti che si sovrappongono alla filiera del ciclo illegale del cemento e della gestione illecita dei rifiuti. Osservare la criminalità organizzata senza osservare la sua dimensione ambientale significa osservarla in modo incompleto. L'emendamento dei colleghi di AVS, che introduceva un rappresentante distinto e autonomo dalle associazioni ambientaliste nell'Osservatorio, era fondato su questi dati e non è stato accolto.

Mi avvio alla conclusione, colleghi Consiglieri, prima di esprimere il proprio voto, ritengo che ciascuno debba poter rispondere con chiarezza a tre domande. Non sono domande retoriche, sono le domande a cui l'istruttoria non ha fornito risposta.

Prima domanda: quale disfunzione concreta si sta correggendo? Le tre relazioni annuali dell'Osservatorio documentano sette cicli formativi specialistici per amministratori locali, un monitoraggio sistematico della presenza 'ndranghetista con analisi di sentenze definitive, linee guida operative per il Comune e due edizioni del progetto "Giovani ambasciatori della legalità". Nel corso dell'istruttoria non è stato indicato un singolo atto, una singola lacuna concreta che dimostri il malfunzionamento del modello vigente. Se il Consiglio vota a favore, è chiamato anche a indicare quale disfunzione sta correggendo.

Seconda domanda: perché la soluzione chirurgica non era sufficiente? La sola criticità veramente fondata della legge vigente aveva una soluzione precisa e proporzionata: due commi, non la soppressione dell'intero organo. Quella soluzione è stata proposta formalmente e respinta. Se il Consiglio vota a favore, è chiamato a indicare perché la soluzione chirurgica non era sufficiente.

Terza domanda: cosa garantisce l'indipendenza dell'Osservatorio dopo questa legge? La legge del 2022 aveva costruito due garanzie esplicite: la clausola di terzietà del Comitato tecnico rispetto alla Pubblica Amministrazione e alle organizzazioni politiche e l'equilibrio compositivo tra componente istituzionale e componente civile. La PDL elimina la prima e altera la seconda. In sostituzione non introduce alcuna garanzia equivalente di dipendenza sostanziale. Se il Consiglio vota a favore, è chiamato a indicare quale garanzia strutturale di indipendenza rimane.

Il voto di oggi non è un voto tecnico su una revisione di dettaglio, è un voto su quale Osservatorio la Valle d'Aosta intende avere, uno strumento credibilmente indipendente, con una base tecnica stabile e una composizione bilanciata, capace di svolgere le funzioni che la legge gli affida con l'autorevolezza necessaria perché quelle funzioni abbiano effetto oppure uno strumento la cui attività è programmata, finanziata e tecnicamente supportata attraverso decisioni che convergono in capo allo stesso soggetto istituzionale che presiede i lavori?

Il dottor Forleo, nell'audizione del 4 giugno del 2026, ha descritto un rischio che il Comitato tecnico ha osservato in altri territori italiani dopo una grande inchiesta sul fenomeno mafioso: la tendenza, dopo la stagione dell'attenzione pubblica, a depositare la polvere e a non guardarsi le spalle, fino al punto in cui può insinuarsi l'idea di accettare quella che ha chiamato la modica quantità di mafia come fosse un piccolo morbo inevitabile. Non ha detto che questo stia accadendo in Valle d'Aosta, ha detto che è un pericolo da evitare. Un osservatorio solido, indipendente e dotato di supporto tecnico stabile è lo strumento che evita quella deriva. Il Consiglio è quindi chiamato a valutare se la PDL 10 rafforza o indebolisce questo presidio.

Presidente - Le relazioni sono state presentate, la discussione generale è aperta. La parola alla collega Minelli.

Minelli (AVS) - Ringrazio entrambi i relatori per i loro interventi, ringrazio in particolare il relatore di minoranza Centoz perché ha già messo in luce vari elementi che riguardano questa proposta di legge e che noi condividiamo. Mi rivolgo però in particolare adesso ai componenti dell'Ufficio di Presidenza perché sono loro i firmatari del testo di legge, in particolare al presidente Aggravi, che in Commissione ha illustrato il contenuto di questa proposta di legge per comunicare, e lo dico con sincero dispiacere, che, con ogni probabilità, salvo sorprese in aula, noi non voteremo questa proposta di legge. Non perché siamo contrari a modificare in alcuni aspetti l'Osservatorio permanente sulla legalità e sulla criminalità organizzata e di tipo mafioso, piuttosto perché riteniamo che le principali correzioni proposte non vadano nella direzione che oggi sarebbe realmente necessaria, e lo diciamo con rammarico perché questa è una materia su cui, secondo noi, sarebbe stato possibile costruire una convergenza ampia, trovare un accordo su alcune modifiche sicuramente, dal mio punto di vista, necessarie rispetto alla legge del 2022. A un certo punto ci era sembrato anche che ci fosse un'apertura, che però poi è sfumata, e non ho capito proprio bene bene le motivazioni. L'Osservatorio sulla legalità e sulla criminalità di tipo mafioso - è già stato detto - è un organismo che si occupa, in buona sostanza, di prevenzione delle infiltrazioni criminali, di contrasto alle mafie e di promozione della cultura della legalità, temi che, a mio avviso, dovrebbero spingere tutti a ricercare il massimo della condivisione possibile e invece, purtroppo, si è scelta un'altra strada.

Durante l'esame in Commissione - lo ricordava poco fa il collega Centoz - abbiamo avanzato delle proposte che ritenevamo e che continuiamo a ritenere innanzitutto concrete, ma poi anche ragionevoli e anche - e questa è la nostra opinione ovviamente - pienamente compatibili con l'impianto della legge. Sono state tutte respinte, però sono proposte tutte quante che tenevano conto delle audizioni delle componenti presenti nell'Osservatorio del 2022 che abbiamo ricevuto in Commissione, in particolare di Libera Valle d'Aosta, che, lo sappiamo, è da sempre impegnata nella lotta senza quartiere alle mafie e del dottor Forleo, rappresentante del Comitato tecnico, Comitato che nella passata legislatura si è distinto in particolare per una specifica azione formativa.

Con le nostre proposte emendative, che comunque riproponiamo oggi all'Aula, non abbiamo semplicemente difeso lo status quo di quella legge del 2022, non abbiamo assolutamente sostenuto che quella legge fosse perfetta, io, tra l'altro, rappresentante della mia parte politica, non l'avevo nemmeno votata quella legge, nel 2022. Soprattutto non abbiamo difeso il meccanismo che individuava allora in legge i componenti del Comitato tecnico tra i nominativi indicati dall'Associazione Avviso pubblico, non perché pensassimo e pensiamo che non sia un'associazione preparata e degna di essere ascoltata anche nell'indicazione di qualche rappresentante, ma perché ci sembrava - e abbiamo proposto di superarlo - una forzatura inserire in legge proprio una determinata associazione, poco opportuno scrivere nome e cognome in una legge.

La nostra idea era ed è semplice: mantenere un supporto tecnico permanente all'Osservatorio, però individuare gli esperti attraverso delle procedure trasparenti e comparative fondate sulle competenze e non sull'indicazione di un soggetto specifico. Qual era lo scopo e qual è lo scopo? Quello di avere all'interno del nostro Osservatorio figure formate, competenti, terze, in grado di assicurare un contributo qualificato e continuativo al lavoro dell'organismo e di offrire uno sguardo che vada al di là dell'esperienza regionale e che permetta confronti, condivisione di buone prassi, progetti strutturati nei contenuti e seguiti nel tempo.

Personalmente faccio un po' fatica a comprendere perché una proposta di questo tipo non abbia trovato spazio, anche perché mi sembra che si stia creando una contraddizione evidente: da una parte, nella relazione che accompagna il provvedimento si afferma la volontà di rafforzare la capacità dell'Osservatorio di produrre analisi, monitoraggio, conoscenza dei fenomeni e supporto alle politiche pubbliche; dall'altra, si elimina proprio quell'unico organismo che era chiamato a svolgere stabilmente quella funzione. C'è chi sostiene che il Comitato tecnico possa ben essere sostituito da consulenze o incarichi specialistici attivabili qualora necessario, ma noi pensiamo che questo non sia affatto la stessa cosa o qualcosa di similare, perché un conto è poter affidare uno studio o una consulenza su un tema specifico, e noi crediamo che questo vada bene, un altro conto però è avere un nucleo permanente di competenze che segua nel tempo l'evoluzione dei fenomeni, che accumuli conoscenze, che costruisca relazioni, sviluppi capacità di lettura del contesto regionale e lo confronti con altri. Stiamo parlando non di questioni irrilevanti: parliamo di criminalità organizzata, di corruzione, di riciclaggio, di infiltrazioni nell'economia, di reati ambientali: fenomeni che richiedono una preparazione e soprattutto - e lo sottolineo ancora una volta - continuità di osservazione, non degli interventi episodici o sporadici.

Ci rendiamo conto ancora di più proprio in questi giorni, nei giorni che stiamo vivendo con la vicenda estremamente preoccupante del Casinò di Saint-Vincent, ma anche con le indagini sullo stoccaggio di rifiuti in Alta Valle, e potrei citare anche altre questioni, di quanto sia necessaria un'attività di monitoraggio continuo. Ma poi c'è un secondo aspetto che non ci convince: questa proposta di legge aumenta - lo diceva il collega Centoz - la presenza della componente politico-istituzionale all'interno dell'Osservatorio attraverso l'ingresso di due Assessori regionali. È una scelta legittima, non stiamo a contestare questa legittimità, però è una scelta che è tutta politica e, per quello che ci riguarda, discutibile. Perché? Cito solo un esempio, un elemento - gli altri li ha ben evidenziati già il collega Centoz nella sua relazione -: l'Osservatorio tra i suoi compiti ha anche quello, e dovrà farlo, di valutare le politiche regionali, compresi, immagino, i progetti di legge che vedranno ben tre componenti del Governo esprimersi su norme e su progetti proposti da quello stesso Governo - in molti casi - di cui fanno parte. Ecco, a noi sembra che questo non sia una reale garanzia di terzietà, tuttavia però, se si ritiene così necessario - e possiamo anche discuterne, cercare di comprendere - inserire l'Assessore all'istruzione e l'Assessore alle politiche sociali - e ci è stato spiegato perché queste due figure - nell'Osservatorio, allora almeno si potrebbe scegliere di aumentare contestualmente anche la presenza della società civile e delle competenze indipendenti. Questa è una strada su cui, secondo me, avremmo potuto confrontarci e forse anche, con un surplus di discussione, di esame, trovare un punto di equilibrio. Inoltre - e questo, secondo me, è uno dei punti più importanti - si potevano discutere e modificare le modalità di nomina del Comitato tecnico senza arrivare a cancellarlo. Abbiamo presentato un emendamento in questo senso, eravamo disponibili al confronto cercando di trovare una sintesi, una quadra, purtroppo però - e lo dico con rammarico ancora una volta - in Commissione non c'è stata una vera analisi di queste proposte, non ci siamo soffermati a discutere, a sezionare questi emendamenti per vedere se si poteva cambiare qualcosa e accettarne qualcuno. "Gli emendamenti - ci è stato detto - verranno visti, se ne riparlerà in aula", però il risultato è stato un testo di legge che arriva qui oggi e che ci restituisce un Osservatorio - e questo è innegabile, lo dice proprio il testo di legge - che è più politico e meno tecnico. Questa è una nostra opinione ovviamente che non credo troverà riscontro, però, a nostro avviso, questo rende l'Osservatorio potenzialmente meno efficace. Lo dico anche e soprattutto perché ho ascoltato con attenzione le parole del dottor Forleo in Commissione e sulla scorta di informazioni che arrivano anche da altre realtà che abbiamo cercato di prendere in considerazione, di esaminare, in cui gli Osservatori hanno privilegiato maggiormente le componenti esterne alla politica.

Dico ancora che noi non crediamo che le modifiche che adesso introdurrete, che volete introdurre rispetto alla legge del 2022 siano davvero il messaggio giusto da dare alla nostra comunità in una fase nella quale la prevenzione delle infiltrazioni mafiose, della corruzione, del riciclaggio, di tutto quello che sta in una sfera che personalmente, ma credo che tutti quanti, riteniamo molto negativa, richiederebbe di fare esattamente il contrario e cioè che cosa? Più competenze, più autonomia dalla politica, più capacità di analisi e maggiore coinvolgimento delle realtà sociali impegnate quotidianamente sul terreno della legalità. Ma guardate che non dico questo perché io credo che ci sia da fare una demonizzazione della politica, assolutamente no, sono qui, faccio politica e credo sia importante che ci sia una rappresentanza politica, però un organismo come questo penso potrebbe essere più efficace se avesse un equilibrio diverso nella sua composizione.

Come ho già detto, ripresentiamo in aula gli emendamenti e lo facciamo perché? Sicuramente perché siamo convinti della loro bontà, però anche - ma perché credo sia anche giusto fare in questo modo - per vedere, per capire se almeno su alcuni di essi esiste ancora un margine di riflessione e di mediazione. Questo perché consideriamo, come credo lo consideriate tutti, l'Osservatorio uno strumento troppo importante per rinunciare a chiedere che sia il più autorevole, indipendente ed efficace possibile.

Ovviamente il voto finale, come ho evidenziato anche in apertura, terrà conto dell'accoglimento o meno degli emendamenti, emendamenti che in parte ho già illustrato, ma su cui entrerò più nello specifico al momento dell'esame dell'articolato.

Dalle ore 20:17 assume la Presidenza la vicepresidente Petey.

Petey (Presidente) - La parola al consigliere Sorbara.

Sorbara (FI) - Presidente, colleghi e Consiglieri, non entrerò nel dettaglio della modifica e non entrerò sugli aspetti degli organi, tratterò un tema che per me è fondamentale, è quello che mi piacerebbe che questo Osservatorio potesse portare ed è il tema che anche chi mi ha preceduto ha citato più volte: il tema della prevenzione; in particolar modo il rapporto tra legalità e giovani.

Quando parliamo di criminalità organizzata, quando parliamo di mafie, corruzione, illegalità, rischiamo a volte di immaginare fenomeni lontani dalla vita quotidiana delle persone, ma la cultura della legalità, secondo me, nasce molto prima: nasce dai piccoli gesti, nasce da un ragazzo che decide di rispettare un compagno invece che umiliarlo, nasce da chi sceglie di non girarsi dall'altra parte davanti a un episodio di bullismo, nasce dal rispetto di una regola in classe, nello sport, nella strada e nella comunità, nasce dal comprendere che anche ciò che sembra piccolo costruisce il modo e il modo migliore per essere cittadini, perché nessuno nasce con una cultura dell'illegalità, si costruisce passo dopo passo, quando iniziamo ad accettare l'idea che una regola possa sempre essere aggirata, quando pensiamo che la scorciatoia sia più semplice e sia quella che ci darà un risultato migliore o che ci dia il risultato più intelligente ma è solo, secondo me, sinonimo di debolezza. La legalità non è soltanto dire no alla mafia, la legalità è dire no alla prepotenza, no all'indifferenza, no alla violenza delle parole, no all'odio che spesso oggi corre anche attraverso quel benedetto apparecchio che è il cellulare, no all'idea che il più forte possa schiacciare il più fragile. Oggi molti ragazzi vivono dentro nuove gabbie, la paura di non essere accettati, il giudizio degli altri, la pressione dei social, il bisogno di apparire sempre perfetti e allora educare alla legalità significa anche educare alla libertà, perché una persona veramente libera non è quella che fa tutto ciò che vuole, ma quella che comprende il valore delle proprie scelte. Un messaggio scritto sui social può ferire, una parola può distruggere, un gesto di esclusione può lasciare cicatrici profonde, ma allo stesso modo una parola positiva può aiutare, un gesto di coraggio può cambiare una situazione, una scelta giusta può diventare un esempio, un complimento, una gentilezza: ecco perché considero fondamentale che l'Osservatorio entri nelle scuole, incontri i ragazzi, ascolti le loro difficoltà. La legalità non si insegna solo con i libri, si insegna con le testimonianze, con gli esempi, con le esperienze. Dobbiamo far capire ai giovani che rispettare una regola non significa perdere libertà, significa proteggere la libertà di tutti.

La Costituzione, la convivenza civile, il rispetto dell'altro non sono concetti distanti, sono dentro ogni giornata, sono nello spogliatoio di una squadra, quando un compagno viene escluso, sono in una classe, quando qualcuno viene preso in giro, sono nella scelta di aiutare invece che giudicare, sono nel coraggio di chiedere scusa, sono nel coraggio di perdonare, sono nel coraggio di dire: ho sbagliato. La vera prevenzione è contro ogni forma di illegalità, inizia costruendo persone capaci di scegliere il bene quando nessuno le guarda. Per questo questa legge deve essere uno strumento vivo, non solo osservare i fenomeni criminali quando sono già cresciuti, ma piantare nei giovani quei semi di responsabilità, di rispetto e coraggio che impediscono alla cultura dell'illegalità di trovare spazio, perché la società del futuro non si costruisce soltanto combattendo chi sbaglia, si costruisce aiutando i nostri ragazzi a scegliere la strada giusta, standogli vicino, porgergli la mano. Non dobbiamo limitarci a organizzare qualche iniziativa occasionale, un convegno, una giornata della legalità o un momento simbolico che inizia e finisce, sicuramente sono momenti importanti, ma, secondo me, non sono sufficienti e non bastano. La vera sfida è costruire un percorso permanente, un investimento educativo continuo che accompagni i nostri ragazzi nella crescita. L'educazione alla legalità non può arrivare solo quando emerge un problema, non può arrivare quando il ragazzo ha già sbagliato, quando una fragilità è già diventata disagio, quando una situazione è già degenerata, deve partire molto prima, deve partire dal basso, deve partire dai piccoli gesti quotidiani. Dobbiamo stare attenti anche a non mettere etichette ai giovani: il ragazzo difficile, il ragazzo problematico, è il ragazzo che ha sbagliato. Le etichette spesso diventano le vere gabbie e una comunità educativa ha il dovere di aprire quelle gabbie, non di chiuderle ancora di più. Un giovane non è un errore, un giovane è una possibilità, è un futuro ed è proprio lì che una società deve investire: sulla possibilità di crescere, cambiare, capire e scegliere. La cultura della legalità deve entrare nella normalità della vita dei ragazzi, nella scuola, nello sport, nelle associazioni, nei luoghi di aggregazione e nei quartieri, perché rispettare una regola durante una partita, rispettare un compagno più fragile, assumersi la responsabilità di una scelta, riconoscere un errore e provare a ripararlo sono già, secondo me, lezioni di legalità. Prima ancora delle grandi battaglie contro la criminalità organizzata, esiste una battaglia quotidiana: costruire giovani e cittadini consapevoli. Una comunità che investe sui giovani non sta facendo soltanto politiche giovanili, sta facendo prevenzione, sta facendo sicurezza, sta costruendo il futuro. Per questo credo che l'Osservatorio debba diventare non solo un luogo dove raccogliere dati e analizzare fenomeni, ma un motore permanente di cultura, capace di creare percorsi continuativi con scuole, Università, associazioni, famiglie e mondo dello sport, perché il contrario dell'illegalità non è solo la legalità, è l'educazione, è dare strumenti e far sentire ogni ragazzo parte di una comunità che crede in lui.

C'è poi un ultimo tema: il valore delle parole. Viviamo in un tempo in cui una frase scritta in pochi secondi, un commento pubblicato sui social, un giudizio espresso senza conoscere una storia possono segnare profondamente la vita di una persona. La parola può costruire, ma può anche distruggere e anche questa è educazione alla legalità, perché la legalità non riguarda soltanto il rispetto di un codice di una legge, riguarda il modo in cui guardiamo l'altro, il modo in cui lo trattiamo, il rispetto della sua dignità, come lo guardiamo e come lo giudichiamo. Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi che dietro uno schermo non c'è un profilo, dietro una scritta c'è sempre una persona, ci sono emozioni, fragilità, famiglie, storie che spesso non conosciamo. Oggi assistiamo troppo spesso alla cultura del giudizio immediato, alla condanna pubblica, alla gogna mediatica, dove una persona rischia di essere definita per sempre da un momento, da un'accusa, da un errore o da una difficoltà, ma una società fondata sulla giustizia non può vivere sulla logica dell'etichetta. Non possiamo ridurre una persona alla pagina più difficile della sua vita, vale per un ragazzo che sbaglia, vale per chi attraversa un momento di fragilità, vale per ogni cittadino, perché una comunità davvero giusta deve saper distinguere la responsabilità e la distruzione della persona.

La responsabilità serve a crescere, la gogna serve soltanto a escludere e, secondo me, il perdono serve a educare ed è proprio ai giovani che dobbiamo insegnare questo equilibrio, il coraggio della verità, il rispetto delle regole, ma anche il rispetto dell'essere umano, il rispetto di avere il coraggio di dire: ho sbagliato e il rispetto, come ho detto prima, di dire: "Forse ti tengo la mano".

Per questo l'educazione alla legalità deve comprendere anche l'educazione all'utilizzo delle parole, della comunicazione e degli strumenti digitali, perché prima delle grandi illegalità esistono spesso piccole mancanze di rispetto che abbiamo imparato ad accettare.

Guardiamoci intorno noi adulti e vediamo tutte queste piccole illegalità. L'insulto, l'umiliazione, la derisione, l'indifferenza, il sorridere quando uno parla prendono in giro facendo finta che l'altro non se ne accorga e da lì dobbiamo partire, dobbiamo partire dalla scuola, dalle famiglie, dallo sport, dai luoghi dove i ragazzi crescono, perché costruire legalità significa prima di tutto costruire umanità.

Président - La parole au conseiller Aggravi.

Aggravi (CA) - Prima di dire qualche parola sul tema e soprattutto cercare di argomentare alcune scelte, anzi, ne approfitto per ringraziare i due relatori, in particolare, soprattutto in questa sede, anche il relatore di minoranza perché mi ha permesso di fare un ragionamento complessivo e utilizzerò la sua relazione come traccia perché è un'analisi sicuramente utile. Mi si consenta soltanto di dire, visto che alcuni colleghi anche questa volta mi hanno detto: "Benvenuto nei banchi qua sotto", che io so che forse è anomala questa cosa rispetto al passato, però io sicuramente ho l'onore e l'onere di presiedere quest'Aula, ma prima di tutto sono un Consigliere e quindi, se c'è da fare il mestiere del Consigliere, bisogna farlo in questi banchi, quindi ben volentieri, ogni volta che riterrò opportuno, o come in questo caso volenti o no bisogna fare il proprio mestiere, lo farò da questi banchi, quindi non è una cosa anomala, forse magari altri che non sono mai scesi devono dire e giustificare qualcosa. Magari lo farò a volte con un piglio un po' professorale, come mi ha detto il consigliere Guichardaz l'altra volta, le chiedo scusa e vi chiedo scusa, ma, siccome mi appassiono su certi temi, a volte mi capita, non ho un buon carattere, ahimè, per chi mi sta vicino.

Ringrazio quindi i colleghi che hanno contribuito, sia con la relazione di minoranza, sia anche con gli emendamenti, sia in Commissione, sia oggi al dibattito e all'analisi, che sicuramente poteva essere più approfondita, più condivisa e tutta una serie di passaggi potevano essere fatti diversamente, però diciamo che è un po' insito nella genesi di questa struttura, di questo organismo che il Consiglio si è dato, perché anche comunque nella scorsa legislatura, per quanto, per carità, io membro di un gruppo che era anche espressione all'epoca dei firmatari della proposta di legge originaria, a malincuore, e alcune cose non le condividevo, ma, laddove c'è ovviamente l'ordine di scuderia e soprattutto la necessità di dare il proprio apporto… la legge fu votata, seppur con alcuni distinguo, soprattutto interni.

Il primo passaggio che vorrei fare è un passaggio di modello, ovvero sono stati citati tutta una serie di "Osservatori", però quelli che chiamiamo Osservatori in ogni realtà hanno una natura un po' diversa. Il nostro aveva una natura ulteriormente diversa, ci sono delle Consulte, ci sono degli Osservatori dei Comitati, ci sono delle Commissioni speciali, ogni Regione si è data una sua struttura e, anzi, in alcune realtà ce ne sono anche più di una e vado soprattutto su alcune che ho approfondito di più che vengono citate sia nella relazione di minoranza e spesso sono state anche citate: ad esempio, il Veneto, che non ha un organo politico, non ha dei politici, è un organo chiamiamolo tecnico, vengono nominati dei soggetti totalmente tecnici, come anche quella del Lazio, dove però faccio notare che, ad esempio, la documentazione sul sito Internet si ferma al 2022. Quello quindi che mi sento di dire è che non è che ovunque le cose vanno bene e qui invece si sta cercando di creare delle storture, ma poi ci tornerò, lo dico senza polemica. L'Umbria ha varie componenti, una in particolare, il focus in particolare dell'Osservatorio o come si chiama la Commissione, ad esempio, è molto calibrata sulla parte dell'usura, probabilmente in quel territorio c'era la necessità di fare questo focus. Un esempio citato che prendo a spunto e, secondo me, potrà essere utile rispetto anche alle analisi che un Osservatorio si deve fare è quello della Liguria. Nella Liguria c'è una forte componente che riguarda anche la sicurezza, chiamiamola quella spicciola, magari quella che è meno interessante perché non parla di grandi organizzazioni criminali, di grandi operazioni di riciclaggio, ma che fa parte di quell'alveo dei cosiddetti "reati presupposto", perché dietro alla linfa vitale di una grande organizzazione c'è una serie di piccoli reati presupposto. Qualcuno, giustamente, perché in questo periodo va di moda il tema del riciclaggio o, meglio, dell'antiriciclaggio… non si può fare il riciclaggio se non ci sono i reati presupposto che partono sempre… e lo dico anche un po' con cognizione di causa visto che ho fatto nella mia seppur modesta esperienza lavorativa il responsabile antiriciclaggio, so cos'è una SOS, so cosa sono tutta una serie di segnalazioni e so soprattutto che cosa c'è dietro al lavoro di analisi di determinati fenomeni, che partono sempre da un principio: c'è un'azione coercitiva, violenta prima ancora che il denaro, sennò non si crea la provvista, che poi deve essere pulita e ho semplificato un fenomeno estremamente complesso.

Dal punto di vista quindi del modello, il nostro è un modello davvero diverso, è un modello che non si è dato questo Ufficio di Presidenza, che non si è dato questo Presidente, lo abbiamo ereditato, perché il modello è stato creato dal precedente Ufficio di Presidenza e, in particolare, dal precedente Presidente. Siamo partiti dalla prima analisi da che cosa? Dal tentativo di cercare di uniformare a una best practice - una buona pratica per chi non ama particolarmente l'inglese -, che è quella dello schema tipo - e l'ha detto anche la relatrice di maggioranza - della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative. Addirittura in quel caso ci sono anche dei componenti variegati, c'è anche il rappresentante della Conferenza episcopale italiana locale nello schema tipo, quindi di tutto e un po'. Si è cercato quindi di partire da un modello che fosse assimilabile al nostro, che si potesse replicare, da cui soprattutto si potesse fare anche tesoro e, ripeto, le relazioni che sono state citate del precedente Osservatorio, perché le relazioni prima di tutto sono dell'Osservatorio, non del Comitato tecnico e poi sicuramente il Comitato tecnico ha fatto un ottimo lavoro, in particolare nell'ultima relazione, io devo dire che c'è un'analisi molto, molto puntuale, forse un po' meno, però c'è stato un lavoro vero e proprio dell'Osservatorio, ma ci torno su questo passaggio.

Dobbiamo anche capirci rispetto al modello che cosa sia il Comitato tecnico, perché in alcuni passaggi il Comitato tecnico sembra un organo di controllo dell'attività dell'Osservatorio, allora mi viene da dire: "Perché creare un Osservatorio dove c'è una componente politica e una componente terza?". Non la definisco perché poi dentro il termine civico datoriale possiamo divertirci ulteriormente. Il Comitato tecnico quindi non è un organo di controllo e soprattutto, se volevamo un organo totalmente tecnico, prendevamo un modello che non era quello che ci si è dati e che, ripeto, non è il modello che ha creato Stefano Aggravi o l'Ufficio di Presidenza. Il Comitato tecnico è un organismo di formazione? Perché si è detto che giustamente il supporto del Comitato tecnico è stato importante dal punto di vista formativo. È vero, allora qual è la funzione del Comitato tecnico? Un fornitore di funzione, un organo di garanzia, un organo di controllo? Dobbiamo un attimo capirci, perché sicuramente la formazione è stata fatta, non vado su altri passaggi perché lo dice lo stesso relatore di minoranza, parla giustamente della Regione Lombardia, del caso del Veneto dove si citano appunto il titolo gratuito, il titolo onorifico dei membri, ma non entriamo su queste cose perché di pecunia spesso si muore, quindi lasciamo perdere. Questo però è un tema non banale, perché non è una formazione che è stata fatta gratis et amore dei, qualsiasi ente di formazione giustamente deve essere pagato, giustamente lo avete sottolineato anche voi, è un po' una stortura che ci sia un nome in legge, che indica i membri del Comitato tecnico su cui, ripeto, nulla quaestio e non voglio questionare, però è un po' anomalo che poi sia lo stesso ente che, di fatto, dà la formazione, è una cosa un po' anomala, sicuramente è una questione da considerare.

Sul tema della terzietà, capiamoci, i politici non sono mai terzi, è giusto, ognuno ha la sua parte, allora ci dobbiamo capire perché non è che i membri delle minoranze e lo dico orgogliosamente da uno che di minoranza comunque ne ha fatta, non è che è super partes e i membri di maggioranza o i membri di Governo non lo sono e spesso anche alcune componenti di determinati organi, come anche quelli dell'Osservatorio, non è detto che siano proprio terzi, perché spesso magari cambia label, cambia la figurina, però la terzietà purtroppo sta in ognuno di noi nel comportamento che abbiamo, quindi vedere una parte cattiva che non è terza rispetto ad altra… beh, insomma, capiamoci e organizziamoci. Tra l'altro, la scelta di inserire nel testo di legge anche il meccanismo di sorteggio per la definizione e l'individuazione di alcuni membri è una necessità e qui l'esperienza c'è stata e non c'è solo in questo organismo, cercheremo anche di rappresentarne un altro che poi a un certo punto ci sono delle componenti che sono così terze che non si mettono d'accordo tra di loro e quindi dobbiamo in qualche modo cercare di trovare una soluzione di efficienza, perché sennò poi ovviamente non si può partire.

Sul tema della subordinazione una critica che viene fatta è che l'Osservatorio diventa improvvisamente subordinato alla figura del Presidente del Consiglio, che è quello che lo presiede e che, ripeto, la legge non l'ho scritta io, la legge 1/2022, dove ci sono altri "membri" politici e soprattutto bisogna passare dall'Ufficio di Presidenza per quello che riguarda poi l'attuazione delle attività che vengono fatte. L'Osservatorio non è un organismo autonomo dal punto di vista funzionale e amministrativo e in questa legge almeno si scrive che bisogna darsi un programma che deve essere presentato all'Ufficio di Presidenza. È vero, può sembrare strano, è sembrato strano anche a me, però oggettivamente chi presiede l'Osservatorio è anche il Presidente dell'Ufficio di Presidenza. Tra l'altro, un altro componente dell'Ufficio di Presidenza potenzialmente è membro dell'Osservatorio, quindi il tema della subordinazione o della mancanza di terzietà perché definiamo una programmazione, definiamo soprattutto che l'Ufficio di Presidenza vada a deliberare le attività dell'Osservatorio abbiate pazienza ma è una necessità amministrativa, perché qualcuno deve deciderlo, non è l'Osservatorio che delibera domani mattina l'organizzazione di un corso di formazione, dà l'input ma poi è l'Ufficio di Presidenza, con le procedure definite da leggi che stanno al di sopra di noi, di andare appunto a stanziare i relativi finanziamenti.

Sul tema della continuità io mi stupisco un po' o, meglio, quando sono arrivato, rispetto alle informazioni che erano in mio possesso nel momento in cui non ero nell'Ufficio di Presidenza e non avevo contezza di tutto… pensavo di trovare una storicità, un materiale, quegli strumenti operativi che sono stati definiti e io ingenuamente pensavo: "Magari sono delle checklist modello GAFI o sono anche delle linee guida da adottare o quant'altro". Purtroppo invece quello che ho trovato sono state sicuramente le relazioni che tutti voi e tutte le persone che vanno sul sito Internet possono trovare, ma io altro non ho trovato e con mio grande stupore non ho trovato una struttura del Consiglio, che sì, quella può dare continuità perché lo sappiamo: i politici e gli amministratori passano, il funzionariato resta e questo penso che il relatore di minoranza lo sappia più di chiunque altro… e io lì mi sarei aspettato una continuità non solo dell'azione, ma dell'analisi del lavoro, invece ho scoperto qualcosa che mi ha stupito, perché, se poi il rapporto di continuità sta tra il Presidente e dei soggetti sicuramente bravissimi, ma che poi prima o poi decadono, allora dove sta la storicità? Dove sta la continuità di analisi? Manca qualcosa e su quello si vuole investire, su quello si vuole cercare di definire quella struttura che non si è trovata. Questo è un tema non banale.

Così come sul tema dei pareri. Mi viene da dire, ma lo faccio en passant perché giustamente è stato sottolineato ed è stato detto, ma allora tutto il lavoro che sta facendo o che fa il Comitato paritetico di valutazione delle politiche è terzo? È indipendente? Ci sono dei Consiglieri al suo interno e anche in questo caso il modello non l'abbiamo definito noi, quello che abbiamo cercato è stato di allineare le funzioni che sono dello schema tipo, ripeto, della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative proprio per cercare di dare un'uniformità rispetto a un modello consolidato nel bene o nel male, poi sicuramente si potevano trovare degli spunti di mediazione, in parte informalmente ci si è anche provato e, anzi, ringrazio i colleghi che si sono dati disponibili, però sappiamo la vita a volte purtroppo va così e quindi cercheremo di rifarci poi nel continuo, mettiamola così, però tanto è. A livello, ripeto, di modello… è soprattutto a partire dal modello che il tema non torna.

Quello quindi che noi abbiamo cercato di fare è sicuramente in alcuni passaggi cercare di fare un aggiornamento, di mettere in linea la nostra legge rispetto a quello che è uno schema tipo consolidato e definito a livello nazionale, ripeto, con tutto un sottobosco di Comitati, Commissioni, Osservatori molto complessi e anche molto dedicati alle realtà che li riguardano e soprattutto anche il tema di alcuni emendamenti su cui non si è trovata soprattutto una convergenza, spero almeno che sia riconosciuto comunque il fatto che una volontà di analisi e di confronto c'è stata su alcuni temi.

Mi permetto soltanto di fare due considerazioni sugli emendamenti del gruppo AVS per quello che riguarda l'inserimento di un membro dedicato delle associazioni ambientaliste operative sul territorio regionale. Prima la collega ha detto: "Ci sono gli Assessori e potenziano la componente politica". Ricordiamo sempre che nella formulazione c'è la possibilità che gli Assessori nominino anche un delegato, perché un'anomalia che c'era era che, ad esempio, il Tavolo della legalità faceva un suo percorso e l'Osservatorio ne faceva un altro e su questo l'emendamento presentato dai colleghi, se non erro, il secondo… il fatto di non aver messo in legge la definizione del Tavolo tecnico permanente legalità e intergenerazionalità è semplice, un Tavolo definito con delibera di Giunta non può essere messo in legge perché ovviamente nella gerarchia delle fonti sono due cose diverse. Gli altri, giustamente, sono emendamenti che reintroducono il Comitato tecnico e va da sé.

Per cercare di rispondere soprattutto alle sollecitazioni e alle domande che sono state poste dal relatore di minoranza, ma dico in generale comunque da chi non voterà questa proposta di legge, non si parli di maggioranza perché probabilmente, me lo auguro perché sennò non capirei alcune cose, ci sono anche delle componenti che non sono necessariamente di maggioranza, che non solo hanno firmato questa legge ma la sostengono, quindi non è una legge di maggioranza, questo va specificato.

In conclusione, perché non voglio andare oltre e lasciare anche ai colleghi intervenire e integrare magari quello che ho detto, mi consentiranno una battuta: non vorrei che poi alla fine il vero problema è che il Presidente di questo Osservatorio non piace più, magari quello di prima piaceva di più e quindi può anche darsi, sicuramente io non sono così ferrato in certe tematiche, però non è che questo modello l'ho inventato io o l'ha inventato questo Ufficio di Presidenza. Sicuramente il tentativo di fare delle modifiche può non essere perfetto, ma non è che quello che abbiamo trovato era il massimo e soprattutto non è che da domani ci saranno meno presidi alla prevenzione di certi fenomeni, perché, grazie a Dio, ci sono prima di tutto dei presidi, che, anzi, dovranno essere sentiti dall'Osservatorio per comprendere qual è lo stato dell'arte e mi permetto di dire andando anche ad analizzare in maniera più puntuale i reati presupposto, perché, se non partiamo dal piccolo reato, che magari non fa notizia, ma che è l'inizio della linfa vitale di grandi organizzazioni, non risolveremo mai niente. Occorre mantenere una storicità e una continuità di analisi, secondo me, prima di tutto nella struttura consiliare, perché altrimenti passano i nominati, passano gli eletti e non si risolve nulla.

Presidente - La parola al consigliere Bellora.

Bellora (LEGA VDA) - Io vorrei riportare, visto che si è parlato a lungo di Comitato tecnico, proprio questo confronto sul piano strettamente tecnico giuridico e tecnico legato appunto alla mafia, non per altro, ma perché io qualcosina di mafia credo di intendermene, nel senso che sono stato l'unico avvocato valdostano che ha fatto il processo Minotauro a Torino, che è stato il primo grande processo di mafia nel Nord Italia, 183 imputati. Ho fatto numerosi processi di mafia sia da una parte, sia dall'altra, quindi sia dalla parte dell'imputato, sia dalla parte della parte civile, quindi credo di aver visto qualcosina e di avere forse qualche cognizione in materia. Non lo dico evidentemente perché io mi ritenga più bravo di altri: lo dico perché, quando hai studiato un fenomeno, magari hai anche la possibilità di parlarne con cognizione di causa. Su questo devo subito dare una risposta a livello di premessa e di metodo sia al relatore di minoranza, sia alla consigliera Minelli. Voglio che sia chiaro, io spesso sono polemico e sono anche aggressivo nel mio modo di pormi, lo so e lo riconosco, in questo caso io vorrei invece fare un discorso pacato e ragionato, perché credo che siano argomenti su cui vale la pena di approfondire le cose con calma.

Al relatore di minoranza vorrei dire che non sono assolutamente d'accordo con lui quando lui dice che questo non è un voto tecnico, ma è un voto politico. No, questo è un voto tecnico, cioè qui si tratta di fare un ragionamento appunto di tipo tecnico e non di tipo politico, per cui si tratta di analizzare il fenomeno mafioso e non di prendere delle posizioni, cosa che da uomo della strada e da spettatore era quello che avevo visto fare al precedente Comitato e al precedente Presidente del Consiglio, il quale ha già accennato il presidente Aggravi.

Dico anche che ha fatto molto bene la consigliera Minelli a dire che vuole una risposta da un membro dell'Ufficio di Presidenza, dai membri dell'Ufficio di Presidenza, perché evidentemente questa legge l'abbiamo scritta noi e ci mettiamo molto volentieri la faccia, perché le modifiche che abbiamo fatto, la non accettazione di alcuni emendamenti e vari passaggi sono passaggi dei quali credo tutti e cinque ci assumiamo le responsabilità, ma in ogni caso io me le assumo in prima persona.

Le premesse sono già state fin troppe, direi di entrare in medias res. Il problema grosso, secondo me, sul quale ci stiamo confrontando - ed è la tematica cardine, l'ho visto anche dagli interventi del relatore di minoranza e della consigliera Minelli, che ringrazio per il loro apporto - è il Comitato tecnico: Comitato tecnico sì, Comitato tecnico no.

Io vi dico in tutta convinzione, in tutta certezza che il Comitato tecnico è quanto di più inutile possa esistere e, se avevo dei dubbi, me li sono tolti ascoltando quel Signore in I Commissione, che ci è venuto a raccontare tutta una serie di cose, ma perché è inutile? Non perché io voglia fare polemica, non perché mi sia simpatico o antipatico Forleo o pinco o pallino, ma perché la mafia è un fenomeno, la mafia, la 'ndrangheta, Sacra Corona Unita, chiamiamola come vogliamo, è un fenomeno talmente variegato, talmente sfaccettato, talmente specializzato che rivolgersi a tre persone che sono buone per tutte le stagioni e, per risolvere qualunque problema, è prendere in giro la gente e prendere in giro sé stessi, è esattamente come un malato che va dal medico generico. Per le malattie ci vogliono gli specialisti e tre esperti, che poi vorrei capire anche di cosa, ma comunque tre esperti messi lì che ci dicono tutto, perché sono dei tuttologi che sanno tutto e ci risolvono tutto, servono a una cosa sola, scusatemi la franchezza: a spendere dei soldi inutilmente. Se uno ha una malattia, se uno ha un problema, va dallo specialista, non va dal medico generico e qui è la stessa cosa. La mafia ha mille sfaccettature: infiltrazioni negli appalti, infiltrazioni nel Casinò, visto che ne stavamo parlando, infiltrazioni nel mondo dell'economia, nel riciclaggio di denaro, nel mondo bancario, ovunque, ed evidentemente noi avremo bisogno…

(intervento di un Consigliere fuori microfono)

sì, anche, ci mancherebbe, ma tanto degli avvocati parlano male tutti fino a quando non ne hanno bisogno, quindi ci mancherebbe, infatti mi stupisce che ne parli male… ovviamente è una battuta, ci mancherebbe.

Se c'è un problema di infiltrazione mafiosa nel Casinò, non me ne faccio niente di uno dei tre esperti che ci vengono a spiegare come è fatta la mafia; andrò da un esperto di gioco d'azzardo, da una persona che è stato in passato amministratore di un Casinò. Se io ho un problema di riciclaggio di denaro, andrò da un commercialista, se io ho un problema di ecomafia, andrò da un esperto di materie di ambiente, di rifiuti se sarà un problema di rifiuti, di inquinamento se sarà un problema di inquinamento; se ho un problema di criminalità organizzata, andrò da un avvocato.

Alla fine, se vogliamo avere uno strumento tecnico che funziona, lo strumento migliore, secondo me, è quello che noi - ma non perché l'abbiamo studiato noi, ma perché magari prima di scrivere delle cose ci pensiamo anche un attimo - abbiamo proposto all'interno di questo disegno di legge, cioè delle consulenze mirate, specifiche per il caso concreto, anche perché il Comitato tecnico, come era previsto dall'emendamento proposto da AVS, come era previsto in precedenza, era un Comitato composto da tre membri pagati - perché a questo mondo non si fa nulla per nulla, mi pare evidente - o con un rimborso spese, la prima versione era pagati, poi si è parlato di rimborso spese, che è lì, sta lì, fa bella mostra di sé, che ci siano dieci problemi in un mese o che ci siano zero problemi in un anno loro sono sempre lì, pigliano sempre il loro stipendio e fanno quello che devono fare. Io credo che invece, appunto, il problema sia avere il professionista giusto nel momento in cui ne hai bisogno, quindi hai un problema e vai da quel tipo specifico di professionista: ecco perché mi piace molto lo schema che è stato elaborato in questo disegno di legge… Perderò un sacco di tempo a cercare le pagine, ma io ho l'abitudine di parlare a braccio e quindi … le ho trovate subito… l'articolo 5 che ci dice appunto che "possono essere conferiti incarichi di consulenza specialistica o stipulati contratti di appalto di servizi", quindi, attenzione, non è che andiamo a dare l'incarico all'amico dell'amico, abbiamo un problema di una discarica abusiva dietro alla quale secondo noi, o secondo qualcuno, si nasconde un problema di riciclaggio di denaro? Benissimo, andremo a cercare qualcuno che abbia una competenza specifica in questa materia e così via. Si dice al comma 2: "Gli incarichi e i contratti di cui al comma 1 sono finalizzati a fornire supporto tecnico, scientifico e metodologico in relazione a specifica attività di studio, analisi, monitoraggio e valutazione dell'Osservatorio". Questo, secondo me, è muoversi, permettetemelo, da professionisti e non da dilettanti, questo, secondo me, è fare un'attività antimafia seria e un'analisi seria e non propaganda e demagogia.

L'assegnazione a terzi delle specifiche attività di supporto di cui al presente articolo è comunque subordinata al preventivo accertamento dell'assenza all'interno del Consiglio regionale di professionalità idonea a svolgere specifiche attività richieste dall'Osservatorio, perché, insomma, i soldi pubblici non si buttano via, quindi alla fine io guardo se all'interno della mia struttura ho la professionalità adatta. Se ce l'ho, la interpellerò, magari poi, dopo averla interpellata, concluderò che questa persona non è adeguata e, se non ce l'ho, andrò a cercare il medico specialista per lo specifico sintomo, per la specifica malattia dalla quale ritengo che la mia Regione sia affetta.

Faccio un esempio banalissimo, è il primo che mi viene in mente: se si dovesse ragionare su un problema di infiltrazione mafiosa all'interno di un sistema finanziario, io credo che prima di… sicuramente non vado da un Comitato tecnico come quel Signore che è venuto in I Commissione a dirci una serie di cose assolutamente generiche, ma magari, prima di andare da uno specialista, vado da Stefano Aggravi e gli dico: "Senti, tu che hai questo tipo di esperienza come vedi questo fenomeno?". Magari me lo risolve o magari lui mi aiuta a individuare la persona adatta per andarlo a cercare e gli esempi si potrebbero moltiplicare. Questo io credo sia un modo serio di affrontare una problematica, perché sennò diventa veramente un po' un modo per creare - non mi piace usare questo termine, ma è solo per rendere l'idea - un carrozzone, cioè un carrozzone per cui si danno dei soldi a determinate persone, mi viene in mente quella famosa definizione che usò il grande Leonardo Sciascia in un articolo sul "Corriere della Sera" del 10 gennaio del 1987 quando parlò di professionisti dell'antimafia. Se vogliamo avere un Osservatorio serio su una problematica gravissima, perché parliamo di una problematica gravissima, cerchiamo di creare uno strumento che ci permetta di appoggiarci, di confrontarci con la persona giusta per il caso di fronte al quale ci troviamo, anche perché, lo ripeto, può succedere - e la storia della Valle d'Aosta ce l'insegna - che in un anno noi ci troviamo di fronte a cinque-sei casi seri, pensate a quella stagione in cui ha iniziato arrivare Egomnia, Geenna e avanti e credo che molti qua dentro se le ricordino e può esserci, vivaddio, lo voglia Iddio, come si suol dire, il periodo in cui magari non succede nulla. Attenzione, nel periodo in cui non succede nulla, nel periodo in cui non c'è nessun problema di infiltrazione, il Comitato tecnico sta sempre lì e noi continuiamo a pagarlo. Poi invece magari, nel momento in cui c'è un problema gravissimo di criminalità iper specifica, per esempio, di infiltrazione nel Casinò, magari nel Comitato tecnico abbiamo tre persone che non hanno mai visto un Casinò neanche come giocatori: questo è il grosso problema del Comitato tecnico ed è per questo che io ritengo che questo sia un disegno di legge prima di tutto serio, perché appunto affronta un problema nel momento in cui si presenta e lo affronta andando a cercare una specializzazione adatta appunto a quel tipo di problematica e poi abbiamo comunque la scelta tra - l'ho detto prima - i medici generici oppure un numero astrattamente infinito di specialisti.

Io credo che questo sia un modo serio di affrontare il problema, un modo specifico e un modo appunto tecnicamente corretto, perché, lo ripeto, se c'è una cosa che ho imparato nei processi di mafia che ho fatto… e, ripeto, io Minotauro l'ho fatto nel 2010 o 2011, anzi, per la precisione dal 2011 al 2013 e Minotauro è stato un evento epocale per la giurisprudenza italiana, mi veniva da dire del Nord Italia, ma in realtà è italiana, è stato il più grande - e forse lo è ancora tutt'oggi - processo di 'ndrangheta del Nord Italia: 183 imputati, parti civili, naturalmente l'immancabile Libera, c'era un po' di tutto. Io ricordo quel processo, c'erano cinque Pubblici Ministeri che si alternavano e ciascuno aveva uno specifico settore e noi vogliamo pensare di affrontare seriamente una problematica mafiosa con tre esperti che ci vengono a raccontare quant'è brutta la mafia? Cerchiamo di essere seri e di fare le cose bene, perché sennò diventa veramente l'ennesimo modo per spendere del denaro pubblico in maniera completamente inutile e in maniera completamente discriminata. Se c'è una cosa che ho imparato facendo Minotauro, che è stato per me sicuramente uno dei processi più importanti che ho fatto, in materia mafiosa il più importante, ma anche facendone altri, Geenna, Egomnia e avanti, è proprio che la mafia è spaventosamente più avanti rispetto alle persone che cercano di inseguirla.

Mi viene in mente il paragone che si fa con il doping nel ciclismo, per cui la ricerca è quasi più volta a individuare strumenti che rendono impossibile il rinvenimento del doping rispetto a trovare strumenti dopanti. Qui è la stessa cosa, quindi lasciamo stare i tuttologi, andiamo a cercare dei professionisti seri e, se vogliamo fare uno strumento che abbia un'attività seria di osservazione sulla mafia, affidiamoci a dei professionisti e non a degli esperti di tutto che, in realtà, sono esperti di niente.

Aggiungo solo un ultimo passaggio, che, secondo me, è importante e sviluppo un accenno che ha fatto il Presidente Aggravi che mi trova spaventosamente d'accordo e cioè il fatto che il Comitato tecnico finisce per essere un doppione dell'Osservatorio o, meglio, finisce per essere l'Osservatorio dell'Osservatorio, il controllore del controllore in un gioco di scatole cinese o di matrioske che veramente mi sembra totalmente inadeguato rispetto alla finalità che invece dovrebbe porsi uno strumento come l'Osservatorio.

Avrete capito quindi che uno dei principali avversari del Comitato tecnico sono stato io, ma mi ha fatto molto piacere trovare la ricettività di tutto l'Ufficio di Presidenza, perché, lo ripeto, ci mettiamo tutti e cinque la faccia, come è giusto che sia, anche perché tutte le scelte sono state prese all'unanimità, io credo che togliere il Comitato tecnico e prevedere un servizio vogliamo chiamarlo a chiamata, vogliamo chiamarlo a bisogno? Chiamiamolo specialistico, mi piace di più, prendere appunto degli specialisti individuati caso per caso sia un modo di avere una modalità di affrontare il fenomeno mafioso seria, efficace e che non spreca denaro.

Presidente - La parola al consigliere Lattanzi.

Lattanzi (FdI) - Io mi scuso con l'Aula se riporterò il dibattito da inesperto di mafia perché quale io sono e da collega Consigliere che ha l'onore di essere nell'Ufficio di Presidenza e che ha dovuto mettere mano alla riforma di una legge, che, come diceva il Presidente, esisteva e aveva la sua storia.

Rifacendomi alla relazione della vicepresidente Petey, noi abbiamo modificato un testo vigente partendo da un'analisi di quello che c'era; il Presidente ha già avuto modo di dire… e lo ringrazio perché devo dire che l'apporto del presidente Aggravi è stato determinante nell'analisi, nella costruzione di questa legge, perché ha avuto la voglia, la passione e la professionalità di portare in Ufficio di Presidenza le esperienze delle altre Regioni, degli altri Osservatori per farci comprendere meglio che cosa poteva essere più utile modificare in questa legge.

Vorrei partire da quello che noi non abbiamo modificato, questo perché ho sentito nelle parole del relatore di minoranza, il collega Centoz, una preoccupazione di tipo tecnica, oggettiva, un'ispirazione, una convinzione tecnica, che fosse necessaria una certa forma di assetto del Comitato dell'Osservatorio e ho sentito nelle parole della collega Minelli invece più una preoccupazione diciamo così, mi permetta, magari sbaglio il termine, emotiva politica, più politica che tecnica.

Noi quello che non abbiamo cambiato sono le finalità dell'Osservatorio, sulle quali invece noi ci siamo lungamente confrontati, perché è da lì che siamo partiti e le finalità sono rimaste esattamente, anche in questo disegno di legge, quelle che erano state prescritte. L'Osservatorio è e rimane un organismo di supporto della Regione in materia di conoscenza e monitoraggio dei fenomeni mafiosi, l'Osservatorio verifica l'attuazione del livello regionale della normativa, raccoglie, analizza e mette a disposizione la documentazione libera da vincoli di riservatezza e/o segretezza, analizza le principali cause di fenomeni di infiltrazioni mafiose, promuove i seminari tematici, definisce annualmente le linee prioritarie delle politiche regionali, formula materie, è un vero e proprio organo consultivo a cui ogni singolo Consigliere può rivolgersi in qualunque istante della legislatura. Mi permetterete di sottolineare questi aspetti prettamente politici, ma che credo che per tutti noi siano importanti e fondamentali.

Poi c'è l'aspetto delle "nomine" e qui si è scelto, come è stato detto dal Presidente e spiegato il perché e, come è stato detto dalla collega vicepresidente Petey, è stato spiegato il perché e in forma anche più tecnica dal collega Bellora è stato spiegato il perché… sì, abbiamo fatto la scelta di utilizzare il Comitato tecnico di volta in volta più adatto a quelli che saranno i bisogni dell'Osservatorio, però, guardate, le leggi non sono per sempre, quindi noi fra un anno, a settembre, riceveremo la prima relazione dell'Osservatorio che sarà a disposizione di tutto il Consiglio e avremo modo di confrontarci sul lavoro che l'Osservatorio avrà fatto. Possiamo subito lanciare un auspicio che sia migliore di quello che non abbiamo trovato, perché sinceramente, da semplice Consigliere, è stato complicato cercare qualcosa che potesse aiutarci, se non la memoria storica di chi c'era, sul comprendere qual è stato poi il ruolo di questo Osservatorio in questi tre anni: questo è stato il tema, è stato complicato.

Convegni, didattica, il collega Sorbara diceva l'attenzione alle scuole, ai seminari, alla cultura della legalità. Poco… almeno forse hanno fatto tanto ma hanno lasciato poca traccia e credo che da oggi invece quest'Osservatorio potrà avere un nuovo slancio, non Presidente-centrico, perché possiamo riconoscere tante qualità al presidente Aggravi, ma non quello dell'accentratore, perché ha sempre voluto condividere anche con l'Ufficio di Presidenza le riflessioni mettendole sul tavolo, è stato un convinto mediatore, posso confermarvelo, della modifica che voi proponevate, nel senso che l'ha messa a disposizione di tutti, senza in nessun modo esporre la propria tesi, se non alla fine, quando ci siamo convinti tutti che fosse più giusto scegliere la strada degli specialisti, uso questo termine, Corrado permettimi, invece che il generico, è stata una scelta. È buona? Lo vedremo il 30 settembre del prossimo anno quando avremo dei documenti in mano da politici e da eletti non specialisti della mafia e forse, per fortuna, potremmo metterci intorno a un tavolo e ragionare su quello che ha funzionato in termini consuntivi, formativi, di analisi e di supporto all'attività della politica, perché questa è la finalità, non è un organo ispettivo, ci sono altri organi che sono adibiti alla repressione e alle indagini sulla criminalità organizzata. Certo, poi se volessimo fare una battuta… no, non la faccio.

Vi ringrazio per l'attenzione e vi posso solo dire, da partecipante dell'Ufficio di Presidenza, che il lavoro che è stato svolto su questo e ringrazio anche gli uffici che hanno in qualche modo dato la possibilità a noi, alla dottoressa Perrin, alla Menzio, che hanno dato a noi anche la possibilità di avere un minimo di storicità, perché alla richiesta delle informazioni ci hanno dato quello che avevano, quindi grazie anche agli uffici che ci hanno permesso di redigere questa legge che ha tutto lo spazio per essere anche migliorata se volete fra un anno. Noi siamo disponibili, l'Ufficio di Presidenza è credo ben rappresentato in maggioranza e in opposizione.

Peraltro io annuncio che, in qualità di Vicepresidente, abbiamo fatto mettere anche l'opportunità della delega a Consiglieri di minoranza, io sono aperto a dare anche la delega a Consiglieri di minoranza che non siano prettamente del mio partito, quindi, per quanto mi riguarda, troverò utile che anche altri colleghi della minoranza possano eventualmente partecipare all'Osservatorio, se me lo richiedono, se lo ritengono opportuno, sennò io ci sarò.

Dalle ore 21:16 riassume la Presidenza il presidente Aggravi.

Aggravi (Presidente) - Ha chiesto la parola il collega Centoz.

Centoz (PD-FP) - Grazie, consigliere Aggravi… no, scusi, adesso si è messo su, quindi è presidente…

Presidente - Sempre Consigliere rimango.

Centoz (PD-FP) - …perché adesso questo ping-pong diventa difficile da capire, questa suddivisione diventa poi difficile da capire perché uno rischia… Giustamente lei si sposta giù per rispondere, è corretto e mi sembra corretto, però poi uno rischia di perdere un po' di equilibrio che dovrebbe avere il Presidente, quindi mi sembra un fatto positivo, ma ha anche dei rischi lo spostarsi per venire a rispondere, però, se lei è in grado di gestire questi rischi, tanto di cappello.

Proverò un po' a rispondere, ho cercato di prendere appunti, partendo dal collega Bellora, perché credo che abbia fatto l'intervento che io ho condiviso il meno possibile di tutti gli interventi che sono intervenuti. Mi dispiace però…

(intervento del consigliere Bellora fuori microfono)

…lei giustamente dice: "Non vogliamo un Comitato tecnico di tuttologi, vogliamo degli esperti".

La prima domanda è se ha letto il curriculum di quelli che erano i componenti del Comitato tecnico, perché non sono proprio gli uscieri usciti qui da qualche parte o delle persone che non si sono mai occupate di mafia, quindi la prima domanda è: ha letto il curriculum degli esperti?

Seconda domanda: non c'è scritto da nessuna parte che i componenti dell'Ufficio tecnico debbono essere dei tuttologi. Se vogliamo che i componenti dell'Ufficio tecnico siano esperti di ecomafie, prenderemo nell'avviso che si farà per scegliere i componenti del Comitato tecnico degli esperti di ecomafie; se vogliamo un Comitato tecnico che abbia delle competenze sull'usura, prenderemo degli esperti che fanno parte del Comitato tecnico che si occupano di usura. Se non vogliamo questo, potremmo individuare degli esperti, ma così facendo io credo che perderemmo la funzione del Comitato tecnico, che è una funzione di visione di sistema, non di visione specialistica e nulla impedisce che al Comitato tecnico venga affiancata una consulenza specialistica per un problema specifico, non sta scritto da nessuna parte che bisogna togliere uno per mettere l'altro. Ci può stare un Comitato tecnico che per un caso specifico si avvale di una consulenza specifica perché il tema è particolarmente complicato. Non solo, se noi adottiamo il modello della consulenza, e l'ha detto lei prima, significa che noi sappiamo già che cosa andare a cercare, non facciamo un monitoraggio, ci occupiamo di ecomafie. E il resto? Partiamo già sapendo che cosa vogliamo andare a cercare, non facciamo un Osservatorio.

Torno a quello che diceva giustamente il Presidente, abbiamo scelto dei modelli, è vero, è corretto, avete scelto un modello che noi non condividiamo, quindi ci sta il ragionamento che abbiamo fatto. Io quindi, da questo punto di vista, ringrazio il Presidente perché almeno io ho percepito la sincera volontà di trovare una mediazione e ci siamo in qualche modo spesi per provare a trovare la mediazione, poi lo ha dichiarato abbastanza bene il collega Bellora, per lui - e immagino per la sua parte politica - il Comitato tecnico era buttare via i soldi, lo ha detto, stiamo parlando di 30 mila euro su un bilancio leggermente più grande, però la sostituzione del Comitato tecnico, che è appunto stabile e che fa un'operazione di monitoraggio, con delle consulenze che, tra l'altro, l'Osservatorio può attivare, quindi, se l'Osservatorio, che è in qualche modo aumentato della componente politica, decide di non attivare le consulenze specialistiche perché quella roba così non ci interessa, l'Osservatorio fa una scelta e giustamente, immagino, un percorso.

Se tu hai un Comitato tecnico, hai un presidio tecnico indipendente, perché il Presidente diceva - adesso vado un po' a memoria -: "Spesso i componenti della società civile sono - mi passi il termine - più politicizzati della politica", io l'ho letto in questi termini, però mi pare che la soluzione adottata sia di risolvere la politicizzazione indiretta con una maggiore politicizzazione diretta, cioè mettiamo un po' più di persone politiche con l'etichetta bene in vista che risolve il problema della politicizzazione indiretta, cioè di coloro che hanno l'etichetta di società civile ma che magari hanno tendenze un po' da una parte piuttosto che dall'altra. Non mi sembra la soluzione più corretta, noi avevamo proposto sì di inserire l'Assessore alle politiche sociali o l'Assessore all'istruzione perché riconosciamo che sono tematiche che hanno un impatto di un certo tipo, ma senza diritto di voto, per andare incontro alla giusta osservazione che lei aveva fatto, cioè che era necessario il coordinamento delle politiche pubbliche.

Al netto che il coordinamento delle politiche pubbliche sta in capo al Governo, non a un Osservatorio antimafia, però anche a voler giustamente prendere in considerazione quest'elemento, e io posso anche condividerlo, però ci sta un Assessore, ma a quel punto io avrei detto qualsiasi Assessore, cioè, se è l'Assessore all'ambiente, perché si parla di ecomafie, ci sta l'Assessore all'ambiente senza diritto di voto, viene, illustra la sua posizione sul tema delle discariche e giustamente fa una valutazione di coordinamento delle politiche pubbliche che gli competono, ma non vota, cioè non altera l'equilibrio che si è costruito sull'Osservatorio. Io credo che noi siamo qua a fare delle valutazioni su modelli, è stato detto, diversi sui quali noi abbiamo delle visioni diverse. Qui non si tratta di attivare delle consulenze specialistiche per il singolo caso: qui si tratta di fare un presidio tecnico che ha un compito diverso. Il Comitato tecnico non ha una funzione di controllo, non è che emette degli atti o ha delle attività da fare, fa delle consulenze tecniche, fine, e poi ci sta a monte l'Osservatorio, che è la governance di questo sistema ed è per questo che si è scelto quel modello.

Poi giustamente il Presidente dice: "Nelle altre Regioni ci sono Osservatori diversi e sono anche chiamati in maniera diversa e in qualche modo vogliamo uniformarci a quello che in qualche modo sono le buone pratiche nel resto".

Noi abbiamo fatto una scelta sulla base di quello che ha vissuto la Valle d'Aosta negli ultimi anni, più indietro e anche prima, di cui probabilmente il collega Bellora è molto più preparato di me, io non lo metto in dubbio, però all'epoca, nel 2022, è stata fatta una scelta di un certo tipo.

Oggi noi registriamo che questa scelta viene modificata, è legittima? Certo che è legittima, ci mancherebbe, noi siamo contrari a quest'impostazione e adesso abbiamo anche capito, con l'intervento del collega Bellora, perché giustamente i tentativi di mediazione poi non sono andati in porto, perché c'è legittimamente da parte di qualcuno la convinzione…

(intervento di un Consigliere fuori microfono)

no, ma io non è che voglio… giustamente il Presidente ha detto: "Non è una legge di maggioranza, è una legge che esce dall'Ufficio di Presidenza" e quindi io capisco che, siccome è una legge che esce dall'Ufficio di Presidenza, il tentativo del Presidente è stato quello di trovare l'unanimità in quest'aula, ma ovviamente, e avrei fatto lo stesso anch'io, la sua preoccupazione è stata quella di non rompere la maggioranza ampia che aveva costruito nell'Ufficio di Presidenza, ma mi sembra normale, io ho al suo posto avrei fatto lo stesso, quindi non è che ne faccio una colpa a nessuno? Registro semplicemente che ci sono posizioni oggettivamente diverse sulle quali oggi… Mi dispiace che queste posizioni così diverse non siano uscite in Commissione dove lì è il fulcro per provare a trovare delle mediazioni, non tanto in aula dove ormai le posizioni sono cristallizzate e trovare una mediazione diventa più difficile.

Presidente - Ha chiesto la parola la collega Minelli.

Minelli (AVS) - Io partirei da questo: "il Comitato tecnico è quanto di più inutile ci possa essere". Questa è la frase che sintetizza in qualche modo l'intervento del collega Bellora, perché lui stesso ha detto che la questione centrale è quella e lo ha definito in questo modo, cioè il Comitato tecnico, formato da persone di cui siamo andati a rivedere anche in queste settimane passate i curricula, è stato definito cosi, con grande sicumera, collega Bellora, secondo me con una superiorità altezzosa che le riconosciamo perché ce ne ha già dato più e più volte dimostrazione in quest'aula - e probabilmente andremo avanti così per quattro anni e mezzo, lei continuerà e noi continueremo a stupirci o a infastidirci, non importa -, però io mi chiedo come si possa dire che queste persone non abbiano nessuna competenza! Dico soltanto una cosa: il dottor Forleo è responsabile dell'Osservatorio parlamentare che monitora le attività di Camera e Senato in materia di prevenzione e contrasto alle mafie, stiamo parlando di quello che sta facendo in questo momento a Roma...

Mi sembra un po' esagerato, diciamo così, però è una sua opinione, lei ritiene che bisogna affidarsi a degli esperti. Forse allora non so se lei ha letto con attenzione l'emendamento che proponevamo proprio per quello che riguarda il Comitato tecnico, e ribadisco, l'ho già detto prima ma, a scanso di equivoci, ripeto, che la scelta nel 2022 di attribuire l'indicazione del Comitato tecnico all'Associazione Avviso pubblico l'avevamo contestata, l'avevo contestata e non ho manco votato quella legge. Qualcun altro, come il Presidente del Consiglio, ci ha detto che l'aveva votata, io no.

Che cosa chiediamo per l'emendamento che riguarda l'articolo 5? "Presso l'Osservatorio è istituito un Comitato tecnico, composto di tre membri, esperti nel settore del contrasto al crimine organizzato e della promozione della legalità, che assicurino indipendenza di giudizio e di azioni rispetto alla Pubblica Amministrazione e alle organizzazioni politiche, sindacali e di categoria. I componenti del Comitato tecnico sono nominati dall'Osservatorio entro otto giorni dal suo insediamento, tra i soggetti individuati mediante una procedura di valutazione comparativa, previa pubblicazione di un apposito avviso recante i requisiti di partecipazione, i criteri di valutazione dei titoli e delle esperienze professionali, le modalità e i termini per la presentazione delle candidature". Ora, se questo non è individuare degli esperti, io non so che cos'è! Io sto a quello che abbiamo scritto e a quello che credo che la lingua italiana in qualche modo ci garantisca, perché questo è scritto, poi si possono avere idee diverse, si può pensare che non serva a un tubo affidarsi a queste persone e che di volta in volta occorra affidarsi a degli esperti su questioni specifiche, ma nella legge mi sembra che ci sia anche un articolo che riguardi una collaborazione con l'Università, la possibilità di avere comunque delle consulenze, non viene meno tutto questo! Siamo evidentemente su posizioni diverse per quello che riguarda la visione dell'importanza o meno di un Comitato tecnico.

Le cose che lei ha detto dall'alto della sua esperienza anche professionale - e ci ha ricordato la sua partecipazione in una veste o nell'altra, da una parte o dall'altra nei vari processi - non possono di certo competere con le mie infime competenze -e non ne ho nessuna dal punto di vista giuridico-; forse ne ho qualcuna nell'ambito dei processi di educazione alla legalità, perché è una cosa che per 28 anni ho cercato di fare, ma è incommensurabilmente minore rispetto alla sua esperienza.!... Io credo però che, nel momento in cui si definiscono le caratteristiche che deve avere un Comitato tecnico con quello che abbiamo scritto, il fatto di avere degli esperti sia in qualche modo garantito. Mi dispiace quindi dover uscire poi oggi di qui con il dubbio - e non mi è stato tolto, me lo porto a casa ma sono affari miei - che l'opposizione a questa proposta non sia tanto nella sostanza, ma per il fatto che comunque siete partiti con un'idea e su quella qualcuno vuole rimanere, non si schioda.

Devo dare atto, anche perché lo avete detto voi che siete in Ufficio di Presidenza, quindi non è soltanto un'impressione che ho avuto io, che invece da parte di qualcun altro - mi riferisco al Presidente ma anche alla vicepresidente Petey - il tentativo di arrivare a una mediazione è stato fatto, e mi sembrava una cosa corretta.

Ha detto giustamente il collega Centoz, che era anche comprensibile che il Presidente non volesse spaccare l'unità dell'Ufficio di Presidenza, ci sta, però venire a dire che il Comitato tecnico, così come lo configuriamo nell'emendamento non garantisca il fatto di avere la qualifica di esperti… mi dispiace, non sta in piedi, collega Bellora! … ma gli esperti, se non sono competenti… c'è una procedura comparativa, ci sono dei requisiti che deve scrivere chi farà l'avviso o il bando, cioè quello che lei ha detto, collega Bellora, mi dispiace, da un punto di vista logico, non sta per niente in piedi, abbia pazienza ma per me è così!

Il collega Lattanzi dice: "Però non abbiamo cambiato le finalità" e meno male! Perché, se cambiavate anche le finalità, forse non costituivamo un organismo che si chiama Osservatorio contro le mafie o per la legalità, perché, se le finalità si vanno a cambiare, non so che cosa diventa, quindi mi sembra che saremmo andati completamente fuori dal seminato, anzi, penso che, per andare a cambiare quelle finalità, dovevate impegnarvi proprio tanto, facevate un esercizio di stile che non so dove vi avrebbe portati!!

Poi lei dice: "È meglio avere il Comitato tecnico di volta in volta più adatto" e qualcuno ha fatto anche un discorso sul fatto che si pagano queste persone, costano… qui ci sono 30 mila euro, a parità di numero di incontri, di consulenze, di cose fatte, io voglio poi vedere, se si chiederà il contributo di esperti, alla fine se ci sarà una grande differenza nell'impiego dei soldi, ma va bene, anche questa è un'altra questione.

Presidente Aggravi, lei ha detto alcune cose che sono, secondo me, anche da prendere un po' più in considerazione, mi permetto di dire così. Lei ha detto, riguardo anche a uno degli emendamenti che abbiamo presentato, in un tentativo anche di comprendere qualche esigenza, abbiamo messo nella lettera k), mi sembra, dell'articolo che definisce la composizione dell'Osservatorio, fra le associazioni anche la possibilità di contemplare un rappresentante delle associazioni, che però deve essere scelto nei due che fanno capo a tutte le varie associazioni. Le dico che, se questo punto fosse stato singolo, cioè, se si fosse votato su quel singolo emendamento, noi, in subordine al nostro, lo avremmo anche votato, purtroppo questo sarà all'interno di tutto l'articolo che riguarda la composizione e quindi non lo voteremo perché riteniamo che in questo modo che cosa succederà? Abbiamo fatto anche un rapporto nella vecchia, chiamiamola vecchia o attuale, composizione dell'Osservatorio, noi abbiamo sei figure politiche e nove figure, per così dire, esterne, le definisco esterne per non fare delle confusioni o dire delle cose che non vanno bene. Con la composizione nuova, che credo verrà votata a breve, avremo otto politici e nove esterni, quindi, dal nostro punto di vista, c'è uno sbilanciamento a favore maggiormente della parte politica, che, come ho già spiegato e non mi ripeto, non riteniamo così opportuno. Lei poi ha anche chiarito che non è possibile prevedere non come membro effettivo, ma come possibile partecipante, o comunque come invitato, un rappresentante del Tavolo per la legalità, perché ci ha spiegato la questione della delibera, eccetera.

Io penso che con un po' di buona volontà una formula per ricomprendere una partecipazione saltuaria, o comunque con un tecnicismo, forse si sarebbe potuto affrontare, ma forse questo è il punto minore rispetto a tutto il resto.

Poi mi permetta, Presidente, lei ha fatto una battuta, la faccio anch'io, lei dice: "Forse il Presidente di questo Osservatorio non piace come piaceva il precedente", lei sa benissimo che cosa io ho detto al Presidente del passato Osservatorio, nonché Presidente del Consiglio, su questa questione e su molte altre, quindi, dal mio punto di vista, può stare assolutamente tranquillo che non c'è un difetto o una preferenza nei confronti dell'uno piuttosto che dell'altro!

Vengo su un punto però, che è quello che ritengo forse più cogente rispetto alle sue osservazioni, lei ha detto: "Ho trovato, quando ho preso in mano tutto quello che riguardava l'Osservatorio per la legalità, un'assenza di storicità del lavoro, ci sono le relazioni che sono disponibili a tutti, però non c'è una storicità e soprattutto non c'è una struttura del Consiglio robusta in grado di seguire le analisi". Io mi permetto di fare un'osservazione che è temporale più che altro: l'Osservatorio per la legalità è stato istituito con la legge 1/2022, febbraio 2022, ricordo che non è partito immediatamente perché si sono dovute fare tutte le démarches necessarie per metterlo in piedi e poi, se non ricordo male, ma potrei sbagliarmi, dall'estate forse 2022 ha cominciato a lavorare.

Io credo che mettere in piedi una struttura del Consiglio che sia in grado di farsi carico, o comunque di avere una competenza specifica nel tempo che c'è stato da allora ad arrivare alla fine della legislatura, penso sia stato anche un po' poco, perché credo che, per arrivare a fare quello, del lavoro ce ne voglia tanto e mi rendo anche conto, ma lei lo sa molto meglio di me, che le persone, per quanto siano competenti, capaci, volenterose… l'organico che abbiamo è anche un po' quello che è, quindi avere qualcuno che si occupi nello specifico di quello diventa difficile.

Sulla questione della storicità e della presenza soltanto delle relazioni io le credo, nel senso che è un peccato, ma penso che con la possibilità invece di andare nella direzione di un Comitato tecnico diverso, scelto con un avviso e con le opportune procedure di comparazione, potrebbe essere utile. Ho ancora due minuti, se lei permette, Presidente, anche per ottimizzare i tempi, io illustrerei gli emendamenti, in parte sono già stati illustrati, ci sono solo alcune cose da precisare.

Il primo emendamento, lo abbiamo già detto, propone di inserire nell'Osservatorio un rappresentante delle associazioni ambientaliste che operano da tempo nel campo delle ecomafie, questo perché i reati ambientali sono enormemente aumentati negli ultimi anni e necessitano un supplemento di attenzione secondo noi. Il rapporto ecomafie di Legambiente nel 2024 ci dice che nella nostra regione questi reati ambientali sono cresciuti del 164%, mi sembra un dato significativo, quindi chiediamo di inserire questa persona, ovviamente noi, riprendendo il vecchio articolo, non parliamo dei due Assessori.

L'emendamento n. 2 chiede di aprire la partecipazione, quindi non come membro effettivo dell'Osservatorio, anche a un membro del Tavolo tecnico permanente sulla legalità.

L'emendamento n. 3…

(brusìo in aula)

…so che siamo tutti stanchi, però abbiate pazienza, sono stanca anch'io…

Presidente - Colleghi, per favore… continui pure.

Minelli (AVS) - …e perdo la pazienza…

Presidente - Non fate perdere la pazienza alla collega Minelli, per favore. Sono le ore 21:45.

Minelli (AVS) - …l'emendamento n. 3 prevede che le funzioni dell'Osservatorio siano supportate dal Comitato tecnico. L'emendamento n. 4 declina le procedure e anche le funzioni del Comitato tecnico, non le sto a rileggere. L'emendamento n. 5 semplicemente sopprime l'articolo 5.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Perron.

Perron (LEGA VDA) - L'ora è tarda, non mi dilungherò certo in questioni tecniche. Visto che abbiamo sentito parlare di superiorità altezzosa, vi sono casi a volte in cui questa superiorità, è vero, esce, traspare, io non sono solito fare il moralizzatore, non mi piace mai, però ci sono delle frasi che a volte si sentono e danno fastidio e non le ho sentite solo io, quindi mi faccio un po' portatore probabilmente di un sentimento da questa parte.

Vede, collega Centoz, io l'ho ascoltata prima, le abbiamo sentito fare un esempio piuttosto infelice, poi vada e si riascolti, in genere siete voi quelli che moralizzate da questa parte e questa volta usiamo la vostra stessa tattica. L'abbiamo sentita dire: "Non è che noi abbiamo scelto degli uscieri a caso, ma abbiamo degli esperti" e poi da lì è partita tutta la discussione su questo tema, di chi sono i grandi esperti sulla mafia oppure no.

Visto che, grazie a Dio, degli uscieri qua ce li abbiamo, ce li abbiamo attorno a noi e ci consentono di lavorare fino a ora tarda, ripeto, io non so chi sia esperto di cosa e su quali temi, ma una cosa stasera, guardi, l'ho imparata e sono sicuro che voi a Sinistra siete ormai esperti nel dimenticare sistematicamente quelli che lavorano davvero e questa sera lei con la sua frase messa lì ce l'ha perfettamente dimostrata. Volevo dirlo, questa volta tocca a noi, se la prenda. Complimenti!

Presidente - Credo che tutti noi dobbiamo ringraziare una struttura, al di là del grado e della qualifica, che non solo ci permette di organizzare questo Consiglio ma soprattutto, come si direbbe in gergo pratico, di tenere in piedi la baracca, che è una cosa molto importante. Ci sono altri interventi? La parola al collega Bellora.

Bellora (LEGA VDA) - Chiedo scusa, tre parole, non voglio entrare in polemica con nessuno, volevo solo rispondere a due appunti che mi sono stati fatti dal collega Centoz e dalla collega Minelli.

L'unica nota fuori contenuto, permettetemela, io sono un po' stufo di sentirmi dire da una certa parte politica, in particolare da lei, consigliera Minelli, che o sono d'accordo con lei oppure, quando non sono d'accordo con lei o sono saccente, o non ho letto con attenzione i curricula o non conosco la lingua italiana. Poi però - e non glielo sto dicendo perché sennò si scatena un putiferio -, quando mi sono permesso di dirle che lei aveva un atteggiamento da maestrina, si è offesa e mi ha chiesto il fatto personale. Allora io sinceramente credo di conoscere questa tematica, ma non mi pongo in una posizione di superiorità, cerco di mettere a disposizione delle 35 o 34 persone che ci sono qua dentro un'esperienza professionale di 35 anni. Mi perdoni, io non vengo a spiegare a lei come si insegna o non vengo a spiegare al suo collega Campotaro come si fa un progetto, non vengo a spiegare al consigliere Torrione come si gestisce una cooperativa, ma non pretendo neanche di spiegare a lei come ci si rapporta con la mafia. Sto solo cercando di farle capire che voi state giocando con un fenomeno che ha una dimensione che voi neanche vi immaginate.

Il Comitato tecnico con i tre esperti con il grande curriculum alla mafia fa il solletico, mi creda. A Minotauro c'erano cinque Pubblici Ministeri coordinati dall'immancabile dottor Caselli in persona, ognuno con un settore di processo. Qui ad Aosta, nel piccolo processo Geenna, perché, rispetto a Minotauro, era un processino, ce ne erano quattro, c'era il dottor Longi e il dottor Castellani, affiancati dal dottor Avenati Bassi in Appello e la dottoressa Loreto è venuta a fare la discussione finale. A Minotauro c'erano Sparagni, Castellani, Longi, Caselli e noi cosa abbiamo? I tre esperti? Io non discuto il curriculum, saranno bravissimi, saranno preparatissimi, mi va bene tutto, però anche lì lei dice: "Questi sono gli esperti e quindi abbiamo trovato gli esperti" ma lei come fa a… Mi fa parlare cortesemente? Come fa a nominare un medico se non conosce la malattia? Abbiamo gli esperti, sì, ma la mafia ha mille sfaccettature e qui mi riallaccio a quello che diceva il collega Centoz e ho finito perché, ripeto, l'ora è tarda e non voglio annoiare nessuno…

Presidente - Colleghi, un po' di pazienza…

Bellora (LEGA VDA) - …"Il Comitato tecnico ha la visione di insieme che agli esperti manca", ma per la visione di insieme c'è l'Osservatorio. Lei con questo mi conferma che il Comitato tecnico è un doppione dell'Osservatorio che deve fare il controllore del controllore e non la finiamo più. Poi mi dice: "Ah, poi, se c'è un problema di ecomafia, metteremo nel Comitato tecnico un esperto di ecomafia, se c'è un problema di riciclaggio, metteremo…". E che facciamo? Un Comitato tecnico di 150 persone? Sono tre, non li troviamo sinceramente.

Ultimo passaggio: il Comitato tecnico che nomina gli esperti. Cosa facciamo? L'ha detto il consigliere Centoz: "All'occorrenza il Comitato tecnico potrà nominare gli esperti", la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Cerchiamo di essere seri. C'è un problema? Nomineremo un esperto, non ha nessun senso prevedere a priori degli esperti, non si sa di cosa, per un fenomeno che ha un'incidenza che non ci immaginiamo neppure. Se vogliamo fare una cosa utile, facciamola, se vogliamo fare una cosa di facciata, io francamente non mi trovo d'accordo.

Presidente - A questo punto chiudo la discussione generale, non so se ci sono repliche, sennò passiamo al voto dell'articolato, le dichiarazioni di voto alla fine. Esaminiamo il nuovo testo predisposto dalla I Commissione, comprensivo anche dei cinque emendamenti già presentati del gruppo AVS. All'articolo n. 1 c'è l'emendamento 1 del gruppo AVS. Pongo in votazione l'emendamento n. 1 del gruppo AVS. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 5

Favorevoli: 5

Astenuti: 29 (Aggravi, Baccega, Baccini, Bellora, Bertschy, Borre, Carrel, Domanico, Girod, Grosjacques, Jordan, Lattanzi, Lavevaz, Lotto, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Perron, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Tuccari, Viérin Laurent, Viérin Marco, Zucchi)

L'emendamento n. 1 non è approvato.

Vi è poi l'emendamento n. 2 del gruppo AVS, lo pongo in votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 5

Favorevoli: 5

Astenuti: 29 (Aggravi, Baccega, Baccini, Bellora, Bertschy, Borre, Carrel, Domanico, Girod, Grosjacques, Jordan, Lattanzi, Lavevaz, Lotto, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Perron, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Tuccari, Viérin Laurent, Viérin Marco, Zucchi)

L'emendamento n. 2 non è approvato.

Pongo ora in votazione l'articolo n. 1 nel suo complesso. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 34

Favorevoli: 29

Contrari: 5

L'articolo n. 1 è approvato.

All'articolo n. 2 vi è l'emendamento n. 3 del gruppo AVS. Lo pongo in votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 25

Favorevoli: 5

Contrari: 20

Astenuti: 9 (Baccini, Borre, Carrel, Jordan, Lavevaz, Lotto, Martinet, Petey, Trione)

L'emendamento n. 3 non è approvato.

Pongo in votazione l'articolo n. 2 nel suo complesso. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 34

Favorevoli: 29

Contrari: 5

L'articolo n. 2 è approvato.

Posso dare lo stesso risultato per l'articolo n. 3? No. Pongo in votazione l'articolo 3. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti, votanti e favorevoli: 34

L'articolo n. 3 è approvato all'unanimità.

All'articolo n. 4 vi è l'emendamento sostitutivo n. 4 del gruppo AVS che pongo in votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 24

Favorevoli: 5

Contrari: 19

Astenuti: 10 (Baccini, Borre, Carrel, Jordan, Lavevaz, Lotto, Martinet, Petey, Sorbara, Trione)

L'emendamento n. 4 non è approvato.

Pongo ora in votazione l'articolo n. 4 nel suo complesso. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 34

Favorevoli: 29

Contrari: 5

L'articolo n. 4 è approvato.

All'articolo n. 5 vi è l'emendamento soppressivo n. 5 del gruppo AVS. Lo pongo in votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 23

Favorevoli: 5

Contrari: 18

Astenuti: 11 (Baccini, Borre, Carrel, Jordan, Lavevaz, Lotto, Martinet, Marzi, Petey, Sorbara, Trione)

L'emendamento n. 5 non è approvato.

Pongo in votazione l'articolo n. 5 nel suo complesso. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 34

Favorevoli: 29

Contrari: 5

L'articolo n. 5 è approvato.

Pongo in votazione l'articolo n. 6. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti, votanti e favorevoli: 34

L'articolo n. 6 è approvato all'unanimità.

Pongo ora in votazione l'articolo n. 7. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 29

Favorevoli: 29

Astenuti: 5 (Campotaro, Centoz, Guichardaz, Minelli, Torrione)

L'articolo n. 7 è approvato.

Pongo ora in votazione l'articolo n. 8. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti, votanti e favorevoli: 34

L'articolo n. 8 è approvato all'unanimità.

Prima di porre in votazione il disegno di legge nel suo complesso, chiedo se c'è qualche dichiarazione di voto. La parola al collega Centoz.

Centoz (PD-FP) - Credo che il voto sia abbastanza evidente, il nostro gruppo esprimerà un voto contrario a questa legge per le motivazioni che abbiamo già espresso in precedenza. Alla fine oggi abbiamo evidenziato che ci sono delle valutazioni politiche profonde, anche molto diverse.

Mi dispiace che il collega Bellora sia venuto oggi a spiegarci queste sue valutazioni e non l'abbia fatto in Commissione, dove invece era magari possibile cercare di trovare delle composizioni; probabilmente non le avremmo trovate comunque, ma era più corretto trovare delle composizioni in Commissione piuttosto che farlo qui, quando ormai ovviamente le posizioni sono definite.

Mi permetto di aggiungere un paio di cose che prima non ho detto, rubo questi quattro minuti che mi rimangono. Sulla continuità amministrativa, lei l'aveva citato, Presidente, io non ho detto nulla, un po' l'ha detto la collega Minelli prima, cioè è giusto che le strutture abbiano la competenza per proseguire il ragionamento, ma ovviamente c'è bisogno di tempo intanto, quindi trasferire le competenze tecniche a una struttura amministrativa ha bisogno di tempo e di personale, come ricordava la collega, e stiamo parlando di competenze specialistiche, quindi non possiamo immaginare di assumere in Amministrazione dei competenti dal punto di vista… tanto più se, come dice il collega Bellora, sono competenti specialisti.

L'altro passaggio che non ho citato e che lei invece ha evidenziato è il discorso della delibera fatta dall'Ufficio di Presidenza per impegnare i soldi. Questa sembra una banalità ma… ovviamente, visto il lavoro faccio, so benissimo che è necessaria una delibera per impegnare del denaro, però in questo caso serve una delibera dell'Ufficio di Presidenza per attivare una consulenza.

Il Comitato tecnico è presente e quindi, per esempio, se un Consigliere lo vuole sentire, lo sente senza bisogno di attivare una consulenza tecnica.

Infine due annotazioni sul collega Bellora che gli esperti che lei giustamente ha evidenziato, ha citato magistrati, però qui un Osservatorio ha un ruolo diverso rispetto ai magistrati, qui l'Osservatorio non fa indagini, ci aiuta a monitorare un fenomeno, non fa delle indagini, sono due mestieri completamente diversi, però capisco che le impostazioni di fondo siano diverse e quindi non vado oltre perché tanto non avrebbe molto senso.

Presidente - Per dichiarazione di voto, la parola alla collega Minelli.

Minelli (AVS) - Il nostro sarà un voto negativo e, come ho detto in apertura con il mio primo intervento, mi dispiace, perché avevo veramente creduto a un certo punto che si potesse trovare una mediazione. Ormai i giochi sono fatti, si può anche dire, noi avevamo addirittura proposto, nelle dinamiche che ci sono state, la possibilità di accettare la presenza dell'aumento della parte politica nella composizione a fronte di un aumento anche della parte delle associazioni e poi anche su altre cose, pensando anche di eliminare la questione del rappresentante del Tavolo della legalità e via di questo passo. È curioso come le dinamiche possano portare poi a delle modifiche così sostanziali nell'esito poi finale di un voto, però davvero noi crediamo che la questione dell'abolizione del Comitato tecnico che volevamo comunque riformare rispetto al precedente sia il clou di questa modifica della legge1/2022 e riteniamo che sia…

Presidente - Colleghi…

Minelli (AVS) - …peggiorativa. Il nostro voto quindi sarà contrario. Mi corre l'obbligo però di fare ancora una precisazione, o comunque di chiedere una cosa, perché, seguendo il ragionamento del collega Bellora, che cosa succederà allora a questo punto? Perché ci è stato detto: "Bisogna avere degli esperti che sappiano, bisogna individuarli i fenomeni per poi capire quali sono gli esperti che devono rispondere".

Allora questo chi lo farà? Lo farà questo Osservatorio, cioè il Presidente del Consiglio, il Vicepresidente del Consiglio, il Presidente della Commissione consiliare competente, il Presidente della Regione, l'Assessore competente delegato, l'altro Assessore, il Sindaco di Aosta o suo delegato, il Presidente del CPEL, cioè tutte queste persone evidentemente avranno… con tutto il rispetto per le persone che ricopriranno questo incarico, però davvero non le invidio, perché dovranno essere in grado di monitorare una situazione, di capire qual è il fenomeno che bisogna andare a indagare bene e a scegliere l'esperto competente che sicuramente a quel punto, perché sarà l'esperto, con la "E" maiuscola e con tutti i crismi, che ci porterà fuori da una qualche situazione. Io credo che non sia così, credo che l'Osservatorio, come è stato detto adesso dal collega Centoz, abbia un'altra funzione e che affidarsi a persone dalla comprovata esperienza, con dei requisiti che dovrebbero essere scelti, scritti in quell'avviso, garantirebbe forse qualche elemento in più di competenza, di esperienza e di aiuto nel compito che dovrà svolgere questo Osservatorio.

Vedremo, ci saranno poi delle valutazioni, si andrà avanti, non è di certo una cosa che… non penso neanche che né con il Comitato tecnico, né con gli esperti saremo in grado di rivoluzionare tutto e di garantire la prevenzione delle infiltrazioni mafiose nella nostra Regione, certamente no, ma fare un lavoro di monitoraggio serio e anche efficace io penso che in un altro modo si sarebbe potuto fare meglio.

Presidente - Se non ci sono altre dichiarazioni di voto, pongo in votazione la proposta di legge nel suo complesso. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 34

Votanti: 34

Favorevoli: 29

Contrari: 5

La proposta di legge è approvata.