Oggetto del Consiglio n. 468 del 20 maggio 2026 - Resoconto
OBJECT N° 468/XVII - Communications du Président du Conseil.
Aggravi (Président) - À la présence de 35 collègues, on peut commencer notre séance. Point n° 1 à l'ordre du jour.
In apertura di questa adunanza, desidero esprimere il cordoglio della nostra Assemblea per la scomparsa di Angelo Mappelli, Consigliere regionale della Democrazia Cristiana per quattro legislature, dal 1963 al 1983.
Angelo Mappelli è stato Assessore alla sanità e assistenza sociale dal 1963 al 1970, nella quarta e quinta legislatura. Ha inoltre ricoperto la carica di Vicepresidente del Consiglio dal 1978 al 1983 nella settima legislatura.
Le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia e, in particolare, al vicepresidente del Consiglio Massimo Lattanzi, genero di Angelo Mappelli.
Con la sua scomparsa, la Valle d'Aosta perde un protagonista di una stagione significativa della vita politica valdostana. Un uomo che ha saputo interpretare il proprio ruolo istituzionale con serietà, senso del dovere e profondo legame con il territorio, lasciando il ricordo di una persona stimata e apprezzata, anche al di là delle appartenenze politiche.
Tengo anche a ricordare Gianclaudio Bressa, scomparso improvvisamente lunedì, a lungo Parlamentare e Sottosegretario di Stato agli affari regionali. componente di parte regionale della Commissione paritetica della Valle d'Aosta, Bressa è stato un interlocutore attento e competente, capace d'interpretare con equilibrio e visione le esigenze delle autonomie e delle minoranze linguistiche. Alla sua famiglia giungano le più sentite condoglianze dell'intera Assemblea regionale.
Chi intende intervenire? La parola al collega Lattanzi.
Lattanzi (FdI) - Prendo la parola oggi, come potete immaginare, con un'enorme emozione e con la consapevolezza di parlare non solo come Consigliere regionale, ma anche come membro di una famiglia che porta nel cuore un grande dolore, ma insieme anche un'immensa gratitudine.
Angelo Mappelli - Angelo - aveva 93 anni e si è spento serenamente, dopo aver vissuto fino all'ultimo giorno una vita intera per la sua famiglia, per i suoi cari, per la Valle d'Aosta, per la sua comunità e per le istituzioni che oggi noi abbiamo ancora l'onore di rappresentare.
Permettetemi di ricordarlo prima di tutto come uomo delle istituzioni.
Angelo Mappelli, come ha ricordato il Presidente, che ringrazio, è stato Consigliere regionale in quest'aula per ben quattro legislature, vent'anni in quest'aula. È stato apprezzato Assessore alla Sanità, come è stato ricordato, e protagonista delle Giunte presiedute dal presidente Cesare Bionaz, dal presidente Mauro Bordon e dal presidente Cesare Dujany.
Segretario del Consiglio regionale nella legislatura del 1973, è stato Vicepresidente del Consiglio proprio dal 1978 al 1983. Una carica, quella di Vicepresidente, che oggi anche io ho l'onore di ricoprire e che mi lega a lui in un filo ideale, che attraversa le generazioni e le appartenenze politiche.
Angelo è stato protagonista di una stagione fondativa della nostra autonomia: gli anni della Democrazia Cristiana al Governo, della quale è stato anche Segretario regionale. Sono stati gli anni delle grandi scelte, delle conquiste per l'autonomia, la prima grande realizzazione del riparto fiscale, che ha dato la prima sostanza reale e finanziaria ai decreti e allo Statuto di autonomia.
Le importanti conquiste sulle prerogative valdostane, in particolare nella sanità, nell'assistenza sociale, nella costruzione di un welfare di prossimità, come l'ospedale Beauregard, che ancora oggi sono patrimonio della nostra comunità.
Ma si è distinto anche per l'impegno e per la protezione delle comunità di montagna - con la promozione e la realizzazione della sicurezza delle strade, con i primi paravalanghe - e delle vallate che amava profondamente, di cui conosceva ogni borgo, ogni villaggio, ogni passo, ogni vetta, e ce lo ricordava.
È stato uno dei fondatori dell'AIDO, ma Angelo è stato non solo un grande politico, ma un fervente autonomista, un orgoglioso democristiano. Era un promotore convinto della francofonia, come carattere distintivo della nostra comunità, nell'ambito di un'orgogliosa appartenenza alla nazione italiana, e un grande e convinto europeista.
Era soprattutto il modo in cui interpretava il suo mandato: con serietà, con senso del dovere e, come molti della sua generazione, con un profondo orgoglio e rispetto di questa istituzione, che lui chiamava il Consiglio Valle, con quella capacità rara di farsi ascoltare e rispettare anche oltre le appartenenze politiche e di creare rapporti di rispetto e di amicizia anche con quelli che considerava avversari, ma mai nemici, come, ad esempio, il presidente Giulio Dolchi. Qualità che oggi, in tempi di polarizzazione e di urla, ci manca terribilmente.
Ha avuto il privilegio e la capacità di frequentare i grandi politici della storia italiana, europea e mondiale del suo tempo, nel suo ruolo di rappresentante delle Cités Unies. Ha girato il mondo da Mogadiscio a Montréal, dal Cairo a San Pietroburgo, fino a Marrakesh, creando connessioni umane e politiche per la Valle d'Aosta.
Dopo la politica, Angelo ha saputo inventarsi imprenditore nella sua amata Cogne, come custode del Gran Paradiso, come amava definirsi lui, al rifugio Vittorio Sella, e come albergatore, con la realizzazione del suo piccolo sogno: l'Hôtel Le Bouquet.
Conosceva l'ospitalità non come categoria astratta, ma come gesto quotidiano, come filosofia di vita. Conosceva la montagna non come paesaggio, ma come casa.
Permettetemi, in chiusura, di concludere questo breve ricordo di una lunga vita intanto con un ringraziamento a tutti quelli che sono stati vicini alla nostra famiglia nei giorni scorsi e poi anche con un pensiero personale.
Angelo non è stato solo un Consigliere regionale che ho potuto studiare nelle cronache e vedere all'opera nella quotidianità, è stato per me naturalmente un mentore, un insegnante, un maestro severo, un padre, oltre che un politico, anche emotivo.
È stato il mio angelo custode, il mio maestro di vita. Mi ha insegnato che la politica vera è ascolto, è pazienza, è radicamento, è costruire insieme e non contro. Mi ha insegnato che si rappresenta una comunità solo se la si ama davvero, famiglia per famiglia, casa per casa, valle per valle.
A te, Angelo, il grazie della Valle d'Aosta che hai amato molto, il grazie di quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerti, il grazie per gli anni dati alle istituzioni, per la dignità con cui hai portato avanti il tuo mandato di Consigliere regionale, per l'esempio che lasci a chi, come noi, prova oggi a camminare lungo lo stesso percorso.
Président - La parole au collègue Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Quando ci sono le commemorazioni, si rischia sempre di dire delle cose scontate, banali, però credo che valga comunque correre il rischio, perché questi sono dei momenti dove noi dobbiamo in qualche modo raccogliere l'eredità delle persone che ricordiamo e cercare di metterla in pratica.
Gianclaudio Bressa è stato un membro della Paritetica, ho avuto modo di conoscerlo, e ancora di più il senatore Lanièce, con cui mi sono confrontato, che oltre che collega in Parlamento è stato collega nella Paritetica e ha potuto apprezzare gli sforzi fatti dall'onorevole Bressa per le specialità.
Gli sforzi non necessariamente poi hanno portato sempre dei risultati, perché molte volte noi avremmo voluto ottenere di più, ma l'indolenza degli apparati centrali a volte non ci consente di ottenere risultati.
Ma l'onorevole Bressa si è molto adoperato per questo. E se qualcuno di voi va a guardare il suo curriculum, nell'ultima parte noi lo troviamo nel Partito Democratico e rappresentante della circoscrizione di Bolzano; in realtà lui parte come democristiano e sindaco di Belluno, ovvero di una Regione non ad autonomia speciale. Probabilmente proprio per questo ha apprezzato più di altri la specialità e il fatto che i territori debbano avere un'autonomia da poter gestire.
Nel cuore delle Dolomiti venete, quindi, si è poi evoluto in una rappresentazione politica, invece, nella circoscrizione di Bolzano.
Mi associo quindi al pensiero del senatore Lanièce che, in un confronto che ha avuto con il sottoscritto e con l'onorevole Zeller, ha riconosciuto questo impegno che - a mio modesto modo di vedere, e a modo di vedere dell'Union - vale la pena ricordare in quest'aula.
Voglio ricordare anche Angelo, Angelo Mappelli, che ho avuto modo di conoscere e mi riconosco nelle parole del genero, perché anche in un periodo dove era lontano dalla politica veniva spesso a trovarmi.
Prima di tutto l'approccio: il francese. Lui veniva a trovarmi e parlava in francese, perché poi ci sono degli atti, che sono degli atti concludenti, quindi lui dice: "Noi siamo Valdostani e abbiamo questo approccio".
Dopodiché, lui è entrato in Consiglio regionale quando io nascevo, nel 1963, quindi oggi noi abbiamo la necessità di riscoprire il percorso di queste persone, perché quando noi iniziavamo un percorso questi già lottavano per ottenere delle situazioni importanti per la Valle d'Aosta. Chiaro che non è stato tutto rose e fiori, allora entrare in Consiglio regionale non era probabilmente quel risultato come oggi lo riconosciamo. Guardate nel 1966, qualche anno dopo, la crisi del fil di ferro.
Però Angelo Mappelli ha avuto un ruolo importante e, quando veniva a trovarmi, non veniva a trovarmi per chiedermi dei favori, intercedere per qualcosa, ma per trasmettere dei pensieri, per trasmettere una visione.
Queste sono le persone, secondo me, che dobbiamo ricordare con un po' di passione, e immaginare che la politica non è solo pettegolezzo o polemica, ma è anche qualcosa di nobile.
Le nostre condoglianze quindi ai figli Antonella, Davide, Giuliana, Maurizio, Jean, alla moglie Adelina Cavagnet, e, ovviamente, a suo genero Massimo Lattanzi.
Président - A demandé la parole le collègue Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Vorrei anch'io dedicare un pensiero ad Angelo Mappelli, scomparso nei giorni scorsi dopo una lunga vita che ha attraversato una parte importante della storia politica e comunitaria della nostra regione.
Angelo Mappelli, come è stato ricordato, è stato Consigliere regionale per vent'anni, giovanissimo, trentenne, nel 1963 fino al 1983, Assessore regionale alla sanità e all'assistenza sociale, in una fase molto importante per la costruzione dei servizi e del welfare valdostano, e successivamente Vicepresidente del Consiglio regionale.
Ha fatto parte, Angelo Mappelli, di quella generazione di amministratori che ha accompagnato la crescita della nostra autonomia e la trasformazione della Valle d'Aosta con uno stile sobrio, concreto e profondamente legato ai territori.
Per me però il ricordo è anche personale, perché ho avuto modo d'incontrarlo tante volte nel corso degli anni, essendo io legato a Cogne anche per le mie origini familiari e frequentando molto il Rifugio Sella, uno dei luoghi a cui sono più affezionato nelle mie camminate e nelle mie corse in montagna. Mi è capitato spesso di fermarmi a parlare con lui.
L'ho conosciuto inizialmente anche per ragioni professionali, quando mi recavo al rifugio per la mia attività ispettiva nel settore dell'igiene e della sicurezza alimentare. Successivamente ho continuato a incrociarlo, a incontrarlo, negli anni della mia esperienza politica e ogni volta emergevano, come è stato ricordato, la sua gentilezza, la sua disponibilità, ma soprattutto la sua grande umanità.
Il rifugio Sella, che ha gestito insieme alla moglie, poi con i figli, Jean, Maurizio e Davide, è sempre stato per me un luogo che rifletteva molto bene il suo modo di essere: un rifugio appunto curato, accogliente, mai impersonale, un luogo dove le persone si sentivano davvero accolte.
Credo che questo dicesse molto anche della famiglia Mappelli e del loro rapporto con la montagna e con la comunità di Cogne.
Con Angelo mi è capitato tante volte di ascoltare i racconti della sua esperienza di Assessore alla sanità, alle politiche sociali e all'assistenza sociale. Ciò che mi colpiva non era tanto il racconto del ruolo o del potere, quanto il modo in cui parlava delle persone.
Mi colpiva questa idea, forse oggi un po' rara, di una politica molto vicina ai bisogni concreti della gente, di amministratori che conoscevano personalmente le situazioni, che ascoltavano e che cercavano anche materialmente di aiutare le persone in difficoltà.
Era sempre il racconto di una politica profondamente umana, legata ai territori, come è stato ricordato, e alle relazioni, fatta di ascolto e presenza concreta.
Credo che questo sia uno degli aspetti più belli che lascia il ricordo di Angelo Mappelli.
Per quello il suo nome resta legato non soltanto alla lunga esperienza istituzionale che ha vissuto in quest'aula, ma anche a un modo d'interpretare il servizio pubblico con semplicità, discrezione e attenzione autentica verso gli altri.
Alle figlie, ai figli Jean, Maurizio e Davide, al collega Massimo Lattanzi e a tutta la famiglia, desidero esprimere le nostre più sentite e sincere condoglianze.
Président - A demandé la parole le collègue Marco Viérin.
Viérin M. (CA) - Come hanno già detto i colleghi che mi hanno preceduto, con la scomparsa di Angelo Mappelli abbiamo perso una figura che ha segnato una lunga stagione della politica valdostana e della Democrazia Cristiana.
Per quattro legislature ha servito l'istituzione regionale con dedizione, serietà e spirito di servizio, ricoprendo ruoli importanti come Assessore alla sanità e assistenza sociale e Vicepresidente del Consiglio regionale.
Di Angelo resteranno i ricordi di un uomo instancabile, che non si fermava mai, profondamente legato alla sua terra, alle sue montagne, che conosceva e amava profondamente.
Era una persona sempre attenta all'ascolto del territorio, delle comunità e dei suoi bisogni, e delle persone soprattutto, capace d'interpretare la politica come presenza concreta e quotidiana accanto ai cittadini.
La sua esperienza politica è sempre stata accompagnata da uno stile sobrio, ma vorrei dire anche schietto. Mi ricordo perfettamente le volte che mi incontrava e mi diceva: "Can l'è que refien la DC?". Era una persona che ti guardava negli occhi e ti trasmetteva le cose che aveva dentro.
Concreto e rispettoso delle istituzioni, anche nei momenti più complessi, non ha mai fatto mancare il suo equilibrio, il senso del dovere e quella capacità di dialogo che oggi rappresentano un esempio prezioso per chi svolge un incarico pubblico, come noi.
Alla sua famiglia rivolgo le più sincere e sentite condoglianze, in particolare a Massimo Lattanzi, Vicepresidente del Consiglio, in questo momento di dolore che tutti insieme state vivendo.
Desidero anche esprimere un pensiero di cordoglio per la prematura scomparsa di Gianclaudio Bressa, figura di grande spessore, come ha ricordato Aurelio Marguerettaz, istituzionale, profondo conoscitore delle autonomie speciali e sinceramente vicino alla Valle d'Aosta e alle sue prerogative.
Ricordo con particolare piacere quando, da Presidente del Consiglio Valle, ebbi l'onore di accoglierlo ad Aosta in occasione della riunione del Coordinamento delle assemblee legislative delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome.
In quell'occasione emersero con chiarezza la sua competenza, la sua sensibilità istituzionale e la convinzione profonda che le autonomie speciali rappresentassero una componente fondamentale del sistema costituzionale italiano.
Bressa ha sempre dimostrato una grande attenzione e un profondo rispetto per il ruolo delle assemblee legislative, considerate da lui organi imprescindibili di rappresentanza democratica.
Alla sua famiglia vanno quindi da parte mia e del Centro Autonomista le più sentite condoglianze.
Président - La parole au collègue Marquis.
Marquis (FI) - Ci uniamo anche noi al cordoglio per la scomparsa di Angelo Mappelli, quindi esprimo a nome del partito, a nome del gruppo consiliare, le più sentite condoglianze alla famiglia Mappelli e al genero Massimo Lattanzi per la scomparsa di una figura che è stata protagonista della politica valdostana, come è stato ricordato, per un ventennio, dove ha ricoperto il ruolo di segretario della Democrazia Cristiana, importanti ruoli all'interno di questa assise, nel governo regionale, e credo che non ci possano essere ulteriori parole rispetto a quelle che abbiamo ascoltato dal collega Lattanzi nel ricordare il contributo che ha dato questa persona, sia a livello politico, sia a livello della sua famiglia e per la comunità valdostana.
In questa occasione vorrei anche ricordare la scomparsa di Gianclaudio Bressa, che, come è stato ricordato, ha ricoperto un ruolo nella Paritetica per assolvere alle questioni valdostane e alla difesa delle nostre prerogative; è stato sottosegretario di Stato ed ebbi modo di conoscerlo e di avere più incontri nell'estate 2017.
Posso testimoniare che questa figura ha avuto un ruolo significativo allora, nell'approvazione della nostra norma di attuazione, il decreto legislativo 184/2017, che è quello che disciplina il coordinamento tra la finanza statale e quella regionale, che nell'arco di pochi giorni riuscimmo a portare all'approvazione.
Proprio in quel momento ho capito quanto l'onorevole Bressa fosse sensibile alle tematiche dell'autonomia e quanto in quei giorni si diede da fare per riscontrare le nostre esigenze e le esigenze della comunità valdostana.
Le nostre condoglianze, quindi, alla famiglia e a tutta la comunità politica in cui si è riconosciuto nel percorso politico.
Président - La parole au Président Testolin.
Testolin (UV) - De ma part aussi, au nom du gouvernement régional, c'est un moment de réflexion pour des personnes qui nous ont quittés, qui nous ont laissé un tas de souvenirs au niveau personnel, ou bien au niveau public, pour ce qu'elles ont apporté au cours de leur parcours de vie et de leur parcours professionnel.
Pour ce qui est d'Angelo Mappelli, je crois qu'on a tout dit du point de vue de son engagement politique à son époque.
Moi, j'ai des souvenirs personnels qui me touchent toujours. Je reviens encore, en dernier, à ce qui a été le moment difficile qu'a vécu la vallée de Cogne lors de la dernière inondation, moment qui m'a fait penser à Angelo Mappelli, avec une interlocution avec Jean, qui s'est mis à disposition pour essayer de trouver des solutions dans le même esprit que la famille lui a toujours donné la possibilité d'exercer et avec une mentalité ouverte, très penchée sur le fait de résoudre les problèmes et de parler avec les gens pour résoudre les problèmes mêmes.
In questo percorso ci sono evidentemente degli aneddoti che ognuno di noi ha e che fanno emergere il valore delle persone al di là di una visione politica che, vivaddio, ci caratterizza a suo modo, con un'onestà intellettuale, però, e una capacità di approccio che devono essere comunque di esempio e di stimolo per chi fa questo tipo di attività.
Da quel punto di vista, quindi, le condoglianze sono qualcosa di veramente sentito e che penso possano rappresentare il pensiero di tutto il governo regionale nei confronti della famiglia e del collega Lattanzi, al quale riconosciamo anche il merito di aver reso una fotografia molto puntuale dell'immagine di Angelo.
Per quanto riguarda invece Gianclaudio Bressa, io ho avuto la fortuna di conoscerlo in due circostanze molto puntuali, nel 2018, nelle sue interlocuzioni come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con la delega agli Affari regionali e, da ultimo, nell'ultima fase della sua permanenza all'interno della Paritetica, dove si è dimostrato sempre uomo attento al territorio - lo ha ben descritto chi mi ha preceduto nel ricordo - un uomo sensibile alle istituzioni.
Probabilmente, per tornare alla considerazione del collega Marguerettaz, penso anche io che qualche volta vi sia una sensibilità maggiore da parte di chi, dall'esterno, capisce l'importanza e i percorsi che le Regioni a Statuto speciale, le autonomie speciali in generale, hanno portato avanti, e lo hanno fatto con un'attenzione al territorio e alle comunità di riferimento che è tipica anche di altre località, come quella di provenienza dell'onorevole Bressa, una località turistica, di montagna, ma con una forte identità territoriale, che non ha potuto essere sviluppata nella sua specificità, ma proprio per questo lui si è speso, si è adoperato, per sostenere invece questo percorso in altri contesti.
Per questo lo ricordiamo e porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia, con altrettanto affetto e con altrettanta stima e riconoscenza.
Président - Chers collègues, je vous propose d'observer une minute de silence.
Il 27 aprile, la Giunta regionale ha depositato un disegno di legge che contiene disposizioni in materia di attività turistico-ricettive e commerciali, assegnato alla IV Commissione per competenza e alla II per compatibilità finanziaria.
Il 30 aprile, la Giunta ha presentato due disegni di legge: "Rendiconto generale della Regione per l'esercizio finanziario 2025", assegnato alla II Commissione; "Disposizioni in materia di trasporti", assegnato alla IV Commissione per competenza e alla II Commissione per compatibilità finanziaria.
Il 19 maggio, la Giunta ha depositato il bilancio al 31 dicembre 2025 della Gestione straordinaria in liquidazione per l'esercizio della Casa da gioco di Saint-Vincent.
Sempre il 19 maggio, è stata presentata una petizione popolare contenente una richiesta d'intervento urgente per infestazione da piccioni.
La Conferenza dei Capigruppo, riunita ieri, ha deciso la trattazione congiunta delle seguenti iniziative ispettive: n. 25 e n. 27 (collegamento Pila-Cogne); n. 37 e n. 38 (Casino de la Vallée); n. 65 e n. 67 (Codice argento Pronto soccorso); n. 66 e n. 68 (Riforma disabilità).
Il 28 aprile scorso, a Bruxelles l'assessore Carlo Marzi ha avuto un incontro istituzionale con la DG Sante della Commissione europea e la Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione europea, durante il quale ha consegnato una relazione riguardante la gestione dell'emergenza da dermatite nodulare contagiosa in Valle d'Aosta.
Tengo, infine, a fornire alcune precisazioni in merito alla nota degli uffici del Consiglio regionale sul limite dei mandati di cui all'articolo 3, comma 3, della legge regionale n. 21/2007.
Innanzitutto, voglio chiarire che non si tratta di alcun "documento dolosamente occultato", come in qualche sede evocato: tra l'altro, un'espressione molto forte che attribuisce intenzioni e comportamenti molto gravi, del tutto privi di fondamento, e che rischia di travalicare i limiti di una corretta dialettica politica e istituzionale.
Il documento di cui si è parlato molto in questi giorni era una nota di analisi degli uffici - allegata a un'altra nota del 18 novembre 2024, di accompagnamento - che non era finalizzata a esprimere un parere definitivo, ma costituiva la stesura di una prima lettura della disposizione prodromica alla richiesta di un parere terzo "pro veritate" e alla predisposizione del quesito a un legale/costituzionalista, così come poi avvenuto al momento della richiesta di parere affidata al professor Lupo.
Voglio comunque ripercorrere le varie tappe della questione, al fine di dare una lettura chiara e completa dei fatti.
A seguito di una richiesta delle Consigliere Minelli ed Erika Guichardaz avanzata il 25 ottobre 2024 all'allora Presidente del Consiglio sull'interpretazione dell'articolo 3, comma 3, della legge regionale 21/2007, gli uffici del Consiglio regionale hanno evidenziato al Presidente la necessità di acquisire un parere esterno "pro veritate" da parte di un esperto super partes, considerata la complessità e la delicatezza della questione.
Nel novembre 2024, dopo un sollecito avanzato al Presidente dalle Consigliere, gli uffici - con una nota indirizzata a tutti i componenti dell'Ufficio di Presidenza -ribadivano l'esigenza di ricorrere a un parere esterno, al fine di richiedere se fossero ipotizzabili interpretazioni diverse da quella formulata dagli uffici in una nota di analisi della disposizione, allegata alla nota stessa, dove si limitavano a un'interpretazione letterale della norma. In tale nota, ribadivano che si trattava di questione molto complessa e delicata, con riflessi di ordine istituzionale non indifferenti, affrontata da più organi di stampa che menzionavano anche la possibile esistenza di pareri contrastanti in ordine all'interpretazione della norma.
L'Ufficio di Presidenza, dopo aver esaminato la questione in più riunioni tra ottobre e novembre 2024, all'unanimità non accoglieva la richiesta degli uffici di avvalersi di un parere esterno e comunicava alle Consigliere che non vi fosse titolo a rispondere in quanto si trattava di mere ipotesi - con riferimento ai casi indicati - al momento non ancora verificatesi.
Dopo le elezioni regionali del settembre 2025, prima dell'avvio della nuova legislatura, essendosi concretizzata l'ipotesi, gli uffici hanno nuovamente segnalato la necessità di acquisire un parere "pro veritate" nell'esclusivo interesse dell'istituzione, tenuto conto che sugli atti politici di nomina degli organi consiliari non viene espresso un visto di legittimità dei dirigenti e tenuto conto altresì che il Regolamento interno prevede che siano gli scrutatori a dover dichiarare nulle le designazioni attribuite a persone ineleggibili; questo anche alla luce dell'esistenza di interpretazioni giuridiche contrastanti e dei possibili rischi di contenzioso. Nel frattempo erano, infatti, pervenuti due pareri legali di contenuto opposto, richiesti rispettivamente dal Presidente e dal Vicepresidente della Regione e da Rete Civica Valle d'Aosta.
L'Ufficio di Presidenza ha quindi deliberato, il 10 ottobre 2025, di autorizzare l'acquisizione di un servizio di consulenza legale, poi affidato dalla struttura al professor Nicola Lupo, per chiarire l'interpretazione della norma e le eventuali conseguenze istituzionali derivanti dalla sua applicazione.
Il parere del professor Lupo, consegnato il 22 ottobre 2025, è stato trasmesso all'allora Ufficio di Presidenza e a tutti i 35 Consiglieri regionali dell'attuale legislatura, insieme agli altri due pareri acquisiti, al fine di mettere a disposizione tutti gli elementi utili e gli strumenti per le valutazioni finalizzate all'assunzione della decisione di ordine politico costituente l'elezione del Presidente della Regione.
Ci sono interventi? La parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - "Considerato che nell'attuale legislatura ci sono componenti della Giunta regionale che stanno ricoprendo cariche all'interno della Giunta nella terza legislatura consecutiva, facoltà resa possibile dal momento che in una, o più di una, delle due legislature precedenti, la carica in Giunta ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno, secondo l'interpretazione degli uffici del Consiglio regionale i suddetti componenti non potrebbero ricoprire un'ulteriore carica in Giunta nella prossima legislatura, in quanto si tratterebbe della quarta consecutiva."
Le parole che ho letto non compaiono in un documento scritto da Alleanza Verdi e Sinistra, che da tempo segue questa vicenda dei limiti di mandato, non sono tratte dalla memoria del professor Andrea Morrone, autore di una lucida analisi della questione, non sono neppure contenute nella sentenza del Tribunale di Aosta che ha dichiarato ineleggibile e decaduto il Presidente Testolin; le parole che ho letto, riportate con virgolettato dalla Stampa di sabato, che noi abbiamo chiesto di ricevere, sono state scritte il 18 novembre 2024 dalle tre massime dirigenti del Consiglio regionale: la Segretaria generale, la dirigente degli Affari legislativi e la dirigente degli Affari generali.
Parole chiare, come è chiara la norma regionale esaminata.
Eppure, dopo quelle parole non è successo niente. Il parere delle dirigenti non è stato tenuto in considerazione, anzi, è stato nascosto. Chi lo conosceva ha scelto di tacere: un comportamento inqualificabile.
Di fronte al silenzio del Palazzo, nonostante la nostra insistenza e il sollecito del 18 novembre - notate le date - dopo la risposta disarmante del Presidente del Consiglio Bertin, il 29 novembre, in cui si esprimeva il rifiuto dell'Ufficio di Presidenza di affrontare la questione, ritenuta una mera ipotesi da esaminare se e quando si fosse concretizzata, abbiamo deciso, come forza politica, di acquisire noi un parere autorevole, ricorrendo al professor Morrone, ordinario di Diritto costituzionale a Bologna.
Il 20 febbraio 2025 il professore, pur non essendo a conoscenza del parere interno degli uffici del Consiglio, è arrivato alle stesse conclusioni, e cioè che Testolin e Bertschy non avrebbero potuto far parte della Giunta in una quarta legislatura consecutiva.
A quel punto, e parlo di inizio 2025, c'erano tutti gli elementi per indurre il Presidente e il Vicepresidente a fare una scelta: o accettare il parere degli uffici interni, confermato dal parere "pro veritate" del costituzionalista, e concludere che non avrebbero più fatto parte della Giunta nella successiva legislatura; oppure promuovere una revisione della legge, eliminando e modificando il limite dei mandati.
Mancavano ancora sette mesi alle elezioni, c'era tutto il tempo per modificare la norma se c'era una maggioranza di Consiglieri disposta a votarla.
Invece non è stato fatto niente, si è continuato a ignorare il problema, come se niente fosse. Neppure si è pensato di contrapporre il parere degli uffici del Consiglio a quello di altri uffici, come è successo in altre circostanze, o di ricorrere allora, in quel momento, a pareri esterni, come si farà poi più avanti, per continuare invece imperterriti. Pareri tutti non definitivi, nemmeno il parere Lupo.
Come AVS, abbiamo dovuto spendere altri soldi per affermare il rispetto della legalità in Valle d'Aosta. Oltre che per il parere, abbiamo avuto spese per un totale di oltre 20.000 euro per ricorrere al Tribunale di Aosta, e ora dovremo sborsare delle cifre simili per resistere all'azione di Testolin presso la Corte d'Appello di Torino. Un impegno economico per noi significativo, ma ben più gravi e più ampi sono i danni provocati dal comportamento del presidente Testolin.
Danni diretti, con i costi sostenuti dalla Regione per gli avvocati consultati e chiamati a difendere la posizione del Presidente - parliamo di 35.000 euro tra parere Lupo e avvocato Cecchetti - e danni indiretti su tutta l'amministrazione, determinati dal trambusto provocato sull'attività amministrativa dalla situazione d'incertezza che si è creata, dalla perdita di credibilità di Consiglio e Giunta, dal triste spettacolo di un Presidente prefetto che balla tra decadenze e provvisorie resurrezioni, che non rispetta le leggi mentre dovrebbe essere un simbolo di legalità e trasparenza.
Una brutta storia per i vertici del governo regionale, ma una figura pessima anche del Consiglio, in particolare del suo Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura, che ha a lungo insabbiato tutto.
Non si esce da questa situazione precaria senza le dimissioni di un Presidente che non è più legittimato a guidare l'amministrazione regionale.
Da parte nostra continueremo ad affermare che le leggi si debbono rispettare, anche laddove domina il leone rampante. Andremo fino in fondo e ci auguriamo di non essere soli: che ci sia un sussulto ampio contro l'abuso di potere, l'omissione di atti d'ufficio e l'arroganza di chi pensa sempre di essere al di sopra delle leggi.
Président - La parole au collègue Centoz.
Centoz (PD-FP) - La ringrazio anche per la ricostruzione molto dettagliata della vicenda. Io ovviamente non ero presente nella passata consiliatura, quindi mi è servito anche a chiarire molto bene, e credo che non ci sia molto da aggiungere: la sua ricostruzione è molto chiara e la vicenda - lo ribadisco ancora una volta - è tutta politica e non giuridica o amministrativa. È tutta e solo politica.
In questo momento la sua ricostruzione ha chiarito molto bene che la vicenda sarebbe potuta chiarirsi in maniera definitiva al termine della passata consiliatura, mentre si è trascinata in maniera... non saprei che termine utilizzare, anche in questa consiliatura.
Ribadiamo quindi la necessità che in questo momento ci sia qualcuno che deve fare un passo indietro per il bene della Valle d'Aosta e per il bene di questo Consiglio.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Campotaro.
Campotaro (AVS) - Quella a cui stiamo assistendo in questi giorni non è più soltanto una vicenda politica o giuridica, siamo andati oltre. Siamo dentro a una surreale telenovela istituzionale, che sta producendo un danno enorme alla credibilità del Consiglio regionale e dell'intera Valle d'Aosta.
Chi ci guarda da fuori è senza parole, e non parlo soltanto dei Valdostani, che sono giustamente disgustati da questo spettacolo, indipendentemente dall'appartenenza politica, ma parlo anche di chi osserva questa vicenda fuori dalla nostra regione: da Roma a Bruxelles ci chiedono che cosa stia succedendo tra i nostri monti. Presidente decaduto, Presidente reintegrato, Presidente che a questo punto non sappiamo più dove mettere.
Qui emerge un fatto gravissimo: un parere tecnico degli uffici del Consiglio regionale è rimasto chiuso in un cassetto per un anno e mezzo.
Mentre la collega chiedeva chiarimenti, mentre il Consiglio, da ottobre a dicembre 2024, cercava risposte, veniva detto che non c'era nulla da dire, che tutto era ipotetico, che non era il momento di esprimersi.
Oggi scopriamo che, mentre si diceva pubblicamente che la questione era ipotetica, negli uffici della Presidenza del Consiglio esisteva già una nota formale, protocollata e sottoscritta da tre dirigenti. Questo significa che siamo davanti alla deliberata omissione - chiamiamola "omissione", visto che "occultamento" non piace - di un'informazione istituzionalmente rilevante nei confronti del Consiglio regionale.
Allora è inevitabile chiedersi chi abbia pensato che tutto questo potesse non avere conseguenze. Chi ha partecipato a questa gestione opaca della vicenda - a partire dall'Ufficio di Presidenza della scorsa legislatura, composto da Union Valdôtaine, Partito Democratico, Lega - non ha fatto un favore alla nostra regione, ha contribuito a indebolire la credibilità delle istituzioni valdostane.
Due settimane fa, da quella curva nord dell'aula, il collega Marguerettaz gridava "Lapeun, lapeun" ai colleghi della Lega. Ebbene, oggi scopriamo che forse la conigliera è molto più ampia di quanto pensassimo.
Ma c'è un'altra domanda politica che aleggia su tutta questa vicenda: perché proprio ora? Perché questo parere, rimasto in cassaforte per mesi, viene fatto filtrare proprio adesso? Chi dobbiamo ringraziare per averci resi edotti di un segreto gelosamente custodito per un anno e mezzo? Perché fingere che tutto questo sia casuale sarebbe semplicemente ipocrita.
Nel frattempo, assistiamo a un delirio comunicativo senza precedenti: screenshot che circolano ovunque, fotografie parziali del parere delle tre dirigenti, ricostruzioni, anticipazioni, retroscene. Siamo arrivati al punto che - mentre noi Consiglieri non abbiamo ancora ricevuto l'atto protocollato n. 7448/2024 - circolano screenshot ricostruiti addirittura con l'intelligenza artificiale.
È una situazione grottesca, non possiamo accettare che il Consiglio regionale sia l'ultimo a sapere ciò che riguarda il Consiglio regionale. Non possiamo continuare a inseguire indiscrezioni, fughe di notizie, chat, invece di discutere apertamente dei documenti ufficiali.
Adesso basta opacità, basta fughe pilotate, basta giochi di palazzo. I documenti ufficiali devono stare nelle mani del Consiglio regionale, non circolare nei corridoi o nei cellulari: soprattutto quando il documento in questione mette nero su bianco che la norma sui limiti dei mandati della legge 21/2007 impedisce al presidente Testolin e al vicepresidente Bertschy di far parte di questa Giunta.
Ma nel frattempo si sono spesi i soldi dei Valdostani, forse si vorrà andare oltre a spenderne ancora, per tentare di dire il contrario di quello che un anno e mezzo fa tre autorevoli dirigenti di questa istituzione, tre figure apicali, avevano sostenuto.
È tutto francamente surreale e imbarazzante.
Président - La parole au collègue Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Ringrazio il collega Campotaro che ci consente di poter intervenire, anche perché sinceramente di sentir parlare di conigli, e soprattutto di coniglioni, ne abbiamo un po' le scatole piene.
Diciamo che probabilmente menare colpi alla cieca non aiuta, glielo do come consiglio. Prima di dare responsabilità, di additare qualcuno, io mi informerei, perché, tanto per dirlo - e visto che il collega Aggravi spesso ha sollevato questo tema in quest'aula - noi abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti per avere quella nota. Perché quella nota non era nelle disponibilità, nonostante appunto si sia detto, né nostre, né dei membri dell'Ufficio di Presidenza, che abbiamo interpellato. Per un motivo molto semplice, nonostante si dica che era stata giustamente inviata, allargata, indirizzata e quant'altro.
Il primo motivo è un motivo molto chiaro e - quando e se avrete la cortesia di chiedere i verbali - potrete prenderne atto, perché noi abbiamo sempre sostenuto che la legge fosse chiara; e siccome la legge era molto chiara, e non c'era bisogno d'interpretazioni, non c'era necessità di chiedere delle note o di avere altre interpretazioni. Lo abbiamo detto in maniera molto chiara, sempre.
Tant'è vero che all'avere note di interpretazione, o pareri di interpretazione, di illustri costituzionalisti, o meno illustri, che ci spiegassero che cosa diceva una legge approvata da questo Consiglio regionale, noi abbiamo sempre votato no. Abbiamo votato no in quell'occasione e abbiamo votato no anche nell'ultima occasione, prima che si riunisse il nuovo Consiglio regionale, perché ritenevamo che spendere dei soldi dei cittadini per dare un'interpretazione esterna a una legge che era molto chiara obiettivamente fosse inutile. Ed è evidente che questo è chiaro.
Così come era chiaro, e lo abbiamo sempre sostenuto - anche qui, se avrete piacere di leggere i verbali ne prenderete atto - che sulla questione delle candidature c'era evidentemente un'incertezza. Lo abbiamo sostenuto nel 2024 e lo sostenevamo a maggior ragione prima, perché, fino a quando qualcosa non si realizza, è qualcosa di ipotetico. Perché una persona poteva ricandidarsi, poteva non ricandidarsi, poteva candidarsi alla carica di presidente, poteva non candidarsi alla carica di presidente, poteva addirittura non essere eletta. Obiettivamente, quindi, fare dei casi di scuola, o richiedere dei pareri su qualcosa che era al di là da realizzarsi, era ovviamente prematuro, fino a quando non si è realizzato.
Dopodiché, avete giustamente fatto il vostro ricorso e noi ne prendiamo atto.
Ringrazio il presidente Aggravi, che ha fatto una ricostruzione di quello che è accaduto, ed è chiaro che noi, così come giustamente è stato richiesto ieri, abbiamo firmato la lettera che ci è stata sottoposta, che chiedeva appunto di parlare di questo tema, perché anche a noi interessa fare chiarezza. Le assicuro che abbiamo lavorato per fare chiarezza e le assicuro che i colleghi avranno ulteriore modo di approfondire e di fare ulteriore chiarezza su questa cosa, che obiettivamente, se io dovessi essere nei panni di chi fa politica utilizzando i tribunali - lo abbiamo già detto: noi non lo facciamo - sarei soltanto contento.
Abbiamo una nota, avete una nota, se volete, che esce fuori, che potenzialmente può darvi degli elementi in più per un ulteriore contro-ricorso, quindi è utilizzabile. Più che cercare di addossare la colpa a qualcuno, io sinceramente prenderei quella nota, se ritenete che sia così importante, e la utilizzerei. Basta.
Sicuramente la danno, perché l'accesso agli atti penso l'abbiamo fatto tutti, quindi, una volta che prenderemo visione di cosa dica la nota, poi ognuno la utilizzerà come ritiene più opportuno.
Presidente - Prima di proseguire tengo soltanto a fare due precisazioni, anche in riferimento al tema degli accessi agli atti. Considerato che questa Presidenza, e penso di poter parlare anche per tutto l'Ufficio di Presidenza, dà peso agli atti, alle parole e a quello che è importante di un organo collegiale, ovviamente le risposte - abbiamo ricevuto le richieste nelle ultime ore - verranno ponderate e valutate bene, proprio per evitare che ci siano dei passaggi che non siano chiari, o che ci siano delle problematiche che possano generarne altre.
Per quello che riguarda invece l'uso di certe parole, invito i colleghi a stare comunque attenti, come la Presidenza cerca di esserlo, perché ci potrebbero essere delle incomprensioni, o comunque in alcuni passaggi, soprattutto quando si parla di atti, certe parole possono dare a intendere cose non pienamente corrette.
La ricostruzione che ho fatto (e che ho cercato di fare anche con gli organi della stampa) è proprio per ben rappresentare quello che è avvenuto e che è a conoscenza di questo Ufficio di Presidenza.
La parola al collega Perron.
Perron (LEGA VDA) - Proprio su questo, il primo rilievo che faccio è che i verbali dell'Ufficio di Presidenza pare siano già a conoscenza della stampa, mentre noi abbiamo fatto un accesso agli atti, appunto, siccome eravamo rappresentati nello scorso Ufficio di Presidenza anche, però rilevo che pare siano già alla stampa, quindi le chiederò... uno degli accessi agli atti è nostro, abbiamo chiesto due verbali specifici dell'Ufficio di Presidenza, le chiederemo di evadere questa cosa, di modo che avremo quanto scritto. Questa è la richiesta che le facciamo.
Punto secondo: noi invece sulla carta che abbiamo, nella deliberazione del 10 ottobre dell'Ufficio di Presidenza - ripeto: non abbiamo il verbale, ma la deliberazione sì - possiamo leggere che "Era opportuno" - viene riportato - "chiedere un parere terzo, dato che l'incarico richiede specifiche conoscenze che travalicano le normali competenze del Consiglio regionale". Questo è virgolettato, quindi era una delle motivazioni per la richiesta del parere terzo.
A questa richiesta, i due Consiglieri della Lega, ovvero l'ex Consigliere Distort e il Consigliere Sammaritani, coerentemente, hanno votato contrari; mentre gli altri membri dell'Ufficio di Presidenza, ovvero il presidente Bertin, il collega Marguerettaz e il collega Jordan, hanno votato per il parere.
Su questa posizione quindi la Lega è molto tranquilla, perché, coerentemente con quanto ha detto, ha fatto, cioè ha votato in maniera contraria.
Questa è la realtà dei fatti, erano le sedi opportune, poi giustamente tutti facciano la loro partita sulla stampa e buon pro gli faccia, ma la nostra posizione è inattaccabile: abbiamo votato contro e aspettiamo di vedere le motivazioni. Abbiamo già parlato con gli ex Consiglieri Sammaritani e Distort, ci hanno già raccontato com'è andata, ma vogliamo vedere i verbali, così avremo la certezza assoluta.
In ultimo però, e voglio un po' spezzare una lancia in favore di questa Giunta, perché giustamente richiede una continuità con quanto fatto, ci si abbarbica sulla continuità, il Presidente Testolin giustamente dice: "Dobbiamo continuare delle azioni per il bene della Valle", ecco, tra le tante cose da fare per il bene della Valle, di importanza cruciale abbiamo visto che c'è anche, ad esempio, la nomina fiduciaria dell'ex Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, assunto, con delibera molto recente e fresca, con incarico dirigenziale di secondo livello per cinque anni alle Politiche del lavoro e della formazione. Sono 150.000 euro lordi, senza concorso: una bella buonuscita, probabilmente per farlo arrivare tranquillo alla pensione. Probabilmente un incarico legato al suo farsi da parte nelle comunali di Aosta per avere un candidato diverso, certamente più presentabile del disastroso ex sindaco Nuti, che in questo caso ha avuto una bella posizione di rilievo, quindi in qualche modo ha continuato, la Giunta, questa sua attività.
Presidente Testolin, e tutta la Giunta, se queste sono le azioni future che dovrete fare, ci auguriamo che facciate decisamente di meglio nel periodo sub iudice e poi, nel caso, anche dopo. Citerò, come faccio spesso, qualcosa di letterario: nella "Fattoria degli animali", il famoso libro di Orwell che stigmatizza i regimi comunisti, quando una specie animale ben precisa - non la cito però chi l'ha letto lo sa - prende il potere, emana nuovi comandamenti. L'ultimo recita: "Tutti gli animali sono uguali" e poi qualcuno aggiunge: "Ma alcuni animali sono più uguali degli altri".
Qualcuno cade sempre in piedi, l'abbiamo capito. Onestamente, se questa è la continuità che volete dare, per noi potreste fare decisamente molto molto meglio.
Président - A demandé la parole le collègue Zucchi.
Zucchi (FdI) - Vi confesso che provo un certo imbarazzo a intervenire dopo le celebrazioni che sono venute prima e hanno dato un senso diverso a quello che invece sembra essere tornato il cliché dell'aula. Qualche artista famoso diceva che lo spettacolo deve andare avanti, diciamo che comunque provo un certo imbarazzo.
Mi associo e voglio ringraziare coloro i quali sono intervenuti nel ricordo, soprattutto di Angelo, a cui anche io evidentemente sono legato, ero legato, con un certo affetto, e spero di poter dire, nel suo stile, in quel poco che posso aver imparato anche da lui, quello che avrebbe detto lui, cioè con chiarezza, con fermezza, con garbo, ma senza fare sconti.
Signor Presidente, io ho ascoltato le sue premesse e le ricostruzioni di quanto è avvenuto, però ci sono delle situazioni che sono alquanto oscure, non per quanto riguarda quanto lei ha detto, perché si tratta soprattutto di un fatto avvenuto nella precedente legislatura, ma per quanto poi è avvenuto dopo.
Sono i due punti, lo voglio in qualche modo sottolineare all'attenzione di quest'aula, che secondo me stridono. Perché quando lei ha ricordato, signor Presidente, che in attesa dell'elezione della Giunta e dell'insediamento della nuova legislatura, è stato trasmesso il parere del professor Lupo, che è stato immediatamente posto in essere nel giro di sette giorni, improvvisamente questo parere, per cui si chiedeva un'interpretazione "pro veritate", non autentica, perché l'interpretazione autentica la può dare solo questo Consiglio... l'interpretazione prevalente la potevano e la dovevano dare, e l'hanno data, le tre massime dirigenti che sono sedute a questo tavolo.
Il professor Lupo in una settimana ha fatto quella che poi sembra essere l'unica tesi che è stata posta in evidenza, e di questo io chiedo conto. Come è possibile che, di fronte all'esistenza di un parere come quello delle tre dirigenti summenzionate, ai Consiglieri tutti non sia stata evidenziata una posizione difforme?
Io credo, non tanto per noi dell'opposizione, che non abbiamo votato la Giunta e questo governo, che fosse indispensabile, assolutamente doveroso, che tutti i Consiglieri venissero a conoscenza, in quella fase, dell'esistenza di un parere delle tre massime dirigenti; perché è un parere difforme e che poteva servire a coloro i quali dovevano votare per farsi un'idea della situazione che era in atto.
Mi chiedo di chi sia stata la responsabilità di non aver allegato, oltre al parere del professor Lupo, anche una posizione che, pur datata nel 2024, era importantissima, e che io tuttora reputo importantissima e prevalente rispetto alla posizione del professor Lupo.
Io credo che i Consiglieri avrebbero dovuto conoscere gli aspetti che sono stati citati, per virgolettato, dalla Consigliera Minelli, e che dovessero essere messi a conoscenza.
Secondo punto. Io non so se ringraziare La Stampa o essere un poco dispiaciuto, perché noi apprendiamo in modo sequenziale le notizie che riguardano quest'aula direttamente da La Stampa e dal decano dei suoi giornalisti - che è qui presente - che ringrazio per darci queste notizie, che però rappresentano, soprattutto in certi casi, secondo me quasi delle notitiae criminis. Perché nell'articolo apparso il 16 maggio scorso ci sono dei passaggi che, magari sono stati anche un po' ignorati, ma sono pesantissimi.
Qui si parla di un fatto, cioè che all'Avvocatura, quarto piano, che ha richiesto tutti gli atti che sono stati oggetto della vicenda dell'interpretazione dei mandati, non è pervenuto l'atto importante che è oggetto della scrittura delle tre dirigenti, Menzio, Perrin e Greco.
Perché? Chi è che non ha trasmesso? Per quale motivo? Chi ha preparato questo faldone che non è stato trasmesso all'Avvocatura? Ammesso che sia vero, perché noi apprendiamo da La Stampa, leggo paro paro: "Non sono neppure arrivati al quarto piano del palazzo degli uffici dell'Avvocatura insieme ai documenti per poter preparare la difesa della Regione nel processo sui mandati". "Non sono", si intende i pareri dei dirigenti summenzionati.
Perché? Per quale motivo questi documenti non sono stati trasmessi? Qui, signor Presidente, un po' entra in campo il suo Ufficio. È stato lei a non trasmettere? Lei era a conoscenza di questi pareri, quando sono stati richiesti dall'Avvocatura, oppure no? Chi è che ha predisposto questi faldoni? Queste sono due domande importantissime, alle quali noi chiediamo delle risposte.
Presidente - Collega Zucchi, io la ringrazio per la sollecitazione e ribadisco quello che ho detto, perché oggettivamente io, non avessi fatto determinati passaggi nella ricostruzione, capirei la sua domanda, sicuramente La Stampa è una fonte autorevole, ma quello che ho detto oggettivamente spiega e rappresenta quello che lei mi chiede, quello che è rappresentato.
La nota che è stata sottoscritta dalle dirigenti, che viene citata, non è un parere definito e puntuale, distaccato dagli altri tre pareri. La nota era funzionale, e l'ho detto in più occasioni, alla richiesta del terzo parere, quindi il parere del professor Lupo, che poi è arrivato a ottobre 2025. Quanto richiesto, quanto interpretato, quanto scritto nella nota delle dirigenti è avvenuto al 2024 ed era funzionale...
Posso finire o ne sapete più di me? Scusate, perché oggettivamente uno cerca di ricostruire dei fatti che non lo riguardano, che non hanno riguardato questo Ufficio di Presidenza... Mi trovo a rispondere nuovamente alle ricostruzioni che ho fatto, con un sottofondo in cui si sa più di quello che è successo.
Avete fatto degli accessi agli atti, si risponderà con i tempi e con i modi corretti, perché mi sembra che di pasticci ne siano già stati fatti troppi, però mi si consenta di rispondere nuovamente a una sollecitazione.
Perché non è stato trasmesso il parere? Perché non c'è un parere puntuale. Quel passaggio, fatto dalle dirigenti, era prodromico, e ho usato questo termine apposta, alla richiesta del terzo parere che nell'ottobre 2024 non avviene e avviene nel 2025.
No, non è un'interpretazione, questi sono i documenti. Se ha dei dubbi, anche lei faccia un accesso agli atti, o comunque il vicepresidente Lattanzi è del suo gruppo, le può rappresentare la stessa situazione; se no faccia un accesso agli atti, come hanno fatto gli altri colleghi, e per quello che riguarda le note verranno rappresentate.
Però è così, abbia pazienza, io non so cosa dirle, gli atti sono questi, i fatti rappresentati sono quelli, se voi ne sapete di più e se la Stampa ha degli argomenti maggiori li rappresenti in modo puntuale.
La parola al collega Lattanzi.
Lattanzi (FdI) - Una puntualizzazione: lei sa perfettamente che questo Ufficio di Presidenza non è nelle condizioni di dispacciare documenti che sono riservati all'Ufficio di Presidenza. Come ha visto, il mio collega non sa assolutamente di cosa stiamo parlando. chiede lumi su documenti che lei mi ha fornito, ma che io non ho fornito a nessuno, per correttezza istituzionale.
Detto questo, la storia sta cominciando a diventare veramente seria, noi l'avevamo detto in tempi non sospetti. Il tema non è né la legittima difesa delle persone che sono state raggiunte da provvedimenti di sospensiva, e quindi correttamente e giustamente hanno attivato un ricorso per rientrare nelle loro funzioni, né il fatto che questo Consiglio possa essere tranquillo o agitato.
Il problema è che siamo preoccupati, perché abbiamo il sospetto che, in attesa del giudizio, speriamo finale, che, avevamo già condiviso, avverrà fra mesi, perché ripetiamo che la magistratura ha già dimostrato di non farsi dettare l'agenda da questo Consiglio regionale, il tema è prettamente politico.
Abbiamo un partito di maggioranza, relativa, che deve assumere, ha assunto, delle decisioni di andare avanti rispetto alle vicende giuridico-amministrative in maniera politica.
Per che motivo? Io ho riletto questa mattina presto le motivazioni con cui l'Union Valdôtaine sostiene questa procedura, ovvero di continuare in attesa del giudizio finale, e le motivazioni sono politiche. C'è una preoccupazione legata agli atti amministrativi, ai documenti che devono andare avanti, alle approvazioni dei bilanci che devono proseguire, ma la domanda sorge spontanea: realmente pensiamo che si possa andare avanti così due o tre mesi?
Io invito l'Union Valdôtaine, perché mi rendo conto che i colleghi Testolin e Bertschy fanno quello che la maggioranza suggerisce loro, perché fanno politica… ma veramente il partito di maggioranza relativa all'Union Valdôtaine ritiene corretta la strategia di andare avanti in attesa della sentenza definitiva? In questo modo pensate che in ogni Consiglio dobbiamo investire una giornata di tempo sull'andare a ricostruire quei puntini, chi ha detto cosa… le due colleghe Minelli e Guichardaz che nella scorsa legislatura, nel 2024, quando ancora non si conoscevano giustamente né candidati, né candidature, né chi sarebbe stato eletto... fanno politica, quindi si preoccupano, a monte di una campagna elettorale, di sapere se sono eleggibili a presidente e vicepresidente, due figure importanti dell'Union Valdôtaine, perché sanno perfettamente che quello condiziona la campagna elettorale. Lo sappiamo.
La risposta degli uffici, mi permetta di non essere d'accordo, Presidente, non è prodromica a un altro parere. Non c'era nessun parere prodromico, c'era un parere e punto. Poi si è detto: "Se volete, andate a fare un pro veritate, che in una settimana non si nega nessuno", perché poi un pro veritate non si nega nessuno.
Io sono d'accordo con lei, perché l'abbiamo condiviso in Ufficio di Presidenza, questo Ufficio di Presidenza si è comportato in maniera trasparente. Non concordo sulla tesi che quel giudizio del 2024 dei dirigenti del Consiglio sia stato prodromico a un altro parere, quella è stata una decisione che ha preso; condivido, perché ho letto anche io gli atti dei colleghi della Lega: che gli amici della Lega hanno preso atto del parere del 2024 ed erano contrari al parere di Lupo del 2025, quindi in perfetta coerenza.
Qui però il tema è un altro: possiamo stare qua tutti i Consigli regionali prossimi a giocare sulla cronaca di chi ha fatto, chi non ha fatto, dei puntini da unire, per ricostruire le vicende, ma la vicenda è una ed è qui e ora.
Possiamo andare avanti così? Union Valdôtaine, assumetevene le responsabilità.
Presidente - Ringrazio il collega Lattanzi per la precisazione, che mi consente di precisare. Io non volevo assolutamente dire che lei dovesse spacciare documenti, mi sembra che di spaccio qua ce ne sia anche troppo. Di documenti, ovviamente.
Quello che io intendevo dire, visto che mi è sembrato che fosse stata messa in discussione la ricostruzione che è stata fatta e, mi consenta di dirlo, io da questa sede più che una ricostruzione dei puntini non posso fare, perché le considerazioni politiche le posso fare in un'altra sede e in un'altra veste, non mi sembra il caso, perché se ne stanno già aggiungendo altre... ripeto: quanto anche rappresentato dall'Ufficio di Presidenza e quanto detto è quello che è avvenuto, ed è quello che è nei fatti.
Se si mette in dubbio questo, si facciano i dovuti accessi agli atti, come i colleghi hanno fatto. Quello che sinceramente non mi è piaciuto è mettere in discussione non la ricostruzione, ma una ricostruzione che si basa su atti e su cose scritte. Non me le sono inventate e pensi lei, e pensate voi, cosa ho pensato io quando ho letto sulla Stampa una cosa di cui non sapevo, perché all'epoca ero tra l'altro all'opposizione, quindi ho dovuto ricostruire i puntini, invece di dedicarmi ad altro.
Ma va bene, è il mestiere che va fatto, però non è semplice ricostruire delle cose che hanno un peso di un certo tipo.
Quindi, se l'ho detto, è perché la ricostruzione è avvenuta nella maniera più puntuale che potevo rappresentare. Oggettivamente, se qualcuno mette in dubbio la ricostruzione fatta dal sottoscritto, lo faccia con delle prove, perché io ho degli atti.
Se ci sono dei dubbi, gli accessi agli atti si facciano sugli atti, così uno può vedere quello che è rappresentato e alle richieste di accesso agli atti si risponderà ovviamente con i dovuti termini e con le dovute maniere perché, ripeto, così evitiamo che ci siano ulteriori polemiche, non di natura politica, ma che mettano in discussione la serietà dell'istituzione che ho l'onore, in questo momento, pro tempore, di presiedere.
La parola alla collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) -. Siamo in presenza davvero di una brutta pagina della politica valdostana, siamo in presenza di almeno un anno e mezzo, ormai, di pasticcio.
Mi collego però a quello che ha detto il Vicepresidente, il collega Lattanzi, per andare avanti. I Latini avrebbero detto "cui prodest?": ma a chi giova, a chi sta giovando tutto questo? Giova alla Valle d'Aosta? Assolutamente no, perché siamo sulle pagine dei quotidiani tutti i giorni, siamo oltre i confini di Pont-Saint-Martin, quindi siamo attenzionati anche a livello nazionale. Quindi non venite a dirmi, per cortesia, che è per il bene della comunità e per il bene della Valle d'Aosta che stiamo mantenendo queste poltrone, perché non è così.
Allora mi chiedo: a chi giova? Giova alla politica? No. La politica valdostana in questo momento sta facendo una figuraccia, ma la politica quindi non giova davvero a nessuno.
Giova a questo Consiglio, stare ore... e staremo ore, ancora, per tutti i Consigli. Perché io quando leggo sul giornale il congresso nazionale dell'Union Valdôtaine... io sul nazionale ho qualche difficoltà, ma è una mia difficoltà, sicuramente; quando leggo continuamente poi queste giustificazioni, giustificazioni di uno status quo che non ha ragione di esistere, sono preoccupata.
Sono preoccupata perché i cittadini e le cittadine... voi potrete dire quello che volete, perché ognuno di noi probabilmente porta acqua al proprio mulino, però io ho sentito unionisti e unioniste DOC essere nauseati da questa situazione, da questo atteggiamento, da questo comportamento.
Innanzitutto penso che la nota, il parere... adesso stiamo discutendo se era una nota, se era un parere, ma noi dicendo così stiamo delegittimando delle figure apicali di questa amministrazione. Cioè, d'ora in poi qualunque cosa scritta da un dirigente verrà messa in discussione.
Allora, è una nota? La nota è chiarissima. Io mi chiedo, e vi chiedo: ma se la nota fosse stata di diverso tenore, sarebbe stata condivisa? Sarebbe stata mandata al quarto piano? Sarebbe stata legata alla richiesta di parere "pro veritate" all'avvocato Lupo? Vi chiedo di rispondere a questa domanda, onestamente.
Presidente - Ci sono altri interventi? Point n° 2 à l'ordre du jour... collega Torrione, prego.
Torrione (AVS) - È stato troppo rapido. Questa vicenda sta assumendo le sembianze di un thriller politico, che rasenta la fantapolitica. Un thriller che, se dovessimo tradurlo in una serie cinematografica, si potrebbe titolare "La poltrona di spade". Peraltro andrebbe assimilato al genere "tratto da una storia vera", perché, purtroppo, tutto questo è tristemente vero.
Non ripeto le considerazioni che sono state fatte dai miei colleghi, mi concentro su una questione, cioè l'apparente - perché bisogna usare bene le parole, perché occultamento, omissione... quindi teniamoci leggeri e vaghi - l'apparente non casualità delle date. Cioè ricordiamoci che la corretta ricostruzione che il Presidente ha fatto comunque rimanda a una questione chiara, cioè il parere, la nota che, come è già stato detto bene dai colleghi Lattanzi e Forcellati, è fatta dai massimi rappresentanti dei nostri uffici, che peraltro sono molto più neutri di quelli che possono essere i pareri chiesti, a quel punto, da una maggioranza comunque, potenziale...
Mi spiace che il Presidente si offenda o se la prenda, ma in realtà non è che si contesti la ricostruzione, si contesta il fatto che quel parere, o nota che sia, che è assolutamente legittimo, dal mio punto di vista anche il più legittimo, non è mai uscito e non è neanche mai stato citato da nessuno dei pareri precedenti. Questo è quello che si è detto.
Ma il mio focus lo voglio mettere sulle date, cioè stiamo parlando di un parere che è di un anno prima delle elezioni e, come ha ben ricordato il collega Lattanzi, il problema è che si è lasciato passare un anno. Allora si può pensare bene, si può pensare male, il dato di fatto è che si sono fatte delle elezioni, si è svolta una campagna elettorale nella quale due figure centrali di spicco... e sappiamo bene quanto conti essere di spicco, cioè occupare delle posizioni importanti nell'acquisizione dei voti. Ma è un dato oggettivo, non faccio polemica o non penso male, è un dato oggettivo: il potere comunque chiama potere, a livello di voti. Questo Consiglio e la composizione di questo Consiglio lo dimostrano chiaramente.
Abbiamo fatto quindi un'intera campagna elettorale con l'Union Valdôtaine che ha fatto la sua campagna senza nessun tipo di ombra, senza nessun tipo di dubbi d'immagine esterna.
Ma io aggiungo un altro elemento, cioè voglio pensare in positivo e considerare questo ultimo colpo di scena, di questo giallo-rossonero in realtà, non solo quale parte di un copione triste e anche un poco avvilente, ma come un'altra porta che si è aperta, come un'altra opportunità in mano alla Giunta e alla maggioranza di uscire da questo cul de sac in cui in qualche modo vi siete infilati.
Perché ora più che mai non si può sostenere e banalizzare la vicenda aggrappandosi a un legalitarismo retorico, dicendo semplicemente: "Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso". Può anche darsi che nella sentenza di appello la sentenza venga ribaltata, ma questo non cambia, come ha detto bene il collega Lattanzi, la sostanza. Cioè, tutto quello che è successo, è successo.
La sentenza c'è stata, le omissioni, gli occultamenti, chiamiamoli come vogliamo, ci sono stati. Il ricorso della Regione c'è stato, la questione di costituzionalità è stata sollevata, cioè tutti elementi che mettono grandi ombre su tutta questa vicenda, soprattutto perché i principi della legge sono chiari. L'ha detto il collega Manfrin: la legge è chiarissima, è limpida, ed è altrettanto chiaro che ci aspettano cinque-sei mesi di un governo sub iudice.
Io penso che questa sia un'opportunità per la Giunta, per la maggioranza, per lo stesso presidente Testolin, un'opportunità politica, di dimettersi, di ricostituire una nuova Giunta che governi con serenità, legittimità piena, senza ombre, senza spade di Damocle sulla testa, con un'immagine limpida e non offuscata.
Presidente - Mi consenta solo, collega Torrione: non è una questione di offesa da parte mia, è una questione che la ricostruzione fatta si basa su degli atti, quindi non è una ricostruzione politica.
Ripeto: io ho già specificato, a seguito della presa di posizione, della specificazione fatta dal collega Lattanzi, quello che è avvenuto, e il perché io a un certo punto ho detto "Signori, questo è il fatto".
Quindi non è una questione di offesa, è che sento il peso del lavoro che è stato fatto e quindi oggettivamente non è una ricostruzione politica, è una ricostruzione sui fatti. Tutto qua.
Poi, su certe domande, non le faccia a questa Presidenza, le faccia a chi mi ha preceduto, che politicamente è sicuramente più vicino a lei che a me.
La parola al collega Bellora.
Bellora (LEGA VDA) - Io ho la sensazione che, come sempre quando si parla molto di un argomento, su molti aspetti se ne sia parlato a sproposito e si sia fatta, secondo me, molta confusione.
Credo che ci siano due punti fermi che vanno sottolineati. Il primo è una responsabilità che non ricade su questo Consiglio, su questo Ufficio di Presidenza. Ricade evidentemente sul Consiglio precedente e sul precedente Ufficio di Presidenza. Non perché io faccia parte di entrambi oggi, ma perché mi pare un dato oggettivo e innegabile.
Secondo punto. È stata una vicenda gestita malissimo, perché si è fatto il peggio di quello che si poteva fare. Perché i casi, secondo me, erano due: o si cercava di chiarire questa norma con un'interpretazione autentica, che non è quella dei pareri - perché i pareri, e lo dico da avvocato, non sempre sono attendibili, e spesso possono essere contrastanti, come nel caso di specie - ma con un parere "pro veritate" dato dalla dirigenza del Consiglio regionale, cosa che non è stata richiesta, quindi non ne faccio una colpa ai dirigenti, ne faccio una colpa a chi glielo doveva chiedere.
Oppure, meglio ancora, si interveniva su questa legge, la si cambiava e la si rendeva più chiara. Anche perché c'erano tutti gli strumenti per farlo, il mestiere di un Consiglio regionale è quello di fare le leggi, c'era una maggioranza che aveva i numeri per governare. È vero, non aveva i numeri per modificare la legge elettorale, perché ci volevano più suffragi di quelli che aveva, benissimo, se li andava a cercare e li modificava.
Invece si è fatta l'unica cosa che non si doveva fare, cioè si è andati avanti con questa situazione dicendo: "Boh, speriamo qualcuno provvederà". Il risultato è che si è arrivati a questo.
Se questo è vero, allora dobbiamo fare due ragionamenti su chi queste cose le poteva fare e non le ha fatte. È evidente che il focus va sul precedente Ufficio di Presidenza e capisco la facile obiezione: "Ma dell'Ufficio di Presidenza facevano parte anche due rappresentanti della Lega". Vero, facevano parte due rappresentanti della Lega, che infatti, quando si è trattato di acquisire un parere "pro veritate" a spese dei contribuenti, hanno detto: "No grazie". Hanno detto "No grazie" perché secondo noi questa norma è chiara, non c'è bisogno di interpretazione, se volete un'interpretazione ve la pagate voi, non la pagano i Valdostani. Mi sembra un comportamento assolutamente lineare.
Io poi ho la brutta abitudine di parlare dei presenti e mai degli assenti. Presenti io in quest'aula ne vedo due, che facevano parte di quel vecchio Ufficio di Presidenza, e uno è anche il capogruppo dell'attuale partito di maggioranza. Ricordo che questo signore, lo hanno ricordato altri, nello scorso Consiglio, rivolto a noi, e credo anche agli altri membri dell'opposizione, ha usato parole non lusinghiere, definendoci in patois "conigli".
Ora, io devo dire che ho un po' la sensazione che forse, prima di parlare del coraggio degli altri, bisognerebbe dare un'occhiata al proprio, perché la mia sensazione, visto che non ho mai sentito alcun intervento, neppure sulle discussioni precedenti, su questo tema, da parte di questa persona, devo pensare, per usare la metafora che usava lui prima, che fosse rintanato nella sua tana a rosicchiare carote.
Mi pare che un intervento suo, in questo senso, non l'abbiamo sentito sinora, e se anche arrivasse adesso sarebbe tardi.
In ogni caso, neanche questo mi interessa più di tanto, lo dico francamente. Quello che mi interessa, e spero di avere il tempo per dirlo, è che alla fine si ritorna sempre lì, si ritorna sempre sull'unico argomento che io dall'inizio di questa legislatura, a costo di essere noioso - lo sono e continuerò a esserlo - sostengo, cioè questa legge elettorale che ho definito più volte, e ridefinisco oggi, una schifezza, perché, come tutte le leggi elettorali, come tutte le leggi, fatte contro qualcuno - posso fare l'esempio della legge sulla par condicio che, io come presidente del Corecom ho applicato più di una volta, ed era una legge fatta contro le televisioni di Berlusconi, infatti è una legge pessima - questa, che era una legge fatta contro, buonanima, Augusto Rollandin, è una legge fatta malissimo.
Allora io dico: l'occasione di cambiarla alla scorsa legislatura non è stata sfruttata, oggi noi abbiamo proposto un testo di nuova legge elettorale, sul quale non ho sentito una parola in questo Consiglio, io credo che quello che noi dobbiamo fare non è piangere sul latte versato, ma guardare avanti.
Presidente - Grazie collega. La parola al collega Carrel.
Carrel (ADC) - Io credo che, più di tante parole, conti anche l'atteggiamento di ognuno di noi nel rispondere alle provocazioni e, Presidente, oggi lei ha denotato sicuramente un po' di nervosismo, e capisco che il peso che porta è un peso importante, che non dipende esclusivamente da lei, ma che la maggioranza in questo caso sta lasciando a lei; e l'istituzione, il Consiglio Regionale, appunto, è da lei rappresentata in questo momento, e credo che la rappresentazione che ha fatto dei fatti sia puntuale e corretta, ma ci pone degli interrogativi politici non indifferenti.
Ad AVS, in primis, permettetemi i complimenti, perché ha svolto un'azione politica, dalla sua rappresentazione è emersa chiaramente, che parte prima dal Consiglio e poi, in ultima istanza, arriva in tribunale. Perché la questione principale è che il Consiglio, con l'Ufficio di Presidenza vecchio, con la legislatura passata, non ha affrontato il tema. Perché in campagna elettorale conveniva a tutti andare a dire "Lui può fare il Presidente, votate lui", oppure "Lui non può farlo, votate me", in modo da catalizzare più voti possibili.
Questo è un giochino, lecito, che si è scelto di fare. Dobbiamo avere il coraggio di dirci questa cosa, se no diventa difficile affrontare un tema così importante.
Dopodiché abbiamo una nota: lei l'ha definita prodromica, secondo me, per quel che ho letto, ma sicuramente aspetterò di avere il documento ufficiale, di prodromico c'è scritto chiaramente che gli uffici dicono: "No, non si può, ma se volete potete andare a chiedere un parere a un terzo", o meglio, un parere "pro veritate", perché allora non vi erano ancora i tre pareri, vi era semplicemente una lettera, da parte delle Consigliere, che chiedevano all'Ufficio di Presidenza di dare una risposta.
Perché questa lettera non è stata data al professor Lupo come base da cui partire per il parere "pro veritate"? È una domanda lecita, politicamente. Perché questa lettera - e la posizione degli uffici - non è stata messa agli atti della difesa, anche della Regione, in tribunale, nella sentenza di primo grado?
Io credo però - e amplio un attimo il discorso - che questo sia un po' un modo di operare che abbiamo intrapreso nella scorsa legislatura, e che ci stiamo portando in questa legislatura: quando abbiamo un problema, lo mettiamo in biblioteca. Tutti i dossier che scottano li mettiamo in biblioteca e aspettiamo che si risolvano miracolosamente. Aspettiamo, e poi non riusciamo più a gestirli, per "x" problemi.
Succede, in questo caso, per le elezioni del presidente, che è quello più scottante, più à la une, sicuramente più importante dal punto di vista istituzionale, che ci mette in maggiore difficoltà, checché se ne dica, e possiamo ripeterlo, e ogni volta che lo ripetete, e dite che tutto è a posto e che lo facciamo per senso di responsabilità, oltre a far arrabbiare i Valdostani, perdiamo di credibilità.
Quindi almeno non diciamolo più. Diciamo che abbiamo deciso così, avete deciso così, e va bene così, ma non diciamo che l'abbiamo fatto per senso di responsabilità, perché è una presa in giro e tutta la Valle d'Aosta ride ogni volta che un politico dice questa cosa; quindi, tot amoddo, cancelliamolo per piacere.
Ma è un modus operandi anche sulla SAV. Ieri abbiamo fatto una riunione tecnica, più che politica, e a dieci giorni dall'inizio dei cantieri abbiamo scoperto che il Cda della SAV aveva le informazioni il 5 novembre e abbiamo affrontato il tema dal 14 di aprile.
Abbiamo un problema del come affrontiamo i problemi. Il problema principale non sono i problemi, che ci sono e ci saranno sempre, è il come decidiamo di affrontarli. Se continuiamo ad agire in questo modo, perdiamo credibilità, potrete anche acquisire voti, ve lo auguro, in bocca al lupo, ma come Valle d'Aosta facciamo una bruttissima figura. Non possiamo più permetterci questo modo di governare.
Al di là dell'arroganza, al di là della prepotenza, abbiamo bisogno tutti di tornare a trovare un modo per affrontare i problemi che sia un modo serio, concreto e che guardi all'interesse dei Valdostani, e non all'interesse singolo di ognuno di noi.
Président - A demandé la parole le collègue Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Ho ascoltato con attenzione il dibattito di oggi, aspettando con ansia che, in una logica di alternanza, intervenisse anche qualcuno della maggioranza, ma vedo che, come l'altra volta, o sono arrivati ordini di scuderia, o da parte della maggioranza c'è un certo imbarazzo a coprire le magagne che magari la maggioranza stessa ha contribuito ad alimentare, ma di cui forse si sente non altrettanto responsabile, rispetto ad altri.
Io mi aspettavo oggi, sinceramente, arrivando, che ci fosse la fotocopia del parere delle tre dirigenti distribuito sui tavoli del Consiglio. Non penso che quel parere sia un segreto di Stato, per il quale bisogna ricorrere a strumenti - adesso il Presidente ha l'ansia di spiegare e di articolare il suo pensiero ogni volta che qualcuno lo cita - ma io non penso che sia un documento per il quale i tempi, le modalità... è un documento che oramai è finito addirittura sulla stampa, tutti lo conoscono, non lo conoscono i rappresentanti della massima istituzione regionale, che è questo Consiglio regionale.
Allora l'invito è: non pariamoci dietro alle modalità di richiesta, eccetera eccetera, distribuiteci questo benedetto parere protocollato - tra l'altro ho scoperto pure che era protocollato da parte delle dirigenti - e la facciamo finita.
Io voglio fare e ribadire due ragionamenti che mi è capitato anche di scrivere, poi si è detto che io ho scritto delle cose cattivissime, eccetera eccetera, ma non penso che siano tanto più cattive degli interventi che questa maggioranza in questi mesi ha fatto nei confronti nostri, e nei confronti anche di altri colleghi. La dialettica politica credo che alle volte possa utilizzare anche dei termini crudi, ma che corrispondono fondamentalmente, io credo, alla realtà dei fatti.
Si è parlato di continuità. Il congresso nazionale dell'Union Valdôtaine a Courmayeur, quel congresso di cui ho visto la sala strapiena e stracolma - erano in 500, come dice di solito il collega Marguerettaz, le vostre riunioni sono sempre molto frequentate - ha visto un momento di grande enfasi nel momento in cui il presidente Farcoz ha spiegato che: "È stata presentata la decisione del ricorso in appello come atto di responsabilità necessario per garantire la continuità amministrativa ed evitare il blocco della Regione in un momento particolarmente delicato".
Io non ho capito quale sia questo momento particolarmente delicato. Siamo all'inizio dell'anno, non c'è in prospettiva il bilancio triennale, che è generalmente il momento più delicato. Io mi ricordo bene, essendo uno dei vecchi di questo Consiglio regionale, di quando fu impallinato il collega Lavevaz: non ci si preoccupò, e per primo non si preoccupò il presidente Testolin, di impallinarlo in una maniera, che io devo dire piuttosto discutibile tra amici e copains, non so come vi chiamiate voi all'interno dell'Union Valdôtaine, ma non ci si preoccupò quando facemmo anche quelle simpatiche convocazioni, in cui ognuno di noi doveva prendere atto delle decisioni del futuro Presidente Testolin, di questa ansia di continuità di cui oggi si parla come se fosse il tabù che ci impedisce di cambiare i vertici della Regione.
Non ci fu questa stessa problematica quando si cambiarono sei presidenti, mi sembra, in una legislatura. Il mondo va avanti lo stesso, l'amministrazione regionale va avanti lo stesso, anche perché è affidata a una solida struttura amministrativa, che in qualche modo riesce a compensare alle volte le follie della politica.
Questo per dire che non mi sembra, lo metto nella discussione, che questo refrain della stabilità e della continuità possa essere un elemento che giustifichi questo stillicidio continuo, e che penso sarà così almeno fino a dicembre di quest'anno.
Presidente - Grazie collega. La parola al collega Marguerettaz.
Marguerettaz (UV) - Vedo che vengo ascoltato con attenzione, quindi anche le battute vengono prese in seria considerazione.
Per continuare su questo filone, siccome ho avuto modo di dire "Lapeun, lapeun", sentendo una serie di vostri interventi, mi viene in mente un'importante trasmissione radiofonica che si chiama "Il ruggito del coniglio". Il ruggito del coniglio, nel senso che anche i conigli ruggiscono.
Proviamo a rimettere un po', come si suol dire, la pendule à l'heure. Se avrete modo, io non so quali saranno le decisioni dell'Ufficio di Presidenza, se verranno dati i verbali, io credo che allora l'interpretazione, le valutazioni della legge, come ha detto abbastanza bene il collega Manfrin, erano abbastanza chiare. L'interpretazione letterale della legge, per coloro che non sono così addentro a questioni di diritto, credo fosse chiara.
In realtà nel dibattito dell'Ufficio di Presidenza c'erano delle persone che avevano sicuramente strumenti più importanti nel diritto, perché si dice: "Sì, è scritto così, ma in realtà potrebbero esserci anche altre interpretazioni".
Al netto di questo, però, la risposta fu: "In questo momento noi stiamo ricevendo un quesito che, come è stato ricordato bene, si fonda su delle ipotesi, quindi non è stata data la risposta"; questa è, le valutazioni racchiuse nel verbale sono abbastanza evidenti.
Quando la situazione poi si è verificata, a quel punto si è proceduto nel chiedere un parere supplementare rispetto a delle valutazioni che erano state fatte dall'Ufficio di Presidenza.
A me però, devo dire la verità, appare un po' simpatico l'intervento del collega Bellora, che è un indipendente all'interno della Lega, perché in tutto questo percorso la Lega ha avuto un peso determinante.
Certo che lei non c'era, avvocato Bellora, però è un po' troppo comodo giocare dal punto di vista di "io sono qua prestato alla politica", ma l'eredità del movimento, del partito a cui lei appartiene, perché è stato votato all'interno, è chiara. Quando avrà modo di leggere i verbali, si accorgerà che probabilmente in tutto questo percorso la Lega e i membri della Lega hanno avuto un ruolo determinante. Punto.
