Oggetto del Consiglio n. 394 del 26 marzo 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 394/XVII - Approvazione di mozione: "8 marzo - Giornata Internazionale della donna: tra traguardi storici raggiunti e sfida culturale del consenso libero, attuale ed esplicito".
Aggravi (Presidente) - Punto n. 51 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione, la parola alla prima firmataria, la consigliera Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - Vedo un entusiasmo oltre quello immaginato… bene. Nello scorso Consiglio noi abbiamo ricordato la Giornata internazionale della donna e molte colleghe e colleghi hanno preso la parola, oltre alla sottoscritta, in aula con degli interventi molto importanti, molto profondi, ognuno, ciascuno di noi con la propria sensibilità. È proprio per questo motivo, Signor Presidente, che poi da un confronto successivo è scaturito il desiderio di confrontarsi su questi argomenti e condividere, laddove era possibile, un nuovo testo, che mi sono permessa di consegnare e che desidera sostituire il testo presentato.
Chiedo a lei, Presidente, e agli uffici di consegnarlo se è possibile.
Presidente - Grazie collega. Confermo che il testo è arrivato e che procederemo con i mezzi digitali a trasmettere ai colleghi. La mozione è stata illustrata, la discussione generale è aperta. La parola alla collega Minelli.
Minelli (AVS) - Intervengo a nome del nostro gruppo, che ha firmato già la mozione che era stata depositata ormai tanto tempo fa, perché era il 27 febbraio, prima della giornata dell'8 marzo, che sarebbe caduta appena qualche giorno prima del Consiglio in cui si sarebbe dovuto discutere.
Quanto era stato proposto nel testo non voleva essere un atto simbolico legato a una ricorrenza. Si trattava di una presa di posizione su un punto preciso dell'ordinamento penale, più in generale su quale impostazione culturale debba orientare la tutela della libertà sessuale nel nostro Paese. Il nodo è chiaro: il principio del consenso libero e attuale per noi deve rimanere l'elemento centrale della definizione del reato di violenza sessuale. L'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, ne parliamo nel testo della mozione, assumendo un impegno preciso: porre l'assenza di un consenso libero e volontario al centro della definizione di violenza sessuale. Non è una formulazione neutra, è il frutto di un'evoluzione giuridica che supera una visione fondata sulla prova della forza o della minaccia e che riconosce che la libertà sessuale è prima di tutto autodeterminazione.
Il passaggio dal paradigma del dissenso a quello del consenso, su cui a lungo si è discusso, non è una questione lessicale, è un cambio di baricentro. Se l'attenzione si sposta sulla necessità di una manifestazione di volontà contraria da parte della vittima, il rischio è duplice: da un lato, si torna a concentrare l'analisi sulla condotta di chi subisce; dall'altro, si ignora ciò che la giurisprudenza e la psicologia hanno già chiarito.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 20780/2019, ha affermato che il consenso deve essere attuale e permanere per tutta la durata dell'atto. Questo principio non introduce degli automatismi, ma fornisce un criterio chiaro: in assenza di consenso l'atto non è lecito.
Sappiamo che nelle situazioni di violenza possono verificarsi fenomeni di choc, di paralisi emotiva, il cosiddetto freezing. Pretendere una reazione attiva o una resistenza esplicita significa non tenere conto di queste dinamiche e rischia di produrre vittimizzazione secondaria. Non è una questione ideologica, è una questione di coerenza tra norma, standard internazionali e realtà dei fatti.
La Camera dei Deputati ha approvato all'unanimità una modifica dell'articolo 609bis che recepisce quest'impostazione, introducendo il riferimento al consenso libero e attuale. Se al Senato della Repubblica si dovessero affermare delle proposte restrittive, ci troveremmo di fronte a un arretramento, non soltanto tecnico, ma anche culturale.
La mozione, anche il testo che ci è stato inviato, chiede alla Regione di assumere una posizione, di assumere una posizione politica. Qualcuno potrebbe sostenere che il Consiglio regionale non debba intervenire su una materia penale statale, ma qui non si chiede di legiferare, si chiede di esprimere una posizione, di farsi portavoce presso i Parlamentari valdostani affinché non venga indebolito un principio che tutela diritti fondamentali. A nostro avviso, le Regioni non possono rimanere spettatrici neutre quando sono in gioco dei diritti e anche degli impegni internazionali. Hanno il dovere di prendere la parola.
Anche gli altri impegni, oltre al primo, che ci sono nel testo della mozione, sono importanti. La norma penale è uno strumento necessario ma non sufficiente. È importante il discorso della prevenzione nelle scuole, dell'educazione al rispetto, alla reciprocità e al consenso. È questo il terreno su cui si costruisce un cambiamento strutturale e non si deve trattare di iniziative episodiche, ma di un investimento continuativo nella cultura del rispetto e dell'uguaglianza.
Allo stesso modo la formazione degli operatori, che si cita negli impegni della mozione, è decisiva. L'abbiamo sentito ripetere anche durante l'incontro a Palazzo che c'è stato venerdì 6 marzo sulla violenza di genere e sulla giustizia riparativa. La prima accoglienza, ci è stato spiegato, sanitaria, giudiziaria, sociale, incide in modo determinante sulla scelta di una donna di denunciare o meno e, se il sistema non è preparato a riconoscere il trauma e a evitare giudizi impliciti o stereotipi, la tutela formale rischia di svuotarsi.
Come gruppo riteniamo che qualsiasi arretramento sul principio del consenso rappresenterebbe un vulnus grave per i diritti delle donne e una contraddizione rispetto agli impegni assunti dall'Italia a livello europeo. Siamo convinti che ci debbano essere tutta una serie di azioni, che sono anche elencate nella mozione, per garantire quella che è una libertà, che è un diritto e che fa parte della libertà personale. Per queste ragioni il nostro voto alla mozione sarà ovviamente favorevole.
Presidente - Siamo sempre in discussione generale. Ha chiesto la parola il collega Manfrin, ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Intervengo con un po' di imbarazzo e anche, però, nel tentativo genuino di prevenire un grosso incidente diplomatico.
Dirò solo due cose generiche: la prima è che l'impegnativa della nuova mozione che viene scritta ci dice, la prima, adesso mi concentrerò sulla prima… a parte il resto, chiede "di farsi portavoce presso i rappresentanti valdostani in Parlamento affinché la normativa nazionale in materia di contrasto alla violenza sessuale e di tutela alle vittime rimanga pienamente coerente con i principi costituzionali".
Se ci fermassimo qui, collega Lavevaz e collega Marguerettaz, potremmo dire anche qui di esserci impegnati a voler bene alla mamma. Credo che tutte le normative, per essere controfirmate, devono rispettare i principi costituzionali e quindi abbiamo - o avete, noi no - inserito quest'impegnativa così potente, calzante, importante, che non ci porta a niente. La frase che segue è abbastanza curiosa: "coi più avanzati standard internazionali". Non ci sono scritti, ma ci sono degli standard internazionali. Non sappiamo quali, però sicuramente ci devono essere, non sappiamo, rimangono così sulla carta. Di solito al bar si dice: "bisognerebbe fare le cose come le fanno i Paesi dove le cose funzionano!" Poi non si dicono i Paesi, però… Secondo me, quindi, potete scrivere anche questo: andiamo a fare le cose come le fanno nei Paesi in cui le cose funzionano. Secondo me, ci stava anche nel contenuto, era interessante.
Dove io cerco di prevenire l'incidente diplomatico? Mi spiace non vedere anche il collega Marquis in aula. Spero che magari il mio richiamo gli giunga attraverso le pareti e, se è nel foyer, possa rientrare, ma vedo che qui c'è il collega Baccega, che potrà eventualmente riportare il pensiero, perché si scrive poi: "valorizzare in particolare la centralità del consenso libero e attuale".
Ora, collega Baccega e collega Marquis, se mi sente, batta un colpo, io quello su cui vorrei richiamare la vostra attenzione è questo. Non so se lo sapete, ma questo, il principio del consenso libero attuale, era il contenuto del primario accordo, quello che viene definito l'accordo fra Schlein e Meloni, per la nuova norma sul cosiddetto "ddl Stupri", è stato chiamato. Insomma, un nome un po' bruttarello, però chiamiamolo così per brevità, era stato introdotto così.
Come sa soprattutto la collega Forcellati e i colleghi qui in aula, ci fu poi una discussione su questo, perché a un certo punto un pezzo della maggioranza, un pezzo importante, soprattutto chi si intende di norme e chi ha a che fare con le norme penali, e il collega Bellora è sicuramente tra questi, si è reso conto che la norma così scritta avrebbe rappresentato un grosso problema. Cos'è successo, quindi? Si è modificata… ecco il collega Marquis, così almeno giustamente riesce a sentire tutto. Dalla versione della centralità del consenso libero attuale si è votato un nuovo testo che ha modificato - e la collega Forcellati conferma - il consenso libero attuale per passare invece all'attuale sistema, che è il baricentro sul dissenso e volontà contraria. Me lo conferma? Ecco, su questo nuovo testo, collega, il voto di Forza Italia è stato a favore, cioè nella Commissione Giustizia del Senato il cambio di modello dal consenso libero attuale al nuovo testo, che invece introduce il paradigma del dissenso e volontà contraria, è stato votato con un voto favorevole determinante, perché peraltro è finita 12 a 10, voti favorevoli Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, voti contrari Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Alleanza Verdi e Sinistra. Significa quindi che con il voto determinante di Forza Italia si è votato questo cambio di paradigma. Io non vorrei oggi dover mandare questo testo approvato a livello nazionale alle agenzie dicendo: "guardate che i Consiglieri regionali di Forza Italia in Valle d'Aosta votano un testo contrario e diverso da quello che voi avete votato in Commissione al Senato". Io questo non lo voglio e per questo vi avverto prima. Avrei potuto dirlo dopo, vi avverto prima. Se quindi volete e non c'è problema, tranquillamente andiamo avanti.
Nel ringraziarvi quindi, e mi perdonerete se poi seguirò a spizzichi e bocconi il dibattito, perché devo giustamente e correttamente informare dell'esito della votazione, voglio tornare un passo indietro, sulla mozione precedente. Non si preoccupi, non parlerò di Kirk o di altre persone, ma parlerò di quello che ha detto il collega Guichardaz. Il collega Guichardaz ha detto che, quando viene approvata una mozione, questa viene trasmessa a chi di dovere, dagli impegni che ci sono, e poi questa produce degli effetti. Su questo voglio tranquillizzarvi, perché voi vi impegnate a farvi portavoce presso i rappresentanti valdostani in Parlamento. Vi posso rassicurare, colleghi, collega Forcellati, quando quest'iniziativa verrà approvata, che lei potrà andare al bar e farla vedere ai suoi amici e dire: "avete visto che brava che sono stata?". Abbiamo approvato questo testo, leggetelo. Se questo era il suo intento, quest'intento sicuramente lo raggiungerà, non si preoccupi, questo lo potrà fare, anzi, guardi, può già tranquillamente mandare il messaggio con il testo di questa mozione e i suoi amici al bar saranno contenti. Se questo testo pensa di raggiungere l'obiettivo di modificare la normativa e il ddl Bongiorno, guardi, a dispetto di quello che dice il collega Guichardaz, le do una cattiva notizia: questo testo non modificherà una virgola e il testo che è stato predisposto dalla Commissione vedrà la luce e verrà integrato in un nuovo testo penale.
Collega Forcellati, grazie quindi per l'esercizio di stile.
Presidente - Ha chiesto la parola la collega Forcellati.
Forcellati (PD-FP) - Provo a rispondere, ma non a rispondere, a fare il mio intervento con gentilezza, perché non voglio entrare in… non so come dire… in contraddittorio e neanche in dinamiche che a quest'ora poco ci sono utili. Proprio perché la mozione che io e che noi avevamo, con il gruppo AVS, presentato era incentrata sul ddl, fondamentalmente sul ddl Bongiorno, che è in discussione, non è approvato… tant'è vero che l'unica cosa certa è che il testo è stato votato alla Camera all'unanimità, tutte le forze politiche. Proprio per questo e per il desiderio di portare una mozione che toccasse dei temi che sono importanti per tutte, e spero, anche per tutti noi, noi abbiamo fatto un'operazione di lenta condivisione, cambiando delle cose che potevano essere poco o magari non del tutto condivise dalle forze politiche, perché questo? Perché per noi - e io dico per noi gruppo, ma io penso che per noi Consiglio - penso che sia importante fare uscire un messaggio chiaro alla nostra Comunità rispetto a questo tema. È vero tutto quello che ha detto la collega Minelli, si sa che è il mio pensiero, ma è anche vero che, quando si vuole portare a casa una cosa utile per la Comunità, questo va mediato, per essere condiviso non può essere il testo scritto sulla pietra. Questo è il motivo per cui noi abbiamo portato avanti e proposto, noi e, quando dico noi, le forze, tutte le forze, forse tranne le forze…
Presidente - Colleghi, per favore.
Forcellati (PD-FP) - …che sapevamo che non avrebbero gradito, ma che, a fronte di un testo che è condivisibile da tutti, può essere naturalmente condiviso. Non abbiamo forse osato, forse abbiamo fatto male, ma leggetelo… Collega Manfrin, leggetelo bene. Non è un testo divisivo, okay? Però ognuno giustamente poi decide di fare come crede.
Siamo partiti dal fatto che la Giornata internazionale della donna non è un esercizio di retorica, ma è un richiamo ai doveri delle istituzioni nel contrasto a ogni forma di violenza e di discriminazione. Questo allora porta ad assumerci tutti, tutte, una responsabilità, che è una responsabilità storica per errori, lungaggini, aspetti culturali difficili, ma a guardare al futuro.
Dobbiamo anche riconoscere con onestà che la tenuta della nostra Comunità valdostana è dipesa storicamente dalla forza e dal lavoro delle donne. Tuttavia, la libertà e la dignità che ne hanno caratterizzato l'impegno spesso possono essere minacciate da un fenomeno che non è più un'emergenza, è un fenomeno strutturale. Noi sappiamo che la violenza di genere può avere diverse forme, mettere diversi vestiti e toccare naturalmente diversi ambiti: parlo della violenza economica, ma parlo anche della violenza fisica e - perché no? - della violenza psicologica e poi, purtroppo, la peggiore: la violenza sessuale. Quest'ora non mi permette davvero, perché avrei voluto condividere in un altro momento il trauma conseguente a una violenza sessuale, ma, purtroppo, per questo non c'è il tempo. I dati Istat ci dicono che questa violenza rimane in gran parte sommersa, perché? Questo silenzio è un segnale d'allarme per la nostra democrazia. Se una donna non denuncia, non è solo per paura del maltrattante, ma spesso per una mancanza di fiducia…
Presidente - Colleghi, per favore.
Forcellati (PD-FP) - …nella capacità delle istituzioni di proteggerla, di riconoscerne il trauma fin dal primo contatto. A questo punto si rivive il trauma, la vittimizzazione secondaria. Ma noi - ed è qui l'importanza di questo testo che abbiamo, ripeto, condiviso - vogliamo andare oltre la dimensione repressiva, che è importante, oltre la dimensione punitiva, che è sicuramente importante, ma vogliamo andare in un altro ambito, che è l'ambito educativo, l'ambito in cui scuola, famiglia, possono e forse devono, direi, agire per fare in modo che tutti insieme si possa lavorare affinché la violenza di genere possa finalmente non essere più un tema che è, io dico, all'ordine del giorno. Non c'è giorno in cui non abbiamo sui giornali, piuttosto che sugli organi di stampa, notizia di violenza, che adesso si esplica in mille altre forme. Parlo anche della violenza nelle scuole, parlo anche dell'incapacità di gestire le emozioni da parte dei nostri ragazzi, è su questo. Si arriva lì molto probabilmente perché un modello nella famiglia è un modello sbagliato, c'è una sorta di autorizzazione a utilizzare l'agito invece del pensiero, l'agito invece della parola. È per questo che noi nelle scuole lo diciamo.
Termino, perché ci sarebbero tante altre cose, ma capisco che l'ora è tarda. Ecco che l'impegno che noi abbiamo condiviso è sicuramente quello di far arrivare la nostra voce ai Parlamentari. Bene se ridiscuteranno, perché sono sicura che ridiscuteranno in Senato, bene se prenderanno in considerazione non il dissenso, ma il consenso libero, attuale, continuativo. Guardate, il silenzio non fa sì. Il consenso richiede una disponibilità interna, una capacità legale e una libertà da coercizione. L'assenza di opposizione è un'inferenza ambigua, spesso influenzata da stereotipi relazionali. Tra il 30 e il 50% delle vittime entra in un'immobilità tonica, quindi non ci sono graffi, non ci sono segni, c'è un essere immobile. Questo, purtroppo, anche nelle relazioni con il partner, con il partner di una vita, con la persona che ho scelto, con la quale ho scelto di vivere, capita, purtroppo. Questo è il primo punto. Noi abbiamo voluto andare oltre e il secondo e il terzo punto sono quelli che per noi, questa Comunità, questo Consiglio, sono importanti.
Potenziare le politiche regionali di prevenzione e di sensibilizzazione. Domani, lo dico perché ho chiesto all'Assessore di poterci essere, c'è la conferenza stampa del CUAV, cioè del servizio per gli uomini autori di violenza. Questo è un altro pezzo importante delle nostre politiche, dei nostri servizi alla Comunità. Domani pomeriggio c'è il secondo incontro con la dottoressa Mineccia sulla violenza di genere e sulla giustizia riparativa. Ecco, questo è il modo di prevenire, sensibilizzare, nelle scuole di ogni ordine e grado, promuovendo una cultura del rispetto, della parità, delle relazioni non violente. Guardate, questa è l'unica strada, l'unica.
A rafforzare, nell'ambito delle competenze regionali - guardate, si fa già tanto in questa Regione, in quest'ambito, ve lo dico perché è anche il mio lavoro - la formazione, però potenziare ancora di più la formazione degli operatori coinvolti nei percorsi di prevenzione, ascolto, protezione e presa in carico delle vittime, e a valorizzare il ruolo della Regione, la nostra Regione come un'istituzione, che è attiva nella promozione di una cultura della libertà, dell'autodeterminazione della donna e del contrasto a ogni forma di violenza e discriminazione nei confronti delle donne. Io penso che tutto questo possa essere patrimonio di tutti noi e possa essere condiviso da quest'aula per fare in modo… è vero, siamo tutti sufficientemente grandi politicamente per saperlo, che le mozioni, una volta approvate, siano uno strumento politico importante. Queste parole noi vogliamo portarle avanti un po' tutti insieme.
Presidente - Ha chiesto la parola la collega Borre, ne ha facoltà.
Borre (UV) - Je suis désolée d'interrompre cette belle discussion entre mes collègues. Pour nous c'est quand même un acte important, d'une valeur très concrète, sur une méthode même de travail. Il n'est pas d'une opposition politique, mais il s'agit d'un travail partagé. Nous avons échangé sur le fond, sans forçage, en cherchant de construire un texte équilibré et utile. C'est une approche qui, sur des sujets comme celui-ci, est non seulement souhaitable, mais je crois nécessaire. Je n'apprécie pas une approche du tout idéologique, ni des divisions entre des groupes politiques.
La violence de genre est une réalité présente aussi dans notre Communauté et elle exige des réponses sérieuses, pragmatiques et continuelles. Si nous voulons être concrets, il faut partir d'un constat simple : une partie importante de cette violence reste cachée. Cela est particulièrement vrai dans les contextes familiaux et relationnels proches, où il est plus difficile de dénoncer, de demander de l'aide, de s'exposer. Cela signifie que nous ne pouvons pas nous limiter à intervenir lorsque le problème devient visible, nous devons agir en amont. C'est là l'un des points centraux de cette initiative : renforcer la prévention. La prévention ici n'est pas un slogan. Cela signifie construire des outils et des parcours dans la durée. Cela signifie investir dans l'école de manière structurée pour aider les jeunes à développer une conscience des relations, du respect mutuel, et la capacité de reconnaître des comportements inappropriés. Cela signifie aussi impliquer les familles, les services et l'ensemble du territoire, car la prévention ne fonctionne que si elle devient un travail collectif et non une somme d'initiatives isolées.
Un autre point très concret concerne la formation des professionnels. Lorsqu'une personne s'adresse à un service de santé, aux Forces de l'ordre, aux services sociaux, ce moment est déterminant. Il faut du personnel formé, capable de reconnaître les signaux, d'écouter sans juger et d'activer rapidement les dispositifs de protection. Cela implique d'investir dans une formation continue et dans la coordination entre les différents acteurs. Ce n'est pas un détail, c'est une condition essentielle pour l'efficacité de l'ensemble du système. Cet acte apporte également un élément de clarté que je considère important : la référence au principe du consentement. De la même manière cet acte s'inscrit dans une approche intégrée. La réponse à la violence de genre ne peut pas être uniquement répressive. Les normes sont indispensables, mais elles doivent être accompagnées par la prévention, le soutien aux victimes, des parcours vers l'autonomie, la formation et la coordination, autrement dit, il faut un système qui fonctionne dans son ensemble.
C'est là que le rôle de notre institution prend tout son sens. En tant que réalité autonome, nous disposons de compétences et d'outils qui nous permettent d'agir directement sur plusieurs domaines : sur l'école, les services sociaux, la santé, la formation, mais surtout nous avons la capacité de construire des politiques cohérentes avec les caractéristiques mêmes de notre territoire. La Vallée d'Aoste est une communauté de petite taille où les relations sont plus proches. Cela peut être une force, mais aussi une difficulté pour celles qui vivent des situations de violence. C'est pourquoi nous devons accorder une attention particulière à la capacité des services à travailler en réseau, à garantir la confidentialité et à offrir de véritables parcours de sortie.
Enfin, je voudrais souligner un point important : la continuité. Le risque sur ces sujets est d'agir uniquement sous le coup de l'émotion. Cet acte va dans une direction : poser les bases d'un travail stable dans le temps. Il ne résout pas du tout, mais il fixe des priorités claires : prévention, formation, coordination et attention aux principes.
Je crois que c'est la bonne manière d'aborder une question qui touche à la qualité de notre vie collective, sans simplification, mais avec sens de responsabilité.
Président - Le conseiller Bellora a demandé la parole.
Bellora (LEGA VDA) - Cercherò di essere più sintetico possibile e vorrei fare un intervento che ha a che fare con degli aspetti di tecnica giuridica, non ideologici, non m'interessano.
Dico solo che, insomma, anche perché purtroppo io di mestiere faccio l'avvocato… Mi rendo conto che questo per il consigliere Guichardaz sia un problema. Lei probabilmente ha avuto dei traumi con gli avvocati da giovane, non so, le deve essere successo qualcosa perché le dà talmente fastidio che io… Io sarei felice di avere la bacchetta magica e convincere tutti solo perché… poi può prendere la parola, se schiaccia un tasto, dopo. Io capisco che lei possa aver avuto dei traumi con gli avvocati, non lo so, non m'interessa, però lei capisce che, se io avessi la bacchetta magica e fossi in grado di convincere chiunque solo perché faccio l'avvocato, ma sa quanto sarei felice. Lei ha questa difficoltà, ha questa problematica. Vabbè, la supererà, io mi auguro, ha anche di fianco una psicologa, quindi sicuramente può trovare un aiuto. Al di là di questo, mi pare segnato il destino di questa mozione, ma non è un buon motivo per non ragionare sui suoi contenuti.
Faccio solo presente che questa mozione è la fotocopia di un'altra mozione, che non fu approvata, che fu presentata il 26 novembre del 2025 in occasione della Giornata della donna. Oggi la si ripropone in occasione dell'8 marzo. Voglio dire a ogni ricorrenza torniamo a parlare di queste cose.
Ripeto: non è un problema ideologico, non è un problema di scelte culturali, ci mancherebbe il rispetto per le donne è fondamentale ed è un qualcosa che, parafrasando l'assessore Lavevaz, è veramente lapalissiano.
Io davvero, visto che quella mozione è identica a questa, potrei tranquillamente rileggere il mio intervento che feci in occasione di quella mozione. Ovviamente non lo faccio, anche perché parlai, credo, una quindicina di minuti e non ho nessuna intenzione di farlo.
Quello che voglio dire è che le cose che ho sentito dalla consigliera Forcellati e anche, in parte, dalla consigliera Minelli, perdonatemi, ma non tengono minimamente conto dell'evoluzione della giurisprudenza, cioè, consigliera Forcellati, lei parla della giurisprudenza di vent'anni fa, vent'anni fa. La Cassazione si è evoluta, è cambiata, una sentenza ce l'ha ricordata la consigliera Minelli, cioè il problema del consenso libero e attuale è già ampiamente applicato a livello giurisprudenziale. Vedete, non frequentare le aule di giustizia, che è sicuramente una fortuna perché non sono dei bei posti, però impedisce di capire qual è il reale problema del diritto penale, perché noi possiamo fare tutte le dichiarazioni di principio che vogliamo, e va benissimo, ci mancherebbe, ho ascoltato il discorso della collega Borre, tutte cose belle, però il problema nelle aule di diritto penale è un problema di prova, un problema di prova è un problema che deve permettere di raggiungere una prova certa, si dice oltre ogni ragionevole dubbio, della responsabilità dell'imputato, tenendo conto che la Costituzione, quella più bella del mondo, che vi dimenticate spesso, all'articolo 27 prevede una presunzione di innocenza. Se allora il problema è di prova, il problema del consenso mi nasce da lì ed è per questo che io reputo il ddl e la proposta di legge Bongiorno una proposta di assoluto buon senso. Sento parlare di freezing, non ci sono i graffi… ma signori, state parlando di cose di trent'anni fa. La Cassazione per il freezing condanna, la Cassazione, se non ci sono segni di reazione, condanna.
Evidentemente un conto è dire una qualunque persona offesa può arrivare in aula e dire: "io ho avuto un rapporto sessuale con quel Signore, poi però a un certo punto ho cambiato idea", ma glielo ha detto? "No, non glielo ho detto, però io non lo volevo più fare". Dieci anni di galera, perché di queste pene stiamo parlando, per un fatto del genere? Se c'è un problema di freezing, normalmente viene disposta una perizia. Ci sono mezzi peritali, io spero che lei li conosca, dottoressa Forcellati… Benissimo, bravissima… Ci sono degli strumenti peritali che permettono di accettarlo e si andrà ad accettare la presenza del consenso anche in assenza di segni di violenza o di altro, ma siamo già lì.
Io ricordo, le lessi anche, il 26 di novembre, quando ci fu la stessa identica mozione che avete presentato oggi, le parole di Gian Domenico Caiazza, ex presidente delle Camere penali, penalista di altissimo livello, proveniente dal Partito Radicale, non certamente né di Destra, né fascista, né maschilista, metteteci tutti gli aggettivi che usate spesso. Caiazza, con riferimento a quella norma del dissenso, disse in sostanza: "L'onore della prova è invertito in caso di denunzia di una donna che affermi di aver subito un rapporto sessuale contro la propria volontà". Come dire: in caso di denunzia, il dissenso della donna è presunto, il consenso va provato dal denunziato. Si vada in giro microfonati o ci si astenga. Altro che fuori dalla Costituzione, qui siamo fuori dalla grazia di Dio! Questo, insomma, l'ha detto Caiazza. Ci mancherebbe, il consigliere Guichardaz ha una conoscenza degli avvocati traumatica ma molto approfondita, la consigliera Forcellati ci spiega come funziona il diritto, ma forse Caiazza di diritto penale ne capisce un pochino più di voi, anche di me, sia chiaro.
Cosa voglio dire? Io, guardate, ho letto un articolo su "La Stampa", è uscito ieri, di Simonetta Sciandivasci, una nota esponente femminista, che dice una cosa ci mancherebbe lecita: "Solo su sei uomini su dieci, che secondo il Censis capiscono quando una donna dice no e basta, grava anche il condizionamento di una cultura. A nessun maschio italiano e nemmeno a nessuna donna italiana viene spiegato, non dico insegnato, che il consenso può persino mutare anche in corso d'opera. Posso baciarti per fare l'amore, poi smettere di voler fare l'amore, ma voler comunque continuare a baciarti. Posso baciarti e non voler fare l'amore. Posso non voler più fare l'amore mentre facciamo l'amore. Non significa essere psicopatici, significa essere vivi". Voglio dire, una situazione del genere…
Presidente - Colleghi, per favore.
Bellora (LEGA VDA) - … che è una situazione assolutamente lecita e comprensibile, ma proviamoci a spostare da un altro punto di vista, proviamoci a spostare dal punto di vista della parte maschile di questo rapporto. Dobbiamo anche ragionare su questo, perché sennò veramente ci esponiamo a qualunque tipo di denuncia strumentale e, soprattutto, alla possibilità ricattatoria di una parte nei confronti dell'altra.
Le norme sulla violenza sessuale prevedono già la necessità di un consenso, prevedono già la presenza di un dissenso non provato con i graffi o con altro, prevedono già il freezing.
La riforma Bongiorno è una riforma di grandissimo buon senso e, anche qui, non credo che Giulia Bongiorno, al di là del fatto che è stata eletta nelle file di un partito di Centro-Destra, possa essere definita una persona insensibile ai problemi femminili. Insomma, ha fondato associazioni, ha fatto condannare il figlio di Grillo. La conosco, l'ho avuta più di una volta come avversaria, insomma, è un ottimo avvocato ed è un avvocato che certamente non è un avvocato maschilista. Quello che voglio dire è: facciamo il nostro mestiere, evitiamo di andare a fare il mestiere degli altri. Siamo dei legislatori regionali, evitiamo di andare a dire al legislatore nazionale cosa deve fare, dare consigli. Facciamo quello che è il nostro compito fare e soprattutto non entriamo in una questione di questa complessità senza averla approfondita.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Perron.
Perron (LEGA VDA) - Sarò assolutamente telegrafico, ma per chiarezza e perché non passino anche dei messaggi sbagliati all'esterno, o strumentalizzabili. La violenza contro le donne è un qualcosa di vergognoso, ignobile, seconda, secondo me, soltanto alla violenza che viene fatta sui minori. Purtroppo il caso Epstein ci ha dimostrato che non sono tematiche lontane dalla nostra realtà. Tra l'altro, ci saranno i dati, immagino, di nuovo sulla pedopornografia, arriveranno attorno a maggio, immagino, che è un tema che, personalmente e con il nostro gruppo, abbiamo portato già in quest'aula di Consiglio, dunque dobbiamo essere molto chiari su questo. Non è che le nostre posizioni contro quelle che noi riteniamo delle strumentalizzazioni significhino che non consideriamo il problema come uno dei più gravi che si possano compiere. Questo deve essere detto con tutta la chiarezza del mondo, perché purtroppo qualche "cretino" pronto a strumentalizzare le nostre parole c'è sempre. Questo lo vogliamo dire.
Noi ci asterremo su questo tipo di mozione e anche su altre, perché riteniamo che questo genere di iniziative, compresi gli interventi, ad esempio, nelle scuole, siano degli interventi generalmente problematici, che si prestano a grandissima strumentalizzazione. Sappiamo anche da quali parti, però questa è la nostra campagna.
Non solo quindi gli interventi che si dice vengono fatti sulla società e culturali, a nostro avviso, sono facilmente strumentalizzabili, e ciò avviene, ma soprattutto gli interventi legislativi come questo, che possono essere altamente problematici, quindi abbiamo azioni che al minimo possono essere strumentali o inutili. Al massimo, invece, come il caso della norma ed è stato spiegato dal punto di vista tecnico-giuridico, come quello del consenso, diventano azioni che possono essere estremamente dannose.
Collega Forcellati, lei è chiaramente una psicologa, quindi conosce queste dinamiche, ancora una volta ci troviamo… e spezzo una lancia nei suoi confronti, sicuramente la questione della violenza sulle donne non è un tema che a noi non interessa, ma riteniamo per altri fattori che siano temi altamente strumentalizzabili e che possano creare più problemi che altro, come nel caso di questa norma: ecco perché noi ci asteniamo, ma volevo che fosse estremamente chiaro, perché non scherziamo su tematiche di questo tipo. La condizione delle donne, anche degli uomini, ma in questo caso delle donne, assolutamente non è un tema sul quale noi scherziamo e riteniamo un qualcosa di bypassabile, soltanto lo strumento per noi non è quello necessario.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) - Guardi, non aggiungo argomentazioni alla mozione ma, siccome cortesemente mi ha chiamato in causa il nostro Perry Mason del Consiglio regionale, vorrei solo dirgli due cose. Intanto, non ho traumi, né infantili né di altro genere con gli avvocati. Diciamo che mi è capitato solo una volta di avere a che fare con un avvocato, quando ero sindacalista, che per conto di una sua cliente mi contestò una forma di espressione che poi si rivelò rientrare in pieno nel mio diritto di critica sindacale, lo ricordo bene. La cliente di quest'altro Perry Mason dell'USL, perché all'epoca era l'avvocato dell'USL, dovette chiedere scusa e in qualche modo dovette fare un passo indietro rispetto a un consiglio mal posto di questo meraviglioso avvocato dell'epoca. Io, tra l'altro, ce l'ho pure in casa, l'avvocato, quindi non ho nessun timore nei confronti degli avvocati.
La seconda cosa che rilevo è uno strano concetto che lei ha spesso e che mi sembra sia un po' una dissociazione. Io probabilmente mi devo far curare dalla psicologa, io le consiglierei di andare dallo psichiatra, perché evidentemente qualche problemino ce l'ha. Prima, quando si parlava di scuola alberghiera, mi è capitato di ascoltare tre riferimenti esatti al fatto che dall'altra parte atti illegittimi, scorrettezze, eccetera, eccetera. Dopo viene a invocare il diritto e la presunzione di innocenza, o allora lei è veramente un po' dissociato e quindi ragiona su due piani diversi, altrimenti la presunzione di innocenza vale sempre e solo per le sue questioni personali e per le sue rappresentazioni, perché poi sono delle rappresentazioni, delle opinioni. Le ricordo che questo è un luogo di dibattito e non c'è chi ha ragione e lei, quando dice "evitate", tutte le volte ci fa "due palle" con questa cosa qua che dobbiamo… lo dico perché sono oramai le 8:13 e quindi siamo fuori dalla faccia protetta. Ci fa sempre questa lezione tutte le sacrosante volte, questa lectio di quanto lei è bravo, di quanto lei è giurista raffinato, poi alle volte si mette a dire: "ma io non sono tanto competente di diritto civile", però "vi vengo a insegnare com'è la vita". Lei ci insegna sempre com'è la vita, caro avvocato Bellora, visto che, come Consigliere, forse si sente un po' diminuito e allora ci deve sempre dire che lei è un meraviglioso principe del foro. Lei viene sempre qua a insegnare a quest'Assise di analfabeti funzionali, evidentemente, perché tutte le volte ci deve ricordare quanto lei è bravo, quanto lei è esperto e quanto noi siamo "deficienti". Il problema qua non è che noi siamo "deficienti", questo è un luogo di dibattito, poi ci sono argomentazioni che lei ha, perché probabilmente ha studiato molto più di tanti altri, visto che ce lo ricorda sempre, quanto ha studiato nella sua vita, che lei porta al dibattito. Dopodiché gli altri, con i loro mezzucci e i pochi mezzi che hanno, magari le possono anche dare delle suggestioni, come si dice, con questo francesismo che tanto amano alcuni dentro quest'aula. Delle suggestioni che magari la fanno non dico ricredere, perché lei è veramente quello delle verità assolute, tutti gli altri sono quelli del dubbio, noi coltiviamo il dubbio perennemente e, anzi, dovete coltivare il dubbio perché non capite una "mazza"… lei è quello delle certezze assolute ed è sempre quello delle certezze assolute. È qua da sei mesi che ci insegna quanto noi siamo dei poveracci. Caro avvocato Bellora, se vuole fare l'avvocato qui dentro è liberissimo di farlo, poi io so che lei va anche fuori e continua a fare la sua professione. Abbia pazienza, noi facciamo solo i Consiglieri, siamo degli umili Consiglieri, ci siamo dovuti mettere tutti in aspettativa dal nostro posto di lavoro, che non è un lavoro che ci concede di continuare a fare queste arringhe in aula. Abbia però almeno rispetto delle persone a cui si rivolge. Quando dice: "lei ha dei problemi, deve andare da uno psicologo", voglio dire, vogliamo rimanere nel dibattito, vogliamo rimanere nelle questioni, o tutte le volte lei deve esondare, deve fare quello che è di più rispetto agli altri? L'abbiamo capito, sono sei mesi che ci racconta quanto siete meravigliosamente bravi, lei, Caiazza, la Bongiorno e tutti i suoi numi tutelari, evidentemente lei li incontra tutti i giorni, perché dice: "ci parliamo con questi grandissimi giuristi".
Beh, noi siamo degli umili Consiglieri, quindi quello che le chiedo, collega Bellora, è semplicemente: rimanga un pochettino a terra, perché sennò ci fa sentire… veramente, io vado a casa e mi sento una schifezza, tutte le volte, nei suoi confronti, abbia pazienza, perché un fine giurista come lei veramente non mi è mai capitato di averlo. Tra l'altro, ho pure letto il suo libro, che porterò in aula e leggerò, perché dopo che ci siamo conosciuti lei dice: come mai lei non legge i miei articoli meravigliosi, le mie riflessioni? Su "Gazzetta Matin", o non so su che giornale lei scriva. Mi hanno regalato il suo libro, collega Bellora. Io ve lo consiglio, un libro magnifico, magistrale, perché è anche bravo a scrivere, il collega Bellora, oltre che un fine giurista. Dalla prossima volta quindi, oltre che farci insegnare gli aspetti giuridici e quanto siamo "deficienti" e quanto non siamo capaci di comprendere un testo e di scrivere una mozione… Tra l'altro, le ricordo che la mozione che lei ha lì non è la stessa mozione, è completamente diversa e non è una fotocopia. Questa è una mozione condivisa, una mozione che dice delle cose molto chiare, l'ha detto molto bene la collega Borre.
È una mozione che apre alla sensibilizzazione in ambiti sui quali, mi pare di capire, visto che voi avevate presentato degli emendamenti al piano della violenza di genere, che toglieva la scuola come luogo in cui si doveva discutere di violenza nei confronti delle persone più fragili, quella mozione introduce semplicemente delle cose che stanno nella logica, cioè che la scuola è il luogo in cui si insegna il rispetto, si insegnano le relazioni, non il luogo che eventualmente cambia i nostri bambini e li fa diventare improvvisamente tutti dei transgender. Questa è la questione. Io quello che le chiedo è nel dibattito, poi lei faccia come vuole. Io mi prendo l'onere di replicare sempre, se a lei piace questa schermaglia amorosa tra noi due, non ho capito perché lei è così eccitato tutte le volte che mi deve citare, io non sono così eccitato.
Vuole rimanere sulle questioni? Se vogliamo andare invece sulla questione degli psicologi, degli psichiatri, eccetera, eccetera, facciamo un bel dibattito di quel genere ma, la prego, quanto meno cerchiamo di rimanere sui temi.
Presidente - Colleghi, torniamo a casa tutti tranquilli questa sera perché, nel bene o nel male, esercitiamo la democrazia parlamentare, quindi, nel bene o nel male, siamo funzionali a un sistema importante. Qualche altro intervento? Sennò chiudo la discussione. Dal Governo, se ho capito bene, non ci sono repliche, quindi pongo in votazione. Ha chiesto la parola? No? È stato coraggioso, collega. Apro la votazione sulla mozione con il testo modificato. La votazione è aperta. Chiedo ai colleghi di votare. Chiudo la votazione.
Presenti: 29
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 5 (Bellora, Domanico, Manfrin, Perron, Zucchi)
Il Consiglio approva.
