Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 386 del 26 marzo 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 386/XVII - Interpellanza: "Esenzione del pagamento delle rette per i malati di Alzheimer nelle strutture residenziali".

Aggravi (Président) - Point n° 42 à l'ordre du jour. Pour l'illustration, la parole au collègue Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Come l'assessore Marzi ricorderà, ci eravamo già occupati di questo tema qualche tempo fa, più precisamente il 7 maggio del 2025 avevamo evidenziato questo tema, perché lo avevamo evidenziato? Perché c'erano state due sentenze storiche, che avevano sancito in maniera inequivocabile e inoppugnabile la ragione di chi aveva inserito le persone care, parenti, coniugi e quant'altro nelle strutture, nelle RSA e le stesse persone erano affette da demenza senile o da Alzheimer e queste ovviamente avevano sostenuto di non dover pagare la retta perché quella era una prestazione sanitaria. Su questa questione si era espressa la Corte di cassazione con la sentenza n. 525 del 2024.

Visto che era stata data ragione ed erano cause pilota, a queste famiglie che giustamente sostengono che la normativa nazionale preveda che non si debba pagare la retta noi avevamo chiesto alla Regione quali erano gli aggiornamenti alla luce della sentenza. Sono andato a recuperare la risposta e lei, Assessore, ci disse che erano in corso approfondimenti e che si stava valutando il tema anche in chiave interregionale. Da allora, come possiamo prendere atto oggi, sono passati diversi mesi, anzi, quasi un anno, da quell'iniziativa e da quel 7 maggio ad oggi la giurisprudenza non si è fermata ad aspettare che la Regione concludesse i suoi approfondimenti ed è andata avanti con tre nuove pronunce della Cassazione e sentenze d'appello che hanno già condannato Regioni e ASL a rimborsi consistenti. Noi ovviamente non torniamo in aula per ripetere quello che è già stato detto, ma per chiedere conto di quello che è già stato fatto, o non fatto, nel caso.

Ringrazio moltissimo gli organi di informazione che hanno portato alla ribalta casi di questo tipo: "Ci sono famiglie che ogni mese pagano rette superiori a 2.500 euro per un familiare con Alzheimer, che hanno diritto di sapere se questa Regione riconosce o meno i loro diritti, così come ha già fatto la giurisprudenza nazionale". A costo di risultare un po' noioso, credo sia opportuno però fare qualche riferimento preciso. Partiamo ovviamente dalle sentenze. Abbiamo già citato la sentenza n. 525 del 2024, che ha fissato il principio fondamentale: quando le prestazioni socio-assistenziali di una RSA sono inscindibilmente connesse a quelle sanitarie, il costo è a carico del Servizio sanitario nazionale e non delle famiglie. In poche parole, se una persona è malata di demenza o di Alzheimer, e quella che viene data, compreso il costo residenziale, è una prestazione sanitaria, anche se prevede la residenzialità, essendoci una norma nazionale che prevede che questa residenzialità e quest'assistenza facciano parte di una prestazione erogata dal Servizio sanitario nazionale, il costo non deve essere addebitato alle famiglie. Da quel momento il quadro si è consolidato ulteriormente. Con la sentenza n. 26943 del 2024 si è precisato che il criterio del nesso di strumentalità necessaria non riguarda la prevalenza quantitativa delle prestazioni sanitarie rispetto a quelle assistenziali, ma l'esigenza di un legame funzionale necessario tra le due, se c'è quel legame, la gratuità si applica. La sentenza della Corte di Cassazione n. 27452 del 14 ottobre 2025 ha esteso esplicitamente il principio all'Alzheimer e alle patologie psichiatriche gravi, escludendo qualsiasi forma di rivalsa economica su utenti o familiari. La sentenza della Corte di Cassazione n. 28954 del 2025 ha poi aggiunto un elemento procedurale fondamentale: è necessario un piano terapeutico personalizzato che documenti l'inscindibilità delle cure, ovviamente questo per chi ricorre. A livello di Corti di Appello cosa è accaduto? La Corte di Appello di Milano, con la sentenza n. 1644 del 2025 e quella di Trento con la n. 233 del 2025 hanno già condannato al rimborso retroattivo delle rette, annullando le clausole contrattuali che ponevano il costo a carico degli utenti. Questo non è più un dibattito accademico, è una realtà che ha già prodotto delle condanne.

Il punto centrale di queste sentenze però qual è? La giurisprudenza non richiede che le prestazioni sanitarie siano prevalenti rispetto a quelle assistenziali, richiede che siano necessariamente collegate. Per l'Alzheimer grave e le demenze avanzate questa è la definizione strutturale della malattia.

Veniamo alla nostra realtà. La Valle d'Aosta non è una Regione qualunque rispetto a questo tema. Ha ovviamente delle competenze statutarie in materia sanitaria e socio-sanitaria e dunque il potere e la responsabilità di agire in modo diretto e più rapido rispetto alle Regioni a Statuto ordinario. Il quadro che abbiamo ricostruito è il seguente: nella nostra regione esistono solo 27 posti in nuclei dedicati alle demenze ed è un numero drammaticamente insufficiente rispetto alla domanda reale. Le rette RSA ordinarie per pazienti con Alzheimer sono superiori a 2.500 euro al mese a carico dell'utente, calcolate sull'ISEE: una cifra che pesa su migliaia di famiglie valdostane ogni anno. Risultano pendenti almeno due cause contro l'USL per il recupero di rette già pagate sulla base esattamente dei principi che la Cassazione ha ormai consolidato. Il personale qualificato per l'assistenza ai pazienti con demenze risulta insufficiente e la formazione carente. A fronte di questo quadro, l'unica risposta che abbiamo ricevuto il 7 maggio 2025 è stata un rinvio a percorsi interregionali e agli approfondimenti in corso, che ho testé citato. Vogliamo quindi chiedere ad oggi quali sono i risultati di questi approfondimenti, anche perché nel frattempo a livello nazionale è stato istituito e finanziato il Fondo nazionale Alzheimer e demenze per il triennio 2024-2026, con una dotazione complessiva di 34,9 milioni di euro ripartiti alle Regioni, che è destinato alla prevenzione, diagnosi precoce, formazione del personale e potenziamento dei servizi. Non risolve direttamente il nodo delle rette, che è un problema di competenza sanitaria e di riconoscimento giurisprudenziale, ma potrebbe e dovrebbe essere utilizzato per rafforzare l'intero sistema di presa in carico.

Vogliamo quindi, alla luce di questo, sapere come la Giunta intende usare queste risorse, se c'è un piano, se ci sono obiettivi quantitativi, oppure se anche qui, tragicamente, si sta ancora approfondendo. Sulla base di questa interpellanza quindi le chiediamo quali siano gli esiti degli approfondimenti sulla gratuità delle rette; quali siano e cosa si intende fare per aumentare i 27 posti attualmente disponibili nei nuclei dedicati per quanto riguarda le demenze e quali investimenti sono previsti in formazione del personale e potenziamento dei servizi domiciliari e territoriali per ridurre la pressione sui ricoveri in RSA ordinarie; come verranno impiegate le risorse nazionali assegnate alla Valle d'Aosta e se sono previsti sportelli o servizi di orientamento per i caregiver, che, ricorderà, anche noi avevamo chiesto già allora. Ci era stato detto che c'erano già tutte le informazioni possibili, peccato che sempre di più, ogni volta che vengo a contatto con persone che purtroppo vengono a conoscenza di un caso di Alzheimer o di demenza nella propria famiglia, non sanno a chi rivolgersi, non hanno idea di quali siano le soluzioni e non sanno dove poter andare a sbattere la testa per affrontare questa situazione.

Président - Pour la réponse, la parole à l'assesseur Marzi.

Marzi (CA) - Prosegue l'impegno dell'Assessorato sul tema dei servizi per le demenze e i disturbi cognitivi. In tal senso proprio venerdì 20 marzo scorso abbiamo visitato Villa Chabod a Donnas e il suo nucleo Alzheimer per le demenze. Ringraziamo, tra l'altro, per l'accoglienza e per l'opportunità offerta nella consapevolezza che la conoscenza diretta dei contesti in cui i servizi vengono erogati, così come delle persone che vi operano, costituisce un elemento utile e indispensabile per orientare ogni azione di governo.

Confermiamo naturalmente che proseguono anche i necessari approfondimenti sul tema evidenziato, svolti anche nelle sedi istituzionali del tavolo tecnico di coordinamento interregionale sulle demenze e i disturbi cognitivi e naturalmente all'interno della Commissione Salute, seguendo nel contempo anche le iniziative in essere a livello parlamentare.

Confermiamo nel contempo che il quadro normativo rimane assolutamente immutato rispetto a quanto già esaminato e riferito con le precedenti iniziative. Tra l'altro, lei giustamente richiama solo quella del 2025, ma in realtà, a memoria, dovrebbe essere la terza, perché ce n'era già stata una del collega avvocato Sammaritani e che le sentenze intervengono risolvendo casi specifici, peraltro senza suggerire, come avevamo già evidenziato, modifiche legislative.

Un consiglio che le do, quando vengono giustamente a incontrarla nel suo ruolo istituzionale, è quello di richiamare al luogo adeguato, e quindi al Parlamento, interventi di questo genere. Ciò potrebbe anche andare nei confronti della normativa importantissima sui caregiver, sulla quale la Ministra di riferimento ha fatto un lavoro assolutamente eccezionale, ma che, come abbiamo già avuto modo di dire in alcune occasioni, ad oggi risulta essere bloccata. In altre pronunce su casi singoli la giurisprudenza ha infatti ritenuto, in presenza di condizioni cliniche di particolare gravità, che le prestazioni rese in strutture residenziali possano qualificarsi come prestazioni socio-sanitarie a elevata integrazione sanitaria, con conseguenza del totale onere a carico del servizio sanitario, come da lei richiamato. Ciò però non si può considerare come un principio generalizzato di esenzione automatica per tutte le persone affette da Alzheimer. Il nostro ordinamento è fondato infatti sulla legge e pertanto, seppure le sentenze richiedono la dovuta considerazione, non è automatico che un giudizio espresso su di una singola fattispecie riproduca gli effetti in automatico su un intero settore.

Le pronunce infatti si basano sulla valutazione giudiziale individualizzata che tiene conto in particolare della valutazione in concreto: 1. della situazione clinica del singolo paziente; 2. del principio di inscindibilità tra componente sanitaria e componente assistenziale, quando quest'ultima risulta rilevante e non autonomamente separabile dalla prima. Al riguardo sono diverse le pronunce succedutesi nel tempo su questo tema sia in termini di legittimità che di merito. Esse stabiliscono che, in presenza di patologie di rilevante gravità e connotate dalla cronicità della malattia, non vige il principio della gratuità assoluta di tutte le prestazioni rese nei confronti di tali pazienti.

La disciplina attualmente applicabile, nazionale e regionale, prevede la distinzione tra la quota sanitaria posta a carico del servizio sanitario regionale e la quota socio-assistenziale, o alberghiera, soggetta a compartecipazione da parte dell'utente secondo i criteri stabiliti. Il principale riferimento sul tema evidenziato rimane quindi il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 12 del 2017, relativo ai livelli essenziali di assistenza garantiti dal Servizio sanitario nazionale a tutti i cittadini, attraverso prestazioni e servizi gratuitamente, o dietro pagamento di una quota di compartecipazione alla spesa sanitaria. In particolare, questo decreto prevede due regimi assistenziali ben definiti negli articoli 29 e 30. L'articolo 29 tratta di un'assistenza residenziale extraospedaliera a elevato impegno sanitario, quindi dei trattamenti intensivi e prolungati. In questo caso non vi sono termini di durata nella degenza e le spese sono a totale carico del Servizio sanitario regionale in quanto si tratta di prestazioni inscindibilmente connesse a quelle sanitarie, come è il caso della cosiddetta "UAP", cioè dell'Unità di Assistenza Prolungata.

L'articolo 30 tratta invece dell'assistenza socio-sanitaria residenziale e semiresidenziale alle persone non autosufficienti e prevede la compartecipazione dell'utente al 50% della tariffa giornaliera. In tal caso gli utenti possono accedere ai contributi di cui all'articolo 19 della legge regionale n. 23 del 2010, naturalmente valdostana, previsti per il pagamento delle rette nelle strutture a favore di persone non autosufficienti, affette da gravi patologie invalidanti e che non possono permanere al loro domicilio. Questo, tra l'altro, è un intervento del quale spesso abbiamo parlato in quest'aula, che è totalmente specifico a livello regionale e che ha un intervento assolutamente cospicuo su decine di nuclei familiari valdostani. È da tenere conto inoltre che, in caso di ricovero ospedaliero di durata inferiore a 15 giorni, l'azienda corrisponde alla struttura il 70% della tariffa e nulla è dovuto da parte dell'utente.

Al momento nella nostra regione i nuclei demenze sono due: uno richiamato a Donnas, con 17 posti letto e l'altro la struttura presso il Jean-Boniface Festaz con 10 posti letto. È da sottolineare che l'accesso ai nuclei non avviene solo in presenza di diagnosi certa di demenza, ma necessita della presenza di disturbi comportamentali che vengono documentati tramite la NP, cioè la scala specifica di valutazione standardizzata. In buona sostanza, la logica indica che, quando il paziente necessita di un elevato livello di assistenza sanitaria, i costi sono posti a totale carico del Servizio sanitario regionale, mentre quando i pazienti presentano un quadro clinico meno complesso, o verso una stabilizzazione generale che orienta a un setting assistenziale meno severo dal punto di vista sanitario, vi sia una compartecipazione alla spesa. La stabilizzazione clinica del paziente e, quando possibile, il suo rientro a domicilio rimangono obiettivi prioritari che vengono perseguiti nell'ambito del cosiddetto "Piano Assistenziale Individualizzato" o PAI, affiancando all'assistenza anche interventi non farmacologici di terapia occupazionale e di stimolazione cognitiva. In tale contesto le valutazioni sia di carattere sanitario, sia di carattere sociale circa le assegnazioni dei setting di assistenza sono sempre poste in capo all'unità di valutazione multidisciplinare per anziani e persone con disabilità e naturalmente al Centro per i Disturbi Cognitivi e Demenze, cosiddetto "CDCD".

Allo stato attuale sono due i procedimenti giudiziari pendenti in capo alla nostra azienda, promossi da familiari di utenti e naturalmente diretti a richiedere l'esenzione della quota alberghiera della retta nella struttura. Nelle more della definizione del contenzioso, l'azienda deve naturalmente attenersi al predetto quadro normativo e regolamentare vigente.

Per quanto concerne la qualificazione professionale, nel corso del 2025 è stata effettuata la specifica formazione agli operatori delle micro-comunità, con un supporto del CDCD, quindi del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze, oltre naturalmente all'Associazione Alzheimer della Valle d'Aosta, che ringraziamo. Questi due strumenti, ma sicuramente il passare attraverso l'associazione di riferimento, sono consigli che, tra l'altro, consiglio a tutti di dare - anche a lei, collega Manfrin - qualora, giustamente, le persone che si trovassero a vivere questa drammatica situazione volessero avere un punto di riferimento immediato. Nel corso del 2026 e nel primo semestre 2027 è prevista un'ulteriore formazione estesa al personale di micro-comunità RSA e ai nuclei Dementi, in collaborazione con l'Istituto Golgi di Abbiategrasso, riconosciuto come un centro all'avanguardia di elevata qualificazione, specialmente per la gestione di pazienti con particolare complessità. Il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) valdostano partecipa inoltre al percorso di implementazione delle linee guida sulla demenza in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità.

È in corso inoltre la progettazione di un servizio semi-residenziale dedicato alle persone con demenza, pensato come risposta concreta a un bisogno sempre più evidente sul territorio e molto atteso dalle famiglie e dai caregiver, in coerenza con i fabbisogni assistenziali già rilevati nell'ambito della programmazione socio-sanitaria.

Rispetto al tema delle risorse, quelle destinate a livello nazionale agli interventi in materia di Alzheimer e demenza hanno natura vincolata, finalizzata al finanziamento di specifici piani triennali di attività, quali la presa in carico, la diagnosi, i percorsi assistenziali integrati e, naturalmente, la formazione. Tali fondi nazionali non sono pertanto utilizzabili per la copertura indistinta di spese correnti e quindi, naturalmente, non possono essere destinati a quelle relative alle rette nelle strutture.

Su un argomento di così grande portata e rilevanza, che riguarda tutte le Regioni, si rimane pertanto nella posizione di non poter intraprendere azioni avventate a livello locale, attendendo invece percorsi comuni a livello interregionale, amministrativamente condivisi e legalmente supportati. La materia tratta infatti spese da porsi in capo alla Pubblica Amministrazione, con evidenze o impatti che non possono essere ignorati o sottostimati. Tra l'altro, rispetto a questo tema, è continuo… da parte dell'Assessorato e dell'azienda per il potenziamento dei servizi di presa in carico e assistenza con progetti specifici e servizi quali: "La palestra della mente", "A casa è meglio", in collaborazione con tutte le associazioni di riferimento che supportano le famiglie, con le quali le interlocuzioni sono costanti anche nella definizione delle nuove linee progettuali nell'ambito del Tavolo tecnico regionale. Tali linee trovano un importante finanziamento nei fondi demenza erogati appunto dallo Stato alle Regioni, fondi specifici che per la Valle d'Aosta sono pari a 287.000 euro sul triennio 2021-2023 e 679.000 nel triennio 2024-2026.

Président - Pour la réplique, la parole au collègue Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Ho preso buona nota, Assessore, della sua risposta e mi permetta di comunicarle la mia insoddisfazione.

Lei ha esordito, a fronte di un problema grave e reale, con "proseguono gli approfondimenti". Io ho voluto datare soltanto l'ultima iniziativa sul tema, lei giustamente ha ricordato le altre. Se io dovessi ricordare le altre, andremmo ancora più indietro nel tempo e gli approfondimenti sarebbero ancora più indietro e non avremmo alcuna soluzione. Perché dico questo? Perché lei giustamente ci dice: "noi ci muoviamo con i piedi di piombo perché non vogliamo fare delle azioni avventate". Questo l'ha detto lei, Assessore, in chiusura di risposta. Ha detto: "Non vogliamo fare azioni avventate". Io voglio che fuori da quest'aula sappiano che le azioni avventate a cui lei si riferisce sono pagare la retta a persone che hanno diritto che gli venga pagata la retta residenziale, questa è l'azione avventata. Assessore, mi spiace, noi non possiamo trovare accoglimento in questa dichiarazione. Non è un'azione avventata sostenere chi ha bisogno, sostenere chi ha bisogno è un'azione necessaria.

Lei ci ha detto che queste sono delle cause, mentre il quadro normativo è differente. Questo è vero, ma il quadro normativo nazionale di riferimento dice, e lei lo sa - e le sentenze è sulla base di quello che si basano -, che, se una persona con Alzheimer o con demenza viene ricoverata, anche se la parte residenziale non è prevalente, cioè se sta all'interno di una struttura, ha delle cure, che ovviamente sono già gratuite, ma è residenziale, quindi sta all'interno di quella struttura perché è necessario che ci stia in virtù della sua patologia, quella residenzialità non va pagata, lo dicono le numerose cause che sono state vinte.

Io sono contento, Assessore, che lei dica che ci sono due cause e che sia venuto fuori che ci sono, sa perché? Perché, a fronte della sua ennesima non risposta a maggio 2025, io da quest'aula dissi: "Siccome questo Governo non vuole riconoscere il vostro diritto, che è garantito da una norma nazionale, l'ultima strada che vi rimane è fare causa alla Regione per vedere riconosciuto il vostro diritto e, quando la Regione verrà condannata a pagare quello che deve pagare, perché è scritto nella legge nazionale che, se c'è residenzialità, bisogna pagare - deve pagare il pubblico, e non il privato -, quando la Regione verrà condannata e dovrà ridare anche tutti gli arretrati, a quel punto si renderà conto che forse era meglio affrontare il problema prima". È chiaro quindi che dire che ci sono le associazioni… mi fa molto piacere, Assessore, sono contento e siamo contenti che l'Associazione Alzheimer si occupi e faccia attività di diffusione di buone pratiche e di sostegno alle famiglie, però lei si dimentica una cosa. Ripeto: se lei si trovasse domani ad avere una persona che le chiede: "un mio familiare ha avuto una diagnosi di Alzheimer, o di demenza, cosa bisogna fare?", gli direbbe di rivolgersi a un'associazione?

Lei lo sa che c'è stato un incontro proprio dell'associazione che si occupa di Alzheimer e di demenza, a Donnas, al quale hanno partecipato diversi assistenti sociali che hanno detto: "Noi possiamo orientare le persone, ma nessuno dice alle famiglie di venire da noi, perché noi sapremmo dire loro quali sono i percorsi da seguire, ma nessuno lo sa". Allora perché, Assessore, non si diffonde o si mette a disposizione uno sportello per le demenze e per l'Alzheimer al quale rivolgersi, che orienti le persone, che si dica: "Ti è stato diagnosticato un familiare con questa patologia? Devi rivolgerti all'assistente sociale, a questo ufficio, a questo ambulatorio e fare questa trafila"? Perché non si fa? Non lo so. Lei parla di associazioni, va benissimo, le associazioni fanno un lavoro assolutamente lodevole, ma ci sono delle persone che sono stipendiate per orientare le persone e non si dice.

Dice anche che la legge "Caregiver" è bloccata e mi fa piacere che lo dica. La legge "Caregiver" è stata terminata e depositata in Parlamento, il disegno di legge, fra la fine del 2025 e l'inizio del 2026. Lei pensa che funzioni come in Consiglio regionale, dove le vostre leggi prendono la via preferenziale e le leggi dell'opposizione ristagnano in Commissione. Non funziona proprio così, in Parlamento. Questo vale anche per le riforme dello Statuto, tanto perché sia chiaro, in generale.

Assessore, a fronte delle sue non risposte, io in questo momento ne approfitto e voglio dare un messaggio anche al di fuori. Volete vedere riconosciute, care famiglie che avete una persona malata di demenza o di Alzheimer, il vostro diritto a non pagare la retta? Avete solo una strada con questa risposta: fate causa alla Regione e chiedete gli arretrati.