Oggetto del Consiglio n. 385 del 26 marzo 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 385/XVII - Interrogazione: "Nevediversa 2026" e Interpellanza: "Scheletri montani".
Aggravi (Presidente) - Adesso affrontiamo il punto n. 41, che in realtà verrà affrontato congiuntamente al punto n. 14. Evidentemente ora avremo la presentazione dell'interpellanza n. 41 e poi, in replica, avremo anche la replica della question. La parola al consigliere Domanico.
Domanico (FdI) - Come evidenziato nel dossier "Nevediversa 2026" di Legambiente, la Valle d'Aosta detiene un record non troppo invidiabile. Tra alberghi ed edifici abbandonati, strutture turistiche incompiute, o ancora impianti sciistici non più in funzione si segnalarono 36 di questi scheletri montani.
Come dicevo prima, è un record non troppo invidiabile, però ci permette anche di provare a sfruttare queste strutture diversificando ulteriormente il panorama turistico, offrendo magari un turismo lento e sostenibile, con la creazione di eco-hotel attrezzati di tutto punto per le e-bike d'estate e lo sci d'alpinismo d'inverno. Niente modelli mega-resort, ma qualcosa di più vicino possibile a un'esperienza immersiva nella splendida natura che offre la nostra regione. Possiamo venderlo come esperienza di wellness alpino: pace, silenzio e natura. I settori come arrampicata, rafting, volo a vela, yoga e, appunto, wellness, hanno dimostrato di resistere meglio alle crisi economiche, perché basati su passioni e comunità fidelizzate, capaci di attrarre target internazionali con forti possibilità di spesa. Queste sono soltanto alcune idee, ma ce ne sarebbero moltissime altre.
Noi, come Fratelli d'Italia, chiediamo quindi quali e dove siano queste strutture abbandonate e se si intende attuare un piano per il riutilizzo o l'abbattimento di tali strutture.
Président - Pour les deux réponses, la parole à l'assesseur Sapinet.
Sapinet (UV) - Ringrazio i colleghi per l'iniziativa, che ci permetterà di fare anche un'analisi del dossier Nevediversa, mettendo anche in evidenza alcune inesattezze presenti al suo interno. Una risposta della quale do lettura io, ma una risposta articolata, che è stata predisposta congiuntamente con i colleghi vicepresidente Bertschy e assessore Grosjacques, che, con le loro strutture, in base anche alle loro competenze, hanno ovviamente collaborato visto che parliamo di impianti a fune, di turismo e di commercio.
Concordo che Legambiente sia un'associazione che sempre tiene l'attenzione alta su alcune tematiche. Lo studio offre indubbiamente stimoli di riflessione interessanti, quindi è bene parlarne, ma vi sono anche alcuni limiti all'interno di questo studio: il primo è che non vi è all'interno… ma lo dico per mettere a fattore comune e ringraziando dell'iniziativa perché ci permette di andare nello specifico sulla questione degli impianti a fune e la questione degli immobili, ma soprattutto permette di far presente quello che si è fatto e quello che si farà appunto per ovviare a queste problematiche. Dicevo dei limiti di questo studio: il primo è che non vi è una distinzione tra strutture pubbliche e strutture private. La proprietà è importante non solo ai fini giuridici, ma anche per determinare l'eventuale capacità delle amministrazioni che sono in gioco di rendersi parte attiva, in modo diretto o in modo indiretto, con contributi e sostegni vari che possono arrivare dall'Amministrazione regionale, ma non solo.
Il secondo limite è che è un tema importante al giorno d'oggi, ma non si distingue se in tali zone in forte crescita quanto al turismo, con le relative necessità di ricettività o in difficoltà e in questo secondo caso di che tipo di contesto stiamo parlando, sia in merito agli impianti, per capire se siamo in contesti dove ormai non ci sono più delle possibilità, neanche magari riguardo a usi alternativi e, rispetto anche alle infrastrutture ricettive, che potrebbero essere strutture utili per una ricettività alternativa, per un'edilizia residenziale, per la criticità relativa agli alloggi dei dipendenti del settore turistico, sul quale recentemente abbiamo parlato e sul quale stiamo lavorando. Tutti elementi da tenere in conto.
Dando risposta ai primi quesiti, risponderei quindi al quesito 1 dell'iniziativa n. 14 della collega: "Se la Regione disponga di un censimento ufficiale puntuale e aggiornato delle strutture turistico-sportive attualmente non operative o in stato di abbandono sul territorio regionale"; al quesito 1 dell'iniziativa n. 41: "Quali e dove siano queste strutture abbandonate" e al quesito 3 dell'iniziativa n. 14: "Se esista un cronoprogramma definito per gli interventi di rimozione dei relitti più impattanti segnalati dal report citato e quali siano le modalità di coordinamento con i Comuni e le società private coinvolte". Le strutture di cui si parla nel quesito e nel report citato afferiscono a diverse tipologie, come detto, non tengono conto di alcuni parametri quali proprietà, destinazione d'uso e stato effettivo dei luoghi. Possiamo distinguere il tutto in due tipologie: da una parte gli impianti a fune, dall'altra le strutture ricettive.
Per quanto riguarda i primi, gli impianti dismessi e concessionati prima del 1997 sono stati oggetto di un censimento nel 2006, mentre gli impianti concessionati dopo la legge regionale n. 29 del 1997 sono soggetti all'obbligo della restituzione in ripristino del terreno. Al fine di procedere alla riqualificazione dell'ambiente alpino, ripristinando le condizioni precedenti, la costruzione degli impianti a fune nel dicembre 2024, nella legge di bilancio, dando attuazione a un'espressa volontà politica, è stato inserito un articolo che prevedeva un finanziamento finalizzato allo smaltimento di vecchi edifici e manufatti attinenti a impianti a fune dismessi. Tale impegno politico era stato previsto dal DEF 2025-2027, approvato in aula nel settembre del 2024. I contributi sono concessi a favore di società, enti pubblici o soggetti privati proprietari di vecchi edifici e manufatti facenti parte di impianti a fune dismessi, dati in concessione anteriormente all'entrata in vigore della legge regionale n. 29 del 1997, che citavo poc'anzi. La misura prevede un finanziamento nella misura dell'80% dei costi sostenuti, secondo le disposizioni definite dalla delibera di Giunta regionale n. 1064 del 2025. Lo stanziamento previsto per il triennio 2025-2027 è di 500.000 euro per ogni esercizio finanziario. Tra gli impianti che sono ammissibili al contributo per lo smaltimento ai sensi della legge di bilancio n. 24 del 2009, qui abbiamo i primi che hanno già fatto la richiesta di finanziamento, quindi la sciovia di Challand-Saint-Anselme, la funivia località Breuil-cima del Furggen a Breuil-Cervinia, la sciovia località Clos a La Magdeleine, la funivia di Plan Maison-Furggen-Breuil-Cervinia, la sciovia località Ozein e la sciovia Chapelette, località Breuil-Cervinia. Sappiamo però di altri che saranno oggetto di una medesima richiesta e ne cito due: Saint-Barthélemy e un altro, in particolare, è quello sul territorio comunale del Comune di mia residenza, che è quello di Saint-Nicolas. È stato importante questo passaggio perché ha permesso ai piccoli Comuni di intervenire per ridare dignità a quei territori che da anni sono interessati dalla presenza di questi che abbiamo nominato come dei relitti. Ci sono poi gli impianti oggetto di smantellamento nell'ambito della realizzazione della nuova linea di trasporto Breuil Cervinia-Plan Maison-Plateau Rosa, frazione di Breuil Cervinia, comune di Valtournenche, che sono la funivia del Breuil-Plan Maison, la stazione intermedia risalente al 1939, la funivia Plan Maison-Cime Bianche, stazione funivia a valle e a monte e i relativi piloni e poi la funivia Cime Bianche-Plateau Rosa, la stazione di monte e di valle.
Segnalo poi che nell'ambito del report "Nevediversa" vi erano, come detto, alcune inesattezze. Viene citata la seggiovia località Orsia-Bedemie a Gressoney-La-Trinité, che è già stata smantellata e riutilizzata; la seggiovia di Payel, Valsavarenche: l'impianto è stato smantellato da Valsavarenche e riposizionato a Gressoney; lo skilift Berio, nel comune di Ollomont, che è una sciovia che è stata riaperta nella stagione 2025-2026; e poi la seggiovia e lo skilift in località Col de Joux, comune di Saint-Vincent, impianti che sono stati revisionati e collaudati.
Ci sono poi altre casistiche citate, tendenzialmente le strutture turistico-ricettive per cui l'Assessorato del turismo non dispone di un censimento delle strutture abbandonate, ma ci aiutano le seguenti considerazioni che farò ora, rispondendo al secondo quesito di entrambe le iniziative, quindi il quesito 2 dell'iniziativa n. 14: "Quali siano i criteri di valutazione adottati dall'Amministrazione per distinguere le strutture meritevoli di un progetto di riconversione funzionale da quelle che invece necessitano prioritariamente di un intervento di smantellamento e rinaturazione dei luoghi" e poi il secondo quesito dell'iniziativa iscritta al punto n. 41: "Se intende attuare un piano per riutilizzo e l'abbattimento di tale struttura". Su questo l'Amministrazione regionale e le singole Amministrazioni comunali possono certamente pianificare con i piani regolatori i territori, ma non possono, lo dicevamo anche in apertura, sostituirsi al soggetto proprietario delle singole strutture. Fortunatamente il nostro territorio è - questo possiamo anche dirlo - ben presidiato sia dalle Amministrazioni locali che dalle strutture regionali. Infatti sono state messe in campo diverse tipologie di intervento sia dal punto di vista economico che dal punto di vista amministrativo. Cogliamo quindi l'occasione per ricordare alcuni provvedimenti che vanno nella direzione auspicata, credo da noi tutti, relativamente alle diverse strutture, le cosiddette "ex alberghiere", iniziative avviate anche come stimolo per i proprietari, stimolo a investire sui propri beni: ad esempio, misure incentivanti come i premi volumetrici di cui agli articoli 90bis e 90ter della legge n. 11 del 1998, i mutui della legge regionale n. 19 del 2001, i contributi della legge regionale n. 25 del 2025 e le opzioni di riuso per gli alloggi dei dipendenti previsti dalla legge regionale n. 16 del 2025. Queste misure si sono dimostrate efficaci e stanno funzionando perché alcune diverse iniziative di investimento sono in corso sia relativamente alla riqualificazione delle strutture turistico-ricettive in esercizio, prevenendo così il degrado delle stesse, sia anche su strutture che sono in disuso da molto tempo. Se guardiamo in particolare ai 36 immobili elencati nel documento di analisi di Legambiente e in particolare agli 8 che sono delle strutture ex alberghiere, ne abbiamo 3 che sono decisamente rilevanti, che hanno cambiato proprietà e per i quali è stato avviato un procedimento, o sta per esserlo, su progetti di riutilizzo alberghiero, tra cui i primi due individuati in comuni importanti e rilevanti come Valtournenche, nella località di Breuil-Cervinia e in quello di Gressoney-La-Trinité.
In conclusione, mi pare che il report di Legambiente, al netto delle correzioni di cui ho citato alcuni esempi, evidenzi una situazione che definirei non drammatica, con alcuni aspetti relativi alle buone pratiche evidenziati in una delle ultime sezioni del complesso di questo report. Volevo però ringraziare i proponenti, perché le iniziative hanno permesso di fare il punto su quanto fatto, citando anche delle attività che sono state messe in campo nella legislatura scorsa e altre che a breve verranno concretizzate con le delibere attuative e alle quali stiamo lavorando con uno spirito di squadra, mettendo a disposizione le varie strutture, quindi su quello che è fatto e soprattutto su quello che si farà su questi dossier sia nell'ambito turistico-commerciale, sia nell'ambito degli impianti a fune e in quello ambientale.
Président - Pour la première réplique, la parole à la collègue Baccini.
Baccini (LRV) - Grazie Assessore per la sua risposta. Ovviamente posso ritenermi soddisfatta, perché dal suo discorso è emerso che comunque tante strutture, tanti impianti di risalita stanno per essere dismessi completamente, quindi magari viene ripulito anche tutto il territorio. Non mi piace tanto il discorso che ha fatto, un po' di minimizzare i dati che sono stati inseriti nel report, perché comunque è un report importante, che evidenzia una profonda crisi del turismo invernale, censendo 273 impianti sciistici abbandonati e 247 edifici sospesi su Alpi e Appennini. La Valle d'Aosta risulta prima sull'arco alpino per numero di edifici sospesi: ben 36 strutture. Poi ovviamente lei adesso ci ha spiegato che non sono tutte di proprietà pubblica, però comunque, anche se ce n'è solo uno, non va bene. Teniamo conto che gli impianti di risalita abbandonati deturpano un po' il nostro territorio montano, quindi lasciano l'idea di territorio abbandonato sia per una questione di sicurezza, sia per una questione di valutazione di quello che dobbiamo fare, nel senso che sarebbe necessario fare anche un tipo di ragionamento degli impianti di risalita che si trovano magari ad oggi in una situazione per la quale non ci sono più le stagioni di una volta e la neve, soprattutto, che c'era negli anni passati, quindi c'è da pensare non più a degli impianti di risalita, ma a una riqualificazione, magari per un turismo che può essere più basato sull'e-bike o sul trekking.
Tante volte basta anche copiare dai nostri vicini: sia la Regione Piemonte che la Regione Lombardia hanno riqualificato molti impianti dismessi mettendo dei punti di ristoro, mettendo dei punti per l'e-bike, come dicevo prima, o anche dei semplici rifugi, proprio per far sì che questi territori non vengano completamente abbandonati.
Président - Pour l'autre réplique, la parole au collègue Domanico.
Domanico (FdI) - Grazie Assessori, perché a questo punto il lavoro è stato fatto a tre mani, diciamo così, a sei… ma con una scrive, mica con due…
Come Fratelli d'Italia, volevamo porre l'attenzione appunto su questo articolo di Nevediversa, che aveva avuto un buon risalto sulle testate online soprattutto.
Riguardo alle sue risposte, comunque ci riteniamo soddisfatti.
