Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 344 del 12 marzo 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 344/XVII - Interrogazione: "Basta politicizzare il Centro Donne contro la violenza".

Aggravi (Presidente) - Punto n. 25 all'ordine del giorno. Per la risposta la parola all'assessore Marzi.

Marzi (CA) - Ricordiamo naturalmente che il Consiglio nello scorso novembre si è già espresso, ribadendo l'astensione posta su questo tema, con l'avvio di un percorso legislativo a contrasto e prevenzione della violenza di genere, con l'introduzione esplicita del principio del consenso libero attuale, tra l'altro con la votazione, che naturalmente non ha riguardato la Lega, di una risoluzione emendata da parte del sottoscritto e della collega Minelli.

Occorre innanzitutto quindi chiarire che la partecipazione a una manifestazione, sia a titolo personale che nell'ambito associativo di appartenenza, non può naturalmente essere automaticamente assimilata a un'indebita politicizzazione del servizio. È quindi innanzitutto fondamentale distinguere i tuoi piani, cioè quello della libertà di espressione e quello del servizio pubblico svolto.

Rispetto alla libertà di espressione, l'ordinamento costituzionale tutela naturalmente questo diritto, incluse le associazioni o le organizzazioni di volontariato, di manifestare il proprio pensiero e di partecipare a iniziative pubbliche, anche quando attengono a temi oggetto di dibattito parlamentare.

Rispetto invece al servizio pubblico, concordiamo sul fatto che, seppur la gestione dello stesso non escluda il diritto di espressione, questa è subordinata al rispetto delle regole e a evitare che la gestione di uno spazio comune diventi o possa essere interpretato come un possibile strumento di propaganda di parte. Su questo punto l'attenzione dell'Amministrazione vigila con attenzione.

Nello specifico, non siamo stati informati dell'iniziativa in quanto il Centro, operando in autonomia gestionale e associativa, non soggiace a nessun obbligo di preventiva comunicazione alla Regione o di autorizzazione in merito alla partecipazione a iniziative pubbliche.

Pur constatando che il confronto sul tema è indubbiamente acceso, come ormai lo sono i tanti confronti che a livello nazionale vedono le diverse posizioni assumere connotazioni politiche, la lotta alla violenza di genere deve però rimanere un tema non di parte, ma che attiene ai diritti fondamentali della persona; con riferimento al consenso e alla tutela delle vittime, non deve pertanto rappresentare una propensione verso un orientamento politico, ma un posizionamento rispetto ai principi che stanno alla base dell'intero sistema di contrasto alla violenza.

Nello specifico, l'iniziativa richiamata dall'interrogazione non è organizzata a livello locale, ma la si colloca - lei questo lo sa benissimo - all'interno di una mobilitazione nazionale promossa dalla rete D.i.Re, cioè Donne in rete contro la violenza, che ha visto una partecipazione sul territorio nazionale stimata in oltre 500 centri antiviolenza.

Come per gli altri centri, la partecipazione del centro valdostano muove dalla propria appartenenza a una rete nazionale riconosciuta, che da anni contribuisce alla costruzione delle politiche di prevenzione e contrasto alla violenza, anche attraverso il confronto pubblico su temi normativi che incidono sulla tutela delle vittime.

Ribadiamo che gli spazi istituzionali dedicati alla comunicazione dei servizi devono mantenere un profilo coerente con la loro funzione pubblica, evitando quindi sovrapposizioni che possono generare equivoci nel difendere l'autonomia dei servizi piuttosto che nel garantire il pluralismo dell'opinione e tutelare, quindi, le vittime di violenza. Non sono quindi obiettivi in contraddizione, ma devono contemperarsi nel dimostrare la reale maturità di una democrazia.

In tal senso gli spazi di riferimento, quindi quelli fisici occupati, non hanno visto una manifestazione rispetto al tema che, invece, è stato trattato sulla pubblica piazza. Sicuramente le comunicazioni ufficiali potevano mantenere lo stesso tipo di contemperamento.

Presidente - Per la replica la parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Io la ringrazio, Assessore, per come ha concluso la risposta a quest'iniziativa. Io voglio che però sia chiaro a tutta quest'Aula che cosa è accaduto.

C'è un servizio che è pagato con soldi pubblici, un servizio di persone che è pagato con soldi pubblici, che ha, l'abbiamo trattato più volte, persone che utilizzano quello spazio a volte, da quello che ci è stato riferito, per procacciarsi dei clienti, persone che utilizzano quello spazio per fare propaganda politica contro qualcuno. Questo l'ho verificato personalmente perché all'interno di quel centro ci sono i manifesti che indicano che, per esempio, un esempio di violenza istituzionale è un Senatore della Lega, c'era scritto su un cartellone proprio attaccato al muro.

In uno spazio quindi pubblico, pagato con soldi pubblici, si fa ovviamente quel tipo di promozione.

Poi abbiamo dei social media manager, anche questi pagati ovviamente coi soldi che vengono dati al Centro Donne contro la violenza di Aosta, che pubblicano manifesti di una manifestazione che è non contro la violenza ma è contro un ddl. C'è scritto: "Presidio contro il ddl Bongiorno". Ci si schiera quindi politicamente da una parte, con una parte e contro un'altra, con una scelta di una legge.

Questo è profondamente sbagliato, perché è giusto quello che lei dice, Assessore, la partecipazione personale è assolutamente libera e nessuno dice che chiunque, al di fuori del suo ruolo, possa andare a fare qualsiasi cosa, qualsiasi. Ma non pubblicizzare l'iniziativa coi soldi di tutti noi, nostri compresi e della parte che invece in questa legge crede, per ovviamente sostenere quella causa. Perché non è così, perché non è così!

Poi mi spiace che non abbiamo più tempo, ma avremo modo anche di parlare di questa bellissima proposta, assieme alla collega, dove potremo anche fare degli esempi, e su questo sarà molto più ferrato il collega Bellora, ma abbiamo trovato assolutamente sbagliato e di cattivo gusto, e siamo felici che anche lei lo abbia riconosciuto, Assessore, questo tipo di comunicazione e il fatto che non si dica che un'associazione va in piazza e manifesta. ...No, no, proprio il Centro Donne, cioè proprio una struttura pagata e finanziata coi soldi regionali aderisce e fa le proteste in piazza contro una legge, contro un ddl. Non generale contro la violenza, perché su questo nessuno avrebbe avuto da dire. No, no, proprio contro una legge. Una struttura pubblica, e fa propaganda sui social e sugli organi d'informazione, che ovviamente vengono gestiti da chi è pagato con soldi pubblici, così, perché così lo può fare.

Ecco perché le abbiamo detto, e torniamo a dirlo ancora un'altra volta, che forse quel servizio gestito da qualcuno, e da un dipendente pubblico, non avrebbe questo tipo di problemi, gestirebbe la cosa in un'altra maniera. Poi le associazioni si facciano i loro bei circolini e le loro belle promozioni nel loro privato, ma senza drenare i nostri soldi.

Presidente - L'iniziativa n. 26 è rinviata al prossimo Consiglio per richiesta del proponente.

L'Assessore mi propone di fare anche la n. 27, se il collega Manfrin è d'accordo.