Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 316 del 25 febbraio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 316/XVII - Reiezione di mozione: "Equilibrio di genere: criteri di parità nelle nomine regionali".

Aggravi (Presidente) - Punto n. 43 all'ordine del giorno. Per l'illustrazione la parola alla prima firmataria, Forcellati.

Forcellati (PD-FP) - Dopo questo momento di alta condivisione politica torniamo forse alle nostre miserie mi viene da dire, in particolare vogliamo proporvi un argomento che, per noi, è molto interessante e non so se lo sarà anche per voi.

Consiglio di amministrazione ARER, rinnovo, Consiglio di amministrazione uscente e nel nuovo Consiglio di amministrazione, composto da cinque componenti, cinque persone, udite, udite, cinque uomini.

Tutto quello quindi che è stato detto, è stato fatto, in barba, adesso vedremo a cosa, viene con un colpo di spugna eliminato.

Perché dico questo? Perché noi siamo consapevoli che la legge Golfo-Mosca riguardi le società partecipate, le società quotate e non gli enti pubblici economici, noi siamo consapevoli di questo, ma noi siamo anche consapevoli che nei decenni sia stato fatto un percorso, e devo dire la verità, io ho sempre visto un tentativo, almeno, magari più o meno convinto, ma un tentativo di dare un segnale di equilibrio di genere, un Consiglio di amministrazione con quattro uomini e una donna (non sia mai che siano due donne o la maggioranza femminile, figuriamoci) ma c'è sempre stato questo tentativo ma noi siamo - ripeto - consapevoli che la legge Golfo-Mosca, che tutti noi e tutti immagino conosciamo, non riguardi questo caso specifico...

Vedo che è abbastanza divertente...

Però ci sono effettivamente altre norme, magari un po' più in alto, che ci sanno dire che questo è - io voglio considerarla una svista - magari una non attenzione? Oppure che siccome sono più enti, e in particolare il CPEL, il Comune di Aosta e la Regione, che dovevano nominare, ognuno abbia detto: "Vai avanti tu che a me mi vien da ridere", ma nessuno ha riso in questo caso.

Ci sono, dicevo, delle norme magari un po' più in alto, l'articolo 3 e l'articolo 51 della nostra Costituzione, magari insieme andremo a vederceli, l'Unione Europea, l'Agenda 2030 l'obiettivo 5 in particolare, "Raggiungere l'uguaglianza di genere e l'empowerment per tutte le donne e le ragazze" che ha una serie di cardini di questo obiettivo 5, tra cui la leadership e partecipazione, garantire piena ed effettiva partecipazione femminile, pari opportunità di leadership a tutti i livelli decisionali, sia nella vita politica (Consigli regionali e comunali) che economica, e poi altri obiettivi.

Io devo dire la verità, non ne voglio fare una battaglia femminista - lo dico proprio con serenità -, ma ne voglio fare una battaglia di correttezza, di modernità, di pari opportunità, cioè cinque persone, tre enti, siete riusciti a mettere cinque uomini; questo non è rispettoso né delle pari opportunità e non è rispettoso, e lo dico a quelle persone - poche o tante - che magari ci ascoltano, ma non è rispettoso neanche della comunità valdostana.

Termino, perché su questi argomenti c'è poco da aggiungere, tanto in questa situazione, ripeto, forse peggio di così non si poteva fare. Noi cosa chiediamo? Come ultimo punto chiediamo la possibilità naturalmente di rivedere... cosa che non avverrà e ne siamo assolutamente consapevoli, ma chiediamo anche di fare una mappatura perché a questo punto abbiamo qualche dubbio. Lo vedete nel primo punto, mi sembra: fare una ricognizione puntuale della composizione di tutti gli organi di Amministrazione e controllo, CdA, Collegi sindacali di società, enti, fondazioni e agenzie partecipate direttamente o indirettamente dalla Regione, evidenziando la distribuzione di genere, e poi magari andiamo anche a vedere se si sta rispettando una legge, in questo caso la legge Golfo-Mosca, o non la si sta rispettando, perché dico - forse non per questo caso specifico ma, voi lo sapete meglio di me - ci sono delle sanzioni importanti per chi non rispetta questa legge.

Poi non nascondiamoci dietro a un dito, non nascondiamoci avendo l'alibi che sono tre enti che hanno nominato. Nessuno di noi qui è nato ieri, quasi tutti abbiamo esperienza politica e sappiamo bene che, quando più enti partecipano alle nomine, gli enti si parlano quando sanno che devono essere rappresentati entrambi i generi.

Questo in questo caso non è avvenuto, non è venuta meno forse una legge? Beh, è venuta meno quello che una comunità intera dovrebbe fare, quindi il rispetto di uomini e donne e il rispetto delle pari opportunità. È stata purtroppo un'occasione persa.

Presidente - La mozione è stata presentata, la discussione generale è aperta. Chi intende intervenire? La parola al collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Intervengo per rompere l'idillio che si è creato nell'iniziativa precedente, prendendo atto del fatto che viene richiesta un'iniziativa che, a nostro modo di vedere, non è condivisibile. Cercherò di essere il più edulcorato possibile, perché lo abbiamo detto più volte durante le discussioni, anche in occasione della discussione della legge elettorale, quando si immaginava di predisporre una preferenza di genere che mirava ad aumentare (in teoria a parificare) i sessi nella rappresentanza o nell'espressione delle preferenze, in realtà quello a cui si mirava era semplicemente modificare artatamente le preferenze, obbligando le persone a votare, se si voleva votare più di un candidato, il sesso opposto; quel discorso vale per noi nella stessa maniera anche su qualsiasi altro elemento.

Per noi, collega Forcellati e colleghi del Partito Democratico, tanto nelle assemblee elettive, quanto nei Consigli di amministrazione, quanto in qualsiasi altro luogo, sia esso di rappresentanza alta o banalmente - ricordo la grande battaglia per le quote rosa alla fonderia che ha fatto il collega Perron - in qualsiasi sia l'ambiente per noi vale una cosa e una soltanto: il merito.

È chiaro che le persone devono essere scelte in base al loro merito, allora potrebbe accadere che - se noi andassimo a modificare in maniera coattiva un'eventuale possibilità di nomina di questo o di quel consesso, di questa o quella rappresentanza, di questa o quella modalità di scelta - noi andremmo semplicemente a forzare un meccanismo dicendo semplicemente: "Guarda, ci sono alcune persone che hanno le competenze e poi una che è di sesso opposto; mettiamo quella che è di sesso opposto, perché va bene così".

Per noi questo è un discorso assolutamente non condivisibile, peraltro, ma senza alcun titolo polemico, visto che si parla di ARER mi limito a indicare che il Partito Democratico nella scorsa legislatura ha indicato un rappresentante che non era una donna all'interno del CdA dell'ARER, quindi forse sarebbe stato più opportuno e avrebbe aiutato magari la vostra illustrazione nel dibattito se quest'indicazione fosse stata di senso differente.

Quello che però, come abbiamo detto, è di tutta evidenza è che per noi le competenze devono essere messe prima.

Noi, lo ricordiamo spesso, abbiamo avuto la fortuna di avere sia in Consiglio regionale che oggi - per esempio, in Senato o al vertice del nostro Partito - delle donne che non sono state elette in quanto assegnatarie di leggi che dicono che devi candidare o devi eleggere forzatamente una donna o un uomo, questa quota, quella quota e quell'altra quota, ma sono persone che si sono fatte strada in base alle proprie qualità e alle proprie capacità, che non hanno dovuto dire grazie alle quote.

Proprio per questo motivo quindi lei ha evocato l'articolo 3 della Costituzione che non dice che tutte le persone devono essere messe alla pari all'interno dei CdA, ma dice semplicemente che tutti, a prescindere dal loro sesso, dalla loro opinione politica e da qualsiasi categoria possano appartenere, sono uguali, cosa che è assolutamente condivisibile, ma questo non rende obbligatorio il fatto di rendere qualcuno più uguale degli altri perché ce ne sono pochi, perché - e glielo dico, collega Forcellati - quella delle quote è una china molto pericolosa, perché quando si comincia con le quote poi non si sa dove si finisce, perché si comincia con le quote rosa... io peraltro ricordo la nostra ex collega, la collega Pulz, che era seduta a quei banchi: con lei facemmo un discorso quando presentò un emendamento proprio in favore della preferenza di genere e io la ringraziai perché perlomeno aveva ammesso che i generi erano solo due, perché le preferenze erano due, quindi almeno su quel lato, su quel settore, avevamo fatto chiarezza.

In ogni caso, quando si comincia con le questioni delle quote, non si sa dove si va a finire, perché a questo punto possiamo cominciare a inserire, che so, le quote di età, perché ci sono abbastanza persone giovani, ci sono abbastanza persone anziane all'interno di questo o di quel consesso o le quote di provenienza, cominciamo a inserire quelli che arrivano dall'alta valle, dalla bassa valle, dalla media valle, dai piccoli Comuni, dai grandi Comuni e quant'altro, e obiettivamente questo non è un sistema di selezione. Un sistema di selezione è quello basato sulle competenze possedute dalle persone nei vari CdA, ne possiamo discutere, ma sulla questione semplicemente di questo o quel sesso sinceramente non trova la nostra concordia.

Presidente - Qualche altro intervento? La parola alla collega Minelli.

Minelli (AVS) - Credo che sia abbastanza ovvio quello che noi diremo rispetto al contenuto di questa mozione che ovviamente voteremo e lo faremo anche convintamente.

Lo facciamo perché crediamo che non si tratti qui soltanto di far riferimento a una formalità giuridica ma a un principio democratico.

Come ha ricordato la collega Forcellati, la parità tra uomini e donne è un fondamento costituzionale e non un obiettivo facoltativo da perseguire soltanto quando è espressamente imposto da una norma, ma poi anche perché gli impegni che ha questa mozione sono per noi condivisibili, soprattutto a partire dal primo, perché si chiede di fare una ricognizione puntuale della composizione di tutti gli organi di amministrazione e controllo di società, enti, fondazioni, partecipate, direttamente o indirettamente.

Ci si dirà che si può fare questa ricognizione tranquillamente attraverso un accesso agli atti, e lo sappiamo benissimo, non è una cosa che abbiamo bisogno di sentirci dire, ma è significativo che lo si chieda come premessa, come primo impegno perché poi ce ne sono delle altre, e sono strettamente legate, perché nel momento in cui uno ha questa ricognizione poi ha anche un senso quello che si chiede successivamente.

La mozione chiede di adottare un atto d'indirizzo che estenda l'obbligo del rispetto dell'equilibrio di genere a tutte le nomine di competenza regionale. Poco fa il collega Manfrin diceva che c'è un serio problema se si rimane ancorati alle quote rosa, c'è una pericolosa china in discesa.

Io faccio notare una cosa, l'ho già detto altre volte in quest'aula: quando non ci sarà più bisogno di quote rosa sarà una bellissima giornata, ma credo, facendo riferimento ai dati che conosciamo, non soltanto relativi alla nostra regione, ma purtroppo in senso più lato, di bisogno di avere una garanzia in questo senso ce n'è ancora tanto, perché purtroppo i cambiamenti culturali - perché si tratta anche di cambiamenti culturali - hanno bisogno di tantissimo tempo.

È stato fatto uno studio qualche tempo fa riguardo alla possibilità che le donne avranno di essere ugualmente rappresentate in tutti questi organi - qui si parla di partecipate, lo studio era più ampio, riguardava anche altri ambiti - mi sembra, se non ricordo male, che tenendo conto della situazione attuale e della tendenza che viene rappresentata, ci dovrebbero volere circa 150 anni, 140, adesso non ricordo bene, per arrivare a una situazione di effettiva parità senza che ci siano delle condizioni stringenti, poi anche con le condizioni stringenti si vede che spesso si valicano in qualche maniera, si superano, perché vediamo che anche in questo caso, dove è suggerito, comunque raccomandato, che ci sia una rappresentanza, poi abbiamo cinque uomini.

C'è un'altra cosa poi che vorrei dire, prima il collega Manfrin diceva: "Ci sono donne che si sono fatte strada, che sono andate avanti", sì sì, lo sappiamo, però quello che mi viene da dire, e lo rilevo perché succede spessissimo, è che una donna deve sempre farsi strada e deve dimostrare all'universo mondo di avere competenze, preparazione, capacità e chi più ne ha ne metta. Le stesse cose, chissà perché, non vengono richieste agli uomini, generalmente non vengono richieste.

Una persona che ha capacità, se è una donna per qualcuno è giusto che vada avanti, per qualcuno nemmeno, se è un uomo non è un criterio che viene preso normalmente in considerazione, o comunque non sempre, e questa è già secondo me una cosa sintomatica.

Al di là di questo, noi riteniamo che siano le istituzioni le prime a dover dare un esempio. Dicevo poco fa che c'è una questione di cultura e bisogna lavorare in quel senso, il cammino è lungo, sappiamo che bisogna farlo a partire dall'educazione, quindi dal mondo della scuola ma non solo della scuola, io penso anche alle famiglie, bisogna fare un lungo lavoro che richiederà tempo; ne è già stato fatto, per fortuna abbiamo già avuto dei risultati, però, dicevo, anche le istituzioni devono dare l'esempio, quindi non possiamo chiedere a un sistema economico e sociale di essere più equo se non lo è la politica per prima.

Riteniamo che quest'iniziativa, come altre che sono già state presentate e che si presenteranno, immagino, vada nella direzione giusta: più coerenza nelle nomine, più responsabilità condivisa tra gli enti che concorrono a comporre gli organi collegiali.

Ma non è per una questione d'ideologia, anche se so già che verrà tirata in ballo ancora una volta questa famigerata ideologia - che poi invito anche ad andare a rileggersi bene il significato di ideologia, che viene sempre preso in accezione negativa, ma non è sempre così - ma per rispetto dei principi costituzionali e anche, direi, per credibilità istituzionale, perché bisogna davvero cercare di fare dei passi avanti e di rappresentare la società che, lo ricordo, ha attualmente forse ancora una percentuale di popolazione femminile che è addirittura superiore a quella maschile, ma questo non è poi così significativo.

Noi quindi voteremo ovviamente questa mozione, crediamo anche che sia importante quello che è evidenziato nel terzo punto degli impegni, cioè "A costruire un protocollo di intesa con il Consiglio permanente degli Enti locali e poi a valutare la possibilità di modificare la composizione dell'attuale Consiglio d'amministrazione dell'ARER", che è un po' la situazione che ha dato il via, credo, alla mozione.

C'è una sola cosa che ci lascia un po' perplessi, e quindi colgo anche l'occasione, non l'ho fatto prima, per chiedere una delucidazione alla collega Forcellati e ai colleghi del PD: nel terzo punto si parla di farsi promotrice di un protocollo d'intesa con il CPEL per coordinare preventivamente le designazioni negli organi collegiali, assicurando che la somma delle diverse nomine garantisca sempre l'equilibrio di genere richiesto dalla legge e dal buon senso istituzionale. Nel momento in cui si parla della somma delle diverse nomine, in qualche modo - se non interpreto male - significa che nei vari enti potrebbe esserci una situazione per cui c'è un ente che ha comunque una totalità di componenti nei Consigli di amministrazione di sesso maschile oppure - e credo che qua siamo nella fantascienza - una totalità di componenti di sesso femminile, però ne potrebbero rimanere altri che invece non sono equilibrati, quindi è un po' il gioco della statistica del pollo in qualche modo, quindi volevo capire anche questa cosa, perché in quel caso forse non è così chiaro quello che volevate dire.

Il nostro voto sarà comunque favorevole.

Presidente - Siamo sempre in discussione generale, la parola al collega Domanico.

Domanico (FdI) - Quando parliamo di equilibrio di genere nelle nomine regionali dobbiamo partire da un principio fondamentale: libertà, libertà individuale, merito, responsabilità.

Noi consideriamo la parità un valore essenziale, lo abbiamo dimostrato proprio con il nostro partito a livello nazionale, si chiama Giorgia Meloni, che non ha avuto bisogno di nessuna quota rosa per affermare le proprie capacità, ma distinguiamo con chiarezza tra parità di opportunità e imposizione di risultati.

L'articolo 51 della Costituzione della Repubblica italiana afferma che tutti i cittadini, uomini e donne, possono accedere agli uffici pubblici in condizioni di eguaglianza, questo è il cuore della questione, condizioni di eguaglianza, non automatismi, non quote rigide sganciate dal merito, ma regole che garantiscano a ciascuno di competere ad armi pari.

Negli ultimi anni, anche a livello europeo, il dibattito si è intensificato, basti pensare alle iniziative promosse dalla Commissione europea per favorire una maggiore presenza femminile nei luoghi...

Presidente - Scusate colleghi, per favore...

Domanico (FdI) - È un obiettivo legittimo, tuttavia dovremmo chiederci: qual è lo strumento giusto? Noi crediamo che le istituzioni regionali debbano adottare criteri chiari, trasparenti e meritocratici per le nomine, pubblicazione preventiva dei requisiti, selezioni basate su competenze certificate, valutazione dei curricula.

Se il sistema è trasparente, se le regole sono uguali per tutti, l'equilibrio di un genere non sarà il frutto di una forzatura, ma la conseguenza naturale di una società in cui sempre più donne hanno competenze, titoli ed esperienze di altissimo livello.

Questo non significa ignorare il problema, esistono ancora ostacoli culturali e organizzativi che penalizzano le donne, ma la risposta non può essere la compressione della libertà di scelta o la sostituzione del merito con un criterio puramente numerico.

La politica regionale deve creare le condizioni, conciliazione tra lavoro e famiglia, valorizzazione delle competenze, formazione manageriale, reti professionali aperte. L'equilibrio di genere è un punto di arrivo, non un vincolo burocratico, è il risultato di un sistema che seleziona i migliori, uomini o donne che siano, senza pregiudizi e senza privilegi. Le donne non sono un panda da salvare.

Se vogliamo istituzioni regionali forti, credibili e autorevoli, dobbiamo difendere due pilastri insieme: pari opportunità e meritocrazia. Non sono in contraddizione, sono, al contrario, le due facce della stessa medaglia di una democrazia moderna, ed è per questo che il nostro voto sarà un voto di astensione.

Presidente - La parola al collega Bellora.

Bellora (LEGA VDA) - Prima ero preoccupato, scherzavo nel gruppo di minoranza perché dicevo: "Mah, mi trovo a pensarla come la sinistra"; vi ringrazio per avermi restituito le mie certezze, non la penso come voi, sono veramente felice perché ero preoccupato, ma adesso sono molto più sereno.

Evidentemente non voterò questa mozione perché non la condivido per una serie di ragionamenti che cercherò di riassumere, perché non ritengo che valga la pena parlarne molto, ma un poco sì.

Ho sentito menzionare dalla promotrice di questa mozione, la prima firmataria, l'articolo 3 della Costituzione. Beh, l'articolo 3 della Costituzione non c'entra proprio niente, ma zero, anche perché l'articolo 3 della Costituzione, per costante giurisprudenza costituzionale, ci dice che situazioni uguali vanno trattate in maniera uguale, situazioni diverse vanno trattate in maniera diversa, quindi l'articolo 3 qui non c'entra proprio nulla, però l'articolo 3 è un po' come la rucola in cucina, la si mette un po' dappertutto, perché l'uguaglianza è una bella parola, quindi va bene, sta un po' dappertutto, però bisognerebbe magari anche leggere le norme e applicarle.

Poi racconto un aneddoto, se mi è consentito, perché ho visto che questa mozione viene presentata dal PD, allora io - non credo che siano in molti a leggerla - per un mio sfizio personale da otto anni tengo una piccola rubrica su un settimanale locale e quando venne fuori nella scorsa legislatura il problema che in Giunta non c'era nessuna donna - e ricordo che lo sollevò l'On. Boldrini che era del PD - io feci un pezzo tra il serio e il faceto, ma senza nessuna volontà di polemica, così, anche un po' per riderci su, dicendo: "Ma perché? Dov'è il problema? La Boldrini è del PD, in Giunta c'è il PD, il PD esprime un Assessore uomo", era l'assessore Guichardaz, "basta che si dimetta e venga eletta la prima delle non elette del PD che, guarda caso è una donna" - e guarda caso era persino l'ex segretaria, era la dottoressa Timpano - "e abbiamo risolto il problema".

Il risultato è stato che l'assessore Guichardaz mi ha bloccato sui social, blocco che dura tutt'oggi ma non si preoccupi, Assessore, mi va benissimo così, non mi sblocchi perché sto benissimo... chiedo scusa, Consigliere, però non mi sblocchi perché mi va benissimo così, davvero, lo ritengo anche un onore.

Al di là di questo, questa è stata la risposta. Oggi il PD ci viene a dire che è uno scandalo, che è una tragedia, che è un disastro il fatto che non venga rispettata la parità di genere.

Allora magari è vero che siete solo in tre, come peraltro siamo solo in tre anche noi, ma mettersi d'accordo non sarebbe male, io capisco che magari per l'Union Valdôtaine possa essere difficile in dodici mettersi tutti d'accordo, ma in tre basta parlarsi, non è difficile.

Questa è solo una considerazione, ma passando ad argomentazioni un po' più seriose, io non ho mai creduto alle quote rosa e continuo a non crederci, e vi dirò di più, io fossi una donna mi sentirei offesa dalle quote rosa, perché secondo me... Lei mi applaude sempre, io la ringrazio, consigliera Forcellati, è bellissimo, sono contento che lei mi applauda, è la seconda volta che lo fa ed è bellissimo, grazie, sono onorato, ma detto questo io mi sentirei offeso dalle quote rose perché equivale a dirmi: "Tu vali di meno, tu sei una specie di panda e invece di metterti in una riserva ti riserviamo delle quote". Non ce n'è bisogno, io vi faccio tre nomi: Margaret Thatcher, Angela Merkel, Giorgia Meloni, hanno avuto bisogno delle quote rosa?

Io ritengo - so che non saremo d'accordo - che Margaret Thatcher sia stato il miglior statista del dopoguerra. Ha avuto bisogno delle quote rosa? No, è una donna, si è fatta strada esattamente come si sarebbe fatto strada un uomo.

Angela Merkel non mi pare abbia avuto bisogno delle quote rosa, non credo, e mi pare che qualcosina di buono l'abbia fatto. Giorgia Meloni ma anche Elly Schlein: oggi noi abbiamo i primi due partiti in Italia, Fratelli d'Italia e il PD, che hanno, al posto di Segretario, due donne. Grazie alle quote rosa? Non mi pare, mi pare che Elly Schlein si sia presentata alle primarie in contrapposizione a un uomo, Bonaccini, e le abbia vinte. Mi pare che Giorgia Meloni sia succeduta a un uomo, Gianfranco Fini, e mi pare che nessuno rimpianga Fini, o almeno io personalmente non lo rimpiango.

Abbiamo avuto un Presidente della Regione donna, tra l'altro che fa parte dello stesso partito nostro, e non mi pare che abbia avuto bisogno delle quote rosa.

Io penso che non si debba fare distinzioni o scelte tra uomini o donne ma, secondo me, ci sono persone in gamba e persone che non lo sono, e se una persona è in gamba, io sono convinto che meriti di far parte di qualunque consesso senza dover guardare se sia una donna, se sia un uomo, se sia bianco, nero, giallo, rosso, eterosessuale, omosessuale o qualunque altra cosa. Io l'ho sempre vista così, quindi francamente non credo che sia un problema questo, so bene che molti la pensano in maniera diversa da me, ma questo è il mio pensiero, quindi io sicuramente non voterò questa mozione.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Perron.

Perron (LEGA VDA) - Hanno già detto molto i miei colleghi, darò qualche altro aspetto numerico sul tema.

Innanzitutto ovviamente non voterò questa mozione, perché ci chiediamo, come sempre, perché partire dalle quote rose in politica o nei CdA eccetera quando abbiamo molti settori in cui la disparità è già evidente, certificata e non mi pare ci si muova per migliorarla?

Quali sono questi settori? Se noi prendiamo i dati del Ministero 2021 (sono gli ultimi che ho; se ne avete di più freschi. ma non cambia moltissimo) andate a guardare il settore dell'agricoltura: abbiamo che gli uomini sono al 75%, nell'industria il settore delle costruzioni è al 90.3% maschile, industria estrattiva 87%, acque e rifiuti 83% uomini, e poi scende e non ve la leggo tutta, settore dei costruttori di veicoli, o velivoli, non lo so se ci sono anche quelli, 98% uomini, metalmeccanici 97,9% uomini, truppa, forze armate95,4% uomini e avanti.

Veniamo invece in un settore dove c'è prevalenza femminile, le scuole, adesso non ho più i dati, non li ho più trovati nel computer comunque ci sono: se voi guardate il memento statistico che viene fatto ogni anno le donne sono estremamente prevalenti nelle scuole, cosa che ho sempre apprezzato, se posso dire, perché ho sempre avuto colleghe giovani e pure carine se posso dirlo, quindi era un settore che non mi dava problemi... Ho espresso una preferenza nel senso che mi piaceva lavorare a scuola anche per quei motivi lì, non vedo cosa ci sia di così terribile ad ammetterlo, poi probabilmente per qualcuno è terribile, quindi io amavo l'ambiente femminile scolastico anche perché le donne erano in maggioranza, posso dire il 99% e oltre di maestre valdostane sono donne e, vivaddio, posso esprimere un parere personale sulla mia contentezza di essere nel settore.

Allora mi chiedo: se è così importante appianare le disparità, perché in questi anni le disparità di questo tipo non sono appianate? Perché quando andate in giro e vedete che sui cantieri i lavori più pericolosi sono svolti da uomini - e ciò è inequivocabile, basta guardare purtroppo i morti sul lavoro, oltre mille l'anno, cosa purtroppo terribile che si muoia per il lavoro ma così accade - in gran parte sono uomini, perché fanno i lavori più pericolosi, perché non ho mai sentito dire a qualcuno che bisogna intervenire in questi settori? Perché soltanto nei CdA? Perché soltanto nella politica?

Ve l'abbiamo spiegato in tutte le lingue, poi avete il gioco facile in tanti a dire che noi siamo contro le donne, stupidaggine assoluta, ci viene detta perché la vulgata poi è quella. Va bene, ci prendiamo anche quella, ma è una follia.

Per quale motivo non si interviene lì? Questo è il problema, perché è una semplice ideologia questa, presa dai massimi livelli sovranazionali, che ci viene importata sopra la testa quando noi contrapponiamo, come hanno detto chiaramente i miei colleghi, il merito, perché il merito è un qualcosa di eccezionale, non guarda in faccia a nessuno, prova ne è che se uno deve essere operato di qualcosa, che deve mettere la sua vita nelle mani di qualcuno per un'operazione grave, io sfido anche il più razzista o il più omofobo del pianeta a scegliere in base alla sua appartenenza.

Chiunque al mondo, quando deve scegliere un qualcuno a cui affidare la propria vita e da lì, a catena, qualsiasi altra cosa, cerca di scegliere la persona migliore, e questo è un dato inequivocabile, ecco perché per noi il merito è a fondamento della società, deve essere a fondamento della società perché garantisce appunto i migliori risultati.

Se noi vogliamo appianare con delle categorie, come vi hanno spiegato i miei colleghi, si entra in un ginepraio che abbassa chiaramente tutto ciò.

Poi noi siamo contro a interventi a favore delle donne su settori dove invece sì che vanno fatti, ovvero, ad esempio, la famiglia e l'abbiamo dimostrato; invece di tante chiacchiere abbiamo messo giù una legge con dei sostegni ai centri estivi che danno una mano alle donne che vogliono, nella loro assoluta libertà, coniugare lavoro e famiglia.

Poi se invece una donna vuole stare tutto il giorno a casa a guardare i figli e non vuole lavorare, qualche femminista dirà che è una poveretta schiavizzata, certo, perché molte femministe lo dicono, poi ovviamente vogliono l'immigrazione irregolare massima dai posti islamici, così almeno fanno il corto circuito più totale, ma noi diciamo: "Liberissima, ti diamo la possibilità". Possibilità non significa per forza un risultato.

Anche lì ci sono due modi di vedere la questione, noi possiamo dare parità di opportunità, e questo c'è ovviamente nei diritti di voto, attivo e passivo, e ci mancherebbe, ma non possiamo dare un risultato garantito. È come a scuola, ti iscrivi all'Università e nessuno ti può garantire che potrai finire l'Università, questo è scontato, quindi qui c'è proprio una dicotomia di base nella nostra visione e nella vostra, solo che la nostra porta appunto al merito e quindi a un qualcosa che appiana ogni tipo di differenza, se non la propria capacità, mentre la vostra crea una serie di rami collaterali, interventi statali, tra l'altro tutti statali, quindi nuovi apparati, nuovi apparati di controllo, nuovi posti per qualcuno che poi magari fa, non so, il Consigliere, la Consigliera di parità e poi utilizza tutto ciò per una campagna politica di sottobanco, perché anche queste cose le vediamo, d'altra parte è il metodo della sinistra piazzare persone della vostra ideologia negli apparati per poi ritirare in campo i risultati quando c'è il momento elettorale, e questo è un classico vostro.

Da questo quadro noi non possiamo votare questo tipo di mozione, ma non perché siamo contro le donne o contro qualcuno, semplicemente abbiamo un'altra visione del mondo e la nostra visione del mondo si dimostra essere funzionale perché premia il merito, la vostra disfunzionale perché crea apparati, pochissimi risultati, e quando ci sono i risultati in realtà sono altamente bypassabili perché interessano a pochissimi, tant'è che il PD è stato a livello nazionale molti anni, è stato cinque anni.

Questa sarebbe una bella domanda: in quei cinque anni in cui eravate al Governo, quali sono stati i risultati su queste questioni che avete ottenuto? Ditecelo perché allora o non siete capaci a realizzare le vostre proposte o parlate solo quando siete all'opposizione perché sapete benissimo che toccate, esattamente come noi, poco la palla.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Torrione, ne ha facoltà.

Torrione (AVS) - Parto da una considerazione che ha fatto nell'ultimo intervento il collega Perron, prendo atto che non siete contro le donne e ci sta, io infatti non dico che voi siate contro le donne, dico, e mi chiedo, in che mondo vivete? Perché fondamentalmente anche l'intervento del collega Domanico mi fa chiedere questo, cioè in un mondo ideale, nel quale anche voi che non siete contro le donne, voi avreste perfettamente ragione, peccato che il mondo in cui viviamo e la società in cui viviamo, e non faccio analisi storiche perché non mi competono e non ne sarei neanche capace , magari qualcun altro riuscirebbe a farle più parziali, ma sicuramente meglio di me... Questo è il mondo che ci portiamo dietro da millenni, di decine e decine di migliaia di anni, che ha portato a questo, il mondo in cui viviamo è questo.

Il problema culturale di cui ha parlato la mia collega Minelli è questo: la società in cui viviamo purtroppo porta a questo, quindi è chiaro che in un mondo ideale il ragionamento sul merito sarebbe corretto, perché ci sarebbe una parità di condizioni che, purtroppo, in questa società non c'è e, aggiungo un pezzo, siccome il collega Domanico ha giustamente detto che bisogna ragionare sul merito, sulle competenze e che non bisogna fare le scelte in base ai numeri, peccato che siano proprio i numeri che dimostrano quello che sto dicendo, cioè che il problema culturale di questa società fa sì che ci siano posizioni, soprattutto apicali, in cui la disparità è evidente, sono i numeri che ce lo dicono, non è che stiamo facendo una battaglia campata per aria, sono i numeri che questa società ci ha portato.

Aggiungo un altro elemento, ovviamente perché ci sono tante maestre, perché ci sono donne, perché ci sono tanti metalmeccanici, perché purtroppo - mia spiegazione sociologica di bassissimo livello probabilmente - l'onda lunga di quello che si sta facendo è relativamente breve, quindi i risultati li porterà più avanti.

È chiaro che la società ha portato a queste disparità e si è intervenuti da poco, molto recentemente, quindi l'onda lunga si vedrà e forse il mondo ideale auspicato dal collega Domanico lo vedremo fra non so quanti anni, in questo momento no, quindi bisogna intervenire anche con degli strumenti per cercare di cambiare le cose.

È chiaro che mettere la quota rosa o i numeri di cui ha parlato la collega Titti in un mondo ideale sarebbe una forzatura, ma in questo mondo purtroppo serve adesso, perché sennò non otteniamo dei risultati e i risultati che abbiamo ottenuto fino adesso è perché qualcuno, qualche 50 anni fa, ha iniziato a portare avanti delle battaglie che adesso cominciano a dare i primi frutti.

Quello che molto umilmente chiedo ai miei dirimpettai è: forse un piccolo bagno di realtà dobbiamo farlo, perché se è vero che non siete contro le donne, l'analisi sociologica molto semplice che ho fatto dovrebbe essere da voi condivisibile, quindi forse potrebbe farvi cambiare idea.

Ultimo elemento, ma più per farsi due risate, le donne non sono evidentemente dei panda, io sono anche abbastanza contento però che qui in Consiglio e anche fuori di qua un po' di Kung Fu Panda ce le abbiamo, che stanno portando avanti delle battaglie in maniera importante, io le ringrazio e quindi mi fa anche piacere che ci siano delle Kung Fu Panda donne.

Presidente - La parola al consigliere Centoz.

Centoz (PD-FP) - Mi trovo costretto a replicare due cose, me lo consentirà il collega Bellora: lei giustamente ha citato, poi lei è molto più bravo di me, l'articolo 3 della Costituzione ma si è dimenticato di dire che nelle premesse della nostra mozione c'è l'articolo 3 ma c'è anche l'articolo 51, quindi andrebbero letti insieme i due articoli, non soltanto l'articolo 3, che peraltro leggo e dice: "É compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della personalità umana", quindi non è buttato a caso e non abbiamo citato soltanto l'articolo 3 ma abbiamo citato anche l'articolo 51: andrebbero letti insieme, ma questo ovviamente lei lo sa meglio di me.

Lei giustamente ha fatto degli esempi molto eclatanti e su cui indubbiamente siamo tutti concordi, lei ha citato la Thatcher, lei ha citato la Meloni.

Quello che dobbiamo chiederci è se questo sistema consenta delle eccezioni che confermano la regola o se sia fatto per progredire, per aiutare tutti ad avere un pieno sviluppo, perché se noi citiamo soltanto degli esempi eccezionali, cioè la Thatcher, cioè la Meloni, ci limitiamo a evidenziare ciò che l'eccezione fa, cioè conferma la regola: nella stragrande maggioranza invece dei casi non sono le donne a emergere ma sono gli uomini, e il merito - secondo me - c'entra fino a un certo punto.

Mi spiego: un conto è un concorso pubblico dove il merito è sicuramente fondamentale. Dei miei colleghi ci sono tantissime colleghe dirigenti donne, ce ne sono lì negli scranni più alti, che hanno vinto un concorso e che quindi sono state in grado di dimostrare, dal punto di vista del valore, quanto valgano molto più di altri colleghi maschi. Nella politica e nei CdA delle società stiamo parlando di luoghi di rappresentanza, dove il merito certo c'entra, ovviamente, ma sono luoghi che indirizzano delle scelte, non c'è un concorso, quindi è un merito fino a un certo punto.

Allora se noi non siamo in grado di indirizzare la società verso una redistribuzione più equa, non stiamo facendo quello che dicono l'articolo 3 e l'articolo 51.

Nel 2026 che messaggio vogliamo dare? Che in un CdA di una società partecipata ci possono andare soltanto degli uomini? Che messaggio è?

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Domanico.

Domanico (FdI) - Collega Torrione, lei ha ragione, devo fare un bagno nella realtà.

Come dicevamo prima io continuo a credere che il merito non sostituisca i numeri. Facendomi un bagno nella realtà io vedo che di là siete tre e tre sei, quattro uomini e due donne, se non riguardo al merito e riguardo ai numeri, collega Torrione, magari rinunciare a quella sedia e far entrare qualche donna, come aveva detto il collega Bellora, probabilmente riequilibrerebbe un po' la situazione, per dire.

Hanno fatto uscire una donna per il merito, non per i numeri, probabilmente.

Presidente - Ha chiesto la parola la collega Forcellati.

Forcellati (PD-FP) - Un bel respiro. Quanti minuti ho? 19:48, benissimo, adesso 19:39 e io probabilmente userò tutti i minuti.

Io vorrei intanto così, un po' calmare gli animi, perché questa è una mozione che riguarda una legge, degli articoli della Costituzione, delle norme europee, non è una discussione sulle pari opportunità che faremo sempre più spesso, perché io penso che gutta cavat lapidem, e chi vuole capire o può capire ha capito, per cui continueremo a parlare di pari opportunità, continueremo a parlare di rappresentanza femminile, maschile e quant'altro, ma io non mi aspettavo, devo dire la verità, nulla di diverso, mi aspettavo che si creassero due fronti. Intanto io ringrazio anche per la pacatezza, ognuno giustamente espone ed esprime le proprie idee, l'importante è esprimerle con rispetto, educazione e pacatezza.

Mi piacerebbe poi capire perché noi della minoranza, giustamente destra e sinistra, ci siamo confrontati, non ho sentito nulla emergere dalla maggioranza, quindi magari poi anche dalla maggioranza qualcuno ci dirà, oltre a dire che si astengono, oltre a dire che non sono d'accordo, qualcuno ci dirà anche qualcosa rispetto a questo tema, allora non parliamo più che siamo grandi tutti, non parliamo più di quote rosa, perché le quote rosa... non si dice neanche più da anni così, si dice quote di genere, che possono riguardare gli uomini, che possono riguardare le donne.

Collega Perron, le do un dato che si aggiunge a quelli che lei giustamente ha fornito: nel mio Ordine l'82% è formato da donne, il 18% da uomini, ed è una responsabilità nostra. Se poi andiamo a vedere - le do questo dato che può essere interessante dal punto di vista proprio psicologico - i Presidenti territoriali, ancora più del 50%, una volta era molto di più, sono uomini. Le donne che cosa fanno? La vice Presidente, la segretaria, il tesoriere, anch'io ho fatto la tesoriera del mio Ordine.

Questo per dire cosa? Che è stata fatta tanta strada nel rispetto dei desideri e delle aspirazioni di ognuno di noi, ma tanta strada è ancora da fare, perché quando parlate di competenze questo ci umilia ancora di più.

Ma davvero voi pensate che gli uomini siano competenti e le donne, solo le donne, elette?

Intanto io dovrei stare zitta perché dopo 12 anni c'è una donna in Consiglio regionale nel mio partito, quindi dovrei sentirmi arrivata e non è così, è un mettersi sullo stesso piano degli uomini e delle donne e fare uno stesso percorso.

Benissimo, ma io sento di non dover fare una battaglia, e non mi piace neanche parlare di battaglie e di lotta, un percorso per me, io sento, ed è questa la grande differenza tra - io lo dico male - noi e voi, nel senso che io sento di dover rappresentare tutte quelle donne che, non riuscendo a dire quello che desiderano, magari delegano chi? Le donne e gli uomini, ma soprattutto le donne dalle quali sentono di poter essere rappresentate, quindi non parliamo più, per favore, di competenze, perché se mettiamo le competenze io sento che molte competenze sono al femminile, magari altrettante sono al maschile, magari qualcuna di meno sono anche al maschile, perché i numeri sono questi, questo vale per tutte le Assise, vale per il Parlamento, vale per tutti coloro che sono eletti e sono elette.

Finisco però con un racconto, che non è un aneddoto, che risale - io penso che possa interessare tutti, maggioranza e minoranza - ormai ai primi anni 2000, prima consiliatura Consiglio comunale ad Aosta.

Per il Comune mi recai - non facevo parte della Giunta, ero in minoranza - insieme ad altre persone a Roma a una riunione proprio sulle pari opportunità, intervento di Giuliano Amato che a me non è mai sembrato un furioso barricadero di sinistra, non è mai neanche sembrato un uomo che propendeva per il femminismo o il maschilismo.

Nel suo intervento interessantissimo lui disse questo: "La strada della politica, ma non solo della politica, quindi la strada delle donne in politica, ha dei massi, ha un masso in questo percorso. Noi possiamo decidere di andare con la paletta o con la dinamite. Dobbiamo andare con la dinamite" - allora sì che si parlava di quote rosa - "Noi dobbiamo andare con la dinamite perché poi il sentiero degli uomini e delle donne sarà sgombro ed entrambi, quindi uomini e donne, potranno camminare insieme per raggiungere l'obiettivo che desiderano raggiungere".

Siamo ancora al masso - un po' più piccolo - lungo il nostro percorso.

Da ultimo, davvero concludo dicendo che qui non si tratta di scelte, stiamo facendo politica, qui non si tratta di una discussione magari un po' anche così, pruriginosa, sulle pari opportunità, qui si tratta di un rispetto di leggi.

Siamo stati noi a dirlo, molto probabilmente abbiamo fatto degli approfondimenti, ma ne faremo degli altri, molto probabilmente l'ARER - e torno al cuore di questa mozione, che non sono le pari opportunità - essendo un ente pubblico economico non ricade nella legge Golfo-Mosca ma c'è una norma, c'è una legge, e invito tutti ad andare a leggersela, c'è una legge che dice chiaramente come devono essere i Consigli di amministrazione e chiedo a tutti, e a tutte naturalmente, di fare in modo che quando ci sono delle nomine questa legge venga rispettata.

Presidente - La parola al collega Sorbara.

Sorbara (FI) - Questo sicuramente è un tema che merita rispetto, serietà e responsabilità. Lei, Consigliera, ha detto che non sono pari opportunità, ma si sta parlando di accessibilità al lavoro, io l'ho vista, l'ho percepita come delle pari opportunità.

Prima ha detto che molte volte si delega altri, ho guardato un dato velocemente sulle politiche valdostane: il 50% degli elettori sono state donne e il 50% sono stati uomini.

È una questione che tocca la struttura stessa della nostra società, io parto da un punto chiaro: nessuno può negare che nel corso della storia le donne abbiano affrontato ostacoli, discriminazioni e difficoltà oggettive nell'accesso e nella crescita professionale, sarebbe ingiusto negarlo, sarebbe miope farlo, ma proprio perché il tema è serio dobbiamo evitare soluzioni semplicistiche.

Non sono favorevole a questa mozione, non perché sia contrario alle pari opportunità, anzi, sono contrario perché ritengo che le pari opportunità debbano essere garantite attraverso strumenti strutturali, non attraverso meccanismi simbolici o automatismi che rischiano di produrre nuove distorsioni.

L'uguaglianza significa che ogni persona deve poter accedere alle stesse condizioni di partenza, non significa che il risultato debba essere predeterminato.

Il rischio che vedo in questa mozione è quello di spostare l'attenzione nel merito al genere e quando il criterio di selezione non è più la competenza ma l'appartenenza a una categoria, anche se animato da finalità condivisibili, si crea un precedente culturale pericoloso.

Le istituzioni non devono scegliere chi favorire, devono creare condizioni eque per tutti. Se vogliamo davvero incidere sulle disuguaglianze dobbiamo lavorare su servizi per l'infanzia accessibili, sostegno concreto alla maternità, non solo dichiarato, incentivi alla flessibilità organizzativa, condivisione reale nelle responsabilità familiari tra uomini e donne, contrasto mirato alle discriminazioni effettivamente accertate, non teoriche. Questo significa fare politica strutturale.

Le quote, gli automatismi o le preferenze basate esclusivamente sul genere possono avere un valore simbolico, ma spesso non incidono sulle cause profonde del problema, anzi, rischiano di generare una percezione d'ingiustizia anche dove non esiste, alimentando una contrapposizione tra uomini e donne che non aiuta nessuno.

La parità non si costruisce contrapponendo, si costruisce responsabilizzando, dobbiamo smettere di leggere il mondo come uno scontro tra generi, il vero squilibrio oggi è tra chi ha le opportunità e chi non le ha, tra chi può permettersi di conciliare famiglia e lavoro e chi ha costretto a scegliere o non può farlo, tra chi ha tutele e chi vive nella precarietà.

Il compito della politica non è correggere i risultati ma rimuovere gli ostacoli e gli ostacoli oggi non sono culturali o solo culturali, sono economici, organizzativi e fiscali, sono nelle rigidità del sistema della carenza di servizi, nella burocrazia che grava su imprese e lavoratori.

Io credo, è un mio giudizio personale, in una società dove una donna venga scelta per il suo valore, non per un meccanismo competitivo, credo in una società dove nessuno debba sentirsi quota di qualcosa, credo in uno Stato che garantisca libertà e strumenti e non etichette.

Per queste ragioni, pur riconoscendo l'importanza del tema e il valore delle intenzioni che muovono questa mozione, non ritengo che essa rappresenti la risposta più efficace né la più equilibrata.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Campotaro.

Campotaro (AVS) - Condivido e mi unisco a quello che hanno detto le mie colleghe e i colleghi di AVS e PD e poi colgo l'occasione per rispondere ai colleghi Domanico e Marguerettaz, che mi ricordano di aver sottratto un seggio a una donna.

In una precedente dichiarazione è stato anche detto "1.000 contro 300 voti", un modo scorretto di raccontare le elezioni ma anche la parità di genere. I seggi non si assegnano confrontando i voti di due candidati di liste diverse come fosse un duello personale. Si assegnano in base al risultato delle liste e alle preferenze dentro la lista e, aggiungo, le donne non sono un argomento da usare quando vi fa comodo, perché allora vi chiedo se sia normale che in una Giunta di nove persone ci sia una sola donna e perché non sia stata inserita l'alternanza di genere nella riforma elettorale che ha reintrodotto le tre preferenze?

Se davvero il punto è la rappresentanza femminile, allora si lavori per aumentarla davvero. Noi abbiamo fatto campagna elettorale con 18 candidate e 17 candidati, quindi io non accetto lezioni di parità di genere su questo punto.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Guichardaz... Espliciti il fatto personale, consigliere Domanico, ma lo dichiari.

Domanico (FdI) - Collega Campotaro, brevemente, o ha sentito male o ha capito male, io non ho detto assolutamente nulla, ho ripreso una frase che aveva detto il collega Marguerettaz che se vuole ribadire penso che sia libero di farlo, dopodiché... Si conclude qua il mio fatto personale, solo chiarire e mettere a verbale che io non ho detto nulla.

Presidente - La parola al collega Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) - Ho sentito il dibattito, credo che sia un dibattito che mette abbastanza in luce posizioni diverse, legittime, però vorrei fare alcune puntualizzazioni.

Rispetto alla questione del merito è stato toccato il meccanismo del voto delle donne che, laddove sono state votate, è perché evidentemente se lo sono meritato.

Il problema qua è che non parliamo di voti, qua parliamo proprio di nomine, e questo credo che sia un aspetto che va tenuto in considerazione, lo dico al collega Sorbara e lo dico ai colleghi che, in qualche modo, hanno evocato il principio del panda, io la sento da parecchi anni questa cosa che diventa sempre un po' un refrain quando si parla di riequilibrio di genere, di quote di genere o di rappresentanza di genere.

Nel voto ognuno si esprime come ritiene, peraltro noi abbiamo fatto una riforma che prevedeva non l'alternanza di genere per motivi che sappiamo, perché, pur avendo la proposta, poi alla fine la maggioranza, colei che poteva rendere esigibile questa norma, ha deciso sulle tre preferenze di cui una di genere differente, quindi comunque un passaggio è già stato fatto rispetto alla preferenza unica e questo meccanismo in Regione, così come in Comune, ha determinato comunque una maggior presenza di donne nelle istituzioni, donne che sono state scelte dagli elettori.

Il principio dell'elezione è un principio che è diverso rispetto a quello delle nomine nei Consigli di amministrazione. Le nomine nei Consigli di amministrazione - al di là della norma, delle norme e dei sofismi rispetto agli Enti pubblici non economici, agli Enti strumentali, ai CdA delle società partecipate eccetera, alle quali possiamo attaccarci - intanto, a mio modesto parere, dovrebbero rappresentare e rappresentano un po' anche la composizione sociale. Il collega Sorbara diceva: siamo 50 e 50 più o meno, forse un po' di più le elettrici donne, però poi quando si sceglie, quando scegliamo i componenti all'interno dei Consigli di amministrazione 5 su 5 sono uomini, quindi non vi è una rappresentazione, e non è il Consiglio di amministrazione uno specchio della società.

Qualcuno potrebbe obiettare: "Noi abbiamo scelto le persone competenti", siamo 120 mila abitanti, io credo che architetti, ingegneri o persone che abbiano delle competenze nel genere femminile, che è quello che oggi è escluso... nello scorso Consiglio di amministrazione no perché la Vicepresidente, su tre nomine regionali, era una donna, a noi è stato chiesto di nominare un uomo, tanto per essere chiari, perché generalmente si chiedeva al PD, le poche volte che siamo riusciti a segnalare qualcuno, quindi non siamo campioni, contrariamente a quello che è stato detto, di posizionamenti nei Consigli di amministrazione, perché potete guardare e potete fare l'elenco della scorsa legislatura, credo che non ne riconosciate praticamente neanche uno.

Lì dove abbiamo segnalato qualcuno, abbiamo segnalato donne generalmente e non persone di partito, quindi non persone che facevano riferimento direttamente - parlo delle donne in organici direttamente del partito - ma al di là di questo uno può scegliere chi vuole, nel senso che se ritiene che ci siano delle persone di fiducia e delle persone che abbiano delle competenze, poi alla fine può segnalare chi gli pare, può segnalare anche persone, come nel caso dell'attuale CdA, che magari si sono presentate alle elezioni e non sono uscite, non è un problema se le competenze sono competenze acclarate e sono competenze corrette.

Noi in questa mozione non è che chiediamo di sovvertire questo risultato perché oramai la nomina è stata fatta, chiediamo sostanzialmente che cosa? Una ricognizione trasparente, anche per avere un quadro di questo riequilibrio di genere, se esiste veramente, chiediamo un indirizzo di tipo generale e un coordinamento tra chi nomina, sostanzialmente. Poi sappiamo che non passerà, perché l'opposizione è trasversale, e non ci pare che questa proposta verrà accettata, però è una proposta che, in qualche modo, mette in rilievo anche un modo di pensare, che emerge da quest'Aula, che, a fronte di una società rappresentata dai due generi per metà e metà, alla fine non si riescono a trovare persone competenti in una logica di riequilibrio che appartengano a generi diversi.

Questo è il risultato finale di questa discussione e non si riescono a trovare sempre un po' con la scusa, perché poi lì dove è obbligatorio - io sono stato in Giunta - quindi è sempre stato uno sforzo quello di cercare di individuare delle donne, ve lo dico, perché "Dovete trovarla voi", c'è sempre un po' stata questa cosa per cui trovare magari la componente femminile diventava quasi un obbligo perché lo imponeva la legge o perché era dovuto dalla norma o dagli Statuti.

In questo caso non è dovuto perché la legge non lo impone, sappiamo che non è obbligatorio, però io credo che uno sforzo nella direzione di una maggior rappresentatività di genere, o quantomeno di dire che su 120 mila abitanti su 5 nominati magari di 5 una persona di sesso diverso, due persone di genere diverso abbiano delle competenze al pari di quelle persone che sono nominate all'interno dei CdA, forse si potevano trovare.

È una questione culturale, è una questione credo anche di civiltà. Peraltro, laddove si parla di merito, io ricordo che, prima della legge Golfo-Mosca, il numero di donne nei Consigli di amministrazione era praticamente inconsistente, parlavamo di meno del 10% delle presenze.

Oggi, come in tutti i paesi civili, come i paesi scandinavi e i paesi comunque che hanno un'attenzione alle quote di genere e che hanno delle legislazioni specifiche... chiedetevi come mai la Norvegia, la Finlandia, comunque le nazioni considerate all'avanguardia, hanno una legislazione che stabilisce comunque le quote di genere, perché evidentemente le opportunità che si concedono alle donne sono minori per vari motivi, anche perché le donne spesso non accettano, è difficile trovarle, ma perché non accettano ed è difficile trovarle? È difficile trovarle perché spesso le donne, oltre a dover fare il loro, sono relegate, e lo sappiamo, ad attività di cura, attività di accudimento, sono spesso relegate all'attività di educazione dei figli, alle faccende di casa eccetera, e questo anche forse chi si dipinge come progressista lo deve ammettere onestamente, nella maggior parte dei foyer delle case spesso e volentieri sono le donne che si occupano delle faccende di casa, magari stanno dietro ai figli, stanno dietro ai parenti anziani, tutta la questione dei caregiver è generalmente una questione abbastanza femminile, quindi è evidente che queste leggi sono norme che tendono al riequilibrio, ma perché? Perché nella società il riequilibrio non c'è, perché da un punto di vista di realtà e di ciò che avviene, anche nelle realtà forse più progredite, o quelle che pensiamo più progredite, ciò non avviene.

Concludo dicendo un'ultima cosa, rispondo al collega Bellora: se io mi fossi dimesso, si sarebbero dovuti dimettere Matteo, Pietro Diego, Daniele, Eugenio e Gianni prima di questa Sara, forse è il motivo per cui io non sapevo chi fosse lei e non avevo mai letto nulla di quello che scriveva lei, per cui anche questa cosa che io l'ho bloccata, non bloccata eccetera... Personalmente so adesso chi è lei, all'epoca non avevo mai letto nulla di ciò che scriveva, ma se lei scriveva e se ha scritto una roba come questa, dicendo che io mi sarei dovuto dimettere perché dopo di me c'era Sara Timpano, allora ho fatto bene a non leggerla e ho fatto bene evidentemente a escluderla dal novero dei cosiddetti follower, amici o non so che cosa, per la sua incapacità anche di saper contare, forse anche di leggere, perché prima di Sara Timpano ce ne sono altri sei.

Se lei raccontava ai suoi 25 mila elettori, io non so quanta gente legga la sua rubrica, che io avrei dovuto dimettermi perché subito dopo di me c'era Sara Timpano, evidentemente faceva una mistificazione.

Adesso io posso cominciare a leggere le sue cose perché la conosco, spero che sia solo un filo più preciso la prossima volta quando fa i conteggi.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Non voglio ovviamente tediare quest'Aula, credo che il dibattito sia andato avanti abbastanza. Solo qualche parola innanzitutto per ringraziare il collega Guichardaz per la coraggiosa autodenuncia, per aver parlato di chi si dipinge progressista e poi ha la donna che accudisce il focolare, io la ringrazio per questa coraggiosa autodenuncia che ha voluto fare all'attenzione di tutti, la ringrazio davvero.

Ringrazio invece in maniera molto sincera il collega Centoz perché lei ha tirato fuori un tema invece interessante sulla parte dell'articolo 51 della Costituzione che lei sa, e la ringrazio anche per averla citata, io ho sviluppato una grande passione per la nostra Costituzione e anche per l'approfondimento della stessa.

L'articolo 51 è un articolo che ha una caratteristica peculiare unica, cioè è un articolo che denuncia un qualcosa di attuale. Quando è stata fatta la Costituzione il tema della rimozione degli ostacoli denunciava un vincolo che c'era in quel momento e che doveva essere rimosso, ed è l'unico articolo della nostra Costituzione che parla ovviamente di quella condizione e di quella rimozione, e questo viene fuori da un'analisi molto interessante dell'onorevole. La Pira, che ha partecipato ai lavori costituenti e del cui lavoro mi sono veramente appassionato ed è stato interessantissimo, però c'è da dire che quell'articolo parla anche di pari opportunità, il che significa di garantire le opportunità, non di violentare le quote e le cifre in maniera forzata per andare a pareggiare i conti, si parla di garantire a tutti le opportunità, che è una cosa su cui siamo assolutamente d'accordo.

Dare l'opportunità a tutti di poter accedere a una carica è assolutamente legittimo e, anzi, è necessario, ma diverso è dire: "Andiamo a incidere su quelle quote e imponiamo che c'è una donna, c'è un uomo, c'è una donna, c'è un uomo, c'è una donna, c'è un uomo, due donne, un uomo in meno"... Questo è un calcolo diverso.

Voglio anche rivendicare - e qui in maniera meno accondiscendente - alla collega Forcellati la possibilità di parlare di quote rosa perché non accetto che mi si imponga la "psicopolizia" del linguaggio, so che vi dà fastidio ovviamente quando parliamo di quote rosa, quando parliamo di utero in affitto, quando parliamo di tante cose che voi cercate di rinominare, perché alla narrazione che viene posta da quella parte è utile andare a dire quelle cose che vi danno più fastidio: gli immigrati diventano migranti e tutte queste belle parole, tutti diventa tut con l'asterisco; su tutte queste belle cose che fanno gioco alla vostra narrazione mi spiace, noi su questo non ci arrendiamo e quindi continuiamo a parlare di quote rosa perché è quello che voi volete fare.

Venendo alla questione del merito mi stupisco di una serie di interventi dei colleghi, e ringrazio invece il collega Sorbara che ha voluto evidenziare proprio la questione del merito, inteso come concetto su cui si vuole intervenire, perché alcuni colleghi hanno evocato nei loro interventi la questione del fatto che alle donne venga chiesta la competenza mentre agli uomini no, ma non è così, scusate ma non è così.

Io non so che tipo di... adesso poi ho scoperto che al collega Guichardaz è stato chiesto specificamente dalla Giunta di mettere un uomo nel CdA dell'ARER, io guardo il Presidente che faceva parte di quella Giunta e le chiedo se effettivamente corrisponde alla realtà, se siete andati dal PD a dire: "Dovete mettere un uomo nel CdA dell'ARER", davvero è successo questo?...

Intervento fuori microfono

...qualche collega suo c'era, guardavo oltre lei, però è abbastanza curioso ed è abbastanza anche curioso il soggetto che fa parte invece di dinamiche partitiche ben consolidate, visto che ogni volta che andiamo a fare un banchetto a Saint-Vincent si mette fuori con la bandiera del PD dal balcone pensando di darci fastidio, lo ricordiamo bene chi è quel personaggio lì, è lo stesso che ci mandava le lettere dicendo che non dovevamo aiutare le persone che stavano male nelle case popolari e di sostenere le loro morosità incolpevoli, era lo stesso, quello che ci ha mandato la lettera a tutti... si ricorda che il Presidente del Consiglio mi ha impedito di parlarne in quest'Aula? È lo stesso, è quello che avete messo, lo stesso soggetto, competenze non pareva che ne avesse tante, non credo che abbiate fatto una grossa ricerca per trovarlo e per metterlo lì.

A prescindere da questo, parlavamo della questione della competenza dove obiettivamente lo stesso tipo di competenza e lo stesso tipo di scelta vale per gli uomini e vale per le donne, il fatto che una donna e un uomo... parliamo di questioni elettive? Parliamone, il fatto che la collega Minelli abbia preso più voti di altri suoi colleghi uomini, il fatto che la collega Baccini abbia preso più voti di suoi colleghi uomini che non sono stati eletti, il fatto che la collega Girod abbia preso più voti rispetto ai suoi colleghi uomini che non sono stati eletti, la collega Borre, la collega Petey... non è che dipenda dalla maggiore o minore competenza, dipende dal fatto che molte persone hanno o non hanno fiducia nelle loro competenze e nelle loro capacità, e questo è indipendente da quello che hanno scritto sul curriculum, la loro esperienza di vita, possono essere alla prima esperienza politica, possono avere un grosso passato alle spalle, possono avere grosse competenze tecniche o possono non averne, così come tutti noi.

Il sottoscritto è arrivato davanti ad altre persone, anche donne, che facevano parte della sua lista e non è che perché io avessi più competenze di un altro o di un'altra, funziona così, questa è una scelta che compete agli elettori, ed è una scelta che deve essere il più libera possibile, ed è per questo che ci siamo sempre dichiarati contrari alle preferenze di genere.

Così come chi decide di mettere questa o quella persona all'interno di organi rappresentativi, come può essere il CdA dell'ARER, come possono essere tanti altri, che fa delle valutazioni sulla base delle competenze e fa la valutazione sulla base anche della tessera partitica o politica che ha in tasca, perché, lei lo ha detto benissimo, quando avete fatto quelle scelte avete messo qualcuno, non avrete messo molti ma quella persona sicuramente l'avete messa, aveva la tessera in tasca, lo sappiamo benissimo, non so che tipo di scelta abbiate fatto, ma l'avete fatta.

Quali sono queste scelte? Aveva la competenza giusta per ricoprire quel ruolo? Non lo so, è stata una scelta fatta perché la legge prevede che venga fatta così e ne prendiamo atto, fosse stata una donna ne avremmo preso atto uguale.

Per noi questo è un valore imprescindibile, ci sono scelte che vengono fatte, benissimo, ne prendiamo atto, ma non violentando il fatto che bisogna nominare questo o quell'altro, allora mettiamo la "quotina" e se c'è un uomo lì mettiamo la donna di là, mettiamo l'uomo su e mettiamo la donna giù. No, assolutamente no, non ci devono essere vincoli, perché paradossalmente le proposte che faceva, per esempio, la collega Pulz in aula quando diceva: "Ah, ma noi dobbiamo mettere le quote di qua e di là", paradossalmente proibiva, vietava, il fatto di fare, anche nella composizione delle liste, delle liste composte per le regionali da 35 donne.

Fare una lista di 35 donne non è possibile farlo, eppure la collega Pulz diceva che avrebbe potuto farlo. Le sembra che in questa maniera qui eventualmente si va a tutelare il diritto... Sicuramente, se ci fossero 35 donne candidate, se una lista prende dei Consiglieri, sicuramente vengono elette delle donne, sicuro.

Obiettivamente questa è anche una limitazione per chi lo vuole fare, dopodiché è assolutamente imbarazzante, quando arrivano le elezioni, sentire: "Ah no, ma noi non riusciamo a fare la lista in quel Comune perché non abbiamo abbastanza donne e noi per avere il candidato di qui dobbiamo avere la donna di là"... è una roba paradossale assurda, soprattutto in comunità che sono piccole, soprattutto in Comuni che sono piccoli o anche per chi fa la lista delle regionali e magari ha 34 candidati, ma poi gliene manca uno, ma poi c'è una donna, ma poi c'è l'uomo.

Sono robe imbarazzanti, così come se si deve fare un CdA dover dire: "No, ho messo una donna, devo mettere un uomo, devo mettere tre donne, ah, lì ne ho già messa una, di là...".

No, è questo quello contro cui ci schieriamo, il fatto che si devono fare delle quote, è sbagliato, profondamente sbagliato.

Si mandi avanti il merito, si mandi avanti la competenza, per noi ovviamente è un voto assolutamente di astensione.

Presidente - Ha chiesto la parola il collega Bellora.

Bellora (LEGA VDA) - Brevissimamente, signor Presidente, solo per una precisazione su un commento del consigliere Guichardaz.

Io sono andato a riprendermi l'articolo, perché ho detto: "Effettivamente ho scritto una stupidaggine"; in realtà no, in realtà avevo scritto: "Non capisco perché non si possa pensare alle dimissione dell'attuale Assessore maschio facendo subentrare la prima donna non eletta". Lei mi dice che non so leggere, che non so contare, e la ringrazio per la cortesia, ma in realtà io avevo scritto "La prima donna non eletta", lei mi dirà: "Eh, ma non si può perché devono dimettersi anche gli altri".

Se non è in grado di cogliere una provocazione, un pezzo ironico, io magari non so leggere, non so contare, lei forse ha qualche limite di tipo culturale, ma lasciamo stare.

Detto questo, comunque, quello che avevo scritto era esattamente quello che ho detto adesso, era evidentemente un pezzo ironico, un pezzo provocatorio e ci tenevo solo a sottolineare questa "non inesattezza" che mi viene addebitata.

Prendo poi anche atto del fatto che lei, pur facendo politica da molti anni, non legge i giornali locali. Mi permetta di non crederle.

Presidente - La parola al collega Perron.

Perron (LEGA VDA) - Per ribadire alcuni punti, anche magari un po' più tecnici.

Per noi il genere è una questione indifferente da questo punto di vista, quindi non possiamo in qualche modo avvallare delle scelte che vanno in certe direzioni, proprio perché per noi non è una componente dirimente, proprio perché la bypassiamo con altri criteri, quali appunto il merito, e non è neanche detto che sia competenza, competenza e merito non è detto che siano per forza la stessa cosa, tanto più che giustamente alcune posizioni sono messe per rappresentanza di partito, quindi non c'entra nemmeno quello, perché molti posti di partito non sono in realtà aderenti nemmeno alla competenza.

E che cosa cambierebbe mettere qualcuno di un genere maschile o femminile che tanto poi arriva dal partito? Non cambia assolutamente nulla. Arrivano da una fonte ben precisa perché così deve essere, quindi che sia maschio, che sia femmina o che abbia qualsiasi orientamento sessuale o si identifichi con qualsiasi altro genere... Sono due cose diverse "orientamento" e "identificarsi", stiamo parlando di due campi diversi, per noi è, ripeto, indifferente, e non facciamo battaglie politiche su questo.

Invece è a sinistra che giustamente negli anni fate questo tipo di battaglie perché voi volete correttivi sulla società. Noi su moltissimi temi pensiamo di non dover correggere nulla, che le cose, se ci sono, hanno la loro base, hanno delle basi biologiche, hanno delle basi evolutive, moltissime tematiche, ecco perché certi lavori li fanno più volentieri gli uomini e, collega Torrione, li faranno anche tra un migliaio di anni certi lavori gli uomini, perché c'è una biologia al di sotto dell'essere umano che però si tende di dimenticare, infatti la biologia porta gli uomini ad andare verso certe dimensioni lavorative, occupazionali o di hobby.

Io ho l'hobby della meteorologia, partecipo a dei forum di meteorologia e non c'è una donna, zero, così faccio il paio con prima che mi dicevano "Gravissimo scandalo, leggeremo sui giornali dichiarazioni gravissime del leghista Perron: "Mi piaceva lavorare a scuola con le colleghe donne", gravissimo, tanto si è avvelenato il dibattito oggi che veramente dire addirittura una cosa del genere potrebbe essere considerato pericoloso, è incredibile il clima nel quale viviamo.

Noi quindi non siamo per questo tipo d'ingegneria sociale, dell'andare a modificare certi punti piuttosto che altri, perché sappiamo benissimo, nel migliore dei casi, che sono cose che non funzionano, nel peggiore dei casi sono cose che complicano la vita, e qui abbiamo l'esempio della formazione delle liste, sia sui Comuni che nelle liste regionali.

Qualcuno può dire, in tutta onestà, che hanno complicato la vita e spesso si va a cercare magari delle donne come riempitivi? Che senso hanno queste cose qui? Non si riesce a raddrizzare.

Io capisco che lei si voglia fare... lo posso anche concepire, ma la realtà dei fatti poi ci riporta al fatto che certi meccanismi della società probabilmente non si possono stortare, non si possono raddrizzare, ammesso che siano storti, perché nessuno di voi è riuscito a dire che voleva migliorare le quote nei settori lavorativi pericolosi per gli uomini, nessuno lo dice mai. Gli uomini fanno purtroppo dei lavori molto, molto pesanti. Torno all'esempio personale: ho fatto il pisteur tre anni a Cervinia anche a 30 sottozero ed eravamo tutti uomini, quando ho insegnato a scuola l'ambiente è femminile. Per ovvie motivazioni molte donne non avevano nessuna voglia di venire a -30 a tirar via le reti con la sterpia, sono lavori manuali, è giusto che preferiscano farla gli uomini questa roba qua e le donne hanno scelto altri tipi di studi. Ad esempio la psicologia è un altro campo, un altro esempio, sono più le donne.

Anche lì ci sono studi - e mi rivolgo a lei, collega Forcellati - che identificano già delle basi di differenze d'interesse nei bambini molto, molto precoci ad esempio sull'orientarsi verso i sentimenti, verso le donne... ecco, converge con me; queste sono alla base di alcune differenze nella società, poi che dove si può intervenire si può fare... ma il merito, a nostro avviso, bypassa già tutta una serie di queste considerazioni.

Noi ci asterremo però, i discorsi per cui... Collega Torrione si riascolti perché lei ha fatto tutto un discorso per dire: "Voi non siete contro le donne ma in realtà se fate questi discorsi lo siete", questo è inaccettabile da parte nostra perché appunto è una visione diversa che, ripeto, si è dimostrata anche molto più testata e il merito è trasversale e prescinde.

Quando c'è qualcuno bravo è giusto che faccia strada e, ripeto, se uno deve andare da un chirurgo io non mi chiedo se sia una donna, se sia un uomo, se sia un transessuale o qualsiasi orientamento sessuale abbia, mi importa che sia il più bravo.

Presidente - La parola al collega Guichardaz.

Guichardaz (PD-FP) - Solo due precisazioni, lei ha proprio detto, collega Bellora, che la prima esclusa era una donna, poi si riascolti perché io me lo sono segnato molto bene. Se poi si è riletto i suoi articoli, se le piace rileggersi i suoi articoli scritti... francamente io non l'ho mai letta, quindi non si sopravvaluti, veramente non mi interessano le cose che scrive, all'epoca non la conoscevo, la conoscevo come avvocato perché la vedevo in televisione, nelle cronache televisive, ma non ho mai avuto modo di leggerla. Adesso lei mi ha letto quella cosa lì, mi onora il fatto che lei avesse a cuore anche il mio destino politico, adesso probabilmente andrò a cercare sia il giornale che le sue rubriche, così leggerò le carinerie che evidentemente scriveva su di me o su di noi.

Un'altra precisazione solo, al collega Manfrin: non mi metta in bocca delle cose che non ho detto, io non ho detto che le donne fanno i lavori, cos'è che ha riferito? "Fa piacere sentire che anche le donne progressiste...". Io ho semplicemente detto, collega Manfrin, che è sociologicamente comprovato - lo comprova l'Istat, lo comprovano studi dell'European Commission e vari altri studi della Commissione europea - che le donne dedicano molto più tempo agli incarichi domestici di cura rispetto agli uomini, anche nella stessa famiglia... No, lei ha detto… "Prendo atto del fatto..."; non mi ricordo che cosa abbia detto ma mi ha messo in bocca esattamente... quindi io preciso che cosa ho detto, ho detto semplicemente che le donne oggettivamente, oltre ai loro lavori, il lavoro fuori di casa, oltre alle loro attività, spesso e volentieri, nelle società anche quelle più progressiste, anche quelle che generalmente vengono dipinte come quelle più evolute sotto il profilo della parità uomo-donna, dei diritti civili eccetera, le donne si prendono cura più degli uomini, e questo non lo dice Guichardaz, ma lo dice l'Istat, lo dice la Commissione europea, lo dicono decine di studi che attestano che le donne fanno un maggior lavoro di cura non retribuito. Punto.

Questo è un dato di fatto e il dato di fatto è che nel momento in cui si cercano di comporre le liste - perché un po' di esperienza ce l'ho visto che in politica siamo e sono da un po' di tempo - la motivazione per cui è più difficile trovare le donne, così come quando, per esempio, si cercano anche di comporre le liste nei Comuni per cercare, che ne so, un candidato Sindaco, un candidato vice Sindaco, la motivazione che a noi viene spesso addotta è: "Io non riesco ad assicurare una presenza costante o a garantire una capacità di seguire le cose, quindi non mettetemi in lista perché non posso assicurare perché ho i miei figli, ho i miei genitori, ho le attività di cura".

Questo viene detto spesso e volentieri da persone alle quali chiediamo di candidarsi e oggettivamente credo che tutti i partiti - e il dibattito che abbiamo fatto, sono dibattiti che si fanno costantemente all'interno delle compagini politiche - abbiano difficoltà perché oggettivamente, nel momento in cui una donna si impegna in politica, oltre all'impegno in politica, ha poi tutti gli altri impegni di cura.

Poi esistono delle famiglie più progressiste, quelle in cui l'uomo cerca di affiancare la donna nelle attività domestiche, cerca di fare le attività e tutto quanto, ma oggettivamente, nella maggior parte dei casi, e l'abbiamo anche visto recentemente nel dibattito sui congedi parentali, per esempio, poi alla fine coloro che usufruiscono, per esempio dei congedi parentali, sono nella maggior parte le donne.

È un dato o non è un dato questo? Significa che le donne sono quelle che non nell'allattamento, io non parlo dell'allattamento, parlo dei tre anni in cui è concessa la possibilità fino agli 8 anni per quanto riguarda per esempio la malattia, percentualmente coloro che stanno a casa con i bambini eccetera sono nella maggior parte dei casi le donne.

Era quindi solo per precisare quest'aspetto e per dire che poi, alla fine, il problema è un problema di accesso, se non è regolamentato lo vediamo, è successo in ARER... Se non si regolamenta una presenza di genere, evidentemente non si cerca neanche la donna, non ci si sforza neanche di trovare una professionista competente, magari un architetto, perché poi si richiedono in ARER quel tipo di competenze, che abbia voglia d'impegnarsi in un'attività che francamente non è che sia... adesso non so quanto sia retribuito, ma non è che i gettoni di questo tipo di attività... cioè non sono i CdA delle Autostrade, tanto per essere chiari.

Lo vediamo nelle candidature, quando voi vedete le candidature vi accorgete lì dove la retribuzione o il tipo di incarico è più prestigioso, soprattutto sotto il profilo economico.

Qua evidentemente non si sono volute cercare delle donne perché non interessava a quel punto sforzarsi di trovare qualcuno che potesse riequilibrare il genere all'interno del CdA, un riequilibrio che, secondo me, è anche virtuoso, perché mette comunque a confronto delle sensibilità che sono diverse, sono sensibilità che arricchiscono, secondo me, anche il dibattito interno, anche all'interno di un CdA, che ha dei compiti molto delicati, come quello dell'ARER, che sono dei compiti non solo di assegnazione delle case ma sono anche dei compiti di politica diretta che viene praticata proprio dall'ARER statutariamente, perché non ha solo dei compiti di tipo squisitamente amministrativo.

Presidente - Io chiuderei la discussione generale. La discussione generale è chiusa. Per il Governo la parola al presidente Testolin.

Testolin (UV) - Cerco d'intervenire e di inserirmi in questo dibattito molto sentito con un certo equilibrio, nel senso che credo sia necessario riportare per un attimo la questione alla mozione e anche fornire, laddove possibile, un inquadramento anche normativo per quello che mi è stato messo a disposizione al fine di dirimere eventuali lacune presenti nelle varie interpretazioni e fornire anche alcuni dati e informazioni utili a inquadrare la situazione in Valle d'Aosta rispetto all'Amministrazione regionale.

Intanto mi permetto di dare un inquadramento delle norme che generalmente risultano rilevanti per quanto attiene alla questione, trattandosi di un quadro normativo piuttosto articolato.

La disciplina generale oggi è contenuta nell'articolo 11, comma 4 del TUSP, di cui al decreto legislativo n. 175/2016, e la disposizione richiamata impone alle amministrazioni pubbliche nella scelta dei soli amministratori, quindi non anche nei Collegi sindacali, aspetto non trascurabile, perché vi sono professionisti e professioniste idonei a entrambi i ruoli - l'obbligo di assicurare il rispetto del principio di equilibrio di genere, pari a un terzo, da computare sul numero complessivo di designazioni effettuate nell'anno nelle società da esse controllate. Non rientrano in tale ambito le società in cui l'ente detiene una partecipazione minoritaria: ciò serve a definire il perimetro entro il quale effettuare le valutazioni.

La norma, inoltre, prevede che qualora la società abbia un organo amministrativo collegiale, lo Statuto deve prevedere che la scelta degli amministratori da eleggere sia effettuata nel rispetto dei criteri stabiliti dalla legge 12 luglio 2011 n. 120.

Le disposizioni previste da tale legge, come noto, relativamente alle società a controllo pubblico, e in particolare quelle di cui al successivo D.P.R. n. 251/2012, attuativo, hanno avuto un'efficacia limitata nel tempo, riconosciuta ai soli tre mandati successivi al 12 febbraio 2013, con una conseguente scadenza del regime previsto.

L'articolo 6 della legge n. 162/2021 ha poi esteso alle società controllate da pubblica Amministrazione, ai sensi dell'articolo 2359, commi I e II, del Codice civile, non quotate in mercati regolamentati, le disposizioni di cui al comma 1-ter dell'articolo 147-ter del TUSP, innalzando la quota di riserva a due quinti per un periodo di sei mandati, e demandando a un successivo regolamento attuativo, da adottare entro due mesi dall'entrata in vigore della citata legge, le modifiche da apportare al D.P.R. n. 251/2012.

Tale decreto attuativo, tuttavia, non risulti ancora approvato.

Alla luce di questa situazione, la Regione ha comunque inteso regolare la materia con la DGR n. 899 del 6 agosto 2024, che traccia le linee guida recanti la disciplina applicativa della legge regionale 14 novembre 2016, n. 20, con l'obiettivo di garantire, nella misura più ampia possibile, il rispetto del principio di equilibrio di genere, anche nei casi non contemplati o non più regolati dalla normativa statale.

In particolare, le linee guida prevedono che la Giunta regionale - nei procedimenti di designazione per le società partecipate indirettamente - assicuri l'equilibrio di genere sia per i componenti degli organi di amministrazione, sia per quelli degli organi di controllo. Ciò evidenzia una presa di posizione equilibrata da parte dell'Amministrazione regionale e conferma, anche nei numeri, l'orientamento normativo volto a delineare criteri che possono essere considerati di buon senso e che richiedono conseguenti decisioni coerenti.

Era già stata effettuata nel 2023 una ricognizione per verificare il rispetto di tali criteri e analizzare i dati relativi alla presenza di genere all'interno delle varie strutture.

Riporto brevemente alcune informazioni, avendo provveduto anche al calcolo delle percentuali di presenza femminile nei vari organi amministrativi.

Nei Consigli di amministrazione - dati 2023 - su 46 rappresentanti, 17 appartenevano al genere femminile, rispettando la quota di genere prevista che era leggermente inferiore, vale a dire 15, con il 37% di presenze.

Nei Collegi sindacali, su 81 rappresentanti, 32 appartenevano al genere femminile, rispettando la quota di genere che era prevista in numero di 27, quindi con un 40% di presenza femminile.

Nel complesso delle società a partecipazioni pubbliche regionali, ovvero controllate e partecipate, quindi anche in quelle dove non c'è questo vincolo, nei C.d.A. su 58 rappresentanti, 20 appartenevano al genere femminile, il minimo sarebbe stato 19, con 34% di presenze e nei Collegi sindacali 34 su 91, vale a dire il 37%.

Ho per scrupolo, fatto aggiornare agli uffici la situazione alla data odierna, che evidenzia un sostanziale miglioramento trasversale: nei Consigli di amministrazione le presenze femminili sono 20 su 53 (38%), nei Collegi sindacali sono 34 su 78 (43%), nei CdA, nella somma delle controllate partecipate sono 22 su 65 (34%), e nei Collegi sindacali sono 39 su 88 (44%).

Questo dimostra che non vi è alcuna preclusione a creare dei meccanismi, anche non eccessivamente vincolanti, purché forniscano un indirizzo utile.

Il meccanismo che riteniamo consolidato consente generalmente la presentazione di candidature tali da offrire un ventaglio sufficientemente interessante ampio, permettendo di premiare anche chi, nel contesto generale, è ritenuto meritevole di ricoprire un ruolo che deve garantire risultati sia nell'orientamento sia nella gestione della società.

Peraltro le suddette regole - come già evidenziato - sono previste per le società, mentre non lo sono per gli enti provi di struttura societaria, quali fondazioni, associazioni, agenzie o aziende. In tali casi non vi è un obbligo anche perché spesso specifiche norme disciplinano la composizione degli organi, prevedendo l'obbligo di inserire all'interno di questi CdA delle persone che vanno lì per la loro qualifica, ad esempio il direttore del Dipartimento piuttosto che il funzionario, a prescindere dal genere. Inoltre, in molti di questi enti non è previsto un compenso, il che rende ancora meno opportuno introdurre vincoli ulteriori, oltre al fatto che n qualsiasi tipo di situazione si vada poi a valutare anche il merito, perché io non posso esulare dalle capacità o dall'affidabilità di una persona che vado a inserire in un CdA e che deve rappresentarmi, come Amministrazione dico, non come forza politica.

Per fare un esempio concreto, senza entrare nel merito del caso specifico, su tredici candidature pervenute una sola apparteneva a un determinato genere: qualora esista un obbligo normativo, quella candidatura dovrebbe essere scelta indipendentemente da altre valutazioni. In assenza di tale obbligo è opportuno che ci sia una possibilità di scelta senza andare a metterci dei vincoli quando non ce n'è la necessità.

Venendo al punto 4, che ha suscitato il dibattito - anche, a mio avviso, con qualche fraintendimento - preciso che, per quanto riguarda l'Amministrazione regionale, le scelte effettuate sono state determinate da fattori oggettivi. Non posso esprimermi per altri enti, ma generalmente vi è una sorta di condivisione sugli aspetti relativi all'attenzione sulla rappresentanza di genere. Può succedere che qualche volta ci si perda qualche pezzo, ma non certo in modo volontario, e non essendoci un obbligo di legge che impone il rispetto e l'equilibrio del genere non è assolutamente pensabile oggi di poter giustificare un avvicendamento di qualsiasi tipo, anche perché questi dovrebbero fondarsi su motivazioni rilevanti, quali inadempienza o altre cause gravi.

Ritengo che, in molti casi, il buon senso e l'equilibrio possano sopperire alla mancanza di norme vincolanti, consentendo di individuare soluzione adeguate.

Per questo noi ci asteniamo su questa mozione, sicuri che le scelte siano sempre animate soprattutto dalla capacità del rappresentante di essere all'altezza del ruolo scelto e di ottenere la fiducia di chi deve andare a fare questo tipo di scelta, al di là del genere che rappresenta.

Presidente - Se non ci sono dichiarazioni di voto... Collega, mi aspettavo il suo intervento, ne ha facoltà collega Forcellati.

Forcellati (PD-FP) - Presidente, abbiamo quasi cinque anni, io spero, a meno che non ci siano dei sommovimenti, ma diciamo che abbiamo cinque anni da stare insieme, quindi cerchiamo di stare bene insieme, e sono sicura della sua buona fede.

Velocemente solo per dire, perché ci va anche un po' di riportare la discussione al di là dei contenuti, brevissimamente la discussione è stata molto interessante e "sento" - non è "Centoz", il mio collega - che c'è bisogno di confrontarsi su questi temi, di trovare sintonie, di smussare degli angoli, di condividere dei pezzi, magari saranno dei piccoli pezzettini, ma un po' alla volta sicuramente troveremo delle mediazioni.

Io quindi ringrazio per la discussione che c'è stata, che è stata una discussione franca, chiaramente io non mi aspettavo di trovare sintonia nei colleghi dall'altra sponda, però era voluto, così vi agitavate un attimo, e così vi siete agitati, e delle volte è così, io butto l'amo e poi però abboccate.

Benissimo, torniamo alla politica. Grazie Presidente, adesso sono serissima, grazie Presidente perché è proprio questo che personalmente, e penso anche come gruppo, volevamo sentire.

Siamo consapevoli, l'ho detto all'inizio, che in questo caso non c'è l'obbligo, io non ho neanche visto chi aveva fatto domanda e chi non l'aveva fatta, chi c'era, chi non c'era, ne parlavo con la collega Borre proprio forse ieri o stamattina, non mi ricordo più.

Bene anche che lei ci abbia fornito dei dati che, se è possibile, mi piacerebbe avere, sennò li chiederò diversamente; bene anche, secondo me, adesso, a parte tutto, la volontà, laddove c'è la legge, non solo di ottemperare e di seguire naturalmente quella che è la legge, ma anche di farlo con convinzione e anche con spirito di parità o di rispetto di entrambi i generi.

Il nostro voto naturalmente sarà favorevole.

Presidente - Aprirei la votazione sulla mozione. Colleghi, vi invito a votare. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 33

Votanti: 6

Favorevoli: 6

Astenuti: 27 (Aggravi, Baccega, Baccini, Bellora, Bertschy, Borre, Carrel, Domanico, Girod, Grosjacques, Jordan, Lavevaz, Lotto, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Martinet, Marzi, Perron, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Tuccari, Viérin Laurent, Zucchi).

La mozione non è approvata.

Se i colleghi sono d'accordo farei 10 minuti di pausa e riprenderei poi i lavori.

La seduta è sospesa dalle ore 18:17 alle ore 18:37.