Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 221 del 29 gennaio 2026 - Resoconto

OGGETTO N. 221/XVII - Reiezione di mozione: "Presa di posizione del Consiglio regionale in vista dell'imminente referendum confermativo in materia di giustizia".

Aggravi (Presidente) -Punto n. 42 all'ordine del giorno.Per l'illustrazione, la parola al primo firmatario, il collega Bellora.

Bellora (LEGA VDA) -Prima di tutto diciamo che il titolo della mozione, che evidentemente ho scritto io, non è perfetto da un punto di vista dell'indicazione, perché non si richiede evidentemente una presa di posizione sulla riforma, ma si richiede la promozione di una serie di iniziative finalizzate a informare la cittadinanza e i Valdostani sul contenuto di questo referendum sulla giustizia.

Il referendum sulla giustizia o, meglio, la riforma della Magistratura - perché poi avrò modo di spiegare perché parlo di riforma della Magistratura e non di riforma della giustizia - è sicuramente un momento estremamente importante all'interno della dialettica democratica nel nostro Paese. Insomma, la posizione mia e quella della mia parte politica sul merito di questa riforma sono note, ma non voglio entrare nel merito della questione, voglio volare più alto e rimanere sulla problematica generale.È un momento estremamente importante perché è una riforma costituzionale, quindi una riforma che involge la legge fondamentale del nostro ordinamento e che, non avendo raggiunto all'interno del Parlamento la maggioranza necessaria e qualificata, deve passare attraverso un referendum confermativo, referendum per il quale non è previsto un quorum e che è finalizzato, appunto, a confermare o a non confermare la scelta del Governo. Su questo - e questo è il motivo della mozione - io ho visto, ma credo che chiunque sia onesto intellettualmente abbia visto una grossissima disinformazione, nel senso che io ho visto, devo dire da entrambe le parti, delle prese di posizione che con la riforma non c'entrano assolutamente nulla. Alcuni episodi sono assurti agli onori della cronaca perché evidentemente hanno, come si suol dire, fatto notizia. Pensiamo, per esempio, a quel famoso manifesto dell'ANM: "Vuoi dei giudici asserviti alla politica? Se non li vuoi, vota no", che è palesemente un'idiozia, com'è stato, tra l'altro, riconosciuto anche da molti ambienti interni all'ANM. Pensate a quel manifesto che il consigliere Maruotti, consigliere Segretario dell'ANM, quelmemeche ha fatto uscire suisociale poi ha immediatamente tolto, rendendosi conto evidentemente dell'assurdità, con l'immagine di un agente dell'ICE negli Stati Uniti che spara ad(omissis), ed è stata paragonata, evidentemente, ai sostenitori del "sì" perché ci sarebbe un'ingerenza della politica nella giustizia. Ripeto: è stato il suo stesso promotore a eliminarlo. Pensiamo - e questo è sicuramente l'episodio più eclatante - anche per la mediaticità del personaggio al famoso ormai - tristemente aggiungo io - video del professor(omissis)in cui sono affermate delle autentiche falsità.

Qui permettetemi di aprire una parentesi. Io sono il primo a dire che io sono contrario a qualunque forma di censura e quindi a qualunque forma di limitazione della libertà di espressione. Sicuramente, quindi, che Meta o comunque i social riferibili a quel gruppo possano aver oscurato in tutto o in parte questo video è sicuramente una cosa sbagliata. Quello che però voglio dire è che qui non è un problema di censura, qui è un problema - ormai lo sapete, io non amo gli anglicismi, però ormai viviamo di questo - ma è un problema difake news, perché, se io dico che l'America è stata scoperta nel 1800 o che l'Impero romano è caduto l'anno scorso e qualcuno mi fa notare che dico un'idiozia, non viene toccata la mia libertà d'opinione, viene corretta una notizia falsa.

Il professor(omissis)ha fatto esattamente questo, perché, nel momento in cui dice esiste già la separazione delle carriere, vuol dire fare confusione tra separazione delle carriere e separazione delle funzioni. Tanto per capirci, io ho fatto qualche anno di carriera universitaria, ho fatto l'assistente di procedura penale, se vai a dire una roba del genere a un esame di procedura penale, ti tirano dietro il libretto e ti invitano a ripresentarti alla prossima sessione.

Attenzione, anche dall'altro lato, anche sul fronte del "sì", ci sono state delle informazioni non corrette: per esempio, quando si parla di riforma della giustizia, questa non è una riforma della giustizia, questa è una riforma della Magistratura, che è una cosa diversa. Tant'è vero che quando sento dire dai sostenitori del no: "questa norma non migliora la giustizia, non accelera i tempi della giustizia", ma certo che no, perché non è fatta per quello, perché non è fatta per quello, perché è fatta per riformare l'Ordine della Magistratura, non la giustizia. Una riforma della giustizia, per capirci, è la riforma Cartabia, che evidentemente è intervenuta in materia di giustizia. Qui interveniamo in materia di Magistratura. Cosa voglio dire? Con questi pochi esempi che ho voluto fare ho voluto dire che su questa tematica è stata fatta una vera e propria insalata mista e si è permesso a chiunque di dire qualunque cosa. Tornando all'esempio del professor(omissis), ci mancherebbe, il professor(omissis)è un insigne medievalista, io stesso sono andato a sentirlo perché, quando parla di storia medievale, è un piacere ascoltarlo. Uno però può essere un insigne medievalista ed essere un emerito ignorante in materia di diritto, che è esattamente quello che è successo. Non è quindi lesa maestà, non è una bestemmia, non è un'offesa a qualcuno dire che questo Signore, che è un grande storico, ha detto una serie di strafalcioni in ambito giuridico, esattamente come io, dovessi parlare di storia medievale, ne direi probabilmente di peggiori.

Questa mozione nasce da qui, parte da qui: parte dalla necessità, secondo me, di informare la gente, perché, ci mancherebbe, uno può votare "sì", può votare "no", può non andare a votare, può astenersi, può annullare la scheda, può fare quello che gli pare, ma a condizione, evidentemente, che sia informato su quello che vota e che abbia una cognizione precisa e completa di ciò che vota, soprattutto quando ci troviamo di fronte a una tematica fondamentale e a una riforma che può essere epocale per il nostro ordinamento giudiziario. Il senso quindi della nostra mozione è esattamente questo, cioè impegnare il Consiglio regionale non certo a prendere una posizione politica, perché questo non potrebbe essere fatto, è pacifico, nessuno ve lo chiede, ma a promuovere una serie di attività informative indipendenti, ci mancherebbe, in cui venga garantito il contraddittorio, in cui ci sia la possibilità, appunto, di avere sostenitori di uno e dell'altro voto, ma che permetta di spiegare ai cittadini - stavo usando il termine "insegnare", che è brutto, ma rende l'idea - che cosa sia, cioè cosa vanno a votare, perché, ripeto, è una materia tecnica ma non particolarmente tecnica, è una materia che, se viene comunicata correttamente e spiegata correttamente, è, secondo me, comprensibile da chiunque. Ripeto: su una cosa… cioè, qui non è il divorzio, l'aborto, le centrali nucleari, cioè cose tutto sommato semplici, che si possono esprimere con un "sì" o con un "no": qui è un articolato che evidentemente va spiegato alle persone perché le persone siano in grado di determinarsi in maniera corretta su questa tematica.

La riforma si basa sostanzialmente su tre punti fondamentali, la cosiddetta "separazione delle carriere"… non cosiddetta, la separazione delle carriere, cioè la divisione tra la carriera di giudici e pubblici ministeri, quindi la creazione di due carriere separate e qui è l'errore del famoso video del professor(omissis), quando si dice c'è già, no, non c'è, c'è una separazione di funzione, ma appartengono alla medesima carriera. C'è lo sdoppiamento del CSM nella creazione di due Consigli superiori della Magistratura distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, con la nomina all'interno di questi Consigli superiori dei loro membri per sorteggio, per evitare evidentemente il correntismo all'interno della Magistratura e quindi la politicizzazione di un organo che dovrebbe essere completamente estraneo rispetto alla politica e che purtroppo invece è estremamente politicizzato e lo dimostra proprio questa campagna referendaria in cui l'ANM si è tolta la toga ed è diventata un soggetto politico.

Infine, il terzo punto, il terzo macro punto, se vogliamo definirlo così, è la creazione di un'Alta Corte di giustizia per esercitare il potere disciplinare sui magistrati, sottraendolo appunto al CSM. Quando dico che c'è stata disinformazione su questa tematica e che abbiamo avuto tutta una serie di false notizie, non mi riferisco solo alla propaganda, mi si consenta, maldestra, che ho sentito fare da molte parti, ho fatto l'esempio di(omissis), ma possiamo farne tanti altri, ripeto, anche tra i sostenitori del "sì", ma anche al fatto, per esempio, che si continua a parlare di referendum sulla separazione delle carriere, quando in realtà, certo, c'è la separazione delle carriere, ma il punto più importante, il punto nodale, il punto centrale della riforma non è la separazione. Io non amo chi attinge alla propria esperienza personale per parlare in quest'aula e cerco di farlo meno possibile. In questo caso lo faccio perché è un qualcosa che ho vissuto. Io personalmente, in 35 anni di professione forense ho avuto in pochissime occasioni la sensazione di trovarmi di fronte a giudici condizionati da rapporti di colleganza con i pubblici ministeri. Sinceramente non è una percezione che ho avuto ed è per questo che dico che la separazione delle carriere non è il punto nodale di questa riforma. I punti nodali di questa riforma sono il secondo e il terzo, cioè la scissione di due CSM, la loro nomina per sorteggio e la creazione di un'Alta Corte; perché? Perché evidentemente è essenziale sottrarre il giudice, la carriera, il trasferimento, tutto quello che è l'attività legislativa sui giudici dai pubblici ministeri, perché è questo che deve essere diviso, è questo che deve essere distinto.

Io faccio sempre un esempio, tra l'altro, un esempio che ho fatto anche su un articolo che uscirà su una rubrica che tengo su un giornale. Facciamo un esempio classico, banale, ma non tanto. Normalmente i GIP, che sono i giudici per le indagini preliminari, che devono decidere sulle misure cautelari e su tutta una serie di atti endoprocedimentali molto importanti, molto spesso, qui ad Aosta per fortuna no, abbiamo due GIP esperti, ma normalmente sono dei magistrati molto giovani. Sono dei magistrati spesso di prima nomina di 30-35 anni. Immaginiamo, come succede sistematicamente, un GIP, magari di prima nomina o comunque relativamente giovane, di 30-35 anni, che, per esempio, presso il Tribunale di Reggio Calabria, o di Napoli, si trova a dover decidere su una richiesta di misura cautelare, facciamo un nome a caso, firmata da(omissis), il quale è noto per essere un magistrato che fa maxi inchieste con richieste di misura cautelare e quindi di arresto, di galera, rivolte a numerosi soggetti, 200-300. Questo GIP non è convinto di questa misura perché ritiene che questi arresti non stiano in piedi, ma sa anche che nel momento in cui non concede quelle misure… evidentemente l'inchiesta del(omissis)di turno… non a caso(omissis)è un super sostenitore del "no", attenzione,frontmandel "no", vive in tv quell'uomo, attenzione. Si trova a dire: "per me questi 300-350 arresti non stanno in piedi, non li vorrei concedere", ma sa che, nel momento in cui non firma quell'ordinanza di custodia cautelare, magari fra due o quattro anni - i magistrati vengono trasferiti ogni quattro anni - o su un suo procedimento disciplinare, o su una sua richiesta di avanzamento di carriera, o magari sulla possibilità di rientrare nel suo Comune di residenza, che si trova a 1.000 chilometri di distanza, deciderà un CSM del quale magari la corrente maggioritaria fa proprio capo a(omissis). Siamo sicuri che sia così tranquillo questo Signore?

Se allora abbiamo fatto questo ragionamento, proviamo a farne un altro. Proviamo a toglierci i vestiti di quel GIP e magari metterci quelli di uno di quei 310 soggetti per i quali è stato chiesto l'arresto. Siamo proprio sicuri che questa persona possa andare a letto tranquilla che il giudice che dovrà decidere se privarlo o meno della libertà personale ragionerà in tutta serenità e senza essere minimamente condizionato?

Questa è la vera portata della riforma della Magistratura, non la separazione delle carriere, che è il solito specchietto per le allodole che viene utilizzato perépater le bourgeoisvisto che siamo in una Regione bilingue. Il punto è il potere disciplinare, il punto è l'assegnazione ad altra sede. Bisogna separare le carriere dei magistrati, dei PM, perché i PM non devono avere arma di pressione sui giudici. Questo è il punto.

Attenzione, anche la… non si possono usare delle parolacce qui dentro e quindi non la uso, ma diciamo la corbelleria che si sente: "ah, ma questo porterà i pubblici ministeri sotto il potere dell'Esecutivo" è una stupidaggine, perché l'articolo 104 della Costituzione, che prevede la garanzia d'indipendenza della Magistratura, quindi non una legge ordinaria, la Costituzione, non viene toccato. Andare a dire: "eh, ma questo è il primo passo per…", certo che, se ragioniamo così, facciamo i processi alle intenzioni, non la finiamo più!

Ora, se questo è il punto, io credo sia importante un'informazione corretta, per esempio, su quest'aspetto. L'esempio che ho appena fatto del GIP che riceve una richiesta di arresto… anche perché, attenzione, sempre rimanendo all'esempio di(omissis), ma non che io ce l'abbia con(omissis), ma per fare un esempio di magistrati che fanno maxi inchieste, quelle inchieste lì sistematicamente si chiudono con condanne del 20-30% degli indagati. Detto così sa di niente, ma, se traduciamo i numeri in realtà, vuol dire 300 persone in galera, 150 persone, 180 persone, 200 persone assolte, vuol dire 150-200 persone con la vita rovinata. Non è allora il caso che il GIP che deve prendere una decisione di così grande importanza sia più garantito e più sereno possibile e soprattutto non possa essere in alcun modo condizionato da chi quell'arresto glielo chiede? Questo è il punto, non altri. Il resto è veramente propaganda della peggior specie e anche veramente di scarsa rilevanza.

Questo evidentemente è il mio punto di vista sul merito, in questi ultimi tre-quattro minuti del mio intervento sono entrato nel merito della riforma. Sicuramente altre persone potrebbero offrirvi un punto di vista diverso, ma è proprio questo il punto, è proprio questa la grandezza, secondo me, della democrazia e il dovere, permettetemelo, sono l'ultimo arrivato qua dentro, me lo ricordano spesso, ma il dovere di un'Assemblea legislativa come la nostra, cioè quello di informare i cittadini e di metterli nelle condizioni di sapere cosa votano e perché votano. Poi, ci mancherebbe, vincano i "no", vincano i "sì", non è questo il problema, ma il problema è che le regole devono essere sul campo e le persone devono essere rese edotte di quello per cui andranno a votare, questo è il motivo di questa mozione.

Aggiungo ancora, ma non è così importante, ovviamente i giornali li leggiamo tutti, ho visto che il partito di maggioranza relativa, che esprime il Presidente della Regione, eccetera, ha dato, seppure in maniera molto blanda e molto libera, un'indicazione di voto a favore del "sì". Forza Italia ha fatto una bandiera per il "sì". Azione, che esprime un Assessore, che immagino interverrà perché sarebbe interessante ascoltarla qui e non suisocial, perché io tendenzialmente, quando ho qualcosa da dire, la dico guardando negli occhi le persone a cui la voglio dire, invece di dirla dopo sui social, quando non può più rispondere, ma questa è una parentesi, un piccolo sassolino che mi sono tolto dalla scarpa.

Detto questo, sostanzialmente io non conosco la posizione di Stella Alpina sul punto ma, a parte i cinque esponenti della Sinistra, credo che la maggior parte di questo Consiglio sia a favore del "sì".

Ripeto: non è questo il punto, il punto è promuovere un'informazione indipendente, onesta intellettualmente e completa, che spieghi esattamente per cosa si va a votare ed è per questo che io chiedo al Consiglio di votare questa mozione…

Presidente -Colleghi, per favore… prego.

Bellora (LEGA VDA) -…è faticoso, in effetti, grazie Presidente… di votare questa mozione perché ritengo doveroso garantire un'informazione corretta, completa e piena sulla materia referendaria, ripeto, a prescindere poi dalla scelta che si fa nel merito del voto che si esprime.

Presidente -Invito i colleghi gentilmente, perché altrimenti diventa complesso seguire, anche perché, al di là di tutto, il tema è sicuramente di interesse visto anche il numero di prenotati. Ha chiesto la parola il collega Torrione, ne ha facoltà.

Torrione (AVS) -Ringrazio anche il collega Bellora per la lezione che ci ha fornito e anche per il fatto che per nove decimi del suo intervento ha detto delle cose che non sono contenute nella loro mozione o, meglio, nell'oggetto principale della mozione, perché non penso che si possa dire che questo non è il punto quando si sta facendo una mozione in cui si chiede - leggo -: "… il Consiglio regionale esprime il proprio parere positivo sulla riforma (…) e a promuovere iniziative - ovviamente conseguenti a questo parere positivo - sul tema oggetto del referendum". Peraltro nella premessa sono citate tutte le forze che hanno detto "sì" al referendum. La lezione, che peraltro, per carità, ognuno poi si può anche informare, eccetera, noi ne abbiamo avuto una gratuita qua in Consiglio, quindi ringraziamo l'illuminato collega e sicuramente mille volte più competente di me.

Io intendo chiarire subito una cosa: io non dirò la mia posizione sul referendum, okay? Perché credo che non sia corretto farlo in quest'aula comunque. In maniera quindi, se vogliamo, anche un po' provocatoria, io non esprimo la mia posizione sul referendum.

Esprimo una contrarietà forte a questa mozione perché penso che sia profondamente sbagliato che quest'Aula venga trasformata in una sede di campagna referendaria e che i Consiglieri facciano in quest'aula campagna referendaria.

Peraltro condivido un elemento di quanto ha detto il collega Bellora, cioè il fatto che dobbiamo sgombrare il campo dal fatto che questa non è una riforma sulla giustizia, questo è corretto come informazione, ma non è che… altre cose tecniche che ha detto il collega non sono scorrette, gratuite ma non scorrette insomma.

Io non voglio discutere quindi il merito del referendum, voglio discutere il ruolo che il Consiglio regionale ha e questa mozione mi costringe in qualche modo a ricordarlo. Mi chiedo: è formalmente legittima questa mozione? È formalmente legittimo che un Consiglio esprima il proprio parere e si impegni a promuovere iniziative informative su questo tema? Io, che non sono un giurista, penso che siamo molto al limite della legittimità su questa cosa. Il problema non è il contenuto della mozione.

La seconda domanda è: è costituzionalmente corretta sul piano istituzionale? Secondo me, la questione anche qui è altamente problematica. Il Consiglio regionale non è un comitato referendario, non è una sede di propaganda, non è il luogo deputato a orientare il voto dei cittadini su una consultazione popolare nazionale: il referendum è lo strumento massimo di democrazia diretta previsto dalla Costituzione, è il momento in cui i cittadini decidono, senza intermediari, senza indirizzi istituzionali, senza suggerimenti istituzionali, di votare in un modo o nell'altro. Le istituzioni devono essere neutre e mantenere una posizione di neutralità in questo senso. La mozione che discutiamo oggi invece compie uno slittamento molto pericoloso: chiede al Consiglio regionale di esprimere un parere favorevole sulla riforma oggetto del referendum e, sulla base di questo, promuovere iniziative informative. Qua non siamo nel campo dell'informazione, siamo nel campo dell'indirizzo politico di voto. Quando un'Assemblea elettiva prende posizione ufficiale su un referendum, non informa, orienta. Utilizza il proprio ruolo, la propria autorevolezza e potenzialmente le proprie risorse per spingere i cittadini in una direzione. Questa cosa non è neutra, non è innocua, non è prevista dalla Costituzione e neanche dallo Statuto regionale. Oggi parliamo di giustizia, domani potrebbe essere il lavoro, la sanità, i diritti, l'autonomia, mettiamoci quello che vogliamo e a quel punto il Consiglio regionale diventerebbe un'arena permanente di campagne referendarie, perdendo il suo ruolo di legislazione, di controllo e indirizzo sulle competenze regionali. Il Consiglio non ha nessun ruolo nel procedimento referendario, non rappresenta il corpo elettorale in quella sede, non è chiamato a esprimere indirizzi di voto. Io quindi credo che, dal punto di vista proprio istituzionale - e guardo anche il Presidente del Consiglio abbastanza dritto negli occhi -, questa mozione sia fortemente inopportuna, al limite che poi ovviamente il Regolamento c'è, esiste, eccetera, eccetera, io una mozione del genere, dovessi dire la mia opinione personale, non l'avrei neanche accettata in Consiglio, perché non è questa la sede in cui alcuni argomenti, alcune iniziative devono essere presentate. La confusione tra l'istituzione, che è il Consiglio, e i partiti politici, di cui i Consiglieri sono rappresentanti è un'altra cosa e non dobbiamo confonderle. Ognuno di noi appartiene a una forza politica, ognuno di noi ha un'idea personale e anche rappresentativa del proprio partito, ma non è qua che ne dobbiamo parlare, non è questo. Questa mozione cosa fa? Associa l'istituzione a una posizione di voto. Richiama una linea del Governo nazionale e impegna il Consiglio, appunto, a promuovere una determinata visione, cioè entriamo in una zona grigia che configura un uso improprio del ruolo istituzionale, una compressione simbolica del principio di libertà e la violazione del principio di neutralità dell'istituzione, come ho già detto prima.

Aggiungo, anche un po' con franchezza, che anche dal punto di vista politico quest'iniziativa non è per niente neutra, soprattutto in un contesto regionale in cui la maggioranza ha scelto di fare un accordo con Forza Italia, che a livello nazionale sostiene il "sì" e anche la principale forza di maggioranza ha dichiarato la sua posizione di voto allineata casualmente forse al Governo nazionale, e questo non è un problema, cioè l'espressione che il partito di maggioranza ha fatto di posizione rispetto al voto è legittima, non è legittimo venire a farlo qua, questo è quello che sostengo. Il punto più inaccettabile per me è quello che ho detto prima: la propaganda in aula. Il consigliere Bellora ha parlato della propaganda della peggior specie, questa mi sembra tale.

Con la discussione della mozione i Consiglieri proponenti, i gruppi di maggioranza, chiunque lo voglia, hanno la possibilità… e non voglio pensar male, però noi abbiamo dato la possibilità al consigliere Bellora di parlare per trenta minuti esprimendo la sua posizione sul referendum, è una bella propaganda che gli abbiamo dato. Forse andava secretata allora in questo caso la possibilità, perché è un uso improprio, dal mio punto di vista, dell'aula. Come ho già detto prima, non avrei neanche… io poi sono assolutamente novizio e ignorante, probabilmente, sul Regolamento, eccetera, però mi sembra dal punto di vista proprio di principio che questa mozione non avrebbe neanche dovuto entrare in quest'aula.

Ultimo elemento sull'informazione: l'informazione è assolutamente legittima. Se fosse arrivata una mozione che diceva: troviamo gli strumenti migliori per informare la gente e magari aiutarla ad andare a votare, spingerla ad andare a votare, sarebbe stato legittimo, ma non è quello che è stato fatto. Questa è una mozione strumentale per propagandare un voto di un certo tipo. Beh, siete stati arguti forse dal vostro punto di vista, dal mio punto di vista, un po' scandalosi, però sono posizioni ovviamente diverse. Per me usare il prestigio dell'istituzione, il ruolo del Consiglio e potenziali risorse pubbliche se si deve attivare qualche campagna informativa per orientare il voto è scandaloso, è veramente scandaloso. Una mozione che prima dice che questa riforma è giusta, poi propone iniziative informative non è informazione. Come ho già detto prima, è assolutamente propaganda.

Come ho già detto prima, io la mia posizione non la esprimo. Il Consiglio regionale deve rispettare la libertà dei cittadini tutta intera e rispettare le posizioni: di chi vota "sì", di chi vota "no", di chi si astiene, di chi non va a votare. Deve rispettarle tutte, non è corretto prenderne solo una parte, non è neanche democratico, dal mio punto di vista. Un'operazione biasimabile sotto ogni punto di vista.

Concludo quindi dicendo che, per il rispetto e la considerazione che ho di molte persone che siedono sulle sedie della maggioranza, mi auguro vivamente che la risposta a quest'iniziativa impropria e offensiva di questo luogo venga rigettata come si merita. La mia contrarietà forse si è dedotta, o forse l'avevo già espressa.

Presidente -La ringrazio collega. Io non entro nel merito politico e valuterò se farlo dai banchi del Consiglio. Lei ha fatto delle affermazioni pesanti oggettivamente sul tema e sul ruolo non solo della Presidenza, ma in generale del Consiglio. Voglio andare solo per gradi, ma me lo consenta, perché è lei che ha sollecitato una serie di aspetti.

Intanto le confermo che, dal punto di vista della comunicazione, quello che oggi verrà detto e fatto non verrà ripreso, e la sua Capogruppo ne era informata, perché questo è stato detto in Conferenza dei Capigruppo.

Secondo aspetto sulla non accettazione della mozione, perché sull'uso improprio qui potremmo aprire dei capitoli e tutti noi, ovviamente, a vario titolo possiamo farlo. Lei ha sostanzialmente detto che non andava accettata, semplifico il tema, anche per il fatto che è una competenza, o comunque che non riguarda la natura del Consiglio. Stiamo molto attenti perché noi non abbiamo la delega, ad esempio, sugli affari esteri. Io quindi mi pongo un dubbio a fronte di questa sua affermazione e la invito a leggere il Regolamento, anche quello commentato e, se vuole, sono anche disponibile a confrontarci sul punto, perché con quello che lei ha detto una serie di risoluzioni e di mozioni che sono state discusse e sicuramente verranno discusse in questo Consiglio non si dovrebbero accettare perché non abbiamo competenza sugli affari esteri. Io la vorrei, però purtroppo non ce l'abbiamo e quindi dobbiamo intenderci. È però un indirizzo, perché le mozioni principalmente danno un indirizzo.

Poi sulla natura della mozione dirò anch'io la mia, ma voglio dire che, se il Consiglio ha accettato l'iscrizione di questa mozione, non è perché non viene fatto un lavoro serio e approfondito, anzi veniamo…

(intervento del consigliere Torrione fuori microfono)

…no, ma lo dico perché la invito a riascoltare il suo intervento, perché io l'ho ascoltata con molta attenzione e, ripeto, le dico queste cose a tutela del Consiglio e a tutela di quello che noi facciamo in quest'aula, perché dire che non ci si può esprimere su determinate materie perché non ne abbiamo le competenze… l'ha detto a vari titoli, ma…

(intervento del consigliere Torrione fuori microfono)

…si riascolti allora… è molto pericoloso e non è neanche bello, perché, ripeto, altrimenti il combinato disposto è che questa Presidenza dovrebbe non ammettere tutta una serie di mozioni, invece la mozione lei potrà vedere che prende una posizione, dà un indirizzo.

Poi sul voto, sul merito è tutta un'altra questione e ognuno giustamente può fare le sue considerazioni. Ci tenevo a dirlo perché comunque una parte del suo intervento ha riguardato anche l'operato non solo del sottoscritto, ma della Presidenza. Se è stata iscritta, c'era la possibilità di farlo, altrimenti non avremmo avuto problemi, come abbiamo dimostrato, a dire che alcune iniziative andrebbero trattate in altra maniera, com'è successo, tra l'altro, anche in questa seduta.

Detto questo… se vuole… tanto c'è il secondo intervento, quindi...

La parola al collega Sorbara.

Sorbara (FI) -La mozione oggi all'esame dell'aula affronta un tema di indubbia rilevanza costituzionale e civile; proprio per questo ritengo necessario che il dibattito si svolga con equilibrio, profondità e senso delle istituzioni.

Come Forza Italia, crediamo sia importante chiarire fin da subito un punto: non basta parlare di riforma della giustizia in termini generici, il vero nodo riguarda le condizioni in cui operano i giudici e il grado reale della loro autonomia e libertà, rendere il giudice pienamente libero. La giustizia non è un meccanismo astratto, è esercitata da persone chiamate a decidere sulla libertà, sulla reputazione e sul futuro di altri cittadini, per questo una giustizia credibile esige che il giudice sia pienamente autonomo, realmente indipendente, libero da condizionamenti interni ed esterni. Questo referendum non è per indebolire la Magistratura, ma per metterla nelle condizioni migliori per svolgere il suo ruolo, rafforzando la terzietà, la responsabilità, l'autonomia e la fiducia dei cittadini. La libertà è un bene primario, spesso dato per scontato, ma che rappresenta la misura più concreta della qualità di un sistema democratico. Ogni decisione giudiziaria incide su questo bene fondamentale ed è per questo che il tema della giustizia non può essere affrontato solo in termini tecnici e normativi, ma anche umani e civili. Una giustizia giusta è quella che sa esercitare il proprio potere con rigore, ma anche con consapevolezza dell'impatto che le proprie decisioni hanno sulla vita delle persone. Rendere il giudice realmente libero significa anche ridurre il rischio che la libertà personale venga compressa in modo sproporzionato, irreversibile e a volte ingiustamente.

Questo tema ha un valore particolare in Valle d'Aosta. La nostra autonomia non è solo una norma, è una cultura istituzionale, equilibrio di poteri, rispetto dei diritti e responsabilità. Come Consiglio regionale di una Regione autonoma, abbiamo il dovere di contribuire al dibattito nazionale con uno stile che ci è proprio, misurato, rispettoso delle competenze, attento ai diritti fondamentali e alle minoranze. L'autonomia ci impone di essere custodi della libertà, non solo amministratori di funzioni. È proprio per questo che dobbiamo promuovere una riflessione che metta al centro la qualità e l'indipendenza reale di chi è chiamato a esercitarla.

Consigliere Torrione e consigliere Bellora, io farò una piccola riflessione personale, non per(incomprensibile)ma per responsabilità. Provate a immaginare cosa significhi, e io l'ho vissuto sulla mia pelle, affidare la propria libertà a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere uguale, che ricalca la richiesta del PM, o a una sentenza di primo grado che ricalca la memoria, la requisitoria del pubblico ministero. In quei momenti si comprende davvero quanto sia decisivo che il giudice sia pienamente libero, realmente terzo, autonomo, non solo formalmente, ma anche nel metodo e nella motivazione. È anche da esperienze come questa che nasce la convinzione che non serva a una riforma contro qualcuno, ma una riforma per rendere il giudice realmente libero nell'interesse dei cittadini.

In questi mesi sto girando l'Italia con Lattanzi Antonio, Lattanzi Benedetto, Giuseppe Palliani e Angelo Massaro, che ha vissuto una vicenda un po' più forte della nostra, lui ha è stato ventun anni in carcere da innocente. Raccontiamo cosa succede quando un giudice sbaglia, quando la libertà viene tolta e restituita troppo tardi, con delle ferite incurabili, un percorso che ha avuto una forte risonanza nazionale, come dimostra il volume "Alle quattro del mattino". Questo lavoro, questo impegno politico è stato voluto e sostenuto dall'onorevole Enrico Costa e dall'onorevole Pierantonio Zanettin. Ringrazio anche l'onorevole Fabrizio Benzoni, che denuncia con forza la situazione drammatica delle carceri italiane.

La giustizia non è un'entità autonoma, la giustizia è fatta da uomini e donne, da magistrati che devono essere indipendenti, autonomi e liberi, non condizionati da logiche correntizie di carriera o di potere. Per questo motivo Forza Italia sostiene da sempre che il cuore della riforma debba essere la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, un rafforzamento della terzietà del giudice, un sistema di autogoverno che sia realmente trasparente e credibile agli occhi dei cittadini, un sistema che garantisca responsabilità senza sopraffazione e in autonomia, non per indebolire la Magistratura, tutt'altro, ma per rafforzarne la credibilità, una giustizia giusta e questo vale ancora di più pensando a chi ogni giorno (magistrati, Forze dell'ordine, operanti della giustizia) rischia anche la vita per garantirci la libertà e la sicurezza, che noi diamo sempre per scontato. Rendere il giudice pienamente libero significa rafforzare lo stato di diritto e restituire alla giustizia la sua funzione più alta: difendere la libertà dell'uomo, per queste ragioni Forza Italia vota "sì".

Per quanto riguarda invece la mozione, riteniamo che siano i partiti a esprimersi sulla campagna referendaria, motivo per cui non è condivisibile l'impegnativa.

Presidente -Ha chiesto la parola il collega Guichardaz, ne ha facoltà.

Guichardaz (PD-FP) -Intervengo dopo la presentazione della mozione da parte del collega Bellora e lo faccio con rispetto, ovviamente, per il lavoro che è stato fatto e per le argomentazioni che ha portato, ma anche con la necessità mia personale di chiarire alcune cose che per me sono tutt'altro che marginali, perché questa mozione, al di là delle intenzioni dichiarate dal collega Bellora nella sua presentazione, non riguarda solo il merito della riforma della giustizia o della Magistratura, che dir si voglia. Tra l'altro, collega, tutti parlano di riforma della giustizia, se vede anche i suoi colleghi dell'Unione delle Camere penali italiane dicono: "Riforma giustizia, vota "sì", è giusto". Evidentemente quindi o non vi parlate o non è chiarissimo questo distinguo, ma io lo prendo assolutamente come un distinguo corretto e lascio poi a chi ascolta definirla in un modo o nell'altro. Riguarda anche il tema del referendum, ma, a mio parere, riguarda anche qualcosa di più profondo: il modo in cui concepiamo quest'istituzione e il confine tra politica legittima e uso improprio, ripeto, dell'istituzione stessa.

Parto da una premessa, che voglio sia chiarissima: io difendo senza ambiguità il diritto di ogni Consigliere di esprimere liberamente le proprie opinioni in quest'aula. È normale che qui si discuta, che si litighi politicamente, che si assumano posizioni diverse, anche radicalmente diverse. È normale che i gruppi politici presentino mozioni che rispecchiano la propria visione del mondo, della società e delle istituzioni ed è normale, colleghi, che i partiti si esprimano pubblicamente su un referendum, così come fanno sull'economia, sulla sanità, sulla scuola, sui temi etici e sulla politica estera. Questo è il cuore della democrazia rappresentativa e nessuno qui vuole mettere un bavaglio a nessuno. Nessuno mette in discussione, lo voglio dire chiaro, il diritto dei colleghi Bellora, Manfrin, Perron, del Presidente del Consiglio… anche del Presidente del Consiglio, o di chiunque altro, di dire pubblicamente cosa pensa e cosa voterà, forse, rispetto al collega Torrione io ho un punto di vista un po' diverso. Il problema quindi non è questo: il problema è un altro ed è più sottile, ma molto più serio, quando non si parla più come singoli Consiglieri o come gruppi politici, ma si pretende di far parlare l'istituzione nel suo complesso. Questa mozione infatti non si limita a essere una presa di posizione politica. Chiede formalmente, al di là poi dei distinguo o delle precisazioni che sono state fatte in presentazione - io leggo ciò che è scritto sulla mozione - che "il Consiglio regionale esprima il proprio parere positivo sulla riforma e che si impegni a promuovere iniziative informative". Questo, colleghi, scusatemi, ma non è un dettaglio, credo che questo sia il nodo principale, perché un conto è che un Consigliere dica: "io sono favorevole", un conto è che un gruppo dica: "noi siamo favorevoli", legittimo, un conto è che un partito faccia campagna per il "sì", che faccia campagna per il "no", ma altro conto, colleghi, è dire: il Consiglio regionale della Valle d'Aosta, della Regione autonoma Valle d'Aosta, come istituzione, assume una posizione ufficiale su un referendum, cioè esprime un parere favorevole, come scritto nero su bianco sulla mozione, un parere positivo. Qui il piano cambia completamente. Il referendum, colleghi, non è una votazione come le altre, non è una delibera, non è un atto politico ordinario, è uno strumento di democrazia diretta, è stato detto bene dal collega Torrione, che richiama ogni cittadino, e quindi ciascuno di noi, alla responsabilità individuale. È un voto personale, lo dice la Costituzione, libero, segreto, senza vincolo di mandato. È una scelta, collega - e anche lo dico al collega Sorbara, che credo capisca e mi capisca perfettamente su questo -, che riguarda la coscienza prima ancora che l'appartenenza. Quando io andrò a votare, colleghi, non andrò come Consigliere regionale, non andrò come esponente di un gruppo, non andrò come rappresentante di nessuno, andrò come Jean-Pierre Guichardaz, cittadino italiano e cittadino della Valle d'Aosta. Questo credo che valga per tutti noi, vale per chi è in maggioranza, vale per chi è in minoranza e vale per chi oggi sostiene la riforma e per chi la contesta. Mi chiedo, allora: che senso ha impegnare un'Assemblea rappresentativa su una scelta che, per definizione, colleghi, è individuale? Che senso ha dire che il Consiglio regionale, composto da persone libere fino a prova contraria, senza vincolo di mandato, portatrici di sensibilità diverse, si esprime a maggioranza, perché la mozione ha questo meccanismo, su un atto che ciascuno di noi compirà da solo nella cabina elettorale? Questo credo che non sia un problema politico, è un problema proprio di principio istituzionale, poi io non sono un giurista, ma credo che su quest'aspetto, insomma, non occorra avere una laurea in giurisprudenza. Se accettiamo questo meccanismo oggi, dovremmo accettarlo per sempre, colleghi, su qualsiasi referendum, è stato detto, su qualsiasi tema più o meno sensibile politicamente e anche su qualsiasi tema etico, che sono temi che toccano le sensibilità personali, allora sì che avremmo un problema serio, perché un'istituzione rappresentativa non nasce per sostituirsi alla coscienza individuale dei cittadini, ma per garantire che quella coscienza possa esprimersi liberamente.

C'è poi un altro aspetto che mi preoccupa molto. Noi, come amministratori pubblici, siamo sottoposti… chiedo scusa, colleghi.

Presidente -Colleghi, per favore.

Guichardaz (PD-FP) -…perché è un altro tema che forse non è stato posto, ma che mi interessa mettere anche questo a verbale, diciamo così.

Noi siamo sottoposti a regole precise sulla comunicazione, Presidente, sullapar condicio, sull'uso della funzione nostra durante le campagne elettorali e referendarie. Tutti sappiamo, lo sappiamo benissimo, perché è oggetto di discussione continua, quanto sia delicato il confine tra libertà di parola e uso improprio del ruolo. Sappiamo che non possiamo utilizzare strumenti istituzionali per fare propaganda, sappiamo che esiste una distinzione netta tra ciò che possiamo dire come cittadini e ciò che non possiamo fare come istituzione, soprattutto in questo periodo, nel periodo diciamo della campagna elettorale. Mi domando allora e domando anche a voi, colleghi, come si concilia tutto questo con una mozione che impegna formalmente il Consiglio regionale a schierarsi e ad attivarsi su un referendum, perché qui, colleghi, non si tratta della libertà del singolo Consigliere, qui si tratta dell'uso del peso simbolico, politico e istituzionale del Consiglio regionale per orientare il dibattito pubblico.

Io credo che questo sia profondamente diciamo sbagliato e mi verrebbe da dire scorretto dal punto di vista istituzionale a prescindere dal merito della riforma. Io non sono uno di quelli che chiede di non iscrivere o di fare censura sugli atti, è bene che di quest'aspetto si discuta in modo tale che ciascuno possa dire quello che pensa e che si possa poi prendere atto e arrivare a delle conclusioni. Io però credo davvero… e lo dico con chiarezza, io avrei avuto le stesse perplessità, colleghi, anche se la mozione fosse stata formulata in modo neutro, come ha detto il collega Bellora cercando di spiegare, diciamo, l'intenzione. Anche se non avesse chiesto di esprimere un parere positivo o favorevole, ma semplicemente che "il Consiglio si esprima", perché il problema non è la direzione dell'espressione, l'abbiamo detto nel dibattito: il problema è l'idea stessa che un'istituzione rappresentativa debba assumere una posizione ufficiale su un atto di coscienza individuale. Il dibattito, a mio parere, può stare in aula, collega Torrione, e deve stare in aula, possiamo discutere secondo me, io su questo sono, diciamo, più pragmatico, non mi scandalizzo. Tra l'altro, sono qua da undici anni, quindi forse anche l'esperienza di Aula mi serve in questo. Possiamo discutere della riforma, possiamo confrontarci sulle sue conseguenze. Io ho apprezzato anche le argomentazioni dei colleghi, del collega Sorbara e del collega Bellora. Possiamo criticare o difendere le proprie scelte, tutto questo, secondo me, è sano, questa è politica, questa è democrazia.

Io penso, colleghi, che non serva una mozione che orienti, tra l'altro, in modo chiaro e inoppugnabile, al di là di ciò che si dice, per fare questo, non serve impegnare l'istituzione per discutere e non serve, colleghi, trasformare il Consiglio in soggetto politico unitario. Io mi rifiuto, ma mi rifiuto anche di pensare al mio gruppo politico come a un soggetto politico unitario, figuriamoci il Consiglio tutto. Anzi, una mozione di questo genere, colleghi, rischia di ottenere l'effetto opposto: secondo me, non arricchisce il dibattito e l'abbiamo visto prima con la reazione di qualcuno, lo irrigidisce, un dibattito su un tema così importante non favorisce neanche il confronto, lo polarizza e soprattutto non rafforza l'istituzione e la piega l'istituzione, la piega a delle logiche che sono molto distanti dal mio modo di pensare.

Qui, secondo me, secondo il mio modesto parere, emerge una differenza culturale ancora più profonda: c'è chi concepisce le istituzioni come strumenti a disposizione di chi governa, spazi da occupare, leve da usare, voce da orientare; c'è chi invece concepisce le istituzioni come uno spazio da custodire, proprio perché non appartengono, colleghi, a una maggioranza, ma a una comunità intera.

Io - forse l'avete capito - appartengo alla seconda visione, ma credo che tutti noi apparteniamo a questa seconda visione, al di là poi delle argomentazioni e della schermaglia politica. Penso che le istituzioni non siano un premio per chi vince le elezioni, penso che non esista - e questo lo voglio dire chiaro - un diritto di proprietà temporanea sulle istituzioni e penso anche che chi governa abbia più responsabilità e non più disponibilità.

Il Consiglio regionale rappresenta 120.000 persone, rappresenta anche chi dissente soprattutto, alle volte le discussioni che facciamo qui dentro non sono capite neanche dai militanti dei nostri gruppi e dei nostri partiti, quindi noi rappresentiamo anche chi dissente e rappresenta in questo caso anche chi è indeciso. È proprio per questo che il Consiglio regionale, colleghi, deve rimanere uno spazio di pluralismo, non deve diventare uno strumento politico d'indirizzo univoco, soprattutto su questioni che toccano la coscienza individuale. Per questo, come avrete capito, io questa mozione, parlo per me, non la condivido assolutamente, ma non per il suo contenuto, non per il "sì" o per il "no" o per l'astensione. Io per primo, lo voglio dire, sono in una fase di approfondimento, sono un po' orientato, ma sono ancora alla ricerca delle argomentazioni che possano dirmi chiaramente qual è il peso di questa riforma della Magistratura, della giustizia, chiamiamola come vogliamo. Sono orientato rispetto al referendum, ma per il principio che introduce, per la cultura istituzionale che riflette. Credo che su questo dovremmo fermarci a riflettere tutti, al di là poi delle appartenenze politiche, perché, colleghi, oggi riguarda questo tema, che è un tema su cui ci sono già comunque degli schieramenti e delle argomentazioni assolutamente legittime. Domani potrebbe riguardarne altri, colleghi, fate attenzione.

È quello che diceva il Presidente: nel momento in cui si accetta di iscrivere, tutto è un conto, se si accetta poi però di votare qualcosa che impegna in modo univoco un intero Consiglio regionale su certi temi, su altri è possibile farlo, si vota a maggioranza, sui temi etici, sensibili, su un referendum, che è qualcosa che attiene alla propria coscienza, io penso che una volta che i confini si spostano, una volta che questi vanno da una parte piuttosto che dall'altra, difficilmente poi tornano al loro posto. Personalmente, quindi, se si arriverà a votare, io voterò "no" sul merito della mozione.

Presidente -Ha chiesto la parola la collega Minelli, ne ha facoltà.

Minelli (AVS) -Intervengo anch'io per ribadire ciò che ha già annunciato il collega Torrione, cioè la nostra contrarietà a questa mozione: lo dico soprattutto per quello che riguarda il metodo e per l'idea di istituzione che in qualche modo questa mozione propone.

Mi chiedo poi anche, tra l'altro, ascoltando un po' le cose che sono emerse, se l'oggetto è quello di discutere effettivamente di questa mozione, o se dobbiamo infilarci in un dibattito sulla giustizia nel nostro Paese, che è una cosa totalmente diversa, ma è cosa diversa anche dalla questione referendaria che occuperà questi mesi di dibattito, perché è evidente che sul referendum ci possono essere posizioni diverse e che ciascuno di noi legittimamente sta da una parte, non è questo il problema.

Il problema nasce, come ha detto anche il collega, nel momento in cui si chiede a un'Aula di Consiglio regionale di votare una mozione che impegna a esprimere un parere favorevole, perché questo c'è scritto nella mozione, magari auspicando che una maggioranza numerica possa essere disponibile e che quella maggioranza verrà utilizzata per trasformare una posizione politica in una posizione istituzionale. È questo per me il passaggio che è semplicemente inaccettabile, perché un conto è che i gruppi politici, i partiti facciano campagna referendaria, si espongano argomenti per il "sì" o per il "no". Ci mancherebbe altro, è quello che faremo, penso, nei prossimi mesi. Un altro conto è attribuire al Consiglio regionale come tale, perché poi uscirebbe una posizione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, su un referendum nazionale, sapendo che quella posizione nasce da un semplice rapporto di forze, perché questo sarebbe, perché questo e non altro sarebbe. Il problema di questa mozione è la sua formulazione, che compie, a mio avviso, un uso improprio della maggioranza e che non ha rispetto per l'istituzione Consiglio regionale. Una maggioranza politicamente legittima, perché così è, viene utilizzata per far pesare il ruolo dell'istituzione, dell'istituzione nel confronto referendario: questo per me è il punto politico centrale ed è una mozione - mi permetta, lo dico al Presidente del Consiglio - ben diversa da altre che ci hanno visti impegnati e che riguardavano, lo ha detto lei, questioni di politica estera. È ben diverso, perché qui si chiede di esprimere parere positivo sulla riforma, cioè di dire "sì" al referendum. Beh, mi sembra una cosa molto diversa dalle mozioni che noi abbiamo preso in esame e che riguardavano questioni internazionali, guerre, persecuzioni, Curdi, Palestinesi e quant'altro ricordo di aver discusso in quest'aula. Il referendum di cui si parla è lo strumento attraverso cui si restituisce direttamente ai cittadini la decisione su una questione controversa. Sono i cittadini che si esprimono, perché questo fa questo referendum. Non è neanche un referendum con il quorum, quindi è proprio una posizione che ognuno liberamente dovrà esprimere. Chiedere a un Consiglio regionale di esprimersi a favore significa orientare, in maniera secondo me sbagliata, il dibattito. Ma come? Utilizzando il peso simbolico e istituzionale dell'Assemblea, perché quest'Assemblea ha un peso, ce l'ha eccome! Non è quindi lo scopo quello di favorire un confronto libero, di legittimare delle opzioni attraverso un voto d'Aula, ma è soltanto cercare un rapporto di forza numerico e qui si apre, secondo me, un precedente molto pericoloso, perché, se accettiamo il principio secondo cui una maggioranza può usare il Consiglio regionale per schierarsi su un referendum nazionale, allora qualunque tema divisivo potrà essere trasformato in una posizione ufficiale, indipendentemente dalla profondità delle divisioni politiche, culturali che possono essere presenti nel territorio e in quest'aula.

Direi anche che mi è venuto da pensare, perché ci sono stati tanti referendum: immaginatevi un po' se lo scorso anno, a luglio, qualcuno di noi avesse presentato una mozione per chiedere al Consiglio regionale di esprimersi sui referendum sul lavoro. Sarebbe venuto giù il soffitto, immagino, perché si trattava di prendere una posizione che era un orientamento, perché il Consiglio regionale, che ci piaccia o no, può costituire un punto orientativo anche per la popolazione. Non siamo così importanti, però forse qualcuno ascolta anche quello che viene fuori da quest'aula. Io credo anche che il Consiglio regionale deve sempre rappresentare una comunità plurale, che deve esercitare responsabilità e misura quando le posizioni sono anche, come credo sarà in questo caso, fortemente contrapposte.

Il collega Torrione ha espresso un'opinione personale e ha ritenuto che questa mozione non dovesse nemmeno essere accettata. Io non entro nel merito della questione, mi piace però soffermarmi su un altro aspetto: esistono questioni procedurali, che sono legittime, ed esistono questioni di opportunità. Io sull'opportunità o meno di discutere una mozione di questo genere in questo momento forse qualche dubbio ce l'avrei avuto, però, dal mio punto di vista, la formulazione del testo è una forzatura istituzionale inaccettabile. Noi quindi su questo voteremo convintamente contro, ma sui termini della mozione, che è ancora cosa diversa da un'espressione, che invece avremo, abbiamo, e credo che non ci sia neanche bisogno di dirlo per quello che mi riguarda perché è chiara.

Dalle ore 19:40 assume la Presidenza la vicepresidente Petey.

Petey (Présidente) -La parole au conseiller Aggravi.

Aggravi (CA) -Mi si consenta una prima battuta. Qualcuno dai banchi della maggioranza ha espresso la posizione che terrà in sede referendaria? No, al momento non mi sembra che nel…

(brusìo in aula)

…se mi fate finire… già, perché subito prevenuti. Stiamo discutendo una mozione e la battuta che io faccio è perché ho sentito una verve sotto certi aspetti che sembrava quasi che dalla parte, parlo della maggioranza, si fosse espressa una posizione su questa mozione che andasse nel senso dell'impegnativa.

Io ho ritenuto di venire qui ed esporre non la mia posizione sul referendum, perché su questo sono davvero - e l'ho ascoltato con grande interesse - d'accordo con quello che ha detto il collega Guichardaz ed è il primo pensiero che ho avuto nel momento in cui ho letto questa mozione. Il referendum, al di là delle appartenenze politiche, al di là delle posizioni religiose di qualsiasi tipo, del tifo, è un esercizio estremamente personale e intimo all'interno della cabina elettorale.

Chi è stato in gruppo con me lo sa, ho addirittura delle perplessità nel momento in cui i partiti danno delle indicazioni sui referendum, perché il referendum è qualcosa di personale. Si può dare un'indicazione libera, giustamente un partito non è un organo neutrale politicamente, si esprime, ma poi è giusto, io ritengo che sia così, che ogni persona scelga liberamente che il tema sia etico, che sia politico o che pure abbia anche un contenuto estremamente tecnico, perché qua, è inutile dircelo, chi è a favore del "sì", chi è a favore del "no", il contenuto è così tecnico che, com'è successo nei referendum del lavoro, io sono convinto gran parte anche dell'astensione, al di là delle posizioni, sia derivata anche dalla natura estremamente tecnica dei quesiti referendari, che a un certo punto ha confuso ancora di più quella parte di elettorato dubbioso che c'è anche negli organi rappresentativi, perché non tutti noi abbiamo delle opinioni chiare.

C'è un passaggio che è stato fatto un po' da tutti e cito in particolare un passaggio o, meglio, un termine che ha usato il collega Torrione: quello dell'inopportunità. Io condivido, ma l'inopportunità è del singolo, è di chi lo propone e chi dice le cose.

Ho già espresso la posizione della Presidenza e ho già espresso il perché questa mozione è iscritta. Non confondiamo lapar condiciocon il diritto di esprimere le proprie opinioni e di portare avanti la propria battaglia politica, è cosa diversa. Lapar condiciogestisce il modo di comunicare e, come ho detto in Capigruppo, e come le ho ridetto, comunicheremo secondo lapar condicio. Un'altra cosa è che un'Aula eletta liberamente si possa esprimere e questo è un limite invalicabile, perché altrimenti mettiamo le museruole a chi è stato eletto dai cittadini. Posto il fatto che, personalmente, ritengo la legge dellapar condicioassurda perché non mette limiti di nessun tipo, soprattutto nel 2026 e soprattutto con gli strumenti comunicativi che abbiamo, ma è figlia del suo tempo, come tante altre leggi. Io ritengo questa mozione, non me ne vogliano i firmatari, inopportuna, questo sì, ma per un motivo semplice: ritengo che l'esercizio referendario sia intimamente personale, ritengo che non abbia senso invitare un Consiglio, ancorché un Governo, a esprimersi laddove chi deve votare sono i componenti di quel consiglio, i componenti di quel Governo, non è l'organo: un conto è l'organo, un conto è il ruolo, un conto sono le posizioni personali. Sul referendum ognuno di noi ha una posizione personale, magari qualcuno non ce l'ha e non andrà neanche a votare, perché, grazie a Dio, è anche libera la possibilità di non andare a votare, sono liberale e credo che anche chi scelga di votare sul divano, ovvero di non andare al seggio, purtroppo o per fortuna, sia libero di farlo.

Ritengo quindi inopportuno il contenuto della mozione, ancorché, se proprio vogliamo mettere i puntini sulle "i", io mi sarei concentrato, fossi stato in chi ha fatto delle osservazioni sull'iscrizione della mozione, sulla seconda impegnativa: quella di promuovere iniziative informative sul tema oggetto del referendum. Non è un ruolo che deve assolvere l'istituzione, qualsiasi sia, perché l'istituzione non siamo noi, sono altri, si devono occupare del fatto che il referendum si possa svolgere in maniera più libera e corretta possibile.

La posizione quindi che io esporrò e che volevo esporre è quella sulla mozione. Io mi asterrò sulla mozione, non condivido non la natura e oggetto del contendere, il fatto è che una mozione di questo tipo non si può votare perché non è il Consiglio regionale che va a esprimersi in cabina elettorale e ognuno di noi, se lo vuole… è quello, sta nell'opportunità che ognuno di noi può cogliere o no nell'andare a votare. A volte facciamo delle scelte che non tutti condividiamo, ma questa è la democrazia. Non me ne vogliano quindi, magari, quelli che avrebbero avuto si discutesse del merito, il merito è capire se si vuole impegnare il Consiglio a fare qualcosa che in realtà dobbiamo fare tutti noi.

Présidente -La parole à la conseillère Borre.

Borre (UV) -Je partage ce que vient de dire monsieur Aggravi sur le but de cette motion. Je crois quand même que le Conseil régional n'est pas appelé à prendre une position, mais c'est quand même une institution qui doit favoriser une bonne et correcte information, une participation consciente et le respect de la pluralité des positions.

Aborder la question de la justice signifie toucher à l'un des noyaux les plus délicats de l'État de droit. C'est un domaine qui devrait exiger sobriété, rigueur, honnêteté intellectuelle et non des slogans ou des appartenances partisanes. Les condamnations injustes représentent l'un des échecs les plus graves qu'un État puisse commettre à l'encontre de ses citoyens. Il ne s'agit pas seulement de chiffres ou de statistiques, mais de personnes réellement qui perdent des années de vie, leur santé, leurs liens familiaux et leur crédibilité sociale.

La question centrale n'est pas de savoir si les erreurs sont peu nombreuses ou nombreuses, mais de reconnaître que même un seul innocent condamné est déjà de trop et, surtout, que le système actuel tend à considérer la faute judiciaire comme un coup inévitable, plutôt que comme quelque chose à prévenir par tous les moyens possibles.

Le vote au référendum peut être donc interprété comme une demande claire: le droit doit faire davantage pour réduire le risque d'erreur et doit cesser de traiter les victimes judiciaires comme des dommages collatéraux.

L'un des points les plus sensibles concerne la responsabilité personnelle de la Magistrature. Aujourd'hui, dans la pratique, la personne qui subit un préjudice du fait d'une erreur judiciaire est indemnisée par l'État, tandis que les magistrats en répondent rarement en manière directe. Cela crée une fracture évidente par rapport au principe d'égalité pour les autres professions (les médecins, les ingénieurs, les enseignants). Demander davantage de responsabilité ne signifie pas appeler à une justice punitive à l'égard des magistrats, ni mettre en péril leur indépendance. Cela signifie affirmer un principe simple et non idéologique: l'indépendance ne peut pas coïncider avec les responsabilités, au contraire une responsabilité clairement encadrée renforce l'autorité de la Magistrature, car elle accroît sa crédibilité aux yeux des citoyens.

L'expression de l'Union Valdôtaine n'est pas une position contre quelqu'un, ni à faveur d'aucun, on ne va pas se colorer ni de bleu, ni de rouge: c'est une indication qui demande un système plus équilibré, plus autocritique, plus respectueux des droits individuels, affranchi de toute influence politique et des courants internes. La liberté personnelle, la présomption d'innocence, la protection de l'innocent ne sont pas de valeurs de Droite ou de Gauche, ce sont les piliers de toute démocratie libérale. Une justice plus responsable n'est pas une justice plus faible, mais une justice plus juste et le demander sans drapeau ni logique de supporteur est peut-être l'un des gestes les meilleurs qu'un citoyen peut accomplir.

Dalle ore 19:52 riassume la Presidenza il presidente Aggravi.

Aggravi (Président) -Le conseiller Marquis a demandé la parole.

Marquis (FI) -Ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi che si sono succeduti su un argomento estremamente importante. Sappiamo tutti che il tema della giustizia è un tema delicato, che incide sulla libertà delle persone, quindi è un tema che va trattato con la dovuta attenzione. Credo che non sia corretto, e soprattutto opportuno, trasformare quest'occasione per fare della promozione delle varie posizioni su quest'argomento, anche perché questa è la massima Assemblea istituzionale in cui sono presenti le forze politiche che rappresentano tutto l'arco costituzionale e in cui, evidentemente, ci sono delle posizioni diverse.

Riteniamo che, a prescindere dai singoli posizionamenti, non sia questo il luogo dove si debba pesare il posizionamento politico dei gruppi consiliari su un tema di questa delicatezza, un tema sul quale saranno chiamati i cittadini a doversi esprimere nel prossimo mese di marzo.

Va da sé che la posizione di Forza Italia è conosciuta, è conosciuta da tutti. Evidentemente il nostro presidente Berlusconi è stato il motore di questo processo di riforma della giustizia. Non è un percorso che è stato intrapreso oggi, è il risultato, questo, di un percorso di tanti anni, tanti anni in cui si è cercato di dare al popolo italiano, ai cittadini una giustizia, una giustizia che sia giusta, che sia garantista, che garantisca i singoli soggetti.

Non vado quindi oltre nel dire qual è il nostro posizionamento, evidentemente il nostro è un posizionamento del "sì", è notorio a tutti, ma, sotto questo profilo, credo che l'informazione dei cittadini, che è fondamentale per poter andare a esercitare un voto consapevole del mese di marzo, debba essere fatta sul territorio acquisendo le informazioni delle varie posizioni, ci sarà chi sostiene il "sì" e chi sostiene il "no".

Noi, a questo riguardo, abbiamo costituito un comitato, un comitato del "sì", presieduto dall'avvocato Margueret e dall'avvocato Tomiozzo, che faranno quest'attività, si sono messe a disposizione, insieme a un gruppo di persone, a esprimere sul territorio le ragioni che portano a sostenere la tesi di Forza Italia.

Detto questo, noi rispettiamo anche coloro che hanno una posizione diversa rispetto alla nostra e riteniamo che non sia quest'Aula a doversi esprimere su un argomento di questa delicatezza. Non possiamo condividere come principio di esprimere, di cercare, attraverso anche una forzatura, di far vedere qual è la propensione su quest'argomento, che rischia anche di condizionare malamente l'orientamento di tutti i cittadini valdostani. Per questa ragione noi non possiamo condividere l'impegnativa di questa mozione e ci asterremo.

Président -Le collègue Lattanzi a demandé la parole.

Lattanzi (FdI) -Cari colleghi, non credo che dovrò spendere troppe parole per esprimere qual è la posizione di Fratelli d'Italia sulla riforma, che finalmente il 22 e il 23 marzo andrà al giudizio dei cittadini.

Condivido il pensiero, collega Guichardaz, spero che lo vadano a fare al di là delle appartenenze politiche. Spero che lo vadano a fare avendo letto la riforma, perché ho già sentito un dibattito surreale di gente che parla della riforma leggendo i titoli della riforma suFacebooko suInstagram, mentre invece questo Paese ha necessità di aprire un serio, veramente, approfondimento di questa riforma e, in piena libertà, i cittadini poter giudicare se questa è la riforma che serve a questo Paese per renderlo un Paese più giusto e più equilibrato.

Noi, naturalmente, accogliamo con favore questo momento, il nostro partito ha già dato le indicazioni precise, il ministro Nordio è stato chiarissimo sulle motivazioni che stanno alla base, che peraltro, come diceva il collega Marquis, hanno radici lontane e io c'ero, e io c'ero.

Ripeto, quindi, Fratelli d'Italia plaude al 22 e al 23 marzo, è un momento di libertà. Speriamo che il quorum e la partecipazione sia altissima. Naturalmente il nostro partito auspica che la maggioranza dei cittadini possa comprendere la portata di questa riforma, di cui noi chiaramente appoggiamo ogni singolo articolo, complesso, complicato. Ho letto alcune analisi anche dei colleghi del PD e devo dire che le condivido, è una riforma complicata. È una riforma complicata che purtroppo arriverà, come quasi tutte le riforme complesse, al giudizio dei cittadini forse con non la sufficiente informazione. Per quanto ci riguarda, stiamo appoggiando tutti i comitati dei "sì" che si produrranno sul territorio valdostano, e non solo, proprio per supportare questa riforma, che anche la collega Borre ha voluto giustamente significare, nelle argomentazioni di base, quanto sia importante e significativa.

Poi c'è il tema se questo sia il luogo giusto per mandare un segnale come Consiglio regionale su questa riforma e qui bisogna riconoscere ai colleghi di Renaissance e della Lega la giocata. Ci portano un documento che, se ti astieni, allora non sei a favore della riforma, se sei a favore della riforma, devi votare "sì", sennò implicitamente hai detto di "no". Poi comprenderete, cari colleghi e amici della Lega e di Renaissance, che noi non cadremo in questo trabocchetto. Siamo profondamente per il "sì" e ci asterremo su questo giochino.

Presidente -Ha chiesto la parola il primo firmatario Bellora, ne ha facoltà.

Bellora (LEGA VDA) -Devo dire che quello che volevo l'ho ottenuto e cioè se n'è parlato, che, secondo me, era la cosa più importante. No, non ritiro la mozione, figuriamoci… non faccio giochetti, consigliere Lattanzi, no, non fa proprio parte della mia cultura, probabilmente fa parte della sua, ma non della mia. Detto questo…

(intervento del consigliere Lattanzi fuori microfono)

…no, io non faccio giochetti, perché lei mi dice che io faccio giochetti. Se quindi questa è la sua mentalità va bene, non è la mia, ne prendiamo atto.

Detto questo, per me era importante che se ne parlasse perché è una tematica molto importante e sono contento che in questo Consiglio ci sia stata la possibilità di portare degli argomenti su un tema che è fondamentale. Evidentemente ho ascoltato tutti gli interventi, francamente non mi interessa affrontarli uno per uno perché non avrebbe veramente alcun senso. È chiaro che alcune considerazioni non le condivido, altre sì. Non condivido per esempio… vabbè, ci ha già pensato il Presidente del Consiglio, quindi non c'è bisogno che io commenti le dichiarazioni del collega Torrione, che francamente mi sono sembrate totalmente fuori luogo e quelle sì irrispettose rispetto a questo Consiglio. Mi ha fatto venire in mente una battuta di Flaiano, che ovviamente è solo una battuta, che diceva; "in Italia i Fascisti si dividono in due categorie: i Fascisti e gli Antifascisti", cioè francamente arrivare a dire che un argomento non doveva neanche essere accettato, perché il verbo usato è stato questo, mi pare… ci mancherebbe, sull'opportunità si può discutere e va benissimo, prendo atto che questa mozione non passerà e non mi scandalizzo minimamente, però venirmi a dire che la mozione non doveva essere accettata, che è un atto… che è offensiva di questo luogo, che… adesso me le sono perse, comunque, insomma, tutta una serie di considerazioni che onestamente io avrei evitato.

Condivido, pur non avendo alcuna comunanza politica con lui, un'osservazione del consigliere Guichardaz quando dice che è un problema assolutamente di coscienza individuale, lo condivido di meno quando dice: "io ho ancora dei dubbi, tant'è vero che mi sto informando". Questa mozione era proprio finalizzata a questo, cioè proprio finalizzata a fare in modo che la gente si informi.

Così come riconosco la consueta autorevolezza al presidente Aggravi, non condivido un passaggio da lui fatto. Quando lui dice che chiedere al Consiglio di esprimere una posizione sulla riforma non è opportuno, su questo penso che lei abbia ragione, Presidente, ma non penso che lei abbia ragione quando dice che questo Consiglio non deve neppure farsi promotore di un'attività informativa, di informazione, di dibattito sulla tematica. Lei ha detto: "non è questo il compito del Consiglio", io invece ritengo che questo faccia parte dei compiti del Consiglio, ma ci mancherebbe, le opinioni sono belle perché si confrontano… quando non arrivano al livello di entrata a gamba tesa che ho sentito dal consigliere Torrione, sicuramente qualunque opinione merita rispetto e io per primo la rispetto.

Condivido l'opinione della consigliera Borre quando dice che indipendenza non equivale a responsabilità. Questa è un'altra tematica tremenda, enorme, perché evidentemente la Magistratura è oggettivamente - e lo dico da avvocato che ha rapporti quotidiani con i magistrati, che ha profondo rispetto per la Magistratura - sicuramente è l'unica categoria irresponsabile nel nostro ordinamento. Dico anche che l'intervento della collega, che, ripeto, nei contenuti condivido in pieno, è comunque, a mio modo di vedere le cose, fuori fuoco sulla tematica, perché questa riforma non interviene su questo punto, ma è sicuramente un punto che va affrontato.

Io quindi avevo addirittura pensato di emendare questa mozione togliendo la parte relativa all'approvazione del referendum e limitandomi all'attività informativa, ma è evidente che non servirebbe a nulla e che quindi non è questa l'intenzione del…

(intervento di un Consigliere fuori microfono)

…no, non è questa l'intenzione di questo Consiglio. Io quindi prendo atto delle opinioni diverse dalla mia, ripeto, le rispetto tutte, una un po' meno, ma in ogni caso tutte le altre le rispetto, perché… perché è l'unica che… perché… no non la rispetto, rispetto anche quella, però, diciamo, fatico ad accettare la posizione presa dal collega Torrione, perché la trovo una posizione che non rispetta a sua volta le altrui opinioni.

Al di là di questi aspetti, che sono aspetti, se vogliamo, anche sterili, sono molto contento che si sia parlato di questa tematica. Spero che questo dibattito sia servito a tutti noi per avere un'informazione magari un po' più concreta e un po' più corretta su questo referendum, che magari potrà essere portata al di fuori di quest'aula dai nostri elettori e dai nostri conoscenti. Già se sono riuscito a fare questo, io penso che questa mozione, anche se non passerà, abbia ottenuto un risultato.

Presidente -Ha chiesto la parola il collega Torrione, ne ha facoltà.

Torrione (AVS) -Esordisco cercando di chiarire il punto rispetto al quale, giustamente, mi ha tirato le orecchie. Volevo solo precisare, poi non ho bisogno di rileggere quello che ho detto, e peraltro mi scuso con gli uffici se per caso, in qualche modo, il mio dire che non avrei accettato la mozione ha messo in dubbio la correttezza degli uffici, che è indiscutibile, non era quello quindi. Io ho anche detto che lo dicevo a titolo personale, lo dicevo da novizio e lo dicevo da chi il Regolamento lo conosce, e magari poi porterà a modificarlo in alcune parti, ma assolutamente non voleva essere quello per il quale lei in qualche modo mi ha tirato le orecchie.

Seconda considerazione. Non volevo essere magari frainteso…

Presidente -Colleghi, per favore.

Torrione (AVS) -Vi rubo tre minuti, forse meno. Meno? Due. Anche rispetto al collega Guichardaz, massima… l'ho anche detto, forse si è perso nel mio discorso, esattamente questo: rispetto le scelte dei singoli, rispetto le scelte dei partiti, che sono legittime, ho solo detto che, secondo me, questo non era l'agone in cui manifestarle, eccetera. È un'opinione personale, continuo a rimanere fermo sulla considerazione che questo non è untalk show, non è un luogo dove fuori c'è scritto: "dibattito pubblico sul referendum". Secondo me, quindi, non è questo il luogo in cui andiamo a dire le nostre posizioni, ognuno le dice personalmente in un altro posto. Questo è un luogo in cui sarebbe stato interessante dibattere su come fare una buona informazione ai cittadini in merito al referendum e su come promuovere che i cittadini vadano a votare.

Semplicemente queste sono le tre precisazioni che volevo fare, forse ci ho messo meno di due minuti.

Presidente -Ha chiesto la parola il collega Perron.

Perron (LEGA VDA) -Sarò molto breve anch'io e intervengo anche per aumentare il mio minutaggio nel caso che qualcuno un giorno possa utilizzare le stesse armi contro di me.

A parte la battuta, sarò in realtà molto breve. Non capisco - devo essere onesto con molti colleghi - anche un po' la reticenza nel parlare delle proprie opinioni, della propria posizione su questo referendum. Non è un tema etico, è un tema prettamente tecnico per molti aspetti, quindi mi pare molto logico che siano i partiti e le persone dell'istituzione a prendere delle posizioni molto chiare. Il nostro partito l'ha fatto, è per il "sì", avremo un comitato, quindi noi non facciamo assolutamente mistero di ciò.

Concludo dicendo che, quando si vede la Sinistra, in generale di tutto il Paese, così preoccupata da mettere in campo anche i suoimaîtres à penser, che hanno fatto delle figuracce terrificanti, come quella del grande storico(omissis), che però si è bruciato praticamente con un qualcosa di folle, cioè esce dalle sue prerogative e parla di un qualcosa… e viene censurato, quando poche settimane prima lui voleva la censura di quelli che pubblicano per una certa casa editrice. Io vedo anche la fine di un'egemonia culturale da un certo punto di vista e con questo referendum, visto che la Sinistra è così preoccupata, vedo anche la possibile fine di meccanismi che hanno ingessato questo Paese per oltre settant'anni, conosciamo bene le modalità. La Sinistra ha utilizzato l'occupazione di grandi settori, tra cui la scuola, la cultura ovviamente, le università e anche, sappiamo bene, una parte della Magistratura, quindi molto bene così, più la Sinistra è preoccupata e si "straccia" i capelli e più noi sappiamo che siamo dalla parte giusta della storia.

Presidente -Ci sono altri interventi? Chiudo allora la discussione generale e pongo in votazione la mozione. La votazione è aperta. Invito i colleghi a votare. Chiudo la votazione.

Presenti: 31

Votanti: 8

Favorevoli: 4

Contrari: 4

Astenuti: 23 (Aggravi, Baccega, Bertschy, Borre, Carrel, Domanico, Girod, Grosjacques, Lattanzi, Lavevaz, Lotto, Machet, Marquis, Martinet, Marzi, Petey, Sapinet, Sorbara, Testolin, Trione, Tuccari, Viérin Laurent, Viérin Marco)

La mozione non è approvata.