Oggetto del Consiglio n. 210 del 29 gennaio 2026 - Resoconto
OGGETTO N. 210/XVII - Interpellanza: "Sede dell'UNITRE - Università della Terza età: stato dell'iter e prospettive".
Aggravi (Presidente) -Il punto n. 29 verrà trattato congiuntamente al punto n. 32. Punto n. 30 all'ordine del giorno.La parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) -Porto oggi in aula un tema che può sembrare marginale, diciamo così, la sede dell'Università della Terza età della Valle d'Aosta, meglio nota come UNITRE, ma che in realtà parla di qualcosa di molto più ampio: di che idea di comunità abbiamo, di come consideriamo le persone nelle diverse età della vita, di quale valore attribuiamo noi Valdostani alla cultura, all'apprendimento, alla partecipazione, lungo tutto l'arco dell'esistenza.
L'UNITRE non è un dopolavoro, non è un passatempo, chi la conosce sa che è una realtà preziosa che da anni in Valle d'Aosta svolge una funzione autenticamente pubblica: promuove l'apprendimento permanente, favorisce relazioni sociali, combatte l'isolamento, mette in circolo competenze, stimola pensiero critico, in altre parole, contribuisce alla qualità civile e democratica della nostra comunità.
Quando nella scorsa legislatura decidemmo di chiamare una delle deleghe dell'Assessorato "Politiche per le relazioni intergenerazionali" non fu uno sfizio terminologico, fu una scelta politica consapevole, legata alla consapevolezza che la società sta cambiando profondamente: la popolazione invecchia, si fanno sempre meno figli, i legami sociali si indeboliscono, cresce il rischio di frammentazione tra fasce d'età che non si parlano più, che non si riconoscono più; questo accade per dinamiche fisiologiche, proprie di ogni epoca, ma oggi è aggravato anche da un crescente divario tecnologico che rende ancora più evidente la distanza tra generazioni.
Permettetemi di aprire una breve parentesi, approfittando di quest'interpellanza, non per polemica, non per spirito critico, non per rivendicazione personale, non per nostalgia, ma perché credo che sia utile ogni tanto fermarsi a riflettere anche sull'architettura delle nostre scelte politiche.
In quella legislatura si scelse consapevolmente di trasformare le politiche giovanili, allora collocate nell'ambito dell'istruzione, in "Politiche per le relazioni intergenerazionali", proprio per provare a superare una lettura per compartimenti dell'età della vita e ragionare, invece, in termini di legami, di scambi, di responsabilità reciproche tra generazioni.
Oggi quella delega è stata separata dall'istruzione, scelta che di per sé non è sbagliata, perché l'intergenerazionalità, lo sappiamo, è un tema complesso e trasversale che riguarda cultura, sociale, mobilità, comunità, salute, ma è stata nuovamente ricondotta sotto l'etichetta delle "Politiche giovanili" ed è affidata all'assessore più giovane di questa Giunta, dell'attuale Giunta, il collega Leonardo Lotto.
Io credo che questo dato non debba essere letto, colleghi, come un limite, ma possa diventare un'opportunità importante, perché il tema dell'invecchiamento attivo e delle relazioni tra generazioni non dovrebbe essere confinato né alle sole politiche sociali, né alle sole politiche giovanili, ma assunto come una delle chiavi culturali con cui leggere l'intera comunità. Proprio per la sua complessità, richiede quindi una visione ampia, capace di tenere insieme educazione, cultura, coesione sociale, mobilità, partecipazione civica.
In questo senso, il fatto che oggi questa delega sia affidata a un assessore sensibile, intelligente e giovane come il collega Lotto potrebbe rappresentare una grande occasione, non per richiudere il tema nella dimensione giovanile, ma per rilanciarlo in modo credibile e contemporaneo. Potrebbe essere l'occasione, colleghi, per costruire un dialogo autentico tra le generazioni e per dare un segnale forte alla comunità valdostana: tutte le età della vita contano, ciascuno è una risorsa, nessuno è periferico nel percorso collettivo.
Se affrontato con quest'ambizione, il tema dell'intergenerazionalità potrebbe perfino diventare uno dei tratti distintivi della nostra autonomia speciale. La Valle d'Aosta, per la sua dimensione, per la sua storia sociale, per la sua ruralità, per la sua struttura comunitaria, avrebbe tutte le caratteristiche per diventare un laboratorio di buone pratiche, un luogo in cui sperimentare politiche nuove sul dialogo tra generazioni, sulla valorizzazione dell'esperienza, sulla partecipazione lungo tutto l'arco della vita. Sarebbe un messaggio forte, e non solo dentro la Valle d'Aosta, ma anche fuori.
È proprio in questo quadro che va letto il tema dell'invecchiamento attivo, non come slogan, ma come risposta strutturale a una trasformazione demografica evidente. La popolazione invecchia e questo ha implicazioni enormi, non solo sociali, ma anche economiche, sanitarie, culturali, come dicevamo prima. Una comunità che accompagna l'invecchiamento con politiche di partecipazione, di apprendimento permanente e di valorizzazione delle competenze è una comunità, a mio modesto parere, più coesa, più equilibrata e più sostenibile nel tempo.
Per questo, nella scorsa legislatura abbiamo approvato una legge regionale sull'invecchiamento attivo, di cui è stato promotore il collega Marzi, che è stata il frutto di un lavoro condiviso e trasversale. Una legge che afferma un principio chiaro: la Regione deve promuovere la partecipazione sociale, culturale, civile delle persone anziane, sostenere l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, contrastare l'isolamento, valorizzare il contributo delle persone adulte alla comunità. Io l'ho votata convintamente perché rappresenta una delle poche risposte davvero strutturali a una trasformazione che riguarda già il nostro presente, e non solo il futuro.
Se prendiamo sul serio quella legge, dobbiamo essere coerenti anche nelle scelte concrete però, colleghi, e l'UNITRE è uno dei soggetti che, insieme ad altri, penso ad esempio all'AUSER, dà attuazione quotidiana a quei principi. Lo fa nella pratica, nei corsi, negli incontri, nelle relazioni che costruisce, nelle reti sociali che mantiene vive, lo fa creando uno spazio in cui le persone continuano a sentirsi parte attiva della Comunità.
Durante la scorsa legislatura, insieme all'allora collega di Giunta Davide Sapinet, abbiamo incontrato più volte il responsabile dell'UNITRE. Da quei confronti emerse con chiarezza un'esigenza: avere spazi adeguati, non per comodità, ma perché la qualità dei luoghi incide direttamente sulla qualità delle attività e sulla possibilità di progettare nel tempo e anche perché la frammentazione delle sedi sul territorio - ci fu spiegato in quelle occasioni - genera disagio, disorientamento e problemi di accessibilità per un'utenza che, in molti casi, presenta tra l'altro delle fragilità legate anche alla mobilità, agli spostamenti.
Per questo, dopo una ricognizione delle strutture di proprietà regionale, vennero individuati i locali dell'ex mensa delle ex magistrali di via Torino come sede temporanea. Su quei locali non ci fu solo un'indicazione politica, facemmo sopralluoghi con il collega Sapinet, con i suoi tecnici, e si avviarono interlocuzioni tecniche, partirono alcune fasi attuative e, per quanto ricordo, furono anche impegnate delle risorse per interventi di adeguamento.
Oggi con quest'interpellanza, quindi, chiediamo una cosa molto semplice: a che punto siamo con quell'iter, quali passaggi sono stati completati, quali restano da fare, quali risorse siano state effettivamente utilizzate. Sono domande che riguardano il buon andamento dell'Amministrazione ovviamente verso un soggetto, l'Università della Terza età, che ha creduto e crede tuttora in un percorso istituzionale.
Ma pongo anche una domanda più politica: esiste da parte dell'attuale Giunta la volontà d'immaginare una sede stabile e riconoscibile per l'UNITRE? Non una sistemazione provvisoria che duri anni, magari, ma un progetto coerente con il ruolo pubblico, ormai strutturale, che l'UNITRE svolge. Perché investire in una sede per l'Università della Terza età significa investire nella qualità della nostra comunità, significa anche dare alla cultura dignità, creare luoghi in cui le competenze non si disperdono ma si trasmettono, e significa anche, proprio in un'ottica di intergenerazionalità, rafforzare i legami tra generazioni, che forse è una delle sfide più difficili, ma anche più decisive, della politica contemporanea. Significa, in ultima analisi, affrontare con serietà e lungimiranza la trasformazione demografica che è già in atto.
La nostra interpellanza chiede quindi alla Giunta se questa visione esista ancora e se ci sia ancora la volontà di tradurre in scelte concrete i principi che abbiamo scritto nelle leggi e nei programmi.
Presidente -Per la risposta la parola all'assessore Lavevaz.
Lavevaz (UV) -Su questo sono perfettamente d'accordo col collega Guichardaz: quest'iniziativa affronta una questione che non è per nulla marginale, come ha giustamente detto lui. L'UNITRE è una realtà importante, vivace, con una grande vitalità, insomma. Ho guardato nel dettaglio il programma delle iniziative in corso ed è veramente un elenco d'iniziative di altissimo livello e veramente molto, molto interessanti.
Ho peraltro incontrato anche io col collega Sapinet... perché com'è noto ne abbiamo parlato prima nel corso di un'altra iniziativa, abbiamo in fase di transizione questa struttura, che passa dal suo dipartimento al mio, quindi avendo lui seguito giustamente negli anni passati questo iter... li abbiamo incontrati insieme per cercare di fare dei ragionamenti e proprio per fare il punto; questo già qualche settimana fa, prima che venisse presentata l'iniziativa.
Sullo stato dell'arte delle attività svolte, come ovviamente il collega Guichardaz sa meglio di me, è stato affidato quest'incarico all'architetto Maurizio Gontier per la relazione del DOCFAP, DOCFAP che dovrà essere consegnato entro fine febbraio 2026. Nell'incarico ovviamente è stata definita la base tecnica dell'intervento, ma si è anche sottolineato - io credo giustamente - il fatto che le necessità logistiche e funzionali siano state formalizzate in un quadro, come si dice, esigenziale, ossia che dev'essere redatto dal professionista incaricato con un confronto diretto e continuo con i referenti dell'UNITRE, in modo da recepire in maniera puntuale le esigenze organizzative e formative dell'università stessa.
Abbiamo comunque avuto delle anticipazioni rispetto a quello che verrà poi consegnato nel mese di febbraio: delle analisi preliminari che sono già state svolte e che avevamo già anche un poco messo sul tavolo in questo incontro qualche settimana fa.
In buona sostanza ci sono tre scenari possibili.
Uno prevede la ristrutturazione dell'ex mensa, ovviamente parlo dei locali di via Garibaldi, puntualmente definito dal collega Guichardaz, quindi sappiamo di cosa parliamo, con un investimento di circa 1.100.000 euro, un investimento comunque importante ma inferiore rispetto ai due scenari di cui adesso vi dico.
Il secondo prevede una riqualificazione energetica complessiva, quindi un intervento su tutto l'involucro, compresa la palestra e l'ex mensa, con un importo di poco inferiore a 2 milioni, siamo intorno a 1.900.000 euro. Questi importi sono netti, quindi ovviamente con tutte le aggiunte del caso.
La soluzione invece più importante e più impegnativa dal punto di vista economico e strutturale prevede la demolizione e la ricostruzione ex novo, con la realizzazione anche di una nuova palestra che sappiamo essere oggetto di altre considerazioni anche rispetto ovviamente al progetto complessivo del Maria Adelaide, che deve ancora essere fatto, quindi poi della nuova sede dell'Università della Terza età, questo con un importo più importante, pari a circa 7 milioni di euro.
Per quanto riguarda invece le questioni più politiche, come detto, abbiamo assolutamente intenzione di proseguire su questa strada, ritenendo il lavoro e l'obiettivo che ha l'Università della Terza età un obiettivo assolutamente importante, che va aiutato nei suoi fini e nei suoi scopi. Abbiamo quindi tutta l'intenzione di trovare una soluzione stabile e definitiva per l'UNITRE.
Da una prima analisi, insomma, al netto di quale sarà la scelta rispetto a questi tre scenari (che si colloca all'interno di un ragionamento più ampio, che è anche quello degli altri poli scolastici, in particolare della questione palestre) dovremmo fare un ragionamento un poco più ampio, però risulta, secondo una prima analisi, pienamente sostenibile. Anche gli spazi in questa prima analisi paiono essere rispondenti alle necessità dell'Università della Terza età.
Per quanto riguarda invece le tempistiche e le prospettive, come dicevo, si prevede una consegna del DOCFAP per fine febbraio, poi ovviamente bisognerà - una volta scelto lo scenario che si vuole intraprendere e reperite le risorse - procedere con le altre fasi di progettazione, quindi con PFTE e con l'esecutivo, e poi indire ovviamente una successiva gara attraverso la SUA, visto gli importi, a prescindere da quale sia lo scenario, comunque abbastanza alti.
Questa la situazione. Ribadisco, abbiamo già incontrato i rappresentanti dell'UNITRE e abbiamo già rassicurato anche loro sul fatto che abbiamo intenzione di proseguire sul lavoro che è iniziato in questi anni per una soluzione definitiva a questa importante istituzione valdostana.
Presidente -Per la replica la parola al collega Guichardaz.
Guichardaz (PD-FP) -Grazie, Assessore, non posso che dirmi soddisfatto per la sua risposta. Un'interpellanza che non mi è stata sollecitata ma, come avete potuto verificare, ci sono alcuni temi che ci stanno a cuore rispetto anche a una certa continuità, pur in una diversa riorganizzazione politica, temi che non appartengono, come ho detto anche in altre occasioni, a una parte politica piuttosto che a un'altra, ma che secondo me devono essere riproposti, o comunque riattualizzati, nell'interesse della Comunità valdostana.
Nella mia presentazione ho spiegato qual è l'intendimento per cui si è lavorato, con il collega Sapinet e con i vertici dell'UNITRE alla visione di una sede diciamo strutturata, una sede che dovrebbe ospitare sicuramente le attività dell'Università della Terza età. Come lei ha ricordato, è una realtà che propone tantissime attività, proprio nell'ottica dell'invecchiamento attivo, e che coinvolge quasi 1.000 persone ad oggi, quindi è sicuramente una realtà anche vivace ed è una realtà in crescita.
Ma la cosa importante, e fu un po' un ragionamento che venne fatto anche nella scorsa legislatura, è che la visione - ed è per quello che ho calcato un po' la mano sulla questione dell'intergenerazionalità - non sia solo di un luogo in cui confinare persone magari già adulte, o più che adulte, quindi persone diversamente giovani, diciamo così, ma un luogo di scambio intergenerazionale. Tant'è che avevamo anche percorso l'ipotesi di creare una commistione proprio all'interno dei locali dell'Università della Valle d'Aosta, una commistione anche vivace, come dicevo prima, di generazioni che potessero interscambiarsi, creare delle relazioni, eccetera, ma quel tipo di idea non è così fattibile, proprio per anche un problema di progettualità che è stata fattaillo tempore, che non considerava ancora probabilmente questa realtà, la realtà dell'apprendimento adulto, come qualcosa non solo di tipo sociale: non una politica sociale di tipo assistenziale, ma una vera e propria azione d'invecchiamento attivo e soprattutto un'azione d'intergenerazionalità.
Come dicevo prima, la nostra è una comunità che ha delle caratteristiche, anche per la sua misura, per la sua distribuzione territoriale, per le sue caratteristiche morfologiche, e che può diventare anche su questo un laboratorio di buone pratiche: può essere un luogo che recupera un'idea di comunità, un'idea di relazione, un'idea di reti, anche proprio per la sua difficoltà, se vogliamo, geografica, di comunicazione tra centri urbani e centri rurali, e potrebbe diventare anche un bel luogo per poter fare degli esperimenti, diciamo così, di politica attiva.
Io non amo dire di politica di "invecchiamento attivo", proprio per quella logica che ho cercato di spiegare, e il fatto che io abbia evocato l'assessore Lotto è perché secondo me abbiamo un'occasione unica, l'occasione che sia proprio un giovane che si faccia carico in maniera sempre più attiva proprio di questa necessità di creare delle relazioni che poi sono il segreto per una comunità veramente viva, una comunità dove l'invecchiamento non è visto come un problema da affrontare, ma che è visto come una risorsa.
Io quindi vi ringrazio, vi ringrazio per questa risposta, ringrazio l'Assessore per questo suo impegno e tutta la Giunta. Spero davvero che si ragioni, oltre che in termini di progettualità, anche di risorse. Lei ha evidenziato diverse possibilità, le risorse si possono mettere in via preventiva, si possono mettere in assestamento, si possono mettere in variazione. Questa è un'azione che riguarda anche, tra l'altro, la possibilità di progettare, quindi di avere delle risorse in conto capitale. Io penso che, tutti insieme, si possa affrontare quest'aspetto e si possa anche dare un segnale bello e importante alla nostra comunità.
