Oggetto del Consiglio n. 4864 del 23 luglio 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4864/XVI - D.L. n. 197: "Misure urgenti per l'individuazione di superfici e aree per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili, per la disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per la promozione dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili". (Reiezione di un ordine del giorno)
Bertin (Presidente) - Passiamo ora al punto n. 11. Il disegno di legge n. 197 prevede 19 articoli. È stato depositato un ordine del giorno. Il relatore del disegno di legge è il consigliere Rosaire, che ha chiesto la parola, ne ha facoltà.
Rosaire (UV) - Relazione al disegno di legge n. 197: "Misure urgenti per l'individuazione di superfici e aree per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili, per la disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili e per la promozione dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili". Il disegno di legge n. 197, presentato al Consiglio regionale della Valle d'Aosta, si inserisce in un percorso di adeguamento e rafforzamento delle politiche energetiche regionali, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo e nazionale.
Il provvedimento rappresenta una tappa fondamentale nell'attuazione delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, e nel successivo decreto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica del 21 giugno 2024, che attribuiscono alle Regioni un ruolo attivo nell'individuazione delle aree idonee per l'installazione di impianti da fonti rinnovabili e nel governo dei processi autorizzativi a essi connessi. Il disegno di legge è il frutto di un'attività concertata che ha coinvolto gli Assessorati regionali competenti e gli Enti locali, attraverso un sistema di governance multilivello e un tavolo tecnico interassessorile, con l'obiettivo di garantire una gestione integrata e sostenibile della transizione energetica. La proposta normativa ambisce a offrire un quadro chiaro, stabile e trasparente, che consenta di coniugare le esigenze di sviluppo delle energie rinnovabili con la salvaguardia del patrimonio ambientale, paesaggistico e storico-culturale della Valle d'Aosta. In particolare, il testo legislativo interviene su tre direttrici operative: la definizione delle superfici e aree idonee, non idonee, ordinarie e vietate per l'installazione degli impianti; la disciplina dei regimi amministrativi per la realizzazione, modifica e gestione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili; il sistema di monitoraggio e promozione del territorio attraverso contributi mirati e strumenti di governance partecipata. In tale prospettiva il disegno di legge si configura come un elemento strategico della pianificazione regionale e uno strumento operativo essenziale per il raggiungimento degli obiettivi di nuova potenza installata da fonti rinnovabili entro il 2030.
Illustrazione degli articoli. L'articolo 1 definisce le finalità generali del disegno di legge, con riferimento all'individuazione delle aree per impianti eolici e fotovoltaici e alla disciplina amministrativa della produzione da fonti rinnovabili.
L'articolo 2 garantisce coerenza interpretativa, richiamando le definizioni normative nazionali, agevolando il coordinamento tra disposizioni regionali e statali.
L'articolo 3 stabilisce le categorie di aree idonee, non idonee, ordinarie e vietate per l'installazione degli impianti, demandando al PTA e alla normativa sulle acque i criteri per la compatibilità idroelettrica.
L'articolo 4 elenca le superfici e aree idonee per impianti fotovoltaici, con priorità a edifici, parcheggi, cave dismesse, infrastrutture esistenti, superfici già impermeabilizzate. Include anche alcune zone agricole e industriali.
L'articolo 5 indica le aree idonee per impianti eolici, limitate ai siti con impianti preesistenti, purché gli interventi non superino una variazione del 20% dell'area occupata.
L'articolo 6 delimita le superfici non idonee per fotovoltaico su edifici esistenti, tutelando beni vincolati, immobili storici e zone ad alta pericolosità idrogeologica.
L'articolo 7 specifica le aree non idonee per impianti fotovoltaici a terra e agrivoltaici, tra cui parchi naturali, zone "Natura 2000", aree agricole pregiate e paesaggi di particolare valore.
L'articolo 8 identifica le aree non idonee per impianti eolici con criteri simili a quelli previsti per il fotovoltaico, includendo ambiti vincolati, zone glaciali e beni culturali protetti.
L'articolo 9 regola le superfici e aree ordinarie, prevedendo un procedimento autorizzativo che contemperi la tutela paesaggistica con gli obiettivi di decarbonizzazione.
L'articolo 10, recependo la normativa nazionale, vieta l'installazione di impianti fotovoltaici a terra su aree agricole.
L'articolo 11 stabilisce che, in caso di sovrapposizione tra categoria idonea e non idonea, si applica una procedura ordinaria con valutazione puntuale.
L'articolo 12 prevede che in aree idonee l'installazione di impianti possa avvenire anche in deroga agli strumenti urbanistici comunali.
L'articolo 13 istituisce il tavolo tecnico in tema di aree idonee per monitorare il raggiungimento degli obiettivi e proporre azioni correttive e predisporre relazioni annuali.
L'articolo 14, recependo il decreto legislativo 190/2024, disciplina i regimi autorizzativi per la produzione da fonti rinnovabili, specifica il procedimento unico regionale e prevede un regime ad hoc per l'idroelettrico.
L'articolo 15 introduce la possibilità di concedere contributi per impianti rinnovabili e sistemi di accumulo su edifici, strutture permanenti e superfici già impermeabilizzate. Rimanda alla Giunta la definizione di criteri e modalità.
L'articolo 16 contiene il quadro delle abrogazioni e le disposizioni transitorie per agevolare il passaggio al nuovo regime.
L'articolo 17 illustra le disposizioni finanziarie necessarie alla copertura degli interventi previsti.
L'articolo 18 ridetermina la spesa in materia di politiche del lavoro, con una riduzione di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.
L'articolo 19, infine, reca la dichiarazione d'urgenza per garantire la tempestiva attuazione delle disposizioni contenute nel disegno di legge.
Conclusioni. Il disegno di legge n. 197 rappresenta uno strumento normativo strategico per guidare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili sul territorio valdostano, compatibilmente con la tutela ambientale, paesaggistica e culturale. L'approccio adottato privilegia le superfici antropizzate a basso impatto attraverso regole chiare per l'individuazione delle aree e per i procedimenti autorizzativi. Con l'attuazione del tavolo tecnico si istituisce anche un sistema di monitoraggio continuo per garantire trasparenza ed efficacia nell'attuazione degli obiettivi.
Presidente - Apriamo la discussione generale. La discussione generale è aperta. Ha chiesto la parola la consigliera Minelli.
Minelli (PCP) - Le premesse della relazione introduttiva al disegno di legge n. 197, laddove si afferma che lo sviluppo delle energie rinnovabili rappresenta una delle principali leve per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e contrasto ai cambiamenti climatici, sono per noi condivisibili. La direttiva europea del 2018 sulla promozione delle rinnovabili, poi recepita nel nostro Paese nel 2021, ha fissato per questo degli obiettivi sicuramente sfidanti, che richiedono un forte incremento della potenza installata nel breve e medio termine. Il decreto legislativo 199/2021 ha quindi richiesto di individuare le aree idonee per l'installazione di impianti di energia da fonti rinnovabili che siano compatibili con gli obiettivi della potenza installata al 2030 e con la tutela dell'ambiente e del paesaggio e nel 2024 il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica ha definito i criteri da osservare per l'individuazione delle aree idonee e non idonee, che deve essere declinata dalle singole Regioni allo scopo di raggiungere complessivamente nel 2030 una potenza nazionale pari a 80 gigawatt da FER rispetto alla potenza installata al 2020.
Per la nostra Regione, come è stato detto, si tratta di arrivare a 328 megawatt entro cinque anni, cioè entro il 2030, anche questo un obiettivo ambizioso ma fondamentale per perseguire in modo serio e concreto la strategia "Fossil fuel free" e giocare attivamente la partita della decarbonizzazione. Il disegno di legge che stiamo discutendo risponde certamente a una delle richieste del Ministero, cioè a quella di definire le superfici idonee e non idonee sul territorio regionale e al contempo risponde anche alle esigenze dei Comuni di avere degli strumenti sulla base dei quali valutare la collocazione dei nuovi impianti. Da un punto di vista tecnico, è quindi un disegno di legge urgente, di cui anche noi abbiamo sollecitato nell'ultimo anno la stesura, intervenendo in aula con specifiche iniziative.
Per quanto riguarda la determinazione delle aree, non abbiamo rilevato aspetti particolarmente critici. Quello che però sottolineiamo è che nel disegno di legge non vengono esplicitate in modo chiaro le linee per raggiungere gli obiettivi assegnati alla Regione da parte dello Stato, perché il decreto "Aree idonee" non dice solo che bisogna individuare dove si può e dove non si può installare degli impianti, dice anche che bisogna definire come si raggiungono effettivamente e pienamente gli obiettivi di potenza installata. Mi si dirà che questo è contenuto nel PEAR, che è il corretto strumento pianificatorio, però è così solo in parte, perché i 328 megawatt di nuova potenza da FER assegnati alla Valle d'Aosta, che sono da raggiungere entro il 2030, sono una quota superiore a quella che viene prevista dal PEAR.
C'è un obiettivo nazionale da raggiungere, gli 80 gigawatt, a cui noi dobbiamo contribuire con quella quota da 328 megawatt, ma non c'è una programmazione articolata e puntuale per arrivarci e c'è il rischio che pienamente non ci arriveremo. Si pensa di recuperare con l'idroelettrico, lo dice la relazione e ne abbiamo parlato anche in Commissione. Si ipotizza di arrivare, attraverso l'idroelettrico, a una potenza nominale media di 29 megawatt, così come viene indicato anche nel PEAR, che potrebbe essere soggetta a un valore moltiplicativo pari a 5, raggiungendo così, con i soli impianti idroelettrici, 145 megawatt. Quello che rileviamo è che non c'è solo l'idroelettrico e noi crediamo che si dovrebbe fare uno sforzo aggiuntivo per realizzare un vero incremento del fotovoltaico, su cui ci sono potenzialità che devono essere prese più adeguatamente in considerazione, lo dimostra il fatto che per la promozione delle CER non c'è stata un'azione convinta e incisiva, come avevamo anche chiesto, con una robusta presa in carico da parte della Regione, cosa che ci avrebbe permesso a questo punto di essere più avanti.
Purtroppo ad oggi - lo sappiamo perché ci è stato confermato - non è nata, a meno che non sia successo negli ultimissimi tempi, nessuna CER pubblica costituita a tutti gli effetti e non si è svolta un'azione per coinvolgere altri soggetti, oltre ai Comuni e in parte alle imprese: mi riferisco, per esempio, al terzo settore o alle parrocchie. Da parte nostra, lo abbiamo detto tante volte, siamo convinti che un forte impulso alle CER potrebbe contribuire significativamente al raggiungimento di quegli obiettivi fissati dal decreto nazionale. Stando ai dati sull'incremento del fotovoltaico previsto dal PEAR, è infatti difficile capire come si potrà passare dall'attuale incremento di circa 6 megawatt annui ai 30 megawatt annui da qui al 2030, cioè nei prossimi cinque anni, per rispettare gli obiettivi. Un'osservazione, infine, va fatta sulla composizione del Tavolo tecnico in materia di aree idonee, che è previsto dall'articolo 13 del disegno di legge n. 197, tavolo al quale è affidato il compito di monitorare il raggiungimento degli obiettivi regionali, di analizzare l'evoluzione delle installazioni e l'impatto sul territorio e anche di proporre azioni migliorative o correttive. Il comma 2 dell'articolo 13 individua fra i componenti le strutture regionali competenti, che non sono meglio definite, un rappresentante del Celva e il COA, anche questo con un suo rappresentante. Non è prevista attualmente nella legge la presenza di esperti con professionalità specifiche, cioè figure con una formazione altrettanto specifica che, a nostro avviso, potrebbe essere importante per realizzare quell'azione propulsiva decisa di cui si avverte la necessità.
C'è un po' il rischio, secondo noi, che il Tavolo si limiti a registrare dati e a comporre la relazione annuale da inoltrare all'Assessore, cosa che giudichiamo come riduttiva rispetto a quelli che potrebbero invece essere i compiti e il ruolo di tale tavolo. A questo proposito, abbiamo depositato un ordine del giorno, che ha uno scopo costruttivo, al fine di riconoscere al tavolo tecnico, come dicevo, un ruolo più operativo e incisivo.
Credo anche, per ottimizzare i tempi, di poter anticipare il contenuto di quest'ordine del giorno, che poggia in particolare sull'articolo 13, che al comma 1 istituisce il cosiddetto "TAI". Questo articolo, ai commi 2 e 3, specifica che la Giunta regionale definisce la governance e la composizione del tavolo a cui partecipano componenti appartenenti alle strutture regionali aventi competenze in materia di individuazione delle aree e delle superfici idonee e non idonee all'installazione delle fonti energetiche rinnovabili, un rappresentante del Celva e il COA, con funzioni di supporto all'attuazione del disegno di legge. Noi riteniamo che, per il funzionamento e l'efficacia di questo organismo, riguardo alle finalità di cui al comma 1, lettere a), b), c) e d), con particolare riferimento alla lettera c), sia opportuno prevedere il coinvolgimento di esperti con professionalità tecniche specifiche nel campo delle FER, la cui azione, come dicevo, risulta importante per uno sviluppo delle fonti rinnovabili nella nostra regione, in particolare per quello che riguarda il fotovoltaico. Il Consiglio quindi con l'ordine del giorno impegna il Governo, nell'ambito della predisposizione della delibera di Giunta, a valutare l'inserimento nella composizione di questo tavolo della figura di un esperto di comprovata professionalità nel campo delle energie rinnovabili per gli scopi che ho illustrato.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Aggravi, ne ha facoltà.
Aggravi (RV) - Ci troviamo a discutere un provvedimento che, pur tecnicamente circoscritto, si colloca all'interno di un quadro strategico e normativo ben più ampio, lo hanno detto anche i colleghi che mi hanno preceduto: quello della transizione energetica e io insisto anche sul termine "industriale", nonché dell'attuazione degli obiettivi della cosiddetta "decarbonizzazione", stabiliti in sede comunitaria e nazionale. Questo disegno di legge, predisposto a seguito dell'adozione del decreto ministeriale sulle cosiddette "aree idonee" per gli impianti a fonti rinnovabili rappresenta un atto dovuto e necessario, c'è poco altro da aggiungere. Abbiamo anche avuto modo di approfondire in alcuni Consigli l'evoluzione del post presentazione ed emanazione del decreto, in particolare per alcune vicissitudini giudiziarie che ci sono state a seguito appunto dell'emanazione del decreto con riferimento ad alcune Regioni in particolare. Non possiamo che riconoscere con onestà e rigore il lavoro svolto dagli uffici, che hanno saputo strutturare un piano coerente con la normativa statale, rispettoso del piano energetico regionale e costruito con una metodologia partecipativa, che abbiamo avuto modo di vedere presentato nell'ambito dell'audizione dedicata in Commissione.
Il testo, nel suo insieme, individua con chiarezza appunto le superfici, le aree idonee della nostra Regione e quelle non idonee, introducendo anche principi utili in tema di semplificazione amministrativa e di governance; tuttavia, ciò che desta preoccupazione e che non possiamo non osservare è il contesto nel quale questo provvedimento prende forma, sto parlando, in particolare, del livello nazionale o, meglio, comunitario. Il cosiddetto decreto "Aree idonee", a monte di questo disegno di legge, nasce da un'impostazione, almeno a nostro avviso, centralistica e rigidamente pianificatoria, che assegna obiettivi di potenza vincolanti, in larga parte disancorati dalle effettive potenzialità territoriali, direi anche industriali o, meglio, di scelta industriale degli operatori, imponendo una logica top down, dall'alto al basso, che mal si concilia con l'autonomia speciale e con l'autonomia dei singoli operatori, con la stessa libertà di impresa e anche con i principi di proporzionalità e ragionevolezza. Oggettivamente la famosa tabella con gli obiettivi, ancora oggi non soltanto il nostro gruppo, non soltanto il sottoscritto, ma anche chi la subisce, non ha ancora ben capito fino in fondo come sia stata definita.
Sottolineerei inoltre il tema dell'impostazione centralistica e pianificatoria, perché comunque sia poi ci sono degli operatori privati, principalmente, e anche quelli parapubblici, che sono privati, che devono mettere in campo poi i megawatt. Non abbiamo un'economia pianificata, almeno per adesso, e mi auguro che resti così per la sua attuazione. Inoltre, l'approccio adottato dal legislatore statale, che di fatto poi è scaricato rispetto alla volontà del legislatore comunitario, non valorizza sufficientemente i meccanismi di mercato, né riconosce alle Regioni un margine adeguato per costruire modelli di sviluppo di fonti di energia rinnovabile più aderenti alla realtà locale, all'orografia e al tessuto economico e sociale. Con questo passaggio non vogliamo dire che bisogna contrastare la creazione di impianti, anzi, sappiamo che alcune Regioni hanno avuto i problemi di cui parlavo prima, in termini di tribunale amministrativo, in questo senso, ma anche dal punto di vista di una scelta pianificatoria che non ci sentiamo di condividere. Per queste ragioni, pur condividendo nel merito la struttura tecnica del disegno di legge e il lavoro fatto dalle strutture, vogliamo comunque ribadire un punto politico che, ripeto, ha ovviamente uno sguardo non tanto a livello regionale o nazionale, ma addirittura sovranazionale e comunitario. Non possiamo e non vogliamo essere meri esecutori di decisioni prese altrove, soprattutto quando queste rischiano di produrre effetti distorsivi, conflitti territoriali e anche un incremento dei costi indiretti per la collettività. Non mi appassiono certo a chi passa le sue giornate a commentare le cose sui social, ma chi ha sostanzialmente un po' deriso l'ordine del giorno che abbiamo presentato sugli oneri di sistema ieri - non sono forze politiche, né persone che sono in quest'aula - oggettivamente mi deve spiegare perché il nostro discorso non sta in piedi, soprattutto quando si parla di fonti di energia rinnovabile visto che una parte degli oneri di sistema serve proprio per pagare gli incentivi. Questo ce lo dovremmo ricordare tutti, perché siamo sempre convinti che i pasti siano gratis, invece si pagano fino in fondo.
Siamo favorevoli a una transizione energetica realistica, tecnologicamente neutrale, anche se oggettivamente parlare di una transizione energetica industriale neutrale è un ossimoro, perché comunque ha dei costi sia di natura economica, sia di natura sociale e soprattutto per noi fondata sulla libertà economica. Per questo motivo auspichiamo, almeno in prospettiva, perché l'attuazione del decreto "Aree idonee" di fatto è in atto e di fatto questo disegno di legge ne rappresenta, come ho già detto, i contenuti, i prossimi provvedimenti possano rappresentare più flessibilità nella gestione delle soglie di potenza assegnate, una valutazione critica costante degli effetti sul paesaggio, sul comparto agricolo e sull'equilibrio tra le fonti, in particolare, per quanto ci riguarda, l'idroelettrico, che al di là di tutto rappresenta, ancora e per lungo tempo, noi pensiamo, la colonna certa delle fonti di energia rinnovabile e soprattutto l'apertura a modelli contrattuali di partenariato che coinvolgano realmente i soggetti privati e le comunità locali.
Sicuramente le iniziative, come alcune comunità energetiche rinnovabili, o comunque le iniziative anche di enti del terzo settore - la collega che mi ha anticipato lo dice giustamente tutte le volte - sono importanti ma, ci tengo a sottolinearlo, quegli interventi non bastano: serve necessariamente un intervento degli operatori di mercato, sennò i megawatt non si riescono a concepire, e soprattutto gli impianti. È inutile che ce lo diciamo: tanti piccoli impianti non faranno mai la potenza di un impianto di medie e di grandi dimensioni. È inutile dircelo: ad oggi, finché non scegliamo altri tipi di fonti, per carità, ci sono anche, ma su una abbiamo detto... "altri" hanno detto due volte no, io sono a favore dell'utilizzo del nucleare di nuova generazione: sono impianti piccoli e producono molti megawatt, anzi, producono i gigawatt. È inutile, non possiamo arrivare a rendere sostenibile in prospettiva il sistema elettrico con tanti piccoli impianti, non è sostenibile. Questo non lo dice Aggravi e non lo dice la terribile lobby degli impianti, lo dicono i numeri e lo dice soprattutto la realtà.
In conclusione di questo breve intervento, dichiariamo, come abbiamo già fatto in Commissione, almeno dal punto di vista dichiarativo lo abbiamo fatto in II Commissione sul parere di compatibilità finanziaria, il nostro voto favorevole al disegno di legge, con uno spirito costruttivo e anche con un senso comunque di responsabilità, pur essendo critici sulla genesi del decreto "Aree idonee", sulle sue conseguenze e anche un po', perdonatemi se lo dico, ma di fatto è un po' il leitmotiv del mio intervento, anche sullo storytelling che si è fatto, ovvero non basta il decreto "Aree idonee" per raggiungere determinati obiettivi e non basta soprattutto scrivere in una tabella dei megawatt da qui al 2030 per risolvere tutti i nostri problemi, perché la programmazione che abbiamo fatto oggi e l'identificazione oggi di determinati obiettivi, se continuiamo ovviamente a evolvere e ad aumentare le possibilità e le necessità di consumo, dovranno essere giustamente aggiornate. Ci auguriamo che i prossimi provvedimenti, le prossime iniziative possano però realmente coinvolgere tutti gli operatori e possano soprattutto coinvolgere gli operatori di mercato, perché, è inutile dircelo, tutti noi possiamo impegnarci a realizzare dei piccoli impianti ma, senza dei grossi interventi, la transizione energetica non la raggiungeremo mai.
Presidente - La parola al consigliere Marquis.
Marquis (FI) - Il tema che è all'ordine del giorno, oggetto di discussione, è senz'altro importante, perché dallo sviluppo delle energie rinnovabili ci sono parecchie aspettative per poter contribuire alla decarbonizzazione e alla lotta ai cambiamenti climatici. Il testo che è stato predisposto, che oggi è in discussione, sostanzialmente discende da un approccio comunitario, che è stato interpretato dallo Stato attraverso la produzione del decreto legislativo 199/2021, e in ultimo dal decreto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica del 21 giugno 2024, che si prefigge di determinare le aree idonee. Il testo oggetto di discussione recepisce sostanzialmente e attua le indicazioni che vengono date a livello nazionale per cercare di mettere a terra le misure necessarie a garantire il perseguimento degli obiettivi nelle singole Regioni e, per quanto ci concerne, nella Regione Valle d'Aosta.
L'obiettivo che è stato affidato nel complesso alle Regioni italiane è quello di raggiungere al 2030 un incremento di 80 gigawatt di potenza installata in energie rinnovabili. Alla Valle d'Aosta viene assegnato in incremento di potenza installata di 328 megawatt al 2030. Occorre evidenziare che questo è un numero importante, anzi importantissimo, se lo riteniamo come somma di una miriade di interventi, che credo non possa essere perseguito. Questo lo dico perché è sufficiente raffrontare questo dato con gli obiettivi del PEAR 2030, che sono stati individuati dalla pianificazione regionale. Erano molto meno ambiziosi di questo nuovo obiettivo che è stato fissato a livello nazionale.
Occorre tener conto, inoltre, che ci troviamo in un contesto di particolare pregio ambientale e paesaggistico, quindi bisogna fare i conti con il contemperare l'esigenza, da una parte, di potenziare i megawatt installati di energia rinnovabile e, dall'altra, quella di salvaguardare l'ambiente e il paesaggio, che è una nostra preziosa risorsa sotto il profilo economico, che garantisce la valorizzazione sotto il profilo turistico.
Occorre tener conto del fatto che tra le energie rinnovabili scarso affidamento può essere dato all'eolico, perché è un contributo da 2 megawatt di potenza, quindi quasi nullo in rapporto ai 328 che devono essere raggiunti. Alcuni di questi, mi pare circa 29, dovrebbero essere perseguiti attraverso degli interventi di revamping sull'idroelettrico da qui al 2030, ma la quota parte più incidente e significativa viene affidata al fotovoltaico. Qui credo che ci vada anche un nuovo messaggio, perché non può essere solo l'ambito di applicazione del mercato privato a incentivare la realizzazione di impianti in Valle d'Aosta. Io mi auguro che la Compagnia valdostana delle acque guardi anche con attenzione al territorio valdostano, piuttosto che andare a cercare in giro per l'Italia di perseguire gli obiettivi delle altre Regioni.
Dal nostro punto di vista, quindi, credo sia importante che ci sia anche un approccio improntato al raggiungimento degli obiettivi regionali, con degli investimenti nella nostra Regione che portino a sviluppare la cultura dell'energia rinnovabile anche nel settore privato. Noi teniamo conto che CVA deve incentivare l'installazione di 700 megawatt da qui alla fine del piano industriale, tanto per dare un ordine di grandezza. L'obiettivo che si dà la Valle d'Aosta è la metà dell'incremento di potenza che dovrebbe avere CVA, quindi è un numero estremamente importante. È del tutto evidente che la norma in discussione ha l'obiettivo di cercare di semplificare, di rendere la vita un po' più semplice, per poter installare gli impianti e andare a individuare le procedure in funzione delle zone del territorio dove si potranno fare queste installazioni, quindi vengono definite tutta una serie di categorie sulle quali non stiamo a entrare nel merito nell'ambito di questa discussione.
Sicuramente, essendo questo un tema che è multidisciplinare, credo che sicuramente darà luogo a delle difficoltà interpretative, a delle difficoltà di ottenimento dei pareri e delle autorizzazioni che sono necessarie, perché l'approccio è molto tecnico. È un approccio che è stato portato avanti, credo, con molta attenzione da parte del tavolo tecnico che è stato costituito per presidiare questa materia. Ci sono delle persone e delle competenze di livello adeguato, però sappiamo che qui le difficoltà sono dietro l'angolo.
In definitiva, quindi, il testo che viene posto all'attenzione si pone l'obiettivo di qualificare le aree oggetto di intervento, cioè per poter favorire le autorizzazioni, ma dall'altra parte, sotto il profilo prettamente numerico, riteniamo che i numeri si sono lasciati scrivere, ovviamente, si è cercato di recepire le indicazioni da parte dello Stato di obiettivi da perseguire, però, dall'altra parte, diventa difficile capire come si possa realmente raggiungere questo obiettivo. Non si legge una politica industriale, sostanzialmente, dietro questo disegno di legge, perché è tutto affidato alla libera iniziativa privata, in un contesto in cui questa deve intanto acquisire la motivazione sotto il profilo culturale e poi non solo sotto il profilo culturale, ma anche acquisire la percezione che questi investimenti possano essere sostenibili sotto il profilo economico-finanziario, perché il privato ovviamente si muove e muove gli investimenti in funzione delle possibilità di rientro dei medesimi. È quindi una materia estremamente complessa, alla quale riteniamo vada correttamente prestata la giusta attenzione, perché ci sono delle grosse potenzialità ancora in Valle d'Aosta, da poter utilizzare, da valorizzare sotto il profilo dell'installazione di impianti, però crediamo anche che vada affiancata, alla definizione di un testo di legge come questo, anche una politica di investimenti che deve essere sostanzialmente favorita da parte della Pubblica Amministrazione, così come abbiamo detto ieri, nell'ambito della discussione del disegno di legge che il Governo ha bocciato riguardo alla riduzione dei costi dell'energia, che deve essere una politica integrata sotto questo profilo e che ogni parte, ogni componente che si approccia porta un contributo alla definizione complessiva della valorizzazione energetica. Se non cala il costo dell'energia, quindi è difficile perseguire questi obiettivi in modo libero, senza pianificazione da parte della Regione, da parte dell'Ente pubblico. Il cittadino deve percepire che ci siano le condizioni ottimali, perché diversamente noi continueremo a produrre delle iniziative legislative che però alla fine saranno slegate dalla realtà dei fatti, perché un conto è dire che i tetti della Valle d'Aosta possono ospitare 400 megawatt di impianti di fotovoltaico, un altro conto è che ci sia un cittadino che si realizzi l'impianto sul tetto.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Distort, ne ha facoltà.
Distort (LEGA VDA) - Apro questo intervento con una citazione. Potevo esimermi dal proporre citazioni in quella che è fondamentalmente l'ultima seduta del Consiglio regionale di questa legislatura? Assolutamente no. La citazione recita: "L'atto più coraggioso è ancora pensare con la propria testa e farlo ad alta voce". Questa è una citazione di Coco Chanel. Vi sembrerà strano che, dopo aver chiamato in causa Tommaso d'Aquino, Don Bosco, Aristotele e altre figure, io concluda con Coco Chanel, ricordando comunque che Gabrielle Chanel, in arte Coco, è stata una donna di grandissima levatura, è riuscita a rivoluzionare il concetto di femminilità e a imporsi come figura fondamentale del fashion design e della cultura popolare del ventesimo secolo, quindi sicuramente una donna che sapeva il fatto suo e quindi vale la pena citarla. Questa citazione ci ricorda che il pensiero autonomo e la sua espressione pubblica sono atti di coraggio, specialmente in un contesto in cui potrebbe esserci pressione a conformarsi al pensiero comune, al cosiddetto "mainstream". È quello che sto facendo, prendendo la parola per sostenere la mia visione nei confronti di un vero e proprio moloch: l'energia green del fotovoltaico.
Con questo disegno di legge si intende regolamentare la collocazione di tecnologie di produzione di energia da fonte rinnovabile e quindi, sotto questo punto di vista, assolutamente mi trovo d'accordo, anche dal punto di vista professionale. Chiaramente avere degli strumenti pianificatori che vanno a disciplinare la possibilità di utilizzare certe trasformazioni del suolo mi vede, da un punto di vista accademico, d'accordo. Come ho sempre detto: "est modus in rebus". Regolamentare in questo caso più che mai è una necessità rispetto chiaramente a collocazioni scriteriate di pannelli fotovoltaici o di pale eoliche sul territorio. Per questo, nulla quaestio, ma è il modo con il quale si regolamenta che può avere lacune, o addirittura che può condannare l'aspetto paesaggistico di certe aree. Portate pazienza, ma su questo aspetto, proprio il termine "paesaggistico", questo sguardo verso il territorio, che è di natura paesaggistica, io non smetterò di richiamare l'attenzione, mentre è comune pensiero tessere solo elogi al fotovoltaico, io mantengo una certa diffidenza. Lo faccio a nome del mio gruppo, ma assumendomi io la responsabilità di quello che sto dicendo.
Non condivido l'ottimismo a priori di una tecnologia che, tra l'altro, è a bassa efficienza energetica, perché rendiamoci conto, anche soltanto numericamente - è già stato detto dagli interventi che mi hanno preceduto riguardo al confronto con altre tecnologie - che il fotovoltaico ha bisogno di una superficie di circa 7 metri quadri per sviluppare 1 kilowatt picco. Non 1 kilowatt, ma 1 kilowatt picco, il che vuol dire il massimo della produzione energetica, quando ci sono le condizioni ottimali di esposizione sulle 24 ore. È già quindi una fonte energetica che funziona in maniera diminuita rispetto ad altre fonti energetiche, ad altre tecnologie. Questa è una prima e grande considerazione, una grande perplessità. È la madre delle perplessità, perché da questa discende il fatto che è necessario occupare tanta parte di superficie per avere un ritorno energetico di livello. Il pensiero che si possano autorizzare campi fotovoltaici quindi è qualcosa che in qualche modo ci mette in allarme. Non abbiamo una visione assolutamente integralista, però vogliamo avere una visione olistica del territorio, vogliamo renderci conto, e vogliamo farlo emergere in questo intervento, che il fotovoltaico è fondamentalmente energivoro di superficie. I campi fotovoltaici, quindi, comportano una sorta di invasione, di cui però non si può parlare, perché si infrange la retorica green, che però finirà per sottrarre terreni all'agricoltura e soprattutto finirà per compromettere, ribadisco, la risorsa paesaggistica di tanti territori. Approfittando della crisi dei redditi agricoli, i campi fotovoltaici sembrano incontrare il favore dell'Ente pubblico, degli imprenditori, con la scusa della transizione energetica, mentre invece si tratta, nella maggior parte dei casi, soltanto di interventi sostenuti da interessi speculativi. Questi impianti, nel migliore dei casi, così come contenuto in questo progetto di legge, andrebbero a occupare aree di degrado.
Devo riconoscere che in questa legge - le faccio anche certi complimenti, assessore Bertschy - si è messa in atto una sensibilità di attenzione nei confronti del territorio, andando a individuare tra le aree compatibili con l'installazione di questi elementi tecnologici aree qualitativamente di basso livello paesaggistico. Fondamentalmente le cosiddette "aree di degrado", cioè terreni per i quali la prospettiva di diventare produttivi per l'agricoltura, o semplicemente riqualificati a livello paesaggistico, comunque viene negata. Sì, è buono, è virtuoso il fatto di dire che utilizziamo questi terreni, che hanno un aspetto attualmente di degrado, però ragioniamo fino in fondo, portiamo fino in fondo questo ragionamento: a questo punto questi terreni vengono comunque condannati a essere dei terreni di un degrado di qualità leggermente superiore, nel senso che si diminuisce un po' il senso del degrado, perché probabilmente si collocheranno dei pannelli fotovoltaici con un po' più di ordine, ma pensare di trasformare questi territori, queste aree in aree riqualificate paesaggisticamente è tutt'altra cosa. Pensare di destinarli invece ad aree in qualche modo industriali, perché comunque si svolge un'attività di tipo produttivo di energia, non è la risposta corretta all'esigenza di valorizzazione del territorio, soprattutto in un territorio come il nostro, a vocazione turistica, dove l'aspetto paesaggistico è estremamente importante.
Pensare di rassegnarsi a condannare delle aree a non poter mai beneficiare di una riqualificazione paesaggistica per conto nostro è un po' una piccola sconfitta.
Tra l'altro, il cosiddetto "agrivoltaico", che presuppone anche, da un punto di vista tecnico, quasi l'ipotesi, per conto mio utopistica, di realizzare dei pannelli fotovoltaici a un'altezza da terra che consenta ancora l'attività agricola a raso, è un bluff anche questo, perché ovviamente, innalzando il posizionamento di pannelli rispetto alla situazione a raso del terreno, aumentiamo ancora di più l'impatto paesaggistico di queste strutture. È quindi un impatto paesaggistico, un consumo di suolo che finirà per penalizzare altre attività umane.
La sostenibilità ambientale - l'abbiamo già detto altre volte e lo ripeto in questa circostanza - non è l'unico tipo di sostenibilità di un territorio. Prima ancora c'è la sostenibilità paesaggistica, perché un territorio come il nostro, lo ribadisco, con principale vocazione turistica, richiede una priorità e questa priorità è verso il paesaggio, poi viene l'ambiente. L'ambiente è qualcosa che va assolutamente valorizzato, gestito, protetto, difeso, ma con le modalità corrette, con l'impiego di tecnologie adeguate e soprattutto con un'attenzione paesaggistica che deve essere, ripeto, fondamentale.
Ricordiamoci oltretutto che il fotovoltaico... sto un po' descrivendo i limiti del fotovoltaico, ma è fondamentale, in linea a questa visione di aver il coraggio di poter esprimere il proprio pensiero in qualcosa che è considerato una sorta di dato indiscutibile: è green, quindi è positivo. Continuo quindi con questa mia riflessione, insieme a voi, sul fatto che invece il fotovoltaico ha dei grossi grossi limiti. Oltretutto, proprio questa voracità di superficie a cui ho accennato, è talmente evidente che la tecnologia sul fotovoltaico si sta sviluppando proprio sulla dimensione delle celle. Si sta lavorando su celle che possano avere la stessa efficienza di celle di superficie molto più grande. Cosa succede quindi? L'evoluzione del fotovoltaico porterà a un miglioramento dell'efficienza in termini di superficie, quindi sicuramente quei 7 metri quadri necessari per 1 kilowatt picco si ridurranno e potranno arrivare addirittura, secondo alcuni studi che sono in atto, quasi a un centesimo di dimensione, in quel momento può essere qualcosa di interessante.
C'è un altro elemento che è estremamente importante: è una visione politica di gestione del territorio che quindi il governo del territorio, il Governo regionale, deve per forza prendere in considerazione. Il fotovoltaico è tutta tecnologia di importazione, non c'è nulla che noi abbiamo a chilometro zero, se non il terreno che mettiamo a disposizione. Questo ci fa riflettere sul fatto che la Valle d'Aosta, ormai dà più di un secolo, sfrutta l'energia idroelettrica perché è sul posto, perché quella è la vera risposta ecosostenibile, non solo dal punto di vista della fonte riproducibile, ma sotto il punto di vista del chilometro zero. Quello è estremamente importante. In Commissione avevamo accennato anche al concetto delle risorse forestali, di pensare al termoelettrico come soluzione di chilometro zero su fonte rinnovabile, ma è altra cosa, mi è stato detto, quindi non è argomento di questo disegno di legge. Questa, però, è la visione che deve avere un governo del territorio. Alla luce di questa considerazione, quindi, ribadisco che la collocazione principale, naturale, fisiologica, dei pannelli fotovoltaici rimane la collocazione in copertura degli edifici, civili o industriali che siano; della copertura delle aree di parcheggio, aree che sono già state utilizzate sotto il profilo del consumo di suolo e poi secondo un progetto... sì, lei mi fa segno che è contenuto, benissimo, questo mi conforta, lo ribadisco e rafforzo questa posizione.
Poi c'è anche un altro elemento ed è la progettazione, perché, perdonatemi, qui è un ulteriore elemento di deformazione professionale, ma non basta mettere una determinata quantità di pannelli fotovoltaici su una copertura, bisogna progettarla, bisogna integrarla e la soluzione deve essere pensata pro ago, progettazione, quindi precedente alla messa in atto. Deve essere pensata anche in termini estetici, perché ritorno a dire che l'estetica fa parte della cura e della valorizzazione del paesaggio. Non è qualcosa di "fru fru", che si fa quando proprio non si sa più cosa fare, allora parliamo anche di estetica, no, non è così, deve essere prioritaria. Se non fosse per questo, noi architetti potremmo starcene a casa. È estremamente fondamentale che sia pensato, quindi che ci siano regolamenti di attuazione che vadano a disciplinare la modalità con cui vanno progettati. Bisogna pensare a una collocazione integrata con un design, con rapporti tra volumi, rapporti anche tra materiali. L'inserimento a tetto deve essere pensato e studiato all'interno di un disegno del tetto, intendendo anche in termini di finiture. L'alternanza, eventualmente, tra una finitura in lose e una finitura fotovoltaica deve essere oggetto di un progetto, questo è estremamente importante ed è per questo che la frase che io recito più volte: "est modus in rebus" fa la differenza, perché può esserci una legge che rimane comunque, giustamente, come è nella natura di una legge, generica, poi è importante che ci siano - e lo auspichiamo - dei buoni regolamenti di attuazione, che sappiano fare in modo che questa legge si attui e inneschi meccanismi virtuosi, perché in ballo c'è il nostro territorio e, quando ci siamo giocati il territorio, non abbiamo più granché da giocarci. Il fotovoltaico non è semplicemente una dotazione tecnologica green e, come tale, adottabile con la priorità assoluta su tutto, superando qualunque esame di compatibilità, ma deve a tutti gli effetti essere considerato un elemento architettonico. Non mi sto commuovendo... vedete l'acqua? Questo è già un segnale che crediamo forse più nell'idroelettrico che nel fotovoltaico, l'acqua alla fine risolve i problemi in maniera inequivocabile. Non basta definire delle aree nelle quali è ammesso e altre no, occorre promuovere una capacità progettuale di inserimento del fotovoltaico nel linguaggio architettonico dei fabbricati e nelle progettazioni di paesaggio. All'ambientalismo, come abbiamo detto in tante altre situazioni, noi preferiamo l'ambiente come luogo di incontro tra la società umana e la natura attraverso un progetto di qualità. Il risultato di questi elementi che colloquiano, società umana, natura, progetto qualitativamente alto, arriva a un prodotto finale, che è il paesaggio. Questa è la nostra visione, questa è la sola visione che riteniamo e riconosciamo sostenibile.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Lucianaz, ne ha facoltà.
Lucianaz (GM) - Ho fatto bene ad attendere per ultimo, in discussione generale, il mio intervento, perché ho avuto modo di sentire i miei colleghi e trovo che siano stati quattro interventi interessanti. Ho particolarmente apprezzato il collega Distort, che oggi ho trovato decisamente più sensibile all'ambiente della collega Minelli. A fine legislatura abbiamo tranquillamente maturato una sensibilità ambientale che l'afflato fotovoltaico della collega Minelli cancella. Qui c'è chi si fa di coca e chi si fa di foto. Anche il collega Marquis ha fatto un interessante passaggio sulla CVA, che è sicuramente da prendere in considerazione, come il collega Aggravi ha parlato dello spirito autonomista, che è totalmente assente anche in questa norma di legge.
Parto da qui, perché la genesi di questo disegno di legge è l'attuazione della direttiva UE 2018/2001 e, ancora una volta, è la von der Leyen che ci dice che cosa dobbiamo fare sul nostro terreno, sulla nostra amatissima Regione. Abbiamo anche noi la nostra parte di contributo da dare allo sviluppo del fotovoltaico, è stato recepito dal decreto legislativo del 2021, quindi la nostra "autonomissima" Regione Valle d'Aosta si deve adeguare appunto con questo disegno di legge che oggi voteremo, che, a mio avviso, è una delle poche cose valide che posso dire di questo disegno, cioè che si è fatto qualcosa. Si è fatto qualcosa, però naturalmente con mille paletti, cioè la Regione individua - lo dice l'articolo 3 - superfici e aree idonee per l'installazione di impianti. Individua aree idonee e non idonee e quello che mi preoccupa individua anche superfici, che, se non sono state indicate, sono libere di essere utilizzate. Io non riesco a capire quali siano queste superfici: tutte quelle che non sono state indicate, mi pare, e, andando per esclusione, la cosa mi preoccupa parecchio.
Occupiamoci di agrivoltaico. L'assessore Bertschy saprà meglio di me della sentenza del TAR Lazio del 13 maggio 2025. Il TAR Lazio ha emesso diverse sentenze: una annulla il decreto "Aree idonee" a cui si rifà appunto questo disegno di legge: quello del 2024, perché ha sollevato dubbi di costituzionalità sul decreto "Agricoltura" e rimette le questioni al vaglio della Corte costituzionale. Nei mesi prossimi quindi ci saranno sicuramente dei sovvertimenti in questo decreto, a cui noi con questo disegno di legge facciamo riferimento. Il TAR Lazio nel maggio 2025 ha anche evidenziato che il contrasto del decreto "Aree idonee" e il decreto "Agricoltura" con i principi comunitari che perseguono l'obiettivo di incrementare la produzione di energia rinnovabile, quindi, attenzione, autonomisti seduti sui banchi del Governo: è censurato l'eccessivo potere regolatorio conferito alle Regioni, l'assenza di principi fondamentali per guidare le Regioni e la mancanza di misure di salvaguardia per i progetti in corso. Esattamente come sta funzionando sulla diffusione selvaggia di impianti di telecomunicazioni, abbiamo lo stesso criterio, pari pari, che, se non passa per le vie politiche, passa per le vie amministrative o giudiziarie, ma qui si deve sconvolgere il territorio. A vantaggio di cosa? A vantaggio naturalmente della tecnologia, della digitalizzazione e del Green Deal, per cui ci chiederanno infatti 80 gigawatt di produzione in più. Questo è sconvolgente. La Valle d'Aosta darà il suo contributo, però io ricordo che in quest'aula, non più di tre anni fa, avevo membri della maggioranza che sostenevano convintamente che ragioni di ecosostenibilità e di resilienza ci inducevano a parlare di riduzione dei consumi. Qua in tre anni avete fatto il gioco dell'oca, perché siete tornati a parlare di incremento dei consumi. Per alimentare cosa? Naturalmente ci saranno i mega-server, ci saranno le centrali che devono gestire l'intelligenza artificiale, tutte cose indispensabili per il futuro della nostra Valle, figurarsi... Quello che ne patirà sarà naturalmente il territorio, perché, se noi dobbiamo avere condizioni omogenee in tutta Italia, che sia la Pianura padana o che siano le nostre valli strette, dove facciamo fatica a far passare una strada poderale o un treno, figurarsi cosa riusciremo a creare di sconvolgente con i campi fotovoltaici. Tra le varie zone individuate, e sono tantissime, vi ricordo che ci sono anche quelle dei territori comunali costituiti da agglomerati di interesse storico, certamente, ma abbiamo anche aree adiacenti alla rete autostradale, a una distanza non superiore a 300 metri, quindi a 300 metri dalle autostrade potremo vedere queste enormi distese di fotovoltaico e così pure le aree agricole, racchiuse in un perimetro in cui i punti distino non più di 500 metri da zone destinate all'industria, all'artigianato e al commercio, quindi anche qua quelle poche aree verdi che avremo potranno essere utilizzate. Non parliamo poi dei siti e degli impianti delle Ferrovie dello Stato, le competenze del servizio idrico integrato regionale - qualcuno mi deve poi spiegare che cos'è quel perimetro del servizio idrico integrato regionale -, la disponibilità della gestione aeroportuale all'interno anche degli aeroporti, i sedimi aeroportuali... potremo avere queste distese. Chi controllerà tutto questo? Naturalmente sarà una struttura del Governo regionale, ci mancherebbe, e questo è un altro punto critico, che non posso assolutamente accettare, perché abbiamo anche qui, come in tante altre occasioni, un sistema di governance strutturato su diversi livelli che garantirà il necessario coordinamento tra tutti gli Assessorati e gli Enti locali. Siamo sempre lì e continuiamo a girare su queste strutture. Chi ci rimette sarà il territorio valdostano, però è fotovoltaico, collega Minelli, e, se è fotovoltaico, allora dobbiamo permettere tutto; non la faccio più lunga. Della sentenza del TAR vi ho parlato. Sarà un problema, perché il MASE avrà due mesi di tempo, quindi stiamo già sforando i tempi, visto che era maggio 2025, per modificare il testo e poi avremo anche la Consulta, che dovrà esprimersi. Mi fermo sull'idro, perché sia all'articolo 14 che all'articolo 9, comma 2, nonostante io avessi fatto una domanda in Commissione, continuo a non capire bene come... naturalmente è una delibera della Giunta, ci mancherebbe, ma come vuole procedere, perché si parla di autorizzazione unica per gli impianti idroelettrici stante la peculiarità di tali tipi di impianti per i quali occorre tenere adeguatamente in considerazione l'iter di rilascio dalla subconcessione. Tutto questo poteva essere forse analizzato meglio in Commissione. Ho ripreso l'Assessore e non è stato assolutamente contento, però l'iter di questo disegno di legge non mi è piaciuto. Ci siamo trovati in Commissione un disegno di legge che sì, devo ringraziare la dottoressa Cappellari, ce l'ha spiegato come meglio ha potuto, anche la relazione cerca di essere abbastanza esauriente, però le difficoltà per chi non è del mestiere sono tante, ci sono tanti tecnicismi. Avremo sicuramente avuto piacere e modo di approfondire meglio questo tema. L'ho detto in Commissione, lo ripeto: non è così che si può affrontare un tema che andrà a sconvolgere il Fondovalle della Valle d'Aosta. Il mio giudizio, quindi, è sicuramente negativo.
Presidente - La parola alla consigliera Minelli, secondo intervento.
Minelli (PCP) - Ho ascoltato con interesse gli interventi che si sono susseguiti e che, a mio avviso, hanno portato anche un beneficio al dibattito su questo disegno di legge. Ci tengo a fare alcune considerazioni ulteriori. Innanzitutto, dal mio punto di vista, anche una transizione energetica ridotta dal punto di vista della portata su un'economia di scala mondiale ha comunque una sua importanza. La transizione energetica si fa anche a partire dai piccoli numeri, dalle piccole realtà, dai piccoli impianti e crediamo che anche una situazione come quella della Valle d'Aosta possa avere un ruolo, possa essere un apporto, magari anche minimo, a un obiettivo generale.
Crediamo anche che l'obiettivo che è stato previsto dal decreto "Aree idonee", l'ho detto nel primo intervento, pur sfidante, decisamente sfidante, non debba essere pensato al ribasso, al contrario io credo che occorra impegnarsi con grande determinazione e volontà per poterlo raggiungere, altrimenti finiamo per infilarci in quel meccanismo secondo cui noi siamo una goccia nel mare, quindi a che cosa serve impegnarsi tanto, anche impiegare delle risorse, del tempo, delle energie se poi i risultati non sono quelli che sono auspicati? Condivido una delle affermazioni che ha fatto il consigliere Marquis, che riguarda l'impegno che una società come CVA dovrebbe mettere per implementare la transizione energetica locale, lo abbiamo detto tante volte.
Ricordo anche che, nel momento in cui ne abbiamo parlato in Commissione, rispetto alla possibilità di avere uno sviluppo del fotovoltaico attraverso la società, ci è stato detto che non è sufficientemente redditizio e abbiamo capito che si ragiona quasi esclusivamente in termini di redditività, e non di obiettivi di altro tipo. Io credo che le cose non stiano esattamente così o almeno, secondo me, non dovrebbero essere così.
Per quello che riguarda il collega Lucianaz, la rassicuro, collega Lucianaz, non c'è nessun problema, non c'è nessun divario tra ambientalismo e promozione del fotovoltaico. La invito a leggere uno studio del febbraio 2025, prodotto dal WWF, in cui vengono elencati e certificati, attraverso prove sperimentali, i benefici dell'energia prodotta dal fotovoltaico, che è essenziale ovviamente per la transizione energetica, ma che porta benefici a piante, insetti e suolo. È uno studio che si intitola: "Un'energia che fa bene alla natura. I benefici del fotovoltaico per la biodiversità". È un report che è stato curato da Valerio Renzoni, che è un entomologo ed è il Coordinatore della community Clima ed energia WWF Young. Contiene diverse prove, come dicevo, di come il fotovoltaico possa contribuire a una produzione di energia compatibile con la salvaguardia della natura. Ci sono delle interessanti spiegazioni sul fatto che le strutture dei moduli fotovoltaici, andando a modificare dei parametri come l'umidità, la temperatura, le stesse precipitazioni, possano generare dei microclimi che sono favorevoli, per esempio, allo sviluppo delle piante autoctone.
Un'altra osservazione che viene fatta, un'altra prova, più che osservazione, è come il fotovoltaico e la produzione appunto di questa energia si ripercuotano positivamente sugli insetti impollinatori, che, come sappiamo, hanno una funzione essenziale nella salvaguardia della biodiversità. È importante perché, in un momento in cui il 10% dei lepidotteri è a rischio estinzione, avere qualche tecnologia, in questo caso, che contrasti questa estinzione è sicuramente importante. Nello studio viene poi riportata tutta una serie di prove che dimostrano come ci sia un beneficio anche per quello che riguarda il suolo, i piccoli vertebrati e via di questo passo. La rassicuro quindi non c'è nessuna incongruenza tra l'essere a favore del fotovoltaico e avere una formazione, una cultura, o comunque volere una promozione dell'ambientalismo e di quello che ci ruota attorno.
Approfitto di avere la parola anche per dire che noi voteremo questo disegno di legge, consapevoli del fatto che sia urgente definire le aree idonee e non idonee sul nostro territorio e occorre farlo sulla base della conoscenza diretta che si ha del luogo in cui si vive, in cui ci sono le attività economiche, allo scopo di tutelarne meglio le caratteristiche, che è quello che è stato fatto dalle strutture che si sono occupate di stendere questo disegno di legge. Direi anche che si vota con quello stesso senso di responsabilità che riguarda questo tema che è stato evocato e che sappiamo animare anche altri gruppi.
Sospendo brevemente il Consiglio per arieggiare i locali, inoltre, è convocata adesso, nella sala Lussu, una Conferenza dei Capigruppo per organizzare i lavori.
Si dà atto che la seduta è sospesa dalle ore 17:20 alle ore 17:45.
Bertin (Presidente) - Riprendiamo i lavori. Colgo l'occasione per informare che la Conferenza dei Capigruppo ha stabilito che il Consiglio di oggi proseguirà sino alle 9:00 senza interruzione e che verrà poi aggiornato alla giornata di domani. La decisione è stata presa a larga maggioranza. Altri interventi in discussione generale? La parola al consigliere Cretier.
Cretier (FP-PD) - Non vedo il collega Lucianaz, che ha chiesto l'intervento di un autonomista. Io penso di intervenire a nome del gruppo e non posso dargli questa soddisfazione, ma comunque ogni tanto anch'io mi sento autonomista. Era solo per spiegare. Una breve dichiarazione sul disegno di legge n. 197, che discende da una direttiva europea e passa attraverso un decreto legislativo del 2021, coerente con gli obiettivi a contrasto dei cambiamenti climatici attraverso l'installazione di impianti da fonti rinnovabili, con un significativo incremento della capacità installata come ambizioso e sostenibile risultato, ma anche intervenendo su aree idonee e non secondario anche il fatto di aumentare la produzione in aree ormai antropizzate, senza incidere sul consumo di suolo ma sfruttando superfici interessanti e tutelando il patrimonio culturale opportuno per definire le zone idonee, evidenziando il patrimonio storico e soprattutto paesaggistico-ambientale. Infrastrutture quindi, come detto prima, esistenti: da un lato, cantieri di vario tipo, discariche, cave, e anche discariche in disuso e aree abbandonate o aree di pertinenza. La procedura e l'iter passano attraverso un'autorizzazione unica in capo alla Regione, che permette una seria semplificazione, come già avviene per altri iter. Nell'insieme si tratta di un disegno di legge opportuno per definire le zone idonee e l'aumento della produzione da fonti rinnovabili. I tempi di applicazione si sono allungati a causa di una certa incertezza normativa derivante anche dai ricorsi mossi in autunno 2024. Le conseguenti proroghe hanno però reso possibili maggiori approfondimenti vista la complessità e l'articolazione della materia, una norma a cui potranno attingere e beneficiare delle provvidenze sia i cittadini che eventualmente gli Enti locali. La tecnologia oggi ci permette di sfruttare aree pertinenziali come parcheggi: è evidente nella tecnologia, non applicata al suolo ma, per esempio, sulle coperture, come spesso cominciamo a vedere in giro anche nella nostra Valle. Ringrazio intanto l'assessore Bertschy, la dottoressa Cappellari e la dottoressa Brunet per l'importante dossier che ci hanno consegnato per la comprensione anche della tematica. Saranno dei graduali passaggi per incrementare la capacità installata nei prossimi anni. Da un obbligo si procede definendo dei vincoli attraverso un obiettivo finale e, come mezzo, il disegno di legge n. 197, che va in approvazione oggi.
Presidente - Altri? Non ci sono altre richieste, chiudo la discussione generale. La discussione generale è chiusa. Ha chiesto la parola l'assessore Carrel, ne ha facoltà.
Carrel (PA) - Solo per andare a portare un attimo il mio contributo in quanto con le strutture del collega Bertschy è un disegno di legge su cui abbiamo lavorato da diverso tempo. Colgo l'occasione per ringraziare il collega e le strutture del Dipartimento per l'attenzione che hanno voluto mostrare al settore agricolo. Ringrazio anche il Dipartimento agricoltura e tutti i suoi dirigenti per avere portato appunto al tavolo di confronto diversi dati, che sono, secondo me, risultati molto importanti per le decisioni che prendiamo all'interno di questo disegno di legge. Non credo sia un disegno di legge che è meramente un recepimento delle direttive europee e nazionali. Sicuramente abbiamo degli obblighi e degli obiettivi che dobbiamo raggiungere, questi ovviamente vanno raggiunti con il nostro territorio e con il potenziale del nostro territorio, ma dall'altra parte vi è un chiaro principio di andare a tutelare le nostre aree agricole, tant'è che ricadono nell'articolo 7, tant'è che vi è l'articolo 10, che tutela le imprese agricole e i territori che oggi vengono gestiti da imprese agricole.
Credo che questo sia il concetto più importante, che, grazie alla collaborazione tra i due Dipartimenti, siamo riusciti a inserire all'interno di questo disegno di legge e che mi preme rimarcare, perché sono d'accordo in parte su quanto ha detto il collega Distort, abbiamo sicuramente degli obblighi, abbiamo sicuramente degli obiettivi da perseguire, ma abbiamo anche un territorio da tutelare, abbiamo un paesaggio, siamo sicuramente una realtà turistica e non dimentichiamoci che questo paesaggio viene mantenuto anche da degli agricoltori e degli allevatori che lavorano questa terra. Il primo nostro contributo quindi è stato appunto quello di portare al tavolo di confronto che ha poi redatto questo disegno di legge tutta una serie di dati dell'utilizzo dei fondi in Valle d'Aosta, del come utilizziamo i nostri prati, i nostri pascoli, del come vogliamo continuare a utilizzarli, perché è vero che l'agrivoltaico è una risorsa, ma è altrettanto vero che l'agrivoltaico porta via del terreno, porta via del territorio che è utile ai nostri allevatori per continuare la loro attività. Ringrazio quindi veramente per la disponibilità l'assessore Bertschy, perché ha voluto, all'interno di questo disegno di legge, dare delle priorità, dare dei punti di partenza dai quali dobbiamo partire per raggiungere questi obiettivi, permettendo al settore agricolo di essere attualmente esonerato o comunque essere un settore che va tutelato. La massima attenzione che quindi viene messa all'interno di questo disegno di legge al settore zootecnico e al settore agricolo valdostano credo che vada messa in evidenza. Questo è il risultato di un confronto che è stato sicuramente proficuo, quindi respingo di base le provocazioni, che comprendo e posso anche recepire come corrette dal punto di vista politico, ma non è vero che abbiamo recepito esclusivamente quanto ci dice il decreto ministeriale: abbiamo recepito gli obiettivi del decreto ministeriale, ma abbiamo attuato con autonomia e con una base di confronto solida e importante le prospettive e il come vogliamo sviluppare il nostro territorio.
Presidente - Ha chiesto la parola l'assessore Bertschy, ne ha facoltà.
Bertschy (UV) - Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, si rischia su questi provvedimenti di ridurli a disegni di legge tecnici quando, al contrario, c'è molto di politico all'interno di queste leggi e di tutto quello che possono esprimere. Ringrazio anche, se ho capito bene, chi non la sosterrà, perché magari riusciremo ad avere un po' più di evidenza, perché quello che si può percepire è che le leggi approvate all'unanimità non interessano troppo chi comunica o chi deve comunicare. Fa notizia quello che fa polemica, fa un po' meno notizia quello che invece può arrivare alle imprese, com'è successo ieri, o per altri versi può creare la giusta informazione per chi crea sviluppo sulla Comunità, anche questo è un tema da analizzare per il futuro. Noi cercheremo di informare comunque attraverso i nostri canali quello che è stato approvato, di modo che possa essere di beneficio per il territorio. La prima risposta da autonomisti a quello che è stato un po'... ma, ripeto, credo che il dibattito serva proprio per confrontarci, è la legge. Senza una legge oggi rimarrebbe in vigore quello che lo Stato ha disciplinato e varrebbe anche qui in Valle d'Aosta. Avere quindi una legge vuol dire poter esprimere una visione che avviene dopo un lungo confronto politico e tecnico, perché, per arrivare a questa legge, abbiamo costituito una cabina di regia e ringrazio l'assessore Carrel e l'assessore Sapinet, l'assessore Sapinet attraverso i suoi due Dipartimenti, quello coordinato dall'ingegner Rocco e quello coordinato da Franzoso e il Dipartimento Agricoltura appunto, perché, da un lato, abbiamo cercato di trovare un punto di sintesi in Valle d'Aosta per cercare di applicare un obiettivo estremamente sfidante, e ne parleremo e, dall'altro, abbiamo dato alla parte tecnica le giuste attenzioni. Tutto questo l'abbiamo fatto attraverso un confronto costante con la parte politica, rappresentata dagli Enti locali, e la parte tecnica, sempre espressa dagli Enti locali, perché poi noi possiamo governare la visione di sviluppo e di applicazione di certi obiettivi, ma poi sul territorio ci sono gli Enti locali e ci sono gli Amministratori comunali, ci sono i Sindaci, ci sono le loro strutture ed è con loro che possiamo confrontarci. Non è quindi una legge che ha valore tecnico, ma una legge che ha valore politico. Valore politico perché? Perché abbiamo esattamente cercato di non farci sfuggire la possibilità di lavorare a un obiettivo che, fino a quando saremo in Europa, dovremo comunque cercare di rispettare, che sono gli obiettivi che ci vengono dati, ma di non farci nemmeno sfuggire la possibilità di farlo in termini politici sul nostro territorio. Lo abbiamo fatto. Io mi sono ritrovato nell'intervento del collega Distort per una buona parte, perché noi abbiamo cercato proprio di non sprecare nuovo suolo e di cercare di utilizzare tutto quello che si può utilizzare oggi per creare le condizioni perché un obiettivo così sfidante possa non andare a peggiorare la situazione paesaggistica in Valle d'Aosta, perché, quando parliamo di impianti a fune, che rappresentano una piccolissima percentuale del consumo di territorio, sembra che tutto viene stravolto e distrutto, poi, quando parliamo di energia fotovoltaica, tutto questo viene meno.
Sono ancora uno di quelli che amano vedere i tetti in lose, ama vedere i borghi dall'alto con una certa tipologia. Non so se sarò così contento di vedere un domani così tanti pannelli fotovoltaici sui nostri tetti, ma è una scelta, una scelta obbligata, per cercare di evitare invece di vederli nei nostri prati a consumare il suolo e forse anche a dare sviluppo al business, che comunque non dobbiamo dimenticarci che c'è dietro a tutte queste politiche, perché sicuramente le associazioni ambientaliste vedono la visione giusta nell'utilizzo delle energie rinnovabili, bisogna fare anche attenzione che però tutto questo non si sposi con un consumo esasperato del territorio e, soprattutto, con un utilizzo di denaro pubblico per fare investimenti che poi vanno verificati in termini di vera redditività. È stato questo anche l'oggetto del confronto di un convegno di quindici giorni fa in Valle d'Aosta, organizzato da CVA. Sia con l'assessore Carrel che con l'assessore Sapinet si è cercato di fare, sia con i Sindaci, esattamente quello che abbiamo cercato di esporre con questa legge, in un ambito di discussione politica che a livello regionale mi ha visto negli ultimi due anni in una condizione molto particolare rispetto agli interventi della collega Minelli, che ha da sempre un po' rappresentato una certa lentezza da parte della nostra Regione. Addirittura a un certo punto sembravamo l'unica Regione che non avrebbe usato i soldi del PNRR per le Comunità energetiche, lo dico come critiche che sono state fatte in termini politici, come una Regione che non stava pianificando, come una Regione che non credeva allo sviluppo delle energie rinnovabili. Ebbene, sono dati pubblici: quello che l'anno scorso si diceva, non arriveremo in tempo per usare i soldi del PNRR per le Comunità energetiche, i 2 miliardi, a fine gennaio ? dati dei due decreti ? in Italia sono stati usati 25 milioni, 25.294.134 euro, che è l'11% del budget totale assegnato dal PNRR allo sviluppo di Comunità energetiche, gli enti pubblici hanno usato il 6% di quegli 11 milioni.
Probabilmente quindi in Valle d'Aosta saremo forse stati lenti, ma non più lenti di altri territori, anzi, siamo al trentaquattresimo posto dei soldi assegnati fino ad oggi, probabilmente siamo stati anche un po' prudenti, perché nessuno di noi, per inseguire una visione solo ideologica, ha intenzione di creare dei problemi ai nostri enti pubblici, ai nostri amministratori e al nostro territorio. Le cose prima si studiano, se si possono usare le risorse pubbliche, si utilizzano e poi si fanno; non si fanno tanto per farle ed è questo l'atteggiamento che abbiamo avuto dall'inizio di questo confronto politico. Siamo stati tacciati per quelli che frenavano lo sviluppo delle Comunità energetiche, l'ha detto ancora questo pomeriggio, esattamente non è così. Gli amministratori che rivengono alla sua forza politica in questi giorni ci hanno detto: "dateci la deroga sulla possibilità di finanziare gli studi per gli Enti locali, perché stiamo arrivando, ma è estremamente complesso, parlo del Comune di Aosta e della Comunità montana Mont Emilius e abbiamo bisogno di ancora un po' di tempo, perché è difficile mettere in piedi una comunità energetica con partecipazione pubblica". Prima, secondo me, di dar tutto per scontato, semplificare tutto, solo perché il dibattito politico deve creare le condizioni per dire che qualcuno è più bravo, qualcuno è meno bravo, credo sia opportuno dare il giusto valore alle strutture tecniche che si adoperano per cercare di dare queste risposte a tutti noi. Ripeto: questi valori li dico oggi, che siamo a luglio, quando l'anno scorso mi si diceva che a marzo noi saremmo stati gli unici a non utilizzare i soldi del PNRR, probabilmente questi soldi non li utilizzeranno neanche altri enti pubblici e i dati sono quelli che sono qua a rappresentare. Nel frattempo però abbiamo continuato a fare tante azioni, messo in campo tante strategie e messo in campo delle risorse: 7 milioni e mezzo per l'efficientamento del patrimonio pubblico, ci sono circa 21 milioni di mutui erogati, 21 milioni nei tre anni, per efficientare le nostre abitazioni al tasso dell'1% o dello 0% quando si sostituisce la fonte fossile, ultimamente i 4 milioni per le imprese. Più tardi l'assessore Grosjacques presenterà un ulteriore disegno di legge che andrà a favorire gli investimenti nell'efficientamento energetico, nella produzione di nuove energie, i soldi per le CER, i soldi per gli studi, soldi che andranno a beneficio degli enti che crederanno in questo sviluppo. Si poteva far di più? Chi lo sa. Noi riteniamo di aver fatto tutto quanto era possibile fare in un arco di tempo in cui bisogna comunque dare risposte a questo, come a mille altre cose. Questo in una Regione che non si deve dimenticare che, se potesse utilizzare completamente la sua energia idroelettrica, farebbe ben a meno di fare alcuni investimenti. Ricordiamoci che nel 2023 abbiamo prodotto 3.100 gigawattora e abbiamo consumato un terzo di tutto questo attraverso nessun tipo di trasferimento tecnologico da altre Nazioni, utilizzando le nostre acque e cercando di regolamentarle al meglio, producendo quello che si fa da secoli in Valle d'Aosta. Non è possibile in questo momento ragionare in questi termini. Lo Stato, dopo aver visto assegnato dall'Europa, ci ha assegnato un obiettivo molto sfidante, che sono i 328 megawatt da qui al 2030, che vanno di molto a implementare i 187, o qualcosa del genere... sì, 187, che invece noi avevamo definito nel piano energetico e che nel dibattito di approvazione tanti avevano detto: "sono già troppi, sono già troppi".
Nel disegno di legge abbiamo immaginato che produrre con l'idroelettrico in Valle d'Aosta come in altri territori, è molto più efficiente e va valorizzato in maniera diversa, che non produrre con energie che hanno un limite di produzione molto limitato nel tempo e legato sia alle nostre condizioni come territorio, sia all'esposizione di questi pannelli. Non ci abbiamo però rinunciato, abbiamo provato comunque a dare il nostro contributo e proveremo a dare il nostro contributo perché tutto questo possa avvenire, ripeto, cercando di utilizzare al meglio il suolo, di utilizzare al meglio quello che già abbiamo, sul quale abbiamo investito, tutto quello che è già urbanizzato e cercando di limitare al massimo l'utilizzo del suolo in questa prima fase, poi vedremo cosa succederà. Il lavoro che andremo a fare è un lavoro che si propone anche di avere una visione attiva in termini di sviluppo di politiche che possano andare a sostegno delle imprese e anche a sostegno di una visione che ci deve appartenere. Abbiamo dedicato nello scorso anno un bando alla transizione ecologica per la ricerca e l'innovazione, le nostre imprese stanno studiando, in particolare le imprese un po' più importanti, come provare a migliorare uno dei temi del futuro, l'accumulo delle energie, perché la produzione fine a sé stessa non è più sufficiente. L'energia consumata in certi momenti è estremamente cara o estremamente poco remunerata, quindi poter regolare la produzione di alcune energie attraverso l'accumulo dei sistemi energetici può essere una chiave di volta. Le nostre imprese stanno studiando, attraverso i bandi messi a disposizione, questo. Stiamo lavorando - lo abbiamo presentato pochi giorni fa e sarà un tema di lavoro per la prossima legislatura - alla creazione di un distretto per le energie, dove si possa operare per attrarre imprese, per far crescere le competenze, per sviluppare un'economia riguardo a tutto quello che oggi viene presentato come una possibile fonte di crescita economica e di crescita culturale. Lo abbiamo fatto con una logica che ci vede comunque attenti ad alcuni progetti che qui abbiamo sottolineato importanti, come quelli dell'idrogeno, ma anche con un'attenzione a fare di questa fase politica anche un'azione di sviluppo, quindi la creazione di una filiera energetica sostenibile ma anche l'idea di creare il primo ITS in Valle d'Aosta ? gli ITS sono gli istituti post diploma per formare le competenze dei nostri giovani ?, che possa, attraverso la creazione di qualche cosa di estremamente attrattivo, diventare un centro formativo per i giovani valdostani che avranno voglia di studiare e di formarsi in questo campo, ma anche per coloro che vorranno venire in Valle d'Aosta. Abbiamo pensato a uno dei temi che appartengono anche a tante discussioni qua: la possibilità di creare una filiera che sappia dare una risposta a uno dei temi che sul territorio viviamo, la promozione dell'industria del legno, cercando soprattutto di riattivare quello che ci siamo detti più volte: il primo livello, che è quello della coltivazione e della lavorazione del legno, per poi passare a tutto il resto. C'è quindi una visione che va oltre il disegno di legge, che bisogna tenere in considerazione con questo provvedimento, perché il disegno di legge oggi parla di cosa fare per valorizzare la velocità di risposta agli obiettivi che ci sono stati assegnati, dando su alcune aree una velocità di autorizzazione, che non vuol dire l'autorizzazione: ci sono alcune aree dove sarà più semplice arrivare all'autorizzazione finale per installare le fonti di energia rinnovabili e ce ne sono delle altre invece che, com'è stato ben definito, sconteranno un processo autorizzativo molto più lungo, ma potrà essere comunque autorizzato. La legge si propone esattamente questo. Nel frattempo ancora abbiamo continuato a lavorare su uno degli assi importanti del piano energetico, che è la creazione di cultura nella popolazione e, in particolare verso i nostri giovani, a proposito del tema delle energie. Siamo stati, per esempio, a Maison & Loisir, dove abbiamo promosso uno sportello ben organizzato e ringrazio in particolare il COA Energia, dove abbiamo raccolto più di 500 suggerimenti sui quattro assi che hanno permesso alle persone comunque di parlare di energie, di parlare di temi energetici e di ragionare insieme a noi su quello che si potrà fare di meglio in futuro, sempre a sostegno di una crescita della sensibilità a riguardo di tutto questo. Stiamo realizzando in Bassa Valle quello che abbiamo chiamato lo "Youth Corner", un luogo in cui porteremo le attenzioni delle imprese e le attenzioni, di nuovo, di progetti che riguarderanno la sensibilizzazione e la promozione di politiche che ci aiuteranno a parlare di energia in quei luoghi, in Bassa Valle, e da altre parti lavoreremo ancora per farlo.
Ci sono quindi più obiettivi che stanno all'interno di una cornice molto più ampia. Questo disegno di legge è una risposta del Governo e di chi lo sosterrà, alla necessità di non rimanere con una pianificazione sul nostro territorio che dipende da un decreto nazionale. È vero che ci sono state delle sentenze, non è stato annullato il decreto ma, consigliere Lucianaz, due commi del decreto. Ci sono già degli appelli in vista. Io credo che su questi temi ne vedremo ancora tante, ma questo non ci deve frenare rispetto a pianificare e a legiferare sul nostro territorio. A legiferare in senso costruttivo, non come hanno fatto altre Regioni, soprattutto Regioni che politicamente esprimono la grande volontà per lo sviluppo delle energie rinnovabili, ma che poi completano tutta questa volontà con la limitazione sul proprio territorio di qualsiasi possibilità.
Infine, su questa legge mettiamo delle risorse a partire dal 2026, 500.000 euro nel 2026 e 500 nel 2027, che ovviamente andranno implementate nei prossimi anni per sostenere i progetti di realizzazione da parte di coloro che avranno l'interesse, la volontà e la possibilità di sviluppare investimenti nel campo delle energie rinnovabili per costruire una legge che andrà a sostegno, appunto, di questi progetti. Da parte nostra quindi c'è la massima attenzione a far sì che questa legge, e ringrazio la Commissione per essere arrivati fino in Consiglio regionale per poterla approvare quest'oggi, possa dare comunque qualche certezza e la possibilità di agire in maniera ordinata nelle fasi autorizzative, perché la cosa più sbagliata sarebbe stato lasciare, appunto, un vuoto di legislazione sul nostro territorio.
Presidente ? La replica è stata fatta. Se non ci sono altri interventi, passiamo all'ordine del giorno di PCP, che è stato in buona parte illustrato. Possiamo già metterlo direttamente in votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 34
Votanti: 1
Favorevoli: 1
Astenuti: 33 (Aggravi, Baccega, Barmasse, Bertin, Bertschy, Brunod, Carrel, Caveri, Chatrian, Cretier, Di Marco, Distort, Foudraz, Ganis, Grosjacques, Guichardaz Jean-Pierre, Jordan, Lavevaz, Lavy, Lucianaz, Malacrinò, Manfrin, Marguerettaz, Marquis, Marzi, Padovani, Perron, Planaz, Restano, Rosaire, Sammaritani, Sapinet, Testolin)
Il Consiglio non approva.
Passiamo, se non ci sono altri interventi, all'articolato. Articolo n. 1. Non vedo richieste, metto in votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 34
Favorevoli: 34
Astenuti: 1 (Lucianaz)
L'articolo 1 è approvato.
Posso dare lo stesso risultato all'articolo 2? Stesso risultato. Articolo 3. Stesso risultato. Per l'articolo 4, stesso... no, metto in votazione l'articolo 4. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 25
Favorevoli: 25
Astenuti: 10 (Baccega, Distort, Foudraz, Ganis, Lavy, Lucianaz, Manfrin, Marquis, Perron, Sammaritani)
L'articolo 4 è approvato.
Articolo 5. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 26
Favorevoli: 26
Astenuti: 9 (Baccega, Distort, Foudraz, Ganis, Lavy, Manfrin, Marquis, Perron, Sammaritani)
L'articolo è approvato.
Articolo 6. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti, votanti e favorevoli: 35
Il Consiglio approva all'unanimità.
Articolo 7. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 34
Favorevoli: 34
Astenuti: 1 (Lucianaz)
L'articolo 7 è approvato.
Posso dare lo stesso risultato all'articolo 8? Stesso risultato. Per l'articolo 9? Metto in votazione l'articolo. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 26
Favorevoli: 25
Contrari: 1
Astenuti: 9 (Baccega Distort, Foudraz, Ganis, Lavy, Manfrin, Marquis, Perron, Sammaritani)
Il Consiglio approva.
Articolo 10. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti, votanti e favorevoli: 35
Il Consiglio approva all'unanimità.
Articolo 11. Metto in votazione. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 28
Favorevoli: 28
Astenuti: 7 (Distort, Foudraz, Lavy, Lucianaz, Manfrin, Perron, Sammaritani)
L'articolo è approvato.
Articolo 12. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 29
Favorevoli: 28
Contrari: 1
Astenuti: 6 (Distort, Foudraz, Lavy, Manfrin, Perron, Sammaritani)
Il Consiglio approva.
Articolo 13. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 23
Favorevoli: 23
Astenuti: 12 (Baccega, Distort, Foudraz, Ganis, Guichardaz Erika, Lavy, Lucianaz, Manfrin, Marquis, Minelli, Perron, Sammaritani)
Il Consiglio approva.
Articolo 14. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 32
Favorevoli: 32
Astenuti: 3 (Erika Guichardaz, Lucianaz, Minelli)
Il Consiglio approva.
Articolo 15. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 34
Favorevoli: 34
Astenuti: 1 (Lucianaz)
Il Consiglio approva.
Articolo 16. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 25
Favorevoli: 25
Astenuti: 10 (Baccega Distort, Foudraz, Ganis, Lavy, Lucianaz, Manfrin, Marquis, Perron, Sammaritani)
Il Consiglio approva.
Articolo 17. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 25
Favorevoli: 25
Astenuti: 10 (Baccega, Distort, Foudraz, Ganis, Lavy, Lucianaz, Manfrin, Marquis, Perron, Sammaritani)
L'articolo è approvato.
Articolo 18. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 34
Favorevoli: 34
Astenuti: 1 (Lucianaz)
L'articolo è approvato.
Articolo 19. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 35
Votanti: 25
Favorevoli: 25
Astenuti: 10 (Baccega, Distort, Foudraz, Ganis, Lavy, Lucianaz, Manfrin, Marquis, Perron, Sammaritani)
L'articolo è approvato.
Le votazioni dell'articolato sono finite, ora c'è la votazione del disegno di legge nel suo complesso. Per le dichiarazioni di voto, ha chiesto la parola la consigliera Minelli, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Per ribadire la dichiarazione di voto al di là dell'accoglimento, anzi, del non accoglimento dell'ordine del giorno, ma avevo già esplicitato precedentemente che questo disegno di legge ha un'importanza e anche un'urgenza tale per cui sicuramente è un provvedimento che voterò, ma anche per puntualizzare alcune cose che sono state dette.
Posso capire il fastidio o il disappunto, diciamo così, dell'assessore Bertschy sul fatto che ho ricordato durante il mio intervento la questione delle CER e ho sottolineato anche un dato di fatto, cioè che al momento nella nostra Regione non esiste nessuna CER pubblica. L'Assessore dice: non siamo stati o non siamo più lenti di altri. Direi di sì, perché in altre realtà abbiamo visto il concretizzarsi di quest'esperienza, non da noi. Ho detto più volte, lo ripeto, che sarebbe stata necessaria una regia della Regione, che non c'è stata, una regia generale anche attraverso la creazione, l'ho detto più volte, di una CER multicabina. Non c'è stato un sufficiente, a mio avviso, supporto da parte di CVA, al di là di quello che è stato quello studio sulle coperture, che peraltro avevamo sollecitato ancora prima che venisse approvata la legge. La stessa legge ha impiegato un anno e mezzo per essere approvata.
Poi si dice: i soldi comunque non sono andati persi. Ricordo anche che ci sono state poi delle deroghe per quello che riguardava le richieste, ma questo è un altro conto. Non credo che anche la formula del "mal comune mezzo gaudio" possa essere in qualche modo del tutto condivisa. Poi ovviamente le posizioni sono diverse, lo sappiamo. Sulla questione dell'idroelettrico l'Assessore dice: abbiamo anche fatto questo calcolo che ci porterebbe ad avere i 145 megawatt, che, aggiunti ai 187 previsti dal PEAR, ci permetterebbero di arrivare molto più vicino a quella quota che è prevista dal decreto "Aree idonee", finché c'è acqua. Abbiamo già visto che ci sono state delle situazioni in cui l'acqua è mancata e la produzione idroelettrica è anche andata in crisi. Al di là di questo e al di là del fatto che è corretto cercare, laddove possibile, di potenziare, voglio anche sottolineare che, dal punto di vista dello sfruttamento idroelettrico, credo che siamo a dei livelli che rasentano la saturazione, se non l'hanno già superata. In ogni caso io ritengo che ci sia la possibilità, se ovviamente c'è la volontà, di dare ancora impulsi più forti a questo nuovo corso, chiamiamolo così, che è stato quello delle Comunità energetiche, che sicuramente non possono risolvere tutto, lo sappiamo bene, ma in una realtà limitata come la nostra possono fare sicuramente la differenza, la possono fare in particolare quelle CER pubbliche che vedono la partecipazione anche di altri soggetti.
Il voto al disegno di legge sarà comunque favorevole.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Distort, ne ha facoltà.
Distort (LEGA VDA) - In questa dichiarazione di voto vorrei soltanto ulteriormente puntualizzare alcuni punti. Ribadisco un riconoscimento del lavoro svolto dall'Assessorato, riconosco e riconosciamo elementi positivi dal punto di vista politico, dal punto di vista tecnico, riconosciamo il lavoro degli uffici; tuttavia, vorrei fare un'ulteriore precisazione per evitare fraintendimenti. Non siamo assolutamente contrari alla transizione energetica ma, così come ho detto, e lo ribadisco: "repetita iuvant sed stufant" dicevano alcuni pseudo latinisti. Noi non siamo contrari alla transizione energetica, ma est modus in rebus. Noi ci aspettiamo sinceramente di più da uno strumento legislativo. È una virtuosa chiamata alle armi a dare sempre il meglio di sé, non è assolutamente una mortificazione nei confronti del lavoro degli altri. È un'attività di sprone, che, tra l'altro, appartiene a una buona visione di politica di opposizione. La nostra visione di transizione energetica deve essere a 360 gradi, quindi non lasciarsi semplicemente influenzare dalle chimere del green a ogni costo. 360 gradi vuol dire considerare in primis la peculiarità del nostro territorio in maniera, se necessario, anche maniacale e quindi dare priorità a ciò che è valorizzazione del paesaggio, priorità a ciò che è soluzione a chilometro zero. Questa è la nostra visione di governo del territorio. Sul discorso di valorizzazione del paesaggio vorrei ulteriormente ribadire un concetto: il fatto di utilizzare delle aree degradate, cosiddette "degradate" (cantieri, discariche, cave, aree abbandonate), non vuol dire mettere in atto un'attività di consumo zero del territorio, perché quelle aree potenzialmente possono essere oggetto di bonifica e di riqualificazione ambientale. Il fatto di utilizzare quelle zone ha sicuramente un valore strategico. Riconosciamo una priorità che è stata messa in campo, la riconosciamo. Da parte nostra però c'è la volontà di precisare che quelle zone, nel momento in cui noi decidiamo che sono idonee all'installazione di impianti fotovoltaici a terra, in qualche modo le condanniamo a essere zone di categoria B, in un'architettura del paesaggio che, per conto nostro, deve essere spinta ai massimi livelli, sempre perché il grande prodotto interno lordo della Regione è fondato sul turismo e quello che proviene dall'attività di produzione di energia, che è sicuramente notevole, come ha fatto presente l'assessore Bertschy, per conto nostro deve venire dal potenziamento dell'idroelettrico. Il vero green è quello. Riconosciamo in quello il vero green, riconosciamo in quello il vero green a chilometro zero e quel green che è perfettamente connaturato al nostro territorio. Per questo motivo il nostro voto, che in certi articoli è stato a favore, in certi articoli è stato di astensione, non sarà sicuramente contrario ma, nel suo complesso, di astensione attraverso questi principi che ho appena esposto.
Presidente - La parola al consigliere Lucianaz per dichiarazione di voto.
Lucianaz (GM) - L'Assessore, nella sua replica, non mi ha convinto: venti minuti di replica in cui giustamente lei ci ha raccontato la sua visione, come ha detto, che va oltre il disegno di legge. Infatti, abbiamo apprezzato appunto quanto ci ha raccontato, però, per rimanere su quest'articolato, io le direi che non ci siamo, né per il merito e neanche per il metodo. Sul metodo le ho già parlato, non abbiamo avuto assolutamente modo di approfondirlo in Commissione nonostante la soave presenza della dottoressa Cappellari, però non è così, a mio modo di vedere, che si affronta un argomento importante come questo, che andrà sicuramente a modificare non direi lo skyline, ma l'intero fondovalle valdostano. Non riesco a capire, nonostante lei dica: "abbiamo cercato di non utilizzare suolo", che motivazione ci sia a concedere nelle aree idonee 300 metri dall'autostrada. Chi utilizzerà questi 300 metri? Imprese private? Non so, piccoli piccoli imprenditori? Non penso. Ci sarà una bella e buona speculazione, anche se noi sappiamo che la rete autostradale valdostana, se si toglie il piano di Hône, Jovençan e poco altro... insomma, 300 metri di distanza dove li prendiamo Questo è utilizzo del suolo. Lo stesso è concesso, come ho detto prima, alle ferrovie, è concesso all'aeroporto, è concesso a 500 metri dalle zone a destinazione industriale artigianale. Tutte aree idonee, dove lei giustamente dice: saranno autorizzazioni accelerate e quindi avranno sicuramente possibilità in fretta e furia di fare i loro investimenti, investimenti magari anche con contributi regionali. A mio modo di vedere, non si tutela il paesaggio valdostano in questo modo.
Poi ci sono altre aree critiche, ad esempio, in Commissione io ho parlato della Cogne: abbiamo le zone della Cogne che sono state bonificate in qualche modo, più che altro ricoperte di terra. Bene, utilizziamo tutte quelle aree. Ci sono chilometri quadrati di tetti sulla Cogne da utilizzare, non riesco a capire perché si debba utilizzare quei pochi prati, quei pochi terreni che abbiamo a disposizione sul Fondovalle. Il voto del mio gruppo quindi non può essere positivo.
Ho votato rosso, in onore di Fabrizio Duclair, che giustamente "dice" che bisogna avere il coraggio di votare o rosso... o contro o a favore e gli do ragione. Ho votato rosso sull'articolo 9, perché sul comma 1 effettivamente avrei avuto piacere che qualcuno mi avesse spiegato di cosa si tratta e sull'articolo 12 anche, perché destinare i piani regolatori generali agli interessi di chi va a installare impianti fotovoltaici non mi pare assolutamente corretto, proprio nella direzione di salvaguardare le competenze locali. Il voto quindi non sarà favorevole.
Presidente - La parola all'assessore Bertschy per dichiarazione di voto.
Bertschy (UV) - Semplicemente per concludere in maniera molto serena, dopo un bel dibattito, ringraziando tutti. Non sono intervenuto sull'ordine del giorno, ma la nostra astensione sta a dire che, come abbiamo fatto per il tavolo tecnico sulle CER, nella delibera cercheremo di recepire l'indirizzo che non può essere legato solo al fotovoltaico, ma a una serie di consulenze delle quali dobbiamo dotarci. Come abbiamo scritto in quella delibera, lavoreremo quindi per creare le condizioni affinché ci siano questi supporti al tavolo tecnico su più possibilità. Il lavoro che è stato fatto è un lavoro che, a mio avviso, ha espresso anche una grande competenza da parte di coloro che cercano di sostenere in ambito energetico le politiche che stiamo sviluppando. Io quindi, anche a conclusione di quest'ultima legge che portiamo in questa legislatura, voglio ringraziare il COA Energia, nella persona di chi dirige la struttura, che è Genny Brunet, Finaosta, che ha dato sempre grande collaborazione, tutta la struttura che lavora con una grandissima attenzione su questi temi. Colgo anche l'occasione per ringraziare in particolare Tamara Cappellari, che da tempo si distingue rispetto a queste tematiche, che lavora per conto dell'Amministrazione con grande attenzione. Dopo la sottolineatura della "soave presenza della coordinatrice Cappellari", concludo facendole gli auguri, perché oggi è il suo compleanno e ha assistito dall'ufficio a tutto il nostro dibattito. Possiamo quindi farle un bell'augurio di compleanno e, con l'approvazione del disegno di legge, le facciamo un bel regalo.
Presidente - Metto in votazione il disegno di legge. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.
Presenti: 34
Votanti: 24
Favorevoli: 24
Astenuti: 10 (Baccega, Distort, Foudraz, Ganis, Lavy, Lucianaz, Manfrin, Marquis, Perron, Sammaritani)
Il disegno di legge è approvato.
