Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4758 del 4 giugno 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4758/XVI - Discussione generale sul D.L. n. 185: "Disposizioni in materia di urbanistica ed edilizia. Modificazioni alla legge regionale 6 aprile 1998, n. 11 (Normativa urbanistica e di pianificazione territoriale della Valle d'Aosta), e ad altre leggi regionali".

Bertin (Presidente) - Punto n. 5. Il disegno di legge in questione n. 185 è composto da 56 articoli. Ricordo che esaminiamo il nuovo testo predisposto dalla III Commissione consiliare e che sono stati depositati un emendamento da parte della Lega, quattro da RV, uno dalla maggioranza, tre dal gruppo PCP e uno dal Gruppo Misto. Sono inoltre stati depositati due ordini del giorno dal gruppo Rassemblement. Ci sono due Relatori: per la maggioranza il consigliere Jordan, per la minoranza il consigliere Distort. Invito i relatori a prenotarsi. Ha chiesto la parola il consigliere Jordan, ne ha facoltà.

Jordan ((UV) - Come è noto a tutti voi, la nostra Regione gode di una competenza legislativa primaria in materia di urbanistica, sancita dall'articolo 2 del nostro Statuto speciale. Quest'autonomia ci consente di rispondere alle particolarità del contesto territoriale, di tutelare il nostro ricco patrimonio ambientale e paesaggistico, di promuovere uno sviluppo socio-economico equilibrato e sostenibile.

Il presente disegno di legge si pone in continuità con l'impegno che più volte il Consiglio regionale e il Governo hanno preso in materia di semplificazione e di adeguamento della normativa che regola l'urbanistica e l'edilizia nella nostra Regione.

Il disegno di legge interviene sulla legge regionale n. 11 del 1998, legge che rappresenta il riferimento normativo principale della nostra pianificazione territoriale.

Ricordo che l'obiettivo primario di questa norma è quello di snellire i provvedimenti amministrativi, adeguare le norme all'evoluzione delle esigenze operative che sono state raccolte in questi ultimi anni, oltre che dare attuazione, adeguandola e contestualizzandola all'esigenza regionale, nei limiti delle possibilità offerte dallo Statuto, alla legge statale n. 105 del luglio scorso. Una norma che risponde alle aspettative sia dei cittadini che al mondo dell'imprenditoria, introducendo - e in questo periodo storico non è così scontato - elementi di semplificazione e di deregolamentazione delle norme urbanistiche. Questo per cercare di avvicinare le diverse velocità con cui si muove l'apparato amministrativo rispetto a velocità decisamente più elevate del settore imprenditoriale.

Una prima revisione della legge n. 11 si pone, come dicevo, l'obiettivo di attualizzare alcuni passaggi normativi, semplificare, razionalizzare alcune tematiche che nel corso degli ultimi anni avevano evidenziato problematiche e difficoltà, anche di natura applicativa, questo raccogliendo anche le importanti istanze presentate dai Comuni. Le modifiche presenti nell'articolato testo che portiamo in approvazione oggi incidono su diversi aspetti importanti in materia urbanistica. In primo luogo si interviene sulla disciplina delle varianti ai piani regolatori comunali, introducendo semplificazioni procedurali e aggiornamenti che tengono conto dell'esperienza applicativa maturata in questi anni. Questo con un'attenzione particolare alla distinzione tra le diverse tipologie di variante e alle relative procedure di approvazione. Inoltre il disegno di legge mira a ridefinire la disciplina degli ambiti inedificabili e a modernizzare le procedure di vigilanza sulle trasformazioni urbanistiche edilizie, con un focus, ripeto, sulla semplificazione del procedimento sanzionatorio amministrativo. In questo contesto si sancisce una netta distinzione tra la funzione di direzione politica e quella amministrativa. Un elemento di novità significativo è l'esplicita introduzione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) in sanatoria, una pratica di fatto già applicata ma che non trovava una precisa codificazione normativa.

Il disegno di legge interviene anche sugli articoli dal 35 al 38 della legge n. 11, articoli dedicati alle aree di rischio idrogeologico. L'obiettivo è quello di adeguare la normativa alle mutate esigenze di tutela del territorio di sicurezza dei nostri cittadini, aggiornando le metodologie di classificazione e di perimetrazione delle aree a rischio, introducendo criteri più chiari per la disciplina d'uso dei terreni e semplificando le procedure amministrative per la revisione della cartografia e il rilascio dei pareri di compatibilità.

Per quanto riguarda l'attuazione della legge statale n. 105, il presente disegno di legge, assicurando e garantendo la centralità degli strumenti di pianificazione comunali, recepisce disposizioni in materia di semplificazione edilizia urbanistica, con un adeguamento dei suoi contenuti alle peculiarità del nostro territorio e alle vigenti norme di pianificazione. Tra queste spiccano la disciplina semplificata relativa alla dichiarazione dello stato legittimo degli immobili; le norme in materia di mutamento d'uso e destinazione degli immobili o ancora la disciplina finalizzata a consentire la sanatoria di situazioni di difformità parziali o relative a variazioni essenziali o ancora l'integrazione della disciplina regionale sulle tolleranze costruttive. Occorre specificare che nell'analisi dei recepimenti della norma statale già citata, al di là degli elementi interessanti che sono stati accolti in questo disegno di legge, vi sono numerosi elementi che, se applicati indistintamente sull'intero territorio regionale, potrebbero diventare elementi di deregolamentazione della pianificazione con possibili effetti negativi in termini di usi e servizi. Infatti, sia a livello centrale che nelle altre Regioni abbiamo riscontrato il susseguirsi di atti e circolari interpretative per rendere applicabile e applicata la norma.

Per quanto ci riguarda, abbiamo ritenuto che il recepimento di tale norma, al di là delle evidenti speculazioni politiche e dell'incoerenza che a volte si riscontrano in leggi dello Stato, in cui, a fronte della ricerca spasmodica del consenso, non corrisponde dall'altra parte una visione seria e programmatica... dicevo: il recepimento di questa norma abbiamo ritenuto che debba avvenire in modo differenziato rispetto alle diverse realtà territoriali, tenendo conto, da un lato, delle esigenze di incentivare il ripopolamento della montagna, anche attraverso il recupero di edifici e unità immobiliari, ma dall'altro proteggere i centri turisticamente maggiori dal pericolo di caos urbanistico. Non si tratta di censurare o limitare lo sviluppo, si tratta di lasciare la centralità delle decisioni ai Comuni. Si tratta di lasciare le scelte di sviluppo territoriale ai Comuni. Questo si chiama federalismo.

Questo disegno di legge, e non si può dire il contrario, è frutto di un'attenta analisi e di un approfondito confronto con gli Enti locali e gli operatori economici. Rappresenta un importante passo avanti nella modernizzazione della nostra normativa urbanistica. In maniera sommaria il disegno di legge si fonda su alcuni pilastri fondamentali, che guidano l'impianto e ne ispirano le singole disposizioni. Semplificazione e razionalizzazione delle procedure. È vero, l'eccessiva burocrazia e la complessità delle procedure rappresentano spesso un freno allo sviluppo e un ostacolo per i cittadini e le imprese. Il disegno di legge interviene in modo deciso su questo fronte, introducendo misure volte a snellire i procedimenti.

Adeguamento alla normativa nazionale. Il provvedimento recepisce, come già sottolineato, le disposizioni in materia di semplificazione edilizia (legge n. 105). Questo adeguamento, come dicevo prima, seppur mantenendo le nostre prerogative, è necessario per garantire la coerenza del nostro ordinamento con quello nazionale.

E ancora: tutela del territorio e della sicurezza. La Valle d'Aosta e le Alpi in generale sono un territorio fragile, lo vediamo in questi giorni nella vicina Svizzera, esposto a rischi idrologici naturali. Il disegno di legge rafforza le misure di tutela del territorio e della sicurezza dei cittadini, aggiornando le normative di area a rischio, ma definendo criteri più chiari per la disciplina d'uso.

E ancora: promozione dello sviluppo sostenibile. Il disegno di legge promuove un modello di sviluppo sostenibile che coniughi la crescita economica con la tutela dell'ambiente e del paesaggio. In quest'ottica si favorisce il recupero del patrimonio edilizio esistente, si incentivano le pratiche di efficienza energetica e si limita il consumo del suolo.

Entrando nel dettaglio del provvedimento, ma senza scendere nei tecnicismi, evidenzio alcuni aspetti significativi di questo disegno di legge, che si compone di quattro capi e 56 articoli.

Revisione della disciplina delle varianti dei piani regolatori. Come ho già detto, si introducono elementi di chiarimento e semplificazione della normativa.

Disciplina delle serre agricole. L'orticoltura è una realtà che si sta consolidando ed era necessario normare l'installazione di serre, considerando opportunamente la differenza tra serre fisse e mobili.

Aggiornamento della normativa in materia di aree a rischio idrogeologico. Come già detto, si aggiornano le metodologie di classificazione, si introducono criteri più chiari per la disciplina d'uso dei terreni e si semplificano le procedure. Siamo la prima Regione in cui in questo ambito si inserisce il concetto di valutazione del rischio sostenibile e accettabile in normativa. Questo dovrebbe comportare una maggiore flessibilità nella valutazione e nelle scelte anche degli Enti locali.

Interventi in zona A. La classificazione degli edifici in zona A costituisce un autonomo strumento attuativo del piano regolatore, così come potrebbero essere il PUD o la normativa di attuazione, quindi sono stati implementati gli interventi permessi e ridotto il carico burocratico per la loro definizione.

Recepimento della disciplina relativa alla dichiarazione dello stato legittimo degli immobili. Si introduce una disciplina semplificata per la dimostrazione dello stato legittimo degli immobili al fine di agevolare la loro commerciabilità.

Recepimento della disciplina relativa alle tolleranze costruttive. Anche qui si introduce una disciplina che definisce i limiti entro i quali le difformità costruttive rispetto al progetto approvato non costituiscono violazioni edilizie.

Ancora: recepimento della disciplina relativa al mutamento d'uso degli edifici. Si introduce una disciplina che semplifica le procedure per il mutamento d'uso degli edifici, favorendo flessibilità, adattabilità del patrimonio edilizio alle mutate esigenze attuali, ma sempre tenendo conto... lo ripeto nel rispetto delle decisioni e dei limiti introdotti dai Comuni attraverso i loro strumenti di pianificazione.

Sottotetti, altezze minime e alloggi monostanza. Un altro argomento che è stato inserito in legge, con l'obiettivo di incentivare l'offerta abitativa e il recupero dei volumi esistenti. Viene considerato il recupero dei sottotetti anche in deroga alle distanze, sempre con la stessa finalità. Recependo parzialmente la norma statale, vengono modificate le altezze minime e sono introdotte disposizioni relative alla superficie minima di alloggi già esistenti.

Limitazione della legge casa. È introdotta la facoltà, per i Comuni definiti "grandi stazioni turistiche", di limitare per un massimo di due anni l'applicazione di ampliamenti volumetrici. La Giunta regionale provvederà ad approvare le linee guida per uniformare la disciplina delle modalità e delle limitazioni in applicazione della legge n. 24, dopodiché i Consigli comunali potranno adottare.

Infine, le disposizioni in materia di presentazione di istanze e adempimenti dei professionisti, dove si è voluto ripristinare o, meglio, riformulare, il tema delle dichiarazioni sostitutive di regolarità contributiva, del o dei professionisti incaricati e l'avvenuto pagamento del compenso.

Concludo la mia relazione ringraziando tutti i componenti della III Commissione, tutti i colleghi che hanno partecipato ai lavori e all'analisi del disegno di legge.

Ringrazio l'assessore Sapinet per aver voluto condividere l'iter con la maggioranza, e non solo, ma soprattutto con i Consiglieri che hanno dimostrato interesse e attenzione alla tematica. Una condivisione tecnica e politica che ci ha permesso di entrare nel merito delle questioni e di approfondirle. Questo metodo di lavoro non è scontato, è bene che lo si ricordi in Consiglio: spesso non avviene così, anzi, e ringrazio l'Assessore in questo senso.

Nei lavori della Commissione e negli approfondimenti che abbiamo chiesto e fatto abbiamo coinvolto il personale tecnico dell'Assessorato. Ringraziamo loro per la disponibilità e la professionalità, in particolare la dottoressa Rean e l'ingegner Rocco, così come tutti gli ordini professionali con i quali abbiamo interloquito per migliorare ed emendare il testo.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Distort, relatore di minoranza, ne ha facoltà.

Distort (LEGA VDA) - In espressione della relazione di minoranza si precisa quanto segue. Il disegno di legge n. 185 riporta le disposizioni in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, prevedendo le modificazioni alla legge regionale 6 aprile 1998, n. 11. Si tratta quindi del documento legislativo che contiene la sintesi della visione politica nel settore dell'urbanistica, dell'edilizia e delle politiche del territorio, espressa dal Governo regionale all'alba dello scadere della XVI legislatura.

Il presente disegno di legge introduce modifiche alla legge regionale 6 aprile 1998, n. 11, riguardando la declinazione delle diverse tipologie di varianti ai piani regolatori comunali, la proposta di procedure semplificate e aggiornate, la disciplina degli ambiti inedificabili, la disciplina di vigilanza sulle trasformazioni urbanistiche ed edilizie e relative procedure sanzionatorie.

Il disegno di legge propone, inoltre, integrazioni e modificazioni agli articoli 35, 36, 37 e 38 della legge regionale 11/1998 in merito alle aree a rischio idrogeologico, come tentativo di adeguamento alle mutate esigenze di tutela del territorio.

Altri contenuti del disegno di legge riguardano il recepimento parziale della disciplina edilizia e urbanistica introdotta dal decreto-legge 29 maggio 2024, n. 69, cosiddetto "Salva casa", convertito con legge 24 luglio 2024, n. 105, ai sensi della competenza legislativa di cui allo Statuto speciale della Valle d'Aosta, legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4.

Il disegno di legge interviene inoltre su altre disposizioni regionali in materia di governo del territorio al fine di allineare alle modificazioni introdotte da questo disegno di legge.

Legiferare una riforma della legge urbanistica regionale a qualsiasi livello si attui la riforma significa elaborare e attuare le scelte che determinano il governo del territorio e delle sue dinamiche ambientali, economiche, sociali e culturali, presenti e future. In altre parole, si tratta di esprimere una scelta politica di governo del territorio, quindi una scelta di quale modello di società si vuole proporre per il presente e per il futuro.

La legge urbanistica è quindi il documento politico principale del governo del territorio e di tutte le sue dinamiche e in questo particolare momento, a fine legislatura, rappresenta la sintesi delle capacità e della volontà del Governo regionale di porre le regole che permettano alle nostre comunità di vivere, di crescere e di essere attrattive per tutte le realtà sociali ed economiche presenti e per quelle esterne. È il banco di prova inequivocabile con il quale si può riconoscere un buon governo del territorio rispetto a un governo incapace o privo di attenzione.

Il prodotto legislativo contenuto nel presente disegno di legge costituirebbe inoltre il frutto dell'attività svolta da un gruppo di lavoro a cui è stata affidata la revisione della legge urbanistica regionale e del PTP, ai sensi della deliberazione n. 1067 del 19 settembre 2022: "Determinazioni circa l'avvio del processo di riconsiderazione del piano territoriale paesistico della Valle d'Aosta". I contenuti della DGR non esplicitano indirizzi di scelta politica quali obiettivi da fissare al gruppo di lavoro, ma soli adempimenti tecnici.

La natura e i contenuti del presente disegno di legge esprimono il tenore della DGR citata, limitando l'attività legislativa a semplice aggiornamento tecnico, mentre la materia urbanistica, in quanto governo del territorio, invocherebbe per sua natura di esser frutto di una visione politica.

All'interno di vari articoli del presente disegno di legge si osserva un recepimento parziale del decreto-legge 29 maggio 2024, n. 69. La parzialità di questo recepimento delle opportunità disciplinatorie fornite dal decreto-legge 69/2024 rappresenta l'immagine esatta della volontà politica dell'attuale Governo regionale, che, anziché adottare le aperture normative concesse dal decreto-legge, preferisce un'autocensura che riaffermi i vincoli normativi ai quali dovranno continuare a sottostare i cittadini, piuttosto che consentire gli strumenti con i quali una comunità possa esprimere le necessarie scelte di trasformazione per i propri beni immobiliari. A una normativa urbanistica a servizio dei cittadini si è preferito ricalcare il modello classico secondo il quale i cittadini sottostanno a norme urbanistiche.

In merito alle norme relative all'edificabilità nelle aree sottoposte a vario livello a vincoli di tipo idrogeologico, il disegno di legge n. 185 poteva rappresentare l'occasione per attuare una vera semplificazione delle procedure autorizzative, affidando alle figure professionali abilitate il compito di dimostrare la compatibilità dei singoli progetti ai rischi idrogeologici delle relative aree attraverso lo strumento dello studio di compatibilità, sollevando gli uffici regionali dai compiti valutativi ed evitando la sovrapposizione di competenze, il prolungamento dei tempi autorizzativi e il sovraccarico dei compiti amministrativi in capo alla Pubblica Amministrazione. Questa visione di semplificazione urbanistica non emerge dal disegno di legge.

Un altro argomento rilevante, oggetto di attesa da parte di territorio è il tema delle destinazioni d'uso, della propria nomenclatura e la più generale tassonomia e delle norme di passaggio tra le diverse categorie di destinazioni d'uso.

Il tema delle destinazioni d'uso è contenuto nel decreto-legge 69/2024 in linea a una disciplina finalmente versatile e primo avvio di una risposta normativa all'evoluzione dei modelli di destinazione d'uso e alle formule di transizione tra le diverse categorie. Il modello classico di disciplina sulle destinazioni d'uso non risponde più né alla varietà delle diverse forme, né alle esigenze di transizione e di convivenza tra di esse, per rispondere alle esigenze di vita economica e sociale delle nostre comunità, che chiedono soluzioni come la coesistenza dei modelli di abitazione con i luoghi di lavoro e l'attuazione di modelli articolati basati sull'economia circolare.

Queste aspettative hanno riconosciuto un primo strumento idoneo nei contenuti del decreto-legge 69/2024, relativi alla disciplina delle destinazioni d'uso, ma con il disegno di legge n. 185 la disciplina relativa alle destinazioni d'uso è stata recepita con evidenti limitazioni, in nome della potestà legislativa regionale, messa in atto per contenere le aperture normative proposte dallo Stato, piuttosto che per semplificarne o ampliarne l'applicazione.

Le limitazioni all'applicazione della legge regionale 24/2009, la cosiddetta "legge casa" inoltre dichiarano la mancanza di volontà nel gestire la virtù implicita dei meccanismi di premialità volumetrica contenuti nella legge casa, che costituiscono i presupposti per favorire il riuso del patrimonio edilizio esistente, in linea con i principi di riduzione di consumo di suolo.

Infine, due temi tanto attesi dall'attuale dibattito accademico risultano il tema della rigenerazione urbana (e della corrispondente rigenerazione rurale) e della riduzione del consumo di suolo. Temi che richiedono scelte e quindi risposte politiche e che non possono essere delegati all'apparato tecnico della Pubblica Amministrazione. Temi fondamentali e urgenti, che non sono stati minimamente presi in considerazione dal presente disegno di legge.

In conclusione, l'intero disegno di legge n. 185 poteva risultare lo strumento opportuno per attuare il progressivo abbandono dei concetti ormai superati dell'urbanistica classica, parte integrante dello strumento ormai obsoleto della legge urbanistica regionale, la legge 11/1998, per orientare la propria visione verso un'urbanistica che lavori per progetti e che non sia un concentrato di sole norme.

Il disegno di legge n. 185 invece rimane uno strumento legislativo di natura esclusivamente normativa e disciplinatoria, frutto dell'attività tecnica e normativa proposta dagli uffici, piuttosto che frutto di una visione politica che sappia rispondere alla varietà e al rapido evolvere delle esigenze dei cittadini, a partire dalla necessità di ripopolamento delle aree territoriali in abbandono e di insediamento di nuovi modelli aggregativi e produttivi in ambito rurale.

Mancanze, lacune, scelte restrittive e un complesso di corpus di aggiustamenti puntuali e dettagli tecnico-amministrativi danno di questo disegno di legge un'immagine che rievoca il concetto evangelico delle "pezze su di un vestito logoro": una prospettiva inadeguata e costruita sull'intelaiatura di uno strumento legislativo (la legge 11/1998) ormai superato e completamente da riscrivere, che impedisce all'emendabilità di poterne correggere le mancanze. Tutto questo evidenzia nel disegno di legge n. 185 una vera e grande occasione perduta.

Presidente - La discussione generale è aperta. Ha chiesto la parola il consigliere Manfrin, ne ha facoltà.

Manfrin (LEGA VDA) - Desidero innanzitutto ringraziare il collega Distort, relatore di minoranza, che ha coordinato il gruppo e gli approfondimenti sull'aggiornamento di questa legge, con il quale abbiamo poi potuto fare il punto con il viceministro Rixi, che appunto è stato nostro ospite la scorsa settimana, con cui abbiamo anche evidenziato alcune criticità che sono sorte con la discussione e l'approvazione di questo disegno di legge.

Questo provvedimento arriva al termine di un percorso. Lei, assessore Sapinet, ricorderà che questo decreto, il decreto "Salva casa", veniva approvato a maggio 2024 e noi già a maggio-giugno 2024 deponemmo alcune domande per avere alcune informazioni, per chiederle: quando verrà recepito questo decreto "Salva casa"? Lei disse: "Con calma, prima vediamo se viene convertito dal Parlamento", quindi cominciamo a mettere un ostacolo. Intanto tutte le imprese da altre parti del Paese, quelle non poste in Regioni a Statuto speciale... che hanno come competenza primaria l'urbanistica, potevano già adattare i propri alloggi e già dare risposte e mettere a frutto alcuni spazi che oggi diventano assolutamente indispensabili. Vediamo tutti i giorni che c'è una grandissima fame di alloggi su questo territorio, tanto per quanto riguarda i privati - e qui mi rivolgo alle sue competenze per quanto riguarda la parte di edilizia residenziale pubblica - tanto per gli alloggi appunto di chi è in graduatoria oggi, eppure risposte non ce ne sono. Questa era una grande occasione e, come ha detto il collega Distort, una grande occasione perduta.

Ci ha detto: "Prima vediamo se viene convertito". La conversione del decreto avviene in 60 giorni, quindi aspettiamo i 60 giorni in cui il decreto viene convertito, quindi le ripresentiamo... tanto il collega Distort, quanto la collega Foudraz, quanto il sottoscritto l'hanno più volte stimolata su questo. Cosa le hanno chiesto? "Quando recepirete questa benedetta norma?". La risposta è stata: "Presto, stiamo facendo tutto".

Con interrogazioni plurime, interrogazioni, interpellanze, iniziative, esortazioni, ordini del giorno e quant'altro riusciamo ad avere una data: dicembre 2024. Passa dicembre 2024, passa Natale, passa Capodanno, arriviamo a gennaio e le chiediamo nuovamente: "Quando verrà recepita questa norma?". "Presto. Abbiamo praticamente fatto tutto". Passa gennaio, passa febbraio. A marzo le richiediamo: "Quando verrà recepita questa norma?". "Presto, è quasi fatto tutto". Siamo a giugno. Ci ha messo un anno a recepire, in parte, una norma che era già pronta. È una norma che aveva già dei benefici effetti e l'ha recepita in parte, privando una parte delle persone che avevano i requisiti degli effetti benefici per i quali questo decreto era stato promulgato.

Infatti, questo decreto era stato preparato, come è stato peraltro evidenziato all'interno dell'incontro proprio sul tema casa con il viceministro Rixi, con un lungo confronto con le associazioni, le associazioni imprenditoriali, gli ordini professionali, confronto che aveva prodotto un testo che andava bene a tutti. Su un testo che andava bene a tutti, tanto agli ordini professionali quanto alle associazioni di categoria, voi vi siete sentiti in dovere di dire: "No, però a noi non va bene, dobbiamo assolutamente limitarlo".

Il decreto nasce per liberare gli appartamenti che erano ostaggio di una rigida normativa frammentata, che ne ostacolava la commerciabilità e talora ne precludeva l'accesso a mutui, a sovvenzioni e anche a contributi, quindi sicuramente era un aspetto positivo; permetteva di andare a sanare, in casi chiaramente di minore gravità, alcune lievi difformità: le difformità formali derivanti da incertezze interpretative della disciplina vigente rispetto alla dimostrazione dello stato legittimo dell'immobile, le difformità edilizie dell'unità immobiliare risultanti da interventi spesso stratificati nel tempo, realizzati in assenza di formale autorizzazione e parziali difformità che potevano essere sanate all'epoca di realizzazione dell'intervento, ma non sanabili fino a ieri, a causa della disciplina della cosiddetta "doppia difformità".

Ancora, un'altra novità: lo stato legittimo dell'immobile. Per dimostrarlo, con questa norma è sufficiente presentare il titolo che ha disciplinato l'ultimo intervento edilizio.

Il mutamento della destinazione d'uso. Per la stessa categoria, il mutamento della destinazione d'uso è sempre concesso, tra le diverse categorie funzionali è ammesso limitatamente a categorie residenziali, turistico-ricettive, commerciali, produttive e direzionali, sempre in zone centro storico e residenziale.

L'edilizia libera: si introduce la possibilità di installare le vetrate panoramiche amovibili e tende e strutture di protezione dal sole e da eventi atmosferici in regime di edilizia libera.

Vengono poi introdotte delle tolleranze costruttive per tutte quelle strutture che erano state già realizzate entro il 24 maggio del 2024.

Le tolleranze esecutive, anche qui per le opere già realizzate entro il 24 maggio 2024, ovvero irregolarità geometriche, modifiche alle finiture degli edifici di minima entità, diverse collocazioni di impianti e opere interne.

L'accertamento di conformità cosiddetto "a doppia conformità" solo nei casi più gravi.

Il silenzio-assenso, che mirava a decongestionare gli uffici tecnici comunali dove c'era appunto questa norma del silenzio-assenso con alcune modifiche di termine, di tutto questo voi siete riusciti a prendere soltanto una parte.

Ci dispiace, è stato già comunicato nel merito, anche della revisione e della possibilità che avevamo di andare a rivedere una normativa urbanistica sicuramente datata, la 11/1998 e dispiace che non si voglia e non si sia voluto utilizzare appieno gli strumenti che venivano dati a livello nazionale, le possibilità che venivano date. Come purtroppo tante volte ci troviamo a dover commentare, per un intervento che è assolutamente essenziale, che trovava d'accordo tutti, avete voluto fare di testa vostra, avete voluto mettere come sempre la vostra opinione e, come sempre, arrivate troppo poco e troppo tardi.

Presidente - Consigliere Aggravi, a lei la parola.

Aggravi (RV) - Vorrei portare un contributo al dibattito che ha preso il via su questo disegno di legge, con la presentazione delle due relazioni.

L'attività che è stata fatta in Commissione sul disegno di legge n. 185 è stata sicuramente importante e ha consentito di approfondire notevolmente molti aspetti. Molte questioni che sono presenti all'interno di questo disegno di legge, al di là del giudizio su singoli strumenti e singole modifiche, o singole mancanze di modifiche, ci portano a dire che il provvedimento è estremamente complesso e complicato non soltanto perché è una materia complessa, ma perché si inserisce anche in due ordini di problemi che sono tutt'altro che di secondo piano: il primo è quello di adattare comunque una normativa che ha il suo tempo non soltanto alle evoluzioni normative, come alcuni colleghi hanno detto, ma anche e soprattutto a una situazione esistente, definita e in evoluzione nello stesso momento in cui si è trattato l'argomento; dall'altro lato, c'è un elemento che diamo sempre per definito, ma non è così, perché stiamo anche vivendo un momento di passaggio generazionale e di evoluzione delle esperienze che ci sono sia nelle strutture burocratiche regionali, ma anche in particolare negli Enti locali, perché comunque, al di là di tutto, queste modifiche interesseranno notevolmente gli Enti locali, che sono, dobbiamo ricordarcelo, gli attori principali del governo del proprio territorio di riferimento.

Quello che forse è mancato, da un punto di vista più ampio e complessivo - lo abbiamo anche già ricordato in altre iniziative destinate all'assessore Sapinet, come anche in ordini del giorno che lo stesso nostro gruppo aveva presentato mi viene da dire ormai anni fa - è il documento di pianificazione complessiva e di programmazione del territorio, il PTP, che oggi sappiamo essere ancora... e molto probabilmente io penso - ma magari l'Assessore ci darà delle novità ulteriori nel suo intervento - vedendo soprattutto le tempistiche a cui siamo arrivati, poiché stiamo arrivando in chiusura di legislatura... è un documento importante, che necessariamente dovrà tenere conto delle evoluzioni di quello che sta cambiando, che è cambiato, esso è mancato per avere una visione più ampia e più strategica, se vogliamo, della materia, anche come auspicato dal relatore di minoranza.

Sappiamo che non ci sarà mai un momento opportuno o un momento favorevole per porre in essere delle riforme di questo tipo, perché una riforma, la più ampia possibile sulla legge n. 11, sarebbe dovuta cominciare molto prima e sarebbe stato sicuramente un lavoro molto più gravoso e più importante anche dal punto di vista degli interventi o comunque delle proposte che in Commissione le varie realtà politiche hanno fatto.

Da parte nostra, come Rassemblement Valdôtain, abbiamo provato sia in Commissione, sia lo faremo oggi a dare un nostro contributo. Ovviamente non su tutti gli argomenti perché, ripeto, al di là del numero degli articoli, sono argomenti estremamente complessi, ma lo abbiamo fatto con la presentazione di quattro emendamenti e due ordini del giorno, che derivano da un lavoro. Per questo ringrazio sia i colleghi di gruppo, sia chi fa parte del nostro gruppo di lavoro e non siede in Consiglio regionale ma ci dà una mano e devo anche ringraziare per la disponibilità sia l'Assessore che le strutture tecniche, che ci hanno ascoltato, almeno abbiamo avuto la possibilità di interloquire e ci auguriamo che, al di là poi del recepimento degli emendamenti, comunque, soprattutto nella fase applicativa, si possa aver dato un contributo. Ci dimentichiamo infatti che, al di là della legge, c'è poi la parte applicativa.

Su questo tema mi si consenta di dire una cosa: c'è una parte che non vediamo, in Consiglio, che è proprio la parte applicativa e anche quell'elemento di discrezionalità che ogni tanto emerge in circolari, pareri e anche singoli casi e singoli esempi. Siamo una realtà piccola, quella della Valle, e sappiamo che il singolo caso spesso e volentieri è conosciuto da molti. Diminuire il più possibile la discrezionalità e le differenze da un caso all'altro penso che sia l'esercizio complesso e difficile che le strutture deputate devono fare. Con l'ulteriore complicazione che poi - e questo ci è stato rappresentato da molti professionisti e lo abbiamo rappresentato alle strutture delle Opere pubbliche - in alcuni casi le interpretazioni da Comune a Comune variano e sono variegate. Magari i professionisti che hanno a che fare con più Comuni vedono in maniera chiara e distintiva una differenza a volte anche molto singolare.

Forse non c'è un intervento normativo che possa risolvere al 100% questo problema, però, nel momento in cui c'è un'evoluzione e c'è una modifica normativa, è bene tenerne conto, soprattutto nella fase applicativa.

Vorrei concentrare il mio intervento su un passaggio che per noi è stato oggetto di estrema attenzione, di analisi e di approfondimento, che riguarda l'ex articolo 50, ovvero il nuovo articolo 51, per una motivazione che sicuramente è legata all'attenzione che diamo a certe aree territoriali, ma anche all'attenzione che la Commissione aveva dato a queste aree, con l'audizione anche dei Sindaci di Courmayeur e di Valtournenche. In particolare, il nuovo articolo 51 riguarda la limitazione all'applicazione della legge 24/2009. All'interno di questo articolo c'è un principio che vorrei riprendere per un discorso più ampio: si motiva l'introduzione di questo articolo dicendo che, al fine di consentire la realizzazione delle attività conoscitive utili a individuare e approfondire le misure di pianificazione territoriale urbanistica, al fine di superare le criticità derivanti dall'espansione turistica su insediamenti edilizi, infrastrutture e servizi ai cittadini, i Comuni definiti "grandi stazioni turistiche" possono porre limiti all'applicazione di quello che in gergo viene chiamato piano casa.

È importante e sicuramente sarebbe stato utile, però bisogna anche averne il tempo, fare un'analisi completa sull'impatto che oggi si ha sul carico insediativo e sulle volumetrie che vengono concesse in Comuni ad alta intensità turistica. Abbiamo anche presentato delle iniziative in questo senso. Adesso va di moda parlare di over tourism, in realtà in questo senso è da tempo che se ne parla ed era già stato oggetto di approfondimento anche durante un'audizione specifica con l'Assessore e i tecnici proprio sulla delibera di applicazione del piano casa, ovvero il tema in particolare dell'infrastrutturazione e dei servizi a favore del nuovo carico insediativo o di quello presente.

Sicuramente tutti noi vorremmo un anno zero per poter analizzare quello che è stato e poter ripartire in maniera più puntuale, ma non è possibile perché non possiamo fermare il tempo e sappiamo che ci sono poi anche delle situazioni contingenti, tra cui un giusto rischio di impresa e di iniziativa, che hanno i privati e che hanno gli attori economici, che nel frattempo ovviamente vanno avanti e presentano le loro iniziative. Non possiamo certo pensare di bloccare un intero settore. Questo momento, purtroppo, va gestito con le possibilità del caso e forse un approfondimento maggiore anche dal punto di vista della valutazione dei dati si sarebbe potuto fare, però non soltanto in applicazione del piano casa, perché, se noi pensiamo di risolvere le problematiche di pianificazione, di valutazione del carico insediativo e soprattutto del ritorno per il territorio in termini di realizzazione di infrastrutture e di servizi, senza considerare anche altri strumenti eccezionali, che sono presenti non soltanto nella normativa - penso agli accordi di programma - ma anche strumenti che sono insiti negli stessi piani regolatori dei Comuni... qui voglio ridirlo: il governo del territorio è prima di tutto una responsabilità degli Enti locali e lo abbiamo visto, cito l'esempio che è già stato fatto quando abbiamo parlato di grande distribuzione.

Nel PTP si dicono delle cose - si dicevano, perché ha il suo tempo -, abbiamo visto, come è successo in un caso che tutti conosciamo, che in realtà il documento di riferimento che ha limitato un certo tipo di evoluzione è stato il piano regolatore di quel Comune. Quel Comune ha fatto una scelta che è diversa rispetto ad altri. Andare a richiamare delle fonti normative superiori quando in realtà la fonte normativa principale di programmazione è nelle mani degli Enti locali ci fa vedere il mondo soltanto a metà.

Detto questo, abbiamo presentato un emendamento che non definirei provocatorio, ma di equità. Se da un lato individuiamo ed è anche una richiesta che è venuta dal territorio... ed è presente, non lo abbiamo fatto noi, il nuovo articolo 51, ex articolo 50, per limitare l'applicazione del piano casa, noi abbiamo provato a darne una giustizia, perdonatemi, di equità delle limitazioni anche su strumenti che nel tempo hanno creato un carico insediativo in alcune realtà notevole, come gli accordi di programma oppure hanno creato le condizioni perché ci fossero negli stessi piani regolatori delle modifiche in maniera tale da consentire un carico insediativo maggiore, cioè delle volumetrie maggiori su determinati territori. Perché dico questo? Perché spesso e volentieri il piano casa, rispetto ad altri strumenti di realizzazione di interventi insediativi, riguarda volumetrie più piccole. Accordi di programma o strumenti come i PUD invece parlano di volumetrie molto più ampie. Anche in questi giorni sui giornali ne abbiamo avute ampie dimostrazioni e penso che il mio Comune su questo faccia continuamente storia rispetto ad altre realtà. Dobbiamo mettere quindi sul tavolo tutti gli interventi, altrimenti rischiamo di creare una doppia velocità: da un lato magari limitiamo degli interventi che pesano fino a un certo livello sul carico insediativo di un paese e poi diamo la possibilità di realizzare altre quantità volumetriche e altri carichi insediativi sullo stesso Comune. Poi è vero che c'è il grande mistero dell'interesse pubblico. Io spesso faccio un esempio di questo tipo: anche la realizzazione di impianti di energia rinnovabile ha in sé insito l'interesse pubblico, però è un altro paio di maniche rispetto ad andare a identificare ex novo un interesse pubblico su un carico insediativo che magari genera sì degli introiti per il Comune, ma poi pesa ulteriormente in termini di spese nel realizzare infrastrutture che poi sono parcheggi, fogne e servizi che tutti i cittadini pagano e finiscono in tariffe, perché dobbiamo anche ricordarci questo. Sulla bilancia quindi dobbiamo sicuramente considerare il peso e il ritorno che alcuni Enti locali hanno da questi interventi, ma allo stesso modo non possiamo pensare che il problema sia confinato ed esclusivamente legato al piano casa.

Dobbiamo anche considerare che forse qui ci sono mancati dei dati di approfondimento, perché se, da un lato, abbiamo avuto modo di analizzare l'effetto che il piano casa ha generato sul consumo di suolo, quindi la possibilità di limitare il consumo di suolo, non abbiamo avuto la possibilità di affrontare in maniera completa, ma non per una mancanza di volontà politica, mancanza di tempo e perché c'era la necessità comunque di portare a compimento questa modifica... anche perché comunque, al di là di tutto, i professionisti e i privati, chi ha iniziativa, sta aspettando di capire con che regole si andranno appunto a regolare i prossimi interventi.

La nostra volontà con l'emendamento n. 4 è quella di prevedere la stessa possibilità, per i Comuni che lo vorranno, di limitare l'utilizzo degli accordi di programma relativi agli articoli 26 e 27 della legge n. 11.

Per quello che riguarda altri strumenti, ripeto, che sono insiti all'interno dei piani regolatori dei Comuni, torno a dire che non è onere sicuramente del Consiglio e del Governo regionale andare a fare degli interventi, è onere di ogni Ente locale. Su questo sicuramente ci sarà una questione che spesso ricordiamo, che riguarda anche le risorse umane ed economiche di alcuni Comuni appunto per far fronte a un maggior grado di autonomia. Il relatore di maggioranza ha parlato di federalismo interno con gli Enti locali, c'è anche un tema di responsabilità delle scelte e soprattutto di responsabilità di quello che, tempo per tempo, è stato scritto all'interno delle norme di attuazione dei singoli piani regolatori. Non possiamo dimenticarlo e su questo ogni realtà fa la sua parte.

Per quello che ci riguarda, il tema che abbiamo cercato di rappresentare con questo emendamento n. 4 voleva anche essere una sorta di pari dignità di colpe, mettiamola così, tra strumenti urbanistici e di realizzazione di interventi di carico insediativo e lo abbiamo rappresentato in forma di emendamento. Abbiamo visto che altri gruppi hanno presentato altri interventi anche di totale abrogazione dell'articolo 51, abbiamo visto l'emendamento della maggioranza, che prevede anche un passaggio di Commissione e penso che su questo, vista anche l'attività che la Commissione comunque ha fatto, è una cosa sempre molto utile, perché penso che tutti possano dare comunque il proprio contributo.

Valuteremo come posizionarci sui singoli emendamenti, abbiamo anche presentato due ordini del giorno, che sono legati a due emendamenti che abbiamo presentato e che andremo a illustrare quando ci sarà il momento.

Ho voluto concentrare l'intervento sull'articolo ex 50, nuovo 51, perché per noi è un punto estremamente importante di questo intervento normativo. Valuteremo poi alla fine della discussione generale e alla fine anche della valutazione degli ordini del giorno e quant'altro il posizionamento complessivo sul testo di legge.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Chatrian, ne ha facoltà.

Chatrian (UV) - Qualche considerazione più di natura politica, dopo aver ascoltato attentamente gli interventi dei colleghi. Devo dire che su questo disegno di legge n. 185, per quei tanti o pochi che ci stanno ascoltando, a seguito anche del provvedimento che a livello nazionale si approvò nell'estate del 2024, cosiddetto "Salva casa"... proprio per questo la Commissione si è presa due mesi interi per approfondire, dettagliare, conoscere, carpire, avere quegli elementi utili per meglio poter legiferare. Sono stati veramente due mesi intensi, numerose sono state le audizioni e numerosi sono stati i contributi di tutti. Quando dico "di tutti", partiamo dagli Enti locali, passiamo a tutti gli ordini professionali, passiamo alle parti produttive del territorio, a tutti gli stakeholder toccati direttamente da questo provvedimento, che è un provvedimento complesso, complicato, ma, per quanto ci riguarda, necessario.

Cerco di declinarlo sul piano politico. Permettetemi solo un passaggio a cui tengo particolarmente: noi pensiamo che l'urbanistica sia la disciplina forse più importante sul piano politico all'interno del nostro territorio. Perché la più importante? Perché si progetta, si pianifica un bene collettivo, l'ambiente, il bene più prezioso che abbiamo. Cercare quindi non solo di non fare degli errori, ma avere una visione e poi tradurla in un documento come questo vi assicuro che non è semplice, ma è estremamente importante. Questo è il primo tassello che volevo mettere in evidenza con voi.

Il secondo tassello invece è solo ed esclusivamente di natura politica; perché? Perché noi abbiamo voluto... e concordo con le parole del collega Manfrin, quando ci ha detto: "troppo poco", perché noi abbiamo voluto esercitare le nostre competenze. Volendo esercitare le nostre competenze, ci siamo presi il tempo... e concordo anche sul "troppo tardi", perché ci siamo presi del tempo, collega, perché, per cercare di non fare delle pezze e cercare di non approvare un atto così delicato... ci siamo presi anche del tempo - il combinato disposto direbbe qualcun altro - e abbiamo voluto esercitare le nostre competenze. Lo dico con un po' di orgoglio: abbiamo cercato di cucire un abito fatto su misura per il nostro sistema, chiamiamolo "modello Valle d'Aosta". Non concordo quando il collega di minoranza, nonché anche collega architetto, ci dice che è un impianto tecnico. È un impianto molto politico, collega, perché abbiamo voluto assolutamente esercitare le nostre competenze. Provo a metterne in evidenza qualcheduna, la prima: abbiamo messo al centro il governo del territorio. Prima il collega Aggravi ha messo più volte in evidenza l'importanza del governo del territorio tramite gli Enti locali. La modifica probabilmente più importante all'interno di questo impianto, di questo disegno di legge n. 185 è che lasciamo volutamente ai Comuni il governo del territorio legato non solo ai piani regolatori, ma ai cambi di destinazione, che il "Salva casa" nazionale si portava in pancia al 100%. Io penso che già solo su questo noi pensiamo, come Union Valdôtaine e come maggioranza, di avere esercitato la nostra competenza e di aver voluto cucire un abito su misura cercando di fare bene, cercando di fare meglio.

La seconda considerazione invece: abbiamo accettato o, più che accettato, adattato tutta una serie di elementi che a livello nazionale sono stati inseriti nel "Salva casa" per poter dare delle risposte a quel patrimonio già esistente, ma che oggi i proprietari non hanno potuto né ristrutturare, né restaurare, né utilizzare i vari bonus degli ultimi 10-15 anni per una mancanza di normative, che non hanno permesso loro di poter mettere a posto, quindi non utilizzare del nuovo suolo e valorizzare il bene, in francoprovenzale lo bièn de fameuille [traduzione letterale dal patois: il bene di famiglia], come siamo abituati a metterlo in evidenza.

Queste sono le principali considerazioni che volevo mettere in evidenza su questo importante disegno di legge n. 185.

Poi passatemi questa considerazione. Diversi di voi hanno già ben illustrato, oltre al relatore Jordan, che è entrato nel dettaglio, nel merito e nei passaggi, il nuovo articolo 51. Cosa dice questo articolo? Dice questo: "Al fine di consentire la realizzazione dell'attività conoscitiva e utile a individuare e approfondire le misure delle pianificazioni territoriali e urbanistiche, al fine di superare le criticità derivanti dall'espansione turistica su insediamenti edilizi, infrastrutture e servizi ai cittadini, i Comuni definiti "grandi stazioni turistiche" dall'articolo 27 hanno la facoltà di porre dei limiti". "Hanno la facoltà", anche lì mi sembra veramente un articolo interessante sul piano ambientale, urbanistico e politico. Altri hanno già messo in evidenza che abbiamo ulteriormente emendato in questa direzione questo articolo, come maggioranza, e vi proporremo l'emendamento, su cui ci sarà anche un parere della futura Commissione consiliare. Non abbiamo paura del confronto, anzi, lo vogliamo il confronto, come dice qualcun altro nelle sedi opportune, per poter decidere meglio le regole del gioco, soprattutto in quelle località dove "l'appetito" - entre guillemets - è più alto e quindi più difficile da poter accompagnare.

Non entro ulteriormente, avremo modo di confrontarci sui singoli articoli, ma vorrei veramente comunicare quanto - chi ha voluto - abbiamo dedicato a questo disegno di legge. Ça va sans dire che, come maggioranza, prima che il Governo e l'assessore Sapinet scaricassero il 31 marzo del 2025 questo disegno di legge, chi era interessato ha avuto modo veramente di entrare, non nel merito, ma di decidere il sarto, decidere la stoffa e decidere insieme quali per noi erano i punti di forza, i punti di debolezza e, soprattutto, le soluzioni. Se siamo arrivati tardi, devo dar ragione al collega Manfrin, se abbiamo preso un po' di tempo, se siamo stati un po' lunghi... sì, ma è perché a monte, io penso che questa sia la politica, abbiamo fatto veramente numerosissimi incontri, con delle idee diverse, trovando una sintesi e, per quanto mi riguarda, per quanto ci riguarda, è stata veramente una buona sintesi. Questo è un percorso dove la politica ci ha messo del suo. Speriamo che in questo caso non solo ci abbia messo del suo, ma che sia utile soprattutto ai nostri cittadini, alla comunità tutta e al bene più prezioso che abbiamo.

Come Union Valdôtaine, è talmente importante che penso che il tempo che ci abbiamo dedicato sia utile alle prossime generazioni soprattutto.

Presidente - Prima di passare la parola alle consigliere Minelli e Guichardaz, che si sono prenotate, sospendiamo brevemente i lavori consiliari per arieggiare i locali, teniamo in conto e prenotazioni.

La seduta è sospesa dalle 10:54 alle 11:17.

Bertin (Presidente) - Riprendiamo con i lavori. Ha chiesto la parola la consigliera Minelli, ne ha facoltà. Siamo sempre in discussione generale.

Minelli (PCP) - Il disegno di legge all'ordine del giorno di questo Consiglio, come hanno già evidenziato i colleghi che mi hanno preceduta, è un testo complesso, articolato, che riguarda uno dei temi più incisivi della pianificazione regionale, vale a dire le norme che sottendono all'urbanistica.

Il disegno di legge ha come obiettivo principale, è già stato detto, la revisione della legge 11/1998, una legge che all'epoca aveva richiesto un lavoro notevole e aveva modificato profondamente le regole e le modalità di redazione dei piani regolatori dei Comuni valdostani, cambiando in qualche modo l'assetto del territorio. Chi in quel momento, in quegli anni era nei Consigli comunali ricorda bene anche il grosso lavoro che si era reso necessario a ridosso proprio dell'approvazione di quella legge. Un testo normativo che ha retto sostanzialmente al passare del tempo, ben 27 anni, ma che, essendo comunque datato, ovviamente, necessitava di una revisione del tutto comprensibile.

Sono state introdotte delle modificazioni molto tecniche, su cui abbiamo avuto modo di ascoltare in Commissione vari portatori di interesse, è stato ricordato poco fa dal presidente Chatrian: il CELVA, gli ordini professionali, le associazioni di categoria del mondo delle costruzioni, che hanno portato le loro osservazioni, in alcuni casi anche le loro richieste, che in misura forse minima sono state anche recepite. Le modificazioni più significative vanno individuate nelle tipologie delle varianti ai piani regolatori e alla disciplina degli ambiti inedificabili, ma ci sono anche degli aggiustamenti tecnici necessari per adeguarsi ai cambiamenti introdotti nel tempo a livello nazionale: ad esempio, la responsabilità dei procedimenti, che un tempo era tutta in capo ai sindaci.

Personalmente non ho la competenza tecnica che hanno altri colleghi per valutare appieno tutte le novità introdotte. Ci sono punti su cui ho potuto comprendere meglio la ratio delle norme introdotte grazie alle spiegazioni dei funzionari del Dipartimento dell'Urbanistica, che ringrazio, perché hanno sicuramente fatto un grosso lavoro e sono stati disponibili al confronto e all'illustrazione e grazie anche al lavoro proprio della Commissione, che ha permesso di approfondire alcune questioni.

Ci sono dei punti su cui manteniamo alcune perplessità: per esempio, la questione degli indici di edificabilità, perché ? almeno alla sottoscritta ? non sono del tutto chiare, non sono sufficientemente chiare le potenziali conseguenze. Anche riguardo all'articolo 10, quello che interessa la questione delle serre, ho qualche riserva. In linea di principio mi sembra invece corretto affrontare, come il disegno di legge fa, il tema della decrescita demografica nei piani precedenti o comunque nei vari piani spesso erano presenti degli scenari di incremento, ma sappiamo che la realtà è diversa, e anche la questione dei tempi di approvazione delle varianti.

Mi riesce però difficile leggere nelle pieghe del testo i possibili effetti delle modifiche che sono proposte. Alcuni punti, come dicevo poc'anzi, sono una sorta di manutenzione dello strumento normativo. Mi riferisco all'eliminazione di passaggi formali: per esempio, il cartaceo, alla definizione di "modifica non costituente variante" anziché di "variante non sostanziale" per accelerare e semplificare, aggiornamenti quindi anche del lessico che viene utilizzato. Altri elementi, per quello che mi riguarda, avrebbero bisogno di una lettura ancora più puntuale e comparata sull'articolo modificato, che personalmente, anche al di là del lavoro di Commissione, io non sono riuscita a fare.

Dal mio punto di vista, quindi, i tempi non sono stati esagerati, direi al contrario, sono stati adeguati e forse un disegno della portata come ha questo avrebbe richiesto forse anche più tempo. Secondo me, non è un problema di tempi se bisogna fare delle leggi che poi, come quella precedente, devono avere un'applicazione e una vita molto lunga, perché, dicevo, parliamo di 27 anni della legge n. 11. Il disegno di legge propone poi delle modificazioni sulle prescrizioni per le aree a rischio idrogeologico per adattarsi e adeguarsi alle nuove esigenze di tutela del territorio e di sicurezza dei cittadini e anche qui noi non abbiamo tutti gli elementi per esprimere una valutazione ampia e meditata sul punto.

L'altro obiettivo del disegno di legge n. 185 - direi obiettivo anche questo sostanziale - è il recepimento e l'adattamento alla realtà regionale del decreto-legge n. 69, poi convertito nella legge 105/2024, la cosiddetta "Salva casa", che contiene, perché questo è, delle misure di semplificazione per favorire - lo dico in estrema sintesi - la regolarizzazione di difformità edilizie, di interventi di trasformazione interna alle abitazioni eseguiti senza titolo. Una legge, la "Salva casa", con alcuni elementi che possono essere ritenuti interessanti e anche opportuni, ma che può rappresentare - e noi temiamo che così possa essere - anche uno strumento per sanare dei pesanti abusi edilizi commessi a danno dell'ambiente e del territorio. Se ne è discusso molto a livello nazionale, anche in modo aspro, lo sappiamo.

Si sono volute riscrivere, tra l'altro, le soglie minime per l'abitabilità. Ricordo i monolocali abitabili a 20 metri quadrati per una persona e a 28 per due, abbassando gli standard igienico-sanitari e legittimando soffitte e seminterrati come mini case per giovani, a mio avviso, compromettendo in alcuni casi la qualità abitativa.

È stato allungato il termine per demolire le costruzioni abusive da 90 a 240 giorni, ciò che, a mio avviso, rende poco efficace la lotta all'abusivismo edilizio. Naturalmente poi ci sarebbe molto altro.

A proposito del disegno di legge n. 185 e a questa questione del recepimento della parte della "Salva casa", noi apprezziamo il fatto che ci sia stata un'attenzione nel mettere qualche paletto nella declinazione regionale, limitando, per alcune situazioni, l'eccessiva liberalizzazione del testo principale.

Come è stato anche rilevato nella relazione, una semplice applicazione della legge nazionale in Valle d'Aosta avrebbe potuto portare anche a una pianificazione con degli effetti negativi in termini di usi e di servizi. Al di là comunque di questa valutazione, crediamo che non sia da parte nostra condivisibile la scelta di costruire un disegno di legge che metta insieme alla revisione della 11/1998 le modifiche della "Salva casa", su cui, per quello che ci riguarda, andava fatto un ragionamento più articolato, più puntuale nell'ambito della legge regionale 2009, che aveva a suo tempo recepito la legge casa e su cui abbiamo più volte sottolineato la necessità di una profonda revisione. Ricordo anche che in tante Regioni quel tipo di normativa era stato messo à côté e si era proceduto in maniera diversa.

Abbiamo presentato sul disegno di legge alcuni emendamenti, a cui ha lavorato in particolare la collega Guichardaz, che li illustrerà nel suo intervento.

Presidente - Ha chiesto la parola la consigliera Erika Guichardaz, ne ha facoltà.

Guichardaz E. (PCP) - Come detto dalla mia collega, su questo disegno di legge anche in Commissione abbiamo sicuramente lavorato con assiduità, su un tema effettivamente molto complesso e molto tecnico. Questo e l'altro disegno di legge, che affronteremo in una fase successiva, ancora una volta depotenziano un po' i Comuni, a nostro modo di vedere, togliendo alcune competenze rispetto ai piani regolatori e ne parleremo di più rispetto all'altro disegno di legge. Più che altro si perde nuovamente l'occasione di una riforma generale che dia delle risposte alla crisi abitativa e all'ambiente, frenando quelle spinte della speculazione edilizia. Sappiamo tutti bene con che spirito era nato il piano casa, siamo rimasti forse l'unica Regione ancora ad applicare questa norma, le altre hanno pensato alla rigenerazione urbana o ad altre cose, perché effettivamente, quando era nata, aveva uno spirito sperimentale.

Come dicevo, questa norma non mette però dei freni agli aumenti volumetrici sconsiderati che nel tempo abbiamo evidenziato anche in questo Consiglio regionale, come, ad esempio, il condominio vista mare dell'Arco d'Augusto. La pianificazione è un tema centrale, quindi ci saremmo in qualche modo aspettati di più. In questo senso presentiamo due... sono tre emendamenti, ma uno è in subordine a un altro, perché, come è stato ben rappresentato dal relatore, vengono esclusi i Comuni turistici.

Prendendo i dati del piano casa, rileviamo che nei Comuni che hanno in questi anni avuto dei grandi ampliamenti volumetrici, sì, c'è il Comune di Courmayeur, come ricordava il consigliere Aggravi, che con 529 pratiche edilizie ha aumentato di 101 metri cubi l'ampliamento delle proprie strutture, ma esiste anche un altro Comune, che in questo caso non è considerato e con il primo emendamento andremmo a inserire, che è il Comune di Aosta, che con 506 pratiche edilizie ha aumentato di 72.000 metri cubi gli ampliamenti nella città di Aosta.

Ricordiamo bene, proprio quando c'è stato tutto il dibattito sul condominio dell'Arco d'Augusto, il duro attacco del Sindaco e della sua Giunta per dirci: "È tutta colpa del piano casa, noi non potevamo fare nulla in questo senso". Molto probabilmente hanno sottovalutato che potevano chiedere di essere inseriti tra i Comuni e quindi lo facciamo noi per loro. Magari non se ne sono accorti, noi diciamo: inseriamo anche il Comune di Aosta proprio perché i dati ci dicono che lì c'è stato un grande ampliamento volumetrico.

Il secondo emendamento invece è un emendamento più tecnico ed è legato al fatto che non abbiamo certezza dei tempi. Come ha ricordato il consigliere presidente Chatrian, è stato anche aggiunto un passaggio in Commissione, corretto e voteremo, ad esempio, quell'emendamento, però non si definiscono i tempi e quindi dovendo aspettare... almeno questa è l'interpretazione che diamo noi, ma sarà importante anche capire nel dibattito dell'emendamento se lo abbiamo interpretato male o se i Comuni hanno la possibilità di fare una delibera di Consiglio prima della delibera di Giunta, questo lo diciamo un po' per evitare la corsa che potrebbe esserci a un certo punto, non avendo certezza dei tempi.

Quello che quindi proponiamo in prima battuta è che i Comuni possano approvare le proprie deliberazioni anche in assenza della deliberazione di Giunta, oppure che si fissi un termine: noi abbiamo messo il termine di 30 giorni perché siamo a scadenza di legislatura, quindi in qualche modo fissiamo un termine che sappiamo essere molto molto ridotto, però il termine di 30 giorni per la delibera di Giunta, in modo che a quel punto i Comuni possano deliberare rispetto alle limitazioni.

Questi sono gli emendamenti che proponiamo e che quindi non presenterò più poi in fase di discussione della legge.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Distort, ne ha facoltà.

Distort (LEGA VDA) - Utilizzo questo spazio di primo intervento per me semplicemente per ulteriori precisazioni. In realtà, avendo avuto l'opportunità di leggere, di occuparmi della relazione, io ho già espresso tutta la parte sostanziale di posizionamento nei confronti del disegno di legge in esame.

Vorrei soltanto aggiungere alcune precisazioni, soprattutto me ne dà l'opportunità il collega presidente della III Commissione, Chatrian. Nel suo intervento ha messo in luce alcune considerazioni, volevo proprio ringraziarla per queste suggestioni che mi permettono di poter effettuare alcune precisazioni.

Prima di tutto il fatto che si siano dedicati due mesi di attività della Commissione consiliare competente... ribadisco, non in contraddizione a quanto ha detto il mio collega Manfrin, ma a completamento di quanto egli ha detto... è chiaro che ovviamente sono il primo - e lo è anche il consigliere Manfrin, come tutte le persone di buon senso - a pensare che "la gatta per la fretta ha fatto i gattini ciechi". Ci vuole quindi del tempo per ogni cosa.

Quello che è fondamentale è che non stiamo parlando e discutendo sui due mesi di attività di approfondimento in Commissione consiliare. Io vorrei ribadire il fatto che sono trascorsi cinque anni di legislatura, è quello il tema. L'urbanistica rappresenta la legge madre di natura politica, perché va a disegnare non la tutela del territorio, ma va a disegnare il modello di società, il modello di comunità, vogliamo dire alle persone qual è la visione del Governo oggi e qual è la visione del governo per la generazione futura, qual è la visione del governo per le generazioni, per le persone che stanno invecchiando.

È quindi il documento principale di un'attività politica. Vuol dire cinque anni di legislatura incontrastata, con semplicemente un rimescolamento di figure, ma con sempre le stesse forze, salvo il contributo di Pour l'Autonomie nella seconda fase, ma in definitiva cinque anni di governo e di maggioranza incontrastata. Cinque anni in cui io, dall'inizio della legislatura, so di avervi letteralmente ossessionati, prima l'assessore Marzi, poi l'assessore Sapinet, so e lo ammetto di avervi ossessionati sull'urbanistica, sul tema dell'urbanistica, sul pensare a una nuova visione di urbanistica, sul pensare esattamente in questi termini: "visione urbanistica" e non "aggiustamento normativo". Se andiamo a vedere tutti gli interventi che ho fatto, non ho mai parlato e mai mi sarei permesso di segnalare, di indirizzare e di incoraggiare un puro aggiustamento normativo, ma ho sempre invocato una visione politica dell'urbanistica, che poi è la visione dell'urbanistica, tant'è che l'urbanistica è l'insieme di discipline che non sono mica solo l'attività dell'architetto. L'architetto è poi il regista oppure l'esecutore che mette insieme tutta una serie di questioni, ma a partire, oltretutto, dall'indicazione della committenza, cioè l'ente che governa il territorio. Questo allora è il grande vulnus, perché o voi oggi presentate semplicemente un aggiustamento normativo... e su questo, voglio essere sincero, ci sta, ci sta che ci sia un aggiustamento normativo, ci sta che ci fosse la necessità di ulteriori approfondimenti o di piccole modifiche, ma quello che non ci sta o quello che non è comparso è la capacità del Governo di legiferare, di dare una visione urbanistica. La visione urbanistica vuol dire dove vogliamo indirizzare l'urbanistica, non vuol dire andare a sistemare pian pianino i dettagli delle norme.

Guardate che c'è tutto un dibattito dell'urbanistica - e con questo non voglio mettermi a fare una speculazione accademica, assolutamente, vi garantisco che ve la risparmio - che va nella direzione di una scelta determinante, una sorta di rivoluzione copernicana: o continuiamo nella linea dell'urbanistica classica che va a disciplinare norme, regolamenti, dettagli, oppure prendiamo la direzione di un altro tipo di urbanistica, che traccia linee generali di governo del territorio, ma poi apre la cosiddetta "urbanistica basata su progetti", progetti a livello di zona, progetti a livello di parti di territorio. Sono quei progetti diciamo in scala urbanistica che rappresentano le reali esigenze di una comunità che sta cambiando. È questo che è mancato. Serve una disciplina urbanistica che sappia guardare avanti, una disciplina urbanistica che parta dal presupposto di avere fiducia nell'operatore del territorio, anziché partire dal sospetto e generare una gabbia di divieti che i furbi riusciranno ad aggirare, perché sono capaci, perché sono furbi, perché si svegliano la mattina con l'idea di essere furbi, di aggirare gli ostacoli. La gabbia di divieti quindi va solo a penalizzare la virtuosa attività edilizia.

Io parlo di "virtuosa attività edilizia" perché, con tutto il rispetto della posizione delle colleghe di PCP, abbiamo posizioni diverse, ma voi capite che pensare che col piano casa sono stati realizzati un certo numero di metri cubi per voi è un dato negativo, per me è un dato positivo: vuol dire che sono metri cubi che sono stati salvati al consumo di suolo, comunque tratteremo in altre sedi eventualmente queste discussioni, che so che rischiano di avere un aspetto accademico. La visione del pensare che l'attività edilizia di per sé è maligna è quindi sbagliata, ma deve essere la politica che deve affermare chiaramente questo cambiamento di rotta. Serve, come ho detto, un'urbanistica che lavori per progetti e non sia un concentrato di norme, questa è fondamentale. Servono risposte e indicazioni sulla sfida della rigenerazione urbana e sull'ancor più grande sfida della rigenerazione rurale, perché noi in Valle d'Aosta potremmo essere capofila di quest'ulteriore disciplina, di cui non si parla, che è la rigenerazione rurale. Serve una capacità di gestione sapiente e intelligente delle politiche di consumo del suolo. Serve un'azione di difesa della legge casa - e riprendo il discorso - perché è uno strumento virtuoso di riduzione di consumo di suolo, altro che limitarne l'azione!

Tutto ciò che serve per davvero, portate pazienza, ma non compare su questa legge. Evidentemente questa non è una legge urbanistica, è una legge normativa ed è questo il vulnus che io voglio riconoscere. Perché, se una legge di questo tipo fosse arrivata a metà legislatura, l'avremmo presa, esaminata, discussa, emendata, avremmo espresso i diversi pareri, i diversi punti di vista, ma a fine legislatura questo diventa un testamento politico in cui voi Governo dite: "ecco, questo è tutto quello che sono riuscito a fare, o che ho voluto fare, in cinque anni di legislatura". È questo che è poco e, se non ve lo dice l'opposizione, chi ve lo dice? Mi sembra quindi di svolgere, di esercitare esattamente quello di cui voi maggioranza, voi Governo, avete bisogno: qualcuno che vi dica le cose come stanno.

Voi, oltretutto, avete preferito affidare - e lasciatemelo dire, perché traspare dal tenore di questi articoli, dal modo con cui si sviluppano gli approfondimenti di questo disegno di legge - il compito di esprimere una visione urbanistica a chi non ha questo compito. Avete delegato agli Uffici quello che invece era affidato a voi. Siete voi che svolgete un ruolo politico e traducete questo ruolo politico attraverso il governo del territorio. Siete voi che dovete occuparvi di visione urbanistica. Siete voi che dovete operare le scelte per affidare all'urbanistica il compito di dire quale modello di comunità avete in testa, quale modello di impresa avete in testa, quale modello di territorio avete in testa, quale soluzione avete in testa per contrastare lo spopolamento delle aree di campagna e di montagna, di media montagna, quale futuro avete in testa per le nuove generazioni e quale futuro avete in testa per la popolazione che sta invecchiando. Come mai non avete risposto a tutto questo? Perché questo e soltanto questo è urbanistica. Il resto è pura normativa.

In sintesi, ribadisco, l'ho detto, questo è il vostro testamento politico, in questo modo... e, visto che in tribuna ci sono anche i giornalisti, in modo irrituale io mi rivolgo anche a loro, perché ognuno di noi cerca di fare il suo compito per una società, a favore di una società: cercate di dare il giusto peso a questa iniziativa di legge, che è puramente un aggiustamento normativo. L'attesa sulla visione urbanistica che avevamo da cinque anni, che probabilmente attori nel mondo della imprenditoria, dell'edilizia, quell'80% di Valdostani che è proprietario di immobili si aspettavano già da prima non è arrivato. Il messaggio non è arrivato. cinque anni di governo incontrastato non hanno minimamente permesso a questo Governo di poter esprimere una visione politica, una risposta all'esigenza del territorio. Questo è il vulnus, questo è quello che vogliamo sottolineare.

Presidente - Consigliere Marquis, a lei la parola.

Marquis (FI) - Ringrazio i relatori per aver introdotto l'argomento, in particolare il relatore di opposizione per l'illustrazione della sua relazione, dalla quale si evince la visione urbanistica, quella che anche noi condividiamo, che viene meno nel disegno di legge che è stato presentato. Un disegno di legge che porta modificazioni alla legge 11/1998, che disciplina l'utilizzo del nostro territorio, la pianificazione territoriale. È una legge che è datata, una legge che risale al 1998, che è stata oggetto di grandi stratificazioni successive e oggi compie il ventisettesimo anno di età. Una legge che quindi, di fatto, è superata e che non risponde più alle esigenze attuali, ma che corrispondeva a un'impostazione, a una visione di un periodo completamente diverso rispetto a quello attuale.

Ovviamente il disegno di legge n. 185 è un disegno di legge che contempla al suo interno degli aggiustamenti di tipo normativo e va a intervenire in svariati campi che vengono trattati dalla legge n. 11, a partire dalla gestione delle varianti ai piani regolatori, alle questioni di semplificazione sulla disciplina degli ambiti inedificabili e anche a tutti quegli aspetti di vigilanza sulle trasformazioni urbanistiche ed edilizie. A nostro modo di vedere, però, come è già stato evidenziato dal collega che è intervenuto poc'anzi, l'urbanistica è quella scienza che tratta l'assetto del territorio, una scelta multidisciplinare che contempla tutta una serie di fattori, di attività che vanno a interferire con le scelte di carattere ambientale, economico, sociale, culturale e che deve avere il coraggio e la capacità di guardare in prospettiva.

In Valle d'Aosta il patrimonio edilizio è un patrimonio importante, è un patrimonio molto datato e che richiede di essere valorizzato, di essere riutilizzato. Una delle ragioni, a mio avviso, a nostro avviso, della difficoltà a riqualificare questo patrimonio discende anche dall'impostazione della nostra legge urbanistica, che è una legge di natura ormai normativa, che sostanzialmente impone mille lacci e lacciuoli, che, di fatto, mettono in difficoltà chi si deve approcciare alla gestione del suo patrimonio familiare, alla gestione del patrimonio edilizio. Questo vale soprattutto nei piccoli centri rurali, nei piccoli centri che abbiamo noi sul territorio valdostano, nei piccoli centri insediativi.

Ci sono delle situazioni dove la sommatoria di tutte queste regole e regolette rende la vita veramente difficile e rende anche difficile riutilizzare il bene per lo scopo odierno, le esigenze di oggi di una famiglia che deve vivere e restare su quel tipo di territorio. Si potrebbero fare un'infinità di rappresentazioni di queste situazioni, perché ce ne sono tantissime che conosciamo. È del tutto evidente che occorrerebbe un'impostazione un pochettino diversa oggi, che vada oltre l'aspetto di cercare di dare degli aggiustamenti da parte degli Uffici alle situazioni che loro hanno riscontrato di oggettiva difficoltà dal momento che vengono presentate iniziative e pratiche. In questo contesto quindi hanno cercato di dare delle soluzioni puntuali a delle questioni che sono state messe dai cittadini sul tavolo.

In questa occasione è stato anche recepito parzialmente il contenuto del cosiddetto decreto "Salva casa", che è stato presentato nell'estate del 2024 e, a nostro modo di vedere, forse qualcosa di più si poteva fare, anche questo sulle destinazioni d'uso, su altri ragionamenti che andavano a migliore riscontro delle esigenze dei nostri cittadini.

Effettivamente la materia è una materia molto complessa e noi abbiamo competenza primaria ai sensi dell'articolo 2 dello Statuto, ma è anche vero che cercare di assorbire le iniziative nazionali in un testo che è stato concepito in un'altra maniera non è un'operazione sicuramente facile, è un'operazione complessa. Questo, a nostro avviso, a volte porta anche a delle difficoltà aggiuntive perché si devono coniugare le nostre potestà legislative con quello che invece viene fatto dallo Stato, che in certe situazioni è molto più avanti.

Negli ultimi anni ci sono state parecchie iniziative di recepimento sia in termini di urbanistica, sia in termini di lavori pubblici. Lo Stato ha cercato di semplificare in qualche maniera, di rimuovere le difficoltà in un tema non semplice da gestire, ma comunque ha provato a farlo. Noi, sotto questo profilo, nella nostra autonomia, nell'esercizio delle nostre prerogative, triboliamo ad andare dietro, diciamo, a recepire questi aggiornamenti su questa materia che è molto complessa.

Anche per noi la visione è una visione positiva nei confronti di quelli che fanno, di quelli che intraprendono, pertanto non svolgiamo il ruolo di carabinieri, cioè riteniamo che ci debbano essere delle regole, che le regole vadano rispettate, questo sicuramente, ma bisogna anche partire nel dare fiducia a chi si trova a mettere in atto delle iniziative.

Per quello che riguarda anche il tema che è stato richiamato evidentemente dalle colleghe in aula, ad esempio, del piano casa, si poteva far meglio? Forse sì sul piano casa, ma riteniamo che tale piano abbia dato un grosso contributo alla riqualificazione del nostro territorio, cioè ci sono delle eccezioni, è vero, in qualsiasi situazione noi possiamo prendere delle evidenze che possono essere al di fuori delle aspettative, perché non tutto può essere disciplinato, può dare il 100% della perfezione. Ci sono stati un caso, due casi, tre casi, quattro casi che hanno dato luogo magari a delle opere discusse? Sì, è vero questo, però non dobbiamo dimenticare qual è il complesso degli interventi che sono stati fatti. Sotto questo profilo, se si vuole recuperare il patrimonio edilizio e utilizzare meno suolo, bisogna anche mettersi al posto di quelli che devono investire. Molto spesso cioè ci sono problematiche di ogni natura: dalle piccole finestre che non possono essere ampliate alle questioni dell'utilizzo dei sottotetti, delle altezze interne. Ci sono una miriade di problematiche che vanno affrontate quando si gestisce un progetto edilizio e architettonico e spesso e volentieri ci si ferma, non sempre è facile trovare delle soluzioni.

Pertanto la nostra visione ovviamente è una visione diversa, è una visione che vuole mettere nelle condizioni di intraprendere e di poterlo fare nel migliore dei modi, pur salvaguardando le esigenze di rispetto dell'ambiente, del paesaggio e del bene comune. Sotto questo profilo, quindi riteniamo che non si comprende bene qual è la visione politica di questa proposta, perché per noi sarebbe più corretto dire che ci sono una serie di interventi sotto il profilo legislativo che portano a cercare di dare una soluzione a qualche problema concreto. Di questo ne prendiamo atto, siamo contenti se questo potrà semplificare la vita dei Valdostani, ma riteniamo che alla base di questo non sono stati dati degli indirizzi politici che rappresentino una visione verso dove si vuole andare o, se sono stati dati, non sono percepibili da parte di chi si trova oggi, come noi, a commentare e a valutare un provvedimento che è stato proposto. Forse ci voleva un po' più di coraggio. Ci rendiamo anche conto che siamo a fine legislatura. Non è sicuramente semplice trattare un tema come questo, perché un tema come questo richiede parecchi approfondimenti, parecchie discussioni, soprattutto se si vuole intervenire in modo profondo.

Per quanto ci riguarda, valuteremo con attenzione le proposte che sono fatte a livello emendativo. Nel complesso, ci saremmo aspettati qualcosa di più sotto il profilo di proposte su una materia che riteniamo che sia, forse, quella che impatta di più sull'economia del nostro territorio.

Presidente - Siamo sempre in discussione generale. Ha chiesto la parola il consigliere Chatrian per il secondo intervento, ne ha facoltà.

Chatrian (UV) - Sono già intervenuto in discussione generale, ma i miei due colleghi, non solo colleghi Consiglieri ma colleghi architetti, mi hanno veramente stimolato sul piano politico, non sul piano tecnico.

Devo dire che il collega Marquis mi ha stupito. Ho ascoltato attentamente, non abbiamo capito lei che visione abbia, perché non abbiamo capito la visione, se devo dire la verità. Diciamo che noi abbiamo dedicato del tempo su questo documento, collega.

Le assicuro che, come Union Valdôtaine e come maggioranza, non triboliamo ad andare dietro allo Stato, non ci interessa, quindi lo mettiamo proprio in maniera molto chiara, ma non ci interessa politicamente; perché? Perché, dal punto di vista statutario, abbiamo la competenza, quindi non triboliamo ad andare dietro eventualmente, come ha detto lei, allo Stato. Non solo non vogliamo andar dietro, lei ha ribadito un concetto corretto: non è semplice, ma, proprio perché non è semplice, abbiamo cercato, come dicevo nel primo intervento, un abito fatto su misura dove abbiamo dedicato, non so lei, non so il vostro gruppo, ma noi abbiamo dedicato veramente tanto, tanto tempo.

Non vogliamo fare né i poliziotti, né i carabinieri, nulla di tutto questo, ma riprendo le parole del collega Manfrin, perché mi ci ritrovo completamente. Poco tempo fa ci ha detto: "avete recepito troppo poco". Evviva, vuol dire che abbiamo fatto una cosa nostra. La seconda cosa è stata: "troppo tardi". Evviva, perché ci abbiamo messo del tempo, perché ci abbiamo dedicato veramente parecchio tempo. Vi assicuro che abbiamo cercato veramente di costruire e di elaborare un abito su misura.

Io non so se lei ha visto nel dettaglio cosa abbiamo presentato oggi, collega Marquis, perché proprio l'esempio che ci ha fatto, scusi, è il contrario. Il "Salva casa" nazionale apriva a tutti il cambio di destinazione. Dato che noi abbiamo il nostro Statuto e da autonomisti crediamo che sia qui che bisogna esercitare le nostre competenze, le abbiamo inserite in legge e saranno i Comuni, che oltretutto sono il Governo e gli Enti che governano il territorio, a decidere sì o no tramite delle varianti non sostanziali o sostanziali. Se questa ? scusatemi, ho fatto un esempio ? non è una scelta politica, io non so allora cosa sia una scelta politica!

La seconda, per fare due esempi, perché altrimenti veramente non ci capiamo, anche sulle misure dei monolocali, collega, la invito ad andare a vedere cosa abbiamo inserito in questo disegno di legge. Non abbiamo accettato e non triboliamo ad andare dietro allo Stato nazionale, ma noi siamo convinti di avere delle idee diverse, perché la nostra Regione e soprattutto le nostre comunità hanno delle esigenze diverse e che una disciplina come quella dell'urbanistica, che anche voi, penso, trattate quanto noi, sia fondamentale per la visione e la pianificazione.

Ho voluto mettere in evidenza questi due passaggi perché altrimenti non è corretto e non è dignitoso rispetto a tutti i colleghi che in questi due mesi in Commissione ci hanno dedicato delle energie, del tempo, ma soprattutto anche ai colleghi di maggioranza che nei cinque-sei mesi prima hanno fatto decine di riunioni su questo provvedimento. Perché? Assolutamente c'è stato il "Salva casa" nazionale che è stato approvato nel mese di giugno/luglio del 2024 e ci siamo presi un po' di tempo per poter dare delle risposte utili, corrette e anche con una certa visione in natura tutta politica all'interno del nostro territorio, perché non accettiamo veramente della superficialità e del populismo su delle tematiche dove, le assicuro, collega Marquis, abbiamo dedicato delle giornate intere. Io non so se voi avete dedicato delle giornate intere su questo provvedimento di legge, ma non accettiamo la superficialità su delle tematiche che sono veramente delicate.

Chi ha avuto tempo, modo e voglia di leggere il disegno di legge n. 185 sa che le tolleranze col collega Sapinet le abbiamo inserite, come la possibilità di dare delle risposte a tutti quei proprietari valdostani che oggi non hanno potuto utilizzare i bonus fiscali nazionali perché non c'era comunque l'impianto di natura giuridica e urbanistica che glielo permetteva, quindi abbiamo comunque cercato sul pregresso di poter fare assolutamente dei passi avanti. Su invece le nuove costruzioni ha ragione il collega Distort, siamo stati un po' restrittivi... sì, è una scelta. Noi argomentiamo la nostra scelta ed è giusto che le opposizioni e le Destre argomentino le loro scelte. Io penso che faccia parte della buona dialettica, ma soprattutto della buona politica.

Mai in un documento di questo genere, come il n. 185, penso che ci sia all'interno tanta politica, poi è normale che ci sono anche degli aggiustamenti. Prima la collega Minelli ha messo in evidenza che ci sono degli aggiustamenti di natura tutta tecnica e sono d'accordo con voi quando dite che forse si potevano anche modificare prima. Sì, ma prendete anche atto dello sforzo che è stato fatto dagli Uffici, dalla Giunta, da chi oggi guida il dicastero per confezionare ed elaborare 55 articoli in un modo anche devo dire coraggioso, perché ci sono delle scelte all'interno di questo disegno di legge. Vi assicuro, se vi può importare e interessare, che, prima di scaricare questo atto, il 31 marzo del 2025, come Giunta regionale, la discussione prima nel gruppo dell'Union e dopo in maggioranza è stata interessante, ardita e anche molto franca.

Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Marquis, ne ha facoltà.

Marquis (FI) - Due considerazioni sull'intervento che ho appena ascoltato del collega Chatrian. Collega, lei è abituato a dare delle pagelle, noi non le diamo delle pagelle sui suoi interventi...

(intervento del consigliere Chatrian fuori microfono)

...Le posso solo dire che su due passaggi del suo intervento che ha fatto: "abbiamo recepito poco in tema di semplificazione, evviva" e "ci abbiamo messo troppo tempo, evviva", per noi non sono degli "evviva" impiegare troppo tempo e anche recepire poco in tema di semplificazione. Per noi la semplificazione è un argomento importante e, pertanto, riteniamo che vada rafforzato questo concetto. Poi, ogni volta che si parla di urbanistica o che si parla di altri temi, insistete con la questione del federalismo. Federalismo e competenza vanno giustamente collocati laddove servono.

Lei la fa molto semplice, dice: "noi diamo ai Comuni la possibilità di cambiare le destinazioni d'uso, che ognuno possa intervenire tramite le varianti al piano regolatore". Forse non immagina cosa vuol dire fare una variante al piano regolatore. Se io ho l'esigenza oggi, la variante al piano regolatore ce l'ho magari, nel migliore dei modi, se una "variantina", dopo un anno, sennò dopo due anni, perché i Comuni non mettono mano a una variante al piano regolatore a seguito di una singola richiesta o di due richieste. Queste sono delle procedure infernali sotto il profilo del raggiungimento degli obiettivi.

Pertanto, la nostra visione è proprio questa, che si differenzia dalla sua: riteniamo che, laddove è possibile, una piccola realtà come la Valle... ma sulle destinazioni d'uso, secondo voi, ci sono 74 situazioni diverse sul territorio della Valle d'Aosta? Ci saranno due o tre situazioni che possono essere prese a riferimento: quella delle grandi realtà turistiche, quella dei Comuni della dorsale della città di Aosta, ci sono quelle dei Comuni interni, delle aree interne. Bastava quindi identificare tre situazioni e legiferarle a livello regionale, al posto di dire: "noi siamo bravi, noi deleghiamo ai Comuni, diamo le competenze e rispettiamo la libertà d'azione", ma questa libertà d'azione si riflette sull'illibertà d'azione della gente, che non può vedere l'assolvimento delle proprie esigenze, se non a distanza di anni. Le potrei fare un'infinità di esempi laddove basta un errore di classificazione di un edificio: ci vogliono due-tre anni per sbloccare la situazione a causa di errori che sono stati fatti da chi dovrebbe avere la competenza degli uffici a identificare la giusta classificazione. Dopo il cittadino deve cominciare a fare delle domande e mettersi di fronte a dei cicli da cui diventa impossibile uscire e anche spendendo parecchie risorse.

Pertanto, la nostra visione è una visione più liberale, una visione che vuole mettere al centro dell'iniziativa l'impresa, la possibilità di intraprendere, la possibilità di dare soddisfazione ai propri bisogni, perché per noi chi soddisfa i propri bisogni non è una persona che necessariamente vuol fare delle speculazioni ai danni della comunità, ma crediamo che questo voglia dire rafforzare il tessuto produttivo, rafforzare l'economia della nostra Regione. Pertanto questa, se non si era capita, è la visione del gruppo di Forza Italia. È una visione che è completamente diversa da una posizione restrittiva di utilizzo e di valorizzazione del territorio.

Presidente - Siamo sempre in discussione generale. Chi vuole intervenire si prenoti. Ha chiesto la parola il consigliere Cretier, ne ha facoltà.

Cretier (FP-PD) - Ringrazio il collega Jordan, relatore di maggioranza, per aver centrato la questione della centralizzazione delle esigenze regionali. Il disegno di legge n. 185 poggia parzialmente sul decreto "Salva casa", che non è un condono edilizio, ma un'ampia sanatoria per molte tipologie di interventi. Ringrazio anche il collega Distort, ma con una visione forse troppo critica, ma è anche normale.

A livello regionale il disegno di legge in oggetto contiene norme al fine di attuare il decreto-legge n. 69, ma con adattamenti necessari alle Regioni autonome e alle loro peculiarità in materia di pianificazione, su cui esercita la propria potestà legislativa esclusiva. Non è un banale adattamento poiché nel processo di scrittura abbiamo potuto vedere come nell'iter i vari portatori di interesse abbiano espresso le proprie visioni e le proprie necessità: associazioni datoriali del mondo delle costruzioni, la Conferenza valdostana delle professioni, gli Enti locali, hanno tutti espresso un parere legittimo. Un dibattito competente che però ha portato delle integrazioni e delle osservazioni di pianificazione territoriale e ha approfondito molti aspetti di grande importanza per chi mastica la materia, chi ne richiama i limiti e chi la mette in pratica.

Delle integrazioni, talune sono state accolte, altre abbiamo potuto leggere di minimi refusi, corretti tempestivamente, altre ancora in capo allo Stato, come la classificazione degli edifici in monumento o documento, oppure si demanda sia a circolari, sia a delibere di Giunta il chiarimento di alcuni passaggi che non vanno normati con legge ma sono necessari. Altre situazioni non sono state accettate in quanto è il testo nazionale che lo stabilisce e, ancora, obiettivi non oggetto del disegno di legge n. 185. Era per mettere in luce un po' tutte le richieste che sono arrivate e le segnalazioni che ci sono pervenute.

In sintesi, è raccolto nel testo finale ciò che persegue il decreto "Salva casa", ma che è da legiferare con legge regionale. Molte decisioni poi sono in capo ai Comuni per mantenere una certa autonomia, con applicazioni maggiormente locali, quindi decide il territorio sulla base di accertamenti insiti a trasformazioni, ma che devono rimanere nel solco e nei limiti del dettato del decreto-legge e dell'attuale disegno di legge in discussione, ad esempio, come detto, sulle trasformazioni, l'assenza di titoli di concessione con difformità, con le sanzioni, tutto viene demandato al Responsabile dell'Ufficio tecnico, organo tecnico, e non più al Sindaco, organo politico pro tempore, distinguendo correttamente i due organi.

Fondamentale è la comprensione degli obiettivi inseriti nell'iniziale recepimento, che ha dalla sua parte la disciplina semplificata di stato legittimo degli immobili, di mantenimento d'uso e delle sanatorie possibili e le tolleranze costruttive, integrando la disciplina regionale già esistente. Infine, anche sulle superfici minime degli alloggi monostanza per una o due persone.

Vorrei fare una considerazione personale sulle dimensioni. Una scelta per dare delle risposte alle sanatorie e rendere abitabili le mini abitazioni. Mi sono immaginato un monolocale di 20 metri quadri per un abitante, con relativi servizi, che deve rispettare i requisiti di igiene, di ventilazione naturale e le aperture, ma mi sono venute in mente soltanto le cosiddette "capsule" dell'aeroporto di Pisa, che hanno una superficie di meno di 10 metri quadri, chiaramente in dotazione in molti aeroporti, ma semplicemente per un pernottamento. Era per fare un paragone. Sarà che nelle città italiane c'è una grande richiesta di tali abitazioni, ma anche per semplificare l'edilizia libera, che non è l'edilizia senza regole, ma per semplificare l'iter burocratico per alcuni interventi o interventi sulle abitazioni o forse lo scopo preciso è l'accesso alle classi più deboli e disagiate per dare riscontro crescente al fabbisogno abitativo.

Non vorrei che già il complesso sistema abitativo e dei relativi interventi diventi una giungla in cui regnano le irregolarità e gli abusi, come i cambi d'uso e le destinazioni senza opere, che passa attraverso una semplice SCIA, che non è da confondere però con quelle con opere, per cui sarà necessario essere in possesso del titolo per l'esecuzione: ecco perché è molto importante che alcune questioni siano delegate a chi vive il territorio, lo percorre e lo conosce puntualmente, anche sulle modifiche delle opere finali rispondenti alla progettazione, quindi gli Enti locali. Sono temi complessi in cui bisogna essere dei professionisti del settore ed essere dei tecnici abilitati, come gli architetti. Scusate, noi qui in Consiglio ne abbiamo almeno tre, quindi a loro la conoscenza della materia e, nel dettaglio, i passaggi normativi.

Nel nostro caso, come legislatori, l'adeguamento al decreto "Salva casa" per necessità lo abbiamo dovuto fare. Lo abbiamo fatto mettendo assieme molti elementi e richieste scaturite nel confronto e sicuramente non accontenterà tutti, ma un primo passo è stato fatto anche grazie alle innumerevoli riunioni e grazie ai tecnici che ci hanno concretamente disegnato il perimetro delle modifiche possibili.

Credo che nel testamento politico rimangano tracce attraverso questo disegno di legge, scusate, ma credo che il testamento politico sia nelle ulteriori 200 leggi approvate in questi cinque anni.

Presidente - Siamo in discussione generale. Ci sono altri interventi? Se non vedo prenotazioni, chiudo la discussione generale. Non vedo ulteriori prenotazioni, la discussione generale è chiusa. Per il Governo replica l'assessore Sapinet.

Sapinet (UV) - Ringrazio i colleghi relatori, i vari colleghi che sono intervenuti e tranquillizzo subito il collega Distort riguardo alla sua presunta ossessione. Non mi ossessiona, anzi siamo qui per un confronto, un confronto aperto, un confronto che deve essere sicuramente costruttivo, interessante, anche se a volte su posizioni diverse.

Un disegno di legge particolarmente atteso. Abbiamo avuto alcune iniziative, lo ricordava il collega Manfrin, che giustamente chiedevano informazioni sull'andamento dei lavori e sulle diverse tempistiche. Ci si è spesso soffermati sul quando sarebbe stato approvato, ma oggi direi che ben si capisce anche cosa si approva: non solo quindi il recepimento in parte di quello che è noto come decreto "Salva casa", ma molto rilevanti sono le modifiche e lo snellimento che vengono apportati alla legge 11/1998.

Nel periodo che ha preceduto la seduta odierna abbiamo avuto anche la consapevolezza del come si volesse arrivare in aula e del come si è intrapreso questo percorso, un percorso di un primo intervento normativo sulla legge n. 11, al quale farà seguito il lavoro sul PTP: il gruppo di lavoro ha generato un documento tecnico sul quale verrà avviato il confronto politico e, in seguito, il secondo aggiustamento normativo della legge n. 11. Un confronto aperto, un confronto a 360 gradi, una ricerca di condivisione, dove è possibile, sicuramente di ascolto, di illustrazione, anche l'illustrazione del perché di certe scelte. Passaggi formali in questi ultimi due mesi, ma passaggi anche informali, lo ha ricordato il collega Chatrian, svolti all'interno di una maggioranza, all'interno del nostro movimento, ma anche e soprattutto poi con gli ordini professionali, le categorie, con il CPEL, in modo da arrivare già con un documento, con un provvedimento sgrossato.

Un grande lavoro, un grande lavoro prima e un grande lavoro nei due mesi, che ha visto impegnata la III Commissione, che ringrazio, così come ringrazio coloro che, pur non facendo parte della Commissione, hanno voluto essere parte attiva di questo provvedimento, con una grande, un'enorme disponibilità da parte del personale della struttura della dottoressa Rean, con tutto il suo staff, l'avvocato Pasquettaz, valido consulente esterno, e la supervisione dell'ingegnere Rocco.

Dicevo che ringrazio i colleghi del gruppo, della maggioranza, ma anche dell'opposizione e guardo i colleghi di Rassemblement, che hanno voluto accogliere una disponibilità da parte dei nostri Uffici, perché ci va il tempo, l'ha detto bene e riprendo le parole del Vicecapogruppo dell'Union Valdôtaine, ci va della sensibilità, ci va la voglia di trovare la sintesi che non sempre è stata facile anche all'interno del nostro gruppo, ma è stato un esercizio, un grande esercizio, dove il sottoscritto in primis, che probabilmente ha meno esperienza rispetto a molti di voi, ha imparato tanto. Un passaggio tecnico con i tecnici, ma soprattutto un passaggio politico tra di noi, con il territorio e con tutti quegli attori che ci sono stati e che hanno voluto esserci. Interessanti oggi alcuni interventi. Peccato non averli ascoltati durante i due mesi di Commissione. Qualcuno ha detto che ci abbiamo messo troppo tempo, probabilmente il tempo non è stato sufficiente per altri, che in Commissione abbiamo visto poco.

Un confronto e un approccio, pur non avendo le competenze dei colleghi architetti, ma che abbiamo messo, io insieme in particolare ai colleghi che hanno ricoperto il ruolo di Sindaco, siamo tornati un po' indietro. Conosciamo bene il territorio, conosciamo bene i problemi delle nostre collettività ed è per queste collettività che ci siamo messi a disposizione anche con scelte politiche che non abbiamo delegato ad altri, tantomeno agli Uffici, non abbiamo delegato ad altri quello che spetta a noi.

Alcune precisazioni, anche per rispondere a quanto è stato detto. Contrariamente a quanto asserito, il disegno di legge n. 185 incarna una precisa volontà politica di modernizzare la normativa urbanistica ed edilizia della nostra Regione. L'obiettivo primario è snellire i procedimenti amministrativi, adeguare le norme alle esigenze operative emerse negli ultimi anni, frutto di un'attenta analisi e di un approfondito confronto con gli Enti locali e con gli operatori economici. Una semplificazione e un adeguamento normativo. Uno dei pilastri del disegno di legge è la semplificazione e la razionalizzazione delle procedure, siamo intervenuti per ridurre la burocrazia e i tempi di attesa e chiarire gli adempimenti anche attraverso l'uso di nuove tecnologie.

Per quanto riguarda il recepimento della normativa nazionale, si è operato un adeguamento che tiene conto delle peculiarità del nostro territorio e delle vigenti norme di pianificazione, nei limiti delle possibilità offerte dallo Statuto speciale. Sono stati accolti elementi interessanti della norma statale, come la disciplina semplificata per la dichiarazione dello stato legittimo degli immobili e le norme sul mutamento d'uso. Specificamente l'articolo 32 del disegno di legge n. 185 recepisce con adattamenti la norma del decreto-legge 69/2024 relativa alla disciplina delle destinazioni d'uso, e l'articolo 42, sostituendo l'articolo 84 della legge regionale n. 11, recepisce le indicazioni del decreto-legge 69, conservando il principio della doppia conformità.

Sulle aree a rischio idrogeologico e le sanatorie il disegno di legge interviene significativamente sugli articoli 35, 36, 37 e 38 della 11/1998, che sono dedicati alle aree a rischio idrogeologico. L'obiettivo è adeguare la normativa delle mutate esigenze di tutela del territorio e sicurezza, aggiornando le metodologie di classificazione e introducendo criteri più chiari e procedure semplificate. Una novità rilevante è l'introduzione esplicita della segnalazione certificata di inizio attività in sanatoria, recependo quanto già disciplinato nel DPR 380/2001 e l'introduzione dell'articolo 84bis nella legge 11/1998 relativo al permesso di costruire alla SCIA in sanatoria per difformità parziali e variazioni essenziali, con la rimozione della doppia conformità.

Il disegno di legge n. 185 promuove un modello di sviluppo sostenibile, favorendo il recupero del patrimonio edilizio esistente, incentivando l'efficienza energetica e limitando il consumo di nuovo suolo. Questo approccio risponde direttamente alle preoccupazioni sulla rigenerazione urbana, rurale e sulla riduzione del consumo del suolo. Anche la questione dei monostanze è stata affrontata, monostanze sui quali ci si era già anche confrontati in occasione di alcune iniziative consiliari, ricordo una mozione che abbiamo approvato convintamente con un dibattito con il collega Baccega in merito, se non ricordo male, alle monostanze dell'ex Casa Gagliardi.

Sottolineo nuovamente un aspetto metodologico, soprattutto in rapporto al percorso condiviso in questo disegno di legge, che è fatto sia in III Commissione ma anche con i principali portatori di interesse, che la normativa urbanistica poi si troveranno a vivere quotidianamente e ad applicare, quindi il CPEL, gli ordini professionali e le associazioni datoriali. Un confronto con gli Enti locali è poi stato duplice, sia sul piano politico, con la Commissione territorio del CELVA, sia dal punto di vista tecnico con gli incontri con i referenti degli Uffici tecnici comunali. È un confronto, quello con il territorio, senza dubbio importante, che deve essere costante anche nel prossimo futuro. Alcuni passaggi quindi da mantenere, alcuni passaggi fatti in questa occasione, altri da ripristinare e cito il confronto tra CPEL e ordini e categorie, che ci è stato sollecitato e che il CPEL ha prontamente recepito e messo in atto rapidamente, il confronto tra le strutture e il gruppo di lavoro dei Comuni, proprio per verificare che ci sia un adattamento omogeneo, un'applicazione omogenea su tutto il territorio, poi il ripristino dell'Osservatorio in materia di edilizia e urbanistica, operativo dal 1999 sino a inizio 2009.

Condivido invece con il collega Marquis e il collega Distort quanto loro hanno citato sul piano casa, una grande opportunità, l'abbiamo visto quando siamo venuti a modificare la delibera in Commissione, con dati che hanno di fatto rafforzato un'applicazione del piano casa in Valle d'Aosta che ha funzionato nella quasi totalità dei casi, che ha generato un risparmio del consumo del suolo pari a 128 campi di calcio. Benissimo, direi benissimo, l'applicazione del piano casa nelle zone A, perché fanno seguito alla volontà sempre più di rilanciare e valorizzare i nostri centri storici. Un confronto anche qui con gli Enti locali, che c'era stato nell'ambito della revisione della delibera del piano casa, la n. 913/2025, appunto "Modificazione alle disposizioni attuative".

Parallelamente a questa, la delibera n. 914/2025, l'istituzione del tavolo tecnico per l'esame degli impatti del piano casa sui Comuni di Courmayeur e Valtournenche, tavolo tecnico che ha successivamente dato origine all'articolo 51 di questo disegno di legge. Un articolo quindi che non è nato in una sera, in una giornata, dopo due riunioni; un articolo che è nato dopo dei passaggi politici ben definiti, ben chiari all'interno del CPEL, un percorso avviato, condiviso, non casuale, un impegno che la politica si è presa, era l'estate del 2025 e ci eravamo presi l'impegno di concretizzare il tutto il prima possibile, ecco che con questo articolo 51 l'impegno preso viene mantenuto.

Una visione complessiva. Io credo che affermare che questo disegno di legge sia privo di visione politica o rappresenti - riprendo le sue parole, mi perdonerà, collega Distort - "pezze su un vestito logoro" non rende giustizia alla complessità e all'ampiezza dell'intervento.

Le modifiche toccano numerosi aspetti cruciali, dalle varianti ai piani regolatori alla disciplina degli ambiti inedificabili, alla vigilanza e al procedimento sanzionatorio fino alla durata dei vincoli preordinati all'esproprio, estesa da cinque a dieci anni. La revisione della legge regionale 11/1998 è un processo complesso. Questo disegno di legge rappresenta un passo fondamentale, un passo necessario per modernizzare la nostra legislazione, rendendo i processi più efficienti, più trasparenti a beneficio dei cittadini e a beneficio del nostro territorio. Le scelte operate, inclusa la parzialità nel recepire alcune norme nazionali, derivano da una ponderata valutazione delle specificità regionali, dalla volontà di garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile e da un ricco, costruttivo e continuo confronto politico, che non è mancato e che mai deve mancare. Questo disegno di legge è il risultato di un lavoro approfondito e non di una semplice attività tecnica. Esso riflette una chiara direzione politica volta a migliorare il governo del territorio della nostra Regione.

Un disegno di legge che nei principi ha voluto essere innovativo e di semplificazione, ma che nella realtà dei fatti, soprattutto nel raccordarsi con la nostra normativa e le nostre prerogative statutarie, ha comportato prima un profondo lavoro di analisi e di studio dell'impatto, poi l'elaborazione delle norme di recepimento e, come detto, il confronto con i vari portatori di interessi.

Credo che con l'apporto di tutti sia stata trovata la giusta sintesi. Le varie sollecitazioni, arrivate anche nelle ultime ore, testimoniano da un lato il vivo interesse su queste tematiche, dall'altro ci confermano che il lavoro fatto è stato importante e andava fatto in modo accurato, un lavoro che non finisce oggi, delibere e circolari applicative ci aspettano. Ci sarà occasione nuovamente di confrontarsi, ringrazio anche per le iniziative, gli emendamenti e gli ordini del giorno.

Io ringrazio ancora la struttura Pianificazione territoriale, in un momento di difficoltà di personale, veramente un momento complicato, anni difficili dove questa legge ha assorbito non poco dell'attività della struttura, che ha parallelamente portato avanti l'attività ordinaria, dando veramente una grande disponibilità, che metto ancora in evidenza, perché poi le strutture non sono di un Assessore, ma le strutture sono là, sono a disposizione dei colleghi ed è corretto, secondo me, questo metodo e questo approccio.

Ringrazio così anche quelle strutture che hanno collaborato, in particolare la Soprintendenza per i beni e le attività culturali e il Dipartimento Agricoltura, con i quali c'è stato un confronto tra tecnici e tra anche, ovviamente, politici, al fine di trovare anche qui le giuste sintesi e le giuste soluzioni per gli articoli a loro riferiti.

Presidente - Vi ricordo che sono stati presentati due ordini del giorno. Prima di affrontare l'articolato, vi è la discussione sugli ordini del giorno. Ha chiesto la parola il consigliere Chatrian, ne ha facoltà.

Chatrian (UV) - Come maggioranza, chiediamo la sospensione dei lavori per un momento di confronto sugli ordini del giorno e sugli emendamenti e a questo punto magari possiamo anche chiudere i lavori al mattino per liberare i colleghi dell'opposizione. Veda però lei su questo.

Presidente - Credo che la proposta sia condivisibile, nel senso che, visti i tempi, chiudiamo i lavori consiliari di questa mattinata e li riprendiamo alle ore 15:00. Buon appetito.

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La seduta termina alle ore 12:29.