Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 4670 del 7 maggio 2025 - Resoconto

OGGETTO N. 4670/XVI - Interpellanza: "Costi delle rette dei malati di Alzheimer e demenza senile nelle RSA a carico della sanità regionale".

Bertin (Presidente) - Passiamo pertanto al punto n. 7.

Consigliere Manfrin, ne ha facoltà.

Manfrin (Lega VDA) ? Come abbiamo voluto riassumere all'interno di questa iniziativa, una recente sentenza dalla Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato da un cittadino milanese, ribaltando quella che era stata una scelta, una decisione della Corte d'appello di Milano, che aveva confermato la partecipazione economica del paziente alle spese di ricovero presso la Residenza sanitaria assistenziale, la cosiddetta RSA, affermando che, secondo la giurisprudenza consolidata, le prestazioni socio-assistenziali per pazienti affetti da malattie ingravescenti come Alzheimer e demenza senile devono essere considerate inscindibilmente connesse alle prestazioni sanitarie.

Un legame che implica che l'intero costo di permanenza nelle RSA debba aggravare sul Servizio sanitario nazionale. Non soltanto i costi relativi alle cure sanitarie, dunque, ma anche quelli che sono, purtroppo, come ben sappiamo, molto onerosi, di ricovero e assistenza presso le RSA.

Secondo la Cassazione, infatti, le cure sanitarie prevalgono sulle prestazioni assistenziali in linea coi principi sanciti dalla Costituzione e dalla legge n. 730/1983. Questa sentenza, che consolida ulteriormente una giurisprudenza sempre più affermata ? infatti, non è chiaramente la prima sentenza, come sicuramente l'Assessore saprà ? secondo la quale quando sono necessarie prestazioni sanitarie connesse all'infermità nulla è dovuto, a titolo di retta e di ricovero delle RSA pubbliche o private convenzionate, dalla persona affetta da Alzheimer o da demenza e dal parente che ha sottoscritto il contratto.

Questa sentenza, come dicevamo, riveste sicuramente un'importanza fondamentale. Sono oltre un milione, infatti, i malati di Alzheimer in Italia, oltre 3 milioni le persone che sono quotidianamente coinvolte nella loro assistenza, ovviamente, i caregiver.

In Valle d'Aosta, si ricorderà l'Assessore, abbiamo presentato una iniziativa proprio su un rapporto che arrivò dal Ministero della salute sulla questione appunto dei problemi che vengono causati dalla demenza e soprattutto sull'incidenza che la demenza ha sui valdostani. Avevamo un po' tirato fuori i dati, che affermavano - erano quelli appunto dello studio del Ministero della Sanità -, che evidenziavano come ci fossero 2.500 ? pensate alla cifra importante per la nostra regione ? valdostani affetti da forme di demenza lieve o severa, per i quali avevano proposto di aderire a un progetto nazionale di tutela delle persone con demenza e i loro caregiver, e purtroppo qui sta una delle criticità e purtroppo a volte, spesso anche, una delle motivazioni per le quali si procede con il ricovero in struttura, chiaramente con le necessità da una parte degli assistiti e, dall'altra parte, con purtroppo un'inesperienza o una, diciamo, mancata formazione, anche perché quando capita di avere purtroppo una persona con demenza in famiglia è sicuramente un fulmine a ciel sereno e capire dove andare e come poter gestire la questione non è semplice.

Mi ricordo che, ai tempi, avevamo appunto proposto di predisporre degli sportelli informativi a supporto dei caregiver, che purtroppo, ovviamente, non sapevano come orientarsi, ma quell'iniziativa fu bocciata.

Sappiamo però purtroppo anche che ai tempi l'Assessore ci rispose, come sempre, che tutto quello che stavamo dicendo si stava già facendo e, quindi, tutto venne respinto. Oggi però abbiamo una possibilità in più, proprio alla luce di questa sentenza e proprio alla luce della legge n. 730/1983, che purtroppo viene sempre considerata troppo poco.

Alla luce di questa sentenza, infatti, riteniamo sia possibile fare in modo che si predisponga ogni azione utile per anticipare eventuali ricorsi, perché sappiamo anche che se domani una famiglia di persone che hanno una demenza e che stanno pagando, viene fatta pagare loro una retta, volesse fare ricorso, potrebbe farlo e avrebbe ampie possibilità di vincerlo.

Se quindi vogliamo evitare e anticipare eventuali ricorsi e mettere a carico della sanità valdostana il costo delle rette dei malati di Alzheimer e di demenza delle RSA, chiaramente, sarebbe, secondo noi, oltre che un atto dovuto, anche per anticipare sicuramente dei ricorsi, anche e sicuramente un atto di civiltà.

Abbiamo detto che la cifra è importante, ovviamente tutte 2.500 le persone che abbiamo evidenziato, abbiamo citato e che erano citate nello studio non sono utenti ospedalizzati. Abbiamo peraltro anche detto che in quei 2.500 rientrano persone con demenza anche lieve, non soltanto severa.

C'è anche da citare che purtroppo ci sono 50 casi in Valle d'Aosta di persone con demenza che hanno meno di 50 anni, quindi anche questo è un dato non da sottovalutare, con una demenza che purtroppo arriva sempre prima, in maniera sempre più precoce a livello di età rispetto a quello che accadeva una volta.

Alla luce proprio di questo, chiediamo con questa interpellanza se, alla luce di quanto indica la sentenza, vi sia l'intenzione di predisporre ogni utile azione per anticipare eventuali ricorsi e mettere a carico della sanità regionale i costi delle rette dei malati di Alzheimer e demenza senile nelle RSA.

Presidente ? Risponde l'assessore Marzi.

Marzi (SA) ? La competente struttura dell'Assessorato sta proseguendo con i necessari e opportuni approfondimenti rispetto alla sentenza della Corte di Cassazione n. 525/2024, già avviati a seguito della sua pubblicazione.

L'argomento è altresì all'attenzione del tavolo tecnico di coordinamento interregionale sulle demenze e i disturbi cognitivi e della Commissione Salute, i quali stanno approfondendo e valutando gli effetti della sentenza e sono impegnati nel seguire anche l'iniziativa a livello parlamentare sul tema. Un argomento di così grande portata e rilevanza riguarda tutte le Regioni: non è infatti conveniente intraprendere azioni avventate a livello locale, ritenendo più prudente trovare percorsi comuni a livello interregionale, amministrativamente condivisi e, soprattutto, legalmente supportati.

Infatti, la materia, trattando spese da porsi in capo alla pubblica Amministrazione, ha evidenze e impatti che non possono essere ignorati, anche a fronte di potenziali valutazioni che ne potrebbero derivare in termini di danni di varia natura.

In tal senso, infatti, è da evidenziare che la sentenza stessa, al momento, non raccomanda, come invece accade in altri casi, un intervento legislativo sul punto.

Seppur quindi la medesima fornisca un orientamento e ponga un principio, di fatto risolve esclusivamente un caso singolo e a legislazione invariata. Poiché il nostro ordinamento è fondato sulla legge, seppure le sentenze richiedano una dovuta considerazione, come tra l'altro ha richiamato anche lei nella presentazione, non è automatico che, a seguito del giudizio espresso su una singola fattispecie, se ne riproducano gli effetti in automatico su un intero settore.

Al riguardo, è altresì opportuno evidenziare come su questo tema, nel tempo, si siano succedute pronunce contrapposte sia in termini di legittimità che di merito. È infatti ricca la giurisprudenza che, in senso opposto alla sentenza della Cassazione presa a riferimento, stabilisce che, in presenza di patologie di rilevante gravità e connotate dalla cronicità della malattia, non viga il principio della gratuità assoluta di tutte le prestazioni rese nei confronti di tali pazienti.

Non leggo tutte quante le sentenze del Consiglio di Stato e di vari tribunali in tal senso.

Per un'applicazione nel senso indicato dalla sentenza della Cassazione, risulta pertanto necessario un aggiornamento delle norme che disciplinano la materia e che hanno come principale riferimento il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017 relativo ai Livelli essenziali di assistenza. I Livelli essenziali di assistenza rappresentano infatti le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire e a garantire a tutti i cittadini gratuitamente, per mezzo delle risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale o dietro pagamento di una quota di compartecipazione alla spesa sanitaria.

Con riferimento al tema di cui ci si occupa, è necessario soffermarsi in particolar modo sugli articoli 29 e 30 del DPCM LEA.

L'articolo 29 del DPCM sui Livelli essenziali di assistenza tratta dell'assistenza residenziale extraospedaliera a elevato impegno sanitario, quindi dei trattamenti intensivi e prolungati. In questo caso, non vi sono termini di durata della degenza e le spese sono a totale carico del Servizio sanitario regionale. È il caso, ad esempio, della cosiddetta Unità di assistenza prolungata.

L'articolo 30 tratta invece dell'assistenza socio-sanitaria residenziale e semiresidenziale delle persone non autosufficienti, distinguendo i trattamenti a regime estensivo, comma 1, lettera a), e quelli di lunga assistenza, comma 1, lettera b). La durata del trattamento estensivo di norma non supera i 60 giorni e, per tale periodo, la spesa è a totale carico del Servizio sanitario regionale. Per i trattamenti di lunga assistenza, i quali non hanno limiti temporali di degenza, invece il DPCM LEA prevede che la spesa sia a carico del Servizio sanitario per una quota pari al 50% della tariffa giornaliera, mentre la restante quota è posta in carico all'utente.

In tal caso, gli utenti possono accedere ai contributi di cui all'articolo 19 della legge regionale n. 23/2010 che invece è in capo al dipartimento Politiche sociali.

Uno specifico riferimento ai nuclei demenze che, ricordiamo, al momento della nostra Regione sono due, uno presso la struttura del Jean Boniface Festaz e l'altro a Donnas: la nostra Regione ha recepito le disposizioni del DPCM LEA 2017 con la delibera di Giunta regionale n. 267/2018.

In tal senso, la disciplina regionale prevede che i pazienti, se il profilo quadro clinico lo ritiene, siano ricoverati in regime cosiddetto TD1, e cioè "Trattamento demenze di tipo 1", ovverosia in regime estensivo, il quale è a totale carico del Servizio sanitario regionale per un periodo di norma non superiore a 60 giorni.

Se le condizioni del paziente sono stabilizzate, il regime appropriato è il "Trattamento demenze di tipo 2", ovverosia quello di lunga assistenza, il quale prevede una compartecipazione del 50% da parte dell'utente.

Stante quanto premesso, risulta quindi che, in conformità alla vigente disposizione sui LEA, i Livelli essenziali di assistenza, quando il quadro clinico del paziente richiede un elevato livello di assistenza sanitaria i costi sono posti a totale carico del Servizio sanitario regionale, mentre quando i pazienti presentano un quadro clinico meno complesso, o quando, a seguito di un primo periodo di trattamento estensivo, le valutazioni sanitarie stabiliscono che vi sono buone condizioni di stabilizzazione generale, è possibile transitare ad un setting assistenziale meno severo con compartecipazione della spesa.

Come abbiamo già accennato, quando le disposizioni LEA prevedono la compartecipazione alla spesa da parte degli assistiti, questi possono accedere, se ne hanno i requisiti, alle specifiche misure regionali dell'intervento di cui alla legge 23/2010 che abbiamo modificato tra l'altro poco fa.

Evidenziamo, infine, che l'assegnazione dei setting di assistenza/cura degli assistiti è sempre posta in capo all'Unità di valutazione multidisciplinare (UVMD), piuttosto che CDCD, la quale procede con tutte le necessarie valutazioni sia di carattere socio-sanitario sia di carattere sociale anche perché ognuna di queste tre diverse unità di valutazione multidisciplinare si occupa di situazioni e patologie diverse.

Sul tema Alzheimer, demenze e disturbi cognitivi, riteniamo inoltre importante precisare che prosegue l'impegno dell'Assessorato e dell'Azienda USL per il potenziamento dei servizi di presa in carico e assistenza, quindi, del Centro regionale per disturbi cognitivi e demenze, appunto il CDCD, il servizio di "Palestra della mente", il progetto "A casa è meglio" e tutta un'altra serie di servizi.

In tal senso, con la delibera della Giunta regionale n. 476 del 28 aprile 2025 abbiamo approvato il Piano regionale delle attività a valere sul fondo Alzheimer e demenze 2024-26.

Il tavolo tecnico regionale competente in materia in questo periodo è quindi fortemente impegnato nella definizione delle nuove linee progettuali a livello regionale, le quali trovano un importante finanziamento nei fondi Demenze erogati dallo Stato alle Regioni. Per la nostra Regione tale fondo è stato pari a 287.000 euro per il triennio 2021-23 ed è pari a euro 679.608 per il triennio 2024-26.

Il medesimo è finalizzato, inoltre, all'attività di prevenzione e formazione delle demenze oltre che al potenziamento della diagnosi precoce e tempestiva, consolidamento della collaborazione con i servizi nelle cure primarie e la prosecuzione dei trattamenti psico-educativi.

Presidente ? Replica il consigliere Manfrin.

Manfrin (Lega VDA) ? Le dirò grazie anche per aver citato ovviamente tutte quelle che sono le azioni di presa in carico per quanto riguarda i casi di demenza, però, Assessore, purtroppo, o per fortuna, non lo so, ma la ringrazio per essere stato molto chiaro nell'inizio, all'esordio della sua risposta, dicendo che secondo lei non è il caso di supportare le famiglie facendosi carico della retta, come in realtà, invece, la legge n. 730/1983 dispone.

Lo dice in funzione di una dichiarazione che lei ha fatto. Spero non se la prenderà, ma lei ha detto che non si possono fare delle azioni avventate sulla base di sentenze.

Guardi, se lei ritiene che l'azione avventata sia quella di supportare famiglie che, purtroppo, ricevono una notizia devastante, si trovano ad avere a che fare con la gestione di un loro caro che, purtroppo, viene colpito dalla demenza, guardi, ben vengano le azioni avventate, secondo noi. Se secondo lei sono così avventate, insomma, non possiamo ovviamente condividerlo.

Le dirò di più, a questo punto, Assessore. Io speravo, noi speravamo, che ci fosse un passo in questo senso; a questo punto non potremo far altro che consigliare a tutte le famiglie, e ovviamente faremo un'azione di sensibilizzazione, lo spiegheremo alle famiglie, che i loro cari hanno una retta e magari non riescono a far fronte al pagamento, di fare un bel ricorso. Così vedremo la legislazione invariata che cosa dispone e quale sarà l'esito, ovviamente, dei ricorsi. Così almeno avremo anche un po' una fotografia.

Io mi rendo conto che lei debba a volte sostenere cose che le fanno sostenere e che le scrivono, però quello che ritengo importante è che, se c'è una legge a livello nazionale, esattamente come quella sui percorsi di tutela, che però non viene rispettata o che però viene ignorata, perché? Per esigenze di, boh, bilancio? Non lo so, perché una volta quando le abbiamo chiesto di ampliare delle azioni lei ha detto che il problema non era di bilancio, quindi vuol dire che non è questo il problema, quindi problemi di bilancio non ce ne sono.

Ne prendiamo atto, però, Assessore, non si è fatto abbastanza, si deve fare di più e si può giurare di questa opportunità, di questa possibilità. Ovviamente adesso ne parleremo alle famiglie.