Oggetto del Consiglio n. 4649 del 17 aprile 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4649/XVI - Interpellanza: "Iter per la definizione delle aree idonee a ospitare gli impianti di produzione di energia rinnovabile nella nostra regione".
Bertin (Presidente) - Punto n. 49. Ha chiesto la parola il consigliere Aggravi, ne ha facoltà.
Aggravi (RV) - Come sta capitando, è un'interpellanza datata, nel senso che è stata presentata il 14 di marzo, ma ci permette di fare delle considerazioni che vado a rappresentare.
L'interpellanza prende spunto dalle notizie di stampa che hanno riguardato il report presentato da Legambiente sull'analisi condotta a livello nazionale dei dati, raccolti dall'omonima organizzazione, relativamente allo sviluppo nelle regioni italiane delle energie rinnovabili. Lo dico subito: abbiamo preso spunto dal report e, in particolare sulla prima domanda che vado a porre, la volontà non è quella, appunto, di condividere lo spirito o anche un po' la polemica che è sorta da alcuni articoli che sono apparsi in particolare sul Web, ma è proprio per comprendere quale sia lo stato dell'arte, in particolare di un provvedimento che ha riguardato varie iniziative da parte del nostro gruppo, che è il decreto "Aree idonee". In particolare, all'interno del report, al di là di tutta una serie di considerazioni e del fatto, ne cito uno, che appunto viene detto: "nessuna Regione ad oggi può dire di aver dato il suo contributo", c'è una parte molto polemica sul contributo che è stato dato relativamente allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tra i risultati peggiori si citano, per l'appunto, la Valle d'Aosta, il Molise e la Calabria. In particolare - e lo cito perché mi servirà per l'ultima domanda - si vanno anche a fare una serie di considerazioni o comunque si danno anche una serie di giudizi relativamente a quelle che saranno - o sono io direi, perché dal 14 marzo un po' di tempo è passato - le leggi regionali che derivano sostanzialmente dal decreto delle "Aree idonee".
C'è un dato, che di fatto abbiamo riportato nella prima domanda, che riporta lo studio fatto dall'organizzazione. Noi chiediamo come prima domanda appunto "se la considerazione formulata dalla nota associazione ambientalista per cui "la nostra Regione sarebbe in ritardo di quarantacinque anni sulla tabella di marcia per raggiungere l'obiettivo fissato dal Governo da qui a cinque anni" corrisponda al vero". Sostanzialmente, nell'ambito di una tabella in particolare - se non erro, è a pagina 45 del report -, si va a rappresentare, appunto, qual è il ritardo delle Regioni in termini di anni stimati e quindi qual è l'avanzamento regionale verso gli obiettivi previsti dal burden sharing. La Valle d'Aosta registra, insieme appunto al Molise, la Calabria, la Sardegna, l'Umbria e la Toscana, i risultati peggiori in termini di anni e, in particolare per la Valle, si dice che si è indietro di quarantacinque anni. Se poi andiamo però a vedere appunto il decreto "Aree idonee", non torno sul punto, è già stato oggetto di considerazioni in altre iniziative, un po' anche lo stupore o, meglio, almeno personalmente, l'incomprensione di alcuni numeri stimati o, meglio, indicati, relativamente agli obiettivi di potenza aggiuntiva assegnata alle varie Regioni. Anche, se vogliamo, l'assurdità di indicare degli obiettivi per ogni Regione, non sapendo quali sono le ratio, perché, insomma, non siamo ancora in un regime di economia pianificata, quindi, oggettivamente, tra l'iniziativa privata e l'iniziativa para-privata ci chiediamo ancora oggi, mi chiedo ancora oggi, come abbiano fissato alcuni obiettivi, non soltanto gli obiettivi annuali, ma anche il crescendo che va verso il 2030. In particolare, per quello che riguarda la Valle d'Aosta, si passa praticamente da un obiettivo nel 2021 di 1 megawatt ai 328 del 2030. Nella scheda dedicata alla Valle d'Aosta si va appunto a dire che mancano 304 megawatt e, insomma, si vanno a fare delle considerazioni proprio relativamente a quello che ho detto in precedenza e, in particolare, rimango sui quarantacinque anni. Chiediamo se effettivamente questa valutazione rispetto a quanto oggi è invece la quantificazione, la valutazione fatta dall'Amministrazione, corrisponda al vero.
Chiediamo poi "quale sia lo stato dell'arte riguardo all'applicazione e alle possibili conseguenti attività connesse alle previsioni di cui al decreto "Aree idonee" anche considerando i contenziosi in sede giudiziaria che si sono attivati nel corso degli ultimi mesi". Ovviamente parliamo del panorama nazionale, in particolare alcuni ricorsi che rischiano o comunque possono determinare, appunto, una serie di intralci, non tanto sul raggiungimento degli obiettivi, ma direi anche sulla messa a terra proprio del decreto "Aree idonee".
In particolare, la terza domanda: "quali iniziative o scelte stia valutando il Governo regionale al fine di avviare l'iter per la definizione delle aree idonee nella nostra Regione ovvero quali iniziative intenda porre in essere entro il termine della corrente legislatura". L'Assessore aveva già risposto a un'iniziativa che avevamo fatto prevedendo, se ricordo bene, degli interventi anche di natura normativa. Ci sono alcune Regioni che stanno avendo - cito in particolare il Lazio - delle pronunce dal punto di vista del TAR. Cito un ulteriore esempio: la Regione Lombardia ha promosso una proposta di legge che è in discussione in questo periodo in Consiglio regionale o nella Commissione, una legge che ha scatenato una serie anche di polemiche nel mondo delle rinnovabili e non soltanto. Ci sono due temi che riguardano principalmente la fonte di energia rinnovabile legata al fotovoltaico, ovvero, da un lato, il tema del consumo di suolo, perché sull'agrivoltaico sappiamo che appunto serve spazio. Lì è nata tutta una diatriba tra i rappresentanti delle categorie degli agricoltori e chi è più attento, mettiamo così, allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Serve spazio, è inutile che ce la raccontiamo, gli impianti hanno delle particolarità, almeno quelli fotovoltaici su terra. In questo senso la Regione Lombardia ha promosso una mappatura a seguito e basata sugli obiettivi del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima) e anche una limitazione nell'installazione degli impianti, ovvero la proposta di legge va sostanzialmente a indicare, Provincia per Provincia lombarda, qual è l'obiettivo, ovvero qual è il limite di sviluppo di gigawatt. C'è poi un tema ulteriore, ma che è di corollario più che altro, che è anche l'evoluzione dal prezzo unico al prezzo zonale, ma non voglio allargare troppo una domanda già ampia.
Cito poi invece un ulteriore caso, che è la vera e propria battaglia che si sta generando tra lo Stato centrale e la Regione Sardegna, che ha proprio in questo senso avviato una serie di contenziosi e che quindi, al di là delle considerazioni più o meno ideologiche, costano del tempo, perché ovviamente, sia per arrivare all'autorizzazione degli impianti, altro che progettazione, soprattutto sull'autorizzazione, sappiamo che i tempi sono tutt'altro che semplici.
Chiediamo appunto al Governo queste tre questioni.
Presidente - Risponde l'assessore Bertschy.
Bertschy (UV) - Grazie collega Aggravi. Intanto ieri sera ci eravamo lasciati con una mancata risposta, perché purtroppo le interrogazioni non permettono la replica. Io poi tendo a non replicare nonostante sarebbe bello ogni tanto poterlo fare. Mi scuso perché, effettivamente, nell'illustrazione della risposta sul tema della pianificazione del parcheggio di interscambio a Courmayeur parlavo a lei, ma volevo anche rispondere un po' alla collega Guichardaz che la sera prima aveva fatto un'importante serata e ho fatto un po' di confusione. Avrò modo poi di rispondere direttamente all'interessata, quindi mi dispiace di aver utilizzato la sua risposta per cercare di dare una doppia risposta. Per venire invece a questa interpellanza, che leggerò, perché un po' come capita quando ci sono tante interpellanze è necessario utilizzare anche i testi che abbiamo predisposto, perché altrimenti non si riesce a seguire tutto il lavoro che vogliamo fare. Io credo che - ho già avuto modo di dirlo - il lavoro che ha fatto Legambiente sia non rispettoso del lavoro invece che la Valle d'Aosta ha fatto negli anni. Siamo una società che produce solo energia green attraverso l'idroelettrico, diamo tanta di questa energia sul piano nazionale e quindi ragionare semplicemente partendo come se non esistesse tutto questo, per dire che andremo in ritardo teoricamente di quarantacinque anni, seguendo il loro schema, sulla produzione di nuove energie, ripeto, è irriguardoso per questo territorio, anche per quello che questo territorio fa su scala nazionale. Evidentemente le leggi vanno rispettate, c'è un nuovo decreto, l'Europa ha assegnato questi obiettivi al Paese, il Paese li ha riassegnati alle Regioni e noi non intendiamo tirarci indietro per le nostre possibilità nel concorrere a questi obiettivi.
Dico solo in maniera molto superficiale che, se inseguissimo la visione fotovoltaica della distesa dei pannelli fotovoltaici sulla nostra regione, dovremmo avere a disposizione 800 campi da calcio. Come si fa in altri territori, tanta superficie per tutti, poi magari non avremo più gli agricoltori a fare certe attività, non avremo più servizi per noi e via. Adattare quindi quell'obiettivo su scala regionale è necessario, è l'attività che dobbiamo fare cercando di raggiungere questi obiettivi, ma facendo bene attenzione a non sconvolgere il nostro paesaggio, a non sconvolgere anche il nostro quotidiano. Abbiamo visto qualche anno fa come è bastato mettere qualche pannello nel posto sbagliato per creare un'attenzione e anche problemi di un certo tipo.
Per venire alla prima risposta, il decreto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica del 21 gennaio 2024, secondo quanto previsto dall'articolo 20 del decreto legislativo n. 199/2021, ha ripartito tra le Regioni l'obiettivo nazionale al 2030 di una potenza aggiuntiva di 80 gigawatt da FER, tracciando per ciascuna Regione e Provincia autonoma la traiettoria di conseguimento dell'obiettivo tramite l'individuazione di target annuali di installazione. Per la Valle d'Aosta l'obiettivo è fissato a 328 megawatt complessivi e ripartito secondo la seguente tabella, che ovviamente non le illustro, ma che ci porta ai 328 del 2030, con un fortissimo crescendo dal 2026 in avanti.
In termini di raggiungimento degli obiettivi intermedi di potenza installata, si evidenzia che non sono ancora disponibili i dati ufficiali, ma che, se prendiamo a riferimento i dati statistici di Terna relativi alle installazioni delle FER, gli stessi utilizzati da Legambiente, possiamo notare come in Valle d'Aosta le nuove installazioni dal 2021 al 2024 ammontino a circa 24,5 megawatt a fronte di un obiettivo fissato dal decreto di 27 megawatt, quindi raggiungendo per questa prima fase gli obiettivi assegnati. In questi obiettivi ci sono 10 megawatt di idroelettrico che, se valorizzati anche semplicemente per tre, ci porterebbero a superare abbondantemente l'obiettivo assegnato al 2024: dico questo perché? Perché siamo ancora in assenza del famoso decreto che dovrebbe dare un differente valore alla produzione di energie, creando quel differenziale che è dato dal fatto che non tutte le energie alternative producono alla stessa maniera.
Detto questo, ovviamente rimaniamo nella traccia di quello che è stato previsto. A nostro avviso, il rapporto di Legambiente è fuorviante poiché proietta nel futuro l'andamento di installazioni registrato tra il 2021 e il 2024 non tenendo conto né del parametro di equiparazione dell'idroelettrico, né del fatto che lo stesso decreto abbia previsto per tutte le Regioni un'accelerazione nelle installazioni, con l'avvicinarsi al 2030, diversa e che quindi l'andamento della curva è decisamente un altro. C'è un grafico, poi le darò la risposta così che la possa verificare.
Inoltre le singole traiettorie regionali risultano essere diverse, ma, dal momento che il MASE non ha diffuso i parametri con cui sono state definite, non ci è dato sapere il motivo di queste differenze, che è probabilmente da ricercarsi nel trend di installazione degli anni precedenti e nelle peculiarità dei singoli territori. Confrontando le traiettorie delle varie Regioni, si può notare come la Valle d'Aosta abbia per i primi anni un obiettivo che, rispetto all'obiettivo 2030, è nettamente inferiore a tutte le altre Regioni, per poi subire una brusca accelerazione negli ultimi anni. Probabilmente questo fatto è dovuto alla poca appetibilità del nostro territorio fino ad ora, considerata la nostra orografia, che ha fatto in modo che negli ultimi anni il trend di nuova installazione di FER sia stato nettamente inferiore rispetto al resto d'Italia. Questi sono probabilmente i presupposti alla base delle considerazioni inserite da Legambiente nel documento "Scacco matto alle rinnovabili", che nulla c'entrano con quanto indicato nel decreto e che individuano la nostra Regione come quella più in ritardo rispetto all'obiettivo al 2030, benché invece sia pienamente in linea al momento sull'obiettivo intermedio che ci è stato dato.
Il rapporto di Legambiente può essere utile per rimarcare quanto l'obiettivo fissato al 2030 per la Valle d'Aosta sia elevato. In considerazione della conformazione orografica e della peculiarità del nostro territorio, non chiede l'alto livello di produzione di energia elettrica da FER già raggiunto, che ci vede esportare circa il 60% della nostra produzione.
Per venire alla seconda domanda, anche perché il tempo vola e devo andare veloce, il decreto ministeriale stabilisce criteri per individuare le aree e le superfici idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili, nelle quali è prevista la riduzione di un terzo del termine previsto per le procedure di autorizzazione e che nei procedimenti autorizzativi l'Autorità competente in materia paesaggistica si esprima con un parere obbligatorio e vincolante. L'articolo 20 aveva già individuato una serie di aree idonee su tutto il territorio nazionale, le cosiddette "aree idonee ex lege". Successivamente il decreto "Aree idonee", con l'articolo 7, comma 2, lettera c), ha concesso alle Regioni la facoltà di derogare al quadro normativo statale non comprendendo le aree idonee ex lege tra quelle idonee definite con legge regionale. Tale possibilità è stata però sospesa dal Consiglio di Stato con ordinanza del 14 novembre 2024, che l'ha ritenuta contrastante con l'articolo 20, comma 8, del decreto legislativo n. 199/2021. Il Consiglio di Stato sta lavorando, avremo l'udienza il 7 maggio. Come sappiamo, ci sono alcune Regioni che hanno legiferato, il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge della Regione Sardegna.
Per venire, credo, alla parte più importante, che è l'ultima domanda: cosa stiamo facendo, abbiamo costituito a settembre una governance con una cabina di regia e un tavolo tecnico. Il tavolo tecnico ha prodotto nelle scorse settimane il lavoro necessario a portare poi all'approvazione del tavolo politico una bozza di disegno di legge. La bozza di disegno di legge è stata deliberata, ci sono ancora alcune valutazioni che sono state oggetto di un approfondimento ieri da parte del tavolo tecnico. Abbiamo da poco iniziato la condivisione di questo disegno di legge con le strutture del Dipartimento legislativo e delle finanze e credo, ovviamente compatibilmente con i tempi di lavoro di queste strutture, che sono comunque anche al lavoro su altri provvedimenti, che a breve avremo la possibilità di portare questo provvedimento in Giunta e poi ovviamente all'attenzione delle Commissioni.
Stiamo quindi rispettando i tempi previsti. L'allungamento è stato dato dal problema che, come lei ha già sottolineato, è emerso con i ricorsi al TAR, che hanno poi portato a un allungamento di tutte queste attività.
Concludo dicendo appunto che riteniamo di poter portare la legge in Giunta quanto prima e in Consiglio per lasciare la legislatura con un disegno di legge che rispetti gli obiettivi che ci sono stati assegnati. Grazie, mi scuso per l'allungamento dei tempi.
Presidente - Ha chiesto la parola il consigliere Aggravi, ne ha facoltà.
Aggravi (RV) - Grazie Assessore. Prendo atto anche della premessa, mi consentirete, sia lei che la collega Guichardaz, una battuta: ovviamente, se quella croce invece identificava un parco fotovoltaico, molto probabilmente la critica l'avrei fatta soltanto io, ma lo dico per stemperare la situazione. La ringrazio anche per la risposta scritta, perché, al di là di tutto, i temi sono complessi e i numeri ovviamente si possono leggere in vari modi. Sicuramente un dato di fatto è quello appunto del crescendo che l'obiettivo del decreto "Aree idonee" dà alla nostra Regione, perché giustamente partiamo da 1 a 4 e poi finiamo con +50, +69, +97. Avremo quindi molto da fare.
Un tema non banale, e anche qui penso che le differenze tra me e altre esperienze politiche ci sia, è insito in realtà in una prima parte della sua risposta, ovvero lei ha detto: a fronte dei 27 megawatt ne sono stati fatti 24; di quei 24 10 megawatt derivano da una FER specifica, che è l'idroelettrico, quindi abbiamo quasi la metà di quell'obiettivo. Ovvio, una cosa è fare 10 megawatt con un impianto idroelettrico, con una modifica o comunque magari anche con un potenziamento di un grande impianto idroelettrico, un conto è fare 10 megawatt con un impianto fotovoltaico, cioè ci sono FER e ci sono FER. Come sappiamo anche che il trend dell'eolico si sta spostando sull'offshore, perché tutto quello che è onshore non è così redditizio, anzi. In alcuni bilanci di primari operatori elettrici rinnovabili forse è quasi, lo dico per assurdo, più il tempo in cui l'autorità deve riconoscere il non funzionamento dell'impianto rispetto alla produzione dell'impianto. C'è quindi da ragionare. Soprattutto anche va bene, ci diamo degli obiettivi, ma come li raggiungiamo? Se lo vogliamo fare con certe tipologie di impianti. Non vogliamo più il gas, non vogliamo più... ovviamente però sappiamo che ci sono delle problematiche intrinseche legate appunto alle tipologie di impianti di produzione energetica.
Tra il dire e il fare c'è di mezzo il TAR e il Consiglio di Stato, quindi è un problema non di poco conto, perché, come spesso abbiamo modo di dire in quest'aula, e non solo in quest'aula, anche in altre aule, la realizzazione di infrastrutture pubbliche è rallentata da contenziosi, da vicende, lo stesso è per i privati. Sappiamo che questo può costare tantissimo, ancora di più se ci siamo dati degli obiettivi così performanti, ambiziosi. Secondo me, in alcuni frangenti anche un po' incoscienti, ma non ce li siamo dati noi, ci vengono dati dall'alto. Non so se qualcuno si renderà conto di quello che genererà tutto questo. Aspettiamo dunque di vedere appunto la bozza del disegno di legge e poter fare la nostra parte rispetto a quelle che saranno le proposte che verranno dal Governo e soprattutto dal lavoro fatto dal tavolo tecnico.
Presidente - Consigliere Manfrin, per? Ne ha facoltà.
Manfrin (LEGA VDA) - Solo per chiedere durante la pausa una breve riunione della Conferenza dei Capigruppo.
Presidente - Il Consiglio è sospeso. Convochiamo la Conferenza dei Capigruppo.
Sospensione dalle 17.15 alle 18.00.
