Oggetto del Consiglio n. 4452 del 27 febbraio 2025 - Resoconto
OGGETTO N. 4452/XVI - Continuazione e chiusura della discussione generale congiunta sulla P.L. n. 58: "Modificazioni alla legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3 (Norme per l'elezione del Consiglio regionale della Valle d'Aosta). Abrogazione della legge regionale 7 agosto 2007, n. 21", sulla P.L. n. 115: "Nuove disposizioni in materia di elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione. Modificazioni alla legge regionale 12 gennaio 1993, n. 3", sulla P.L. n. 118: "Nuove disposizioni in materia di elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione, di funzionamento della forma di governo e di cause ostative all'assunzione e all'espletamento della carica di consigliere regionale, ai sensi dell'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale. Modificazioni alle leggi regionali 12 gennaio 1993, n. 3, 7 agosto 2007, n. 20, e 7 agosto 2007, n. 21" e sulla P.L. n. 161: "Nuove disposizioni in materia di elezione del Consiglio regionale, del Presidente della Regione e degli Assessori, ai sensi dell'articolo 15, secondo comma, dello Statuto speciale. Sistema proporzionale con misure in favore dei gruppi di liste e introduzione dell'elezione per appello nominale del Governo regionale. Modificazioni alle leggi regionali 12 gennaio 1993, n. 3, 7 agosto 2007, n. 21, e 7 agosto 2007, n. 20".
Bertin (Presidente) - Con 29 Consiglieri presenti, riprendiamo i lavori.
Siamo in discussione generale dei punti 7, 8, 9 e 10 sulle leggi elettorali regionali.
Si era prenotata, prima della pausa, la consigliera Minelli, a cui passo la parola.
Minelli (PCP) - Intervengo in discussione generale, ancora sulla questione che raggruppa le leggi che sono rimaste in piedi, ma comunque che sono state depositate e quindi sarà un intervento che riguarda l'intera tematica.
La necessità di un intervento sulla legge per l'elezione del Consiglio regionale e per la definizione della forma di governo è presente da diversi anni. Già nella scorsa Legislatura era considerato un tema centrale, tant'è vero che, come ben ricorderà il Presidente del Consiglio, nel corso del 2019 venne creata un'apposita Sottocommissione all'interno della prima Commissione per l'elaborazione della legge di riforma, anche con le indicazioni di una data per la conclusione dei lavori che era fine novembre 2019, ma poi la proposta scaturita da quella Sottocommissione non procedette nel suo percorso.
A scanso di equivoci, perché già una volta su queste date c'è stata un po' di confusione, preciso che non mi riferisco alla legge ora in vigore, che ha introdotto, tra le altre cose, la preferenza unica e il limite dei tre mandati per i Consiglieri regionali; una legge che è stata frutto - e va ricordato anche questo - di due proposte depositate nel 2018, una a firma Bertin, Mossa e l'altra a firma Rini, approvata quasi all'unanimità nel febbraio del 2019 e che, a detta di tutti, come si può leggere tranquillamente dai resoconti del Consiglio di allora, era una modifica insufficiente e rappresentava solo un primo passo per una più articolata riforma della legge elettorale. Febbraio 2019.
Nella fase successiva, era quindi stata nominata quella Sottocommissione, a cui ho fatto riferimento, che aveva lavorato per intervenire in modo più incisivo sulla tematica senza arrivare al voto.
I temi centrali che erano stati indicati e che erano stati ritenuti fondamentali per la riforma erano e sono sostanzialmente due: la necessità di introdurre un sistema che permettesse agli elettori di scegliere non solo una lista, ma di decidere con il proprio voto anche la maggioranza di Governo, con il suo programma e per qualcuno possibilmente anche con la sua figura apicale, e poi la necessità di raggiungere una più equilibrata rappresentanza di genere a tutti i livelli, nella composizione del Consiglio e nella composizione della Giunta.
Il tema della stabilità era stato messo a fuoco considerando - e lo dicevo anche nella mia relazione introduttiva questa mattina - l'instabilità cronica della politica valdostana negli ultimi decenni; il succedersi frequente di maggioranze, Giunte e Presidenti con effetti gravi sull'efficienza della pubblica Amministrazione. Senza stabilità di Governo non si può infatti programmare sul lungo periodo, come deve fare una Regione; senza maggioranze e Governi che durino un'intera Legislatura, inoltre - e credo che questo sia abbastanza importante da ricordare -, difficilmente ci può essere alternanza politica e difficilmente l'avvicendarsi di più maggioranze, alla fine, non permette agli elettori di distinguere le responsabilità, perché uno prende quello che ha lasciato l'altro.
Inoltre è un problema che riguarda la trasparenza e anche il potere degli elettori, i quali devono poter scegliere fra delle opzioni alternative, fra diversi programmi e compagini che si candidano a governare la Regione; del resto, questo sistema di coalizioni programmatiche, alternative e di un proporzionale con il premio di maggioranza è il sistema in vigore in tutte le Regioni italiane, salvo la Provincia autonoma di Bolzano, dove però c'è un'altra questione, c'è il problema della rappresentanza di tipo etnico che ha determinato altre scelte.
È un sistema collaudato da tempo e di cui, a quanto mi risulta, nessuna forza politica chiede in quelle situazioni una modifica; un sistema che sarebbe opportuno, dal mio punto di vista, introdurre anche in Valle d'Aosta, con gli adattamenti che sono possibili.
E non è vero, come qualcuno sostiene, che l'esigenza di stabilità cozzi con l'esigenza della rappresentanza politica. Un sistema che consente direttamente agli elettori di scegliere la maggioranza di governo non impedisce affatto il pluralismo, la presenza cioè di vari soggetti politici in Consiglio regionale, anche di dimensioni molto minoritarie, avviene il contrario, e infatti in Valle d'Aosta, dove non c'è attualmente una legge che stabilizza la maggioranza, c'è al tempo stesso una soglia di sbarramento elevatissima per accedere al Consiglio regionale, la soglia più elevata rispetto alle altre Regioni italiane che hanno un sistema con il premio di maggioranza.
Questa soglia è stata introdotta - lo ricordava anche in parte stamattina il presidente di Commissione Lavevaz - a suo tempo per limitare i danni di un sistema elettorale che non prevede appunto la possibilità di eleggere una maggioranza stabile di Legislatura, modificando invece il sistema elettorale e rendendo stabile la maggioranza scelta dagli elettori, non c'è più bisogno di avere uno sbarramento così elevato e si può scendere tranquillamente al 4 o al 4,50, come abbiamo proposto nella proposta di legge PCP, però è ovvio che ci devono essere entrambi gli aspetti, un sistema che stabilizzi la maggioranza e un abbassamento del quorum per favorire la rappresentanza plurale.
L'altra questione importante, oltre alla riduzione della soglia di sbarramento - ed è una cosa che è contenuta nella nostra proposta di legge -è la riduzione del numero di firme esageratamente alto per presentare una nuova lista.
In definitiva oggi, nella nostra Regione, abbiamo un sistema che non consente né stabilità, né una rappresentanza politica adeguata.
Il primo obiettivo di una vera riforma era proprio di intervenire su questo aspetto, cosa che non si fa assolutamente, non si fa di certo con la proposta Union-PD che è oggi in discussione, poiché sono rimaste in discussione soltanto questa proposta di legge e quell'altra.
E poi c'è la questione della parità di genere, che è il secondo caposaldo.
Sulla rappresentatività di genere i problemi riguardano vari aspetti:
1) la questione dello squilibrio nelle candidature dei due generi: l'attuale squilibrio, che è consentito dalla legge, chiaramente, pregiudica dall'origine il percorso per una effettiva parità.
2) La composizione della Giunta: il problema non è della presenza di una donna in Giunta, ma di perseguire un effettivo e marcato equilibrio dei due generi anche nella composizione della Giunta. Trovo veramente imbarazzante l'ordine del giorno che è stato presentato, che abbiamo visto arrivare sulla mail questa mattina, perché è un patetico tentativo di dire qualche cosa sulla presenza della donna in Giunta. Tra l'altro, ho notato che è un ordine del giorno che è stato firmato da tutti i Capigruppo di maggioranza, e allora viene spontaneo chiedersi, perché tutti conosciamo qual è la natura di un ordine del giorno: "Ma allora, se è così importante, se lo condividete tutti e se potete contare sui vostri 19 voti, perché non avete presentato un emendamento? Perché un ordine del giorno?", un ordine del giorno che viene presentato a una legge che si sta facendo adesso e che sposta le cose nel futuro. Abbiate pazienza, ma è veramente una cosa che riteniamo ridicola.
3) La questione delle preferenze che si possono esprimere: su questo, l'indicazione che ci viene, e lo dicevo già oggi, da tutte le Regioni, fatte salve la Regione Sicilia e la Regione Friuli Venezia Giulia, è chiara, e soprattutto è sperimentata: si può esprimere una preferenza o due con l'obbligo, se se ne indica una seconda, che sia di genere diverso.
Ed è ciò per cui si è pronunciata in modo chiaro e a larghissima maggioranza anche la Consulta per le pari opportunità della nostra Regione.
La strada da percorrere a livello legislativo, se l'obiettivo è realmente quello di creare le condizioni per le pari opportunità nella rappresentanza di genere all'interno dell'Assemblea regionale e non un altro obiettivo... è chiaro che questa è la strada da percorrere, cioè dare la possibilità di esprimere due voti, uno per una donna e uno per un uomo. Non ci sono delle scorciatoie e non ci sono delle alternative, se l'obiettivo finale è perseguire una reale parità. Questo è molto chiaro.
Tra l'altro, se guardiamo anche gli effetti che l'introduzione della doppia preferenza di genere ha avuto nell'ultima Regione che nelle elezioni del 2024 in ordine di tempo si è dotata della doppia preferenza di genere, vediamo questi risultati: elezioni del 2019 in Piemonte, senza doppia di genere, 8 donne elette su 50 Consiglieri regionali; elezioni 2024, con doppia di genere, 19 elette su 50 Consiglieri, più del doppio. E mi pare che questa sia una situazione che non è tanto dissimile dal punto di vista del tipo di Regione, è una Regione più grande della nostra, ma è una Regione che ci sta accanto, che ha tante cose simili per essere una Regione montana, per avere tanti piccoli Comuni, per avere delle realtà che, in qualche modo, sono paragonabili alla nostra, ma poi è il sistema, come dicevo, che è in vigore praticamente in tutto il Paese.
Sulla base di questi ragionamenti, Progetto Civico Progressista nel suo programma elettorale, nel programma elettorale del 2020, aveva indicato una strada precisa, strada che poi è stata ripresa dalla proposta di legge presentata dal gruppo consiliare il 26 aprile del 2022 e che ho illustrato in precedenza.
L'unica proposta di legge, lo voglio sottolineare, che proponeva in modo inequivocabile, direi, l'elezione diretta del Presidente, perché, come è stato ricordato anche questa mattina dal consigliere Lavevaz, altre proposte - e mi riferisco alla proposta che è stata ritirata, che poi era già la seconda, dal centrodestra - prevedevano un altro meccanismo sicuramente, a mio avviso, più contorto e più confuso.
Quella proposta di legge che è stata presentata nel 2022 - io lo voglio ribadire perché mi sembra un elemento di assoluta importanza - è stata sottoposta anche a richiesta di referendum consultivo e in circa due mesi ha raccolto 3.363 firme di elettori, che non è di certo una cifra enorme, ma, considerati i tempi di raccolta delle firme e considerato che non è stata venduta come una cosa diversa da quello che era, perché qui ricordo che qualcuno ci ha anche detto che siamo andati a chiedere le firme su un testo diverso da quello che poi era stato depositato, cosa abbastanza ridicola, perché sappiamo tutti che non era così, ma il Consiglio regionale su questa richiesta, che non era una richiesta poi cogente rispetto alla legge, ma prevedeva soltanto un'espressione da parte dei cittadini, si è opposto e lo ha voluto impedire perché, come dicevo, pur non avendo un effetto cogente, avrebbe dato delle indicazioni significative sulla volontà degli elettori, permettendo al legislatore regionale di cogliere per lo meno gli intendimenti della popolazione.
Tra l'altro, sarebbe stata anche la prima occasione per attivare uno strumento di partecipazione popolare che è previsto dal nostro Statuto speciale e dalla legge regionale e che non è mai stato utilizzato.
Eppure, proprio una Regione piccola come la nostra, che tra l'altro conosce bene l'esperienza marcata e diffusa di strumenti referendari della vicina Svizzera, dovrebbe essere all'avanguardia nell'utilizzo di strumenti di partecipazione e consultazione popolare, ma dal punto di vista delle norme scritte lo è, perché - come dicevo anche ieri - ci viene riconosciuta questa normativa ben fatta e che viene presa anche a esempio da chi si occupa di studi giuridici in questo senso.
Invece che cosa succede? Invece non si vogliono utilizzare questi strumenti, si vuole concentrare tutto a Palazzo regionale secondo procedure e riti che poi producono degli effetti disastrosi, perché si cerca di accontentare sempre delle richieste particolari e contingenti invece di guardare all'interesse generale della comunità, e a dimostrazione del fatto che chi ha proposto questo testo di legge che, come dicevo, è stato sottoposto anche a richiesta di referendum consultivo, sapeva benissimo - e parlo per quello che mi riguarda - che nella situazione contingente una proposta del genere non avrebbe di certo automaticamente favorito quella parte politica, perché va detto, ma l'obiettivo qual è? L'obiettivo che sta dietro a una proposta del genere e a una filosofia del genere è quello di pensare maggiormente alle necessità legate a una stabilità della maggioranza, che si traduce in una stabilità di Governo e in una migliore organizzazione, piuttosto che a interessi contingenti, perché questa è la realtà, e questo è quello che personalmente ha mosso la mia azione in questo senso e che è alla base delle mie convinzioni.
Vengo alla proposta dell'Union Valdôtaine e del PD, che è inadeguata, è una proposta al limite - io direi, a questo punto - del ridicolo e non è neanche rispettosa delle norme di legge.
Io voglio comunque dare atto al presidente di Commissione Lavevaz, che è anche relatore di quella legge, di aver fatto nel suo intervento, sia nella relazione che ha presentato e poi anche nel suo intervento, ma soprattutto nella relazione che è stata esplicitata questa mattina, di aver riconosciuto in maniera molto chiara e netta la pochezza del tutto, c'è però una cosa che invece non condivido tanto, che è quel riferimento all'immobilismo, cioè al fatto che se non si fanno delle proposte si rimane nell'immobilismo e quindi qualche cosa si deve fare.
Dal mio modesto punto di vista, questa proposta di legge non va a incidere e non va a fare in modo che si contrasti l'immobilismo, è ben poca cosa. È un'operazione di sbianchettamento, poi, quella che avete fatto, sulla proposta di legge originaria, perché era già modesta ma è cambiata rispetto a quella che ci è stata presentata, e dal mio punto di vista è un esempio, questo, direi anche macroscopico, di un comportamento fortemente incoerente nel confezionamento di una legge.
Quella proposta che avevate presentato, la 115, era una proposta modesta, ma ora che cosa è stato fatto? Si sono cancellati metà degli articoli che la componevano, forse di più, ed è rimasto solo un elemento, solo il passaggio dalla preferenza unica alle tre preferenze di cui una, se la si vuole esprimere, deve essere di genere diverso, ma se si votano due maschi, il voto è valido a tutti gli effetti, e tanti saluti alla rappresentanza di genere. Perché questa cosa deve essere detta, in maniera assolutamente chiara, ai cittadini, in maniera chiara e inequivocabile, perché passa un messaggio distorto, e non è giusto che lo sia, perché sarebbe l'ennesimo modo di confondere le idee alle persone.
Poi parliamo di una proposta che arriva oggi fuori tempo massimo, e questo non è affatto un aspetto secondario, per nulla.
Trattandosi di una legge statutaria, è infatti previsto che possa essere richiesto con la procedura di legge un referendum popolare confermativo, ma non ci sono più i tempi per uno svolgimento effettivo del referendum prima dell'indizione dei comizi elettorali, quindi se ci sarà una richiesta di referendum confermativo, indipendentemente dall'esito, la nuova legge non potrà essere operativa per le elezioni che sono previste nel mese di settembre.
Anche questa è una cosa che va detta, perché potrebbe essere svolto un referendum proprio a ridosso, nell'ultimo momento, addirittura in concomitanza, ma va detto che il referendum non può più essere indetto prima dell'indizione dei comizi elettorali, prima di fine luglio.
Questa cosa deve essere chiara perché anche qui, secondo me, non è una chiarezza che è emersa al di fuori di quest'Aula.
Si stanno creando in questo modo i presupposti per quello che, secondo me, ma non solo secondo me, è un vero pasticcio istituzionale, un pasticcio che oggi potrebbe essere ancora peggiorato, e vedremo che cosa succederà, ma, se anche non ci fosse quella richiesta di referendum confermativo, quello che si sta manifestando qui è un atteggiamento che è irrispettoso di una procedura propria dello Statuto e della legge regionale sul referendum, che sono stati calibrati perché fosse salvaguardata proprio la sovranità del voto popolare, e si pone in questo modo un'evidente problema di democrazia, perché è evidente che è così. Vi siete infilati in un pasticcio istituzionale indecoroso, che non esito a definire indecoroso, e in un atteggiamento che contrasta con la piena applicazione delle procedure democratiche, quando c'era tutto il tempo, perché il tempo c'era, di affrontare il tema con serietà e responsabilità, di discutere, di fare una vera riforma, e non vado a parlare dell'elezione diretta del Presidente, che è una cosa che penso io e che non pensa tanta altra gente, ma il tempo di fare una vera riforma e non una modifica assolutamente minimale e insufficiente come quella a cui si arriva adesso, e che riguarda solo la reintroduzione delle tre preferenze, tra l'altro di quelle tre preferenze così osteggiate dal presidente Bertin che oggi, con ogni probabilità, si rimangerà tutto e voterà disciplinatamente ciò che cinque anni fa aveva perseguito testardamente.
L'ho già detto una volta e lo ripeto: Parigi val bene una messa, un'altra, perché qui di messe ne abbiamo già viste tante in questi quattro anni e mezzo, veramente tante.
A proposito della proposta di legge sbianchettata e targata Union Valdôtaine-PD, perché così è dal momento che la proposta del PD è stata ritirata dai proponenti in buon ordine, ho avuto modo di leggere anche l'altro ieri sera sul Peuple Valdôtain l'intervento di Patrizia Morelli intitolato "Un grand moment de vérité".
Morelli cita il recente rapporto dell'INPS sulle differenze e gli squilibri di genere in vari ambiti della vita sociale e lavorativa in Italia, un rapporto che delinea un quadro direi desolante per un Paese occidentale del XXI secolo e ne prende spunto per esprimere la sua visione rispetto al tema della legge elettorale in discussione.
Scrive dunque Morelli: "Notre Région avec ses trois Conseillers actuels sur une Assemblée régionale de 35 membres affiche probablement le bilan le plus négatif d'Italie et d'ailleurs. Un bilan dont on ne peut pas être fiers. Quelles sont les solutions? Elles sont nombreuses et variées mais certainement l'une d'entre elles doit comporter un rééquilibrage des genres, dans les institutions et dans la politique. C'est pourquoi la réunion du Conseil régional de demain (de hier, mais ça va bien), 26 février, sera un grand moment de vérité pour savoir qui veut vraiment commencer à essayer de mettre fin à un déficit démographique évident en approuvant, sans escamotage ou rebondissements ultérieures, l'amendement à la loi électorale signée par l'Union valdôtaine et les autres forces de la majorité qui introduit la préférence de genre. Cette mesure ne sera donc pas conclusive, mais constituera, certainement, un petit pas en avant".
Ora, con tutta la stima che io provo, e l'ho detto più volte, ma è sincera nei confronti dell'ex consigliera Morelli, devo dire che questa sorta di appello, di esortazione, mi ha un po' stupita, ma soprattutto mi ha strappato un amaro sorriso.
Un grand moment de vérité, mais quel grand moment de vérité? Mais quel grand effort pour commencer à essayer de mettre fin à un déficit évident! Ce n'est pas le cas de plaisanter sur cet argument, ce n'est pas le cas. Il y avait presque 5 ans pour essayer de mettre fin à cet évident déficit et pas pour commencer maintenant, qu'on est à la fin de cette période de Conseil.
Non raccontiamoci storie, perché in un paese in cui 18 Regioni su 20 hanno adottato la doppia preferenza di genere, le grand moment de vérité avrebbe dovuto essere un altro, quello dell'introduzione della doppia preferenza di genere, e non un pallido e pavido surrogato come quello che ci state proponendo.
Certo, io so benissimo, come credo lo sappiano moltissime donne che sono impegnate a livello lavorativo, sociale, economico, politico, che per dare in futuro alle donne le stesse opportunità nei vari campi, appunto economico, sociale e politico, c'è da affrontare ancora un lungo percorso, un cambiamento culturale che è in itinere e che non è certo completo.
Oggi il presidente di Commissione Lavevaz ci ha fatto un esempio che la dice lunga: una donna incinta, che ha chiesto di poter seguire online le sedute del suo Consiglio comunale (mi sembra di aver capito), ha ricevuto un diniego da parte di una sua Capogruppo donna. Ha detto il Presidente di Fratelli d'Italia, dicendo che non è significativo il gruppo da cui proviene, dal mio punto di vista è significativo, perché siamo in presenza di una forza che ci ricorda che le cose importanti sono Dio, patria e famiglia...
Interruzione fuori microfono
Ha dato le dimissioni, bene, meno male che ha dato le dimissioni, mi fa molto piacere, si vede che qualche forma di rinsavimento anche lì c'è.
Comunque noi sappiamo benissimo che sono anche le donne a dover imparare a votare le donne, ma lo sappiamo, veniamo da secoli in cui è stato precluso alle donne di poter partecipare alla vita civile, neanche solo a quella politica, quindi immaginatevi quanto tempo ci vorrà per recuperare quel vuoto, quel gap che esiste.
Allora mi fa anche un po' ridere quando si dice: "Bisogna premiare la competenza, le capacità e non il genere, non bisogna avere la riserva indiana delle quote rosa", ma certo che non bisognerà averla in futuro, ma chissà in quale futuro, perché purtroppo adesso o si adottano dei sistemi, che sono dei sistemi chiari, precisi e codificati, o altrimenti a questo non ci arriviamo. È una triste realtà, ma è una realtà.
Noi sappiamo, l'ho detto prima, che la maggior parte delle 18 Regioni che hanno adottato quel sistema, stanno raccogliendo dei frutti, non dappertutto, non con la stessa misura ovunque, ma si stanno raccogliendo dei frutti.
In questo senso, noi avevamo, in questa Legislatura, un'occasione preziosa per fare una riforma organica per quello che riguarda tutta la legge elettorale nel suo complesso e potevamo anche metterci al passo con le altre Regioni pure per quest'aspetto dell'elezione della rappresentanza di genere, un'occasione che abbiamo sprecato, è un'occasione che abbiamo sicuramente sprecato.
Concludendo, la proposta dell'Union Valdôtaine, su cui si è fatto ampio uso del bianchetto e che oggi esaminiamo, non è condivisibile, né nel contenuto, né nei tempi e, permettetemi, nemmeno nelle modalità con cui è stata portata avanti.
Mi sembra che sui metodi e sul fatto che ci sia un po' un fallimento in questo senso, anche chi ha presentato la proposta di legge lo ha ricordato.
Io esprimo un giudizio severamente negativo sulla proposta di legge minimale, che arriva a tempo scaduto, quando c'era tutta una Legislatura per lavorarci e che non rispetta neppure, lo rimarco, la piena e completa applicazione delle regole che disciplinano le modifiche di carattere statutario.
Presidente - Consigliere Di Marco, a lei la parola.
Di Marco (PA) - Oggi, finalmente, la riforma elettorale approda in Aula con la discussione di quattro proposte di legge - come tutti sappiamo, una quinta è stata ritirata e questa mattina altre due - a cui va ad aggiungersi quella elaborata in prima Commissione da una di esse. E ci arriva con considerevole ritardo ben oltre l'ultimo minuto utile, dopo un lungo e travagliato percorso durato anni, che ha visto tutti i Partiti e Movimenti politici valdostani esprimersi sulla sua opportunità, ma poi, nonostante le ipotesi di accordo a più riprese sbandierate durante l'estate 2024, non riuscire a concretizzare neppure una proposta comune, irrigidendosi progressivamente su posizioni tra loro diverse e contrastanti.
Comincio con il dire che, per quanto riguarda il nostro Gruppo
consiliare, come ho riportato nel comunicato stampa del 4
agosto 2023, abbiamo preferito invece che avanzare una nostra
proposta procedere all'esame attento e accurato di quelle via via
presentate dai diversi schieramenti. Questa scelta è stata motivata
dal convincimento che per raggiungere l'obiettivo auspicato fosse
necessario raggiungere una convergenza su un unico testo, fondata
su un'unità di intenti e di vedute il più ampia possibile,
attraverso il confronto ma soprattutto il compromesso.
Per quanto attiene alle diverse proposte di legge sul tavolo,
non procederò a esaminarle singolarmente, ma mi limiterò a dire
che, a nostro parere, ognuna di esse ha indiscutibilmente degli
elementi di forza e degli elementi di debolezza, e ciascuna di esse
ha dei contenuti che ci sentiamo di condividere e dei contenuti che
sono quanto di più lontano dalla nostra visione; ma una e
sola è frutto di un reale confronto, ed è quella predisposta dalla
Commissione competente, a cui andrà il nostro sostegno e di cui,
cara Consigliera Minelli, siamo anche noi firmatari, e quindi non è
solo del PD e dell'Union.
Da che mondo è mondo, in democrazia la politica è l'arte del compromesso, che il Dizionario Enciclopedico Treccani definisce genericamente come accordo, impegno reciproco assunto da più persone di procedere a un'azione di interesse comune. E quando parlo di compromesso, faccio riferimento al processo, spesso arduo ma indispensabile, che porta chi è chiamato ad assumere decisioni in nome della comunità, a fare al contempo un passo avanti verso le ragioni dell'altro e un passo indietro rispetto alle proprie, in maniera reciproca e alternata, così da pervenire a determinazioni congiunte che se da un lato non rispecchiano interamente il punto di vista di nessuno, dall'altro vedono rappresentato, anche se in modo parziale, il punto di vista di tutti.
Seppur tardivamente rispetto alle nostre aspettative e a quelle dei valdostani, la prima Commissione ha vagliato le quattro proposte di legge, esprimendo parere contrario su tre e parere preliminarmente favorevole su una, di cui ha proceduto successivamente a stilare una nuova versione sulla base delle priorità individuate dai quattro gruppi di maggioranza. La risultante è un testo che non si può attribuire solo a una forza politica, bensì a tutte quelle che si sono attivamente impegnate nella sua stesura e che, secondo noi, costituisce una soluzione di equilibrio e di sintesi, in grado di dare risposte alla collettività valdostana e di ben rappresentarne gli interessi.
Due le disposizioni di questo articolato, che consideriamo
particolarmente importanti: la sostituzione del comma 2
dell'articolo 1 della legge regionale 3/1993, con cui si introduce
la facoltà di esprimere preferenze all'interno della lista votata,
per un numero di candidati non superiore a tre; e la sostituzione
dell'articolo 34 della legge regionale 3/1993, il cui nuovo terzo
comma stabilisce che, nel caso di espressione di tre preferenze,
almeno una deve riguardare i candidati di genere diverso,
pena l'annullamento dell'ultima preferenza.
Con la prima si va a superare la preferenza unica, introdotta con la modifica della legge regionale 3/1993 apportata con la normativa 7/2019, ristabilendo la regola delle tre preferenze, formula, secondo noi, più idonea a garantire una rappresentanza più proporzionata.
Con la seconda, si compie un fondamentale passo in direzione della promozione della parità di genere nell'accesso alle cariche elettive, finalizzato a risolvere la questione della scarsa presenza femminile all'interno del Consiglio regionale, assicurando una rappresentanza di genere più bilanciata ed equilibrata.
L'applicazione dei predetti provvedimenti porterà tre indiscussi
benefici: restituire agli elettori una maggiore facoltà di scelta
dei propri rappresentanti; incentivare la parità di genere -
vogliamo ricordare a tutti che grazie alla nuova normativa di
disciplina delle elezioni comunali recante disposizioni analoghe a
quelle prospettate adesso per le elezioni regionali, è aumentata in
maniera significativa la presenza femminile nei Consigli dei nostri
Comuni; superare le difficoltà e le comprensibili confusioni che
sono emerse durante le elezioni del 2020, in seguito alle diverse
modalità di voto tra comunali e regionali - non a caso il
nostro Gruppo consiliare ha chiesto e ha ottenuto di
discutere contemporaneamente la riforma elettorale e il disegno di
legge 180 relativo allo svolgimento dell'election
day.
Come Pour l'Autonomie non possiamo che dichiararci al contempo soddisfatti e insoddisfatti da quanto predisposto in sede di Commissione. Soddisfatti per aver contribuito a una proposta che confidiamo possa incontrare il favore di altre formazioni politiche, come noi determinate a dare alla nostra Regione una nuova norma riguardante le elezioni regionali. Insoddisfatti perché mancano all'appello di questa proposta diversi altri temi, in primis quello relativo alle soglie di sbarramento, che ci auguravamo potessero trovare una nuova definizione. Ma questo rientra appunto nell'arte del compromesso e della mediazione tra forze politiche e all'interno di esse, e come Movimento politico, le cui scelte sono state indirizzate sempre alla realizzazione del bene comune dei valdostani, non ci sottrarremo alla responsabilità di esprimerci in favore di un testo che consideriamo la migliore alternativa che a oggi è possibile adottare.
Siamo ben consapevoli del risultato incerto del voto che ci apprestiamo a esprimere, su cui grava, a causa del già rimarcato ritardo, l'incognita di un ricorso allo strumento referendario da più parti ventilato, nonché dell'esito dell'esame degli emendamenti presentati, ma vogliamo sperare che a prevalere siano il buon senso e non la contrapposizione, l'apertura e non la chiusura, ma soprattutto la volontà di permettere al popolo valdostano di andare a votare con nuove regole, sebbene incomplete, invece che di costringerlo a rinnovare una modalità di voto che certamente ha mostrato le sue insite fragilità.
Come spesso avete sentito affermare nei nostri interventi, esiste sempre una grande differenza tra il mondo perfetto e il mondo concreto e presente. In un mondo politico perfetto, maggioranza e opposizione si sarebbero date battaglia per i 5 anni di questa Legislatura, giungendo infine, a prezzo di lacrime e sangue, a un progetto di riforma elettorale ampiamente condiviso; ma questo non è un mondo politico perfetto, e a testimoniarlo sono il gran numero di proposte di riforma presentate e le prese di posizione tra loro inconciliabili su cui si sono arroccati i diversi raggruppamenti politici.
Ora, che siamo giunti alla resa dei conti, si tratta, crediamo, di affrontare e risolvere un duplice dilemma di prospettiva che, ridotto all'essenziale, suona più o meno così: tornare al voto con le stesse regole del 2020, accettando tutte le conseguenze negative che questo comporta, tra cui il riproporsi di una situazione di netta prevalenza di genere maschile rispetto a quello femminile in Consiglio regionale, oppure mettere da parte ogni idea preconcetta e integralista, e appoggiare un testo che segna una nuova strada di compromesso, portando indiscussi vantaggi alla nostra comunità.
Pour l'Autonomie ha già scelto con convinzione e coraggio la seconda opzione, lavorando a questa iniziativa e sostenendola con forza oggi in Aula e il nostro auspicio è che possa essere valutata dai colleghi esattamente nell'ottica in cui è stata predisposta: un testo certamente perfettibile, ma a suo modo efficiente ed efficace, a dare piena voce al corpo elettorale valdostano e alle istanze espresse dalla nostra società civile e dalla nostra politica in materia di parità di genere.
Infine, permettetemi solo una considerazione estremamente personale. Forse voi avete delle risposte da darmi. Io, non essendo proprio esperto, non ho capito l'uscita in Aula di alcuni gruppi di minoranza dopo aver espresso però tutta una serie di rimproveri e critiche alla maggioranza. Avrei capito un'uscita prima del voto, ma dopo aver accusato di aver partorito un topolino, mi sembrava corretto che ci fosse un confronto. Il confronto mi sembra che sia il sale della democrazia, mi sembra che sia la cosa più corretta. Però, ripeto, io non ho l'esperienza che magari hanno loro, e mi è sembrata un'uscita un po' fuori luogo.
Presidente - Consigliere Cretier, a lei la parola.
Cretier (FP-PD) - Buongiorno a tutti, almeno a quelli che sono in Aula.
Intanto volevo salutare la Senatrice, però purtroppo è uscita dall'Aula. Lo dico seriamente, perché io ho sempre avuto rispetto istituzionale per le figure che sono state elette. Giusto? La collega mi dice che è giusto, mi dicono che gli insegnanti hanno l'attitudine sempre a... Sinceramente, scusate, io avrei avuto piacere, l'ho salutata personalmente, però avrei avuto piacere di salutarla a livello istituzionale, essendo stata eletta, quindi scusate questo breve intervento.
Oggi siamo qui a confrontarci su una serie di leggi con visioni diverse, sicuramente ripeterò in modo meno forbito alcuni passaggi, ma io, come Capogruppo, credo che sia importante fare un intervento ed esprimere un parere.
L'ambizione di tutti i partiti e i movimenti era di poter fare una sostanziale riforma, ma questo è rimasto nel cassetto, e alla fine penso che sia anche normale, a parte i desiderata di ognuno, che oggi si arrivi alla conclusione.
Noi, come gruppo Federalisti Progressisti Partito Democratico, avevamo una proposta ambiziosa e legata a temi ed esigenze determinate. Il punto di partenza era un ragionamento di riforma e una soluzione politica ampia per le nuove regole, consapevoli che era stato difficile mettere insieme tutte le richieste dei gruppi. Chi intendeva mantenere, ad esempio, l'attuale struttura di elezione del Presidente della Giunta, chi le soglie di sbarramento, la doppia preferenza di genere, premi di maggioranza e la percentuale di generi in lista, e chi, come noi e come PCP, la presenza obbligatoria di entrambi i generi in Giunta. Il desiderato era importante e puntuale.
Senza remore, poi, abbiamo ritirato la nostra proposta di legge, perché qui a Palazzo, in quest'Aula, ci si confronta e si cercano in modo estenuante dei punti di contatto, a volte chiari, a volte definiti, a volte sommessi e, come ha detto il collega Aggravi, contornati da una certa nebbia, che avvolge le volontà politiche e fa parte dei complessi meccanismi politici, ma che spesso abbiamo tutti scritto nei programmi di stabilità politica, di governabilità, ma tanti guardando le prospettive future e alle nuove elezioni, tornano in auge ogni volta.
A volte le scelte politiche incidono - scusate il termine piuttosto agricolo - sulla transumanza e sulla nascita di molti gruppi nuovi all'interno del Consiglio, perché avete detto di spostamenti illeciti e cambiamenti di visione, però ricordo che un gruppo, Forza Italia, non era stato eletto e poi si è formato successivamente; forse questo è un problema legato al regolamento del Consiglio, però è un fatto.
Ci prospettano scenari complessi, che oggi approderanno ad un risultato finale.
Le temperature si sono alzate, ma dietro i muri, e i muri non sono trasparenti, ma come ha detto il mio Segretario del Partito Democratico, con una certa consapevolezza, le riforme non sono un patrimonio di qualcuno, ma patrimonio di tutti e dei valdostani.
Un'ampia condivisione e un segnale di democrazia, di responsabilità e in questi momenti bisogna compattarsi e federarsi in una forma consiliare inusuale, momenti in cui bisogna pensare anche al passato, intendo ieri, in cui la maggioranza ha votato coerentemente la proposta di legge sui Comuni.
Gli obiettivi si raggiungono assieme nella diversità politica ma nel momento di necessità si uniscono le forze. Questo lo chiedo a chi giustamente difende le sue proposte e il suo testo di legge: siamo in dirittura di arrivo, siamo a un nastro rosso nero, non c'è più tempo, bisogna trovare delle convergenze responsabili e sul fatto della responsabilità bisogna agire, sempre che ci sia la buona volontà trasparente e limpida. Le tempistiche le abbiamo rispettate in Commissione, ma ora, oggi o mai più, non abbiamo più tempo se non in questa giornata, altrimenti si va al referendum, e la preferenza unica, che qualcuno ha votato, dovrà fare delle scelte libere e trasparenti.
Il segreto dell'urna è una domanda che aspetta una risposta.
Mi rivolgo ancora al collega Aggravi, che ieri ha portato l'esempio dell'asino di Buridano, ma lo dico senza creare polemiche. Con il referendum si raddoppia la spesa e rimangono due alternative: o referendum o Chanoux e l'autonomia.
Dobbiamo dimostrare a tutti che possiamo superare le difficoltà per chiudere un accordo politico importante e migliorativo e convergere su un primo risultato tangibile e qualificato, minimale se volete, ma un passo avanti portando a casa la preferenza di genere che oggi manca, un segno di civiltà che è necessario nella nostra cultura politica e sociale, come anche ricordato da Roberta Mori, portavoce della Conferenza delle zone democratiche, proprio qui in visita ad Aosta.
La politica definita l'arte del compromesso, una mediazione per dimostrare la volontà di chiudere la porta ad altre forme di elezione dirette del Presidente, poco democratiche e, come è successo e ricordato già dal collega Lavevaz, con un azzeramento di Giunte solo per mancato sostegno a una candidatura come grande elettore del Presidente della Repubblica.
Infatti, l'articolo 9 dello Statuto speciale siciliano, dal 2001 dà al Presidente della Regione Sicilia il potere di nominare e revocare gli Assessori; un potere, secondo noi, illimitato, non solo in funzione di un'eventuale mancanza di fiducia e di sostegno, può mettere all'angolo il Governo in carica e sciogliere il Consiglio, un modello che non ci convince.
A volte penso che le sfaccettature dell'autonomia, quella decantata da tutti nelle segrete stanze, venga sfregiata e maltrattata. I segnali che ho raccolto mi paiono poco trasparenti, abbiamo poco margine di manovra, un muro contro l'altro, non va bene, ma bisogna trovarci lo stesso fino alla nausea.
Le persone intelligenti si confrontano, rispettando anche l'avversario politico, non vorrei che finisse come quel gruppo di persone, e questo è un esempio, o politici attorno al tavolo, che si passano un cubetto di ghiaccio. Alla fine tutti hanno le mani bagnate ma il cubetto si è sciolto ed è sparito.
Ci bagniamo le mani con l'autonomia e poi rinviamo tutto a un referendum.
Poi ho sentito delle parole che mi sono segnato: un patetico tentativo, un'operazione di sbianchettamento, delle operazioni incoerenti, un pasticcio, un pasticcio indecoroso, tutto è possibile e qua si può dire tutto. Ho sentito anche che le donne dovrebbero e devono votare le donne: lo abbiamo e l'ho visto nel 2020, come si può fare ad aggirare il rispetto degli altri candidati di genere accentrando, indicando puntualmente le candidate o la candidata in modo scorretto, pubblico e fastidioso per me e per gli altri candidati di genere maschile.
Presidente - Consigliere Marguerettaz, a lei la parola.
Marguerettaz (UV) - Come ha rilevato il collega Di Marco, non sono particolarmente contento di intervenire con un'Aula che vede i gruppi del centrodestra lontano dai loro banchi, perché credo comunque, anche a fronte di idee, progetti, pensieri diversi, che il sale della democrazia sia il confronto, sia un civile dibattito e poi, ovviamente, una conclusione. Però voglio fare una battuta che mi ha fatto un mio amico oggi, uscendo, e ha fatto un parallelo, dicendo: "Ma chissà quanti di quelli che oggi hanno abbandonato l'Aula a ottobre rientreranno in Consiglio". Perché ha fatto un po' il parallelo con coloro che facevano la fila davanti agli uffici della Presidenza del Consiglio per dare le dimissioni nella precedente Legislatura. Parte di coloro che erano in fila, oggi non li vediamo.
Allora, ma non per una questione scaramantica, ma in qualche modo offendere le Istituzioni, a mio modesto modo di vedere, non porta bene.
Ritorniamo alle nostre leggi, sotto alcuni aspetti noi abbiamo da un lato coloro che sostengono che la stabilità e il modello corretto per la nostra piccola Regione sia l'elezione diretta del Presidente della Regione, due modi, ma poi ci ritorniamo, perché uno è abbastanza chiaro, l'altro molto meno.
Una Regione come la nostra, dove il Presidente della Regione ha un potere che è un potere decisamente più importante rispetto a qualsiasi altro potere, nel momento in cui viene anche eletto direttamente, diventa un intoccabile, diventa uno che ha un potere incredibile, l'ha ricordato molto bene il collega Cretier, con una proposta può nominare e revocare gli Assessori.
Noi abbiamo già visto queste cose nelle Regioni dove c'è l'elezione diretta, ha fatto molto bene a ricordare i 59 Assessori nominati da Crocetta nell'assemblea siciliana, quando c'era qualcuno che non andava bene, via, altro giro, altra corsa, ma nessuno ovviamente proponeva delle mozioni di sfiducia, perché questo voleva dire sciogliere il Consiglio regionale siciliano, quindi con un potere esagerato è stato 5 anni senza maggioranza.
È questo il modello che vi piace?
Ma ne abbiamo anche altri. Stiamo parlando di scelte chiare per l'elettorato. Parlavate di Zingaretti? Che a metà della consiliatura ha preso a bordo i 5 Stelle. I 5 Stelle giustamente hanno scelto il loro destino, cioè l'estinzione, ma hanno aderito dopo essersi presentati come alternativa a Zingaretti e al PD dicendo, e vi ricordate le magliette che facevano, tutte le proclamazioni?
Lì quindi c'era l'elezione diretta, dopodiché è chiaro che c'erano degli assestamenti, c'erano delle situazioni, Zingaretti ha pensato bene e dice: "Mah, salite a bordo".
Tornando al ragionamento di fondo, la Costituzione evidenzia dei principi, che sono i pesi e i contrappesi; allora voi mi dovete dire con l'elezione diretta del Presidente qual è il contrappeso, qual è la forza che è in grado di confrontarsi con dei poteri simili.
Non c'è. Il Presidente della Regione in Valle d'Aosta, essendo il rappresentante legale di tutte le società degli impianti a fune, della finanziaria regionale, della CVA, ma voi mi dite chi è in grado di anteporre un suo potere?
L'azienda privata più importante, ovvero la Cogne, è in affitto su proprietà regionali. Quindi questo vi dà il quadro di quella che è la situazione della Valle d'Aosta, quindi pesi e contrappesi.
Sotto alcuni aspetti, non è che l'elezione diretta sia un tabù, ma bisogna costruire dei contrappesi che siano dei contrappesi adeguati. Non si tratta di creare delle norme anti ribaltone, ma di equilibrare i poteri senza immaginare che questo contrappeso valga l'estinzione del Consiglio regionale, quindi il fatto di togliere anche delle mozioni di sfiducia costruttiva, è profondamente errato.
Devo dire che questa proposta è una proposta che oggi era stata espressa da due disegni di legge, due proposte di legge, una ancora in votazione, l'altra non più perché è stata ritirata, ma non è così che siamo partiti.
La prima proposta della Lega non prevedeva l'elezione diretta, la prima proposta della Lega diciamo che era molto simile a quella che è stata presentata dall'Union e Alliance (oggi Union), molto simile, perché poi passa il tempo e non ci ricordiamo ma, signori, la prima proposta, che poi è stata rinnegata, è stata la fonte della spaccatura della Lega. La Lega ha perso una buona parte dei suoi membri del gruppo sulla legge elettorale, quindi io ho la necessità di fare questo ripasso perché purtroppo le cose ce le dimentichiamo, quindi non è vero che non c'è stato un confronto, anzi, e addirittura all'interno dei gruppi, il gruppo più numeroso è un gruppo che su questo argomento specifico... andate a prendere un po' di bibliografia, andate a vedere un po' gli articoli, e vedrete se quello che dico è corretto o meno.
La stabilità, la continuità, non è solo rappresentata dalle persone, perché qua noi stiamo confondendo le attività politiche e amministrative con le persone.
In questa Legislatura noi abbiamo avuto la Presidenza Lavevaz e la Presidenza Testolin. Volete definirla ribaltone? Ribaltone, dal punto di vista teorico, è un'attività dove si rovescia il tavolo, ribalto.
Il collega Lavevaz è qua nel gruppo dell'Union, dà il suo contributo, fa tutte le attività coerentemente, allora di che ribaltone state parlando?
L'unico vero ribaltone che qualcuno ha fatto è quando ha ribaltato il tavolo dell'Assessorato dando le dimissioni e facendo un saltino all'opposizione, perché ovviamente, per quella componente politica, l'opposizione è il sale della vita. Ma cerco di fare un esempio: una persona che stimo, perché capisco che fa politica molto bene, Elio Riccarand, che io definisco il mentore di qualcuno in quest'Aula (e mentore non è un'accezione negativa, anzi), perché gli riconosco delle grandi capacità. Però voglio solo ricordare una cosa, dal 1993 al 1998 ha fatto parte della Giunta regionale, nel 1998 ci sono state le elezioni, la sua componente politica ha aumentato un Consigliere e lui non è stato eletto, perché voi vi riconoscete solo all'opposizione, voi siete capaci solo di dire no. Il vostro elettorato vi conosce perché voi siete contro tutto, perché voi vi volete impadronire di tutte le cose che sono contrarie, tant'è che è uno dei pochi casi dove un Assessore non è stato eletto, ma perché? Perché il suo elettorato non l'ha più conosciuto, perché è stato costretto a fare delle scelte che erano delle scelte corrette, per esempio l'autostrada; hanno bloccato l'autostrada per anni, creando dei danni enormi, creando dei morti e poi, quando sono andati in Giunta, hanno dovuto approvare tutto.
Da questo punto di vista allora il dire no, credetemi, vi confinerà all'indifferenza.
Dopodiché, c'è il discorso della coerenza: io ogni tanto ho l'orticaria a pensare alla coerenza perché c'è qualcuno qua che se si presenterà nel 2025, in questo breve lasso di tempo, avrà passeggiato su quattro gruppi consiliari, quasi un record, però farà della coerenza una bandiera. Coerenza che non ha.
Cercando di tornare al nostro discorso, l'elezione diretta non può comportare nessun beneficio, anzi, vedo solo dei rischi e vedo solo dei problemi in Valle d'Aosta, e il fatto che le altre Regioni abbiano dei modelli differenti, non è per me significativo.
Qualcuno di noi - faccio il nome perché lo conosco bene e ho grande stima - è in grado di dire che l'uomo più importante del Piemonte è Cirio, cioè il Presidente della Regione? Ci faremmo ridere dietro, perché oltre al peso della politica, c'è il peso della società, c'è il peso dell'economia, quindi, da questo punto di vista, Cirio è il Presidente della Regione, ma ovviamente deve stare al tavolo con soggetti che sono molto, molto robusti e, ovviamente, quando tu ti confronti con personaggi di un certo profilo, devi in qualche modo gestire le tue attività.
Ho fatto il nome di Cirio, potrei fare il nome di Fontana per la Lombardia, mentre da noi il Presidente della Regione, proprio per il ruolo e per le partecipazioni che abbiamo, ha un peso incredibile, e quindi è corretto che vi sia un contrappeso in Consiglio regionale. Dopodiché, noi l'avevamo messo nel nostro disegno di legge per dire qual era il criterio con il quale si sceglieva il Presidente della Regione, per una questione di trasparenza, di metodo, ma deve esserci un peso che funga, in qualche modo, da equilibratore.
Per certi versi, e l'ho detto in modo abbastanza chiaro, l'elezione diretta del Presidente della Regione, qualora possa essere... e avete già capito, come ha detto il collega Lavevaz, noi siamo contrari, ma non è che sia un tabù sul quale non si può parlare, in prospettiva si può parlare con tutti, ma io devo dire la verità, rimango sempre un po' stupito dall' esuberanza che qualcuno ha quando fa dei comunicati o si presenta davanti ai giornalisti.
Qualcuno ha detto: in 100 giorni, dalle prossime elezioni, vi garantiamo che facciamo la legge elettorale. È vero che l'ottimismo è il sale della vita, ma vorrei fare un ragionamento per cercare di riportare queste persone con i piedi per terra.
Ho provato a fare due conti, perché i conti sono sempre interessanti: la Lega nel 2019 alle elezioni europee ha preso 18.525 voti, nel 2020 alle regionali ha preso 15.841 voti e alle europee dell'anno scorso 9.704 voti; quindi avete visto qual è il percorso.
Fratelli d'Italia alle europee del 2024 ha preso 9.704 voti candidando Giorgia e se io vado nel sito di Fratelli d'Italia, nove su dieci vedo delle foto di Giorgia, ma Giorgia alle regionali non è mica in lista. Non è in lista e se vi ho fatto un ragionamento non era per capire la parabola della Lega ma per dire: attenzione, che quei 9.000 voti alle regionali non ci saranno e se va bene, ci saranno i voti per fare tre-quattro Consiglieri (sono ottimista) e se ci sono i voti per fare tre-quattro Consiglieri, ma come si può dire che in 100 giorni faccio una riforma elettorale?
Torno a dire: l'ottimismo è il sale della vita.
Faccio questi conti perché parliamo di legge elettorale e sono anche obbligato a fare questi ragionamenti. Nelle europee del 2019 - prendo le europee perché generalmente nelle europee la componente autonomista non c'è o è ridotta ai minimi termini, ma proprio per il sistema elettorale, siamo penalizzati - il centrodestra aveva 22.000 voti, quindi lasciava intendere uno sfracello, poi avete visto, un po' credo per qualche dichiarazione un po' stravagante... Quando uno va a Pontida magari si esalta, ma quando va a Pontida si esalta e dice: "La Valle d'Aosta è marcia", è destinato a dire che è marcia, ma rimanere ai banchi dell'opposizione, perché non funziona mica così.
Come puoi dire: "Tu sei un intoccabile" e poi immaginare di sederti al tavolo per creare delle situazioni costruttive.
L'esuberanza che c'è stata è un'esuberanza che credo non sia stata apprezzata, è un po' come l'esuberanza che vediamo in qualche partito del centrodestra; stanno girando ovunque i filmini di Giorgia: "Ma quanto costa la benzina? Costa questo. Ma quant'è la parte che costa di più? Le accise. Quando vado al Governo tolgo le accise." Le hanno aumentate. Oppure Salvini che ha detto: "Cento giorni, quando siamo eletti, via la Fornero". Hanno peggiorato la Fornero.
Quando uno dice "Uno non ha vergogna", attenzione: le promesse devono essere delle promesse sostenibili, perché sennò si prende la fiducia... ed ecco il discorso che vi ho fatto prima, l'elezione diretta, io faccio una serie di promesse, faccio una serie di cose, porto a casa il risultato, poi rimango lì 5 anni, le promesse vengono disattese ma dirò: "É colpa degli altri che non mi fanno fare le cose, è colpa di quelli che erano prima." Ma non è così la politica, non si fa così la politica: la politica è fatta per cercare di creare delle situazioni migliorative alla nostra comunità e trovare dei compromessi, trovare degli accordi.
Vedete, quindi, questo ragionamento che abbiamo sentito è un ragionamento che ci piace poco. Mi dispiace che non ci sia l'amico e il collega Sammaritani, perché in questi giorni abbiamo avuto delle schermaglie dal punto di vista del diritto, lui molto più bravo, io molto meno, ma io ho più dubbi di lui e quindi cerco di metterli a fattor comune. Quando mi dice: "Guarda che la nostra proposta sostanzialmente si rifà alla legge costituzionale 1/1999", io non mi ritrovo, perché la legge 1/1999, nelle norme transitorie, non dice quello che dice la legge che è stata portata dalla Lega, perché dice che il candidato Presidente è il capolista, ma il capolista non è, come nella vostra, inserito in classifica, perché nella vostra proposta avete dovuto scrivere che se il capolista non è eletto si potrà indicare un altro Presidente.
La legge 1/1999 non dice così, dice che il candidato Presidente è il capolista e se ha i voti è eletto, ma non nelle preferenze, le preferenze valgono per gli altri, quindi se uno deve dire un pasticcio, a me pare che quella proposta sia altro che un pasticcio, oltre a essere molto probabilmente, come aveva sollevato a suo tempo il collega Aggravi, contraria alla Costituzione, ma soprattutto contraria allo Statuto, perché delle due l'una: o l'elezione diretta o l'elezione indiretta, com'è in questo caso.
I ragionamenti che devono essere fatti sono dei ragionamenti che ci portano ad analizzare la nostra proposta che, come ha detto il collega Lavevaz, non è una proposta di riforma, è semplicemente l'unico dato che, sostanzialmente, era presente in tutte le leggi, cioè il superamento della preferenza unica, quindi molto, molto banalmente, era l'unico dato che poteva mettere insieme una parte del Consiglio regionale.
Ed ecco perché io trovo veramente stravagante il fatto che non ci sia la volontà di procedere in questa direzione.
Qualcuno mi dice: "Eh, ma così possiamo votare due maschi e superiamo questa...", ma perché non due donne? Posso anche votare due donne. E la dice lunga, perché qualcuno che ha una visione un po' di parte, non so se vede i maschi come dei nemici, ma il fatto che vi siano tre preferenze, consente all'elettore di fare delle scelte libere e se ritiene che vi siano due donne meritevoli, vota due donne e non è costretto affatto a votare un uomo. Se lo ritiene non meritevole, non lo vota, ma questo modo di fare politica, dove bisogna sempre trovare un nemico, è veramente qualcosa che è per me incomprensibile, cioè il ragionamento di dire: mettiamo le tre preferenze, qualcuno dice: "Ma arrivate in zona Cesarini, arrivate in ritardo", ma c'era qualcuno che diceva che non è mai troppo tardi per fare qualcosa di bene, non è mai troppo tardi. Quindi se diciamo e recriminiamo il fatto che fino a oggi non siamo riusciti, ci può stare; si poteva fare di meglio? Sì, ma in zona Cesarini, se riusciamo a fare qualche cosa che, in qualche modo, migliora la situazione attuale minimale, poca roba che sia, facciamolo.
Anche questa clava del referendum, qualcuno ha fatto tutta una serie di spiegazioni di cose che sono chiare a tutti, sono chiarissime a tutti, ma quello che è chiaro è che il referendum, al di là del fatto che uno lo può giustificare in tanti modi, di fatto non produrrà nessun effetto se non quello di riproporre la legge del 2020, la legge con cui abbiamo votato nel 2020, cioè la preferenza unica.
Se quindi dobbiamo dare un messaggio, vi chiedo: ma qual è questo messaggio? Il messaggio di dire: non siamo d'accordo con questa maggioranza? Mi pare che sia evidente a tutti, e torno a una scelta di abbandonare l'Aula, salvo il collega Manfrin che vedo presente in Aula e quindi mi congratulo con lui, sa che io l'apprezzo molto, quindi sono contento, anzi, magari se le stimolo un intervento sono felice, ma a volte le scelte di abbandonare l'Aula noi le abbiamo viste in Parlamento e sapete qual era il motivo? Avevano paura che gli aderenti a un determinato gruppo, al momento del voto, non seguissero le indicazioni del partito, allora era per evitare che qualcuno, nell'oscurità del voto segreto, disattendesse le indicazioni arrivate da Roma.
Probabilmente è proprio una casualità, ma anch'io ho salutato molto bene la senatrice Spelgatti che ho visto che si è materializzata oggi in Consiglio regionale, ma è verosimile che possa essere solo la coincidenza della bicamerale, è possibile, diciamo che è una casualità.
Da questo punto di vista mi viene un po' da fare una battuta: vedete, i due gruppi che oggi non sono in Consiglio regionale, paradossalmente, non hanno avuto bisogno della parità di genere, i capi sono delle donne e sono dei capi abbastanza robusti, quindi non c'è poi bisogno di avere la parità di genere, perché l'ex collega Rini, l'ex collega Spelgatti, la Presidente, la Segretaria della Lega Valle d'Aosta, sono saldamente al comando senza aver bisogno della parità di genere.
Chi è che ha detto e ha citato Andreotti dicendo: "Ma a volte, a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca", anche io questa volta devo pensar male perché, se devo dirvi la verità, nei corridoi di Via Piave, nelle piccole discussioni che a volte si fanno tra colleghi, molti mi hanno detto: "Ma io sarei molto contento delle tre preferenze, ma sai, le indicazioni di partito non vanno in questo senso", allora la scelta che è stata imposta di non partecipare alla discussione può avere anche questa motivazione, io non ho certezze ma potrebbe anche essere così, quindi non trovo né dei motivi per non votare questa proposta. Se anche in extremis dovessero esserci delle proposte che ci permettono di ampliare il perimetro di questa maggioranza, noi saremmo ben lieti di ragionare e crediamo comunque di fare una cosa giusta, referendum o non referendum, e se qualcuno, ovviamente, immaginerà che il referendum sia una cosa positiva, faremo le nostre considerazioni, ma non abbiamo nessun pentimento di aver presentato, in extremis, una modifica che, secondo noi, è una modifica che ha un suo valore aggiunto.
DALLE ORE 16:33 ASSUME LA PRESIDENZA IL PRESIDENTE ALBERTO BERTIN
Presidente - Siamo in discussione generale, ci sono altri interventi? Consigliere Malacrinò, a lei la parola.
Malacrinò (FP-PD) - Probabilmente ridirò qualcosa che è stato detto già nel corso di questa mattina, ma immagino che tutti faranno altrettanto.
Tutte le forze politiche, nei rispettivi programmi elettorali, avevano indicato la necessità di una riforma elettorale che risolvesse principalmente la questione della stabilità delle Giunte regionali, sull'onda di quanto accaduto nelle due precedenti Legislature, anche con l'intento di migliorare l'attuale rappresentanza in Consiglio.
Per far ciò, quasi tutte le forze politiche, dal 2022 in poi, hanno presentato diverse proposte di modifica della legge elettorale.
Le diverse interlocuzioni non hanno però portato al risultato atteso e auspicato e ci troviamo oggi a dover discutere una modifica, seppur minimale, che introduce nuovamente, all'interno dell'ordinamento regionale, le tre preferenze con l'inserimento della preferenza di genere.
Nel tentativo di ricercare una possibile condivisione, si è partiti da ciò che poteva unire: infatti in tutte le proposte di legge era previsto il superamento della preferenza unica e da qui, dunque, siamo partiti.
La scelta è stata dettata sia dalla ricerca di un punto di incontro, che dalla necessità di uniformare il sistema di voto, vista la concomitanza delle tornate elettorali che riguarderanno contemporaneamente sia la Regione che i Comuni.
Con il voto di ieri, d'altronde, si è stabilito l'election day e, a nostro avviso, è necessario semplificare il quadro, anche per evitare possibili errori di confusione.
Numerose sono state le iniziative nate con lo scopo di promuovere un dibattito sulla partecipazione alla vita politica e amministrativa, garantendo le pari opportunità, in attuazione dell'articolo 51 della Costituzione.
A tal proposito, vorrei ricordare l'iniziativa promossa dal Consiglio regionale con la quale la Consulta delle pari opportunità ha organizzato un evento dal titolo "Politica singolare femminile".
In quell'occasione, oltre ai qualificati interventi delle relatrici intervenute, sono state illustrate delle slides che indicavano le percentuali di elette nei Comuni valdostani dal 1995 a oggi; un'importante evoluzione che ha visto crescere continuamente la rappresentanza di genere nei Consigli comunali.
I dati illustrati evidenziano delle percentuali che sono passate dal 16% del 1995 a circa il 40% attuale.
Dati confortanti, questi, che però non trovano la stessa applicazione nelle figure di vertice degli stessi enti.
Stesso discorso vale per la presenza nel Consiglio regionale, infatti abbiamo sempre storicamente registrato dei numeri piuttosto bassi: una Consigliera eletta nel 1993, due Consigliere nel 1998, quattro nel 2003, cinque nel 2008 e cinque nel 2013. Come detto, percentuali bassissime, che però erano in leggera crescita, infatti alla fine della scorsa Legislatura le Consigliere presenti in Consiglio regionale erano dieci.
Non credo che tutto sia da imputare al sistema elettorale, ma quello che sui Comuni sembrava funzionare stava producendo effetti positivi anche sulle elezioni regionali.
L'introduzione della preferenza unica, votata nella scorsa Legislatura quasi all'unanimità, votata in un momento particolare della storia della Regione, sembra abbia danneggiato particolarmente la rappresentanza di genere: infatti, come già ricordato, le Consigliere elette sono passate dalle dieci della fine della scorsa Legislatura alle tre attuali.
Per le motivazioni riportate, non credo si possa rinunciare al superamento della preferenza unica, anche se i profili di rischio legati all'annunciato referendum sono alti.
A volte, per poter fare dei passi avanti, è necessario fare qualche passo indietro. Spero che in questo caso sia per prendere la rincorsa e velocizzare il processo di riequilibrio dei generi rappresentati.
Dunque, un piccolo passo che, come ha dichiarato qualcuno, può essere sotto il minimo sindacale, ma che qualcun altro ha definito un grande momento di verità.
Presidente - Ci sono altri interventi? Siamo in discussione generale. Consigliere Lavevaz, ne ha facoltà.
Lavevaz (UV) - Solo per chiedere una breve sospensione ai nomi dei gruppi di maggioranza.
Presidente - I lavori del Consiglio sono sospesi.
La seduta è sospesa dalle ore 16:38 alle ore 17:20.
Dalle ore 17:20 assume la Presidenza il vicepresidente Aurelio Marguerettaz
Marguerettaz (Presidente) - Prego colleghi, possiamo riprendere la discussione generale. Ci sono colleghi che si prenotano che si prenotano e che vogliono intervenire? Non ci sono interventi? Si è prenotato il collega Padovani, ne ha facoltà.
Padovani (FP-PD) - Dispiace anche a me intervenire in un'Aula direi semivuota, non capisco neanch'io - come ha detto qualche collega prima di me - l'uscita dei gruppi della destra da quest'Aula, dispiace anche che, dopo aver sentito, ormai per quasi due giorni, critiche anche pesanti alle scelte fatte da noi, dalla maggioranza, oggi non siano qui ad ascoltare le risposte.
Dispiace, anche se lascia poi un po' il tempo che trova, sentir dire, da parte di un gruppo che ha perso ormai quasi metà dei suoi componenti, che noi saremo praticamente annullati politicamente in questo Consiglio, probabilmente in futuro.
Io non so cosa succederà in futuro, so che oggi, in questo Consiglio, quel gruppo conta la metà dei suoi effettivi originari.
Venendo al tema della discussione, cioè quello della modifica della legge elettorale, è un tema che conta due macro temi in discussione, e cioè quello della stabilità di Governo e quello della presenza dei due generi in Consiglio.
Io partirei dicendo che il tema della stabilità di Governo, che era uno dei temi anche per quanto ci riguarda del programma di Governo, è stato tentato, ci sono state varie proposte, ci sono state anche tante proposte diverse da parte delle minoranze, sono già state illustrate, discusse e sviscerate, quindi non starò tanto a tornare.
Quello su cui mi preme tornare è l'elezione diretta del Presidente della Giunta: io lo dissi anche in campagna elettorale, a chi mi chiese di entrare in una lista che aveva nel suo programma l'elezione diretta del Presidente, che io da indipendente, quale ero, candidato in questa lista, su quel tema non c'ero; non c'ero, non ci sono e non ci sarò, perché penso che l'elezione diretta del Presidente, soprattutto nella nostra Regione, sia sbagliato e pericoloso, perché penso che sia sbagliato e pericoloso concentrare nelle mani di una sola persona tutto il potere che verrebbe concentrato nel caso in cui ci fosse l'elezione diretta del Presidente della Giunta.
Devo dire che, invece, ho apprezzato, nell'intervento della collega relatrice della proposta di PCP, la coerenza con la quale questa collega ha portato avanti questo tema, perché riconosco che nella sua parte politica questo è un tema importante.
Mi sarebbe anche piaciuto - ma magari succederà - capire qual è l'opinione della collega che è anche Capogruppo di questo gruppo, perché mi pare che oggi questo gruppo, almeno fuori da qui, non esista più e mi pare, ma qui posso anche essere smentito, che la parte che ancora non ha parlato sull'elezione diretta del Presidente non sia poi così tanto d'accordo.
Io invece questa cosa la dico ormai dal 2019, qui spesso sono stati sviscerati i miei post sui social, io lo scrissi nel 2019 che ero totalmente contrario; già allora si parlava dell'elezione diretta del Presidente e io già allora ero contrario e continuo a essere contrario, quindi questo avevo da dire.
Poi penso che la stabilità di governo oggi, nella legge elettorale, sia una via percorribile, che è percorribile, che è oggettivamente una via difficile, ma che è percorribile, cioè mettere insieme delle forze che riescono a raccogliere il 42% dei consensi, e per raccogliere i consensi, tutte le forze politiche devono provare a intercettare quelli che sono i bisogni della maggioranza, delle persone nella società, e trasformarli in proposte.
È un percorso molto più difficile del mettersi nelle mani di una persona sola al comando, ma è una via che è percorribile e che io penso si possa anche percorrere, quindi non è vero che nella legge elettorale attuale non c'è una via per la stabilità di governo.
Poi sul tema della rappresentanza di genere io ho sentito parole che sinceramente non mi sono piaciute, perché io non penso che quella che c'è oggi in campo da parte della maggioranza sia una proposta che, se non sbaglio, è stata definita ridicola (e vedo cenni di assenso); io penso che sia una proposta che già in Commissione ho definito minima, ma che è la proposta di inserire lo stesso meccanismo che abbiamo per le elezioni comunali nei nostri Comuni all'interno della legge elettorale regionale che, a maggior ragione, se come è stato votato ieri, si andrà a election day, non creerà ulteriori dubbi nell'elettorato sulla modalità di voto.
Noi avevamo presentato una proposta di legge elettorale diversa, nella quale c'era un'altra proposta, proposta di legge che abbiamo ritirato perché se si vuole arrivare a un risultato minimo, se si vuole arrivare a un risultato che sia condiviso almeno da una maggioranza di questo Consiglio, si devono fare due passi indietro per provare a farne tutti uno in avanti, ed è quello che abbiamo voluto fare noi ritirando la nostra proposta e scrivendone una diversa.
Poi abbiamo anche presentato, insieme a tutta la maggioranza, un ordine del giorno che, io ho intuito, per qualcuno lascia il tempo che trova. Un ordine del giorno non lascia il tempo che trova, un ordine del giorno è un impegno che qualcuno si dà (in questo caso i firmatari sono i Capogruppo della maggioranza) nel portare questo tema avanti, nel prosieguo della Legislatura. Quindi non è un impegno che lascia il tempo che trova, ma è un impegno che è scritto e che sarà portato avanti.
Io penso che oggi noi abbiamo la possibilità di fare almeno un passo avanti da questo punto di vista, dal punto di vista della presenza dei due generi in questo Consiglio e poi più avanti anche nella Giunta.
Penso anche che questo fosse necessario perché nella società, come diceva sul Peuple Valdôtain la vicepresidente Morelli - che è stata anche una mia ex collega, ormai due Legislature fa -, c'è uno squilibrio evidente in tutti i settori, e quando c'è uno squilibrio evidente, la politica può applicare dei correttivi perché questi squilibri vengano riequilibrati; ma, cosa più importante, c'è un lavoro molto più lungo che è da fare nella società, nei partiti e tra le persone per cancellare queste disuguaglianze.
Io quindi sinceramente penso che oggi noi facciamo un passo avanti da questo punto di vista, spero che questa proposta possa raccogliere più ampi consensi possibili e penso anche che poi magari chi ci sarà nella prossima Legislatura, chi lo sa, possa anche fare meglio di noi.
Presidente - Ha chiesto la parola l'assessore Caveri, ne ha facoltà.
Caveri (UV) - Sarò estremamente breve, solo per dire di quanto questa questione della legge elettorale sia un rovello nella storia della Valle d'Aosta.
Al di là del primo Consiglio Valle che si riunì il 24 dicembre del 1945, anzi, che venne nominato il 24 dicembre del 1945 ma poi si riunì successivamente, bisogna ricordare che era di nomina dei partiti del CLN, quindi non c'era una forma di tipo elettivo.
Diventa invece elettivo con il primo Consiglio regionale che fu votato il 24 aprile del 1949, in occasione delle prime elezioni regionali; la prima seduta si svolse il 13 luglio del 1949.
È abbastanza interessante capire che all'epoca si votò con un sistema assolutamente assurdo, perché nelle prime elezioni si adoperò il sistema elettorale delle elezioni provinciali che era entrato in vigore nel 1924, ma non era mai stato adoperato per l'instaurarsi della dittatura. Si votò con un sistema elettorale maggioritario plurinominale, che assegnava a ogni elettore 28 voti di preferenza, seppur distribuiti a candidati anche di liste contrapposte, secondo il cosiddetto panachage (o voto disgiunto). Quando noi discutiamo di poche preferenze, pensiamo a che cosa è stato questo del 28, ma con un sistema di assegnazione dei seggi che dava l'80% dei seggi a chi otteneva il maggior numero dei voti, il restante 20% alla seconda, con l'esclusione di tutte le altre.
Nel 1954 venne adottato un correttivo, dopo le critiche dell'opposizione, e ciò riguardava solo la proporzione del numero dei seggi attribuiti, 25 seggi invece di 28 alla lista vincente, 10 alla seconda.
Per effetto del panachage, anche una terza lista nel 1954, quella dell'Union Valdôtaine, ottenne un seggio, che aveva un significato particolare, perché venne eletta Marie-Celeste Perruchon Chanoux, vedova di Émile Chanoux.
Nella consultazione elettorale del 1963, per la prima volta, dopo una lunga battaglia politica, si votò sempre con una legge dello Stato, con un sistema elettorale proporzionale puro e con la possibilità di esprimere un massimo di tre preferenze personali, ma ovviamente all'interno della stessa lista, e questo proseguì per cinque Legislature successive, dando anche, questo sistema elettorale, momenti di instabilità.
La rivoluzione avvenne nel 1989, con una modifica costituzionale, che finalmente diede alla Valle d'Aosta la competenza sulle proprie elezioni. Eravamo un'eccezione in negativo, e questa legge venne applicata per la prima volta nel 1993, quindi è dal 1993, non è un'epoca enorme, che noi abbiamo una legge che ci consente di poter avere una nostra legge. Ma in realtà la rivoluzione importante, di cui ogni tanto ci dimentichiamo, riguarda la legge costituzionale n. 2/2001 che ha modificato profondamente il nostro Statuto in quella che possiamo tranquillamente considerare come la forma di Governo, e oggi noi abbiamo, grazie a questa modificazione a cui partecipai personalmente, come per quella del 1989, una possibilità piuttosto larga.
Questa è un po' la storia di 17 Legislature e ora ci prepariamo alla diciottesima, che viene naturalmente nel ricordo degli eventi che sostanziarono 80 anni fa quello che oggi è la Valle d'Aosta.
Vorrei segnalare, perché credo che sia stato uno degli elementi che si sono sentiti in quest'Aula ed è un tema profondo nel dibattito politico, la ragione per la quale la Valle d'Aosta non ha l'elezione diretta, se non per propria scelta, ma senza alcuna imposizione.
Sono stato io personalmente a battermi nella Commissione affari costituzionali per evitare che la Valle d'Aosta avesse l'obbligo di elezione diretta, cosa che non è avvenuta per noi e per la Provincia Autonoma di Bolzano, e sono profondamente convinto di questa scelta, anche se oggi, come è stato detto nel dibattito, non bisogna mai escludere le cose. Resto divertito, tuttavia, sul punto dell'elezione diretta del Presidente, di questo asse destra e estrema sinistra, sapendo che la stessa estrema sinistra è contro il premierato con le stesse ragioni che in Valle d'Aosta non usa.
Vorrei aggiungere che noi potremmo fare la migliore delle leggi elettorali possibili, noi sappiamo che quella che noi approviamo oggi è una necessità che deriva da una delle ultime leggi elettorali, cioè una contrarietà di larga parte dell'opinione pubblica di quella scelta di avere una sola preferenza che, di fatto, toglie agli elettori una possibilità più ampia, e tra l'altro arricchita dalla possibilità, nel caso delle tre preferenze, di una preferenza di tipo femminile che è certamente un passo in avanti.
Tuttavia mi permetto di segnalare, nella brevità di questo intervento, che a minare la democrazia rappresentativa non sono solo i sistemi elettorali; personalmente anche alla Camera ho seguito l'alternarsi di notevolissimi cambiamenti nelle leggi elettorali: abbiamo avuto in Italia i collegi uninominali, poi si è tornati a parte di proporzionale, oggi c'è una forma maggioritaria, ma è possibile che si torni di nuovo al proporzionale. Ma questo, in realtà, non ha impedito una crisi della democrazia rappresentativa che oggi non ha più solo una valenza di tipo nazionale, ma ha valenza europea, se vediamo cosa capita con l'instabilità politica in governi che tradizionalmente erano solidi (pensiamo al semi presidenzialismo francese, pensiamo alle percentuali che consentono o avrebbero consentito in passato una governabilità forte di paesi come la Spagna o come la Germania).
Esiste una crisi drammatica che si riflette anche sull'astensionismo da parte dei cittadini, con la crisi dei partiti politici, con una partecipazione più bassa non solo alle urne, ma anche nell'organizzazione politica, in barba anche a quella norma costituzionale che continua a dare ai partiti una logica importante nel dibattito politico.
Che cosa non funziona: non è il caso quest'oggi di star qui troppo a stufarvi; devo dire, tuttavia, che una serie di riforme, che anche la Regione nella parte esecutiva si appresta a fare, è un tema importante, è un lavoro avviato per migliorare il funzionamento della macchina, l'utilizzo che ci sarà molto elevato della digitalizzazione come elemento utile anche nel rapporto tra i cittadini, le imprese e la Regione.
Aggiungerei una necessità: anche quella di un efficientamento del Consiglio, a fronte di una massa di interrogazioni e interpellanze, con il regolamento oramai vecchio, con logiche, come il famoso 116, che ormai fanno acqua e creano qualche difficoltà, non perché non ci debba essere la trasparenza, ma perché poi, alla fine, certe cose, al posto di creare un'attenzione nei confronti della politica, creano un rigetto nei confronti della politica.
Io quindi sono lieto che si possa oggi varare una legge elettorale, è positivo che si possa dire all'opinione pubblica che torna a essere dominus anche in una maggior scelta dei candidati secondo le proprie preferenze e devo dire che condivido anch'io un certo stupore per la mancata presenza di una parte dell'Aula; è una forma di astensionismo interno a un'Assemblea, una specie di piccolo Aventino valdostano che non credo porti a grandi risultati, anche se effettivamente certe riforme dovrebbero avere un respiro più ampio, ma se uno il respiro non ce lo mette, il respiro non c'è.
Presidente - Ci sono altre richieste di intervento? Se non ci sono altre richieste di intervento... Ha chiesto la parola il presidente del Consiglio Bertin, ne ha facoltà.
Bertin (FP-PD) - Un brevissimo intervento.
In questa Legislatura, diversamente che nelle passate legislature, non mi sono interessato di legge elettorale; non me ne sono interessato perché il ruolo non è consono a intervenire in questi aspetti. Ho sperato, ho cercato di favorire la ricerca di un accordo, ma non sono entrato nel merito e né mi sono interessato in termini generali della legge elettorale.
Nonostante questo, intervengo brevemente perché sono stato tirato ripetutamente per la giacchetta.
Iniziamo con le preferenze, che mi sembra il dato più significativo: le preferenze sono come la pizza e il mandolino, una realtà soltanto italiana, una tipicità italiana.
Le preferenze, nel resto d'Europa, non esistono, se non in rari casi in Belgio, ma è una situazione diversa dalla nostra, nelle altre democrazie non esistono le preferenze.
In Italia, al contrario, è una questione dibattuta da sempre, dagli anni Novanta, ricordo l'allora referendum Segni, quello nel quale Craxi invitò i cittadini ad andare al mare e poi da lì in poi si passò alla preferenza a uno, due, eccetera, diventando un elemento di dibattito politico che, ripeto, è una tipicizzazione italiana, perché nel resto d'Europa non esiste.
Detto questo, ritorniamo alla nostra realtà: anche in Valle d'Aosta c'è stato un lungo dibattito e anche lunghe battaglie politiche per la preferenza unica, iniziata, come dicevo, forse negli anni '90, e andata avanti per molto tempo; vedeva tra l'altro una convergenza ampia da molte parti, da molti opinionisti, reunionisti, eccetera. Era una condivisione trasversale anche abbastanza ampia, tant'è che, non a caso, poi portò nel 2019 all'approvazione di una di queste modifiche alla legge.
Io confesso: sono reo confesso, sono stato uno di quelli che più di altri ha spinto in questa direzione. Devo dire che oggi ho avuto una crescita della mia autostima, perché a sentirvi, vi avrei da una parte obbligati tutti a votare a questa preferenza unica, magari non so con quali strumenti (io peraltro ero il relatore di minoranza, la Morelli era la relatrice di maggioranza), ma la mia grande abilità che mi riconosco, tanto più oggi, quando la mia autostima è cresciuta in un modo vertiginoso, ha obbligato il Consiglio regionale ad approvare questa legge.
Non scherziamo, se io sono reo confesso, voi siete complici, complici inconsapevoli, vale a dire un po' fessacchiotti, oppure, peggio, oggi volete fare i furbi e non prendervi le vostre responsabilità.
Poi è stato votato a 34 voti ed è stato un provvedimento votato, del quale ognuno si deve prendere le proprie responsabilità, dalla consigliera Minelli a tutti quelli che c'erano questa mattina, perché sembrerebbe che sia stato solo io a votare, ma erano 34.
Le leggi elettorali sono leggi complesse, nelle quali va cercata un'ampia condivisione, altrimenti non funzionano, e bisogna anche avere un atteggiamento che cerca una condivisione ampia. Ripeto, negli ultimi due casi di cui mi sono interessato, le leggi elettorali una volta il consenso è stato di 33 su 35, la volta dopo di 34, pertanto è stato un piccolo successo, del quale - come dico - mi assumo ampia responsabilità.
Poi, ovvio, le cose cambiano e se ne prende atto, anche perché, come ho detto all'inizio di quest'iniziativa riguardante la legge elettorale, non mi metterò di traverso se si riesce a trovare un accordo; non sarò io a mettermi di traverso, anzi, per quanto possibile, si cerchi di trovare una condivisione e nuovi equilibri, se si ritiene. Come si è visto, tutte le leggi elettorali non avevano la preferenza unica, segnale che non c'era più quella condivisione perché avete cambiato idea, non per colpa mia, ve lo ribadisco.
Ma è normale, è nelle cose del mondo: non c'è più quella condivisione, io ne prendo atto, non mi metto certo di traverso; tra l'altro, tutti i sistemi sono pieni di difetti, la preferenza unica ne ha tantissimi, come già altri, per cui non esiste un sistema perfetto, ogni sistema ha il suo tempo, il suo momento. E il tempo, a volte, cambia.
Oggi ci troviamo di fronte a due cose, per le quali voterò questo cambiamento. Da una parte, vi è la difficoltà oggettiva a fare le liste: la preferenza unica, nel caso di election day, crea oggettivamente delle difficoltà a fare le liste, così mi hanno ripetuto in modo anche ossessivo i responsabili dei partiti e chi fa le liste, e credo sia un dato oggettivo.
Il secondo aspetto è quello della preferenza di genere: la presenza delle donne in questo Consiglio è scandalosamente basso, lo vediamo plasticamente, non è un problema delle donne, è un problema che riguarda la rappresentanza e la rappresentatività delle donne.
Noi viviamo nella società, quando usciamo di qui troviamo un mondo ben diverso da questo e oggettivamente non è un problema democratico, è un problema di rappresentanza ed è un fatto grave, secondo me, che deve essere, per quanto possibile.... non credo che poi la questione delle preferenze sia dirimente in questo senso, credo però che - e lo vediamo a livello comunale - qualcosa di positivo ha portato, spero che serva anche a livello regionale, poi non credo che sia come un toccasana.
Due preferenze o tre, avrei preferito due, perché da una meglio due, da due... eccetera, ma a parte questo, si trovano degli equilibri e si vota quello che può raggiungere un risultato.
Si fa quello che si può, pertanto credo che chi ha lavorato in questi mesi abbia fatto quello che ha potuto, dato un contesto generale estremamente negativo, nel quale ognuno vuole imporre la propria linea e non si va molto distanti in questo modo, con la prepotenza di voler magari utilizzare anche altri strumenti e a tutti i costi imporre quello che si vuole, e alla fine si rimane al palo, come è giusto che sia. Sono le regole del gioco, sono questioni delicate e bisogna avere un atteggiamento un po' diverso.
In termini generali, le leggi elettorali possono favorire, ma non determinare la stabilità, ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, gli attori politici, i partiti, i singoli Consiglieri; troppo facile dire: è la legge elettorale.
La legge elettorale può favorire, certo, ma di per sé qualunque legge elettorale non crea stabilità, questo è un dato di fatto.
Pertanto, purtroppo, l'atteggiamento di questo Consiglio è iniziato male, con una proposta, credo anche un po' imposta, dell'elezione diretta. Come sapete io non sono contrario, solamente sono per un'elezione diretta, certo, del Governo regionale in modo separato e disgiunto dal Consiglio, quell'elemento di equilibrio e di checks and balances che è il sistema di elezione diretta, cosa che non c'è nella proposta di legge ad esempio della Meloni, a livello nazionale, la famosa madre di tutte le riforme che vede l'elezione del Premier con una maggioranza ad essa collegata.
Anche qui c'è chi crede che questa proposta Riccarand-Zucchi, semplificando, sia la madre di tutte le riforme, il che creerà automaticamente la stabilità.
Io ho i miei forti dubbi. Come detto, personalmente sarei per un altro sistema, che non escluda l'elezione diretta. Non mi piace quando si concentrano i poteri sia tutti nel Parlamento o tutti nel Governo, bisogna trovare degli equilibri.
Il mondo è pieno di sistemi, l'unico, quello della Meloni, soltanto la proposta Meloni non esiste al mondo, che è la variante di quella delle regionali italiane dove funzionano ma a prescindere dal sistema.
In Lombardia funzionerebbe qualunque sistema, come in Emilia Romagna, se si vanno a vedere altri posti, dal Molise, alla Basilicata, alla Sardegna, il sistema non ha funzionato. Bisogna essere realisti.
Di per sé non tutti i sistemi funzionano ovunque; come dicevo, le leggi elettorali non determinano la stabilità, al limite la possono favorire.
Fatto sta per questo Consiglio in questa Legislatura riesce a esprimere poco, molto poco, la riforma è già una parola grossa, un piccolo intervento: questo può favorire la presenza delle donne nel prossimo Consiglio, bene, può riequilibrare un po', può facilitare la formazione delle liste, bene, ne prendo atto e questo era possibile fare e credo che nessuno sia entusiasta. Io non lo sono, ma tant'è, questa è realisticamente la situazione.
Presidente - Ci sono altri interventi? Siamo in discussione generale. Se non ci sono altri interventi, chiudo la discussione generale.
Ci sono repliche da parte dei relatori? La collega Minelli per la replica, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Intervengo per la seconda volta, con un secondo intervento, perché ho ascoltato con attenzione gli interventi che si sono susseguiti. Non molti, perché, come è stato detto, una parte dei Consiglieri non è presente in Aula, ha scelto questa modalità. Io ritengo che sia, dal mio punto di vista, corretto percorrere questa strada che è quella della discussione della legge elettorale jusqu'au bout e per questo credo che sia anche importante in qualche maniera dare delle contro risposte alle cose che sono state dette e che, in qualche modo, hanno chiamato direttamente in causa critiche che sono state fatte, posizioni che sono state espresse.
Ci sono stati alcuni interventi che ho ascoltato con un po' di sorpresa, forse neanche tanta, però, almeno per le parole, per le espressioni che sono state usate, forse sì. E parto dal collega Cretier, che, dicendo che è necessario trovare delle convergenze responsabili, ha detto che le tempistiche in Commissione sono state rispettate per quello che riguarda questa legge e che poi arriviamo in questa situazione in Aula, per cui è proprio stata utilizzata quest'espressione: "Ora o mai più, perché bisogna evitare il referendum", quindi in qualche maniera è stato detto chiaramente quello che è l'obiettivo di tutto questo travaglio di queste ultime settimane, di questi ultimi giorni, di queste ultime ore, di questi ultimi minuti, perché non abbiamo ancora capito bene che cosa succederà.
Poi è stata detta un'altra cosa che mi ha lasciata, questa sì, veramente basita: o referendum o Chanoux e autonomia.
Ora, io non so se nella giornata, anzi, il giorno dopo, in cui questo Consiglio ha proceduto all'inaugurazione di un busto di Émile Chanoux, posto all'esterno di quest'Aula, si sia autorizzati a utilizzare, da questo momento in poi, per qualsiasi situazione - come è già stato fatto in passato, ma in maniera ancora più forte - la figura di Chanoux per chiamare in qualche modo in causa il nume tutelare ogni qualvolta ci sia qualche cosa che una parte o l'altra vuole difendere.
"O referendum o Chanoux e autonomia" mi sembra veramente un riecheggiare "O Roma o morte". Mi pare che sia un modo di porre la questione che io ritengo pazzesco, ma va bene così.
Devo però puntualizzare alcune cose, perché il collega Cretier ha approfittato del tempo che aveva per il suo intervento per lanciare delle accuse che risalgono a ben quasi 5 anni fa, cioè alla campagna elettorale del 2000, in cui dice il collega Cretier: "É stata organizzata" - si riferisce ovviamente a PCP - "una campagna elettorale, per cui si indicavano i nomi delle persone da votare"; nella fattispecie si riferiva, credo, alla sottoscritta: "e quindi è stato molto scorretto".
Io ora non so quanto interessi alla gente sapere delle dinamiche di quella campagna elettorale, sicuramente il collega Cretier non può far finta di non ricordarsi che per quello che riguarda la campagna elettorale da Châtillon in giù, comprese tutte le valli che si aprono su quel territorio, l'abbiamo fatta fianco a fianco, perché siamo stati presenti a tutti gli incontri, nessuno escluso, in cui il collega Cretier, come me, ha parlato agli elettori, ha raccontato agli elettori che cosa avremmo portato in Consiglio regionale qualora eletti, e mi riferisco ovviamente a quel programma scritto da centinaia di persone.
Ci sono decine di testimoni che possono dire quello che abbiamo raccontato; la differenza è che io poi ho continuato a portare avanti le cose per cui ci eravamo impegnati, qualcun altro ha deciso di percorrere un'altra strada, quindi è in qualche modo questa una strana forma di propaganda che non so bene dove vuole portare, però va bene, sono delle piccole miserie, ma di miserie ne abbiamo viste tante in questi anni, non abbiamo finito di vederne, ne vedremo ancora, sono sicura di vederne altre, magari anche a breve.
Vengo alle parole del consigliere Marguerettaz che ha parlato soprattutto delle valutazioni che sono state fatte sui percorsi precedenti, sui ribaltoni. E dice il collega Marguerettaz: "Non vorrete mica dirci che quello che è successo in questa Legislatura, cioè il cambio di un Presidente, il cambio di una Giunta, il cambio delle maggioranze che lo sostengono sono dei ribaltoni, perché gli unici che hanno fatto dei ribaltoni sono coloro - cioè la sottoscritta - che hanno ribaltato il tavolo dell'Assessorato all'ambiente e trasporti e quindi il ribaltone è stato quello".
Ancora una volta mi viene a soccorso la lingua italiana, le cose che io dico e le cose che, evidentemente, non si ascoltano con attenzione. Ho fatto una relazione che si può andare a rivedere perché è scritta, quindi scripta manent, verba volant, in cui io non ho mai utilizzato il termine "ribaltone" e non l'ho usato neanche nell'intervento. Ho parlato di maggioranze che si sono avvicendate e ne ho parlato non solo per la Legislatura in corso, ma anche per quelle precedenti, non ho utilizzato il "ribaltone" o "ribaltino" o quello che è, e ribadisco che in questa Legislatura, come nelle precedenti, ci sono stati dei chiari elementi di instabilità, ci sono stati degli avvicendamenti di maggioranze, ci sono stati dei cambi di Presidenti e devo dire che io non ho l'abitudine di ribaltare nessun tavolo. Io ho abbandonato, ma prima ho dato le dimissioni dalla carica di Assessora e poi ho abbandonato quella maggioranza per vicende notissime, che non credo che sia il caso adesso di ripercorrere, ma che forse i muri di quest'Aula sanno bene. Le persone che ci ascoltano, in particolare i giornalisti che hanno seguito tutta la vicenda, ricorderanno benissimo, quindi non stiamo a ripercorrerle.
Lei poi fa un discorso, che invece è quello che merita più attenzione, sulla questione dell'elezione diretta del Presidente della Giunta e sulla necessità che ci siano dei contrappesi e dice: "Si parla di elezione diretta del Presidente della Giunta però poi quello che succede altrove...", si cita poi sempre l'episodio della Sicilia e del Lazio, come se non esistessero tutte le altre Regioni italiane, dove non mi sembra che abbiamo 18 piccoli Napoleoni o 18 Cesari che sono lì e che tengono in scacco tutta la Regione, non mi pare che sia così, ma dice giustamente il consigliere Marguerettaz: "Bisogna dire quali sono questi famosi contrappesi". E ancora una volta, evidentemente, lei le proposte di legge le legge saltando dei pezzi o come le aggrada di più, ma evidentemente lei ignora o fa finta di ignorare che esiste, nella proposta di legge che è stata presentata, la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente, esiste anche il contrappeso per cui il Presidente non può ricoprire la carica per più di due Legislature successive e non può neanche candidarsi come Consigliere, esistono i meccanismi che assicurano un numero di seggi alle minoranze che è ben di 11 e tante altre questioni, ma non credo che oggi ci dobbiamo mettere a discutere in particolare di quella proposta, tanto è vero che immagino che sarà cassata.
Quello che però io consiglio in modo del tutto direi ... amichevole è un po' troppo per quello che mi riguarda, ma in modo del tutto cortese, al consigliere Marguerettaz, glielo dico per una ragione molto semplice, perché siamo quasi coetanei, collega Marguerettaz, lei è nato nel 1963 e io sono nata nel 1966, quindi stiamo raggiungendo un'età in cui arrabbiarsi molto o comunque scaldarsi molto, come ha fatto lei nel suo intervento, potrebbe anche rischiare di portarci a una sincope; io mi auguro che non sia così, io per ora godo abbastanza di buona salute, non ho la pressione alta, qualche volta mi si alza un po' in Consiglio regionale, però le consiglio di essere un pochino più calmo nella sua esposizione.
C'è una cosa però che mi fa molto piacere ed è questa: il collega Marguerettaz, intanto per l'ennesima volta, e qui c'è un po' un problema compulsivo ossessivo, a mio avviso, ha citato la figura di Elio Riccarand, che è un revenant quasi in questo Consiglio, perché torna spesso (tra l'altro saluto Riccarand se ci sta ascoltando, con piacere) e ha detto una cosa nuova, ha detto - perché anche questo è un termine che lei ha utilizzato tante volte - "il mio mentore", questa volta ha imparato la lezione che la professoressa qualche volta le ha impartito e che è il significato del termine "mentore" che, dal mio punto di vista, ma anche dal punto di vista del vocabolario, ha un valore assolutamente positivo, quindi bene che ha imparato questa cosa.
Lei ha ricordato anche una cosa, e su questo voglio tornare, che chi ha ricoperto, nel caso Riccarand che ha ricoperto la carica di Assessore tra il 1993 e il 1998, poi al momento delle elezioni successive non è stato rieletto, dimenticando di dire cose importanti, cioè che in quei 5 anni di Assessorato, non solo su alcune cose si sono dovute prendere delle decisioni in accordo con la maggioranza, ma sono stati portati avanti tutta una serie di provvedimenti, alcuni dei quali hanno richiesto un lavoro enorme, hanno degli effetti e durano ancora oggi, e non siamo 5 anni dopo, ma siamo nel 2024; parlo del PTP, per dirne una, e poi mi riferisco anche a tante altre questioni, ma non credo che dobbiamo metterci adesso a fare anche l'elenco delle cose che sono state fatte.
Poi lei dice: "Voi siete quelli del no", questo ce l'ha detto tante volte, "del no ad oltranza e questo ci condannerà", questo ha detto, "ci confinerà all'indifferenza".
Io non so se questo ci confinerà all'indifferenza, credo di no, ma magari mi sbaglio, non è un problema; quello che so, e che mi tocca dire, perché lei poi ha fatto, nella sua lunga esposizione, anche una serie di riferimenti pensando a chi siede dall'altra parte dell'Aula, non tanto a noi, ha fatto tutta una disamina dei risultati delle elezioni europee, delle varie elezioni che hanno portato a delle modificazioni, a della perdita di consensi.
Chi ha, secondo lei, soltanto quest'attitudine al no, che è stata sconfessata da tante cose, lo abbiamo detto tante volte, però proprio in una delle elezioni europee, guarda caso, invece di perdere o mantenere i consensi che aveva rispetto ad altre competizioni, li ha aumentati.
Io sono stata tra i candidati alle elezioni europee, che sono una cosa molto diversa dalle regionali, e lo sappiamo tutti benissimo, e chi pensa che quello sia il metro di giudizio si sbaglia di grosso, però, visto che lei ha fatto la citazione sulle europee, allora io devo dire che la lista per cui ero candidata in Italia ha fatto il 6,78%, in Valle d'Aosta ha fatto il 12%, qualche cosa magari vorrà dire; di certo non si capitalizza quel risultato, e lo sappiamo tutti bene, però i temi che sono stati sostenuti in quella campagna elettorale, e che sono stati declinati a livello regionale sulla base di quelli che erano i programmi europei, hanno dato questo risultato.
Vorrà dire qualcosa? Non vorrà dire niente? Non importa un fico secco? Chi lo sa, lo vedremo. Di sicuro, non credo che l'azione che è stata fatta in questi anni, per quello che mi riguarda e per quello che riguarda la collega, non abbia avuto dei risultati al momento (per quelle cose che ci sono state nel frattempo in senso contingente, mi riferisco anche alle elezioni politiche del 2022), o abbia decretato un passo verso l'indifferenza e l'isolamento, non è così al momento.
Poi lei dice che ormai ha sviluppato una sorta di orticaria alla coerenza, una sorta di orticaria alle dichiarazioni di coerenza, perché lei dice: "La coerenza non è certo di tutti, non è certo una cosa che si porta avanti sempre e comunque".
Io quello che so dire è che, per quello che mi riguarda, la coerenza credo che sia stata dimostrata maintes fois in tante situazioni e in tante occasioni, non ultima quella che ci sarà da qui a poco, per cui verrà messa in votazione una legge in cui io ho creduto, che ho portato avanti e che ovviamente voterò.
Credo che si sia cercato di mantenere soprattutto la coerenza nel tenere la barra dritta dei contenuti e credo che su questo forse qualcuno non possa dire le stesse cose.
Poi lei ha fatto un riferimento, mi sembra, al presidente Cirio dicendo: "Ma che cosa è Cirio? Non c'è mica soltanto il peso del Presidente? Ci sono i cittadini, c'è tutto un mondo che sta dietro", ma viva Dio, meno male, ma questa è l'esatta negazione di quello che lei ha detto poco prima, e cioè lei dice: "Il problema dell'elezione diretta, il problema dell'uomo solo al comando", eccetera e poi dice: "No, però ci sono tutti i cittadini. Chi è Cirio?". Chissà chi è Cirio? Il Presidente della Regione, ma poi che cos'è? È un Presidente di Regione. Allora vede che ha molta importanza quello che pensano i cittadini, quello che i cittadini al di fuori dei palazzi fanno; peccato che però in questa Regione quello che pensano i cittadini, e chi in qualche maniera li rappresenta nella società civile, sia sempre visto con molto sospetto, tantissimo sospetto, e addirittura, quando i cittadini chiedono qualche cosa all'interno di un perimetro che è consentito dalla legge, gli si risponde picche, e anche questa mi sembra una cosa curiosa, abbastanza curiosa.
C'è ancora una questione che lei dice e riguarda la preferenza di genere. Io ho detto nel mio intervento che se si votano due maschi sono eletti e la terza preferenza può anche non essere espressa, se è espressa di genere diverso, ma quella votazione dei due maschi è valida, e lei mi dice: "E perché non due femmine? ".
Certamente, ci mancherebbe ancora che non fosse valida la cosa contraria, ma purtroppo, e questa secondo me è una cosa di cui bisogna ricordarsi, è l'altro pezzettino del suo discorso, perché lei dice: "Perché se ci sono due donne meritevoli non bisogna votare due donne meritevoli?"
Chissà come mai, quando si parla invece di uomini, il termine "meritevole" non viene mai preso in considerazione, non se ne parla, non si usa nemmeno negli esempi, e il fatto che non si usi nemmeno negli esempi, nemmeno nel linguaggio, dal mio punto di vista modestissimo, la dice lunga su quello che è l'atteggiamento generale.
Il collega Marguerettaz, dicevamo, è quasi mio coetaneo e quindi ricorderà benissimo una figura femminile importante del nostro Paese, che non è di certo un'estremista, una pericolosa estremista di sinistra: mi riferisco a Tina Anselmi, che è stata una delle più importanti, credo, figure nel panorama politico italiano.
Tina Anselmi diceva una cosa importantissima, e che credo calzi in questa discussione e in questa situazione: "Perché una donna possa sedersi su una poltrona di tipo istituzionale, all'interno delle Istituzioni o del mondo economico, prima occorre che si alzi un uomo". E credo che questa sia una cosa che si debba tener presente.
Io ce l'ho abbastanza bene nelle orecchie, poi a un certo punto, in maniera assolutamente curiosa, il collega Marguerettaz ha detto: "Eh, ma voi vedete gli uomini come dei nemici", c'è questa cosa dei nemici. Ma, guardi, io sono nata e cresciuta in un ambiente prettamente maschile, ho iniziato a camminare tra i tavolini di un bar, di una cantina, come si diceva una volta, e quindi ho visto molti più uomini che donne, anche perché le donne allora nei bar non ci andavano; negli anni '60 era così.
Ho fatto la mia prima esperienza da amministratore comunale in un Consiglio che allora era di 15 persone, quindi ero l'unica con 14 maschi e tra l'altro ero la più giovane; non ho mai pensato di avere dei nemici tra gli uomini.
Quello che di sicuro so è che per le donne si deve fare sempre molto, molto di più.
Poi su tutta questa cosa credo che il discorso che lei ha fatto sia farcito di luoghi comuni, ma non è così importante.
Sorvolo su quanto detto dal consigliere Malacrinò perché non mi è parso particolarmente incisivo.
Collega Padovani, lei ha detto una cosa vera: lei ci ha sempre detto, anche quando abbiamo scritto il programma di PCP nel 2020, che lei era contrario all'elezione diretta del Presidente della Regione, questo è vero, e quindi in questo lei riconosce coerenza a me e io le riconosco per questo piccolo segmento di coerenza.
Purtroppo, non posso assolutamente riconoscerglielo per decine di altre cose che c'erano in quel programma e che lei, come il presidente Bertin, non ha portato avanti; anzi, ha fatto - e farà anche nei prossimi mesi, immagino - l'esatto contrario rispetto a quello che c'era scritto in quel programma.
Il presidente Bertin ci ha spiegato che è stato sostenitore, è vero, della proposta di legge sulla preferenza unica, ed è vero che era la prima relatrice l'ex collega Morelli; lui ha fatto però una cosa che non ha spiegato, il Presidente Bertin, e che credo vada detta, non ha spiegato che lei quella proposta di legge, presidente Bertin, l'ha depositata ad insaputa del suo gruppo consiliare, che era fatto in quel momento di tre persone. Lei l'ha depositata senza che noi lo sapessimo, e a me pare una cosa abbastanza grave.
Ha detto che io ho votato quella legge ed è vero, e sono convinta di aver fatto bene a votarla in quel momento, ma ha dimenticato di dire che un po' forzatamente lei ha dovuto votare un emendamento che chiedeva la doppia di genere.
Poi adesso il Presidente ci dice che le cose cambiano e lei ne prende atto, esattamente come Ponzio Pilato, quando disse ai Giudei: "Io non vedo in lui nessuna colpa, prendetelo e fatene quello che volete".
Dalle ore 17:58 assume la Presidenza il presidente Alberto Bertin.
Bertin (Presidente) - Per fatto personale. Mia cara consigliera Minelli, lei conosceva, come Riccarand, che io avrei presentato, con il primo firmatario dei 5 Stelle, una proposta di legge sulla preferenza unica, lei lo sapeva, non lo sapeva la consigliera Pulz, questo sì. A lei la parola.
Minelli (PCP) - No, Presidente, non è così. Io sapevo che lei stava lavorando a una proposta di legge con il consigliere Mossa, ma io non ho saputo che lei avesse depositato quella proposta di legge.
Le ricordo un'altra cosa, Presidente, perché evidentemente lei ha la memoria corta: nella sua relazione scritta a quella proposta di legge, quando è arrivata in Aula, lei ha ringraziato tutta una serie di persone e in fondo ai ringraziamenti, all'ultimo, ha messo anche la sottoscritta. Normalmente, quando un gruppo presenta una legge, i firmatari del gruppo dovrebbero essere interpellati.
Presidente - Ne era a conoscenza comunque.
Ci sono dichiarazioni di voto? Consigliera Guichardaz per dichiarazione di voto. Si può fare la dichiarazione di voto congiunta con 10 minuti sulle due leggi che ancora sono in votazione oppure 5 su una e 5 sull'altra, come si preferisce. Sono diverse ma ognuno è libero di scegliere se una o l'altra, visto che abbiamo fatto la discussione congiunta. Consigliera Erika Guichardaz come preferisce? 5 e 5 o 10?
Guichardaz E. (PCP) - Cinque mi bastano.
Presidente - Ne ha facoltà.
Guichardaz E. (PCP) - Non sono intervenuta in questo interessantissimo dibattito perché sinceramente l'ho trovato piuttosto surreale, soprattutto alla luce di quello che abbiamo detto ieri.
Ieri si è detto: "ma non c'erano proposte di legge, quindi sinceramente bisognava depositare proposte di legge, almeno avremmo discusso, ci saremmo confrontati e via dicendo". Oggi c'erano addirittura quattro proposte di legge, ma a me sembra che la discussione sia andata tutta in un altro senso. Quindi, rispetto ai modi, credo che quanto è avvenuto quest'oggi non solo sia surreale, ma soprattutto non sia una bella pagina della politica. Soprattutto perché stiamo parlando di una legge elettorale e, come ho detto ieri, le leggi elettorali abitualmente si cerca di condividerle e di avere un più ampio consenso possibile, e, anche sotto questo punto di vista, la solita arroganza è stata quella di impedire tutto questo. Come è stato impedito? Intanto impedendo un referendum, perché, come ha ricordato bene la collega, della nostra proposta di legge si era parlato tempo fa proprio alla luce di quel referendum, ma soprattutto di impedirlo anche a coloro che in questo momento non sono seduti in questo Consiglio regionale, ma che molto probabilmente hanno una dignità, perché fanno politica come noi, e forse andavano ascoltati.
Sotto questo punto di vista io ho sempre amato un po' le regole di quello che era il mio partito, e che purtroppo ho dovuto lasciare, perché esisteva una Commissione elettorale che si occupava proprio delle leggi elettorali, questo per evitare che proprio le persone principalmente coinvolte, quindi i Consiglieri eletti, piuttosto che i Sindaci o gli altri, potessero in qualche modo orientare la discussione per loro convenienza.
Sotto questo punto di vista quindi ho sempre apprezzato che fossero in qualche modo le forze politiche a mettersi attorno a un tavolo e decidere quelle che sarebbero poi state le regole del giorno.
In questo senso riprendo un po' quello che ha detto il consigliere Aggravi, perché anche la forza politica che io rappresento, che è Area Democratica, che adesso è cresciuta, è diventata Valle d'Aosta Aperta, era stata invitata dalle forze della maggioranza per un dibattito, per una discussione rispetto a delle possibili proposte da portare, e anche noi avevamo lasciato una nota scritta dove evidenziavamo l'importanza della doppia preferenza di genere e, proprio in alternativa, se questa fosse stata una cosa troppo difficile da fare, al massimo la tripla preferenza, ma con alternanza come avviene per le elezioni europee.
Certo non sarebbe stato come le elezioni comunali, ma visto che abbiamo deciso per l'election day, si poteva mettere le tre preferenze con alternanza anche per le elezioni comunali e quindi non ci sarebbe stata nessuna confusione.
Arrivo invece al voto, mi ha sollecitato il consigliere Padovani, che sa benissimo, perché ha firmato degli accordi pre-elettorali, che quegli accordi pre-elettorali erano fatti con tre forze politiche, quindi PCP è un contenitore di tre forze politiche che poi sono diventate due, e nel tempo queste due forze politiche che sono rimaste - lo ha detto anche prima la consigliera Minelli - hanno fatto delle scelte diverse per entrambe le elezioni, ad esempio sia sulle elezioni politiche che sulle elezioni europee, ma questo non ci ha impedito di lavorare insieme in tutti questi anni.
Vi tranquillizzo, almeno io non ho nessuna intenzione di rinnegare quanto ho portato in quella campagna elettorale, ma, coerentemente con quanto mi chiedono le forze politiche che rappresento in questo Consiglio regionale, non voterò la proposta di legge che abbiamo depositato allora perché aveva lo scopo di far esprimere i cittadini, cosa che non è stata possibile, ma giustamente è corretto ricordare che quella proposta è lì dall'aprile 2022 ed è stata depositata proprio perché credevamo che i cittadini su quella cosa dovevano esprimersi.
Io l'ho detto già durante il dibattito allora, sono convinta che i valdostani avrebbero scelto per non andare con l'elezione diretta, questa è una mia convinzione, l'ho detto in Aula altre volte, ma perché conosco in qualche modo anche quello che pensano le persone e, sotto questo punto di vista, io ne ho abbastanza la sicurezza.
Mi dispiace che non ci sia stata quella possibilità e che, molto probabilmente, verrà negata anche la possibilità, visti i tempi, per un prossimo referendum.
Presidente - Altre dichiarazioni di voto? Consigliere Cretier, per dichiarazione di voto.
Cretier (FP-PD) - Una dichiarazione molto breve, ma volevo anche ribadire alcuni concetti sulle accuse che sono state fatte, perché quando si fanno delle accuse e si va in tribunale, bisogna avere dei testimoni, perché sennò è inefficace l'iter del processo.
Io ho ribadito questo concetto perché sono stato veramente in difficoltà durante la campagna elettorale. Non nego che l'abbiamo fatta assieme, ma potrei citare una serie di testimoni, e tra questi testimoni c'erano anche dei candidati che chiedevano a me, e poi è stato detto anche in vari comizi, perché non volevano essere votati, dovevano far confluire i loro voti su una persona unica, quindi secondo me questo, almeno se non frega alla gente fuori, frega a me perché è stato molto irrispettoso e questo non potete negarlo, perché sennò vi faccio i nomi dei Comuni dove abbiamo fatto i comizi, i nomi dei candidati che avevano dichiarato che non volevano essere votati. Quindi questo è irrispettoso nei miei confronti, è per questo che ho citato questa cosa.
Poi, tanto per cambiare un po' il tema, io mi sono adeguato a fare la campagna elettorale e ho dovuto fare anche dello yoga dopo un comizio; questo lo dico solo per dimostrare il rispetto che ho avuto in quella campagna elettorale in una visione diversa, e c'è poco da ridere, perché non c'eri, eravamo solo noi due, quindi questo per dire che quando ci si presenta a comizi e a candidature, bisogna avere un massimo rispetto delle persone.
Poi il voto favorevole per me sarà anche per il fatto di questi due fogli colorati che porto in evidenza ogni volta, dove c'è il nostro programma di maggioranza, il nostro forse più semplice, più banale, ma è il nostro programma di Legislatura, manca solo una riga, ma il resto è completato.
Per me questo è il risultato di una politica efficace, sostenuta dal mio gruppo e da me personalmente fino alla nausea.
Presidente - Consigliera Minelli, ha tempo per la dichiarazione di voto, un minuto.
Minelli (PCP) - È stato detto che quando si lanciano delle accuse si va in tribunale, non so se si riferiva a me. Quello che sicuramente è vero, è che qualcuno in tribunale già c'è, e il consigliere Cretier è uno di questi, insieme a tutti gli altri, perché non sono stati rispettati i patti pre-elettorali, quindi cause in tribunale già ce ne sono.
Sullo yoga, mi dispiace tanto che al collega Cretier non sia piaciuto quell'incontro di campagna elettorale, che aveva anche un pezzettino di yoga. Io credo che gli abbia fatto bene, come ha fatto bene a me.
Presidente - Per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.
Minelli (PCP) - Naturalmente per dichiarazione di voto e per ribadire che io sicuramente voterò questa proposta di legge che ho presentato come prima firmataria e che ho sostenuto convintamente, in totale e piena coerenza, non solo con quanto dichiarato nel programma elettorale di PCP nel 2020, ma per quanto mi riguarda in totale coerenza con tutto il percorso che è stato compiuto a partire dal 2019 fino ad oggi e in totale coerenza con quanto esplicitato agli elettori dal comitato per la riforma elettorale, dal CRE, di cui ho fatto parte, e in totale coerenza, infine, con quanto abbiamo proposto ai cittadini durante la campagna di raccolta firme per quel referendum consultivo che il Consiglio ha impedito.
Voterò quindi a favore della proposta di legge 58 con la serena e piena consapevolezza di aver mantenuto fede agli impegni presi, alle dichiarazioni più e più volte ripetute e di non aver cambiato le carte in tavola in nessun momento, anche nella convinzione, che è una mia convinzione, che il Consiglio regionale non ha assolto colpevolmente a un suo preciso e importantissimo compito che in questi 4 anni e mezzo poteva assolutamente invece svolgere.
Infine, e questa è una nota a margine, ho ascoltato, e peraltro sapevo della dichiarazione della collega Guichardaz che è naturalmente legittima, per me comunque non condivisibile, e anche poco coerente, soprattutto nel fatto di ritenere quello che è stato PCP un contenitore di tre forze politiche.
PCP era ben altro, nelle intenzioni di chi lo ha promosso fin dal febbraio 2020, con convinzione, sulla base di quelli che erano dei contenuti programmatici che io continuo a ritenere assolutamente validi e che per quello che mi riguarda sono gli stessi per cui anche in futuro bisognerà impegnarsi per chi vorrà impegnarsi.
Presidente - Consigliere Malacrinò ha facoltà di intervenire per dichiarazione di voto sulla legge 115.
Malacrinò (FP-PD) - Il collega Cretier ricorda che io non ho partecipato alla sessione di yoga, però invito i colleghi a farne altre.
Spero anche di essere un po' più incisivo con questo mio secondo intervento, purtroppo non sono riuscito a intervenire in discussione generale.
Si è parlato di modifica residuale, a nostro avviso però fondamentale, che sembrava potesse mettere d'accordo tutti quanti.
Come sappiamo, si tratta di una norma statutaria e abbiamo cercato quello che in matematica si chiama denominatore comune, un tentativo previsto anche in base al nostro programma di Legislatura che, così come ha ricordato il mio collega, è il nostro faro. Infatti così abbiamo scritto: "É necessario un confronto con tutte le forze rappresentate in Consiglio in merito ad argomenti per i quali è necessario trovare un accordo, anche su punti programmatici, in relazione ai quali è essenziale trovare delle convergenze che possano dare delle risposte alle aspettative della comunità". Questo è quello che abbiamo scritto nel nostro programma di Legislatura.
Forse non si è andati veramente a fondo della questione, forse non c'è stato un confronto veramente franco e costruttivo.
L'abbandono dell'Aula da parte di alcune forze politiche forse dimostra che con quelle forze era impossibile dialogare e a tal proposito, come l'ha ricordato il collega Marguerettaz, ricordo un'interessante intervista su La Stampa del professor Giovanni Boggero, professore associato all'Università di Torino, che aveva studiato una possibile riforma per conto della Lega.
Nell'articolo si sostiene che il centrodestra non è mai stato interessato a una riforma, ma piuttosto era interessato a piantare la bandierina del centrodestra unito, un diktat arrivato da Roma in barba all'autonomia.
Ne approfitto in quest'occasione per ringraziare il presidente Lavevaz, Presidente della prima Commissione, per il lavoro svolto e la pazienza dimostrata.
Allo stesso modo ringrazio i colleghi di Rassemblement Valdôtain che, con la consueta disponibilità, non si sono mai sottratti al confronto, così come ringrazio le forze politiche che sono rimaste in Aula e hanno contribuito al dibattito.
Sia la Consulta delle pari opportunità che la collega hanno ricordato la normativa statale in materia, che prevede che il genere maggiormente rappresentato non possa eccedere il 60% e sia consentita l'espressione di almeno - termine omesso - due preferenze, di cui una di genere.
La collega ha correttamente evidenziato inoltre il numero delle Consigliere elette nella Regione Piemonte, ha però omesso di evidenziare (probabilmente se n'è dimenticata) dei risultati di altre Regioni, dove si è votato recentemente, sempre con lo stesso sistema.
Ricordo la Sardegna (9 elette su 60), la Basilicata (3 su 21), la Liguria (5 su 31), l'Abruzzo (6 su 31).
Non dipende tutto esclusivamente dal sistema elettorale, non esiste un sistema perfetto, credo che il problema sia piuttosto di natura storico-culturale.
In conclusione della propria lettera, sempre la Presidente della Consulta auspicava anche la valutazione di meccanismi maggiormente tutelanti.
Rispetto a quanto indicato, noi, sulla base delle valutazioni ricordate nei nostri interventi, pensiamo di aver agito correttamente; chi non vuole provare a cambiare, probabilmente vuole mantenere il proprio status.
Siamo, come è stato detto, di fronte a un grande momento di verità.
Noi voteremo a favore della PL 115.
Presidente - Ci sono ancora altre dichiarazioni di voto sulla 115? Chi vuole intervenire per la dichiarazione di voto?
Voteremo prima la 58 e dopo la 115, ma nulla vieta di fare una sola dichiarazione di voto sulle due PL. Adesso siamo alla 58.
Faccio una telegrafica dichiarazione di voto: non voterò la PL 58, che oggi mi rendo conto essere sempre più una legge minoritaria di Riccarand e Zucchi, una versione locale della madre di tutte le riforme, che probabilmente non ha neanche il consenso all'esterno di questo Consiglio.
Non voterò il disegno di legge.
