Oggetto del Consiglio n. 4436 del 13 febbraio 2025 - Verbale
Oggetto n. 4436/XVI del 13/02/2025
REIEZIONE DI MOZIONE: "COMUNICAZIONE PUBBLICA PERIODICA DEGLI ESITI DEL MONITORAGGIO DELLA CONTAMINAZIONE DA SOSTANZE ALCHILICHE PERFLUORURATE E POLIFLUORURATE IN VALLE D'AOSTA".
Il Presidente BERTIN dichiara aperta la discussione sulla mozione indicata in oggetto, presentata dalle Consigliere MINELLI e Erika GUICHARDAZ e iscritta al punto 54 dell'ordine del giorno dell'adunanza.
Illustra la Consigliera MINELLI.
Intervengono i Consiglieri RESTANO, che propone un emendamento, LUCIANAZ e MINELLI, che concorda con l'emendamento proposto.
Replicano l'Assessore alle opere pubbliche, territorio e ambiente, SAPINET, e la Consigliera MINELLI.
IL CONSIGLIO
- nel testo emendato;
- con voti favorevoli dieci (presenti: trentacinque; votanti: dieci; astenuti: venticinque, i Consiglieri BARMASSE, BERTIN, BERTSCHY, CARREL, CAVERI, CHATRIAN, CRETIER, DI MARCO, DISTORT, FOUDRAZ, GROSJACQUES, GUICHARDAZ Jean-Pierre, JORDAN, LAVEVAZ, LAVY, MALACRINÒ, MANFRIN, MARGUERETTAZ, MARZI, PADOVANI, PERRON, ROSAIRE, SAMMARITANI, SAPINET e TESTOLIN);
NON APPROVA
la sottoriportata
MOZIONE
IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA VALLE D'AOSTA/VALLÉE D'AOSTE
RICHIAMATA la campagna "Acque senza veleni" condotta da Greenpeace nei mesi scorsi, i cui risultati sono stati pubblicati nel mese di ottobre, che ha rilevato nell'acqua potabile di tutte le regioni d'Italia la contaminazione da PFAS, composti poli e perfluoroalchilici, cioè prodotti chimici nati nella prima metà del secolo scorso e utilizzati nell'industria a partire dagli anni Cinquanta che conferiscono alle superfici repellenza all'acqua e ai grassi (es. il Teflon). A differenza di altri prodotti chimici visibili e tangibili, i PFAS non si vedono, non si toccano, ma sono molto diffusi (se ne contano più di 4700), e alcuni sono stati riconosciuti come cancerogeni;
EVIDENZIATO che per cercare di ovviare alla scarsità o addirittura in alcune realtà all’assenza di controlli da parte delle istituzioni in varie realtà, l'associazione ha infatti raccolto in tutta Italia 260 campioni di acqua potabile in 235 città da Nord a Sud: il 79% dei campioni è risultato positivo, in particolare nelle regioni settentrionali. L’indagine ha monitorato per la prima volta anche i livelli di contaminazione da composti ultracorti come il TFA, una sostanza persistente e indistruttibile che, per le sue stesse caratteristiche, non può essere rimossa mediante i più comuni trattamenti di potabilizzazione;
RICORDATO che in Italia si cominciò a parlare di PFAS in particolare nel 2013, quando se ne scoprì la presenza nel terreno e nelle acque, anche sotterranee, di tre province venete (Vicenza, Padova e Verona), definite "zona rossa", con circa 150.000 persone interessate, che presentavano alte percentuali di PFAS nel sangue con rischio di malattie degenerative e cardiovascolari, problemi alla tiroide, basso peso alla nascita, interruzioni di gravidanza. Si scoprì che lo sversamento di queste sostanze era soprattutto ad opera di un'industria, la Mitemi, contro i cui rappresentanti attualmente è in corso un procedimento penale presso il Tribunale di Vicenza. A questa scoperta seguì quella dell'inquinamento prodotto nell'Alessandrino dalla Solvay;
CONSIDERATO che, a partire dall’inizio del 2026, entrerà in vigore in Italia la direttiva europea 2020/2184 che impone dei limiti normativi; tuttavia i parametri di legge fissati a livello comunitario sono stati superati dalle più recenti evidenze scientifiche (ad esempio quelle diffuse dall’EFSA), tanto che recentemente l’Agenzia europea per l’ambiente (EEA) ha dichiarato che i limiti in via di adozione rischiano di essere inadeguati a proteggere la salute umana. Per questo numerose nazioni europee (Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Svezia e la regione belga delle Fiandre) hanno già adottato limiti più bassi (dalla raccolta dati di Greenpeace è emerso ad esempio che il 41% dei campioni analizzati nel nostro Paese supera i parametri danesi);
RICHIAMATA l'interrogazione a risposta immediata di Rassemblement Valdôtain circa la situazione nella nostra regione, discussa in aula il 28 gennaio u.s., e la risposta dell'Assessore Sapinet che ha confermato i risultati dei prelievi effettuati da Greenpeace ad Aosta e a Châtillon (quantitativi di PFAS ricompresi in un intervallo pari rispettivamente a 11-20 ng/l e a 1-10 ng/l);
SOTTOLINEATO che da tempo Greenpeace Italia ha lanciato una petizione che chiede al Governo di mettere al bando l’uso e la produzione di tutti i PFAS, sostituendoli con alternative più sicure e già disponibili nella quasi totalità dei settori industriali. La petizione, sottoscritta da oltre 136 mila persone, non ha trovato ancora alcun riscontro nell’azione legislativa;
RITENUTO che l'accesso all'acqua pubblica e non contaminata sia un diritto minimo essenziale da garantire a tutte e tutti;
IMPEGNA
il Governo a prevedere, in accordo con Arpa e con l'Azienda USL, una comunicazione pubblica periodica (es. semestrale) degli esiti del monitoraggio della contaminazione da PFAS nella nostra regione, a partire da giugno 2025;
INVITA
i parlamentari valdostani ad adoperarsi affinché il Parlamento chieda alle istituzioni europee la definizione di limiti più severi alla presenza di PFAS nelle acque potabili, allineando tali soglie a quelle vigenti in altre nazioni (es. Danimarca), al fine di garantire il più possibile l'accesso a tutta la popolazione ad acqua potabile priva di PFAS, anche attraverso un piano di riconversione industriale progressivo che punti su soluzioni alternative ai PFAS, già disponibili.
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