Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 518 del 12 ottobre 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 518/VII - DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE: "ANTICIPAZIONE STRAORDINARIA DI CASSA".

PRESIDENTE: Trattasi del disegno di legge n. 426, presentato dalla Giunta regionale in data 4 ottobre 1982, concernente: "Anticipazione straordinaria di cassa."

La parola al Presidente della Giunta.

ANDRIONE - (UV): Un tragico destino ha voluto che cadessi nell'agguato tesomi da un amico giornalista all'entrata del Consiglio regionale per cui, quanto dovevo comunicare al Consiglio l'ho detto in precedenza al giornalista in questione, che si diverte in questi colpi sadici. Riguarda lui, non riguarda noi.

Il disegno di legge in questione è anzi tutto una misura cautelativa, cioè la prudenza dell'Amministrazione nei confronti di una possibilità teorica di spesa che evidentemente è calcolata al massimo. In secondo luogo, è una misura di prudenza nei confronti di una repubblica che, senza voler essere critici, risulta essere sempre più disastrata, sempre meno capace di far fronte a quelli che sono gli obblighi legislativi, a quelle che sono le leggi di spesa, ivi comprese le leggi di spesa di erogazione ai cosiddetti Enti locali, come se gli Enti locali fossero una sottocategoria - sembra di leggere la classificazione dei mammiferi, tipo, famiglia, sottofamiglia, genere, ecc.

Nel caso specifico, si tratta anche di un'azione polemica nei confronti di un Ministero del Tesoro che si è autonominato super revisore di quanto stabilisce il Parlamento o di quanto stabilisce il Consiglio dei Ministri e non eroga i fondi stabiliti per legge.

Che questi riguardino i grandi Enti di Stato o del parastato, o che riguardino le regioni o i comuni, il risultato in pratica è lo stesso.

Si tratta di scaricare su altri organi dello Stato, quali che essi siano, le conseguenze di un'inflazione selvaggia e non controllata e di una stretta bancaria e creditizia che ha portato di fatto gli interessi passivi ad un livello credo mai raggiunto nel mondo di oltre il 30% effettivo di tasso di interesse, con tasse e imposte di questo genere.

E' chiaro che a questi livelli anche le cosiddette regioni ricche, che poi non lo sono, ricche per il solo fatto che la presenza del Casinò di Saint-Vincent permetta di avere una tesoreria che non è costantemente deficitaria perché ogni decade vengono versati i soldi del Casinò, altrimenti il passivo della Regione, in questo momento, interessi compresi, sarebbe di oltre 30 miliardi di lire da riversarsi alle banche dello Stato.

Infatti, l'Istituto San Paolo di Torino, la Cassa di Risparmio di Torino, la COM. IT. sono sempre banche di Stato.

Non è che siano proprietà regionali, sono IRI e lì la regione come amministrazione non c'entra.

Volevo chiarire tutto questo e tengo a precisare che in materia di diritto niente è stato inventato per cui, per poter fare fronte ai pagamenti, ivi compresi quelli degli stipendi e salari dovuti dalla Regione, bisogna sia possibile recuperare da qualche parte questi soldi - naturalmente sempre pagando gli interessi.

Facciamo ad esempio il caso del bilancio 1981, bilancio felicemente concluso con la firma del Presidente Pertini il 3 dicembre 1981 in mezzo a burrascosi lampi e tuoni di una legge che prevedeva i 7/10 delle imposte versate in Valle d'Aosta, regolarmente percepite, non quelle versate fuori dalla Valle d'Aosta perché quelle comunque non vengono più riversate, ex art. 8.

Queste quote sono ancora da riversare alla regione e ammontano ad oltre 120 miliardi di lire.

Quando saranno versate varranno, in termini di valore reale, probabilmente meno del 50% di quello che rappresentavano allora. Questa è l'onestà della Repubblica italiana, questi i fatti fondamentali che dovrebbero essere discussi in Parlamento.

Questi, in realtà, sono dei furti perpetrati alle spalle delle regioni. Su queste cose, evidentemente, non serve fare processioni o cortei con banderuole o piccoli campanacci, che sono manifestazioni di infantilismo che, per quanto ci riguarda, non facciamo.

Noi diciamo soltanto che i dati di fatto, in base alle leggi vigenti, prevedono per la Regione Autonoma Valle d'Aosta, sic stantibus rebus - chiedo scusa per il latino, se è necessario posso tradurlo, una spesa di 120 miliardi di lire per tre mesi, se non intervengono fatti nuovi.

Di conseguenza, noi chiediamo un anticipo di 120 miliardi di lire, prevediamo l'intera spesa di interessi, anche se è chiaro che oggi 12 ottobre non hanno ancora tirato neanche una lira.

Non pagheremo la totalità di questi interessi previsti perché, è chiaro, che si utilizzerà l'anticipazione secondo necessità, quindi potremo arrivare alla fine dell'anno avendo tirato, immaginiamo 60 miliardi di lire, quindi pagando 3 miliardi di interesse.

Questo, secondo il bene placido della caotica repubblica che discute a non più finire sugli scenari del deficit per l'83 se deve essere di 100 mila miliardi di lire, di 60 mila miliardi di lire, di 49 mila miliardi di lire.

Oggi inizia la discussione della legge finanziaria, si prevedono tempi lunghi per l'approvazione e, per quanto ci riguarda, è un obbligo far fronte a quelli che sono i nostri compiti, e a questo proposito vorrei aggiungere una cosa: in questa situazione sarebbe un grosso errore, sarebbe il tipico errore da non fare, quello di presentarsi come coloro che risparmiano, come coloro che non spendono, come coloro che hanno paura di apportare l'ultima goccia al vaso delle dilapidazioni nazionali. Perché, chi facesse questo, si autocandiderebbe ai tagli. Infatti, si potrebbe dire: visto che non avete speso, visto che avete risparmiato, noi, con un piccolo tratto di penna, cancelliamo le erogazioni.

Visto che si è abituati a ragionare in termini di miliardi, il fatto che, con un piccolo tratto di penna, si possono togliere decine, solo decine di miliardi, è un esercizio divertente, favorevole ed igienico. Quindi, noi spenderemo, questo è un impegno della maggioranza, spenderemo fino all'ultimo centesimo.

Questo è il significato dell'anticipo di cassa, questo il senso profondo dell'unica polemica possibile con uno Stato dilapidatore delle risorse nazionali.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, è aperta la discussione.

La parola al Consigliere Carlassare; ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Dem. Prol. - Nuova Sin.): Con oratoria immaginifïca, l'Assessore alle Finanze, anzi il Presidente della Giunta ci ha illustrato una situazione catastrofica ed una conduzione errata della spesa pubblica, accusando la Repubblica.

Sentendo il suo discorso, viste le polemiche che ci sono sul rientro in patria dei Savoia, visto l'accanimento adoperato dal Presidente della Giunta, sostituto dell'Assessore alle Finanze, che non vedo in aula, questa è una questione importante in quanto, essendo in predicato che il ramo principale dei Savoia venga sostituito nella reggenza del regno dal ramo cadetto degli Aosta, forse il nostro Presidente è diventato monarchico, facendo la felicità del nostro caro amico Brunod che sostiene il ramo cadetto da lunghi anni, per cui si è scagliato contro la Repubblica italiana.

Qui mi pare ci sia una mistificazione, un giochetto da esperto politico, da maneggione della politica che si scaglia contro la Repubblica italiana. Ci sono delle affermazioni che sicuramente io accetto e sono convinto che ciò avvenga, ossia che si spenda fino all'ultima lira, anche in considerazione degli iter lunghissimi seguiti dalle leggi.

Sono d'accordo e convinto che questa Giunta riuscirà a spendere questi soldi del bilancio, staremo a vedere come li spenderà, perché mi pare che i tagli apportati fanno saltare le spese di investimento.

Probabilmente la Giunta riuscirebbe a spenderne anche molto di più, visto e considerato che il prossimo anno ci sono le elezioni, quindi bisogna accontentare molti clienti!

Dicevo prima che c'è un giochetto di parole, per cui ci si scaglia contro la Repubblica, salvo fare poi un riferimento quasi casuale ad un Ministro della Repubblica, quando il discorso del Presidente della Giunta avrebbe dovuto essere tutto improntato verso una critica, verso il comportamento tenuto dal Governo che gestisce il potere di questa Repubblica. Perché le scelte non sono state fatte dalla Repubblica, non sono scelte fatte dall'ultimo dei cittadini, sono scelte fatte dal Governo.

Il problema è che le scelte le fa Andreatta e tu non ti sei scagliato contro la Repubblica che opera determinate scelte dal punto di vista dell'utilizzo dei fondi, ti sei scagliato contro Andreatta, Ministro di un Governo che, a mio avviso, interpreta quelle che sono le direttive che derivano dalle scelte fatte dal Governo.

Però questo è un trucchetto per evitare che la popolazione valdostana faccia due più due, che vedendo che le scelte praticate dal Governo centrale a Roma sono dannose per le finanze della Valle d'Aosta, la gente comune, il popolino che legge il giornale e vede la televisione, faccia due più due e dica: "Ma noi questo Governo non lo appoggiamo?" Perché qui ci si scaglia contro la Repubblica e il Governo sembra quasi un'entità astratta che non ha nessuna responsabilità, una delle tante cosette che sono lì che non fanno scelte, che non dicono niente.

E' chiaro che fare una relazione dove si dice peste e corna di una politica economica facilita la richiesta del Presidente della Giunta affinché richieda a chi ci rappresenta a Roma, espressione anzitutto dell'attuale maggioranza, di modificare la propria posizione nei confronti di questo Governo, anche del Ministro Andreatta.

Mentre così, con un escamotage, noi ce la prendiamo con la Repubblica, buttiamo un po' di qualunquismo in giro e, francamente, devo dire che non mi è piaciuto, sul piano sostanziale, sul piano etico ed anche sul piano morale, questo concetto di dover spendere fino all'ultima lira sempre e comunque.

Ritengo sarebbe stato un discorso molto più serio dire "noi abbiamo l'esigenza di spendere perché la nostra situazione sociale, perché la nostra situazione occupazionale richiede che si facciano degli investimenti", questo sarebbe stato un discorso serio!

Non si sa se c'è da comperare anche qualcosa di peggio delle cravatte, andiamo poi a leggere qui come vengono adoperati questi soldi, una parte minima di questi quattrini.

Questo sarebbe stato un discorso serio, e non il discorso invece: Spendiamo sempre e comunque fino all'ultima lira, quanto più possiamo, indipendentemente dalle scelte che vengono fatte." Mi pare che questo sia un discorso pericoloso e scorretto sul piano politico, indipendentemente da quella che è la collocazione di ognuno di noi all'interno dello schieramento politico.

Quello che mi premeva soprattutto sottolineare è come spesso si giochi nei termini, per cui si adopera "Repubblica" al posto di "Governo", si adopera "Stato" al posto di "Enti dello Stato", Enti precisi che hanno determinati nomi, non lo Stato in genere, perché lo Stato diventano tutti ... Quando si fa riferimento alle banche che sono enti a partecipazione di capitale di Stato, bisogna far presente che queste banche seguono una politica finanziaria che deriva dalle scelte fatte dal Governo. Quando noi parliamo di un Ministro, non parliamo di un Ministro astratto trovato lì, dietro l'angolo, parliamo di un Ministro che opera all'interno di una politica governativa.

Queste cose vanno dette, vanno precisate.

In questo senso è necessario condurre delle battaglie nei confronti dell'Ente centrale, del Governo e non dello Stato sui generis.

Solo in questo senso si può stabilire un rapporto corretto. Diversamente si fa un grosso minestrone, si vogliono tenere i piedi in una scarpa, si vuole gestire l'opposizione alla periferia e continuare ad essere sempre e comunque con la maggioranza a livello centrale, a livello governativo.

PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il collega Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA - (PCI): Il fatto di discutere il 12 ottobre non so se dipenda da qualche collegamento con la scoperta dell'America, resta però il fatto che sono trascorsi soltanto sei giorni da quando ai Consiglieri è stato presentato questo disegno di legge.

In questi sei giorni nessuno ci ha spiegato come si vogliono effettivamente spendere queste somme, come si arriva ad un totale di 120 miliardi.

In Commissione, riunita con urgenza, accettando anche di risparmiare sul tempo, abbiamo avuto delle risposte da parte di tecnici, però sono mancate quelle dei rappresentanti politici. I conti non sono per nulla chiari.

Il Presidente della Giunta, sostituendo l'Assessore nella relazione, non ha fatto alcun cenno a problemi di questo tipo.

Ad esempio, non sappiamo se quei 27 miliardi e mezzo che dovevano arrivare, siano arrivati o meno, non riusciamo a capire perché si sia scelta la cifra di 120 miliardi, invece di 100 o di 140.

Se si fa un riferimento alla velocità di spesa dell'Amministrazione regionale, si vede che l'anticipazione doveva essere di circa 160 miliardi.

La velocità media di spesa di questi primi 9 mesi è stata intorno ai 20 miliardi. Quindi, che cosa possiamo osservare? Che si è voluto, in sostanza, convocare una riunione straordinaria del Consiglio, e noi l'abbiamo subita perché così la maggioranza ha deciso per farsi un po' di facile propaganda, come è apparso chiaro dall'intervento del Presidente della Giunta, e non per risolvere i problemi, come a nostro giudizio andavano risolti e come riteniamo che oggettivamente potessero essere risolti.

Anzitutto diciamo che questo esempio - sei giorni di tempo per una questione di questo tipo, presentata in modo così confuso - è sintomo di una situazione che non può continuare in questo modo; non può continuare ad esserci un interim per le finanze quando, ci risulta, non mancano i pretendenti per questo Assessorato, né mancano, all'interno della maggioranza, esponenti in grado di ricoprire questa carica.

Se l'Assessore all'Industria, già oberato da tanti incarichi, da tanti problemi per la crisi industriale, vuole occuparsi anche di questo compito, i risultati sono quelli che vediamo - disegni di legge presentati senza che nessuno possa disporre delle informazioni adeguate per esaminare il bilancio, che doveva essere presentato il 10 ottobre.

Cominciamo ad essere già in ritardo, la gestione finanziaria continua, diciamo, con una pura e semplice supervisione tecnica da parte degli uffici, ma con un indirizzo politico ben preciso.

Probabilmente la ragione per cui non si procede alla nomina di un nuovo Assessore alle Finanze è semplice.

Con l'Assessorato Chabod gli Assessori possono tranquillamente fare e spendere senza nessun controllo; questa forse è la ragione effettiva per la quale non si procede alla nomina di un nuovo Assessore.

Noi, come opposizione, non vogliamo intervenire in queste cose, se non per sottolineare la necessità che ci sia una gestione effettiva e capace, comprensibile e trasparente dell'Assessorato delle Finanze, senza entrare nel merito della questione del nominativo.

Nel merito del provvedimento, secondo noi, qualunque cosa abbia detto il Presidente della Giunta e comunque lo abbia presentato, non è un'azione polemica nei confronti della Repubblica, è semplicemente un cedimento a ritardi, ad inadempienze non della Repubblica in generale, ma di questo Governo ed in particolare del Ministro del Tesoro che ha nome e cognome, si chiama Beniamino Andreatta.

Non è un'azione polemica, perché una volta che il Ministro del Tesoro sa che la Regione Valle d'Aosta, anche attraverso crediti, comunque, può fare fronte alle proprie spese, non credo che sia più preoccupato di prima, anzi viene meno lo stato di necessità, perché comunque dei soldi si sono trovati.

Noi crediamo che non si sia fatta un'azione polemica, ma che si sia semplicemente scelta la strada più semplice a cui ricorre chi ha bisogno di quattrini, si rivolge ad una banca se non li ha e si paga gli interessi. Questa volta però gli interessi non li pagano in solido i rappresentanti della Giunta, li paga la comunità valdostana perché quei soldi sono sottratti ad investimenti, ad altre spese che potrebbero sostituire gli interessi pagati alla banca; nessuna azione polemica se non polemica verbale, polemica indirizzata - e condivido quanto ha detto in questo senso Carlassare - verso la Repubblica per non parlare di questo Governo, che è in uno stato confusionale perché una parte di esso spinge verso l'ipotesi di tagli agli Enti locali, mentre altre ipotesi tendono invece ad una politica meno recessiva.

In quello stato confusionale gli unici provvedimenti che vengono fuori sono i tagli sul ticket o l'aumento del gasolio e della benzina, mentre manca una politica economica del Governo.

Noi crediamo quindi che il Presidente della Giunta avrebbe fatto bene a criticare l'operato di questo Governo, e non quello della Repubblica, perché la Repubblica ideale è qualcosa che dipende da come viene poi fatta vivere e la fanno vivere coloro che hanno maggiori responsabilità.

Non per niente diciamo che non è indifferente se ci sia un governo o un altro a Roma o in Valle d'Aosta.

Noi diciamo che la Giunta regionale, prima di ricorrere ad anticipazioni di questo tipo, avrebbe dovuto seguire altre strade. Ce n'era una molto semplice. Abbiamo due parlamentari della Valle d'Aosta a Roma. Sarebbe stato opportuno investire loro di questo problema. Invece, mi risulta direttamente che, avendo parlato qualche giorno fa con i parlamentari, questi non sanno assolutamente niente di questa esigenza delle casse regionali. Non sono stati informati nelle forme e nei modi evidentemente dovuti.

... INTERRUZIONE ... Suppongo anch'io che leggano i giornali! Ritengo che oltre a questo strumento, a cui bisognava pensare fin dall'inizio, penso che probabilmente ne esistano altri.

Il movimento dell'Union Valdôtaine ha sovente affermato che l'accordo con la D.C. era sollecitato principalmente dal fatto di dover mantenere buoni rapporti con il Governo, ma se gli attuali sono buoni rapporti, c'è una legge dello Stato che dice che alla Valle d'Aosta spettano determinate somme, ma il Governo vuol far finta di niente. I buoni uffici della D.C. allora a cosa servono?

Forse che neanche la D.C. è stata interpellata come non lo sono stati i parlamentari valdostani?

Qualche mese fa, mi spiace tirarlo in causa, ma è un dato di fatto, è entrato nella maggioranza il PRI. Sembrava avere, questo ingresso, qualche riferimento con il fatto che il Presidente del Consiglio è il segretario del PRI. Appena insediato, il Presidente del Consiglio Spadolini, dopo anni ed anni che nessun Presidente del Consiglio riceveva il Presidente della Valle d'Aosta, ha incontrato il Presidente della Giunta per discutere di rapporti tra Governo e Regione.

Con il Presidente Spadolini, non dico attraverso il rappresentante del suo partito in questa maggioranza, sono stati nuovamente presi dei contatti, o si va alla banca e si prendono questi soldi, senza tentare nessuna strada. Noi siamo di questa idea, che non sia stata tentata nessun'altra strada.

Allora, che cosa si finisce per fare? Si finisce per lanciare delle critiche generiche contro la Repubblica, contro il funzionamento dello Stato, senza mai tenere conto delle forze che effettivamente hanno responsabilità e senza nemmeno essere coerenti.

Se questo Governo maltratta la Regione, maltratta questa maggioranza, maltratta le forze che fanno parte di questa maggioranza, perché non si comincia, all'interno di queste forze, a chiedere che i rappresentanti della Valle d'Aosta non diano più l'appoggio a questo Governo. E' una pressione politica, può avere o non avere qualche effetto, ma anche questa è una strada da tentare, sempre restando nell'ambito della maggioranza.

Noi crediamo comunque che se la situazione fosse stata così tragica, cosa che non c'è stata dimostrata, si poteva ricorrere all'iniziativa del Consiglio.

La nostra forza, pur essendo all'opposizione, è sempre stata in questo senso disponibile in numerose occasioni, come qualche giorno fa, quando si trattava di presentare in modo unitario il fronte della popolazione valdostana nei confronti del Ministro La Malfa per la questione dell'ex Montefibre.

Noi diciamo che l'atteggiamento insofferente del Presidente della Giunta nei confronti dei cortei, nei confronti delle proteste è un atteggiamento che si può definire ipocrita, non essendo né il Presidente della Giunta, né la Giunta che egli rappresenta, disposti a fare effettive pressioni politiche, perché potrebbero costare loro qualcosa al di fuori delle montagne della Valle d'Aosta.

Essi danno questo giudizio definendo cortei, definendo risibili proteste quelle che invece sono delle azioni politiche che spesso hanno dato buoni risultati.

La Giunta, noi lo diciamo anche se il Presidente della Giunta ritiene che sia un'accusa risibile, per conto nostro è autonomista soltanto in Valle d'Aosta. Appena passa il confine di Pont-Saint-Martin ogni sua ispirazione, ogni suo vigore in questo senso viene meno.

In quanto poi ai campanacci, citati dal Presidente per colorire le sue espressioni, direi che l'idea di portare un campanaccio a Pertini, quale ringraziamento della Valle d'Aosta, è stata sua. Debbo dire che a me i campanacci e i tamburi piacciono, come pure le bandiere.

E' stato possibile fare delle delegazioni politiche quando le quote del riparto fiscale erano state ridotte a 7/10. La pressione unitaria di tutte le forze, comprese alcune che qui sono l'opposizione, è servita, non è stata una manifestazione senza effetti e senza risultati.

Noi quindi diamo un giudizio negativo su questo provvedimento, riteniamo che sia un provvedimento che invece di scegliere le vie polemiche per ottenere il rispetto dei diritti della Valle d'Aosta sceglie la strada più comoda e rappresenta un cedimento alle inadempienze del Governo.

Riteniamo che si debba esprimere un giudizio unitario su questo provvedimento, tanto più che c'è confusione nelle cifre, mentre altrettanto chiaro è che le somme non saranno utilizzate per investimenti di rilievo. Verranno disperse come potremo vedere anche nei disegni di legge successivi.

Noi consideriamo che fare un'anticipazione di cassa per 120 miliardi, quando si cominciano a rimandare gli investimenti più sostanziosi, significa avere l'intenzione di disperdere in mille rivoli queste somme. Le cifre per il metanodotto sono state già tagliate, non vengono utilizzate le cifre per l'autostrada, non si è ancora stanziato con un provvedimento di legge la cifra relativa al quartiere Cogne, molti dei provvedimenti più consistenti non sono ancora stati condotti fino in fondo. La finanziaria regionale non ha ancora speso una lira dei suoi 10 miliardi di gestione ordinaria, allora, questi 120 miliardi a che cosa servono se verranno presi in prestito?

Secondo noi servono per continuare la politica dispersiva di questa Giunta. Basta ricordare ancora una volta quali sono i dati elaborati dal Centro di Calcolo della Regione: su 43.136 mandati emessi dalla Giunta regionale nel 1981, circa 10.000, vale a dire circa un quarto, sono inferiori alle 100.000 lire; oltre 31.000 inferiori al milione.

Questo è il modo di spendere della Giunta regionale, queste sono le cose per cui si va a chiedere questa anticipazione di cassa. Noi non siamo d'accordo.

PRESIDENTE: Altri intendono prendere la parola?

La parola al Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.

DE GRANDIS - (PRI): Io non credo che sia stata una scelta di governo o del Ministro Andreatta quella di non inviare alla Regione Valle d'Aosta le quote dei tributi che alla Regione spettano.

Credo invece, secondo le mie informazioni, che questo derivi da difficoltà di cassa dello stesso Ministero del Tesoro.

Se le cose stanno in questi termini, evidentemente, il giudizio da dare sulla situazione è un po' diverso da quello che è stato fatto in quest'aula.

Tanto più che, pur appartenendo io al PRI che ha espresso il Presidente del Consiglio, quindi il massimo responsabile dell'azione di governo e che oggi è stato tirato in causa pesantemente, non mi sento per niente di condividere una responsabilità che viene attribuita al Presidente del Consiglio Spadolini.

Credo che sia sotto gli occhi di tutti la durissima lotta che il Presidente Spadolini ha fatto in un anno e mezzo di governo, affinché la spesa pubblica seguisse una strada diversa e non dovesse precipitare in situazioni gravi come questa, anzi gravissima, perché addirittura non si rispettano le leggi dello Stato emanate dal Parlamento da pochi mesi.

Inoltre, mi sento libero da responsabilità perché credo che il PRI, da 20 anni a questa parte, stia predicando al vento nel nostro paese su quello che si deve fare perché il denaro pubblico non finisca al vento, non venga disperso in mille rivoli, ma venga impiegato cautamente nell'interesse della collettività.

Non è un caso che ogni volta che Ugo La Malfa tuonava verso l'allegra amministrazione venisse chiamato Cassandra perché prevedeva un futuro piuttosto nero. A questo futuro nero ci siamo arrivati e sembra che non siamo ancora capaci di porvi rimedio, di trovare sufficientemente coraggio per porvi rimedio.

Questa anticipazione di cassa di 120 miliardi mi pone alcuni dilemmi, alcune perplessità: vorrei che l'Assessore alle Finanze me li chiarisse.

Anzitutto, vorrei alcuni chiarimenti sotto l'aspetto tecnico, visto che la legge di contabilità regionale, la n. 68, non prevede in alcuna sua parte anticipazioni di cassa; visto che la legge n. 670, quella del nuovo coordinamento finanziario non prevede anticipazioni di cassa; visto che il nostro Statuto, all'art. 51, prevede che, quando non vi siano normative regionali specifiche si faccia riferimento alle leggi dello Stato; visto che lo Stato, il governo in particolare, non ha bisogno di anticipazioni di cassa in quanto dispone di una particolare convenzione con la Banca d'Italia e quindi non è nelle nostre condizioni.

L'unica legge dello Stato reperita che trattasse la questione di anticipazione di cassa è la n. 281, quella del 1970 che riguarda le regioni a Statuto ordinario. La n. 281 prevede, all'art. 10, penultimo comma: "Le regioni possono contrarre anticipazioni unicamente allo scopo di fronteggiare temporanee deficienze di cassa, per un importo non eccedente l'ammontare delle quote dei tributi erariali ad esse spettanti. Le anticipazioni debbono essere estinte nell'esercizio finanziario in cui sono contratte."

Non so se sotto il profilo squisitamente giuridico questa legge n. 281, nata per le regioni a Statuto ordinario, possa avere un qualche riferimento per la nostra Regione che è a Statuto speciale e che non ha nessuna normativa in merito.

Evidentemente ci sono degli indirizzi di carattere generale che hanno il significato di porre un limite all'anticipazione di cassa, tenendo conto del gettito tributario spettante in un trimestre, ed un limite alla durata dell'anticipazione di cassa, che si vuole venga estinta entro il 31 dicembre dell'anno in cui viene contratta.

Pertanto, se ci sono questi indirizzi di carattere generale, le mie preoccupazioni riguardano l'importo, l'ammontare dell'intera anticipazione di cassa di 120 miliardi, che sarebbe il doppio di quello che ci sarebbe consentito grosso modo, visti i tributi che ci spettano ed i tempi dell'estinzione di questa anticipazione.

Non mi risulta dalla relazione e da quanto ha detto il Presidente. Spero che l'Assessore Chabod mi vorrà chiarire questo punto e dire quali certezze abbiamo che entro il 31 dicembre ci vengano versati i tributi adeguati a coprire queste esigenze dalla Tesoreria dello Stato.

Sotto l'aspetto politico il chiarimento che vorrei avere è di questa natura: vorrei sapere se l'Assessore Chabod, con la Giunta nella sua collegialità, hanno avuto ed hanno rapporti con Roma e con il Ministero del Tesoro, in particolare con il Presidente del Consiglio, per conoscere quali siano i futuri adempimenti che lo Stato intende rispettare perché situazioni di questo genere non abbiano a riprodursi, o perlomeno quali siano i tempi tecnici necessari, in quanto il capitolo di spesa che ci interessa attualmente è vuoto.

Era stata fatta una legge a questo proposito: pertanto chiedo di sapere quali tempi tecnici sono necessari per avere la copertura di quel capitolo, cioè affinché lo Stato possa erogare alla Regione Valle d'Aosta quanto di sua spettanza ed in quali tempi successivi.

Avrei anche piacere di conoscere dove si trovano i 27 miliardi che l'Assessore alle Finanze ci ha annunciato essere in arrivo.

Vorrei sapere qual è attualmente l'iter, dove si trova questo provvedimento, a che punto è per capire in quale data verrà poi versato nelle casse della Regione. Gradirei inoltre che l'Assessore alle Finanze mi chiarisse, aldilà di quelle che sono le spese ordinarie obbligatorie, quali sono le spese di investimento più interessanti, più importanti, tolte le piccole cose che mi interessano in maniera relativa, che riguardano i 120 miliardi, così come, sotto l'aspetto tecnico, avrei ancora un chiarimento da chiedere circa i 120 miliardi.

Approvando oggi, 12 ottobre, questo disegno di legge, prima di novembre non riusciremo materialmente a contrarre l'anticipazione di cassa.

Questa anticipazione di cassa dovrebbe durare novembre e dicembre: due mesi. E' prevista una spesa di 6 miliardi per questa anticipazione di cassa che, se incassata subito al 1° novembre, per due mesi significherebbe un 30% di interessi, il che è piuttosto pesante.

Vorrei pertanto poter capire meglio la tecnica che è stata seguita in queste valutazioni anche perché evidentemente noi non è che prendiamo i soldi il 1° novembre per tenerli lì a giacere. Ci paghiamo gli interessi sopra. Li preleviamo di volta in volta, mano a mano che ci sono le relative necessità, per i pagamenti che dobbiamo fare.

Dopo aver avuto questi chiarimenti, mi riservo eventualmente di replicare.

PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Nebbia; ne ha facoltà.

NEBBIA - (PSI): Ritengo che, da come è stato impostato il problema dalla Giunta e da come è stato anche in parte dibattuto dai Consiglieri Carlassare e Mafrica, il discorso dovrebbe in parte coinvolgere alcuni grandi problemi nazionali.

Sarebbe opportuno, a mio parere, che, in questa sede, oltre a discutere dei grandi temi e problemi internazionali che coinvolgono oggi la Polonia, il Libano e Israele, si facessero precise valutazioni su alcuni degli argomenti nazionali che interessano più direttamente la nostra Regione e mi pare che oggi ci sia questa occasione.

E' stata presentata la legge finanziaria dello Stato, si è discusso, ne ha accennato il Presidente, circa l'entità del disavanzo.

Qualche giorno fa il Ministro Marcora ha detto e poi ha ulteriormente confermato che, se il disavanzo si mantiene su un certo livello, lo Stato potrà andare avanti, diversamente sarà la bancarotta. Ha usato questo termine che da molto tempo si sente circolare, ma che non mi sembra sia mai stato affermato pubblicamente da un Ministro.

Le discussioni su questi argomenti sono molte, le ricette per guarire la malattia sono diverse; io vorrei solamente ricordare che, secondo l'opinione generale, il dissesto, il disavanzo dello Stato è dovuto prevalentemente all'accrescersi incontrollato della spesa ordinaria, mentre si riduce progressivamente e contestualmente la spesa di investimento.

Mi pare che per il 1983 l'INPS preveda un passivo di 40 mila miliardi e sappiamo d'altra parte che ci sono intere regioni d'Italia ove l'ammontare delle pensioni INPS e delle pensioni di invalidità è la principale fonte di reddito.

Sappiamo che la burocrazia in tutti i suoi aspetti, in particolar modo nella capitale, è un peso economico enorme e sappiamo anche che la Sanità, nel suo complesso, assorbe una quota di reddito nazionale che è rilevante rispetto al servizio che dà al cittadino.

D'altra parte, c'è un sistema di entrate fiscali che non è uniforme sul territorio, pur essendo uguali le leggi, o meglio dà dei risultati diversi a seconda di dove viene applicato.

E' presumibile, o almeno si è presunto, che in certe regioni ci sia una quota di entrate fiscali molto vicina a quella che dovrebbe essere, mentre in altre regioni è molto lontana.

In questo quadro, se questo è il quadro, c'è un Ministro del Tesoro che fa una determinata politica, ma io non voglio attribuire personalisticamente ad alcuno una politica che è conseguente ad una serie di scelte avvenuta non solo negli anni, ma nei decenni, come l'automatismo nella spesa pubblica non dipende solo da quest'ultimo governo o quello precedente, ma consegue a decine di governi da dopo la guerra.

Il Ministro del Tesoro sta dunque applicando una politica di tipo monetarista che è applicata in questo momento in altri paesi dell'occidente e che si distingue per una serie di restrizioni al credito, per una scelta di riduzione della spesa pubblica, che però non si indirizza nei confronti della spesa pubblica ordinaria, ma prevalentemente nei confronti di una riduzione di investimenti.

Qui abbiamo il problema della legge sul riparto fiscale che, lo sappiamo, non è onorata.

A questo proposito, dobbiamo dire che sinceramente era ipotizzabile, già da quando ne discutevamo in Consiglio, che non sarebbe stata onorata nella sua totalità, ma ci sono anche altre leggi dello Stato che non sono onorate.

Mi riferisco alle notizie relative al Piano integrativo delle ferrovie, con uno stanziamento di 12.500 miliardi, votato dal Parlamento, che sembra non avrà finanziamenti.

Penso che ci siano anche altri casi ed altre situazioni di questo tipo. La scelta che la politica nazionale dovrà fare - credo che la discussione sulla legge finanziaria porterà alla ribalta questi problemi - è tra la riduzione, con le conseguenze sociali ipotizzabili, della spesa ordinaria dello Stato e la riduzione della spesa straordinaria, relativa agli investimenti, che però porterà, nel giro di poco tempo, ad una riduzione della ricchezza nazionale, quindi ad una contrazione negativa di tutte le economie.

Di fronte a questo quadro penso che le scelte della Regione potessero essere diverse, e oggi ne viene proposta ufficialmente una, che però è doppia.

Sulla prima proposta, cioè quella di spendere quanto è spendibile, noi siamo completamente d'accordo. Non occorre forse ricordare qual è stata la esperienza comunale negli anni passati, nell'ultimo decennio, quando si è assistito ad un disavanzo cronico, spettacoloso di certi comuni che hanno visto coperto il loro disavanzo, mentre tutti i comuni della Valle hanno chiuso il bilancio in pareggio, così come i comuni piemontesi e lombardi, che si sono visti non riconoscere tutta una serie di servizi che avrebbero potuto fornire ai cittadini, se si fossero comportati diversamente.

Purtroppo siamo in una realtà dove bisogna ragionare in termini di Arcani e comportarsi di conseguenza.

Credo che, almeno per quanto ci riguarda, la realtà dovrebbe essere diversa, la spesa pubblica dovrebbe essere controllata diversamente. Tirarsi indietro quando non è proprio indispensabile credo non sia oltre tutto conveniente.

D'altra parte, la spesa della Regione non è una spesa eccedente il previsto perché è una spesa di competenza, in quanto prevista dal bilancio, ove le entrate e le uscite sono previste solo per competenza e quindi la Regione non è che spenda più di quanto fosse previsto a suo tempo.

L'iniziativa alternativa per superare questa situazione, prevede quella proposta del Presidente della Giunta, che ci va anche bene e che dovrebbe avere un significato anche provocatorio.

In Commissione avevo detto che, a questo punto, fare un'apertura di credito per finanziare la cassa per 120 o 300 miliardi, in teoria, da questo punto di vista sarebbe la stessa cosa, la cifra però sarebbe più "schioccante". Si potrebbero anche proporre delle iniziative che potrebbero avere un rilievo in campo nazionale.

Il Consigliere Mafrica ha rilanciato la proposta dei cortei, ma mi sembra che ormai i cortei siano talmente inflazionati che sono più le reazioni negative che quelle positive che essi provocano. Ormai si fa il corteo per qualunque cosa, ma la gente non è che sia sempre disposta a sopportare.

Sarebbe necessario promuovere una iniziativa di carattere legislativo che veda parificare la Regione Valle d'Aosta alla Sicilia, cioè prevedere che la regione riscuota direttamente le imposte e poi versi allo Stato quanto dovuto.

Se le informazioni sono esatte, la Sicilia, avendo i 10/10 delle imposte, li riscuote direttamente e completamente. D'altra parte io mi domanderei quale potrebbe essere la posizione della Regione se un'iniziativa popolare ipotizzasse un versamento soggettivo dei 7/10 alle casse della Regione e i 3/10 alle casse dello Stato. Non so se la Regione dovrebbe tenere questi soldi, se li dovrebbe dare allo Stato, oppure che cosa dovrebbe farne.

L'ultima proposta che farei, poiché la situazione in questo settore è analoga a quella di altri settori, è quella di promuovere, utilizzando persone che nel campo dell'informazione siano competenti, una campagna informativa a livello nazionale della realtà della Regione; questo non solo a proposito di questa legge, ma anche nel caso dei Parchi nazionali o nel campo nell'energia con l'istituzione dell'ENEL, in quanto c'è una conoscenza molto ridotta della realtà regionale da parte del sistema informativo italiano, dei grandi giornali, delle cosiddette persone di cultura, tanto che, a volte, si fa affidamento sul fatto che un Ministro venga a frequentare le montagne della Valle d'Aosta per poter parlare e chiacchierare con lui in modo più adeguato alla realtà dei problemi.

Questo non dovrebbe succedere, si dovrebbe poter parlare con un Ministro che non sia mai venuto in Valle d'Aosta così come con chi è sempre venuto, nella stessa maniera perché la conoscenza della realtà regionale dovrebbe essere identica in entrambi.

Con queste proposte, con queste considerazioni di ordine generale, noi riteniamo che il provvedimento debba essere votato, ma nello stesso tempo si debbano attuare anche altre iniziative che permettano l'applicazione concreta della legge di riparto in un quadro però di risanamento dell'economia nazionale.

PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Vicepresidente Faval; ne ha facoltà.

FAVAL - (UV): E' con molto interesse ma anche con un certo stupore, che ho ascoltato oggi i rappresentanti dell'opposizione.

In effetti, nel vano tentativo di trovare comunque, anche in un provvedimento come questo che stiamo esaminando, la possibilità di dire che la Giunta regionale non fa il proprio dovere, si sono arrampicati sugli specchi e quasi sono arrivati a fare degli apprezzamenti positivi circa il livello politico del paese.

Io mi vorrei rifare a quello che è stato l'invito, molto concreto e valido del Consigliere Nebbia, il quale ci dice, molto giustamente, che, rispetto a questo tipo di problema, sarebbe molto più opportuno che il Consiglio regionale esaminasse qual è la situazione nella quale ci troviamo. Qual è dunque la situazione?

In Parte il Consigliere Mafrica lo ha accennato: siamo in una situazione di grave necessità rispetto alla quale noi riteniamo sia indispensabile utilizzare gli strumenti che abbiamo a disposizione.

Il Consigliere Mafrica dice che questo provvedimento è un cedimento nei confronti del governo e non perché non sono state intraprese quelle iniziative e quelle azioni di carattere politico che avrebbero dovuto invece esserci: è arcinoto a tutti i Consiglieri regionali, ed anche ai parlamentari valdostani, quali sono stati i tentativi perpetrati dal Presidente della Giunta e da altri membri della Giunta stessa per ottenere che ci fosse dato il dovuto.

O forse il Consigliere Mafrica ritiene che quelle azioni politiche alle quali faceva allusione, senza averci detto di cosa si tratti dal suo punto di vista, debbano essere i cortei, le manifestazioni o altre cose di questo genere?

Noi rispondiamo senz'altro che se le azioni politiche alle quali accennava il Consigliere Mafrica sono queste, ebbene noi gli facciamo sapere che da buoni montanari a noi non piace la grancassa. Siamo abituati ad agire con serietà, con discrezione e pragmaticamente. Vedi Mafrica, da noi, nei nostri funerali, quando muoiono i nostri cari, non prezzoliamo delle donne vestite di nero perché vengano a piangere, non abbiamo l'abitudine ad un certo tipo di manifestazioni esteriori ed esteriorizzanti.

Siamo più seri, siamo più concreti e, verificata una certa situazione di impossibilità ad ottenere correttamente e con i canali e con le autorità preposte ciò che ci è dovuto, abbiamo dovuto utilizzare degli strumenti che certamente non ci piacciono.

Qui siamo di fronte ad una spirale perversa, derivante dal fatto che lo Stato non è in grado di darci ciò che lui stesso, tramite la legge che si è dato, si era impegnato a darci, e fa sì che con l'indebitamento al quale andiamo incontro per stato di necessità, perché obbligati, continuiamo a rifornire le banche che sono, anche a detta del Presidente della Confindustria, il male dell'economia italiana.

Il Presidente della Confindustria, Merloni, qualche tempo fa ha dichiarato che le banche guadagnano troppo: nel nostro caso è lo Stato che ci mette nelle condizioni di giungere a questo.

Rispetto al rimprovero, all'osservazione, alla critica del Consigliere Mafrica circa il fatto che non sono state fatte le spese di investimento, qualificanti e previste dal bilancio regionale, ebbene, io dico: "Mio caro Mafrica, ma con quali soldi, se non ce ne sono?"

Qui ci troviamo di fronte all'impossibilità di pagare gli stipendi. Allora, quali spese di investimento facciamo? Credo che di queste cose bisognerà tener conto, perché va bene la critica, ma mi ricordo che qualche tempo fa mi ero permesso di fare notare che, molto probabilmente, l'opposizione, visto che siamo in campagna elettorale e l'inverno prossimo è così vicino, quando cadranno le valanghe, dirà che le valanghe cadono e la colpa sarà della Giunta perché non ha provveduto a non farle cadere: non è possibile continuare a ragionare in questo modo.

Non è assolutamente pensabile che una critica da parte del PCI sia fondata su elementi di questo genere. Perché è pur vero - ed è senz'altro accettabile, fa parte del gioco politico del rapporto tra maggioranza ed opposizione - che l'opposizione venga a dire che certe spese non sono fatte bene, che preferirebbe che fossero fatte in altro modo, che si facessero investimenti in altri settori, ma, di fronte al fatto che i soldi non ci sono, mi pare un assurdo che si dica che è colpa della Giunta.

Siete stati voi - l'ha ricordato il Consigliere Mafrica - che vi siete preoccupati, ad un certo punto, della famosa ed annosa discussione relativa al nuovo riparto fiscale, di avere i 9/10 anziché i 7/10.

Questo che cosa significa? Che anche voi, se non altro all'epoca, adesso sembrerebbe meno, perlomeno da quanto è stato affermato, eravate d'accordo che alla Regione dovessero arrivare questi fondi.

Di fronte al fatto che non sono arrivati alla Regione neanche i 7/10 arretrati del 1981, voi ci dite che è colpa della Giunta. Se questo è il contributo critico dell'opposizione, io mi permetto di ripetere quanto ho detto la volta precedente: a me dispiace che il PCI - forza nei confronti della quale, comunque, continuo ad avere stima e che guardo con molta attenzione, perché ritengo essere una delle numerose forze sane di questo paese - si limiti a portare avanti della sterile polemica, non dà certamente il contributo che da questo partito ci si potrebbe aspettare.

Riguardo poi a quell'immagine onirica, utilizzata dal Consigliere Carlassare per inventare o per attribuire delle velleità monarchiche al Presidente della Giunta, quando parlando di Repubblica e dimenticandosi che della Repubblica componente fondamentale, essenziale è il governo, se vogliamo fare del nominalismo il discorso è un altro. Io direi al Consigliere Carlassare che, da un punto di vista ideologico, in questo momento, di fronte a questa situazione estremamente difficile - non ho l'abitudine di essere un tragico, non lo sono per mia natura - che certamente, per essere eufemistici, non possiamo che definire estremamente difficile, dove gli unici ad essere impuniti sembrano essere i mafiosi, i cutoliani o quelli della nuova famiglia, ripeto, dal punto di vista ideologico - e vorrei essere capito e ben interpretato - sarebbe opportuno iniziare una forma di contro risorgimento, e questo con tutto il rispetto per il PRI, qui rappresentato molto degnamente dal nostro collega De Grandis.

Cerchiamo di riottenere, di riappropriarci in una qualche misura di quella tensione morale che, perlomeno dal punto di vista teorico, ci è stata tramandata e che quel movimento cercava di portare nella penisola italiana.

Io direi che questo dovrebbe essere un impegno di tutti, però in questa direzione noi agiamo ed agiremo se fossimo disponibili all'assoluta lealtà e concretezza delle nostre azioni, cosa che non mi pare comunque di poter constatare e verificare in questo Consiglio regionale quando, ripeto, si vuole comunque attribuire per polemica alla Giunta regionale responsabilità non sue ed in particolare al Presidente della Giunta, il quale appartiene all'Union Valdôtaine, movimento che, avendo il grosso torto di rappresentare una grossa fetta, la maggioranza relativa, della popolazione valdostana, dà troppo fastidio al PCI, che vorrebbe trovarsi al suo posto.

Datevi da fare, ma certamente il modo in cui agite non credo possa soddisfare i valdostani e dare loro la convinzione di aumentare i suffragi che fin qui vi hanno dato.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Lustrissy ne ha facoltà.

LUSTRISSY - (DP): Ritengo che ormai sia nota la situazione della finanza pubblica nel nostro paese, pertanto ritengo superfluo prenderla nuovamente in considerazione, così come è già stato fatto dai colleghi che mi hanno preceduto; credo che serva a poco anche l'ironia in questo Consiglio per risolvere un così difficile problema come quello che ci troviamo di fronte in questo momento.

Credo che lo sforzo congiunto, collettivo dei Consiglieri debba essere rivolto alla ricerca di una soluzione a questo problema, che all'apparenza sembra essere senza via di uscita.

Non vorremmo che questo tipo di provvedimento, oggi proposto dalla Giunta, venga frainteso o venga inteso come una rinuncia a priori dei nostri diritti riconosciuti dalle leggi dello Stato; diritto ad un riparto di imposte, diritto a percepire le somme a certe scadenze, rispetto alle quali lo Stato si trova in una posizione debitoria della quale cerchiamo di chiederci i motivi, anche se la risposta a questa situazione è già stata in parte data. Stranamente ci troviamo di fronte ad un paradosso nella nostra Regione.

Tempo fa è stato detto che i cittadini della Valle d'Aosta sono i meno evasori tra gli evasori fiscali del nostro paese: in cambio, ci troviamo dallo Stato una risposta anche di questo tipo, un ringraziamento nei confronti dei cittadini valdostani che, a quanto risulta dalle statistiche, pagano regolarmente le imposte.

Per contro lo Stato, percependo le imposte e dovendone una certa quota alla Regione Valle d'Aosta, ha dei ritardi che, oltre un certo punto, non riusciamo più a giustificare.

Credo anche che a questo punto nessuno ha offerte delle ricette, delle soluzioni alternative rispetto al provvedimento proposto dalla Giunta. E allora, cosa facciamo? Abbiamo dei creditori che aspettano, delle spese correnti che devono essere soddisfatte, un bilancio di previsione che deve essere attuato perché, fino a prova contraria, le anticipazioni richieste, anche se nell'allegato e nella relazione non ne viene indicata la destinazione, possono avere l'anticipazione di cassa solo per soddisfare le esigenze del bilancio della Regione, bilancio che questo Consiglio ha approvato.

Quella parte di Consiglieri che hanno dato il voto favorevole al bilancio si sente in questo momento solidale con la proposta della Giunta di ricercare dei crediti per far fronte alle esigenze primarie della Regione, esigenze irrinunciabili.

Non vi sono alternative a questa situazione: lo Stato non paga e noi non rinunciamo ai nostri diritti, perché è chiaro che questa potrebbe essere un'arma a doppio taglio.

Al limite, se si volesse proprio essere pignoli, provvedendo ad un'anticipazione di cassa di tale importo, se ci sarà concessa, lo Stato potrebbe sentirsi autorizzato a rallentare ancora l'erogazione dei crediti nei confronti della Regione, però non credo che si arrivi ad assurdità di questo tipo.

Non credo neanche che si possa accusare la Regione di rinunciare ai propri diritti. Quello che noi vorremmo, come movimento regionalista, sarebbe un impegno da parte dei partiti che hanno delle rappresentanze nell'esecutivo nazionale e che fanno parte di questa maggioranza - credo che questo sia stato dichiarato.

Noi vorremmo anche un maggiore impegno per far sì che alle scadenze dovute, o perlomeno vicino alle scadenze dovute, alla Regione vengano corrisposte quelle somme di cui la Regione è creditrice nei confronti dello Stato.

Non vedo quale altra possibilità ci sia per la nostra Regione per ottenere dei crediti, se non attraverso il ricorso alle anticipazioni così come vengono proposte. Non è che possiamo richiedere un decreto di ingiunzione nei confronti dello Stato per la riscossione dei nostri crediti, questo non ci è concesso.

L'unica cosa che possiamo fare, tutti assieme, è uno sforzo congiunto, aldilà delle forme proposte, per ottenere la disponibilità dichiarata da parte di tutti coloro che hanno delle cospicue rappresentanze a livello di Parlamento e di esecutivo nazionale, la coscienza di queste responsabilità, e diano veramente una mano alla Giunta regionale, a questo Consiglio, affinché i crediti che abbiamo nei confronti dello Stato vengano soddisfatti nel più breve termine possibile.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Ricco; ne ha facoltà.

RICCO - (DC): Anzitutto dichiaro che il nostro gruppo voterà a favore del disegno di legge n. 426, che stiamo discutendo, in quanto lo riteniamo necessario a seguito delle difficoltà finanziarie non volute, né create dal governo centrale.

Il nostro paese, come tanti altri, sta attraversando tempi di crisi generale: crisi industriale, commerciale, agricola, infine anche crisi di liquidità finanziaria.

A comprovare la mancanza di liquidità finanziaria sta il fatto che il governo cerca affannosamente di collocare sul mercato i BOT, i CCT, fatto questo che dimostra come non sia questione di cattiva volontà verso la nostra Regione, ma di situazione generale negativa.

Amministrare in queste difficoltà non è facile. Direi che le difficoltà derivano maggiormente da fattori internazionali.

Il collega Carlassare diceva che il Ministro Andreatta interpreta le scelte del governo e che queste sono dannose per la Valle d'Aosta.

Quanto dice è in contrasto, mi pare, con quanto afferma il suo giornale, il n. 12 di "Nuova Sinistra", allorché leggo "non è vero che la Valle d'Aosta sia sfruttata dallo Stato italiano, è semmai vero il contrario".

"La Regione Valle d'Aosta è assistita dallo Stato italiano da cui riceve più denaro di quanto la popolazione valdostana non dia allo Stato stesso. Forse si potrebbe dire anche di più" - dice sempre il giornale - "e cioè che proprio la Regione che paga meno tasse allo Stato per esenzioni fiscali di cui gode su benzina, alcool e via di seguito, è quella che in proporzione ai suoi abitanti riceve dallo Stato più soldi."

Non voglio entrare nel merito, ho solo riportato un brano del giornale.

Potrei aggiungere che, tanto per integrare questo scritto, si potrebbe fare qualche cosa, vedi una più integrale applicazione dell'art. 12 della legge n. 690 del 1981, dove dice che la Regione collabora all'accertamento delle imposte e sui redditi dei soggetti con domicilio fiscale nel suo territorio e via di seguito.

Quindi, tanto per andare dietro a quello che scrive il giornale "Nuova Sinistra", il collega Mafrica dice, tra l'altro, che potevamo evitare questo disegno di legge chiamando in causa i due parlamentari.

Come qualcun altro ha accennato, ritengo sia impossibile che i nostri parlamentari non siano al corrente di questa situazione. I rappresentanti valdostani al Parlamento non devono essere sollecitati nello svolgere compiti di interesse della nostra collettività, anzi, ritengo che dovrebbero addirittura precorrere questi eventi.

Il collega De Grandis non dà colpa al Ministro Andreatta perché non invia le quote spettanti alla Valle d'Aosta, in quanto la situazione nostra è analoga a quella delle altre regioni italiane.

Ritengo che, per ovviare a questi inconvenienti, che potranno verificarsi anche negli anni a venire, potremmo percorrere una strada, anzi più strade.

Primo: esaminare la situazione e vedere se c'è la possibilità di fare modificare la legge nazionale sulla riscossione delle imposte dirette in modo che l'anticipo fatto dai cittadini, entro il 30 novembre, avvenga per esempio al 31 di ottobre o eventualmente anche prima. E'infatti una questione di liquidità temporanea.

Fino al mese di giugno/luglio non ci sono problemi nell'ambito nazionale.

Quando ci avviciniamo agli ultimi mesi dell'anno, il denaro scarseggia per poi affluire nuovamente, come voi sapete, presso ogni Tesoreria provinciale ai primi di novembre/dicembre: fin quando lo Stato non ha l'esatto importo delle imposte versate, non fa in tempo a dare ai suoi creditori - Enti locali, Regioni, Province - quanto loro spetta. Quindi questa potrebbe essere una via da percorrere.

Il collega Nebbia mi ha preceduto su un punto, cioè quello di esaminare la possibilità di fare modificare la legge di riparto 690, in modo che i tributi erariali spettanti alla Regione non vengano più versati dagli uffici riscotitori presso la Sezione di Tesoreria dello Stato, cioè la Banca d'Italia, ma vengano invece versati presso la nostra Tesoreria regionale: una volta tanto potremmo anche noi essere debitori nei confronti dello Stato.

I dati che riporta il disegno di legge sono, nel complesso esatti, anche perché si tratta, per quanto riguarda l'anno in corso, ancora di previsioni. Infatti, da dati che possono essere accertati, lo Stato dovrebbe alla Regione Valle d'Aosta un residuo di 122 miliardi e 504 milioni di lire per il 1981, oltre ad una cifra ipotizzabile di circa 10 miliardi per quanto riguarda l'art. 6 della legge che citavo, di riparto fiscale.

Per il 1982, invece, presumibilmente, si può dire di avanzare oltre 100 miliardi. Quindi, come vedete, si supera la cifra che emerge dalla relazione (228 miliardi di credito), che pertanto può essere più alto.

Con la cifra che andiamo ad impegnare non facciamo altro che, se speriamo di riuscire, spendere fondi dell'anno già decorso.

Mi auguro di non aver tediato troppo a lungo questo consesso e soprattutto di essere stato chiaro.

PRESIDENTE: La parola al Consigliere Pedrini; ne ha facoltà.

PEDRINI - (Indipendente - PLI): Due parole soltanto perché mi pare che il dibattito sia stato talmente lungo, largo e pieno di varie impostazioni che, arrivato alla fine, non credo ci sia molto altro da aggiungere.

Tengo solo a dichiarare che il mio gruppo prende atto di quanto è stato fatto.

Noi pensiamo che, in effetti, questa Giunta abbia cercato quelle strade cui accennavano altri gruppi politici presenti in questa sala e che evidentemente non vi potevano essere altre soluzioni a questo problema, al fine di non fermare quello che è il normale iter della vita finanziaria della Regione.

Pertanto, annuncio il voto favorevole del mio gruppo.

PRESIDENTE: Ci sono altri che intendono prendere la parola? Come primo intervento? Nessun altro collega intende prendere la parola?

Ha chiesto la parola per il secondo intervento il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA - (PCI): Devo rilevare che vengono deformate le posizioni nazionali del PCI, quindi non mi stupisce che siano cambiate sistematicamente anche quelle regionali.

A livello nazionale è passata una caricatura della proposta del compromesso storico, qui può passare una caricatura di quella che è la nostra posizione su questo argomento.

Noi non abbiamo detto - lo ripetiamo per la seconda volta, perché abbiamo fatto questo ragionamento già per la Cogne - che addebitiamo alla Giunta la responsabilità di non avere ottenuto i soldi. Abbiamo detto, chiaro e tondo, che la responsabilità è del governo e lo abbiamo precisato.

Abbiamo anche fatto il nome del Ministro per quanto alcune sue recenti affermazioni sulla necessità di incassare soldi che ci sono dovuti da altri Stati mi vadano a genio. E' stato fatto il riferimento preciso alla responsabilità del governo che non ha dato alla Regione Valle d'Aosta ciò che le spetta per legge dello Stato.

La responsabilità che attribuiamo alla Giunta è quella di avere scelto la strada che noi definiamo più semplice, una strada che per noi è, in questa fase perlomeno, senza avere esperito altri tentativi, un cedimento, una rinuncia.

Le proposte che abbiamo fatto sono state più di una. Abbiamo detto anzitutto che, per fare pressione politica sul governo si può, attraverso i parlamentari valdostani, togliere l'appoggio dei rappresentanti della Valle d'Aosta al governo stesso: questa è una pressione politica.

Possiamo comprendere che alle forze che li esprimono risulti una proposta che non va bene, però crediamo che abbia per molti cittadini valdostani un suo significato. Abbiamo proposto che, come fatto per il riparto, rappresentanze unitarie del Consiglio regionale si rechino a conferire con i Ministri responsabili, con i Presidenti dei due rami del Parlamento, con chi può intervenire per sbloccare questa situazione. In questo senso abbiamo preventivamente espresso la nostra disponibilità. Quindi, non abbiamo cambiato posizione rispetto ad allora.

Abbiamo detto, al momento della legge, che bisognava ottenere quanto spettava alla Regione dal punto di vista del principio, anche adesso che si tratta di fare entrare i denari nelle casse, siamo nella stessa posizione.

Esisteva anche una proposta, ventilata da ambienti della maggioranza, che avremmo voluto sentire.

Qualcuno aveva detto che il Ministro Andreatta non rispettava i suoi obblighi di Ministro, quindi che lo si denunciasse per omissione in atti d'ufficio. Questa è un'iniziativa che può anche essere presa; ci potrebbe essere una pressione politica e non escludiamo la possibilità di avere manifestazioni pubbliche in questo senso.

Ci sembra che la teoria del Consigliere Faval, secondo cui ai montanari non piacerebbero i cortei perché poco seri, sia una teoria inventata sul momento, dato che non corrisponde assolutamente alla realtà dei fatti.

Ricordo cortei di montanari, mi riferisco ad esempio alle manifestazioni degli abitanti del Parco, con molta gente, civilissima, che dimostrava che, quando è necessario, si può ricorrere a queste forme.

Ricordo inoltre che nell'ultimo sciopero, secondo noi imparando dal PCI, anche rappresentanti autorevoli dell'Union Valdôtaine, presenti in questo Consiglio, hanno partecipato al corteo con bandiere e striscioni.

Quindi non si può avere rispetto al corteo una doppia politica dicendo che non sta bene farli, solo quando non li si vuole fare. Il giudizio deve essere di tipo più articolato, diverso.

In quanto alle osservazioni fatte circa i funerali mi sembrano osservazioni piuttosto rozze, in quanto mi risulta che la civiltà greca è stata la prima ad utilizzare questi strumenti e credo che questa civiltà appartenga ad un popolo che non ha niente da invidiare ad altri.

Credo inoltre che il Consigliere Faval non sia rispettoso del popolo valdostano impostando facili commenti su abitudini di altri popoli. Se uno vuole avere il rispetto per le sue tradizioni, i suoi costumi, deve avere anzitutto il rispetto per le tradizioni e le abitudini altrui.

Per arrivare alla sostanza del provvedimento, rinnovando la nostra disponibilità a fare una battaglia che non sia una rinuncia a priori nei confronti del governo e del Ministro del Tesoro, noi diciamo che non ci è ancora chiaro, nonostante tutti gli interventi, perché si accende questa anticipazione di cassa di 120 miliardi, avendo già deciso di tagliare gli investimenti. Non è che mancavano i soldi per gli investimenti. Adesso, se si fa questa anticipazione, 120 miliardi possibili ci sono, però alcuni investimenti sono già stati tagliati a priori e questo per noi significa che si privilegiano spese che possono non essere così significative, che seguono una consolidata politica di spesa di questa amministrazione.

Pertanto questi sono i motivi per cui noi votiamo contro questo provvedimento.

PRESIDENTE: Il Consigliere Carlassare per il secondo intervento; ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Dem. Prol. - Nuova Sin.): In quest'aula si parla molte volte di serietà della necessità di essere sempre molto seri, di non fare dell'ironia, e tutto questo mi va bene.

Non mi pare però che l'apporto dato dal Presidente della Giunta a questo problema sia stato serio. Infatti non è serio prendersela con la Repubblica e poi dire che all'interno della Repubblica ci sta pure il Governo. Perché, a questo punto, io posso prendermela, rubando una battuta, con l'umanità e dire che all'interno dell'umanità ci sta la Repubblica italiana e ci sta pure il governo e ci sta Cutolo e ci stiamo anche noi, e anche Andrione ed anche Carlassare! Noi quindi ci stiamo tutti!

Ritengo quindi sia poco serio, perché affrontare seriamente questo problema significa fare un ragionamento sulla situazione reale che stiamo attraversando, che è una situazione di crisi, nessuno lo mette in dubbio.

Situazione di crisi che comporta scelte da parte delle forze sociali, da parte delle forze politiche, da parte del governo, da parte della Regione, da parte dell'amministrazione regionale e da parte delle forze politiche rappresentate all'interno dell'amministrazione regionale.

Quindi, non è serio prendersela con la Repubblica in senso lato, ma sarebbe molto serio fare una arginamento sulla base della situazione di crisi che c'è, che esiste, da cui derivano scelte fatte dal governo e concretizzate da certi Ministri, scelte che vanno messe in discussione. Si può pertanto essere d'accordo con le scelte di Andreatta in quanto lui fa una sua analisi, la discute all'interno del Consiglio dei Ministri, passano determinati provvedimenti e vengono sostenuti come necessità, non come sfizio.

Si può essere d'accordo, e mi va bene il Consigliere Ricco che sostiene in questo Consiglio le scelte fatte da Andreatta, su cui io non sono d'accordo. Mi va bene che le forze che sono della maggioranza di governo giustifichino l'operato del governo stesso, non mi va bene però che qui si venga a criticare l'operato del governo fino in fondo, senza essere conseguenti sul piano politico generale.

Noi dobbiamo discutere se le scelte, fatte a livello di governo, di tagliare in modo nettissimo i fondi che ci spettano di diritto siano scelte corrette o scelte obbligate, in quanto prive di alternativa, e dire se siamo o no d'accordo su questo: dobbiamo essere coerenti.

Personalmente non sono d'accordo sulle scelte fatte dal governo, perché ritengo che si privilegi tutta una serie di interventi a scapito delle esigenze delle amministrazioni periferiche e di tutta una serie di investimenti e che si penalizzino sul piano della riscossione fiscale i ceti popolari, i ceti meno abbienti.

Non c'è lo sforzo necessario per far pagare le tasse a tutti quelli che dovrebbero pagarle e pertanto non mi va bene il fatto che si prenda, in sede regionale, un provvedimento che finisce per essere un puntello a questa politica governativa, in quanto non apre una contraddizione tra gli interessi dell'amministrazione regionale e l'operato del governo.

Quindi, mi pare poco serio volersela prendere con tutto il mondo o con tutta la Repubblica senza identificare un preciso interlocutore nel governo, senza precisare, fare derivare delle posizioni coerenti rispetto alle critiche che vengono rivolte al comportamento del Governo, che è punitivo nei confronti dell'amministrazione regionale della Valle d'Aosta.

Di conseguenza, dichiaro che voterò contro questo provvedimento.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, non c'è nessun altro isoritto a parlare, nessuno chiede la parola?

Dichiaro chiusa la discussione generale.

La parola al Presidente della Giunta.

ANDRIONE - (UV): Anche se ho l'abitudine di essere breve, a parte alcune doverose risposte, ritengo non si possa non essere brevi in casi di questo genere. Anzitutto risponderò ad alcune piccole questioni tecniche sollevate.

Attualmente non esiste una precisa previsione di anticipazione di cassa. Lo Stato, come è già stato ricordato in maniera autorevole, fa la registrazione di cassa attraverso i Buoni Ordinari del Tesoro o i Conti Correnti del Tesoro, dopo il divorzio avvenuto con la Banca d'Italia da circa un anno e mezzo.

Questi titoli emessi dal Tesoro stesso sono remunerati in termini di tassi di interesse ai tassi che sfidano il confronto con qualsiasi altro tipo di investimento.

Ne conseguono, crisi della liquidità, enormi depositi in banca, banche che applicano dei tassi che in pratica arrivano al 30%, spese comprese, ma forse anche oltre il 30%. L'anticipazione di cassa viene fatta perché non è possibile rispondere differentemente ad un'esigenza. Mi sia permessa una piccola parentesi: qui si continua a confondere cassa e competenza dicendo, mi sia concesso, delle sciocchezze spaventose.

Preciso che è necessario che la cassa copra la competenza e che la copra aldilà di quella che è la competenza stretta, in quanto è possibile che la cassa rimanga scoperta anche nel mese di gennaio.

Giustamente il Consigliere De Grandis si preoccupava dell'estinzione di quello che è il debito di cassa. L'estinzione del debito di cassa avverrà attraverso il pagamento delle imposte anticipate, circa al 100% di quello che i cittadini italiani devono nel mese di novembre, ricreando quella liquidità che il Consigliere Ricco sa benissimo esistere nei primi mesi dell'anno, che quindi estingue i debiti dell'anno precedente, ricreando lo stesso meccanismo perverso per il seguito.

Se noi non avessimo una disponibilità di cassa, perlomeno rapportata alla previsione di spesa che va oltre il 31 dicembre (infatti gli stati di avanzamento, le spese correnti, vengono riportate naturalmente con una frequenza maggiore da ottobre a dicembre, al 31 dicembre c'è tutta la liquidazione del bilancio), se per caso, dicevo, dovesse essere ritardato un attimo l'accredito dei fondi statali prelevati su quei famosi versamenti di novembre, noi ci troveremmo in una situazione impossibile da sostenere e quindi facciamo un anticipo di cassa che è estinto a priori perché coperto in competenza da entrate sicure, da entrate fiscali. Sicure come entrate, non come valore di acquisto, perché qui si apre il triste discorso, cui Lustrissy ha fatto cenno, dell'inflazione, di chi paga e di chi riceve, che è un discorso molto lungo.

Quindi, venendo al succo del problema, cosa chiede l'amministrazione regionale sul piano finanziario?

Chiede di avere una disponibilità di cassa proporzionata alla competenza del bilancio 1982 in corso e del prevedibile bilancio 1983, competenza che a sua volta è stabilita in forza di leggi che determinano qual è il flusso finanziario della Regione.

Quindi, da questo punto di vista, qui la buca è chiusa, non ci sono scappatoie. Essendo la presente una situazione di crisi, non essendoci stati certi versamenti, avvengono le ben note distorsioni e non solo per la Regione, ma purtroppo in uno Stato generalizzato dove si devono ipotizzare differenti scenari con maggiori spese cosiddette sociali e con strette fiscali che riportino ordine nella finanza.

E' stata citata la Grecia in maniera molto opportuna, a questo proposito mi permetto di dire che "res publica" vuol dire solo "Stato" e solo una forma di Stato.

Noi non ci riconosciamo in questo Stato, non l'abbiamo mai negato, non è una novità, non sono cose inventate.

E' evidente che noi non cediamo nei confronti di quella che è la linea del PCI, il quale vorrebbe che noi l'assumessimo nei confronti di questo tipo di Stato.

Noi seguiamo la nostra linea per nostro conto, sia ben chiaro. E' semplicemente una riaffermazione di principio. Quindi "res publica" vuol dire una cosa, e quando uno parla di Repubblica, parla di quello, non parla di altro, non parla assolutamente del dialogo dei massimi sistemi, né di questioni che comprendono l'umanità, così come quando si parla di piano etico, si dice morale. Perché "etos" e "mores" sono esattamente la stessa cosa, una in greco e l'altra in latino, non sono cose trascendentali.

Qual è il problema che noi ci poniamo? Quello di essere capaci di assumere noi le nostre responsabilità, di assumere noi quelle che sono le competenze della Regione; in questo siamo di gran lunga inferiori, lo riconosciamo, ai vasti, prodigiosi partiti nazionali che invece pensano magari anche in maniera internazionale, mentre noi, in modo diverso, siamo ad un livello rozzo, locale, portiamo i sabots, parliamo di "busa" e di mucche, vogliamo unicamente dimostrare che siamo capaci di amministrare la nostra Regione.

Per fare questo tipo di ragionamento e per dimostrare che siamo capaci di amministrare questa Regione, dobbiamo dire sia data lode a Cesare, quando Cesare in questo caso è il Consigliere Nebbia che, malgrado il suo nome che significa piuttosto oscurità, ha immesso delle luci notevoli dicendo che è successo in questa Repubblica che comuni dispendiosi, allegri - vedasi Roma, Bologna -, abbiano visto ripagate dal contribuente italiano, a suon di migliaia di miliardi, le spese fatte, mentre chi non aveva speso è stato punito.

Il nostro prodigioso Consigliere Nebbia si è spinto oltre proponendo una vasta serie di reati pubblici.

Io non posso dire che moralmente sono vicino ad una posizione di questo genere, mi sembra però un po' difficile applicarla perché vedo male il contribuente che viene da me e dice: "Mario, qui ci sono i 7/10 delle imposte che devo, e affido alle tue preziose cure, mentre porto i 3/10 alla Banca d'Italia!" Questo non mi sembra il tipo di risposta che deve essere dato. Perché - e qui il dilemma è grave - o si agisce all'interno di un dato sistema giuridico e, di conseguenza, se ne accettano le imposizioni, oppure si parte con la dinamite. Non ci sono alternative, non ci sono possibilità di fare i furbetti.

La Costituzione italiana prevede certe garanzie, oppure le otteniamo con la forza: se qualcuno è capace di farlo, noi ci inchiniamo.

Non ci crediamo assolutamente perché sappiamo la strumentalità di certe posizioni, strumentalità che, mi sia permesso di dirlo, è perfino stupida in quanto è trasparente, perché si vorrebbe far fare ad altri, in particolare all'Union Valdôtaine, quello che non si ha il coraggio di assumere in proprio.

Noi a questi giochi non ci stiamo e facciamo la nostra politica in questa maniera, proponendo fatti reali, tangibili, che possono essere numerati e che possono rispondere nelle casse della Regione a dei fatti effettivi, come pagare paravalanghe, arginature, ecc.

Questo è un dato di fatto. Si dice, ma a questo punto voi distogliete soldi da spese di un certo livello, grosse scelte tipo autostrada, metanodotto, ecc., e le riportate su altre questioni!

Verissimo, ma per il metanodotto, da quanto è stato autorevolmente affermato - io non so se è vero - la convenzione potrà essere firmata non prima del febbraio del 1983.

E' cattiva amministrazione tenere congelati dei soldi che possiamo riportare nel bilancio '83, quindi spendiamoli adesso; non si vede perché dovranno invece inserire il paravalanghe di Rhêmes o un'altra spesa in un futuro esercizio.

Per quanto riguarda l'autostrada il 20 ottobre è convocata una riunione a Roma, ed io sarò presente, e sentiremo ciò che verrà detto.

Il Ministro dei Lavori Pubblici Nicolazzi verrà in Valle d'Aosta il 25 ottobre per giudicare certe situazioni: ieri mi ha confermato telefonicamente la sua venuta in quella data.

Questi sono i tempi ed i modi, pertanto, poiché non riusciremo mai a spendere quei soldi, previsti nella competenza dell'82, entro il 31 dicembre, non vale la pena di conservarli, salvo una somma di riserva.

Questo in funzione di quelle leggi di spesa che giustamente cercano di impedire l'accumulo di residui passivi, non controllabili.

A questo punto noi siamo d'accordo e quindi eliminiamo quello che non può essere speso nell'arco dell'anno.

E' stato fatto anche un accenno ai capitoli vuoti del bilancio dello Stato che ritengo siano più elastici di una fisarmonica, perché quando una legge finanziaria, dopo 7 mesi di discussioni, viene ridotta da 96 articoli a qualcosa come 8 articoli, è chiaro che i capitoli del bilancio risultano relativamente compressi.

Ci sono quindi grandi possibilità, c'è però una politica generale, quella che noi abbiamo cercato di impostare, distinguendo, che sia giusto o sbagliato, lo stato attuale della Costituzione della Repubblica italiana tra enti, come la Regione ed i Comuni, che sono parte integrante dello Stato, comunemente chiamato Repubblica (non voglio offendere nessuno, ma riprendo l'articolazione della suddetta secondo la terminologia della Costituzione) e enti come le banche di Stato di interesse nazionale, l'ENI, l'IRI, l'ENEL, che non hanno, a nostro avviso, sia ben chiaro, la stessa funzione.

Riteniamo sia più importante garantire l'esatta funzionalità di quegli enti che sono partecipi della cosa pubblica, perché rappresentanti del potere sovrano che appartiene al popolo, sempre secondo la Costituzione, che non quegli altri organismi, importantissimi, ma che non fanno parte di questo tipo di categoria, sempre distinzione del diritto costituzionale, non inventate oggi, ma discusse dai padri fondatori parecchi anni fa.

In questo senso, dunque, di fronte a questo fare di ogni erba un fascio, di fronte all'insensibilità dimostrata verso chi effettivamente in piccolo, come la Regione Autonoma Valle d'Aosta, o in grande, come la Regione Lombardia, impingua le casse dello Stato perché vi si pagano le stesse e non riceve indietro se non generose parole, in questo senso dicevo ci sembra indispensabile fare le distinzioni assolutamente dovute tra quella che è la nostra posizione e quella che è la gestione del bilancio dello Stato.

Certamente il bilancio dello Stato sarà retto in altra maniera, ci potranno essere opinioni qui rappresentate dal Consigliere De Grandis, le posizioni del Ministro De Michelis, qui rappresentate dal Consigliere Nebbia, quelle del Ministro Andreatta, qui rappresentate dal Consigliere Ricco, quelle di Berlinguer e di Cossutta, ma questo ci riguarda fino ad un certo punto.

Non facciamo un'affermazione partitica, facciamo un'affermazione di istituzione e come istituzione ci poniamo aldilà della divisione partitica, in una posizione differente.

Diciamo che noi abbiamo un diritto in quanto Regione e non in quanto somma di un PCI, di un PRI, di una DC e via dicendo.

In questo senso, ripeto quanto detto prima, perché forse è stato capito male: non riteniamo sia nostro dovere non spendere e rilevare, alla fine di una gestione, dei risparmi di bilancio, poiché non riteniamo che il tipo di gestione dello Stato sia tale da giustificare da parte nostra un comportamento di questo genere.

Scottati una, due, tre volte, noi riteniamo che sia opportuno che il bilancio di cassa della Regione corrisponda esattamente al bilancio di competenza. Questo significa spendere i soldi a cui abbiamo teoricamente diritto anche se poi giungono in ritardo, svalutati e con qualche decretino che aumenta di quattro punti la revisione dei prezzi, fatto magari dallo Spirito Santo, ma che significa poi, in concreto, al momento dei pagamenti, centinaia di milioni. Questi sono sempre fatti non contestabili.

In questo quadro è importante la possibilità di avere, lo ripeto per la seconda volta, un ricorso elastico ad una cassa che eroga in caso di necessità, perché evidentemente se introitassimo dei soldi questo risulterebbe immediatamente. Noi siamo in una specie di partita di giro con il nostro tesoriere: ricevo, vado in nero, come si dice, o estinguo se sono in rosso, non ricevo, tiro perché devo fare fronte comunque come Regione a quelli che sono gli obblighi della Regione e non ci sono santi che tengano, bisogna farlo. Poi, se invece la situazione dovesse peggiorare ancora, precipitare, ci sono i precedenti nella storia italiana di decreti che hanno diminuito del 12% per esempio tutti i salari, tutti gli stipendi.

A questo punto ne prenderemo atto, ma fino ad oggi noi rispondiamo del nostro bilancio che è una legge, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, che deve essere onorata almeno per quanto ci riguarda.

Se non è onorata per altre vie perché risulta impossibile controllare la spesa dello Stato, ebbene noi l'onoriamo attraverso canali che sono differenti e in questo non vedo assolutamente niente di eccezionale.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, passiamo all'esame dell'articolato.

Do lettura dell'art. 1:

Art. 1

La Giunta regionale è autorizzata a contrarre per l'esercizio 1982 anticipazioni di cassa con l'Istituto Tesoriere o altri Istituti di Credito a ciò autorizzati, fino alla concorrenza massima di lire 120 miliardi.

PRESIDENTE: C'è qualcuno che chiede la parola?

La parola al Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.

MAFRICA - (PCI): Per dichiarazione di voto.

Ribadisco il voto contrario del nostro gruppo sul disegno di legge e credo che il chiarimento politico, portato dal Presidente della Giunta, non abbia spostato di molto i termini del dibattito.

Ricordandoci di avere frequentato il liceo di Aosta, il Presidente della Giunta, ci ha rammentato che "res publica" significa cosa pubblica.

Non credo che sia l'unico in quest'aula ad avere frequentato il liceo classico di Aosta, ma non è questo il problema.

La sostanza politica del problema è che ancora una volta il Presidente della Giunta dice "noi" e qui non si capisce cosa significhi quel "noi non ci riconosciamo in questo Stato."

Io ribadisco quello che in altra occasione avevo avuto modo di dire: se il Presidente della Giunta dice "noi" intendendo l'Union Valdôtaine, afferma una cosa, mentre se dice "noi" riferendosi alla Giunta ne afferma un'altra.

Ritengo che in quel caso si riferisse all'Union Valdôtaine, quindi l'Union Valdôtaine non si riconosce in questo Stato, però si riconosce in questo Governo, perché il suo rappresentante in Parlamento appoggia questo Governo.

Noi invece ci riconosciamo nella Costituzione di questa Repubblica, mentre non ci riconosciamo per niente in questo governo, negli atti politici dei suoi Ministri che siamo pronti a contrastare dal punto di vista della lotta politica. Non siamo affatto convinti che i corni del dilemma siano o accettare rassegnati lo stato di cose esistenti o passare alla dinamite.

Secondo noi, esiste una via intermedia da seguire, della lotta politica e democratica, ed è quella che con le nostre valutazioni cerchiamo di fare.

In questo senso pensiamo che per giustificare, come si è fatto, come valutazione politica autonoma della Regione, l'andare a prelevare, pagandoci sopra degli interessi, delle somme che invece devono venirci per legge esistente, sia un cedimento se prima non si sono esperiti tutti i tentativi di lotta politica nei confronti del governo per fare venire alla Regione quanto le è dovuto.

Dichiaro quindi la nostra impostazione che ovviamente su questa linea siamo disponibili, mentre non possiamo esserlo su altre. Ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità.

PRESIDENTE: Metto in approvazione l'articolo 1 per alzata di mano.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti e votanti: 30; favorevoli: 23; contrari: 7

Il Consiglio approva.

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 2:

Art. 2

L'anticipazione è concessa unicamente a fronte delle quote di tributi erariali spettanti alla Regione, ai sensi della legge 26.11.1981, n. 690, iscritte nel bilancio di previsione per l'esercizio 1982, quali risultano dai gettiti dei tributi ripartibili presso i competenti uffici finanziari dello Stato.

PRESIDENTE: Qualcuno chiede la parola? Metto in votazione l'art. 2 per alzata di mano:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti e votanti: 30; favorevoli: 23; contrari: 7

Il Consiglio approva.

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 3:

Art. 3

L'onere derivante alla Regione dall'applicazione della presente legge, previsto in lire 6.000.000.000 per l'esercizio 1982, graverà sul capitolo 50350 del bilancio di previsione per l'anno 1982.

Alla copertura dell'onere di lire 6.000.000.000, si provvede, per l'esercizio 1982, mediante riduzione di pari importo dello stanziamento iscritto al capitolo 50150 "Fondo globale per il finanziamento di spese per ulteriori programmi di sviluppo (spese di investimento) del bilancio per l'esercizio 1982 ".

PRESIDENTE: Qualcuno chiede la parola? Metto in approvazione l'art. 3 per alzata di mano:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti e votanti: 30; favorevoli: 23; contrari: 7

Il Consiglio approva.

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 4:

Art. 4

Al bilancio di previsione della Regione per l'anno 1982 sono apportate le seguenti variazioni:

PARTE SPESA

Variazione in diminuzione:

Capitolo 50150 - Fondo globale per il finanziamento di spese per ulteriori programmi di sviluppo (Spese di investimento)

L. 6.000. 000. 000

Variazione in aumento:

Capitolo 50350 - Interessi passivi

L. 6. 000. 000. 000

Lo stanziamento di L. 12.500.000.000 iscritto al settore II - sviluppo economico - allegato 8 alla legge regionale 3.5.1982, n. 6, è conseguentemente ridotto a L. 6.500.000.000.

PRESIDENTE: Qualcuno chiede la parola? Metto in approvazione l'art. 4 per alzata di mano:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti e votanti: 30; favorevoli: 23; contrari: 7

Il Consiglio approva.

PRESIDENTE: Do lettura dell'art. 5:

Art. 5

La presente legge è dichiarata urgente ai sensi del terzo comma dell'articolo 31 dello Statuto speciale ed entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Valle d'Aosta.

PRESIDENTE: Qualcuno chiede la parola? Metto in approvazione l'art. 5 per alzata di mano:

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti e votanti: 30; maggioranza: 18; favorevoli: 23; contrari: 7

Il Consiglio approva.

PRESIDENTE: Ci sono dichiarazioni di voto prima della votazione segreta?

Si passa alla votazione segreta sul complesso della legge n. 426:

PRESIDENT: Résultat du vote relatif à l'objet inscrit à l'ordre du jour au n°1, il s'agit de la loi n° 426:

Présents et votants: 31; avis favorables: 23; avis contraires: 8

Le Conseil approuve.

PRESIDENTE: Il disegno di legge n. 426 è approvato Si passa alla trattazione dell'oggetto iscritto al n. 2 dell'ordine del giorno.