Oggetto del Consiglio n. 200 del 21 aprile 1982 - Resoconto
OGGETTO N. 200/VII - DISCUSSIONE GENERALE SUL DISEGNO DI LEGGE CONCERNENTE: "COSTITUZIONE DELLA SOCIETA' FINANZIARIA REGIONALE PER LO SVILUPPO ECONOMICO DELLA REGIONE VALLE D'AOSTA".
PRESIDENTE: Illustra il disegno di legge n. 356 l'Assessore alle Finanze Ramera; ne ha facoltà.
RAMERA - (D.C.): Sono trascorsi venti giorni dall'approvazione del bilancio di previsione 1982 e la Giunta propone nella seduta di oggi, all'esame del Consiglio, i primi provvedimenti legislativi previsti nel fondo globale, e precisamente la costituzione della Finanziaria e il decentramento ai Comuni. Questi due argomenti costituiscono, unitamente ad altri che prossimamente discuteremo, la parte qualificante del bilancio derivato dalla legge 690 e che abbiamo ritenuto di proporre alla vostra attenzione con immediatezza, non necessitando questi problemi di particolari trattative, come invece la superstrada, il quartiere Cogne, il metanodotto. Essi rivestono, purtuttavia, una particolare urgenza per intervenire adeguatamente nei vari settori economici della Regione che si trovano in una delicata situazione e che possono comportare, come si dice anche nella relazione, una diminuzione dei gettiti fiscali; inoltre servono a soddisfare le aspettative degli Enti Locali che da tempo reclamano maggior autonomia.
Affrontando l'oggetto della Finanziaria ricordo che, due anni or sono, in un Convegno organizzato su questo argomento dall'Associazione Industriali, un relatore chiuse il suo intervento con queste precise parole: "Non c'è più tempo di discutere su finanziaria sì, finanziaria no, ma solo su come questa finanziaria deve essere realizzata."
Pur con due anni di ritardo, giustificati dalla mancanza di liquidità, e tenendo conto di questa affermazione che ribadiva la validità dello strumento, come è in atto in quasi tutte le Regioni (ieri ho appreso che siamo la 16a Regione), e sensibili non solo al particolare momento economico attraversato dal Paese e dal mondo intero, ma altresì dalla necessità di promuovere uno sviluppo più razionale sull'intero territorio, in modo che tutta la comunità valdostana possa beneficiare dei conseguenti effetti economici, abbiamo esaminato le varie finanziarie sorte in Italia nell'ultimo ventennio, abbiamo contattato e discusso con i vari responsabili di queste strutture, per conoscere gli aspetti e gli influssi positivi o negativi sulle varie economie regionali.
Alla fine abbiamo ritenuto di portare all'esame di questo Consiglio regionale, per la sua approvazione, la legge che autorizza la Regione a costituire la Finanziaria regionale, ben consci della responsabilità che ci assumiamo, ma anche certi di creare uno strumento valido che consenta di concorrere allo sviluppo economico della nostra Regione e sulla cui validità si sono già espressi in modo positivo e con chiara volontà di partecipazione sia la Cassa di Risparmio di Torino sia l'Istituto San Paolo.
Venti giorni or sono, in sede di discussione di bilancio di previsione, esposi sommariamente le motivazioni che stanno alla base di questo provvedimento. In primo luogo la finanziaria deve essere intesa come centro imprenditoriale che promuove le attività industriali e, poiché la Regione ha, in questa materia, competenze assai limitate, con tale strumento si ha la possibilità di attuare una propria politica industriale senza incappare in possibili eccezioni di sconfinamento rispetto alle competenze assegnate, avvalendosi di qualificate esperienze umane nel settore specifico e meglio selezionando le scelte operative nel settore industriale e terziario che fino ad oggi non sempre si sono mostrate del tutto coerenti e efficienti.
In secondo luogo, la finanziaria deve essere intesa come strumento per intervenire nel campo delle infrastrutture e nell'assetto del territorio, con la possibilità di offrire agevolazioni a favore delle imprese industriali, commerciali, turistiche e, ad un certo livello, anche artigiane, attraverso la creazione e il potenziamento di aree attrezzate per i relativi insediamenti in conformità dei piani territoriali di sviluppo.
La finanziaria, infine, deve essere intesa come strumento promozionale di sviluppo, come mezzo per stimolare ed assistere, anche dal punto di vista finanziario, gli imprenditori, fornendo capitali di rischio per rapportare alle imprese operanti nel territorio partecipazioni in forma minoritaria allo scopo di offrire un temporaneo sostegno finanziario anche sotto forma di concessioni di garanzie di natura sussidiaria per ottenere crediti e mettendo a disposizione delle imprese anche le più recenti tecniche finanziarie quali, ad esempio, le svariate versioni del leasing.
La partecipazione minoritaria potrà così stimolare e orientare gli imprenditori in conformità della politica industriale e terziaria della Regione, facendo salva, tuttavia, l'imprenditorialità e il rischio dell'impresa. Ciò che dovrà essere possibilmente evitato, dicevo, è invece l'uso della finanziaria quale strumento di salvataggio per offrire capitali ad aziende ormai in crisi o decotte. Un aspetto questo che è stato tuttavia tenuto ben presente per i suoi riflessi sociali, sempre che si tratti di imprese recuperabili, con la previsione del fondo speciale di cui all'art. 5 della presente legge.
La legge infatti, e qui rimando i Consiglieri anche alla relazione scritta, prevede che la finanziaria operi su due direttrici ben precise: quella ordinaria e quella speciale. Abbiamo mutuato tale aspetto originale dall'esperienza di un'altra Regione, di una altra finanziaria, la Friulia, che si è trovata costretta, nel corso degli anni, a giungere a queste conclusioni per evidenti ragioni di maggior operatività, di prudente conduzione e per soddisfare quelle esigenze di urgente soluzione che si presentavano all'attenzione della Regione e che, proprio attraverso la finanziaria, aveva la possibilità di soddisfare.
Sono due direttrici che si rendono necessarie per una ottimale conduzione della finanziaria, in quanto, se non vi fossero queste precise distinzioni, apparirebbe evidente una contraddizione di fondo nella motivazione stessa che giustifica il sorgere della finanziaria. Da un lato, avremo la Società per Azioni che impone ai propri amministratori di commisurare le loro scelte alla conservazione e all'arricchimento del patrimonio sociale, e, dall'altro, l'Ente di promozione cui vengono, talvolta, richiesti interventi che possono esulare dall'interesse economico della società per attingere alla più ampia sfera dell'interesse sociale generale.
Da ciò deriva che l'istituzione della gestione speciale, con una apposita dotazione, verrà utilizzata su precise direttive della Giunta regionale per interventi determinati da particolari ed urgenti esigenze di carattere economico e sociale a favore di imprese operanti in difficili situazioni congiunturali nel territorio della Regione. In questo modo la Finaosta svolgerà, come dicevo prima, un duplice ruolo. In primo luogo l'attività ordinaria, cioè promozionale, di propulsione, di stimolo dello sviluppo delle imprese, che viene attuato con i mezzi di istituto e che deve mirare ad agevolare lo sviluppo indirettamente, creando quelle condizioni atte a far sì che i privati trovino conveniente orientare e localizzare le loro iniziative in armonia con gli obiettivi della politica regionale; direttamente, attraverso interventi atti a favorire il sorgere e l'espandersi di piccole imprese industriali e commerciali sul territorio e promuovendo, altresì, ricerche nei settori industriali in difficoltà per i quali ristrutturazioni tecniche aziendali potrebbero operare nuove prospettive.
L'attività straordinaria e speciale, invece, deve mirare al sostegno di aziende in critica situazione congiunturale e strutturale, mediante il fondo speciale che verrà amministrato dalla finanziaria come mandataria dell'Ente Regione e come fiduciaria per la sua gestione.
Non ritengo sia necessario soffermarsi ulteriormente sulle funzioni operative della finanziaria, chiaramente delineate nei singoli articoli della legge e dell'allegato Statuto, in quanto ben comprensibile a tutti e altresì chiariti dalla relazione che accompagna il documento. Mi corre l'obbligo, tuttavia, di sottolineare e di chiarire alcuni punti, emersi in Commissione con la partecipazione delle forze sociali, e sui quali, in quella sede, mi sono assunto la responsabilità di rispondere in nome della Giunta accogliendo gli emendamenti che saranno presentati, o che sono già stati presentati e formalizzati dalla stessa Commissione nel verbale trasmesso alla Presidenza del Consiglio.
Dirò, innanzi tutto, che sono dispiaciuto del fatto che le organizzazioni sindacali, pur con diverse motivazioni, abbiano rifiutato di partecipare con un proprio rappresentante alla gestione della Finaosta, perché avrebbero avuto modo in quella sede di portare un valido contributo di esperienza delle varie realtà produttive poste all'attenzione e all'intervento della finanziaria. Ho tuttavia compreso le loro perplessità e la loro rinuncia. Ritengo però di accogliere, e lo suggerisco naturalmente ai colleghi di Giunta e a chi domani avrà la responsabilità di condurre la finanziaria, una loro richiesta di consultazioni periodiche in presenza di interventi di particolare importanza.
Desidero altresì precisare, per quanto riguarda l'ultimo comma dell'articolo 2 dove si dice: "La società determina con deliberazione del Consiglio di Amministrazione, i parametri di identificazione delle piccole e medie industrie ecc." che gli interventi decisi, almeno così sarà suggerito, penso, dalla Giunta, dovranno essere deliberati per quelle aziende il cui numero di dipendenti non superi le 200 unità.
Ritengo doveroso, infine, ringraziare i colleghi della I Commissione per il lavoro svolto, sia come organo del Consiglio in proprio, che congiuntamente alle categorie economiche e alle organizzazioni sindacali, per esaminare e correggere un così delicato ed importante disegno di legge, così come va sottolineata la particolare attenzione cui il provvedimento è stato oggetto da parte della pubblica opinione e delle categorie interessate, anche giudizi, sia in positivo che in termini di perplessità, sono stati emessi forse con troppa precipitazione ed imprudenza e, se in buona fede, con troppa preoccupazione di parte.
Come ho già avuto modo di dire in un'intervista relativa al bilancio, ritengo che sarebbe inutile presunzione affermare che la finanziaria possa essere il rimedio che risolve tutti i mali emergenti oggi dalla difficile situazione in cui versano i vari settori economici della nostra Regione. Noi, tuttavia, crediamo che lo strumento possa essere valido per operare, insieme alla Regione, in modo più agile di quanto poteva essere fatto in passato con altri provvedimenti di intervento, con la conveniente prudenza e avvedutezza, nel vasto raggio d'azione che va dall'industria al terziario.
Contestiamo, pertanto, chi ha ritenuto di prevedere la finanziaria come un carrozzone politico; contestazione facile, perché proprio coloro che avanzano questa tesi, hanno dimostrato una evidente aspirazione a far parte del
Consiglio di Amministrazione della Società; così come respingiamo l'ipotesi che la finanziaria possa essere strumento elettorale, in quanto i tempi tecnici per la sua costituzione e per un primo avvio non saranno così brevi da consentire strumentalizzazioni di parte. ALtresì vorrei aggiungere che non sarebbe neppure cosa fattibile per la presenza, nel Consiglio di Amministrazione, di almeno un rappresentante della minoranza; per cui l'opposizione e l'intero Consiglio saranno continuamente informati sulla conduzione della Società e non dovranno, come accade da altre parti, dove si è negato l'ingresso della minoranza, attendere il rendiconto secondo quanto previsto dall'articolo 11 della legge.
Mi auguro, quindi, che il dibattito possa essere costruttivo e che consenta l'approvazione di questo disegno di legge che noi consideriamo sufficientemente buono e che vogliamo sia capito ed accettato, non solo da questa Assemblea, ma dalle categorie economiche e dai lavoratori, in modo che la finanziaria possa nascere ed operare nelle migliori condizioni per lo sviluppo economico della nostra Valle.
PRESIDENTE: Dopo la relazione dell'Assessore Ramera chiede la parola l'Assessore all'Industria, Commercio, Artigianato e Trasporti Chabod; ne ha facoltà.
CHABOD - (D.C.): Gli obiettivi della società finanziaria regionale sono sintetizzabili nell'incremento del reddito della collettività valdostana e nell'incremento dell'occupazione. Tali obiettivi devono essere raggiunti attraverso uno sviluppo armonico delle attività produttive della Regione, così come esso è configurato nel Piano regionale di sviluppo il quale dovrà costituire una guida per gli interventi della finanziaria.
Oggi, però, l'istituzione della finanziaria riveste un'importanza maggiore e più attuale in considerazione dello stato di crisi in cui si trova una parte importante dell'industria regionale, anche se tale crisi non ha ancora avuto effetti importanti nell'occupazione. Infatti, come risulta nei più recenti dati statistici dell'ISTAT, la Valle d'Aosta è collocata all'ultimo posto fra le Regioni italiane per la percentuale di disoccupazione, con misura del 2%, immediatamente preceduta dalla Provincia di Bolzano con 3,6%, rispetto alla media nazionale che è dell'8,4%.
Non mi dilungherò sul funzionamento e sulla struttura della finanziaria, ma mi limito a mettere in evidenza la esigenza che nel Consiglio di Amministrazione siano rappresentate le forze imprenditoriali della Regione.
Termino formulando l'auspicio che la finanziaria possa iniziare la propria attività al più presto e che possa operare con efficienza ed efficacia per lo sviluppo dell'economia e il bene della collettività regionale.
PRESIDENTE: Altri che intendono prendere la parola in sede di illustrazione? Allora, colleghi Consiglieri, è aperta la discussione generale.
L'Assessore Ramera ha annunciato degli emendamenti da parte della Commissione. Gli emendamenti sono stati presentati alla Presidenza e seno stati presentati come lavoro e iniziativa della I Commissione. Li distribuiamo. Il Presidente Martin intende illustrarli?
Distribuiamo gli emendamenti della I Commissione a cui ha fatto cenno l'Assessore Ramera; se nel corso della discussione dovessero essere illustrati, li illustrerà il Presidente della I Commissione, collega Martin.
E' aperta la discussione generale. Nessuno chiede la parola?
Perché non ci siano confusioni, gli emendamenti sono stati distribuiti prima su iniziativa dell'Assessore Borbey, e poi saranno distribuiti anche dalla Presidenza, che ha la competenza di svolgere questo ruolo.
L'emendamento che è stato distribuito prima, su iniziativa dell'Assessore Borbey, riguarda il disegno di legge n. 350, cioè "Finanziamento delle opere pubbliche nell'interesse degli Enti Locali". E' stato, direi, erroneamente distribuito in modo anticipato. Gli emendamenti che sono in discussione adesso sono quelli della I Commissione che sono stati distribuiti in questo momento.
C'è qualcuno che chiede la parola sul disegno di legge n. 356? Nessuno chiede la parola? Chiede la parola il Consigliere Minuzzo, che presenta alla presidenza una serie di emendamenti; credo che li vorrà illustrare. Nel frattempo saranno fotocopiati gli emendamenti che sono stati presentati dal Consigliere Minuzzo alla presidenza.
La parola al Consigliere Minuzzo; ne ha facoltà.
MINUZZO - (PSDI): Signor Presidente, mi riservo di illustrare gli emendamenti in un successivo intervento. Adesso, vorrei fare un discorso di carattere generale su questo disegno di legge che ha colto di sorpresa molti colleghi, perché, fino ad un paio di mesi or sono, della finanziaria non se ne parlava assolutamente, tant'è che, in data 2 settembre 1981, il collega Pedrini ha presentato la proposta di legge n. 311 concernente la EDILFIN Valle d'Aosta la quale non è stata presa assolutamente in considerazione, così almeno mi sembra.
Ritengo che questa proposta, presentata dal collega Pedrini, avesse tanta importanza quanta ne ha il progetto di legge che dovremmo discutere oggi, visto il grosso problema delle abitazioni, il grosso problema degli sfratti; la proposta avanzata dal collega Pedrini, infatti, andava incontro alle esigenze reali della popolazione valdostana che, ritengo, siano importanti tanto quanto quelle dei lavoratori che si trovano ad operare in aziende in crisi o in aziende decotte che questa finanziaria, nei suoi interventi straordinari, dovrebbe salvare.
Collega Pedrini, quello che conta è l'intenzione di fatto; poi, se si realizza o meno, pazienza. Mi sembra di aver colto la battuta dell'Assessore Ramera che dice: "Allora non c'erano i quattrini". Benissimo, però potevamo comunque discutere quella proposta e comunque esaminarla unitamente a questo disegno di legge che stiamo discutendo. Così, dopo tanto tempo che si discute di questa finanziaria, siamo arrivati al parto di questo disegno di legge che presenta dei grossi limiti, tant'è che io mi permetto di dire, visto che si è accennato alla la, alla 2a e si avrebbe la pretesa che questa dovrebbe essere una finanziaria della 3a generazione, che questa finanziaria sia un prototipo a cui, se dovesse funzionare per certi obiettivi, mi auguro che le altre Regioni italiane non si adeguino.
Io concordo con l'Assessore Ramera quando ha richiamato l'attenzione di alcuni esponenti politici, i quali dicono che questa finanziaria sarebbe un carrozzone. Infatti, un nostro collega, che ritengo preparato e molto ponderato nelle sue dichiarazioni, il 18 aprile 1980, esattamente due anni e 3 giorni fa, ebbe a dire: "Oggi però la situazione è notevolmente diversa. C'è l'esperienza di moltissime altre Regioni - riferendosi alla finanziaria - c'è la necessità di dare ordine ad iniziative che in Valle d'Aosta, pur in assenza di una finanziaria, sono comunque state assunte. Mi riferisco alla partecipazione azionaria della Regione nel caso di impianti a fune, e questa è un'attività tipica delle società finanziarie regionali; mi riferisco ai leasing immobiliari e alle azioni che sono state, come ha detto Tonino, un poco modificate e sono diventate semplicemente un'operazione di abbattimento di interesse.
Comunque hanno avuto anche loro una funzione, mi riferisco ai mutui che sono concessi nel settore edilizio e che rappresentano quindi un intervento finanziario diretto della Regione. Quindi, non è per l'assenza di una società finanziaria che la Regione non ha, in questi anni, operato nel settore tipico delle società finanziarie; ha operato, però, non dico in modo distorto, con moltissime difficoltà, senza chiarezza di idee e con dei risultati, a volte, in qualche caso, anche discutibili.
Innanzi tutto è mancato, ed era stato citato questa mattina da Morese, il collegamento indispensabile tra programmazione regionale e lo strumento di finanziamento, quale può essere, appunto, la finanziaria.
In altre Regioni la cooperazione regionale è avanzata. Ci sono degli indirizzi precisi; abbiamo sentito dal Presidente della Regione Piemonte che i suoi progetti sono specifici e particolari in certi settori, mentre in Valle d'Aosta la programmazione non esiste. Abbiamo discusso un progetto, uno schema, non saprei come chiamarlo diversamente, ma con nessuna conclusione pratica, con nessun indirizzo specifico assunto dal Consiglio regionale."
Ecco, colleghi Consiglieri, questo è quanto diceva il 18 aprile 1980 il collega Nebbia, quando l'Associazione Industriali Valdostani ha organizzato una tavola rotonda dal tema "Per un progetto di finanziaria regionale".
Ritengo che la situazione da allora non sia assolutamente cambiata; ritengo che, comunque, persista una non pro-programmazione da parte della Giunta regionale; ritengo che non ci siano assolutamente delle idee chiare in quella che dovrebbe essere la funzione di questa finanziaria, soprattutto perché questa finanziaria non viene ad operare con il supporto di leggi che danno indirizzi ben precisi.
Come possiamo noi pensare che questa finanziaria, così come è stata progettata, possa intervenire indiscriminatamente, così come meglio ritiene il Presidente o il Consiglio di Amministrazione? Qui si viene a dire che la rappresentanza del Consiglio regionale è qualificata in quanto c'è un esponente che dovrebbe rispecchiare la maggioranza e uno che dovrebbe rispecchiare l'opposizione: io ritengo che questi non siano elementi che possano dare garanzie di un certo tipo di attività che può essere svolta da questa Finanziaria, soprattutto perché c'è un ampio margine di discrezionalità.
Io non so se da parte della Giunta regionale, dalle forze componenti la Giunta regionale, è stato valutato attentamente questo disegno di legge, ma, a mio avviso, così come è stato formulato mi sembra che possa essere uno strumento che scavalca il Consiglio regionale, che scavalca lo stesso Governo regionale, per cui mi vengono in mente le parole dette dal collega Bordon, alcune sedute fa, quando ha detto: "Non possiamo più spendere dei quattrini per nuove industrie in Valle d'Aosta, perché giustamente dobbiamo salvare quelle che sono in crisi".
Gli interventi straordinari della finanziaria sono previsti con modalità molto discrezionali, senza nessun controllo: se c'è una azienda in crisi, questa finanziaria può intervenire senza un indirizzo preciso, né del Consiglio regionale, né della Giunta regionale; peraltro, potrebbe finanziare nuovi insediamenti. Mi sembra che lo stesso Consigliere Bordon della Democrazia Cristiana, alla quale appartiene l'Assessore alle Finanze che ha presentato questo disegno di legge, sia contrario a certe iniziative che questa finanziaria avrebbe la facoltà e la possibilità di intraprendere.
Io ho presentato alcuni emendamenti che, secondo me, (non sono emendamenti di ostruzione) hanno un significato ben preciso rispetto a tutto l'articolato della finanziaria, perché andrebbero incontro a quegli indirizzi di controllo che comunque il Consiglio e la Giunta regionali dovrebbero esplicare nei confronti di questa importante istituzione. Se tali emendamenti dovessero essere accettati, non dico andrebbero a stravolgere quello che è l'iniziale progetto di finanziaria, ma comunque potrebbero portare un contributo per rendere perfettibile un disegno di legge che, a nostro avviso, è quanto mai carente.
Questa finanziaria si trova a gestire più quattrini che non in un triennio i Comuni della Valle d'Aosta. Non so se saremo in grado di esaurire l'ordine del giorno per il quale è stato convocato questo Consiglio regionale straordinario e speciale (convocato apposta per questa finanziaria): non vedo che significato o che senso abbia questa richiesta di convocazione straordinaria, quando questo disegno avrebbe potuto essere iscritto all'ordine del giorno del prossimo Consiglio regionale e, quindi, avremmo avuto la possibilità di avere maggior spazio per la discussione in quanto la prossima adunanza è convocata per più giorni e non per un giorno solo come in questo caso.
Fatto questo inciso, ritorno a ripetere che questa istituzione si trova a gestire molti più quattrini che non i Comuni con il decentramento che la Regione intende dare ai Comuni nei prossimi tre anni. E questo sarebbe niente Il discorso di fondo è che questa finanziaria si trova ad operare, checché ne dica l'Assessore Ramera (ripeto gli emendamenti proposti, non li ho ancora visti: può essere che vadano incontro a queste mie osservazioni, per questo dico che questo è un primo intervento, successivamente mi riservo di intervenire per illustrare gli emendamenti che come partito abbiamo proposto) si trova a gestire tutti questi miliardi senza che vi sia nessun organo che effettui un controllo. Infatti, in un articolo di questa finanziaria, c'è scritto che il "bilancio della finanziaria viene presentato al Presidente della Giunta regionale", ma poi non sappiamo cosa venga fatto di questo bilancio. Il Presidente della Giunta regionale quando avrà il bilancio della finanziaria, cosa farà? Dirà: "Bravi, siete stati bravi, continuate così": non lo so! Se c'è l'obbligo di inviare questo documento alla presidenza del la Giunta, secondo noi, ci deve essere un controllo che possa incidere sugli indirizzi e sulla gestione di questa finanziaria.
Ecco, io ritengo che questo disegno di legge, presentato dalla Giunta, sia perfettibile, soprattutto perché, a mio avviso, è stato presentato con grande premura, con grande fretta, probabilmente senza che la problematica fosse stata approfondita più di tanto. Per cui io mi chiedo, e chiedo all'Assessore Ramera, alla Giunta tutta, se no ritengono sia il caso di rinviare l'esame di questo disegno di legge. Mi ha stupito il comportamento dell'Assessore Ramera, in questa occasione, quando, al momento dell'approvazione del bilancio regionale, ebbe a dire: "E' giusto che tutte le forze politiche intervengano con dei suggerimenti, che diano il loro contributo sul modo di spendere questi quattrini". Ritengo che in questo caso i 20 miliardi non li spendiamo noi direttamente, ma deleghiamo qualcuno a spenderli. E' come se dicessimo: "Ti diamo 20 miliardi, fai un po' tu quello che credi", senza sapere, comunque, chi possano essere questi personaggi e come vengono coinvolti in questo discorso.
Nella relazione dell'Assessore non mi è parso di capire o di leggere fra le righe chi possano essere gli eventuali partners dell'Amministrazione regionale in questa finanziaria, perché se da una parte diciamo che questa finanziaria deve avere la maggioranza, cioè la Regione deve partecipare in posizione di maggioranza, da nessuna parte c'è scritto che la Regione partecipa in esclusiva a questa finanziaria.
Chi sono gli eventuali partners? Gli Istituti di credito hanno accettato di far parte di questa operazione, vediamo che sono state incluse delle compagnie di assicurazione, ma non sappiamo se lo accettano o meno. C'è scritto anche che possono far parte di questa finanziaria gli Enti territoriali e non. Io qui confesso la mia ignoranza, ma mi piacerebbe sapere che cosa s'intende con questa definizione.
Quindi, sono tanti gli aspetti di questa finanziaria che, secondo me, al momento non vanno. Chiaramente, come tutti i disegni di legge possono essere perfettibili, anche questo provvedimento ritengo che possa esserlo e non vedo - e termino questo primo intervento - come non possa essere collegata al discorso di questa finanziaria la proposta di legge del collega Pedrini che certamente va incontro allo stesso modo alle esigenze della popolazione valdostana.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, non ho nessuno iscritto a parlare in sede di discussione generale. Sono stati distribuiti gli emendamenti annunciati dal Consigliere Minuzzo; ovviamente saranno discussi.
Si iscrive a parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.
CARLASSARE - (Democrazia Proletaria - Nuova Sinistra): Sul discorso della formalizzazione del rinvio della discussione, forse varrebbe la pena di incentrarsi brevemente. Alla fine del mio intervento, formalizzerò questa richiesta.
Il problema di fondo, a mio avviso, discutendo della finanziaria, è se riusciamo ad inquadrare, in qualche modo, qual è la massa di quattrini che si riuscirà a mettere in moto attraverso questa legge. Penso, infatti, che, al di là della notevole importanza che rivestono i 40 miliardi impegnati dalla Regione in tre anni per finanziare questa legge, sia necessario riuscire a quantificare gli interventi, perché con l'effetto moltiplicatore che si può avere attraverso le fideiussioni, attraverso i prestiti agevolati, attraverso vari altri meccanismi, si possono mettere in movimento, a mio modesto parere, centinaia e centinaia di miliardi.
A questo punto sarebbe necessario fare un minimo di riflessione su quella che pare essere la filosofia che guida questa Giunta, questa maggioranza, che è di rifiuto della programmazione e che teorizza che, se ormai di programmazione si deve parlare, è necessario parlare di programmazione a breve termine che di per sè può anche non voler dire niente, o può anche voler dire tutto. Programmazione a breve termine, infatti, può essere intesa come programmazione annuale, può essere intesa come programmazione semestrale, può essere intesa come programmazione decennale. Si rischia di creare uno strumento che di fatto può operare al di fuori di un preciso controllo dell'ente pubblico che non si è dato gli strumenti programmatori per poter controllare l'operato di questa nuova Società, con effetti che possono essere sconvolgenti nell'assetto sociale e territoriale della nostra Regione.
Io penso che questa sia la pecca più grossa di questa iniziativa, che piove sulla testa del Consiglio regionale senza un'approfondita discussione e senza un approfondito confronto con tutte le parti sociali. In particolar modo mi sembra molto grave che le organizzazioni sindacali non siano riuscite, anche probabilmente per mancanza di tempo, a dare un contributo un pochino più ampio che non quel paio di foglietti che racchiudono la loro posizione e penso che questo sia un frutto soprattutto del fatto che han dovuto discutere così al "brucio", sul momento, di un'iniziativa di questo genere, per cui sarebbe necessario quanto meno avere le idee un pochino chiare su come si intende agire per avere un assetto della società e del territorio valdostano, onde dare poi una più precisa direttiva su come si debba muovere una società che di fatto diventa una società per azioni privata fuori da un preciso controllo dell'Ente pubblico che potrebbe vincolarla attraverso delle precise indicazioni programmatiche che qui non ci sono. Questo mi sembra il discorso da farsi.
Ritengo che un altro elemento di grave pecca di questo disegno di legge sia quello che demanda al Consiglio di Amministrazione della finanziaria stessa la definizione dei propri interlocutori, la definizione della piccola e media azienda, aprendo in questo modo uno spazio enorme di discrezionalità a questo Consiglio di Amministrazione, senza che il Consiglio regionale, e a questo punto neanche la maggioranza, neanche il Governo regionale, possano invece stabilire un preciso limite agli interlocutori con cui questa finanziaria deve operare.
Io penso che questi siano i motivi di fondo che debbono indurci a far rinviare questa discussione. Io penso che dobbiamo riflettere anche sul fatto che se è vero che noi siamo la sedicesima regione italiana a formare questa finanziaria, è anche vero che questa finanziaria, come entità di denaro a disposizione, è una delle primissime in Italia, non solo correlando questo dato con la popolazione, ma proprio come massa di quattrini che ha a disposizione: la cosa può essere molto positiva, però bisogna rifletterci.
In effetti stiamo muovendo quantità tali di denaro, attraverso il bilancio regionale e attraverso strumenti come questo, che si rischia effettivamente di mettere in moto dei meccanismi che sfuggono totalmente dal controllo del Governo regionale e del Consiglio regionale che, a sua volta, deve controllare l'operato del Governo.
Basta fare alcune cifre: mi pare che, pur con la partecipazione di tutti gli enti privati, banche, istituti di credito e altri enti pubblici, la finanziaria piemontese abbia 20 miliardi a disposizione per 4.500.000 abitanti. La finanziaria valdostana, invece, finisce con l'avere 40 miliardi solo di partecipazione pubblica. Non sappiamo - mi riferisco a quanto detto da Minuzzo - se ci saranno altri che parteciperanno con propri capitali a rafforzare ulteriormente questa massa finanziaria per cui il problema, a mio avviso, è quello di avere le idee molto chiare da tradurre in leggi, da tradurre in una linea di comportamento dell'ente pubblico, onde evitare che questi investimenti finiscano con lo sconvolgere l'assetto economico e finanziario della Regione.
Per quanto riguarda il pericolo che questa massa di quattrini possa tradursi addirittura in un elenco negativo, vorrei solo fare un riferimento, che forse non c'entra niente, mi si potrà dire, ma che è sottolineato dai giornali e da prese di posizioni ufficiali: pare che uno degli elementi che ha scatenato tutto il fenomeno camorristico nel napoletano siano i 1.500 miliardi stanziati dallo Stato per la ricostruzione delle case distrutte dal terremoto. Si parla di 1.500 miliardi per 4 milioni di persone; qui possiamo disporre di una massa enorme di quattrini per molte meno persone. Ora il fenomeno camorristico non si presenta solo con le sparatorie o con i morti ammazzati, questo è solo l'elemento che fa notizia; ma il fenomeno camorristico si evidenzia anche dal punto di vista sociale attraverso la formazione di gruppi di potere che sono in grado di fare il bello e il cattivo tempo.
Un altro degli elementi che mi pare potrebbero essere quanto meno sottolineati con precisione nello Statuto e nella legge, è il problema delle incompatibilità. Qui siamo pochi, in Valle d'Aosta, e ritengo che sarebbe gravissimo che si verificasse il fenomeno (che riconduco a quanto detto prima) della operazione di un gruppo di potere che si articola ai vari livelli: potere economico, potere politico magari con le stesse persone, per cui io ritengo che sarebbe quanto meno necessario stabilire con molta precisione delle incompatibilità. Gli eletti alle varie istanze politiche della Regione, insomma, non dovrebbero far parte del Consiglio di Amministrazione di questa società, perché l'incrocio di questi due elementi di potere reale potrebbe dare vita alla formazione di un gruppo di superpotere, assolutamente incontrollabile, sia dalle istanze politiche regionali, sia dalle organizzazioni sociali.
Interverrò in seguito con una serie di emendamenti che presenterà appena mi verrà portato il testo dattiloscritto. Comunque, gli elementi politici generali, che mi vedono contrario a questo disegno di legge e non alle finanziarie in quanto tali, sono quelli che ho sottolineato prima.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Mafrica; ne ha facoltà.
MAFRICA - (PCI): La discussione di oggi riguarda uno strumento regionale importante che può migliorare la capacità di spesa della nostra Regione, che può migliorare la sua capacità di intervento nell'economia, oppure può peggiorarne e amplificarne i vizi, i difetti, le distorsioni.
La discussione, secondo noi - è il primo rilievo che facciamo - non è partita nel modo migliore, perché il dibattito è stato volutamente soffocato da parte della Giunta regionale. Non abbiamo capito per quale ragione si sia voluto fare un Consiglio straordinario, quando a sette giorni di distanza è convocato quello ordinario, e si sia così impedito alle forze sociali e alle stesse forze politiche di approfondire nel modo dovuto una discussione di questo rilievo. Non sappiamo se si temevano modifiche possibili all'impostazione proposta dalla Giunta regionale, non sappiamo se la Giunta regionale temeva scollamenti nella propria maggioranza. Fatto sta che venti giorni fa, quando si discuteva del bilancio, esistevano perplessità rispetto alla finanziaria in numerose forze politiche dalla maggioranza, a partire dalla principale, l'Union Valdôtaine, per arrivare ai Democratici Popolari e alla stessa Democrazia Cristiana.
Adesso il progetto, a 14 giorni dalla sua presentazione alla Commissione Affari Generali, è in discussione in sede di Consiglio. Le richieste fatte da parte delle forze sociali, di avere a disposizione tempi più lunghi, cioè circa 15 giorni di più, non sono state accolte; la stessa discussione nella Commissione Affari Generali è stata forzata e siamo oggi ad esaminare questo progetto di legge. Noi siamo dispiaciuti di questo modo di procedere perché, secondo noi, nessuno, e neanche noi, ha la possibilità di verificare e di confrontare con la dovuta serietà le diverse ipotesi possibili. Noi siamo riusciti, per quello che ci riguarda come gruppo, a verificare una delle ipotesi di costruzione della finanziaria che è quella della costruzione di una finanziaria di sviluppo.
Corre gruppo, ieri sera, abbiamo promosso una conferenza-dibattito con il Presidente della finanziaria piemontese, la FINPIEMONTE. E' stato un dibattito molto utile, però avremmo voluto, sia come gruppo comunista che come forza del Consiglio regionale, avere la possibilità di sentire anche altri esponenti di altre finanziarie che operano nel nostro Paese. Non ci sarebbe dispiaciuto sentire, ad esempio, i rappresentanti della Friulia, o i rappre sentanti della finanziaria emiliana; gli stessi sindacati mi pare si siano giustamente lamentati di essere stati sentiti all'ultimo momento dal Presidente della Giunta che, invece, su questo tema, aveva preso l'impegno di una consultazione preventiva.
Su questo punto, io credo di dover rilevare che la sensibilità, ma questa è un'opinione, della Giunta avrebbe dovuto già, prima che la Commissione Affari Generali invitasse le forze sociali, spingerla a sentire i sindacati di propria iniziativa. Il Presidente, invece, ritiene che dovevano essere i sindacati a richiedere la consultazione: è una questione di valutazione.
Io mi chiedo come mai ci sia stata tutta questa fretta, quando il progetto della FINAOSTA era, come struttura, già indicato in una relazione che la Giunta aveva commissionato nel 1979. La risposta, penso, la dobbiamo dare tutti assieme; a me sembra che il modo di procedere della Giunta sia stato frettoloso e abbastanza superficiale.
Probabilmente l'idea della finanziaria è venuta nel corso delle trattative con il partito socialista, è venuta nel corso della stesura del bilancio; si sono verificate rapidamente alcune esperienze, forse soltanto quella della Friulia, e si è preso come buono quel modello. La struttura della nostra finanziaria, sia nella legge istitutiva che nello Statuto, riprende il modello della Friulia, anche nei minimi particolari. Nella relazione introduttiva si dice che siamo gli ultimi in Italia a istituire una finanziaria; oggi l'Assessore dice che siamo i sedicesimi. Avremmo dovuto, proprio perché possiamo utilizzare l'esperienza altrui, raccogliere il meglio di tutto ciò che nelle diverse regioni è stato fatto.
Il giudizio che possiamo dare dopo questo esame, che anche per noi non è soddisfacente, perché è una questione di serietà del nostro gruppo, il nostro giudizio, per gli elementi di cui disponiamo, è che la FINAOSTA non è una finanziaria della terza generazione, ma nasce vecchia e superata. E' un giudizio che potrà essere modificato quando vedremo all'opera questa finanziaria, ma gli elementi di cui disponiamo finora, ci fanno dare questo giudizio.
E' un dibattito, quello in corso sulle finanziarie, che coinvolge le forze politiche e sociali, gli imprenditori e i sindacati, tutto il Paese.
Il dibattito, principalmente, si incentra su un punto: se le finanziarie devono avere carattere di finanziarie di sviluppo o se devono essere finanziarie di salvataggio. Le finanziarie di salvataggio, nella classificazione indicata negli articoli scritti su queste materie, sono quelle che perseguono, in modo più o meno esplicito, finalità di salvataggio di imprese in difficoltà, seguendo la falsariga di enti e istituti che già da tempo operano nel nostro Paese: gli esempi, in materia, non sono stati dei più produttivi, a cominciare dall'IRI per continuare con l'EFIM, l'EGAM, la GEPI.
Le finanziarie di sviluppo intendono seguire una strada diversa. Non vogliono essere strumento di salvataggio di imprese in difficoltà o decotte, ma vogliono essere strumenti della programmazione regionale, vogliono essere volano dello sviluppo economico, vogliono essere una molla per promuovere questo sviluppo. Rifiutano, queste finanziarie, di diventare una specie di ospedale per le aziende malate, ma hanno l'obiettivo di diventare dei centri in cui si catalizzano le energie e le forze produttive per un nuovo tipo di sviluppo.
Alla prima categoria, alla categoria delle finanziarie di salvataggio, secondo noi, appartiene la Friulia, appartiene, oltre alla Friulia, qualche altra finanziaria, ad esempio la finanziaria sarda, e anche finanziarie private, tipo la finanziaria piemontese.
Alla seconda categoria - l'esperienza che abbiamo avuto ci permette di dare questo giudizio - appartiene la FINPIEMONTE.
Tutto questo costituisce la materia di un dibattito che può anche continuare. Secondo noi, avremmo dovuto ispirarci più al modello delle finanziarie di sviluppo che non al modello delle finanziarie di salvataggio. La nostra, invece, a mio giudizio, rientra nella prima categoria, nonostante che nel testo della legge ci siano degli articoli che permettono delle aperture che potrebbero consentire anche un funzionamento diverso, ma per come è strutturata la legge il nostro giudizio è che queste aperture deluderanno le aspettative degli artigiani, degli albergatori, dei commercianti, degli operatori nei servizi.
Secondo noi, si andrà puramente e prevalentemente nella direzione dei salvataggi di imprese, per cui la prospettiva non è molto certa. Che sia di salvataggio, secondo noi, la FINAOSTA, è dimostrato dai seguenti fatti. Innanzi tutto si è fatta la scelta di avere due gestioni: una ordinaria e una speciale.
La gestione speciale è destinata a ristrutturazioni produttive o riconversioni - si dice nel testo della legge - "per soddisfare esigenze di carattere economico-sociale". Secondo noi, questo significa che lo spirito che informa tutta la parte relativa alla gestione speciale, è quello di intervenire in questa direzione. La stessa consistenza del fondo speciale ci fa pensare che questo sia il destino. Ci sono per il fondo speciale 10 miliardi, così come ci sono 10 miliardi per la gestione ordinaria.
C'è poi un ulteriore elemento nella parte della gestione ordinaria che ci fa temere questa sorte, ed è la possibilità di partecipazione minoritaria della FINAOSTA in imprese o aziende che abbiano la forma di società per azioni. All'articolo 7 della legge, forse per un lapsus involontario, oppure può essere questa proprio l'intenzione, si parla di recesso delle partecipazioni "dalle imprese assistite": c'è proprio scritto "dalle imprese assistite". Ora, è un termine, assistite, che può avere caratteristica ambigua, però, di per sè, può anche lasciare intendere che è proprio un'assistenza quale viene intesa nel modo più negativo.
Ora è chiaro, e questo lo diciamo soprattutto noi come gruppo comunista, che il problema dei salvataggio non si può eludere, non si può dimenticare; però si tratta di vedere se lo strumento più opportuno è quello del fondo speciale, è quello della finanziaria, oppure se non potevano essere studiati ed utilizzati strumenti differenti. Non abbiamo visto, per esempio, e non ci è ancora stato risposto, che cosa intende fare la Giunta rispetto ai Fondi di rotazione.
Qui ci sono due strumenti: la finanziaria e il fondo di rotazione che hanno finalità analoghe, che hanno fondi a disposizione rilevanti; quale coordinamento sarà stabilito tra l'intervento attuato con il fondo di rotazione e l'intervento attuato con la finanziaria per l'industria, per il turismo, l'agricoltura e, secondo le ultime intenzioni espresse nel corso della discussione di bilancio, anche per l'artigianato e per il commercio? Secondo noi si poteva procedere ad una revisione della legge per i fondi di rotazione. Questo poteva essere uno strumento, e può esserlo comunque, in parte ancora utilizzabile.
Si poteva procedere per il salvataggio delle imprese anche in modo diverso, cioè, invece che attraverso la finanziaria, con un provvedimento del tipo di quello assunto dalla Provincia di Trento che, con una legge speciale dell'aprile dell'81, la legge n. 4, ha stabilito provvedimenti organici per il settore industriale e per la salvaguardia e l'incremento dell'occupazione. Tra le direttive previste da questa legge ci sono alcuni aspetti interessanti. Le finalità della legge che ho citato sono le seguenti:
"1) stimolare la trasformazione, l'ammodernamento, lo sviluppo del sistema industriale per elevarne la capacità competitiva, particolarmente attraverso il miglioramento del livello tecnologico e per indurre attività di servizi per l'industria altamente specializzati, favorendo nel contempo adeguate innovazioni e razionalizzazioni nei processi produttivi e nell'organizzazione del lavoro;
2) incrementare lo sviluppo produttivo e l'occupazione industriale nelle aree insufficientemente sviluppate della Provincia;
3) accrescere la capacità dell'industria di assorbire manodopera femminile e lavoratori con elevato livello d'istruzione;
4) favorire le scelte degli imprenditori verso sistemi e settori produttivi a basso tasso di consumo energetico che presentino una diretta capacità di valorizzare e utilizzare le risorse locali o che consentano il recupero o il riutilizzo dei prodotti e dei materiali;
5) adottare politiche idonee a migliorare le condizioni di profittabilità e stimolare la ricapitalizzazione;
6) favorire il risanamento degli impianti e dei processi produttivi e la tutela della salute e della integrità fisica dei lavoratori nonché a fini ecologici."
Gli interventi previsti in questa legge vengono effettuati attraverso la adozione di un piano di politica industriale; il piano deve essere elaborato ed adottato in armonia con i criteri di attuazione delle direttive della programmazione per un periodo non superiore a 5 anni. Questo piano deve essere sottoposto e deve ricevere un parere entro un tempo determinato, da parte delle organizzazioni sindacali e da parte delle associazioni produttive.
Ho voluto citare queste cose per dire che in una Provincia che ha caratteristiche che possono essere avvicinate alla nostra, si è scelta una strada diversa dalla finanziaria per intervenire nei salvataggi. Noi, invece, con la proposta presentataci dalla Giunta, abbiamo inteso andare a elargizioni più facili, tagliando dei nodi che erano presenti con strumenti differenti, senza avere un programma di politica industriale e senza avere degli obiettivi di sviluppo precisati.
Si dice, e ne abbiamo discusso nella Commissione Affari Generali, che la partecipazione azionaria nelle imprese può essere considerata un fattore di sviluppo. Abbiamo numerosi esempi che dimostrano come questa partecipazione azionaria si sia rivelata uno strumento per intervenire a favore di aziende in crisi. Ci diceva ieri il prof. Cottino che l'esperienza della Friulia, a cui noi facciamo in qualche modo riferimento, dimostra che quando si procede agli investimenti è poi difficile disinvestire e che crescono, per una struttura finanziaria di questo tipo, le tentazioni ad intervenire, soprattutto in periodi di crisi. Ma mescolare lo sviluppo e il salvataggio, diceva il prof. Cottino, è una cosa difficile.
A noi sembra che questo disegno di legge vada proprio soltanto in direzione del salvataggio di imprese anziché in direzione dello sviluppo. Secondo il nostro gruppo, invece, è necessario privilegiare le finalità di sviluppo e tra queste finalità, senza inventare niente, ma riprendendo da altri esempi, si possono individuare il riequilibrio del territorio, la formazione di aree attrezzate per l'industria, e non solo per l'industria, ma anche per l'artigianato e per il commercio, il leasing immobiliare, con possibilità di intervento nei centri storici, la predisposizione di interventi infrastrutturali per la rete dei trasporti, lo studio di servizi per la commercializzazione, per la ricerca di mercato, per l'assistenza finanziaria, per l'innovazione tecnologica, per la ricerca, per il disinquinamento, per il risparmio energetico.
Il problema che secondo noi deve essere affrontato non è quello di intervenire, diciamo principalmente, per salvaguardare delle aziende in difficoltà, ma che forse non sono più recuperabili, ma è quello di salvare l'occupazione, non l'azienda. Questo è il problema. Per salvare l'occupazione occorre creare dei servizi, occorre creare una rete intorno alle imprese, occorre creare delle condizioni che siano favorevoli allo sviluppo delle imprese stesse.
Ecco perché abbiamo presentato una serie di emendamenti che tende a questi fini. Innanzi tutto pensiamo che debba essere introdotto nella finanziaria il criterio dell'economicità della gestione: questo può essere un punto che salvaguarda il destino di questa struttura; in secondo luogo noi proponiamo di eliminare il fondo speciale per riunire invece in un'unica gestione tutte le attività della finanziaria, portando quindi a 20 miliardi il capitale della gestione cosiddetta ordinaria.
Siamo, inoltre, favorevoli ad escludere le partecipazioni azionarie in aziende che non svolgano attività legate all'oggetto sociale della finanziaria: quindi noi proponiamo di escludere la partecipazione in imprese o in aziende che sono produttrici di beni o servizi qualunque, ma prevediamo che si possa partecipare in società o consorzi che operino con finalità di sviluppo, quali quelle che ho citato prima: le attrezzature viarie, la predisposizione di servizi.
Infine, proponiamo che non sia la Giunta regionale a nominare il maggior numero dei componenti del Consiglio di Amministrazione, ma proponiamo che sia invece il Consiglio regionale. Non troviamo nessuna ragione valida perché debba essere la Giunta a fare questa scelta; pensiamo invece che alla Giunta si possa riservare la nomina del Presidente e che tocchi, invece, al Consiglio regionale, soprattutto ad un anno dalle elezioni (come si era fatto osservare in occasione della discussione del bilancio) scegliere coloro che dovranno gestire una struttura che amministra una quantità rilevante di miliardi.
Se vogliamo che questa struttura abbia una capacità di gestione il più possibile efficace, pensiamo che sia opportuno distinguere le cose, eliminando la confusione di ruoli per cui pensiamo che non sia opportuna la presenza di Consigliere regionali nel Consiglio di Amministrazione. Pensiamo che sia opportuna la nomina dei rappresentanti nella finanziaria da parte del Consiglio, perché questi resteranno in carica tre anni, mentre la Giunta rimarrà in carica ancora un anno; pensiamo, quindi, che il Consiglio sia la sede da cui devono partire le indicazioni e non la Giunta regionale.
Valuteremo in modo definitivo la nostra posizione, anche alla luce del dibattito che si svilupperà, perché, come ho rilevato, la discussione non è se si è o meno favorevoli alla finanzia, ma si incentra su come mettere in piedi una finanziaria.
PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Martin; ne ha facoltà.
MARTIN - (UVP): Ci troviamo oggi a discutere sul provvedimento legislativo presentato dalla Giunta regionale riguardante la costituzione della Società finanziaria regionale per lo sviluppo economico della Regione Valle d'Aosta. Ricorderò che, tra le varie iniziative intraprese, la Giunta regionale nel 1979, con la fattiva collaborazione dell'allora Assessore alle Finanze Fillietroz, incaricò il Dr. Giorgio Bettini di redigere uno studio concernente la costituzione della finanziaria regionale della Valle d'Aosta che servì, suppongo, per redigere il progetto che trattiamo oggi. Evidentemente l'approvazione della legge 690 da un lato e il perdurare della crisi economica dall'altro, soprattutto nel settore industriale, imponevano la ricerca di un'idonea soluzione che favorisce la ripresa industriale, la sua riconversione in certi settori e l'impiego più razionale e più produttivo del denaro pubblico per favorirne il rilancio.
E', infatti, evidente che uno dei problemi maggiori delle imprese, in questo momento, sia legato all'eccessivo costo del denaro che non favorisce certamente l'espandersi delle attività della piccola e media impresa. Il mezzo per superare questo ostacolo è stato individuato nella costituzione della finanziaria regionale che, in ordine di tempo, è forse una delle ultime nate. Questo fatto non dovrebbe costituire un handicap, bensì un vantaggio, in quanto, in tal modo, sarà possibile non ripetere esperienze che altrove si sono dimostrate errate.
Gli interventi della finanziaria dovranno essere, naturalmente, inquadrati ed indirizzati verso un armonico piano di sviluppo, se non si vorrà continuare ad intervenire in imprese perennemente in crisi. La finanziaria dovrà, al contrario, superare questo che fino ad oggi è stato un limite della Regione, assicurando al tempo stesso un controllo più efficace degli investimenti e delle iniziative intraprese. Non sarà, questo, certamente un problema di facile soluzione, e non è escluso che l'articolato della legge non possa, nel tempo, e con la sua pratica attuazione, presentare la necessità di un'eventuale modifica.
Riteniamo che siano strumenti, questi, che vanno perfezionati a mano a mano che si presentano problemi particolari e al momento non facilmente prevedibili. Trattandosi di un istituto di estrema importanza per il mondo economico valdostano, in qualità di Presidente della I Commissione permanente, e in accordo con i colleghi della stessa Commissione, ho ritenuto opportuno convocare le parti sociali interessate al problema, per un esame congiunto del disegno di legge allo scopo di raccogliere i pareri delle parti interessate tendenti al miglioramento dell'articolato di legge.
Le riunioni alle quali sono intervenute l'Associazione industriali, l'Associazione commercianti, l'Associazione degli artigiani, l'Associazione degli albergatori, l'Associazione degli impianti a fune ed i sindacati, sono avvenute il 15 ed il 20 aprile. In questa sede, nel corso di ampi ed approfonditi dibattiti, sono stati forniti, seppure con sfumature e motivazioni diverse, pareri sostanzialmente favorevoli alla costituzione della finanziaria regionale, e sono stati presentati dalle categorie interessate suggerimenti e richieste di modifica dell'articolato.
La Commissione Affari Generali li ha attentamente valutati ed, infine, ha ritenuto opportuno presentare gli emendamenti che sono già stati distribuiti ai colleghi Consiglieri. Alcuni di questi emendamenti, in parte, sono sostitutivi degli emendamenti presentati dal collega Minuzzo, ma evidentemente, non essendo un rappresentante della Commissione e non avendo quindi seguito i lavori, non poteva sapere che la Commissione avrebbe presentato questi emendamenti.
All'articolo 1, in particolare, si è voluto aggiungere tra i soci della finanziaria, oltre alle compagnie di assicurazione e le aziende di credito, anche i consorzi di imprese legalmente costituiti.
All'articolo 2 si è aggiunta una sola parola, al secondo comma, quando si parla di "imprese di medie e piccole dimensioni con sede" abbiamo aggiunto il sostantivo "legale", in quanto riteniamo che queste imprese debbano avere sede legale in Valle d'Aosta.
All'articolo 11, proprio per sopperire ad una mancanza, ad una critica che è venuta dal Consigliere Minuzzo, il quale lamenta che il Consigliere Regionale non potrebbe controllare il
bilancio della società finanziaria, si è voluto aggiungere alle ultime parole del primo comma "il bilancio (omissis) deve essere presentato al Presidente della Giunta regionale entro trenta giorni dall'approvazione dell'assemblea e dallo stesso comunicato al Consiglio regionale".
Infine, all'articolo 12, su richiesta delle forze sindacali, è stata soppressa la riserva di un posto nel Consiglio di Amministrazione ad un rappresentante delle organizzazioni dei lavoratori. Questo è quanto la Commissione ha pensato di proporre al Consiglio.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Lustrissy; ne ha facoltà.
LUSTRISSY - (DP): L'esigenza di avere a disposizione uno strumento di incentivazione per le imprese e le attività economiche non è nata con la presentazione di questo bilancio, ma è stata presente a questo Consiglio da molti anni a questa parte.
Si discuteva, e si è continuato a discutere per molti anni, sulle modalità più efficaci di intervento dell'Amministrazione regionale nel settore economico, e una prima soluzione era stata individuata, per esempio, nel 1973 quando, verificando alcune situazioni già in atto di finanziarie già costituite, e nutrendo ancora dei dubbi sull'efficacia di tale strumento, fu scelta la via dei fondi di rotazione.
Tali fondi di rotazione erano destinati, proprio in rapporto anche alle esigenze di sviluppo economico sociale della Regione, a soddisfare esigenze sia di natura imprenditoriale che di natura economico-sociale, quali sono gli interventi per l'agricoltura, gli interventi per l'abitazione e gli interventi nel settore dell'industria. E' chiaro che gli interventi o gli strumenti che l'ente pubblico pone in essere per realizzare in concreto le sue attività, possono essere enti diretti o svolti da enti strumentali che, assieme all'ente regione concorrono alla realizzazione di certi obiettivi.
E' chiaro che un dialogo di questo tipo dovrebbe avere, come presupposto costante, un discorso di programmazione con tutti i limiti che abbiamo già indicato, e che non sto a richiamare in sede di discussione del bilancio, per cui oggi c'è una tendenza, più o meno generalizzata, di ricorso a programmi più limitati, a progetti obiettivi, più che a discorsi di programmazione globale degli interventi.
Ancora oggi, l'abbiamo detto nel corso della discussione del bilancio, la proposta dell'istituzione di una finanziaria regionale può creare dei dubbi, delle perplessità. Abbiamo anche detto, però, che dipenderà dal modo e dagli strumenti mediante i quali si realizzeranno certi interventi. Cioè la nostra valutazione sarà basata sulle proposte concrete per realizzare queste proposte di bilancio.
Certo che noi dobbiamo badare ai risultati sin qui conseguiti dalle attuali esperienze di finanziarie regionali, tenendo conto soprattutto della varietà delle singole zone di intervento, della varietà delle singole situazioni concrete, territoriali, regionali, e della varietà anche dei compiti istituzionali dei singoli enti, siano essi Regioni a statuto ordinario o Regioni a Statuto speciale che hanno delle competenze, ben più profonde e ben diverse rispetto alle prime.
Se noi dovessimo solo badare alle perplessità non faremmo un passo avanti per la soluzione dei problemi sul tappeto. Le perplessità non sono poche: abbiamo avuto delle situazioni patologiche che ancora oggi sono presenti a tutti coloro che si occupano di questi problemi; per esempio, abbiamo la esperienza siciliana dalla SOFIS che era stata impostata come società per azioni e che poi, dopo alcuni anni di attività, l'ente regionale ha ritenuto opportuno modificare nella struttura, cioè la società per azioni è stata sostituita con l'ente pubblico, l'ESPI, che è l'Ente Siciliano per la Promozione Industriale.
Dopo verifiche legislative continue, si è arrivati ad un interventismo pubblico di tipo diretto, per cui abbandonando il settore di intervento costituito da una società autonoma privata, qual è quella della S.p.A., si è ricorsi ad un altro tipo di intervento. Certo che se si badasse solo a queste situazioni non ci sarebbe un grande entusiasmo per la creazione di questi strumenti di intervento, non tanto per la difficoltà di manovra e di indirizzo da parte della Regione, quanto per dati obiettivi e concreti che qui vengono un po' da tutti lamentati, e dalla maggioranza e dalle forze di opposizione, perché ancora non siamo stati in grado di definire compiutamente un minimo di programmazione compatibile con le esigenze di questa tumultuosa economia dei nostri tempi.
Qualsiasi piano di programmazione, lo ricordava prima l'Assessore Ramera, viene sconvolto in breve tempo da situazioni nazionali e internazionali che impediscono, di fatto, il raggiungimento di certi obiettivi. Dall'altro lato, c'è anche un dato costante che è costituito dall'offerta di denaro pubblico attraverso la formula della partecipazione azionaria: tale offerta non ha avuto il successo sperato dove è stato posto in essere, proprio perché le destinatarie, le piccole e medie imprese, si sono subito dimostrate diffidenti per un motivo semplicissimo, cioè per le difficoltà di convivenza tra capitale pubblico e capitale privato.
Questa è una constatazione data per scontata e che tutti conosciamo. Ciò ha portato anche queste finanziarie di prima o ventottesima generazione, come si usa oggi chiamarle, a modificare la propria attività nel corso della loro esistenza, individuando modi diversi di intervento proprio per quella dinamica che il settore esige. Le leggi che si fanno in questo settore non hanno quella forma di staticità che caratterizza le leggi che disciplinano altre materie. Siamo in presenza di una evoluzione dinamica della legislazione che è costretta a seguire le necessità concrete di intervento del momento. E' stato citato anche ieri, a mo' di esempio, come un fiore all'occhiello della Friulia da parte del Prof. Cottino, l'operazione cosiddetta del leasing immobiliare, anche questo rivolto alle esigenze della piccola impresa. E' una nuova attività di intervento, per lo più utilizzata da finanziarie private, che si sta incuneando anche nell'attività delle finanziarie pubbliche, tant'è che anche la FINPIEMONTE ha dedicato a questo tipo di operazione una certa attenzione.
Il dubbio è anche questo, sempre in rapporto alle esigenze di queste piccole e medie imprese tanto fantomatiche da definire e cioè che l'ossatura di queste aziende è abbastanza fragile per sopportare l'innesto di un corpo estraneo e, soprattutto, anche perché vi sono difficoltà di tipo concettuale verso gli interventi della Pubblica Amministrazione che impongono determinati rituali stabiliti dall'ordinamento amministrativo a cui si deve soggiacere il più delle volte: parlo soprattutto di interventi diretti, che sono spesso di impedimento alla realizzazione di interventi pronti e immediati per l'attuazione, per esempio, dei salvataggi delle imprese.
Salvataggio, tra l'altro, non è nemmeno la parola adatta. Il salvataggio, infatti, presuppone a monte tutto un altro tipo di discorso, anche sul concetto di utilità economico-sociale, aspetto, questo, che la legge ha preso in considerazione; dall'esperienza fatta, però, è descritta in una relazione pubblicata a cura dell'ISGRE, Istituto di Studi Giuridici della Regione del Friuli-Venezia Giulia, mi pare si debbano nutrire non poche perplessità su questo tipo di intervento.
Dall'altro lato, abbiamo una situazione abbastanza nuova e cioè, che lo strumento è di gradimento alle società più evolute sul piano dell'organizzazione; per esempio la Confindustria ha dato dei giudizi positivi sulle attività delle finanziarie regionali perché, attraverso il discorso diretto con le regioni, meglio si riescono a realizzare certi interventi che non attraverso le complicate e macchinose leggi statali che portano a lunghi ritardi e a complicazioni a non finire. Basti pensare alla progettazione degli appalti: da quando viene proposto l'intervento passano uno o due anni, durante i quali le situazioni cambiano radicalmente, l'impresa che è in amministrazione straordinaria, o sta per iniziare la china della dissoluzione, difficilmente riesce ad arrestare la crisi.
Detto questo, riteniamo, però, che sia corretto destinare da parte della Regione una parte delle proprie entrate finanziarie alla promozione e allo sviluppo delle attività economiche, all'assistenza alle imprese, sia finanziaria sia di tipo fideiussorio, compreso il recupero produttivo delle stesse, quando la situazione economico-sociale della zona lo imponga. E' chiaro che una legge contiene delle proposizioni di principio. La realizzazione pratica di tali proposizioni è affidata agli uomini che gestiranno questi interventi, nella capacità operativa dello strumento, perché non si potrà certo dire con legge, come non si può definire con legge, qual è la piccola e media impresa, oppure quale sia la situazione economico-sociale che imponga l'intervento dell'Amministrazione pubblica in materia di salvataggio delle imprese.
Il Prof. Cottino, nel 1979, scriveva un articolo sulla rivista "Regioni" a proposito delle finanziarie regionali, per quanto riguarda i salvataggi, in questi termini: "Non ospedali o cliniche di lusso della imprenditorialità privata, ma strumenti ed elementi di catalizzazione del sistema delle imprese ai fini di un suo supporto ed ampliamento in chiave fisiologica". Mi pare che questa sia la chiave di lettura della proposta, anche se per altri versi il Prof. Cottino è un tenace assertore della teoria più liberale che è avanzata sul piano marxista del non salvataggio delle imprese fisiologicamente decotte: cioè non cliniche di lusso, ma interventi di altro tipo a a sostegno dell'economia.
Crediamo che, però, tutto sommato, il Prof. Cottino dica anche delle cose giuste quando, in sostanza, afferma che, se si devono fare i salvataggi, si deve badare piuttosto alla possibilità che essi possano in concreto realizzarsi. E' inutile, in sostanza, intervenire in situazioni ormai disastrose, non più salvabili, ma è possibile, e credo che il discorso inserito nella legge sia corretto, operare ristrutturazioni e riconversioni industriali, quando l'organo preposto ad esaminare, in primo luogo la Giunta, sollecitando l'ente strumentale, la FINAOSTA, dirà che, esaminati sul piano politico, economico, sociale, il programma di ristrutturazione, di riconversione presentato, la cosa è fattibile.
A quel punto c'è l'intervento e la mediazione anche del Consiglio regionale, perché questi interventi di mandato fiduciario sono sempre onerosi. Questo è il Codice Civile che lo stabilisce. L'onerosità dell'intervento farà sì che le competenze amministrative della Giunta, di volta in volta, si sposteranno al Consiglio, per cui necessariamente - la convenzione SITAV è uno di questi casi - il contratto fiduciario di mandato dovrà avere l'assenso dal Consiglio prima che si dia il via all'operazione.
Non vedo, quindi, per la parte più rilevante che potrebbe destare delle perplessità, come si possa considerare estraneo quest'organo nei confronti degli interventi previsti dall'art. 5.
Pare anche corretto, secondo noi, il sistema proposto dalla società finanziaria per azioni con finalità di interesse pubblico: questa è una scelta di tipo politico. C'è chi valuta questo strumento in un modo e chi lo vede in un altro; c'è chi preferisce, come preferivamo noi, a suo tempo, forse perché non era ancora matura la situazione, l'intervento con i fondi di rotazione. Oggi, perlomeno, con quelle riserve e perplessità che ancora si hanno (e saremmo abbastanza stolti da non riconoscere che ci siano) siamo favorevoli agli interventi con fondi di rotazione che sono rifinanziati con il bilancio per un importo non indifferente e per la prima volta, parallelamente agli interventi della società finanziaria soprattutto per quanto riguarda l'imprenditorialità.
Il primo strumento, secondo noi, può convivere con l'altro, se tutte e due vengono adoperati nel modo adeguato. Questo, però, è il momento di fare una scelta di tipo diverso, una scelta che richiede un po' di coraggio più che cattivi pensieri di lottizzazioni, o di strane operazioni elettorali che sono ancora tutte da dimostrare, perché il processo alle intenzioni noi lo abbiamo sempre rifiutato.
Certo che, se poi riaffiorerà il diabolicum ciceroniano di Bordon, se cioè continueremo a fare degli errori, saremmo degli stolti e non daremmo retta a Plinio il Vecchio che oi dà dei consigli di tipo diverso.
Gli emendamenti presentati dal Consigliere Minuzzo sono di tipo concettuale, nel senso che trasformano questa società, individuata come S.p.A., cioè società ad autonomia privata, in una società diversa. Il discorso che fa Minuzzo coi suoi emendamenti, in sostanza, è questo: quando si impongono dei vincoli di operatività alla S.p.A., condizionando i suoi piani all'approvazione del Consiglio regionale, quella non è più una S.p.A., perché secondo il Codice Civile la S.p.A. è il tipico strumento dell'imprenditorialità privata che realizza il massimo dell'autonomia privata, cioè che non può soffrire di alcun condizionamento: può essere, semmai, non dico condizionata, ma indirizzata dai programmi di intervento dell'Amministrazione in base al disposto dell'articolo 4 dell'oggetto sociale dove è previsto il concorso di obiettivi.
Se accettassimo quegli emendamenti, non costituiremmo una S.p.A., non avremmo più una società finanziaria del tipo ipotizzato, ma uno strumento di intervento simile ad un fondo di rotazione regionale gestito forse in modo diverso. Sul piano concetturale ci sono delle posizioni radicali, per cui bisognerebbe pensare ad una legge diversa da questa. In definitiva, non si può con emendamenti di questo tipo, mutare una legge che contiene delle proposte completamente diverse: o si presenta un'altra proposta di legge e la si confronta con questa, o, altrimenti, bisognerebbe pensare ad una legge di tipo diverso.
La scelta che viene proposta è quella della S.p.A., sulla quale si può concordare in linea di massima. Crediamo che l'attività della Commissione consiliare, così come ha ricordato il Presidente Martin, sia stata corretta ed abbia dato la possibilità, nonostante le critiche in questi ultimi tempi a proposito di presunte consultazioni, di un confronto utile. Credo che la fretta sia sempre cattiva consigliera, però quando si hanno le proposte già pronte è inutile tenerle nel cassetto, ma è bene farle discutere, e non credo che si posa dire che la discussione non sia stata ampia, perché abbiamo visto alla televisione numerosi interventi di personaggi diversi tranne, forse, interventi di amministratori che non sono stati interpellati.
Nel breve tempo disponibile, una ventina di giorni, si è sviluppata una animata discussione sulla proposta di legge e credo che, con tutte le critiche che si possono fare, questa in definitiva ha prodotto come risultato un ampio interesse nell'opinione pubblica. Come il Presidente della Commissione potrebbe testimoniare, abbiamo un pacco abbastanza considerevole di leggi nel cassetto che, a forza di discussioni di questo tipo, a forza di rinvii giacciono tranquille.
La legge, tutto sommato, è abbastanza nuova, cioè tiene conto delle esperienze maturate in questi anni. E' discutibile come tutte le leggi, però credo che sia anche positiva la proposta di operare i due tipi di intervento, sia come parte ordinaria, sia come parte speciale: anche se vi possono essere delle perplessità, soprattutto per gli interventi a sostegno delle industrie che sono in crisi, d'altra parte bisogna considerare che questo Consiglio regionale ogni mese discute mozioni e interpellanze, sulla situazione industriale, sui salvataggi delle imprese e sulle modalità di tali salvataggi.
I fondi di rotazione, forse, non ci permettono di fare salvataggi nel modo giusto: vediamo con questo strumento se possiamo intervenire in modo corretto. Si tratterà di valutare le singole situazioni. Se ci saranno poi, nel tempo, delle pecche, la legge potrà e dovrà essere emendata, affinché risponda sempre di più a queste esigenze. Dopo la rinuncia da parte delle organizzazioni sindacali di partecipare al Consiglio di Amministrazione, ritengo si possa esaminare la possibilità - e lascio al Presidente della Giunta l'accettazione o meno della proposta - di ridurre il numero dei Consiglieri da 9 a 7 in modo che la nuova struttura possa essere gestita in modo agile, perché più si amplia il numero dei componenti il Consiglio di Amministrazione - ce lo ha detto Cottino ieri - più è difficile la gestione. Gestire un corpo di 20 persone con impostazioni politiche e idee diverse, credo che sia molto difficile, perché determinerebbero scontri di tipo ideologico e concettuale.
In definitiva, credo che il problema più importante non sia tanto quello della bontà o meno della legge: si fa una scelta politica (diciamo che per noi va bene con tutte le cose che abbiamo detto), però credo che la fase più importante sarà la scelta delle persone alle quali sarà affidata la responsabilità della gestione dell'azienda. La futura azienda avrà tutte le prerogative di autonomia previste dalle norme del Codice Civile a fronte, come dicevo ieri in Commissione, della irresponsabilità generale degli amministratori pubblici. Nella S.p.A. c'è una responsabilità diretta, civile e penale ben precisa, per cui non credo che ci possano essere molti problemi.
Credo che, in definitiva, ci confronteremo sull'operatività concreta di questo organismo, sull'attività che svolgerà, anche in collaborazione con questo Consiglio perché l'articolo 5 presuppone certamente il coinvolgimento del Consiglio nelle scelte di una certa portata.
Il nostro è un voto positivo, con la speranza che la creatura che stiamo per far nascere sia seguita con dovuta attenzione; questo sarà compito nostro e di tutti, affinché si possano realizzare quegli obiettivi che ci proponiamo di realizzare a sostegno delle attività produttive.
L'impegno conseguente è quello di dotarsi al più presto di un minimo di indicazioni sul piano programmatico che entro l'anno dovremmo elaborare per poter meglio perfezionare le nostre scelte.
E' stata sollevata la questione dell'incompatibilità o meno della presenza nei Consigli di Amministrazione di amministratori regionali, o comunali o di altre amministrazioni pubbliche che più o meno potrebbero essere interessate all'intervento. Sul piano legislativo non ci sono ostacoli a questa presenza, questo è chiaro; non ci sono incompatibilità di tipo elettorale, però ci sono delle incompatibilità più profonde, cioè morali e politiche, per cui credo che dovremo tenerle presenti, se vorremo operare nella giusta direzione. Credo che questo, fino a prova contraria, sia negli intendimenti di questa maggioranza e di chi ha proposto questa soluzione.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Pedrini; ne ha facoltà.
PEDRINI - (Ind.-PLI): Signor Presidente, Signori Consiglieri, citava prima il collega Minuzzo una mia proposta di legge n. 311, presentata e discussa il 28, 29, 30 ottobre 1981, sull'Edilfin Valle d'Aosta.
Debbo ricordare al Consigliere Minuzzo che non soltanto questa proposta di legge, ma un'altra proposta che io avevo avanzato, a cui teneva il mio partito, moltissimi Consiglieri regionali e buona parte dei cittadini valdostani e che riguardava l'agriturismo, fu rinviata per mancanza di fondi e, come sempre, fu messa nel dimenticatoio.
Non siamo qui ad attaccarci a queste cose; non facciamo parte di certi clan che portano avanti determinati insediamenti; non facciamo parte di certi clan che presentano una proposta di legge quando voglio; non faccio parte di certi clan che portano solo a compimento i provvedimenti quando se li fanno propri ma cassano quelli che vengono portati da altri.
Fatta questa premessa, debbo dire subito, così come ho già detto in sede di dichiarazione sul bilancio, che io sono perfettamente d'accordo su questa legge, anche se ha moltissime lacune, fra le quali, per esempio, sottolineo questa. Avevo presentato la proposta di legge n. 311 con la quale si individuava particolarmente lo stato della iniziativa privata e dell'iniziativa pubblica in riferimento alla casa. Non vedo nella nuova legge regionale niente di tutto questo. Uno dei problemi principe che risolverebbe parte della disoccupazione, perché daremmo lavoro alle imprese edilizie e daremmo un alloggio a coloro che lo cercano disperatamente non solo in Aosta, ma anche nei nostri paesi, verrebbe affrontato in maniera radicale. Ma di tutto questo non vedo traccia, per cui chiederei se vi è la possibilità di inserire qualche elemento nella proposta di legge 311 che riguardi proprio gli interventi per la casa, un problema - ripeto - che è sul tappeto da tanti anni.
Aggiungo un'altra cosa. Sono perfettamente d'accordo con alcuni emendamenti, presentati dal Consigliere Minuzzo, come sono d'accordo su quanto ha detto il Consigliere Lustrissy.
Nessuno vieta che i Consiglieri regionali vengano nominati alla presidenza, alla segreteria, nel Consiglio di amministrazione, come amministratori delegati di questa nuova finanziaria che non deve essere assolutamente un carrozzone. Per fare, però, c'è proprio un principio morale, oltre che di impostazione, che, secondo me, vieta ai Consiglieri regionali di entrare in questa struttura; se poi qualcuno vorrà farlo, liberissimo di agire come meglio crede. Io espongo un'impostazione, che condivido perfettamente, già illustrata da Lustrissy e da Minuzzo.
Per il resto, mi auguro soltanto che questa finanziaria possa vedere la luce, perché già nel 1970-1971 il sottoscritto presentò proprio una mozione su questo argomento e disse chiaramente, dodici anni fa esattamente, che era necessario provvedere a creare una finanziaria, così come avevano fatto tante altre regioni. allora mi si rise in faccia e mi si disse che la cosa era impossibile, perché la Valle d'Aosta era tanto piccola per cui non si vedeva la necessità di una finanziaria.
L'amico Bordon, poco fa, mi diceva: "Se allora avessimo fatto quella finanziaria e avessimo dato la possibilità di creare dieci-dodici insediamenti industriali, oggi quale sarebbe la situazione?". Vorrei che Bordon rispondesse a questo suo quesito e che specificasse chiaramente la differenza tra la situazione di dodici anni fa e quella di oggi: allora non c'erano i soldi, oggi i soldi ci sono.
Io chiedevo, con la proposta di legge n. 311, di finanziare con 2 miliardi gli interventi per la casa. Oggi abbiamo 20 miliardi e non penso che il dieci per cento possa incidere sullo sviluppo di questa finanziaria, ma potrebbe avviare a soluzione il problema della casa che, per me, è indubbiamente prioritario, così come lo è quello industriale, quello turistico e quello agricolo per la nostra Valle.
Non ho altro da aggiungere se non annunciare il mio voto favorevole a questo disegno di legge.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Nebbia; ne ha facoltà.
NEBBIA - (PSI): Innanzi tutto voglio esprimere la soddisfazione del nostro partito, perché il problema della società finanziaria viene finalmente discusso in questo Consiglio.
Ha già ricordato il Consigliere Lustrissy che nel 1973, di fronte ai problemi del finanziamento dell'attività economica in Valle d'Aosta, si era scelta la strada dell'istituzione dei fondi di rotazione in un quadro di programmazione. Vorrei ricordare che allora era stata presentata all'esame della giunta una proposta che prevedeva tre tipi di interventi, tra i quali quello dei fondi di rotazione, ma anche quello della società finanziaria.
Allora il nostro partito sosteneva la attuazione della società finanziaria, ma poi la Giunta di coalizione fece una scelta diversa.
Oggi, non in contrapposizione con i fondi di rotazione, ma ad integrazione degli stessi, si arriva a discutere della società finanziaria. Non è che noi non abbiamo più perplessità sul disegno di legge sullo Statuto, ma riteniamo che sia indispensabile un rodaggio e che le leggi approvate da questo Consiglio possano essere modificate, se se ne ritenga urgente e necessaria la modifica.
Questa società finanziaria, è stato già detto, si pone nella sfera del diritto privato, e secondo noi giustamente, perché si pone anche nel quadro di una diversa visione dell'ente pubblico che non può e non riesce ad operare in tutti i settori tramite la propria struttura, ma che ha la necessità di strutturarsi in agenzie, libere dai vincoli dell'ente pubblico e quindi libere da remore, dai controlli dai tempi, dalle impossibilità di operare sul mercato del lavoro in una certa maniera.
Io ringrazio il Consigliere Minuzzo che ha citato un mio intervento di due anni fa; lo ringrazio non per la citazione, ma perché mi ha permesso di rileggere quanto allora era stato detto e di verificare che buona parte delle opinioni e delle intenzioni allora espresse trovano attuazione nel disegno di legge. Già allora, almeno come rappresentante del partito socialista, parlavo della necessità di enti strumentali sciolti dai vincoli e dalle remore dell'ente pubblico: ebbene, l'attuazione della società finanziaria soddisfa questa esigenza.
Però questa società deve inquadrarsi nelle linee programmatiche che la Regione esprimerà e mi sembra che le critiche che sono state fatte al disegno di legge siano in buona parte giustificate, perché sia il disegno di legge che lo statuto della società finanziaria parlano, il primo, a proposito delle attività: "di fornire sostegno alle imprese che svolgono nel territorio attività produttive di beni e servizi in armonia con le direttive socio-economiche della Regione" e lo Statuto, all'articolo 4, dice che: "La società ha lo scopo di concorrere nel quadro di una politica di programmazione regionale a promuovere lo sviluppo economico della regione".
Mi sembra che queste due indicazioni siano molto chiare e che la società, pur operando nel campo privato, non possa esimersi dall'operare secondo le indicazioni programmatiche della regione; semmai è la regione che si deve far carico di una insufficienza di linee programmatiche; il tutto, però, sarà da verificare. D'altra parte, e non è stato rilevato da nessuno, anzi è stata fatta una grossa confusione in relazione agli interventi della gestione speciale, la gestione speciale non riguarda solamente le cosiddette operazioni di salvataggio, ma riguarda al punto B) il "concorso finanziario alla creazione e/o al potenziamento di aree attrezzate per l'insediamento di attività produttive, nonché di infrastrutture e servizi di interesse generale".
Questa è un'attività che, emanando direttamente dal Consiglio regionale, non può non essere in linea con le linee programmatiche dello stesso, ed è questa attività che si identifica maggiormente con quella che è stata in precedenza richiamata essere tipica delle finanziarie, intese come enti di sviluppo.
Quindi, i dieci miliardi del fondo della gestione speciale potranno essere utilizzati per interventi in aziende che attuino programmi di riconversione o di ristrutturazione produttiva, ovvero quando ciò sia reso necessario da particolari esigenze di carattere economico-sociale, ma - è questo il compito forse prioritario e fondamentale - devono costituire per la regione lo strumento per creare le infrastrutture adatte all'insediamento delle aziende di ogni tipo, da quelle industriali a quelle alberghiere. Quindi, mi sembra che la critica circa un insufficiente indirizzo programmatico, che potrebbe scontare la società finanziaria, sia per buona parte ingiustificata, se si fa attenzione al testo completo della legge e al testo dello statuto.
Gli aspetti per noi più qualificanti del disegno di legge sono sinteticamente questi: che la finanziaria opererà e potrà operare non solamente per conto e su mandato dalla regione, ma anche per conto e su mandato di altri enti pubblici e, quindi, nella sua veste di società che può operare nel campo privato può attuare tutta una serie di operazioni sul piano territoriale che diversi enti pubblici possono decidere.
Non più tardi di ieri sera si è citato, oltre a quello delle aree attrezzate, il problema del disinquinamento il problema della infrastrutturazione, il problema dell'energia. Quindi, è un campo molto importante nel quale bisognerà sviluppare molta fantasia.
Inoltre, non accettiamo l'emendamento proposto dal partito socialdemocratico, almeno come l'ho inteso dopo aver letto il testo: le partecipazioni azionarie nelle diverse società debbono essere temporanee, cioè la funzione della società finanziaria è quella di lancio delle attività produttive e poi di ritiro dalle stesse per potersi dedicare ad altre attività, quando queste attività produttive abbiano avuto un'impostazione adeguata. Quindi, le partecipazioni devono essere temporanee, due, tre, quattro, cinque anni, ma tendenzialmente non devono durare all'infinito come, attualmente può accadere per quanto riguarda le partecipazioni negli impianti di risalita.
Un altro aspetto importantissimo è quello del leasing immobiliare e mobiliare; questa è un'operazione che la regione già svolge indipendentemente dalla finanziaria. Qui c'è tutto il grosso problema del recupero e della risistemazione delle diverse partecipazioni azionarie della regione e delle diverse attività che la regione ha nei settori economici nell'ambito della nuova società finanziaria, con il conseguente alleggerimento delle competenze attuali della regione.
Altro aspetto importantissimo è quello dell'assistenza tecnica, amministrativa, organizzativa e commerciale alle imprese singole o consorziate, che può assumere proprio la caratteristica tipica delle azioni di sviluppo e promozione, acquisendo cioè funzioni svolte dagli enti di sviluppo. Si è parlato qui di finanziarie di terza generazione, ma più che attribuire a questa finanziaria delle caratteristiche che sono state attribuite alle stazioni di sport invernale, la, 2a, 3a, 4a ecc. generazione, direi che il disegno di legge tende a sommare i vantaggi e le caratteristiche delle finanziarie, come ente di investimento, a quelle delle finanziarie come ente di sviluppo: quindi, con una direzione abbastanza generica, vengono lasciate aperte al Consiglio di Amministrazione tutte le possibilità di intervento. Tra queste ci può anche essere quella relativa all'intervento nel settore delle abitazioni, nel settore dei centri storici, ci può essere la partecipazione diretta a imprese aventi natura giuridica di società di capitali, oppure aventi qualsiasi natura giuridica, oppure la progettazione, la costruzione, l'acquisto, l'assistenza finanziaria: mi pare che tutte queste attività possono essere indirizzate anche nel settore dell'abitazione. Questo non è assolutamente escluso; dipenderà dalle scelte programmatiche della regione, in primo luogo, e del Consiglio di Amministrazione, in seconda istanza.
L'ho già accennato, ma quello che la finanziaria dovrà fare in futuro sarà anche la sistemazione delle attuali partecipazioni azionarie. La regione, attualmente, ha molti miliardi di partecipazioni azionarie minoritarie in imprese che gestiscono gli impianti di risalita: sappiamo, ed è stata la critica comune di questi ultimi tempi, quali sono le difficoltà di controllo da parte dell'Amministrazione regionale in queste imprese, perché manca il personale, perché esso è insufficiente, per difficoltà varie; la sistemazione definitiva di queste imprese nella società finanziaria, invece, può permettere una qualificazione maggiore della partecipazione regionale.
Altro aspetto qualificante e importantissimo non rilevato, è la possibilità di accesso alla raccolta del risparmio privato. Potendo emettere obbligazioni, anche nei limiti previsti dalla legge, si può effettuare un'operazione che in Valle d'Aosta può comportare dei risultati di carattere economico-sociale rilevanti: l'operazione di partecipazione della popolazione con i suoi risparmi alle attività economiche della Regione. In tal modo la popolazione non vedrà queste attività economiche come qualcosa di estraneo, ma come qualcosa che si deve sostenere perché è patrimonio collettivo.
In tutto questo quadro bisogna rilevare, ed è già stato rilevato da Lustrissy, che la legge può essere buona o meno buona, ma che i problemi principalmente saranno di gestione della società finanziaria e di struttura tecnica della stessa. Quindi, bisognerà fare molta attenzione alla composizione del Consiglio di Amministrazione e alla composizione del Comitato tecnico-consultivo e della struttura amministrativa.
Da questo punto di vista abbiamo alcune perplessità circa la partecipazione dei Consiglieri regionali al Consiglio di Amministrazione, perché si prefigurerebbe una situazione di controllore-controllato, però in questa fase modificare il testo di legge vorrebbe dire elaborare dei sistemi di controllo da parte del Consiglio regionale che sarebbero meno diretti e forse più complessi e lunghi.
Non bisogna, d'altra parte, attribuire alla società finanziaria dei compiti eccessivi e pensare che questa possa risolvere tutti i problemi economici e produttivi della regione, ma bisogna valutare questo strumento per quello che è, cioè integrazione - l'ho detto all'inizio - con gli altri strumenti di cui la regione dispone, principalmente con quello dei fondi di rotazione. Sono due strumenti che devono essere compresenti, perché i fondi di rotazione non sono altro che mutui a lungo termine a tasso agevolato e, quindi, che permettono un certo tipo di intervento che si prolunga negli anni.
Tra parentesi, rilevo che deve dare attuazione completa alla legge relativa ai fondi di rotazione, cioè portare in Consiglio i risultati della gestione degli stessi in quanto oggi tutti i ritorni vengono gestiti direttamente dall'Assessorato e dalle banche, mentre il Consiglio non dispone di alcun elemento di valutazione. A fronte del mutuo a lungo termine, quella della finanziaria deve essere un'attività a breve e medio termine che permetta di attuare una serie di interventi che i fondi di rotazione non possono consentire di determinare.
Non voglio aggiungere altro, perché altre considerazioni generali sulle caratteristiche della regione, sulle caratteristiche del sistema bancario e di intermediazione bancaria nella regione sono già state fatte. Noi siamo pienamente favorevoli al disegno di legge, pur nutrendo alcune perplessità che possono però essere modificate e verificate nella fase di attuazione, per cui, già fin d'ora, anche se si tratta di un intervento di carattere generale, esprimo il parere favorevole del nostro gruppo.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Lanivi; ne ha facoltà.
LANIVI - (DP): Non entrerò nel merito dell'esame di questa proposta. Vorrei fare solo alcune considerazioni e indicare alcune proposte alla Giunta dopo che questo provvedimento sarà entrato in funzione.
La prima considerazione è di questo tipo: non dobbiamo dimenticare che, mentre il Consiglio regionale della Valle d'Aosta si accinge ad approvare la costituzione della finanziaria, il Paese di muove in un quadro politico molto controverso e molto instabile e, quindi, c'è da prendere atto che la situazione di governabilità della regione ha il suo fondamento in una maggioranza che vede ai posti di responsabilità politica le forze regionali che oonsentono, appunto, questa governabilità.
Questo è il primo punto che volevo sottolineare. Ho premesso ciò per fare alcune considerazioni sul modo di affrontare questo problema, e cioè che la situazione valdostana, oltre che presentare questo aspetto positivo, presenta anche una minore rigidità rispetto a certi schemi ideologici e, secondo me, in questa visione va affrontato il disegno di legge.
Si tratta di uno strumento non definitivo, perfettibile, che però oggi pare attuale e che si debba fare. In secondo luogo, dal punto di vista politico, questo strumento è un passo in avanti nella linea di "smammizzazione" della regione in Valle d'Aosta.
Il fatto che di fronte ad azioni di rettamente condotte in questi anni dalla regione in prima persona, si scelga la via di uno strumento che avrà comunque una sua autonomia, anche se la regione vi reciterà una parte importante, è un fatto positivo e, secondo me, si muove nella linea di una maggiore libertà della società valdostana rispetto ad un eccessivo peso, presenza e ruolo dell'ente regionale che a tutto vuol provvedere e a tutti i costi vuole sostituirsi. Quindi, questo strumento si colloca in una linea di politica generale, di maggiore articolazione e anche di pluralismo della nostra comunità.
Fatte queste considerazioni molto generali, vorrei indicare alcuni obiettivi che l'amministrazione regionale si deve porre per seguire coerentemente questa linea. In primo luogo vanno precisati gli obiettivi e il ruolo che questa finanziaria deve perseguire. Se è uno strumento - e lo dobbiamo dire fin dall'inizio - ha le imperfezioni e la possibile perfettibilità di tutti gli strumenti. Dobbiamo, inoltre, dire che non è uno strumento in grado di risolvere tutti i problemi che si presentano in Valle d'Aosta. Ha un campo preciso, ha dei limiti precisi e dentro questo limiti deve agire. Nella misura in cui non determiniamo e non fissiamo questi limiti, questo strumento risulterà sempre più inefficace ed assumerà un ruolo assistenziale.
A mio parere, la finanziaria dovrebbe contribuire a due obiettivi fondamentali: il primo è quello di rimanere coerente all'obiettivo generale, sul quale sono d'accordo tutti, cioè allo sviluppo di un'economia che deve fondarsi sull'equilibrio dei tre principali settori economici; non un'economia monoculturale, quindi, né totalmente industriale, né tutta turistica, o tutta agricola. Si deve puntare, dunque, al mantenimento di una autonomia economica e politica in funzione della com-presenza di tutti e tre i settori. Questo strumento va considerato come contributo al consolidamento di questo obiettivo.
In secondo luogo, la finanziaria deve essere uno strumento di riqualificazione industriale, perché deve permettere di creare delle prospettive valide per le nuove generazioni e per il settore femminile, nel campo dell'occupazione. Se lo strumento dovesse rivelarsi soltanto un sostegno ad industrie o a presenze industriali destinate comunque al collasso, oppure a mantenere situazioni precarie, oppure, ancora, a scelte avventurose, anche se affascinanti all'inizio, non potrebbe raggiungere l'obiettivo di dare uno sbocco professionale ai nuovi diplomati, ai nuovi laureati che sempre più, proprio per la politica scolastica che la regione persegue, tendono ad aumentare nella nostra regione.
Quindi, questi interventi devono tendere al futuro e dare un contributo in questo settore. Questo, secondo me, è il primo punto da tenere presente. La finanziaria deve evitare il rischio di presumere di dover risolvere, di seguire tutti i problemi, ma deve svolgere un'azione qualificata che tenga d'occhio il futuro e le esigenze delle nuove generazioni che sono cresciute e maturate nella nostra regione.
Il secondo punto da sottolineare, anche se pare esulare dal tema finanziario, è che la regione deve preparare in loco il personale tecnico e dirigenziale in grado di gestire questa operazione. Io credo che il punto delicato di tutta l'operazione, quello di studiare interventi ad hoc, presupponga, ed è qui forse la chiave di volta, del personale preparato.
Credo che sia inutile che io qui sottolinei e ricordi le difficoltà che la stessa amministrazione regionale incontra a livelli dirigenziali al suo interno; il problema della qualificazione di personale in grado di gestire gli affari valdostani, è un problema fondamentale e la presentazione di questa legge mi pare sottolinei questo aspetto. A nulla servirebbe la creazione di strumenti sofisticati, se parallelamente non creiamo dei quadri tecnici, dirigenziali, in Valle d'Aosta, in grado di gestire gli affari regionali.
Il terzo punto che vorrei ricordare riguarda l'esigenza che il potere regionale svolga un'azione che tenda al riordino, al coordinamento e al completamento dell'ampia gamma di strumenti di cui dispone per gli interventi nel settore economico: tale azione deve ricondurre tali strumenti ad una logica unitaria.
Esistono i fondi di rotazione, esisterà la finanziaria, esistono tante leggi di intervento nel settore economico: per rendere coordinata e incisiva l'azione regionale in questo settore, occorre una riflessione approfondita, in modo che l'azione complessiva risulti efficace e senza sprechi.
Ultimo punto che vorrei ricordare, e che è stato relativamente sottolineato, è questo: proprio perché guardiamo a questo strumento, non come risolutore di tutti i problemi, né inserito in chi sa quale logica ideologica, lo dobbiamo considerare strumento perfettibile da sottoporre a controlli e verifiche. Cioè, quello che secondo me dovrebbe da ora in poi qualificare l'azione della regione, è di stabilire, annualmente, o quando è necessario, delle opportune verifiche sugli obiettivi che questi strumenti si pongono e su quanto in concreto è stato realizzato.
Dallo studio sugli errori commessi, dai risultati negativi o positivi raggiunti, potremo modificare e rendere questi strumenti sempre più adatti agli obiettivi che la nostra regione intende perseguire.
PRESIDENTE: E' iscritto a parlare il Consigliere Fosson; ne ha facoltà.
FOSSON - (DC): Ma, pare che arrivando alla fine di una mattinata in cui molto è stato detto al riguardo della finanziaria, resti abbastanza poco da dire.
Mi pare, però, doveroso sottolineare che il disegno di legge della società finanziaria nasce sulla base di esperienze maturate in questi ultimi anni e, precisamente, sulla necessità e sull'opportunità dell'ente pubblico, nel caso specifico dell'ente regione, di dotarsi di uno strumento agile per agire nel tessuto economico.
Molto è stato detto - ricordava Lanivi poco fa il concetto di "Mamma Regione", di questo grande moloch al quale tutti ricorrono - sull'esigenza di articolare, di diversificare gli interventi per favorire una maggiore fantasia operativa. La creazione della finanziaria va in questo senso.
Altri hanno già detto, e noi condividiamo questa opinione, che non deve essere assolutamente un carrozzone politico; deve essere uno strumento tecnico, uno strumento agile, uno strumento operativo molto preciso, però deve darsi degli obiettivi e deve agire entro obiettivi più generali di una politica di programmazione regionale, nel senso che la regione, il Consiglio regionale, la Giunta regionale devono stabilire degli obiettivi da raggiungere per il progresso di tutta la regione: la finanziaria regionale, appunto, deve agire al loro interno.
Su questo concordo con quanto è stato detto prima: la legge istitutiva della finanziaria regionale potrebbe anche essere perfetta, ma se poi non viene, nella fase esecutiva, gestita da persone valide o da persone che sappiano agire in un contesto politico più ampio, con degli obiettivi politici di fondo, anche una legge perfetta può non servire a niente.
Poiché questa legge, tutti lo diciamo, non è perfetta, perché è un primo tentativo, un primo apprezzabilissimo tentativo che poi dovrà essere perfezionato, ci vorrà ovviamente un periodo di rodaggio e ci vorrà un confronto continuo con la pratica, con le realizzazioni che si riusciranno a concretizzare.
Inoltre, vorrei dire che non dovranno essere privilegiati settori particolari. Una economia che sia equilibrata non può mai essere sviluppata in un settore solo. Prendiamo l'esempio del Piemonte, della città di Torino o della provincia di Torino, con la FIAT, la monoindustria: con la crisi dell'automobile è andata in crisi tutta l'economia di quell'area, ma, senza andare tanto distante, basta guardare qui da noi, dove per certi versi si è puntato molto sulla siderurgia. Oggi, con la crisi della siderurgia, ci troviamo di fronte a dei fatti abbastanza preoccupanti.
Quindi, proprio per questo motivo, non bisogna neppure puntare tutto sul turismo, anche se in questo momento può sembrare essere l'attività prevalente, o quella più redditizia, o quella più pagante; occorre proprio, anche per una questione sociale, che il tessuto sociale valdostano continui ad essere articolato. Su questo punto sono d'accordo con Lanivi: occorre sviluppare in modo equilibrato le attività industriali, le attività turistiche, le attività agricole, le attività terziarie, che poi costituiscono il tessuto connettivo alle altre attività.
Vorrei, inoltre, fare una specifica domanda all'Assessore, o meglio, più che una domanda, un'osservazione. Si è detto che la finanziaria deve agire nei diversi campi; si dice anche che, per quanto riguarda l'agricoltura, c'è già tutta una serie di leggi che, tra l'altro, dovrebbero essere poi riordinate: agli effetti dell'agricoltura quale può essere l'incidenza della società finanziaria? A questa domanda vorrei una risposta, anche perché gli agricoltori possano sapere dove rivolgersi, possano accorgersi di non essere dimenticati in questo contesto.
Detto questo, mi pare di aver sottolineato i punti che potevano essere interessanti. Un ultimo punto desidero ricordare e riguarda il coordinamento dell'attività che sarà svolta dalla società finanziaria con tutti gli strumenti analoghi che sono già in essere. Altri citavano i fondi di rotazione, ma potremmo citare le CONFIDI, o altri strumenti analoghi.
Per finire, ricordo l'incompatibilità, che ovviamente deve essere sentita e poi realizzata nei fatti, tra gli amministratori regionali o comunali e gli amministratori della società finanziaria; non può essere pensabile che i controllori siano i controllati.
In questo senso noi siamo d'accordo sull'incompatibilità di cui anche altri hanno parlato.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, non c'è più nessuno iscritto a parlare in sede di discussione generale.
La parola al Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.
DE GRANDIS - (PRI): Io non voglio ripetere tutta una serie di considerazioni e di valutazioni positive su questo disegno di legge, relativo all'istituzione della finanziaria, perché condivido pressoché totalmente quanto è stato già affermato dal Consigliere Lustrissy e dal Consigliere Nebbia. Mi piacerebbe però poter sottolineare alcuni punti.
Ho sentito dire dal Consigliere Mafrica che la FINPIEMONTE sarebbe una finanziaria di sviluppo, mentre la nostra sarebbe una finanziaria di salvataggio.
A me non sembra che le cose stiano in questi termini; malauguratamente, ieri sera, non ho potuto assistere alla conferenza tenuta dal Prof. Gastone Cottino, Presidente della FINPIEMONTE, in quanto avevo altri impegni che non ho potuto rinviare. Avrei ascoltato molto volentieri le parole del Presidente Cottino, ma ancora più volentieri gli avrei rivolto una domanda precisa: gli avrei chiesto come si concilia una finanziaria di sviluppo con il fatto che la FINPIEMONTE ha il suo capitale quasi totalmente investito in BOT.
Io conosco abbastanza bene la FINPIEMONTE, ho avuto anche occasione, qui ad Aosta, di sollecitare e di avere un incontro, assieme ad altre forze politiche e ad un Assessore regionale, con il Direttore generale e con il vicedirettore generale della FINPIEMONTE.
Abbiamo valutato la legge istitutiva, lo statuto, l'azione che avevano già svolto, io ne ho apprezzato alcune linee di indirizzo, taluni interventi, soprattutto l'opera di catalizzazione delle forze imprenditoriali di quella regione, ma altre cose mi hanno lasciato profondamente perplesso.
E' stato detto che noi nasciamo sulla falsariga della Friulia; vero è fino ad un certo punto, ma soprattutto non è vero quello che riguarda una certa esperienza fatta dalla Friulia. Se la Friulia ha avuto delle difficoltà, non dimentichiamoci che ha svolto tutto un tipo di azione nel momento in cui si è verificato il terremoto, per cui ha fatto tutta una serie di veri e propri interventi di salvataggio che erano riferiti a un momento di contingenza del tutto particolare e straordinario.
La Friulia, dopo questa esperienza, a cui era stata bene o male costretta dagli eventi, ha cercato di rimediare trovando un'altra soluzione: quella soluzione che adotta oggi della gestione ordinaria e della gestione straordinaria.
Con la gestione ordinaria è rientrata nell'alveo corretto di quello che deve essere l'intervento della finanziaria; con la gestione speciale ha lasciato uno spazio per svolgere, con mandato fiduciario, certi interventi cosiddetti di salvataggio che la Regione fa per scelta politica di fronte ad esigenze di carattere sociale e di carattere occupazionale.
Analogamente, mi sembra che sia del tutto personale la valutazione del Consigliere Minuzzo, quando sostiene che tutto viene fatto attraverso questa gestione speciale e che è questa che caratterizza l'attività della finanziaria: è esattamente il contrario, per ché l'attività che la finanziaria svolgerà su mandato fiduciario per quanto concerne la gestione speciale, sarà attuata su una scelta precisa fatta da questo Consiglio; perché se ne discuterà in Consiglio, lo ha chiarito il Consigliere Lustrissy. Questo Consiglio farà le scelte, non con valutazioni proprie su quella che sarà la situazione, ma avendo a disposizione anche una valutazione di carattere economico e finanziario fatta dalla finanziaria regionale, la quale dirà se questo intervento dovrà essere o non dovrà essere operato e per quali motivi.
Noi dovremo, in quel momento, scavalcare l'eventuale parere negativo della finanziaria per fare una scelta di carattere politico, che va a sostenere esigenze di carattere occupazionale e di carattere sociale.
Un'affermazione, invece, che mi ha lasciato con la bocca amara è quella del Consigliere Carlassare relativa al fenomeno camorristico.
A me non risulta che nella regione della Valle d'Aosta ci siano fenomeni analoghi a quelli della camorra; si vede che il Consigliere Carlassare è stato profondamente colpito dalla camorra perché qui ha fatto un intervento che oserei definire di carattere borbonico. Dire sempre e comunque male del governo è una vecchia abitudine borbonica, e non dimentichiamoci che il sistema di amministrare borbonico è, forse, una delle cause che sta all'origine della nascita della camorra. Qui si tratta di affrontare, invece, un problema che è importante e, soprattutto, che va considerato con estrema serietà con estrema cautela: non è facile per nessuno fare una scelta esatta e sicura, così come non credo che non ci sia stato il tempo sufficiente per esaminare questo progetto di legge, visti i numerosi emendamenti che mi sono giunti sul tavolo e che sono stati proposti dai vari Consiglieri; così non mi sembra neanche corretto aggrapparsi alla dichiarazione fatta dalle forze sindacali durante il dibattito con la Commissione consiliare per gli Affari Generali, sul poco tempo a disposizione per valutare questa iniziativa della Giunta.
Infatti, dai documenti e da quello che ci hanno detto i sindacati, loro stessi, anni addietro, avevano proposto la costituzione di una finanziaria regionale, e io non posso neanche pensare che le forze sindacali abbiano fatto una proposta di questo genere -e lo hanno anche scritto nei loro documenti - senza sapere che cos'è una finanziaria regionale e senza sapere che cosa intendevano loro per finanziaria regionale. Se avevano le idee chiare su che cosa intendevano per finanziaria regionale e quali obiettivi intendevano raggiungere con questo strumento, mi pare che sarebbe stato sufficiente il tempo a loro disposizione per un raffronto di idee su questo disegno di legge presentato dalla Giunta.
A mio avviso, questo progetto di legge va approvato con quegli emendamenti, suggeriti dalla Commissione consiliare permanente per gli Affari Generali, che sono stati discussi, mentre vanno respinti gli emendamenti presentati da altri Consiglieri perché, se sono rispettabili come concezione diversa dello strumento finanziario, sono però tali da stravolgere quello che è concetto che si è voluto, invece, introdurre e quindi porterebbero a un pateracchio.
Per quello che riguarda le affermazioni del Consigliere Pedrini, che ha pianto sul fatto che la sua legge sull'Edilfin non è stata approvata, vorrei ricordare che quando è passata in Commissione lui non era presente per illustrarla. Gli vorrei ricordare che, se lui dichiara di non fare parte di certi clan che possono fare passare rapidamente le leggi, mi risulta anche che lui non fa parte delle Commissioni consiliari, dalle quali si è dimesso, e forse non ne fa parte perché il lavoro delle Commissioni consiliari è abbastanza pesante e abbastanza oscuro, e quindi, non rende niente agli effetti elettorali: ecco perché non deve piangere se certe sue proposte non passano.
Tra parentesi, dirò anche che la proposta di legge, relativa all'Edilfin, che ho letto con molta attenzione, è un bel documento, fatto molto bene; se però può essere valido per altre zone, è assolutamente inadatto alla realtà valdostana. Da ricerche che io ho fatto si evince che si tratta di un progetto di legge elaborato in sede centrale, portato nella nostra regione, cambiando la dizione e scrivendo "Valle d'Aosta" e presentato così core era.
Dichiaro, quindi, il mio voto favorevole a questa finanziaria con l'auspico che, ad un buon progetto come quello che ci è stato presentato, segua una buona realizzazione e una buona gestione.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, non c'è più nessuno iscritto a parlare in sede di discussione generale.
Io credo che dopo gli undici interventi di stamattina si possa considerare chiusa la discussione generale. Ci sono obiezioni? Allora è chiusa la discussione generale.
Sono stati presentati gli emendamenti e sono stati distribuiti. hanno diritto di parlare l'Assessore Ramera e il Presidente della Giunta.
La parola all'Assessore alle Finanze Ramera; ne ha facoltà.
RAMERA - (DC): Farò un intervento brevissimo, lasciando, quindi, ampio spazio alla replica che farà il Presidente della Giunta.
Mi corre, innanzi tutto, l'obbligo di fare alcune considerazioni. Non voglio ribadire o ripetere pedestremente quanto bene hanno detto i Consiglieri di maggioranza a sostegno di questa legge e vorrei che il resoconto di questa seduta fosse veramente stenografato e dato subito, perché può, effettivamente, costituire uno strumento valido anche per coloro che saranno chiamati a gestire la finanziaria.
Gli interventi del Consigliere Lustrissy, del Consigliere Martin, del Consigliere Nebbia, del Consigliere Lanivi e, infine, del Consigliere De Grandis, non è che abbiano una maggiore apprezzabilità da un punto di vista personale perché parlano bene di questa legge, mentre altri ne dicono male, ma perché hanno completato in maniera veramente egregia la breve relazione fatta all'inizio della discussione. Ritengo, quindi, che i suggerimenti dati possano costituire un valido aiuto per l'avvio di questa finanziaria.
Altrettanto apprezzabili sono le dichiarazioni fatte dai banchi dell'opposizione, perché hanno sostenuto, in buona fede, con una visione diversa da quella che era, invece, la nostra scelta politica, la finanziaria, per cui io non voglio polemizzare su una finanziaria di tipo diverso e che può essere anche buona.
Tuttavia, non mi ha confortato ieri sera l'intervento del Presidente della FINPIEMONTE che noi, lo ha ricordato il Consigliere De Grandis, avevamo già visto alcuni mesi fa in sede di Assessorato. Per noi quello era uno strumento che vorrei sapere come possa suscitare una promozione economica in Piemonte data la limitatezza delle possibilità finanziarie di cui è stato dotato; io non vado a chiedermi perché sia stato dotato in maniera tanto esigua, ma anche nella stessa esiguità, abbiamo fatto i conti velocemente con un direttore di banca che mi sedeva accanto, gli impieghi finora effettuati dalla FINPIEMONTE (e non sarà certo a causa di chi la dirige) sono nell'ordine di 7 o 8 miliardi al massimo, mentre il rimanente è stato investito in BOT. E' giusto, per carità, non si possono lasciare i quattrini fermi senza alcuna rendita, però non mi sembra che dopo 5 anni di operatività di una finanziaria questi siano i risultati.
Tutte le perplessità sarebbero effettivamente logiche se la finanziaria valdostana, dopo cinque anni di operatività, avesse i capitali investiti in BOT anziché investiti per quella promozione o per quella propulsione che, almeno nelle intenzioni iniziali, si vorrebbe dare allo strumento.
Sono perplessità che abbiamo avuto anche noi e che rimangono tuttora, ma che spero saranno fugate, se questa finanziaria saprà agire bene, così come è nelle speranze di coloro che vogliono votarla e che - come ha detto giustamente il Consigliere Lanivi, dato che ogni strumento è perfettibile - potrà, dopo un attento riscontro, fatto anno per anno, anche subire delle modificazioni.
Il Consigliere Lanivi ha toccato un aspetto che va tenuto presente, un aspetto sul quale, con il Presidente, ho discusso spesso, cioè la qualificazione dei quadri operativi della finanziaria? perché saranno quelli che dovranno veramente operare sul territorio, fare le scelte, gli studi: non è certo un Consiglio di Amministrazione che normalmente svolge questi compiti; ha i compiti di responsabilità di gestione, ma non quelli, naturalmente, di analizzare le varie aziende o le varie strutture economiche.
Quello che mi stupisce è i l'intervento del Consigliere Minuzzo. Io capisco la situazione anomala in cui si muove il suo partito, per cui al Comune di Aosta collabora con noi e con le altre forze di questa maggioranza, e qui invece ha una collocazione diversa: per carità, ognuno può fare quello che crede, però si dà il caso - perché qui ho tutto il sommario della discussione avvenuta a Trieste - che, proprio la scelta di questo tipo di finanziaria che noi abbiamo migliorato, a seguito delle esperienze avvenute, non solo nel Friuli, ma anche nelle altre regioni, con quella duplicità di gestione di cui abbiamo già parlato, e che bene ha illustrato ancora il Consigliere De Grandis, è opera dell'Assessore socialdemocratico di quella regione per cui avrebbe dovuto seguire... INTERRUZIONE... Già fatto? Eh no! Mi dice che questo disegno di legge è carente, mentre carente poteva essere il disegno di legge iniziale, per esempio della Friulia, che poi è stato modificato negli anni con le varie società aggiuntive per la gestione speciale o per la società di leasing, aspetti che noi abbiamo voluto comprendere in un unico disegno di legge.
Però, il nostro disegno di legge è tanto carente che, caso strano, le direzioni generali delle banche, che già hanno dato la loro adesione, l'Istituto San Paolo e la Cassa di Risparmio di Torino (sia il Direttore generale, sia il vicedirettore generale di questa Cassa hanno fatto parte in due periodi della stessa FINPIEMONTE), esaminando il nostro documento hanno detto che è di una validità estrema.
Tutto il resto è poesia, è teoria; quello che si è detto mi sta tutto bene, però, come dicevo prima, cominciamo a fare lavorare la finanziaria, poi la si potrà criticare, la si potrà magnificare, la si potrà correggere; ma non si può in partenza negare la validità di uno strumento come questo! Si potrà discutere su scelte diverse. Il partito comunista preferisce la scelta della società finanziaria di sviluppo, come la FINPIEMONTE, e mi sta anche bene. Ho letto che i democristiani della provincia di Trento hanno creato uno strumento del tutto diverso: io vorrei ripetere che anche il partito comunista, secondo le regioni dove governa, ha fatto delle finanziarie di tipo completamente diverso.
L'Umbria ha una finanziaria simile alla nostra, perché partecipa a capitali di rischio con forme minoritarie, mentre la Toscana, non lo ha fatto; l'Emilia, che lo aveva fatto, lo ha cambiato, però ha creato un altro strumento che si chiama LEVERT dove c'è una partecipazione di rischio.
Quindi, tutto è discutibile a questo mondo; credo che il nostro contributo, sia dai banchi dell'opposizione che della maggioranza, sia efficace, ma solo dopo un riscontro potremo dire chi aveva ragione.
Non sto, naturalmente, a prendere in esame - lo ha già fatto il Consigliere De Grandis - quanto ha detto il Consigliere Carlassare, perché mi sembrerebbe qui di creare una disputa inutile: vorrei sapere chi è il Cutolo da una parte o chi è la Nuova Famiglia dall'altra; no, la Nuova Famiglia è quella di Cutolo e la Pupetta Maresca, con il suo amico, che sarebbe l'altra parte e che si disputano in questi giorni, forse gli affari anche delle imprese funebri della città di Napoli.
Dire che una S.p.A. come questa non ha il controllo pubblico è un'affermazione veramente risibile, in quanto è la regione che ha addirittura il 75% del capitale; vorrei sapere come la regione non potrà controllare una società di cui detiene un pacchetto di larghissima maggioranza!
Ringrazio, comunque, per il contributo, perché è stato un contributo sereno, che è venuto da tutte le parti del Consiglio e lascio, quindi, la parola al Presidente.
PRESIDENTE: La parola al Presidente della Giunta; ne ha facoltà.
ANDRIONE - (UV): Credo che l'ampio e pacato dibattito di questa mattina abbia fugato numerosi dubbi sulle intenzioni della Giunta e della maggioranza in materia di finanziaria; quindi, io non farò certamente dei rilievi polemici sulle posizioni che sono state assunte, ma, ancora una volta, cercherò di esporre qual è la logica politica che sta alla base di queste scelte. Evidentemente, tutti sono liberissimi di non condividere queste scelte e liberissimi di pensare che si sarebbe dovuto procedere in maniera diversa.
Innanzi tutto, perché si è proceduto ad una convocazione straordinaria del Consiglio? In primo luogo per avere tempo di discutere con calma, senza un ordine del giorno che sovente è troppo abbondante, ma soprattutto per una questione fondamentale: una società per azioni di questo genere, istituita con legge, richiede, oltre all'approvazione del Presidente della Commissione di coordinamento, l'omologazione del Tribunale e richiede, in seguito, un atto notarile. Ed avendo tutti questi atti dei tempi tecnici inderogabili, e dato che in questo paese feriae sacrae sunt, come dice il Senato romano, vogliamo arrivare prima della pausa estiva perché la crisi non aspetta, e certe casse integrazioni non devono durare all'infinito, non devono ripetersi. Di conseguenza, anche una settimana può essere importante.
D'altra parte, proprio per la necessità dell'omologazione, e anche per altri fatti, questo disegno di legge è stato esaminato da dirigenti del Ministero del Tesoro, da magistrati di chiara fama, da notai, da professori universitari, e - parlo sotto il profilo tecnico, sia ben chiaro - è stata giudicata una buona legge; dal profilo politico, poi, può essere considerata come una legge molto, molto cattiva.
Di conseguenza, e questo evidentemente è un discorso rivolto soprattutto alla maggioranza, soltanto alcuni emendamenti possono essere accettati, perché, visto che, per le omologazioni, si pesano le parole, le virgole, non andiamo certo a mettere in dubbio, adesso, tutto un lavoro di preparazione che ci è costato anche molto.
Già il Consigliere Lanivi ha ricordato, probabilmente come antico Presidente del Comitato per la programmazione, ingiustamente dimenticato da questo Consiglio, ed io che sono un balordo ho dimenticato di portarmi il solito libro che ho lasciato lassù, ha ricordato alcuni simpatici obiettivi che sono di questa Giunta.
Innanzi tutto, quello di mantenere gli attuali livelli occupazionali o, perlomeno, di contrastarne il più possibile la diminuzione. Si è dimostrato, con i fatti, che oggi il fondo di rotazione è uno strumento insufficiente per rispondere alla gravità della crisi e, di conseguenza, vogliamo dotarci di uno strumento che sia all'altezza dei tempi, o, se preferite, alla gravità dei tempi.
Per avere questo strumento è indispensabile poter disporre della responsabilità politica di interventi che prevede, già al momento in cui si fanno per un certo numero di anni 2, 3 o 4, delle perdite, perché le finanziarie non possono accettare la logica della perdita per altri motivi, di natura occupazionale: se si accetta la logica della perdita non sono delle finanziarie.
I sacri testi di legge che regolano le società per azioni sono reperibili facilmente nel Codice Civile (è un esame biennale, cosiddetto commerciale e oggi il Consigliere Lustrissy ce ne ha fatto uno stralcio notevole, anzi ha fatto molto bene); quindi, il controllo non spetta al Consiglio regionale o alla Giunta regionale, ma ad un ente autonomo, perché deve essere responsabile secondo quanto è previsto nell'articolo 4. Se partiamo dal principio di deresponsabilizzare fin dall'origine un ente di questo genere, allora, Signori, non vale la pena di farlo!
Quindi, vogliamo che le due gestioni siano separate e che sia chiara la responsabilità di chi deve procedere a stabilire le scelte di sviluppo che non sono facilmente fattibili a livelli politici (e giustamente sono state illustrate dai Consiglieri Nebbia e De Grandis).
Un'altra esigenza è quella di dare il tempo necessario, senza traumi e senza rotture gravi nell'occupazione, a quel secondo obiettivo fondamentale che è la riqualificazione del rapporto di lavoro in Valle d'Aosta. Non si può fare un discorso di questo genere, mantenendo legioni di persone in cassa integrazione. Lo si deve fare attraverso degli interventi dove la responsabilità, lo ripeto ancora una volta, politica dell'ente regione è chiaramente impegnata ed è chiaramente criticabile, valutabile e controllabile.
Naturalmente, questo progetto di legge è un banco di prova per le nostre capacità - dico nostre come insieme di valdostani - di fronte ad una possibilità di intervento notevole.
Quando si dice, da un lato, che bisogna ricercare quei tipi di investimento che tecnologicamente sono avanzati, e che sono quindi in grado di garantire un'educazione qualificata per un lungo periodo di tempo, bisogna anche dire che tali investimenti, tali posti di lavoro costano carissimi; di conseguenza, non si può dire che la dotazione della finanziaria è eccessiva, perché oggi i posti di lavoro non qualificati costano relativamente poco, ma poi si va in crisi; sono i posti di lavoro di alto valore che costano
Infine - chiedo scusa se taglio, ma purtroppo ho un appuntamento - rispondo al Consigliere Nebbia: è chiaro che la finanziaria è uno strumento limitato a quel dato tipo di intervento. Altri tipi di interventi concorrenti o differenti - prestiti speciali per l'agricoltura, fondo di rotazione, consorzio fidi e tutto il resto - permangono, e sarà attraverso un confronto ed uno studio della realtà che potremo stabilire se occorrono altri strumenti, se occorrono modificazioni a quelli esistenti, se bisogna di nuovo cambiare, perché giustamente è stato ricordato (non vorrei mancare di rispetto) che per leso "PSI" rischiamo ancora una volta le elezioni anticipate. Le elezioni anticipate comportano sei mesi di chiusura totale dell'attività politica: che soltanto facendo in pieno la nostra parte di attività politica, possiamo rispondere a certe esigenze.
La finanziaria inizia, quindi, con questi scopi precisi, limitati e dovrà raccogliere, con il tempo, tutto il capitale azionario della regione, risolvendo anche altri problemi, ma questa operazione può essere effettuata quando altre operazioni sono state preventivamente fatte. Voi sapete benissimo che abbiamo dovuto limitare all'inizio il capitale sociale della finanziaria a una data cifra per evitare di dover chiedere il permesso alla Banca d'Italia, perché, altrimenti, probabilmente, la finanziaria inizierebbe l'esercizio nel 1983, certamente non nel 1982.
Qual è il nostro obiettivo? Il nostro obiettivo è semplice: è quello di avere uno strumento che sia agile e che sia capace di rispondere ad una varietà di situazioni che è enorme e che non si lascia codificare in qualche principio, o in qualche documento. Per ottenere questo risultato dobbiamo avere sì il capitale pubblico, sì l'interesse della regione che definisce gli obiettivi, ma dobbiamo poter avere, al tempo stesso, l'agilità delle strutture private e la capacità decisionale di queste strutture.
... INTERRUZIONE... Guarda che la disinvoltura, oggi, appartiene molto di più a certe strutture pubbliche che pagano migliaia di miliardi per invalidità inesistenti e altre cose di questo genere; quella sì che è disinvoltura. Comunque, ho detto che non volevo fare polemiche.
In conclusione, la finanziaria funzionerà nella misura in cui tutti noi, quale che sia la posizione politica che si ha in Consiglio, saremo capaci di farla funzionare. E' semplicemente uno strumento. Credo che qualcuno qui, qualche tempo fa, discutendo di elaboratori elettronici diceva che erano schiavi stupidi ma veloci; ecco, la finanziaria deve essere un servitore intelligente e rapido a servizio di che cosa? Delle capacità che abbiamo di salvare le industrie in Valle d'Aosta, perché se continuiamo con i tassi di interesse intorno al 30%, l'unica soluzione che si sa prospettare è quella della chiusura e di passare gli oneri in questione alla mano pubblica.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, con la replica del Presidente della Giunta abbiamo terminato i lavori di questa mattina.
Ricominciamo oggi alle ore 16,00 con l'esame dell'articolato.
La seduta è sospesa.
La seduta termina alle ore 12,56.
