Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 165 del 30 marzo 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 165/VII - PROSECUZIONE E CHIUSURA DELLA DISCUSSIONE GENERALE SUI DISEGNI DI LEGGE N. 346 E N. 347 CONCERNENTI IL BILANCIO DI PREVISIONE DELLA REGIONE AUTONOMA VALLE D'AOSTA.

PRESIDENTE: Riprendiamo la discussione di cui agli oggetti nn. 21 e 22 dell'ordine del giorno.

E' iscritto a parlare il Consigliere Lustrissy; ne ha facoltà.

LUSTRISSY - (D.P.): Dobbiamo dare atto all'Assessore alle Finanze che in sede di illustrazione generale del bilancio ha svolto una relazione abbastanza approfondita della situazione in cui si presenta il bilancio di quest'anno, relazione ricca di spunti sul piano propositivo e sul piano delle analisi dei contenuti del documento che ci è stato presentato.

Credo che, al di là della cerimonia rituale, sia possibile parlare anche dell'utilità di questo momento di riflessione che i partiti rappresentati in questo Consiglio hanno occasione di svolgere in sede di discussione del bilancio regionale, in quanto, dagli interventi che si sono svolti questa mattina, sono nati numerosi spunti interessanti, soprattutto per noi che concepiamo come una continua dialettica questo rapporto fra forze politiche, al fine di emendare il più possibile il comportamento dell'Amministrazione regionale con la finalità che ci è comune, cioè quella di offrire alla comunità valdostana una politica che vada incontro alle esigenze del paese. Però non è possibile discutere un documento tecnico, quale è il bilancio, sottraendo considerazioni più ampie che coinvolgono sia le procedure che i rapporti politici tra i diversi gruppi di maggioranza e di opposizione.

E, siccome siamo abituati a parlare sempre con una certa franchezza e a non nascondere le cose, ci piace anche il rapporto dialettico costruttivo all'interno delle maggioranze nelle quali ci troviamo ad operare. Però, anche questo anno, la tecnica usata è stata quella tradizionale. La Giunta ha discusso lungamente il bilancio, lo ha approvato e lo ha comunicato alle forze politiche, mi riferisco alla maggioranza, alcuni giorni prima della presentazione dello stesso agli organi del Consiglio. E lo stesso è avvenuto anche nei confronti di alcune parti sociali che hanno lamentato poca considerazione da parte della Giunta regionale. Di queste osservazioni ne dobbiamo tener conto al fine di realizzare quel rapporto collaborativo che deve essere di stimolo, sia per la maggioranza, sia per le forze sociali che all'esterno di. questo palazzo operano e si propongono di collaborare con le forze politiche presenti in questo Consiglio, per dare una soluzione ai problemi e per fare delle scelte. Per cui, inevitabilmente, tale impostazione, se da un lato rappresenta una normale operazione di Governo nel rispetto delle competenze, dall'altro mostra anche chiari segni e limiti nelle scelte politiche di campo. La novità di quest'anno non è tanto rappresentata da un nuovo metodo di gestione del bilancio, ma piuttosto dalle nuove entrate, ed è qui che la discussione da alcuni mesi si è incentrata: da queste nuove risorse disponibili per l'Amministrazione regionale a seguito del riparto fiscale. A questa massa di denaro che è affluita nelle casse regionali occorre dare un'adeguata collocazione; credo che sia questo il compito, ed è in questa direzione che vorrei fare alcune considerazioni, senza annoiarvi con l'elencazione di cifre o di riferimenti contabili.

Analizzando la relazione allegata al documento contabile si rilevano alcune considerazioni che testimoniano capacità di analisi e che paiono anche pertinenti e corrette e che si possono così sostanziare: necessità di una revisione globale delle leggi di spesa con la contestuale revisione delle procedure di spesa al fine, anche, di eliminare gli accumuli residuali e la difficoltà, non nascosta, di fare delle previsioni in mancanza di un documento programmatico che rappresenti la situazione nel momento in cui ci troviamo ad operare delle scelte. Mi sembrano queste considerazioni talmente chiare che devono, di conseguenza, essere verificate nella previsione della spesa.

Sul piano delle procedure troviamo una posta di spesa che riguarda la riorganizzazione dei servizi e, in modo particolare, in base a quanto ci è stato riferito dall'Assessore alle Finanze in sede di Commissione Affari Generali, si riferisce soprattutto al discorso della riorganizzazione dell'Assessorato alle Finanze che, nella nostra Regione, è anche l'Assessorato di gestione del bilancio, con tutti i problemi che sono nati e sorgono, per l'applicazione della nuova legge del riparto fiscale, in ordine al recepimento dei cespiti che, come è noto, rappresenta delle difficoltà abbastanza particolari. Però si sarebbe preferito da parte nostra un discorso globale circa la riorganizzazione dell'intero sistema, o dell'intero apparato regionale; cosa che da tempo, purtroppo senza successo, stiamo lamentando in questo Consiglio, che però credo sia giunto il momento, approfittando di questa nuova situazione, di portare avanti come problema, perché di fatto gli studi esistono, si tratta ora di fare una scelta che richiede atto di volontà e di coraggio politico. E questo è stato detto, non tanto per il gusto di ripetere delle cose che già sappiamo, ma perché tutti quanti ci rendiamo conto oggi che è necessario che l'apparato regionale risponda, in modo più celere, in modo più snello, agli interventi che devono essere operati, con la correzione delle procedure che si ritengono necessarie per rendere più produttivo l'intero sistema.

E, a questo proposito, mi sia consentito fare una disgressione, ampliando un po' l'orizzonte oltre il nostro mondo regionale. Sul piano nazionale, e in molti paesi occidentali, e questa credo che sia una constatazione di tutti i giorni, si stanno impoverendo le risorse pubbliche finanziarie, mentre c'è una tendenza che difficilmente si riesce a controllare, e che è costante, che riguarda l'ampliamento della spesa a carico dell'ente pubblico. Cioè, ci troviamo di fronte a questa situazione abbastanza di rottura tra risorse sempre più deboli percepite dall'ente pubblico e compiti sempre più importanti che l'ente pubblico deve assolvere in tutti i settori dell'attività umana. In alcuni Paesi sono state fatte delle scelte, si è passati dalla gestione per obiettivi, che è stata la prima tappa - quella che noi avevamo chiamato la prima fase programmatica - alla programmazione del bilancio, alle vere e proprie scelte di programma e al bilancio preventivo, che è stata l'ultima soluzione adottata in Paesi già più progrediti sul piano delle strutture, sul piano economico, la cosiddetta scelta del bilancio preventivo a base zero che ha riguardo soprattutto a livello di copertura finanziaria. Di fronte all'impostazione tradizionale del bilancio c'è molta attenzione ai cespiti di entrata, per poi meglio dosare quelli che sono i provvedimenti di spesa. E tali sistemi presumono a monte, e durante l'attuazione, delle volontà politiche, chiare scelte politiche sugli obiettivi da perseguire. Da un'analisi fatta dal FORMEZ che credo sia stata pubblicata nei Quaderni sulla Pubblica Amministrazione, si rileva che il risultato ottenuto da queste procedure, almeno nei Paesi ove sono state adottate, è stato abbastanza modesto riguardo alla modifica dei processi decisionali istituzionali. Cioè, hanno influito poco, in definitiva, queste scelte di bilanci programmati che hanno avuto quest'evoluzione: dalla programmazione globale alla scelta di progetti-obiettivo, alla più drastica soluzione del controllo preventivo delle coperture finanziarie prima di approvare i progetti operativi. Per cui, alcuni di questi Paesi hanno scelto, in alternativa, un altro obiettivo, e credo che questo sia un discorso valido anche per noi. E' quello del miglioramento della produttività come risposta plausibile a quel regime di austerità, che è comune a tutte le pubbliche amministrazioni. Ne sanno qualcosa gli Assessori al Bilancio delle Regioni, ne sanno qualcosa le Amministrazioni comunali che, con questi provvedimenti di spesa, cioè le leggi finanziarie di questi ultimi anni, hanno molto badato a questo aspetto e hanno anche dichiarato chiaramente che bisogna modificare le procedure, bisogna stare più attenti a quelli che sono gli interventi delle Amministrazioni; insomma, bisogna controllare le spese in modo diverso. Per cui questo modo di intendere l'attività della Amministrazione, non diversa però dalla scelta programmata, non comporta la conseguente esigenza di affrontare difficili problemi come il cambiamento, l'aggiornamento continuo dei programmi, anche per le implicazioni politiche che queste scelte di tipo programmatico comportano. Credo che anche noi, in questa direzione, dobbiamo fare qualcosa, proponendoci il raggiungimento di questo obiettivo. Questo può essere un dato concreto, attraverso il miglioramento dell'organizzazione del lavoro, elaborazione di parametri di riferimento per le prestazioni fornite, istituzione di un sistema gestionale a carattere permanente, in modo che si abbia sempre la possibilità di misurare la produttività dell'intervento che la Regione compie in base alle scelte operate a monte con un minimo di indirizzo generale. L'Amministrazione regionale deve essere gestita come un'azienda efficiente; e questo deve essere il traguardo che ci dobbiamo tutti quanti proporre a medio termine. Per raggiungerlo, però, è necessario disporre di un apparato funzionale, e penso soprattutto alla qualità dei dirigenti, a coloro che direttamente devono non solo impartire le disposizioni, ma controllare che questa organizzazione persegua quegli obiettivi che ci vogliamo proporre sotto il profilo della produttività. Che siano, pertanto, professionalmente preparati, e che si curi, in modo particolare, il loro aggiornamento, che abbiano retribuzioni adeguate ai livelli di responsabilità che a loro si devono attribuire.

L'altra indicazione che emerge dalla relazione che ci è stata presentata è quella della riconsiderazione delle leggi di spesa. Dovremmo avere il coraggio di superare la proposizione con dei fatti più concreti, e so che si sta già lavorando in questa direzione, però credo che ancora, nonostante l'osservazione abbastanza acuta contenuta nella relazione, essa sia poi smentita quando si va a leggere l'allegato n. 8 nel quale ritroviamo il rifinanziamento della maggior parte delle leggi di spesa. Ritengo, tuttavia, che nel corso dell'anno questa esigenza potrà venire meglio considerata, se appunto, come dicevo, alle proposte corrisponderanno impegni concreti, e l'Assessore ha manifestato questa intenzione come scopo da raggiungere entro breve termine. E sul piano delle procedure di spesa vi è anche la novità rappresentata nel bilancio di quest'anno da un primo cauto decentramento di fondi agli Enti locali.

Il decentramento dovrebbe avere questa finalità, che è poi quella, in definitiva, di eliminare il più possibile le masse residuali e di spendere nel modo più efficiente e più rapido questi denari che l'Amministrazione regionale ha a disposizione per realizzare delle attività. Nella legge che si vorrà adottare per assicurare la realizzazione di questo obiettivo del decentramento di fondi bisognerà fare attenzione che non si riservi a carico dell'Amministrazione regionale tutta la procedura della spesa, con inutili circuiti che vengono ad aggravare la possibilità di far fronte immediatamente alle richieste di pagamento. E' certo che questa considerazione la facciamo un po' tutti, e l'ha fatta in primo luogo l'Assessore nella relazione. La mancanza di una visione generale, o del cosiddetto piano di sviluppo o piano programmato, condiziona le scelte e rischia di farlo per molti anni, e condiziona soprattutto le scelte sul piano strategico, quelle che maggiormente incidono sulla sostanza delle cose, che potrebbero anche vanificare una strategia generale che deve essere finalizzata, soprattutto, a migliorare la produttività degli interventi dell'Amministrazione regionale una volta che si siano compiute quelle analisi e le scelte conseguenti. E anche qui c'è un impegno, e speriamo che nel corso dell'anno venga ultimato questo esame del documento programmatico da parte degli organi competenti e da parte dell'organo politico esecutivo, e si possa così procedere al necessario ripensamento critico nelle scelte che siamo chiamati a fare oggi. Però non credo che con questo si possa dire che la Giunta si è sottratta all'obbligo di prendere in considerazione alcune scelte strategiche di campo, con l'indicazione di alcuni obiettivi particolari ai quali è stata assegnata la priorità. E tali sono, e ritengo debbano essere, interventi previsti per il sistema di viabilità che dovrebbe risolvere l'annosa questione del collegamento termine autostrada-tunnel del Monte Bianco, del metanodotto, dell'acquisto degli immobili ex proprietà Cogne, della devoluzione dei fondi agli Enti locali, come già detto, e la istituzione della Finanziaria regionale. Circa le scelte elencate dobbiamo però fare alcune considerazioni di carattere generale. In primo luogo la realizzazione del nuovo collegamento viabile da Aosta a Courmayeur non è una scelta estemporanea, ma è una scelta che corrisponde a indicazioni già date da questo Consiglio, anche se dobbiamo constatare, con un pochino di amarezza, che dovremo sacrificare una parte delle risorse del bilancio regionale per unirle a quelle dello Stato e di altri Enti previsti. Credo che in questo caso si debba badare al risultato che si vuole ottenere, che è quello, e nessuno lo può negare, di un vantaggio per la comunità regionale e in special modo, lo speriamo, per l'attività turistica che ci sta a cuore. Questa nuova arteria non si deve ridurre poi ad un budello di transito in Valle d'Aosta, ma deve essere produttiva e foriera di nuovi incrementi sotto il profilo del turismo. E vantaggio non ultimo, altrettanto importante quanto per il turismo, per il traffico commerciale internazionale che se oggi rappresenta un onere sopportato a malincuore, è una fonte notevole di reddito per il bilancio della nostra Regione, e che sotto il profilo occupazionale riesce a colmare dei vuoti che altrimenti produrrebbero disoccupazione.

Altra scelta fatta, e determinata dai lunghi dibattiti consiliari, è quella del metanodotto. Scelta fatta in via principale per il sostegno delle attività produttive, in modo particolare dell'industria siderurgica. Però oggi, a questo proposito, dobbiamo anche, onestamente, fare alcune riflessioni. Se al momento in cui era stata data questa indicazione alla Giunta, e che la Giunta ha perseguito realizzando, tramite la Banca Europea degli investimenti, un apporto finanziario, eravamo totalmente convinti, ora siamo un pochino perplessi, non soltanto per il metanodotto in se stesso, quanto per la funzione primaria che il metanodotto doveva assolvere, e quindi a causa della situazione in cui si ritrovano oggi le industrie che dobbiamo servire. E, certamente, non è una grande soddisfazione diminuire dei costi di produzione, anche se questa è una cosa positiva, se questa diminuzione ha come risultato finale delle probabili inattività, per delle scelte programmatiche sbagliate nel settore che dovremo pagare noi in costi occupazionali. Ci lascia un po' perplessi anche perché ormai è cosa nota che il piano di riconversione per la Cogne prevede, e sarà certamente così, una caduta occupazionale abbastanza intensa; ma se è grave la situazione della Cogne, altrettanto grave è la situazione dell'altra industria siderurgica in Valle, l'ILSSA-VIOLA; come pare da notizie recenti, si arriverà alla chiusura del laminatoio. Quindi, il discorso dell'utilità del metanodotto oggi si sposta, dall'utilizzazione principale, a quella che doveva essere una via indotta, cioè dell'uso domestico di tale fonte energetica. E' una scelta questa che deve farci meditare, anche considerando le nostre risorse naturali sul piano energetico. Queste considerazioni che dovremo necessariamente fare ci porteranno forse, non dico inevitabilmente, a bilanciare le due cose e magari a fare delle scelte alternative ben precise. Se sul piano legislativo nazionale si realizzeranno le necessarie premesse con la liberalizzazione della produzione in campo locale (e questo chiaramente è un discorso che bisognerà affrontare quanto prima perché il problema energetico incombe) dovremo utilizzare al massimo le risorse disponibili, soprattutto in prima persona, come Amministrazione regionale, tramite l'attività degli Enti locali.

Un'altra scelta che deriva dalle indicazioni emerse dal Consiglio, come avevo anticipato, riguarda il recupero edilizio abitativo con l'acquisto del patrimonio immobiliare ex Cogne, ma questo non sarà sufficiente. Se ci saranno altre risorse disponibili o altre che si renderanno disponibili nell'iter annuale dell'utilizzazione del bilancio, dovrà ancora essere fatto uno sforzo per il risanamento del centro storico cittadino. E questo non è un problema di poco conto, soprattutto per la Città di Aosta, ma ci sono altri centri che hanno queste caratteristiche, però dico soprattutto Aosta, perché ormai qui non ci sono più aree edificabili, per cui inevitabilmente il discorso sarà a senso obbligato.

Mi pare anche interessante l'impegno dell'Assessore circa l'adeguamento della vecchia legge regionale sull'edilizia popolare che, non dimentichiamoci, negli anni passati è stata uno strumento importante che ha dato dei risultati nel complesso positivi, come promozione di attività edilizia di tipo abitativo, anche se in questi ultimi anni, per via dei limiti che la legge conteneva, non è più un intervento favorevole in quanto le situazioni di mercato hanno avuto una rapida evoluzione in modo negativo.

Rimane, infatti, a parte il discorso del decentramento agli Enti locali di cui abbiamo già trattato, da prendere in considerazione la proposta dell'istituzione della Finanziaria regionale.

Credo che questa iniziativa prenda le mosse dalla grave situazione in cui si trova il nostro sistema industriale, che richiede, non solo attenzione, ma anche precisi interventi da parte della Amministrazione regionale. Oltre agli strumenti tradizionali che avevamo a disposizione in questi anni, tutti quanti ci rendiamo conto che per realizzare degli interventi efficaci nei settori economici produttivi sono necessari strumenti pronti, efficienti e diversi, forse, dai tradizionali modi di intervento dell'amministrazione pubblica. Perché il più delle volte non è sufficiente il finanziamento ma sono necessari dei supporti tecnici di tipo assistenza e consulenza che sul mercato sono difficilmente reperibili e di cui l'Amministrazione regionale si deve fare carico, perché oggi l'interventismo pubblico dello Stato, condividibile o meno, è una realtà, e l'Amministrazione pubblica sta operando come grande azienda. E' necessario che anche l'Amministrazione regionale si doti di questi strumenti per poter meglio realizzare questi interventi, non solo esaminando le proposte dei piani di riconversione, dei piani di ristrutturazione, dei piani di intervento, ma anche seguendo, sul piano dell'evoluzione, questi interventi per evitare sorprese. Molte Regioni hanno fatto la scelta che viene proposta oggi nel nostro bilancio. Più che di finanziarie pubbliche si tratta di finanziarie a capitale misto, che hanno dato dei risultati diversi, non tutti soddisfacenti, in alcuni casi positivi, in alcuni altri decisamente negativi, perché non si sono sottratte alla logica della lottizzazione, della strumentalizzazione politica; per non arrivare poi ai casi noti e conosciuti della corruzione e dei sistemi che vanno condannati. Noi abbiamo da tempo individuato lo strumento dei fondi di rotazione anche in un momento in cui si parlava già di finanziaria regionale e che oggi si dice sia insufficiente per operare efficacemente per poter effettuare questi interventi nella misura in cui sono richiesti con le considerazioni che sono già state fatte. Ebbene, noi crediamo che tale sistema di intervento sarebbe oggi più efficace se gestito in forma unitaria e collegiale così come lo era all'inizio. Solo in questo modo gli interventi potranno meglio essere preordinati ad un più incisivo risultato finale, non certo smembrando la gestione dei fondi di rotazione, ma riportandoli a unità di gestione. Per cui noi, e non lo abbiamo mai taciuto, abbiamo molti dubbi su questa realizzazione: siamo consci dell'utilità della disponibilità di denaro per effettuare questi interventi, ma abbiamo dubbi sullo strumento della Finanziaria regionale per realizzarli.

Tra l'altro poi dobbiamo considerare che vi sono alcune contraddizioni tra le proposte di aumento di dotazione per i fondi di rotazione, prevedendo anche l'allargamento ai settori finora esclusi del commercio e dell'artigianato, ma dobbiamo tenere presente che questo strumento di intervento è uno strumento di più facile utilizzazione se non ha grosse implicazioni sul piano gestionale e che potrebbe essere, se riportato alle finalità iniziali, lo strumento per sopperire, in questo momento, alle esigenze di intervento nel settore privato. Per quanto riguarda la soluzione finale dell'istituzione della Finanziaria pubblica manteniamo, come già detto in altre occasioni, tutte le nostre riserve, in quanto riteniamo che lo strumento ci sia per interventi urgenti, che sono da farsi in questo breve periodo, cioè che l'unico sistema sia ancora quello dei fondi di rotazione, i quali devono essere supportati da quell'apparato che dicevo prima, del quale l'Amministrazione regionale si deve dotare. Chiaramente queste scelte porranno delle discussioni e ci riserviamo poi, al momento opportuno, di precisare meglio la nostra posizione in ordine alle eventuali proposte che saranno fatte per questa realizzazione.

Vengo al termine del mio intervento facendo una considerazione finale. Dobbiamo dire, come è nostra tradizione, con la franchezza che ci ha sempre contraddistinto, che sappiamo apprezzare e valutare le attività e le proposte che il bilancio preventivo che ci viene presentato ha e i molti connotati positivi con la concretizzazione delle scelte operate, come dicevo dianzi, dal Consiglio regionale, che hanno trovato puntuale riscontro nel documento contabile come scelta di indirizzo di intervento dell'Amministrazione regionale. E di questo ne siamo soddisfatti. Permangono queste zone d'ombra che tutti assieme dobbiamo superare, perché i propositi credo che ci siano stati, siano stati dichiarati, però vorremmo che assieme si passasse dai propositi alla realizzazione concreta, eliminando con quegli interventi indicati e da ricercare, quelle frizioni, quelle situazioni che non permettono all'Amministrazione di operare nel senso della produttività, nel senso dell'efficacia e nel senso, soprattutto, della volontà di porre mano alla revisione delle leggi di spesa per poter riorganizzare questi interventi dell'Amministrazione regionale finalizzati a quel piano di sviluppo che ci sarà presentato tra qualche mese.

Nel terminare voglio anche sottolineare, come alcuni colleghi hanno già fatto questa mattina, l'esistenza di risorse favorevoli per la nostra Amministrazione nei confronti di altre situazioni diffuse dappertutto, che vedono grandi difficoltà per le amministrazioni pubbliche, sotto forma di cespiti finanziari; inoltre l'esigenza di fare e di considerare con la dovuta attenzione alcune proposte che ci sono già state sottoposte e altre che lo saranno, per destinare una parte del nostro bilancio all'aiuto di quei paesi che sono meno privilegiati. Questo è un atto che è nelle tradizioni di nobiltà della nostra terra valdostana, come è stato dimostrato recentemente con gli interventi a favore dei nostri fratelli che hanno avuto situazioni difficili nelle ultime calamità naturali del nostro Paese. Una parte del nostro bilancio, da concordarsi di volta in volta, non indicando cioè delle percentuali, con coloro che si occupano di questi problemi all'estero di assistenza ai Paesi in via di sviluppo, deve servire a finanziare qualche progetto per testimoniare anche in quei Paesi la nostra voglia di affiancarci ai fratelli più poveri, ai diseredati, a coloro che hanno bisogno. E a questo proposito, insieme ai colleghi Voyat e Martin, abbiamo già depositato stamani un ordine del giorno alla Presidenza del Consiglio e che prego di far distribuire ai colleghi Consiglieri.

PRESIDENTE: La Presidenza provvederà a distribuire l'ordine del giorno suddetto.

Ha chiesto la parola il Consigliere Fosson; ne ha facoltà.

FOSSON - (D.C.): L'occasione del bilancio 1982, che è il quarto bilancio di previsione che discutiamo in questa legislatura, può già essere motivo per tracciare alcune linee consultive dello operato della legislatura 1978-1983. Un consuntivo politico, un consuntivo che tenga conto di quanto in questi anni è stato fatto in questo Consiglio, in questo palazzo e nella nostra Regione. Alcuni argomenti di questo tipo sono già stati trattati nei Consigli regionali passati allorquando si è discusso dell'ingresso dei socialisti in maggioranza. Giustamente allora il Presidente del Consiglio, Dolchi, diceva che le considerazioni politiche generali che in quel momento erano state fatte sarebbero state riprese nella loro sede naturale, che è quella della discussione del bilancio. Il bilancio è ovviamente un documento contabile, lo hanno già detto altri, ma è pure un quadro in cui si sviluppa l'azione del Governo regionale, un momento della vita politica della Regione, un momento estremamente importante che dà occasione per fare delle valutazioni, per tracciare delle linee di tendenza e per indicare una serie di obiettivi che poi, mano a mano, nel corso dell'anno, l'Esecutivo e il Consiglio regionale modificheranno e integreranno. Siamo partiti in questa legislatura dal 1978 con un primo nucleo originale di maggioranza, un nucleo costituito dalla Democrazia Cristiana e dall'Union Valdôtaine; nucleo che poi si è successivamente allargato fino all'ingresso dei socialisti.

Prima c'era stato l'ingresso nel 1979 dei Democratici Popolari, ingresso che ha coinciso con la stesura di un programma per gli anni futuri, che non era stato fatto nel 1978 all'atto dell'elezione della Giunta Andrione, perché in quel momento la situazione era, per certi versi, un pochino anomala, con il pericolo per la Democrazia Cristiana di essere estromessa, per cui fu fatta una Giunta sul filo della maggioranza appena raggiunta. Quello che a noi interessa sottolineare è che al nucleo originale costituito dalla Democrazia Cristiana e dall'Union Valdôtaine si sono successivamente aggiunte delle altre forze politiche. Questo può significare molte cose. Potrebbe anche significare una certa stanchezza di fronte alla quale perde di significato il dibattito politico, perde di significato la critica, perde di significato il prospettare delle alternative. Può significare, e secondo noi significa, che di fatto con tutte le mancanze si è data una impostazione giusta e corretta ai problemi; si è riusciti a fare dei passi avanti, si è riusciti a costruire un consenso attorno a delle scelte fatte. In questi anni, secondo noi, sono stati compiuti dei passi avanti, sono stati risolti dei problemi, sono state date delle indicazioni per risolverne altri. Sono stati commessi, ovviamente, anche degli errori. Abbiamo compiuto delle scelte di politica industriale che possono essere anche discutibili, sotto spinte emotive, alla ricerca immediata di una alternativa a situazioni che si stavano aggravando, ad esempio quella miniera di Cogne. Ma questo è soltanto un accenno che volevo fare. Di fatto siamo vissuti in questi anni in una società che si va sempre più burocratizzando e terziarizzando. Perde spazio l'agricoltura, perde spazio l'industria, guadagnano spazio i colletti bianchi, con tutto quello che da questo nasce.

Dobbiamo sottolineare che manca l'iniziativa, manca la volontà di rischiare; prevale ancora il concetto che un titolo di studio debba aprire automaticamente le porte ad un posto di lavoro da colletto bianco. Occorre muoversi in un'altra ottica. Sono cose che tutti noi diciamo molte volte tutti i giorni. Bisogna rivalutare ogni tipo di lavoro, ridare dignità a qualsiasi occupazione ed eliminare gli squilibri fra settore e settore a parità di impegno e responsabilità. Dire queste cose in una discussione di bilancio, intendendo il bilancio come un puro fatto tecnico contabile, può essere andare oltre gli schemi prefissati, oltre i limiti di una normale discussione di bilancio. Ma sono cose che vale la pena di sottolineare. Scriveva, in una serie di articoli comparsi su uno dei settimanali più diffusi nella nostra Regione, un illustre giornalista che si cela sotto lo pseudonimo di Mistral, che l'autonomia della nostra Regione è stata considerata soltanto da un punto di vista materiale ed economico e che occorre invece rifarsi alle ragioni storiche e ideali della stessa. Ha ragione, per certi versi ma, secondo noi, questa sua visione ha un limite: nel senso che non basta rifarsi alle ragioni storiche e ideali, occorre saper rivivere oggi, proprio con l'iniziativa, con una nuova cultura, le ragioni dell'autonomia nei tempi attuali. Non basta guardare indietro e cercare di riproporre degli schemi obsoleti.

Lo stesso giornalista scriveva della illeggibilità del bilancio. Un accenno a questo tipo di discorso lo ha già fatto l'Assessore Ramera. C'è sicuramente il rischio di perdersi tra i numeri, leggendo questo bilancio, però di fatto, ad un esame appena più attento, ci si può accorgere abbastanza facilmente che dal bilancio traspaiono delle linee di sviluppo, traspare una visione globale dei problemi. E se sono accettabili alcune battute su alcuni aspetti particolari, non è accettabile il qualunquismo di fondo che prevale in certe affermazioni.

Altri colleghi hanno già fatto rilievi sulla prudenzialità nella valutazione delle entrate. Sono rilievi che aveva già fatto l'Assessore e che noi sottoscriviamo. A noi pare che si debba sottolineare, in particolare nella politica della spesa, il fatto che una maggiore disponibilità di bilancio abbia permesso di uscire da quella che gli anni scorsi chiamavamo la logica assessorile, la logica delle scelte fatte per ogni Assessorato, con una visione chiusa e ristretta, non una visione generale dei problemi. A noi pare che si siano individuate delle linee di interesse generale, che in quel senso siano state date delle indicazioni, e questo abbia permesso di uscire da una visione ristretta. Occorre continuare su questa strada, occorre continuare a dibattere i problemi globali, occorre continuare a dare indicazioni in questo senso. A questo proposito mi sia permesso dire che molte delle scelte, come ricordava già prima il collega Lustrissy, che sono state recepite e fatte proprie dalla Giunta e inserite nel documento di bilancio, avevano già fatto parte della discussione di questo Consiglio e, mi sia permesso di dire, molte di queste scelte erano già state indicate dalla Democrazia Cristiana quando altre forze politiche avevano ancora dei dubbi sulla positività di alcune valutazioni.

Vorrei sottolineare alcuni di questi temi. Il primo è quello del decentramento. Il bilancio prevede un cospicuo numero di miliardi da assegnare ai Comuni e agli Enti intermedi per le loro attività. Sottolineava ieri l'Assessore Ramera la modesta capacità operativa dei Comuni. Ecco, noi intendiamo dire che c'è un rischio in questo, un rischio che vadano a residui passivi molti dei denari che vengono decentrati ai Comuni. Dirò soltanto come esempio che il Consorzio dei Comuni del Bacino Imbrifero Montano destina ai Comuni certe cifre, e che molte di queste - come ho visto da un documento del 31 dicembre del 1981 - non erano state intaccate in minima parte dai Comuni. Occorre quindi dare ai Comuni nuove capacità di spesa, nuove capacità di gestione. E in questo contesto, io direi, è estremamente importante rivalutare il ruolo delle Comunità Montane come organismo intermedio. Dobbiamo avere il coraggio di dire che le Comunità Montane, così come sono, non funzionano per cui o le sopprimiamo oppure, e secondo noi questa è la strada, diamo effettivamente alle Comunità Montane delle deleghe. Perché se noi pensiamo ad alcuni Comuni che non raggiungono i 100 abitanti, che hanno difficoltà a darsi la benché minima struttura, non possiamo pensare che per un centinaio di abitanti si possa costruire una struttura particolarmente elaborata. Occorre rivedere, quindi, nell'ambito della Comunità Montana, la struttura di questi Comuni più piccoli o con più modesta capacità operativa.

Altro tema, secondo noi estremamente importante, è quello della viabilità, come hanno già sottolineato altri, soprattutto il collegamento Aosta-Courmayeur, sul quale la Regione si impegna in prima persona. E' un tema vitale, lo abbiamo detto un paio d'anni fa, allorquando si approvò il progetto di massima del collegamento Aosta-Courmayeur. E' un tema vitale perché ci permette di continuare ad essere inseriti nella Europa e ci permette di continuare a vivere, ad essere crocevia dell'Europa e non ad essere un "cul di sacco" come siamo stati nei secoli scorsi.

E ancora vogliamo sottolineare l'importanza di aver dotato nuovamente i fondi di rotazione dei capitali necessari ampliando la loro funzione anche verso l'artigianato e verso il commercio. Rileviamo l'importanza di aver destinato delle cifre, per il momento non molto cospicue, ma che potranno essere ampliate, all'edilizia abitativa, con particolare riferimento al Quartiere Cogne della Città di Aosta, al rifinanziamento della legge 24, quella sull'edilizia economica popolare, e, infine, vogliamo sottolineare l'importanza della Società Finanziaria come centro imprenditoriale, come centro per vivacizzare l'impenditorialità, e non come strumento per salvare e disperdere fondi nelle aziende "decotte". Ci sono esempi, e lo ricordava prima il collega Lustrissy di Finanziarie che funzionano bene e seriamente. Dovremo rifarci a questi esempi e dovremo saper gestire correttamente questo tipo di società.

Ancora un accenno al problema energetico, il problema che il bilancio individua stanziando una certa cifra per il metanodotto. E' già stato detto dell'energia pulita, energia relativamente a basso costo, energia che potrà favorire lo sviluppo industriale e potrà d'altra parte favorire i consumi privati. Ma accanto al metanodotto è importante sottolineare il tema delle energie alternative, delle energie differenti, delle energie che esistono nella nostra Regione. Occorrerà per i prossimi anni condurre una politica energetica che potrà determinare la nostra ricchezza o la nostra povertà in base alla nostra capacità di produrre o meno.

Vorrei fare ora soltanto un appunto.

Qualcuno ha sollevato dubbi sulla opportunità di finanziare, con fondi regionali, opere che sono di competenza statale, come ad esempio il metanodotto che, in definitiva, si traduce in un finanziamento di un ente di Stato, come la SNAM; o il collegamento Aosta-Courmayeur, che si traduce nel finanziamento di un altro ente di Stato, come l'ANAS. Noi diciamo che con un riparto fiscale come il nostro, abbiamo ovviamente interesse a non fermarci su questioni di principio che possono essere anche importanti, ma dobbiamo guardare alla sostanza delle cose, dobbiamo vedere, saper risolvere i problemi senza fermarci soltanto alla forma delle cose. Ciò detto concordo con l'Assessore Ramera quando diceva che saranno stati disillusi coloro che portavano avanti soltanto interessi corporativi o interessi individualisti nei confronti di questo bilancio. Bilancio, secondo alcuni, estremamente vasto, capace di soddisfare tutti i più piccoli bisogni. Ecco, io sono contento che queste persone, che questi gruppi corporativi siano stati disillusi e il fatto che lo siano stati va a merito di chi questo bilancio ha presentato.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Cout; ne ha facoltà.

COUT - (P.C.I.): Nella sua relazione di ieri l'Assessore Ramera diceva che questo bilancio non è stato redatto sotto l'effetto euforico della felice conclusione della faccenda del riparto, ma che è stato invece un momento di riflessione della Giunta, ed è perciò un documento in cui sono state sintetizzate, e da cui sono emerse, linee di tendenza nuove che evidenziano una pluralità di iniziative dei vari Assessorati.

Ha sottolineato anche interventi indicativi per il decentramento verso l'ente minore, ha citato alcune scelte di sviluppo nei vari settori economici. Verso la fine della sua relazione ha anche ricordato che vi saranno senz'altro dei delusi, che vedranno come non risponda al vero il detto che con questo riparto con questo bilancio, si sarebbero soddisfatti i bisogni o si sarebbero favoriti i pochi. Ha ricordato come gli interventi serviranno invece a salvaguardare l'occupazione nell'industria, che saranno interventi per la soluzione dei problemi degli agricoltori, per il turismo. L'Assessore Ramera ha detto anche che con questo bilancio, in poche parole, non si soddisferanno i lussi di qualcuno, perché per soddisfare i lussi bisognerà aspettare ancora molto. A tutto questo si dovrebbero aggiungere molti "se", ma penso che già alcuni interventi li abbiano messi in evidenza, e quindi io non riprenderò le questioni nei vari settori, ma farò alcune considerazioni sul settore che interessa la formazione professionale e la promozione sociale.

Innanzitutto mi sono detto che la cultura non è un semplice fatto di consumo, un lusso, o peggio ancora, uno spreco, ma che il suo sviluppo può rappresentare invece un'importante risorsa e una finalità per una società progredita in Valle d'Aosta e merita, quindi, tutte le attenzioni, anche in un bilancio, pur non essendo una cosa facilmente quantificabile. Qualcuno nel suo intervento di stamattina, mi sembra Nebbia, ha ricordato anche come la cultura non sia facilmente circoscrivibile ad un settore particolare, ma come comprenda invece ben più di un settore, che non la promozione sociale e la formazione professionale. Mi sono anche detto che la cultura dovrebbe essere intesa, secondo il nostro parere, come un fattore reale di avanzamento e di rinnovamento della vita nella Valle di Aosta e debba quindi esaudire quelli che sono i bisogni di un numero sempre maggiore di persone, di qui la necessità di seguire in modo particolare gli apparati culturali, le istituzioni, programmando, riformando, rinnovando ove sia necessario, qualificando sempre di più la spesa per la cultura e promuovendo uno sviluppo del sapere a tutti i livelli. Tanto più, direi, ci si deve impegnare quale Amministrazione di una Regione autonoma. Ho apprezzato allora che sul bilancio la spesa per la promozione sociale sia passata da 44,898 miliardi dell'81 ai 62,234 miliardi dell'82, più 1.287 milioni nei fondi globali. Ma se andiamo a vedere meglio, questo aumento si riduce di molto se si considera che solo per l'aumento delle spese per il personale si passerà da 33 miliardi a 43 miliardi, e quindi 10 miliardi in più. Se a questo noi aggiungiamo quella svalutazione che abbiamo calcolato in altri casi sul bilancio, del 16%, verifichiamo poi che l'aumento tende a diventare sempre più esiguo, tanto più, soprattutto, se viene paragonato all'aumento che c'è stato sul bilancio in altri settori. Non per niente se andiamo a verificare poi la percentuale sul totale del bilancio, i fondi che vengono destinati al settore della promozione sociale scendono drasticamente dal 20,30% dell'81 al 14,79% dell'82. Con la sicurezza sociale sono i due unici settori che vedono scendere in modo consistente la percentuale dei fondi sul totale.

Dicevo prima che la cultura non è facilmente quantificabile ma, in base a queste cifre, questa può essere una magra consolazione, e certamente con meno soldi a disposizione si potrà fare ben poco di più. Bisognerebbe, allora, per valorizzare la cultura come una risorsa, una finalità, guardare alla quantità e alla qualità degli interventi che vengono riportati sul bilancio. Bisognerebbe, per fare molto meglio, spendere molto di più, e spendere molto meglio, e sarebbe comunque necessario in ogni momento qualificare e aggiornare la qualità della spesa per caratterizzare maggiormente l'impegno nel campo culturale. Si dovrebbe riuscire a capire, oltre a quanto è stato speso, in meno o in più, anche cosa è stato modificato nel modo di spendere e come viene qualificata, in poche parole, la spesa. Qui non vorrei dare dei giudizi troppo affrettati visto che solo stamattina, come Commissione, abbiamo potuto riunirci per esaminare il bilancio e chiedere alcuni chiarimenti all'Assessore. Però, senza parlare dei capitoli in cui non vi è stato un aumento di fondi, mi è parso di capire dall'esposizione che ha fatto l'Assessore che le maggiori quote nei vari capitoli serviranno quasi tutte a coprire i maggiori costi o comunque a riorganizzare servizi esistenti. Non vi sarà, in generale, secondo il nostro parere, un modo diverso di spendere i fondi destinati al settore della promozione sociale e non vi saranno leggi che andranno ad individuare delle scelte nuove neanche nei fondi globali; e questo eventualmente si potrà verificare nei vari capitoli. A leggere il bilancio sembra di capire che gli interventi della Regione si siano assestati su leggi esistenti e che la Giunta non dimostri una volontà, almeno palese, di modificarli. Infatti molto si fa con deliberazioni di Giunta in base a leggi esistenti o con interventi urgenti; e sembra quindi molte volte che la Giunta, e gli Assessori, vogliano essere i gelosi custodi di una cultura e di una scuola, con la paura di perdere chi sa che cosa, che da un momento all'altro potrebbe sfuggire di mano.

Spesso abbiamo visto modificazioni, innovazioni significative, venire apportate solo dopo che l'opposizione le ha chieste e su di esse ha insistito per molto tempo. Abbiamo per esempio richiesto a più riprese una legge per la formazione professionale; dapprima ci è stato risposto che non c'era bisogno di una legge, poi alla fine il Presidente della Giunta ha annunciato che questa legge verrà redatta da una apposita Commissione. Aspettiamo da tempo adattamenti alle esigenze locali, con considerazioni che prima di questi adattamenti debbono essere prese decisioni a livello nazionale. Da tempo abbiamo chiesto anche ci sia una revisione sulla istruzione professionale. Purtroppo questa legge si è persa, forse, nei meandri delle Commissioni del Consiglio scolastico regionale. Abbiamo chiesto un dibattito sugli organismi della scuola, è stato presentato un progetto, ancora dobbiamo discuterne in Commissione. Abbiamo chiesto l'istituzione di un museo etnografico per la minoranza Walser e ancora siamo in attesa che questo venga istituito. Sono queste alcune richieste che abbiamo fatto e che per ora non abbiamo avuto il piacere di vedere realizzate. Abbiamo visto anche bocciare i pochi tentativi che ci sono stati di una sperimentazione in Valle d'Aosta e questo si riferisce, ad esempio, al 2° Circolo Didattico. La Giunta, molte volte, preferisce non portare delle decisioni in Consiglio. Stamattina il Consigliere Tonino parlava di 7000 deliberazioni di Giunta e 40.000 mandati, a confronto di poche leggi che sono state preparate invece sulla promozione sociale, sulla pubblica istruzione, tanto per fare ancora alcuni esempi. Sono andato a controllare alcuni dati che si riferiscono alla Pubblica Istruzione da quando io sono presente in questo Consiglio. Ho visto, ad esempio, che dal settembre del 1978 alla fine del 1979 l'Assessore ha portato in Consiglio almeno 112 ratifiche di deliberazioni di Giunta, tra queste anche alcune di una certa importanza, come 100 milioni per il Comune di Aosta per sistemazione di edifici scolastici. Abbiamo istituito con una deliberazione di Giunta servizi speciali di trasporto il che va bene, ma forse era meglio discutere in Consiglio i lavori concernenti la costruzione di scuole. E, invece, per ciò che riguarda i provvedimenti che non siano ratifiche di deliberazioni di Giunta portate in Consiglio dal 1978 ad oggi, abbiamo visto 40 di questi provvedimenti presentati dall'Assessore. Otto di questi trattano di aumenti di spesa che si riferiscono a libri e a mense o ai Comuni, due interessano l'istituzione della borsa di studio, uno la revoca di una borsa di studio, quattordici interessano applicazioni di leggi nazionali riferiti alla 419, alla 196 e altre leggi, quattro interessano modifiche di leggi regionali già esistenti, uno un regolamento, uno una disposizione sull'istituzione dell'Istituto Musicale, uno un prolungamento di cinque anni dell'Istituto d'Arte. Tra questi ci sono tre contributi per acquisto di terreni o case, uno, abbastanza importante, per l'istituzione di asili nido, uno che istituisce il servizio di refezione ai Comuni, uno si riferisce al rilascio di pagelle bilingui e uno a sovvenzioni a istituzioni culturali che non fa, secondo il nostro parere, che sanare una situazione preesistente, tant'è che anche Nebbia stamattina si riferiva a questa legge dicendo che forse può essere rivista in alcuni punti. Ecco, penso che tra tutte queste leggi, ci siano anche leggi di un indubbio valore, votate in Consiglio, però noi siamo del parere che in Valle d'Aosta si possa fare anche di più nel campo della scuola e della cultura. E tutto questo lo diciamo facendo anche riferimento a quello che diceva ieri l'Assessore Ramera, proprio guardando alle elezioni che sono vicine e senza voler usare questo in modo strumentale. Secondo il nostro parere è abbastanza urgente in Valle d'Aosta che si discuta maggiormente sulle cose della cultura, della scuola, confrontando le idee per fare scaturire qualcosa di ancora più positivo di quello che di positivo è stato fatto. Molte volte ci sembra invece che ci si chiuda nelle nostre idee non riuscendo ad andare oltre alcune barriere che sembrano dividere il Consiglio. Pare che ci sia veramente bisogno di ricercare, di trovare forse una mentalità e atteggiamenti che servano ad individuare gli interventi che possano essere programmati e realizzati assieme, proprio perché siamo convinti che per certi interventi in Valle d'Aosta sia necessario il contributo di tutte le forze politiche. Il Consigliere Nebbia, stamattina, diceva che è necessario pensare ad una crescita culturale della Valle d'Aosta e non solo ai suoi valori materiali. Anche noi siamo di questa idea e pensiamo quindi che forse sarebbe necessario che le forze politiche spostassero, su questo campo, la loro attenzione, per andare ad individuare una serie di interventi che potrebbero essere attuati e che non starò a ricordare, visto che erano già stati proposti e che in alcune parti sono stati ripresi da altri Consiglieri, tra cui il Consigliere Nebbia, che, appunto, ha fatto un riferimento preciso a queste questioni. Anche il Consigliere Tonino ha parlato di questo, soprattutto per ciò che riguarda un collegamento della promozione sociale con altri settori, tipo il mondo del lavoro, con la necessità di approvare una legge sulla formazione professionale, istituire un osservatorio del lavoro che possa dare indicazioni per indirizzare nel settore della scuola. C'è la necessità, secondo il nostro parere, di andare a dei collegamenti maggiori anche coi sistemi di informazione, di comunicazione; non possiamo pensare alla scuola, alla cultura, come ad un settore separato. E' necessario anche potenziare le iniziative dei Comuni, delle Associazioni, delle Biblioteche, di altri organi, di altri Centri che si potrebbero individuare in particolar modo per i giovani. E così si potrà pensare ad interventi diversi, a musei, a collegamenti con altri musei. Noi pensiamo che su queste cose veramente ci sia da discutere di più e che per il prossimo bilancio ci sia già la possibilità di modificare interventi che altrimenti rischiano di essere ripetitivi, quando invece si può individuare un qualcosa di nuovo.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Consigliere Pedrini; ne ha facoltà.

PEDRINI - (Ind. P.L.I.): Sarò velocissimo, Signor Presidente, velocissimo perché evidentemente molti problemi sono stati sollevati, e quindi mi limiterò soltanto ad una considerazione che è stata fatta dal Comitato finanziario del Partito Liberale e mi riservo di dire alcune cose che potrebbero essere utili in sede di dichiarazione di voto. L'unica cosa che ha lasciato un po' perplesso il nostro Comitato finanziario, sono stati quei molti finanziamenti di 40-50-60-30 milioni che vanno un po' qua un po' là, senza una sicura definizione, e che noi ci impegniamo a seguire da vicino perché riteniamo che anche questi debbano essere di pubblica utilità e non già eventualmente sfruttati come sovvenzioni per future elezioni regionali od altro.

Abbiamo dei dubbi e molte perplessità, nonostante quello che qualcun altro ha detto stamattina, sulla faccenda dell'acquedotto del Monte Bianco, così come abbiamo molte perplessità su quei finanziamenti dovuti agli speciali incarichi, che non si sa bene come andranno a finire, e ci ripromettiamo anche questi di seguire molto da vicino, perché riteniamo che tutto debba essere fatto "cum ratio".

Quanto ha detto il collega Lustrissy è da approvare quasi in toto, perché ha già trattato alcuni argomenti che avevo preparato e che è inutile che io ripeta. L'unica cosa che c'è da sottolineare è il fatto che, secondo me, ancora una volta, e questo lo ripeto tutti gli anni, l'Assessorato al Turismo non ha avuto quella parte di primaria industria valdostana che dovrebbe avere, per cui mi auguro che con le prossime entrate si possa vedere maggiormente sostenuta.

Un altro settore in cui andiamo ancora con i piedi di piombo è il risanamento del bestiame che crea malcontento generale, con una perdita di miliardi e miliardi all'anno, perché siamo ancora al punto di 15 anni fa.

Dovrei anche dire una parola sul poliambulatorio di Donnas che è alla sua fase finale e che mi auguro venga portato in porto al più presto. Così come un particolare accenno lo devo fare sugli sviluppi della cintura elettrica dei mayen dell'alta montagna per tutti quei contributi che giustamente sono già stati dati e che vanno seguiti per la loro definizione, per quelle strade poderali che sono ancora necessarie per l'alta montagna e la montagna di traverso.

Per quanto riguarda l'Industria e il Commercio, dovrei dire che, mi sta benissimo la Finanziaria perché, checché si dica, sono stato il primo che ha portato in quest'aula l'argomento di una Finanziaria dodici anni fa. Così come ritengo che il metanodotto sia una cosa ultra necessaria, e sulla quale abbiamo fatto le dovute interrogazioni e interpellanze. Ancora per l'industria e il commercio direi che non approviamo la Camera di Commercio, perché noi liberali desideriamo un'organizzazione para-Camera di Commercio, che possa fare tutti quei lavori che attualmente sono fatti un po' a casaccio, e vi invito tutti, a cominciare dal Presidente della Giunta, ad andare negli uffici alla sinistra dell'entrata dell'Assessorato dell'Industria e del Commercio dove se entra una persona, un'altra non può entrare, perché sono troppo piccoli. Questa è una realtà di fatto di cui il Presidente della Giunta nel suo spazioso ufficio forse non si rende conto, di come i nostri cittadini vengano trattati, sia pure con molta delicatezza, ma con altrettanta possibilità di lasciarli al di fuori della porta per parecchio tempo in attesa.

Mi riservo di fare una dichiarazione finale congiunta, sentita l'esposizione del Presidente della Giunta, su tutto il resto della relazione di bilancio, perché è inutile ripetiamo tutti le stesse cose. Andiamo avanti con i lavori e ognuno, nella dichiarazione di voto, potrà mettere a fuoco il suo pensiero.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, non essendoci più nessuno iscritto a parlare, si considera chiusa la discussione generale.

Ha chiesto la parola l'Assessore alle Finanze, Ramera; ne ha facoltà.

RAMERA - (D.C.): Nella mia replica devo tener conto di tutto quanto è stato detto. Dirò subito che sono soddisfatto della discussione. Ieri temevo il famoso gioco delle parti e il rituale che vede, a seconda del ruolo giocato in un'Assemblea, lo scambiarsi, appunto, delle parti, però dai vari interventi ho avuto innanzitutto la conferma che questo bilancio è stato capito. Lo ha detto il Consigliere Fosson. Sono rimasto sbalordito quando ho letto i titoli e il contenuto di un articolo di un settimanale locale, anche se a noi vicino, da cui sembrava che questo bilancio fosse incomprensibile per tutti, che molti Consiglieri non avrebbero saputo leggerlo e che sarebbero venuti in quest'aula a votare secondo indicazioni di partito o di movimento. Ma quello che mi preoccupava era anche il fatto piuttosto negativo di questo qualunquismo, che si sofferma ad analizzare piccole voci per denigrare, quando siamo di fronte ad un bilancio di circa 430 miliardi. Da qualcuno ho sentito l'esaltazione di questa massa di denaro che affluisce nelle casse regionali, non starò a fare indicazioni di nomi, di interventi, perché mi sembra antipatico e fuori luogo, però da una parte, appunto, si dice che esiste una grande massa di denaro che avrebbe dovuto soddisfare o risolvere tutti i problemi. L'ho detto ieri: non si può risolvere tutto e subito, perché nessuna cifra sarebbe mai sufficiente. Nello stesso tempo, però, ci sono stati interventi in cui si diceva che mancavano alcune cose, talune erano state sottostimate, sottovalutate; per cui ad un certo momento non so che cosa avrebbe dovuto fare il Governo regionale in un momento come questo nel quale si è dovuto affrettatamente cercare di capire, innanzitutto, qual era la consistenza delle entrate, dopo di chè ricordarsi, e bene hanno fatto coloro che l'hanno detto, che non abbiamo inventato niente, non vantiamo diritto di primogenitura su determinate scelte. Le scelte sono venute da tutti i banchi del Consiglio, molto probabilmente in questi anni in cui si attendeva la definizione del riparto fiscale, e sono state valutate dal Governo regionale per indicarle nella parte dei Fondi globali e come priorità per il bilancio 1982 e susseguenti. E dico susseguenti perché non è vero che noi non consideriamo anche i bilanci futuri. Bene ha sottolineato il Consigliere De Grandis per cui mi sarebbe stato sufficiente dire che egli ha risposto per me, che ha praticamente visto sotto la luce positiva le indicazioni di bilancio, suggerendo alcune cose che terrò, così come penso tutti i Colleghi di Giunta, come oggetto di riflessione per questo autunno. Suggerimenti, davvero positivi, sono venuti da tutti i Gruppi consiliari, perché le critiche mi stanno sempre bene se sono al fine di soddisfare le esigenze della comunità valdostana, ma non mi stanno bene quando sono fatte in termini polemici e personali. Molto probabilmente se avessi tenuto conto di alcuni suggerimenti relativamente alle nostre entrate, forse saremmo come le altre quattro Regioni a statuto speciale che stanno ancora aspettando, e qui c'è la delegazione della Regione Friuli-Venezia Giulia che è venuta appositamente da Trieste per ascoltare come ci siamo comportati per giungere alla conclusione di questo problema. Ma direi che basterebbe questo fatto, al quale abbiamo tutti contribuito in fase finale, basterebbe l'aver portato a compimento questo importante problema

del riparto fiscale per dire che il Governo regionale ha operato nell'interesse della comunità valdostana.

Sono state dette parole quasi evangeliche da tutti, però se questo riparto non fosse arrivato e fossimo nella situazione delle altre Regioni (e basterebbe che vi informaste sulla situazione della Sardegna) non saremmo certo qui a discutere del bilancio, perché il bilancio lo avrebbe fatto gli uffici dell'Assessorato alle Finanze e avremmo distribuito ai vari colleghi della Giunta quei pochi milioni al di fuori delle spese obbligatorie e non avremmo risolto niente. Terrò conto di quanto è stato detto proprio perché in sede di illustrazione mi sono impegnato personalmente di fare in occasione del bilancio '83 di questo autunno, quei confronti che qualcuno lamenta non esserci stati, affinché ci siano prima della formulazione di bilancio come suggerimenti delle parti sociali di questo paese, in modo che la Giunta possa poi tenerne conto.

Se vi è un punto dove siamo stati carenti è stato il problema, direi morale, da parte di una Regione che ha avuto un riparto come il nostro, di rivolgere la propria attenzione a Paesi che in questo momento soffrono veramente e dove si muore di fame. Per cui non accetto di vedere scritto "ho fame" in Valle d'Aosta, mentre so che questo problema esiste da altre parti. Quindi è un problema che, il Presidente della Giunta lo dirà meglio di me, era alla nostra attenzione, però volevamo esaminare anche il vostro piano quinquennale per sapere dove destinare questi quattrini. Giustamente qualcuno ha fatto rilevare che non siamo insensibili a questi problemi e lo abbiamo dimostrato in occasioni recenti di sciagure accadute nel nostro Paese; ma anche in queste occasioni abbiamo localizzato determinati interventi, non siamo andati così alla rinfusa. Anche in questo problema volevamo individuare la direzione giusta, soprattutto per la Valle d'Aosta che partecipa all'organizzazione dei parlamentari di lingua francese, che quindi ha spesso occasione di incontrarsi con le delegazioni di paesi veramente sottosviluppati, l'Alto Volta per esempio, dove c'è questo problema della fame. Noi ritenevamo giusto non dirlo ufficialmente nella parte introduttiva di bilancio, ma intervenire successivamente a cose fatte. Per cui sono d'accordo con gli ordini del giorno, direi che come formulazione mi stanno bene entrambi, però mi spiace che quello di Carlassare vada ad impegnare, sia pure in percentuale, una cifra che costringerebbe in questo momento a fare delle variazioni, che ritengo si possano fare successivamente. Però lo spirito, praticamente, ricalca quello dell'ordine del giorno di maggioranza e che io ritengo a nome della Giunta, di accogliere e di poter votare.

Non replicherò qui su tutti i punti che sono stati toccati, perché oltre a quelli delle scelte prioritarie, si è andati, praticamente, anche a toccare i settori di intervento, quindi ci sarà modo e tempo da parte dei colleghi di Giunta di rispondere a quelle precise domande che sono state fatte, giustamente, ma che non ritengo di dover esaminare in sede di replica finale. Sono certo che le nostre scelte, come dicevo, sono scelte non fatte in senso personale, ma in senso collettivo e tenendo conto delle indicazioni emerse in questi ultimi tempi, in questi anni da parte del Consiglio regionale. Terremo conto senz'altro di tutti i suggerimenti che sono venuti dai vari Gruppi e ringrazio anche i colleghi della maggioranza che, pur accogliendo bene il bilancio, hanno voluto però fare emergere anche un parte critica della quale bisogna tener conto. Quindi ritengo che il dibattito di oggi sia stato un dibattito positivo. Non sto a rispondere agli spunti polemici perché polemica non c'è stata e dirò che quello che è emerso potrà essere oggetto di attenta valutazione. Non è questa la sede per discutere dei Fondi globali perché nel prossimo mese i più importanti provvedimenti previsti nei Fondi globali verranno in aula sotto forma di legge e quindi, in quella sede, potranno essere dibattuti e potremo confrontarci, portare il nostro contributo e le variazioni che si riterranno necessarie.

Credo con questo di avere detto tutto; terrò in considerazione quanto è stato detto dagli altri per il futuro bilancio, e anche per la gestione di questo, però ritengo che molte cose le avevo già dette ieri nella relazione che forse qualcuno non ha capito molto bene.

Lascio la parola al Presidente della Giunta, ritenendomi comunque soddisfatto del contributo dato da tutti i Gruppi.

PRESIDENTE: Ha chiesto la parola il Presidente della Giunta; ne ha facoltà.

ANDRIONE - (U.V.): Les choses étant ce qu'elles sont, il serait difficile de répondre aux accusations ou aux affirmations faites ce soir au Conseil régional et il serait particulièrement difficile de répondre en matière culturelle vu que, de la part de groupes qui - permettez-moi de le dire très brutalement - ne connaissent pas un mot de français et pas un mot de patois, on vient nous apprendre de quelle façon il faudrait défendre la minorité valdôtaine. C'est gratuit, mais c'est la vérité. On est libre de dire ce qu'on veut, mais il y a une chose qui est certaine. Nous sommes une minorité et nous n'acceptons pas qu'on nous apprenne comment il faut être. Vous n'êtes pas une minorité! Vous êtes un parti et je me permettrai de l'expliquer plus longuement après! Il faut séparer les deux choses et j'y vais avec une certaine calme et une certaine abondance. J'ai écouté et je n'ai pas interrompu, sauf d'une façon bien plus courtoise. M.lle Viglino a eu peut-être un mouvement d'humeur, vu qu'on lui a enseigné ce que c'était que la culture, mot énorme. Chacun est libre de faire les considérations qu'il veut et, dans ce débat, je suis libre moi-aussi de faire mes considérations. Je me permets de les faire et je voudrais qu'on me laisse cette liberté. On vient de nous dire que nous ne sommes pas à même de représenter la culture valdôtaine. Evidemment, on confond "consommation" et "culture". On confond le nombre de gens qui vont voir une exposition avec un fait culturel. Là, nous ne sommes pas d'accord. On confond la possibilité, que nous voulons donner, d'avoir des structures avec les fait que ces structures soient utilisées par la plus grande partie de la population. Cela, je me permets de le dire: ce n'est pas de la culture, mais c'est plutôt de l'endoctrinement. Ce ne sera pas de notre part qu'on fera l'erreur de confondre les deux choses. J'ai les cheveux gris et je suis né à une époque où cette confusion était la règle. Nous n'avons pas de culture officielle. Il doit être bien clair que nous nous refusons à toute tentative d'imposer ou d'indiquer ce que c'est que la culture. Je crois que nous trouverons dans le monde entier des gens qui pensent de la même façon que nous. Il est quand même extraordinaire qu'on vienne ici nous dire de quelle façon nous devons défendre la culture valdôtaine et le patrimoine des valdôtains. Il y a des limites à tout et il y a une limite qui est fondamentale: nous n'accepterons jamais qu'on nous enseigne un projet d'autonomie parce que cette autonomie n'est pas la nôtre, et alors chacun est libre de faire son projet d'autonomie, mais il ne faut pas nous dire que nous devons avoir ce projet d'autonomie. Les choses sont différentes et cette différence nous la soulignons encore une fois et nous le répéterons toujours, parce que ce n'est pas cette autonomie qui est le but de l'Union Valdôtaine. Nous existons politiquement parce que nous n'acceptons pas cette autonomie. Nous changeons les choses parce que nous existons et que cette autonomie n'est pas la nôtre. Ceci dit, je dois affirmer que nous avons constaté avec un plaisir subtil qu'il y a eu un changement d'objectifs et que, au début de cette législature, l'ennemi était la Démocratie Chrétienne. Puis, "malheureusement", les Démocrates Populaires sont venus avec nous. Ensuite, "malheureusement" de nouveau, les socialistes ont adhéré. Entre-temps, il y a eu la défection du Parti Socialiste Démocrate Italien, représenté par M. Minuzzo. Eh bien, ce n'est plus la Démocratie Chrétienne l'ennemi, c'est l'Union Valdôtaine, politiquement, parce qu'avant on distinguait entre l'Union Valdôtaine "bonne" et Union Valdôtaine "mauvaise". A présent, sauf peut-être quelques petites exceptions marginales, l'Union Valdôtaine est toute mauvaise. Donc, nous en prenons acte politiquement et nous en tirerons les conséquences politiques. Quand on dit que l'Union Valdôtaine est polluante selon une certaine majorité, nous sommes sous un certain point de vue orgueilleux de savoir polluer la majorité, mais il est évident que nous devons en tirer des conséquences. Nous aimons dire "pain au pain, vin au vin", parce que les choses doivent être claires. A cet égard, il y a les prises de position qui, de notre part, n'ont jamais été obscures et nous n'avons jamais distingué, à l'intérieur des forces de l'opposition, les bons et les mauvais. Nous nous considérons un mouvement minoritaire et nous avons le droit d'exister. Nous sommes ce que nous sommes et nous représentons une idée, une position, la défense d'un patrimoine culturel. Nous ne changerons pas, et non pas parce que cela représente un point d'orgueil, d'être égal à soi-même, mais parce que si nous changeons nous ne serions plus ce que nous sommes et nous n'aurions plus nos raisons d'être.

Je crois qu'il était nécessaire de dire cela parce que, quand on discute du budget, on est libre de faire plus ou moins le tour de tout le savoir humain et de préparer l'avenir - même si cela peut sembler présomptueux - à travers les petits pas qui peuvent prédisposer aux opérations futures. Or, déjà une fois M. Mafrica, chef du groupe du Parti Communiste, avait lancé un appel émouvant à la Démocratie Chrétienne, en dénonçant l'hégémonie, les supercheries de l'Union Valdôtaine qui, étant donné qu'elle pouvait parler de part et d'autre, était dans une position beaucoup trop forte. Il fallait donc, selon les théories de M. Mafrica, que la Démocratie Chrétienne, se rendant compte qu'elle était mise en minorité par l'Union Valdôtaine, fasse un pont neuf et trouve de ce côté-ci de la barricade les seuls alliés valables. Cela est peut-être juste et, comme il était expliqué par un grand mathématicien - même plus grand que M. Mafrica - il arrive parfois que les astres prennent des positions aujourd'hui pour des positions futures. Cela est parfaitement légitime et nous sommes d'accord. Mais ce que nous reconnaissons c'est qu'il faut avoir son propre rôle et la possibilité de parler avec n'importe qui. Or, nous ne voyons pas pourquoi nous ne serions pas, nous, dans la condition de ne pas pouvoir le faire. Il fallait dire cela pour expliquer que nous n'acceptons pas d'interdits ou d'excommunications, quelle que soit la part d'où ils viennent. La politique est plus importante que la discussion du budget - et cela a été déjà exprimé par M. Bordon hier soir quand il a dit d'une certaine nervosité ne serait pas étrangère aux prochaines élections et qu'elle semble s'être emparée du personnel politique de ce Conseil. Eh bien, nous n'avons pas de nerfs, nous sommes parfaitement indifférents à cela et, encore une fois, nous n'avons aucune intention de changer de ligne.

Non risponderò dettagliatamente perché non credo sia il caso di dare risposte puntuali nel corso della discussione generale sul bilancio. Vorrei soltanto che fossero messi in evidenza alcuni punti e che forse sono stati sottovalutati nella relazione dell'Assessore alle Finanze. Ci siamo prefissati alcuni obiettivi; obiettivi che è giusto definire comuni a tutte le forze politiche del Consiglio, anche perché indispensabili; obiettivi che non avrebbero potuto non essere fissati in questa maniera, in quanto sarebbe stata dimenticata una parte importante delle necessità attuali. Non dobbiamo scegliere tra le richieste ma soddisfare i bisogni che si presentano.

Giustamente il Consigliere Lustrissy ha parlato delle nuove teorie in materia di previsione della spesa, limitate a periodi brevi, riguardo al fatto che è assolutamente impossibile oggi fare delle previsioni anche soltanto a breve e medio termine. Lustrissy ha, d'altra parte, assieme ad altri colleghi intervenuti, messo il dito nella piaga parlando di capacità decisionale, di processi decisionali, ma se non si agisce nel senso di proporre in maniera più diffusa, non si saprà mai se essa esiste. E' legittimo il sospetto che la Giunta regionale faccia un decentramento a favore dei Comuni per poi dimostrare che i comuni non spendono? E' legittimo. Ognuno è libero di pensare come vuole, però se questo decentramento non fosse mai stato fatto non avremmo mai saputo le capacità dei Comuni. Ad un certo momento la prova della verità viene solo dai fatti, non dalle parole. Al tempo stesso era indispensabile affrontare certi temi di carattere regionale, verso i quali la Regione deve spostarsi sempre di più, e Nebbia lo ha sottolineato giustamente, e sempre meno verso gli altri. Però non con un'operazione drastica di rovesciamento; la Regione deve occuparsi di questioni regionali e anche di questioni che necessariamente superano la Regione. Ieri assieme all'Assessore Borbey abbiamo avuto un incontro con il Presidente della Commissione Lavori Pubblici della Camera, per discutere il problema del collegamento Aosta-Courmayeur e abbiamo fatto le nostre proposte, per il tratto Quart-traforo. Proposte che l'On. Botta ha accolto con notevole interesse e di cui riparleremo. A noi non serve che il problema sia risolto con delle piccole elargizioni, perché 15 miliardi rispetto al totale necessario sono pochi, altrettanto lo sono i finanziamenti dell'ANAS quanto può stanziare la Società del Traforo è di nuovo poco; si parla, come minimo, di 10 miliardi al Km. per costruire questa autostrada, ma ci sembra che le stesse forze Regione, Traforo, ANAS, Stato, possono stabilire un finanziamento valido per risolvere il problema da Quart-l'Eglise al Monte Bianco. Questa nostra proposta è stata accolta con grande interesse e già avevamo stanziato i miliardi che sono in bilancio a favore dell'emendamento previsto nella legge, emendamento che dovrebbe essere votato oggi e che dice: "Saranno altresì ammessi i collegamenti con i trafori alpini a condizione che siano presenti significativi finanziamenti da parte di Enti locali e Società dei Trafori" e in questo caso potrebbe essere concessa sia la costruzione sia, in futuro, la gestione per evitare problemi come quelli del tratto Salerno Cosenza, dove la mancanza di pedaggio impedisce che ci sia un minimo di manutenzione. Quindi i nostri 15 miliardi, che forse non serviranno a risolvere il problema entro l'anno, rappresentano però l'unica cosa concreta che finora è stata fatta per questo collegamento. Ricordo che quando il Traforo del Monte Bianco era previsto per 7 miliardi di lire la Giunta regionale di allora stanziò un miliardo a fondo perduto e che fu quello che decise il voto sia del Cantone di Ginevra che del Parlamento francese. E il Traforo del Monte Bianco, per nostra fortuna, è una realtà.

La questione del metanodotto. Mi per metto di leggere quello che è il progetto di accordo che è stato emanato dalla SNAM e che dice:

Art. 1 - "Affinché possano essere perseguite le finalità espresse al punto 5 (cioè metanodotto e gestione) la Regione Valle d'Aosta verserà alla SNAM un contributo a fondo perduto in conto impianti per l'importo di £. 25 miliardi e 850 milioni non soggetto di IVA, ai sensi degli artt. 1 e 2 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. L'ammontare del contributo è riferito alla data del 10 gennaio 1982. La prima rata di £. 13 miliardi sarà versata alla SNAM S.p.A. Cod. Fisc. ecc., entro 30 gg. dalla data di stipulazione della presente convenzione sul c.c.p. n. 1/1 (...) ag. n. 34 di Metanopoli. La seconda rata di Lire (...) sarà versata dalla Regione non appena resa disponibile dall'Istituto finanziatore. Tale rata sarà aumentata di interessi intercorrenti dall'1.1. 1982 e la data di effettivo versamento alla SNAM".

Questo è il punto sul quale stiamo discutendo perché per lo meno partiranno gli interessi dalla data effettiva della firma.

"La somma (...) sarà tuttavia diminuita dei contributi di allacciamento che la SNAM avrà concordato", e così continua "gli interessi saranno calcolati con i tassi di prime rater ordinario con l'esclusione delle commissioni applicate dagli Istituti Bancari: il calcolo sarà effettuato, ecc.".

Cioè, noi non desideriamo il metanodotto soltanto per le ragioni validissime che sono state spiegate, e cioè il vantaggio che esso rappresenta per risparmio, per meno inquinamento ecc., ma ci siamo posti una domanda semplice, che è questa: è concepibile un'industria siderurgica dell'importanza di quella che esiste in Valle d'Aosta senza la possibilità di produrre acciai legati, altolegati, piattili e lunghi? La risposta data da diversi esperti è stata no. L'unica condizione per la quale questo tipo di acciai può essere prodotto in Valle d'Aosta è che ci sia un combustibile che non contenga zolfo e cioè il metano. Perché oggi le industrie, tipo l'ILSSA VIOLA e la Cogne, funzionano a propano. Il propano è caro e deve essere trasportato, tra l'altro con dei rischi enormi, in autobotti, con la scorta della polizia, è estremamente inquinante e pericoloso. Oggi come oggi, praticamente, costa da 1 a 10 rispetto al metano. E allora, visto che l'obiettivo primario richiesto da tutte le forze, è che occorre difendere l'occupazione, per cui bisogna prima di tutto dare le strutture per poter difendere quest'occupazione. E' chiaro che l'occupazione non si difende soltanto con le parole, perché produrre come si produce oggi alla Cogne a 300 milioni di perdita al giorno vuol dire, prima o poi, la chiusura, perché a questi limiti non si resiste.

Nella sua digressione il Consigliere Lustrissy ha detto che è ora di finirla di mettere certe questioni sempre più a carico dell'Ente pubblico. Facendo questo tipo di ragionamento si deresponsabilizza chi opera, ma noi siamo contrari alle assistenze tecnologiche di mercato perché presuppongono un'economia diretta, un dirigismo che, oggi come oggi, significherebbe soltanto dare la colpa sempre e soltanto alla Regione. Per qualsiasi cambiamento, anche volontario ad esempio, la colpa sarebbe prima dell'Assessorato Industria e Commercio, poi della Giunta, poi del Consiglio regionale, e via di seguito. La nostra risposta viene data attraverso un organismo che sia alle dipendenze del Consiglio regionale e della Giunta, ma che sia autonomo con la possibilità di operare come qualsiasi altra società finanziaria, nel rispetto del codice civile non ai termini di diritto pubblico, perché la grossa differenza è quella. L'Amministrazione regionale certe operazioni non potrebbe, per diritto, farle; le può fare attraverso una finanziaria, che sarebbe uno strumento che, pur essendo distinto dalla Regione, avrebbe da parte della Regione le indicazioni per operare.

Il problema del decentramento e, di conseguenza, delle Comunità Montane. Non è inutile ripetere, ancora una volta, quella che è la nostra posizione. Noi interveniamo a favore dei Comuni, anche se non è un compito della Regione. Abbiamo fatto, modestamente, una proposta di diritto costituzionale in materia, che è rimasta inascoltata, e chiedeva che la Regione avesse competenza primaria in materia di diritto comunale. Tra l'altro, questa prerogativa esiste per la Regione Sicilia e per la Provincia di Bolzano. Il progetto di legge in questione giace, come molte altre cose, al Parlamento.

D'altra parte, noi ci rendiamo conto che non è possibile che un Ente così importante, per tradizione, come i Comuni della Valle d'Aosta, sia ridotto a non esistere per mancanza assoluta di possibilità finanziarie. E allora, forzando la legge, noi supereremo questo ostacolo perché, a nostro avviso, quel progetto di legge non può esser bocciato. I Comuni non sono finanziati come dovrebbero in base a leggi dello Stato e queste cose sono state scritte ancora una volta, ma non trovano corrispondenza in quelle che sono le poste del bilancio statale. Quindi noi facciamo questo sforzo per distribuire e per ridare responsabilità, innanzitutto, e quindi una finanza autonoma ai Comuni. E questo sforzo che facciamo non è per nulla proporzionale, non è legato al bilancio della Regione che deve essere impiegato, in primis, per scopi regionali, così come è regolato il finanziamento che fa lo Stato. Poiché è assodato che quelle che sono le entrate aleatorie, leggasi casinò, sono certe, mentre quelle che sono entrate certe, leggasi riparto fiscale, sono aleatorie, noi stabiliamo nei limiti delle nostre committenze, le somme che possono essere decentrate, perché tutto il resto sarebbe solo "flagornerie".

A proposito delle Comunità Montane vi ricordo le varie disposizioni: "La valorizzazione delle zone montane, favorendo la partecipazione della popolazione attraverso le Comunità Montane alla predisposizione e all'attuazione dei programmi di sviluppo e dei piani territoriali dei rispettivi comprensori montani ai fini di una politica generale di riequilibrio economico nazionale e regionale. Noi crediamo che sia tempo di mettere fine a questo equivoco, e cioè che non si possa parlare di Comunità Montane come se fossero un Ente territoriale come i Comuni. O si modifica la legge, e su questo punto siamo disponibilissimi a discutere, a proporre delle leggi regionali, oppure noi ci rifiutiamo di far riferimento ad una legge che è una legge di riequilibrio economico, non una legge di distribuzione territoriale delle risorse. Può anche darsi che sia una distorsione professionale però l'art. 36 della legge finanziaria dell'anno in corso recita molto bene: "Per l'anno 1982 è autorizzata la spesa di Lire 120 miliardi da iscrivere nello stato di previsione (...) il predetto importo è parzialmente destinato alle spese di gestione delle Comunità Montane e programmazione economica, mediante assegnazione a ciascuna Comunità Montana...". Vorrei che fosse sottolineato: "... l'importo di lire 30 milioni, oltre a Lire 1000 per abitante residente nel territorio montano della Comunità".

Siamo invece favorevoli, e direi molto favorevoli, a quella che è la revisione ragionata delle leggi di spesa della prevenzione civile perché queste leggi di spesa debbono essere correlate e coordinate a quella che è la realtà attuale.

Abbiamo fatto un piano generale per la Regione e siamo stati la prima Regione a farlo; sottoscriveremo tra poco una parte del capitale sociale dell'IPLA, per avere in più l'apporto scientifico di questo importante ente che la Regione Piemonte ha creato per avere dei supporti validi a questo tipo di discorso che deve essere legato con la prevenzione civile. Spero che tra pochi giorni potremo avere il permesso per avere le bande su cui trasmettere come prevenzione civile e avendo già la carta della forestazione e delle zone di pericolo potremo sovrapporre le due cose. Cioè la revisione deve essere fatta in funzione di quelli che sono i nuovi compiti che la Regione assume, che ritiene di poter assumere, o per carenza di altri o per sua specifica decisione. Oltre a questa vi è anche la questione idrogeologica, la questione dei bacini, di cui c'è vasta esemplificazione nel bilancio, perché ogni bacino avrà un suo programma. E' evidente che qui la spesa è assolutamente necessaria, ma nessuno può dire dove sia urgente, perché negli ultimi anni tutte le volte che abbiamo messo a posto un torrente, e in particolare la Valle del Lys, l'anno dopo succedeva qualcosa da un'altra parte. Desideriamo sistemare tutti i nostri corsi d'acqua, però qui non è più un discorso di scelta, è un discorso di priorità. Perché la scelta è stata fatta, ed è documentata in base ad un certo tipo di ricerca, ad un certo tipo di soluzioni, che sono certamente criticabili, ma che esistono e che fanno parte del patrimonio regionale, e che non è possibile mettere in un cassetto dimenticandole per incominciare a fare altri tipi di ricerca, altri studi, altre cose di questo genere. Quello che esiste deve essere sfruttato dalla Regione, deve essere applicato.

Questo è il primo dovere che ha il Consiglio regionale e, attraverso il Consiglio regionale, la Giunta.

Dedico le ultime parole all'agricoltura. Per controllare certe cose, durante la discussione generale e prima che si facessero altre affermazioni, mi ero fatto portare il "Rapport Général de Synthèse" che, diciamolo pure francamente, per il 75% è ancora valido oggi, se non di più, e che prevede una serie di cose sulle quali oggi noi lavoriamo e delle quali fissiamo, puntualmente, gli obiettivi raggiungibili nel piccolo termine di tempo. Ebbene in materia di agricoltura denunciava la tragedia del fatto che l'agricoltura precipita, "est en déclin précipité depuis '61", e questo "déclin" continua. Quando certe generazioni saranno pensionate o scomparse ci saranno intere fasce della Valle d'Aosta abbandonate e deserte. Una cosa alla quale non crediamo sono i progetti perfetti che escono come Minerva armata dalla testa di Giove e risolvono i problemi. Noi crediamo che sia necessario sperimentare il decentramento, e per quanto riguarda l'agricoltura siamo convinti che è necessario che da un lato l'agraria ristabilisca la sua posizione di calmiere, impedendo che il contributo, il mutuo, la forma di intervento regionale vadano ad altri che non siano l'agricoltore; dall'altro lato lo sforzo che faremo per la formazione professionale deve dare all'agricoltura in Valle d'Aosta una classe che sia capace di capire e di affrontare i problemi enormi che oggi l'agricoltura presenta. Evidentemente non sono questioni che portano frutti in sei mesi, in un anno, magari neanche in dieci anni, però è indispensabile porre oggi questi problemi in questa maniera perché altrimenti la Regione, a nostro avviso, mancherebbe a quello che è uno dei suoi compiti principali, e cioè saper investire oggi in maniera non fruttifera, perché questi frutti arrivino domani.

La discussione capitolo per capitolo, simpatica tradizione di questo Consiglio, permetterà a chi non si fosse sentito soddisfatto delle mie risposte di riproporre il problema e, nei limiti delle mie capacità, sarò lieto di rispondere.