Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 1580 del 8 giugno 2022 - Resoconto

OGGETTO N. 1580/XVI - P.L. n. 63: "Modificazioni alla legge regionale 2 febbraio 2022, n. 1 (Istituzione dell'Osservatorio regionale permanente sulla legalità e sulla criminalità organizzata e di tipo mafioso. Modificazioni alla legge regionale 29 marzo 2010, n. 11 (Politiche e iniziative regionali per la promozione della legalità e della sicurezza))".

Bertin (Presidente) - Punto n. 4.01. La proposta di legge è composta da cinque articoli e per ragioni di praticità, rimarrò qui per esporre la relazione.

La proposta di legge in discussione recepisce sostanzialmente le osservazioni formulate dall'Ufficio legislativo del Ministero dell'Interno, in riferimento alla legge regionale n. 1 del 2 febbraio 2022, che istituiva l'Osservatorio regionale permanente sulla legalità e sulla criminalità organizzata e di tipo mafioso.

In tale nota, i tecnici del Viminale hanno evidenziato alcuni presunti profili d'illegittimità costituzionale in contrasto all'articolo 117 della Costituzione, che assegna in via esclusiva allo Stato la competenza in materia di ordinamento dello Stato e degli enti pubblici nazionali e di ordine pubblico e sicurezza.

In particolare, si evidenziavano gli articoli che accennavano alla funzione dell'Osservatorio quale organo regionale di "prevenzione e contrasto" - proprio su queste due parole si è concentrato il rilievo degli uffici del Viminale - dei fenomeni mafiosi; locuzione che il Ministero dell'Interno - come dicevo - ritiene da attribuirsi, in modo riservato, alle forze di Polizia, allo Stato, pertanto ha richiesto la rimozione di queste due parole all'interno del testo.

Chiariamo subito che predetti dubbi di incostituzionalità appaiono del tutto infondati; con l'istituzione dell'Osservatorio il Consiglio regionale ha inteso mettere a disposizione delle istituzioni politiche regionali e dei rappresentanti del mondo produttivo, sindacale, del lavoro e delle associazioni, una sede stabile di confronto, di dibattito, di analisi e di approfondimento sul tema della criminalità organizzata in Valle d'Aosta, allo scopo, principalmente, di far conoscere il fenomeno.

Le finalità del nuovo organo sono esplicitate all'articolo 1 della legge, nel quale si precisa: "al fine di promuovere la conoscenza, il monitoraggio e lo scambio di informazioni sulle infiltrazioni malavitose nel tessuto sociale produttivo della Valle d'Aosta e di favorire la prevenzione e la repressione del crimine organizzato, nonché di promuovere la cultura della legalità sul territorio regionale". Queste sono le finalità dell'Osservatorio.

Questi obiettivi sono successivamente declinati anche dall'articolo 3 della legge, che enuncia nel dettaglio le funzioni dell'Osservatorio: "L'Osservatorio è organismo di supporto della Regione in materia di prevenzione e di contrasto dei fenomeni mafiosi e di criminalità organizzata, nonché di promozione della cultura della legalità. L'Osservatorio svolge le seguenti attività: contribuisce all'individuazione e alla diffusione di linee guida e di buone pratiche per la prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata, da condividere con le altre Regioni e gli enti locali, nonché con il Coordinamento delle Commissioni e degli Osservatori sul contrasto alla criminalità organizzata istituito presso la Conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e Province autonome.

Un altro aspetto: promuove iniziative di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e il coordinamento delle iniziative indette a livello locale, collaborando con i soggetti operanti, a vario titolo, nel settore e, in particolare, con l'associazione di cui all'articolo 5.

Definisce annualmente le linee prioritarie delle politiche regionali in materia di legalità e di sicurezza; formula, nella materia di propria competenza, di iniziativa propria o su richiesta, osservazioni e pareri su progetti di legge e di atti amministrativi regionali. Cura la pubblicazione e l'aggiornamento, sul sito istituzionale del Consiglio, dei dati e delle informazioni raccolti nell'ambito dell'attività svolta.

Dalla lettura che ho appena fatto di queste disposizioni, emerge come l'Osservatorio si configura come un organo ausiliario della Regione che svolge le funzioni di ricerca, di studio, documentazione, analisi, informazione e sensibilizzazione sul tema delle infiltrazioni delle associazioni criminali di tipo mafioso nel tessuto economico, amministrativo e sociale della Regione.

I suoi compiti non sono minimamente sovrapponibili o interferenti con quelli attribuiti dalla legislazione statale alle forze di pubblica sicurezza, ed è del tutto ovvio che non si andava a costituire un ente parallelo d'indagine o altro.

La tesi contraria, avanzata nel parere ministeriale, si fonda su un'interpretazione letterale e circoscritta della locuzione "Prevenzione e contrasto" dei fenomeni mafiosi, che risulta errata in quanto del tutto avulsa dall'insieme del contesto normativo.

All'opposto, è evidente che i compiti attribuiti all'Osservatorio in tema di prevenzione e contrasto alla criminalità attengano a un piano strettamente sociale e culturale, senza mettere in alcun modo in discussione il riparto delle competenze costituzionalmente riservate allo Stato in materia di ordine pubblico e di sicurezza, come era piuttosto evidente.

Come è anche ben evidenziato, quest'aspetto, nella relazione di accompagnamento alla legge suddetta, per contrastare efficacemente il fenomeno mafioso, al di là dell'azione repressiva esercitata dalle forze dell'ordine e dalla Magistratura per - e cito - "intervenire sulla matrice culturale del problema, mettendo in campo una serie di azioni positive e d'interventi di prevenzione da realizzare sul territorio attraverso il coinvolgimento delle comunità locali".

Non va neppure dimenticato, poi, che la legge istitutiva dell'Osservatorio è stata elaborata sulla base di uno schema tipo approvato dalla conferenza dei Presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, che menzionava le medesime funzioni di "prevenzione e contrasto" alla criminalità organizzata citate nella legge regionale valdostana, oggetto di segnalazione da parte del Viminale e che già altri Consigli regionali hanno legiferato, riportando sostanzialmente questa dicitura.

In conclusione, benché l'interpretazione fornita dal Ministero dell'Interno possa apparire più che discutibile, si è ritenuto opportuno addivenire a un accordo per recepire le indicazioni formulate che, di fatto, si traducono nell'eliminazione della locuzione "prevenzione e contrasto" del crimine organizzato, ovunque ricorra nel testo che si compone di cinque articoli.

La presente proposta di legge nasce, infatti, da una valutazione di opportunità nello spirito di una leale collaborazione istituzionale. Non si tratta, infatti, di voler abdicare alla tutela dell'autonomia statutaria valdostana perché, come illustrato in precedenza, la legge in questione non ha mai posto in discussione di fatto le competenze fra la nostra Regione e lo Stato. Né le modifiche introdotte dalla proposta di legge 63 alterano la missione e le funzioni dell'Osservatorio, privandolo di compiti di Polizia e di pubblica sicurezza che già non erano attribuiti. Sostanzialmente non cambia niente, purtroppo è più una questione di termini che altro, tant'è che il Consiglio regionale non ha mai voluto attribuire questa funzione all'Osservatorio.

Quest'accordo con la parte statale ha il fine anche di migliore contenzioso fra lo Stato e le Regioni, tenuto conto che al di là dell'esito del giudizio che, a mio avviso, sarebbe stato positivo per la nostra Regione, un eventuale ricorso avrebbe ritardato di parecchi mesi, per non dire anni, l'operatività dell'Osservatorio che, come detto, non aveva questo obiettivo di indagini parallele rispetto a quelle delle forze dell'ordine e l'ente della Regione non avrebbe potuto riunirsi né operare per ancora molto tempo. Ritenendo quest'emergenza, si sono accolti i suggerimenti del Ministero.

La discussione generale è aperta. Chi vuole intervenire? Consigliera Erika Guichardaz ne ha facoltà.

Guichardaz E. (PCP) - Il 2 febbraio questo Consiglio regionale ha votato a larga maggioranza, con la sola astensione del nostro gruppo, questa legge che, a distanza di un mese e mezzo, aveva già pesanti osservazioni da parte del Ministero dell'Interno e adesso, dopo quattro mesi, deve già essere modificata.

Nella dichiarazione di voto, rispetto alla nostra astensione, avevamo fatto notare che le audizioni avevano fatto emergere diverse criticità nel testo, criticità peraltro osservate anche all'interno del gruppo di lavoro che all'interno di PCP avevamo costituito.

La fretta improvvisa e improvvida, rispetto all'esame di questo testo, è stata una cattiva consigliera, e lo è stata su un testo che, in una regione dove mafia e 'ndrangheta sono ben presenti, ricopriva un'importanza notevole.

Proprio perché siamo profondamente convinti dell'importanza di un Osservatorio che la Regione aspettava da tempo, ritenevamo e riteniamo importante un maggiore confronto anche per capire quale fosse lo strumento migliore, e, se già prima denunciavamo una poca incisività, quello presentato oggi è un organismo ancora più annacquato, tanto che lo Stato interviene proprio in maniera pesante sulle finalità esplicitate al comma 1 dell'articolo 1.

Analizzando il carteggio tra la Regione e il Ministero, la leale collaborazione si riduce in una difesa delle intenzioni da parte della Regione e una posizione dura del Ministero, che chiede la riformulazione della norma e non retrocede su nessun punto. I campioni dell'autonomismo abbassano la testa ed eseguono.

La Regione aveva scritto cose che potevano far sembrare che attraverso l'Osservatorio la Regione volesse combattere lei la mafia, mentre le variazioni rendono quest'organismo una sede di promozione e sensibilizzazione.

Rispetto ai propositi iniziali quindi questo organismo sarà quanto ci si proponeva inizialmente? O si voleva semplicemente piantare una bandierina come avevamo già detto in sede di quel dibattito?

Nella discussione del testo a febbraio dicevamo che la mission dell'Osservatorio non si comprendeva, non vi era armonizzazione con la legge regionale 11/2010 e che finalità e compiti potevano creare doppioni, accavallamenti di competenze e assenza di attenzione e rispetto ad altri aspetti.

L'impianto della proposta di legge mancava di completezza e organicità e non teneva conto delle indicazioni arrivate in Commissione, tant'è che il primo firmatario, il Presidente Bertin, l'aveva definita una legge work in progress.

Aveva assolutamente ragione: a distanza di pochi mesi siamo già lì a modificarla; purtroppo è un'abitudine che sto vedendo su diverse leggi, non vorrei che arrivassimo anche con questa a modificarla sei o sette volte.

Vista la natura di promozione e sensibilizzazione di quest'organismo, forse si potevano recepire alcuni degli emendamenti che PCP aveva presentato durante quella seduta di febbraio, naturalmente non li ripresenteremo per evitare di farceli nuovamente bocciare tutti, ma riteniamo comunque che quanto avevamo evidenziato allora, possiamo continuare a evidenziarlo oggi e molto probabilmente ci torneremo di nuovo su questa legge work in progress.

Presidente - Se non vi sono altre richieste d'intervento, chiudo la discussione generale. Consigliere Baccega, prima o dopo la chiusura per dichiarazione di voto? Vuole farla adesso o dopo? La discussione generale è chiusa.

In quanto relatore, aggiungo soltanto una veloce replica a quanto osservato dalla consigliera Guichardaz: gli emendamenti rappresentati da PCP al momento della discussione di questa proposta di legge nulla avevano a che fare con quanto poi rilevato dal Ministero degli Interni.

Questa proposta di legge sostanzialmente riprendeva anche nelle finalità lo schema tipo della proposta elaborata dalla conferenza dei Presidenti delle assemblee delle Regioni e riprendeva, come dicevo, esattamente quella locuzione "prevenzione e contrasto"; è questo l'elemento che il Ministero degli Interni ha sollevato, ma era ovvio che la Regione autonoma Valle d'Aosta non voleva costituire una Polizia al servizio dell'Osservatorio, perché la Polizia e le forze dell'ordine stanno svolgendo egregiamente la loro attività in questo senso e certo non possono essere sostituite da un Osservatorio.

Pertanto si è ritenuto - anche per non perdere ulteriore tempo su un organismo che ha la necessità di operare in tempi rapidi - di accogliere queste richieste da parte del Ministero; poi verranno sollevate questioni anche in ambito della conferenza delle assemblee legislative perché lo schema tipo elaborato dalla stessa ha esattamente le caratteristiche sulle quali poi il Ministero ha sollevato delle questioni.

Pertanto, ripeto, per non dilatare ulteriormente i tempi sull'operatività di quest'organismo, che avrebbero rischiato di allungarsi di molto - conosciamo le tempistiche di un giudizio della Corte costituzionale - e in relazione alla necessità invece di contrastare il diffondersi di questi fenomeni sui territori, abbiamo ritenuto di accettare questi rilievi da parte del Ministero, poiché riteniamo che vi sia fretta nell'affrontare queste questioni sapendo che non solo le organizzazioni criminali di stampo mafioso non vanno in vacanza, ma che stanno, proprio in questo momento, rendendosi particolarmente attive in ragione del flusso di denaro che riguarderà la ripresa post-Covid con tutti i finanziamenti a essa collegata. Per cui l'urgenza è ancora maggiore, proprio dettata dal momento particolare, e poiché, a parte un cambiamento formale di alcune parole, non cambia la sostanza della legge, le osservazioni sono state accolte.

Consigliere Baccega, per dichiarazione di voto.

Baccega (FI) - Vorrei sottolineare che la fretta in realtà non paga mai, e questa è la riprova evidente. Noi di Forza Italia siamo certamente convinti che il contrasto alla criminalità debba essere elemento fondante di una società, sappiamo però, peraltro, che ci sono organismi preposti che fanno molto bene il loro lavoro e i risultati si vedono quotidianamente.

Siamo anche certi che sia importante per la politica promuovere le buone pratiche che vanno nella direzione della legalità e su questo diciamo che quest'Osservatorio potrebbe fare il suo lavoro.

Quello che ci ha preoccupati - se ho capito bene la sua dichiarazione - è quando lei ci dice che è discutibile quello che dice il Viminale, però cosa facciamo? Andiamo a fare un accordo con lo Stato e accettiamo le riformulazioni. Questa è una cosa che, in qualche modo, ci mette un po' a disagio.

Quindi, presidente Bertin, questa, come è stato detto, è una bandierina che lei vuole mettere nel suo percorso politico e una bandierina che lei pianterà, ovviamente, senza il nostro voto, perché il nostro voto sarà di astensione.

Presidente - Consigliera Erika Guichardaz, sempre per dichiarazione di voto.

Guichardaz E. (PCP) - Come immagina, noi non voteremo neanche questa modifica e dalla sua replica vorrei sottolineare che evidentemente le competenze, che erano così ovvie per la Regione, non lo erano per il Ministero se siamo intervenuti sulla legge.

Mi lascia inoltre perplessa quanto ha dichiarato rispetto allo schema tipo elaborato dalla conferenza Stato-Regioni che, evidentemente, non era stato nemmeno condiviso con il Ministero e con gli organismi preposti se siamo adesso a doverlo modificare.

Non ho assolutamente detto che gli emendamenti che noi abbiamo presentato li avrei ripresentati in quest'aula e tutti, nel senso che non ho assolutamente detto questo.

Naturalmente, visto che è stato totalmente snaturato in questo momento l'Osservatorio, quanto dicevamo, ossia la presenza di associazioni ambientaliste che si occupano di ecomafie in un contesto di promozione e sensibilizzazione, secondo noi andava assolutamente previsto nelle modifiche; questo non è stato recepito, ribadisco che non è nostra volontà continuare a presentare emendamenti per ricevere due voti, quindi non mi metta in bocca parole che io non ho detto.

Presidente - Consigliere Carrel, ne ha facoltà.

Carrel (PA) - Se abbiamo capito bene, con questa legge andiamo a modificare la legge 1/2022 anche se, a sua detta, le motivazioni del Viminale sono infondate, questo ci è parso di comprendere.

Quest'atteggiamento sicuramente non è quello che ci auspicavamo, credevamo - leggendo la relazione - che ci fossero delle osservazioni dettate da degli errori ma fatti dal legislatore, quindi da noi, ma da quanto invece è emerso dal dibattito abbiamo compreso che anche lei è convinto che queste motivazioni siano infondate ma dobbiamo modificarle perché ce lo richiedono, anche se non siamo convinti che questo sia il percorso giusto. Questo motivo credo che sia già sufficiente per non approvare questa legge da parte del nostro gruppo.

Presidente - Non vedo richieste d'interventi, mettiamo in votazione l'articolato. Articolo n. 1, la votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 35

Votanti: 29

Favorevoli: 29

Astenuti: 6 (Baccega, Carrel, Guichardaz Erika, Marquis, Minelli e Rollandin).

Possiamo dare lo stesso risultato per l'articolo n. 2? Stesso risultato. Per l'articolo n. 3? Stesso risultato. Per l'articolo n. 4? Stesso risultato. Per l'articolo n. 5? Stesso risultato. Mettiamo in votazione la legge nel suo insieme. La votazione è aperta. La votazione è chiusa.

Presenti: 35

Votanti: 29

Favorevoli: 29

Astenuti: 6 (Baccega, Carrel, Guichardaz Erika, Marquis, Minelli e Rollandin).

La proposta di legge è approvata.