Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 137 del 12 marzo 1982 - Resoconto

OGGETTO N. 137/VII - NORME DI ATTUAZIONI DEL REGOLAMENTO PER L'ASSOCIAZIONE Dl CUI ALL'ART. 30 E ALL. B) ART. 2 DELL'ACCORDO COLLETTIVO NAZIONALE PER LA REGOLAMENTAZIONE DEI RAPPORTI CON MEDICI DI MEDICINA GENERALE, RESO ESECUTIVO CON D.P.R. 13 AGOSTO 1981.

PRESIDENTE: Do lettura della proposta di delibera sottoposta alla votazione del Consiglio.

Il Consiglio regionale

- visto l'accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei rapporti con i medici di medicina generale, ai sensi dell'art. 48 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, reso esecutivo con D.P.R. 13 agosto 1981;

- visto l'accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei rapporti con i medici specialisti pediatri di libera scelta, ai sensi dell'art. 48 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, reso esecutivo con D.P.R. 13 agosto 1981;

- visti gli articoli 30 dei predetti accordi nazionali;

- visto l'allegato B) all'accordo collettivo nazionale per la medicina generale intitolato "Regolamento per l'associazione di cui all'art. 30" ed in particolare l'art.2 di detto regolamento, la cui premessa recita: "L'Associazione costituita ai fini del rientro nei massimali di cui alla norma transitoria n. 3 è regolata dal precedente art. 1, nonché dalle norme di attuazione che verranno emanate entro trenta giorni dalla firma della presente convenzione dalle singole Regioni in accordo con una delegazione designata dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, per ogni singola Regione, al fine di garantire un uniforme comportamento deontologico su tutto il territorio nazionale, nel rispetto dei seguenti principi: ...Omissis..."

- visto, infine, il punto 5, III° comma, dell'articolo 48 della legge 23 dicembre 1978, n.833;

- dato atto che in data 1° marzo 1982 tra la Regione, rappresentata dall'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale, Augusto ROLLANDIN, e la delegazione designata dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, costituita dai dottori Enrico Chantel, Luciano Oggero, Antonio Fosson, è stato siglato l'accordo concernente le norme di attuazione del regolamento per l'Associazione di cui all'art. 30 ed allegato B) articolo 2 dell'accordo collettivo nazionale per la regolamentazione dei rapporti con i medici di medicina generale;

- visto tale accordo e ritenuto dover sottoporlo all'approvazione del Consiglio regionale ai sensi della lettera t) dell'articolo 1 della legge regionale 7 dicembre 1979, n.66;

DELIBERA

di approvare le allegate "Norme di attuazione del regolamento per l'associazione di cui all'art.30 e allegato B) articolo 2 dell'Accordo Collettivo Nazionale per la regolamentazione dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con D.P.R. 13 agosto 1981".

PRESIDENTE: Illustra l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin. Ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (U.V.): Si tratta di un accordo che, a livello nazionale, ha fatto molto discutere ed è stato oggetto di riunioni tra i diversi organi regionali e i rappresentanti dei medici, dell'ANCI e delle varie federazioni coinvolte nel problema. Questo regolamento è l'attuazione di una norma, prevista nell'Accordo Collettivo di lavoro per i medici generici, la quale dispone che i medici con un numero di assistiti eccedente il limite previsto dalla convenzione debbano rientrare nei massimali.

Tutti capiscono come sia delicato il problema del rientro nei massimali, perché questo significa che un certo numero di assistiti che hanno scelto il proprio medico si trovano a doverne scegliere un altro perché questa è la procedura. Già nella precedente convenzione questo criterio era stabilito, ma non aveva trovato attuazione per un motivo molto semplice, perché si diceva che le forme di rientro nei massimali dovevano essere o la ricusazione da parte del medico, o il cambiamento di scelta da parte dell'assistito. Ora, si capisce che l'assistito che ha fiducia in un certo medico di sua iniziativa non ha fatto questa operazione e d'altra parte la ricusazione da parte del medico, che alcuni avrebbero fatto volentieri, avrebbe significato la cancellazione di quegli assistiti che chiaramente erano i più noiosi, che lo chiamavano di più e che di fatto rappresentavano un onere di lavoro maggiore. Questa è un'argomentazione che è stata discussa ancora ieri a livello di Consiglio Sanitario, ove è emersa la necessità di un indirizzo specifico da parte degli organi competenti ministeriali, anche a livello di Commissari di Governo. Questo perché tra le singole Regioni non c'è stata una posizione univoca e si sono date interpretazioni diverse circa la possibilità per i medici di superare il limite del massimale. Che cosa si dice infatti nella nuova convenzione? Che se il medico ha un certo numero di assistiti in più e non fa la ricusazione può associarsi con un altro medico, cosicché di fatto diminuiscono i massimali; perché se un medico ha, ad esempio, 3500 assistiti e il tetto è di 2300 e l'altro medico non ne ha o ne ha pochi, tra tutti e due chiaramente rientrano nei massimali; questa soluzione dal punto di vista dell'assistito poteva essere accolta in modo favorevole perché voleva dire che nello stesso studio dove prima c'era il medico di fiducia si trova ad agire un nuovo medico, associato con il primo, che può sempre entrare in un certo rapporto di fiducia; in questo modo si stravolgerebbe meno la tendenza abitudinaria degli assistiti.

Il grosso nodo di questa discussione stava nell'interpretazione delle disposizioni della convenzione, la quale stabilisce che i medici con cui associarsi devono essere scelti nell'elenco dei medici in graduatoria. Voi sapete che annualmente i medici richiedono di essere inseriti nell'elenco dei medici che devono lavorare nei singoli settori; noi dobbiamo ancora fare questo elenco per via della carenza di disposizioni da parte di parte dei rappresentanti dell'ANCI, ma in ogni cast l'elenco deve contenere i nominativi di medici che sono iscritti nella graduatoria. I medici con cui associarsi devono perciò essere scelti all'interno di questa graduatoria. Alcune Regioni questa norma non l'avevano presa in considerazione e avevano detto, tout court, che i medici con cui associarsi vanno scelti nell'elenco; in questo modo, il medico iscritto senza punteggio, senza alcun diritto di essere nell'elenco e magari inserito nella graduatoria all'ultimo posto si poteva associare con il medico che aveva un certo numero di assistiti in eccedenza indipendentemente dalla sua posizione nell'elenco e sulla base di un rapporto di fiducia tra il medico che doveva scegliere e l'associando, e viceversa. Questa situazione interpretativa aveva portato, in particolare nella Regione Piemonte, al rifiuto di questo comma - a questo proposito ieri è emerso che l'interpretazione data dal Commissario di Governo al rappresentante dei medici, Poggiolini, era di altra natura in quanto per dichiarazione degli stessi si voleva estendere il tutto però c'era stato un fraintendimento, cosicché la delibera è stata bocciata - la procedura aveva subito un arresto; si sosteneva semplicemente che quando si intende procedere all'associazione con un medico con pochi assistiti la scelta deve avvenire sulla base soltanto del rapporto di fiducia tra i due, indipendentemente dalla iscrizione negli elenchi.

Ora, per non andare contro la norma prevista nella convenzione e nel contempo tenendo presente la situazione locale - perché a livello regionale i medici che potrebbero essere scelti per l'associazione in quanto hanno meno assistiti sono in numero estremamente ridotto e, per quello che risulta, la maggioranza di essi non ha intenzione di fare l'associazione - nella formulazione di questo accordo a livello locale si è arrivati alla determinazione che in linea generale ci si richiama alla norma prevista dall'articolo 30, secondo il quale la scelta dell'associato deve cadere all'interno di questo elenco; nel caso in cui, però, non ci sia nessuno che vuole rispondere a questa scelta si fa poi utilizzo delle graduatorie. A questo proposito c'è stato espressamente un richiamo da parte degli organi ministeriali che hanno accolto questa possibilità alternativa, perché la convenzione stessa prevede che ci siano delle deroghe in relazione alle situazioni locali. Questo è anche quanto è emerso nella discussione che si è avuta nel Convegno di Saint-Vincent tra gli Assessori ed è stata la posizione unanimemente accolta da tutte le Regioni; sarà anche il comportamento che adotteranno le Regioni che non hanno ancora siglato alcun tipo di convenzione. In sostanza, si ottempera al principio contenuto nella convenzione secondo il quale la scelta deve cadere fra gli iscritti nell'elenco, ma se tutti rinunciano si sceglie all'interno della graduatoria.

Questa è brevemente la cronistoria di questo provvedimento che dovrebbe dare attuazione definitiva alla procedura del rientro nei massimali tenendo conto che, per quanto riguarda l'attuazione ed il pagamento dei medici c'è un problema molto grave, per ché da una parte si dice che se non c'è il rientro nei massimali le quote eccedenti non devono essere pagate, e dall'altra i medici dicono che bisogna anche dare la possibilità di fare tutto quanto la convenzione prevede e in particolare l'associazionismo. Per contemperare questi due concetti si è arrivati a questo accordo, siglato dai rappresentanti dei medici, che viene oggi sottoposto al Consiglio; voglio ricordare che la Valle d'Aosta è l'unica Regione che porta questa discussione in Consiglio, perché tutte le altre Regioni hanno adottato un provvedimento di Giunta. Questo tra l'altro ha comportato per noi un leggero ritardo; per le altre Regioni, ripeto, si è trattato di un provvedimento di Giunta.

PRESIDENTE: E' aperta la discussione generale. La Presidenza fa presente che il Consigliere Mafrica ha presentato un emendamento che sarà distribuito appena saranno pronte le fotocopie; si tratta comunque di un emendamento che sarà illustrato dallo stesso Consigliere Mafrica e che concerne la soppressione del 3° comma dell'art.2 del regolamento di cui viene proposta l'approvazione.

Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.

MAFRICA - (PCI): L'emendamento, lo ricordo per correttezza, è stato presentato assieme al collega Carlassare, non soltanto dal sottoscritto.

Questo accordo tra i rappresentanti dei medici della Valle d'Aosta e la Regione è una cosa che in effetti riveste una certa importanza ed è anche abbastanza delicata. Io credo che sulla questione la nostra Regione sia notevolmente in ritardo; l'Assessore ha detto che ciò è dovuto al fatto che il provvedimento viene portato in Consiglio, ma in realtà il ritardo è determinato da errori fatti nella valutazione della convenzione stessa quando si è presa una norma transitoria, come se questa permettesse di fare le graduatorie dei medici che aspiravano a convenzionarsi con l'Unità Sanitaria, secondo la vecchia convenzione e non secondo l'attuale.

Questo ritardo, secondo me, ha portato a situazioni oggi difficili da risolvere, di cui ci piacerebbe anche sapere qualcosa, e su cui comunque abbiamo presentato assieme al Consigliere Carlassare, un'interpellanza.

Il giudizio che si può dare su queste norme di attuazione è che in tutti i punti esse riprendono quanto disposto dall'allegato B) della convenzione, tranne in uno che è quello che noi chiediamo di sopprimere, e cerco di spiegarne il perché. Il meccanismo è il seguente: i medici giovani o i medici non ancora convenzionati che vogliono convenzionarsi con l'Unità Sanitaria per poter avere, diciamo così, dei mutuati, fanno delle regolari domande sulla base delle quali poi si fanno le graduatorie; non tutti vengono convenzionati, ma solo una parte stabilisce un rapporto con l'Unità Sanitaria Locale rispetto alle diverse zone. Ora, mentre il primo comma dell'art.2 dispone che il medico che ha più mutuati di quanto la legge consenta può associarsi con i medici che sono convenzionati, in sostanza che hanno stabilito questo rapporto, con il terzo comma si apre una strada che, a giudizio mio e del collega Carlassare, non è prevista e va contro alcune disposizioni di questo accordo. Infatti, il numero dei medici che possono operare sul territorio è stabilito in base alla popolazione; possono quindi esserci, secondo questo accordo, un medico ogni mille abitanti, quindi in una certa zona è stabilito che possano operare un certo numero di medici.

L'articolo 1 dell'allegato B) dispone che è permesso al medico che ha troppi mutuati associarsi con quelli già convenzionati; se noi, con il terzo comma, diamo la possibilità di associarsi anche con medici che non hanno ottenuto quel tipo di convenzione perché probabilmente avevano meno punti in graduatoria, togliamo di fatto senso alla graduatoria stessa, da una parte, e dall'altra, andiamo contro il rapporto ottimale stabilito tra popolazione e numero di medici.

Io credo che il contenuto di questo comma sia già stato respinto, da notizie che ho, in alcuni casi e che quindi sia pericoloso presentarlo perché si corre il rischio di far invalidare la procedura, il che può portare ritardi ulteriori nella soluzione di questa complessa vicenda.

L'Assessore ha detto poi che in Valle d'Aosta c'è una situazione particolare per cui probabilmente c'è gente che non accetterà, tra quelli che ne hanno la possibilità, di associarsi; perciò bisognerà trovare una soluzione facendo richiamo al 5° punto del 3° comma dell'art.48 che permette delle deroghe. Queste deroghe però sono permesse soltanto in aumento al numero massimo di assistiti e delle ore di servizio, in relazione a particolari situazioni locali e per un tempo determinato, previa domanda all'Unità Sanitaria Locale. Ora non ci risulta, almeno per le notizie di cui disponiamo, che siamo nella citata situazione di carenza, tant'è vero che ci sono ben 99 medici che hanno fatto richiesta di inserimento in queste graduatorie, né che ci siano casi di medici super-massimalisti che abbiano chiesto delle deroghe; non riusciamo a comprendere come si possa usare l'argomento della carenza quando c'è un numero di persone invece che, con la domanda, è di fatto disponibile, e quando i medici interessati non hanno fatto nessun passo per mettersi in regola, o con la ricusazione o con l'associazione, rispetto all'Accordo Nazionale. Perché è vero che l'Associazione può essere normata dalle Regioni c'è un "nonché", però l'Associazione dei medici è già consentita quando si dice che essa è regolata dall'art.1 di questo allegato, "...nonché..."; se è normata dall'art 1, passi in questa direzione potevano già essere fatti in precedenza.

Le norme possono servire, diciamo, perché riprendono quanto stabilito dall'Accordo Nazionale, ma in realtà mi sembra che non differiscono sostanzialmente tranne che in questo punto, che è quello più discutibile e che, diciamo, introduce delle possibilità di distorsione della legge stessa potendo quindi provocare ritardi ulteriori in una situazione che non sappiamo bene come verrà risolta dall'Unità Sanitaria Locale.

PRESIDENTE: Altri intendono intervenire nella discussione? E' stato distribuito ai Capigruppo l'emendamento proposto dai Consiglieri Mafrica e Carlassare; si tratta di un emendamento soppressivo del 3° comma dell'art.2.

Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin. Ne ha facoltà.

ROLLANDIN - (UV): Nell'incontro che richiamavo prima, tra Assessori, questo problema è stato dibattuto per una mattinata intera, e si è discusso sulla questione di fondo della necessità di dare attuazione alla convenzione e quindi di procedere al rientro nei massimali. Uno dei modi per rientrare nei massimali è quello dell'associazionismo, che è una facoltà dei medici, perché questo è scritto in modo chiaro. Le situazioni locali, però, vengono tenute presenti tanto che il Piemonte - che pure non è una Regione sospetta perché penso che abbia un certo numero di medici nella graduatoria e un numero ancora più grande negli elenchi - ha messo questa clausola, e non l'ha fatto certo per sfizio!

Vorrei far notare al Consigliere Mafrica che questa norma, nonostante abbia avuto il dissenso da parte del Commissario di Governo che ha espresso riserve, viene tranquillamente applicata a tutt'oggi.

Questa norma verrà ripresentata nella formulazione che qui è proposta; forse non c'è un'informazione corretta, perché questa è la posizione ufficiale di tutte le Regioni, le quali sono concordi nel dare attuazione a quanto previsto dall'art.30; e infatti, innanzitutto si sceglie tra quelli che sono iscritti - non viene attuato quindi il dispositivo previsto dalla Regione Piemonte di scegliere subito nelle graduatorie -; se però questi rifiutano, di fatto non si potrebbe avere l'associazionismo. Siccome, lo ripeto, in Valle, sono solo otto o nove - almeno stando a quanto mi risulta in base alle nuove graduatorie - quelli che potrebbero fare associazione, e tra questi la maggioranza sono ospedalieri o hanno altri incarichi e quindi non sono disposti a farla, questo accordo è stato fatto tenendo conto delle situazioni particolari a livello regionale; questo è un elemento, a nostro avviso, necessario per raggiungere gli obiettivi evitando disagi agli assistiti; il punto fondamentale, che è stato oggetto di una lunga discussione, è quello di salvaguardare il diritto degli assistiti; troppo spesso si fanno i conti senza tener molto presente l'assistito, che si trova di fatto a dover scegliere un medico che non ha mai visto, che non sa chi sia; se è un medico associato, per lo meno, ripeto, questo viene a trovarsi all'interno di un rapporto accanto al medico di fiducia! Questo è uno degli argomenti portati in discussione a proposito della questione dell'associazionismo, sulla quale è stato raggiunto un accordo dopo le discussioni che si sono fatte a Saint-Vincent per stabilire l'orientamento da seguire a livello nazionale.

Non entro nel merito dell'accusa dei ritardi, perché a questo proposito voglio ricordare che, fino a ieri, hanno firmato regolamenti per l'associazione con medici cinque Regioni, tra le quali anche la Valle d'Aosta. Di queste deliberazioni, solo quella della Regione Piemonte è stata approvata in Consiglio; la Regione Lombardia, la Regione Toscana e la Regione Emilia Romagna non lo hanno fatto. Il Piemonte, come ho detto, aveva anche deliberato quella norma, poi respinta dal Commissario del Governo.

Quindi, a tutt'oggi, il problema dell'associazionismo si pone in questi termini.

Teniamo presente poi che la nostra è l'unica Regione che non paga le quote eccedenti, mentre tutte le altre Regioni pagano ancora le quote dei famosi "morti"; infatti, la Valle d'Aosta è l'unica che ha l'elenco degli assistiti depurato; mi sembra quindi che da questo punto di vista non si possa assolutamente parlare di ritardi.

Per quanto riguarda la formulazione della graduatoria, è vero che c'è stato ricorso alla norma transitoria, ma questo è stato fatto per poter superare la difficoltà della nomina del rappresentante dell'A.N.C.I., che ancora ieri si è dovuta risolvere interpretando una norma ministeriale - il telegramma che ci permetterà di sbloccare la graduatoria arriverà oggi - perché la questione dei rappresentanti A.N.C.I. non poteva avere altrimenti soluzione; e anche qui non siamo l'unica Regione in queste condizioni. Se non c'è il rappresentante A.N.C.I., le graduatorie non possono essere fatte; noi le compileremo questa settimana, sono già pronte come redazione però non sono ancora approvate dagli organi competenti proprio perché mancava questa rappresentanza dell'A.N.C.I.; la cosa come sapete è stata risolta interpretando per analogia una norma della convenzionata ambulatoriale esterna, per espressa dichiarazione degli organi ministeriali che appunto hanno dovuto sciogliere questo nodo che di fatto bloccava le graduatorie.

Quindi, per tutti questi motivi non ritengo sia possibile accogliere l'emendamento, anche perché ritarderebbe e metterebbe in discussione la questione dei pagamenti dei medici e quindi tutte le azioni che ne conseguono.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Lustrissy. Ne ha facoltà.

LUSTRISSY - (D.P.): Io vorrei chiedere all'Assessore alcuni chiarimenti, non tanto in ordine alla convenzione che tende a regolamentare una situazione di fatto esistente, ma per sapere se esiste un termine di tempo per il rientro dei medici nelle quote fissate, e nel caso che non esista una norma in tal senso, quali sanzioni sono previste per i medici che non rispettano la convenzione e continueranno a mantenere il numero degli assistiti attuale. Cioè, in definitiva, se c'è un termine per il rientro e quali effetti pratici avrà questa convenzione nel caso che i medici non vi aderiscano.

PRESIDENTE: Ci sono altri che intendono prendere la parola? Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.

MAFRICA - (PCI): La preoccupazione per gli assistiti non è solo dell'Assessore, credo invece che sia di tutte le forze politiche. C'è questo fatto, però: quando con una legge statale si stabilisce che nessun medico può avere più di 1500 mutuati, si stabilisce di fatto un vincolo di programmazione alla libera scelta del medico, e il medico che per sue capacità obiettive o per il rapporto di fiducia che ha saputo creare nella popolazione ha migliaia di assistiti, come avviene anche nella nostra città e nella nostra Regione, non dovrebbe poter mantenere tutti i suoi assistiti. In altre parole, o si ritiene valida l'indicazione che bisogna far sì che nessun medico abbia più di 1500 assistiti perché possa seguirli meglio e quindi si cerca di rispettare questo spirito programmatorio, oppure si avalla la tendenza che è nella prassi naturale di non dare fiducia ai medici giovani e di continuare a scegliere il medico che da anni si conosce.

In queste cose, che sono molto delicate, la mia opinione è che convenga attenersi alle leggi per non creare ulteriori confusioni, dato che ce ne sono già tante.

Secondo me, quando le Regioni saranno riuscite a far formalizzare a livello nazionale, in una norma, quel tipo di indicazione, cioè la possibilità di deroga, allora si potrà introdurla, ma farlo già adesso, prima che sia recepita a livello nazionale, può portare a ritardi perché può darsi che da parte della Commissione di Coordinamento, come già è avvenuto per il Commissario di Governo per il Piemonte, si richieda l'invalidamento di queste norme. Perciò, noi manteniamo l'emendamento.

PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare. Ne ha facoltà.

CARLASSARE - (Dem. Prol. Nuova Sin.): Ribadisco le cose dette dal collega Mafrica per quanto riguarda l'emendamento; penso anch'io che la garanzia perché non si abbiano dei ritardi è quella di attenersi alla legge, cosa che peraltro è stata fatta per tutte le norme contenute in questo provvedimento ad eccezione del terzo comma dell'art.2; ritengo inopportuna la presenza di questo comma, perché si corre il rischio di avere poi dei ricorsi che di fatto bloccherebbero l'evoluzione successiva.

Io ritengo che se si sceglie un'interpretazione molto rigida, e secondo me anche un pochino distorta, della normativa relativa ai finanziamenti ospedalieri, altrettanto bisogna fare per tutte le leggi che devono trovare attuazione attraverso provvedimenti regionali.

Voglio qui ricordare come la battaglia verbale condotta dalla minoranza su tutta la faccenda dell'IRV abbia poi trovato giustificazione piena e totale con un decreto ministeriale del 18 febbraio... (INTERRUZIONE)... Sì, sì, cito dal decreto 75, però fanno sempre riferimento alla 386 e in ogni caso in questo decreto di Rx proprio non se ne parla!

ROLLANDIN - (U.V.): E' quello che volevamo!

CARLASSARE - (Dem. Prol. Nuova Sin.): Ah, meno male! Visto che non ne volevi ne hai fatti fare 12.000!

ROLLANDIN - (U.V.): Leggi i verbali.

CARLASSARRE - (Dem. Prol. Nuova Sin.): Eh, va bene, io mi leggo i verbali, ma leggo anche le fatture pagate per i raggi che hai introdotto, e non con la legge ma con la convenzione!.. (INTERRUZIONE)... No, no, la legge regionale non diceva questo!

Il problema secondo me è che effettivamente con l'applicazione dei massimali per i medici si corre un grosso rischio, perché ci sono, è vero, dei problemi di carattere anche etico e morale e quando si va a chiedere ai mutuati di fare una scelta possono subentrare dei problemi anche di rapporto fiduciario nei confronti del medico, però io ritengo - e la legge prevede che ci siano deroghe in questo senso - che bisogna adoperarsi perché il cittadino si abitui a considerare il problema della salute come un problema di rapporto con la struttura sanitaria nel suo complesso, superando il tradizionale rapporto di fiducia con una sola persona, rispettabilissima certamente, ma non più elemento fondamentale dell'attuale struttura sanitaria.

Ora, visto che tra l'altro anche in questo caso ci sono problemi di ordine finanziario di notevolissima portata e ci sono responsabilità ben precise per gli amministratori che non applicheranno le norme - amministratori in senso lato, non necessariamente amministratori regionali - io ritengo che sia necessario attenersi strettamente alla legge per tutto ciò che riguarda l'applicazione in sede regionale della legge-quadro nazionale.

E vorrei anche richiamare le perplessità contenute nelle domande poste dal Consigliere Lustrissy; nell'ipotesi che egli prospettava, io credo che ci si possano aspettare grossi ritardi, in quanto l'Unità Sanitaria Locale, in mancanza da parte dei medici di alienazione della parte eccedente dei mutuati, d'ufficio dovrebbe applicare la norma che prevede che vengano cancellati tutti i mutuati eccedenti e che al medico venga pagata la quota stabilita per legge, ossia su 1500, con l'obbligo da parte del medico di dare l'assistenza a tutti i vecchi iscritti sino a quando non si normalizza la situazione.

Posso citare un caso: c'è un medico di Aosta che mi pare abbia 4800 mutuati anziché i 1500 previsti dalla legge; la legge stabilisce che si debbano cancellare tutti i suoi mutuati e che a partire da marzo, o dal 15 marzo, non ricordo bene, gli venga pagata la quota corrispondente a 1500 assistiti, con l'obbligo per il medico di garantire l'assistenza a tutti i 4800 fin quando non si è messo in regola attraverso l'alienazione dei propri iscritti eccedenti o attraverso l'associazione secondo le norme stabilite dalla legge.

Per queste considerazioni, io ritengo che sia necessario sopprimere quel comma, onde avere una normativa regionale che sia assolutamente in armonia con la legge-quadro nazionale.

PRESIDENTE: Altri intendono prendere la parola? Non c'è più nessuno che intende porre quesiti o chiedere chiarimenti?

La parola all'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin.

ROLLANDIN - (U.V.): Che a livello locale ci debba essere una considerazione dello stato di fatto è ammesso e per fortuna sancito anche nella convenzione e tenuto presente da tutte le Regioni.

Non sto a ripetere le cose che ho detto, ma ritengo che la norma così come è stata formulata sia valida e spero che le disposizioni che dovranno essere emanate per l'interpretazione corretta delle norme contenute non in una legge ma in una convenzione, individuino una linea interpretativa unitaria cui debbano attenersi tutti i Commissari di governo, altrimenti si creerebbero delle situazioni diverse nelle varie Regioni.

Questo è quanto si è auspicato anche ieri, che a livello ministeriale ci sia una disposizione per l'interpretazione corretta di questi accordi, che è nella direzione che noi abbiamo segnato; su questo punto ritengo che non siano necessari altri chiarimenti.

Non voglio neppure entrare nella polemica sul decreto che è uscito per la questione della medicina sportiva, in particolare per le visite agonistiche, perché avremo occasione di riprendere questo argomento e di dare tutti i chiarimenti necessari sull'impostazione che da parte nostra era stata data e che si richiamava a un decreto che viene ricordato anche nel decreto che lo supera e quindi mette fine ad ogni inutile polemica.

Per quanto riguarda la richiesta del Consigliere Lustrissy, se è prevista una scadenza per i rientri e in quali termini, si fa riferimento alla norma transitoria n.6 del primo comma dell'Accordo, dove è stabilito che entro il 1° marzo 1982 c'è l'obbligo di rientrare nei massimali con quote individuali aumentate di 300 scelte; entro il 1° settembre 1982 c'è l'obbligo di rientrare nei massimali con quote individuali aumentate di 200 scelte; entro il 1° marzo 1983 c'è l'obbligo di rientrare nei massimali con quote individuali aumentate di 100 scelte; per il 1° ottobre 1983 c'è l'obbligo di definitivo rientro nel massimale, o quota individuale, nel rispetto di quanto disposto dall'art.7, comma nono. Questa è la procedura che è prevista per il rientro.

LUSTRISSY - (D.P.): E cosa succede se non c'è rientro?

ROLLANDIN - (U.V.): Teniamo conto innanzitutto che la disposizione che noi stiamo approvando dà la possibilità di associarsi; se non c'è questo rientro - ieri è stato portato un chiarimento a questo proposito - c'è la sospensiva dei pagamenti delle quote eccedenti e non l'azzeramento.

Quindi, si dà la quota spettante a ciascun medico a titolo di acconto in vista di un successivo chiarimento della posizione per effetto di associazione.

Questo è quanto è previsto, e non ci sarà alcun ritardo perché noi essendo nei termini con i pagamenti per quanto riguarda le quote del mese di marzo, chiaramente per questi medici teniamo ferma la quota individuale, in attesa del chiarimento definitivo per le quote eccedenti.

PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, è chiusa la discussione generale. Do lettura dell'emendamento presentato dai Consiglieri Mafrica e Carlassare: "Si chiede la soppressione del terzo comma dell'art.2, da 'Qualora' a '13.8.1981".

Vi sono dichiarazioni di voto?

PRESIDENTE: Metto in approvazione l'emendamento proposto dai Consiglieri Mafrica e Carlassare.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 22

Votanti: 22

Favorevoli: 7

Contrari: 15

- Il Consiglio non approva -

PRESIDENTE: Il Consiglio è chiamato ora a pronunciarsi sull'oggetto iscritto al n. 21/bis dell'ordine del giorno.

Vi sono dichiarazioni di voto? La parola al Consigliere Mafrica.

MAFRICA - (P.C.I.): Per i motivi prima ricordati, non essendo stato accolto il nostro emendamento e conservando dubbi sull'opportunità della presenza nell'art.2 del secondo comma, noi ci asterremo sui singoli articoli e sul complesso del provvedimento.

PRESIDENTE: Ricordo al Consiglio che ci sarà una sola votazione, poiché trattasi di una deliberazione.

Altri chiedono la parola per dichiarazione di voto? La parola al Consigliere Carlassare.

CARLASSARE - (Dem. Prol. Nuova Sinistra): Considerando indispensabile accelerare l'iter, ma ritenendo che il 3° comma che noi volevamo sopprimere con l'emendamento possa portare a dei problemi successivi, mi astengo nella votazione su questa legge.

PRESIDENTE: E' una deliberazione, colleghi Consiglieri! Non è una legge! Si effettuerà un'unica votazione palese per quanto concerne il dispositivo; è chiaro, ovviamente, che alla deliberazione è allegato l'articolato, ma questo non è oggetto di votazione.

Ci sono altre dichiarazioni di voto? Metto in approvazione la proposta di delibera in oggetto.

ESITO DELLA VOTAZIONE

Presenti: 25

Votanti: 18

Astenuti: 7 (Bajocco, Carral, Carlassare, Dolchi, Mafrica, Péaquin, e Tonino)

Favorevoli: 18

- Il Consiglio approva -

PRESIDENTE: Passiamo alla trattazione degli oggetti, iscritti al n.18 e al n.25, che saranno discussi abbinati.