Oggetto del Consiglio n. 105 del 18 febbraio 1982 - Resoconto
OGGETTO N. 105/VII - INIZIATIVE PER IL RIPRISTINO, NEL SALVADOR, DELLE CONDIZIONI ESSENZIALI DI CONVIVENZA E DI RISPETTO DEI DIRITTI UMANI. (Approvazione di mozione).
PRESIDENTE: Do lettura della mozione presentata dai Consiglieri Mafrica, Bajocco, Carral, Tonino, Péaquin e Cout:
MOZIONE
INDIGNATO per le gravi notizie di eccidi, esecuzioni sommarie e torture, provenienti sempre più frequentemente dal Salvador;
PREOCCUPATO per il trascinarsi di una situazione su cui grava anche il pericolo di intervento militare diretto da parte degli USA;
NEL CONDANNARE la feroce politica repressiva messa in atto dal Governo di quel paese, in cui le componenti militari e reazionarie hanno di fatto avuto il sopravvento;
il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
DELIBERA
1) di chiedere al Governo italiano che vengano urgentemente prese tutte le opportune iniziative politiche e diplomatiche, al fine di favorire nel Salvador il ripristino delle condizioni essenziali di convivenza civile e di rispetto dei diritti umani;
2) di impegnare la Giunta regionale a predisporre in breve tempo iniziative ed interventi umanitari, rivolti ad alleviare, anche se in piccolissima parte le dure condizioni di vita del popolo salvadoregno.
PRESIDENTE: Ha chiesto di illustrare l'interpellanza il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Questo Consiglio si è sempre dimostrato particolarmente sensibile di fronte a tutte le tragedie ed i drammi che hanno colpito i diversi popoli di questa terra. Proprio perché il Salvador è un piccolo paese, e noi viviamo in una piccola Regione, credo che il Consiglio della Valle d'Aosta voglia oggi con questa mozione dare ancora una volta il segno della sua partecipazione, della sua volontà di giustizia e di difesa dei diritti umani e civili, di difesa della libertà per tutti i popoli. Non farò un'illustrazione molto lunga perché queste cose sono note, sottolineerò solo alcuni aspetti dal mio punto di vista importanti.
Innanzi tutto si deve esprimere la nostra indignazione rispetto al tipo di repressione che viene condotta in modo sempre più aperto in quel paese non solo contro i guerriglieri ma anche contro religiosi, cittadini inermi, donne e bambini. Si sono avute in questi giorni, riportate dalla stampa e dalla televisione americana, immagini tremende di decimazioni eseguite prelevando dei giovani nelle case e fucilandoli sulle vie.
Contro questo primo aspetto pertanto si deve levare la protesta del Consiglio regionale della Valle d'Aosta per opporsi a questi eccidi, compiuti da forze che si definiscono esterne al regime, ma che in realtà sono i soldati stessi della Giunta guidata da Napoleon Duarte.
Il secondo aspetto, che è forse il più importante, è il pericolo che la situazione nel Salvador possa diventare una miccia per più gravi tensioni internazionali. La situazione internazionale attraversa ormai una fase critica, a Madrid si è sul punto di rottura tra i diversi paesi dell'Est e dell'Ovest, da parte dell'Amministrazione degli Stati Uniti si minaccia in modo esplicito un intervento militare. Proprio alcuni giorni fa, sono stati fotografati dei soldati in armi negli U.S.A. ed è sorta in quello stesso paese una polemica contro l'Amministrazione Reagan.
Da parte del Consiglio regionale della Valle d'Aosta è da sottolineare in modo particolare questo pericolo perché un popolo come quello valdostano non può accettare questa divisione schematica del mondo, per cui alcuni paesi possono intervenire e impedire l'avvento di trasformazioni in altri paesi che stanno in una certa orbita, nello stesso modo in cui alcune settimane fa abbiamo qui assieme condannato il colpo di Stato militare in Polonia, perché rientrava in una logica superata, dobbiamo oggi esprimere un giudizio negativo su ogni possibile intervento degli U.S.A. nel Salvador. Non è possibile che in questo mondo ci siano solo o terroristi che combattono - come dice il Presidente degli Stati Uniti - per instaurare il comunismo, oppure persone che lottano per abbattere il socialismo - come viene detto da altri parti.
Il mio ragionamento dovrebbe poter essere condiviso perché la realtà del mondo è complessa, articolata, multipolare; occorre andare ad un superamento di questa logica dei blocchi che non solo non risolve i problemi, ma li fa diventare più complicati.
Intendo sottolineare un ultimo elemento ed è il giudizio da dare sulle prossime elezioni che si terranno in quel paese. Sono elezioni a cui non può partecipare alcuna delle forze che attualmente fanno parte del fronte Farabundo Marti; sono elezioni che si svolgono in un clima che, se non è di guerra civile, è comunque di feroce repressione da parte della Giunta Duarte, e di conseguenza non possono essere considerate come una possibilità data a quel popolo di esprimersi liberamente. Credo si debba dare un giudizio su questo fatto, perché non c'è nessuna giustificazione nel proseguire quello che sta diventando un vero e proprio massacro. Se alcuni Consiglieri hanno dimostrato una particolare sensibilità anche di fronte ad avvenimenti diversi, in questa occasione, che vede decine di migliaia di persone perdere la vita nel giro di pochi mesi, la condanna dovrebbe venire netta ed altrettanto netta - e questo è il deliberato della mozione - la richiesta al Governo del nostro paese di prendere una posizione chiara. Questo problema il Governo se lo sta ponendo, all'interno della maggioranza di Governo ci sono opinioni differenti, ma credo che da parte del Consiglio regionale della Valle d'Aosta possa venire un invito al Governo del nostro paese perché ritiri l'ambasciatore italiano dal Salvador e perché faccia tutti i passi politici e diplomatici necessari per giungere ad una soluzione di ripristino dei diritti civili, perché si ponga termine alla repressione e perché attraverso un confronto di carattere politico si trovi una soluzione alla situazione di quel paese.
Il secondo punto del deliberato della mozione è un impegno ricorrente nella nostra Regione. Ci siamo più volte riuniti per intervenire in qualche modo, sempre con interventi di carattere umanitario, in favore di alcune popolazioni, come ad esempio il Nicaragua e credo che si possa fare qualcosa di analogo anche per il popolo del Salvador. Il discorso in questo caso potrebbe essere facilitato, visto che anche alcune forze politiche importanti di questo Consiglio hanno posto fra i propri obiettivi quello della solidarietà e dell'intervento di questo tipo nelle situazioni internazionali più gravi.
Penso quindi che una mozione come quella che abbiamo presentato possa, oltre che sollevare un dibattito nel Consiglio, essere approvata dai diversi Gruppi.
PRESIDENTE: E' aperta la discussione. Ha chiesto di parlare il Consigliere Lustrissy. Ne ha facoltà.
LUSTRISSY - (D.P.): La mozione presentata dai colleghi del Gruppo comunista accoglie la nostra adesione, perché di fronte alle cose che stanno succedendo in quel paese l'opinione pubblica ed i democratici sinceri sono impressionati. Siamo anche dell'opinione che di fronte a questo problema non si possa non tener conto della situazione oggettiva esistente in quel paese e ci richiamiamo alle parole di domenica scorsa del Vescovo di San Salvador, Monsignor Rivera, con le quali ha attaccato le grandi potenze che continuano ad alimentare la guerra civile inviando armi ai contendenti.
Ha concluso il suo discorso dicendo che "loro mettono le armi e noi i morti", non senza avere prima criticato anche il Presidente del Governo, Napoleon Duarte, per la nota vicenda della violenza compiuta nei confronti di quattro suore, sulla quale, ancor prima che si svolgesse il processo, lo stesso Duarte si era espresso dichiarando che tale episodio era da riferirsi ad azioni di militari che non avevano niente a che fare con l'organizzazione militare di quel paese. Per cui, di fronte anche ai tentennamenti del Governo italiano - soprattutto della politica estera del Governo italiano - ci dobbiamo richiamare ad una recente deliberazione dell'Assemblea dell'O.N.U., nella quale è stato stabilito - almeno a livello di presa d'atto di quel Consesso internazionale - che la situazione di fatto esistente in quel paese impediva lo svolgimento di regolari elezioni in questo periodo.
Infatti in tali condizioni verrebbero esclusi dalla partecipazione alla competizione politica i rappresentanti dei movimenti democratici ed inclusi esponenti sul tipo di quel molto noto - come lo chiama il Senatore americano White - "assassino patologico", il Sig. Dabuisson, che ha capitanato i famosi squadroni della morte e che si presenta alle libere elezioni capeggiando un partito di estrema destra, chiamato Arena. Per cui c'è l'esigenza di dissociarci da un certo tipo di interpretazione data anche dal nostro paese a livello di politica estera e di constatare l'esistenza di gravi dissidi verificatisi all'interno del Governo sulla politica estera svolta dalla Farnesina in questo periodo, a seguito del fronteggiarsi di due internazionali - quella democristiana e quella socialista - in quanto il Duarte, che capeggia il Governo militare, appartiene all'Internazionale democristiana e Ungo, che capeggia l'opposizione (il fronte Farabundo Marti) appartiene all'Internazionale socialista.
Le uniche parole valide su questa situazione le ha dette, a mio parere, il Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Spadolini, il quale giorni fa affermava - e noi condividiamo - che la logica di Helsinki deve valere a Varsavia non meno che nel Salvador. La libertà ed i diritti umani devono essere rivendicati con la stessa intransigente fermezza, per cui è necessario uno sforzo solidale di tutti i paesi occidentali per la creazione in quel paese di un Governo largamente rappresentativo, cosa che, se si svolgessero le elezioni in questo momento, non sarebbe possibile garantire. Per queste ragioni ci dichiariamo solidali con la determinazione assunta dall'Assemblea dell'O.N.U. e nello stesso tempo siamo d'accordo anche con la mozione presentata, meno che per la seconda parte, che diventa una complicazione a livello di rapporti fra Stato e Regione, in quanto l'altro giorno abbiamo discusso lungamente dello schema delle norme di attuazione dello Statuto regionale e ci siamo trovati di fronte ad una norma imperativa proposta dal Governo che fa divieto alle Regioni di svolgere qualsiasi attività all'estero. Ecco perché se per il passato abbiamo aderito ed abbiamo anche appoggiato iniziative volte a portare avanti un discorso di solidarietà a livello internazionale - ad esempio verso il Nicaragua - diventa più difficile oggi codificare una mozione da parte della Giunta regionale per svolgere questa attività all'estero.
Emendando il 2° punto si potrebbe però formulare l'adesione dell'Amministrazione regionale alle Associazioni internazionali di tipo umanitario che svolgono delle attività a livello internazionale, in quanto non credo possa essere vietato all'Amministrazione regionale di appoggiare le iniziative di Organismi internazionali che si pongono come fine quello di portare la pacificazione fra i popoli.
Chiederei, inoltre, fosse modificato il punto n. 2 della mozione nella parte narrativa, dove si parla di intervento militare unilaterale da parte dell'USA. Lo stesso Monsignor Rivera, nella sua omelia, aveva accusato apertamente le due potenze egemoni della politica mondiale - Stati Uniti e Unione Sovietica - di favorire la guerriglia in quel paese, inviando armi ai contendenti, per cui questa parte dovrebbe essere modificata nel senso che la preoccupazione venga estesa oltre che agli U.S.A. a tutti quei paesi che interferiscono pesantemente nell'attività interna fornendo armi alle singole fazioni che si contendono il potere in quel paese. Con queste specificazioni la mozione sarebbe approvabile anche dal nostro Gruppo.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Fosson. Ne ha facoltà.
FOSSON - (D.C.): E' ovvio che una mozione di questo tipo, che si preoccupa della situazione che oggettivamente si verifica nel Salvador, è una mozione che coglie nel segno e che non possiamo che approvare, salvo alcune modifiche in parte o del tutto già anticipate dal Consigliere Lustrissy.
Vorrei sottolineare che in altre parti del mondo, forse in tutto il mondo, si verificano situazioni gravi e difficili quali quella del Salvador; ci sono paesi dove la libertà viene conculcata, in altri invece si viene perseguiti per il solo fatto di esprimere delle opinioni. Ne sono una conferma i notiziari di Amnesty International - un'Associazione ben nota a tutti che lotta efficacemente in difesa della libertà degli individui - che riferiscono come in tutto il mondo avvengano fatti di questo genere: in Polonia, in Afganistan, in Pakistan, in Cina, in Etiopia, in Somalia, ed ancora in Vietnam, ma dalla parte opposta a quanto stava avvenendo un tempo per cui forse alcune spinte propagandistiche hanno meno significato, in Cile, in Argentina e potremmo proseguire ancora a lungo se volessimo ricordarli tutti.
Quello che ci preoccupa è che questi avvenimenti vengano rispolverati molte volte solo per una posizione di parte.
Dopo il fatto avvenuto in Polonia si riscopre la situazione del Salvador per ricreare la parità fra le due parti. Vale la pena forse di sottolineare come ci siano delle differenze fra la situazione polacca e quella salvadoregna, anche se in fondo tutte e due - su questo noi siamo d'accordo - sono situazioni abnormi, provocate anche dalla suddivisione in blocchi in cui il mondo è stato diviso. In Polonia vi è un movimento di popolo che si è formato in condizioni difficilissime di repressione poliziesca e di controllo totalitario su tutte le forme della vita sociale. Questo movimento ha lottato con decisione e coraggio ma senza violenza, facendo appello alla coscienza degli oppressori e opponendo alla loro forza la propria unità solidale. In Salvador, invece, la violenza del potere combatte con la violenza di un partito rivoluzionario di professione ed il popolo in definitiva si trova in mezzo a queste due violenze: alla violenza dell'esercito di estrema destra ed alla violenza dei rivoluzionari di professione, dei rivoluzionari castristi, dei rivoluzionari finanziati dalle forze comuniste o da quelle di Fidel Castro. Quando in altre sedi si sottolinea, e per la verità il Consigliere Mafrica non ha posto l'accento in maniera particolare su questo, la presenza alla Presidenza della Giunta salvadoregna di un democristiano come Duarte, noi rispondiamo prima che quelle sono responsabilità sue e poi che Duarte si trova a fare da cuscinetto in una situazione che non riesce più a padroneggiare. Ancora il fatto stesso che nel Salvador si vogliano fare delle elezioni, si voglia quindi ricondurre il dibattito sul piano politico, secondo noi è l'unica via d'uscita, purchè avvengano sotto un controllo internazionale.
Siamo d'accordo quando si chiede che il Governo italiano prenda tutte le opportune iniziative politiche e diplomatiche al fine di favorire nel Salvador il ripristino delle condizioni essenziali di convivenza civile e di rispetto dei diritti umani. Questa è la nostra posizione, interverremo - se sarà il caso - al momento della formalizzazione degli emendamenti e delle modifiche.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare. Ne ha facoltà.
CARLASSARE - (Dem. Prol.-Nuova Sin.): Vorrei citare un giornale che non è rivoluzionario, nè di sinistra, nè progressista: Stampa Sera, l'edizione uscita ieri, nella quale c'è un articolo che titola "Massacro nel Salvador voluto dai potenti e pagato dai poveri". Nello articolo vengono citati alcuni dati che a mio avviso non vanno dimenticati per inquadrare la situazione salvadoregna, simile in gran parte a quella esistente nei paesi del Terzo Mondo, e viene illustrato il Salvador come un piccolo paese - ha le dimensioni della Lombardia o giù di lì - con 5 milioni di abitanti, di cui l'80% si presume costituito da campesinos analfabeti, nel quale esiste una oligarchia di 14 famiglie - qui dà un dato preciso ma poi potrebbero essere 15 come 25 - che sono proprietarie della quasi totalità dei fondi.
Il problema del Salvador non è stato evidenziato solo per reazione agli episodi avvenuti in Polonia: sono anni che se ne parla. Abbiamo scoperto che in questo paese ci sono le squadre della morte, che non sono state inventate adesso; si sussurrava, ma si pensava fosse pura demagogia o propaganda sovversiva, che queste squadre fossero l'espressione diretta dell'esercito della polizia legale del Salvador e non squadre della morte di cui non si sapeva bene la provenienza; erano i poliziotti - abitudine che ha la polizia di quasi tutti i paesi sudamericani - che una volta smessa la funzione ufficiale, andavano in giro - e continuano ad andare in giro - ad ammazzare tutti quelli che vengono ritenuti avversari politici.
Nel Salvador l'esercito svolge sino in fondo questa doppia funzione: l'una ufficiale, di repressione nei confronti della guerriglia, facendosi riprendere dalle telecamere di tutto il mondo, e l'altra, ufficiosa, di andare di notte a tirar fuori dalle proprie case guerriglieri o presunti tali, violentarne le donne, ammazzarli e farne trovare i cadaveri ammucchiati al mattino. Ultimamente siamo venuti a sapere che arrivano armi da Cuba e che da decenni c'è una presenza americana sotto la forma di consiglieri militari, capitali, uomini d'affari, per sorreggere questa oligarchia che si esprime con un Governo a volte un po' più democratico, se così si può chiamare, quando il popolo protesta di meno, oppure con delle dittature feroci, quando il popolo in qualche modo dimostra di non voler subire tutte le vessazioni a cui è soggetto. Sappiamo che negli ultimi anni ci sono state decine di migliaia di morti: qualcuno ha fatto il raffronto con l'Italia e si è scoperto che nell'ultimo anno, risulta da statistiche ufficiose, ci sono stati trentacinquemila morti in Salvador, che corrisponderebbero a circa mezzo milione di morti in Italia. Teniamo presente che fra bombardamenti e morti nei campi di battaglia, l'Italia non ha avuto mezzo milione di morti nel corso dell'ultima guerra mondiale. Questa è la situazione del Salvador.
Si potrebbero fare ancora almeno altri due ragionamenti, il primo è che noi scontiamo nel Salvador, come in Polonia, in Afganistan, in Vietnam prima e dopo, in Cile ed anche in Italia, una divisione in blocchi dove le superpotenze si ritengono egemoni e depositarie della verità - in effetti sono depositarie soprattutto dei loro interessi - ed in quelle che sono considerate zone vitali di influenza, fanno il bello ed il cattivo tempo. Un esempio di questa realtà ce lo abbiamo ora, visto che è stato confermato anche dalle televisioni americane che esiste una presenza di consiglieri militari americani nel Salvador; l'invenzione di Reagan è stata: "Non mandiamo più i soldati americani, mandiamo i soldati argentini".
E siccome parlano spagnolo anche quelli della California, i soldati potevano trovarli anche lì.
Questa è una delle prime cose da sottolineare, quindi bisogna prendere fino in fondo posizione contro la divisione in due blocchi rigidi di interessi economici, politici, militari, che fanno sì che quando si mette in moto un qualcosa all'interno dei paesi sottoposti alla volontà delle due superpotenze, ci sia il ricatto massimo.
Il secondo ragionamento è che in un paese come il Salvador si sta scontando l'altro tipo di divisione, altrettanto ferrea, che è la divisione Nord-Sud. Questi rappresentano i poveri dell'umanità ed i ricchi, fra i quali dobbiamo metterci anche noi italiani, vogliono che tali rimangano, perché le risorse economiche di questi paesi del Terzo Mondo possano essere da loro sfruttate.
Se andiamo a vedere come avviene il flusso delle merci, quale è il traffico, gli interventi dei capitali, ci accorgiamo che queste non sono nient'altro che le nuove colonie dei paesi ricchi, degli Stati Uniti, ma anche dell'Europa occidentale e quindi anche nostri, paesi in cui lo sfruttamento delle popolazioni aggrava le condizioni di vita.
C'è una contraddizione presente nel Salvador, come è presente in tutti i paesi dell'America Latina a partire dal Messico in giù; si sconta qui una situazione di divisione ferrea in classi sociali, dove i padroni esercitano in modo assoluto il loro potere senza rispettare alcuna regola democratica, per cui il campesino è un servo, al di là che formalmente abbia diritto di voto, e resta tale perché non ha nè la preparazione culturale, nè la possibilità di uscire da una situazione economica che lo vede schiavo. Ogni qualvolta protesta contro le condizioni di vita che rendono insopportabile la sua esistenza viene regolarmente massacrato, come abbiamo avuto modo di apprendere dalla letteratura, dalla storia e di vedere ora in televisione.
La mozione presentata dal Consigliere Mafrica è sicuramente da condividere però è anche da criticare perché fa delle affermazioni generiche che non tengono conto di fatti ormai assodati e ritenuti indiscutibili non solo dalla sinistra ma anche da forze progressiste dell'ambito sia laico che cattolico.
Nella mozione si fa un ben scarso riferimento alle responsabilità che deve assumersi il Governo presieduto da Napoleon Duarte, almeno degli eccidi che vengono commessi dal suo esercito, dalla sua polizia, nei territori soggetti al suo Governo in quanto non possiamo fargli delle colpe per gli eccidi che probabilmente avvengono, ma sono poco documentati, nelle zone controllate dai guerriglieri.
Quindi è da modificare la delibera conseguente alla mozione, aggiungendo - faccio mie non delle tesi ultra-rivoluzionarie, ma semplicemente delle tesi sostenute da uomini di Governo ed in ultima analisi perfino, anche se non così esplicitamente, dal Presidente della Repubblica - "di considerare il Governo di Napoleon Duarte come il principale responsabile dell'attuale situazione in Salvador", e quindi "invitare il Presidente del Consiglio dei Ministri a richiamare in patria, in segno di tangibile solidarietà espressa al popolo salvadoregno, l'ambasciatore italiano in Salvador".
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Voyat. Ne ha facoltà.
VOYAT - (U.V.): I Colleghi Consiglieri mi scuseranno se non sto a ripetere sulla vicenda del Salvador quanto parte di loro ha già esposto e radio, televisione e giornali hanno già riferito in proposito.
Mi limiterò solo a chiedere ai presentatori della mozione alcune modifiche, o meglio ancora se sono disponibili a sospendere la seduta per cinque minuti al massimo, per una migliore estensione della mozione, in modo che possa essere accettata da tutti.
Chiederemmo di sostituire, al 2° comma nelle premesse, "da parte degli USA" con "da parte di altri Stati", di rivedere la 3^ parte della premessa e di eliminare la 2^ parte del deliberato, in quanto non sappiamo cosa potremmo fare in questo senso come Giunta regionale.
Sul resto siamo d'accordo.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica. Ne ha facoltà.
MAFRICA - (P.C.I.): Siamo d'accordo per la proposta di sospensione, durante la quale ci auguriamo che si possa raggiungere un'intesa su un testo che possa essere votato da tutto il Consiglio. Comunque, al di là del testo che verrà portato all'Assemblea dei Capi Gruppo, penso sia giusto che ogni partito o movimento chiarisca la propria posizione prima di arrivare ad un documento unitario ed in questo senso devo dire, rispetto all'intervento del Consigliere Lustrissy - che ho apprezzato per moltissime parti - che non condivido due sue affermazioni: la prima, quando ha usato il termine "fazioni" per descrivere il tipo di lotta che c'è in quel paese, che non credo, a mio avviso, si possa adoperare in questo caso, in quanto questa strada sono state costrette a prenderla alcune delle forze democratiche che due anni fa avevano rovesciato una dittatura vera e propria, tentando tutte insieme di dare origine ad un Governo di tipo riformatore e che in un secondo tempo sono state invece estromesse, ed inoltre perché la repressione militare e gli eccidi, le forme cioè con cui la popolazione veniva colpita, non lasciavano - e non lasciano forse neanche oggi, a meno che non si giunga alla trattativa politica - altra strada. Quindi diventa un po' giustificazionista il mettersi all'esterno, il vedere in determinate situazioni sempre una situazione in cui le colpe si distribuiscono in parti uguali.
La seconda osservazione riguarda la logica dei blocchi.
E' vero - e l'ho detto io per primo - che questa logica è pericolosa, che le due superpotenze tendono ad esprimere la propria egemonia nelle aree di influenza a volte ricorrendo ad invasioni o a strumenti militari; ma in questo caso, almeno per quello che ci riguarda, il pericolo di un intervento diretto da parte degli Stati Uniti è esplicito ed evidente. Gli Stati Uniti hanno mandato armi e aiuti economici consistenti alla Giunta militar-civile al potere, hanno mandato consiglieri militari ed hanno anche in qualche modo già partecipato - ne abbiamo la documentazione - ad azioni di guerra. La minaccia era proprio quella di impegnarsi in prima persona; sembra che dalle reazioni sollevate negli stessi Stati Uniti questo non debba avvenire, ma il pericolo esiste. Poi è chiaro che esistono in via indiretta responsabilità anche di altri Stati o dell'altra superpotenza, sempre da ricondursi a questa logica dei blocchi, ma per quel che ci riguarda, ci sembra che sarebbe come porsi alla finestra - non per fare un riferimento preciso in questo caso agli U.S.A. in quanto sono solo osservazioni che facciamo per chiarire la nostra posizione.
Rispetto all'intervento del Consigliere Carlassare, mentre condivido il fatto che si possa mettere un riferimento esplicito al ritiro dell'ambasciatore - cosa che come partito abbiamo richiesto più volte e che era sottinteso qui nella formula "iniziative diplomatiche" - non ho ben capito la sua critica nei confronti del giudizio dato sulla Giunta. Qui si dice: "Nel condannare la feroce politica repressiva messa in atto dal Governo di quel paese, in cui le componenti militari reazionarie hanno di fatto avuto il sopravvento"; a me sembra, questo, un giudizio assai preciso sulla responsabilità del Governo di quel paese e della degenerazione che è avvenuta nella stessa composizione di quel Governo. Comunque potremo discuterne.
Per concludere: rispetto ad alcune osservazioni fatte dal Consigliere Fosson, non è vero che siccome un mese fa abbiamo discusso in Consiglio della Polonia, adesso arrivano i comunisti con il Salvador.
In questi giorni si sta facendo drammatica e pericolosa la situazione mondiale al punto che il vostro Governo nazionale rischia di spaccarsi sul problema del Salvador. Non è una invenzione per riequilibrare non so che cosa, è proprio una situazione che si è aggravata. Può darsi che fra alcune settimane si aggravi di nuovo la situazione in Polonia, ma oggi la discussione sul Salvador è motivata da fatti di sensibilità umana e politica validi per tutti.
Questo è il senso della nostra mozione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis. Ne ha facoltà.
DE GRANDIS - (P.R.I.): In effetti la situazione del Salvador non sembra si possa rapportare ad altre situazioni di difficoltà come quella della Polonia o dell'Afganistan, tant'è vero che in un'ultima dichiarazione il Presidente del Consiglio, On. Spadolini, ebbe a dire "il Salvador non deve essere nè un nuovo Vietnam nè una nuova Cuba".
Questo stava a significare evidentemente che le interferenze ed i rischi di maggiori interferenze non vengono solo da parte degli U.S.A., ma anche da altre parti, in particolare da Cuba, dall'U.R.S.S. attraverso Cuba, e dal Nicaragua, che è costretto ad assumere iniziative che probabilmente non vorrebbe assumere.
D'altra parte un giudizio sereno e spassionato sulla situazione del Salvador mi sembra abbastanza difficile per noi che ne viviamo così lontani, perché è vero che ci arrivano informazioni di diversa caratura, però è altrettanto vero che se ci riportiamo esclusivamente ai fatti, possiamo verificare che c'è una situazione, un miscuglio così esplosivo in rapporto a quello che era una volta il Vietnam e quello che è stata a Cuba, che effettivamente il Salvador diventa un caso a sè stante e va affrontato con molta serietà e prudenza.
Fra l'altro in queste ultime settimane due elementi sembravano voler dimostrare che c'erano alcuni sviluppi positivi nell'atteggiamento degli U.S.A., e cioè quando a Washington avvenne un incontro, sia pure informale, tra rappresentanti del Fronte Democratico Rivoluzionario e rappresentanti del Governo di Washington.
Sembrò allora che si aprisse la speranza per una soluzione del problema di tipo diverso, però a questo fatto si è contrapposta la dichiarazione del Governo degli U.S.A. di uno stanziamento di 55 miliardi per aiuti tecnico-militari alla Giunta del Salvador. Sembra di capire dai fatti che gli Stati Uniti stanno adottando una politica del bastone e della carota nei confronti del Salvador. Quanto sia poi efficace questo tipo di politica, o quanto sia vera la carota o il bastone, sono valutazioni di notevole difficoltà.
E' probabile che l'Amministrazione americana intenda procedere su un doppio binario e ci dobbiamo augurare che non passi mai all'intervento armato diretto, perché questo porrebbe una serie di implicazioni di carattere internazionale assai gravi e rischierebbe di creare nuove tensioni nel mondo occidentale, anche se io non vedo - come ha detto il Consigliere Mafrica - che la maggioranza attuale di Governo nel nostro paese si stia spaccando sul problema del Salvador. Evidentemente ci sono posizioni diverse, che mi sembrano legittime, anche perché in una situazione così complessa diventa abbastanza difficile assumere una posizione netta a favore di questo o di quello, individuando tutto il bene da una parte ed il male dall'altra. Quando dico questo, escludo i battaglioni della morte o l'ala estremista e dura dell'esercito, in quanto è questa la realtà che dobbiamo valutare essendo l'espressione di un estremismo incredibile e addirittura selvaggio che non può che trovare la condanna di tutti gli uomini di buona volontà.
Per quel che riguarda le elezioni, che in un primo tempo sembravano poter essere la strada per arrivare ad una soluzione pacifica e civile del problema all'interno del Salvador, in seguito agli ultimi recenti successi avuti dal Fronte Democratico Rivoluzionario che ha distrutto il 90% dell'aviazione salvadoregna, si è ancora più irrigidita la posizione dell'ala estrema dell'esercito, per cercare di fare terra bruciata intorno ai guerriglieri ed arrivare all'eliminazione fisica di questo contrappositore.
A Napoleon Duarte, che ha certamente le sue responsabilità - e noi non siamo qui certo per difenderlo - possiamo almeno riconoscere di essere stato l'uomo che ha cercato, e sta cercando, di convogliare e di trovare il consenso delle forze più moderate, di tagliare fuori le ali estreme di destra e di sinistra per arrivare a quelle elezioni. Oggi, vista la situazione, sappiamo tutti che le elezioni non hanno nessuna garanzia di svolgersi in un clima di libertà e di democrazia.
Il problema, a mio avviso, può essere compiutamente assunto solo dall'ONU in qualità di organismo internazionale; ed anche l'Italia ha votato favorevolmente una risoluzione che designa quella sede come la più opportuna, per evitare che i singoli interventi dei vari Stati che hanno una collocazione politica diversa fra di loro, possano sembrare poi delle ingerenze a favore dell'una o dell'altra parte.
Non sono quindi affatto contrario alla mozione, anche se concordo su una breve sospensione della seduta per rivedere alcuni punti in una prospettiva più serena e meno appassionata. E' chiaro che ciascuno di noi ha determinate convinzioni politiche, ma non possiamo in un momento come questo metterci a discutere se per il Salvador è meglio una democrazia di tipo occidentale, una economia di tipo capitalistico o una democrazia di tipo socialista, di socialismo reale o di terza via - se terza via esiste - e una struttura economica di tipo pubblico.
Dobbiamo invece sforzarci di fare cessare completamente i massacri e favorire lo svolgimento di una vita democratica libera attraverso libere e pacifiche elezioni. Per cui in questa direzione concordo sostanzialmente sulla mozione; nella riunione dei Capi Gruppo che ci sarà nella sospensione della seduta mi riservo di chiedere alcune modifiche di dettaglio, che non sono poi molto di dettaglio ma che comunque non mutano la sostanza di quello che si vuole ottenere, vale a dire che il Governo italiano faccia tutti i passi di carattere diplomatico e politico che ritiene più opportuni in una situazione esplosiva com'è questa, per salvare la vita al popolo salvadoregno che oggi è l'unica vera vittima delle armi sovietiche ed americane.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Minuzzo. Ne ha facoltà.
MINUZZO - (P.S.D.I.): Dichiaro, anche da parte del P.S.D.I., l'accordo su questa mozione con le opportune modifiche che peraltro sono già state anticipate da altri colleghi; inoltre mi sembra giusto intervenire per far rilevare come circa un anno fa, ci sia stata una grossa campagna di sensibilizzazione nei confronti della situazione che si era verificata nel Salvador.
All'epoca furono raccolte delle firme e venne inviata una petizione al Presidente della Repubblica e a tutti i Gruppi parlamentari perché facessero gli opportuni passi per ritirare l'ambasciatore italiano da quel paese e togliere così l'avallo a questa dittatura. Ad un anno di distanza, siamo ancora allo stesso punto; anzi si era un po' assopita nell'opinione pubblica la sensibilità nei confronti di questa popolazione oppressa; sembra quasi che ci sia un fine disegno per cui quando emerge un problema in un paese, di questo se ne parli per alcuni mesi, dopodiché si vanno a trovare altri problemi in altri paesi oppressi. Mi sembra che sia stata un'iniziativa opportuna e valida quella del Gruppo Comunista a presentare questa mozione per ricordare - qualora ce ne fosse bisogno - alla popolazione valdostana ed al Governo della nostra Regione questa grave situazione in Salvador. Per cui voteremo questa mozione dopo alcune modifiche che anche noi suggeriremo, e sono inoltre d'accordo con la sospensione chiesta dal Consigliere Voyat.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, sospendiamo la seduta in modo che possa aver luogo la seduta informale dei Capi Gruppo con i presentatori della mozione per accordarsi su un unico testo.
La seduta è sospesa alle ore 18,35.
La seduta riprende alle ore 18,58.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, riprendiamo i lavori.
Nella riunione avvenuta fra i Capi Gruppo e i presentatori della mozione è stato trovato un testo concordato.
Metto in approvazione il testo della mozione che è stato così emendato:
MOZIONE
INDIGNATO per le gravi notizie di eccidi, esecuzioni sommarie e torture, provenienti sempre più frequentemente dal Salvador;
PREOCCUPATO per il trascinarsi di una situazione su cui grava anche il pericolo di intervento militare diretto o indiretto di altri Stati;
NEL CONDANNARE la feroce politica repressiva in atto in quel paese, in cui le componenti militari e reazionarie del Governo hanno di fatto avuto il sopravvento;
il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
DELIBERA
1) di chiedere al Governo Italiano che vengano urgentemente prese tutte le opportune iniziative politiche e diplomatiche, quale il ritiro dell'ambasciatore italiano, al fine di favorire nel Salvador il ripristino delle condizioni essenziali di convivenza civile e di rispetto dei diritti umani;
2) di impegnare la Giunta regionale ad assecondare iniziative ed interventi umanitari posti in essere da organizzazioni internazionali, rivolti ad alleviare, anche se in piccolissima parte, le dure condizioni di vita del popolo salvadoregno.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti 22
Votanti 22
Favorevoli 22
Il Consiglio approva all'unanimità.
