Oggetto del Consiglio n. 61 del 27 gennaio 1982 - Resoconto
OGGETTO N. 61/VII - NECESSITA' DI UN CENTRO PUBBLICO PER LA TUTELA SANITARIA DELLE ATTIVITA' SPORTIVE - (Reiezione di mozione).
PRESIDENTE: Do lettura del testo della mozione presentata dai Consiglieri Mafrica, Nebbia, Carlassare e Minuzzo:
MOZIONE
RICHIAMATA la validità della legge regionale 13 maggio 1980, n. 19, contenente "Norme per la promozione dell'educazione sanitaria motoria e sportiva e per la tutela della salute nelle attività sportive";
RIBADITA la neoessità di una piena applicazione degli orientamenti contenuti in suddetta legge, la quale può garantire l'indispensabile controllo sanitario a tutti coloro che in Valle vogliono praticare lo sport;
NEL SOTTOLINEARE la necessità dell'istituzione di un Centro Pubblico di Medicina Sportiva;
ALLO SCOPO di permettere un chiarimento rispetto a possibili distorsioni che si sarebbero verificate nella fase di applicazione della legge citata;
Il Consiglio regionale della Valle d'Aosta
Delibera
1) di impegnare l'Assessore alla Sanità a predisporre entro il 31 maggio 1982 un programma che consenta l'apertura di un Centro Pubblico per la tutela sanitaria delle attività sportive;
2) di incaricare la IV° Commissione Permanente del Consiglio regionale di un controllo sugli atti intercorsi tra Amministrazione regionale ed Istituto Radiologico Valdostano al fine di verificare il rispetto della convenzione stipulata e di riferire in merito al Consiglio regionale entro due mesi".
PRESIDENTE: Ricordo ai Colleghi Consiglieri che l'art. 107 precisa che quando la mozione è proposta da più Consiglieri, uno solo ne illustra il contenuto in apertura di discussione; gli altri poi possono intervenire in sede di discussione generale.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.
CARLASSARE (Dem. Prol. - Nuova Sin.): Trattiamo qui un argomento che ultimamente è abbastanza ricorrente, e cioè il problema del Centro di Medicina Sportiva, servizio che in Valle d'Aosta è fornito in seguito a una convenzione stipulata fra la Regione e l'Istituto Radiologico Valdostano (I.R.V.). Ho già iniziato stamani ad introdurre questo argomento quando ho illustrato l'interpellanza relativa all'accordo collettivo nazionale della regolamentazione dei rapporti fra medici specialistici e pediatri, e con le conseguenti graduatorie che, come ha riconosciuto anche l'Assessore, non erano veritiere, in quanto veniva applicato un accordo scaduto, fatto decadere da un decreto del Presidente della Repubblica. Ora, fra l'argomento che trattiamo adesso e quello di stamani passa la differenza, secondo me, che intercorre fra una questione illegale ed una questione irregolare, ovvero la differenza che passa fra un esposto alla Magistratura per illegalità riscontrabili in tutta questa vicenda, ed un esposto al T.A.R. per irregolarità giuridico-amministrative.
Le illegalità, illustrate dall'esposto presentato alla Magistratura, sono di vario genere; le irregolarità che sono già state sottolineate dal sottoscritto 15 giorni fa con un'interpellanza, traspaiono anche nelle domande presentate da altri Consiglieri che hanno inoltrato delle interrogazioni con risposta scritta. Ma per dire in effetti di cosa si tratta ritorniamo alla solita legge applicativa della Riforma Sanitaria, alla 833, la quale demanda con l'art. 61 il compito alla Regione di elaborare una legge che istituisce il servizio di Medicina Sportiva. La Regione ha ottemperato a questa sua prerogativa con la l.r. 13.5.1980, n. 19, con la quale stabilisce i criteri, conformi alla legge nazionale, con cui deve essere svolto il servizio di medicina preventiva in Valle. In seguito a questa legge è stato stipulato un accordo, poi rinnovato (e mi pare che si stia rinnovando ancora) con l' I.R.V. che deve garantire questo servizio in quanto, a detta dell'Assessore Rollandin, la struttura pubblica non era in grado di fornirlo, almeno come lo spirito della legge nazionale e regionale richiederebbe, soprattutto per la scarsa disponibilità dei medici specialisti in medicina sportiva, per cui in via transitoria si è stabilito di fare una convenzione con questo Istituto. Intanto c' è una prima grossa stortura con riflessi molto importanti sia dal punto di vista medico-sanitario, che da quello economico, perché la Regione paga per fornire un servizio che così com'è fornito, a giudizio generale dei medici è addirittura dannoso per l'utenza. Mi riferisco agli esami radiologici. La legge regionale che riprende la legge nazionale stabilisce all'art. 5 quanto segue: "Con provvedimento dell'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale d'intesa con il CONI ed in conformità dei criteri tecnici stabiliti con decreto del Ministro della Sanità ai sensi dell'art. 5, ultimo comma, del Decreto Legge 30.12.1979, n. 633, convertito in legge 29.2.1980, n. 33, sentito il parere della Commissione Tecnico-Consultiva di cui al successivo art. 9, è definita la disciplina degli accertamenti relativi alle attività sportive agonistiche ai sensi e per i fini della presente legge, ivi comprese le caratteristiche tecniche e metodologiche degli accertamenti, la loro periodicità, i modelli di certificazione".
Non mi pare che questa parte dell'articolo sia mai entrata in vigore, nè siano mai state emanate delle disposizioni a cui necessariamente la legge regionale avrebbe dovuto attenersi. Prosegue l'art. 5: "Fino a quando non sarà stato emanato il provvedimento di cui al precedente comma, gli accertamenti di idoneità generica e specifica alle attività sportive agonistiche, e i controlli antidoping continueranno ad essere effettuati ai sensi dell'art. 61, ultimo comma, della legge 23.12.1978, n. 833, secondo quanto è disposto dai regolamenti delle singole Federazioni sportive, nazionali, riconosciute dal C.O.N.I., e sono adottati modelli di certificazione allegati alla presente legge". Questo significa che fino a quando non verranno emanate quelle disposizioni di legge che stabiliranno con molta precisione la tipologia degli esami da effettuare all'interno del Centro di Medicina Sportiva, sono validi i regolamenti del C.O.N.I..
Il C.O.N.I. e di conseguenza le Federazioni iscritte al C.O.N.I. non prevedono, se non in casi eccezionalissimi, esami radiologici per chicchessia.. Potrei leggere un elenco dei loro regolamenti, però in effetti sono previsti esami radiologici esclusivamente per atleti di squadre nazionali solo per alcune di queste Federazioni, mentre per altre non sono previsti nel modo più assoluto. Questo perché ne possono derivare danno alla salute, come è riconosciuto da qualsiasi medico. Stortura all'inizio e quindi illegalità, perché da questa errata interpretazione della legge ne deriva un profitto ricavato dall'I.R.V. in quanto questi esami vengono pagati profumatamente dalla Regione. Mi pare del tutto errato fare riferimento, come fa l'Assessore, ad una legge precedente del 1975, in quanto tale legge è stata annullata dalle successive, che disciplinano la medicina sportiva. Tra l'altro preciso che le tabelle, allegate alla legge, che contemplano i tipi di esami (l'allegato C alla legge regionale stessa) non prevedono nel modo più assoluto l'esame radiologico; semmai si può prevedere che questo esame venga inserito nella dicitura "altri esami", però visto che non si considera di effettuarlo obbligatoriamente, dovrebbe esserci in tal senso una precisa richiesta quantomeno da parte del medico.
Da quanto mi risulta, qualsiasi persona abbia la ventura di entrare per la porta dell'I.R.V. subisce per prima cosa l'esame radiologico, dopodichè procede con le altre visite, per cui al limite dovrebbe essere capovolta la sequenza dei controlli: prima iniziare con una visita medica, e successivamente a questa e se il medico la ritiene opportuna, fare la richiesta per l'esame radiologico. Sarebbe ugualmente illegale, ma almeno avrebbe una sequenza logica. E questa è la prima contraddizione che si riscontra nella stipulazione della convenzione, tra legge e convenzione.
La seconda contraddizione si riscontra nell'applicazione della convenzione. All'art. 3 è previsto che l'Istituto Radiologico Valdostano "prima di effettuare le prestazioni, è tenuto a controllare l'identità del soggetto da visitare in possesso della residenza in un comune della Valle d'Aosta, la sua iscrizione ad una Federazione sportiva". Questo perché? Perché la legge prevede fondamentalmente due tipi di intervento per quanto riguarda l'idoneità sportiva: uno per l'idoneità specialistica e l'altro per l'idoneità generica. Nel primo sono compresi coloro che svolgono un'attività agonistica - e con questo termine si intende l'attività sportiva svolta all'interno di Federazioni sportive riconosciute dal C.O.N.I. - i quali devono poter effettuare una visita specialistica che in Valle d'Aosta viene svolta, come abbiamo visto, dall' I.R.V.. Il secondo riguarda l'idoneità generica, che deve essere rilasciata per legge e per convenzione dal medico di base, che fra l'altro percepisce per ogni mutuato in carica L. 1.000, sia che effettui o no questa visita, e che è prevista per due tipi di persone; per i ragazzini in età scolare ai fini dello svolgimento della normale attività motoria prevista dalla scuola, e per chiunque altro voglia svolgere, da amatore, una qualsiasi attività sportiva, al quale il proprio medico è tenuto a fare questa visita ed a rilasciare o un certificato di idoneità a praticare un certo tipo di attività sportiva, o a richiedere esami specialistici da effettuare all'interno della struttura pubblica, se ritiene che non sia in condizione di svolgere tale attività.
E' avvenuto (in dichiarazioni rilasciate dall'Assessore ultimamente questo fatto viene confermato) che scolaresche siano state portate ad effettuare questa visita, che persone di ogni categoria sportiva siano state indirizzate ad effettuare la visita specialistica quando gli competeva solo la visita generica. Ne abbiamo le prove, abbiamo anche una recente presa di posizione dell'Assessore, con la quale sostiene di non aver mandato nessuna scolaresca a passare queste visite, però mi risulta che questa sia un'affermazione dell'ultima ora e che tale controllo, che era di competenza dell'Assessore, non sia stato svolto per tutto l'arco delle prestazioni effettuate dall'I.R.V.. Sono in possesso di una scheda derivata dall'esposto presentato alla Magistratura, relativa a tutta una serie di visite registrate nei mesi di febbraio e marzo di quest'anno, dove persone di 7-67-71 anni sono state sottoposte alla visita di idoneità specifica dell'attività sportiva, ed io non penso che questi possano essere considerati atleti che praticano dell'agonismo. Questa la si può considerare tranquillamente la seconda grave inosservanza che costa, come la precedente, parecchi quattrini alla Regione, perché queste persone che hanno passato le visite di idoneità specifica, in effetti avrebbero dovuto effettuarle dal medico di base, senza pagare niente, in quanto questo "signore" ha già ricevuto L. 1.000, come previsto dalla legge. Per cui questa inosservanza costa doppiamente alla Regione.
Sviluppando le indagini su come avviene questo servizio in Valle, deriviamo un'altra irregolarità: abbiamo visto come le graduatorie per i medici generici, gli specialisti ed i pediatri siano state formulate sulla base di un precedente accordo e annullate da un decreto del Presidente della Repubblica del settembre 1981, che stabilisce nuovi criteri. I criteri che vengono introdotti con estrema precisione da questa nuova legge, portano all'accertamento delle incompatibilità, e farò un esempio del tipo di incompatibilità che possiamo riscontrare anche all'interno dell'I.R.V. e che avrebbe dovuto essere rilevata dall'Assessore o quantomeno dall'Assessorato. Un medico che svolga un'attività all'interno della U.S.L. a tempo definito, supponiamo, per capirci meglio, di trenta ore, e dopo queste ne svolge dieci di attività ambulatoriale, sempre convenzionato con la U.S.L., rientra perfettamente nella norma. Viene evidenziato dal D.P.R. che questo medico non può svolgere un'attività di qualsiasi genere all'interno di un Istituto, di un Laboratorio o di un Ente a loro volta convenzionati con la U.S.L., perché così facendo incorre nell'incompatibilità. E' un discorso molto semplice; attualmente un mucchio di medici e di primari in Italia stanno andando in galera per operazioni di questo genere. In altri termini, un medico o uno specialista che operano all'interno dell'Ospedale, dove prendono il loro bravo stipendio, magari una partecipazione, butto una cifra a caso, di L. 1.000 per effettuare un certo esame, avrebbero tutto l'interesse a deviare questi esami nell'Istituto privato dove lavorano fuori orario, percependo magari L. 5.000 a persona - anche questa è una cifra buttata a caso. Il nuovo D.P.R. proibisce al medico di operare contemporaneamente all'interno dell'Ospedale e di un Istituto, a sua volta convenzionato con la U.S.L. dove svolge lo stesso lavoro. Quando ha finito il rapporto di lavoro di 40 ore settimanali, come previsto dalla legge, questo medico può andare a fare quello che vuole, può fare anche il medico, ma non può andare a prestare la propria opera all'interno di un Istituto a sua volta convenzionato con la U.S.L. per i motivi che ho detto prima.
C'è un altro aspetto da appurare e qui non posso fare una accusa ben definita, però mi pare che sia un problema tutt'altro che chiarito. L'I.R.V. svolge la sua attività in locali che non mi pare abbiano ottenuto tutte le licenze e le agibilità previste per legge da parte del Comune e degli Enti preposti a rilasciare tali permessi.
Altro aspetto da far rilevare è che per una serie di esami previsti dalla convenzione fra i quali quelli delle urine e del sangue, è previsto per legge che ad esempio per la raccolta del sangue, il prelievo venga effettuato da un medico oppure da un infermiere ad un certo livello di specializzazione. Non mi risulta che nell'I.R.V. ci siano persone preposte a questo servizio, aventi queste caratteristiche richieste dalla legge. Sarebbe necessario ed utile appurare fino in fondo come avviene il prelievo del sangue che non vorrei avvenisse presso strutture pubbliche e che l'I.R.V. percepisse, all'interno di una tariffa unica, il compenso anche per queste operazioni che non svolge.
Ultimo elemento che secondo me sarebbe stato dovere dell'Assessore e dell'Assessorato di appurare, è con quale organico l'I.R.V. fornisce questo servizio. Non so se un controllo è stato effettuato sino in fondo, se si sono verificati i contratti di lavoro che devono essere necessariamente regolari se vogliamo che questo Istituto si convenzioni con la U.S.L., quante persone circolano lì dentro e con quali specializzazioni mediche, perché mi risulta che ci sono anche persone che di specializzazioni medico-sanitarie ne hanno ben poche.
Questo è il quadro complessivo dal quale è derivata la mozione che abbiamo presentato. Faccio presente che la convenzione prevede, in caso di irregolarità, quasi impone, lo scioglimento del contratto. Non mi pare ci sia nessuna intenzione da parte di chicchessia, di procedere in questo senso. Possiamo anche dire a livello di pettegolezzo, che in seguito all'esposto presentato alla Magistratura, i carabinieri hanno cominciato a fare delle indagini e pare che nei confronti di alcuni Presidi, di persone appartenenti all'ambito della scuola, che si sono comportate non secondo la legge, ci siano state delle pressioni da parte di esponenti responsabili di questo Istituto Radiologico. Sicuramente non spetta a me, ma semmai alla Magistratura, di appurare i fatti, dunque quanto ho detto prima resta solo una battuta. Per cui il senso della mozione è quello di impegnare la Giunta a riportare nel suo alveo naturale questo servizio in un lasso di tempo che riteniamo ampio, perché prevede di far passare più di un anno. Con questa mozione chiediamo inoltre di abbinare ad un intervento della Magistratura che sta indagando sulle eventuali irregolarità - che a mio avviso ci sono ed anche pesanti - un incarico da affidare alla IV° Commissione permanente del Consiglio regionale, perché effettui un controllo preciso ed accurato di come si sono svolte le operazioni che hanno seguito e preceduto la stipula della convenzione fra U.S.L. e I.R.V..
Spero di essere stato sufficientemente chiaro nell'illustrare questa mozione, eventualmente i colleghi Consiglieri che hanno firmato come me questa interpellanza, interverranno per precisare ulteriormente.
PRESIDENTE: Dopo l'illustrazione della mozione fatta dal Consigliere Carlassare a nome dei presentatori, è aperta la discussione generale.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Credo che questa mozione dia l'occasione alla Commissione Sanità del Consiglio regionale di portare un chiarimento effettivo su una vicenda poco chiara, in cui ci sono tutti gli elementi per affermare che un grave danno finanziario è stato subito dalla Regione. Tutto quanto dipende inizialmente da una scelta politica, di cui è responsabile la Giunta, e cioè la scelta di preferire una convenzione con una struttura privata, dover far effettuare visite cliniche ed esami che servono a coloro che devono praticare un'attività sportiva, invece di affidarsi alla struttura pubblica.
Per quello che ci risulta, si sarebbe potuto invece procedere già prima - e ci auguriamo che ciò avverrà in seguito - nella direzione di una struttura pubblica, perché c'era la disponibilità di alcuni medici sportivi che avevano richiesto all'Ordine dei Medici di essere utilizzati nelle strutture pubbliche. Comunque su questo aspetto interverrà più diffusamente il Consigliere Péaquin.
Per quanto mi riguarda, avendo già fatto alcuni rilievi il Consigliere Carlassare, mi limiterò a sottolineare tre aspetti. Potranno esserci delle ripetizioni, che in questo caso non guastano perché ci sono Consiglieri che non hanno seguito nei particolari la questione.
Innanzitutto a mio giudizio ci sono elementi per i quali è discutibile la legittimità formale della convenzione fra I.R.V. e la Regione; questa convenzione è comunque per alcuni aspetti inaccettabile dal punto di vista sostanziale. Questo è il primo elemento. Il secondo elemento: c'è da sottolineare una non corretta applicazione della convenzione stessa da parte dell'I.R.V. che ha portato ad una danno riconosciuto dall'Assessore alla Sanità, e da lui valutato oggi in L. 2.850.000, mentre secondo valutazioni fatte da altri, la cifra potrebbe anche superare di gran lunga tale somma. La questione dovrebbe essere approfondita dal Consiglio regionale, per cui la discussione odierna dovrebbe essere portata avanti con serietà, ma non con logiche di schieramento o di parte.
Terzo aspetto che intendo sottolineare è il comportamento, a mio giudizio censurabile, dell'Assessore alla Sanità, che prima ha ripetutamente negato l'esistenza di elementi non conformi alle norme o alle convenzioni, ed alla fine, dopo aver cercato di nascondere i fatti, ha dovuto anche se parzialmente ammettere che esistevano dei fondati motivi per andare avanti nella direzione richiesta dalla mozione, cioè di svolgere ulteriori indagini del caso.
Sul primo aspetto, cioè la questione di una illegittimità formale della convenzione, ha già citato prima il Consigliere Carlassare la legge regionale votata dal Consiglio il 13.5.1980, per cui in sostanza si rimanda per il tipo di visite e degli esami da fare ai regolamenti delle Federazioni sportive. Tutti quei regolamenti non prevedono però che si possa effettuare una radiografia toracica sugli aspiranti a praticare uno sport, tranne nei quattro casi dell'hockey su prato (che non mi risulta venga effettuato in Valle d'Aosta), degli sports invernali, della vela e la nautica, ma solo per gli atleti nazionali. In tutti gli altri casi non è previsto di sottoporre un giovane o un adulto alla radiografia toracica. Da anni si va conducendo una campagna di educazione sanitaria per evitare l'esposizione, soprattutto dei giovani, ai raggi X. Proprio la nostra Regione, al momento in cui si è dovuta rivedere una convenzione relativa alle visite fatte ai silicotici, aveva cercato di evitare una doppia lastra, mentre in questo caso, dove la legge e gli allegati alla legge regionale non prevedono fra gli esami quello della radiografia toracica, nella convenzione e nella scheda dell' I.R.V. è previsto per tutti l'esame radiologico al torace. In due anni sono state praticate radiografie su 6884 atleti su una popolazione di 114.000 abitanti, per cui ho ragione di credere che siamo la popolazione più irradiata d' Italia. A questo proposito mi permetto di legge una lettera, che è stata scritta dal Segretario Generale della Federazione Medico-Sportiva Italiana al responsabile provinciale della Valle d'Aosta, dove si dice quanto segue:
"In seguito ad una segnalazione a lui pervenuta, risulta che il locale Assessorato alla Sanità obbliga di sottostare ad una radiografica del torace con periodicità annuale tutti gli atleti, compresi i bambini sotto i 14 anni di età.
Da notizie pervenuteci, solo nel 1981, 6000 soggetti su una popolazione totale di 100.000 abitanti, con il pretesto di svolgere due diverse attività sportive. Ti ricordo che il Consiglio Federale (non esiste la provincia, ma nel Coni valgono ancora queste norme ed io in questo caso sto leggendole per cui non sono responsabile di quello che è scritto) indirizzò un ordine del giorno al Ministero della Sanità in data 8.1.1981, chiedendo fra l'altro l'abolizione dell'esame R-X del torace per i praticanti e ciò per evitare l'assorbimento di radiazione che specie nei giovani può particolarmente essere dannoso, in accordo anche con l'Organizzazione mondiale della Sanità. L'esame R-X dovrebbe essere effettuato solo nei casi necessari o per dirimere dubbi diagnostici. V i prego di intervenire presso il locale Assessorato alla Sanità di far presente quanta ti ho esposto, e se ne avrai bisogno, potremo intervenire direttamente. Con viva cordialità e saluti. F.to: il Segretario Generale"
Su questo primo punto quindi oltre ad una illegittimità formale, nel senso che la Convenzione è andata oltre a quanto era previsto dalla legge regionale, ci troviamo di fronte ad una illegittimità sostanziale, perché si va in direzione contraria a quanto indica ogni corretta politica sanitaria, espressa anche alcune volte in questa sede dallo stesso Assessore alla Sanità. Siamo radicalmente contrari che si continui su questa strada, si trovi quindi il modo di non andare più in questa direzione. Questa parte della convenzione secondo noi è illegittima e deve essere rivista, non per motivi politici, ma per una questione di salute della popolazione valdostana.
Il secondo aspetto, su cui ritorno, è il più delicato perché contiene quegli estremi di un danno ricevuto dalla Regione, di cui non si sa su chi far ricadere la responsabilità, se sia stato fatto o meno con motivi di dolo e chi debba rispondere di ciò: sebbene spetti alla Magistratura stabilirlo, credo di poter affermare con gli elementi a mia disposizione oggi che il danno è stato subito dalla Regione. La legge regionale distingue fra certificazioni per idoneità generica e certificazioni per idoneità specifica. Quest' ultima è richiesta a coloro che vogliono praticare uno sport con carattere di agonismo, l'idoneità generica è richiesta a quelli che non vogliono fare i loro sports per motivi agonistici, ma per motivi amatoriali di varia natura o perché devono farlo nella scuola, e non può essere rilasciata dall' I.R.V., il quale è convenzionato con la Regione solo per l'idoneità specifica.
Per l'idoneità generica la Regione spende già 114 milioni all'anno, perché paga L. 1.000 per ogni abitante della Valle d'Aosta ai medici convenzionati con L'U.S.L., quindi per tutti i casi in cui si vuole praticare uno sport che non sia a livello agonistico, occorre solo il certificato di idoneità generica, perché sono già state pagate dalla Regione, un tanto a persona, le visite ai medici. La Giunta ha stipulato in tal senso un accordo con una delibera del 1980, n.. 5272, ed ha anche emanato una circolare, dove si afferma che sono state date disposizioni agli organi scolastici, agli Enti di promozione sportiva, alle Federazioni sportive - a questo riguardo chiedo conto anche alla Sig.na Viglino - perché nell'avviare i propri iscritti alle visite di accertamento, gli stessi sappiano indicare al medico il tipo di scheda nonchè lo sport che intendono praticare.
La questione non è irrilevante, perché per determinati sports occorre un certo tipo di visita, in altri invece basta la certificazione del medico generico. Risulta che il Preside dell'Istituto Professionale Regionale abbia fatto visitare dall'I.R.V. 670 alunni - questo il numero che mi risulta - sottoponendo pertanto tutti questi ragazzi ai raggi X. Chi ha autorizzato il Preside a far visitare questi alunni dall'I.R.V., visto che per le attività scolastiche di ginnastica basta la idoneità generica? Chi pagherà le spese: la Regione o la scuola? Non lo so. La spesa non è indifferente perché si tratta di 670 alunni per L. 25.000 a visita. Ma non solo gli alunni dell'Istituto Professionale, fatto riconosciuto dall'Assessore, sono stati visitati all'I.R.V., ma anche a quel che mi risulta, alunni della Scuola Media St. Roch, e anche loro senza averne bisogno. Sempre secondo quanto ne so io, queste visite sono già state pagate, per cui l'esborso non dovuto da parte della Regione c'è già stato.
Come si rientrerà in possesso di queste somme?
Addirittura sono state fatte visite per idoneità specifica a persone molto anziane, o addirittura a bambini piccolissimi, e sono stati già citati casi. Sono stati fatti esami per idoneità specifica per gare di motorino o anche per la gara dei carretti di Etroubles. Quindi da questo punto di vista, ci sono tutti i motivi perché la Commissione sanitaria del Consiglio regionale verifichi le schede. L'I.R.V. dà una scheda all'atleta e un'altra la manda alla Regione, pertanto è possibile verificare scheda per scheda se tutte queste visite erano richieste per un'idoneità specifica o si trattava semplicemente di una idoneità generica. C'è da dire che l'I.R.V. aveva l'obbligo di accertare l'identità del soggetto, cioè se era iscritto ad una Federazione sportiva, ma da una scheda in mio possesso risulta che l'accertamento avveniva non attraverso un documento, bensì in modo generico. Poichè non risulta dalla scheda che l'identità sia stata verificata, chiediamo come faceva l'I.R.V. dal momento che da quanto si può vedere non era in possesso degli elenchi delle Federazioni, ad accertarsi che le persone richiedenti quegli esami, fossero in diritto di ottenerli. Credo che a questo punto debba essere sottolineato il comportamento dell'Assessore, il quale ha l'onere di controllo dei pagamenti, secondo la convenzione stabilita fra la Regione e l'I.R.V., dove è scritto che gli uffici procedono al pagamento delle visite su precisa indicazione da parte dell'Assessore.
Chiedo se l'Assessore ha potuto fare questi controlli, in modo che su ogni scheda ci fosse scritto "questo giovane appartenente alla tale Federazione sportiva ha bisogno di questo esame". Se l'Assessore, come risulta da una risposta scritta da lui fornita ad una nostra interrogazione, non dispone degli elenchi delle Federazioni sportive, che tipo di controllo ha effettuato ed in base a che cosa ha autorizzato i pagamenti. Il comportamento dell'Assessore va sottolineato anche perché in una polemica sorta già alcuni mesi fa, lui stesso aveva dichiarato a "Sports Valdôtains" che mensilmente controlla il rispetto della convenzione e verifica che le visite siano fatte solo agli iscritti alle Federazioni.
L'Assessore, in due riunioni della Commissione Tecnica Consultiva il 23 ottobre 1981 e il 20 novembre 1981, ha detto che tutto rientrava nella regolarità, e ancora recentemente al Consigliere Carlassare, in risposta alla sua interpellanza, ha risposto che le cose erano regolari. Ad una nostra interrogazione scritta, dove si chiedeva se rispondeva al vero che studenti dell'Istituto professionale regionale avessero effettuato delle visite presso l'I.R.V. e se ci fossero casi, riscontrati oggi, di non aderenza fra la convenzione ed i fatti, l'Assessore rispose così: "Nessuna scuola è stata autorizzata a sottoporre a visita medica i propri allievi presso l'I.R.V.". Invece a noi risulta che in un verbale del Consiglio dell'Istituto Professionale il Preside avrebbe affermato - uso il condizionale perché questo verbale non l'ho visto - di essere stato autorizzato dall'Assessore a richiedere queste visite. L'Assessore in proposito dice che: "Non appena l'Assessorato è venuto a conoscenza che l'Istituto Professionale regionale di Aosta aveva assunto l'iniziativa di sottoporre a visita medico-sportiva i propri allievi, ho provveduto con lettera in data 27 novembre 1981 a comunicare al Preside l'erronea interpretazione della legge, ed il rifiuto a riconoscerne la competenza delle relative spese". Rifaccio la domanda: "Chi pagherà queste spese?".
Ad una successiva domanda dell'interrogazione scritta, quando si chiedeva perché la Regione paga le visite effettuate a persone non in possesso delle condizioni previste dall'art. 2 della convenzione, l'Assessore ci rispose per iscritto: "Da primi accertamenti, è risultato che 114 soggetti siano stati sottoposti alla visita medico-sportiva, pur non essendo iscritti a Federazioni sportive". Centoquattordici persone, dicevo prima, per L. 25.000 a visita, fanno già una bella somma. Ci sono cittadini valdostani che si sono rivolti alla Magistratura sostenendo che non 114 su 6884, ma un numero oscillante fra il 35 ed il 45% di queste visite, sono state effettuate in condizioni tali che la Regione non era tenuta a pagarle. "La Regione" - dice l'Assessore - "provvederà al recupero a carico dell'I.R.V. delle spese addebitate per tali casi". E' evidentemente giusto che la Regione provveda al recupero di somme che indebitamente ha pagato, però rimane il problema del perché tali somme sono state richieste da parte dell' I.R.V., quando non ne aveva il diritto e pagate dalla Regione, la quale, se avesse verificato prima, non avrebbe pagato, proprio come ha fatto adesso. In sostanza, credo di aver già dato elementi a sufficienza per dire che siamo in presenza di una situazione che deve essere approfondita e non liquidata come polverone sollevato dall'opposizione, come forse qualcuno ha pensato in un primo momento. L'opposizione alcune volte viene accusata di lasciare passare le cose, altre di fare un polverone, invece credo che il suo comportamento sia abbastanza coerente e che si affrontino le situazioni con conoscenza di causa. Occorre quindi muoversi nella direzione di tornare nella struttura pubblica e verificare esattamente qual è la situazione dopo due anni di convenzione, 1980-1981, fra I.R.V. e Regione. Occorre anche procedere ad una non successiva pratica di convenzione fra U.S.L. ed I.R.V. perché la situazione attuale lascia molto perplessi, e fa sorgere gravi dubbi che possono anche interessare la Magistratura.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Minuzzo, ne ha facoltà.
MINUZZO (P.S.D.I.): I miei colleghi hanno già eloquentemente illustrato la mozione che abbiamo presentato, per cui il mio intervento sarà sempre concernente al problema che si sta dibattendo, ma prenderà spunto da un'interrogazione con risposta scritta che indirizzai all'Assessore Rollandin, in data 15.12.1981, della quale ho avuto risposta questa mattina circa alle ore 10.00 dopo 43 giorni, quando il regolamento interno del Consiglio prevede 20 giorni di tempo circa per rispondere alle interrogazioni con risposta scritta. Non ci sarebbe nulla di eccezionale se la risposta fosse stata data in modo soddisfacente e completo; invece viene da dubitare che questa risposta sia stata fornita con notevole ritardo per non consentire ad un Consigliere che ha presentato una mozione di un problema di scottante attualità, di avere in mano tutti gli elementi richiesti e di essere informato di come stanno effettivamente le cose. In questa interrogazione ponevo all'Assessore tre domande, anzi intervengo in questo senso perché se si tratta di dimenticanza da parte dell'Assessore nella replica alla mozione, gli do la possibilità di darmi la risposta verbale, con mia riserva di poter prendere visione dei nastri quando verranno dattiloscritti. Alla prima domanda chiedo all'Assessore, oltre che di avere copia di tutte le convenzioni stipulate con l'I.R.V. quando sono state rilasciate le autorizzazioni previste dalla legge per utilizzare il locale definito dal Dott. Lamastra "scantinato", ove è ubicato il Centro di Medicina sportiva. Ho usato questo termine perché nella premessa dell'interrogazione faccio esplicito riferimento all'art. che era apparso su "Sports Valdôtains" n. 36 del 3.11.1981 in seguito ad una lettera pubblicata dal Dott. Lamastra che aveva lavorato in questo Centro, dalla quale è sorta tutta la polemica.
Chiedo all'Assessore poi come seconda domanda, quanti esami, tipo per tipo, sono stati effettuati dal momento della stipula delle convenzioni ad oggi.
Terza domanda: quante volte ed in quale data si è riunita la Commissione prevista dall'art. 11 della l.r. n. 19, 1980.
L'Assessore mi allega tutte le convenzioni stipulate con l'I.R.V. e alle domande che avevo posto mi risponde con sette righe: alla prima domanda (quando sono state rilasciate le autorizzazioni) l'Assessore mi risponde: "Le autorizzazioni sanitarie per i locali dell'I.R.V. sono state rilasciate in data 24.12.1975 e 21.l.1982"; a me sembra che queste due date debbano far riflettere un momento: la prima data probabilmente si riferisce all'autorizzazione per l'apertura dell'Istituto, mentre la seconda - 21.l.1982 - all'autorizzazione ad utilizzare come Centro di Medicina sportiva il locale definito dal Dott. Lamastra "scantinato".
Se è cosi, allora questa autorizzazione è stata concessa 35 giorni dopo la mia interrogazione, quindi non so se c'è stato un intervento dell'Assessore affinchè a questi locali fosse data l'autorizzazione per essere adibiti a tale scopo, o se questo ritardo è dovuto ad una normale prassi burocratica. In questo caso ritengo che l'Assessore meglio avrebbe fatto a specificarli nella risposta della mia interrogazione. E' chiaro che se è così, vediamo che questa Giunta, l'Assessore Rollandin, hanno stipulato delle convenzioni per la Medicina sportiva ottenendo una grossa risonanza sulla stampa locale e non solo locale, con una Società che al momento non aveva ancora i locali per poter prestare questo servizio.
Alla seconda domanda (il numero di esami effettuati fino ad oggi) l'Assessore si limita a darmi la risposta degli esami effettuati su 6884 atleti in 380 giorni all'incirca, dal 15.11.1980 al 31.12.1981. Ipotizzando che l'Istituto fosse aperto tutti i giorni e che operasse 24 ore per tutti i giorni per l'anno solare, festivi compresi, vediamo che sono stati effettuati esami a circa 18 atleti in un giorno. Se a questi aggiungiamo le 9500 prestazioni e le 11.000 cure di terapia fisica per le quali la Regione si è convenzionata con l'I.R.V., ci sembra che diventa abbastanza difficile capire, considerate le unità lavorative impiegate in questo Istituto, come possa essere stato svolto un servizio efficiente, di una certa validità. Questi dati chiaramente non li possedevamo, avevamo dei dubbi e pertanto abbiamo presentato con i colleghi del P.C.I. e con il collega Consigliere Nebbia, una mozione con la quale si intende, come hanno detto quelli che mi hanno preceduto, di predisporre entro il 31 maggio 1982 un programma che consenta l'apertura di un Centro Pubblico per la tutela sanitaria delle attività sportive. Ritengo che in questo senso un servizio pubblico funzionerebbe, non dico meglio, ma certo in modo più economico per l'Amministrazione regionale, che non le attuali convenzioni.
Alla terza domanda l'Assessore mi risponde che la Commissione prevista dall'art. 10 della l.r. n. 19, 1980, si è riunita nei giorni 23.10.1981 e 20.11.1981, per cui oltretutto questa Commissione è stata chiamata a controllare l'operato nel rispetto delle convenzioni, circa un anno dopo che queste convenzioni erano già in atto. Spero che l'Assessore mi abbia dato delle risposte incomplete perché forse non ha capito bene le domande che ho posto con l'interrogazione e se così è, lo prego di rispondermi adesso verbalmente; è chiaro che nei 43 giorni a sua disposizione per fornirmi questa risposta avrebbe potuto comunque trovare dieci minuti per chiedermi quali erano effettivamente gli intendimenti di questa interrogazione. Ritengo comunque che la Commissione al momento non sia stata chiamata a svolgere i suoi compiti o almeno sia stata chiamata molto in ritardo, e che i servizi prestati da questo Istituto radiologico non siano assolutamente adeguati alle convenzioni stipulate con l'Amministrazione regionale.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Péaquin, ne ha facoltà.
PEAQUIN (P.C.I.): Dai colleghi che mi hanno preceduto non è stato accennato alla legge votata da questo Consiglio sulla medicina sportiva. Per onestà e per capire meglio tutto il problema, si deve parlare della validità di quella legge, una delle prime approvate in Italia, che rispettava in pieno tutto quanto era previsto dalla legge nazionale 1099 dei 1981 e dal successivo decreto del luglio 1975. Si tratta di una legge che ha visto l'approvazione unanime di questo Consiglio, una legge con degli allegati che prevedevano un certo tipo di esami per tutti i richiedenti, che ha visto pertanto l'approvazione degli organi competenti, perché, come dicevo prima, in regola sotto tutti gli aspetti. Mi domando come mai da una cosa nata bene, possano derivare poi dei motivi di dubbio trapelati nei mesi passati, polemiche sui giornali con gli organi di informazione, accuse anche pesanti, ricorsi al T.A.R., esposti alla Magistratura.
D'altronde, dubbi ed accuse sono venuti in modo abbastanza chiaro e documentato anche in questo Consiglio. Mi chiedevo perché da una legge fatta bene, completa di schede, ne è nata poi una situazione di questo tipo. Come mai viene previsto nella convenzione che vengano fatti i raggi X al torace a tutti indistintamente: è un tentativo di travisare la volontà del Consiglio, o è invece una distrazione, che in questo caso definirei abbastanza grave. Un fatto di questo genere all'apparenza forse di nessuna importanza, può rivestire molta importanza se si considera che la convenzione è stata fatta con l'Istituto Radiologico Valdostano. Cosa si può pretendere da un Istituto radiologico se non in primo luogo i raggi X, insieme naturalmente alle altre prove cliniche? Tutto questo è stato fatto nell'impossibilità di istituire un centro pubblico, e noi non abbiamo mai nascosto le difficoltà che ha la nostra Regione ad istituire dei servizi nuovi, nè abbiamo mai mancato di sottolineare, anche in questo Consiglio, come il lavoro portato avanti dall'Assessore sia stato buono e pieno di volontà. Ci troviamo però oggi in una situazione abbastanza difficile per tutti i riflessi che può avere, per le considerazioni che potrebbero far pensare che ci troviamo di fronte ad una legge regionale non valida, a degli abusi portati avanti con interessi ben precisi, per cui ritengo necessario cercare di superare nel migliore dei modi questa situazione che si è venuta a creare per evitare che l'immagine che si ha del Consiglio, alla quale tengo molto perché costituisce un punto di riferimento preciso, serio, consapevole della gestione pubblica, venga a risentirne. In questo senso si dimostra necessario andare all'approvazione della mozione, anche se questo comporta a me personalmente, quale Presidente della Commissione, un lavoro notevole e neanche gradevole ad essere sinceri, ed investire la Commissione ed i suoi vari componenti dello svolgimento di un lavoro calmo, serio, onesto, di controllo di cosa è avvenuto, per poter poi riferire al Consiglio in modo molto preciso. Si è detto che ci sono state delle difficoltà, che permangono tutt'ora, a creare un Centro Pubblico di Medicina sportiva, in quanto mancherebbero gli specialisti. In ogni ricorrenza si ricorda in questo Consiglio che la nostra Regione è carente di personale paramedico, tuttavia mi pare che il personale paramedico manchi anche all'I.R.V., pertanto non siamo i soli ad essere carenti in questo senso. Ci risulta che alcuni medici abbiano fatto richiesta all'Ordine dei Medici di poter effettuare il servizio di Medicina sportiva; se queste persone non sono state utilizzate, chiedo all'Assessore per quali motivi. Siamo disponibili a capire il perché non si possono utilizzare, se ci sono dei motivi validi.
Non voglio dilungarmi a ripetere quello che i Consiglieri prima di me hanno ripetuto; gli illeciti nelle risposte avute all'interrogazione scritta, nel ricorso a dire che il decreto del 1975 prevedeva che a tutti i soggetti venissero fatti i raggi X, in quanto ci pare largamente superato dall'art. 61 della legge 833, dal successivo D.P.R. 633, e superato in definitiva con l'approvazione da parte della Regione Valle d'Aosta delle U.S.L.. Pertanto quello che conta è che oggi la nostra legge regionale in questo senso ha preso dei provvedimenti. Volevo ribadire in questo senso che a mio modo di vedere è indispensabile che questa mozione venga colta e che si faccia piena luce su questa situazione che sta colorando di un colore poco gradevole la nostra vita regionale.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin, ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V:): Sulla validità della legge, penso che gli accenni cui ha fatto riferimento nel suo intervento il Consigliere Péaquin sono solo una parte o almeno poca cosa rispetto all'eco che ha avuto a livello nazionale e penso che la Valle d'Aosta sia l'unica Regione che ha affrontato il problema dello sport in questo modo, togliendo alle singole società le responsabilità che avevano nel rispetto delle norme previste dalla legge vigente, per quanto riguarda gli accertamenti della medicina sportiva. Fatta la legge, era necessario dargli una sollecita applicazione, e per fare questo si è richiesta l'attrezzatura necessaria e si è cercato di vedere qual era la disponibilità dei sanitari che potessero attuare quanto previsto dalla normativa richiamata dalla legge n. 19. La soluzione che si poteva trarre era molto semplice: le attrezzature dovevano arrivare entro un tot periodo di tempo - valgano per tutta la documentazione le lettere che erano state ripetutamente scritte, in particolare per lo spirografo e per le attrezzature che dovevano poi essere inserite nei locali del Consorzio antitubercolare, che non erano disponibili se non entro un certo periodo di tempo - di medici sportivi, tenuto conto il numero ristretto di sanitari idonei in Valle, questa disponibilità non c'era; per cui si è cercato di provvedere nel modo che intendevamo più giusto dall'attuazione, come dicevo nelle premesse, alla legge. Si è fatta una convenzione dove si è cercato di inventare (perché non ci sono precedenti) un meccanismo che tutelasse la parte pubblica e nel contempo desse la possibilità alle Federazioni di far fare gli esami, e che tenesse conto della necessità che l'Istituto Radiologico facesse le visite per quanti dovevano avere un'idoneità specifica, come previsto dalla normativa vigente. Sul problema della normativa e dei riferimenti al decreto del 5.7.1975 si è potuto appurare in diverse occasioni e nella stessa Commissione prevista dall'art. 10 della legge n. 19, che gli accertamenti radiologici sono necessari per tutte quelle specialità che lo stesso decreto richiama, in quanto il 633 e l'art. 61 dell'833 danno solo la possibilità dell'utilizzo dei medici iscritti nella convenzione medico-generica per l'idoneità di primo grado, cioè per l'idoneità non specifica. Per dare questa idoneità generica si è proceduto con un accordo a parte con i medici generici. Le precisazioni fatte a questo proposito da specialisti, riconfermano che il decreto del 1975 è valido ed è tuttora vigente. La lettera che il Consigliere Mafrica prima leggeva e che è in risposta ad una lettera di chiarimenti inviata da uno dei ricorrenti, diciamo da un medico interessato, si riferisce ad un quesito proposto al Ministero della Sanità, per chiarire definitivamente le posizioni su alcuni aspetti specifici alle idoneità richieste per certi tipi di sports. E' una lettera che non ha mai avuto una risposta a livello ufficiale, per cui la validità del decreto 1975 permane. Gli esami fatti dall'Istituto Radiologico erano quindi esclusivi per quanti iscritti alle Federazioni, perché tale era l'impostazione della legge e tale doveva essere la procedura. Come avveniva questo passaggio? Per mezzo di una circolare si sono avvisate le Federazioni che c'era a disposizione questa convenzione, chiedendo la loro collaborazione in quanto solo le Federazioni dovevano mandare i propri tesserati e con questo documento; cioè arrivava la richiesta anche per non avere in un giorno 100 domande ed il giorno dopo nessuna. Quindi, per cercare di graduare le richieste in relazione al tipo di sport si era organizzato il lavoro in questo modo, cioè il Presidente della singola Federazione mandava una richiesta di un certo numero di titolari iscritti alla Federazione, che poi dovevano fare gli accertamenti necessari ed eventualmente su richiesta del medico, potevano fare degli esami suppletivi, al di là di quelli richiesti dalle singole Federazioni. L'art. 3 della convenzione che è stata fatta tra la Regione e l'I.R.V. prevede che ci sia un'accertamento di identità, presupposto che ci sembrava giusto per evitare che insorgessero degli errori. Succedeva che quando sulla base della richiesta, si presentava qualcuno per fare gli esami, veniva subito accertato se effettivamente era iscritto ad una Federazione, dopodichè veniva sottoposto agli esami. L'Istituto radiologico per convenzione teneva una scheda di tutti gli esami, eseguiti, in modo che potesse servire da controllo. Tenuto conto che si poteva almeno contare sulla buona fede da parte delle Federazioni a non inviare gente che non fosse iscritta, e nel contempo, presupporre che quelli che si presentavano come rispondenti a quei nomi, fossero effettivamente tali, la Regione si riservava poi di controllare che il numero inviatole dall'I.R.V. per i pagamenti fosse effettivamente rispondente a quello delle visite effettuate agli iscritti alle Federazioni. Per cui il controllo a livello regionale consisteva nel prendere visione delle schede e stabilire che il numero di esami effettuati che veniva richiesto corrispondesse alle schede inviate dalle singole Federazioni e dalle domande. Teniamo conto che è l'esperienza di un anno, del 1981, senza nessun confronto con altre Regioni perché nessun'altra ha un'esperienza simile, per cui ci sono state chiaramente delle difficoltà nell'istituire questa scheda e nell'avere una collaborazione con le Federazioni, difficoltà che se non sono comprensibili, sono almeno ammissibili. L'anno non è ancora finito, quindi nel momento in cui si doveva procedere alla verifica definitiva, la Regione avrebbe fatto ulteriori controlli. Non faceva quel controllo ogni due mesi perché era previsto di arrivare ad una previsione totale a fine anno. Tant'è vero che non ho avuto nessuna difficoltà ad acconsentire alla richiesta di controllare le schede fatta da un componente del Comitato della Commissione. Infatti non c'è nessuna segretezza per cui si può andare a vedere le schede e controllare se ci sono state irregolarità. Per quel lavoro non c'è solo l'I.R.V. a livello amministrativo, se lo volete capire, senno per carità si può considerare questo come un errore amministrativo, non sarà nè il primo nè l'ultimo, nel senso di essersi fidati che le richieste sulle schede erano mandate - e corrispondevano a quelle inviate - dalle Federazioni. Quindi questa corrispondenza c'era, vale a dire la lettera di richiesta dell'I.R.V. adatta per cento persone, corrispondeva a cento richieste presentate dalle Federazioni sulle schede che venivano loro inviate; questo è quanto è risultato dagli accertamenti.
Succedeva però, com'è stato poi visto, ed anche sottolineato in Commissione, che non a tutti quelli che arrivavano, veniva chiesta la carta di identità per controllare se effettivamente i nomi corrispondevano a quelli inviati dalle Federazioni. Succedeva che alcuni arrivavano agli esami senza documenti per cui avrebbero dovuto essere rimandati indietro a riprenderli. La Commissione era orientata nella direzione di responsabilizzare ancora di più i Presidenti che si facessero carico di controllare prima di mandare all'I.R.V. la rispondenza fra i propri iscritti alla Federazione. Questa è stata l'impostazione della Commissione e questa era la prassi; si può dire tutto, tranne poi riservarsi di chiedere agli utenti qual era effettivamente il servizio prestato e che cosa ha inciso rispetto a quello che le singole Federazioni, i singoli utenti, pagavano, andando a fare questi esami fuori Regione, perché questo succedeva prima con tariffe di l. 75.000-82.000 per gli esami che qui venivano fatti alle tariffe concordate. Questo calcolo nessuno lo ha fatto, comunque si tratta di documentazioni alla portata di tutti. Si è considerato nell'I.R.V. la possibilità di avere una struttura disponibile in attesa della definizione della strutturazione della Piastra, dov'è previsto l'Istituto Radiologico pubblico, con possibilità di fare gli esami per tutti. Infatti per gli esami fattibili nella struttura pubblica fin dall'inizio s'è chiesto, stralciandoli dalla convenzione, che non venissero fatti a livello di ambulatori privati, tant'è vero che l'esame del sangue e delle urine non veniva affidato a privati, ma alla struttura pubblica, che per quelli era già da subito disponibile. Avremmo fatto della pura demagogia dicendo: "La legge c'è, non c'è l'Istituto, ci fermiamo". Come si fa per i dentisti, ci sono le strutture dentistiche ma non c'è un dentista che ci lavora a quei regimi, a quelle convenzioni. Poi alla gente chi glielo va a spiegare che non si può fare? Questo non interessa, così la gente per fare l'estrazione di un dente paga L. 90.000, ma questo è un altro discorso; l'importante è comunque che la parte privata non entri nel merito. Questo è un ragionamento che potete sostenere, ma a me in questi termini non va. E quando si sono presi questi provvedimenti, era in termini concreti, unicamente per venire incontro all'utenza, nel dare un servizio al più presto possibile. Tant'è vero che non si è mai lasciato cadere il discorso della parte pubblica, e ancora quest'anno si è chiesto quanti erano i medici disponibili a lavorare nella struttura pubblica; per mettere su un servizio infatti non si poteva dire: "Non facciamo più all'Istituto solo perché qualcuno non poteva prendere i soldi che magari credeva di poter prendere lavorando come un privato, cioè andando ad una contrattazione privata". Questo non gli è stato possibile, allora ha pensato bene di tirar fuori la storia come mai, prima quando si lavorava, andava tutto bene. Questi sono altri discorsi che andrebbero visti un po' più nel dettaglio.
La struttura pubblica (l'U.S.L. ) che adesso gestisce questo servizio ha richiesto specificamente se c'erano dei medici che volevano lavorare lì. Ha risposto un medico, che lavora già in Ospedale, offrendosi per trenta ore e voglio vedere con queste ore che servizio si poteva fare. Quindi si è ritenuto che, non avendo ancora la disponibilità di fornire questi esami per un altro anno, ci si dovesse affidare ancora a questo Istituto. In poche parole questo è quanto è successo. In seguito si è voluto fare una speculazione dicendo che erano stati visitati i bambini delle scuole. Ho già precisato con lettera dopo averlo detto subito per telefono, che nessuna autorizzazione era mai stata data e che la legge non prevedeva che per le visite generiche si dovesse far ricorso all'I.R.V.; le lettere, lo ha citato anche il Consigliere Mafrica, sono agli atti. Quindi se uno, di iniziativa propria, manda questi bambini o chicchessia in un Istituto privato che lavora per conto proprio, nessuno ha pagato queste visite; e ripeto che non c'è nessuna intenzione di provvedere a questo, si è detto chiaro che il fatto non deve ripetersi, perché chiaramente non è quello lo spirito della legge.
Da quello che si diceva prima, sembra quasi che si voglia sottoporre la gente più volte ad esami radiografici, per il piacere o per l'interesse, così qualcuno guadagna. Vogliamo subito precisare che la battaglia contro la doppia lastra per i silicotici non è stata una battaglia semplice e non è ancora del tutto risolta, perché malgrado questo qualcuno continua a fare due lastre e malgrado le visite all' I.R.V., ho documentato di quanti, non risultando idonei, vanno fuori per fare un'altra per dimostrare la loro idoneità. A questo scopo abbiamo dato una disposizione specifica perché ci sia un raccordo fra tutte le strutture pubbliche convenzionate, per cui chi va a farsi una lastra oggi per un tipo di idoneità, e domani decide di ripeterla per un'altra idoneità, la seconda volta non gliela fanno, perché quella lastra fatta 15-30 giorni prima, vale anche per la seconda visita. Non mi sembra quindi che ci sia l'intenzione di incrementare le lastre; quello che si è fatto a livello di pubblica Amministrazione è stato fatto unicamente nell'intenzione e nell'indirizzo di ridurre progressivamente l'abuso di esami radiologici, come si può accertare leggendo quanto è espresso nelle circolari che hanno fatto seguito alla legge.
Per quanto riguarda l'idoneità generica, era stata fatta - ed è stato richiamato da quanti sono intervenuti - una convenzione con i medici proprio per evitare che non essendoci questa disponibilità, si dovesse fare ricorso agli specialisti e quindi pagare molto di più di quello che potevamo avere con questa convenzione. In base alla legge che si citava, ma non perché rende nullo il decreto del 5.7.1975, ma perché dà la possibilità di utilizzare i medici iscritti nella Federazione e operanti per la medicina convenzionata, il medico generico ha potuto esercitare in questo caso la sua attività, mentre prima non lo poteva fare, perché veniva richiesta la visita del medico sportivo.
In risposta a tutti gli altri discorsi, grossi corollari, panegirici su fatti, intenzioni, ci sono gli atti a disposizione: sono già stati visti da un componente della Commissione che credeva di scoprire chissà che cosa. Se ci sono state delle irregolarità, com'è risultato che ci sono stati degli errori, non abbiamo avuto difficoltà a riprendere in esame le singole schede e a controllarle per dire che a quanto ci risulta si sono verificati dei casi nei quali si è utilizzato questa struttura per vesti che non erano quelle corrette della convenzione. Quanto ho detto è riscontrabile, infatti non è stato liquidato ancora perché siamo appena all'inizio del 1982 ed il problema è stato sollevato prima della fine del 1981. Si tratta solo di una convenzione che è stata sperimentata per un anno. Abbiamo voluto accertare se fra quelle 114 visite, tranne alcuni casi macroscopici, ce ne sono alcune fatte ad iscritti alle Federazioni (anche se risultano inviati dalle Scuole) perché non facciano due volte gli esami, che comunque sono conteggiabili o scalabili sulla base dell'iscrizione alle Federazioni; è un controllo questo che verrà fatto. Purtroppo non possiamo passare tutto il tempo a controllare, altrimenti tutto il resto rimane fermo. La stessa cosa valga per alcuni altri punti di cui dirò.
Da parte dell'Amministrazione pubblica, non c'è nessuna intenzione nel privilegiare una struttura privata piuttosto che una pubblica, si tratta solo di essere realisti e di tenere conto di quello che esiste. Se vogliamo a tutti i costi stare dalla parte pubblica, questa non ha ancora le strutture per cui dovremo piantare tutto. Così solleveremo le proteste di tutti gli sportivi e riapriremo il tram-tram che conosciamo per il settore dei dentisti.
La convenzione, che era stata stipulata dalla Regione con i medici generici, è scaduta e con l'anno in corso non è stata rinnovata in quanto nella nuova convenzione non si parla più di questa possibilità perché sussiste la disponibilità dei medici generici a rilasciare il certificato d'idoneità generica. Lo stesso vale per le incompatibilità: il discorso delle incompatibilità non è legato alla parte pubblica nel senso che questa deve vedere se chi lavora nella struttura pubblica, fa una dichiarazione sotto la sua responsabilità, specificando qual è il suo impegno orario nella struttura e fuori. Questi sono atti pubblici che devono essere tenuti in considerazione prima di affidare determinati incarichi ed è quanto può avere in mano la struttura pubblica per sapere se i medici che lavorano in altra struttura rientrano o meno in queste fasce di incompatibilità.
Per quanto riguarda il problema del ritardo, sollevato dal Consigliere Minuzzo, che evidentemente può essere interpretato in molti modi, è vero che ho richiesto di avere i documenti, dal momento che si facevano delle domande specifiche, quindi non è che è stato sollecitato.
Per quanto riguarda l'autorizzazione alla struttura, avevamo quella iniziale del 1975; siccome mi è stato riferito che sono stati fatti degli ampliamenti e dei nuovi lavori nella parte sotterranea, per questi si è dovuta richiedere una nuova autorizzazione che è quella del 21.l.1982, a cui fa riferimento la risposta. Non è quindi che io ho sollecitato l'autorizzazione. Ho voluto solo giustificare il perché è arrivato con questo ritardo, perché mi sono premurato di dare la risposta meno completa possibile, pur tenendo conto che non tutte le risposte sono a soddisfazione del Consigliere Minuzzo. Allora volevo sapere quali autorizzazioni c'erano, le ho richieste e ne ho preso nota.
Per quanto riguarda la Commissione, vorrei specificare al Consigliere Minuzzo che da quando è stata approvata la legge, pubblicata sul bollettino, è stato richiesto un certo tempo per formare la Commissione prevista come si sa dall'art. 10, la cui nomina non è su decreto perché ci sono vari rappresentanti, elencati sempre nell'art. 10 (che non sto a rileggere), che dovevano essere designati dagli organi competenti, dopo aver fatto il decreto di nomina. Vorrei ricordare al Consigliere Minuzzo che tale Commissione non ha compiti di controllo su quanto viene fatto tramite la convenzione; le sue finalità sono specificate chiaramente nell'art. 10 con termini abbastanza chiari: "E' istituita una Commissione tecnico-consultiva per l'educazione sanitaria e sportiva e per la tutela della salute dell'attività sportiva".
Le riunioni che sono state fatte ed a cui si accennava nei verbali, sono due e non di più; sono state necessarie per esaminare alcuni argomenti specifici, quali ad esempio la questione delle visite fatte a livello locale per residenti fuori Valle (mi riferisco in particolare alla Bassa Valle) che svolgono attività in loco. Si chiedeva se questi possono svolgere tali esami a livello dell'I.R.V. o no, perché si specifica anche che devono essere residenti. In ultimo voglio precisare che a dimostrazione che non c'era minimamente l'intenzione di incrementare gli esami, che quando è stato posto il quesito delle Federazioni degli Sports popolari e degli esami che dovevano fare, è stata fatta come proposta quella di attenersi alla attività di primo livello, proprio per evitare di sottoporre tutti quelli che praticano tali sports alle visite specialistiche tipo I.R.V.. Teniamo conto che ancora quest'anno, prima di arrivare ad un rinnovo di convenzione con l' I.R.V., è stato fatto un esame approfondito di tutte le strutture esistenti sul territorio regionale, per vedere quale era la loro disponibilità, perché è nell'interesse dell'utenza di ridurre al minimo il tempo di esami; non mi sembra sia nell'intenzione dell'Amministrazione ad esempio far sì che per una colecistografia si debbano aspettare tre mesi. E' invece importante fare in modo che suddividendo i servizi, si possa arrivare nel più breve tempo possibile ad avere la documentazione radiografica, ed in questo senso ci siamo orientati, tant'è vero che da quando abbiamo fatto queste convenzioni non abbiamo più avuto lungaggini. Abbiamo suddiviso in modo proporzionale l'utilizzo della struttura pubblica come segmenti ossei, raggi, quindi di primo momento; la parte ospedaliera, che è completamente integrata con la parte pubblica, pur tenendo conto dei compiti istituzionali, e la parte dell'I.R.V.. Tutti gli esami che sono stati fatti, sono stati previsti e predisposti dopo la richiesta medica, sapendo che a livello organizzativo c'era una predisposizione e si sapeva quali esami dovevano essere fatti. Non mi sembra ci sia con questo la necessità di attivare qualcosa che vada contro questa convenzione. Per quanto riguarda le proposte del deliberato, nella prima parte si chiede un programma entro il 31.5.1982, quindi non si lascia un anno di tempo. Su questo punto non solo sono d'accordo, ma l'avevamo già sollecitato; solo che è inutile dire che c'è il Centro pubblico, perché poi questo deve essere utilizzato. Da chi, da chi lavora a livello convenzionato? Ma chi lavora a livello convenzionato, è uno che lavora come libero professionista. Quindi si cambierebbe solo struttura per avere lo stesso tipo di rapporto e nessun vantaggio specifico. L'esigenza vera è invece di avere degli specialisti in grado di coprire tutta la richiesta, tenuto conto dell'impegno e delle ore necessarie per fare questo, al di là della strumentazione che c'è già. Inoltre lo spirito della legge non era solo quello di creare una struttura su cui scrivere in tono pomposo "Centro di Medicina sportiva", perché per fare un esempio, una volta funzionanti le altre strutture tipo poliambulatorio, chi sta a Pont-Saint-Martin o a Donnas, potrebbe fare lì la lastra anzichè venire ad Aosta. Se invece si crea un centro, è qui che si deve venire a fare gli esami. Questa procedura va contro il decentramento che tanto si predica; quindi è assurdo creare un centro di cui non c'è nessuna necessità; è un paradosso rispetto a quanto sovente si afferma, di avvicinare la struttura all'utenza.
Per la seconda parte concernente l'interessamento della IV° Commissione, non è la prima volta che sono affidati questi incarichi per controlli, se ci si vuole sostituire a determinati organi amministrativi, lo si può fare però penso che con questa disposizione si blocca tutto. Sarebbe più corretto invece - e ripeto che ho lasciato questa possibilità ad un membro della Commissione perché non ho difficoltà a dare questo documento - se, impegnandomi a riesaminare tutto alla fine dell'anno, ci fosse una relazione in Consiglio sulla situazione, dopo i controlli eseguiti, di un anno di applicazione della convenzione. Dopodichè si potranno prendere provvedimenti e stabilire di eseguire un controllo, se questa situazione non si ritiene veritiera. E' chiaro che a questo momento si pone un problema di fiducia: o ci si fida di quello chi viene portato a livello di un pubblico consesso qual è il Consiglio, oppure, ed allora è inutile che stia a parlare, si parte con il presupposto che quanto viene affermato in Consiglio non è vero.
Lascio il giudizio al Consiglio. Ritengo però che una relazione corretta sia quanto deve essere fatto in un Consiglio, altrimenti con questa reciproca sfiducia non si agevola il lavoro. Possono anche essere assunte le posizioni più diverse, ma un minimo di correttezza, al di là degli attacchi personali, deve essere garantita anche in un Consiglio.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare per il secondo intervento il Consigliere Carlassare, ne ha facoltà.
CARLASSARE - (Dem. Prol. - Nuova Sin.): Inizierò con una battuta riferita a quanto affermato dall'Assessore sul decentramento dei raggi X. In questo caso non c'è bisogno proprio di nessun decentramento perché i raggi non li deve fare quasi nessuno, secondo la legge e la logica medico-sanitaria corrente. Li devono fare solo gli appartenenti alle squadre agonistiche a livello di rappresentativa nazionale. Si fa riferimento al decreto del 1975; mi sono letto attentamente la legge istitutiva del servizio di medicina preventiva in Valle ed in questa legge, nella legge regionale, del decreto del luglio 1975 proprio non si fa alcun cenno. Le leggi vigenti sono quelle della legge di applicazione della riforma sanitaria: l'art. 61 della legge 833. Nella l.r. si fa riferimento esplicito a questo articolo, non si fa riferimento alcuno al decreto legge 1975; e tanto meno si fa riferimento al decreto del luglio 1975 nella convenzione stipulata da Regione e I.R.V.; si fa solo ed esclusivamente riferimento alla l.r. per le prestazioni sanitarie di cui all'art. 2, punto 2 e 3 della l.r. 13.5.1980, n. 19. Nella convenzione però si inserisce un elemento che nella legge regionale non c'è per niente ed è l'esame radiologico, là dove la legge applicativa della riforma sanitaria, la 833, fa riferimento, fino a quando non sia stabilita con una normativa precisa a livello nazionale, ai regolamenti delle Federazioni, che non prendono in considerazione gli esami radiologici se non per i casi eccezionali citati prima.
Voglio tuttavia considerare che si sia voluto a tutti i costi prendere in esame questo decreto del 1975. Ebbene, è vero che nel decreto del 1975 si prevedono questi esami radiologici, ma è altrettanto vero che tali esami sono cadenzati, a scadenze differenziate, a seconda delle discipline sportive, mentre qui facciamo un esame unico a tutti. Già in questo senso lo spirito di questo decreto è stato osservato pochissimo. Sempre nel decreto 1975 si prevedono dei limiti di età ben precisi sotto i quali non si può andare, a seconda delle discipline, a fare certi esami anzichè altri. Non si prevedono per tutti una serie di altri esami che nella convenzione invece sono previsti, ad esempio gli esami spirometrici, richiamando la legge regionale. Mi pare allora che il richiamo a questo decreto legge del 1975 sia del tutto gratuito, tirato fuori quando è spuntata la polemica, per giustificare questo esame radiologico generalizzato per chiunque metta piede all'interno di questo benedetto Istituto. Tutte le carenze pubbliche - è un rilievo cattivo però non è una mia invenzione - tutte le generalizzazioni degli esami si traducono in un fatto molto palpabile, rappresentato dalle 11.000 lire per ogni esame radiologico che l'I.R.V. fa. E questo intanto è un aspetto.
C'è un altro aspetto che mi pare non sia stato sottolineato a fondo dall'Assessore nella sua replica e su cui vorrei avere delle precisazioni: è vero - me lo dice l'Assessore - che gli esami del sangue vengono effettuati all'interno delle strutture pubbliche, però è altrettanto vero che la convenzione prevede che il prelievo del sangue sia effettuato all'interno dell'Istituto. Leggo all'art. 4, della convenzione: "Viene effettuato nel prelievo e raccolta di campioni di urine, di sangue, da inviare al laboratorio regionale di Igiene e Profilassi". Questi campioni devono essere raccolti lì e nel fissare il costo della prestazione dell'I.R.V. si contempla anche questo servizio, non so poi se lo svolge o meno. Da quanto ha detto l'Assessore, mi pare di intuire che questo servizio non venga svolto per niente, quantomeno, leggendo la convenzione, dovrebbe esserci un prelievo effettuato all'interno della struttura pubblica; e questo è un altro discorso ancora.
Un terzo argomento che secondo me va approfondito in Valle e che comporterà diversi problemi, riguarda l'incompatibilità. L'ultimo accordo collettivo - mi rifaccio a cose già dette, solo per essere chiaro - stabilisce all'art. 2, punto F, Titolo "Incompatibilità" e non sto a leggere le altre incompatibilità che non ci interessano: aggiungo che questa incompatibilità deve essere fatta rispettare sino in fondo, e se non viene fatta rispettare dall'Ente pubblico, bisognerà ricorrere alla Magistratura, come sta avvenendo da parecchie parti in Italia.
Dunque al punto F si dice "operi come specialista in presidi o stabilimenti o istituzioni private convenzionati con le U.S.L. soggetti ad autorizzazione ai sensi dell'art. 43 della legge 23.12.1978, n. 833, il medico che anche se a tempo limitato, svolge funzioni di medico ecc." Questo è un altro tipo di incompatibilità conseguente a questa. Per cui ne deriva che il medico che opera all'interno della U.S.L. attraverso una convenzione, sia a tempo pieno all'interno dell'Ospedale, sia a tempo definito, non può operare in un Ente, in una struttura, a sua volta convenzionata con l'U.S.L.. Questo discorso è di una logica semplice e lineare; il perché la legge vieta questa possibilità sta nel ritrovarsi poi nella situazione per cui non si hanno medici disponibili ad operare nell'Ente pubblico, perché trovano convenienza in termini economici, immediata e palpabile, ad operare in una struttura privata, mentre l'Ente pubblico fa aspettare. Gli stessi medici che operano all'interno della struttura pubblica hanno tutto l'interesse a non fare gli esami prendendo un certo quid, quando, operando in questi laboratori ed Enti privati, possono prendere quel quid moltiplicato per dieci, svolgendo lo stesso servizio e la stessa funzione.
Mi pare che le risposte date al di là delle affermazioni di buona fede che posso accettare in quanto tali, non modifichino minimamente la realtà di tutta questa vicenda, e non abbiano assolutamente smentito nè chiarito tutti quei punti oscuri sui quali noi - come Consiglio - dobbiamo far luce. II procedimento, dal punto di vista giudiziario, è già in corso e la Magistratura provvederà per conto proprio a chiarire quelle responsabilità che potranno emergere a qualsiasi livello, però è corretto affrontare anche da un punto di vista politico la situazione, sia per correggere eventuali errori (che è umano fare), sia per evidenziare tutta una serie di responsabilità, non tanto da imputare all'Ente pubblico - non si tratta di mettere in croce l'Assessore - ma per impedire che da eventuali manchevolezze, carenze, errori, buona fede o quello che si vuole, una struttura privata., attraverso una attività lucrosa, trasformi questa attività lucrosa ma lecita, in un'attività lucrosa illecita.
Questo è il problema che è necessario chiarire, da cui l'esigenza di incaricare per un controllo la IV° Commissione, come sottolineato nella mozione, aspettando che nel frattempo arrivi un chiarimento da parte della Magistratura.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Ogni volta che si fa una discussione con l'Assessore Rollandin, costui ci rimprovera di fargli degli attacchi personali. Bisogna vedere cosa intende lui per "personali", nessuno in Consiglio ha fatto riferimento alla vita privata, ai suoi affari privati. Qui si parla dell'attività pubblica di un esponente politico e quindi se le forze politiche rivolgono delle critiche, è un loro diritto. Se non si vuole essere criticati per quello che si fa, si può fare di tutto ma non attività politica. Queste critiche pertanto sono dirette al Signor Rollandin, Assessore alla Sanità della Valle d'Aosta.
Passando oltre, direi che tutta la impostazione dell'Assessore è stata difensiva ma non convincente. La sua tesi sostanziale è stata quella di affermare che le cose potevano solo essere fatte così: che possono esserci stati degli errori, ma che se si fosse proceduto in modo diverso, probabilmente non si sarebbe arrivati a niente. E' una giustificazione ricorrente, come esponente di una forza che intende portare avanti delle proposte, vorrei esaminare come si può fare anche altrimenti. Non so se riuscirò a convincere l'Assessore, perché è difficile convincerlo, ma andrò comunque ad esporre degli argomenti.
Innanzitutto l'Assessore dice che è stata fatta una buona legge dalla Valle d'Aosta, di cui tutti ci hanno dato atto. Indubbiamente è vero, è solo per ricordarglielo ma è una legge per molti versi sovrapponibile ad un'altra analoga che aveva presentato il nostro Gruppo, poi ritirata perché ci andavano bene i contenuti di quella legge. Non si risolve il problema solo avendo una legge buona, bisogna vedere poi se si riesce a farla andare avanti. Anche la Costituzione Italiana è una buona Costituzione, ma non credo si possa dire che sia applicata fino in fondo. Il punto principale, al di là delle questioni relative alle procedure, è se debbano o no essere fatti i raggi X a bambini e anziani, a persone cioè che vogliono andare a fare delle passeggiate; noi sosteniamo di no, per motivi legislativi, normativi e razionali, di educazione sanitaria e di opportunità da tutti i punti di vista. Se torno a sottolineare questo aspetto, ribadendo in parte cose già dette dal Consigliere Carlassare è perché, per me, il punto decisivo è se si debbono sottoporre tutti quanti, migliaia di persone, ai raggi X o meno.
Dal mio punto di vista non ritengo valide le osservazioni legislative fatte dall'Assessore, perché ho avuto modo di verificare che l'Assessore - ma non solo lui perché anche il Presidente a volte, citando delle leggi, cerca di cambiare un po' le carte in tavola - fa sempre riferimento ai sacri testi, poi a volte i suoi Uffici fanno degli errori così clamorosi nella interpretazione delle leggi da essere addirittura ridicoli e gliene voglio ricordare uno. A proposito della legge 154, che prevedeva l'incompatibilità fra Sindaci Amministratori e dipendenti dell'U.S.L., l'Ufficio dell'U.S.L., dopo aver consultato gli Uffici della Regione, sosteneva che un Sindaco di un piccolo Comune valdostano è incompatibile con l'effettuare servizio nell'U.S.L. perché la legge 154 lo escludeva. Tale legge diceva: "Sono incompatibili quelli che sono Amministratori di un Comune che coincide con l'U.S.L. o che ricomprende l'U.S.L.". Lì si è confuso l'attivo con il passivo, si è capito che il Comune che comprende l'U.S.L. o il Comune compreso nell'U.S.L. fossero la stessa cosa, quindi si è dato avvio - esiste la documentazione - ad una procedura che poteva portare alla decadenza di questo Sindaco. Questo solo per dire cha ascolto le impostazioni legislative dell'Assessore, ma non ritengo che valgano più delle mie. Eventualmente per questi argomenti possiamo rivolgerci al T.A.R., e così in una sede autorizzata, vedremo chi ha ragione. Torno a sostenere che per conto mio, quel decreto del 1975 che impone l'effettuazione degli esami radiologici a tutte le Federazioni, è decaduto, è non nominato, è da non prendere in considerazione, perché la nostra legge regionale nei suoi allegati non parla di raggi X, ma dice: "Fino a quando non sarà emanato il provvedimento di cui al precedente comma, cioè un provvedimento del Ministro della Sanità che stabilisca come si facciano gli esami, le cose andranno in un certo modo". Quel "fino a quando non sarà emanato" vuol dire che si aspetta un decreto nuovo del Ministro e che quello precedente non viene più ritenuto valido. Questa nostra legge fa riferimento alla legge sanitaria nazionale, che usa la stessa formula cioè fino a quando non sarà emanato il provvedimento di cui al comma 2° del presente articolo, la tutela sanitaria dell'attività sportiva continuerà ad essere assicurata con l'osservanza dei principi generali contenuti nella legge 26.10.1971 e dalle normative stabilite dalle singole Federazioni. Si ricorda la norma del 1971, ma non quella del 1975, si usa ancora il futuro, e "fino a quando non sarà emanato il provvedimento" sta per "non è più in vigore quel provvedimento". Comunque questa è una cosa discutibile, mentre non lo è il fatto che la convenzione stessa non è conforme in pieno a quel decreto del 1975, del quale si prende la parte negativa, cioè far fare i raggi X a tutti. Del decreto del 1975 non si seguono invece le indicazioni, come diceva prima il Consigliere Carlassare, relative all'esame spirometrico, che nel decreto del 1975 si prevede solo per un tipo di sport, mentre la convenzione li fa fare a tutti. Allora si segue un decreto che secondo noi non ha validità, per una parte che la Valle d'Aosta per motivi di salute non dovrebbe accettare, e lo potrebbe fare perché, per quello che capisco io, è la Regione Valle d'Aosta in questo momento che - avendo costituito l'U.S.L. e fatto la sua legge - ha la potestà di deliberare in materia. Infatti la legge 833 fa riferimento proprio alla possibilità che le Regioni emanino in materia, si dice: "La tutela sanitaria delle attività sportive nelle Regioni che non abbiano emanato proprie norme in materia". Dal momento che noi abbiamo emanato norme proprie in materia, possiamo dimenticarci di quel decreto '75 perché la legge sanitaria, che è successiva, fa riferimento alle Regioni che non hanno emanato proprie norme in materia. Comunque non voglio limitarmi a questa discussione legislativa; se l'Assessore non vuole cambiare intenzione, faremo ricorso al T.A.R., siamo però dell'avviso che anche facendo una forzatura sulla legge, non si facciano effettuare i raggi X a tutti quanti. Ci dichiariamo pertanto favorevoli a modificare la convenzione che è stata fatta, perché non si vada più in quella direzione, dannosa per la salute dei cittadini. In merito all'altro aspetto dell'irregolarità nella applicazione della convenzione, voglio parlare degli elementi che, dal mio punto di vista, sono significativi, mentre per altri possono non esserlo. L'Istituto radiologico valdostano presenta i bilanci in tribunale, sono andato a controllarli e da questi si vede che nel 1975 l'Istituto radiologico era in perdita per L. 5.000.000, nel 1976 per L. 50.000.000, nel 1977 per L. 24.000.000, nel 1978 per L. 19.000.000, nel 1979 per L. 22.000.000. Nell'80 c'è stato un utile di esercizio di L. 80.000.000 proprio nel periodo in cui la Santa Mamma Regione ha stabilito la convenzione. Sarà una coincidenza, ma può darsi che questa convenzione della Regione Valle d'Aosta significhi qualcosa per l'I.R.V. e mi sembra che l'Assessore se la voglia cavare un po' troppo tranquillamente dicendo che possono esserci stati degli errori in queste procedure e che non può stare a controllare tutto. La Regione ha l'obbligo, quando scopre degli errori, di ristudiare le procedure amministrative che hanno portato a questi errori; se le procedure non permettono questi controlli, se ne studino di nuove che tali controlli rendano possibili. Non è questione di buona volontà: si tratta di responsabilità amministrative e politiche che qui tutti abbiamo e di cui dobbiamo rispondere. Dobbiamo allora con una Commissione consiliare andare a controllare queste schede per verificare l'entità di quegli errori, il perché sono stati commessi e per studiare delle procedure che ne evitino in futuro dei nuovi. Oltre all'Istituto professionale regionale citato prima, ammesso dall'Assessore, ho qui un elenco (che poi fornirò all'Assessore) di visite effettuate - già pagate - a studenti della Scuola Media St. Roch; quindi non è una sola scuola ma sono già due. I 114 casi accertati dall'Assessore possono comprendere già anche questi? Ma, visto che si sono fatti solo alcuni primi accertamenti, i casi possono anche essere di più, per l'entità dell'errore merita un ulteriore indagine e questo Consiglio non dovrebbe impedire a sè stesso di andare a chiarire dei dubbi che ha ed andare a studiare dei rimedi a situazioni non soddisfacenti che si sono verificate in passato.
L'ultima argomentazione dell'Assessore è che: "Chi non accetta la convenzione con l'Istituto radiologico, è un nemico dei bambini o degli atleti che vogliono praticare una disciplina sportiva" e non la possiamo accettare. Secondo noi - lo sosteniamo sempre con la pochezza legislativa di cui ci riconosciamo portatori - nel decreto legge del 1979 si dice che non solo i medici, gli specialisti, possono effettuare questi esami, ma ci possono anche essere nelle strutture pubbliche medici non specialisti. Il decreto legge 633 del 30.12.1979 dice: "I controlli sanitari sono effettuati oltre che dai medici della Federazione medico-sportiva italiana, dal personale e dalle strutture pubbliche e private convenzionate, con le modalità fissate dalle Regioni (non da quel vecchio decreto) d'intesa con il C.O.N.I. (ed il C.O.N.I. non prevede i raggi X) sulla base di criteri tecnici generali che saranno stabiliti (lo saranno in futuro) con decreto del Ministro della Sanità (cosa che non è ancora avvenuta)". Quindi noi sosteniamo che è possibile andare verso l'Istituzione di una struttura pubblica, utilizzando i medici sportivi disponibili, andando ad un ulteriore censimento, a un'opera anche di convenzione, ed utilizzando anche in altro modo le strutture pubbliche stesse, perché "Centro" non vuol dire un unico edificio - quella parola può anche essere cambiata - l'intendimento è quello di parlare di una struttura pubblica. Concludo dicendo che dobbiamo andare in quella direzione e che questa mozione ha lo scopo di verificare delle disfunzioni, delle questioni poco chiare del passato, perché non si ripetano più e per trovare anche come Consiglio regionale le procedure perché questa materia delicata venga trattata nella struttura pubblica. Pensiamo anche che fino da adesso si debbano rescindere convenzioni che non vanno bene e che si debba prendere un passo di politica sanitaria per l'eliminazione degli esami radiologici, tranne che nei casi specificamente richiesti nel senso che è indicato in quella lettera del Segretario generale della Federazione Medici sportivi.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Lustrissy, ne ha facoltà.
LUSTRISSY (D.P.): Il taglio della discussione avvenuto oggi in Consiglio esula un po' dalla normale funzione politica di questo organo, il compito dei Consiglieri - ed il regolamento gliene dà l'opportunità - è d'ispezione politica sull'operato dell'esecutivo, che il Consigliere può esplicare attraverso la presentazione di interpellanze, interrogazioni ed anche di mozioni di censura all'operato degli Amministratori, oppure al limite anche di una proposta di revocazione di quell'atto amministrativo di cui si discute e che si ritiene illegittimo. Questo, nella sostanza, dovrebbe essere il comportamento del Consiglio di fronte a questa situazione. Dico questo anche per giustificare la mia posizione nei confronti della mozione presentata, che se può ritenersi proponibile per la parte narrativa, che non dice niente di particolare ma si richiama all'osservanza di disposizioni di legge e può essere accettata per l'impegno che si demanda all'Assessore al punto n. 1, fa sorgere delle questioni per il punto n. 2. Il Consiglio ha un compito di verifica politica sugli atti dell'Amministrazione, ma il compito del controllo degli atti dell'Amministrazione o degli atti intercorsi fra Amministrazione e privati è specifico degli organi di controllo. E mi pare che in questa sede, in base alle convenzioni stipulate con gli esterni, i rapporti che l'Amministrazione ha svolto con l'I.R.V. siano frutto di una deliberazione di Giunta, di una convenzione regolarmente approvata dall'organo di controllo. Qualsiasi cittadino, che non era convinto della bontà o della legittimità di questo tipo di atto, poteva impugnarlo di fronte alla Magistratura amministrativa ed esplicare tutte le sue possibilità d'intervento nei confronti di un atto ritenuto non conforme alla legge entro i 60 giorni dalla data di approvazione da parte dell'organo di controllo. Volere istituire il principio del controllo degli atti da parte di un organo consiliare è snaturare la funzione ed i compiti degli organi consiliari, che sono di controllo meramente politico dell'attività dell'esecutivo, della rispondenza - sul piano del comportamento- dell'esecutivo nei confronti degli atti approvati. dal Consiglio, siano essi leggi o deliberazioni.
Ecco perché non è accettabile la proposta deliberativa così com'è formulata al punto n. 2, anche perché l'Assessore ha preso nota - al di là della passione che può aver messo nella discussione - di tutti i rilievi svolti dai proponenti della mozione e si è impegnato a presentare al Consiglio una relazione sui fatti denunciati, in modo da chiarire la situazione, cioè lo svolgimento della convenzione nei rapporti che ci sono stati con l'Istituto. Se c'è nella volontà dei proponenti l'intenzione di accertare la situazione, questo impegno potrebbe semmai essere sostitutivo del punto n. 2 e si potrebbe invitare l'Assessore a presentare entro un certo termine una relazione al Consiglio regionale sulla situazione della convenzione, dell'applicazione della convenzione fra l'Amministrazione regionale e l'Istituto radiologico.
Per cui la mozione, modificata in questo senso, potrebbe essere accettata anche da parte del Consiglio, perché c'è sul piano politico la denuncia di certi comportamenti che potrebbero avere rilievo anche sotto altri profili. Ma non è compito del Consiglio di accertare eventuali illeciti sotto il profilo della legge penale: lì interviene la Magistratura, presso la quale è già stata intrapresa un'azione per cui questa farà quel che deve fare. Sul piano prettamente politico, il nostro dovere è quello di verificare se questi atti conseguenti all'approvazione della convenzione sono stati espletati in maniera corretta in base al comportamento politico dell'amministrazione.
C'è poi una contraddizione venuta fuori nella discussione, perché al punto n. 2, così com'è stato formulato, da una parte si dice di verificare gli atti amministrativi intercorsi fra l'Amministrazione e l'Istituto radiologico per verificarne il rispetto; dall'altra parte si dice che la convenzione è illegittima, cioè si vuole affidare a questa Commissione il compito di verificare gli atti amministrativi intercorsi fra l'Amministrazione e l'Istituto ed ho già detto che tale compito esorbita dalle competenze dell'organo consiliare; poi si vuole verificare la rispondenza degli atti di una convenzione che si denuncia come illegittima. Allora c'è una contraddizione proprio in termini nella proposta di deliberazione. Andiamo a verificare degli atti intercorsi fra l'applicazione della convenzione che molti ritengono illegittima, ma se è illegittima la convenzione, allora si faccia valere questa illegittimità in un altro modo, al limite si può richiedere, facendo queste considerazioni, una proposta con mozione di revoca della convenzione. Di fronte a queste proposte, questo potrà essere eventualmente l'atto finale in rapporto alla relazione che l'Assessore si è impegnato a fare in Consiglio regionale. Una volta che si è verificata questa situazione di inadempienza rispetto alla convenzione intercorsa fra i due Enti, l'atto conseguente sarà di revoca della convenzione. Mi sembra la cosa più ovvia, per cui tutta questa questione dovrebbe essere riportata in questi termini, cioè in verifica anche delle disposizioni legislative regionali e delle varie disposizioni a livello nazionale, il quesito che poniamo all'Assessore è il seguente: deve fare una relazione sulla situazione, se la convenzione è stata adottata ed è legittima. Nessuno ha rilevato questa illegittimità, che in definitiva vuol dire violazione di legge, ma non è che il Consiglio debba accertare la violazione di legge, non è questo un nostro compito: possiamo solo dire che la convenzione non risponde alle finalità poste dall'Amministrazione regionale, oppure che gli atti conseguenti non corrispondono alle intenzioni della convenzione, se la convenzione è valida. E' un po' questo il discorso, per cui la contraddizione è grossa: da una parte si vuole verificare se gli atti rispondono o meno alla convenzione, dall'altra si dice la convenzione è illegittima, e allora fino a prova contraria nessuno ha dichiarato l'illegittimità della convenzione sul piano amministrativo.
Oltre a questo, credo che da tutta questa discussione sia nata una situazione abbastanza particolare, per cui si ritiene a buon diritto che chi ha verificato gli adempimenti ha intravisto in questa situazione un andare forse oltre alle stesse intenzioni del legislatore.
Un'altra situazione esiste, verificabile sul piano della revoca dell'atto, nel senso che sul piano politico i proponenti della mozione chiedono a questo punto la revoca tout-court dell'atto amministrativo, com'è già successo tante volte in questo Consiglio, perché si ritiene che l'Amministrazione, l'organo esecutivo, sia andato oltre alle disposizioni di legge. Ma questo vale sul piano politico, non su quello del controllo degli atti. D'altra parte credo che il discorso sia ancora aperto, perché le argomentazioni svolte sono entrate in molti particolari, però non è ancora certo oggi, in base alle disposizioni nazionali e a quelle della legge regionale, che la scheda allegata alla legge regionale possa costituire un elemento di confronto verso il quale certi accertamenti non debbano essere fatti, perché c'è sempre una causa ed altri accertamenti che si rendono necessari. Chi svolge le indagini sul piano diagnostico, se ha richiesto la visita radiologica, avrà ritenuto che questo fosse necessario. Ma questi sono compiti di accertamento che vanno oltre l'attività del Consiglio regionale.
Un altro aspetto della vicenda da chiarire è stato affrontato anche dall'Assessore, nel senso che ha richiamato i responsabili delle scuole che inviavano presso l'Istituto radiologico degli studenti per fare visite di carattere generale, non previste dalla convenzione. Al riguardo chiedo un impegno da parte dell'Assessore per appurare quali provvedimenti sono stati presi nei confronti dei responsabili di questi atti, i quali sono pur sempre dei dipendenti regionali, che hanno agito senza nessuna autorizzazione. O qualcuno li ha autorizzati? Se non ci sono state delle autorizzazioni, è chiaro che questi dipendenti regionali hanno agito al di là del loro potere, per cui sul piano disciplinare l'Amministrazione regionale, o gli organi preposti alla vigilanza sui propri dipendenti, deve mettere a punto anche questa situazione. Queste sono le cose che si possono legittimamente chiedere sul piano politico, cioè che ci sia, da una parte, un provvedimento nei confronti di coloro che hanno agito al di là dell'Amministrazione, in proprio, che dovranno rispondere personalmente della loro attività nei confronti degli organi a cui devono rispondere e, dall'altra, l'Amministrazione regionale che, dopo la discussione avvenuta in questo Consiglio, si premura per mezzo dell'Assessore, di controllare e verificare le situazioni denunciate e che nel prossimo Consiglio ci sia una relazione dell'Assessore. Su questa l'Assessore si è già impegnato, per cui la sostituzione del punto n. 2 della mozione con "Invitando l'Assessore a presentare entro il termine X la relazione al Consiglio sulle situazioni denunciate in modo che venga chiarita esattamente la posizione dell'Amministrazione regionale" sarebbe una cosa possibile. Se la mozione viene mantenuta così, mi asterrò dal votarla per questi motivi in quanto se possono essere accettabili le premesse, ed anche il punto n. 1, il punto n. 2 è inaccettabile perché contraddittorio nei termini.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.
NEBBIA (P.S.I.): Brevemente per illustrare i motivi che mi hanno spinto a firmare questa mozione. Tali motivi si riallacciano principalmente ad altre iniziative che il nostro partito ha preso in questo Consiglio, circa il problema della lastra unica per i danni alla salute che derivano da una serie continua e ripetuta di esami radiologici. Questa è una linea che avevamo già intrapreso circa tre anni fa, ed in questo senso, avendo sentito dell'attività svolta nel settore della medicina sportiva, ci siamo preoccupati di fare in modo che su questi problemi ci fosse un chiarimento ed una maggiore conoscenza dei fatti che avvengono e di conseguenza l'assunzione di iniziative da parte dell'Amministrazione regionale per ovviare a questi inconvenienti. Dopo aver ascoltato l'intervento dei Consiglieri proponenti la mozione e dell'Assessore, mi pare che si potrebbero presentare alcuni piccoli emendamenti al testo che in realtà corrispondono allo spirito con cui è stata preparata questa mozione e che possono raccogliere anche l'adesione dell'Assessore.
Per quanto riguarda il punto n. 1, credo che una modifica direi formale del termine "Centro pubblico" con "struttura pubblica" possa andare incontro alle motivazioni che mi sembra giustamente l'Assessore abbia evidenziato, di una necessità di un decentramento di esami di analisi di questo tipo che forse il termine letterale "Centro" poteva far pensare dovessero realizzarsi in una struttura fisica concentrata in Aosta. Quindi dovrebbe esserci una modifica del testo nella parte preliminare al terzo punto, sostituire a "Centro pubblico" "Struttura pubblica", ed al punto n. 1 della delibera, a "Centro pubblico" di nuovo mettere "Struttura pubblica".
Per quanto riguarda il secondo punto, credo che potrebbe essere modificato nel modo seguente, senza cambiare minimamente la necessità da parte del Consiglio regionale di venire a conoscenza del rispetto della convenzione. Leggo come proporrei la modifica: "Incaricare la IV° Commissione permanente del Consiglio regionale di verificare il rispetto della convenzione stipulata fra Amministrazione regionale e I.R.V. e di riferire in merito al Consiglio regionale entro due mesi".
Evidentemente perché la Commissione permanente possa venire a conoscenza della situazione, dovrà avvalersi della relazione - cui accennava in precedenza il Consigliere Lustrissy - dell'Assessore, perché i dati, gli elementi per valutare il rispetto della convenzione dovranno essere forniti dall'Assessore e dall'Assessorato.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin, ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U.V.): Innanzitutto ritengo sia necessario fare alcune precisazioni sulla normativa vigente e sui richiami legislativi. L'esempio che il Consigliere Mafrica voleva portare per dimostrare alcune cose, in particolare rispetto alla legge 154, lo sa già anche lui, non è nei termini in cui lo ha accennato. Quell'articolo lasciava adito ad interpretazioni, tant'è vero che noi abbiamo fatto un quesito e nessun atto amministrativo in relazione alla legge 154, ed è arrivata ieri la risposta al quesito dove si dice che è sempre proponibile di mantenere le soluzioni adottate senza incompatibilità. Quindi attualmente non si è preso nessun impegno a dimostrazione che non si prendono cantonate come dice il Consigliere Mafrica, perché quando non si è sicuri, si fanno quesiti e si chiede di avere conforto legislativo da parte degli Uffici preposti ministeriali. Questo solo per chiarimento, perché qui semmai chi bluffa è l'altra parte.
Per quanto riguarda poi la parte amministrativa e legislativa del decreto del 1975, le argomentazioni apportate tanto dal Consigliere Carlassare quanto dal Consigliere Mafrica, stanno a dimostrare che il decreto del 1975 è ancora in vigore, non c'è vuoto legislativo ed in attesa della normativa nuova, vige quella in vigore. Il decreto del 5.7.1975 è attuativo della legge del 1971, e difatti gli esami previsti sono quelli attualmente concordati. La nuova normativa, quando ci sarà, non è di disposizione regionale perché non è la Regione che dice di fare questo esame o quello, tant'è vero che non ha minimamente messo il becco sugli esami da fare, ma ha preso esattamente le richieste concordate dalla Federazione ed accettata dalla legislazione vigente. A riprova di ciò, questo esame è stato portato in Commissione, ed i medici hanno sostenuto e sono pronti a sottoscrivere che senza questo esame non avrebbero rilasciato nessun certificato. Se questo non è sufficiente, si possono intraprendere tutte le vie possibili. Non sono assolutamente favorevole ai raggi X e se per certe specialità i raggi non sono necessari, sono ben contento, perché una delle prime preoccupazioni è stata quella di eliminare al massimo gli esami non indispensabili. Sfido qualcuno a dimostrare il contrario.
L'art. 61, continuamente citato, fa riferimento ad una normativa che deve essere predisposta e che non è ancora esistente, tranne quella del 1975. Questo è chiarissimo, se poi non è sufficiente, si pongano dei quesiti e si dia la dimostrazione del contrario. Dopodichè saremo disponibilissimi a cambiare le disposizioni.
Per quel che riguarda poi il problema dell'incompatibilità sollevato dal Consigliere Carlassare, c'è una piccola confusione quando il Consigliere fa riferimento alla convenzione medico-generica. Lì si parla di specialisti, la convenzione medico-generica e l'applicabilità è un conto, la convenzione per gli specialisti è un altro. Sono due cose distinte, quindi una cosa non va con l'altra, anzi addirittura la nuova convenzione, quella specialistica non è stata ancora riconfermata, ma si sta ancora trattando.
Ancora, riguardo alla raccolta del sangue, ho detto prima che la convenzione distingue fra la raccolta, quindi l'atto per cui si arriva al prelievo del sangue, e l'esame, che viene fatto nei laboratori pubblici; perché anche nei laboratori pubblici si fa uso, per la pratica del prelievo, del convenzionamento di medici prelevatori di sangue. Quindi non cambia assolutamente niente.
I rilievi fatti poi dal Consigliere Mafrica sui controlli in tribunale dello stato patrimoniale dell'I.R.V., a titolo personale non mi interessa per niente.
Se ci sono accertamenti da fare sull'I.R.V., ognuno come pubblico cittadino lo faccia per suo conto.
Siccome l'I.R.V. ha fatto questa convenzione ad un prezzo inferiore a quello della convenzionata, ritengo che si organizzerà per entrare in questi termini con altri sistemi organizzativi che non mi interessano.
Per quanto riguarda i controlli, ripeto che si è sollevato tutto questo problema prima che fosse finito un anno di attività. Anche ammesso che si faccia ricorso al decreto del 1975 dove si parla di controlli biennali, chi ha detto che l'esame deve essere fatto due volte alla stessa persona? E' la Federazione che, se è previsto un controllo biennale, non manderà quell'atleta a fare quest'anno l'altro accertamento. Se siamo ancora al primo anno di attività, sfido qualcuno a dimostrarmi che l'esame è stato fatto due volte, e controllo biennale vuol dire ogni due anni, fino a prova contraria. Per gli altri, quinquennali, vorrà dire che fra cinque anni si ripeteranno queste prove, se saranno necessarie. Non vedo il perché di tutti questi problemi, sembra quasi che qui discutiamo di un qualcosa di molto complicato, mentre la questione è talmente chiara che tutte le Federazioni hanno potuto utilizzare questo sistema. Chiederò comunque alla singole Federazioni di fare una relazione sulla utilità di una convenzione del genere; tenuto conto - lo ripeto - che la struttura pubblica, anche se è predisposta come apparecchiature - tranne per i raggi per cui c'è un'altra convenzione, quindi si andrebbe solo a diversificare un tipo di convenzione - finché la Piastra non sarà completata (Belle Arti permettendo) non disporrà di apparecchiature sufficienti per fare tutti gli esami richiesti. Per cui, se anche si decidesse, dato che c'è la struttura, di fare questi raggi, non potremmo farlo perché attualmente siamo carenti di tecnici di radiologia ed abbiamo fatto il corso proprio con questo fine. Nell'ex-consorzio antitubercolare mancano appunto questi tecnici e l'apparecchiatura non può farla andare l'usciere. Questi sono problemi reali, al di là delle intenzioni.
Quindi ripeto che non ho nulla in contrario a tale presa di posizione, ma non posso impegnarmi su qualcosa non fattibile.
Per quel che riguarda il riferimento alla scuola media di St. Roch, la spiegazione data a questo quesito che era già venuto fuori, è che gli allievi della St. Roch facevano tutti parte di una Federazione anche se si sono presentati come Scuola a fare questi esami; questo è quanto mi è stato riferito finora, e che accerterò. Se mi sarà data la possibilità di fare una relazione, lo metterò insieme agli altri elementi da fornire al Consiglio.
Su decreto "663", non "633" come citava il Consigliere Mafrica, a cui si fa riferimento, questo serve unicamente per dire che il vincolo precedente è esclusivo per i medici che avevano la specializzazione - quindi per i medici sportivi - che era caduto e che quindi si poteva far riferimento alla legge vigente, alla convenzione nazionale di cui all'art. 48, utilizzando di conseguenza i medici generici, cosa che noi abbiamo potuto fare, altrimenti anche quello era escluso. Questo è l'unico riferimento legislativo vero.
Sul secondo punto, le argomentazioni di ordine giuridico fornite dal Consigliere Lustrissy, che è competente in materia, sono già state più che esaurienti. Ritengo che se vuol essere trasformato, come avevo suggerito, in una relazione da portare argomentata secondo tutti i quesiti che sono stati posti, al Consiglio - ed alla Commissione competente che l'analizzi prima di portarla in Consiglio - sono disponibile. Per il resto penso non sia conveniente.
Voglio ancora precisare che a livello di parte legislativa, quando il Consigliere Lustrissy fa riferimento alla revoca di questo provvedimento che non è stato impugnato, questo provvedimento è già decaduto, perché aveva il termine di un anno; tant'è vero che è subentrata l'U.S.L., che gestisce i servizi, mentre la Regione non c'entra niente, tenendo conto di modifiche che sono state portate alla convenzione. E' stato modificato proprio nel problema dell'accertamento, nell'art. 3 della convenzione, perché c'erano queste difficoltà obiettive e quindi ci è stato chiesto un impegno da parte del responsabile delle Federazioni, in modo che si possano effettuare questi controlli, non voglio insistere oltre sulle possibilità amministrative, i controlli degli uffici su questi atti e quindi sui giorni di pagamento, che possono essere tenuti in considerazioni o meno. Non voglio entrare nel merito, però quello che noi disponevamo per fare questi controlli era di un certo tipo, che li rendeva difficili, per cui rinnovando la convenzione, abbiamo suggerito di modificare anche questo tipo. Quindi c'è già stato un adeguamento in relazione all'esperienza, com'è stata prevista una certa attività legata a queste attività specifiche, cioè esami che non erano contemplati e venivano fatti fuori Valle, che, con la nuova convenzione, possono essere fatti qui, in collaborazione con l'Ospedale.
PRESIDENTE: Colleghi Consiglieri, siamo sempre in sede di discussione generale; ci sono state delle proposte che l'Assessore non ha accolto, quindi se nessuno chiede la parola, chiudo la discussione generale e passo alla posizione che la Presidenza deve tenere in simili occasioni e cioè quella di richiamare l'attenzione dei colleghi sul voto da esprimere. Con la sua risposta l'Assessore ha preso posizione anche nei confronti dell'emendamento del Consigliere Nebbia, pertanto la Presidenza ritiene che se non ci sono emendamenti scritti presentati alla Presidenza - e può essere fatto fino a questo momento - la mozione sarà messa ai voti così com'è, salvo la richiesta di votazione separata sul primo e secondo punto nel caso ci fosse qualche Consigliere che in proposito si manifestasse.
E' chiusa la discussione generale, la mozione viene messa ai voti così com'è stata presentata.
Ha chiesto di parlare il Consigliere Carlassare per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.
CARLASSARE (Dem. Prol. - Nuova Sin.): La mia dichiarazione di voto non può che ribadire il senso dell'intervento che ho ripetuto nel pomeriggio, ma vorrei sottolineare un aspetto, secondo me molto importante, che potrebbe sollevare in qualche modo i dubbi presentati dal Consigliere Lustrissy. Se noi leggiamo attentamente la convenzione, scopriamo che all'art. 8 si prevede: "Eventuali inadempienze contrattuali comporteranno la risoluzione della presente convenzione". Mi pare che una Commissione consiliare tra le altre cose dovrebbe anche controllare che non siano avvenute queste inadempienze, gli stessi dati forniti dall'Assessore, dove mi dice che sono stati effettuati 154 esami non conformi al regolamento, significano che l'I.R.V. non ha ottemperato ad un'altra precisa disposizione che era quella di controllare che questi fossero residenti in Valle, iscritti a delle Federazioni sportive, e cioè la loro identità. Questo potrebbe già di per sè far si che questa convenzione sia considerata scaduta. Però il problema sicuramente potrebbe essere quello di trovarsi di fronte a degli errori commessi in buona fede, per cui non è il caso di chiedere lo scioglimento della convenzione solo sulla base di questi dati. Per cui una Commissione che verificasse a fondo questi problemi, potrebbe sollevare il dubbio posto dal Consigliere Lustrissy, di arrivare a chiedere lo scioglimento della convenzione. E' implicito proprio nella convenzione stessa, che in seguito ad un accertamento di inadempienza - ed io aggiungo in malafede - la convenzione debba essere sciolta. Quindi questo è un altro aspetto.
Vorrei anche sottolineare un'altra cosa, importante non solo sul piano giuridico, ma anche su quello politico, e cioè che si faccia chiarezza sino in fondo su tutte le cose che sono state dibattute, perché qui con tutte le leggi che viaggiano ...
PRESIDENTE: Collega Carlassare, non vorrei sembrare pignolo, ma bisogna tener conto che sta argomentando per votare a favore della mozione che si è presentata.
CARLASSARE (Dem. Prol. - Nuova Sin.): Infatti non sto dicendo nient'altro, sto, esponendo semplicemente perché secondo me, questa Commissione ha la capacità e la possibilità di approfondire una serie di argomenti utili anche sul piano della conoscenza delle leggi, per cui ritengo che questa Commissione debba essere votata, risolvendo anche dei problemi che riguardano le incompatibilità sollevate dall'Assessore Rollandin. Un altro tipo di incompatibilità la troviamo al punto G dell'art. 2, riguardante gli specialisti: "che siano proprietari od operino a qualsiasi titolo in presidi o stabilimenti o istituzioni private convenzionate con il servizio sanitario". E chiarire finalmente, senza dover fare riferimento e rileggere per l'ennesima volta l'art. 61, che ripropone la legge del 1971, però in vuoto di legiferazione da parte del Governo fa riferimento alle normative stabilite dalle singole Federazioni sportive riconosciute dal C.O.N.I., secondo i propri regolamenti che vietano gli esami radiologici.
Per tutte queste motivazioni sarebbe importante mettere in piedi una Commissione, che dal punto di vista politico faccia chiarezza, visto e considerato che la chiarezza dal punto di vista del rilievo giudiziario (eventualmente penale) sarà compito della Magistratura e degli organi preposti alle indagini.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Mafrica, ne ha facoltà.
MAFRICA (P.C.I.): Voteremo a favore della mozione com'è stata presentata, non mi pare che il Consigliere Nebbia abbia formalizzato i suoi emendamenti. Non riteniamo di poter accettare la proposta dell'Assessore di presentare lui alla Commissione od al Consiglio una relazione. Questo perché l'Assessore ha dichiarato il 1° dicembre: "Il rispetto della convenzione, con visite fatte solo a iscritti alle Federazioni e mensilmente controllate per cui non c'è alcuna speculazione", mentre la Commissione prevista dall'art. 11 della legge regionale ha già verificato l'infondatezza delle affermazioni apparse sulla stampa.
Dichiara l'Assessore il 26.1.1982: "Da primi accertamenti è risultato che 114 soggetti sono stati sottoposti alla visita medico-sportiva, pur non essendo iscritti a Federazioni sportive", cioè dice esattamente il contrario di quello che ha dichiarato. Dichiara: "La Regione provvederà al recupero a carico dell'Istituto radiologico, delle spese addebitate per tali casi". In questo caso sostengo che è più opportuno che sia l'intera Commissione e non l'Assessore che il l° dicembre dice una cosa e il 16 gennaio un'altra.
Sulla questione poi che questa Commissione non ha motivo - tesi sostenuta da altri Consiglieri - di operare, perché andrebbe al di là dei suoi compiti, credo che questa Commissione debba funzionare con questi compiti perché è vero che si può mettere in dubbio la legittimità come sto facendo, di quella convenzione nel senso che è andata oltre a quanto fissato dalle norme; però fin quando non è rescissa o decaduta, è operante. Quando è operante, se porta a fatti confermati dalla risposta dell'Assessore, non corrispondenti alla convenzione, su questi fatti è legittimo fare delle indagini, anche se si mette in dubbio la legittimità della convenzione stessa. Non mi convincono dal punto di vista sostanziale, perché mi sembra che appellandosi ad una interpretazione secondo me non credibile delle leggi, si vogliono mantenere in piedi esami pericolosi. Non mi convincono affermazioni dell'Assessore in merito alla validità di normative che impongono a noi, che non li vogliamo, i raggi X. Per mio conto, basta una sola frase della legge 833 a dimostrare che siamo liberi di cambiare quella normativa, cioè l'inciso che dice: "Fino a quando non sarà emanato il provvedimento di cui al 2° comma del presente articolo, la tutela sanitaria dell'attività sportiva sarà assicurata con osservanza" - ammettiamo che abbia ragione l'Assessore, ma continua "nelle Regioni che non abbiano emanato proprie norme. Dico ammettiamo per assurdo, come mai c'è l'inciso? Noi che abbiamo emanato nostre norme possiamo fare una normativa che escluda i raggi X. Questa è la mia tesi.
Votiamo a favore di questa mozione e faremo anche tutti gli altri passi necessari perché, sia dal punto di vista della tutela della salute, che del rispetto di quanto viene stabilito, tutto sia a posto.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare il Consigliere Nebbia, ne ha facoltà.
NEBBIA (P.S.I.): Voterò a favore della mozione per questi motivi: credo di avere illustrato lo spirito con cui era stata firmata la mozione e mi era sembrato che presentando la proposta di emendamento, si potesse raggiungere un risultato unitario da parte del Consiglio. Questa proposta non è stata accolta e d'altra parte la proposta fatta dall'Assessore di illustrare al Consiglio o alla Commissione il risultato delle sue indagini, il suo esame della situazione, non trovano in nessun deliberato una formalizzazione. A questo punto credo che il Consiglio dovrebbe solo aspettarsi che l'Assessore di sua volontà presenti tale illustrazione. Ritenendo che il Consiglio debba, se non altro, assumere una posizione, voterò a favore anche se credo che la proposta di emendamento presentata sia più consona al nostro modo di vedere la situazione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il Consigliere Clusaz, ne ha facoltà.
CLUSAZ: (U.V.): Voterò contro la mozione.
Vorrei sottolineare una contraddizione del Consigliere Mafrica, perché in un primo momento dice che non mette minimamente in dubbio la buona fede dell'Assessore, poi in un secondo tempo dice che vuole investire la Commissione Sanità e non vuole accettare la relazione che farà l'Assessore. Questa sì che è una contraddizione.
PRESIDENTE: Ha chiesto di parlare l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale Rollandin, per dichiarazione di voto, ne ha facoltà.
ROLLANDIN (U. V.): Ho già detto in precedenza che non sono contro lo spirito a cui ci si richiama, perché abbiamo già fatto tutti gli atti per prevedere una struttura pubblica che funzioni; tuttavia non è tecnicamente possibile mettere in piedi una struttura funzionante e quindi, per non mettere a repentaglio la possibilità dell'utenza, dopo aver fatto la proposta di fare una relazione che non è stata accettata, mentre si chiede di impegnare le Commissioni per questo tipo di lavoro, chiedo che su questa mozione ci sia l'astensione della maggioranza.
PRESIDENTE: Metto in approvazione la mozione nel testo presentato, quindi anche con "Centro" al posto di "Struttura", com'era stato proposto.
ESITO DELLA VOTAZIONE
Presenti: 26; votanti: 10; favorevoli 10; astenuti: 16 (Martin, Faval, Voyat, Lustrissy, Clusaz, Fosson, Bordon, Mappelli, Rollandin, Viglino, Ramera, Marcoz, Chabod, Borbey, Pollicini, Tamone)
Il Consiglio non approva
