Oggetto del Consiglio n. 766 del 8 luglio 2021 - Resoconto
OGGETTO N. 766/XVI - Interrogazione: "Azioni concordate con il Comune di Courmayeur per fronteggiare le situazioni di rischio legate al ghiacciaio di Planpincieux.".
Bertin (Presidente) - Punto n. 14 dell'ordine del giorno. Risponde l'assessore Marzi.
Marzi (AV-SA) - La tematica del contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici alla quale i rischi glaciali sono certamente in parte riconducibili, com'è noto, è oggetto di attenzione da parte di questo Governo attraverso le attività svolte dal Dipartimento Ambiente dell'Assessorato omonimo e dal Dipartimento Programmazione risorse idriche e territorio dell'Assessorato che rappresento, in collaborazione con ARPA Valle d'Aosta e Fondazione Montagna Sicura. L'interazione tra Regione e Fondazione Montagna Sicura, che per brevità chiamerò FMS, ha portato negli anni ad approfondimenti specifici anche attraverso collaborazioni e progetti che hanno portato la Valle d'Aosta al centro di una rete di eccellenza di rilievo non solo alpino, ma anche internazionale.
L'interesse in primis si è portato sul seracco Whymper delle Grandes Jorasses con un'attività mirata e continuativa partita nel 2009, mentre, per quanto attiene al ghiacciaio di Planpincieux, le specifiche attività sperimentali finalizzate alla conoscenza delle dinamiche di rischio iniziano nel 2013. Queste attività ci hanno permesso di definire i primi scenari, attivare collaborazioni scientifiche, ad esempio, con il CNR IRPI e ottenere indicazioni di informazioni risultate fondamentali per la gestione delle prime situazioni di criticità a partire dal 2018 sfociate successivamente in misure di protezione civile adottate dal Comune di Courmayeur nel 2019 e nel 2020.
Con la recente integrazione alla convenzione tra la Regione e FMS per l'attuazione di maggiori azioni del progetto "RISK-ACT" abbiamo implementato il monitoraggio con le tecniche innovative di telerilevamento satellitare attenzionando ulteriormente l'evoluzione morfologica dei ghiacciai con possibilità di calcolarne la velocità di spostamento ai fini della prevenzione del rischio.
Proprio per concentrare ancor più l'attenzione in tale ambito, su mia proposta, abbiamo costituito con il Comune di Courmayeur e la FMS un tavolo di lavoro sulla gestione della situazione di rischio glaciale nella Val Ferret, con particolare attenzione alle attività di informazione e comunicazione. Abbiamo quindi avviato una proficua collaborazione tra le due Amministrazioni per tenere sotto controllo una situazione che, ricordiamo, può avere conseguenze rilevanti. L'insieme delle attività comunicative è impostata per dare messaggi positivi: se è vero che esiste una situazione di rischio, è altrettanto vero che essa è fortemente seguita, monitorata e gestita proprio perché si vuole avere cura di chi frequenta questi luoghi magnifici e di chi vive e promuove le attività nella vallata. Si deve cercare, nell'imprescindibile necessità della tutela della pubblica incolumità, di ridurre al minimo possibile le conseguenze a valle dei periodi di crisi. È quindi importante ricordare che la Valle d'Aosta è stata la prima Regione alpina a dotarsi di un piano di monitoraggio di rischio glaciale nel suo territorio. Per citare solo gli anni 2020 e 2021, l'impegno dell'Amministrazione regionale per il radar, per il monitoraggio dei ghiacciai e la gestione della viabilità nella zona della Val Ferret è stato di 260 mila euro.
In Valle vantiamo ben 184 ghiacciai, che ammontano a oltre un terzo dell'intera superficie glaciale italiana e che, a latere della loro attrattività turistica, rappresentano i più sensibili indicatori climatici rispetto ai cambiamenti in atto su tutto il territorio montano. La competenza nella gestione del rischio glaciale è in capo alla Struttura Assetto idrogeologico dei bacini montani, che con il supporto tecnico-scientifico di Fondazione Montagna Sicura cura il piano di monitoraggio del rischio glaciale e periglaciale sul territorio valdostano, una best practice riconosciuta a livello dell'intero arco alpino e oltre che focalizza la sua attenzione sulla raccolta di segnalazioni di origine glaciale e periglaciale, l'esecuzione di rilievi mirati di indagini su apparati glaciali e aree circostanti per l'individuazione di elementi potenzialmente fonte di pericolo, l'attenzione verso la situazione di rischio, l'aggiornamento di un database delle situazioni di pericolosità riconosciute, la progettazione di azioni e di sistemi di monitoraggio e la loro successiva gestione laddove ci si trovi in presenza di eventi che influenzano il fondovalle abitato.
Tra le situazioni individuate nell'ambito di tale piano vi sono quelle a tutti certamente note della Val Ferret: mi riferisco al seracco Whymper delle Grandes Jorasses, classificabile come ghiacciaio freddo e pertanto gestibile più concretamente e operativamente in termini di previsione di possibili crolli, e al ghiacciaio del Planpincieux, definito temperato il cui motore principale dei movimenti è dato dalla presenza di acqua in scorrimento tra substrato roccioso e massa glaciale. Tale caratteristica complica in maniera significativa qualsiasi attività previsionale riguardo a tempistiche e volumetrie di ghiaccio coinvolte dai possibili crolli facendo dell'imprevedibilità uno degli elementi caratterizzanti il comportamento dinamico di questo ultimo ghiacciaio.
Fornisco ora un maggiore dettaglio sull'attenzione che tutti i soggetti coinvolti rivolgono alla sicurezza della vallata e ai suoi abitanti.
Primo punto: migliorare la capacità di analisi del fenomeno. A partire dall'autunno del 2020 tra le varie attività messe in campo due di queste risultano fondamentali: la prima ha riguardato una nuova attività di indagine georadar iper specialistica svolta dall'ETH di Zurigo e dalla GEOSAT di Ginevra. Tale indagine tecnica ha aggiornato quella già svolta nel 2013 verificando i cambiamenti volumetrici dell'ammasso glaciale grazie a una maggiore precisione delle informazioni data l'evoluzione tecnologica di tali indagini nell'ultimo decennio. Quest'analisi permette di comprendere quali siano i potenziali volumi coinvolti e le superficie che rappresentano comportamenti difformi in termini di accelerazioni o decelerazioni, passando quindi dal dato reale a quello volumetrico con un dettaglio maggiore rispetto al passato. La seconda riguarda una più dettagliata valutazione delle conseguenze dei possibili distacchi di ghiaccio, aggiornando gli scenari di crollo sviluppati nel 2013 che a suo tempo consideravano tre differenti fasce di analisi del fenomeno. Lo studio commissionato all'Istituto federale elvetico di Davos, centro di riferimento mondiale soprattutto in tema di modellizzazione dei fenomeni valanghivi e dei crolli di ghiaccio sulla base delle indicazioni condivise con i tecnici regionali e di FMS, ha rimodulato e ampliato le fasce delle volumetrie di analisi portandole da 3 a 6.
Secondo punto: garantire la robustezza dei complessivi monitoraggi. I diversi sistemi di monitoraggio esistenti in parte dialogano tra loro e in parte si compensano. Questo aspetto è fondamentale in un'ottica di ottimale gestione di problematiche di protezione civile poiché l'assenza di informazioni per principio di cautela rende spesso obbligatoria l'adozione delle misure più pesanti in termini di edifici evacuati e chiusura delle strade, con evidenti ricadute di responsabilità in capo ai vari soggetti coinvolti.
Terzo punto: ottimizzare e semplificare le procedure di allertamento nei confronti del Comune. I nuovi approfondimenti che ho illustrato, uniti all'esperienza acquisita negli ultimi anni nel saper interpretare i dati derivanti da sistemi di monitoraggio, hanno permesso di ottimizzare e razionalizzare le procedure di allertamento. Queste consistono nel produrre nel periodo di fase attiva del ghiacciaio, tipica quello estivo, un report giornaliero che sintetizza i livelli di rischio. Nella fase più tranquilla dal punto di vista dei movimenti, che definiamo quindi quiescente, il report ha invece una cadenza di emissione settimanale con i tecnici che rimangono comunque coinvolti nelle valutazioni sette giorni su sette. Il livello di rischio declinato su 3 livelli riferito alla probabilità di accadimento di crolli significativi, i parametri di monitoraggio, il volume critico, lo scenario risultante, da prendere in considerazione che, oltre ai 6 scenari scientifici e specifici modellizzati dallo studio di Davos di cui ho parlato prima, ne aggiunge altri 5 di volumetrie intermedie, portano gli scenari a cui riferirsi a 11 complessivi. Tale nuova impostazione è stata avallata dal CNR IRPI, che da circa un decennio supporta per gli aspetti scientifici il lavoro dei tecnici di FMS, oltre che da due glaciologi di nota fama mondiale entrambi legati all'ETH di Zurigo: questo per evitare di risultare autoreferenziali e di tralasciare indizi potenzialmente significativi. A corredo del nuovo report di allertamento è stata predisposta una nota esplicativa a favore del Comune, che dettaglia i contenuti del documento riportando soglie di attivazione sui singoli parametri e spiegazioni complessive sul fenomeno in gestione.
Arriviamo infine ai risvolti rivolti alla Protezione civile, quindi all'attività di supporto al Comune delle procedure gestionali in caso di rischio elevato. Dati gli 11 scenari di cui abbiamo parlato prima, ne derivano 11 diverse mappe che individuano le zone potenzialmente coinvolte la cui analisi permette di definire quali siano i fabbricati da evacuare, oltre a cui imporre un coprifuoco e l'impatto e l'interessamento sui diversi livelli di viabilità. Tutte le attività finora descritte hanno permesso al Comune di organizzare a sua volta le conseguenti misure di protezione civile da adottare, che comprendono il personale da coinvolgere, le tempistiche operative e gli aspetti più formali e amministrativi.
In occasione della recente conferenza stampa congiunta Comune, Regione e Fondazione Montagna Sicura organizzata a Courmayeur lo scorso 16 giugno, si è stabilita, nei limiti di quanto possibile, la modalità comunicativa da rendere sia nelle fasi ordinarie che in quelle a carattere emergenziale. A tal proposito abbiamo riassunto la descrizione dei siti e delle peculiarità che ne ravvisano possibili fonti di rischio, illustrando il complesso lavoro di monitoraggio messo in piedi, che - ce lo dice il CNR - fanno di questo apparato sui ghiacciai uno dei più analizzati al mondo.
Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola al consigliere Aggravi.
Aggravi (LEGA VDA) - La ringrazio, Assessore, per la dettagliata descrizione e per aver dato contezza dell'attività che viene svolta. Una particolare attenzione io chiederei a lei in primis perché ovviamente la delega è sua, ma anche al Presidente in quanto autorità di sicurezza e al vertice anche dei servizi emergenziali riguarda la comunicazione, perché, come giustamente lei ha detto, un conto è comunicare le analisi, le valutazioni, il monitoraggio, ma poi anche evitare che il percepito sia interno, cioè della nostra Valle, ma soprattutto verso l'esterno rischi di ripresentare un po' il pasticcio che fu fatto all'epoca con la questione del ghiacciaio e soprattutto con anche una paura indotta che non ci doveva essere: questo perché, tra l'altro, stiamo passando anche il Covid, che in più aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione e di paura e questo con ricadute negative anche su tutta la promozione che viene fatta della nostra Valle e della nostra realtà. Quella è una zona particolarmente anche sfortunata: fortunata per le bellezze del territorio ma sfortunata perché queste bellezze ogni tanto fanno i capricci: da un lato, ci sono i ghiacciai; dall'altro, c'è l'altro vero e proprio... che è la frana o quella che sembra una frana perché sinceramente non sono un tecnico e non voglio addentrarmi in questo genere di cose.
Io i due elementi che ritengo essere particolarmente importanti sono sicuramente il monitoraggio sempre più puntuale che permetta anche di generare e di mettere in campo le attività emergenziali quando servono e non con una logica un po' italiana del "onde evitare responsabilità, è meglio sempre fare di più", perché, purtroppo, noi abbiamo anche una legislazione non ci aiuta in questo senso e dall'altro lato però comunicare sia agli operatori, agli utenti, a chi ha fatto pesanti investimenti sulla Vallata e genera comunque ricchezza per tutta la Valle, in maniera più appropriata e in maniera più puntuale appunto sia per gestire al meglio le fasi di sicurezza, ma anche gestire al meglio la promozione della nostra realtà, dove comunque tutti questi investimenti sono principalmente fatti per la sicurezza e l'incolumità dei territori e delle persone.
