Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 764 del 8 luglio 2021 - Resoconto

OGGETTO N. 764/XVI - Interrogazione: "Notizie relative al superamento dei limiti dettati dalla legge regionale 57/1983 in ordine al distacco dei docenti nella nostra regione.".

Bertin (Presidente) - Alla presenza di 31 Consiglieri possiamo riprendere l'ordine del giorno che si era interrotto al punto n. 11, pertanto ripartiamo con l'interrogazione n. 12. Per la risposta, ha chiesto la parola l'assessore Caveri, ne ha facoltà.

Caveri (VdA Unie) - Allo stato i docenti distaccati, ai sensi della legge regionale che è stata citata, la n. 57/1983, articolo 15 della legge n. 448/1998, articolo 26, sono otto. L'articolo 15 disciplina le utilizzazioni del personale ispettivo, direttivo e docente per particolari compiti culturali e di ricerca per iniziative nel campo educativo e scolastico ritenute di rilevante interesse regionale.

Io le darò la tabella con i nomi, sono: una persona al sistema bibliotecario del Dipartimento Soprintendenza per i beni e le attività culturali, una seconda all'Office de la langue française della struttura del Segretario generale, due persone all'Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea, una persona all'Ufficio BREL della struttura Attività espositive e promozioni identità culturali del Dipartimento Soprintendenza per i beni e le attività culturali, una persona al Centre d'études des anciens remèdes, una al Dipartimento Soprintendenza per i beni e le attività culturali e una all'Istituto regionale per la formazione e l'educazione cooperativa.

Come funziona? L'ente richiede l'utilizzazione all'Assessore competente in ambito di istruzione dichiarando di essere un ente non a scopo di lucro anche presentando della documentazione e illustrando le ragioni della necessità del distacco. Normalmente gli enti propongono il progetto che sarà affidato poi all'insegnante specificandone la durata.

Seconda domanda: "se vi siano docenti che abbiano superato i limiti". In riferimento al limite dei nove anni di durata massima del distacco, riportato al comma 2 della legge regionale n. 57/1983, si precisa che tale limite previsto dalla disciplina statale, poi confluito nell'articolo 456, comma 6, del decreto legislativo n. 297/1994, che sarebbe il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione, è stato abrogato dall'articolo 26, comma 8, della legge n. 448/1998 a decorrere dal 1° gennaio del 1999. Si ricorda a questo proposito un tema che è stato più volte sottolineato in aula, cioè che noi abbiamo in merito al personale scolastico un ordinamento che è legato al DPR n. 861/1975: quello famoso sugli organici delle scuole primarie e secondarie artistiche della Valle d'Aosta di cui si occupò la rimpianta assessore Viglino. Questa norma stabilisce che lo stato giuridico ed economico del personale docente della Regione sia quello statale e dunque la legge che ho citato ha modificato una disposizione che concerne lo stato giuridico. Questa - immagino sia il consigliere Manfrin che risponderà - è una vecchia questione, cioè noi paghiamo gli insegnanti ma lo status giuridico resta quello dello Stato. Pertanto - e questa è la ricostruzione che mi viene non solo dalla mia esperienza personale, ma confortato anche da quello che ci è stato detto dall'Ufficio legale - tale successione delle leggi nel tempo consente di ritenere allo stato legittimo il prolungamento del distacco oltre i nove anni anche a livello regionale; sostanzialmente la legge regionale, benché in vigore, si piega, essendo lo status giuridico degli insegnanti quello statale, alla nuova norma che è stata decisa dallo Stato togliendo questo blocco dei nove anni.

Alla luce di quanto riportato, quindi considerato il contrasto formale fra la legge regionale e la legge statale, è del tutto evidente che, per pulizia legislativa, noi dovremmo nel primo omnibus fare un intervento di manutenzione perché ovviamente quella norma dei nove anni si rifaceva alla norma dei nove anni che era stata fissata a suo tempo dallo Stato. Questa è la situazione giuridica così come mi è stata ricostruita.

Presidente - Per la replica, la parola al consigliere Manfrin.

Manfrin (LEGA VDA) - Grazie assessore Caveri, purtroppo per una volta non posso essere soddisfatto dalla sua risposta, ma ovviamente le motiverò come sempre la mia insoddisfazione. Giustamente lei ha evidenziato un conflitto fra due norme ma, affinché i nostri cari concittadini che ascoltano al di fuori di quest'aula ne siano informati, ripercorro brevemente le motivazioni di questa interrogazione, perché effettivamente - lei lo ha detto ma è bene esplicitarlo in maniera chiara - ci sono degli insegnanti che vengono distaccati, insegnanti che dovrebbero insegnare nelle scuole della nostra Regione, per fare altri compiti e questi compiti vengono definiti appunto dalla legge che abbiamo citato, quindi la n. 57/1983, che appunto sono dei compiti differenti rispetto all'insegnamento, ma tendenzialmente che ricadono all'interno di quell'alveo. Il problema si crea quando questi insegnanti non insegnano più, cioè se fossero distaccati temporaneamente per uno, due, tre, quattro o cinque anni, si potrebbe anche comprendere, cioè c'è un insegnante che viene distaccato, per esempio al BREL, come giustamente ha detto, che conduce un lavoro di sicuro interesse culturale e poi torna a fare il suo mestiere, però qui ci troviamo in presenza - e le cito una persona, ovviamente non faccio i nomi e la ringrazierò per la tabella ma qualcosa abbiamo chiaramente scoperto - di una persona che, per esempio, dal 2007... perché noi siamo in possesso della riconferma del distacco di un insegnante presso l'Istituto storico della Resistenza che è stato riconfermato nella riunione del 2 aprile 2007. Ora, fare per quattordici-quindici anni l'insegnante distaccato presso l'Istituto storico della Resistenza oggettivamente ci chiediamo quale funzione abbia se non quella di essere vita natural durante a servizio dell'Istituto storico della Resistenza. Ci chiediamo anche se magari il trattamento economico che poi viene corrisposto a questo insegnante presso questa struttura magari non sia anche più gratificante, ce lo chiediamo, non lo sappiamo, ma su questo ovviamente faremo i nostri approfondimenti.

Dire che la nostra legge va in conflitto però "vabbè, seguiamo la norma statale", secondo me, è in palese conflitto con altri tipi di scelte che si sono fatte. Tempo fa ho fatto un'interrogazione relativamente a una chiamata pubblica a cui ha risposto mi ricordo il Presidente, che era in quarantena e ci rispondeva dal monitor, rispetto ad alcuni dipendenti che credo dovessero fare gli istruttori per quanto riguarda le politiche europee, cioè coloro che fanno i programmi, che pianificano le nostre politiche europee e vanno a prendere i fondi europei. Queste persone vengono assunte con chiamata pubblica nonostante il fatto che esse debbono avere una laurea, quindi assunte con chiamata pubblica e con requisito di reddito, cioè chi ha meno reddito e chi è più in difficoltà viene assunto, e non si privilegiano invece le qualifiche come invece dovrebbe stabilire, com'è stabilito dalla legge nazionale. In quel caso in riferimento alla legge nazionale che viene citata peraltro anche nella chiamata pubblica: "beh, sì, viene citata però noi facciamo come ci pare". Quando invece c'è una legge regionale che dovrebbe porre un limite... io credo un limite anche assennato, anche se lo trovo eccessivo anche questo: nove anni di seguito a fare qualcosa che non è l'insegnamento, io sono assunto per fare l'insegnante e poi passo nove anni a non fare l'insegnante, mi sembra effettivamente un'esagerazione, c'è una persona che dal 2007 non si occupa di fare insegnamento, ma continua a essere riconfermato in questo incarico con immagino il beneficio di poter fare la ricerca, quello che più piace, ma chi di noi non vorrebbe essere pagato per poter scrivere libri che interessano? Io adesso non farò chiaramente un excursus sui libri scritti, però, quando poi vedo che l'attività scientifica dell'Istituto storico della Resistenza si concentra nel cercare di affermare certe teorie politiche, come abbiamo dimostrato con il collega Perron, evidentemente un po' di disappunto mi coglie. C'è quindi un conflitto alle norme, benissimo, queste norme però sono ancora in vigore, soprattutto le norme regionali, io chiedo che a queste norme venga dato seguito. Ancora a questo punto, se non si vuole dare seguito a queste norme, c'è la possibilità poi di non riconfermare questi insegnanti e quindi di passare attraverso il richiamo in servizio nelle nostre scuole. Io penso che perlomeno uno strumento di equità e di giustizia e anche di turnazione per coloro che vogliono magari ricoprire quell'incarico forse andrebbe applicato.