Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 245 del 27 gennaio 2021 - Resoconto

OGGETTO N. 245/XVI - Interrogazione: "Valutazione dei dati relativi alla situazione economica del tessuto sociale valdostano".

Bertin (Presidente) - Punto n. 6 all'ordine del giorno. Per il Governo il Presidente della Regione ne ha facoltà.

Lavevaz (UV) - Rispondo io facendo un po' sintesi, visto che comunque è una questione che riguarda in maniera trasversale diversi assessorati.

Relativamente alla prima domanda va intanto ricordato che la classificazione della Valle d'Aosta in zona arancione non è stata continua in tutto il periodo. Inoltre, per le strutture ricettive alberghiere la stessa classificazione in zona arancione della regione è poco significativa. Gli alberghi, infatti, per tutto il periodo in esame, indipendentemente dalla colorazione, in teoria avrebbero potuto rimanere sempre aperti e somministrare pasti agli alloggiati, ma in realtà sussistendo il divieto di mobilità tra le regioni e dall'estero, la domanda di mercato è stata praticamente inesistente. Ancora, le strutture ricettive alberghiere che nei giorni arancioni hanno autonomamente deciso di chiudere temporaneamente non avevano alcun onere di comunicazione in quanto il periodo di chiusura, connesso alla permanenza della nostra regione all'interno della zona arancione, è stata inferiore di trenta giorni, periodo minimo a decorrere dal quale vi è un obbligo di legge di comunicazione della sospensione dell'attività.

Il dato specifico richiesto dalla domanda, pertanto, non è una rappresentazione significativa della situazione delle strutture alberghiere. Ci sono però dei dati forniti dal SUEL su base annuale che vi sintetizzo: nel 2020 sono state presentate sei pratiche di apertura di strutture rispetto alle tredici presentati nel 2019, quindi sette domande in meno, mentre sono state presentate trentuno pratiche di cessazione dell'attività rispetto alle ventuno del 2019, quindi dieci pratiche presentate in più. In tutto il 2020 poi ci sono state 495 pratiche di chiusura temporanea rispetto alle 253 del 2019. È un dato però questo da analizzare con attenzione, perché comprende aziende che hanno chiuso per più periodi non consecutivi durante l'anno, ma si tratta comunque di un dato significativo.

Per quanto riguarda il commercio valgono all'incirca le stesse considerazioni. Anche per le attività commerciali la classificazione in zona arancione è poco significativa, in quanto nei mesi considerati hanno avuto regimi differenziati sulla base del settore merceologico di riferimento. Ad esempio, gli esercizi commerciali di alimentari e le tabaccherie sono rimasti tendenzialmente sempre aperti, differentemente dai negozi di abbigliamento. Altra distinzione sostanziale, con riferimento alle attività commerciali, è stata quella tra le attività tradizionali e le cosiddette forme speciali di vendita, quali il commercio elettronico, dunque senza un negozio in senso stretto. In ogni caso rispetto alle chiusure temporanee, essendo state imposte, è venuto meno l'onere di comunicazione da parte degli imprenditori.

Anche per il settore commercio il SUEL ci ha fornito alcuni dati sul 2020 rispetto al 2019. Per quanto riguarda gli esercizi di vicinato nel 2020 ci sono state 69 pratiche di aperture con esito positivo rispetto alle 121 del 2019. Ci sono state altresì 153 pratiche di chiusure rispetto alle 213 del 2019. Per quanto riguarda invece le medie strutture di vendita, il 2020 ha registrato tre pratiche di apertura con esito positivo rispetto alle quattro del 2019 e otto pratiche di cessazione rispetto alle nove del 2019.

Poi si chiede quanti siano i dipendenti stagionali che sono stati assunti dalle società degli impianti di risalita e quanti siano i dipendenti stagionali assunti dalle varie attività commerciali per la stagione invernale 2020-2021 e quanti erano nel quinquennio precedente. Per quanto riguarda i dipendenti stagionali delle società degli impianti di risalita nel periodo novembre-dicembre 2020 le assunzioni a tempo determinato sono state 79 rispetto alle 573 dello stesso periodo dell'anno precedente. Le fornirò una tabella predisposta dall'AVIF per la stagione 2020-2021, da cui si rileva che complessivamente a oggi risultano assunti 65 stagionali rispetto a un organico complessivo, comprendendo anche tutte le piccole stazioni come Rhêmes-Notre-Dame piuttosto che Ollomont, pari a 657 posti di lavoro disponibili.

Nel settore commerciale poi il numero delle assunzioni nel periodo novembre-dicembre 2020 sono state 187 rispetto alle 593 dello stesso periodo dell'anno precedente, con una riduzione percentuale del 68 percento. Le fornirò anche in questo caso una tabella di dettaglio sulle attività commerciali.

La terza domanda chiede quanti siano i liberi professionisti residenti per cui la libera professione è fonte di reddito primaria che non hanno potuto esercitare la loro professione. Per quanto riguarda i liberi professionisti, se si ragiona genericamente in termini di partite IVA, il reperimento del dato relativo a quanti sono operanti, quanti lo siano come fonti di reddito primaria e quanti di loro non hanno potuto esercitare la professione, risulta estremamente complicato, a maggior ragione per quanto riguarda le professioni turistiche.

La Chambre ha avviato recentemente un sondaggio facoltativo presso i professionisti valdostani per ottenere una fotografia aggiornata della situazione in cui versa il comparto dei liberi professionisti alla luce delle conseguenze economiche derivanti dall'emergenza sanitaria, prendendo in esame elementi quali ad esempio i livelli occupazionali, le esigenze di liquidità, le variazioni di fatturato. I dati sono ancora in fase di raccolta e poi dovranno essere elaborati e analizzati, ma sicuramente sarà un punto di partenza importante per avere una panoramica della situazione, considerando che in base ai dati disponibili il comparto delle professioni della montagna coinvolge 1500 iscritti all'Associazione Valdostana Maestri di Sci, di cui 207 non residenti e di cui almeno 400 hanno nella professione la principale fonte di reddito. Gli iscritti all'albo delle guide di alta montagna sono 236, di cui circa 130 sono liberi professionisti che svolgono l'attività di guida alpina a tempo pieno. Le guide escursionistiche 142 di cui circa 15-20 liberi professionisti che svolgono l'attività a tempo pieno, 34 guide escursionistiche di cui 8 liberi professionisti che svolgono l'attività a tempo pieno.

Si chiede poi se tali dati siano stati oggetto di valutazione e quali ne siano le risultanze. Le risultanze della valutazione dei dati non sono definitive ma in analisi, soprattutto in riferimento alle misure del ristoro nazionale, di cui speriamo di avere notizia definitiva nei prossimi giorni, compatibilmente con la sciagurata crisi politica aperta in questa fase. In particolare, le Regioni di montagna hanno proposto alla conferenza delle Regioni prima e poi approvato in Conferenza Stato-Regioni un documento in cui si chiede un impegno di circa 4,5 miliardi di euro per le realtà di montagna. La valutazione sul piano regionale, al di là dei lavori in atto per arrivare quanto prima all'approvazione del rendiconto, devono nel merito partire sulla base dei ristori nazionali.

Presidente - Per la replica il consigliere Carrel, ne ha facoltà.

Carrel (PA) - Grazie presidente Lavevaz per i dati forniti. Il nostro obiettivo, con questa interrogazione, è proprio quello di stimolare ovviamente l'Amministrazione regionale a compiere quel lavoro che, mi ha detto adesso, sta compiendo anche la Chambre, cioè di fare una fotografia di quella che è la situazione oggi, perché ci siamo resi conto, leggendo anche i giornali, che lo Stato sta pensando a dei ristori, ma spesso abbiamo noi delle peculiarità, delle caratteristiche diverse su cui dobbiamo agire noi come Regione. Proprio per questo e in vista del bilancio di assestamento, quindi tutto il rendiconto che come opposizione abbiamo già detto ovviamente prima arriva meglio è, anche perché dobbiamo dare delle risposte a tantissime persone, crediamo sia giusto avere una fotografia quanto più chiara possibile.

I dati che ci ha presentato sono sicuramente dei dati che preoccupano e preoccupano tanto. Parliamo di 400 maestri di sci che sono solo maestri di sci, più 1100 che fanno i maestri di sci e abbinano forse questa professione ad altre professioni. Parliamo di 130 guide e di 657 dipendenti solamente delle società degli impianti, senza pensare anche a tutte quelle che sono le attività commerciali che sono connesse a essi. Credo che sia un quadro sicuramente molto, molto preoccupante.

Se da una parte, come gruppo ci preoccupa sicuramente molto l'aspetto sanitario, stiamo cercando di ragionare su delle soluzioni e cercando appunto di avere dei dati, per affrontare quella che è di fatto una crisi economica importante da cui purtroppo usciremo molto oltre la fine della crisi sanitaria. Quindi credo che sia veramente importante avere questi dati - la ringrazio se ci farà avere copia di quanto ci ha giustamente presentato - proprio per iniziare a fare delle analisi, per capire come sostenere gli imprenditori e i dipendenti, come permettere loro di lavorare in una situazione vantaggiosa; o meglio, io credo che nessuno stia chiedendo in questo momento dei ristori, tutti chiedono di lavorare. Noi sappiamo bene che però c'è una crisi sanitaria in corso e dobbiamo in qualche modo salvare le nostre piccole e medie imprese e i nostri liberi professionisti, che vivono spesso e volentieri grazie alla montagna e grazie anche alla stagione invernale.

Ci tengo solamente a sottolineare in ultimo le dichiarazioni fatte dal presidente di ADAVA, il quale chiede che i ristori anche a livello nazionale non vengano calcolati su base annua, ma vengano calcolati stagionalmente, proprio perché essendo una regione alpina con un grande peso nella nostra economia della stagione invernale, sarebbe opportuno spacchettare l'anno in stagione estiva e in stagione invernale, in quanto la stagione estiva, come sappiamo, è andata tutto sommato bene, ma la stagione invernale, che dura non solo per il 2020 ma almeno per i primi quattro-cinque mesi del 2021, è una catastrofe. Credo che dobbiamo prenderci l'impegno tutti assieme, anche a livello nazionale, di insistere e di cercare di ragionare in questa direzione.