Resoconto integrale del dibattito dell'aula. I documenti allegati sono reperibili nel link "iter atto".

Oggetto del Consiglio n. 204 del 13 gennaio 2021 - Resoconto

OGGETTO N. 204/XVI - Interpellanza: "Piano di riapertura degli impianti sciistici valdostani".

Marguerettaz (Presidente) - Punto n. 17 all'ordine del giorno. La parola al collega Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (PA) - Le premesse per questa interpellanza partivano dal DPCM del 3 di questo mese, ora sembra che sia passato tanto tempo, eppure in pochi giorni sono cambiati tanti DPCM, che chiaramente hanno portato l'attenzione su un tema che noi vogliamo riprendere: quello dell'utilizzo dei nostri impianti di risalita e di quello che è lo sfruttamento della nostra situazione. Ne hanno già parlato in molti, però il tema principale che si voleva abbordare è di capire fino a quando si doveva aspettare per iniziare quest'attività. Allora si diceva dal 7 gennaio, cosa che poi è stata successivamente smentita e ancora oggi, se non ho capito male le parole pronunciate all'inizio della seduta, non è definito nulla sugli eventuali interventi, sapendo che se si aspetta ancora un po', credo che sia controproducente o addirittura difficilissimo immaginare di iniziare un'attività.

In conseguenza a questa situazione chiedevamo e chiediamo ancora di capire che cosa può succedere, perché evidentemente il problema dell'apertura degli impianti non è un fatto a sé, è collegato con tutta un'altra serie di problematiche, non ultime la possibilità di viaggiare tra le regioni limitrofe e la nostra in modo che si possa tener conto che possono giustamente essere liberi di andare a sciare secondo le disponibilità che già si pensava ai tempi. Questa è la prima cosa, poi nel contempo non dimentichiamo che anche in Valle in molti casi si sono preparati per l'evenienza che, come dicevo, con quel DPCM era addirittura il 7 del mese e non è successo niente e non succederà nemmeno adesso se ho capito bene, quindi tutto questo ha comportato una serie di spese, una serie di interventi importanti che chiaramente vanno a gravare i bilanci delle società partecipate.

L'altro aspetto ancora più delicato è quello dei dipendenti stagionali che sono in alcuni casi stati allertati, in alcuni casi sono stati chiamati a intervenire per fare le prime operazioni propedeutiche all'eventuale apertura conseguente. Ora, tutto questo ha un significato particolare, in particolare per le persone, per il numero significativo che conosciamo delle varie situazioni delle società che hanno previsto di poter ottenere la disponibilità di personale che negli anni scorsi già in questo periodo lavoravano a tempo pieno... per capire che cosa si poteva fare per essere pronti nell'eventualità a suo tempo detta del 7 dicembre di poter ricominciare ad avere determinate attività nelle nostre zone.

Tutto questo - e non credo che abbia bisogno di altre spiegazioni perché tutte le conosciamo - porta a dei disagi da una parte personali per la situazione, giustamente adesso tutta questa gente è a casa, le spese che ci sono state comunque e che ci saranno per le società interessate, e poi sapere se c'è una fine a questo continuo prevedere e poi non mantenere, perché sennò tanto vale dirlo e riuscire a capire definitivamente che cosa succederà sulla nostra situazione... e soprattutto le conseguenze nefaste che questa porta sia a livello personale che a livello monetario e a livello delle difficoltà delle aziende che già sappiamo, sono note, perché ne abbiamo già discusso anche in quest'aula e che ne discuteremo ancora. Queste sono le preoccupazioni e la richiesta di avere un chiarimento va in quella direzione.

Presidente - Ha chiesto la parola l'assessore Bertschy, ne ha facoltà.

Bertschy (AV-SA) - Grazie anche alla sollecitazione politica attraverso questa iniziativa da parte del collega Rollandin, che ci permette di fare ancora una volta rilevare come in quest'aula ci sia grande attenzione per lo sci, per il settore impianti a fune e forse mai come oggi ci si rende conto che, pur con tutti i limiti di questa offerta, la capacità che avremo di metterci in gioco per rinnovare il nostro modello, tutti quelli che annunciano che ci sono possibilità di sostituire l'economia dello sci con nuove economie dovrebbero portare sul dato del ragionamento politico gli stessi numeri, le stesse proposte economiche e le stesse capacità di creare occupazione e indotto perché sennò sono solo belle parole. Con le belle parole non facciamo vivere la gente, non la facciamo lavorare, non sviluppiamo i nostri territori e non teniamo la gente in montagna.

Detto questo, come nella preparazione della vostra iniziativa siete stati superati dai DPCM, anche nella preparazione della mia risposta perché qui ci si aggiorna giorno giorno, ora ora quasi quasi, quindi io andrò, se mi permettete, anche un po' a braccio, anche per farvi capire che c'è massima attenzione da parte mia e del Governo e dico di tutti noi perché raccolgo queste sollecitazioni come una preoccupazione politica per il nostro sistema economico e per i cittadini valdostani, per la popolazione di montagna, quindi in questo momento quali sono le variabili?

Tra l'altro, ad ore dovremo sapere anche che cosa succede alla nostra legge regionale che non ci creerà le condizioni per far sviluppo economico, però per segnalare e mettere forse dei punti fermi sulla possibilità di creare una minima apertura a favore dei Valdostani nella misura in cui decideremo che almeno sotto questo profilo vorremo dare dei segnali politici.

La richiesta di sospensiva da parte del Governo quindi andrà oggi discussa e vedremo come la Corte costituzionale risponderà.

Allo stesso tempo ieri il CTS ha analizzato il protocollo ma per le informazioni ufficiose che ho, anche insieme agli altri colleghi regionali e Assessori regionali, non c'è ancora una valutazione definitiva e pare esserci un aggiornamento a venerdì. L'incertezza quindi regna sovrana e la dice lunga sull'attenzione che viene data a un sistema economico di tale importanza. Oggi noi parliamo di Valle d'Aosta ma vi posso dire che nelle considerazioni politiche che facciamo insieme agli altri Assessori siamo tutti estremamente amareggiati per l'incapacità che c'è da parte del Governo di capire che dietro alla sciata c'è tutto quello che noi conosciamo: l'economia, il lavoro, l'occupazione. Rispetto ad altri settori dove si è stati molto più chiari... era meglio dire: "probabilmente non si apre questa stagione e partiamo in un'altra direzione" piuttosto che rinviare di dieci giorni in dieci giorni.

Ad oggi abbiamo con un po' di analisi che è stata fatta ancora l'incertezza della data del 18, che sarebbe poca cosa se sapessimo che poi la data buona è quella del 25 o anche del 2 febbraio ma se ci fosse la possibilità di dire una volta per tutte: "da lì si parte", da lì potremmo programmare.

Cosa abbiamo fatto noi in questi 20 giorni che sono passati? Intanto le Regioni hanno voluto proporre lo spostamento dal 7 al 18 per permettere o, meglio, per togliere l'alibi al Governo di non arrivare in tempo e preparati sull'organizzazione delle regole e della data, quindi abbiamo dato 10 giorni in più per permettere al CTS di esprimersi. Oggi è il 13 e il CTS non si è ancora espresso. Ci siamo quindi ritrovati ancora una volta a ridosso della data di possibile a questo punto non apertura senza queste indicazioni.

Come Regioni, in questo momento e, come Regione Valle d'Aosta, da un lato, stiamo seguendo, insieme ai Presidenti delle società e ovviamente a tutto l'indotto, l'organizzazione della possibile apertura quando avverrà facendo degli scenari sui bilanci. Lo scenario massimo a questo punto è la non apertura perché ovviamente non abbiamo, anche per quello che sta succedendo in Francia e da altre parti, indicazioni definitive, quindi sul bilancio delle società si ipotizza anche una non apertura. Che cosa comporta questa non apertura? Nell'immediato ovviamente, in una riduzione drastica di liquidità in una visione sull'anno, una riduzione di liquidità recuperabile sempre che la pandemia nel corso dell'estate ci permetta di fare attività almeno in questo senso. Scenari massimi, scenari invece di apertura e scenari intermedi quindi che sono da verificare soprattutto una volta che sapremo quali saranno le regole domani mattina o giovedì quando uscirà il nuovo DPCM sulla mobilità delle regioni, perché se ci sarà possibilità di mobilità settimanale, sarà una cosa, se ci sarà possibilità di mobilità nei week-end, sarà un'altra e noi, oltre al protocollo sanitario regionale eventualmente da validare se residuerà una sola apertura per noi, abbiamo anche costruito lo scenario del protocollo con il limite massimo delle entrate nei comprensori che è prevista con l'accesso attraverso l'acquisizione on-line dei biglietti, la regolazione quindi della potenzialità massima che ogni comprensorio potrà avere per gestire gli assembramenti con le condizioni di oggi. Oggi sappiamo che non avremo un mercato di stranieri, quindi quell'entrata anche a febbraio-marzo eventualmente non ci sarà e non avremo ovviamente l'afflusso che abbiamo in altre stagioni.

L'intervento quindi è un intervento misurato per dire che, se potremo aprire, regoleremo l'apertura anche dei comprensori come limite massimo di valutazione di gestione anche sui costi di esercizio, che vuol dire che non è detto che ci sarà l'apertura ovviamente di tutti i comprensori, ma anche nei comprensori più grandi non è detto che ci sarà apertura completa dei comprensori, perché il tetto massimo di entrata ci dovrà mettere in condizioni di avere queste valutazioni sulle entrate e sui ricavi. Vogliamo aprire perché l'obiettivo del lavoro delle società di impianti a fune è creare nei 60-70 giorni, per alcune località anche di più, perché sappiamo che, per esempio, nel comprensorio del Breuil a Cervinia si potrà sciare più a lungo... per creare in certe località comunque quel minimo di indotto economico che permetterà di fare qualche giornata di lavoro ai professionisti, qualche giornata di lavoro alle attività economiche, di assumere qualche lavoratore e di permettersi appunto di creare se non altro in una parte di stagione queste iniziative.

Vado velocemente alla considerazione sui ristori, come Regioni e tutte le associazioni lo stanno facendo, abbiamo presentato dei primi dati allo Stato. Il comparto montagna in questo periodo ci ha rimesso almeno 11-12 miliardi, quindi cosa vuol dire? Che per un intervento minimo di recupero delle perdite della liquidità delle società ci sono ipotesi come quelle del sistema francese, che sarebbero le migliori ovviamente, tra l'altro, con notifica alla Commissione europea per evitare la questione degli aiuti di Stato o interventi percentuali sulla riduzione di fatturato. Sono comunque interventi che peseranno qualche miliardo di lire sul ristoro 5 ter ed è questa la segnalazione che, come Assessori di Regione, abbiamo fatto ai nostri rappresentanti locali e parlamentari. Ognuno l'ha fatto perché si capisca che aver fermato l'economia della montagna vuol dire fare interventi di miliardi di euro di ristoro, perché se si pensa di ristorare l'economia della montagna con qualche centinaia di migliaia di euro o qualche milioncino, non è così: si parla almeno di 4 o 5 miliardi rispetto al sistema economico della montagna.

C'era una domanda rispetto ai lavoratori, i lavoratori impegnati nelle società sono circa 1.000, 980 durante una stagione normale: 350 fissi, 630 stagionali.

Presidente - Per la replica, ha chiesto la parola il collega Rollandin, ne ha facoltà.

Rollandin (PA) - Ringrazio l'Assessore per aver voluto chiarire alcuni punti importanti. La legge elettorale non l'ho citata scaramanticamente perché sappiamo che è di questi momenti, quindi speriamo che vada nella giusta direzione. Gli aspetti che sono stati ripresi e collegati e collegabili con le problematiche gravissime per quanto ci riguarda, perché se il problema è grave per alcune Regioni, per noi è drammatico, perché difatti i termini con cui lei ha voluto riprendere i 4-5 miliardi molto probabilmente saranno ancora di più, perché il danno, com'è evidente, non è solo legato alla società di impianti ma c'è tutto l'indotto che viene a morire. Tutto quello che faceva vivere bar, ristoranti, tutte le strutture e poi, come ricordate, io ho detto: non so se basterà quel miliardo per le persone che non hanno chiaramente lavorato perché non sono aperti gli impianti.

Ora, le possibilità di poter trovare in questo periodo una risposta che sia la più celere possibile perché siamo partiti dal 7 al 18 dal 18 al 24, se si avanti così, è meglio dirlo subito che non si apre, almeno sappiamo prendere le contromisure ma oggi in questo modo è la cosa peggiore perché tutti i giorni se ne parla senza sapere che cosa si fa ed è uno dei tanti problemi che non hanno soluzione, che è la cosa peggiore. Ora, avere delle risposte sotto questo profilo è urgente perché logicamente anche la gente che adesso è a spasso e dice: "io aspettavo il 7, il 18, poi il 24, adesso aspetto di nuovo l'altro DPCM", sta diventando una favola. Non potendo dare risposte, converrebbe a questo punto essere drastici e sapere che cosa significa.

Naturalmente noi siamo perché si apra anche se, al di là di una certa data poi è evidente che non si può più fare, però ad oggi sarebbe ancora possibile, pur con le dovute considerazioni negative sotto il profilo degli incassi, questo è evidente, però il fatto di avere le società di impianti che possono rodare il sistema o almeno utilizzare al meglio quello che è stato fatto, perché molte cose sono già state fatte, nell'attesa di... purtroppo sono state fatte finora per nulla.

Riteniamo che su questo sia necessaria - non dubito che sia già stato fatto - la massima attenzione, però bisognerebbe anche qui fare un ragionamento anche con le nostre società per capire fino a dove si può andare, oltre quale limite non ha più senso, almeno per la nostra realtà, prevedere delle iniziative che poi non hanno nessun senso e non hanno né il risultato economico, né possibilità di dare risposte alle nostre preoccupazioni che abbiamo esternato con questa interrogazione.

La ringrazio quindi per la risposta e sono a sollecitare naturalmente di poter arrivare al più presto a una definizione perché con i DPCM andiamo a giugno. A giugno andiamo a raccogliere le violette, non andiamo a sciare, quindi credo sia un aspetto molto diverso.