Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 564 del 11 novembre 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 564/81 - PROBLEMI CONCERNENTI L'INSERIMENTO SOCIALE DEI PORTATORI DI HANDICAP. (Interpellanza)

Presidente - Do lettura dell'interpellanza del Consigliere De Grandis:

INTERPELLANZA

Nel corso di alcuni recenti Convegni svoltisi in diverse località della Regione relativi ai problemi dei portatori di handicap è stata posta in particolare evidenza la situazione di disagio e di emarginazione che colpisce l'handicappato nel periodo intercorrente tra il termine della scuola dell'obbligo e l'ipotetico inserimento nel mondo del lavoro.

Si tratta, in genere, di un periodo di diversi anni durante i quali l'handicappato subisce un processo involutivo rispetto ai vantaggi ottenuti attraverso l'inserimento nella scuola e subisce altresì una più acuta emarginazione rispetto al contesto sociale.

Considerato che questo grave problema travaglia molti giovani portatori di handicap della nostra regione e le loro famiglie

INTERPELLA

l'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale per conoscere in quale modo e con quali mezzi intende affrontare un problema che per le sue implicazioni umane e sociologiche merita un impegno attento e puntuale dell'Ente Regione.

Presidente - Il Consigliere De Grandis intende illustrare la interpellanza? Ne ha facoltà.

De Grandis (PRI) - È un grosso problema questo che sottopongo alla attenzione dell'Assessore alla Sanità, anche se lo credo sufficientemente al corrente di problemi di questo genere. D'altra parte questa è una situazione che ritengo debba essere affrontata con una particolare attenzione.

Noi abbiamo realizzato l'inserimento degli handicappati nella scuola con risultati senz'altro molto positivi - abbiamo fatto anche qualche errore, ma era nella logica delle cose- tuttavia al termine del ciclo scolastico dell'obbligo si verifica un vuoto che va dalla fine della scuola al momento in cui l'handicappato riesce a trovare spazio nella società per collocarsi in un luogo di lavoro. Questo periodo è sovente piuttosto lungo, all'inizio determinato spesso dal fatto che il giovane non ha neanche l'età per essere occupato; in seguito, invece, essenzialmente dall'handicap di cui è portatore ed anche dalla mancanza di una specifica professionalità.

Esisteva in Valle d'Aosta un Centro protetto che è stato anche molto criticato perché considerato emarginante, perché metteva di nuovo da parte tutti gli handicappati e non li inseriva. Ora, dai Convegni che si sono tenuti recentemente anche in Valle d'Aosta ci sono state portate alcune esperienze - una dalla Provincia di Cuneo e un'altra da Viareggio - di Centri organizzati in maniera tale da offrire ai portatori di handicap in grado di acquisire una competenza professionale che vengono inseriti nella struttura, la possibilità di rimanervi il tempo necessario per acquisire del lavoro artigianale di artigiani qualificati la professionalità, per trovare poi una collocazione normale nel lavoro.

Questa mi sembra una esperienza che potremmo valutare a fondo per tentare un esperimento di questo genere anche nella Regione, e mi sembra che possa essere affrontato con particolare interesse dal momento che come Consiglio regionale abbiamo approvato una legge che tende a favorire l'inserimento dell'handicappato nel mondo del lavoro. Voglio dire che una volta che il portatore di handicap sia stato istruito professionalmente e sia in grado di svolgere un'attività, diventa ovviamente più facile inserirlo nel tessuto sociale e nella produzione, anche se la presenza dell'handicap può determinare un rendimento al di sotto del 100% di questo lavoratore, perché la differenza di quel rendimento viene integrata dalla Regione che quindi facilita questo inserimento.

Dopo che abbiamo approvato la legge, ho parlato con alcuni imprenditori che conosco di persona per spiegare loro il meccanismo della legge e le possibilità che c'erano, e verificare il loro grado di disponibilità ad assumere questo personale.

A parte la generale diffidenza che ho dovuto riscontrare in tutti questi imprenditori piccoli e medi, mi è stato sempre domandato che cosa questi portatori di handicap sapevano fare; se, in sostanza, erano professionalmente qualificati o no, punto considerato fondamentale.

Cioè, noi dobbiamo superare anche la difficoltà determinata dal fatto che gli handicappati non hanno una qualificazione professionale, che è un ulteriore handicap per l'inserimento nel mondo del lavoro. In questa ottica io chiedo se l'Assessore ha già delle prospettive, delle idee o delle linee di tendenza per operare in questo settore.

Presidente - Risponde l'Assessore alla Sanità ed Assistenza sociale, Rollandin.

Rollandin (UV) - Al di là dei convegni e dei dibattiti che si sono svolti nella nostra Regione, l'argomento che è oggetto di questa interpellanza e che riguarda la possibilità di inserimento dell'handicappato nel mondo lavorativo è un problema di grossa portata, che è affrontato, a livello non solo nazionale ma internazionale, con soluzioni differenziate.

Una soluzione - a cui accennava prima De Grandis - è quella di avere i cosiddetti Centri protetti, cioè centri dove l'inserimento in una determinata attività lavorativa sotto la guida di persone che abbiano una certa professionalità, riguarda comunque un determinato handicap fisico che permette di operare in un certo modo. L'esempio che noi abbiamo in Regione è la Cooperativa per la Legatoria, dove c'era un certo numero di persone che seguivano in modo particolare questo aspetto. Non sto a ricordare le difficoltà che questa cooperativa ha avuto già solo per avere il numero minimo di 9 per poter funzionare, perché non c'era nessuno che volesse poi essere inserito o comunque dare il cambio a quelli che dopo un certo periodo trovavano una sistemazione in altri posti.

L'altro modo di affrontare il problema è quello di inserire queste persone nelle attività più svariate, sempre tenendo conto dell'handicap fisico specifico, e quindi di prepararle adeguatamente. Noi fino a tre anni fa, avendo la mappa completa della situazione regionale, abbiamo avuto contatti con tutte le categorie per cercare di vedere dove ci poteva essere questo inserimento. De Grandis ha fatto giustamente riferimento all'ultima legge approvata in Consiglio, che prevede il superamento dei limiti della legge sul collocamento obbligatorio e quindi obbliga le imprese ad assumere handicappati, e quello era un obbligo a cui si sopperiva in un certo modo. Diverso invece è il caso, quando si tratta di utilizzare certi mezzi, che in questo caso la Regione può mettere a disposizione, per venire incontro alla cosiddetta minor resa - anche se è tutto relativo- e quindi permettere a delle persone che non avrebbero il diritto di essere inserite - diritto in quanto obbligo di regolamento - di venire inserite per le ragioni che veniamo a dire. Questo per funzionare ha bisogno di una grossa disponibilità di tutte le imprese che non hanno l'obbligo di assumere. Noi le abbiamo contattate e stiamo continuando a fare quest'opera di sensibilizzazione, anche perché, una volta che ci sia la disponibilità ad avere questo personale, si possono fare corsi; infatti non si può partire a formare determinate persone su un settore, indipendentemente dal sapere dove si potrà inserirle. Questa è stata la grossa difficoltà che abbiamo incontrato quando, anni addietro, si erano fatti dei corsi dando l'illusione a queste persone di poter trovare uno sbocco, mentre, finiti i corsi - che sono pagati - ritornavano come prima, con la grossa amarezza, che si aggiungeva alla delusione precedente, di trovarsi senza un posto.

Questo concetto è stato recepito anche dal Regolamento CEE, che difatti non finanzia i corsi se non sono legati al successivo impiego. Questo vincolo ha lo scopo di evitare di dare la illusione di risolvere il problema con lo specializzare delle persone, tenuto conto del tipo di handicap, in settori nei quali, una volta specializzate, non potranno essere inserite.

In relazione a questo si sono contattati tutti i campi per vedere dove fosse possibile inserirle, conciliando la dislocazione fisica nel caso specifico del gruppo artigianale che può inserire un handicappato, con la dislocazione dell'handicappato stesso. Perché chiaramente c'è anche un problema di possibilità dell'handicappato di recarsi sul luogo del lavoro, il che è un altro handicap non indifferente; se infatti inserisco uno di Courmayeur a Pont-Saint-Martin, le cose si complicano perché sovente c'è una vita di relazione che ha le sue difficoltà, e sappiamo quali sono.

Tutti questi problemi vanno considerati contemporaneamente ed è questo che ha creato delle grosse difficoltà.

Quello che si sta facendo è quindi rivolto alla possibilità di avere prima la conoscenza esatta di che cosa sarà il futuro di chi fa un corso; altrimenti non solo non si può accedere ai finanziamenti CEE e quindi alle previdenze per questo campo, ma si rischia di creare veramente un ulteriore aggravio della situazione degli interessati. In particolare si sono avuti colloqui anche con i rappresentanti delle famiglie di questi, che hanno esternato il problema della difficoltà del periodo che va dalla fine dell'inserimento scolastico al primo impiego, per cui queste persone che bene o male seguivano determinati corsi scolastici, si trovano ad essere di nuovo a casa senza sapere cosa fare. Quindi è in questa direzione che ci stiamo muovendo, sia utilizzando gli strumenti legislativi che questo Consiglio stesso ha approvato, sia utilizzando le strutture a livello di distretti, che già si sono date i singoli Comuni. Perché un altro problema importante è che la legge stessa coinvolge in questo discorso i Comuni che devono essere interessati direttamente alla presenza in loco di un determinato handicap.

Teniamo conto inoltre del fatto che l'handicap fisico trova ancora una certa accettazione; quello che trova un muro è l'handicap psichico. Tanto per parlarci chiaro, su questi problemi abbiamo visto quali sono stati i risultati del tentativo, forse imperfetto, di inserire alcuni dimessi in aziende agricole, dove tuttavia erano seguiti. Malgrado in questo momento ci sia la disponibilità degli operatori ospedalieri ad essere sul territorio, a seguire in loco, a seguire per l'emergenza quella che è la necessità di intervento, lì effettivamente le difficoltà sono molto maggiori. Questo va detto molto chiaramente.

Io ritengo che al di là delle osservazioni che sono emerse con chiarezza anche nel convegno a cui De Grandis ha partecipato, che si è svolto ultimamente in Regione, l'anno dell'handicappato non deve esaurirsi col 31 dicembre o dare l'illusione che con il convegno si sia risolto il problema dell'handicappato. Si tratta di un doppio problema, enorme, che è quello di trovare le soluzioni per chi ha un handicap, e di trovare il modo di far cambiare la mentalità verso chi ha questi handicap. Penso che questo sia emerso con chiarezza.

In questa direzione siamo tutti impegnati; non solo la parte amministrativa, ma i singoli amministratori locali e gli operatori che possono operare nel territorio.

Presidenza del Presidente Faval

Presidente - Il Consigliere De Grandis ha facoltà di replicare.

De Grandis (PRI) - La risposta dell'Assessore alla Sanità ed Assistenza Sociale è stata molto esauriente; in particolare sono soddisfatto che abbia messo l'accento sulla preoccupazione di non creare delle professionalità che non hanno poi sbocco nel mondo del lavoro; è una preoccupazione sacrosanta in quanto così facendo non si farebbe altro che rinviare ed aggravare il problema, e spostarlo in altri momenti.

Una sola raccomandazione vorrei rivolgere all'Assessore, ed è quella a cui egli stesso ha accennato in chiusura della sua risposta: vale a dire la necessità che si abbatta la barriera culturale da parte dei cosiddetti "normali" nei confronti del problema dell'handicappato e dell'handicappato stesso. Chiederei quindi all'Assessore di fare un ulteriore sforzo oltre quello che già sta facendo, per fare un'opera propagandistica ed educativa, magari d'intesa con l'Assessore alla Pubblica Istruzione Viglino, per cercare di abbattere questa barriera che in definitiva è quella che si crea il maggior numero di difficoltà.

Sono d'accordo con lui quando parla delle difficoltà gravissime che ci sono quando si tratta la questione dei portatori di handicap psichici. Effettivamente il problema in questo caso è di una gravità eccezionale, però anche in questo settore, con altri limiti e con altre difficoltà, si possono trovare alcune soluzioni, specie attraverso quelle organizzazioni del Volontariato che si prestano ad accogliere queste persone per le quali non è assolutamente prevedibile una collocazione nel mondo del lavoro perché tra l'altro si creerebbero delle situazioni di pericolo per loro stesse e per chi sta loro intorno.