Oggetto del Consiglio n. 1037 del 24 ottobre 2019 - Resoconto
OGGETTO N. 1037/XV - Interpellanza: "Tempistiche e modalità procedurali per l'individuazione di nuove iniziative strategiche per il turismo invernale in alternativa allo sci".
Rini (Presidente) - Punto n. 48 all'ordine del giorno. La parola al Vicepresidente Distort per l'illustrazione.
Distort (LEGA VDA) - La presente interpellanza vuole essere una sorta di prima puntata per un percorso di approfondimento su un tema estremamente ampio, estremamente vasto, una sfida ambiziosa che occuperà il futuro prossimo e ovviamente non prossimo della nostra Regione.
Il discorso è questo: richiamo i vari rapporti sul clima, li richiamo soltanto senza elencarli, senza entrare nel merito, perché chiaramente in più occasioni noi ci troviamo in quest'Aula a confrontarci con gli scenari che ormai ritengo che anche la popolazione abbia compreso, abbia digerito, ne abbia preso atto in maniera assolutamente profonda, sono l'ordine del quotidiano. Risparmio quindi l'elenco dei rapporti sul clima, risparmio i riferimenti a Greta ed entro nel vivo della nostra trattazione come Consiglio regionale della Valle d'Aosta.
Sicuramente i mutamenti climatici, il fatto che la temperatura media salga fa sì che ovviamente - così come è dato ormai conosciuto e condiviso - la neve risulti in posizione più elevata, dal punto di vista altimetrico sarà la permanenza del manto nevoso per les domaines skiables, per le attività dedicate allo sci che si porranno a quota sempre più alta. Questo mette in moto meccanismi economici, meccanismi di scelte di strategie, fa sì che gli impianti sciistici si spostino sempre più verso l'alto con tutti i problemi legati all'inserimento nell'ambiente, nel paesaggio. L'alternativa è chiedersi se esiste la possibilità di qualcosa di diverso dallo sci. Allora, mentre noi maturiamo le varie scelte relative alla rifunzionalizzazione dei comprensori sciistici, intendiamo porre all'attenzione di questo Consiglio la realtà, le ipotesi, uno scenario completamente diverso, il pensare al prodotto Valle d'Aosta, all'offerta Valle d'Aosta nel periodo invernale, che non sia sotto questo cappello preponderante che ha fatto la nostra fortuna, che ha fatto sì che un intero esercito di imprenditorialità su vari settori in qualche modo risultino collegati alla "industria" dello sci - parlo di industria tra virgolette -, che ci ha visti specializzati in questo settore. Ora però questo esercito di specializzati si trova a dover fare i conti con una sorta di combattimento che presuppone una tattica completamente diversa.
È chiaro che la società è formata di libera imprenditoria, così come di gestione amministrativa. Noi, in questa sede, svolgiamo la seconda parte: la gestione amministrativa. In qualche modo noi non siamo i sostitutivi chiaramente dell'imprenditoria, sarà l'imprenditoria sempre e comunque all'avanguardia, la scuola di pensiero, però dal punto di vista della messa in atto di tutte le misure necessarie, sia per far sì che l'imprenditoria funzioni e sia libera di muoversi, sia dal punto di vista di mettere insieme, mettere a fattor comune, mettere in rete elementi conoscitivi e approfondimenti. Sicuramente non è un ruolo facile e ci vedrà coinvolti in prima persona, ognuno nei propri ruoli. Il nostro ruolo è questo: svolgere un'attività creativa, di analisi, di programmazione, un'attività in qualche modo di incentivo.
Noi chiediamo quindi al Governo della Regione: quali iniziative siano attualmente in atto o in studio per individuare ed approfondire soluzioni strategiche e sostenibili in alternativa al settore specifico dello sci, e con quali modalità e con quali tempi si intende procedere nell'approfondimento della messa in atto delle azioni di cui al quesito precedente. Ricordo che se l'innalzamento climatico crea un indubbio beneficio, ci mette in condizioni di superiorità in quello che è il periodo estivo (tra l'altro dei dati statistici ci comunicano già in previsione un incremento del periodo estivo di permanenza turistica nel nostro territorio); questo fa sì che ci sia una permanenza estiva che si anticipi e si estenda - che anticipi in periodo primaverile e si estenda in periodo autunnale -, proprio grazie alla mitezza del clima in queste stagioni di transizioni e poi si concentra nel periodo estivo per trovare refrigerio nell'ambito delle nostre località che per conformazione, per condizioni climatiche, possono permettere una miglior vivibilità. Per contro, il periodo invernale è messo estremamente in crisi, sia per la contrazione del periodo di sfruttamento, sia per la concentrazione - come ho appena detto - delle aree innevate ad alta quota e, di conseguenza, il rischio di perdere appetibilità.
Un tema assolutamente importante è la sfida di un'intera comunità. Io penso che in questa interpellanza non ci sia tanto l'iniziativa del Consigliere Distort con la Consigliera Spelgatti e la risposta dell'Assessore o degli Assessori di competenza; in questa interpellanza abita, trova dimora la preoccupazione di un'intera società e il bisogno di un'intera società di sapere da parte del Governo che prospettiva vuole adottare.
Presidente - La parola all'Assessore Laurent Viérin per la risposta.
Viérin (AV) - Ringrazio il collega Distort, perché questo è un tema di estrema attualità, con la profonda convinzione che amministrare sia anche soprattutto governare i cambiamenti che avvengono non al limite della previsione del futuro, ma tenendo conto per forza di tutto ciò che sta accadendo. Abbiamo avuto occasione di parlarne durante questo Consiglio, al di là del macrotema dei cambiamenti climatici effettivamente applicato alla nostra Regione. Cito spesso nelle riunioni che stiamo facendo la ribrandizzazione del territorio, e ci tornerò, vale a dire l'attualizzazione del brand delle nostre località, per singole località o per zona, proprio parametrate ai cambiamenti che stanno avvenendo, e non solo quelli climatici. Citiamo spesso l'esempio di Valsavarenche, laddove dopo una decina di anni esiste oggi la dismissione della seggiovia, che è un po' il simbolo di come un cambiamento porta una comunità a doversi riadattare a questi mutamenti.
Intanto fornisco alcuni dati. Si sta parlando chiaramente dell'inverno, perché - come giustamente citato nelle premesse - forse i cambiamenti climatici potrebbero essere una valorizzazione estiva della montagna intesa come luogo dove evadere rispetto a temperature che si eleveranno nei margini che sono stati citati. Dagli ultimi studi effettuati, e non solo a livello locale ma anche a livello nazionale, vi posso già dire che oggi, coloro che prenotano una settimana bianca, per il 50 percento sono persone che non sciano affatto. La cultura nel monosci, come si suol dire, è già un cambiamento che di fatto sta nelle corde, vi è un'attenzione all'inclinazione dell'utenza stessa. È per questo motivo che la Valle d'Aosta in questi ultimi anni non è stata comunque ferma rispetto alla costruzione del prodotto turistico nel suo insieme: pensiamo a tutti gli investimenti del turismo culturale, di un turismo che prescinde dalla meteo, che è molto suggestivo nei periodi considerati una volta di bassa affluenza o comunque minori. Venerdì inaugureremo la Bassa Via, abbiamo scelto non a caso un periodo per lanciare un progetto che andrà in certe stagioni ed in una zona territoriale che non è di alta montagna e non è il fondovalle a creare un'alternativa. Il previsto innalzamento oltre i 1.800 metri della quota di innevamento richiede nuove strategie sugli impianti, sui servizi. Oggi si parla anche di intervallivi, di nuovi investimenti - pensiamo a Skyway -, si parla di accessibilità della montagna. Sarebbe interessante capire quante persone salgono su Skyway; anzi, è interessante sapere se con gli sci o senza sci, per capire che quello è un impianto che crea l'accessibilità della montagna prescindendo dal fatto del voler o poter sciare e, soprattutto, che abbatte le barriere nell'accessibilità della montagna, in quanto chiunque, compresi i diversamente abili, possono accedere alla bellezza del nostro panorama.
Sulla fotografia della situazione quindi concordo sicuramente. Da un lato vi è la sfida sulla rivisitazione dei servizi negli impianti a fune e poi sicuramente con il collega Bertschy - che è competente per materia e su questo sta lavorando - pensiamo alle stazioni poste a quote compatibili con le previsioni rispetto ad impianti di innevamento artificiale di nuova generazione, allo sviluppo dello snow farming per le piste di fondo, argomento di cui abbiamo parlato durante il bilancio e che sta prendendo un'evoluzione; molto interessante è anche il Grand Bornand e il sistema che hanno messo in piedi su questa pratica. Questo comporta comunque la necessità di un ripensamento della vocazione turistica invernale, soprattutto per le stazioni e le località citate rispetto ai grandi centri, che magari prescindono rispetto alle altre località da questi cambiamenti.
Sicuramente, per quanto riguarda le stazioni e il territorio, nell'attualizzazione del brand noi abbiamo in questi mesi organizzato degli incontri sul territorio, assieme al territorio - questo per andare poi puntualmente a rispondere laddove chiedete come ci si sta attrezzando nel futuro ripensamento, al di là dell'idea che possono avere gli amministratori -, per il territorio in sé. Nella riforma turistica abbiamo previsto anche la Consulta regionale per il turismo, un organismo che non è solo Amministrazione regionale, ma che è condivisione con la codificazione che abbiamo previsto, è la sede che sicuramente sarà privilegiata per il confronto in materia di sviluppo turistico del territorio, per l'esame delle criticità o dei punti di forza e per ricalibrare l'impostazione delle linee guida che poi si mettono in campo. Sicuramente nella ribrandizzazione vi sarà la complementarietà, per non andare solo su una cultura - che sia poi quella dello sci, di altri "brand" o di altri prodotti -, ma per andare verso la diversificazione creando una complementarietà. Questo vale per tutti i settori. Pensiamo che la fortuna delle nocciole d'Alba è derivata dalle gelate in Turchia, quindi i cambiamenti non sono solo climatici. Oggi la Brexit sta avendo un'influenza rispetto a certe località turistiche; diciamo che Val d'Isère ha il 40 percento di turisti che vengono dallo UK o comunque dalla zona, probabilmente per la Brexit, quindi i cambiamenti sono climatici ma sono anche quelli in evoluzione rapidissima in campo turistico. La complementarietà o comunque l'organizzazione di offerta turistica integrata è una delle risposte, anche e soprattutto per la stagione autunnale, invernale e primaverile, dove in coda ancora oggi è una pratica molto sentita ed esistente.
L'altra considerazione, riprendendo i dati di questo 50 percento di persone che già oggi non sciano, è quella di coloro che vengono chiamati "slons" (snow lovers no skiers), che nel gergo è un po' quello che determina oggi l'inclinazione. Dalle recenti indagini è molto interessante questo: in inverno la pratica dello sci, per quanto importante, non costituisce la principale motivazione che spinge il turista verso la montagna. Ne parlavamo anche con il Presidente ENIT durante il TTG di Rimini: stanno studiando espressamente il prodotto montagna e l'evoluzione di questo prodotto - ne hanno parlato nell'ultimo Consiglio di amministrazione -, proprio perché questo dato si accompagna con quello che molto probabilmente, anzi sicuramente, succederà. C'è quindi l'esigenza di cominciare una riflessione nella direzione indicata è non solo necessaria, ma è iniziata nelle azioni che stiamo mettendo in campo. Soprattutto il cambiamento rispetto al nostro prodotto Valle d'Aosta, al di là di essere complementare o, meglio, di essere implementato nella sua complementarietà, deve avere anche un'attrattività parametrata al tipo di utenza inteso come mercato che noi andiamo a coprire. Lo studio fatto in primavera è stato interessante, perché ogni mercato ha le sue inclinazioni. Penso al turismo polacco, che è molto interessato sulla zona per esempio della media Valle, a quella che viene indicata come la volontà di sciare un giorno in una località e un giorno nell'altra esclusivamente sci, rispetto ad altri mercati dove invece già l'inclinazione rispetto a questo 50 percento che dicevamo è modificato.
Per concludere, sicuramente occorre rivedere, nell'attualizzazione del brand prodotto Valle d'Aosta rispetto soprattutto alle località che soffriranno maggiormente questi cambiamenti, un'attualizzazione della loro offerta: benessere, turismo minerario, turismo culturale - abbiamo veramente una varietà già nelle nostre corde che fa parte di investimenti che sono in itinere o che sono già stati fatti -, turismo culturale avanzato, turismo minerario; esistono dei progetti che stanno avanzando, il benessere è stato rivalorizzato e sta dando grandi risultati, e poi sicuramente le tradizioni, il divertimento, l'outdoor. Per la nostra regione esiste veramente una varietà che è appetibile effettivamente 365 giorni all'anno.
La seconda considerazione, per riassumere, è riuscire a mirare ai mercati parametrando il nostro prodotto e posizionandolo ricalibrando lo sci e il monosci rispetto alle altre alternative per attrarre, al di là di chi vuole sciare e viene indirizzato sulle località "maggiori" che continueranno a garantire questa pratica rispetto invece ad altre azioni. Quali strumenti: al di là di ciò che si sta facendo oggi con il territorio, si attuerà attraverso la riforma del turismo, con la Consulta regionale per il turismo, con l'organismo che dovrà dibattere chiaramente assieme all'autonomia di ogni assemblea piuttosto che categoria rispetto a ciò che la nostra comunità dovrà affrontare in termini di sfida.
Dalle ore 16:34 assume la presidenza il Vicepresidente Farcoz.
Farcoz (Président) - La parole au Vice-président Distort pour la réplique.
Distort (LEGA VDA) - Grazie Assessore, su quanto mi dice mi trova assolutamente d'accordo: le potenzialità della Valle d'Aosta sono estremamente ampie.
Noi - recita un'immagine - siamo un po' come dei mendicanti che chiediamo l'elemosina seduti su una miniera d'oro e quindi chiaramente abbiamo questa fortuna. Il problema è che tutte le opportunità da lei citate sono da declinarsi, in una sfida che raggiunge le dimensioni della battaglia, esattamente nei termini della strategia militare, per cui nella battaglia noi abbiamo degli armamenti, abbiamo l'addestramento delle truppe e abbiamo la strategia. Si sarebbe aspettato una replica in termini militari? Per deformazione professionale prima ho fatto un intervento da architetto e adesso da ex istruttore dell'esercito. Però vede, il discorso è questo, io mi permetto di fare questo parallelo perché la situazione è questa: non è vero che c'est l'argent qui fait la guerre, la disponibilità economica serve quando la guerra è lunga, ma ci sono certe guerre che vengono vinte a priori attraverso un qualcosa di specifico che si chiama "strategia". Quando il piano è così forte, la guerra viene vinta a priori, prima ancora di essere combattuta, e perché questa strategia funzioni deve esserci una strategia che si declina sotto il profilo del piano, perché gli armamenti, nel caso proprio del parallelo e dell'esempio, si riferiscono alle nostre potenzialità. Avere delle potenzialità senza un addestramento di utilizzo non serve a niente. Avere la capacità di utilizzare gli armamenti con il proprio addestramento è già una bella cosa, però se non c'è coordinamento anche questa fase non serve.
Che cosa voglio dire quindi? Voglio ricollegarmi semplicemente allo spirito dell'interpellanza di questa mattina, anche se il tema era completamente diverso, era un tema di urbanistica, ma la risposta è la stessa. Quando la dimensione dei problemi assume dei contorni estremamente ampi, la sfida si fa così grande per la quale è indispensabile avere strategia, avere prospettiva, avere questo atteggiamento mentale, questo modus operandi che non va a dire "io ho già pensato che si farà così o cosà", no, ma va a dire "io ho pensato come si fa". Questo è importante.
Lei mi ha citato un'agenzia che si è costituita per il monitoraggio della situazione. Benissimo, ma assolutamente mi permetta, senza voler uscire dai miei ranghi di Consigliere, di prendere in considerazione la dimensione del piano strategico, così come c'è il piano dei trasporti, il piano della gestione dell'acqua, il piano urbanistico, il piano territoriale, la dimensione del piano. Purtroppo dovremo arrivare a questa indigestione di piani, ma è questa la linea, perché le dimensioni della sfida sono queste, presuppongono non soltanto delle azioni di azione e reazione, bensì di regia ad altissimo livello - questo glielo dico con tutto il cuore - mettendo a disposizione queste risorse. So che sto inventando l'acqua calda, ma in definitiva non è emerso dalle sue parole, probabilmente perché il tempo non era sufficiente, e allora lo prenda come sprone, come stimolo e come augurio. Auguri Assessore, ma questi auguri io glielo faccio veramente con il cuore, c'è molta sincerità nei miei auguri, perché dietro a questi auguri c'è l'augurio per tutto il nostro territorio e per l'intera comunità valdostana. Abbiamo tanto da lavorare, bisogna lavorare.
