Oggetto del Consiglio n. 665 del 23 maggio 2019 - Resoconto
OGGETTO N. 665/XV - Discussione generale congiunta sulla Relazione sulle attività di rilievo europeo e internazionale svolte dalla Regione nel biennio 2017/18, ai sensi della legge regionale 16 marzo 2006, n. 8, e sull'approvazione delle Linee di indirizzo programmatiche per le attività di rilievo europeo e internazionale della Regione per la XV legislatura.
Farcoz (Président) - À la présence de 28 Conseillers nous commençons les travaux. Comme nous avons convenu lors de la Conférence des Chefs de groupe, nous passons maintenant à la discussion des points n° 93 et n° 94, conjointement, sur la session européenne.
La parole à l'Assesseur Bertschy pour l'illustration.
Bertschy (AV) - Leggerò la relazione e presenteremo gli indirizzi discutendo i punti insieme. Credo che tutti abbiate avuto occasione, se non di leggere, di visionare i due atti, quindi da parte mia ci sarà un'illustrazione di questi documenti.
Quella di quest'anno è la prima sessione europea internazionale del Consiglio di questa legislatura e rappresenta l'occasione non solo per fare il punto sulle attività svolte dalla Regione nel biennio precedente, ma anche, più in generale, per riflettere in prospettiva sulle sfide principali che attendono la Valle d'Aosta. In questo senso rileva indubbiamente la programmazione dei fondi europei, senza tacere le difficoltà per lo più di carattere amministrativo alle quali la Regione è andata incontro nel caso del fondo sociale europeo, ma rispetto alle quali la stessa ha voluto e ha saputo reagire in un'ottica costruttiva e di apprendimento per il futuro, con forte impegno politico e tecnico che darà progressivamente i suoi risultati.
È d'obbligo soffermarsi innanzitutto sulla rilevanza, in termini di benefici per la collettività e per il tessuto economico sociale valdostano, della politica di coesione regionale di sviluppo 2014/2020. Per fare questo, certo, è importante guardare i numeri, cosa che la relazione sull'attività di rilievo europeo ed internazionale - data come di consueto in adempimento a quanto previsto dalla legge regionale n. 8 del 2006 - non manca di fare, evidenziando come, a fine 2018, l'investimento complessivo della politica regionale di sviluppo - che conta ben 9 programmi, con finanziamento europeo e statale a cui si aggiungono gli interventi del fondo nazionale per lo sviluppo e la coesione e quelli riferiti alla strategia per le aree interne - ammonta a circa 365 milioni di euro. Al contempo è importante anche leggere oltre a tali numeri.
L'aspetto più significativo rinvenibile nell'ambito di ciascun programma consiste, non tanto nella numerosità dei progetti approvati, quanto nel fatto che tutti, anche i 340 progetti approvati del programma FSE, mostrano, pur dalle necessariamente sintetiche descrizioni qualitative della relazione, di incidere in modo consistente sui fabbisogni regionali e di favorire, in particolare per il tramite dei programmi di cooperazione territoriale, l'apertura della Regione verso altri territori, ma non solo.
La politica regionale 2014/2020 sta favorendo, in linea con la Strategia VdA 2020 che la Valle d'Aosta si è data in coerenza con la Strategia Europa 2020, un approccio innovativo per il contesto valdostano: l'elargizione in rete. È un approccio che, intervenendo contemporaneamente su diversi settori e con più attori interni ed esterni all'Amministrazione regionale, crea relazioni, sinergie e complementarietà, che sono evidentemente suscettibili di moltiplicare gli effetti positivi degli interventi. È così che assumono rilievo preminente i numerosi progetti strategici promossi ed avviati in questi anni dalla Bassa Via della Valle d'Aosta alla rete Cultura e Turismo per la competitività, dagli interventi di contrasto alla dispersione scolastica, all'efficientamento energetico degli edifici pubblici, dalle piste ciclabili alla strategia di sviluppo locale elaborata dal GAL, fino ai piani integrati transfrontalieri - tematici e territoriali - sviluppati nell'ambito del programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Francia. Ed è proprio a partire dall'attuale esperienza che la Valle d'Aosta deve guardare sin da subito alla programmazione 2021/2027. A maggio dell'anno scorso, con la presentazione da parte della Commissione europea delle proposte regolamentari, si è infatti concretamente avviata la fase di preparazione del futuro settennio di programmazione che presenterà importanti novità e in vista del quale la Valle d'Aosta dovrà farsi trovare preparata.
È quindi fondamentale avviare nell'immediato un percorso di programmazione a livello regionale agendo su un duplice piano. Da un lato la Regione è chiamata a confrontarsi attivamente con gli interlocutori europei e statali, oggi impegnati nella definizione delle regole del gioco e, a partire verosimilmente dall'anno prossimo, interlocutori con cui dovranno essere negoziati i contenuti veri e propri dei programmi regionali fondati anche su specifici piani di settore. È quindi indispensabile che la Valle d'Aosta contribuisca fattivamente per promuovere e tutelare i propri interessi di territorio - sebbene statisticamente è annoverabile fra quelli più sviluppati - fortemente connotato dal suo carattere montano che si traduce, per alcuni versi, in potenzialità di sviluppo, ma per altri in maggiore difficoltà di costi e di interventi. Tra l'altro la Regione deve guardare i contenuti al contesto della programmazione 2021/2027 definendo le proprie linee strategiche di intervento per il settennio, creando le condizioni per una programmazione e un'attuazione efficace e identificando anche proposte progettuali immediatamente spendibili fin dal 2021.
Sarà quindi importante capitalizzare l'esperienza del 2014/2020 e dei periodi precedenti, come pure introdurre elementi di innovazione, coinvolgere tutte le componenti partenariali e focalizzarsi sui risultati. Per fare questo, sulla base dei cinque obiettivi tematici, individuati a livello UE per il 2021/2027, che sono "Europa più intelligente", "Europa più verde", "Europa più connessa", "Europa più sociale" ed "Europa più vicina ai cittadini", prevediamo a breve l'attivazione di tavoli regionali di confronto che lavorino in parallelo con i corrispondenti tavoli nazionali sui temi dell'economia smart, dell'ambiente, della connettività, delle politiche sociali e dello sviluppo locale con tutti i rappresentanti del partenariato istituzionale economico e sociale, ambientale e i portatori di interesse e gli attori chiave delle imprese e delle organizzazioni no profit, che parallelamente avranno la possibilità di valorizzare la loro sede di riflessione operativa sia a livello regionale che su tematiche specifiche.
In vista dell'avvio di questi tavoli, l'Assessorato affari europei ha promosso una prima identificazione di indirizzi politici, che sono stati presentati e che si articolano attorno a un fil rouge che consenta di valorizzare al meglio le specificità territoriali della Valle d'Aosta. Se la specificità della Valle è data dalla sua dimensione montana, con il suo portato di naturalità e autenticità delle ricorse locali, è attorno alla sostenibilità che la strategia regionale dovrà svilupparsi. Si punterà così, ad esempio, ad una Valle d'Aosta più intelligente, capace di valorizzare in chiave turistica il suo patrimonio naturale e culturale durante tutto l'anno ad una Valle d'Aosta più verde, che ambisca alla certificazione carbon free 2040 in linea con l'ordine del giorno approvato in tal senso dal Consiglio regionale, ad una Valle d'Aosta più vicina ai cittadini, con innesco di processi virtuosi di sviluppo locale grazie alla valorizzazione di approcci integrati e multisettoriali che siano in grado di esaltare l'autenticità e la tipicità dei territori, con una particolare attenzione a quelli più deboli ma dal forte potenziale.
Mi vorrei soffermare soprattutto su quella che sarà una Valle d'Aosta più connessa e una Valle d'Aosta più sociale. Dal primo punto di vista, nell'ambito dei trasporti si punterà sulla mobilità sostenibile, sull'intermodalità privilegiando le soluzioni del trasporto maggiormente compatibili con l'ambiente e favorendo la combinazione di diverse opzioni di trasporto. Prioritario sarà quindi impostare un modello di mobilità ciclabile in grado di soddisfare in modo più sostenibile le esigenze di movimento dei cittadini, come pure quelle dei turisti, grazie alla combinazione tra interventi di infrastrutturazione e di implementazione dei servizi connessi, quali ad esempio la realizzazione di velostazioni per il ricovero sicuro delle biciclette in prossimità delle stazioni ferroviarie, la previsione di sistemi di trasporto delle biciclette sui mezzi di trasporto pubblico, l'introduzione di politiche tariffarie integrate bus-treno-bici. L'obiettivo è quello di introdurre un cambiamento culturale tra cittadini e turisti, facendo sì che la bicicletta diventi il mezzo privilegiato sia per gli spostamenti sistematici - casa-lavoro o casa-studio -, sia per gli spostamenti ai fini turistici e ricreativi. Quanto invece all'occupazione, la cornice di riferimento sarà naturalmente il nuovo piano di politica attiva del lavoro, attualmente in fase di redazione partecipata con il territorio, nell'ambito del quale si opererà nella direzione di rafforzare la coerenza fra i percorsi di istruzione e formazione e il legame fra Amministrazione e imprese, in linea con i fabbisogni in termini di competenze e professionalità del territorio, con una particolare attenzione, tra l'altro, all'edilizia sostenibile, alle nuove figure professionali richieste dal settore industriale, allo sviluppo in loco di capacità professionali in specifici settori, uno fra tutti la manutenzione anche nel settore degli impianti a fune.
Le fait que la Vallée d'Aoste œuvre dans le but d'être à même de bâtir une future politique régionale de développement aussi proche que possible aux besoins de ses citoyens et des territoires, témoigne le défi qu'elle a engagé ses dernières années et qu'elle va continuer à relever dans les années à venir. On le sait, l'influence de l'Union européenne est désormais considérable dans divers domaines, en commençant par celui normatif; un domaine qu'une Région autonome à Statut spécial comme la nôtre ne peut pas négliger. Dans ce sens, le document pluriannuel d'orientation sur l'activité européenne et internationale de la Région démontrant les lignes directrices de l'action régionale objet d'examen dans cette même séance du Conseil, réaffirme et renforce l'engagement de la Région. Comme le rapport 2016/2018 l'indique, la Vallée d'Aoste, aux termes de la loi régionale n° 8/2006, a mis en place des mécanismes de participation à l'élaboration des actes normatifs de l'Union européenne, aussi bien que des processus de participation à la phase descendante du droit de l'Union européenne. Ces dispositions ont conduit l'Administration régionale à s'organiser afin d'assurer une participation effective. Chaque année le programme annuel de travail de la Commission européenne présentait un réseau de fonctionnaires identifiés dans chaque département, ce qui donne l'occasion de connaître à l'avance l'intention de l'Union européenne et d'intervenir dans des domaines de ressort de la Région. À partir de cette expérience tout au long de la législature, comme le document que je viens de citer le suggère, nous avons la possibilité - si non le devoir - de rechercher d'aller plus loin, c'est le cadre européen lui-même qui laisse entendre qu'un engagement toujours croissant à ce niveau est désormais nécessaire. Il suffit de penser au fait que la politique de cohésion, mère de notre politique régionale de développement, sera plus étroitement liée au cycle du semestre européen, au mécanisme de coordination des politiques économiques et des Pays membres. C'est seulement en adoptant une approche active et de répondre aux sollicitations européennes en termes d'innovations normatives, administratives et financières - par exemple dans le DEFR - que la Vallée d'Aoste pourra atteindre des objectifs visibles, en exploitant de mieux en mieux les opportunités saisies à l'échelon européen et international; une opportunité qui, entre autres, pourra être saisie encore mieux comme il en est déjà le cas dans d'autres Régions, en envisageant un apport concret et participatif, non seulement du Gouvernement régional, mais aussi du Conseil régional tout entier et, selon le cas, des Commissions compétentes.
Ultima delle varie iniziative non potrà che essere quella di cogliere sempre meglio le sfide aperte a livello sovraregionale nell'ambito dei programmi cofinanziati a cui ho già fatto cenno, ma non solo. Come è ricordato nella relazione, svariati sono infatti gli altri ambiti che vedono impegnata la Valle d'Aosta, oltreché sul piano istituzionale - come la partecipazione ai lavori del Comitato delle Regioni o ad attività dell'Ufficio di rappresentanza a Bruxelles - anche ad esempio in iniziative di comunicazione, informazione e formazione in ambito europeo nelle consuete attività di promozione della francophonie e in attività afferenti alla politica per la montagna. Fra queste ultime un'importanza crescente ha assunto - e lo dimostra anche l'evento che oggi e domani è ospitato a Courmayeur - l'impegno della Valle d'Aosta nell'ambito della Strategia macro regionale alpina - tra l'altro c'è un'iniziativa in Consiglio da parte dei colleghi del Gruppo della LEGA -, che ci vede impegnati nella discussione politica in questo anno di presidenza italiana e che ci vede impegnati nei vari gruppi di azione, in particolare come capofila del Gruppo di Azione 5. È un gruppo che è incaricato di elaborare interventi nell'ambito dell'azione strategica per connettere digitalmente la popolazione e promuovere l'accesso ai servizi pubblici, ma siamo sempre più attivamente coinvolti anche in altri tavoli. In particolare abbiamo iniziato a lavorare in maniera più attenta nel Gruppo 4 concernente i trasporti. EUSALP è una grande occasione di costruzione di politiche e non di costruzione di percorsi per utilizzare le risorse, ma di politiche che ci portino a condizionare, insieme agli altri territori di montagna, la finalizzazione delle risorse a livello europeo per poter poi produrre e costruire progetti che sulle progettazioni tematiche possano portare in Valle d'Aosta ulteriori risorse.
Nel ringraziarvi per l'attenzione, auspico che questa ormai tradizionale sessione europea ed internazionale, da un momento di riflessione che guarda ciò che è stato, diventi soprattutto un'occasione di riflessione rispetto a ciò che di nuovo la Valle d'Aosta potrà fare; un'occasione per affrontare al meglio le nuove sfide che ci attendono e che sono da noi sovente elencate nei nostri interventi: i cambiamenti climatici, l'accessibilità, la sicurezza, la competitività, solo per citarne alcuni. Sono sfide che impongono al sistema regionale una maggiore apertura da tradurre in capacità di competere e di operare all'esterno, valorizzando le eccellenze regionali, ma anche ricercando soluzioni più efficaci ai problemi comuni ad altri territori vicini e lontani.
Président - Nous sommes en discussion générale. La parole au collègue Bertin.
Bertin (RC-AC) - Un breve intervento. Questa sessione europea, che tradizionalmente ha un ruolo certamente non così importante come dovrebbe, è l'occasione per fare il punto del ruolo della Regione a livello europeo ed internazionale, e quasi sempre diventa un rituale che si ripete bene o male uguale tutti gli anni, sempre con la caratteristica di essere in ritardo. Anche quest'anno, come negli anni precedenti, si arriva sempre all'ultimo. In Consiglio regionale ci sono sempre le condizioni di dover affrontare anche questioni importanti come questa, con tempi estremamente ridotti e andando a recuperare un ritardo che si è generato nei periodi precedenti. Le ragioni sono poi tante, ma spesso il risultato è più o meno sempre lo stesso: un ritardo cronico che, in questo caso, caratterizza l'indirizzo della politica europea della Regione, ma che sta diventando da tempo una caratteristica generale nella quale, alla fine, il Consiglio regionale si trova sempre nelle condizioni di dover svolgere la propria attività in una tempistica estremamente ridotta per dover recuperare del tempo che, in precedenza, si è in qualche modo perso. Pertanto anche i tempi di analisi di questi documenti sono stati estremamente ridotti e comunque - come detto - non sono particolarmente diversi da quelli degli anni precedenti.
In termini generali quest'anno ci troviamo anche in un momento particolare della discussione di questa sessione, a pochi giorni e poche ore dalle elezioni europee, da elezioni certamente importanti, anche perché negli anni purtroppo da parte dell'opinione pubblica c'è sempre più una sensazione di distanza verso le istituzioni europee ed è certamente una preoccupazione. L'Europa è per la nostra Regione la dimensione nella quale, a mio avviso, si può avere una prospettiva e uno sviluppo, tenendo presente che quest'esperimento politico del secolo scorso è stato un grande successo. Il processo di Unione europea è stato da un punto di vista politico la più grande realizzazione del secolo scorso, perché ha permesso - ad un continente caratterizzato da guerre e da situazioni estremamente complesse - un periodo di pace, di crescita sociale-economica e di sviluppo come mai si era verificata in precedenza; un risultato eccezionale che ha cambiato questo continente e che ha dato alla nostra Regione, proprio in questo contesto, delle grandi possibilità, come a tutto il resto del continente. Come dico, un periodo estremamente lungo di pace e di sviluppo unico nella storia d'Europa.
Le istituzioni europee hanno certamente molti limiti fra i quali è evidente un deficit democratico che negli anni è andato crescendo e che sta diventando un vero problema, ma certamente le preoccupazioni di questi giorni sono anche le spinte a tornare indietro con il fronte sovranista che sta mettendo in discussione questa grande realizzazione della storia dell'umanità in generale, perché certamente è qualcosa di eccezionale. Le elezioni di domenica sotto questo punto di vista sono anche estremamente importanti.
Torniamo alla nostra realtà. Uno dei problemi della presenza della nostra Regione all'interno di questo contesto è la capacità di cogliere tutte le opportunità. Negli anni lo si è fatto in parte con successo, ma bisogna anche essere chiari. Si sono spesi molti soldi sul nostro territorio, ma spesso in progetti spot, moltissimi progetti, forse troppi e senza una strategia generale, che hanno certamente avuto degli effetti positivi, ma che nella durata non si sono poi rivelati così efficaci. Da questo punto di vista credo sia molto importante avere degli strumenti di valutazione degli impatti e correggere gli errori fatti in passato, perché ci sono evidentemente anche delle realizzazioni - non sto qui a fare l'elenco - che, al di là del momento del progetto e della realizzazione dello stesso, non hanno poi prodotto niente e tutto si è esaurito in uno spot e nulla più, tenendo conto che il ruolo finanziario è sempre maggiore, anche in ragione degli altri trasferimenti. Oggi diventa sempre più essenziale dare maggiore efficacia a questi finanziamenti europei. Da questo punto di vista una preoccupazione è nata di recente con una perdita addirittura di tre milioni e, in prospettiva, delle maggiori perdite di finanziamenti, come abbiamo visto alla fine dell'anno scorso anche con un dibattito in Consiglio regionale (avevo fatto pure un'interpellanza). Certamente su questi aspetti bisogna stare molto, molto attenti e far sì che tutta l'Amministrazione e, in generale, il settore burocratico dell'Amministrazione siano attenti a non perdere queste opportunità. Anche la parte politica non deve sottovalutare questi aspetti.
Oggi ci troviamo a votare degli indirizzi ma, come dico, al di là degli indirizzi che si possono condividere, c'è un problema generale di efficacia, di controllo, di valutazione delle ricadute che deve essere fatto certamente con un cambio di velocità, che è necessario anche in questo settore.
Président - La parole à la collègue Pulz.
Pulz (ADU VDA) - Ho svolto i compiti a casa e ho analizzato con grandissimo interesse queste linee programmatiche per l'attività di rilievo europeo, che sono uno strumento fondamentale e meriterebbe pertanto sicuramente un più ampio dibattito.
La nostra prima osservazione è quindi di ordine metodologico, perché se è vero - come è dichiarato nelle premesse del documento - che queste linee programmatiche costituiscono un fondamentale strumento di integrazione e anche di specificazione di programma di governo, allora dovremmo senz'altro dedicare più tempo, maggiore concentrazione e anche, se mi permettete, più passione ad analizzare insieme i presupposti e gli impatti di questo lavoro, mentre invece ci troviamo a commentarlo in tempi assai ristretti. Questo documento, almeno io, l'ho percepito come un documento calato dall'alto. È anche impossibile da emendare, perché è talmente generico che rende difficile un contributo costruttivo quale quello che il mio, il nostro, vorrebbe essere. Il sapore, come già diceva il collega Bertin, è quello di un rito obbligato, un rito stanco che si perpetua di anno in anno. Si vede chiaramente che si tratta di un documento redatto per rispondere a un obbligo burocratico e non siamo in grado di capire come verranno realmente realizzati questi pochi obiettivi concreti citati fra molte idee evanescenti. E poi dite che sono io la filosofa che sta sulle nuées bleues come mi dice spesso l'Assessore Chatrian!
Personalmente io non ho percepito tutta l'importanza di quanto stiamo discutendo, né nelle Commissioni, né qui, in Consiglio. Mi scuso, quindi, perché sono convinta e siamo convinti di trovarci con l'Assessore Bertschy di fronte, se mi permettete, ad un new deal, questo lo voglio dire. Però in questo momento non possiamo che esprimere perplessità in ordine all'impostazione di questo documento, alla mancanza di un'analisi anche coraggiosa, più coraggiosa di ciò che in questi anni non ha funzionato. Vi voglio fare alcuni esempi, chiaramente attenendomi strettamente al documento che ci è stato fornito. In primis si fa riferimento chiaramente all'impegno della Regione nei numerosi e rilevanti programmi e progetti a finanziamento europeo. Sappiamo - come diceva già il collega - che in questi anni ci sono stati grossi problemi di programmazione e di spesa e che poi a fine 2018 sono stati persi - unica Regione in Italia, ahinoi! - un milione e quattro di fondi europei, se non ricordo male. L'Assessore ha dichiarato già tempo fa che avrebbe rinforzato l'autorità di gestione con nuovo personale e questo è sicuramente un passaggio indispensabile, però non sembra sia sufficiente. Ci sembra di poter dire che ci vuole un cambio di passo, una nuova prospettiva.
Nel documento che ci è stato sottoposto - e al quale mi richiamo rigorosamente - mancano indicazioni che facciano sperare in un reale e vicino cambiamento. Queste linee programmatiche affrontano molto superficialmente il tema della fase ascendente e discendente. Qui la situazione ci sembra piuttosto drammatica sinceramente, perché la Valle d'Aosta non ci sembra che sia mai riuscita ad essere protagonista in questi anni: non si è distinta nel recepimento della normativa europea, non si è distinta nell'apporto di idee - sono quelle che mancano sempre -, di contributi, di osservazioni nella fase di elaborazione degli atti dell'Unione secondo quanto previsto dalla legge n. 234 del 2012. Un esempio è rappresentato dal recepimento della norma europea in materia di contratti pubblici, materia nella quale la nostra Regione ha una specifica competenza statutaria e, mentre Bolzano recepiva anticipatamente rispetto allo Stato la nuova direttiva europea dandosi una normativa che è all'altezza delle sfide di un territorio piccolo e montano come il nostro, noi rinunciavamo nel 2016 alle nostre competenze, scegliendo di applicare direttamente il Codice appalti dello Stato, con il grosso imbarazzo oggi si dover subire anche le modifiche disastrose in termini di lotta alla corruzione che, visti i recentissimi e tristissimi episodi di storia locale, dovrebbe vederci in prima linea, in Italia. Si pensi all'ampliamento del subappalto ed altre edificanti novità che il decreto "sblocca cantieri" comporta e che ci preoccupano non poco: ne parleremo martedì in Commissione, ma sinceramente siamo molto allarmati.
Mi voglio scusare se vi sembro eccessivamente critica stamattina. Vi devo confessare che c'è una civetta che si è piazzata stabilmente sotto la mia finestra da qualche notte, quindi... comunque, al di là della civetta e della notte, la situazione ci sembra peggiore relativamente alla fase discendente. Perché? Perché ci sembra di poter affermare che la nostra Regione...
Dalle ore 9:36 assume la presidenza la Presidente Emily Rini.
Rini (Presidente) - Colleghi, un po' di silenzio.
Pulz (ADU VDA) - ...la nostra Regione non è riuscita a fare rete con le altre realtà territoriali nazionali e transnazionali, non siamo riusciti a formulare proposte forti da portare in Europa affinché si potessero affrontare le criticità della Valle d'Aosta. La responsabilità non può essere di chi è nuovo di quest'Aula (scusate la trasparenza).
Nelle linee si parla poi dell'Ufficio di rappresentanza, su cui anche l'Aula ha ragionato più volte; se ne descrivono le competenze, ma non si dice quali siano i risultati, a fronte però di costi notevolissimi sostenuti negli anni... o no? I risultati a noi paiono deludenti e non ci sembra di essere eccessivamente critici nel dirlo. Ci sono frasi di circostanza sulla necessità di rafforzare la partecipazione dell'ufficio ai gruppi di lavoro, però non si danno indicazioni reali per come si intende cambiare rotta davvero rispetto al passato.
Ci sono poi tutti i programmi tematici su cui si avrebbe intenzione di puntare. Su questi non è che ci sia molto da dire, perché è chiaro che sono condivisibili. Si parla di montagna, di accessibilità ferroviaria e qui ci mancherebbe, però ci fa un po' sorridere che si cerchino in Europa soluzioni e problemi su cui la politica locale ha delle responsabilità... o si può negare anche questo? Poi si parla di smart village, che ci piacciono molto. C'è poi ancora una chicca che mi ha fatto un po' girare non dico che cosa, chicca rappresentata dalla tematica "ambiente-rischi acque". Ci sono parole bellissime sulla sostenibilità ambientale, sull'importanza delle nostre meravigliose risorse naturali e a me sembra surreale dover rileggere queste righe quando nella testa ancora abbiamo i discorsi, la discussione infinita di 25-27 ore sulla privatizzazione di CVA e sulla quotazione in Borsa nel Consiglio scorso.
Allo stesso modo mi è sembrato surreale leggere grandi obiettivi in materia di cultura e di giovani, perché noi sappiamo che le politiche regionali giovanili latitano da tempo e questo è stato detto chiaramente in V Commissione. È stato ammesso che il Piano giovani è stato finora scritto da vecchi o, meglio, diciamo da diversamente giovani quali siamo quasi tutti noi. Speriamo che l'Assessora inverta davvero la rotta, come mi pare che voglia fare e stia anche facendo. Su questo tema dei giovani e della cultura potrei stare qui delle ore, perché ho insegnato per 26 anni, ho frequentato tantissimi ragazzi nella mia "onorata carriera". Tra le tante suggestioni ne ricordo una in questo contesto: l'importanza del programma Erasmus citato, che offre agli studenti universitari opportunità di studio, di formazione e io direi anche innanzitutto di crescita umana, prima che culturale e professionale. Si tratta di un programma fondamentale per la creazione di questa coscienza comune, europea, che tanti adulti ancora non hanno. In questo clima caratterizzato da pericolosissimi nazionalismi e sovranismi che qualcuno si ostina a portare avanti e di fronte al ritorno di forme di fascismo e di razzismo mai sopite, ecco che quel programma diventa ancora più importante. Noi crediamo quindi che non si possa fare retorica. Bisognerebbe aggiungere borse di studio, rimborsi alloggi e viaggi per gli studenti valdostani che hanno beneficiato di tutto questo in passato, misure che sono state introdotte esattamente l'anno in cui io mi laureavo - questa è una roba che non ho mai tanto digerito, non importa - che hanno invece purtroppo visto progressivamente diminuire gli incentivi regionali - ci sono, ma sono diminuiti e non bastano - per agevolare gli studi, perché di quegli studi dei nostri giovani poi ci avvantaggiamo tutti, tutta la comunità se ne avvantaggia.
Ancora: si parla di EUSALP. Chiaramente condividiamo la necessità di rafforzare la partecipazione ai diversi gruppi di azione. EUSALP è uno strumento fondamentale per superare la logica brutta di questi confini amministrativi, impostare una strategia efficace - magari finalmente efficace - di collocazione della Valle d'Aosta in Europa, al di là di tutte le retoriche che in questi giorni si sprecano. Su questo punto noi ci aspettiamo che la politica sia in grado di mettere in piedi delle buone pratiche. EUSALP per fortuna va avanti nonostante la politica. Ecco, noi siamo, come dire, in attesa, vogliamo capire che cosa la Giunta ci dirà effettivamente quando dovrà specificare quali sono le azioni da intraprendere sulla base di queste linee programmatiche che, al momento, sembrano davvero un po' fumose.
Il nostro giudizio purtroppo è negativo, anche se vediamo dei miglioramenti, miglioramenti che sono da sottolineare, perché ci sono effettivamente.
Si avvicinano a grandi passi, a grandissimi passi le elezioni europee. Visto che ieri sera lo avete fatto tutti, dico anch'io che abbiamo una candidata, peraltro meravigliosa, ma lasciamo stare, chiudiamo subito la parentesi. Queste elezioni in passato - si pensi al 2014 - sono state snobbate, sono state snobbate dalle forze autonomiste. Questo ci dispiace ancora, non ce lo dimentichiamo. Adesso ci sembra che non sia più così. Anche qua c'è un new deal, un nuovo corso, ma certamente il lavoro fatto da queste forze nell'ottica di una concreta collocazione della Valle d'Aosta in Europa non è ancora sufficiente; un'Europa che a noi piacerebbe più sociale e in quest'Aula, e non solo, il tema dell'uguaglianza viene sempre messo dopo quello dell'autonomia. Questo per noi è un problema, è qualcosa che viene meno, è un'idea di fondo che, invece, dovrebbe essere più presente. Noi speriamo vivamente, anche in occasione di queste elezioni, che i valdostani sappiano aprirsi a nuove urgenti riflessioni e non facciano venir meno la loro precisa responsabilità rispetto ad un momento tanto importante.
Concludo velocemente questo mio noiosissimo discorso ricordando a tutti quanti che oggi è il 23 maggio. Probabilmente noi tutti, diversamente giovani, ricordiamo benissimo - a parte una Consigliera, perché lei forse non era ancora nata - quel 23 maggio del 1992, la strage di Capaci che ha coinvolto il Magistrato antimafia Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tutta la scorta. Oggi Libera Contro le Mafie - non soltanto a livello nazionale, ma anche locale, perché sapete che c'è il presidio valdostano, che è molto sentito e partecipato dagli studenti - ha scelto tre frasi chiave per ricordare questa giornata e mi piace chiudere il discorso citandole: la frase di Felice Impastato: "La mafia si combatte con la cultura", poi la frase che spesso Don Ciotti ripete: "Occorre muoversi, non basta commuoversi" e, ancora, la famosa riflessione: "A che serve avere le mani pulite se le teniamo in tasca".
Siccome sono stata molto critica e negativa, voglio chiudere invece con un auspicio positivo e voglio dire a questi ragazzi che solo loro ci possono ridare, con il loro impegno, che è genuino, gratuito e sincero, la speranza a favore di una Valle d'Aosta, di un'Italia e di un'Europa migliori.
Présidente - D'autres interventions? La parole au collègue Sammaritani.
Sammaritani (LEGA VDA) - È abbastanza uso in quest'Aula in genere esordire dicendo: "Non volevo intervenire", ma d'altronde quando poi si è quasi costretti dagli interventi precedenti è giusto anche farlo, perché il silenzio va bene, a volte è molto elegante, ma non sempre paga.
Siccome ho sentito parlare di "sovranismo", di "ritorno dei fascismi", sarebbe bene una volta per tutte sgombrare un po' il campo da questi continui attacchi che stiamo subendo in modo strumentale evidentemente, ma questo ci sta nel gioco delle parti. Però, a parte il fatto evocativo di questa civetta notturna che presumibilmente è apparsa, e se qualcuno di voi ha letto "Il giorno delle civetta" di Sciascia, probabilmente la collega Pulz potrà trovare lì degli spunti interessanti, visto che il romanzo inizia con l'omicidio di un sindacalista comunista da parte della mafia. Credo sia proprio questo, proprio oggi che è il 23 di maggio e che sia molto evocativo. I sogni spesso lo sono, probabilmente è questo che la collega Pulz ha sognato. Ebbene, su questa storia del sovranismo che sarebbe una minaccia per l'Europa, per il nostro Stato, per la nostra società, forse invece bisogna fare un ragionamento un pochino più interessante, un po' più importante e più fondato, perché poi quando si rimane in superficie non si conclude molto e si rischia di finire nei luoghi comuni che poi diventano quasi delle verità, perché sono teorie secondo le quali, a forza di dire una frottola, pian piano diventano verità.
Vorrei farvi riflettere sul fatto che qui si parla sempre tanto di "autonomia", ma poi forse non si va a guardare qual è il suo fondamento. Il fondamento dell'autonomia nasce proprio dalla sovranità, perché se non hai sovranità, se tu perdi la tua sovranità, se tu perdi tutti i tuoi poteri, non puoi nemmeno delegare. L'autonomia nasce da una delega. L'autonomia è un potere delegato da un potere superiore. Allora, se uno Stato perde la sua sovranità non può neanche più delegare nessun tipo di funzione agli altri. Se voi pensate ad un'Europa che diventi una specie di impero che toglie la sovranità a tutti i vari Stati che lo compongono, sicuramente non potete pensare neanche all'esistenza di un'autonomia, un'autonomia di cui noi siamo fra i maggiori rappresentanti, quantomeno sicuramente in Italia. Ecco che allora bisogna fare un attimo attenzione quando si dicono queste cose, perché è evidente che la sovranità è importante, poiché se non mantieni le tue funzioni non le puoi nemmeno delegare. Io credo che questo sia un concetto molto importante, perché storicamente l'autonomia nasce da questo: nasce dalle franchigie, nasce dal potere che in vari settori viene delegato dallo Stato o da un sovrano che, all'epoca, ha preceduto addirittura lo Stato moderno come lo intendiamo adesso. Parlare quindi di autonomia senza poi conoscerne le radici diventa pericoloso, forviante, perché appunto rischiamo di dimenticarci i suoi fondamenti, le sue basi essenziali, così come quando si parla di sovranismo con un'accezione estremamente negativa, solidamente negativa. Io credo che si debbano invece fare riflessioni molto più approfondite su questi temi e che quindi non basti parlare di ritorni di fascismi, che in realtà sono - almeno per quanto riguarda il nostro Stato - impossibili. Bisogna parlare proprio di temi più profondi, vale a dire dove si va a trovare l'autonomia, perché se vogliamo pensare ad una Valle d'Aosta indipendente è un altro discorso. Se parliamo di autarchia, cioè diventiamo uno Stato autonomo, questo è un concetto diverso, ma credo che non è questo a cui possiamo ragionevolmente pensare. Possiamo pensare di esercitare la nostra autonomia in modo sensato, in modo corretto, conservarla sempre come è stata nell'intenzione dei padri fondatori di questi pensieri, a partire chiaramente da Emilio Chanoux. È questo che noi dobbiamo preservare, ma non dimentichiamoci che senza un minimo di sovranità non ci sarà nemmeno più la nostra autonomia.
Ragioniamo quindi con attenzione su questi temi prima di banalizzarli come si sta facendo in questi ultimi tempi, direi un po' in modo semplicistico. Lo comprendiamo, per carità, fa parte del gioco politico, ma se vogliamo parlare in maniera un pochino più seria allora smettiamo di parlare solo di ritorni di fascismi e di cose di questo genere, perché poi diventiamo -voi lo diventate, secondo noi - decisamente ridicoli.
Presidente - Altri? Non ci sono altre richieste di intervento. La parola al collega Vesan.
Vesan (M5S) - Solo due commenti su queste linee di indirizzo, che peraltro noi abbiamo approvato in I Commissione e sulle quali intendiamo dare il nostro voto favorevole, perché effettivamente queste sono piene di buoni propositi.
La parte triste di questo documento - come già evidenziato dai miei colleghi - è che è un documento senz'anima. Non me ne vogliano i collaboratori dell'Assessore che hanno lavorato alla sua redazione ma, citando il compianto Mario Monicelli, sostanzialmente in questo documento vedo una supercazzola che fa un sacco di bei discorsi che sono molto lontani dalle politiche di questa Amministrazione regionale. Noi parliamo di "ulteriore impegno" della Regione nel realizzare gli obiettivi dell'Agenda europea e citiamo come uno dei primi esempi la transazione energetica in una Regione nel cui bilancio ci sono interventi per realizzare dorsali a metano, acquisto di treni bimodali, teleriscaldamento a partire dalla produzione energetica tramite combustione. Sì, abbiamo capito che gli indirizzi sono altri, ma c'è chi nel momento in cui approva gli indirizzi poi dirige la macchina verso quella direzione. Noi abbiamo stabilito gli indirizzi, ma intanto continuiamo ad andare esattamente in senso contrario. Citiamo anche gli indirizzi europei finalizzati all'adattamento ai cambiamenti climatici e nel nostro bilancio regionale prevediamo interventi per la progettazione di ampliamenti dei domaine skiable.
A noi sembrano un po' ipocriti questi discorsi. Li condividiamo, perché se non partiamo neanche dagli indirizzi giusti non arriveremmo sicuramente mai da nessun'altra parte. Ci auspichiamo però che l'approvazione di questo documento non sia il solito sbandierare il fatto che l'Amministrazione parla per atti e, una volta concluso e perfezionato un bellissimo atto amministrativo, possiamo continuare a fare come se non esistesse. In realtà a noi piacerebbe tanto che la nostra Amministrazione regionale, il nostro territorio, anche nei confronti delle altre Amministrazioni come quella europea, parlasse anche per fatti.
Cito ancora un paio di frasi contenute in queste linee di indirizzo: "Far crescere la professionalità del territorio". Ecco, noi abbiamo degli interventi proprio in questo Consiglio per discutere del fatto che nei Consigli di Amministrazione delle nostre partecipate fondamentali per lo sviluppo del territorio - come quelli delle infrastrutture e dei trasporti - inseriamo professionalità nell'ambito della politica, nel senso che hanno quale requisito sostanziale il fatto di essere stati candidati nella forza politica giusta. Non riusciamo a vedere quali siano non gli strumenti amministrativi, gli atti, le dichiarazioni e i programmi, ma come si potranno veramente tradurre questi indirizzi nel tempo sul nostro territorio.
Faccio un ultimo esempio citando le elezioni europee. Non parlerò dei nostri candidati, però parlerò dell'orientamento di questa maggioranza. Questa maggioranza a livello di elezioni europee sostiene o si allea con candidati che all'interno del Parlamento europeo rappresentano la linea del partito popolare europeo o del gruppo socialdemocratico. Queste sono le forze che all'interno dell'Unione europea hanno spinto per l'approvazione prima del TTIP - per fortuna non approvato, perché Trump non l'ha voluto, non tanto per volontà nostra - e poi del CETA, che sono tutti accordi internazionali sul commercio particolarmente dannosi per i piccoli agricoltori, specialmente per l'agricoltura di montagna, che è quanto di più lontano dal sostegno alla grande produzione agricola estensiva che, invece, a livello europeo viene sostenuta.
Ci sentiamo pertanto un po' a disagio nel condividere questo strumento insieme ad una maggioranza che lo presenta come un grande progetto, ma che segue invece tutt'altra strada. Le linee di indirizzo dell'Unione europea presentate a volte sono particolarmente condivisibili, ed è su questo che noi abbiamo dato il nostro appoggio e daremo il nostro voto, ma confidiamo che questa maggioranza cominci a credere un po' di più nei progetti che ci propone.
Présidente - La parole au collègue Lucianaz.
Lucianaz (LEGA VDA) - Sarò rapido.
Condivido pienamente le critiche, a mio avviso corrette, e l'analisi del collega Vesan. Quello che ci chiedono gli agricoltori, in particolare, e le piccole imprese, sono delle regole diverse per poter sopravvivere. Va bene che l'Unione europea sia il forziere dove prelevare più soldi possibili o a mani basse come fanno altri, però l'esigenza che ha il mondo produttivo è di avere delle regole grazie alle quali si possa vivere o almeno sopravvivere. L'agricoltura valdostana fatica enormemente con queste regole europee e non solo l'agricoltura.
Il collega Sammaritani ha già spiegato benissimo il discorso del sovranismo. Con nostalgia mi ricordo quando l'Union Valdôtaine si dichiarava souverainiste... altri tempi! Leggo da un post di ieri che il candidato è invece un convinto sostenitore dell'autogoverno dei popoli nel gruppo degli indipendentisti dell'Europarlamento, quindi spero che anche la maggioranza sia indirizzata in quella direzione.
Termino parlando di Europa. Europa non è l'Unione europea, stiamo bene attenti. L'Europa è Norvegia, l'Europa è Svizzera. Il migliore esempio di come si potrebbe essere un'Europa diversa da quella attuale? In Svizzera convivono lingue ufficiali diverse, religioni diverse, situazioni molto diverse tra montagna e altopiano. La Svizzera funziona benissimo, però ha però i mezzi normativi per potersi difendere e difendere la propria cultura. Quello che chiede la LEGA è un'Europa, sì, ma un'Europa diversa con le regole di questa Unione europea.
Presidente - Altri? La parola alla collega Russo.
Russo (M5S) - Sicuramente condivido con i colleghi che il ritardo e il poco tempo a disposizione per potersi confrontare tra di noi, per potersi esprimere ed approfondire questo argomento, che è complessissimo, a tre giorni delle elezioni europee non dà valore ad un tema coì importante.
L'Unione europea ad oggi è ancora considerata qualcosa di lontano dai cittadini e questa modalità di gestione, sia formale, sia sostanziale dei fondi europei, anche per quello che arriva ai cittadini su come li abbiamo gestiti fino ad oggi, sicuramente non rende giustizia ad un tema così importante. La Regione deve cogliere assolutamente - e deve essere uno sforzo importante - tutte le opportunità che i fondi sociali europei ci danno come occasione per provare a cambiare marcia. In questo momento di crisi economica finanziaria così importante, sia a livello nazionale che a livello regionale, la Valle d'Aosta ha il dovere e l'obbligo di impegnarsi seriamente nell'utilizzo di queste risorse finanziarie messe a disposizione, cosa che evidentemente finora non è avvenuta.
Vorremmo vedere un cambio di prospettiva, di innovazione e anche di passione creativa, e spero che l'Assessore Bertschy riesca a metterlo nell'impostazione del suo Assessorato. Abbiamo bisogno di un'organizzazione che garantisca un futuro certo nell'utilizzo di queste risorse e devo dire che, nonostante siano assolutamente condivisibili tutti i punti inseriti in questa relazione, non vedo sostanza, non vedo passione, non vedo possibilità reale di realizzazione di questi obiettivi.
Dalla relazione, secondo me, non si coglie come noi vogliamo vedere la Valle d'Aosta in Europa. È evidente, però, che per avere un utilizzo reale di queste risorse, è necessario sicuramente che tutti gli Assessori si parlino fra loro in modo concreto e capiscano come possono essere utilizzati i fondi. Credo che questo valga soprattutto per i fondi, ma anche un po' per tutto: è necessario che il Governo abbia una visione relativamente alla nostra Regione. Noi dobbiamo sapere a cosa dobbiamo destinare i fondi sociali - che sono la risorsa fondamentale -, perché le possibilità sono infinite. Credo che la vera scommessa sia questa: capire qual è la visione della nostra Regione e quale sia il futuro verso il quale dobbiamo lavorare.
Presidente - La parola al collega Barocco.
Barocco (UV) - Penso che la passione e l'entusiasmo su questo tema - giustamente richiamato dalla collega Russo - dobbiamo metterli anche noi, pertanto penso che la nostra azione debba essere indirizzata proprio nei confronti di questa Europa con un atteggiamento positivo. Concordo, e se mi ricordo bene, l'ho detto appena sono entrato in quest'Aula, che fare una critica su alcuni aspetti - sono qualunquisti, sono sovranisti, sono fascisti o altro - sia limitante, perché comunque queste nuove esigenze politiche nascono dal corpo elettorale. Credo quindi che qualche riflessione si imponga, al di là di queste caratterizzazioni che risentono un po' di un passato che ci ha visti dibattere su opzioni ideologiche che, se avevano un senso in alcuni decenni fa, adesso bisogna cercare di evolvere.
Sul processo federalista, anche qui, bisognerebbe che ci mettessimo d'accordo, perché ritengo che tutti parliamo di autonomia, tutti siamo autonomisti. Poi c'è il rito ambrosiano che storicamente comunque è stato un messaggio di autonomia nei confronti di poteri addirittura più centralisti. Poi c'è il collega che ci ha appena elencato alcune caratteristiche: essere autonomi è qualcuno che ci delega delle competenze. Sempre dagli stessi banchi qualcuno ci ha detto e ci ha evocato il modello svizzero, ma lì il processo è diverso. È dal basso verso l'alto che si delegano dei processi che l'entità di base non può svolgere. Penso ai predecessori negli anni, mi piace qui ricordare il compianto Salvadori, il quale, proprio quando parlò di Europa e cercò di rassembler intorno all'idea federalista di Europa, incontrò - non voglio fare nomi, perché non vorrei suscitare poi reazioni inconsulte - degli uomini di buona volontà che, dietro il pensiero federalista, costruirono un'opzione ideologica che già allora - e questo va dato atto alla LEGA - cominciò a mettere in discussione il sistema federalista italiano. Oggi si vede mettere in discussione il sistema federalista europeo su barriere contrapposte all'interno dell'Europa. Su questo però bisognerebbe anche riconoscere che sia da destra che da sinistra c'è la volontà di rifondare l'Europa, perché penso che sia sufficiente ascoltare alcuni leader storici della sinistra italiana... non ortodossi, perché Cacciari non è senz'altro un leader ortodosso della sinistra italiana, ha fatto tutti degli affondi su temi che lo vedono contrapposto a certe caratterizzazioni poco sociali - dice lui - del movimento leghista.
In questi scritti si trova, in queste ultime settimane, una posizione che penso ci accomuni tutti ed è un certo realismo. Bisogna essere realisti se si guarda all'Europa. Non voglio entrare nella relazione e nelle linee di indirizzo. Noi stiamo discutendo oggi di queste linee di indirizzo e in Europa ci si prepara a discutere delle linee di indirizzo addirittura per prossime programmazioni. Il realismo è quello che dobbiamo cercare di inserire anche al nostro interno: il realismo verso i giovani, il realismo verso la burocrazia, perché se la burocrazia europea ha determinate rigidità, tutti gli Stati membri fanno della propria autonomia la possibilità di aggiungere orpelli e obblighi per attuare i piani e i progetti europei. Da qui poi discendono tutta una serie di rigidità nella gestione dei fondi europei. Penso quindi che il realismo sia quello che dobbiamo cercare di mettere all'interno delle prossime programmazioni: un realismo verso gli agricoltori, verso gli imprenditori, verso le Amministrazioni. La programmazione del GAL (ho avuto l'onore di occuparmi di questo): non vi dico le difficoltà per far sedere intorno ad un tavolo gli enti locali della Valle d'Aosta e cercare di costruire una programmazione, perché tutti realisticamente dicevano: "Bella l'Europa, ma non parlarmi della gestione dei fondi europei del GAL", perché vuol dire une surenchère di norme, di rigidità, di domande, di carta. Penso sia questo da mettere sul campo, noi, popoli di montagna, perché credo che solo attraverso una rete e un collegamento fra i popoli di montagna si riesca e si debba giungere ad una reiscrizione di un nuovo fedus, di un nuovo patto federalista con l'Europa. Come vedete, sto dando una caratterizzazione forse un po' più politica e non tecnica, a quella penseranno altri colleghi.
Al di là dei comizi, mi sembra che ci scandalizziamo troppo se facciamo campagna elettorale. Qui la facciamo tutti e trentacinque. Poi, vabbè, forse con un po' di tatto anche femminile sarebbe stato sufficiente dire: "Noi stasera ci assentiamo un momento perché abbiamo il comizio", mentre noi stavamo parlando di acqua. L'abbiamo usata poco, abbiamo usato un po' di benzina per mettere della polemica sul fuoco. Però, al di là di questo, proprio parlando di campagna elettorale, un dato che è acclarato... non occorre citare dei sondaggi, ma riguardo alla partecipazione al voto per le europee vedremo le percentuali. Saranno forse un po' più alte nel vicino Piemonte? Ci sono competizioni elettorali di un certo tipo e non scordiamoci che in Italia questo dato potrebbe aumentare, perché sono coinvolti 3.800 municipi, quindi questo dato potrebbe anche essere più interessante e magari determinare una minore disaffezione al voto. Io penso che in Valle d'Aosta ci sia... e non solo in Valle d'Aosta, ma in Europa... oggi votano gli inglesi, vediamo quant'è la partecipazione al voto, perché il risultato sembra già acclarato. Se vogliamo avvicinare con passione i valdostani al voto europeo - come diceva la collega Russo - dobbiamo, e mi ripeto, rendere più vicina questa Europa con del sano realismo.
Permettetemi di aggiungere una cosa: noi aspettiamo sempre che le riforme le faccia qualchedun altro, ma cominciamo a farle noi. Posso dire che nei colloqui avuti in Commissione con l'Assessore Bertschy questa tensione ad innovare, ad essere propositivi e partecipativi l'ho vista. Penso quindi che siamo sulla buona strada. Ovviamente occorre fare un grande sforzo che parta da tutti noi: dalle nostre Amministrazioni comunali, dai nostri collaboratori, perché non dimentichiamoci che i nostri collaboratori, la cosiddetta "burocrazia" agisce all'interno di norme che fa la politica. Dobbiamo pertanto cominciare a fare norme più agevoli, più lineari, più attuabili, perché solo così saremo più europei.
Ancora un'ultima cosa: la souveraineté, la cui traduzione italiana non è che mi convinca proprio, ma nell'Europa dobbiamo crederci, perché mi preoccupa molto la via della seta. E mi fermo qui.
Presidente - La parola al collega Marquis.
Marquis (SA) - Credo che oggi sia un momento importante e che capiti anche in una fase delicata, perché siamo a tre giorni dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Ci troviamo in Aula a parlare di programmazione europea, quindi è ovvio che si facciano anche tutta una serie di valutazioni politiche che attengono un pochettino meno alla programmazione regionale, ma questo credo che ci sta.
Mai come oggi credo sia importante l'essere europei e avere una visione europeista. Credo che, come è stato sottolineato da qualcuno che mi ha preceduto, in particolare dal collega Bertin, il più grosso successo che c'è stato nel secolo scorso è stato quello di creare e costituire la casa comune a seguito del secondo conflitto mondiale. È una casa che è stata costruita per gradi con molta fatica, che è stata allargata piano piano alla partecipazione di altri Stati che inizialmente non ne hanno fatto parte. Ritengo che l'Italia debba rivendicare un ruolo di grande importanza nella creazione di questo processo, tant'è che il tutto parte dal 1957, dall'accordo di Roma sulla CECA; un'importanza che negli ultimi anni si sta però perdendo un pochettino. Penso che tutti i concetti non siano assoluti, ma cambino e assumano importanze diverse nel tempo in funzione delle sfide che si devono affrontare. Oggi nell'Unione europea viviamo la necessità di affrontare grandi sfide, sfide comuni, che partono dalla globalizzazione, dai grandi problemi, a come è stata affrontata la recessione del 2009, ai problemi della sicurezza, delle migrazioni e dei cambiamenti climatici, della digitalizzazione, dell'innovazione, della disoccupazione.
Credo che a livello politico siamo di fronte a due interpretazioni. C'è chi dice che bisogna mantenere la sovranità nazionale e "sovranità nazionale" significa avere piena potestà di decidere in modo isolato secondo la propria visione e le necessità del proprio Stato. C'è poi chi dice: "Viviamo sotto lo stesso tetto, abbiamo problemi comuni che devono essere affrontati a livello strategico ad un livello sovranazionale". La nostra posizione è questa. Noi riteniamo che i grandi problemi comuni non possano essere affrontati secondo l'esclusiva visione dell'esigenza dello Stato, perché diversamente si mette a rischio la casa comune. Vi dico quello che ho notato - e questo lo dico anche nel ruolo di rappresentante del Comitato delle Regioni, laddove ho avuto modo in questi ultimi due mesi di partecipare alle riunioni, dove ci si è confrontati sui grandi temi e ci si confronta con animo costruttivo: vi assicuro che l'Italia ne esce mortificata dal comportamento che si sta tenendo, e questo nell'arco dell'ultimo anno. C'è una mortificazione da parte di tutti gli altri Stati. Ora credo che non si vada da nessuna parte se non si trova il modo di lavorare insieme, perché non è demolendo la casa che la si migliora. La casa va ristrutturata piano piano. Gli accordi vanno innovati attraverso negoziazione, attraverso cooperazione, attraverso un confronto costruttivo. Non è con la forza che si possono portare a casa dei risultati.
Detto questo, se è vero che le sfide comuni, le grandi sfide vanno affrontate a livello sovranazionale, è importante avere una strategia e le risorse che vengono messe a disposizione da parte dell'Unione europea per affrontare il problema. Poi cosa significa essere autonomisti? In questa versione attuale evolutiva significa poter declinare in azioni le linee strategiche che sono comuni secondo le esigenze del proprio territorio, perché ci possiamo riconoscere tutti nell'esigenza di creare prosperità, sostenibilità ambientale, un'Europa più sociale e più attenta ai giovani. Poi ciascuno, in funzione delle esigenze del proprio territorio, andrà a definire le azioni necessarie per raggiungere questi obiettivi. Io credo sia questo il modello di approccio che oggi si deve avere, perché diversamente, se pensiamo di fare tutti i sovranisti, non riusciamo a trovare la soluzione ai problemi. L'Unione europea è come una famiglia: se il marito è sovranista e la moglie è sovranista, io credo che dopo due giorni la famiglia si spacca, non risolve i problemi comuni. Pertanto credo che ci sia la necessità di avere una capacità di condivisione, di analisi comune, di trovare delle soluzioni ai problemi.
Credo che la sessione di oggi sia anche importante, da una parte, per fare il punto della situazione sulla gestione della programmazione e, dall'altra parte, per analizzare le linee programmatiche del futuro. Siamo nel 2019, rientriamo nella programmazione 2014/2020. È una programmazione che sta entrando nel vivo, come si legge nella relazione e rispetto al 2017 e 2018 ha avuto un grosso incremento della spesa, ma risente ancora della difficoltà della gestione dei fondi europei. Purtroppo i risultati manifestano ancora questa difficoltà. La programmazione ordinaria dovrebbe essere terminata nel 2020, ma non solo per noi non sarà così, si andrà ancora avanti, ci sarà una coda. Abbiamo oggi una quota di pagato che è del 22 percento sul totale della programmazione e su questo credo dovremmo tutti assieme fare un'autocritica, perché c'è la necessità, a mio avviso, di dare una ristrutturazione significativa a questo tipo di gestione. Ci contraddistingue anche rispetto ad altre realtà il grosso numero dei progetti. Abbiamo 6.500 progetti di cui 5.700 nell'ambito del settore agricolo e questo evidenzia anche la difficoltà poi di procedere con i pagamenti e tutto quello che ne consegue a livello amministrativo.
Ci troviamo in una fase dove siamo a cavallo tra la chiusura di una programmazione e la definizione di una programmazione nuova. Sotto questo profilo credo che sia di interesse discutere su questo argomento. È stato evidenziato già dall'Assessore che la Commissione europea, nel mese di maggio 2018, ha messo a disposizione la bozza di QFP (Quadro Finanziario Pluriennale) della programmazione 2021/2027. C'è già stato un confronto in Europa, anche nel Parlamento europeo e nel Comitato delle Regioni sotto questo profilo. La proposta presentata dalla Commissione aumenta circa di una cinquantina di miliardi le risorse disponibili rispetto alla vecchia programmazione, però sostanzialmente ne cambia un po' la definizione; una definizione che è tesa anche ad affrontare le nuove sfide, quindi vengono messe risorse che prima non c'erano nella passata programmazione, sulla sicurezza, sulla gestione dei migranti e sulla questione climatica, poiché è sicuramente aumentata la sensibilità rispetto al passato ad oggi. Questo fa venire un pochettino meno e fa ridurre un po' le risorse a favore delle politiche di coesione. Il Parlamento europeo e il Comitato delle Regioni non concordano sulla posizione della Commissione, perché questa proposta prevede una riduzione delle risorse a disposizione dei programmi FSE e del Piano di sviluppo rurale. È una discussione aperta che sarà attuata e negoziata verso la fine di quest'anno. Però credo che sia importante esserci sugli argomenti per capire quali sono le tendenze e per poterle recepire anche a livello di linee che la Regione si dovrà dare.
La vecchia programmazione aveva già sostanzialmente innovato il modo di gestione dei fondi europei, perché a monte della definizione dei vari programmi aveva evidenziato la necessità di avere dei documenti di programmazione. La Valle d'Aosta si è dotata della Strategia di sviluppo 2020 e, soprattutto, della Smart specialization strategy, che è quel documento trasversale alla gestione di tutti i fondi che si dà come obiettivo quello di assicurare le condizioni di competitività della nostra Regione. Sono stati individuati degli indicatori, degli obiettivi da perseguire e penso che sarà bene anche a livello politico fare delle considerazioni a posteriori di monitoraggio per capire se gli obiettivi sono stati raggiunti, in quale misura, e se ci sono dei miglioramenti da effettuare.
L'altra grande innovazione è quella dei disimpegni che sono stati individuati. Fino alla programmazione scorsa si poteva arrivare al termine della programmazione e poi si tirava la somma, mentre adesso sono stati previsti dei paletti da rispettare anno per anno, di cui siamo stati vittima lo scorso anno nel fondo sociale. Credo che sotto questo profilo, guardando al futuro, tenuto conto dell'importanza che rivestono queste risorse, ci sia la necessità di investimenti, perché l'Assessore ha sottolineato prima che abbiamo 365 milioni di euro disponibili oggi su tutti i programmi che rappresentano circa una cinquantina di milioni all'anno di investimenti. Sono investimenti di cui non se ne può fare a meno, sono investimenti che oggi hanno un peso specifico superiore rispetto a dieci anni fa, perché dieci anni fa il bilancio della Regione era molto più ricco e oggi, invece, hanno un peso relativamente più significativo. Pertanto, sotto questo profilo, a mio avviso, c'è da entrare nell'ottica che richiede l'Europa, quella di una programmazione. Credo che questo ci possa anche aiutare ad uscire dalla nostra situazione, che è un po' una situazione di chiusura della Valle d'Aosta. Dobbiamo aprirci di più alle sfide del mondo. Dobbiamo far crescere la nostra economia, rafforzare il tessuto imprenditoriale, dargli maggiori opportunità attraverso anche tutte quelle iniziative di cooperazione transfrontaliera, attraverso i progetti che ci sono Interreg-Alcotra e anche attraverso le iniziative di carattere transnazionale su cui tornerò dopo.
Credo che sia quindi importante seguire con attenzione l'evolvere di questa materia, così come è importante la strategia EUSALP a cui partecipiamo per valorizzare le problematiche comuni che si vivono nell'arco alpino. In questo periodo è in definizione anche un'altra strategia comunitaria che attiene alla montagna, ma che fa riferimento alla parte dei Carpazi e credo che questo sia di nuovo una cosa importante, perché più strategie si mettono insieme - si possono anche fare sinergie tra EUSALP e l'area dei Carpazi - e meglio si può difendere la questione della montagna. Se da una parte è vero che l'articolo 174 del Trattato di Funzionamento dell'Unione europea definisce l'attenzione alla montagna, dall'altra parte vi assicuro che in questi due mesi, in tre riunioni che ho avuto modo di partecipare, ho colto in pieno le proposte di rivendicazione e di attenzione alle grandi aree urbane. Lì ci sono dei grandi numeri, quindi bisogna attuare strategie di difesa che possano essere convincenti e, soprattutto, gestibili e condivisibili a livello globale. Ci sono già delle previsioni: nei prossimi trent'anni la maggior parte della popolazione si concentrerà nei grandi poli e quindi è inevitabile che avanzino le richieste di investimento nelle grandi aree urbane. Invece bisogna sottolineare l'importanza della montagna come produttore dei servizi a favore dell'ecosistema, che sotto il profilo economico non possono soddisfare le stesse condizioni di sostenibilità, ma portano benefici anche a chi vive nelle realtà di pianura e nei grandi centri urbani.
Questa per me è anche l'occasione di poter relazionare sulla breve esperienza di tre riunioni nel Comitato delle Regioni, che è l'organismo di rappresentanza delle Regioni e delle città a livello europeo e che - come ho detto prima - è molto più vicino alla politica del Parlamento europeo piuttosto che a quella della Commissione. Questo perché? Perché rappresenta il territorio questo organo, così come il Parlamento europeo è espressione diretta da parte dei cittadini europei, mentre la Commissione vive in un ambiente un po' più distaccato, un po' più astratto così come viene percepito.
Credo che oggi non si possa fare a meno di difendere questa casa comune, perché noi abbiamo dei valori comuni, valori che da un recente sondaggio che è stato fatto e promosso dall'Unione europea sono stati sostanzialmente identificati in tre. I primi tre sono: la pace, i diritti umani e la democrazia. Credo che all'interno di questi valori noi ci dobbiamo riconoscere, ritrovare e cercare di valorizzare le nostre esigenze attraverso un dialogo costruttivo. Per quello che concerne il Comitato delle Regioni - è stato sottolineato anche prima dall'Assessore -, credo ci sia la necessità di intervenire nella fase ascendente della legislazione europea e che questo, a differenza del passato, possa essere strutturato in modo da essere un presidio della Valle d'Aosta per portare le nostre istanze nella fase importante di espressione dei giudizi sulle proposte avanzate dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea a valutazione, perché questo è un organo consultivo. È un organo consultivo organizzato in Commissioni e io partecipo alla Commissione Ecoter (quella che si occupa di coesione e del bilancio dell'Unione europea) e alla NAT (quella che si occupa di risorse naturali e ambiente).
Al di là di quella che è stata l'utilità dell'Ufficio di Bruxelles sino ad oggi - perché è stato istituito con la legge n. 8 del 2006, quindi sono 13 anni che la Valle d'Aosta ha questo presidio -, questo è un presidio che ha una funzione tecnico-operativa e amministrativa di rapporto con gli uffici della Repubblica italiana a Bruxelles, con gli uffici delle altre Regioni e, inoltre, è a supporto delle attività del Comitato delle Regioni. Io credo che oggi, così come avevo già avuto modo di dire in Commissione, ci sia l'opportunità, l'esigenza di dare anche un ruolo nuovo a questo ufficio, perché c'è la necessità di avere sempre più una visione sovralocale. Bisogna essere in anticipo e non in ritardo nel recepimento della legislazione europea e anche essere in grado di poter cogliere le opportunità che sono sempre maggiori sull'accesso ai fondi diretti gestiti dalla Commissione, al di là della normale programmazione. Per questo bisogna darsi una struttura, bisogna creare un ufficio che abbia professionalità importanti, sia sotto il profilo della qualificazione che sotto il profilo numerico, che sia un minimo funzionale, perché diversamente si può solo svolgere l'attività spicciola e ordinaria. Potrebbe essere anche un'avanguardia per le imprese che hanno una collocazione e un'attività sovraregionale. Io credo che lì si possa creare un ufficio di consulenza di servizio al nostro sistema della Camera di Commercio, delle imprese che sono più evolute per poter cogliere le opportunità, perché al di là della banalizzazione che è stata fatta prima, dicendo che fa sorridere che nel documento si parli di sensibilità verso l'ambiente, verso queste tematiche e si è tornati sulla questione dell'acqua, io voglio sottolineare che le uniche due iniziative a cui la Regione ha fatto accesso di fondo diretto sono proprio quelle nel settore della difesa ambientale, sono progetti a cui ha partecipato l'ARPA proprio a salvaguardia della qualità dell'aria, a salvaguardia della nostra biodiversità. Sicuramente è poco, perché c'è spazio per attingere a risorse più importanti, però bisogna essere attrezzati, perché oggi è sempre più difficile. Occorre anche partecipare alle proposte di carattere transnazionale, dove vengono messi assieme gli operatori di diversi Stati che condividono una dinamica e una problematica comune.
Al di là di tutto, credo che sia importante anche a livello legislativo - come peraltro è già stato segnalato prima - la necessità della Regione di poter intervenire direttamente nel recepimento della direttiva europea, senza passare attraverso il recepimento dello Stato. Per questo però bisogna essere strutturati, bisogna avere la capacità di avere una visione innovativa che ci contraddistingua rispetto al passato. Ritengo sia questa la grande sfida, una sfida che bisogna giocare tutti insieme e che sicuramente - come ha detto l'Assessore - occorra fare anche delle riflessioni di carattere politico, perché queste sono dinamiche che non attengono solo alla sfera tecnica. Occorre però che ci sia la partecipazione del Consiglio, della Giunta e che ci sia uno spazio dedicato superiore rispetto a quello che ci è stato messo a disposizione stamattina, perché il tema è sicuramente molto complesso, spazia a 360 gradi e richiede una multidisciplinarietà di approccio che necessita tutta una serie di approfondimenti.
Presidente - La parola al collega Peinetti.
Peinetti (UV) - Innanzitutto io non farò nessun intervento politico, ma cercherò di farne uno molto rapido e possibilmente tecnico.
In relazione al documento che ha presentato l'Assessore Bertschy, mi rendo conto che sia abbastanza difficile riuscire a fare un documento - come hanno sottolineato i colleghi prima - che abbia un'anima e sia particolarmente attraente quando si devono fare tabelle e numeri. Non è per niente facile. Credo che sia stato un ottimo lavoro, lavoro che ci può aiutare in molte suggestioni. Mi limiterò solo a fare due o tre osservazioni molto rapide. L'Europa in questo caso, almeno per quanto concerne la sanità e il sociale, è un'opportunità che forse noi in Valle d'Aosta abbiamo usato troppo poco, l'abbiamo usata troppo poco soprattutto negli ultimi anni per una serie di ragioni, credo, perché la continua turbolenza politica non agevola sicuramente la possibilità di fare dei progetti, dei programmi che sono molto complessi.
Come l'Assessore sa perfettamente - ma come penso tutti voi sappiate -, presentare un progetto alla Comunità europea è una delle cose più complicate che esistano sulla faccia della terra, perché bisogna compilare valangate di moduli, bisogna passare da Commissioni, da sub-Commissioni, bisogna seguire con molta determinazione e con molta attenzione questi progetti. Noi ci abbiamo anche provato. Io personalmente ci ho provato sia come società scientifica, sia come Azienda sanitaria locale, in collaborazione con i francesi e questa è l'altra notizia che, secondo me, è interessante sapere. Non è che i francesi siano messi meglio di noi, anzi, la loro sensibilità verso questo tipo di approccio è estremamente bassa; fanno ancora più fatica di noi ad arrivare ad ottenere finanziamenti e fanno ancora più fatica di noi ad ottenere dei risultati.
Vi cito solo un dato: il programma dell'Unione europea per la salute nel settennato 2014/2020 era di 450 milioni euro, quindi sono cifre importanti che credo possano in qualche modo essere da richiamo significativo per un tema come quello della sanità, che è sempre e costantemente alla ricerca di fondi e di sostegno per andare dietro all'innovazione tecnologica. Uno dei problemi più grossi che noi abbiamo incontrato quando abbiamo cercato di presentare dei progetti è stato quello di non riuscire a trovare i canali giusti, a Bruxelles o a Strasburgo adesso poco importa, perché a volte vai da una parte e a volte vai dall'altra, ma è il problema principale. Fare lobbying a Bruxelles è difficilissimo e quelli che ci riescono arrivano ai finanziamenti, quelli che ci riescono arrivano a farsi finanziare progetti anche di decine e decine di milioni. Noi questo purtroppo l'abbiamo fatto limitatamente.
Ho letto con molto interesse la relazione dell'Assessore e sono stati ottenuti dei risultati in tema di sanità, in tema di sociale, ma probabilmente si poteva fare anche di più. L'auspicio che io vorrei - come citava il collega Marquis - è quello di utilizzare meglio forse l'Ufficio di Bruxelles, di riuscire a raccordare meglio i servizi europei con sia la Giunta che con il Consiglio, ma di sicuro il problema è arrivare agli utilizzatori. Da noi, ad esempio in sanità, la gente si scoraggia prima di iniziare, perché presentare i progetti è difficilissimo. Io non so quanti di voi ci abbiano provato. Io ci ho provato più di una volta, sono arrivato a un certo punto e quasi sempre ho smesso. Avevamo presentato l'interessantissimo progetto che andava nella direzione prevista dai diversi punti che il programma UE per la salute prevedeva: era un progetto sulla prevenzione della rottura degli aneurismi aortici, l'avevamo fatto in Italia e volevamo estenderlo in Europa. Ci eravamo riusciti - perché poi devi avere la partecipazione di un altro Stato membro con te, spesso non puoi essere da solo, devi avere altri Stati membri che presentino i progetti - e ci abbiamo provato con la Francia. La Francia, come dicevo prima, è messa peggio di noi: abbiamo cercato di trainarla, ma non siamo riusciti ad arrivare alla fine della strada.
Credo che una delle prime cose che noi dovremmo fare è dare agli utilizzatori degli esperti nostri degli Assessorati degli Affari europei, che seguano questi progetti e che vadano nelle strutture, in questo caso all'ASL piuttosto che nelle altre strutture - si citavano prima le imprese, per esempio - a illustrare quali sono le possibilità, perché il più delle volte siamo stati lasciati un po' soli e abbiamo dovuto cercare di inventarci questi progetti quando probabilmente un miglior sostegno sarebbe stato utile. Io penso che questo potrebbe essere un invito sicuramente non così difficile da raccogliere, ma può cambiare in maniera notevole l'approccio verso questi progetti. Un dato per tutti è che l'80 percento dei progetti, dei finanziamenti vengono utilizzati dai Paesi dell'est: vengono utilizzati dalla Polonia, dai Paesi dell'est europeo, soprattutto dalla Germania, perché sono stati capaci di superare quegli ostacoli burocratici amministrativi che noi ancora facciamo fatica a superare.
In merito alla programmazione dei prossimi anni, purtroppo il Piano salute finisce nel 2020, quindi credo che sia praticamente impossibile presentare oggi, che siamo quasi a metà del 2019, dei progetti per il 2020. Penso che di soldi a livello europeo ce ne siano ancora molti, e inutilizzati, per cui ritengo che se noi proviamo a fare uno sforzo adesso cercando di indirizzare attraverso l'Assessorato un sostegno maggiore a chi deve presentare i progetti dando la possibilità di presentare progetti anche minimi, che però ci diano la possibilità di superare una congiuntura economica che a livello sanitario - ma non solo sanitario, e non solo in Valle d'Aosta, ma in tutto il Paese - è estremamente forte, potrebbe essere un segnale.
Il prossimo programma inizierà nel 2020 e sarà di nuovo di altri sette anni. Credo che noi non dovremmo farci trovare impreparati almeno per valutare la presentazione dei progetti nei primi anni, perché altrimenti, se arriviamo di nuovo troppo tardi, il rischio potrebbe essere quello che non ci sarà più la possibilità di attingere ai fondi.
Un'ultima cosa: credo sia importante fare proprio un'attività di sensibilizzazione verso le diverse strutture che possono attingere ai fondi europei, in questo caso l'ASL, ma non solo l'ASL, tutto quello che ruota attorno alla sanità e al sociale - ovviamente parlo di quello perché lo conosco meglio -, però probabilmente, anzi sicuramente, molti sono più bravi di noi, come le imprese che hanno attinto a quei fondi. Questa cosa va fatta e va fatta rapidamente per aumentare la sensibilità degli operatori verso questa opportunità che non possiamo più perdere.
Dalle ore 10:42 assume la presidenza il Vicepresidente Distort.
Distort (Presidente) - Ha chiesto la parola l'Assessore Bertschy.
Bertschy (AV) - Questo secondo intervento è meno ingessato, anche perché siamo entrati un po' nel vivo e poi è sempre difficile esprimere delle sensazioni quando si legge, è un po' più diretto rispetto al dibattito che si sta sviluppando. Intanto speriamo che con il caldo arrivino anche gli usignoli sotto le finestre della Consigliera Pulz, così anche lei si sveglia con il sorriso e queste civette si allontanano.
Vi ringrazio perché credo che sia un'edizione straordinaria della sessione europea. Abbiamo passato cinque anni a chiudere rapidamente l'argomento, mentre direi che questa la considero veramente l'edizione zero: tante critiche - tutte costruttive e questo fa parte finalmente dello svolgere un ruolo in politica - e tante accettabili, non tanto come critica a chi ha lavorato in termini di rappresentanza e di dirigenza e di tutti i funzionari che fanno un lavoro enorme e difficile, com'è stato detto, perché nella funzione di gestione di questi fondi la parte più importante la fanno loro, ma che forse finora hanno fatto un lavoro parallelo anche in termini proprio di amministrazione a quello dell'Amministrazione regionale.
Nella visione che abbiamo, come maggioranza e come Governo, gli Affari europei sono diventati un Assessorato. Questa è stata una scelta determinante per cominciare a sviluppare una visione diversa, credo grazie anche alle indicazioni che sono partite dal Presidente. Questa maggioranza si è dotata di una rappresentanza politica maggiore rispetto al passato con l'assegnazione della delega a un Consigliere per il Comitato delle Regioni. Questi sono alcuni primi passaggi per dire che ci vogliamo organizzare con un coinvolgimento molto più importante che nel passato, perché riteniamo che di fondi europei assegnati dopo buone politiche e di visione di programmazione ce ne sia bisogno, ma per una crescita collettiva, non tanto per recuperare delle risorse. L'importante è darsi una visione, l'importante è avere la capacità di programmare il nostro lavoro, soprattutto è importante assegnare poi a questa visione la ricerca dei fondi.
Mi sembra giusto sottolinearlo: siamo in una fase iniziale del nostro lavoro e c'è sicuramente tanto da fare, siamo in una fase di passaggio. I due documenti hanno un diverso valore: una è una relazione dettagliata a livello amministrativo, l'altro è un documento di indirizzo che va riempito di significati, di contenuti, di progetti concreti e assegnato poi agli atti deliberativi. C'è quindi tutto il tempo eventualmente per correggere il tiro e per raccogliere le vostre indicazioni.
Dobbiamo definire bene insieme che ruolo vogliamo dare al Consiglio regionale, perché è chiaro che se arriviamo ogni 365 giorni a raccontarci attraverso una relazione cosa abbiamo fatto nel passato e poi assegniamo al dibattito poco tempo, non avremo mai la possibilità di costruire insieme un confronto e anche un'occasione di crescita. Una Commissione assegnata alla politica europea oppure una Commissione più dedicata a questo lavoro? Sapete bene quanto siete pieni di audizioni e di lavoro nelle Commissioni, però la lascio come riflessione ai Capigruppo: come vogliamo trattare la politica europea in termini politici nell'organizzazione dei lavori del Consiglio? Riflettiamo insieme che tipo di organizzazione ci diamo, dove veniamo a parlare noi, che come Governo possiamo portare qualche informazione in più, ma dove voi potete svolgere un ruolo politico. Credo che tanti di noi, compreso l'Assessore, non conoscano neanche bene tutti i posti in cui si tratta di politica europea. Abbiamo parlato dell'Ufficio di rappresentanza a Bruxelles e oggi è un bel totem da riempire: di organizzazioni e contenuti, ma anche di personale. A Bruxelles abbiamo una persona oggi che opera, è un dirigente incaricato nelle due funzioni: la cooperazione territoriale e l'Ufficio di Bruxelles.
Lo dico con la massima trasparenza: stiamo cercando di capire anche con gli attori socio-economici del territorio valdostano se c'è un interesse a sviluppare una progettazione rispetto l'Ufficio di Bruxelles e che tipo di interesse, in modo che si possa, mese dopo mese, decidere come lavorare e se implementare i nostri livelli di servizio a partire da quello personale. Le linee di indirizzo che oggi vedete anche in questo senso sono molto larghe, ci possiamo ritrovare, e mi fa piacere che ci sia il sostegno in questa fase iniziale. Saranno linee di indirizzo accompagnate da piani settoriali. Tutti gli Assessori e il Governo stanno lavorando a piani settoriali: io mi sto occupando di quello del trasporto e del lavoro, ma c'è il piano della salute, ci sono i piani dell'ambiente, ci sono tutta una serie di piani che poi i colleghi di Giunta declineranno meglio. Non sarà quindi una programmazione legata a fantasie che vogliamo mettere in campo, ma sarà strutturata da programmi che arriveranno a livello di discussione e di confronto qui, in Consiglio regionale, e che guideranno il lavoro del futuro. Su quelli ci confronteremo e quelli saranno la base per fare una grossa inversione di tendenza rispetto al passato. Dovremo pensare - questo sia in termini politici che amministrativi - a un programma di sviluppo per la Valle d'Aosta che poi può essere sostenuto con più fonti di finanziamento, ma che non dovrà più svolgere un'attività parallela. Il programma è quello, l'idea di fondo la dobbiamo vedere bene insieme e poi i finanziamenti europei, piuttosto che i finanziamenti del nostro bilancio e i finanziamenti nazionali sosterranno le varie linee di azione. È un po' questa l'innovazione che nei prossimi mesi mi piacerebbe portare e il dinamismo che insieme dovremo costruire, sennò il rischio grosso è che alla fine di questa discussione spegneremo ancora una volta i riflettori e ci ritroveremo il prossimo anno a raccogliere qualche critica in più, ma alla fine tutti insieme non avremo generato una differenza.
Il fatto che già stamattina - poi vedo altri colleghi prenotati - una decina di Consiglieri siano intervenuti per sensibilizzare, segnalare e portare un contributo costruttivo ad una visione diversa io lo raccolgo come uno stimolo, ma anche come elemento di novità, credo sia gratificante anche per tutti coloro che lavorano in questo campo. Tocca a noi provare a ragionare con questa visione e tocca a noi provare a proporre un'organizzazione diversa per il futuro.
Ultima considerazione: non cadiamo nell'errore di valutare sempre tutto in termini negativi. Lo scorso martedì si è tenuto il forum partenariale con tutti gli attori socio-economici, sono venute alcune persone che hanno avuto la possibilità di sviluppare dei progetti per raccontare le buone pratiche e vi possiamo garantire che c'è stata soddisfazione da parte loro. Si è trattato di un'azienda agricola, di progetti sulla formazione, di progetti sulla medicina in montagna. C'è stata molta soddisfazione nel poter presentare questi progetti e c'è stata anche molta concretezza nel vedere cosa questi hanno determinato. Se è vero che alcune cose non hanno funzionato, bisogna farle funzionare, se è vero che stiamo vivendo una situazione di difficoltà con l'FSE, su questa ci stiamo impegnando. Il programma è di 365 milioni e l'FSE ne occupa 55. Ci sono tante progettazioni che stanno avanzando, che si stanno realizzando e che stanno determinando un valore aggiunto per la comunità. Questo dovrà essere lo stimolo per fare una programmazione ancora migliore per il futuro, ma ricordiamoci bene che a breve partiranno i lavori del Convitto di Verrès. In passato abbiamo realizzato opere importanti come il Forte di Bard. Ci sono iniziative dove la Valle d'Aosta ha dimostrato di sapere usare i fondi europei. Credo e sono sicuro che dimostrerà di farlo ancora in maniera migliore per il futuro. Se vogliamo vendere - e raccolgo anche l'ultimo invito del collega Peinetti - un valore di stimolo un po' positivo rispetto a questo settore che sappiamo essere complesso, dobbiamo anche noi cercare di capire come organizzare l'Amministrazione per supportare chi opererà e ricercherà i fondi e, nello stesso tempo, dobbiamo presentarli un po' meno negativamente con le nostre parole. Già è difficile, ma così si rischia poi di spaventare ancora di più le persone. C'è un lavoro di formazione da fare anche da parte della politica. Per quello che mi riguarda e ci riguarda, abbiamo tutta la volontà di dare disponibilità, anche in questo senso.
Presidente - Ha chiesto la parola il collega Manfrin.
Manfrin (LEGA VDA) - Io devo esordire anche questa volta come solitamente esordiscono molti colleghi. Ve lo giuro, non volevo davvero intervenire, ma alcune sollecitazioni che sono emerse dall'interno di quest'Aula mi hanno obbligato a fare un intervento, perché è stata presentata un'idea e una visione di Europa che differisce un po' dalla realtà delle cose.
Comincio - l'ha detto il collega Bertin, ma anche il collega Marquis - con quella che è l'Europa: un modello di pace. È un errore che spesso tanti e convinti europeisti fanno, quello di dire: "l'Europa ci ha garantito settant'anni, cinquant'anni, cento anni, duemila anni di pace". Chi dice questo però ignora o finge di ignorare che vi è stato un conflitto nei Balcani, peraltro anche molto sanguinoso, e l'Europa questo non lo ha evitato. C'è stato un conflitto - anzi c'è tuttora - tra Grecia e Turchia sull'Isola di Cipro, dove ogni tanto ci si lancia zolle di terra e sassi, ma ogni tanto si spara anche e c'è un conflitto in Ucraina, dove si spara, dove ci sono carri armati, dove la guerra c'è. L'Europa, però, questa pace non l'ha garantita. Si fa quindi un errore quando si sostiene la tesi dell'Europa portatrice di pace, o perlomeno si fa un errore quando si dice: "Non ci sono state guerre in Europa da quando c'è l'Europa".
Ho sentito evocare dal collega Barocco - che ci dà sempre numerosi spunti di dibattito - un concetto un po' così, relativo al modello svizzero. Lei ci ha detto che nel modello svizzero sostanzialmente il potere arriva dal basso verso l'alto. Ora io ho dovuto attingere ai miei studi di filosofia del diritto, dove invece sul tema dell'aporia della norma si spiega come ogni legge che è del basso viene legittimata da quella immediatamente superiore fino ad arrivare ad esempio alla Costituzione che, non avendo una legge superiore, trae forza da sé stessa. La sovranità al popolo ovviamente viene data in questa maniera. Lei forse ha eccepito il fatto che ci siano... questo è un sistema che è assolutamente funzionale nel modello svizzero, perché permette di creare dei referendum dal basso su decisioni di diversi tipi; ce n'è stato uno anche recentemente, ci sono referendum continuamente. Il modello federalista, però, quello che appunto lei ha rivendicato e su cui noi battiamo - lei, che è profondamente federalista - è il modello che noi proponiamo per l'Europa: un'Europa delle Nazioni. Quella che è stata dipinta è una fotografia dell'Europa che ci viene detta meravigliosa, un'Europa che ci ha garantito benessere, ricchezza, che ci ha garantito un sacco di diritti. Però, se noi andiamo a guardare i dati economici di questa Europa, non possiamo che prendere atto che "questa Europa" tutta questa ricchezza forse non l'ha portata.
C'è stato uno studio, recentemente pubblicato da un istituto di ricerca tedesco, che raccontava di come in vent'anni il PIL italiano si sia ridotto di 4.325 miliardi di euro, una perdita pro-capite per gli italiani di 73.000 euro. Siamo gli ultimi in questa speciale classifica, mentre invece i tedeschi, dall'ingresso dell'euro ad oggi, hanno acquisito pro-capite ben 23.000 euro. Questa è un'Europa chiaramente evidentemente che ha delle disparità, dove qualcuno guadagna e qualcuno perde. Allora per qualcuno "questa Europa" è un affare e per qualcuno "questa Europa" è un problema. Lo si vede anche per esempio sul saccheggio che è stato fatto da parte di numerosi Paesi europei, anche non europei, ma soprattutto europei - penso alla Francia -, saccheggio di aziende del nostro Paese. Tantissimi marchi storici del nostro Paese sono passati dall'essere ovviamente di nostra proprietà all'essere di proprietà di Paesi esteri. Questa - ci spiegano - è una legge del mercato: è la legge della domanda e dell'offerta. È la legge del fatto che se un'azienda vende e io compro nessuno può dire nulla. Giustissimo. Peccato che quando è stato il momento per l'Italia - l'ultimo esempio è quello di Fincantieri-Stx - di acquisire delle aziende funzionanti, per esempio in questo caso della Francia, la Francia ha fatto appello e ha ottenuto di bloccare questo acquisto perché non voleva che quello che ha definito un "asset strategico dello Stato" finisse in mano italiana. Anche qui ovviamente l'Europa si è schierata con la Francia e quindi ha bloccato l'acquisizione. Questo non è il modello europeo dove le acquisizioni valgono soltanto se le spese le facciamo noi, se i gioielli di famiglia vengono comprati a noi, ma per gli altri questa regola non vale e l'Europa si mette di traverso.
Si è parlato di immigrazione. Non so se lo sapete, ma vedo quotidianamente alcuni report che ci parlano per esempio dello stato di Schengen. Se voi andate a vedere la cartina dell'applicazione, dell'accordo del famoso Trattato di Schengen, vedrete che questo accordo è stato sospeso in numerosi Stati: è stato sospeso in Francia, in Germania, in Norvegia, in Danimarca ed è stato sospeso in Svezia. Non è stato però sospeso in Italia. Quindi quando noi minacciavamo - e quando dico "noi" dico il Governo Renzi ai tempi - di sospendere Schengen perché c'erano chiaramente delle questioni poco chiare, dall'altra parte ci si diceva: "Eh no, brutti razzisti, non potete mica sospendere Schengen, assolutamente no". Gli Stati europei, invece, quelli che vi ho elencato, loro, che invece razzisti non sono, possono tranquillamente sospendere Schengen quando e come gli pare, operare dei controlli alla frontiera per le persone e le merci che arrivano per esempio dall'Italia. Ci si mette però di traverso se questa scelta minaccia di farla l'Italia: questo non si può fare! Si possono recuperare, ad esempio, come avviene in Francia, i clandestini, caricarli sulle auto della Polizia e riscaricarli in Italia, ovviamente senza avvertire il Paese in cui si sta arrivando, ma non si può sospendere Schengen. Guai!
Si è parlato poi di sovranità. Il pericolo è appunto quello di dire: bisogna cedere completamente la sovranità all'Europa e pensare che "questa Europa" possa comprendere non solo le particolarità di ogni Stato, perché dobbiamo considerare che abbiamo a che fare con Stati che sono geograficamente, morfologicamente e culturalmente diversi, differenti fra loro. Non possiamo pensare che un organo centrale possa capire e comprendere tutte le specificità sia degli Stati, sia dei territori. Ce ne accorgiamo quando parliamo di agricoltura, ma ce ne accorgiamo semplicemente quando bisogna fare i progetti - ne abbiamo parlato anche in quest'Aula -, quando si parla con il Ministero e il Ministero considera le pianure della Pianura Padana alla stessa maniera delle zone montuose della Valle d'Aosta: si trovano delle difficoltà, non partono i progetti, ci sono problemi sui PSR. Se noi pensiamo di cedere tutta la sovranità a questa Europa che non ha contezza di quello che è il suo territorio, facciamo un grave errore. È questo che vogliamo affermare.
Io ho sempre creduto nel sogno europeo. Il sogno europeo nasce quando c'erano due blocchi contrapposti: il blocco degli Stati Uniti da una parte e il blocco sovietico dall'altra. L'Europa veniva tirata dalla giacchetta da una parte all'altra e si sognava una terza via, un'indipendenza da questi due blocchi. Si sognava un'Europa dei popoli - in cui fermamente crediamo ancora oggi -, ma non è l'Europa dove i popoli diventano indistinti, dove le differenze vengono annullate in virtù di un unico pensiero globale. No! È un'Europa che valorizzi le differenze e che permetta - come in parte ha detto anche il collega Marquis - di mettere insieme i problemi, i problemi comuni e di risolverli assieme, ma senza cancellare le nostre specificità, le nostre particolarità e senza che nessuno, che non conosce il nostro Paese o la nostra Regione, debba venire qui ad imporci la sua visione. Non è questa l'Europa.
Concludo citando un pericoloso documento sovranista al quale purtroppo io faccio riferimento e al quale tutti dobbiamo fare riferimento: la Costituzione italiana, che al suo articolo 1 ci dice che la sovranità appartiene al popolo, il quale la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore Certan.
Certan (AV) - Nous sommes en train d'analyser deux points: disons un rapport sur ce qui a été la programmation européenne et, en même temps, nous sommes en train de tracer les lignes de programmation pour l'avenir. Je pense qu'il est important pour cette discussion au sein du Conseil régional, pour donner ce que quelqu'un a dit, peut-être l'âme à ce document, qui manque un peu, mais il est évident que de quelque façon on cueillera ce que aussi le Conseil régional portera comme contribution pour programmer encore davantage et pour détailler.
Je voudrais tracer un petit peu le parcours que comme Assessorat à l'éducation nous avons parcouru et quelle a été la réflexion sur les points concernant l'instruction, l'éducation aux jeunes et aussi la formation et la recherche. On est parti de trois principaux piliers qui ont été ceux de poser l'attention à ce qui a été fait et à ce qui est utile d'employer come poutrelle et comme pont pour l'avenir. Il y a des aspects touchés par beaucoup d'entre vous qui ont fonctionné et il est important peut-être de les retenir, de les considérer comme ponts pour l'avenir. Nous avons fixé l'attention sur ce qui manque en Vallée d'Aoste, je dirais avec un profil un peu différent: quelle est la Vallée d'Aoste que nous voulons pour les prochaines générations, ce qui manque à notre avis et donc ce que nous avons besoin de définir et de mieux détailler. Un troisième aspect, qui est transversal et complémentaire avec tous les autres secteurs, a été tenu en considération. Je dirais que l'école est sûrement le lieu par excellence de formation, mais pour qu'elle soit effectivement "lieu de formation" elle doit être connectée au territoire, elle doit être surtout une école concrète, réelle, qui sache dialoguer et faire partie du territoire et des nécessités, avec une vision plus lointaine, qui ne regarde naturellement pas seulement à l'intérieur de soi-même, mais qui regarde surtout à l'extérieur. Donc elle doit être connectée aux problématiques des familles, je dirais aux problématiques des communautés, et aussi à la réalité sociale que nous vivons, mais elle doit savoir où elle veut aller, autrement elle vit dans le présent en se trouvant toujours dans le passé et elle ne va pas au-delà de la journée.
Je voudrais citer quelques aspects qu'on a retenu de prendre en compte, comme la valorisation du rôle de l'Université de la Vallée d'Aoste, avec une vision nouvelle de son rôle, je dirais une vision aussi de centre de recherche, encore plus pratique, qui d'un côté trace et donne des idées pour la formation des jeunes et pour la formation future, mais de l'autre côté qui est une culture du territoire, qu'elle ne soit pas - je le disais avant - déconnectée du territoire lui-même. Donc elle doit travailler en synergie avec d'autres centres de formation, soit sur le territoire valdôtain, soit sur le territoire européen et elle doit intégrer ses cours sûrement avec des cours plus novateurs et performants pour nos jeunes valdôtains, mais aussi pour nos jeunes universitaires qui pourraient arriver en Vallée d'Aoste et pourraient enrichir l'offre culturelle et l'offre des idées de notre Université.
Nous avons essayé de donner une autre attention au lien qu'à notre avis il y a eu très peu entre formation, centre d'éducation et centre de formation du travail. Je dirais qu'une attention particulière doit être accordée aux enfants, aux femmes, aux familles, aux personnes âgées, pour qu'il y ait une meilleure conciliation, une meilleure complémentarité, afin que les familles puissent de quelque façon vivre sur le territoire et, en même temps, travailler et être performantes dans la société.
Une discussion doit être faite aussi sur l'organisation des écoles, de l'instruction régionale. Il y a des projets européens très intéressants qui s'appellent "Verso una scuola di eccellenza" et je les considère des ponts. Je crois qu'il faut en tenir compte, car ils sont très intéressants pour les écoles, mais ils doivent aussi devenir des projets basilaires, solides, afin qu'ils ne soient pas seulement des projets qui passent, je dirais des modes, mais des projets ancrés et enracinés dans les écoles, vraiment performants. Je parle par exemple des stages aziendali, des stages linguistici all'estero, des stages sur les langues du territoire, naturellement sur les langues européennes, pour favoriser vraiment le plurilinguisme, pas seulement pour en parler, mais pour le pratiquer. Quelqu'un a déjà détaillé sur cela en citant Erasmus, plutôt que d'autres. Je pense aussi que l'école est une communauté où tous les rôles doivent être de quelque façon présents et respectés. L'école est un système qui doit fonctionner ensemble, il doit y avoir un lien étroit aussi avec la communauté ou la commune d'appartenance. Je pense que quelquefois le système d'instruction valdôtain a été un petit peu replié sur soi-même, il ne réussit pas à cueillir les défis que l'Europe ou la société nous lancent, l'école est plutôt fermée sur soi-même et elle ne réussit pas à s'organiser en s'ouvrant.
Vorrei citare proprio un paio di esempi. Abbiamo parlato prima di "progetti ponti" che erano nell'asse verso una scuola di eccellenza, e sono gli stage aziendali, gli stage linguistici che siamo riusciti a riproporre in poco tempo, ma che purtroppo lo scorso anno sono falliti perché hanno dovuto essere ritirati. Con un lavoro sinergico fra l'Assessorato alle politiche europee e il nostro Assessorato siamo riusciti a riproporli adesso; certo, con tempi un po' stretti, perché siamo verso la fine dell'anno scolastico, ma molte scuole non sono riuscite ad organizzarsi e non hanno aderito per questo primo giro, perdendo a mio avviso una grande occasione o comunque facendo perdere ai ragazzi una grande occasione già per questa estate per poter andare all'estero e a lavorare in una situazione chiaramente protetta e privilegiata qual è quella di uno stage aziendale all'estero. Questo non è per tirare le orecchie alle scuole, ma per dire che le stesse probabilmente non erano organizzate e, nello stesso tempo, non sono state aiutate ad organizzarsi per poter accedere a questi corsi. Su questo dobbiamo fare attenzione, dobbiamo assolutamente essere molto più puntuali e su questo mi prendo sicuramente l'impegno. Ad esempio abbiamo già cercato di lavorare insieme alle Politiche europee per permettere alle scuole di appoggiarsi ad enti terzi per poter fare i progetti, poiché solo la nostra Regione aveva questa limitazione, in quanto altre Regioni sono riuscite a portarli avanti proprio attraverso il supporto di altri enti. Questo per dare veramente l'idea di come occorra prendere in considerazione questo grido d'allarme che le scuole ci hanno lanciato: non riescono ad organizzarsi, ad aprirsi e a programmare meglio. Pertanto dobbiamo assolutamente essere molto più presenti ed aiutarli in questo.
Ci sono altri aspetti - e qualcuno ne ha parlato - che secondo me vanno presi in considerazione, come ad esempio le politiche per i giovani. Condivido quanto ha detto la Consigliera Pulz e questo credo di averlo detto io, in Commissione: si parla spesso di politiche per i giovani, ma poi però sono persone che hanno già un lavoro, che hanno già una stabilità... meno male che non vivono le problematiche dei ragazzi che propongono le iniziative nel Piano giovani! Magari ritarderemo un pochettino con l'approvazione, però credo che sia importante costruirlo con i giovani o, perlomeno, dare la parola anche a loro per costruirlo insieme ed è quello che stiamo facendo, li incontriamo proprio in queste settimane.
Dicevo prima che è importante che la scuola sia ancorata al territorio e che quindi i Comuni non perdano il contatto con il centro di eccellenza di formazione che hanno sul territorio, delegandolo necessariamente, ma si deve lavorare in sinergia. Anche in quello che io vedo come un lavoro federativo, per piani superiori, e quindi per un'Europa diversa, ognuno deve sicuramente mantenere il suo ruolo. Credo che in una comunità il ruolo del Comune sia molto importante e quindi occorre sicuramente cercare di essere più vicini.
Vi è un'altra esigenza che, a mio avviso, questo piano dovrebbe prendere in considerazione, che è emersa in modo direi anche un po' prepotente in questo periodo: gli educatori devono essere accanto alle famiglie, devono essere di sostegno per le famiglie ancora di più di quanto lo si era in passato. Quest'anno le famiglie hanno segnalato in modo veramente chiaro di non riuscire - spesso per problemi lavorativi - a gestire l'organizzazione della giornata dei ragazzi e hanno chiesto il supporto di centri di educazione. Io credo che questo non possa non essere preso in considerazione.
Vi sono poi anche altri aspetti sui quali adesso non entro, ma sicuramente li stiamo dettagliando e li stiamo mettendo in rete anche con tutti gli altri Assessorati. Credo che la formazione e l'educazione sia molto importante. Un ruolo sicuramente importante lo deve avere la ricerca, che deve diventare di nuovo ricerca in campo educativo, quindi di didattica, in campo pedagogico, poiché fare formazione e insegnare in una scuola non è come un altro lavoro; lo si apprende con l'esperienza, ma lo si deve fare naturalmente con un'esperienza e un apprendimento specialistico del settore. Non si può improvvisare, poiché, come in altri campi - penso a quello medico, per esempio -, si farebbero danni. Come ci si preoccupa dei danni di un medico che non sa operare nel modo adeguato, credo che si debbano tenere in considerazione anche i danni che può fare un insegnante non adeguatamente preparato in campo didattico e pedagogico. Questa è un'esigenza della scuola di oggi. Credo che vicino e a fianco di insegnanti assolutamente preparati ci debba essere una formazione che pensa davvero all'Europa del 2030 e del 2050 e su questo sicuramente ci sarà spazio per lavorare, per tutti. L'Assessorato, così come vuole una scuola aperta e non ripiegata su sé stessa, è anch'esso aperto alle proposte e non ripiegato su sé stesso.
Presidente - La parola all'Assessore Baccega.
Baccega (UV) - Stiamo entrando nel vivo del pensiero europeo, un pensiero che stiamo diffondendo con le nostre idee e con le nostre affermazioni un po' in tutta la Valle in questi giorni. È un pensiero che viene da un europeista convinto come il sottoscritto, un pensiero europeista, federalista, che discende dal pensiero repubblicano mazziniano di Carlo Cattaneo. Tanto per dire che stiamo diffondendo questo concetto che l'Europa è una straordinaria opportunità, anche se in alcune sue specificità va certamente riformata.
Non è, però, di Europa in senso lato della quale io volevo parlare, con questo mio intervento, ma sottolineare il percorso che ci ha portato a questo confronto in Consiglio regionale. È evidente che va sottolineato un deciso cambio di marcia rispetto a questo tema. Lo ha detto l'Assessore: si è costituito l'Assessorato degli affari europei che determina l'importanza che questa Giunta ha voluto dare a questa parte significativa, ma è anche stato individuato un nuovo percorso che ha rafforzato una struttura che ha cambiato metodo; un metodo che, dal punto di vista del nostro Assessorato, abbiamo sposato favorevolmente, perché c'è stato un importante confronto con la struttura che ci ha permesso di arrivare alla stesura di linee di indirizzo importanti, le quali hanno determinato anche da parte nostra una migliore e nuova consapevolezza rispetto all'approccio che vogliamo dare al confronto con l'Europa.
Intanto, va sottolineato che è stato riaffermato che i progetti in itinere vanno ovviamente nuovamente proiettati nel futuro. Per quanto riguarda la sanità e i servizi sociali abbiamo poi più volte sottolineato che questo è un anno fondamentale di importante programmazione per il futuro. È evidenziato il piano per la salute e per il benessere, parallelamente al piano della cronicità, e in tutto questo noi vogliamo mettere al centro dell'azione politica e amministrativa le persone e le famiglie. È un po' un ritorno a quello che diceva la collega Certan poco fa.
Noi abbiamo dovuto fare un'analisi dei fabbisogni e quindi i nostri progetti andranno soprattutto nella direzione di sostenere le fasce deboli. Parlo degli anziani vulnerabili: si va sempre più in là con l'età e sempre maggiori sono le criticità dal punto di vista socio-sanitario. Vi è poi una grande attenzione agli interventi sulla disabilità e alla prima infanzia. Sono queste le tematiche di base di sostegno alla famiglia, ma soprattutto anche a quello che riguarda le questioni più preoccupanti per le famiglie: parlo delle ludopatie, delle tossicodipendenze e dell'alcolismo, che è entrato nella scena importante in questi giorni. Va anche sottolineata una specificità demografica e sociale, quindi, un rafforzamento importante della medicina di montagna, che è stato presentato proprio ieri al forum partenariale e che darà sicuramente risposte significative rispetto al rapporto che potrà esserci di accompagnamento dei soggetti che escono dall'ospedale e vanno a casa. C'è, quindi, un percorso ospedale-territorio che va evidenziato anche legato alla medicina di montagna.
Pertanto, non posso che esprimere la soddisfazione per aver lavorato in collaborazione con la Giunta e con l'Assessore, al fine di determinare e dare chiarezza agli obiettivi, senza dimenticare la telemedicina, che sarà parte integrante di un progetto significativo. Con queste considerazioni, credo che questa inversione di tendenza non possa che portare buoni risultati alla collettività valdostana.
Presidente - Ha chiesto la parola l'Assessore Chatrian.
Chatrian (AV) - Un piccolo contributo dopo avere ascoltato attentamente gli interventi dei colleghi di questa mattina. Penso sia sempre importante il momento in cui la nostra Assemblea, il nostro Consiglio regionale si posiziona e decide, come qui, le linee di indirizzo per il prossimo settennio 2021/2027, e questo principalmente per un motivo: è il momento della progettazione, è il momento delle idee.
Prima la collega Russo diceva: "Mettiamoci anche del pathos", ma qui penso che dobbiamo metterci delle idee e, soprattutto, dobbiamo decidere quale Valle d'Aosta gradiremmo avere fra 7-10 anni, quindi quella visione che poi si traduce all'interno del documento che è stato predisposto.
Il collega Bertschy in questi mesi ha predisposto questo documento, questa visione anche come di metro di lavoro. Io penso sia importante il percorso che ha permesso di arrivare a questo primo documento; ovviamente è un inizio, è un indirizzo, è una visione, è una pianificazione del futuro. Per poter progettare e pianificare dobbiamo però conoscere molto bene lo stato dell'arte, la fotografia, le cose che hanno funzionato - ce ne sono tante - e le cose che magari possono funzionare o devono funzionare meglio. Dobbiamo trovare soluzioni più ardite, più coraggiose e poi dobbiamo essere in grado di accompagnare i cambiamenti, i cambiamenti in tanti settori. Su questo vorrei soffermarmi e fare qualche ragionamento con voi.
Prima considerazione: io penso che in questo momento sia fondamentale per la nostra piccola regione di montagna rimettere al centro la persona, è fondamentale. Mettendo al centro la persona dobbiamo però rimettere al centro - forse mai come in questo momento - la qualità della vita per le nostre comunità e per le nostre persone.
Seconda considerazione: questi dati alla mano, all'interno quindi della cornice delle linee di indirizzo sulla programmazione 2021/2027, all'interno del sostegno della Comunità europea, denotano l'invecchiamento di chi abita in montagna. Questo dato non lo possiamo sottovalutare, quello dello spopolamento della media montagna, non tanto forse quello dall'alta montagna, che è legato alle forti potenzialità, legato al turismo.
La terza considerazione che vorrei fare è quella di fornire gli strumenti e soprattutto le opportunità, quindi essere anche capaci non solo di valorizzare, ma mettere in evidenza le opportunità all'interno di questo perimetro. Non dobbiamo piangerci addosso, come magari ho sentito da parte di qualche collega: "È difficile, è complicato dal punto di vista amministrativo". Bene, tiriamoci su veramente le maniche, pur sapendo che la programmazione e la pianificazione anche dal punto di vista amministrativo non è così semplice, ma dobbiamo affrontarla, quindi non piangiamoci addosso, ma cerchiamo invece veramente non solo di rilanciare, bensì di attivare quelle misure e quegli assi.
La quarta considerazione che volevo mettere in evidenza, per quanto ci riguarda e mi riguarda - anche perché questo lavoro è stato scritto a più mani, lo diceva bene il collega e responsabile Bertschy -, è legata all'argomento che, nella predisposizione della nuova programmazione, deve trovare un canale privilegiato dedicato: il cambiamento climatico; privilegiato nel senso che dobbiamo quantomeno accompagnarlo. Lo sappiamo dai dati scientifici: è il momento delle scelte - lo dicevamo ieri in Aula - e lo declinerei in due principali accezioni: quella di "mitigazione", quindi della riduzione della produzione dei gas climalteranti, legata anche all'ordine del giorno che abbiamo approvato a dicembre, e quella di "adattamento", vale a dire di messa in atto delle azioni necessarie a rendere maggiormente resiliente il nostro territorio. Forse è semplice da scrivere nelle linee di indirizzo... guardo il collega Vesan... iniziamo a scriverle, iniziamo ad approvarle, è un primo passo. Questo è un passo importante e poi lo condiamo con azioni e misure.
Non vorrei dimenticarmi un ulteriore passaggio importante, che è quello della tutela -mai come in questo momento è fondamentale, perché è legato anche ai cambiamenti climatici - della biodiversità. Penso che anche su questo si possano mettere in campo misure e azioni nella programmazione 2021/2027 e la relativa valorizzazione dei servizi eco-sistemici per i quali si percepisce un'attenzione sempre più crescente, ma che tocca probabilmente anche a noi, pubblico, accompagnare questa evoluzione. La testimonianza che io penso forse più interessante, ma che è vera, è reale, che non è solo un "desiderata", è quella che abbiamo da parte di diversi Comuni e diversi privati: la volontà di ampliare i confini del nostro Parco del Mont Avic. Vedete che magari su questo ci sarà la possibilità di inserire degli assi e, di conseguenza, delle opportunità e delle misure proprio per andare nella direzione di quell'Europa verde che scriviamo, che penso la Valle d'Aosta abbia già messo in campo e che dobbiamo ulteriormente mettere in campo con ulteriori azioni.
Ultima considerazione (penso che potremmo stare delle ore a discutere, ma dobbiamo poi fare anche una sintesi): io penso che ci sia spazio per poter creare delle condizioni interessanti sullo sviluppo della filiera foresta-legno, c'è spazio. Nella vecchia programmazione una parte era stata inserita. Probabilmente non siamo riusciti a predisporre un abito fatto su misura per il nostro stato e quindi dobbiamo rivedere le prossime potenzialità, potenzialità che vedrei da una parte legate alla manutenzione e dall'altra all'impulso, però in un'ottica di gestione sostenibile e valorizzazione di questa importante risorsa per quando riguarda la filiera foresta-legno, affinché possa assolvere nel migliore dei modi alle sue molteplici funzioni, non solo dal punto di vista semi-culturale, ma anche dal punto di vista occupazionale, quindi imprenditoriale, legato al fatto che si possono creare comunque nuovi lavori che altre Regioni e altre Province in questo momento stanno mettendo in campo. Penso che ci sia spazio per poter valorizzare maggiormente a livello di consorzio il miglioramento fondiario, a livello di privati, a livello di Comune, a livello di filiera in maniera più privatistica.
Ho voluto mettere in evidenza qualche spunto proprio per rilanciare il documento che è stato predisposto, però in un'ottica veramente di rilancio, senza dire: "Ma no, è difficile, è complicato". No, prendiamo in mano la situazione, cerchiamo di confrontarci sulla visione e poi cerchiamo di dare corso dal punto di vista amministrativo.
Presidente - Siamo ancora nel dibattito generale. Ha chiesto la parola il collega Gerandin.
Gerandin (MOUV') - Ho ascoltato attentamente gli interventi degli Assessori e dei colleghi.
Mi rivolgo a lei, Assessore Bertschy, quest'anno tocca a lei il rituale, à chacun son rôle. Ho apprezzato la predisposizione del documento, perché in tutta sincerità mi pare molto più completo rispetto agli anni precedenti. Però - come diceva qualcuno che mi ha preceduto - è un po' un rituale. Tutti gli anni noi ci troviamo a verificare l'andamento di questi fondi europei e tutti gli anni sicuramente con meno discussione rispetto a questo. Le do atto che è la prima volta che c'è una così ampia discussione, ma penso sia principalmente per due motivi, Assessore. Il primo è che siamo alla vigilia delle elezioni europee, per cui come non cogliere l'occasione per fare eventualmente qualche riferimento alle problematiche riferite all'Europa? Il secondo motivo penso sia stato il grido di allarme verificatosi negli anni, vale a dire il rischio di non essere in grado di spendere tutte le risorse. Purtroppo siamo passati da quello che era il grido di allarme a toccare con mano una situazione che ci vede come l'unica Regione italiana, regione alpina, regione autonoma - non pensiamo di essere sicuramente un modello per quello che riguarda il modello di spesa - ad avere un disimpegno di circa tre milioni di euro legati al fatto che non siamo riusciti a fare i pagamenti, a rispettare quanto era stato certificato a fine 2017.
Dico questo perché, nonostante tutta questa bella discussione, io penso che ci siano alcuni aspetti che tocchino i valdostani molto più direttamente, piuttosto che capire chi è più autonomista, chi eventualmente è più statalista o, addirittura, chi è più favorevole all'Europa. Io sono convinto che i cittadini e le imprese valdostane vogliono capire quali sono le opportunità, vivere questi finanziamenti europei come opportunità e non come complicazioni o perdite di tempo. Qualcuno ha detto che siamo ancora nella fase della progettazione delle idee, ma io penso che siamo piuttosto nel momento dei risultati, e dovremmo averne già alcuni. Se in un piano del 2014/2020 siamo ancora in fase di progettazione e di idee, probabilmente siamo leggermente in ritardo sui parametri che la Comunità europea ci richiede, che comunque la Comunità europea fissa affinché queste risorse vengano comunque spese nei tempi e nelle modalità che la stessa ci impone. Detto questo, sono assolutamente dell'idea che la Valle d'Aosta ha la necessità e deve mettere in piedi un'organizzazione affinché i 365 milioni a disposizione nei 7 anni - vale a dire oltre 52 milioni all'anno - siano risorse a disposizione e a spesa per quello che riguarda la crescita della Valle d'Aosta.
Alcune considerazioni che penso riguardino forse più direttamente i valdostani. Per quanto riguarda le procedure di finanziamento - quindi il rischio del disimpegno, vale a dire l'avanzamento -, io dico che fortunatamente il PSR ha avuto un'accelerazione tra il 2017 e il 2018, pertanto questo ha significato scongiurare il rischio del disimpegno automatico. Però io ricordo che - e mi pare di condividere un po' anche le preoccupazioni dell'Assessore tra le righe ogni tanto, al di là della speranza di riuscire a mantenere questi percorsi, questi impegni, evitare disimpegni, scusate il gioco di parole - più che essere a buon punto, siamo alla base di una salita. Il difficile probabilmente viene adesso e mi riferisco, ad esempio, al programma di sviluppo rurale. Per carità, è bellissimo avere siglato l'approvazione della strategia di sviluppo locale presentato dal GAL riguardo al discorso della banda ultra larga, però attenzione, non basta aver siglato gli impegni, bisogna poi certificare e pagare entro certi termini, perché bene o male io ricordo che il problema derivante dai 3 milioni scaturisce dalla rendicontazione di una certificazione del 2018 non pagata. Pertanto siamo davvero ancora ai piedi di quella salita.
Detto questo, a me pare che il piano rimanga ancora un report e che ci sia davvero come al solito poca concretezza di prospettiva. Non poteva scrivere altro, Assessore, gliene do atto, per cui non gliene faccio assolutamente una colpa. Probabilmente noi stiamo pagando i ritardi dovuti a scelte precedenti anche dal punto di vista organizzativo. Su questo piano non c'è nulla di riferimento alle difficoltà evidenziate in questi anni: il problema dell'informatica, il rapporto con coloro a cui comunque noi abbiamo affidato direttamente la stesura di programmi informatici o quant'altro, il ritardo, la complessità di questi programmi che vengono dati, il poco supporto. Negli anni chi si occupava di fondi europei oramai era un personale di turnover, perché faceva un breve periodo e, quando si accorgeva della complessità e della delicatezza di questo ruolo che gli veniva riservato, chiedeva immediatamente il trasferimento nell'ambito dell'organico del comparto. Pertanto non abbiamo mai creato professionalità e non ne abbiamo mai avuta una che crescesse. Noi eravamo e siamo ancora in questo momento in fase di ricerca di personale. Le do atto dello sforzo che ha fatto, Assessore, però siamo alla ricerca di personale che dovremmo addirittura ancora formare e siamo alla fine di un settennio che dovrebbe essere, diciamo, nella parte più delicata, che sarà quella della rendicontazione, quando dovremo comunque arrivare ad essere così trasparenti e così bravi da evitare non solo il disimpegno delle risorse come abbiamo fatto adesso, ma addirittura magari può anche darsi che su controlli futuri avremo ulteriore disimpegno, minori trasferimenti qualora questo iter non sia stato rispettato.
Allora io dico che alla gente forse interessa più che altro questo, spiegarle la bontà di questi percorsi, dire che è un'occasione, che comunque non siamo lì per creare complicazioni o meno. Bisognerebbe avere anche il coraggio di provare a dire quelli che sono i "tappi" - io li chiamerei così - che in questo momento ci evitano di accelerare su questo iter e probabilmente mirare in questa direzione. È chiaro che non viene toccato e non potrebbe essere toccato, ma in questo momento c'è un settore molto delicato come quello dell'agricoltura dove i nostri rapporti con l'AGEA sono quelli che sono, ognuno ha provato a fare quello che riusciva a fare, però in questo momento la gente è assolutamente preoccupata e vorrebbe capire come mai ci sono ancora tutta una serie di problematiche riferite addirittura al 2015. Se il rischio è eventualmente di non avere questi trasferimenti che la maggior parte o la totalità delle aziende hanno già comunque contabilizzato di percepire, prima o poi addirittura potremmo correre il rischio di non averli mai, perché se non riusciremo a sistemare le anomalie pregresse, probabilmente saremo in questa situazione. C'è assolutamente preoccupazione per quelle che sono comunque le regole da rispettare legate ai refresh, al fatto che comunque il biologico sia ancora al palo, malgrado ci siano dei caseifici, delle aziende che si sono buttate sul biologico. Tali risposte non potevano essere date chiaramente su questo piano, ci mancherebbe, però è forse quello che alla gente interessa molto di più tra il sovranismo e l'autonomia legata a quella che è, diciamo, la vita comune di ogni cittadino.
Termino ancora citando solo la parte agricola, perché sarà l'unico accenno che faccio al sovranismo. Io dico che bisogna fare attenzione, perché ci potrebbe essere anche un sovranismo inverso. Faccio un esempio molto pratico: se le anticipazioni che abbiamo sul nuovo PSR ci vedono regole imposte dall'Europa in cui ti dicono che le Regioni vengono svuotate, depotenziate e torneremo a livello statale, probabilmente il sovranismo è inverso, nel senso che qualcuno veramente ci sta svuotando delle prerogative che noi abbiamo cercato negli anni, magari anche sbagliando, per carità. Quando qualcuno diceva che c'è una differenza tra la Pianura padana e l'agricoltura di montagna, torno a dire, magari abbiamo fatto delle complicazioni nel passato, ma era un po' la volontà di andare a specificare che il territorio valdostano andava calcolato in maniera leggermente diversa. Se ci verrà imposto da parte di quell'Europa che tutti diciamo che deve essere al centro delle politiche di sviluppo e quant'altro e ci diranno che le regole le farà l'Europa ed eventualmente lo Stato, lascerà davvero poco a quelle Regioni che, io penso, come la Valle d'Aosta, come ho sempre creduto, debbano essere un modello di funzionamento e di gestione anche per il discorso dei fondi europei. Finisco veramente dicendo che chi parlava di strategie e difese delle zone montane rispetto alle grandi aree metropolitane... se davvero vogliamo essere credibili in questo - e io penso che dobbiamo essere credibili - dobbiamo prima di tutto dotare di personale e di strutture e quant'altro quella ristrutturazione che è stata fatta a livello di Regione, affinché mai più succeda di dover rinunciare o avere dei disimpegni ed essere additati come l'unica Regione italiana che ha avuto fondi europei disimpegnati.
Presidente - Ha chiesto la parola il Consigliere Segretario Vesan.
Vesan (M5S) - Sarò breve, perché sono già al secondo intervento e non voglio ulteriormente andare avanti sull'argomento, però vorrei citare quattro punti sostanziali relativamente ai rapporti fra Valle d'Aosta ed Europa: il primo sono i soldi, il secondo è la pace, il terzo è l'autonomia e il quarto l'ambiente. Se ne potrebbe parlare per ore, ma starò assolutamente nei dieci minuti.
Per quello che riguarda i soldi, noi stiamo discutendo le linee di indirizzo programmatiche. Stiamo parlando del nostro sviluppo futuro, però metà degli interventi qui dentro sono stati relativamente sui soldi e su quanto e come si possono avere fondi europei, perché più appetibili; visto che non siamo più in grado di ungere lo Stato, dobbiamo riuscire a portare via soldi all'Unione europea. Su questo vorrei citare un detto valdostano e confido di non essere censurato dal nostro Presidente se lo faccio in patois; sarà solo una breve citazione, che è "d'or é d'arzèn é de merde i metèn" [traduzione dal patois: "i soldi non sono tutto"]. Questo discorso vuol dire che, quando si parla solo di fondi senza approfondire bene che cosa si vuole fare con essi, purtroppo si finisce per incorrere in errori. Faccio un'altra citazione del mio caro papà, il quale mi ha sempre insegnato che se hai delle idee buone i soldi li trovi, ma se hai tanti soldi e non hai idee con quei soldi non ci fai niente. Questa è un po' la sensazione che ho quando mi confronto guardando le nostre idee e che di fatto poi non abbiamo utilizzato i soldi per realizzarle. Forse le nostre idee non erano abbastanza buone. Dobbiamo lavorare un po' di più sulle idee e un po' meno sui soldi, è stata tristemente quella la politica dell'Amministrazione valdostana di questi ultimi decenni.
Vorrei solo fare un intervento estensivo nei confronti della dichiarazione del collega Manfrin. L'Europa tutela la pace: sì, nel senso che impedisce la guerra in una certa qual misura. L'Europa è nata sulle ceneri del secondo conflitto mondiale e quando erano ancora calde le ceneri del primo conflitto mondiale, conflitti che hanno interessato l'intero pianeta, nati da conflitti fra Paesi che adesso sono nell'Unione europea. All'interno del Continente europeo ci sono ancora guerre, ma per fortuna da quando esiste l'Unione europea fra i Paesi dell'Unione europea guerre non ce ne sono più state. Hanno partecipato a guerre anche i Paesi europei, così come quella in Libia, ma non sono più stati la causa di un conflitto mondiale. Questo è un risultato non da poco e non lo trascurerei solo con una battuta. L'Europa può fare qualcosa di più sulla pace? Cavolo, dovrebbe fare tantissimo! Per esempio non limitarsi alla libera circolazione delle merci quando parla di merci come le armi e invece il nostro Paese è serenamente libero di esportare al di fuori dell'Unione europea e anche al di fuori della NATO quantitativi di armi per più di 5 miliardi di euro tutti gli anni. Quindi sì, bisogna fare qualcosa di più sulla pace e, tramite l'Europa, si può fare.
L'autonomia: qui entriamo nel dibattito legato alle prossime elezioni. Alle prossime elezioni noi manderemo dei rappresentanti in Europa. Adesso qualcuno può discutere se c'è o non c'è il candidato valdostano, ma per una volta non siamo in un Collegio uninominale come per le politiche e mandiamo comunque con i vostri voti dei rappresentanti in Europa. E chi vogliamo mandare? Per esempio vogliamo mandare una forza politica in cui il Ministro per le riforme costituzionali nel 2014, parlando di Regioni a Statuto speciale disse: "Non è il momento propizio, ma sarei favorevole alla soppressione di questa realtà" (questo il Ministro delle riforme costituzionali del Governo Renzi, Maria Elena Boschi, nel 2014). Combinazione, milita nel partito con il quale una parte di questa maggioranza ha fatto un accordo politico elettorale per mandare qualcuno in Europa. Speriamo tutti che il vostro candidato abbia un numero di voti sufficiente, altrimenti i voti dei valdostani che gli dedicherete serviranno a mandare in Europa persone di questo tipo e che tuteleranno l'autonomia dei popoli come la nostra, come hanno fatto nella precedente legislatura quando sono andati su con il 40 percento dei voti.
Sempre relativamente all'Europa, parlerò di ambiente, l'argomento che mi è più caro ed è stato citato anche dall'Assessore per quello che riguarda la biodiversità. Per fortuna in Europa le forze italiane più o meno si sono sempre espresse a favore della tutela della biodiversità. Poi sullo specifico tema o sulla specifica specie ci sono state delle diversità che non vorrei valorizzare in questa situazione.
Vorrei però parlare di un argomento sostanziale delle nostre linee di indirizzo: i cambiamenti climatici. Ecco, sui cambiamenti climatici è molto importante sapere quali sono le posizioni delle forze politiche italiane che sono state in Europa in questo quinquennio. Sono state fatte sostanzialmente due proposte (cito un rapporto del WWF Italia del 15 maggio 2019, quindi piuttosto recente). La prima analisi è quella su una proposta di investimenti per dedicare dei fondi europei, una consistente parte di investimenti, per realizzare gli obiettivi dell'accordo di Parigi. Su questa proposta i rappresentanti italiani all'interno dell'Unione europea hanno votato a favore solo per due forze politiche: una di queste è Sinistra Italiana e l'altra è il Movimento 5 Stelle. È inutile dirvi quali sono tutte le forze politiche che hanno votato contro questo tipo di investimento. È stata fatta un'altra importante proposta, sempre nell'ottica della riduzione dei cambiamenti climatici. Evidenzio la questione dei cambiamenti climatici, perché è proprio su argomenti di questo tipo che hanno un'influenza assolutamente sovranazionale. È importante quello che noi possiamo fare ed è importante che sia l'Europa ad occuparsene, perché - come ci ha detto più volte l'Assessore Chatrian - quello che può essere fatto dalla Valle d'Aosta incide in modo molto relativo, poiché l'aria e il clima sono di tutti. Ebbene, invece l'Europa può fare cose significative, perché votiamo in questi tre giorni... non tutti sono elettori, qualcuno è ancora giovane, ma 500 milioni di persone sulla terra già incidono in modo significativo, anche grazie al nostro livello di sviluppo. Ebbene, la proposta fatta al Parlamento europeo di cancellare i sussidi europei ai combustibili fossili nella passata legislatura ha visto il voto contrario da parte di oltre il 60 percento dei propri rappresentanti di queste forze politiche. Sto citando WWF Italia - non è il blog delle Stelle - il PD, Forza Italia e Lega Nord. Articolo Uno, UDC, Südtiroler Volkspartei, Alternativa Popolare, Fratelli d'Italia. Con chi sono alleati o chi sostengono in questa campagna europea le forze di questa maggioranza che ci hanno proposto un piano in cui il controllo del cambiamento climatico è fondamentale? Sono le alleate proprio con queste forze che, una volta arrivate all'interno dell'Unione europea, in realtà dei cambiamenti climatici se ne "disinteressano".
Sulla scorta di questo, ribadisco nuovamente che fra quello diciamo, quello che scriviamo e quello che facciamo, forse ci vorrebbe una maggiore coerenza. Confido che, a fronte di quello che sarà probabilmente un risultato positivo nell'approvazione di queste linee di indirizzo, poi tutti noi valdostani, maggioranza e minoranza assieme, ci tiriamo su le maniche e trasformiamo realmente queste proposte in qualcosa di concreto per non ritrovarci fra 365 giorni - 366, visto che il 2020 sarà bisestile - a ripresentare un libretto dei sogni che non poggia né sul nostro territorio, né sulle nostre spalle.
Dalle ore 11:53 assume la presidenza la Presidente Emily Rini.
Rini (Presidente) - Altri? Prima di chiudere ha chiesto la parola l'Assessore Testolin.
Testolin (UV) - Per fare alcune considerazioni che sono state stimolate anche dagli interventi dell'Aula. Alcune di queste vanno nell'ordine di grandezza di ribadire - se ce ne fosse ancora bisogno - che l'elaborazione di questa proposta è finalmente frutto di una collaborazione trasversale tra gli Assessorati, che cercano di farsi forza delle esperienze passate per trasformarle in opportunità per il futuro lavoro da svolgere, con la coscienza che ci deve essere evidentemente un fil rouge tra le iniziative che devono prendere corpo da un'idea di base.
Convengo che le idee debbano essere assolutamente prioritarie rispetto a qualsiasi altro tipo di iniziativa che poi deve susseguire e convengo che l'indicazione degli indirizzi delle azioni da intraprendere debba essere ben chiara. Credo che dagli interventi dei colleghi ci sia la possibilità di capire le priorità che questa maggioranza e questo Governo vuole darsi nel portare avanti tutta una serie di attenzioni nei confronti del nostro territorio. In primis la cura e l'attenzione della montagna, declinata in tutte le sue particolarità; particolarità che vedono evidentemente il territorio come primo interlocutore, territorio inteso sia come comunità locali, sia come persone che lo vivono, ma anche come territorio che necessita di attenzione per la sua salvaguardia, per la sua sicurezza, territorio che ha bisogno di risposte da un punto di vista lavorativo e che ha bisogno di opportunità che devono essere sviluppate. All'interno di questo percorso che si attiva con queste linee di indirizzo penso che poi si declinano tutte le altre iniziative che un'amministrazione deve mettere in campo per poter dare corso poi alle idee. Bisogna interloquire sia con le altre Regioni, sia con lo Stato, sia con l'Europa. È un percorso che chi non lo vive o lo vive solo in astratto non ha contezza e non ha sensazione delle difficoltà o dei modi di approccio. Penso sia però estremamente importante avere chiara l'idea che bisogna confrontarsi anche con gli altri per poter incidere sulle scelte. Mi ha fatto pure piacere leggere fra le righe che molte delle peculiarità che hanno caratterizzato in questi anni i programmi europei a vario titolo - principalmente quello agricolo, che è stato citato più di una volta -, si sia caratterizzato all'interno del percorso valdostano da tutta una serie di situazioni che contraddistinguono fortemente il nostro territorio e che si è cercato di salvaguardare proprio in quell'ottica di mantenimento delle peculiarità che la nostra Regione deve poter esprimere nelle sedi opportune al fine di mantenere alta quell'attenzione nei confronti di un'Europa dei popoli che è stata citata. Ed è bene citarla non solo da un punto di vista politico, ma anche da un punto di vista amministrativo, perché la traduzione della politica è poi riuscire a dare e a rimettere sul territorio quelle idee che da sole purtroppo non bastano a dare risposte concrete ai nostri cittadini.
Credo che poi non bisogna trascurare quello che si è già fatto ed il passato è qua a dimostrarci che la Valle d'Aosta non è vero che non conosca i fondi europei. Non è vero che la Valle d'Aosta sia debole sui fondi europei perché ha perso 4 milioni di euro. Bisogna anche ricordare che la Valle d'Aosta, grazie alla Regione, grazie ai suoi Comuni, grazie alle Unités des Communes, grazie a tutti gli interlocutori che si sono mossi per approvvigionarsi su progetti di loro ispirazione e da realizzare nel nostro territorio, ha portato a casa 36 milioni aggiuntivi. Questi sono i dati emergenti dalla torta che ci è stata presentata in quel percorso di presentazione della situazione attuale di fondi europei 2014/2020. I 36 milioni sono frutto di progetti presentati in sede comunitaria e in confronto con altre realtà - in confronto e in collaborazione con altre realtà -, sintomo che è ben presente in Valle d'Aosta quell'attenzione verso la necessità di poter sviluppare con risorse europee dei percorsi comuni e condivisi con altre comunità, soprattutto limitrofe. Pertanto quando si parla di Alcotra Italia-Francia, di Interreg Italia-Svizzera si hanno le idee ben chiare su quelle che devono essere le attenzioni e le possibilità di sviluppo.
Credo che questi passaggi siano tutt'altro che banali e dimostrino quanto sui fondi europei si sia voluto investire, anche con progetti che poi, seppur migliorabili - perché poi ognuno degli Assessori andrà a declinare all'interno di queste linee principali e ad individuare le proprie opportunità di azione con progetti specifici -, non possono però slegarsi dal passato. Vi assicuro che nel passato ci sono state anche scelte che tutt'oggi sono lungimiranti. Alcune sono state persino riprese nell'indicazione di risorse che il PSR ha dovuto mettere sull'infrastrutturazione della digitalizzazione del territorio. Ebbene, la Valle d'Aosta aveva già investito più di 40 milioni di euro sul progetto Broadbusiness; un progetto che ambiziosamente voleva portare la digitalizzazione anche nelle vallate più remote del nostro territorio e sul quale il contesto nazionale ci ha poi obbligato ad implementare risorse attingendo anche da fondi dedicati all'agricoltura, dove c'è stata necessità di farlo, perché altre Regioni, meno lungimiranti, non avevano investito in passato, non avevano utilizzato altri fondi strutturali per poter infrastrutturare le loro realtà. Così abbiamo dovuto sottrarre fortunatamente una minima quota parte di queste risorse per allocarle evidentemente per poi destinarle al cosiddetto "ultimo miglio" al quale si sta arrivando a chiusura finalmente. Questo per dire che i risultati molte volte vengono solo percepiti nella loro negatività, quando invece sono state sviluppate - grazie anche a fondi europei, a buone idee che devono essere implementate e continuate - situazioni assolutamente virtuose.
Un altro esempio molto interessante, a mio avviso, è quello che ha visto l'allestimento nel tempo grazie alla trasversalità, anche lì, dell'interlocuzione tra molti Assessorati: il percorso balteo, cosiddetto "Bassa Via" inizialmente, che ha coinvolto nel suo allestimento appunto molti Assessorati, ma anche 33-34 Comunità locali, perché questo è il numero di Comuni toccati da questo percorso e 330 sono i chilometri di offerta turistica alternativa a quelle che sono le "Alte Vie" presenti da svariati decenni sul nostro territorio; sono peculiarità riscoperte grazie ad iniziative che oggi si rendono centrali anche in questo modo di utilizzare, di avvicinarsi all'ambiente e di renderlo appetibile e interessante. Credo che, al di là elencare pedestremente iniziative che evidentemente vanno concretamente nell'ottica di inserirsi in un percorso di ricerca e di sviluppo per le aziende valdostane del domani, che sappiano inserirsi in un contesto di green economy, un percorso che voglia sviluppare e valorizzare anche le piccole particolarità dei territori marginali con una rivisitazione e una rivalutazione delle attività artigianali tipiche che devono essere contestualizzate all'interno di percorsi produttivi da un lato e turistici dall'altro per ridare stimolo anche al territorio che altrimenti veramente se perde due, tre o quattro famiglie rischia di scomparire, allora questo è uno sforzo per rendere più resiliente anche da un punto di vista umano il nostro territorio. Ecco, queste sono le iniziative che vogliamo portare avanti in maniera collegiale. Lo hanno ribadito i miei colleghi prima, ma ci tengo a sottolinearlo con forza, perché proprio dal forum partenariale di alcuni giorni fa è emerso con forza questo aspetto. È un aspetto che va assolutamente allargato a chi abbia voglia di rendersi conto cosa voglia dire fare una programmazione. Voglio concludere senza portare via ulteriore tempo.
Une petite réflexion, qui revient du fait que hier nous avons assisté à un reportage, un vidéo très bien présenté par la Présidence du Conseil par rapport à la présence dans le Premier Conseil de la Vallée. Un nombre important de paysans apportaient dans cette même Salle un souci: celui d'avoir des problèmes avec leur territoire et, parallèlement, un espoir: celui d'arriver à résoudre un tas de choses avec la politique. Eh bien, je crois que c'est avec ce même esprit que nous nous retrouvons aujourd'hui pour essayer de travailler avec l'Europe, pour essayer d'améliorer des situations réelles que nous connaissons très bien. C'est pour cette raison que nous estimons pouvoir travailler avec du sérieux, pour essayer de transmettre cet espoir et cette vision dans les ressources qui pourraient revenir à notre région, à notre territoire, pour donner des réponses concrètes à tous ceux qui nous ont donné de la confiance.
Presidente - La parola al collega Restano.
Restano (GM) - Ad intervenire si rischia solo di ripetere quanto è già stato detto, perché abbiamo parlato di tutto, tutte cose importanti ed interessanti per la nostra regione.
Permettetemi di fare un'affermazione un po' forte. Quello che è stato presentato potrebbe essere come un libro dei sogni, quello che noi vorremmo fare grazie alla nostra presenza in Europa, che vorremmo realizzare per la nostra regione. Come è stato ricordato, ne discutiamo in un momento importante, quello che ci accingiamo a vivere, quello delle elezioni europee.
Faccio anch'io una piccola parentesi. Abbiamo parecchi candidati valdostani ai quali auguro di essere eletti, a tutti i valdostani, perché ne abbiamo veramente la necessità, al di là dell'appartenenza, come auguro di essere eletto anche chi, in passato - e magari in futuro -, pur non essendo valdostano, farà qualcosa per la Valle d'Aosta o ha fatto qualcosa per la Valle d'Aosta in sede europea. È inutile dire che queste elezioni avranno un risvolto politico, soprattutto a livello nazionale. Questa per me è una preoccupazione, perché chiunque noi andremo a votare non vorrei che poi dopo, magari avendo un risvolto politico a livello nazionale, sia attore di tagli al bilancio regionale della Valle d'Aosta, perché in passato l'abbiamo già vissuto. Questo mi preoccupa, di qualunque colore esso sia. È molto preoccupante. Per noi si parla di sovranismo, di Europa sotto altre vesti, ma noi abbiamo la necessità, l'esigenza di marcare la nostra presenza, la nostra personalità e di fare valere le nostre ragioni, non possiamo permetterci di delegarlo con questo voto ad altri, che poi possono creare dei danni alla nostra Regione. La mia grossa preoccupazione rispetto a queste elezioni è proprio questa.
Per scendere poi nel pratico, non parliamo di soldi, parliamo di obiettivi, che poi si traducono anche e soprattutto in risorse economiche, perché se vogliamo raggiungere gli obiettivi dobbiamo disporre di risorse economiche. In passato, à tour de rôle, tutti abbiamo cercato di fare qualcosa. Purtroppo i risultati non hanno evidenziato - come è già stato detto - un gran successo, visto che abbiamo perso dei fondi. Cosa fare per questo? Scendo di livello rispetto agli interventi di chi mi ha preceduto, però, molto pragmaticamente, bisogna avere coraggio di fare delle scelte su quella che è l'organizzazione dell'Amministrazione. Spero che questa maggioranza abbia il coraggio di farlo, vare a dire: prendere dei dipendenti, formarli e indirizzarli nel settore specifico, magari anche dando loro dei premi con dei progetti, ma vincolarli al raggiungimento degli obiettivi, altrimenti non riusciremo a raggiungere quegli obiettivi importanti che ci siamo prefissi e a cui tutti teniamo, quali la valorizzazione della montagna - riprendo solo alcuni temi per non ripetermi -, che è uno dei pilier della Valle d'Aosta a cui tengo in maniera particolare. Qualcuno parlava della tutela dell'ambiente, dei cambiamenti climatici, tutti parlavano del lavoro, ma bisogna avere un'organizzazione forte, bisogna crederci, valorizzare il personale nelle dovute maniere. Probabilmente si può fare contento qualcuno e scontentare qualcun altro. Noi siamo qua per questo e dobbiamo avere il coraggio di farlo.
Presidente - Altri? La parola al collega Luboz.
Luboz (LEGA VDA) - Je serai très bref, parce que - comme l'a déjà dit le collègue Restano - il est inutile de se répéter dans cette Salle, on risquerait de tomber dans le ridicule.
C'est seulement pour deux suggestions qui m'ont été suggérées par l'intervention de l'Assesseur Testolin. Il a parlé de la "Bassa Via" et c'est sur une opportunité. Moi je crois qu'en tant que population qui habite dans une zone la plus montagneuse de l'Europe - on pourrait le dire, parce qu'on a les 4.000 les plus hauts d'Europe - on doit porter en Europe nos problèmes. La Bassa Via est une opportunité. Cependant ces jours passés j'ai su que dans la zone où j'habite ils ont dû faire un changement de parcours parce qu'une des routes séculaires qui étaient utilisées par les habitants de la Vallée de Rhêmes a été close depuis 2011. Il faut se rendre compte qu'en montagne, par la simple loi de la gravité, les pierres descendent et ne montent pas, donc je crois que nous devons tous faire l'effort de porter à un niveau plus haut - il ne s'agit pas d'irresponsabilité des Syndics - la prise de conscience que des accidents peuvent arriver. Credo che questa sia anche una ragione per difendere le nostre particolari realtà, le nostre specificità.
Augurando - come ha detto un attimo fa il collega Restano - ad ogni candidato valdostano il successo alle prossime elezioni regionali, mi auguro che per il futuro si possa trovare una sintesi, perché la legge dei pochi numeri ci impone di raggrupparci. Spero in futuro ci sia maggiore coesione e si possa individuare un candidato unico da poter esprimere per le elezioni europee.
Presidente - Chiudiamo la discussione generale. La parola all'Assessore Bertschy per la replica.
Bertschy (AV) - Grazie e ancora grazie a tutti per i contenuti, gli interventi e il dibattito che si è creato, che - lo ribadiamo - è un fatto abbastanza storico in quest'Aula. Speriamo questo sia il segnale di un forte cambiamento anche nei temi e nell'attenzione e nell'approfondimento della discussione.
Alcune rapide considerazioni in conclusione. Intanto vi inviterei a leggere con calma le cento pagine della relazione, perché troverete comunque la concretezza del lavoro fatto. A mio avviso si tende un po' ad essere superficiali, a volte. In quella relazione si trovano i progetti, si trovano cose molto concrete che hanno un'applicazione e una reale ricaduta sul territorio. Il voucher che riduce il costo degli asili nido è un effetto importante sul costo della vita delle famiglie e arriva dal fondo sociale. I soldi che mettiamo per il Museo di Saint-Pierre sono soldi che arrivano da lì e potremmo citarne altri.
Come dice il collega Vesan, non cerchiamo solo soldi, ma i soldi servono per realizzare dei progetti; quindi prima le idee, poi una buona progettazione e una programmazione e - anche per sottolineare l'intervento del collega Gerandin - prima di metterci in strada effettuiamo anche una buona organizzazione, facciamo il pieno alla macchina, in modo che poi non ci troviamo a metà strada a fermarci in sosta e a non poter proseguire. È quindi importante in questo anno pensare alla programmazione, ai progetti, anche all'efficienza amministrativa, e quindi a realizzare i concorsi per fare sì che quando si partirà con la nuova programmazione saremo ancora più performanti.
Rispetto al tema, questo Consiglio regionale ha una sfida: cercare di oppressare il Governo o trovare una soluzione organizzativa differente dal passato, perché - al di là degli anni bisestili - non si parli di Europa una volta all'anno. Rilancio quindi l'invito ai Capigruppo e al Presidente del Consiglio: cerchiamo di capire dove possiamo trattare con continuità il tema, come farvi partecipare anche in questa fase ascendente. L'altro giorno gli attori socioeconomici del territorio hanno dato massima disponibilità, c'è stata una ricca seduta insieme al Governo - quasi tre ore di discussione -, quindi tocca a noi esserci. La cosa che chiederei a tutti è di esserci, e anche in maniera informata, perché a volte poi deformare o informare male le persone crea pure danni ai percorsi e ai progetti. Se vogliamo, quindi, una maggiore sollecitazione ad avere informazioni e noi siamo assolutamente disponibili a renderle. Martedì saremo in Commissione a parlare della situazione del fondo sociale. Deve essere trasparente il lavoro che facciamo, però poi cerchiamo di rappresentare e dire alle persone le cose giuste, al di là delle idee politiche che ognuno di noi ha, perché questo fa cultura di formazione politica, in questo caso a livello europeo.
Infine, a breve lavoreremo sui tanti piani settoriali. La differenza del passato - questo spero che saremo tutti capaci di farlo - è di fare in modo che la coralità, la trasversalità siano veramente l'elemento qualificante della prossima programmazione. È inutile formare delle persone se poi il tessuto produttivo non è in grado di accogliere quella formazione o se non siamo in grado di finanziare interventi di investimento che mettano in condizioni il nostro tessuto socioeconomico di raccogliere le sfide.
Perché è importante essere presenti politicamente in questa fase di grandi cambiamenti sociali ed economici? La situazione del commercio valdostano non potrà fare a meno di scontare nei prossimi anni i problemi che tutti oggi hanno con gli acquisiti online, con i grandi supermercati. Il pensiero politico, per esempio in questo settore, dovrà partire da una visione strategica, ma dovrà anche metterci in condizioni di capire che non potremo costruire delle mura intorno alla regione perché queste cose avvengono. Dovremmo essere capaci di riprogrammare e ridare risposte anche a settori come quelli che soffrono di fattori non locali, sono altre le situazioni che li portano alla crisi. Ripensare ad una Valle d'Aosta dove il commercio esista è quindi motivo di programmazione e progettazione politica. Abbiamo bisogno di paesi, di comuni, di località dove esistano servizi non solo di tipo sanitario o scolastico, ma anche servizi per il vivere quotidiano. È uno stimolo forte che credo ci deve veder tutti assolutamente convinti e coinvolti a trovare e a suggerire delle idee che possano fronteggiare queste situazioni, che sono più grandi di noi, ma che nella nostra piccola comunità possiamo metterci a discutere con molta, molta più concretezza che in altri luoghi.
Presidente - Non ci sono altre richieste. Credo che il dibattito è stato articolato. Possiamo... ha chiesto la parola in replica il Presidente Fosson.
Fosson (GM) - Qualche parola alla fine di un dibattito che è stato molto interessante. Ringrazio tutti. Finalmente in questo Consiglio c'è un confronto sul futuro, sulle idee, non solo sulle difficoltà del presente. Non credo sia legato solo al fatto delle imminenti elezioni europee, anche, ma forse è più legato al fatto che ci accorgiamo tutti di avere bisogno di Europa, di un'Europa diversa da quella attuale.
Ringraziando ancora tutti, vorrei però fare alcune osservazioni sul lavoro e sugli impegni del Governo e della maggioranza su questo argomento. Partiamo dalla convinzione profonda dell'importanza dell'Europa non solo per l'Italia, ma soprattutto per la Valle d'Aosta. In termini pratici il Parlamento italiano nella sua attività ha per il 70 percento la ratifica di programmi e di decisioni europee, per cui è un peccato non esserci e non avere, per ora, un rappresentante. Certo, è legato al fatto che non ci è stata data una circoscrizione, ma anche al fatto - lo diceva l'amico Luboz e concordo - che non ci mettiamo mai d'accordo per avere un rappresentante in Europa che, se ci è garantito per l'Italia dal nostro Statuto, invece non ci è garantito per l'Europa.
L'Europa è importante perché non è solo uno spazio in cui andare a chiedere i soldi, anche perché - come dicevano i colleghi Peinetti e Marquis - dispiace un po' vedere che i soldi degli italiani messi lì siano usati per progetti sanitari solo da Paesi dell'est e altri, a cui vogliamo bene sicuramente, però è certo che è anche uno spazio di realizzazione economico a cui l'Italia comunque contribuisce. Soprattutto l'Europa è uno spazio di libertà, di confronto oltre i nostri confini, quindi una possibilità di libertà e di confronto specialmente per i popoli della montagna, per i particolarismi, per le nostre specificità che, dove non vengono forse considerate sufficientemente nel nostro Paese, possono avere sicuramente un palcoscenico. Sono problemi non facili da risolvere. Si è parlato della complessità dei progetti europei, però su questo - aveva ragione Gerandin quando diceva che bisogna fare di più - possiamo attrezzarci, dobbiamo attrezzarci, non dobbiamo guardarlo come una cosa lontana. L'Europa è importante soprattutto perché siamo in un periodo in cui tutti riconoscono che qualcosa deve cambiare, come se riconoscessero che è possibile trovare uno spazio anche per noi, che prima non avevamo.
Volevo concludere dicendo che l'impegno di questo Governo e di questa maggioranza non è formale su questo aspetto, anche se non è tutto da buttar via, anche del passato, e bisogna dirlo. Risultati positivi se ne sono ottenuti, ma il nostro non vuole essere un impegno formale. Il confronto di questa mattina forse dimostra che non accettiamo più che la giornata dell'Europa sia solo un report, sia solo un comunicare messaggi, annunci o sogni, ma sia proprio la possibilità per tutti di un confronto e di un'attività diversa.
Come possiamo testimoniare che questo nostro impegno non è formale? C'è stata una grande riorganizzazione all'interno dell'Amministrazione proprio per formare degli esperti, affinché non succeda più che dobbiamo rinunciare ai fondi europei e, soprattutto, che questi aspetti poi servano anche agli addetti ai settori, a chi si deve cimentare nel fare i progetti europei. Penso che un impegno si sia dimostrato, un impegno corale, collegiale di tutta la Giunta, non del singolo Assessore. Ringrazio comunque l'Assessore Bertschy per il dinamismo, per la capacità di sintesi e di trascinamento che ha fatto sugli altri. Abbiamo deciso di diminuire i programmi, di essere più concreti, ma soprattutto questa collegialità ha portato a un fil rouge, a una programmazione precisa, anche se iniziale, che riconosce alcuni punti come prioritari. Bisogna che ogni settore guardi l'unicità del problema, perché nel problema più grande anche il piccolo settore trovi uno sviluppo.
Concluderei dicendo che sempre di più - questa è una considerazione mia - questa Europa si trova in difficoltà, anche perché non ha una costituzione. La formazione di questa costituzione europea si è arresa, perché al giorno d'oggi nessuno voleva in questa costituzione riconoscere le fondamenta cristiane dell'Europa. Forse questo manca. Forse l'Europa una volta è nata. È questo anche il rispetto dell'autonomia, perché da un'Europa cristiana viene riconosciuta la dignità di una persona e quindi la sua possibilità di esprimersi comunque e dove sia. Forse queste origini, che abbiamo dimenticato e che i tre grandi statisti che hanno formato l'Europa avevano ben precise, possono essere un'occasione anche per ripensare come costruire e su cosa costruire l'Europa.
