Oggetto del Consiglio n. 608 del 17 aprile 2019 - Resoconto
OGGETTO N. 608/XV - Interpellanza: "Interventi per la risoluzione delle gravi criticità all'interno dell'Università della Valle d'Aosta".
Rini (Presidente) - Passiamo al punto 21 dell'ordine del giorno, poiché il 20 verrà discusso congiuntamente con il punto 33. Per l'illustrazione, la parola alla collega Spelgatti.
Spelgatti (LEGA VDA) - Stia tranquilla, che non sono assolutamente nervosa. Innervositevi pure voi, la cosa è assolutamente divertente.
"Considerata la gravità di quanto avvenuto durante il Consiglio dell'Università del 28.02.2019, dove i membri del Consiglio medesimo hanno, all'unanimità, espresso la volontà di chiedere un passo indietro all'attuale Rettore Fabrizio Cassella; preso atto del documento sottoscritto da 30 su 49 docenti dell'Ateneo, in cui denunciano apertamente tutta una serie di gravi inadempienze e comportamenti non corretti ad opera del Rettore; preso atto altresì del documento sottoscritto da 50 su 54 dipendenti in servizio dell'Area amministrativa dell'Ateneo, che evidenzia altri gravi comportamenti sempre in capo al Rettore", chiediamo di sapere quindi interpelliamo "il Presidente della Regione, in qualità di Presidente del Consiglio dell'Università della Valle d'Aosta, per sapere come abbia intenzione di affrontare questa grave criticità all'interno dell'Università della Valle d'Aosta".
Dalle ore 16:11 assume la presidenza il vicepresidente Distort.
Distort (Presidente) - Grazie per l'esposizione, collega Spelgatti. La parola, per la risposta, al Presidente della Regione Fosson. Prego, Presidente.
Fosson (GM) - Sono molto contento di risponderle io, non mi sottraggo, sul reclutamento dei professori. L'assessore Certan ha una delega all'università e ne ha parlato lei per questo.
Lei parla di queste riunioni che si sono svolte all'università, prima in data 28 febbraio, ma soprattutto - bisogna precisare le cose, non bisogna confonderle - quella del 25 marzo. La situazione di tensione, che esisteva già da tempo tra il rettore e una parte rilevante, soprattutto del personale amministrativo, ma poi anche del corpo accademico, è stata affrontata proprio il 28 febbraio. Dopo vari tentativi - poi ritornerò su quella riunione del 19 novembre del Consiglio dell'Università che ha citato lei - il 28 febbraio, quando abbiamo raccolto queste osservazioni, come diceva lei, il rettore negli ultimi cinque minuti ha comunicato che non sarebbe venuto. Quindi abbiamo aggiornato il Consiglio dell'Università al 25 marzo e, in questa seconda convocazione, in cui il rettore finalmente è stato presente, ha potuto ascoltare e replicare a tutte le osservazioni che i docenti gli facevano.
Proprio in questa seconda riunione - a seguito di una lunga riunione, perché anche noi abbiamo fatto consigli di università molto lunghi; anche perché, questo a onore del vero, è una situazione che aspettava e che necessita di un cambiamento, di una riproposizione, questo è vero - comunque, in questa seconda riunione il Consiglio, dopo le discussioni con il rettore presente (perché il 28 febbraio non c'era) abbiamo preso atto, tutto il Consiglio lo ha segnalato nel verbale, di una insanabile rottura, incomunicabilità e impossibilità di rapporti con il personale docente, in gran parte, e con quasi tutto il personale amministrativo. Ma soprattutto abbiamo scritto (questa era la premessa per fare qualsiasi atto successivo) che non vi è alcuno spazio di mediazione.
Il Consiglio dell'Università, in quella data del 25 marzo, ha deliberato di richiedere degli approfondimenti giuridico-amministrativi per comprendere le soluzioni possibili di questa situazione. Non appena questi saranno disponibili, sarà convocato subito, già alla fine di questo mese o nei primi di maggio, il Consiglio dell'Università.
Vede, collega Spelgatti, io non ho la bava alla bocca, anche se ho una certa età: non tutti quelli che hanno una certa età hanno la bava alla bocca e sono scemi. La criticità era già esistente, come ha detto lei. La criticità aveva una base strutturale, di necessità di riprogettualità, ma questa situazione di difficoltà è precipitata proprio con il Consiglio del 19 novembre. Infatti lei dice: da lì sono nati tutti i contrasti con il rettore. Sono stati contrasti molto forti: probabilmente era una riunione che aveva sicuramente delle basi corrette e doveva essere gestita in modo diverso.
Sulle nomine fatte in quella riunione. Lei sa che nella riunione del 28 febbraio, quando il rettore non è venuto, ci ha fatto però pervenire una circolare in cui richiedeva che proprio queste nomine fossero revocate; cosa che noi, assolutamente, non abbiamo fatto, perché i principi per cui voi avete fatto queste nomine ci sembrava di condividerli completamente. I contrasti sono partiti tutti da lì ed è proprio da quella volta che il rettore... Non era mai successo, mi permetta - vada a vedere i verbali di tutti i Consigli dell'Università degli anni precedenti - che ci fosse un voto non all'unanimità. In genere si faceva un preconsiglio in cui ci si accordava. In quel Consiglio dell'Università forse era la prima volta, ma anche la prima volta nelle università italiane, come ci riferisce anche l'esperto professor Galli, dove si è sempre votato all'unanimità. In quella volta lì, invece, no.
Da lì, ha ragione, sono nati tutti i contrasti, pesanti, con il rettore, che non si è più presentato, che non ha firmato, fino a quando glielo abbiamo intimato, queste assunzioni. E, soprattutto, si è formalizzato, nella data del 25 marzo, questo stato di insanabile possibilità.
Sono stupito che un Magnifico rettore dell'Università, di fronte a questi contrasti, non abbia pensato di dimettersi. Forse questo avrebbe reso più facile il percorso, però questo non è avvenuto, nonostante un rapporto, una richiesta. E nonostante, lei lo sa benissimo, che nel mese di ottobre di quest'anno, del 2019, comunque il rettore scadrà.
Cosa abbiamo fatto, noi? Proprio in seguito alla presenza del rettore e dopo aver giudicato, scritto e constatato (questa è la parola giusta) che il contrasto era insanabile, abbiamo chiesto un rapporto, un parere pro veritate a uno studio, perché, come lei sa e me lo insegna - la parola "revoca" non c'è, in questa interpellanza, ma c'è nella sua mozione - la possibilità di revoca non c'è nello statuto dell'Università della Valle d'Aosta. Non solo ma, come anche lei sa benissimo, perché mi insegnate diritto e io accetto questi insegnamenti - anche se ogni tanto sbaglio io, ma qualche volta sbagliate anche voi - lei sa benissimo che poi questo parere e un'eventuale proposta di allontanamento o di revoca non è votata e decisa dal Presidente dell'Università, ma è decisa dal Consiglio dell'Università.
Comunque, noi aspettiamo questo parere per andare in questo senso, ma lei sa benissimo, proprio perché è esperta di diritto, molto più di me - e questo lo dico sinceramente - che non sarà una procedura semplice. Perché, non essendoci l'istituto della revoca, se questo parere ci dirà che lui può essere revocato, i tempi saranno molto lunghi. Vorrei poi che lei si esprimesse e mi dicesse: ci vorranno quindici giorni, ci vorranno... Anche perché poi, nel momento in cui lo si farà, lui richiederà una sospensiva, un'azione legale, eccetera, quindi ci vorranno molti tempi, perché questo possa essere messo in atto.
Ci dispiace, noi abbiamo ereditato una situazione: come diceva bene lei, da lì sono nati tutti i contrasti con il rettore, che noi non siamo riusciti a sanare.
Se posso dire, però, anche qualcosa di positivo, è che nel prossimo Consiglio dell'Università - dovrebbe riunirsi proprio giovedì, cioè domani, il Senato accademico, che lui finalmente ha riconvocato, perché è stato diversi mesi senza convocarlo - c'è stata, a richiesta di alcuni membri del Senato accademico, la proposta di quella terna da cui verrà scelto il nuovo rettore. Anche se lui scadrà diversi mesi dopo, di solito le terne sono presentate comunque cinque o sei mesi prima: la terna viene presentata dal Senato accademico e il Consiglio dell'Università ha il compito di scegliere nella terna quello che sarà il futuro rettore. Una volta nominato un futuro rettore speriamo che le cose si incanalino, soprattutto quel lavoro che ha descritto lei l'altra volta e che noi condividiamo, cioè di revisione e di analisi di che cos'è l'Università della Val d'Aosta e di che cosa deve fare.
Dico ancora una cosa che mi sembra positiva, proprio per questo dialogo che abbiamo avuto con i professori. Sono ricominciati questi tavoli di lavoro tra docenti, che voi avevate proposto il 19 novembre, ma che non erano mai partiti, proprio per disegnare insieme il futuro dell'Università della Valle d'Aosta. Abbiamo comunque perso quest'anno accademico, proprio perché dal 19 novembre in poi si è diviso.
Sulla procedura, che metteremo comunque in atto, perché questa soluzione va comunque proposta, se il Consiglio dell'Università la voterà, come lei sa saranno tempi lunghi, non semplici, non facili, perché questo istituto della revoca non è previsto nello statuto dell'Università della Val d'Aosta.
Presidente - Grazie, presidente Fosson. Per la replica, la parola alla proponente Spelgatti. Prego, collega.
Spelgatti (LEGA VDA) - Partiamo dalle cose positive: mi fa piacere che abbiate ritenuto legittimi gli atti che noi avevamo adottato e, quindi, partiamo da questa cosa. Però poi andiamo avanti.
Benissimo, lei ha sottolineato più volte che tutte le problematiche sono nate dal Consiglio dell'Università del 19 novembre. Certamente sì!
(voce fuori microfono)
Sì, giustamente! Però non per questioni strane, ma per questioni legate al fatto che noi abbiamo bloccato delle procedure di nomina su chiamata che non si possono fare assolutamente. È gravissimo che il rettore abbia provato, in tutte le maniere, a bypassare le decisioni - perché era stato votato, non con il suo voto, chiaramente, e neanche con quello del Sindaco - però tutti gli altri hanno votato e quindi queste procedure sono state adottate.
Perché sono sorti tutti questi problemi? So benissimo che tutti i Consigli dell'Università, in tutti questi anni di vita dell'ateneo valdostano, sono sempre stati molto veloci e tutto passava all'unanimità. Peccato che con noi non ha funzionato così, perché ci siamo messi, silenziosamente - sono tutte cose che vengono fuori a posteriori; il lavoro fatto all'epoca viene fuori oggi, perché all'epoca non facevamo proclami - a valutare esattamente tutto ciò che non funziona nell'università, ma con i dati alla mano, perché abbiamo chiesto una quantità enorme di dati e ci siamo messi a studiare. Abbiamo fatto tutto questo lavoro assieme al Consiglio dell'Università.
Ma questo cambiamento, cioè l'obiettivo di dare un cambiamento e quindi tagliare quei corsi che costano troppo o non funzionano, che non hanno gli iscritti, che perdono iscritti, che non funzionano o che non sono funzionali al bisogno dell'Università valdostana, non è piaciuto! Non è piaciuto minimamente, perché mettevamo il naso in qualcosa in cui non dovevamo, teoricamente, mettere il naso. Invece, in qualità di Presidente del Consiglio dell'Università, grazie al cielo abbiamo potuto farlo. Ed è per questo - rispondo alla collega Pulz, in riferimento a un'iniziativa che aveva presentato all'epoca - che rivendico la necessità che il Presidente della Regione sia Presidente del Consiglio dell'Università, perché io l'ho visto dall'altra parte, ho visto cosa si può fare, per poter intervenire sul discorso dell'università, tramite il Consiglio. Perché poi è il Consiglio che decide, però la Regione deve poter dire: no, qua non funziona. Qua l'ateneo non è funzionale, non sta facendo un lavoro funzionale al territorio, non stiamo facendo le cose correttamente, perché non stiamo dando risposte alle esigenze del territorio valdostano. Questo lavoro non è minimamente piaciuto.
Peccato che il rettore, si sia messo di traverso su tutto, ha bloccato tutto, ha bloccato tutti i lavori. Così ha messo a repentaglio tutta la programmazione futura e, di conseguenza, ci saranno delle responsabilità enormi, perché non si riusciranno neanche, probabilmente, a incardinare i corsi per tempo, quando all'epoca bastava fare tutte le cose correttamente. Abbiamo solo chiesto di fare le cose secondo la legge, perché chiedere di fare procedure di concorso aperte, dove possono partecipare tutti e vinca il migliore, è previsto dalla legge. Così il rettore non ha voluto fare.
Le rispondo anche che, verissimo, nello statuto dell'Università della Valle d'Aosta non è citato l'istituto della revoca. È un'anomalia del nostro statuto, ma superabilissima. Ma dov'è il problema?!
Andiamo per ordine. Prima di tutto ci sono i principi generali del diritto amministrativo e del diritto civile, che prevedono - necessariamente! - che, quando viene fatta una nomina, se poi la persona che è stata nominata non lavora correttamente, la si possa revocare. La revoca è prevista in tutti gli altri statuti di tutte le università, statali e non statali, perché anche per le statali c'è tutta una normativa sulla revoca nelle università statali. Quindi, valgono i principi generali del diritto. Non è perché nel nostro statuto c'è questa anomalia, perché si sono dimenticati di parlare esplicitamente della revoca, che però è un istituto di diritto generale che si può tranquillamente applicare, allora stiamo fermi e non facciamo niente.
Ripeto: da quello che è accaduto, cioè da quello che è avvenuto per tutto il lavoro che avevamo fatto con il Consiglio dell'Università, 30 su 49 docenti si sono ribellati e hanno fatto un documento di accusa gravissimo nei confronti del rettore; e 50 su 54 dipendenti! E noi non c'eravamo più, noi abbiamo fatto soltanto il lavoro correttamente, abbiamo impostato tutto quanto, dopodiché siamo caduti! Peccato che sono andati avanti i docenti e gli amministrativi.
Allora qual è la paura? Di un ricorso? Ma dov'è il problema?! Con dei dati del genere, voglio vedere il rettore a vincere un ricorso, di fronte a tutto quello che è successo e al documento firmato, ripeto, da 30 su 49 docenti e 50 su 54 amministrativi, che hanno messo nome e cognome su un documento pubblico. Dov'è il suo problema? Dov'è la sua paura a procedere? Bisogna avere il coraggio di fare quello che va fatto, perché non dobbiamo aspettare, per paura di un ricorso. Dobbiamo avere paura di un ricorso? Che faccia il ricorso e poi vediamo chi vince!
