Resoconto integrale del dibattito dell'aula

Oggetto del Consiglio n. 477 del 5 ottobre 1981 - Resoconto

OGGETTO N. 477/81 - INIZIATIVE PER LA LIMITAZIONE E LA RIDUZIONE DI ARMAMENTI NUCLEARI. (Approvazione di mozione)

Presidente - Do lettura della mozione presentata dai Consiglieri Mafrica, Tonino, Péaquin, Carral, Bajocco e Cout:

MOZIONE

Il Consiglio regionale:

Vista la decisione del Governo italiano, presa in piena estate, di trasformare la Sicilia in una base militare atomica con l'installazione di missili nucleari a Comiso, scelta operata senza consultare la Regione Autonoma Siciliana;

Tenuto conto della grave decisione del Presidente degli Stati Uniti di costruire la bomba al neutrone, decisione adottata senza neanche consultare i Paesi che di tale armamento saranno adottati;

Preoccupato per la nuova corsa alle armi in atto nel mondo e per il grave deterioramento della situazione internazionale che può portare ad un conflitto atomico con conseguenze disastrose per l'umanità;

Ravvisata la necessità di fermare questa assurda corsa verso la morte, imponendo, con una larga mobilitazione delle istituzioni e dei cittadini, la trattativa tra le superpotenze con l'abbandono di ogni atto o decisione che si muova secondo logiche di potenza, di forza e di intimidazione;

DELIBERA

di non approvare l'installazione dei missili a Comiso in Sicilia o in qualunque altra Regione italiana;

di condannare la costruzione della bomba al neutrone e di opporsi all'installazione futura della bomba N nel nostro Paese;

di richiedere al Governo italiano l'impegno per operare con decisione per la trattativa immediata tra URSS, Europa e USA per la sospensione della costruzione e della installazione dei missili in Europa e per lo smantellamento dei missili esistenti, attraverso un equilibrato e graduale spostamento verso il basso degli equilibri militari fino al raggiungimento del totale disarmo militare.

Presidente - Do lettura degli emendamenti presentati dal Gruppo del PSI:

i primi punti delle premesse sono sostituiti dai seguenti:

Vista la decisione del Governo italiano, in esecuzione di quella del Parlamento italiano del dicembre 1979, di installare sul territorio nazionale, a Comiso in Sicilia, una base di lancio missilistica;

Considerato che la suddetta decisione del Governo ha dichiaratamente lo scopo di ripristinare una situazione di equilibrio tra Est ed Ovest inducendo di conseguenza l'Unione Sovietica ad accettare l'idea di una vasta trattativa per la riduzione degli armamenti in Europa, attuando la cosiddetta "clausola di dissolvenza" che porterebbe allo smantellamento delle basi nel caso di accordo;

Tenuto conto delle gravi decisioni dell'Unione Sovietica di rafforzare le installazioni di missili SS 20 e degli Stati Uniti di realizzare la bomba al neutrone;

il testo della deliberazione è modificato in questo senso:

- il primo punto è annullato;

- il secondo punto è così modificato: "di condannare la costruzione della bomba al neutrone, da parte di qualsiasi Stato, e di affermare la completa estraneità dell'Italia alla realizzazione, all'installazione ed all'utilizzazione di tale ordigno;"

- il terzo punto è invariato.

Presidente - Chi illustra la mozione? La parola al Consigliere Mafrica.

Mafrica (PCI) - Io mi trovavo al mare nel mese di agosto quando ho appreso della decisione italiana di installare i missili in Sicilia, e devo dire che siccome la cosa è avvenuta nei confronti di una Regione a Statuto Speciale, che non era stata consultata in quell'occasione e si è trovata quindi a dover subire una scelta di cui non era a conoscenza senza neppure poterla discutere, mi sono sentito particolarmente toccato come Consigliere di una Regione a Statuto Speciale. Sulla scelta di Comiso come base per l'installazione dei missili, credo che si possano fare alcune osservazioni.

Il Parlamento, nell'inverno del 1979, aveva preso due decisioni: quella di dare il proprio assenso alla costruzione dei missili Pershing e Cruise, i cosiddetti euromissili, e contemporaneamente quella di dare mandato al Governo per l'apertura di una trattativa che rendesse non necessaria la prima decisione, cioè quella di procedere alla costruzione dei missili. Mentre nel mese di agosto si è deciso di scegliere Comiso come base per l'installazione dei missili, la trattativa tra Est e Ovest, tra Stati Uniti e Unione Sovietica, non era iniziata e non è in effetti ancora iniziata adesso, anche se si sono avuti alcuni colloqui a livello di Ministri degli Esteri. Io mi sono chiesto, e mi chiedo, come mai l'Italia ha avuto tanta fretta nello scegliere la località in cui installare gli Euromissili quando, per esempio, l'Olanda e il Belgio non hanno mai neppure dato l'assenso alla costruzione e la Germana Federale non ha ancora scelto i luoghi in cui installare questi missili. Mi chiedo come mai non è stata consultata l'Assemblea regionale della Sicilia, una Regione a Statuto Speciale; non c'era neppure il pericolo che quella decisone potesse, diciamo, essere osteggiata per ragioni di schieramento, perché proprio in questi giorni si stava facendo in Sicilia il pentapartito omologo al Governo nazionale! A mio giudizio c'è stata, in questa decisione estiva, soprattutto la volontà di fare una atto politico, di dare un segno agli Stati Uniti, ed è stato, a mio giudizio, questo atto politico che non ha riscontro in altri Paesi dell'alleanza, un atto che esprime una certa tendenza dei Governi italiani a mettersi in prima fila nel rendersi graditi alle direttive dell'Amministrazione americana in quel momento in carica.

Nel mese di agosto, oltre a questa decisione sugli euromissili, si è verificato anche un fatto molto grave, che penso avrà preoccupato il popolo italiano a anche tutti i popoli del mondo: mi riferisco ad un fatto di cui non si sono mai accertate e forse non si possono accertare fino in fondo le origini e i dettagli esatti, mi riferisco all'abbattimento degli aerei libici da parte della VI Flotta americana. Può darsi che gli aerei libici abbiano attaccato la flotta americana, anche se mi sembra un gesto sconsiderato da parte di una nazione che ha un esercito un po' scassato mettersi ad attaccare la VI Flotta americana!

Ma al di là di questi particolari, la cosa che secondo me deve far riflettere è questa: è bastato un fatto come questo per far scattare un allarme generalizzato. Io mi chiedo come mai la VI Flotta americana senza consultare gli alleati, anche in questo caso, senza consultare l'Italia che pure si trova a poche centinaia di chilometri, è andata a fare delle manovre nel Golfo della Sirte. Evidentemente, da parte dell'Amministrazione americana c'era la volontà di dare una prova di forza, limitata, che però desse a tutti, alleati e avversari, il segno di un certo indirizzo politico e di una certa volontà.

Sempre in questa estate, c'è stata una terza decisione, dal mio punto di vista ancora più grave, cioè quella di dare il via alla costruzione della bomba al neutrone: i telegiornali italiani si sono affannati a spiegare le caratteristiche pulite di questo ordigno, dicendo che si tratterebbe di una bomba che uccide sì un certo numero di uomini e di animali, però lascia intatte le cose: è, quindi, una nuova superarma, parente del raggio della morte o qualcosa del genere. Io credo che si debba dire che in realtà la bomba al neutrone non è altro che una bomba nucleare a raggio limitato, e cioè non è vero che uccide solo gli uomini e lascia intatte le cose, ma entro un certo cerchio è distruttiva di tutto, e al di là di questo agisce soltanto attraverso le radiazioni.

Questi tre fatti che ho ricordato, secondo me, ci portano a considerare come da una parte ci si trovi in una situazione internazionale particolarmente grave, e dall'altra come si sia dato il via ad una corsa negli armamenti che senz'altro rappresenta un pericolo per tutti. Se vogliamo ricordare oltre a questi casi anche un altro particolare, anche il bombardamento da parte degli Israeliani della centrale nucleare irachena poteva essere uno di quegli episodi che possono dare inizio a qualcosa che poi non si sa come va a finire. La situazione internazionale quindi è pesante.

In tutta Europa, giustamente, sono rinati dei movimenti pacifisti: sono nati dapprima in Olanda, in Germania, in Belgio e hanno avuto recentemente un primo avvio qui in Italia; voglio ricordare che il 27 di settembre ad Assisi c'è stata una marcia della pace con una grande partecipazione sia di cittadini che di forze politiche che di associazioni di diversa natura. Ecco, a nostro giudizio tutto questo non è ancora sufficiente, occorre una mobilitazione generale che deve superare orientamenti di carattere partitico o religioso e deve avere la più ampia base possibile, perché io credo che non sia accettabile per nessun uomo che possano essere il Presidente degli Stati Uniti o il Segretario Generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, con una decisione loro personale o dei gruppi ristretti che attorno a loro lavorano, a stabilire se una gran parte degli uomini deve continuare a vivere o meno! Quando qualche mese fa ho sentito che tutto il servizio segreto degli Stati Uniti si era mobilitato perché il Presidente aveva preso la valigetta con il pulsante che può dare inizio alle guerre nucleari, questo fatto mi ha posto di fronte a questa riflessione: se possiamo noi, cittadini della Valle di Aosta, accettare una situazione di questo genere senza fare niente, magari ritenendo che si tratta di una discussione che interessa i Governi e non riguarda la realtà valdostana. Io credo che invece sia vero quello che era scritto in un cartello ad Assisi, che la pace è il bene principale, che la pace viene prima di tutto, che la pace è quindi un'esigenza che supera ogni altra divisione che può esistere nella collettività. C'è oggi un particolare bisogno di un movimento perla pace, perché sta cambiando qualcosa nel mondo e se ce ne rendiamo conto forse possiamo intervenire, se non ce ne rendiamo conto non avremo fatto quanto magari era possibile fare. Quello che sta cambiando è il concetto stesso di equilibrio del terrore: fino a qualche anno fa, tra le due superpotenze - gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica - esisteva una specie di accordo su un fatto fondamentale, che ognuna delle due era convinta che l'altra potesse distruggerla anche in caso di attacco; c'era quindi questo reciproco elemento di paura rispetto al fatto di iniziare una guerra nucleare; c'era questo elemento di equilibrio, che non era tanto in termini militari, ma si fondava nella convinzione che gli armamenti da una parte e dall'altra fossero sufficienti a produrre uno sterminio di dimensioni incalcolabili. Ebbene, questo equilibrio del terrore è stato, a giudizio di molti esperti, incrinato prima dalla scoperta e poi dalla decisione di costruire la bomba al neutrone. Quando si è cominciato a pensare che fosse possibile una guerra nucleare limitata inviando missili in un territorio limitato e che quindi fosse possibile vincere una guerra nucleare, a mio giudizio si è fatto un passo in avanti verso un abisso che non è per fortuna conosciuto, ma che certamente si può immaginare.

Io credo che il fatto che nei circoli militaristi e negli ambienti militari si cominci a pensare alla possibilità di un conflitto parziale, interessi in modo particolare gli Europei, perché si parla tanto di missili di teatro, e con questa espressione ci si riferisce ad un particolare teatro, che è l'Europa; sarebbe certo un teatro per una ben tragica rappresentazione! Ma evidentemente negli ambienti militari dell'Ovest e dell'Est c'è qualcuno che pensa di poter fare una guerra nucleare limitata in Europa: ho sentito da parte di esponenti del pentagono teorizzare che se i carri armati russi avessero invaso la Germania avrebbero potuto essere fermati con qualche bomba al neutrone. E l'attenzione che si sta facendo intorno agli euromissili è qualcosa che secondo me deve preoccupare in modo particolare i Paesi europei, perché la decisione di installare gli euromissili è qualcosa che secondo me deve preoccupare in modo particolare i Paesi europei, perché la decisione di installare gli euromissili e di discutere della possibilità di guerre sul territorio europeo, aumenta di per sé la probabilità di un conflitto nucleare che abbia per sede l'Europa. Già prima che si parlasse di SS 20 o di Pershing sia gli Stati Uniti che l'Unione Sovietica avevano missili a sufficienza per distruggersi reciprocamente e per distruggere l'intero pianeta. Cosa è successo ad un certo punto? È successo che l 'Unione Sovietica, installando gli SS 20, ha pensato di potersi difendere dal suo punto di vista, comunque ha pensato di doversi guardare da possibili attacchi sia da parte dell'Europa che degli Stati Uniti.

Basandosi sul concetto della gittata dei missili, ha impiantato gli SS 20 provocando la reazione da parte degli Stati Uniti che hanno deciso di aggiungere ai missili già esistenti - perché in Europa ce n'erano già - sui bombardieri, che possono essere portati da tutte le parti e a quelli che sono sui sottomarini atomici che pure possono andare da tutte le parti, questi missili di raggio più corto, quindi destinati al teatro europeo.

Probabilmente altri verranno a dirmi che la responsabilità è dell'Unione Sovietica che ha cominciato per prima a rompere l'equilibrio. Io non voglio discutere né su chi ha rotto per prima l'equilibrio né se la decisione del Governo italiano è una conseguenza dell'iniziativa dell'Unione Sovietica: ovviamente altri possono discuterne! Voglio però spiegare la mia posizione: secondo me è aberrante questa logica stessa, perché questo equilibrio del terrore, in cui ognuno guardando all'avversario pensa di non essere alla pari, e di doversi quindi riportare alla pari, sposta sempre più verso l'alto l'equilibrio degli armamenti nucleari, e questa è una cosa che non avrà mai fine; se l'equilibrio militare si deve raggiungere verso l'alto, ciascuna superpotenza avrà sempre la preoccupazione o la paura fondata o meno che l'altra abbia qualcosa di più. Questo tipo di logica va abbattuta perché porta da una parte gli investimenti massicci negli armamenti, che sottraggono risorse a tutti i popoli del mondo, e dall'altra porta un continuo aumento degli stessi rischi di conflitto nucleare. La strada che occorre scegliere - e questa è l'opinione del nostro partito - è quella di tendere a un equilibrio verso il basso, e cioè quella, una volta accertati determinati livelli con controlli reciproci tra le due superpotenze, di ridurre gli armamenti anziché aumentarli continuamente. In questo senso, il nostro Partito non è per preferire i missili sovietici a quelli americani, non ama i missili di nessun genere; è molto preoccupato della situazione e ritiene che sia necessario fare sì la sua parte, ma coinvolgere anche altre forze, altri movimenti in un discorso che è primario per il destino stesso dell'umanità.

Innanzitutto, è necessario che riprendano le trattative: queste sono state congelate per un periodo abbastanza lungo, qualche passo è stato fatto in questi ultimi tempi, ma è necessario che questi passi vengano portati a buon fine in tempi brevissimi perché si arrivi ad una trattativa che coinvolga gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica e crediamo anche l'Europa. In secondo luogo, è necessario operare per una ripresa della distensione: se tra le due superpotenze esiste un clima di guerra fredda, l'eventualità di incidenti che portino poi a guerre della portata incalcolabile aumenta; può essere l'episodio nel mare libico, può essere qualche altro fatto, ma la probabilità aumenta. Occorre poi pensare anche a un nuovo assetto degli Stati: da anni noi andiamo ripetendo - forse non abbiamo ancora convinto tutti che questa è la nostra opinione perché qualcuno ci attribuisce ancora posizioni che il partito aveva trent'anni fa - che i blocchi siano effettivamente superati, che sia superato il concetto stesso di bipolarismo, perché le alleanze contrapposte oggi debbano essere intese in modo diverso se si vogliono eliminare i fattori di rischio e si vuole arrivare a un nuovo assetto mondiale; crediamo che ogni Paese debba poter stare nell'alleanza in cui si trova, con la capacità di essere un Paese ancora indipendente e di non doversi adeguare comunque agli indirizzi politici o militari del Paese guida. Questo deve essere a nostro giudizio possibile sia all'Est che all'Ovest; l'obiettivo per cui bisogna lavorare è quello del superamento dei blocchi e in prospettiva quello del disarmo: non sarà possibile ovviamente giungere al disarmo sui due piedi, ma sono pensabili dei passi, dei gradini successivi che portino a questo obiettivo. Si può cominciare a pensare a delle aree denuclearizzate, allo smantellamento di determinati tipi di missili; può esserci una progressione che porti quindi a livelli sempre più bassi negli armamenti nucleari fino al disarmo nucleare completo. Ovviamente, oggi pensare a questo è difficile, ma se quando Leonardo pensava alla possibilità di volare gli uomini avessero accettato l'opinione corrente che riteneva la cosa impossibile, non si sarebbe arrivati oggi al volo umano. Io credo quindi che sia possibile trovare una collaborazione fra le forze e i movimenti progressisti, cattolici, della più diversa natura, perché la pace è una cosa che tocca ogni uomo e quindi si può raggiungere un'unità sostanziale di tutte le forze su questo obiettivo. Magari, poi, singole parti dell'analisi potranno vedere opinioni diverse, ma se l'obiettivo finale è unico qualcosa Si potrà fare.

In questo senso, la nostra è una mozione aperta, l'abbiamo presentata come pretesto alla discussione perché ci sembrava che fosse opportuno che anche il Consiglio regionale della Valle d'Aosta si pronunciasse; non abbiamo, come è avvenuto in altre città, la possibilità di votarla da soli, quindi cerchiamo un contributo delle altre forze; non crediamo neppure che sia una discussine inutile, e vorremmo perciò sentire le posizioni dei diversi Gruppi su questo problema.

Presidente - Ha chiesto di parlare il Consigliere De Grandis; ne ha facoltà.

De Grandis (PRI) - Molte delle considerazioni fatte dal Consigliere Mafrica sono senza dubbio condivisibili, ma ce n'è tutta una serie che invece mi lasciano estremamente perplesso. Innanzitutto, tutte quelle che si riferiscono a quella che oserei chiamare la mozione degli affetti; il fatto di inserire in una problematica così grave, così difficile come questa della pace, le paure che possono conseguire al fatto che viviamo in un mondo che vede contrapposti due blocchi militarmente armati, e al fatto che questi armamenti siano in gran parte nucleari, lo capisco, però non credo ci sia molta differenza a morire per effetto di una bomba al neutrone piuttosto che per un colpo di cannone sparato da un carro armato. Sempre guerra è, sempre morte è! Io sono convinto invece di un'altra cosa: che per promuovere la pace non bastano le buone intenzioni e le parole, occorrono delle azioni politiche da tradurre in iniziative capaci di riportare al più basso livello possibile gli armamenti, nucleari e non. E una trattativa, che è l'unico strumento, io credo, possibile per arrivare a questi risultati, non può avvenire in maniera adeguata se non c'è alle spalle un equilibrio di forze tra i contraenti, tra coloro che dovranno trattare queste condizioni.

Il Consigliere Mafrica ha detto che non vuole discutere su chi ha rotto l'equilibrio tra i due blocchi; beh, questo mi sembra un pochino troppo comodo, perché evidentemente rompere un equilibrio di questo genere ha significato non solo creare condizioni differenti tra i due blocchi, che sarebbe il meno, ma ha determinato di fatto due anni di stasi nelle trattative. Perché è stata l'Unione Sovietica a rifiutare per due anni, perentoriamente, ogni trattativa, sentendosi più forte e più coperta alle spalle dopo l'installazione sul teatro europeo dei missili SS 20; e la controprova di questo fatto sta in questo, che i nuovi missili Cruise e Pershing adottati dagli Stati Uniti, che dovranno venire installati prossimamente in Europa, hanno indotto l'Unione Sovietica a riaprire il dialogo: ci sono ora i primi contatti per riaprire le trattative. Ecco, quindi, che l'equilibrio delle forze è un presupposto indispensabile perché si possa instaurare una trattativa, altrimenti questo non avviene, come è dimostrato dai fatti.

Un'altra mia grossa preoccupazione riguarda l'opportunità di iniziative come questa mozione o come le marce per la pace; mi preoccupa perché vedo in esse un grosso pericolo di strumentalizzazione: non sarà un caso che per la marcia della pace di Perugia il Comitato organizzatore ha ricevuto un messaggio di solidarietà dal Segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, Breznev, il quale non ha fatto che ripetere il gesto teatrale dell'estate scorsa quando ha mandato un analogo messaggio agli organizzatori della marcia che ha portato 700 mila giovani da Copenhagen a Parigi. Contestualmente, il Segretario del Partito Comunista Sovietico, Breznev, ha impedito un'analoga marcia che doveva terminare sulla Piazza Rossa di Mosca. Ecco che, a mio avviso, ci sono dei grossi rischi nell'assumere iniziative di questo genere; perché se è ormai assodato -e mi sembra che nessuno lo possa più negare - che è stata l'Unione Sovietica a rompere l'equilibrio strategico con l'installazione degli SS 20, se è vero che a questa installazione sono seguite alcune azioni particolarmente aggressive dell'Unione Sovietica: leggi Afganistan, leggi Corno d'Africa, leggi Indocina e così via, se è vero che il riarmo da parte della NATO ha indotto a più miti consigli l'Unione Sovietica per trattare sul disarmo, beh, io credo che una mozione come questa presentata dal Partito Comunista non può essere votata, o per lo meno da parte mia non può essere votata. Si possono eventualmente valutare e discutere altri tipi di iniziative che vadano effettivamente in direzione della pace e che non offrano mai il fianco a strumentalizzazioni, come invece è avvenuto fino ad oggi e continua ad avvenire con tutte queste iniziative che si prendono in periferia, sconfessando tra l'altro quelle che sono le decisioni del Governo e del Parlamento italiano.

Presidente - È iscritto a parlare il Consigliere Nebbia; ne ha facoltà.

Nebbia (PSI) - Innanzitutto vorrei fare alcune precisazioni su quanto detto in precedenza dal Consigliere Mafrica, in particolare quando ha parlato di "fretta"relativamente alla decisione italiana di installare alcuni missili a Comiso.

Io preciso che deduco le mie osservazioni dalla relazione che il Ministro della Difesa Lagorio ha fatto alla Commissione Difesa della Camera dove sono rappresentati tutti i Partiti; a un certo punto della relazione, il Ministro scrive: "il processo di attuazione della decisione NATO, che seguì di poco la decisione del Parlamento italiano, si è sviluppato nel corso del 1980 e del 1981; le tre maggiori potenze europee appartenenti alla NATO - Gran Bretagna, Repubblica Federale Tedesca e Italia - hanno portato avanti tale processo senza soluzione di continuità ma senza nessuna particolare ansia; due Paesi, il Belgio e l'Olanda, pur accettando la decisone, non hanno ancora avviato la procedura di scelta delle basi; la Gran Bretagna e la Germania hanno fatto la loro scelta per prime; l'Italia, terza, ha annunciato il 6 agosto '81 la scelta di Comiso". Quindi, non è l'Italia il primo stato ad aver effettuato questa scelta.

Un altro elemento importante da sottolineare, in quanto è stato richiamato, è la disponibilità o meno dell'Unione Sovietica a riprendere i negoziati di fronte alla posizione della NATO circa il problema degli euromissili. I capi sovietici hanno sottolineato che quel che conta è un sollecito svolgimento dei negoziati ed un accordo sui missili che maturi prima dell'introduzione dei Pershing 2 e dei Cruise nell'Europa occidentale; in questo quadro i dirigenti sovietici riconoscono che non hanno rilevanza negativa ai fini del negoziato né la produzione dei missili negli Stati Uniti né la preparazione delle basi in Europa.

Altra questione che volevo precisare, perché è stata accennata ma è solo un sintomo di una situazione molto più ampia, è il problema della Libia. Il collega Mafrica ha parlato di un esercito libico scassato; ebbene, la relazione del Ministro della Difesa Logorio riporta: "Un Paese che ha due milioni e mezzo di abitanti spende per gli armamenti tre volte di più di quanto spende l'Italia"; le ultime notizie dicono che ... (voci incomprensibili) ... contro i 7 miliardi di dollari di spese militari italiane nell'81 stanno i 22 miliardi di dollari spesi dalla Libia. Il parco carri armati libici è superiore a quello italiano; l'aviazione libica dispone di 400 velivoli, all'incirca come l'Italia, ma c'è da notare che una parte di questi, circa 240, sono di un tipo che è tecnologicamente più evoluto di quelli dell'aviazione italiana.

Ho richiamato questi elementi perché mi pare che si debbano sottolineare molti aspetti oltre a quelli che sono stati ricordati circa la situazione dell'equilibrio mondiale. Forse appare un po' ridicolo che in questo Consiglio regionale ci occupiamo di problemi planetari, ma effettivamente sono problemi che ci toccano tutti in qualche modo: ricordo solo che sulla "Stampa Sera" di oggi è scritto che la psicosi provocata dalla tensione internazionale sta portando in Germania ad una nuova emigrazione da parte di moltissimi tedeschi che non si sentono più di vivere nel loro Paese. Con questo, voglio dire che certe cose ci devono toccare, ci interessano, e quindi è opportuno che esaminiamo anche altri aspetti che provocano la tensione mondiale: non ultimo, forse, il fatto che non è solo un auspicio, come diceva il Consigliere Mafrica, ma è una tendenza, quella della fine del bipolarismo. Probabilmente i tentativi da parte dell'Unione Sovietica e degli Stati Uniti di affermare mediante un potenziamento dei loro armamenti la funzione di gendarmi per un lato o per l'altro del mondo non sono che l'ultima speranza per loro, di fronte al sorgere di nuove forze disseminate in tutto il mondo; non dobbiamo solo pensare che ci sono 2000 satelliti russi, mi sembra, che girino sulla nostra testa a fini non solo scientifici, che c'è la bomba al neutrone, che ci sono i missili Pershing o SS 20, perché ci sono anche moltissime nazioni che hanno centrali nucleari che possono utilizzare per finalità non sempre pacifiche, e la Libia è forse la punta dell'iceberg di una situazione che non può essere risolta certamente in termini militari, ma deve essere risolta in termini politici di diminuzione dei contrasti tra Est ed Ovest e di diminuzione delle differenze tra Nord e Sud. Ecco, questo credo che dovremmo sottolineare, che le tensioni nel mondo si possono e si devono risolvere in termini politici, perché - non so chi fosse - qualcuno aveva detto che la guerra viene quando tutte le risorse politiche sono state esaurite, quando politicamente non c'è più niente da fare; perciò noi dobbiamo tentare in tutte le maniere di risolvere politicamente queste cose. I contrasti tra Est e Ovest devono essere risolti con maggiore collaborazione tra le diverse potenze e l'Europa in questo senso può fare molto. L'Europa del Nord e l'Europa del Sud possono cercare di trovare una via di mediazione tra le due grandi potenze; ma nello stesso tempo non dobbiamo dimenticarci che esistono le nazioni emergenti, che ci sono i popoli sottosviluppati, che c'è la fame nel mondo e che tutte queste cose non fanno che innescare nuove e continue tensioni che possono, senza forse il volere di nessuno, trascinare con sé Stati e Nazioni più progrediti.

Ecco, queste sono alcune delle moltissime cose che si potrebbero dire in proposito. Per adeguare maggiormente a questi concetti la mozione che è stata presentata dal Gruppo Comunista abbiamo proposto una serie di emendamenti sui quali siamo disponibili a discutere.

Presidente - È iscritto a parlare il Vice Presidente Faval; ne ha facoltà.

Faval (UV) - È senz'altro vero che un argomento come questo può sembrare molto più grande di noi, e in parte lo è senz'altro, ma certamente ci riguarda tutti. E condivido ciò che il Consigliere Mafrica diceva quando sottolineava la pericolosità di quello che lui ha definito il teatro di guerra europeo. Però è altrettanto vero che in quest'Aula abbiamo sentito la perorazione della causa della pace in termini che riproducono le diverse posizioni che compaiono sui giornali di partito e non, a questo proposito: il PCI ha difeso le tesi del PCI, il PSI a sua volta difende quelle del Ministro della Difesa Lagorio e il Partito Repubblicano quelle del Presidente del Consiglio dei Ministri. Noi, che pure non abbiamo un Presidente del Consiglio dei Ministri e non abbiamo Ministri, vorremmo esprimere la nostra modesta opinione a questo proposito.

Intanto, è evidente che le responsabilità sono dall'una e dall'altra parte, e con questo non vogliamo assolutamente lavarcene le mani; in parte questo è stato riconosciuto dall'uno e dall'altro dei Consiglieri che sono intervenuti, salvo che ciascuno, a sua volta, artatamente ha dimenticato qualcosa: il Consigliere Mafrica, ad esempio, non ha parlato dell'Afghanistan, non ha parlato del Corno d'Africa e neanche di ciò che sta succedendo in Polonia.

A me questa estate è capitato di parlare con dei polacchi che con molta fierezza portavano il distintivo di Solidarnosc; allora, siccome sono un curioso e in particolare di queste cose, ho rivolto loro alcune domande: non vi faccio la storia, però una cosa che per me ha avuto un significato estremamente grave - e do ragione al Consigliere Mafrica quando teme che il teatro possibile di una guerra possa essere l'Europa - è questa: quella signora mi ha detto che attualmente in Polonia ci sono, a 20-30 chilometri da Varsavia, almeno 40 mila soldati sovietici che vestono la divisa dell'esercito polacco; mi ha preannunciato quello che poi abbiamo letto anche in parte sui giornali circa la manovre militari che si sono svolte nel Mare del Nord o nel Mar Baltico, non ricordo bene, prima che iniziasse il Congresso di Solidarnosc; ho chiesto notizie circa la situazione alimentare, perché avevamo letto sui giornali e visto in televisione che Francia e Germania risono preoccupate di mandare carne, latte, ecc.; mi ha detto: signore mio, le mucche polacche continuano a dare il latte che davano prima della nascita di Solidarnosc, solo che dopo l'esistenza di Solidarnosc il latte delle mucche polacche va a finire nei tombini e non viene distribuito alla gente, perché si vuole metterla alla fame! Mafrica, io capisco che tu possa essere non convinto di questo, ma io ripeto quello che mi è stato detto da una signora che ho avuto, come dicevo prima, occasione di incontrare. Certamente, il teatro europeo è quello più difficile, più delicato, e d'altra parte a questo proposito abbiamo dei precedenti, estremamente pericolosi; in questi giorni sto leggendo "Lettere a Milano" di Amendola: circa i patti Ribbentrop-Stalin, Amendola oltre a dire che beh, il compagno Giuseppe Stalin avrà senz'altro avuto le sue buone ragioni per firmare questo patto, aggiunge anche delle considerazioni che sono valide ancora oggi, se vogliamo parlare della pace in termini oggettivi rispetto all'una e all'altra parte. Per esempio, dice che intanto gli europei non hanno mosso un dito per quanto riguarda la Cecoslovacchia; la Polonia non ha acconsentito acché l'esercito sovietico attraversasse quel territorio per potersi difendere nei confronti della Germania, e di mezzo c'è passato il fatto di Danzica; inoltre, si aggiunga che immediatamente prima c'era stata la capitolazione di Chamberlain, punto di riferimento del mondo occidentale, a Monaco, dal suo punto di vista questo era accettabile. Bene, questi sono dei precedenti storici dei quali noi forse non dovremmo dimenticarci.

Io - voi tutti lo sapete - non sono solo un pacifista, sono un antimilitarista, e mi sono permesso addirittura in Ufficio di Presidenza, quando si è parlato di quella manifestazione che si è tenuta ieri e l'altro ieri ad Aosta, - di dissentire circa l'opportunità che il Consiglio regionale organizzasse cose di questo genere, perché ripeto io sono antimilitarista! E certamente non sono qui a perorare gli armamenti dell'una o dell'altra parte; però, essendo anche un cittadino con i piedi per terra, dico questo, molto semplicemente, che non si può pretendere di arrivare a delle trattative con un atteggiamento rinunciatario dall'una o dall'altra parte. Tra l'altro mi pare che nella foga di difendere o l'Est europeo o l'Occidente si sia dimenticato un altro elemento, che poi in fondo non è una bazzecola perché rappresenta quasi 2 miliardi di abitanti, ed è la Cina!

L'altro giorno in televisione abbiamo visto come in una occasione che non ricordo quale fosse, sia stato dato un grossissimo peso all'esercito e alla presentazione dei nuovi armamenti di cui la Cina dispone.

Ecco, io sono del parere che se vogliamo effettivamente perorare la causa della pace, dobbiamo farlo nella direzione giusta, e cioè rivolgendoci a tutti nello stesso modo: noi, che siano Pershing, che siano SS 20, che siano F 14, di strumenti di questo genere non ne vogliamo sapere. Ma dobbiamo dirlo a tutti nello stesso modo. E non possiamo permettere che, se alcuni si apprestano ad arrivare al tavolo delle trattative con alle spalle una forza deterrente di un certo tipo, quelli che devono per forza stare di fronte - e noi ci auguriamo al più presto che si trovino di fronte - ci vadano con atteggiamento rinunciatario, già sapendo di dover poi comunque rinunciare ad una parte non dico neanche della forza, non dico del prestigio, ma dell'equilibrio che comunque dovrebbero poter riuscire a stabilire.

Io sono disposto a votare una mozione di questo genere, però la modificherei nel senso che ho detto: rivolgiamo la stessa richiesta a tutti e nello stesso modo.

Presidente - Non c'è nessuno iscritto a parlare. Chi chiede di intervenire?

La parola al Consigliere Viberti.

Viberti (DPROL) - Credo che l'incoscienza sia una delle prerogative dell'animo umano e non a caso, discutendo nella modestia che ci compete, abbiamo sentito alcune persone fare il loro intervento ed altre tranquillamente ridere, anche in una occasione, come questa, durante la quale abbiamo più precisamente sotto gli occhi quale può essere la nostra condizione, magari domani, magari fra un mese! Cioè quella di persone defunte, e non per nostra volontà, né per mano del nostro nemico, ma magari del nostro amico che per impedire un'invasione del territorio dell'occidente interviene con un'arma che blocca l'invasione, ma ahimé, determina anche la nostra morte! E lo stesso può avvenire dall'altra parte.

Non mi discosto molto da quello che è il pensiero del collega Faval: anch'io ritengo, essendo un antimilitarista, essendo contrario all'uso delle armi e della violenza, che ci si debba rivolgere a chi ha installato gli SS 20 e a chi intende installare altri missili, a chi anziché i granai e le pance della gente ha riempito degli stupidi, insulsi, assurdi silos di cemento con degli altrettanto insulsi, stupidi, assurdi missili che hanno lo scopo di uccidere e distruggere il genere umano. Non voglio fare grandi discorsi, dico soltanto che questo Consiglio ha un po' di buona volontà può votare una mozione che forse non soddisfa le esigenze di questa o quella parte, ma può lanciare un appello, modesto quale è questo Consiglio regionale, ma un appello sincero, per quello che è l'interesse di tutti i popoli, la pace.

La mia proposta è dunque quella di riscrivere in brevissimo tempo e con pochissime parole una condanna della guerra sotto qualsiasi forma essa si presenti, e di inviare al nostro Governo e a chi voi riterrete opportuno questo appello, affinché si lavori per smantellare tutto quanto è stato costruito dall'una o dall'altra o dalla terza o dalla quarta parte. Inviamolo anche a quel fanatico di Gheddafi, se pensiamo che possa sortire qualche effetto! Certo è che le esperienze che per esempio il collega Faval ci ha ricordato non possono farci ben sperare; io ricordo quello che dicevano i latini: "si vis pacem, para bellum"; purtroppo essi hanno dato una dimostrazione continua di come la pensavano sulla pace, e le porte del tempio di Marte che erano aperte in caso di guerra sono state chiuse per pochissimi anni durante tutto il periodo in cui l'impero romano, e prima la repubblica di Roma, hanno governato questa parte del mondo. Perciò, se noi accettiamo questa logica, che è quella che tutti e due i blocchi hanno accettato nell'intima convinzione di diventare un giorno il più forte e di riuscire un giorno a sopraffare gli altri, se noi non riusciamo a sconfiggere questa logica che non tiene conto dell'essere umano, ma ad altre esigenze risponde, ecco, credo che noi non avremo fatto il nostro dovere di uomini, di cittadini, di amministratori.

Non voglio aggiungere altro; spero che qualche collega voglia raccogliere questa proposta e chieda una breve sospensione per riscrivere questa mozione. Possiamo anche citare i missili, ma se facciamo questo, però, dobbiamo citarli tutti e allora, io dico, non stiamo a precisare su quale missile o su quale altro, non lasciamoci ancora un volta costringere dalle posizioni prese dai vertici dei partiti senza consultare la gente, senza sentire che cosa pensa di queste cose. Diamo un esempio di buon senso, diciamo che vogliamo vivere, diciamo chiaramente questo, che per vivere bisogna coltivare campi, bisogna lavorare, bisogna costruire le case e non bisogna costruire le armi!

Presidente - Colleghi Consiglieri, la parola al Consigliere Fosson.

Fosson (DC) - Io penso che molto di quello che si poteva dire sia già stato detto; ci sono state delle dotte dissertazioni sugli equilibri e sulle strategie politiche e militari e per molti versi noi le condividiamo, quindi è assolutamente inutile ripeterle. A me pare corretto e accettabile quello che diceva il Consigliere Viberti: miriamo alla pace, miriamo alla pace al di là di tutte le dissertazioni e di tutte le valutazioni sui missili; quindi in questo senso noi potremmo arrivare ad una mozione unitaria di tutto il Consiglio. La base della discussione potrebbe essere presentata dal Partito Comunista con gli emendamenti presentati dal Consigliere Nebbia, ai quali noi ci permettiamo di fare alcune variazioni; ad esempio, nell'ultima parte, laddove è scritto: "il secondo è così modificato: "di condannare la costruzione della bomba al neutrone ecc.", noi vorremmo modificare in una forma estremamente sintetica: "di condannare la costruzione di qualsiasi arma atomica, batteriologica e chimica da parte di qualsiasi Stato".

Presidente - Mi sembra che ci sia la tendenza a richiamare i vari Gruppi alla necessità o alla possibilità di un testo concordato. In questo senso, la Presidenza si associa e fa appello a quanti hanno la possibilità di riscrivere un nuovo testo.

Ha chiesto di parlare il Presidente della Giunta; ne ha facoltà.

Andrione (UV) - Solo per ribadire quello che ha appena detto il Presidente del Consiglio; ritengo opportuno formalizzare la richiesta di una sospensione perché persone di buona volontà stendano un testo, tenendo conto dei suggerimenti che le parole del Consigliere Viberti hanno dato all'Assemblea.

Presidente - Il Consiglio è d'accordo? Allora, la seduta è sospesa.

La seduta è sospesa alle ore 19,41.

La seduta riprende alle ore 19,58.

Presidente - Riprendiamo i lavori.

Colleghi, si è raggiunto l'accordo su un testo unitario, di cui do lettura:

Il Consiglio regionale

Preoccupato per la nuova corsa alle armi in atto nel mondo e per il grave deterioramento della situazione internazionale che può portare ad un conflitto atomico con conseguenze disastrose per l'umanità;

Tenuto conto delle gravi decisioni dell'Unione Sovietica di continuare le installazioni dei missili SS 20 e degli Stati Uniti di realizzare la bomba al neutrone;

Ravvisata la necessità di fermare questa assurda corsa verso la morte, imponendo, con una larga mobilitazione delle istituzioni e dei cittadini, la trattativa tra le superpotenze con l'abbandono di ogni atto o decisione che si muova secondo logiche di potenza, di forza e di intimidazione;

DELIBERA

- di condannare la costruzione della bomba al neutrone e di ogni altra arma atomica, batteriologica e chimica da parte di qualsiasi Stato;

- di richiedere al Governo italiano l'impegno per operare con decisione per la trattativa immediata tra URSS, Europa ed USA per un equilibrio e graduale spostamento verso il basso degli equilibri militari fino al raggiungimento del totale disarmo nucleare.

Presidente - Qualcuno chiede la parola? Mi sembra che sul testo concordato tutti i Gruppi abbiano manifestato il loro assenso.

Metto in approvazione la mozione testé letta.

Esito della votazione:

Presenti e votanti: 25

Maggioranza: 13

Favorevoli: 25

Il Consiglio approva all'unanimità.

Presidente - Domani mattina la mozione verrà distribuita agli organi di informazione.

Colleghi Consiglieri, abbiamo ancora un oggetto da trattare: è quello che è stato iscritto stamattina in via d'urgenza.